<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><!-- generator="wordpress.com" -->
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	>

<channel>
	<title>racconti-di-viaggio &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/racconti-di-viaggio/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "racconti-di-viaggio"</description>
	<pubDate>Tue, 05 Jan 2010 00:56:06 +0000</pubDate>

	<generator>http://en.wordpress.com/tags/</generator>
	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[L'anima di Kajal. [Marrakech]]]></title>
<link>http://ormesullasabbia.wordpress.com/2009/10/23/lanima-di-kajal/</link>
<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 16:50:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>naeratus</dc:creator>
<guid>http://ormesullasabbia.wordpress.com/2009/10/23/lanima-di-kajal/</guid>
<description><![CDATA[I passerotti dal capino grigio fanno da eco al delizioso profumo delle colazioni che ci prepara Rach]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft size-full wp-image-68" title="Cicogne" src="http://ormesullasabbia.wordpress.com/files/2009/10/marrakech-4_.jpg" alt="Cicogne" width="410" height="211" />I passerotti dal capino grigio fanno da eco al delizioso profumo delle colazioni che ci prepara Rachida. Si poggiano sulla fontana del patio, all’interno del Riad, e si fanno ammirare dispettosamente fintantoché non ti salta in testa la malsana idea di fotografarli.</p>
<p>Hamid ridacchia.</p>
<p>Tutto è tremendamente geometrico. Tutto tranne l’andamento del traffico nella Medina. Carreggiata e marciapiede sono una becera fantasia solo europea. Il rischio adrenalinico di incocciare contro qualcuno mentre si va è di grande divertimento. Sì. Soprattutto per le migliaia di “motorinisti” indiavolati che sgattaiolano tra le gambe dei pedoni saltellanti che se la prendono con comodo, zigzagando tra una bancarella di verdura ed una di polli. Se non stai zigzagando tra la frutta e le galline ma sei un pedone anche tu…beh. <em>Peggio per te.</em></p>
<p>Non ci resta che ridere. E di gusto.</p>
<p>Camminando nelle viuzze labirintiche della vecchia Marrakech, le porte semichiuse delle moschee non possono non incuriosirti. E ti guidano, nel tuo tentar di sbirciare all’interno i tappeti, fino a Sud. Fino alla <em>Kasba</em>.</p>
<p>Tra ammoniti, ametiste, rose del deserto e l’odore pungente dello zenzero, perdersi non è tanto remoto. Mi lascio meravigliare dalle porte centenarie disseminate tra le mura color del fuoco, in tutta la loro possanza. In tutto il loro splendore di cicogne.</p>
<p>Quando lo sguardo si apre sull’interno distrutto del <em>Badii</em> un sussulto ti rapisce lo stomaco.</p>
<p>Gli aranceti dicembrini si distendono fino al lato opposto del cortile antico e ti spalancano la vista su nuove mura consunte dal vento antico. Sull’orizzonte. Sul cielo. Su quest&#8217;immensa <strong>anima di kajal</strong>.</p>
<p>E tra tutto, come se fossero sopra i tuoi piedi: le nevi dell’Atlante. Le Alpi Berbere. Nel bianco mozzafiato della luce meridiana si confondono con il piumaggio morbido delle lunghe cicogne, accovacciate sui loro nidi di paglia. E di Scirocco.</p>
<p><span style="text-decoration:underline;"><em>Un pittore qui impazzirebbe. Grazie a Dio mi limito a scrivere. </em></span></p>
<p>Le tombe <em>saadiane</em> sono un luogo perduto nel tempo e nella perfetta simmetria del loro popolo.</p>
<p>Ci infiliamo tra i cunicoli sempre più stretti che varcano il passaggio del cimitero.</p>
<p>L’aria ancestrale. La respiro in tutta la magnificenza dei legni intarsiati e delle decorazioni perpetue. Tra i versetti neri. E gli occhi dei gatti. Nell’erba.</p>
<p>Oasi. Pace. Per poi riaddentrarmi nel marasma poliglotta, dentro il cielo aperto.  </p>
<p>Ogni giorno Rachida ci prepara qualcosa di sempre più abbondante. Ha capito che Tu ami la marmellata di fragole…“quella rossa”, per capirci. E riempie una scodelletta solo per te.</p>
<p>La valle dell’Ourika alterna il rosso del terreno al verde delle foglie dei fichi d’india. Non c’è scampo. La complementarietà qui è palese. La saturazione piena. Anche un grigio è carico sotto il sole del Marocco, splendente quanto i denti d’oro della massaia berbera che con spensieratezza versa il tè alla menta nel mio bicchiere. Il becco della teiera argentata. Un filo di tè lungo un braccio. Il fondo di vetro.</p>
<p>Tutt’intorno menta. E un enorme pane di zucchero spezzettato a grandi linee in cubi.</p>
<p>Io, mentre mi ammalia e mi acconcia il foulard tra i capelli, penso che sarei riuscita a sbrodolarlo sul vassoio anche appoggiando la teiera sull’orlo della mia tazza di casa.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-70" title="marrakech 5_" src="http://ormesullasabbia.wordpress.com/files/2009/10/marrakech-5_1.jpg" alt="marrakech 5_" width="300" height="400" />Mi cade un mito: &#8220;<em>Il cammello ha una gobba sola</em>&#8220;. Tra me e me, continuo a dubitare.</p>
<p>Hamid giocherella con il piccolo bianco, morbidissimo e mordacetto: adora afferrargli le scarpe, e lui gli arruffa tutto il pelo del collo.</p>
<p>Con fatica – mia – scavalchiamo ogni roccia di granito ed attraversiamo i piccoli ponti di tavole di legno che di tanto in tanto costringono a passare da un lato all’altro del torrente. L’aria dell’<em>Atlas</em>, questo il suo nome, è fredda della neve là in alto e secca la gola affaticata di chiunque tenti di forzarla a scaldarsi mentre quasi ci si arrampica tra le sue rocce. <strong>Gelide</strong>. Ma tra i nostri passi e la mia imbranataggine alla <em>Gollum</em>, vedere apparire le cascate rende tutto più tiepido.</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Prima è il viaggio. Poi la scoperta.</span></p>
<p>L’acqua dimostra di esistere anche qui. In tutta la sua maestosa essenza d’elemento di vita. Il solo tocco dell’acqua pressoché ghiacciata, acqua di monte, è il preambolo a sentirmi infuocata la mano. Chiudo gli occhi. E stringo la tua. </p>
<p>Dolce. Svegliarsi con quel sapore di narghilé ancora tra le guance era immancabile. Marrakech ti devasta la percezione, e lo fa con fascino e sovrabbondanza. La vedi specchiarsi negli occhi delle ragazze, nei teloni del festival del cinema, nei piatti blu della prima bancarella del souk. Nella floridezza delle piante e dei cactus del giardino <em>Majorelle</em>. Nel rumore delle carrozze. In se stessa. Nella sua caotica folla. Nella sua sorridente accoglienza.</p>
<p>L’aereo.</p>
<p>È vero. Era inopinabile anche prima, ma adesso lo tasti sulle labbra nella virata. Il sole è più grande. Mi brucia. Tento un sorriso. Forse esiste davvero il mal d’Africa. Ma ti restituirò una parola. L’unica che ho imparato. La più tua:</p>
<p>“<em>Bi-sahà</em>”.</p>
<p style="text-align:right;"><em>[Marrakech, Marocco. 04-08 Dicembre 2007]</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La maschera e lo specchio. [Marrakech]]]></title>
<link>http://ormesullasabbia.wordpress.com/2009/10/23/la-maschera-e-lo-specchio/</link>
<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 16:33:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>naeratus</dc:creator>
<guid>http://ormesullasabbia.wordpress.com/2009/10/23/la-maschera-e-lo-specchio/</guid>
<description><![CDATA[Frastornante. Frastornata. Il fumo dell’incenso si spande a chiazze per l’enorme piazza Jamaa el Fna]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignright size-medium wp-image-62" title="Il mondo da quassù" src="http://ormesullasabbia.wordpress.com/files/2009/10/marocco3_.jpg?w=300" alt="Il mondo da quassù" width="300" height="211" />Frastornante.<br />
<span style="text-decoration:underline;">Frastornata</span>.<br />
Il fumo dell’incenso si spande a chiazze per l’enorme piazza <em>Jamaa el Fna</em>. Profumo di chiesa e di serpenti.<br />
E’ praticamente impossibile camminare senza lasciarsi trasportare da quel maledetto tamburo che sa Dio chi lo sta suonando&#8230;Tutti. Nessuno. L’unica cosa sicura è che tu stai ballando, anche se non lo vedi. Anche se non sembra. Ma tu lo senti.</p>
<p>Ogni passo è ritmo. Ogni battito di ciglia è colore. Ogni soffio di vento è odore. Puzzo o essenza. Non importa. C’è e lo vivi. Questo basta a farti sembrare tutto magico.<br />
Marrakech. La città rossa.<br />
E se ogni scrittore l’ha chiamata così, un motivo esiste ed è ben tangibile, con tutti i tuoi sensi.<br />
Ma chi ne risente di più sono i nostri occhi.<br />
Ogni muro, ogni casa, ogni tetto. Ogni riflesso di qualsiasi volto ha il colore del tramonto. Tramonto d’Africa.<br />
È una sfumatura che non vedrai uguale da nessun&#8217;altra parte.<br />
Terra di fuoco. Solo il cielo ha il colore dei <em>nontiscordardimè</em>. E la guerra di toni che nasce è d’un sublime incantante. Come i flauti gnawa che gridano in faccia ai serpenti, tra la polvere, in terra.<br />
Sarò sciocca ma, a vedere il tamburo che sventola davanti ai miei occhi, mi sento anch’io un po’ un cobra che ondeggia ma non morde. Lo spazio della piazza è enorme ed al di sopra della stessa si ramifica l’albero infinito dei <em>souk</em>.<br />
Un passo ancora e ci sei. Dentro. Ogni buco è un mondo di tela che si svela di fronte ai nostri occhi. Un affresco di tempera pura, densa ed acre alle narici, voluttuosamente irresistibile al tatto. Camminare qui è una danza continua con un tortuoso passo di samba d’Atlante e l’abilità sta tutta nello schivare carri, motorini e corpi di passaggio. Proprio come te.<br />
E nel rifuggire la tentazione di addentrare lo sguardo a scoprire il bazar di meraviglie che si nasconde in bella mostra tutto intorno alla tua vita.<br />
Mai quel poco di più. Perché sarebbe sicuramente troppo.</p>
<p>Marrakech diabolica e magnifica.<br />
Colma e strabordante di cuoio e tappeti, di legni e ceramiche. Di babbucce e kaftani. Di teli gonfi di colore stesi ad asciugare sopra la tua testa sacra. Di spezie ed odori. E massaggi al collo.<br />
Il <em>tè alla menta</em> di Hamid ci ritempra lo spirito: carico di foglie e zucchero, per chi non è avvezzo al whiskey marocchino potrebbe equivalere ad un buon pasto. Così anche la mia lingua non sarà gelosa di tutto il resto del giorno.<br />
Buio. Eppure un adorabile caldo sulla pelle. Tutta.<br />
È ottima l’occasione per addentrarsi nel cuore più vivo e pulsante di tutta la Medina.<br />
Jamaa el Fna. L’assemblea del morto. La moschea che non c’è più. Centinaia di piccole bancarelle bianche nella notte fuligginosa hanno preso già il posto del vuoto sotto uno spicchio di luna che, opaco sulla direttrice della Koutoubia mi fa un po’ sorridere<img class="alignleft size-medium wp-image-64" title="Te verde" src="http://ormesullasabbia.wordpress.com/files/2009/10/marocco6_.jpg?w=225" alt="Te verde" width="225" height="300" />. Migliaia e migliaia di cappucci sul capo che formicolano intorno a me ed insieme a me, seguendo chi il fumo di un arrosto di montone, chi il vapore di un cous cous o d’un <em>tajine</em> ben speziato.<br />
Cumino.</p>
<p>E tè alla menta. L’ennesimo. Il mio.</p>
<p>&#60;<em>Vieni, vieni alla mia bancarella!<br />
È la migliore di tutta la piazza!<br />
Ricordati: numero 16!</em>&#62;<br />
Numero 16&#8230;numero 16&#8230;<br />
Numero 37.<br />
28.<br />
&#8230;83,59,11,44&#8230;<br />
È un horror vacui delle sensazioni.<br />
E sono tatuatrici all’hennè, cantastorie berberi “un dirham per il finale”, musica, serpenti, le arance spremute con copia davanti ai tuoi occhi e le api che volano sui datteri dolci e sulle albicocche secche. Ancora a quest’ora.<br />
Donne fasciate da un jeans o avvolte da un velo clemente solo con gli occhi, costantemente striati di <em>kajal</em>. <strong>Nero</strong>. La vera notte si specchia sugli occhi, confusa là fuori da un mondo rossiccio da millenni.</p>
<p style="text-align:right;"><em>[Marrakech, Marocco. 04-08 Dicembre 2007]</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Forum di viaggio su Panama]]></title>
<link>http://panamasecreto.com/2009/10/22/forum-di-viaggio-su-panama/</link>
<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 14:28:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>panamasecreto.com</dc:creator>
<guid>http://panamasecreto.com/2009/10/22/forum-di-viaggio-su-panama/</guid>
<description><![CDATA[Forum &#8220;Panama viaggi e turismo&#8221; E` nato il primo forum di viaggio interamente dedicato a]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h3 style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-780" title="Portobelo" src="http://infopanama.wordpress.com/files/2009/10/portobelo-12.jpg?w=99" alt="Portobelo" width="99" height="150" />Forum &#8220;Panama viaggi e turismo&#8221;</h3>
<p style="text-align:center;"><strong>E` nato il primo forum di viaggio interamente dedicato a Panama.</strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong>Questo spazio gratuito è <span style="color:#000080;">destinato a tutti i viaggiatori che desiderano scambiarsi informazioni</span>, consigli, itinerari di viaggio, commenti, opinioni su Panama&#8230;. Buona navigazione!<br />
</strong></p>
<h3 style="text-align:center;"><a title="Forum" href="http://panama.forumattivo.com/" target="_blank">Forum Panama – argomenti</a></h3>
<h3 style="text-align:center;"><span style="color:#000080;"><a href="http://panama.forumattivo.com/profile.forum?mode=register" target="_blank">Registrati qui</a></span></h3>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Presentazione di Panama Foto]]></title>
<link>http://panamasecreto.com/2009/10/10/panama-foto/</link>
<pubDate>Sat, 10 Oct 2009 12:38:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>panamasecreto.com</dc:creator>
<guid>http://panamasecreto.com/2009/10/10/panama-foto/</guid>
<description><![CDATA[]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>!!!<!--Slide.com error: provide id, w, h--></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il monastero di Reting]]></title>
<link>http://giuliodellestelle.wordpress.com/2009/10/07/il-monastero-di-reting/</link>
<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 11:37:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>giuliodellestelle</dc:creator>
<guid>http://giuliodellestelle.wordpress.com/2009/10/07/il-monastero-di-reting/</guid>
<description><![CDATA[Alcuni anni fa, prima ancora di intraprendere il grande viaggio attraverso i mondi, mi trovavo sul f]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">Alcuni anni fa, prima ancora di intraprendere il grande viaggio attraverso i mondi, mi trovavo sul fine dell’inverno nel Tibet occidentale. La terra era ancora fredda ed indurita dall’inverno appena passato, lo spoglio paesaggio tibetano riempiva il mio orizzonte con le sue linee semplici e dolci. Camminavo, parte di una breve colonna di pellegrini, per l’ampia vallata senza nome dove in una lontananza che ancora non potevo scorgere, si ergeva il monastero di Reting. La vastità fredda dello spazio semidesertico che mi circondava rappresentava il luogo della dissoluzione dei miei pensieri di uomo, come se tutto l’inutile non potesse incamminarsi lungo quella pista segnata dai passaggi nella terra dura, come se la mia personalità, ciò che ero, non avesse avuto al fine il coraggio bastante per seguirmi in quel viaggio lungo e faticoso, fatto di privazione, di cavolo bollito ad ogni pasto e di passi lenti calibrati sulla presenza rarefatta dell’ossigeno. A quattromila metri quel che rimaneva di me stesso erano solamente gli strati più leggeri della mia persona, mentre il corpo ed i pensieri di ieri erano dietro, abbandonati in qualche bivacco nella luce del primo mattino. Lungo il cammino la nostra lunga carovana di uomini e bestie lentamente si insinuava nella grande vallata, tra i suoi uccelli scuri dalle grandi ali che volteggiavano nel cielo, tra gli yak mansueti che pascolavano alla ricerca d’ogni stelo verde. Ricordo che per un istante mi fermai ad osservare una di queste vacche tibetane, la quale di rimando mi scrutava con una certa curiosità ed in una posizione estremamente femminile. Portava infatti alle orecchie, come gli altri capi della mandria, due nappe rosse che pendevano come eleganti orecchini. Nella posizione frontale, eretta ed elegante, teneva le zampe anteriori vagamente incrociate, come accavallate nel sensuale capriccio di nascondere la propria intimità. Lentamente estrassi dalla borsa la macchina fotografica e mossi con cautela la ghiera prima di scattare; quella si accorse del mio tentativo di imprigionare per sempre la sua bellezza in un ricordo di pellicola e quindi ruotò il capo in direzione opposta, lontano da me, guardando verso il centro della valle dove il resto della mandria sostava. Ripresi il cammino in silenzio.</p>
<p style="text-align:justify;">Davanti a me, dopo circa un’ora, scorsi sulla pendice sinistra della valle una foresta, che si estendeva per un area circoscritta, inerpicandosi su per un pendio. La mia emozione fu grande quando vi penetrammo, il monastero di Reting era vicino e la sacralità del luogo era percepibile nel silenzio di quel bosco di ginepri. Gli alberi nelle loro forme contorte, nelle curve dolci, attorcigliate su sé stesse, svettavano al fine verso il cielo, come centinaia di campanili, come preghiere bisbigliate dalle frasche nel vento. A terra avvolte nelle radici o appoggiate ai tronchi, giacevano enormi massi scuri, maestosi, immobili come la terra, pazienti guardiani dei pellegrini che ormai vicini alla meta gettavano lo sguardo in avanti, alla ricerca del bianco e del rosso, le tinte sgargianti di cui sono dipinte le mura dei templi. Ciò che vi era di profondamente attraente in quelle piante secolari era il messaggio che portavano e che in quel momento non seppi decifrare. Come tutto l’altopiano, come le bestie e come gli uomini, anche quelle piante avevano a lungo combattuto contro l’ostilità dell’ambiente, avevano lottato per raggiungere il cielo e la luce ed infine solo alcune di loro erano sopravvissute, lasciando ampie radure tra una pianta e l’altra. In quel luogo, ormai prossimo al monastero, percepivo in qualche modo la presenza di un mondo oltre quello della materia, oltre a quello delle vane emozioni mondane, oltre ai contorti pensieri di chi vive più in basso: nell’aria, nei ginepri, nei massi e soprattutto nello spazio vuoto riempito solo a momenti dal rumore dei corvi potevo chiaramente percepire una la differenza, la presenza di una verità più profonda e meno labile, quasi eterna forse, in accordo con quel monastero senza tempo. Il mio sorriso ed il mio stupore si fermarono sul verde brillante delle frasche sparute nella luce del tardo pomeriggio, poi giungemmo alla porta ed al bianco muro esterno che segnava il perimetro del monastero di Reting. Eravamo giunti alla meta.</p>
<p style="text-align:justify;">I monaci di Reting ci accolsero come i Tibet è usanza: entrammo in una sala interna con un tetto basso, colonne intarsiate di legno dipinte di colori intensi. Ci sedemmo su una polverosa stratificazione di tappeti di epoche e stili differenti, che perimetravano un basso tavolo in legno massiccio. Offrirono ai pochi membri della nostra carovana bicchiere di tè al burro dolce, che bevemmo con gioia, ben accolto dal nostro stomaco squassato dalla cattiva cucina dei giorni precedenti e dal freddo. In quelle stanze, in quei sorrisi di monaci la cui lingua non potevo comprendere, viveva un grande ed affascinante mistero, come se il mondo cercasse di comunicarmi una qualche evidenza della vita che non era però ancora chiara ai miei occhi, decrittabile e traducibile in pensiero cosciente. Ricordo che, salendo per una scalinata esterna, incontrai un monaco giovane alto ed elegante, avvolto nella propria mantella rosso porpora. Giunto vicino a me si fermò e per un istante ci guardammo negli occhi. Poi da dietro alla sua schiena sbucò in basso una testa lucida, un paio d’orecchie ed uno sguardo curioso, un bimbo sui dodici anni il cui corpo però ancora si confondeva nella sovrapposizione di rossi delle tuniche di diversa grandezza ma dello stesso colore che i due indossavano. Sorrisi loro senza dire nulla. Il bimbo emerse completamente dalla più grande figura del suo compagno e mi prese per mano. Qualsiasi gesto convenzionale, qualsiasi stretta o saluto mi parvero in quel momento superflui e senza significato e preferii lasciarmi trasportare in silenzio in alto verso una porta, poi attraverso la stessa ed altre stanze alcune sgombre e pulite, altre gremite di oggetti di culto, statue, oggetti per i rituali in disuso. Infine raggiungemmo una stanza ampia, ove al centro erano seduti quattro monaci anziani. La scena era illuminata dalla luce fioca di altrettante candele al burro di yak, le cui fiamme si ergevano come immobili e senza fluttuare nell’aria, forse per l’assenza di correnti d’aria, forse in accordo con la quiete che regnava in quel luogo. I quattro monaci anziani sicuramente notarono la nostra presenza ma nessuno di essi interruppe il lavoro cui erano dediti. Non erano immobili, ma muovevano impercettibilmente la schiena avanti ed indietro. I loro occhi erano semichiusi e le loro labbra si increspavano di tanto in tanto svelando l’emissione di un qualche suono impercettibile e ripetuto durante il minuzioso lavoro delle mani. Riuniti intorno allo spazio vuoto innanzi a loro quei monaci avevano da poco definito le linee principali di un nuovo Mandala, tirando alcuni sottilissimi fili di lino da una parte all’altra dello spazio accuratamente scelto per quell’indicibile effimera opera d’arte. Così ora, lentamente e con gesti essenziali si apprestavano a disegnare le prime geometriche linee del complesso disegno ed in questo io li osservavo nel modo in cui avrei potuto osservare con gli occhi il momento della creazione del cosmo, come se il Demiurgo si fosse manifestato attraverso quei quattro corpi e le prime leggi dell’universo intero venissero in quel momento stabilite, ormai immutabili fino alla distruzione di tutto l’esistente ed al prossimo inizio. Quegli uomini in quel momento muovevano le mani con la sapienza e la conoscenza di un dio. Il suono che pronunciavano era l’eco, la vibrazione armonica in cui era immersa la creazione stessa, lo stesso suono muto bisbigliato dalle fronde dei ginepri nel tardo pomeriggio, qualche ora prima. Stetti, immobile in osservazione, assistendo ad un miracolo, ad una metafora concreta che andava oltre ogni mia possibilità, ogni mia aspettativa; una metafora che nemmeno ora alla luce di ciò che ho realizzato è svelata, ma è anzi pregna di un mistero sempre più profondo ed inesplicabile, come se la soluzione si facesse più chiara, ma in questa chiarezza perdesse la possibilità di essere espressa con parole umane. Forse perché quello stesso enigma fatto di creazione, preghiera e distruzione non apparteneva alle cose umane, ma si elevava al di sopra della penombra di quel soffitto a cassettoni affrescato, al di sopra dei tetti piatti del monastero; su in alto, oltre le cime dei ginepri, al di là della volta del cielo, ove lo sguardo dell’uomo giunge solamente quand’egli impara a chiudere gli occhi.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Racconti di Viaggio]]></title>
<link>http://panamasecreto.com/2009/10/06/racconti-di-viaggio/</link>
<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 05:04:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>panamasecreto.com</dc:creator>
<guid>http://panamasecreto.com/2009/10/06/racconti-di-viaggio/</guid>
<description><![CDATA[Racconti e Diari di Viaggio Racconti di Viaggio su Panama, Diari di luoghi stupendi ed incontaminati]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h1><span style="color:#008000;"><strong>Racconti e Diari di Viaggio</strong></span></h1>
<h3>Racconti di Viaggio su Panama, Diari di luoghi stupendi ed incontaminati</h3>
<h3>
<div id="attachment_627" class="wp-caption aligncenter" style="width: 456px"><a href="http://infopanama.wordpress.com/files/2009/10/bocas-toro-panama.jpg"><img class="size-full wp-image-627" title="bocas-toro-panama" src="http://infopanama.wordpress.com/files/2009/10/bocas-toro-panama.jpg" alt="Bocas del Toro, Panama" width="446" height="100" /></a><p class="wp-caption-text">Bocas del Toro, Panama</p></div>
<p><a title="Leggi i racconti" href="http://panamasecreto.com/forum-panama/racconti-di-viaggio/" target="_blank">Leggi i racconti</a></p>
<p>Racconta il tuo viaggio a Panama:</h3>
<ul>
<li>Invia il tuo diario di viaggio a <a href="mailto:panamasecreto@gmail.com">panamasecreto@gmail.com </a></li>
</ul>
<ul>
<li style="text-align:left;">Hai foto del tuo viaggio ai panama? inviale a: <a href="mailto:panamasecreto@gmail.com">panamasecreto@gmail.com</a></li>
</ul>
<p>Ti creeremo al più presto la tua pagina personale dove troverai pubblicato gratuitamente il tuo diario di viaggio.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Edimburgo, D'Artagnan ed i tre moschettieri.]]></title>
<link>http://ormesullasabbia.wordpress.com/2009/06/21/edimburgo-dartagnan-ed-i-tre-moschettieri/</link>
<pubDate>Sun, 21 Jun 2009 17:24:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>naeratus</dc:creator>
<guid>http://ormesullasabbia.wordpress.com/2009/06/21/edimburgo-dartagnan-ed-i-tre-moschettieri/</guid>
<description><![CDATA[Il titolo mi viene in mente grazie al primo messaggio della prima giornata, appena, tirata indietro ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-45" title="Castello di Edimburgo" src="http://ormesullasabbia.wordpress.com/files/2009/06/bisepsn0003.jpg" alt="Castello di Edimburgo" width="578" height="248" />Il titolo mi viene in mente grazie al primo messaggio della prima giornata, appena, tirata indietro l’ora e messo il formidabile stivale – eh, sì…stivale! Come non smentirsi mai… &#8211; sul terreno Caledone, mia madre domanda &#8220;<em>Come stai? Tutto bene? Fatto buon viaggio<strong>? &#8230;E i tre moschettieri???</strong></em>&#8220;.</p>
<p>Automaticamente sorrido e mi sento molto D’Artagnan.</p>
<p>Come nei miei desideri di bambina.</p>
<p> </p>
<p><em>Solo il tempo di rassettare i sogni</em>.</p>
<p>Il tempo di bloccare il ricordo, perché il più bel viaggio è quello che non finisce.</p>
<p> </p>
<p><strong><em>Edimburgo</em></strong> mi ha stupita per le sue case sostanzialmente <strong>nere</strong> come i corvi sugli alberi del cimitero, dove le lapidi si piegano al vento ed al sole delle mille stagioni, che usano alternarsi in una sola ora.</p>
<p>Quell’aria gelida che ti si sferza contro, mentre fischietti “<em>Scotland the brave</em>” ormai per inerzia, mentre cammini sforzandoti di andare avanti o sorretto da quello che è ben più che uno spiffero sulle spalle.</p>
<p>Noi eravamo lì, sulla rocca del castello, a contemplare le nuvole sfumate alla perfezione sul <em>Firth of Forth</em>, ad asciugarci le labbra dalla pioggia, ad esplorare gli anfratti della roccia, dove l’uomo si unisce alla terra e dove il segno di un <em>passaggio</em> si confonde tra le venature di una porta di legno.</p>
<p> </p>
<p>Mescolàti in una tavolozza di brutto e bel tempo, quando l’ombrello è un inutile fronzolo pronto a tradirti, rivoltandosi come un calzino.</p>
<p> </p>
<p>Ma per le <em>salite</em>, che stento ancora a convincermi che si possano trasformare in discese, la stanchezza è mai tanta che non puoi che prendere tutto con una risata.</p>
<p>Senza pensarci troppo su. E la <em>birra</em> in tutto questo, un po’ ti aiuta.</p>
<p>Il <strong><em>pub</em></strong> è una vita parallela in Scozia, l’aldilà della giornata: il giovane ed il vecchio, con o senza orpelli, siedono accanto, gomito a gomito – magari un po’ alzato, all’occorrenza – sullo stesso asse, sul medesimo bancone.</p>
<p>E se io mi stupisco e scatto foto alle bottiglie infinite dietro le spine…c’è chi preferisce passare alla soddisfazione del palato.</p>
<p>Con minor gioia del fegato.</p>
<p> </p>
<p>La <strong><em>Scozia</em></strong> la <em>musica</em> ce l’ha nell’anima.</p>
<p>Sono partita per seguire una due giorni di festival e sono tornata riconoscendo che il <em>festival</em> è ovunque e sempre.</p>
<p>Il <em>roll</em> lo scozzese lo nasconde nel sangue, oltre che nella voce di Karen (un’ora piena prima di capire l’accento <em>orcade</em>) ed è riuscito anche a contagiarne Josè Gonzalez, evidentemente <em>Edimburghese</em> d’adozione, in un’accoppiata perfetta con il vecchietto innominato che ha concluso la sua serata in un magnifico exploit di danza tradizionale, una volta poggiato uno dei mille <em>whisky</em> sulla botte raffazzonata a tavolo.</p>
<p>Il colpo però è quasi venuto a me nel battere le mani per contribuire al ritmo.</p>
<p> </p>
<p>La piccola alcova nella <strong><em>zona neoclassica</em></strong> si riconosce subito per le due lanterne rigorosamente nere sul muro bianco. Bianco come il cielo di Milano le mattine d’aprile, perché paragonarlo alla neve, ormai, è venuto ad essere banaloccio. E non si poteva sfuggire al rito, forse un po’ troppo <em>British</em> per queste parti, di un invito a gustare il <em>tè</em> nella nostra ristrettissima dimora, sfruttando al massimo, secondo la sacra religione <em>survivor</em>, il bollitore delle “<em>tea and coffee facilities</em>”.</p>
<p>“<strong>Con un velo di latte</strong>”, però.</p>
<p> </p>
<p>Le mani sull’<strong><em>arpa</em></strong> e cento altre arpe ancora, la vecchietta che si prodiga a darci le informazioni, la palla di cannone che cerco anche se non c’è, il cappellino di tartan tanto agognato e il “<em>bus-driver</em>” che si complimenta per il colore, i suonatori di <strong><em>cornamusa</em></strong> e “<em>scotland the brave</em>” ormai perennemente anche nei sogni, l’odore di pipa e tabacco, i vostri sorrisi ed i miei.</p>
<p>Il giorno e la notte a dire cose proprio…<em>Neandertalish</em>!</p>
<p>Il profumo di birra e il sapore del salmone, che ora non mangerei altro…</p>
<p> </p>
<p>I tuoi disegni in aereo e le espressioni buffe.</p>
<p>Riccioli lunghi.</p>
<p>Profumo di pipa e di matita.</p>
<p> </p>
<p>I tuoi pensieri ad alta voce e le tue parole.</p>
<p>Occhi celesti.</p>
<p>Profumo di pipa e di carta stampata.</p>
<p> </p>
<p>Le carezze alle mie gambe stanche ed i tuoi boccoli dove da sempre si perdono le mie mani…sono quasi neri.</p>
<p>…Proprio come la <em>rocca del castello</em>.</p>
<p> </p>
<p>I miei <strong>ricordi</strong>, incatenati al cuore.</p>
<p><strong><em>Ed il viaggio non potrà mai finire</em></strong>.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p align="right"><em>[Edimburgo, Scozia; 27 marzo - 1° aprile 2008]</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Scoglio del Medico nell'Isola di Ustica, la felicità dei sub di tutto il Mondo.]]></title>
<link>http://tuttodiving.wordpress.com/2009/06/06/scoglio-del-medico-nellisola-di-ustica-la-felicita-dei-sub-di-tutto-il-mondo/</link>
<pubDate>Fri, 05 Jun 2009 23:05:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>captainscuba</dc:creator>
<guid>http://tuttodiving.wordpress.com/2009/06/06/scoglio-del-medico-nellisola-di-ustica-la-felicita-dei-sub-di-tutto-il-mondo/</guid>
<description><![CDATA[Nell&#8217;Isola di Ustica ci sono i siti di immersioni tra i più ricercati dai sub di mezzo mondo, ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><img class="size-full wp-image-142 aligncenter" title="Ustica-immersioni" src="http://tuttodiving.wordpress.com/files/2009/06/ustica-immersioni.jpg" alt="Ustica-immersioni" width="433" height="324" /></p>
<p><strong>Nell&#8217;Isola di <a href="http://www.ustica.net" target="_blank">Ustica</a></strong> ci sono i siti di immersioni tra i più ricercati dai sub di mezzo mondo, e tra questi sicuramente uno dei più affasciananti è <em><strong>lo Scoglio</strong></em> <em><strong>del Medico</strong></em>. Si tratta di un&#8217;immersione con una profondità che va dai 30 mt ai 40 mt, ed è quindi consigliata per sub esperti. Quest&#8217;immersione presenta la caratteristica di un canalone lungo circa 20 metri e largo 25 metri, che rappresenta un fantastico passaggio subacqueo dove possiamo vedere una serie di aperture e spaccature che lasciano passare la luce creando giochi di luce ed ombre. Durante l&#8217;immersione allo <strong>Scoglio del Medico nell&#8217;isola di Ustica</strong> abbiamo la fortuna di incontrare, essendoci generalmente corrente , creature bellissime come <em>cernie giganti</em>, <em>branchi di enormi barracuda e ricciole</em> che sembrano <em>tonni,</em> e questo  tutto in una volta tanto che si ha la sensazione che ci giri la testa, non sapendo dove guardare!</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'odore della polvere]]></title>
<link>http://scritturainforma.wordpress.com/2009/04/24/lodore-della-polvere/</link>
<pubDate>Fri, 24 Apr 2009 22:18:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>Alessandra Di Gregorio</dc:creator>
<guid>http://scritturainforma.wordpress.com/2009/04/24/lodore-della-polvere/</guid>
<description><![CDATA[Si ringraziano Edizioni Babele e Prospettiva Editrice. recensione a cura di Alessandra Di Gregorio. ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Si ringraziano Edizioni Babele e Prospettiva Editrice. recensione a cura di Alessandra Di Gregorio. ]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[(From Kazakhstan) Unbreakable ]]></title>
<link>http://simontheroad.wordpress.com/2009/03/24/unbreakable-from-kazakhstan/</link>
<pubDate>Tue, 24 Mar 2009 13:24:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>simontheroad</dc:creator>
<guid>http://simontheroad.wordpress.com/2009/03/24/unbreakable-from-kazakhstan/</guid>
<description><![CDATA[Aktau (Aqtaj), Kazakhstan, domenica 22 Marzo 09. Notte. Scendo dal marciapiede e attraverso una stra]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em>Aktau (Aqtaj), Kazakhstan, domenica 22 Marzo 09. Notte.</em></p>
<p>Scendo dal marciapiede e attraverso una strada laterale, sincerandomi  che non arrivino vetture. Precauzione giusta, ma rivelatasi inutile. Una macchina arriva a tutta velocita&#8217;, il suo intento era girare per la stradina, rallentare, e fare inversione.<br />
La prima e la terza opzione gli riescono alla grande.<br />
Non la seconda.</p>
<p>Ho appena il tempo di accorgermi della luce dei fari, di sentire il rumore della frenata, e di girarmi parzialmente.<br />
Mi prende in pieno sulla parte dx del corpo.<br />
Casco sul cofano e sbatto sul vetro anteriore, ricadendo a terra.</p>
<p>La vettura si ferma accanto a me, e una portiera si apre&#8230;</p>
<p><!--more--><br />
<em>Ad Aktau, ma penso sia valido anche per le altre citta&#8217; del Kazakhstan, il modo migliore per muoversi, dato che la patente di noi espatriati non risulta valida, e&#8217; tramite i taxi, ufficiali ed ufficiosi. Questi ultimi sono rappresentati da onesti (?) cittadini che arrotondano le loro entrate raccogliendo lo straniero che fa cenno con la manina, ai bordi della strada.</em></p>
<p><em>Per entrambe le tipologie il prezzo della corsa, se si rimane entro i confini della citta&#8217;, e&#8217; il medesimo : 200 tenge&#8217;, pari a circa 1 euro (ovviamente, sto arrotondando). Di sera, puoi trovare qualcuno che alza il prezzo fino a 300 tenge&#8217;, ma non di piu.<br />
Per il resto, una corsa su un taxi kazako ti da la possibilita&#8217; di gustarti la spericolata guida locale da una prospettiva privilegiata.</em></p>
<p><em>Ovviamente, bisogna sempre adottare le normali prudenze del caso: mai prendere il taxi se  a bordo del veicolo ci sono altre persone oltre l&#8217;autista, e se  possibile e&#8217; sempre meglio sedersi accanto a quest&#8217;ultimo, e non sul sedile di dietro. <br />
I tassisti ufficiali conoscono ognidove della citta&#8217;, mentre il tassista &#8220;ufficioso&#8221; puo&#8217; farti perdere qualche secondo per  comprendere la destinazione.</em></p>
<p><em>Basta armarsi di santa pazienza. In fondo, la maggior parte dei locali parla solo dialetto russo e/o kazako, noi occidentali parliamo prevalentemente inglese (e, a volte, nemmeno tanto bene, come il sottoscritto), pertanto bisogna trovare un punto d&#8217;incontro.</em></p>
<p>Ma non di &#8217;scontro&#8217;, com&#8217;e&#8217; capitato a me. L&#8217;autista che fa capolino dalla portiera, visibilmente preoccupato, mi chiede qualcosa in russo. Io, dopo essermi sincerato che non avevo miracolosamente nulla di rotto, a parte un forte dolore iniziale alla caviglia destra, mi rialzo dicendogli : &#8220;Ma se puo&#8217; sape&#8217; come cazzo guidi, l&#8217;anima de&#8230;.&#8221;.</p>
<p>Era un giovane tassista &#8220;ufficioso&#8221;, che vedendomi a piedi aveva ben pensato di raccogliermi.</p>
<p>Asfaltandomi un po&#8217;, prima.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[U.S.A. 2]]></title>
<link>http://monparadis.wordpress.com/2009/02/05/usa-2/</link>
<pubDate>Wed, 04 Feb 2009 22:46:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>Justine</dc:creator>
<guid>http://monparadis.wordpress.com/2009/02/05/usa-2/</guid>
<description><![CDATA[CLICCA SULLA FOTO PER VEDERLA LE FOTO SONO DI PROPRIETA&#8217; ESCLUSIVA &#8211; COPERTE da COPYRIGH]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><br />
CLICCA SULLA FOTO PER VEDERLA<br />
LE FOTO SONO DI PROPRIETA&#8217; ESCLUSIVA &#8211; <strong><span style="text-decoration:underline;">COPERTE da COPYRIGHT<br />
</span></strong>© 2009 Justine Martini</p>
<p>Rieccomi di nuovo qui pronta a raccontarvi un altro pezzettino del mio viaggio.<br />
RACCONTI di VIAGGIO 2<br />
<!--more--><br />
<strong>PHILADELPHIA/WASHINGTON</strong><br />
07-08/01/2009</p>
<p>Oggi grande giorno. Siamo andati a ritirare la macchina all&#8217;autonoleggio Dollars (pagata veramente poco con navigatore, 2 guidatori e assicurazione all inclusive) e siamo partiti per Philadelphia. Purtroppo la giornata è piovosa e questo a Philadelphia non ci ha proprio aiutato. Il nostro programma prevedeva la Liberty Bell (campana simbola mondiale della Libertà che è stata suonata il 4 luglio quando è stata proclamato l&#8217;indipendenza degli Stati Uniti), Independence Hall (dov&#8217;è stata firmata la dichiarazione di indipendenza), National Costitution center (dov&#8217;è conservato il documento originale della prima Costituzione Americana e della Dichiarazione di Indipendenza), Library Hall, Congress Hall, Old City Hall (Corte suprema americana fino al 1800). Programma intenso ma avevamo fatto conto che nel giro di 2 orette e mezza avremmo dovuto farcela &#8230; senza però tener conto dell&#8217;incessantissima pioggia, degli operatori che durante l&#8217;orario di apertura se ne sono andati lasciandoci chiusi fuori sotto la pioggia, e dei preparativi per Barack Obama (il National Costitution Center era chiuso perchè ospita anche il Museo AfroAmericano e dovevano aggiornarlo e prepararlo per il 20gennaio2009)!! Che fortunaaaa!!!  Confesso dopo 1 ora e mezza ero così arrabbiata che siamo risaliti in auto e abbiamo proseguito per Washington (come da programma).</p>
<p><strong>WASHINGTON<br />
</strong>Dopo circa 2,30 di auto finalmente &#8230; Washington &#8230;!  Che sogno!<br />
Iniziamo subito con Arlington dal cimitero militare dove c&#8217;è il Milite Ignoto e la tomba di J.F. Kennedy e Jaqueline con i loro 2 figli.<br />
Emozionante e toccante. Kennedy e Jaqueline erano davanti noi forse, finalmente, felici assieme. Ho ammirato tanto la loro storia e vita seppur controversa e infelice. Ognuno vive le cose a modo suo e io ho vissuto questa storia come tutta l&#8217;atmosfera di Washington in un modo stranissimo. Tutto emozionantissimo. Il Congresso -The U.S. C apitol- (visto tutto all&#8217;interno) e la sua imponenza, la Libreria del Congresso, la Casa Bianca, il Washington Monument, il Lincol Memorial e il Jefferson Memorial, Georgetown, DuponCircle, la Corte Suprema, il Pentagono (siamo anche stati fermati dalla polizia&#8230;e per poco arrestati ma il mio Matthew con la frase miracolosa &#8220;I&#8217;M A TOURIST, I&#8217;M A TOURIST, I&#8217;M ITALIAN ci ha salvato)&#8230;gli incontri con l&#8217;auto Presidenziale e le Limousine dei Senatori &#8230; tutto tutto tutto è stato unico e incredibile. Quel giorno c&#8217;erano gli ultimi 5 Presidenti degli Stati Uniti d&#8217;America (Carter, Bush -padre-, Bush Jr, Clinton e Obama) come non emozionarsi?! Alla fine di quella splendida giornata ho scritto una mail alla mia mamma e mi ha risposto che non mi aveva mai sentito così felice ed entusiasta.</p>
<p><strong>BALTIMORA<br />
</strong>La seconda sera invece di dormire nuovamente a Washington, ci siamo trasferiti a Baltimora (anche perche il giorno dopo, al mattino, avevamo l&#8217;aereo per Boston). Abbiamo fatto un giro veloce e poi siamo crollati dalla stanchezza.</p>
<p><strong>BOSTON (HARVARD)</strong><br />
Il giorno (09.01.2009) dopo abbiamo preso l&#8217;aereo per Boston con la Delta Airlines e una volta arrivati, abbiamo scaricato le valige in Hotel e siamo partiti alla volta di Harvard &#8230; ragazzi da studentessa di Giurisprudenza (ma anche da non) è fantasticaaaaa!!!!!<br />
Un mondo a se, un paese con biblioteche gigantesche aperte 24h su 24h, scuole, negozi, pub, librerie caffè &#8230; di tutto!<br />
Tutto attrezzato con il wireless. E poi parchi e giardini tutti ricoperti di neve e con enormi alberi, e le casette degli studenti che vedevamo uscire ed entrare con il portatili (tutti Mac) &#8230; un mondo a se! Da perdersi. Bello Bello Bello Bello Bello. Pensate che sono km e km e km di zone universitarie (Harvard, Cambridge, Boston University e MIT) una al fianco all&#8217;altro che alla fine occuperanno una provincia. Bellooooooooooo!</p>
<p><strong>BOSTON (FREEDOM TRAIL)</strong><br />
Il giorno successivo ci siamo dedicati alla Freedom Trail (linea rossa) che attraversa tutta la città e ripercorre il sentiero della libertà dalla schiavitù degli inglesi. Bellissimo percorso che ti permette anche di visitare Boston. Si arriva fino alla U.S. Costitution, nave della marina americana ancora intatta. L&#8217;ultima ancora in mare al mondo. E&#8217; stato interessante e la ns guida -un marinaio- era propria carina! <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' />  Il ritorno l&#8217;abbiamo fatto con un traghetto che fa la spola dalla U.S. Costitution al centro di Boston, che offre una bellissima vista sull&#8217;harbor di Boston e sulla città.<br />
La zona più bella&#8230; sicuramente il Quincy Market, dove ci sono una miriade di ristoranti diversi ove poter mangiare qualcosa di decente. Questo è poi circondato dal North Market e South Market ricchi di negozi e bancherelle.</p>
<p>L&#8217;ultimo giorno dopo l&#8217;abbiamo passato sotto la neve (tanta neve). Abbiamo ritirato la macchina per rientrare a  New york e abbiamo girato (prima di partire) Beacon Hill, Cambridge, il Mit e siamo tornati ad Harvard!</p>
<p><strong>NEW YORK<br />
</strong>11-18/01/2009</p>
<p>Alle 16.00 prendiamo la strada per New York &#8230; per i nostri ultimi giorni di soggiorno.<br />
Prima di andare in hotel siamo tornati a Brooklyn per la vista di Nyc e del ponte di notte. Fantasticooooo!<br />
Lo skyline è davvero incredibile. Sarei rimasta ore a guardare quel panorama eccezionale.</p>
<p>Nei giorni successivi abbiamo visto:</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Calibri;"><strong><span style="text-decoration:underline;">NEW YORK – MIDTOWN</span></strong></span></span><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Calibri;"><strong><span> </span><br />
<em>ROCKEFELLER CENTER</em></strong> </span></span><strong><em><br />
</em></strong><span lang="EN-US"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Calibri;"><strong><em>NBS NEWS (TV</em></strong>) Visita studi televisivi<span> <br />
</span><strong>Radio City Music Hall</strong> visita all’interno sconsigliata<br />
<strong><em>TOP OF THE ROCK</em></strong> (vista dall’alto di NYC)<br />
</span></span></span><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Calibri;"><strong><em>CATTEDRALE di ST. PATRICK</em></strong><span>  </span></span></span><span style="font-size:small;font-family:Calibri;"><br />
<strong><em>TRUMP TOWER</em></strong> e la sua cascata<br />
</span><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Calibri;"><strong><em>MOMA</em></strong> </span></span><em><br />
<span style="font-size:small;font-family:Calibri;"><strong>5th Avenue </strong></span></em><span style="font-size:small;font-family:Calibri;">fino all’<strong><em>HOTEL PLAZA </em></strong>– Hotel più bello di tutta New York</span><strong><br />
<em><span style="font-size:small;font-family:Calibri;">GRAND CENTRAL TERMINAL STATION</span></em></strong><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Calibri;"> (visita interno)<br />
<strong><em>NEW YORK PUBLIC LIBRARY</em></strong><br />
<strong><em>TIME SQUARE</em></strong><br />
</span></span><strong><span style="color:#e80061;"><span style="font-family:Cambria;"><br />
</span></span></strong><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Calibri;"><span style="text-decoration:underline;"><strong>NEW YORK – Lower Manhattan</strong></span></span></span><strong><span style="font-size:small;font-family:Calibri;"><span> </span><br />
</span><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Calibri;"><em>STATUA LIBERTA’<br />
ELLIS ISLAND</em> </span></span></strong><span style="font-size:small;font-family:Calibri;">(2 orette)<br />
<strong><em>BATTERY PARK</em></strong> (il Ferry Staten Island è gratis e si vede tutto lo skyline di Manhattan)<br />
</span><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Calibri;"><strong><em>WORD FINANCIAL CENTER</em><br />
</strong></span></span><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Calibri;"><strong><em>WALL STREET &#8211; <span> </span>FEDERAL RESERVE<br />
GROUND ZERO &#38; St. PAUL CHURCH</em></strong> (dove si rifugiarono i superstiti WTC)</span></span><strong><em><br />
<span style="font-size:small;"><span style="font-family:Calibri;">CITY HALL – NEW YORK STOCK EXCHANGE e STATUA GEORGE WASHINGTON – PONTE DI BROOKLYN – 21CENTURY</span></span></em><br />
</strong><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Calibri;"><strong><em>SOHO &#8211; NOHO &#8211; TREBECA &#8211; NOLITA</em></strong></span></span><span style="font-size:large;color:#e80061;font-family:Cambria;"> </span></p>
<div class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Calibri;"><strong><span style="text-decoration:underline;">NEW YORK – CENTRAL PARK e UPPER MANHATTAN (HARLEM)</span></strong></span></span><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Calibri;"><strong><br />
<em>HARLEM</em> </strong>visita<strong> </strong>quartiere e coro Gospel (arc)</span></span><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Calibri;"><strong><br />
<em>CENTRAL PARK</em></strong> , Passeggiata nel parco (v. statua Balto), Belvedere Castle, Dakota (John Lennon) + Strawberry Park</span></span><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Calibri;"><strong><br />
<em>MUSEO di STORIA NATURALE</em></strong> </span></span><strong><em><br />
<span style="font-size:small;font-family:Calibri;">MET </span></em></strong><br />
<span style="font-size:small;font-family:Calibri;"><strong><em>GUGGENHEIM MUSEUM </em></strong><span style="font-family:Georgia;"><br />
</span></span><br />
<span style="text-decoration:underline;"><span style="font-size:small;font-family:Calibri;"><strong>NEW YORK – MIDTOWN</strong></span></span><br />
<span style="font-size:small;"><span style="font-family:Calibri;"><strong><em>ONU – Palazzo di Vetro </em></strong></span></span><strong><em><br />
<span style="font-size:small;"><span style="font-family:Calibri;">CHRYSTLER BUILDING e FBI<span>  </span></span></span></em><br />
<span style="font-size:small;font-family:Calibri;"><em>CROCIERA sull&#8217;HUDSON<br />
MADISON SQUARE GARDEN<br />
</em></span></strong><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Calibri;"><strong><em>EMPIRE STATE BUILDING BY NIGHT<br />
</em></strong></span></span></div>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Calibri;"><strong><span style="text-decoration:underline;">NEW YORK &#8211; DOWNTOWN<span>   </span><br />
</span></strong></span></span><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Calibri;"><strong><em>EMPIRE STATE BUILDING </em></strong>Vista Città di giorno.<br />
</span></span><strong><em><span lang="EN-US"><span style="font-size:small;font-family:Calibri;">MADISON SQUARE<br />
FLATIRON BUILDING</span></span></em></strong><span lang="EN-US"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Calibri;"><br />
<strong><em>GRAMERCY PARK – UNION SQUARE<br />
</em></strong></span></span></span><strong><em><span lang="EN-US"><span style="font-size:small;font-family:Calibri;">GREENWICH VILLAGE<br />
EAST VILLAGE</span></span></em></strong><span lang="EN-US"><span style="font-size:small;font-family:Calibri;"> (New York University)</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span lang="EN-US"><span style="font-size:small;font-family:Calibri;">Per quanto rigurda i musei di New York li abbiamo visti tutti (anche se il Met non siamo riusciti a vederlo tutto) e in ordine ci è piaciuto di più:</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span lang="EN-US"><span style="font-size:small;font-family:Calibri;"><strong>MET</strong> (senza ombra di dubbio il più bello. Enorme -ci vogliono almeno 2 gg per vederlo tutto- ma ben ordinato e ben tenuto);<br />
<strong>GUGGENHEIM MUSEUM</strong> (affascinante e bella anche la sola struttura esterna. Le opere sono ben disposte e ordinate);<br />
<strong>MOMA</strong> (io mi sono divertita &#8230; gli altri si sono sentiti presi in giro. E&#8217; molto soggettivo io l&#8217;ho preso in tranquillità. Non è facile da capire e ancor meno da apprezzare se non si è appassionati di arte moderna);<br />
<strong>MUSEO di STORIA NATURALE</strong> &#8230; ecco qui mi sono sentita io presa in giro perchè sono quasi tutte riproduzioni. Agli altri è piaciuto. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span lang="EN-US"><span style="font-size:small;font-family:Calibri;">L&#8217;ultimo giorno l&#8217;ho passato dai miei parenti e sono stata così bene che ci tornerei subito da loro.<br />
Sono stati gentilissimi, mi hanno fatto vedere le loro case e la loro città. Bellisssssssimo e sono felicissima di averli conosciuti e rivisti. Tra l&#8217;altro il paese &#8211; Croton On Hudson - dove abitano è davvero bello. Immerso nella natura e nella neve. I boschi sono ricchissimi di cervi, cerbiatti e scoiattoli che in inverno arrivano nei paesi in cerca di mangiare e noi siamo stati così fortunati da riuscire a vedere un cerbiatto e gli scoiattoli dalla finestrona della &#8220;family room&#8221; (soggiorno che loro chiamano stanza della famiglia) mentre mangiavano dei semi gettati sul vialetto della loro casa. Si perchè la gente del luogo, sapendo quanto scritto sopra, quando nevica gettano dei semini cosicchè possano mangiare. </span></span></p>
<p><span lang="EN-US"><span style="font-size:small;font-family:Calibri;">Ora vi lascio e vado a dormire.<br />
Un abbraccio<br />
Justine</span></span></p>
<p> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;">
<div class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Calibri;"><strong><em></em></strong></span></span></div>
<div style="text-align:center;"> LE FOTO SONO DI PROPRIETA&#8217; ESCLUSIVA &#8211; <strong><span style="text-decoration:underline;">COPERTE da COPYRIGHT<br />
</span></strong>© 2009 Justine Martini</div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[I vostri racconti di viaggio]]></title>
<link>http://raccontidiviaggio.wordpress.com/2009/01/16/i-vostri-racconti-di-viaggio/</link>
<pubDate>Fri, 16 Jan 2009 15:33:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>aldoaldo</dc:creator>
<guid>http://raccontidiviaggio.wordpress.com/2009/01/16/i-vostri-racconti-di-viaggio/</guid>
<description><![CDATA[Navigando in Rete mi accorgo sempre più che sono moltissime le persone che condividono il mio intere]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Navigando in Rete mi accorgo sempre più che sono moltissime le persone che condividono il mio interesse più grande: <strong>conoscere e vivere nuovi luoghi</strong>. Sono infatti moltissime le persone a cui piace viaggiare, conoscere nuove realtà, esplorare paesaggi mai visti, interagire con culture diverse e, ultimo ma non meno importante, <strong>raccontare la propria esperienza</strong>.</p>
<p>E allora ho pensato: perchè non dare spazio anche a tutte queste altre persone con cui condivido questa passione?<br />
Ho aperto questo blog per <strong>passione</strong>, per lasciare traccia di quello che ogni viaggio mi ha lasciato dentro, senza alcun fine secondario (soldi, notorietà, ecc.).<br />
E sarei contento di condividere questo spazio virtuale con i racconti altrui, sempre che qualcuno ne abbia voglia.</p>
<p>Per questo, se qualcuno vuole inviarmi il proprio racconto di viaggio, io sarò ben lieto di pubblicarlo!</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[I suoni, le parole in quanto viaggio in vespa]]></title>
<link>http://antistrofa.wordpress.com/2008/12/13/i-suoni-le-parole-in-quanto-viaggio-in-vespa/</link>
<pubDate>Sat, 13 Dec 2008 13:15:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>antistrofa</dc:creator>
<guid>http://antistrofa.wordpress.com/2008/12/13/i-suoni-le-parole-in-quanto-viaggio-in-vespa/</guid>
<description><![CDATA[Di tempo ne è passato ben oltre la modica quantità ma cercherò di ricordare suoni, parole e segni di]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div><strong></strong></div>
<p><strong></strong></p>
<p><strong></strong></p>
<div id="post-144" class="post hentry category-racconti-di-viaggio" style="text-align:left;">
<div class="entry">
<div class="snap_preview" style="text-align:justify;"><strong>Di tempo ne è passato ben oltre la modica quantità ma cercherò di ricordare suoni, parole e segni di quel viaggio forte e magico.</strong></div>
<div class="snap_preview" style="text-align:justify;"><strong><br />
</strong></div>
<div class="snap_preview" style="text-align:justify;"><strong></strong></div>
<div class="snap_preview" style="text-align:justify;"><strong>Finito il Liceo, raccomandato dal padre della mia fidanzata, trovo un incarico di 6 mesi in Olivetti Computers dove, dopo un brevissimo corso ( nella bella sede di rappresentanza di Piazza di Spagna), farò il “formatore” di impiegati delle poste su un grosso calcolatore a schede magnetiche. Con i soldi guadagnati mi compro una vespa 125 Primavera quasi nuova, la prima vespa con la targa dopo innumerevoli vespette 50 più o meno modificate. Decido di iscrivermi all’università e contemporaneamente di prendere un periodo sabbatico per festeggiare la fine del liceo, staccare la spina e… spingere la pedivella. </strong></div>
<div class="snap_preview" style="text-align:left;"><strong>I libri degli ultimi poeti americani ( Kerouac, Ginsberg, Ferlinghetti… ) ma anche i reportages di Pasolini e Moravia mi spingevano verso l’India. Ed ecco il “satori”, pugno nell’occhio come dice Jack Kerouac  (Vedi Satori a Parigi dello stesso autore) : in India ci vado con la ve</strong><strong>spa. </strong></div>
<div class="snap_preview" style="text-align:left;"><strong>L’ anno precedente ero stato già in Turchia (in autobus e autostop ) e conoscevo la strada fino ad Istambul. </strong></div>
<div class="snap_preview" style="text-align:left;"><strong>Mi informo e chiedo i visti per l’India ed il Nepal, in Persia gli italiani non avevano bisogno di visto per gratitudine dello Scià ( pare che un tizio della famiglia reale sbarcò a Fiumicino senza visto e fu fatto entrare lo stesso in Italia ). </strong></div>
<div class="snap_preview" style="text-align:left;"><strong>Mi dicono, però, che la vespa non può entrare in India senza il carnet de passage en douane, bisogna andare al Touring Club Italiano e pagare un sacco di soldi a garanzia. </strong></div>
<div class="snap_preview" style="text-align:left;"><strong>Lascio stare e decido che, se mai arriverò, lascerò la vespa al confine tra Pachistan e India nel giardino di qualche albergo di Lahore, per esempio. </strong></div>
<div class="snap_preview" style="text-align:left;"><strong>Chi vivrà, vedrà. Ho 500 dollari ( quasi 300.000 lire ) e parto. </strong></div>
<div class="snap_preview" style="text-align:left;"><strong>Oltre ai ferri ( compreso estrattore universale ) ho una sacca con i principali ricambi: lampadine, candele, puntine, bobina, dischi frizione, molle elicoidali, freni, camere d’aria, cuscinetti, paraoli, fasce elastiche, fili elettrici , cavi e morsetti. </strong></div>
<div class="snap_preview" style="text-align:left;"><strong>Parto un giorno di Luglio accompagnato, fino alla periferia sud di Roma, da uno sciame di vespe e vespini, Italjet, Gilera 5V, Corsarini e financo un Trotter modificato. </strong></div>
<div class="snap_preview" style="text-align:left;"><strong>Saluto e, come gli antichi romani in partenza per la Grecia e l’Oriente, inbocco l’Appia in direzione Brindisi.</strong></div>
<p style="text-align:center;"><a href="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/via_appia_antica_rome_2004.jpg"><strong><img src="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/via_appia_antica_rome_2004.jpg?w=460&#038;h=345#38;h=345&#38;h=345" alt="" width="460" height="345" /></strong></a></p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong>Faccio una digressione prima di affrontare i particolari passi riguardanti la natura del viaggio.</strong></p>
<p><strong></strong><strong>Vorrei riferire solo conclusioni sperimentali che potrebbero interessare agli effetti di una socializzazione di esperienze. Ciò che importa è sapere che cosa mi spingeva in un questo viaggio in luoghi per me esotici in un contesto dove l’arrivare non è affatto rilevante. Ciò che mi interessava è saper che stavo andando e non dove e se arrivavo. Se avessi rifiutato questo atteggiamento il “viaggio” non sussisterebbe, in tal caso non ci sarebbe nessun bisogno di andare e sarebbe del tutto futile arrivare. Altresi’ è errato pensare che ci siano parti del viaggio interessanti soltanto per la loro realtà fisica.<br />
Quindi via, senza dogmi ed aspetti etici. Con la vecchia Regina Viarum ai tempi di Traiano era possibile andare da Roma a Brindisi in 13 giorni percorrendo circa 550 chilometri, con la vespa ho impiegato due giorni. Appunto degno di nota ( e non solo ) è stato il passaggio dato 50 chilometri prima di Bari a Gerda , fantastica autostoppista danese. Accompagnata fino all’imbarcadero di Brindisi, io partivo qualche ora dopo. Lei rideva e la vespa cantava, ne riparleremo ad Atene…</strong></p>
<p><strong>Ore 20 circa, porto di Brindisi, inbarco la vespetta sul traghetto per Igoumenitsa dove arriverà la mattina del giorno seguente. Parcheggio ed ancoro la vespa in mezzo a due motociclettoni tedeschi tipo Parigi- Dakar con vicino due coppie abbigliate in stile astronautico. Rispondo al saluto con un ciao, sgancio il modesto bagaglio ( lasciando la sacca con ricambi appesa al gancio della sella), penso che la vespa sul territorio italiano si è comportata bene (solo un pallino alla candela) e prendo l’ascensore per salire nella mia elegante suite del “passaggio ponte” . La sera sul ponte e sotto la luna, ascoltando Lady d’Arbanville di Cat Stevens , mi sono fatto un paio di birrette con i crucchi motociclisti e con diversi hippy-trippy giramondo. Una delle due teutoniche motocicliste, molto rivalutata dopo essersi spogliata ( della tuta da palombaro, non capite male..) mi parlava in francese del percorso che avevano fatto in moto da Amburgo ( facendo rosicare non poco il suo farfugliante e birroso compagno) e mi consigliava luoghi ed itinerari da vedere e fare. Vabbè, la mattina presto quando ho visto la Grecia venirmi incontro ho capito perchè, secondo la teoria etimologica, Hellas significherebbe “raggio di luna”; anche se si trova al centro del Mediterraneo forse non è proprio un paese “solare”.<br />
Mi preparo a sbarcare in vespa nel paese (per lo zodiaco) sotto il segno del Capricorno.</strong></p>
<p><em><span style="color:#ff0000;"><strong>GRECIA</strong></span></em></p>
<p><strong>All’alba si disegna una catena di montagne dai picchi scuri e selvaggi, stiamo arrivando.</strong><strong> Sono le 5 circa del mattino, la vespa parte al primo colpo, dentro la pancia del traghetto, e ( mentre i centauri teutonici armeggiano per rimettere in “architettura” i loro voluminosi bagagli sulle moto mammuth) il vespino dribba snello e “sgargiulo” la fila di autovetture e camions in manovra per l’uscita dalla nave. Insomma  la vespa, dopo breve slalom, supera la lunga teoria di mezzi ed è subito fuori . Eccoci a Igoumenitsa capoluogo della regione Thesprotia. Il vespino targato Roma in uscita dalle fauci della grossa nave suscita interesse e simpatia nella confusione degli arrivi.</strong></p>
<p><strong>In breve, l’itinerario che farò in Grecia è il seguente: Igoumenitsa, Corinto, Micene, Atene, poi (attraversando Grecia Centrale, Tessaglia e Macedonia ) Delphi, lamia, Larissa, Katerini, Salonicco, Kavala, Xanti, Komotini, Alexandropolis, Adrianopoli fino ad Edirne in Turchia. Oggi sarebbe inutile raccontare nel dettaglio queste tappe ed i santuari ed i monumenti che vi si trovano, diciamo che li conoscono tutti. Quello che posso ricordare sono gli scenari morfologici, idrografici e di vegetazione che cambiano sempre. La vespa che corre nel paesaggio che cambia: nel suolo montagnoso, nel labirinto di colline verdi e verdi scuro, vicino ai laghi ed ai fiumi, nelle coste, nelle pianure e nelle montagne che si succedono. Cambia il panorama ma non la gioia di starci dentro in vespa. Certo ricordo il Tempio di Giove Olimpico ( nella violenta lotta corpo a corpo si doveva conservare l’autocontrollo, chi uccideva l’avversario perdeva il premio), Ercole che sostiene il cielo al posto di Atlante (era andato a prendere i frutti delle Esperidi), il leone di Nemea buttato a terra, l’Acropoli, il Partenone, le Meteore… Ma ricordo anche un tavolo, davanti una capanna, dove servono un vino simile a quello che usciva dall’otre di Sileno. In tutto ciò, co-protagonista, una vespa curvosa, avventurosa, rumorosa, frettolosa e generosa.</strong></p>
<p><strong>Ad Atene l’ostello della gioventù è bello e pulito, con la tessera studentesca costa pochissimo e ci sono camere con 2 o 4 letti. Unico difetto è che chiude presto come le caserme, ma a tutto si può rimediare… Vengo accolto bene in quanto vespista e diverso dai soliti tartarugoni con zainone in spalla e rimedio pure un ricovero notturno per la vespa . Voglio dedicare qualche giorno a conoscere un pò la città e scorazzo tranquillamente tra Omonia, Sintagma, Plaka, l’Acropolis e il Partenone. Ho attaccato un paio di adesivi di Atene e della Grecia e mi sento molto paraculo. Vi ricordate Gerda, l’autostoppista danese? Ebbene la vedo in un bar di piazza Sintagma seduta ai tavolini di fronte l’Amex. Inchiodo pericolosamente e praticamente la raggiugo in vespa al tavolo. La sera andiamo a Daphni alla festa del vino: si compra il bicchiere e ci si sbizzarisce tra bevute, canti ed attrazioni. La notte per tornare ad Atene in ostello inserisco il &#8220;pilota&#8221; automatico. Tutto bene tranne che, non avendo l’ultimo aggiornamento software, ha sbagliato strada un paio di volte. A notte fonda l’ostello era chiuso e nessuno apriva, allora Gerda si è arrampicata, è entrata da una finestra ed ha aperto la porta. Quella fanciulla aveva la quinta ( si parla di marce).</strong></p>
<p><strong>Messi da parte i pregiudizì, fuori moda, comincio ad interessarmi alle ricchezze ed avventure del viaggio in Oriente che sto iniziando e che, da questa taverna della Plaka di Atene, si profila ancora lontano.<br />
Che vedere? Che fare? Trovo difficile individuare delle priorità perché gusti e sensazioni cambiano con il “viaggio” stesso. Le categorie sociologiche “persistenza degli aggregati” e “istinto delle combinazioni” ( Pareto, mi sembra) potrebbero essere le direttrici di un Sentiero Zen che valuto bello, vero, ma non privo di rischi. Infatti vi racconterò ( quando ci arriveremo) di quella volta che tra Afghanistan e Pakistan, alcuni Pastum sopra una jeep, con mitra e bandoliere, mi beccarono la sera tardi, solo e con la vespa ferma. Vedremo il perché e come è andata a finire. Anticipo solo che le tre regole (sacre) di quell’etnia, che non riconosceva nè l’influenza del governo afgano nè quella del governo pachistano, sono: ospitalità, vendetta e diritto d’asilo.<br />
Aiutato in simili riflessioni dall’Ouzo, con vista sul Partenone illuminato, saluto Gerda perchè io devo andare avanti. Gli sguardi si perdono tra le numerose viette e ci separiamo. Inforco la vespetta e mi infilo nel traffico caotico verso un viaggio che forse è un’invenzione della mente. Forse non esiste, da nessun luogo per nessun luogo.</strong></p>
<p><strong>Cercherò di diventare viaggiatore mettendo a nudo, lungo il percorso, vizi, qualità e debolezze. Lo spirito di avventura e di conoscere altri popoli non manca, ma anche il coraggio di lasciare le sicurezze. Pertanto con “How many roads must a man walk down,before you can call him a man?” ( Bob Dylan, Blowin’ in the Wind) proveniente da un Sony Walkman, lascio la citta della mitologica figlia di Zeus a cavallo di una vespa curiosa e frettolosa.<br />
Non so ancora quello che sto cercando, il viaggio mi risponderà e forse mi darà delle soddisfazioni e mi permetterà di capire meglio me stesso conoscendo gli altri. Non ho alcun senso di irrequietezza ma voglia di mandare avanti lo sguardo e conoscere cose nuove. Il turista che diventa viaggiatore? Mi viene in mente Oscar Wilde: C’è solo una cosa peggiore del viaggiare, ed è il non viaggiare affatto.</strong></p>
<p><a href="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/mappa.jpg"><strong></strong></a></p>
<p><strong>Ho fatto circa 400 km da Atene e sto arrivando a Kalambaka, su una brutta strada male asfaltata, tutta curve e tornati infiniti. Ho fatto una deviazione perché voglio vedere la Meteora. La vespa (dopo aver cambiato i getti del carburatore  si inerpica a circa 1700 metri di altezza e pare respirare meglio.</strong></p>
<p><strong>Il paesaggio è come quello alpino. Voglio vedere quei monasteri costruiti dai bizantini sui pinnacoli di roccia modellati dal tempo millenario e dalle età geologiche. Attacco la vespa ad una trave di ferro e salgo sulle scale tagliate nella roccia. 5 o 6 monasteri sono ancora abitati, uno da sole donne, in origine pare fossero 24. Vi risparmio la descrizione di questo possente centro dell’ortodossia orientale, basta andare su Internet. Dalla sommità delle costruzioni lo spettacolo è grandioso ed imponente per forma e grandezza. La senzazione che si prova è un senso di timore e, nel contempo, di vanità dell’umana  esistenza. Elevazione… spirituale.</strong></p>
<p><strong>Vicino alla vespa trovo un tale Dimitri (mi pare) che si era attardato e aveva perso non ricordo cosa. Lo carico e lo porto giù a Kalambaka. Un paio di volte ho minacciato di lasciarlo a terra perchè si sbilanciava, se curvavo a sinistra si buttava a destra e viceversa. Mi consiglia di andare a Kastraki per trovare alloggio, ci vado è un bel paesino e fraternizzo nella taberna con alloggio. La vespa mi sembra leggermente spompata e metto a cuccia pure lei…</strong></p>
<p><strong>La mattina mi sveglio, nel picolo villaggio di Kastraki, con il suono delle campane che riecheggiano nella valle, chiamano a raccolta i monaci. Accendo la vespa, carico il modesto sacco del bagaglio, do un paio di sgassate di saluto a tutti e mi dirigo verso Larissa. Mi accompagna il fiume Peneo che nasce dal Monte Pindo, in Tessaglia, attraversa la regione di Meteora e si getta nell’Egeo nel golfo di Salonicco. Qualcuno mi spiega che nella mitologia greca Peneo è il padre della ninfa Dafne. La strada per Larissa è tortuosa ma si cammina bene ed il fondo è scorrevole; ai lati la campagna con coltivazioni di tabacco, barbabietole, olive, agrumi, eccetera. A volte mi fermo nei pittoreschi ristorantini e friggitorie e rinforzo la conoscenza con Greek Salad, Souvlaki, Tzatziki, Moussaka. Come novello Candide mi sembra che tutto vada per il meglio quando, seduta su una panchina che si specchia nel lago, incontro Alicia, spagnola di Santiago di Compostela. Viaggia in treno con un’amica, vi terrò informati…</strong></p>
<p><strong>Con Alicia, in sella alla vespa ( si ricongiungerà con i suoi amici a Salonicco, almeno questa è l’idea…) da Kastraki scendiamo verso Trikala e poi Larissa ( dove mori’ Ippocrate il padre della medicina) e Salonicco con la sua Torre Bianca eretta sul litorale. Costeggiamo il mitologico Monte Olimpo. Passiamo in mezzo a chiesette bianche, pastori, coltivazioni, laghi, grano e bancarelle di frutta, percorrendo curvoni morbidi da quarta a manetta. Tra poco incontreremo l’Egeo, le graziose località balneari, il lungomare, i locali e i localini.</strong></p>
<p><strong>In qualche pausa per rifocillarci o ammirare i luoghi (per non dire altro..) Alicia parla della mitologia greca, il velo ondeggiante nel quale sono intessuti tutti gli esseri, mostri, uomini e dei. Le loro metamorfosi, giochi e combattimenti. La vita è breve, approfittiamone e non pensiamo ad altro, pare che dicano. Mentre ascolto i significati umani e divini la guardo e registro un po’ di fili al vespino. La frizione sembra slittare un poco. Alla Meteora il sentiero è ripido e l’ascensione faticosa. Ma dobbiamo rimetterci in marcia e con un tempo luminoso riprendiamo la strada. Alicia è bella, ha i capelli corvini raccolti in un ciuffo, i pantaloni a righe e mi abbraccia strettissimo con femminilità. Mica male, no? Intanto la vespa va e non slitta più. Più avanti un tipo con l’abito nero, il cappello da pope e la faccia scontrosa ci offre da bere al tavolo di una capanna trattoria. Pare sia un priore della Meteora ed aspetta l’autobus. Vi risparmio le leggende, le cariatidi che sostengono qualche tetto, il Partenone, la lira di Anfione ( pare che spostasse le pietre e faceva sorgere i templi con la magia dei suoni). Erano i discorsi tra il prete ed Alicia.</strong></p>
<p><strong>In prossimità di Salonicco ci fermiamo a Kalamaria, regione abitata fin dalla preistoria; è circondata dal mare. Ci fermiamo per fare un bagno, il mare è caldo, stupendo e cristallino, la spiaggia pure. Nel suo costume olimpionico  Alicia è forte nuotatrice, tutto il contrario di me. Pranzo in una bella taverna con musica dal vivo. Alicia non è più convinta di “ricongiungersi” con la sua amica a Salonicco, magie della Vespa? Magari fosse! La studentessa di architettura è viaggiatrice in gamba ed astuta. Intanto imparo un po’ di spagnolo. Si dorme “cojunto” in un piccolo albergo in mezzo al mare e la mattina dopo si riparte per Salonicco costeggiando le coste frastagliate dell’Egeo. La decisione è presa! Alicia, resta con me e la Vespa fino ad Istambul, poi con la sua amica ritornerà in aereo in Spagna. Ci si vede là ( a Istambul, chiaro). Contento come una Pasqua sgasso a razzo e “stucco” il filo del gas, poco male lo cambio e … si parte per Istambul. Viajes en Gracias a Dios! Davanti alla penisola Calcidica, buone strade con vista mare, campagne verdi, stradine e sentieri. Superiamo Kavala, Xanti, Komotini, Alessandropoli ed arriviamo ad Ipsala alla frontiera con Edirne o Adrianopoli (Tracia) in Turchia. Lungo il percorso, campeggio libero senza tenda, Alicia con sacco a pelo ed io con un lenzuolo al riparo di promontori rocciosi. Costeggiamo per lunghi tratti il mare, ovunque insenature e piccole spiagge con sabbia finissima.</strong></p>
<p><strong></strong></p>
<p><em><span style="color:#ff0000;"><strong>Turchia</strong></span></em></p>
<p><strong>Si entra in terra turca ed inizia il viaggio vero che mi porterà in Nepal a cavallo della vespa. Allora avanti con i 240 Km che ci porteranno nella vecchia capitale dell’impero ottomano: Istambul già Bisanzio e già Costantinopoli. Una città estesa nel tempo e nello spazio. Attraversiamo, a volte stanchi ma contenti, Gotzer, Kemer, Sangor, Kartlepe ( non giurerei sui nomi, vado a…ricordo) ed eccoci arrivati, suoniamo il campanello della porta di bronzo dell’Oriente.<br />
Tralascerei i futili raccontini diaristici e le pseudo descrizioni depliantistiche che tanto piacciono al tipico turistone patentato. Nessuna voglia di evocare indirizzi, pasti ed altri dettagli stereotipati. Tante volte è stato fatto da altri.<br />
Mi limiterò a fare dei nomi e raccontare ( se ci riesco) delle senzazioni. Penso che poche città ( come questa) hanno simboleggiato ( grazie alla posizione, alla storia, al panorama) il pensiero stesso della civiltà. Qui si può cominciare a pensare al passato, alla natura, all’Oriente.<br />
Le parti importanti e caratteristiche della città tentacolare sono la Moschea Blù ( Sultan Ahmet Camii ) con i suoi 6 minareti, Santa Sofia (Haya Sophia) simbolo stesso della storia millenaria di Istambul, il Gran Bazar (Capali Carsi), il Topkapi ( centro del potere ottomano), la Moschea Solimano (Sulleymaniye Camii ) che con l sua cascata di cupole domina il Corno d’Oro, l’estuario che divide in due l’Istambul europea ( il tramonto da “paura” sul Corno d’Oro inpressionò pure George Byron), il ponte Galata costruito dai Genovesi nel 1348. Una parola per il Bosforo, punteggiato da mille luci e pieno di ristorantini di pesce: formidabile.</strong></p>
<p><a href="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/istanbul.jpg"><strong><img class="alignnone size-full wp-image-117" src="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/istanbul.jpg?w=460&#038;h=322#38;h=322&#38;h=322" alt="" width="460" height="322" /></strong></a></p>
<p><strong>Decidiamo di non intrupparci troppo in mezzo ai zampiconi turisteggianti in brache corte e canottiera e ci dirigiamo a Fener un piccolo quartiere vicino all’estuario, vi sono vie con case di legno del periodo bizantino. La vespa si arrampica (sbuffando) più in alto ed arriviamo a Eyup, villaggio in stile ottomano. Le colline sono coperte di antichi cimiteri e cipressi. In alto alla collina ( dentro un antico cimitero) arriviamo al caffé Pierre Loti, un posto meraviglioso, si fuma il narghilè su cuscini e banconi ammantati di tappeti. La terrazza si apre sul Corno d’Oro illuminato in una atmosfera da incanto.</strong></p>
<p><strong>Andiamo al rendez vous con l’amica di Alicia dalle parti di Taksim Square; dopo aver fatto circa 1000 Km in sella ci dobbiamo lasciare, tornano a casa con un aereo tra poche ore. Malinconia di una contentezza eccessiva, ma effimera. Una lacrima che sale agli occhi di Alicia. Dopo una fusione completa di esperienze i nostri percorsi si dividono, addio compagna di viaggio. Con un velo di tristezza ritorno al Pudding Shop a Divan Yolu ( Sultanahmet). Il Pudding Shop altrimenti detto hippies pastahanesi ( aperto dal 1957) è l’inizio del sentiero hippies che ha portato molti giovani americani ed europei nell’avventura orientale, vero punto di incontro per la pista di Kathmandu. Nella grossa bacheca c’è ogni genere di messaggio, richieste ed offerte di passaggi per l’Oriente, quindi punto di incontro e passaggio. </strong></p>
<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-249" title="imag0155" src="http://antistrofa.wordpress.com/files/2008/12/imag0155.jpg" alt="imag0155" width="459" height="306" /></strong></p>
<p><strong>Non dimentichiamo che siamo nel ”74 quando Sultanahmet ed il Pudding Shop, in particolare, erano il vero punto nodale per chi doveva fare ” il Viaggio all’Eden”. ( Ora non è più cosi’ ed è indistinguibile dai locali vicini).<br />
Fermo la vespa nel parcheggio di Sultanhamet, in mezzo a vecchie auto e furgoni ( di frics, hippies e viaggiatori) ed entro nella “pasticceria”, Mi faccio due birre Tuborg Gold parlando e prendendo informazioni, sul viaggio, con varia umanità. Insomma, sono sul Gateway per il Nirvana…</strong></p>
<p><strong>Foto dell’epoca: Pudding Shop, Sultanhamet, Shucruz e lo staff del Pudding.</strong></p>
<p><strong></strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong></strong><a href="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/sultanhamet_nel_74_883.jpg"><strong><img class="size-full wp-image-109 aligncenter" src="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/sultanhamet_nel_74_883.jpg?w=460&#038;h=342#38;h=342&#38;h=342" alt="" width="460" height="342" /></strong></a></p>
<p><strong></strong></p>
<p><a href="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/staff-pdding-shop.jpg"><strong><img class="alignnone size-full wp-image-108" src="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/staff-pdding-shop.jpg?w=460&#038;h=327#38;h=327&#38;h=327" alt="" width="460" height="327" /></strong></a></p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong></strong></p>
<p><a href="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/shucrux_122.jpg"><strong><img class="alignnone size-full wp-image-107" src="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/shucrux_122.jpg?w=460&#038;h=460#38;h=460&#38;h=460" alt="" width="460" height="460" /></strong></a></p>
<p><strong>Shucruz mi invita a cena a casa sua perchè vuol farmi conoscere la sua famiglia. Quando gli spiego che  Aicia non c’è, perché è partita, in men che non si dica invita anche una ragazza, sua conoscente. Tengo a precisare che più di una volta Shucruz ci aveva invitati in locali e nigth club dove si faceva vedere dai suoi amici pavoneggiandosi con Alicia. E’ una australiana ( non ricordo il nome) che ha fatto il viaggio alla rovescia per andare a Londra, è appena tornata dall’India con treno, pulmann e passaggi vari. La cosa mi interessa assai perchè potrebbe spiegarmi molte cose sul viaggio che devo fare. Prendo la vespa, carico l’australiana e seguiamo la macchina di Shucruz in direzione della sua abitazione. Attraversiamo il ponte di Galata illuminato, arriviamo in un villaggio sul Bosforo e siamo in Asia…</strong></p>
<p><strong>Sono a Sultanhamet da più di una una settimana, ormai quasi tutti (indigeni e non) conoscono quella vespetta bianca parcheggiata in mezzo ai furgoni e auto degli stranieri, i ragazzini ci salgono sopra ( salvo alzarsi di scatto quando mi vedono ), ci giocano e la sorvegliano. La vespa ha quasi sempre dormito all’aperto tra la Moschea Blu’ ed il già citato Pudding Shop; per i molti militari di guardia nella zona fa quasi parte del paesaggio, in mezzo a tanti veicoli (l’altro giorno c’era pure il Magic Bus, proveniente da Londra per Delhi ) il vespino bianco targato ROMA si staglia nel parcheggio ed a tutti i passanti sembra esotico come un pino marittimo a Nuova Deli.</strong></p>
<p><a href="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/pudding3.jpg"><strong></strong></a></p>
<p><strong>La mattina è calda, con l’ambizione di un pioniere ed in mente con qualcosa di diverso dai miei pensieri, sotto lo sfondo della policromania della Moschea Blu’, mi accingo a preparare la vespa per la partenza tra un capannello di persone che salutano in modo sincero, gli hippies mi dicono che ci vedremo lunga la pista, Shucruz mi porta una busta con cose da mangiare e un termos di caffè, mi dice di stare attento alla benzina, fuori Istambul.</strong></p>
<p><strong>Istambul,Izmit,Adapazzari,Ankara,Kirikalle,Sivas,Erzincan,Erzurum,Van fino al confine con la Persia.</strong></p>
<p><strong>I KNOW I HAVE TO GO, AWAY…</strong></p>
<p><a href="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/mapt.gif"><strong><img class="alignnone size-full wp-image-12" src="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/mapt.gif?w=460&#038;h=234#38;h=234&#38;h=234" alt="" width="460" height="234" /></strong></a></p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong>Taglio tutta l’Anatolia Centrale, costeggio ed attraverso il fiume Eufrate ( questo nome mi ricorda la storia imparata a scuola), altopiani, pianure e distese di steppe, campagne, villaggi, montagne, boschi, crinali, laghi e torrenti. La vespa si inerpica in strade aspre e movimentate e frulla per discese e tornanti.<br />
Anche qua tralascio le solite descrizioncine di incontri, pernotti, nomi di strade ed indirizzi, quanto è buono quello e quanta costa questo. Sono informazioni, non sempre utili, che si trovano ovunque. Inoltre sono passati 34 anni! Vi pare poco? Il mondo è uguale? Questo viaggio è, ormai, un’altra biblioteca.<br />
Un mosaico inpenetrabile di molti chilometri, fatica, gioia, passi, voci confuse e grida. Ci è voluto lo scetticismo della gioventù, gli incontri, i problemi e le testimonianze per raggiungere la meta. Ogni significato era vero e corrispondeva a qualche livello di comprensione.<br />
Più avanti parlerò di quell’esploratrice modesta ed infaticabile che è stata la vespa e delle pupille arrossate del suo (quasi) ingenuo guidatore.</strong></p>
<p><strong>Tra le molte e varie vicende vespistiche ( non gravi) che mi hanno dato un po’ di timore c’è quella capitata vicino ad Erzincan mentre costeggiavo l’Eufrate. Sono quattro ore buone che vado avanti vicino al fiume, la vespa si è surriscaldata, ho il culo piatto ma voglio arrivare prima del buio. L’ombra comincia a scendere, l’azzurro del cielo si fa più intenso e si avvicina il tramonto. La vespa emette come un sibilo e dalla marmitta, esce fumo bianco, perde compressione e rallenta, non va più fluida e rotonda. Mi fermo senza spegnerla e chiedo pareri al dio del Fiume, la diagnosi è: fascia incollata. Cazzo, in giro non c’è nessuno, solo qualche camion asmatico e strombazzante. Un brivido nella schiena, poi riparto a mezzo gas con la scia bianca e riesco a fare i 40 kilometri che mancano a Erzincan. Sicuramente oltre al surriscaldamento la cosa è dovuta all’olio vegetale che ( in mancanza di altro ) ho messo nella benzina da troppi chilometri. Spero che i residui carboniosi non abbiano danneggiato il pistone. Arrivo in città con un po’ di paranoia ma senza scaldate o peggio grippate. Faccio girare un po’ il motore da fermo e la spengo. Per adesso è fatta, mi trovo un posto per mangiare e dormire ed al resto ci pensiamo domani mattina.</strong></p>
<p><strong>Eccomi vicino ad una bottega di riparazione di trattori ed attrezzi agricoli vari, butto giù la vespa, tolgo testa e cilindro ed ecco il pistone con una fascia che i residui carboniosi dell’olio avevano incollato . Tutto il resto è in ordine. La tolgo con la massima delicatezza ( anche se ne ho un paio di riserva) la pulisco con benzina assieme alla scanalatura della sede di fascia sul pistone per togliere ogni residuo carbonioso. Pulisco anche la canna del cilindro, le luci (in po’ ostruite) ed i travasi. Rimonto il tutto, metto una candela nuova ( l’altra è catramosa e da buttare ), la vespa parte al primo colpo e torna a fischiare “sgargiula” sulla strada.</strong></p>
<p><strong>Per inciso le strade che si incontravano erano spesso vecchie e malandate ed attraversavano villaggi sperduti al limite della cosiddetta civiltà, paesaggi incontaminati, cavalli, eccetera.<br />
Sicuramente è chiaro a tutti ma le strade di oltre 30 anni fa, nel continente asiatico, non avevano nulla a che vedere con quelle di oggi, le super strade non esistevano proprio, ci si arrampicava per sentieri e passi montani, si scendeva per valli , strade e stradine pseudoasfaltate. A volte l’asfalto era inesistente e bisognava riparare le gomme che foravano continuamente. Questo è senza dubbio una parte del fascino avventuroso di questo viaggio in vespa che si può considerare (credo) uno dei primi fatti da un europeo. Poi sono arrivati gli altri…</strong></p>
<p><strong>Grazie a questo breve racconto mi torna alla mente un viaggio ingenuo e inesperto, appassionato e impegnato, un modo nuovo (per me) di rapporti reali e di piacere. Via terra da Istambul a Kathmandu, passando dal Pudding Shop di istambul alla avenue Amir Kabir di Teheran, a Chicken Street di Kabul, al Budda di Baymian, ai 5 laghi che si alimentano a vicenda di Bandiamir, alle “coltivazioni” di Mazari Sharif, ai “fulminati” del Pakistan, a Freak Street di Kathmandu. Un’epoca ed un cammino che non si potrà ripetere in modo uguale. Hippies, viaggiatori, folclore, paesaggi “brillanti”, caffetterie, taverne, ostelli, santoni, guru, ciabatte, barbe, illuminazione&#8230;  Tappeto  di popoli e persone, menti e conoscenze: non è lo scopo di tutti i viaggi? Insomma, in compagnia di una vespa verso un mosaico di esperienze, paesi e paesaggi e profonda umanità nelle differenze.</strong></p>
<p><strong>Bhèh, non vorrei diventare troppo lirico e cambio discorso. Adesso beccatevi un paio di foto che ho “fotografato” con il telefonino dal passaporto che avevo al tempo di questo viaggio&#8230;  Sono un paio di visti.<br />
</strong></p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong></strong><a href="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/visa-india.jpg"><strong><img class="alignnone size-full wp-image-43" src="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/visa-india.jpg?w=460&#038;h=345#38;h=345&#38;h=345" alt="" width="460" height="345" /></strong></a></p>
<p><strong></strong></p>
<p><a href="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/visa.jpg"><strong><img class="alignnone size-full wp-image-44" src="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/visa.jpg?w=460&#038;h=345#38;h=345&#38;h=345" alt="" width="460" height="345" /></strong></a></p>
<p><strong></strong></p>
<p><em><span style="color:#ff0000;"><strong>Persia</strong></span></em></p>
<p><strong>Ho superato la frontiera Dogubayazit (Turchia) Bazargan (Iran), la mia strada è Tabriz, Teheran, Mashad ( vedi carta sotto), la vespa va bene, non succede nulla e ruzzica tranquilla ed inpertinente, si sarà accorta che non ne posso fare a meno, forse anche le cose inanimate hanno vita? Penso che alla prossima occasione leggerò qualcosa del profeta Mani’. La configurazione delle montagne, i colori intensi facevano bello il mio viaggiare. Sfruttavo il fresco della mattina, mi arrampicavo tra polvere e paesaggi da cartolina. In cuffia Mellow Yellow di Donovan. Più o meno accadeva questo quando alle spalle ho visto due strani veicoli che si avvicinavano a velocità doppia della mia. Era un autobus fumante e scassato, seguito da una vecchia Mercedes Benz, con disegni psichedelici che si stagliavano sul nero della vernice. Mi affiancono, strombazzano, si sbracciano dai finestrini, in segno di saluto, e urlano il mio nome. Sono gli hippies incontrati a Sultanhamet che avevano ( come evitarlo) riconosciuto la vespetta bianca che doveva andare (pure lei) in India. Ci siamo rincontrati all’interno della stessa utopia ingenua, generosa e (forse) sciocca. La sera, sotto la luna persiana, tutti in un bosco sulla via di Tabriz vicino un laghetto. Insieme si fuma, si beve,  si cucina, si mangia insieme e si suona la chitarra in un grande cerchio. Tutti stanno bene con gli altri. ( C’è anche lo scienzato Hoffman con il suo fungo parassita della segale )  Bella notte, i colori abbagliano, tutto esplode, lo spazio e le cose pare che respirino, che si allarghino e palpitino. Bob Dylan e Jefferson Airplane. A proposito dei Jefferson, questa dovrebbe essere la traduzione di “Surrealistic Pillow” che parla di Lewis Carroll: “Una pillola ti fa più largo e una/ Ti rende piccolo/ E quelle che ti dà la mamma in fondo non fanno nulla;/ Va’ a domandarlo ad Alice, quando è alta tre metri/ e vai a caccia di conigli e sai che sta per cadere./ Digli che un bruco che fumava il narghilè ti ha chiamato” .<br />
</strong><a href="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/iran.jpg"></a></p>
<p><strong>Allora, avanti. Saluto i simpatici hippies e Karen con la quale ho passato la notte tra alti e bassi e continuo la mia pista per l’Oriente. Ho rimediato un litro d’olio ed un lungo filo di ferro, sono già due volte che riparo il padellino della mermitta, si è rotto il collettore di scarico e la vespa sembra un elicottero, vedremo strada facendo quello che si può fare. Molti personaggi, autisti di corriere squinternate, chilometri e chilometri, tra deserti, meccanici filosofi e veri antropologhi dell’esistenza. Cammino, osservo, registro. Viaggiare in vespa è diventato un modo di vivere ( e molto diverso dai turisti che scendono dall’aereo e vedono senza capire), i posti non sono mai uguali o simili. Un viaggio tra immagini, problemi e follia. Luoghi dove si comincia a capire da quando si rinuncia a capire. Si spinge la messa in moto, si stacca il piede da terra, il piede si posa sulla pedana e su quel tappeto la strada comincia a correre. Viaggio in un paese stupendo, per storia, cultura, tradizioni ed usi. Montagne, strade bianche, tappeti, narghilé, datteri, thé e coca cola. Attraverso altopiani e pianure, deserti di sale ed oasi, foreste e paludi. Vedo sullo sfondo un monte che arriverà a 5000 metri di altezza, sono a Teheran.</strong></p>
<p><strong>Il faro e lo sterzo della vespa è ornato da un headstall di colore rosso che fluttua con fiocchi e piume; me lo ha dato un cammelliere dopo un narghilé alla frutta insieme.. La sella si sta rovinando e per ammorbidirla ho legato un tappetino di lana colorata, una vera nave del deserto… Ho finito le camera d’aria ed anche i tre copertoni sono arrivati di cottura. Comprerò le gomme nuove a Mashad, mi dicono che c’é il più grande mercato di gomme dell’ Oriente, pare che vengano a comprare i treni di gomme anche dall’ India.</strong></p>
<p><strong><br />
Breve cronistoria delle riparazioni sin qui.<br />
Filo gas (2). filo frizione (2), filo marce ( 1+1), forature (innumerevoli), lampadine ( 2 posizione, 2 anabbaglianti), prigioniero collettore scarico ( riparato con perizia da meccanico di Tabriz) fascia incollata (riparata con destrezza dal sottoscritto dopo smontaggio canna e pistone), puntine platinate (registrate, ma ne ho due di riserva), fanalino posteriore ( sostituito, rotto con un sasso), cerchio anteriore ( raddrizzato un po’ col martello, entrato dentro una buca di pietra ), candele sostituite (3), gommino messa in moto ( perduto e sostituito con altro non originale), freni ( erano nuovi ma devo cambiare i ferodi). Credo sia tutto, al momento.<br />
Non ho foto della vespa, non avevo la macchina fotografica ( troppo ingombrante), al tempo non c’erano le digitali. Alcune foto che ho postate o posterò sono relative a cartoline e foto speditomi nel 74 e rifotografate adesso col telefonino.</strong></p>
<p><strong>Sono da due giorni a Teheran, non è una città propio bellissima, abito all’Hotel Amir Kabir in avenue Amir Kabir al centro della città. La città a partire dal nome delle strade è molto americaneggiante ( vi ricordo che c’è lo Scià) ed i poveri cristi non sempre possono andare nei quartieri alti dove sono le ambasciate, le case dei riccastri, i negozi costosi e gli american bars con bellissime ragazze con la minigonna e gli occhi dipinti. Vengono allontanati appena si avvicinano. Anche se (forse) ho l’aspetto di un povero cristo io sono un viaggiatore ed è diverso; il Consolato Italiano mi slonga circa 50.000 lire in seguito a ” promessa di restituzione” che dovrò restituire al Ministero degli Affari Esteri entro 6 mesi. Ammetto che i Consolati Italiani di Teheran, Kabul e non ricordo quali altri mi hanno dato sempre una mano. Soldi, per altro, sempre restituiti mi chiamava i commissario di zona e mi dava il bollettino di conto/corrente per il versamento. Sono stati numerosi, certe volte c’era solo l’obbligo morale di restituire, ugualmente l’ho sempre fatto.<br />
Il compagno di stanza dell’Amir Kabir ( un tedesco cinquantenne che ci stava fisso) mi ha fatto notare che avevo brutta ferita sul dorso del piede sinistro, mi accompagna al pronto soccorso e vengo curato. Pare fosse una infezione (ho ancora il segnetto sbiadito sul piede). Tutto bene, mi preparo a partire per Mashad. Non ho problemi di tempo e sono un poco incosciente, decido tra le varie strade possibili di fare il Gran Deserto Salato (Kevir), nonostante tutti mi consigliano di fare quella del Mar Caspio. Alcuni tratti sono deserto assoluto, i Kevir pare fossero antichi laghi morti ed essiccati. Ai bordi (ogni tanto) ci sono i tipici villaggi del deserto, arance e palmeti, case di fango, cacca umana e non. Una serie di antichi canali sotterranei portano l’acqua. Una volta ha piovuto e tutto si è trasformato in una palude costellata di stagni salati. Con la veloce evaporazione tutto si secca e si offre alla vista uno spettacolo “lunare”. E’ inutile raccontare questa “impresa “perchè si rischia di non essere creduti, altro mondo, altra vita, altre cose, come rinascere quasi ed reimparare altri modi e schemi logici di esistenza e di rapporti. Ogni tanto si incontrava qualche camioncino sferragliante, qualche macchina di contadini e pastori o del solito viaggiatore giramondo. Sono stato anche due giorni ad attendere la benzina o una gomma che si era sfondata. In realtà non ricordo molto di questo passaggio, tutti mi hanno aiutato ed io, anche quando la vespetta non ce la faceva più, ho sempre caricato sopra qualcuno, anche trenta chili di arance. Ospitalità ed aiuto mi sembravano (e forse lo erano) cose sacre. Zoroastrismo? Forse il tempo si era fermato?</strong></p>
<p><strong>La vespa trotterella con qualche ansietà tra le buche, camions giganteschi si avvicinano paurosamente al fanalino di coda.<br />
Al tramonto arrivo nella città sacra degli Sciti, Mashad. Caravanserragli e panorami mozzafiato alle porte, strade molto belle in una valle circondata da una parte da montagne e dall’altra dal deserto. Carovane di nomadi accampati nelle tende scure ed animali che razzolano intorno. Mashad , tanta gente, uomini, donne bambini, cupole d’oro, minareti, moschee, mausolei e cortili. La folla davanti alla moschea sacra è potente ed impressionante. Sono uno dei pochi occidentali, giro tranquillo, sollevando al più curiosità. Trovo alloggio in un piccolo alberghetto senza luce elettrica ed acqua corrente, saluto tutti e do pochi rials ad un ragazzo che mi dovrebbe guardare la vespa, finora non ho mai avuto questo tipo di paranoie ma sono abbastanza avanti nella pista e non vorrei rovinare tutto riducendomi a viaggiare su treni o torpedoni od elemosinando passaggi, insomma vespa è e che vespa sia. Qualcuno ricorderà che il mio problema principale erano le gomme, ormai ridotte a caciotte e mi sono addormentato con questo pensiero. Sveglio, trovo abbastanza facilmente il bazar delle gomme, pneumatici e copertoni. E’ una strada lunghissima di soli gommisti con pneumatici di tutti tipi, grossi camions vengono a caricare per portare chissà dove, sicuramente in tutto l’oriente. Incontro addirittura il Magic Bus che era tornato da Kabul per fare un treno di gomme. L’autista e secondo avevano dato passaggi ( a pagamento) a turisti e frics da Kabul a Mashad , poi sarebbero ritornati (sempre facendo pagare il passaggio) per prendere gli altri che li aspettavano a Kabul per andare in India. L’informazione era giusta, trovo subito le ruote per la Vespa, compro un cerchio , tre copertoni e 6 camera d’aria. A finanze sono ancora in linea di galleggiamento, chissà se anche a Kabul rimedio una “promessa” da 40/50.000 lire. I magici erano completamente sballati e passo con loro tutta la giornata ed il giorno successivo , dormendo nel Bus e fumando il nero nel narghilé. Si fuma e si tossisce tra canti, musica e cazzate varie.</strong></p>
<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-123" title="cropped-hippies_magicbus_1974_92311.jpg" src="http://antistrofa.wordpress.com/files/2008/07/cropped-hippies_magicbus_1974_92311.jpg" alt="cropped-hippies_magicbus_1974_92311.jpg" width="460" height="239" /><br />
</strong></p>
<p><strong>La mattina , con l’aiuto dei ragazzi del Magic Bus comincio a smontare la vespa e cambio cerchio, gomme, freni. E’ propio vero, con un paio di scarpe nuove… Vado con una vespa che frena e gommatissima verso la Moschea, dopo la Mecca e Karbaia ( mi pare ) in Iraq è il posto più importante per gli Sciiti, vi è sepolto l’ottavo Iman Reza. Mashad vuol dire: luogo del martirio perché l’Iman vi fu ucciso nel 817, pare da un fratello o cose simili. La Moschea è fatta di alti edifici, è affascinante e straordinaria. Viene definita una delle meraviglie del mondo islamico, mosaici, specchi, turchesi, cupole d’oro. Tutta la città di Mashad è costruita a raggiera intorno a questa magnifica Moschea.<br />
Mi dirigo verso i negozi e le gioiellerie vicino alla Moschea, mi hanno detto che a Mashad ci sono i turchesi più belli del mondo. Negozi di antichità, tappeti e polverose chincaglierie, tra barbuti proprietari con il loro sorriso, intorno spezie e profumi.<br />
Scarto i negozi tipicamente gabbaturisti e mi infilo in un posto abbastanza elegante gestito da un ragazzo vestito da occidentale che parla un discreto inglese. Mi accompagna un olandese del Magic Bus che, a suo dire, conosceva bene i turchesi e sapeva distinguere quelli veri da quelli finti, ossia di plastica dura. Per sua esperienza mi dice che li posso trovare ad un dollaro l’uno e possono essere venduti nelle gioiellerie di Delhi a 10 volte tanto. L’olandese è veramente competente, il venditore se ne è accorto subito a giudicare dal suo atteggiamento e dai vari tipi che man mano tirava fuori. In breve affare fatto, ne ho potuti comprare 80 ad un dollaro l’uno ed anche a me sembravano assai belli, delle noccioline di colore turchese. Vi risparmio le spiegazioni per “costruire” un turchese e come distinguerli, e la migliore qualità, eccetera.<br />
Ho rifiutato la scatola che il venditore stava preparando e li ho messi in un sacchetto di cuoio, adesso avevo solo il problema di passare qualche frontiera e portarli in India.</strong></p>
<p><strong>Tra poco inizierà il vero sentiero; in Vespa, nel vento dell’Est verso la “terra promessa”‘ della generazione del vostro umile scrivano.</strong></p>
<p><strong>Allora iniziamo la strada per luoghi ancora più esotici ed avventurosi a cavallo di una romantica Vespa. Avverto quasi la necessità di conoscere modi di vivere diversi, esperienze dirette, desiderio di esplorare. Voglio vedere cosa c’è dall’altra parte del deserto, delle montagne… dell’anima. Inizio anni 70 il viaggio verso l’India è complicato ed insolito, i luoghi, i posti e la gente sono diversi e più esotici di oggi.<br />
La cosiddetta sicurezza che tanto ci piace allora non c’era. Niente e-mail, carte di credito, telefonini, ma la sensazione di essere esploratori e pionieri.<br />
La mente deve essere rilassata e la pazienza protagonista.<br />
Risparmio le vicessitudini e la burocrazia alla frontiera iraniana ed il suo macabro zoo di oggetti, borse e cinture modificate, copertoni valigie con sottofondo ed altre invenzioni , sventrati ed esposti a triste testimonianza dei ritrovamenti di droga; venti metri di vetrine di muso degli orrori che non si poteva non vedere lungo il passaggio. Indicibile tristezza nel vedere le foto appese dei mal capitati.</strong></p>
<p><strong></strong></p>
<p><em><span style="color:#ff0000;"><strong>Afganistan</strong></span></em></p>
<p><strong>Sulla via di Herat ( poco più di una nostra strada di campagna) la sensazione è quella di essere stati sbalzati da una macchina del tempo, indietro di centinaia di anni. Bisogna adattarsi, cambiare abitudini, risorse mentali. Ci sono percezioni nuove ed altre disponibilità. I primi venditori di pani di hashish neri come il catrame e dall’odore forte. Dal produttore al consumatore. La vendita era vietata in pubblico e, quindi, bastava coprire con tela o garza. Comunque anche a Kabul od altrove la mia impressione è stata che il fumo per loro era vietato come può esserlo bere il vino a Frascati. In alcuni posti, i più ingenui dovevano stare attenti all’ hashish bakshish, appunto la multa ( o meglio mancia) che chiedevono scalcinati polizziotti. Ho visto vitaminizzati turistoni americani appanicati sborsare biglietti da 100 (dollari).<br />
Il primavera (addobbato come un cammellol) mastica la strada per Herat, attraverso campi di grano, erba medica, patate, villaggi, case di fango col tetto di paglia, donne che lavano nei canali..</strong></p>
<p><strong>Herat è invisibile, non arriva mai e siamo quasi al tramonto, continuo nella unica strada ( costruita dai Russi mi sembra, invece quella che da Kandahar va a Kabul l’hanno costruita gli Americani) ed entro in paranoia perchè mi rimane al massimo un litro di benzina. Vedo un vecchio col turbante, con la pipa ad acqua che assorto nei propri pensieri guardava il deserto. Mi fermo e cerco di domandare dov’è Herat, cazzo l’ho passata da una diecina di km e non l’ho vista. Devo stare attento, torno indietro con la massima attenzione e capisco perché l’ho lisciata. E’ veramente invisibile, non c’è illuminazione , le case sono di fango ai bordi della strada e nessuna indicazione. Con il cuore in gola, è quasi buio, entro nella città fondata da Alessandro Magno. Trovo un albergo e dormo, sono sfinito e non ho la forza di fare nulla. La mattina vedo scene tipiche dei tempi andati, gente accovacciata per terra, donne con il burka, donne coloratissime, cammelli, mercato pieno di gente, nessuna macchina, povertà ricca di fantasia. I canali d’acqua, che sono latrine a a cielo aperto, sono usati tranquillamente per sciacquare la frutta e per lavarsi. Qui il passato non è ancora tramontato. Vedo la bella Moschea, compro un vestito afgano antico molto bello e molto caro, ( lo voglio riportare a Roma) metto benzina, rifiuto un acquisto di nero, faccio un po’ di provviste da mangiare e riparto in direzione Kandahar. Montagne di tutti i colori, si attraversa di nuovo il deserto afgano, costeggio il fiume Harimud, il caldo è opprimente, la gola riarsa dalla sete. Ogni tanto mi fermo per bere un tè bollente, ho imparato presto che è l’unico rimedio al caldo massacrante. Vicino alla Vespa uomini persi nei propri pensieri che guardano la strada e fumano il narghilè.</strong></p>
<p><strong>Continuo per la “International Highway” in direzione di Kandahar, la seconda città dell’Afganistan . Ci arrivo bello abbronzato (quasi sempre in bermuda, infradito ed una camicetta leggera presa ad Herat per 20 afganis; 50 afganis = 1 dollaro = 620 lire). Ci ho messo quattro giorni ma non ho nessuna fretta: voglio passare e… vedere, guardare e… capire. Non voglio che fra me e l’oggetto della mia ricerca ( ammesso che ci sia) si frapponga la barriera del folcrore . Questo, ho sempre cercato di fare durante questo lungo viaggio. Ho bucato una sola volta ed ho indovinato i “pit stop” per rifornimento benzina; secchiate d’acqua ( di ogni tipo e quando possibile) hanno aiutato a raffreddare gruppo termico, carter e freni e gomme. Olio per miscela quello che si trovava e non aggiungo altro, non vorrei far svenire quelli che disquisiscono su questa o quella marca, e aprono pagine e pagine di post circa l’importanza del sintetico, del quasi sintetico o del mezzo sintetico, eccetera; il più delle volte per andare a comprare, sotto casa, il giornale in Vespa.<br />
Kandahar, gente tosta che aveva ( a quei tempi) un senso di ospitalità e di rispetto per cultura e tradizioni millenarie. Per un viaggiatore non c’erano mai problemi e si poteva anche fare a meno di regole. Ho cercato, vedendo che per noi tutto era più facile, di attenermi, almeno, al rispetto ed alla educazione. Forse qualche volta non ci sono riuscito…<br />
Vabbè: caos e casino, stradette ad intuito, case fatiscenti, qualche Ziguli’ ( Fiat 124 di costruzione sovietica), camions scassati con il muso tipo da cartone animato, riksciò a tre ruote, carrette trainate da uomini, asini, capre, barbe e turbanti , galline, cani e biciclette.<br />
Il bazar è un dedalo di viuzze in terra battuta. Giravo tra canestri, cesti di paglia, spezie, frutta, vestiti di tutti i colori usciti dalle concerie, artigiani del cuoio, della pelle, del rame, tappeti, sart , venditrici da… National Geographic.<br />
Volevo comprare un giaccone afgano (per il freddo delle montagne che mi aspettavano), ma mi occupava troppo posto rispetto alla mia giacca a vento Timberland.<br />
Resto a Kandahar 2 giorni e riparto. Al primo rifornimento fuori città mi mettono la benzina con una pompa a trazione “umana” , messa la pistola nel serbatoio pompava dalla colonnina a mano perchè non c’era elettricità.</strong></p>
<p><strong>Lunga traversata del deserto afgano nella “International Road”. Poi aumentano le poche automobili in circolazione, gli autobus, le casette ai bordi della via. Ancora strade tortuose, piccoli borghi, capanne di paglia ai lati del fiume ed ecco siamo arrivati. Kabul, è in mezzo ad una pianura ed a nord ovest sulle colline. Il fiume omonimo la divide in due. Il traffico è caotico e per me, che non c’ero più abituato, inusuale. I dromedari si inseriscono tra i veicoli. Dentro la città il tempo è scivolato via. Uomini in turbante, donne con vestiti colorati, capre, architetture di gente, merci e vecchi mestieri. Indoeuropei mescolati con le stirpi mongole. Suoni odori, colori. Kabul alle porte dell’Oriente.</strong></p>
<p><strong>Vado nel quartiere Shar-e-Naw, mi sembra un luogo internazionale come alcuni quartieri di Roma, New York o Londra. Vado nella mitica Chiken Street, lungo corteo di freak, alloggio al Peace Hotel assieme a sballati di tutto il mondo, poeti, artisti, e fumo delle montagne.</strong></p>
<p><strong>Un giorno mentre bighellonavo incontro Francesca ( una ragazza che abitava nel mio stesso palazzo, al piano di sopra, a Roma ), la conosco da quando era piccola. Lei ed il suo ragazzo sono stati imbrogliati da un change money di stanza davanti alla Steak House ( se compravi la bistecca avevi la minestra in omaggio). Vado al Peace a raccattare un amico italiano che avevo conosciuto a Teheran, é un giovanotto di Varese grande e grosso , scappato ( a suo dire) dall’Italia per motivi inerenti la politica ( di destra, mi pare). E’ pieno di tatuaggi ( quelli veri, la moda doveva ancora arrivare) ed ha un passaporto italiano non proprio perfettto. Mi è rimasto impresso che ci aveva appiccicato anche il bollino “galletto nero” del Chianti classico oltre a francobolli italiani per cartolina. La sera alle sei è già buio ( a Kabul si andava a letto presto). Aspettiamo il tizio che aveva solato la mia amica, davanti la Steak House, per farci ridare i soldi. Quando arriva, il varesino non mi da nemmeno il tempo di parlare e gli ammolla un cazzottone, gli strappa il borsello dalle mani, prende solo i soldi che aveva rubato a Francesca e getta per terra tutto il resto, in mezzo alla gente che osservava muta e stupita. Grandioso, nessuno ha detto niente, nemmeno lo sfigato con l’occhio nero. Alla Steak House siamo sempre tornati a testa altissima, abbiamo acquisito dei punti, gli Italiani…eccetera, eccetera.</strong></p>
<p><strong>Adesso Bamyan e Bandiamir. Devo salire sulla montagna, Bamyam è a 2500 metri di altezza , Bandiamir a 3000 metri. Avevo messo un cartello nei vari alberghi di Shar-e-Naw per trovare qualche motociclista interessato alla cosa. Siamo in tre equipaggi, un inglese di nome Jack con una Norton e la fidanzata Annie ed Antonio uno spagnolo che aveva affittato una robusta moto di fabricazione russa. Nel giardino del Peace Hotel con un chilum che itera in loop e sotto l’alta supervisione e consiglio del baba dell’ hotel abbiamo fatto il piano di viaggio ed i necessari preparativi. Qualche cibaria, due piccole canadesi prestatoci dal baba, bottiglie di acqua minerale, qualche birra, taniche di benzina, eccetera. Il vespino, ovviamente, era esentato dal caricare alcun che. Dimenticavo che con me sulla Vespa avevo una navigatrice Amelie, cazzutissima francese che viaggiava da sola. Ce la farà la Vespa a salire su quei tornati di montagna fino a 3000 metri in due? Ma si mi rispondevo, siamo tutti e due magri…Confesso che quando a Shar-e-Naw si è sparsa la voce che tre sbroccati volevano salire a Bandiamir con due moto ed una Vespa molte sono state le persone che si offrivano di pagare per partecipare alla scalata . Lo spagnolo non ha voluto caricare nessuno, gli inglesi erano già in due e per la Vespa è uscito il numero di Amelie. Partiamo la mattina presto, che ci vuole per fare 200 chilometri fino a Bamyam? Adesso lo so, ci metteremo 10 ore con una sosta per la notte, meno male che avevamo le canadesi del Peace Hotel.</strong></p>
<p><a href="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/desert.jpg"><strong><img class="alignnone size-full wp-image-18" src="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/desert.jpg" alt="" /></strong></a></p>
<p><strong>Seguiamo il percorso del fiume Bamyan, solo tende di pelle montone, capre,cavalli e file di pioppi. Bamyan, la vallata è stupefacente, è circondata dalle sue alte montagne, oltre la colline si vede l’Indu Kush innevvato. Intenso ricordo sono i Buddha di Bamyan, enormi statue scolpite nella roccia. Shir Sal e Shir Mama (madre) erano chiamate dagli abitanti, i quali lasciavano stare il buddismo e li identificavano come una coppia di sposi discendenti degli antichi re della valle i Shir, appunto. Per un attimo dirò cose che tutti sanno, la statua più grande è alta 54 metri, ed una serie di gallerie e passagi portano all’altezza della testa. Io non ci sono andato, troppo faticoso, lo spagnolo è tornato senza respiro. A 100 metri circa c’è l’altra con dentro salette, gallerie ed affreschi. La parete di roccia è piena di buchi, passaggi, grotte, sede di conventi ed eremiti. I due immensi Buddha hanno resistito a guerre, lotte, a Gengis Kan ed ai Sassanidi, ad Arabi, ai seguaci di Zoroastro e dell’Islam. Tutti sapete la misera fine che hanno fatto non molto tempo fa.<br />
Il sole incendia la grande Falesia di roccia ed illumina i Buddha nelle loro alcove di roccia risalenti a 2000 anni fa. La gente del posto vestita di stracci, di zucchetti con specchietti e di stole ricamate non conosceva (ancora) il turismo.</strong></p>
<p><strong>Il giorno dovevamo fermarci ad ogni sorgente o ruscelletto che</strong> <strong>incontravamo per raffreddare i motori, la notte , invece, faceva freddo. Lasciate le nostre canadesi, siamo andati nell’unico piccolissimo albergo di Bamyan con le stanze di legno ed il fuoco, ricordo che aveva una stanza matrimoniale e due singole, unici ospiti.Per arrivare ai 3000 metri di Bandiamir dobbiamo salire ancora 500 metri e percorrere circa 75 chilometri. Più si sale e più la Vespa ansima e arranca. Il classico affannamento del due tempi dovuto alla pressione atmosferica legata all’altezza. Ci fermiamo davanti ad un ruscelletto. Provo a cambiare gettaggio e polverizzatore per trovare un miglior rapporto stechiometrico, insomma di carburazione.<br />
Il problema, come è noto è anche quello della densità dell’aria (aumento o diminuzione) che creano miscela magra o grassa. In più la Vespa è quasi surriscaldata. Visto che, da questi parti, siamo in argomento carburare è difficile come fumarsi uno spinello, poco ossigeno.<br />
Pare che vada meglio e ripartiamo. Due ore e mezza per fare 75 chilometri, siamo a Bandiamir (Diga del Re). Distese di acqua e dirupi color rosa. Ci sono 5 laghi che si alimentano a vicenda. I due più grandi Haibat e Zultiqan sono profondi circa 80 metri e vengono riforniti da sorgenti sotteranee.<br />
L’aria è rarefatta e pungente. Spettacolo, laghi, tanti cavalli, aria nitida, luce bianca e acqua color turchese. In uno dei laghi un tedesco acquatico faceva il bagno nell’acqua gelida. Nulla, solo una grossa tenda con cuscini e tappeti con annessa capanna di legno e paglia che facevano da albergo e ristorante per i viandanti. Si potevano affittare i cavalli , io ho preso quello che mi sembrava più mansueto ed evitavo di fargli prendere il galoppo, Amelie, invece, ci ha lasciati di gran carriera e l’abbiamo rivista<br />
due ore dopo.</strong></p>
<p><strong>Inserisco una cartolina  che ho spedito ai miei al tempo di questo viaggio.</strong></p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong></strong><a href="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/cartolina_bandiamir_189.jpg"><strong><img class="alignnone size-full wp-image-49" src="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/cartolina_bandiamir_189.jpg" alt="" width="460" height="345" /></strong></a></p>
<p><strong></strong></p>
<p><a href="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/cart_bandiamir_172.jpg"><strong><img class="alignnone size-full wp-image-82" src="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/cart_bandiamir_172.jpg" alt="" width="460" height="345" /></strong></a></p>
<p><strong></strong></p>
<p><a href="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/cara4.jpg"><strong></strong></a></p>
<p><strong>Siamo tornati al Peace Hotel ed il baba ha organizzato un festeggiamento, a numero chiuso, nella sala ristorante: si mangia, si beve, si suona il tambur ( il sitar afgano) e si fuma. La coreografia è fatta di canne e chilum , però ho visto pure lo zucchero marrone scaldato sulla stagnola e tirato caldo con una moneta arrotolata. Novità del viaggio a Bandiamir: Antonio ha svalvolato la sua Ural M-67 a cento chilometri da Kabul ed è tornato con un camion di meloni; Amelie continua con me fino in Pakistan (poi si vedrà). Finalmente un vero letto, dalla finestra della camera d’albergo Amelie ed io guardiamo il film di Chicken Street, il suo andirivieni, personaggi, donne da cartolina, panetterie , hippies, negozi e proprietari con ampi sorrisi sotto il turbante al passaggio di un occidentale. Fra pochi giorni si parte, già penso di comprare un po’ di rupie indiane a borsa nera ( qui è conveniente ).<br />
Andiamo al mercato , bancarelle di frutta, e verdura, uova e galline, giocolieri , saltimbanchi, tavolini di carne, si frigge il pesce, thé, uvette varie, samovar, lattonieri, scommesse sui galletti uncinati, ferri da dentista , scorpioni o cose simili erano venduti come medicine. Nella calca di gente un venditore si becca uno sganassone da Amelie perchè le aveva toccato il culo. Quello è diventato a rosso e ci mettiamo tutti a ridere. Abbiamo preso pure le indian rupees. Altro contrabbando che si aggiunge ai turchesi di Mashad. A proposito di quest’ultimi, visto che li avevo nascosti sotto il carburatore della Vespa ( per la dogana), quando li ho ripresi il sacchetto era zuppo e puzzavano di benzina. Vedremo in seguito come andrà a finire.</strong></p>
<p><strong>Me ne vado passaggiando tranquillo in questo bazar continuo che è Kabul, tutto è per strada, carne appesa, uccelli chiusi nelle gabbie, calzolai e gommisti, colori sgargianti. Vedo un ragazzo sporco di fango e con i vestiti laceri che trascina , legato ad una catenella, un piccolo animale. La bestiola selvatica non prova nemmeno a tirarsi su e, tirata per il collo, si lascia (appunto) trascinare per la strada. La sofferenza dell’animale mi mette tristezza e fermo il ragazzino dandogli due caramelle. Vedo che è una specie di piccola volpe alta circa 30 centimetri con la coda e le orecchie lunghe. Cazzo è un fennec, la volpe del deserto. Le orecchie grosse fanno da radiatore per disperdere il calore e le zampe sono coperte di pelo per proteggersi dalla sabbia infuocata. Pare sia un animale carnivoro che trova l’acqua che gli serve nel cibo. Il pelo lo protegge dalla luce eccessiva e conserva il calore per il freddo della notte nel deserto. Sharif è un ragazzetto vispo con gli occhi vivaci. Gli do pochi afganis meno di mezzo dollaro e, pensando di liberare il fennec dalla sofferenza, me lo compro. L’animale è docile, però non vuol camminare legato alla catena (un vero animale selvatico ) e si lascia solo trascinare. Mi convingo a prenderlo in braccio e lo porto com me al Peace Hotel.<br />
Lo lego con la sua catenella ad un albero ombroso del giardino. Visto che è una volpe del deserto il suo nome sarà Rommel. La permanenza di Rommel nel giardino del Peace Hotel è durata circa quindici giorni, tutti l’hanno adottato e gli davano da bere e da mangiare carne e frutta. I freacs e gli hippies gli parlavano e lo accarezzavano, lo avevano eletto a mascotte. Il giorno riposava all’ombra o si crogiolava al sole, la sera era al riparo. Tornato da Bandiamir, Rommel era ancora al suo posto felice e beato tra freacs e viaggiatori che la sera, radunati in giardino, fumavano e suonavano il sitar. Che pacchia, una vera lussuosa vacanza per lui.<br />
Noi dobbiamo andare avanti per la nostra strada, è tempo di riportare Rommel a casa sua. Il sole è già tramontato, c’è calma in giro. Accendo la Vespa e salgo insieme ad Amelie con il fennec in braccio; dobbiamo fare circa quindici chilometri per arrivare al deserto fuori Kabul. Eccolo, brullo, sassoso, aspro. La notte sta scendendo sotto un incomparabile cielo stellato, non scalfito da luce artificiale, che squarcia l’oscurità. Spengo la Vespa sul ciglio della strada e scendiamo ai bordi del deserto. Amelie stringe tra le braccia il fennec, lo posa in terra. La bestia è immobile, lo fissiamo con lo sguardo e lui si sente osservato. Per un tempo che ci è sembrato lunghissimo guarda , immobile, il deserto e guarda noi. Poi, un lampo di sguardo interrogativo dai suoi occhi e come un fulmine, sotto il bagliore delle stelle, si è tuffato nella notte. Addio Rommel!</strong></p>
<p><strong>Tralascio Mazar-I-Sharif , verso il confine con la Russia. Città di polvere, sabbia, mercati, moschee e… del miglior afgano di sempre. Nella moschea principale pare sia sepolto Ali il cugino ( o cognato?) di Maometto. Tra l’altro ricordo che in Persia è veneratissimo dagli sciiti, un po’ fanatici.<br />
Allora si va ad attraversare il mitico Kyber Pass in direzione di Peshawar. Un pittore del Peace Hotel ha dipinto un Tao sul fianco della vespetta, spero sia benaugurante, dovrebbe rappresentare l’universo, l’armonia ma anche la via e il sentiero. Quale migliore decorazione allora? Devo o non devo andare all’Eden?</strong></p>
<p><strong><br />
Alle sette di mattina fa freddo (e siamo ad Agosto), la vespa sbuffa, spernacchia e parte. Arriviamo alla frontiera afgana in scioltezza. Non ci dovrebbero essere problemi per le rupie indiane e nemmeno per i turchesi ben custoditi da Amelie. Il problema saranno i controlli indiani. Ormai abbiamo fatto il callo ai Border e ci diamo arie da grandi viaggiatori. Gironzoliamo un po’ in giro, mangiamo, vediamo la molteplice umanità che va e che viene.<br />
Tutto mi fa provare grande emozione, nel volto delle persone si vedono inquetudini, tristezze, ma anche maestà insieme a forza e dolcezza. Anche se Amelie ha infilato diverse volte la sigaretta dentro le boccette dei venditori di &#8220;olio&#8221; abbiamo conservato l’autocontrollo e la vespa, ad ali aperte, ha passato la frontiera. Percorse le venti miglia della “terra di nessuno”, Jalabad, poi il Kyber Pass .<br />
Attraversiamo il Kyber Pass, è una catena di monti che separa l’Afganistan dal Pakistan, le viste sono scenografiche. La vespa ed il suo equipaggio si inerpicano ai fianchi della montagna in una strada tortuosa di circa 50 chilometri (Tonkan-Peshawar) attraverso la catena dell’ Hindu Kush. Il punto più stretto non è più di tre metri. Quando si incontrano pulmann o camion, ma anche automobili, qualcuno deve tornare indietro a retromarcia per trovare un posto e far passare l’altro. Roba da brividi per chi non è abituato. Sotto meravigliosi e raccapriccianti baratri da mille metri, si vede la stradina piccola piccola dall’alto… Guai alla minima distrazione. Purtroppo qualche vestigia si vede. Scendiamo di sera tardi con al massimo una siringa di benzina.</strong></p>
<p><a href="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/mappa-afganistan.jpg"><strong><img class="alignnone size-full wp-image-86" src="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/mappa-afganistan.jpg" alt="" width="460" height="492" /></strong></a></p>
<p><strong><em><span style="color:#ff0000;">Pakistan</span></em></strong></p>
<p><strong>Abbiamo “passato” il Kyber, siamo abbastanza tramortiti. La strada non finiva mai, l’attenzione doveva essere massima, sempre attenti alle segnalazioni sonore prima delle curve (cieche). Fumo proibito. Abbiamo bucato e riparato la gomma (con tip top) e mangiato con i passeggeri di un pulman colorato in modo psichedelico fermo in uno slargo (si fa per dire). La Vespa si appanna, tossisce e si ferma. E’ finita la benzina! Come dicevo sopra la “siringa” ha esalato l’ultima goccia. Vabbè, è una notte con mezzaluna pachistana contornata da tante stelle. Sono le dieci di sera e non passa più nessuno, i pochi veicoli in giro ci hanno salutato negli ultimi chilometri di discesa. La temperatura scende. Che fare? Bisogna passare la notte qui, forse accendere un fuoco ed aspettare la mattina per rimediare un po’ di benzina. Certo che un po’ di paranoia ci cattura, da soli in mezzo al nulla e di notte.</strong></p>
<p><strong>Vedendomi preoccupato Amelie mi abbraccia, già mi sento meglio. Potenza della femmine. Intanto due grossi fari in lontananza si avvicinano verso di noi.<br />
Restiamo impassibili (ed ammutoliti) sul ciglio della strada, Amelie è seduta sopra la vespa con una sigaretta accesa. E’ una jeep con tre persone a bordo, sono Pukhtum un’etnia “guerriera” che vive tra l’Afganistan del sud e la parte nord ovest del Pakistan. Uno di loro, in spalla, ha un vistoso mitragliatore. I ricordi sono un po’ velati dal tempo passato ma hanno capito presto che eravamo in panne ( o in brache di tela?) causa benzina. Sembrano tranquilli e curiosi, facciamo un giro di sigarette ed Amalie presta la cuffia del walkman ad uno di loro ( Pink Floyd?) In breve veniamo invitati a salire sulla jeep, la Vespa viene ancorata dietro. Noi ringraziamo… Tra parole, risate e discorsi ad alta voce che non comprendiamo la jeep lascia la strada principale e si insinua par sterrati in mezzo al deserto. Che succede? Stiamo scomparendo? L’agitazione non manca. Si entra in un villaggio di casette di legno, fango e sassi fortificato da un muro di cinta, è una specie di fortino. Ecco cosa erano quelle cinture bianche e marroni che ogni tanto si vedevano dall’alto.<br />
Ci portano in una stanza ( casa) più grande delle altre, ci sono diversi uomini seduti sui tappeti vicino al narghilè ed uno che sembra essere il capo. A quel punto c’era poco da fare e penso cosa provare a dire. In una frazione di secondo realizzo che certe volte è meglio andare incontro al pericolo che sfuggirlo. Mi faccio dare il passaporto ed i soldi da Amelie, ci metto sopra i miei assieme al mio di passaporto e porgo il tutto al capo del villaggio cercando di motivare che cosi’ mi sarei sentito più tranquillo avendo piena fiducia in lui. Amelie, intanto ringraziava per l’aiuto e l’ospitalità con sorrisi ed un mix di anglo-franco-afgano. Ci hanno fatto mangiare, dato un letto di paglia e la mattina dopo ci hanno accompagnato a Peshawar con la vespa ancora legata sulla jeep. Ci siamo sdebitati con abbracci, strette di mano e 4/5 cassette di musica pop. Quando passavano a Peshawar con mitra e bandoliere, tutti cedevano il passo e si spostavano, i pochi poliziotti pachistani ( con le loro divise di fantasia, mai una intera, chi aveva una cosa chi un’altra) si dileguavano all’istante. Le tre regole (sacre) di quell’etnia, che non riconosceva nè l’influenza del governo afgano nè quella del governo pachistano, sono: ospitalità, vendetta e diritto d’asilo. Con noi, la prima, è stata ampiamente documentata. “O tempora o mores!”</strong></p>
<p><strong>Peshawar è una città affascinante, tutto gira intorno a Chawk Yadgar, la piazza principale, il clima è di tipo monsonico, a volte piove in modo violento. Nella parte nord occidentale si vede la catena dell’ Indu Kush e poi il Karakoran e l ‘Himalaya.<br />
Attraverso la lente dei ricordi vedo immagini di donne, bambini, uomini, paesaggi, mercati, lana, coperte, tappeti, bellezza e dignità di gente semplice. I ricordi (di questo viaggio) resteranno impressi nella carta della memoria. La strada principale di Peshawar, oltre ai negozi, bazar e bugigattoli (che vendono di tutto dalla frutta alle vecchie armi da fuoco) è una lunga teoria di farmacie, ce ne sono tantissime, una dietro l’altra con il banco sulla strada ed il registratore di cassa. Fanno, anche, da change money e vendono le pastiglie di morfina della tedesca Merck ( 33milligrammi dette, appunto, Peshawar). I junkies attopati nei vari alberghi le squagliano nell’acqua… Ne hanno bisogno ed allora restano vicini…alla fonte.<br />
Vabbè, ma queste non sono cose che ci riguardano.</strong></p>
<p><strong>Troviamo alloggio nel leggendario Rainbow Hotel ( già ne ha parlato Jack Kerouac ). Per arrivarci  bisogna attraversare un grande sfasciacarrozze e rottamazioni varie, gli scarichi di olio esausto a terra formano pozze e pozzanghere, gli effluvi si sentono dalle finestre. All’ingresso dell’Hotel ci sono ancora gli affreschi ed i disegni di Ginsberg. Pare che quasi tutti i poeti della beat generation americana abbiano alloggiato qui. Insomma, un posto storico come il Crown di Old Delhi. Prendiamo una stanza al quinto piano ( senza ascensore, ovviamente, ma le camere sono migliori). Incredibile ma vero nella nostra stanza, appesa al muro, c’è una cassettina di legno con sportelletto di vetro: dentro un vaschetta con laccio emostatico, un antico siringone di vetro e metallo ed altro. Non ho parole, souvenir di tempi andati? Gli ospiti dell’Hotel sono viaggiatori, hippies americani, qualche medico pachistano e junkies. Facciamo amicizia con Sem (medico in viaggio per Istambul e per l’Europa) e con Josè. Josè è un incredibile junkie suddamericano, ospite fisso dell’albergo, che si procura i soldi facendo il tatuatore. Verso le sei di sera, quando il clima è più mite, scende lentamente dalla sua stanza e va al suo tavolo al ristorante. Fuori c’è già la fila di pachistani che vogliono un tatuaggio, il cameriere li fa entrare uno per volta. Quando Josè si stufa, fa un cenno con la mano e il cameriere li caccia tutti via. Una volta siamo andati nella sua stanza, Amelie voleva un tatuaggio. Erano le 10 di mattina ed aveva già scarabocchiato 6/7 crocette sulla parete del letto… Ho pensato che se si vuole morire è meglio farlo come Josè, vicino alla fonte, nella pace e tranquillità di un albergo di Peshawar . Molto meglio delle squallide storie e dei sordidi cessi di periferia di cui abbiamo letto tante volte.<br />
Amelie è contenta del suo nuovo tatuaggio, Josè è veramente bravo ed ha una serie di bottigliette di bellissimi colori naturali. Personalmente ero, resto e continuo ad essere non tatuato.</strong></p>
<p><strong>Saluti al Rainbow, un tè verde al National ( altro hotel storico) e continuiamo la nostra pista. Amelie si è messa il vestito afgano antico che avevo comprato ad Herat, è coloratissima e bella. Le strade sono piene di uomini e donne che svolgono il loro lavoro, questa piccola vespa che sguizza nel traffico formicolante è quasi un’attrazione. Bisogna stare attenti, i pachistani con i veicoli a motore sono un po’ pazzi e sembra che stiano sempre perdendo il controllo dei loro mezzi. Dopo circa mezz’ora dentro quella colorata folle folla molliamo le ancore per Rawalpindi e poi Lahore. Dopo Peshawar, da sud-sud est ci dirigiamo, repentinamente, verso sud-sud; in una manciata di chilometri la temperatura cambia in un modo inimmagginabile, il caldo è opprimente, soffocante e sembra di respirare attraverso uno straccio bagnato. All’ inizio la tensione è forte, poi ci si abitua. Ci fermiamo, Amelie si toglie il vestito afgano e si mette il pigiama di cotone arrotolato sulle gambe, io mi tolgo la camicia e resto con i bermuda, anche le ciabatte ho appeso al gancio della sella. Amelie, quando si toglie la maglietta, non ha un abbigliamento propiamente “islamico”.<br />
Rawalpindi e poi Lahore, continua il nostro viaggio nel passato, tradizioni e modi di essere immutate nei tempi. Viaggio di consapevolezza (e fuori dagli schemi) che aumenta con l’aumentare dei giri delle ruote della vespa. Lungo la via, autobus scassati, bufali, capre, popolo ospitale, mercati di armi e di oppio. La vespa, come una fantastica barca a vela cavalca le onde, cavalca la strada verso continue occasioni in un paese ( il Pakistan) davvero magico. Impressione di essere catapultati altrove e dentro noi stessi.</strong></p>
<p><a href="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/donne1.jpg"><strong><img class="alignnone size-full wp-image-52" src="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/donne1.jpg" alt="" width="460" height="301" /></strong></a></p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong>Il caldo e le sollecitazioni stradali mettono a dura prova la vespa, ma si dimostra sempre versatile nelle strade di montagna o in quelle dissestate. Il motore regge ed è arrivato in India con pochissime riparazioni ( mirabile la “fabbricazione” del collettore di scarico da parte di un artigiano saldatore, ha fatto il calco e l’ha costruito). Qualche piccola ammaccatura dovuta a piccole collisioni.</strong></p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong></strong></p>
<p><a href="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/mappa.gif"><strong><img class="alignnone size-full wp-image-54" src="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/mappa.gif" alt="" width="329" height="351" /></strong></a></p>
<p><strong>Nell’ hotel di Lahore abbiamo ritrovato gli hippies del Magic Bus che tornavano indietro. C’erano quasi tutti, baci, abbracci ed i complimenti di prammatica a noi ed alla vespa. Racconti, consigli e risate, specialmente quando gli ho raccontato che in Pachistan mi volevano comprare Amelie. Lei ha risposto, tra il serio ed il faceto, che stavo per farlo…<br />
Eccoci alla frontiera pachistana -indiana a Wagah. I controlli doganali in uscita dal Pakistan non sono accurati e passiamo facile, altra cosa sarà in quella indiana. </strong></p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong><em><span style="color:#ff0000;">India</span></em></strong></p>
<p><strong>Attraversiamo il miglio della “terra di nessuno”, gli altoparlanti mandano preghiere e letture del Corano da una parte e musica indiana dall’altra. Si entra attraverso un grande arco con sopra scritta una sola parola: INDIA. La frontiera è enorme, è un immenso teatro di archi, case, edifici e terrazze. Un grosso cartello dice più o meno: Benvenuti in India, la più grande democrazia del mondo. Canali d’acqua corrono lungo il ciglio delle strade, famiglie che fanno pic-nic, bambini, schizzi di fango, uomini al lavoro, donne velate, sari. Camions ed elefanti. Mi fanno impressione due file parallele, di circa cento metri l’una, di uomini immobili, seminudi e miserabili che si passono l’un l’altro cose che devono essere caricate e scaricate da camions o trainate da elefanti. Visione che mi ha profondamente rattristato. Questo in breve l’impatto.</strong></p>
<p><strong>Ed ora veniamo a noi, il vostro scrivano ed Amelie. Faccio una piccolissima digressione (o premessa ?) che può essere utile per comprendere il grado di severità dei controlli indiani al tempo di cui parlo. Dunque, in un famosissimo (a quel tempo) book di viaggio, il mitico e mai eguagliato “Viaggio all’Eden “( vero vademecum scritto da chi veramente aveva visto quello che scriveva) c’era scritto che alla frontiera indiana c’era una donna ( non tutti i giorni) che solo guardandoti negli occhi capiva se avevi qualcosa da nacondere. In questo caso faceva controllare al “microscopio” il tuo bagaglio e ti portava in una stanza dove uno o due impiegati ti facevono spogliare (letteralmente) nudo per un controllo corporale. A Roma, chi c’era stato diceva che era vero quanto scritto e che quella donna non sbagliava mai. Forse oggi non ci sarà, speravo. Vi ricordate dei turchesi e delle rupie indiane, vero? Fine della premessa.<br />
In un certo senso noi eravamo privilegiati perchè non siamo entrati con gli autobus (super controllati quando si scende) od in macchina costretta alla fila. Con la vespetta non ci siamo fermati come le macchine e ce ne siamo andati, per conto nostro in mezzo a quella bolgia infernale, di gente, cose, animali, lavori. Avevo più o meno un piano e l’ho messo in atto, con la vespa a passo d’uomo Amelie ha posato in terra, con non chalance, un umile sacco rappezzato con stoffe afgane contenente oltre un po’ di panni sporchi anche le rupie indiane e gli 80 turchesi di Mashad. In mezzo a quel casino di cose e stracci faceva parte della coreografia e non dava assolutamente all’occhio. Poi, male che va… è sempre meglio di venire “arrestati” o respinti. Parcheggiamo la vespa, con (esteriore) tranquillità proprio davanti alla dogana ed entriamo negli uffici.</strong></p>
<p><strong>Siamo dentro il grosso stanzone del controllo passaporti, ci mettiamo nella fila degli stranieri per il controllo dei documenti, visto di ingresso, patente internazionale, vaccinazioni ed altro. Le formalità doganali sono complesse, un sacco di timbri, tanta gente, confusione, tutti parlano ad alta voce. Amelie è un paio di persone davanti a me, controlli lentissimi, burocrazia ed odore dell’India. Ad un certo punto si “materializza ” una donna con un sari colorato. Cazzarola, è lei, ha uno sguardo magnetico e mi scruta con occhi scuri ed interrogativi. Il modo di fare è calmo e regale, ha forza ma non foga, le mani sottili ed una grossa medaglia. Lo sguardo trionfante è quasi trasfigurato mentre gli occhi brilano. How are You ? Molte domande. Da dove vieni? La donna col sari mi scruta mentre rispondo, l’umidità è soffocante e mi sento dentro un film.<br />
Hai rupie indiane? Droga? No, solo dollari americani ed una moto con carnet de passage, rispondo. Ma evidentemente il raggio di quegli occhi fiammeggianti penetra in modo fulminante e beffardo. Una parvenza di sorriso ed eccomi sistemato: devo entrare nella stanza della perquisizione. Due uomini, aprono tutto il mio bagaglio e controllano tutto. Ora devono perquisire il mio corpo, mi devo spogliare. Nei Levi’s ( rimessi per la dogana) salta fuori un pezzetto di fumo. Hai solo questo? Si certo, è rimasto in tasca per caso. Sorridono, non gli importa niente e lo rimettono nel taschino . Devono perquisire il mio corpo, apri e chiudi le gambe, eccetera . Esco dalla stanza, la donna è seduta (al timone?), la sua luce diventa parola, il gesto è ieratico, posso scendere (dalla prua?) ed andare. Fuori Amelie aveva aggiunto il sacco “afgano” al suo bagaglio.<br />
Una fila di case di mattoni seccati al sole ci accompagnano verso l’ingresso in India.</strong></p>
<p><strong>Eccoci ad Amritsar, la prima città indiana di una certa importanza. Si sente subito la differenza tra la gravità e la disciplina islamico-pachiistana ed il liberismo laico di Amritsar. Qui musulmani ed indù vivono felicemente insieme. M Amritsar non è ( come religione ) nè indù nè musulmana.E’ una città Sikh (65% della popolazione). C’è un dio per tutti, ricchi e poveri, senza casta, senza gerarchie, idoli od icone. E’ città pragmatica. Ci dirigiamo verso il Golden Temple in mezzo all’anarchia delle strade: auto indiavolate, cani zoppi, biciclette e rickshaw, scooter con intere famiglie a bordo. Il gruppo di edifici che raccoglie il Golden Temple è chiamato Gurudwara ( gateway per il Guru). Domina tutta Amritsar con il suo tetto a cupole, le facciate, le balconate e gli stucchi bianchi. Intorno un tappeto inestricabile di bancarelle, negozi, cartelloni e marciapiedi affollati. La vespa deve stare attenta e fare un vero slalom per non collassare in mezzo a vacche e vitelli, processioni e matrimoni. Fermiamo la vespa, diamo una rupia a due ragazzini, si siedono sulla sella e giocano ridendo, forse gli daranno uno sguardo. Ci danno una sciarpa ( per i non Sikh), ci togliamo scarpe e calze e passiamo attraverso una piscina ( bisogna lavarsi i piedi). Il calore è eccessivo, i preparativi per entrare e la grande folla rendono la cosa snervante. Ma quando si entra la vista compensa il disagio. Il Golden Temple ( Tempio di Dio, per i sikh) sembra una nave svavillante al centro di una enorme distesa d’acqua. Sembra molto diverso da altri edifici o chiese. Non si sale verso un altare, le scale del G.T. portano, invece, verso il basso, verso il luogo santo. Un modo per avvicinarsi con umiltà? Un uomo, con il turbante, la barba ed un bracciale da sikh, ci accultura dicendo che siamo tutti uguali e dobbiamo imparare a rispettare gli altri. La sua religione, ci informa, rifiuta ogni idolatria.</strong></p>
<p><strong>Usciamo, i ragazzini sono ancora sulla vespa, Amelie gli regala due sue magliettine ( una con la lingua dei Rolling Stones). Ritorniamo in noi e continuiamo la strada per Delhi. Prima un viale di eucalipti, poi verde, campi di riso e di orzo e parecchi bovini e capre. Ad un certo punto, c’è un’interruzione. Superiamo “agili” la fila ed arriviamo all’ingorgo. Trattasi di posto di blocco, un controllo di polizia. Ci avviciniamo a passo d’uomo, salutiamo, non ci fermiamo e prima che realizzino siamo già passati. Amelie si gira con le mani giunte all’altezza della fronte.<br />
Durante una pausa, per far respirare la vespa e bagnarla ad una fontana, ci viene incontro una famiglia, ci guarda e ci saluta. Amelie da delle caramelle ai bimbetti ed io offro una delle mie ultime Marlboro pachistane all’uomo. Ci versano del tè nero da un termos di plastica, io lo bevo, per la cacarella c’è sempre tempo.<br />
Rifletto che qualsiasi grado di sentimento umano è in intima relazione con quello più alto e quello più basso, tocca alla nostra logica e sensibilità (come dice Eliot) adattarli.<br />
Dopo questa osservazione mi rollo una canna pensando al viaggio che si sta espandendo.</strong></p>
<p><strong>Ludhiara, Karmal e finalmente Delhi. La nostra direzione è il mitico Crown Hotel a Old Delhi, vicino alla stazione ferroviaria. La vespa ha la frizione incollata, ma siamo arrivati, ci penseremo domani. La prima immagine di Old Delhi è di grande degrado ambientale, rumori di clacson, traffico assordante, mare di folla brulicante, vicoli caotici , odori di ogni tipo, incantatori di serpenti, odori di cibi speziati e piccanti, incensi, bestiame, asini e carretti, grida, gesti, urina. La povertà è tanta. La polvere ed il sudore ci avvolge. Il cervello assorbe tutti i dettagli e la percezione sensoriale si stampa nella memoria. Tutto è sporco, scarichi e fumo nero, esalazioni. Il pomeriggio è molto caldo e non vediamo l’ora di trovare il Crown. Legioni di bambini mendicanti chiedono l’elemosina. Una coltre di smog ci sovrasta, un velo opaco offusca l’attenzione degli Dei. Ci fermiamo per chiedere informazioni e bere un succo di mango. Sconvolti, guru, baba chilom, donne con bambini in braccio si appellano al senso di pietà: baksheeh baba rupia chapatti. La povertà sino ad allora la vedevo solo in televisione e non via satellite (ancora non c’erano). Impressionante, sotto il peso della moltitudine, la compassione sembra sparita. Come dicono i Veda, un uomo può diventare un Dio ma non sfuggire alle regole delle caste.<br />
Non mi dilungherò più in tali descrizioni, tutti le conoscono e trentacinque anni fa erano molto peggio. E’ inutile dilatarle, questo resta il significato.<br />
Troviamo Chandni Chowk, strada pricipale di un vecchio quartiere, ecco il Crown Hotel…</strong></p>
<p><strong>Ci distinguiamo un po’ dai soliti clienti e ci danno una delle stanze migliori al terzo piano, sotto la terrazza. L’ hotel è il luogo preferito dai viaggiatori con pochi soldi, ci sono hippies e freacs, junkies francesi, drogati dall’aria spiritata e facce scandinave. Il Crown è fatiscente e sporco, una scala lunga e ripida sale i tre piani, stanze con lucchetti alle porte e molti tossici. Sulla terrazza è pieno di scimmie e si domina la città vecchia. Si vedono i templi indù e le moschee musulmane, i cavalli, i ricksciò e le molto rispettate mucche sacre. Nelle stanze del terzo piano c’è pure il ventilatore. Si va avanti a fumo, succhi di frutta nel ghiaccio, banane e tè al latte. L’atmosfera è magica e tutti sembrano alla ricerca di qualcosa. Il caldo è soffocante mentre in terrazza chiacchieriamo con un bel gruppo di hippies calforniani.<br />
Ogni tanto la polizia indiana irrompe nell’ albergo, il baba riesce spesso ad avvisare quei clienti che avendo qualcosa da nascondere lo vanno a fare in terrazza. Qualcuno, ad esempio, possiede un chilo di afgano che essendo” frizzantino” e meno pesante rispetto all’indiano, è molto richiesto. Una tola ( circa 13 gramm) costa un dollaro ( 9 rupie circa.). Con tale somma si può dormire in albergo e mangiare per un giorno. Nelle campagne fuori Herat un chilo si “fabbricava” in circa 4 ore e costava 20 dollari.</strong></p>
<p><strong><br />
Una scimmia ha rubato una camicia che Amelie che, assieme ad altri panni, aveva messo ad asciugare in terrazza. L’ho inseguita per i tetti ma nulla da fare, ha vinto lei e, in salvo, si burlava di me gridando e digrignando i denti. Ho conosciuto due torinesi, che avevo incontrato più avanti, sembravano per bene ed un po’ fighetti con i loro maglioncini di cachemire che la sera mettevano sulle spalle. Quando ho lasciato il Crown passavano tutto il tempo a cercarsi le vene . L’india come schiavitù.<br />
La vespa è stata riparata senza difficoltà, evviva l’estrattore universale. Ho ancora un pacco frizione di scorta. Al manager dell’albergo piacciono molto i miei turchesi persiani e vuole comprarli. Niente da fare, gliene regalo uno se mi accompagna in qualche gioielleria di Connougth place a New Delhi. Amelie si fa un giretto in Vespa e noi andiamo con un cazzillo a tre ruote a fare la trattativa.</strong></p>
<p><a href="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/hpim0055.jpg"><strong><img class="alignnone size-full wp-image-93" src="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/hpim0055.jpg" alt="" width="460" height="345" /></strong></a></p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong>Ci dirigiamo a Connaugth Place, la piazza più elegante di New Delhi. Al centro c’è una collinetta con sopra un bel bar all’aperto (ottimi i gelati in coppa di metallo e cialda croccante), ai lati negozi eleganti, banche, discoteche, la sede dell’Amex , etc. Tutto diverso da Chadni Chaws. In una strada che costeggia il lussuso Hotel Imperator entriamo in un atelier di creazioni di gioielli. L’ingresso è un’oasi di cuscini candele e musica. Ci riceve una donna con un sari coloratissimo, intorno commessi e nelle stanze accanto artigiani. In breve il mio amico del Crown dice che ho dei purissimi turchesi di Mashad che vorrei far stimare e forse vendere. La donna ci offre il tè con untuosi biscottini e comincia una lunga ed estenuante trattativa. Anche se i turchesi non sono tutti uguali si chiude in blocco a 9 dollari l’uno , 720 dollari. E’ una cifra, sono circa 450.000 del ‘74. Mi sento ricco.</strong></p>
<p><strong>Me ne vado a spasso per Delhi quando noto una persona che desta la mia attenzione, non mi sembra una dei soliti santoni di cui le strade sono piene. Gli abiti o meglio le vesti sono dimesse, è a piedi nudi ma ha una grande forza magnetica ed uno sguardo chiaro e perforante. Al suo passaggio, gli indiani gli cedono la strada ed accennano piccoli inchini e segni delle mani congiunte. Chi sarà questo Carneade? Sono curioso, mi sembra differente da tutti gli altri. Gli sorrido e lo saluto. Mi guarda e mi sembro trasparente, l’impressione è quella di vedermi dentro uno specchio. E’ gentile, mi sorride e cominciamo a camminare insieme. Parliamo e, anche se non capisco, comprendo quello che dice. Si ferma di fronte ad un venditore che, per terra, aveva del formaggio su delle foglie ( credo di eucalipto). Ne prende due pezzi, faccio il gesto di pagare ma mi stoppa con un segno della mano. Non paga. La cosa mi incuriosisce sempre di più ed andiamo avanti. Vedendolo scalzo gli do dei zoccoli olandesi che avevo nella sacca. Ci cammina un po’ ma gli fanno male ai piedi, li toglie e continua scalzo. Li regaliamo. Per strada prendiamo un mango squash (o come si dice) ed un caschetto di banane. Nessuno vuole soldi da lui. Stupefacente!<br />
Devo cambiare una banconota da 20 dollari, non ho nemmeno un paisa in tasca. Domenica le banche sono chiuse ed anche i Fruits (grosso mercato con buoni “tassi” di cambio). Lui sa come fare, andiamo a far cambiare la moneta all’ Hotel Imperator , al tempo il più elegante di Delhi, tutto rosa e oro. E’ proprio qui vicino. Entrando nessun problema (nonostante il mio modesto abbigliamento), ci aprono la porta con saluti e deferenza. Sicuramente non per me. Si siede su una poltrona e vado alla cassa a cambiare i 20 dollari. Finita l’operazione lo guardo per uscire. Niente da fare, mi invita a seguirlo nella sala ristorante del grande albergo. Provo a spiegare che con 20 dollari non ci daranno nemmeno un tè. Tempo perso, arrivano i camerieri, ci servono e mangiamo. A parte la mia parziale incoscenza qualcosa che non riesco a capire mi da lo stesso sicurezza. Ottimo pranzo e servizio di lusso. Forse avete già capito, anche qui, come dal formaggiaio e dal venditore di banane, non abbiamo pagato e siamo usciti con gli inchini . Il personaggio, ma l’ho scoperto qualche giorno più tardi era un famoso Sadhu di un monastero di Bombay, Un vescovo, un santo? Mi dice che per andare con lui devo mettermi un cerchietto al lobo sinistro dell’orecchio. Questa era l’India.<br />
Mercato di Chandni Chowk ( Old Delhi) ci fermiamo in un’officina all’aperto che lavora il ferro e vari metalli. Un uomo grande e grosso con una mazza picchia una specie di pentolone. Il sadhu gli dice due parole e lui, dopo aver riscaldato sul fuoco uno spillone, mi fora il lobo sinistro lasciando attaccato all’orecchio un nastrino di seta. Poi crea, con maestria, un cerchietto di argento con chiusura. Ecco, sono a posto con il mio orecchino.<br />
A pensarci ora, quando feci ritorno a casa con quell’orecchino tutti mi guardavano e mi additavano. La cosa ( per i maschi) era del tutto desueta. Ora lo portano tutti. Potenza delle mode. Ricordo che tornai d’estate ed i miei erano in villeggiatura, li raggiunsi a Rimini con questo orecchino. Mio padre tolse il saluto ad un coglione bauscia che si era permesso una battuta.</strong></p>
<p><strong>I gentilissimi lettori vogliano scusare se questo modo di raccontare è fatto di “tessere” ma sono sicuro che riunite insieme completeranno il mosaico del viaggio di cui si parla.</strong></p>
<p><strong>Ormai , anche Amelie conosce il Sadhu e spesso siamo in compagnia, a volte uscendo dall’Hotel lo troviamo che ci aspetta, comunque lo sappiamo subito perchè veniamo sempre avvertiti dal baba del Crown. Tutti li dentro conoscono la nostra amicizia, la leggerezza che sostiene  i suoi passi ed il cristallo impalpabile che lo circonda. La sua profonda solennità è fatta di pace, serenità e dolcezza. Anche lo sguardo più cupo si abbassa, sembra avvolto in una vibrazione di luce.<br />
Comincia a rifarmi male il dorso del piede ed avverto una leggera zoppia. Potrebbe tornare l’infezione, devo stare più attento. Un medico ci spalma sopra qualcosa, mi ordina di non camminare più con i sandali infradito e mettere una pomata ed un’altra cosa per un po’ di giorni. Meno male che c’è Amelie…<br />
Per la cronaca ho tempo per rimettere in sesto il vespino: grasso, olio, carburazione, serraggio , registrazioni, gomme e freni. Se non fosse un due tempi direi che la messa in fase è perfetta. Mi diverto , molti vengono a guardare la vespa a zampe all’aria mentre lavoro con tutti i ferri sparpagliati per terra, il recipiente della nafta e quello della benzina con il pennello dentro. Restano increduli ed il loro pensiero, in un attimo, abbraccia tutta la strada che ha percorso. Vera vespa feconda che ha partorito e divorato migliaia di chilometri.</strong></p>
<p><strong>Per festeggiare la vendita dei turchesi decidiamo di andare da Wimpy’s, è una catena bar/pub svizzera dove, dopo le 18, si può bere birra estera e liquori. Il locale ha l’aria condizionata ed è elegante, tavoli tondi e musica occidentale di sottofondo, atmosfera simpatica, vere sigarette che ti portano al tavolo con il pacchetto elegantemente aperto. Ricordo che il Wimpy a Coira in Svizzera usava lo stesso sistema per “vendere” le sigarette. I prezzi sono alti. Ci sono diversi bevitori professionisti e ragazzi e ragazze indiane di elevata classe sociale. Sembrano studenti universitari e le ragazze sono tutte belle. Amelie nel suo abitino nero da donna è molto elegante e curata . Mi sono fatto due zampironi mentre aspettavo che si preparasse. Comunque…très chic. Iniziamo con un paio di Tuborg e poi, appena entrati in “coppia”, sotto con i cocktail specialistici. Bella serata; leggermente squinternati, un mototaxi ci ha portato a Connaugth Place dove una sgargiante insegna, richiamandoci, ci ha fatto entrare in una discoteca.</strong></p>
<p><strong>Ad Old Delhi, nonostante lo sporco sembra di essere dentro un cerchio magico. Tutti anche i poveri, gli storpi ed i miserabili hanno uno sguardo sostanzialmente buono. L’impressione è quella del fatalismo.</strong></p>
<p><strong><br />
Il Sadhu deve tornare a Bombay e lo accompagniamo alla stazione. Quando è salito sul treno tre australiani rozzi, con cappellone tipo cowboys, che avevano occupato tutto lo scompartimento con borsoni e gambe stese sui sedili, prontamente si sono ricomposti e fatto spazio.<br />
Addio Sadhu alto e magro con i lunghi capelli annodati e l’aria dolce e distaccata! Dal finestrino ci saluta con gli occhi simili ad un lago immobile e profondo.<br />
Amelie ed io ci rechiamo al consolato nepalese per ritirare il visto, dovrebbe essere pronto. Poi continueremo il nostro cammino e la nostra avventura.</strong></p>
<p><strong></strong></p>
<p><a href="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/nepal.jpg"><strong><img class="alignnone size-full wp-image-120" src="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/nepal.jpg" alt="" width="460" height="345" /></strong></a></p>
<p><strong></strong></p>
<p><a href="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/hpim0182.jpg"><strong><img class="alignnone size-full wp-image-94" src="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/hpim0182.jpg" alt="" width="460" height="345" /></strong></a></p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong>Al tempo di cui si parla non esistevano le macchinette digitali e la mia Yashica era troppo ingombrante.<br />
La migliore fotografia, per me, resta quella che rimane impressa sulla pellicola della memoria ( finchè tiene ).<br />
Ne approfitto per invitare il lettore intelligente a considerare questo racconto per quello che è: una semplice striscia di vernice lasciata dal pennello di un pittore.<br />
Una breve testimonianza scritta usando il canale della disinvoltura e della semplicità. Una serie di emozioni e parole recuperate nello storage del ricordo ed unite da un sottile filo logico.</strong></p>
<p><strong>Il viaggio diventa una vera catarsi: Delhi, Mathura, Agra, Kampur, Hallahabad, Varanasi (Benares), Patna, Raxaul attraversando tutta la valle del Gange. Qui sono cadute in cielo le quattro gocce del nettare dell’immortalità rubato dall’Aquila Reale figlia di Indra.</strong></p>
<p><strong>Dopo circa 200 chilometri arriviamo ad Agra; la strada è molto trafficata ed ha il fondo rovinato a causa delle pioggie monsoniche. La regione cambia e si passa al verde tropicale e lussureggiante. Andiamo al Taj Mahal, uno dei monumenti più famosi al mondo. Al centro di una vasta pianura il mausoleo di marmo bianco è veramente colossale e fluttuante nell’aria. Veramente stupefacente. Fu fattto costruire dall’imperatore Shah Jahan in ricordo della moglie morta, Mumtaz Mahal. Pare che prima di morire lei gli disse: “In mia memoria quando non ci sarò più costruisci un mausoleo grande come il tuo amore per me”. In 22 anni fu costruito, appunto il Taj Mahal. Insomma è il monumento dedicato all’amore eterno.</strong></p>
<p><strong>Siamo a Varanasi (Benares), la città di Shiva sulle sponde del Gange. Antichissima, 500 A.C. E’ l’ombelico del mondo, bella e terribile. Caos, dedali di stradine, barcaioli, pregnanti odori di incenso, venditori ambulanti, miserabili, fiumana di gente, vacche immobili in mezzo alla strada, confusione, rickshaw sbilenchi, fogne a cielo aperto e liquami. Cremazione e cadaveri. Mosche ed insetti famelici mangiano il miele funebre rimasto attaccato agli stracci. Ovunque spettacoli mistici, luci, suoni.<br />
I pellegrini si bagnano nel Gange per purificare la loro anima. Chi muore nella città sacra di Benares sarà sottratto alla ruota delle rinascite e guadagnerà subito il paradiso. C’è chi si immerge, chi fa abluzioni, chi guarda immobile nel vuoto, chi lava i panni, chi fa yoga, i ragazzini giocano, e poi gli animali, vacche, cani, capre, asini. Scorre come in un film lo spettacolo della vita.<br />
L’acqua del grande fiume è di un colore scuro ed è inquinatissima perchè tutto raccoglie, sembra che sia sparito l’ossigeno.<br />
Per la cremazione i cadaveri vengono avvolti da sudari di vario colore (uomo, donna, vecchi) e messi sulla riva in attesa di un rogo libero. Dopo la cremazione le ceneri vengono sparse nelle acque.<br />
Solo i puri ( sadhu, bambini appena nati, donne gravide e, sembra strano, vittime del vaiolo e dei morsi di serpente) sono esentati dalle fiamme della cremazione. Vengono sepolti o buttati nel Gange con addosso una corona di fiori.<br />
Benares è veramente, come si dice, il cuore spirituale dell’India. Tutti i simboli dell’induismo sono rappresentati. L’amore carnale che hanno per questo fiume per me è inspiegabile.</strong></p>
<p><a href="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/hpim0183.jpg"><strong><img class="alignnone size-full wp-image-105" src="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/hpim0183.jpg" alt="" width="460" height="345" /></strong></a></p>
<p><strong>Amelie osserva attonita e, con gli occhi sgranati, scrive sul suo quaderno. Ce ne andiamo, l’ultima immagine sono i fumi tossici che si alzano nell’aria ed il cielo dove orbitano gli avvoltoi.</strong></p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong></strong><a href="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/sadhu1.jpg"><strong><img class="alignnone size-full wp-image-102" src="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/sadhu1.jpg" alt="" width="321" height="480" /></strong></a></p>
<p><strong></strong></p>
<p><a href="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/benares.jpg"><strong><img class="alignnone size-full wp-image-84" src="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/benares.jpg" alt="" width="460" height="310" /></strong></a></p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong>Lasciamo la sacralità del fiume e partiamo. Lungo il cammino che ci porterà a Patna ( nella riva meridionale del Gange nello stato di Bihar), moltissimi villaggi, ogni aspetto della vita quotidiana è pervaso da religiosità qualunque sia la fede. Una quotidianità che sembra appartenere ad altri tempi. Ci fermiamo poco, giusto il tempo di andare a vedere Patna City e di fare una puntata veloce all’aeroporto per comprare delle birre. Si continua, la vespetta è in forma e scorre liscia e grintosa in mezzo a quel fermento di umanità, labirinti di strade e stradine, attraversa fiumi e si inerpica su vie dissestate e fa lo slalom in mezzo al traffico anarchico. In tutti questi chilometri percorsi si è sempre comportata bene, nel suolo montagnoso, quando la strada sale, nelle lande desolate, nella vegetazione elegante e nelle morbide colline. </strong></p>
<p><strong>Devo ammettere che ho riservato a quell’inossidabile vespa un trattamento degno di quello che si usa per i migliori purosangue o per trottatori all’altezza di Varenne. Ad ogni sosta è stata “rincuorata” con controlli, riparazioni e con la massima attenzione su tutto. Se c’era da saldare, aggiustare o migliorare qualcosa lo si è sempre fatto. Tutto il tempo impegnato (anche quando avrei voluto fare altro) è stato ben speso. Se avevo il minimo dubbio non si partiva fino a semaforo verde. Il trattamento pare abbia dato (almeno per ora) risultati di successo, siamo arrivati ad un passo dal Nepal, Kathmandù e ( perché no) il monte Everest sono molto vicini.</strong></p>
<p><strong><br />
In mezzo a panorami da favola arriviamo in un villaggio dove è giorno di mercato, compriamo penne e quaderni da regalare a dei bambini che tornano da scuola, ci accompagnano festosi fin dentro il villaggio. Amelie è scesa ed a turno ne carico tre alla volta, uno in piedi sulla pedana della vespa. I parenti degli scolaretti ci offrono una minestra di lenticchie e riso con spezie e poi sottaceti e patate bollite condite con cipolla Un piatto per la festa. Siamo incantati, è stata una delle più belle esperienze.<br />
Dopo Patna non si può procedere oltre, la strada e tutto intorno è completamente allagata dal monsone. C’è una grossa chiatta che carica mezzi e persone per farli passare dall’altra parte. Aspettiamo il nostro turno e ci “inbarchiamo”. Siamo gli unici stranieri ( dopo Benares tutti spariscono e prendono treno o aerei) su quell’improvvisato imbarcadero, ci sorridono tutti e ci guardano come alieni. Amelie seduta sulla vespa, siamo tutti appiccicati, tira fuor un paio di birre di lusso ( quelle prese all’aeroporto) e facciamo un brindisi a noi, alla vespa ed ai mille contrasti e sfaccettature di questo grande e magico paese che stiamo per lasciare.</strong></p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong><em><span style="color:#ff0000;">Nepal</span></em></strong></p>
<p><strong>Dopo circa tre chilometri dal confine indiano settentrionale di Rexaul arriamo a Birguny in Nepal. </strong></p>
<p><strong>E’ una cittadina sosta per viaggiatori prima di raggiungere Kathmandu. Siamo nel regno himalayano situato tra l’India e la Cina, tra tolleranza e diversità. Inizia una stradetta con corsia a pavimentazione o corsia di polvere, fango e buche. La vespa ne risente e non superiamo i 40 all’ora. Ora da circa 500 metri sul livello del mare bisogna salire a 2.500 metri, sempre in seconda e (qualche volta) terza marcia ed affrontiamo curve e solitudine, l’ultimo mezzo a due ruote lo abbiamo visto a Patna. L’aria è fresca ed i paesaggi eccezionali, è un piacere guidare la vespa. Diventa una sola cosa con la strada e l’ambiente circostante. Ormai dopo migliaia di chilometri, attraversando l’Asia, abbiamo acquisito una consapevolezza nuova e nulla ci mette in soggezione. Cavalchiamo attraverso villaggi minuscoli per strade tortuose in mezzo a paesaggi incontaminati, pochissimi altri veicoli, nelle stazioni di sosta della scalcinata corriera a volte rimediamo la benzina. Quando siamo a secco aspettiamo. In questo modo ed in questi tempi la solidarietà fa parte del viaggio stesso. Uomini e donne che lavorano, con i loro carichi , capre e vacche ai bordi della strada. Si vede il vertice innevato dell’Himalaya, il cielo blù, il verde della campagna, il bianco della neve intorno alle montagne più alte del mondo. Il paese più povero del continente asiatico è immerso in una bellezza magica e spettacolare. Questo viaggiare in vespa ci sembra un’esperienza cosmica. Arriviamo alla Valle di Kathmandu, si vede Kathmandu, Patan e Bhaktapur. Un reticolo di risaie e campi punteggiati da templi e casette con tetti e finestre di legno dai colori pastello. Attraversiamo un ruscello affollato di maiali, donne che lavano a seno nudo. Un incantato paese di contadini ed artigiani. Dall’alto la valle si manifesta in tutta la sua superbia, piccoli villaggi che conservano la loro antichità, un paese da leggenda sulla via del sale e della seta. Le diverse e numerose etnie abitano in pace e tolleranza in un panteon di divinità. Templi e Stupa. Qui è nato Budda. Eccoci arrivati a Kathmandu.</strong></p>
<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-85" title="kathmandu_valley_map_001" src="http://antistrofa.wordpress.com/files/2008/07/kathmandu_valley_map_001.gif" alt="kathmandu_valley_map_001" width="400" height="256" /><br />
</strong></p>
<p><strong><br />
L’arrivo nella capitale sul tetto del mondo è un salto nel passato. Kathmandu è stupenda nel suo medioevo. E’ circondata da tre fiumi, Vishumati, Ratna e Bagmati. La piazza principale Durbar Square, ci sono magnifici templi e palazzi: Jagannarayan Temple con il suo tetto pieno di figure erotiche, il Golden Temple con i monaci buddisti e le tartarughe sacre in giro. Un continuo corteo di feste religiose, maghi, saltinbanchi, prestigiatori. Al tempo in cui parlo Durbar Square era a pochi passi dalla campagna. Templi impressionanti, statue, case di legno istoriate, tetti e finestre ricamate ed orlate. Un borgo medioevale, niente negozi, bambini laceri e denutriti, solo bancarelle, capre e maiali, biciclette, cacca umana e non. I nepalesi sono accoglienti e non conoscono (ancora) la violenza. Freek Street è nata da poco, è un terminale del viaggio di Hippies e Junky che arrivano nella città “acida”. Ci girano i fricchettoni con lo zaino in spalla che scendono dal treno o da scassatissimi cassoni nepalesi. I turisti americani, che vengono dall’aeroporto, si riconoscono subito dal modo di camminare in mezzo alla poltiglia di fango e sporcizia sulle strade. Seduti sui monumenti e vicino agli innumerevoli tempietti si fuma e si osserva il rutilare della quotidianità. Kathmandu e i suoi giorni.<br />
Aimè, ora tutto è cambiato, Freek Street è diventata la Via Veneto di Kathmandu. Gli hippies ( tanto per dire) di oggi sono griffati e tecnologici. E’ diventata una città moderna con tutte le relative consequenze. Tutta un’altra cosa. Colate di cemento, ciminiere, smog, sfacelo storico e culturale, maoisti…<br />
Da società mediovale, in poco più di trenta anni, il Nepal è divenuto quasi un post medioevo alla Blade Runner.</strong></p>
<p><strong></strong><a href="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/hpim0096.jpg"><strong><img class="alignnone size-full wp-image-95" src="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/hpim0096.jpg" alt="" width="460" height="345" /></strong></a></p>
<p><strong>Siamo a Kathmandu da un po’ di giorni, abbiamo trovato un posto all’ Holiday Inn ( non capiamo male, si chiama cosi’ ma è un alberghetto da meno di 4 rupie al giorno, con un dollaro al mercato nero te ne danno 12), il balcone di legno intarsiato affaccia su Durbar Square ed il suo spettacolare assembramento di templi. Uno dei motivi della scelta è che prima di salire dentro è disponibile una doccia per darsi una pulita prima di entrare, come dicevo a Kathmandu si è sempre infangati. Dentro l’hotel c’è una stanza con al centro un grosso tavolo ovale, tutti si siedono li’ per riposarsi o per fare quel che si vuole, ma quel tavolo è un mandala ininterrotto di fumo, oppio, pipe e joint pluricartine. E’ un giro continuo di passaggi, si accetta e poi si passa a chi segue. Sia che si legga o si suoni la chitarra o si parli c’è sempre qualcuno che prepara e fa girare. Volendo si puo stare delle ore seduti a fare questa arte. Ogni tanto qualcuno si affaccia sulla balconata a prendere aria ed allucinazioni o viene riaccompagnato in stanza prima di collassare. Posto da capogiro e da stupefazione. Comunque l’atmosfera è astratta, pensosa e senza nessun crudele entusiasmo di gruppo. Non c’è il ruggito dell’agitazione, nulla di chiassoso e stancante. La convivialità tra persone di paesi e luoghi diversi o lontanissimi fluisce e rifluisce. Una nuova generazione di persone, veri hip, viaggiatori, artisti e studiosi. Accompagno la melodia del sitar nepalese o delle tablas con il mio schiacciapensieri (comprato in Afganistan). Sotto i ritmi di vita sono antichi, ricordi di cose che ormai non esistono più.</strong></p>
<p><strong>La vespetta aveva bisogno di qualche cerotto o garza ed è stata messa a riposo per questi giorni. Ho più volte allontanato chi voleva decorarla con disegni o fare quelle scritte ( da coglioni) sull’itinerario affrontato. Sono cose che lascio volentieri a chi verrà … molti anni dopo. La bellezza del viaggio in vespa è la libertà individuale, la forza ed il ritmo che ti da, non c’è bisogno di alcuna medaglia precostituita e … da cazzone. Il viaggio (se si può) come opera d’arte e non come opera pornografica.</strong></p>
<p><strong>Domani la vespa tornerà in pista ( è proprio il caso di dire) per accompagnarci a vedere quel mandala cosmico che è lo Stupa Swayambhu. Si trova su di una collina ad ovest di Kathmandu, è enorme, la guglia dorata ed i grandi occhi della sapienza che guardano in tutte le direzioni. </strong></p>
<p><strong></strong><a href="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/swayambhu_973.jpg"><strong><img class="alignnone size-full wp-image-89" src="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/swayambhu_973.jpg" alt="" width="427" height="640" /></strong></a></p>
<p><strong>Ecco il venerato Stupa buddista che sovrasta la valle; è enorme, la sua guglia dorata si solleva maestosamente verso il cielo, dentro le nicchie ed i tabernacoli ci sono due diverse razze di scimmie che non fanno altro che lottare tra di loro. Il Tempio è conosciuto anche con il nome di Tempio delle Scimmie, sono tante e moleste, agguerrite e viziate. Per arrivarci fermiamo la vespa e saliamo per una ripida scalinata, alla fine della quale la vista su Kathmandu mozza il fiato. La valle sembra incantata, profumi inebrianti e colori scintillanti. Sulla scalinata pochi venditori ambulanti. Sopra, intorno al tempio , ci sono piazzali, case, stupa, statue e ruote di preghiera. I monaci vivono con le loro famigie nelle case intorno al tempio. Entriamo in un palazzo, saliamo le scale e vediamo una donna che cucina con la porta aperta ed accanto una stanza completamente vuota. Entriamo e dalla finestra si vede il paesaggio a strapiombo sulla valle. Chissà se possiamo fermarci in questa stanza, si potrà abitare sul tempio? Si è possibile, la donna chiama i bambini, la famiglia e ci dicono che possiamo restare. Siamo increduli e contenti. Dobbiamo tornare a Kathmandu per prendere le nostre cose in albergo e comprare un paio di stuoie per dormire.  Restiamo a Swayambhu, c’è una vita antica di piccolo paese, i monaci che chiamano a raccolta per le funzioni religiose, i bambini, le famiglie i suonatori di grossi tamburi. Le scimmie hanno conquistato le loro nicchie nei tabernacoli e riuniscono le famiglie per prepararsi alla notte. La sera quando non ci sono più i turisti ed i visitatori è uno spettacolo di vita quotidiana semplice ed intensa. Siamo gli unici stranieri, fatto salvo uno scandinavo che non esce quasi mai da casa, ad abitare il tempio . Di lui vediamo solo delle scatolette in mostra sulla sua finestra. A proposito di scatolette Amelie ha provato ad inseguire una scimmia che si è arrampicata sulla nostra finestra a strapiombo ed ha rubato un barattolo di marmellata. Niente da fare ha vinto lei ( la scimmia), dovremo ricomprare la marmellata e stare più attenti con la finestra. La sera scendiamo nel piccolissimo villaggio di Swayambhu, ai piedi del tempio, e ci infiliamo in una cantina a prendere il tè e sentire suonare la chitarra od il sitar. Il suono del mio scacciapensieri e le sue onde sonore dentro quella cava è micidiale. Almeno questo è il ricordo… I pochi hippies che abitano il villaggio conoscono quella vespa bianca col simbolo del Tao e quei due ragazzi che abitano il Tempio. A volte faccio pure il postino quando percorro i 4/5 chilometri che ci separano dalla città. Un ragazzo che sul tempio vende ai turisti degli enormi tamburi nepalesi ci ha insegnato la strada per portare la vespa sopra. Si gira nudi e scalzi, fino a mezzogiorno quando i pulmann sbarcano i turisti sotto il tempio. Poi verso le 4 del pomeriggio la popolazione riprende la sua vita ed i suoi ritmi. La mattina a Swayambhu Temple inizia presto, i monaci prima delle sette chiamano a raccolta gli abitanti. Poi ognuno inizia la propria attività.</strong></p>
<p><strong></strong><a href="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/hpim0186.jpg"><strong><img class="alignnone size-full wp-image-97" src="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/hpim0186.jpg" alt="" width="460" height="318" /></strong></a></p>
<p><a href="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/katma2.jpg"><strong></strong></a></p>
<p><a href="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/monkey.jpg"><strong></strong></a></p>
<p><strong>Sono all’Holiday Inn a  riprendere la nostra roba e pagare la camera, incontro le due australiane che fanno il viaggio alla rovescia per andare a Londra (passando per Roma). Sono ragazze che viaggiano in aereo ma sono simpatiche ed intelligenti viaggiatrici. Forse hanno qualche anno più di me. Gli parlo del mio nuovo alloggio sul Tempio delle Scimmie. Dicono che vogliono visitarlo. In breve le carico sulla vespa ed in tre ci dirigiamo in direzione Swayambhu. Amelie è andata a spasso con la famiglia tibetana che ci ospita sul tempio. Carico la vespa delle nostre cose e mi fermo al mercato a comprare le stuoie per dormire. Entro pure in una bottega ed acquisto un pezzo di nero con tanto di timbro del monopolio Royal Nepal, anche se da quest’anno la vendita è vietata se ne trova ancora. La migliore qualità è quello cosiddetto “blù”, meno pesante e quasi frizzante come l’afgano…</strong></p>
<p><a href="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/eden.jpg"><strong></strong></a></p>
<p><strong>Una breve sosta per far vedere alle fanciulle il Kumari Ghar; la dea vivente, Kumari appunto, saluta i turisti dalla finestra. La strada è breve e sconnessa, ma facilmente, attraversiamo il fiume Vishumati in mezzo a casette di legno istoriate, templi buddisti ed a imponenti e selvaggi crinali. Ci avviciniamo alla collina di Swayambhu, l’aria è fresca, nessuna foschia e nella luce si vede il fondale delle montagne più alte del pianeta.<br />
In tre non si attutiscono molto gli scossoni della strada e qualche volta restiamo dentro una buca, il padellino della marmitta ha bisogno di una saldatura al cannello.<br />
Dove mi starà aspettando Amelie? Sul tempio o nel piccolo villaggio alle pendici? La francese che dirà delle australiane? Da quanto tempo sono uscito da casa?</strong></p>
<p><a href="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/monaci.jpg"><strong><img class="alignnone size-full wp-image-99" src="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/monaci.jpg" alt="" width="460" height="423" /></strong></a></p>
<p><strong>Amelie è donna ardente, intelligente e con sentimenti intensi e forti. In questo scenario, dopo il tramonto, la nostra nuda stanza a Swayambhu si incendia tutta di porpora; i profumi e le emozioni gonfiano l’amore di due viaggiatori. E’ l’atmosfera naturale per l’erotismo tantrico.<br />
Effettivamente qui, oltre che con la vespetta, si viaggia con l’anima.</strong></p>
<p><strong>Oggi vado alla Poste Restante (fermoposta) di Kathmandu , dovrebbe essere arrivato un pacco dall’Italia. Me lo manda mio fratello dopo la richiesta che gli ho fatto tramite l’ Amex di Nuova Delhi circa 20 giorni fa. Dentro dovrei trovare la seguenti cose: pistone con alesaggio 55,4 (con fasce, spinotto, fermi), due candele Bosch 240, 2 puntine platinate a 6V, una leva del freno anteriore, serie completa di cavi, freni e lampadine ed altre cose che non ricordo più. Ho trovato una officina di rettifica a Kathmandu, lo smontaggio e montaggio del gruppo “small” è un gioco da ragazzi. Dimenticavo, c’è pure un collettore di scarico che era stato praticamente “ricostruito” qualche migliaio di chilometri fa. Confesso che, fermo restando il comportamento (oserei dire quasi religioso) tenuto, la vespetta ha nel suo carnet una grippatina e 2/3 scaldate; ha perso un po’ di compressione e non ha più la leggerezza dell’uccello. La famiglia tibetana che ci ospita mi permetterà di usare la loro cantina per lavorare. La prima officina vespistica sul Tempio delle Scimmie (con vista sul massiccio dell’ Annapurna) della storia. Abbraccio con uno sguardo il Tempio, carico Amelie sulla Vespa ed, a manetta, mi precipito a Kathmandu. Mentre volavo verso l’ufficio postale, la contentezza mi faceva sentire i canti di Pindaro alle corse dei carri.</strong></p>
<p><strong></strong></p>
<p><a href="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/scimmia20elegante.jpg"><strong><img class="alignnone size-full wp-image-100" src="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/scimmia20elegante.jpg" alt="" width="460" height="345" /></strong></a></p>
<p><strong>Per andare in città facciamo un giro più lungo, ai lati di una coltivazione di canapa. Ci passano in mezzo i ragazzini e raccolgono la resina sfregando i germogli con le mani mentre il polline resta attaccato al dorso nudo. La resina raccolta viene appallotolata e premuta. L’aroma è piccante e profumato e il sapore dolciastro.</strong></p>
<p><strong>E’ una settimana circa che non torniamo a Kathmandu, andiamo a scroccare un pasto nel nostro vecchio albergo. Il baba ci dice che si è sparsa la notizia che da un mese abitiamo sul tempio di Swayambhu ( pare sia uscito un articoletto su un giornale locale), lui nega di averlo detto a qualcuno; vabbè, sorvoliamo…<br />
Alcuni ospiti dell’albergo ci fanno domande varie, noi glissiamo ( con eleganza ? ). Ad oggi (oltre allo scandinavo della marmellata, remember? ) ci siamo solo noi che abitiamo là. Gli abitanti, monaci e famiglie, conducono una doppia vita: quella positiva con tempi e ritmi reali e l’altra quando arriva la massa confusa dei turisti. Per altro si fanno vedere il meno possibile, ci sono solo i venditori di “ricordini” sulla scalinata di pietra che porta a Swayambhu. Pure le scimmie, seppur abituate, sembrano essere più aggressive e dispettose. La sera, invece, sul tempio si suona e si canta. C’è tranquillità ed armonia, note spirituali e cosmiche. Di fronte agli enormi tamburi l’intonazione è rilassata, pacata e briosa. Nell’aria vibrano i mantra e pare di non ascoltare solo con le orecchie. Le spirali di fumo si mescolano alle nuvolette di incenso ed alle erbe aromatiche.</strong></p>
<p><strong>Davanti all’ufficio postale ci sono mendicanti coperti di piaghe, storpi e paralitici. Ci facciamo largo, con il minor egoismo posibile, in mezzo alla folla e ritiriamo il nostro pacchetto. Ha un sacco di timbri ed annotazioni e non sembra essere stato aperto.</strong></p>
<p><strong>Amelie cerca di insegnare un po’ di inglese ai due ragazzi della famiglia che ci ha dato la stanza a Swayambhu. Si chiamano Akash (Cielo) e Niranjana (Notte di Luna Piena) ed hanno 13 anni il maschio e 14 la femmina. Si mettono al tavolo dentro casa oppure fuori accanto a qualche stupa di cui è piena la cittadella del Tempio. Ha comprato penne, quaderni e matite colorate, c’è una buona integrazione con questa famiglia ed una ospitalità senza limiti. In questo palazzetto non si usa chiudere le porte e di fronte alla nostra stanza vediamo la cucina della famiglia con la madre che cuoce sul fuoco o setaccia il riso.</strong></p>
<p><strong>Giorni fa siamo andati in visita dall’eremita scandinavo, è uno spilungone con i capelli biondi e lunghissimi, sta qui da oltre tre anni ed abita una piccolissima costruzione propria attaccata al cimitero della cittadella sul tempio. Ha circa 40 anni ed una complicata storia alle spalle, qui ha trovato la sua ragione di vita.</strong></p>
<p><strong>Ho cambiato le ganasce alla Vespa, erano proprio arrivate di cottura, ho messo delle puntine nuove di zecca, la nuova leva del freno e buttata quella che si era spezzata in seguito a collisione contro una parete di roccia. Il nuovo pistone maggiorato per ora è di scorta, la vespa per stare da queste parti va bene, vedremo in seguito quando far rettificare la canna del cilindro.</strong></p>
<p><strong>Per la cronaca l’altra sera ho dato un paio di sberle ad un vecchio figlio di troia che stava rubando la sacca che Amelie aveva lasciato attaccata sul gancio della vespa mentre eravamo nella cantina del villaggio sotto il tempio. Sono stato subito avvisato e quel pezzente ha pagato il conto. Ovviamente non era un nepalese e nemmeno un vagabondo ma un coglionazzo qualsiasi sbarcato a Kathmandu da qualche aereo. Gli amici del locale volevano dargli il resto ma sono state sufficienti le espressioni, non proprio amichevoli, per ricacciarlo nel suo limbo. Gli occhi stellanti di Amelie mi hanno fatto passare l’incazzatura.</strong></p>
<p><strong>Il viaggio, la libertà individuale, la droga ed… il sesso. Qualcosa di universale regna qui su tempio e nella nostra stanza con la finestra merlata a strapiombo sulla valle e nell’eroica cornice di altissime montagne. Lo spettacolo è maestoso e si vedono splendere le mille luci di Swayambhu. In questo giardino dell’Eden mi sposto sulla stuoia di Amelie ed allungo tutte e due le mani. Il suo corpo è caldo, le bacio i seni e le spalle, lei respira forte e mi abbraccia. Non chiedo nessun permesso e le tocco il pube setoso all’esterno. Con forza e trazione dei muscoli entro dentro l’utero caldo ed umido, pieno di avvallamenti, laghi, colline ed insenature. Le contrazioni di lei sono sempre più forti ed i muscoli si stringono con la stessa trazione. Sono dentro la stanza dei giochi, ricca e feconda. Non si capisce bene quello che è successo, si perde quasi il senno ed il controllo. Il suo corpo è agile, l’arco è teso, il carro da guerra ci travolge con i suoi cavalli impazziti. Con forza lo prende in gola, sempre più giù in una vertigine avida.<br />
I contorcimenti di amanti. Si succhia il labbro quando mi volta la schiena, emozione e splendore. La mano sulla coscia, ascolto il brontolio del suo ventre mentre la stanza si è riempita di porpora lasciata dal tramonto del sole.</strong></p>
<p><strong>Fa buio, accendo la candela (niente luce elettrica nella stanza) e la fiamma nuota tra le pareti rimbalzando sull’espressione dei nostri volti soddisfatti.</strong></p>
<p><strong>Amelie mi ricorda che l’incaricato di affari del consolato italiano ( qui ancora niente ambasciata), dopo l’articolo sul giornale di Kathmandu, ci ha invitato a cena il giorno dopo perché vuole conoscerci.<br />
Decidiamo di accettare, tralascio la serie dei particolari minori dell’incontro, avremo la possibilità di telefonare a casa e di provare a scucirgli un po’ di rupie motivando la carenza di mezzi finanziari.<br />
Ci acchittiamo di tutto punto (si fa, sempre, per dire), Amelie vestita da donna ed io con svolazzanti pantaloni ed una camicia blù.<br />
Il pomeriggio siamo dal nostro illustre ospite ed apprezziamo grandemente la cena mediterranea preparata dal cuoco italiano. Ci scusiamo per qualche schizzo di fango sui vestiti, ma sai com’è, il sentiero, la strada, quel pollaio che è Kathmandu, la vespa, eccetera…<br />
Usciamo, anche, con due bottiglie Chianti.</strong></p>
<p><strong>Il vino del console era molto buono e lo abbiamo diviso la sera con gli abitanti della cittadella di Swayambhu, ormai facciamo parte del cenacolo. Abbiamo fatto uscire da casa pure l’eremita scandinavo, lo spilungone, preso sotto braccio da Amelie, è venuto tra di noi, i tamburi, i monaci e le famiglie. Le scimmie, a quest’ora, già dormono nelle nicchie dei tabernacoli e degli stupa funebri.</strong></p>
<p><strong>Chiediamo informazioni per Pokhara, domani è giorno di partenza. In verità non ci è stato quasi nessuno, solo lo scandinavo la conosce, un monaco ci da qualche informazione di massima. Comunque sono la bellezza di circa 200 chilometri da Kathmandu. Ci dicono che da Pokhara vengono i guerrieri Gurkha, famosi in tutto il mondo.<br />
La Vespa è in perfetto assetto da viaggio: la canna del cilindro è stata rettificata a regola d’arte in un’officina di Kathmandu, i travasi e le luci leggermente rinfrescati, la testa combacia perfettamente con il nuovo pistone. La marmitta è stata tagliata, svuotata e risaldata. Ho sostituito il collettore di scarico. Dopo il rimontaggio del gruppo termico (qui sul tempio) la vespa è partita alla prima pedalata con un bel rumore del padellino. Un pieno di benzina ha fatto il rodaggio ed ora si mette la barra a dritta, anzi ad ovest di Kathmandu. Parte del nostro bagaglio è stato lasciato a casa per far posto ad una seconda tanica di benzina.</strong></p>
<p><strong>Scendiamo da Swayamhu mentre i pellegrini girano, in senso orario, le ruote della preghiera fissate in basso agli stupa buddisti.</strong></p>
<p><strong>La strada per Pokhara è lunga, accidentata ed a volte inesistente… Si passa per villaggi e campi verdi e si attraversano crinali. Ci sono molti monasteri, tante decorazioni, statue, bandiere di preghiera e borghi con suggestiva vita rurale. Il percorso offre panoramiche vedute himalayane. L’ambiente e da magia. Fa più caldo che a Kathmandu, circa 35 gradi, molta umidità e piove spesso. A volte è tutto allagato e bisogna ingegnarsi per passare. Muli portano merci, nessuna macchina, solo quache cassone sferragliante, ed agricoltori al lavoro. La vespa non fa una piega e ruzzica tranquilla in perfetta sintonia con la via. I posti dove passiamo sono molto isolati e con fatica troviamo un riparo per la notte. Ci fermiamo in un tempio (Barahi) dove animali ed uccelli vengono sacrificati alle divinità. Impressionante. Superiamo un fiume in alcuni luoghi completamente sotterraneo che, a tratti, riemerge, pare sia profondissimo. Attraversiamo un ponticello sulla terribile gola dove scorre il fiume. Sulla collina c’è una Pagoda, ci arrampichiamo con qualche difficoltà, offre una spettacolare vista sull’Annapurna. Veramente indicibile, da qui partono i trekking per le vette. Attraversiamo un crinale che separa due laghi gemelli e, dopo due gioni di cammino, siamo in vista di Pokhara. Namaste.</strong></p>
<p><strong>La vespa mirabilmente fa tutto il percorso, i danni sono minimi, si è rotto lo specchietto frisando un furgone di babbei che invece di guardare la strada guardavano noi. La cosa è accaduta a velocità lenta. A Pokhara l’ho sostituito con un vezzoso specchietto da signora assicurato ad una canna di bambù, si vede pure meglio. Le solite forature di pneumatici ed un pò di wobbing (ondeggiamento) causa velocità (poca) su strada sconnessa. Sulla strada si risolve quasi tutto perché non c’è tempo per preoccuparsi. Eccitazione e bellezza risolvono tutto ed i problemi passano in secondo ordine. Dopo qualche mese in Asia, sono persuaso che la vespa è il miglior modo per viaggiare. E’ un motociclo taoista perchè si trova, negli opposti, sempre una soluzione.</strong></p>
<p><a href="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/tao.png"><strong><img class="alignnone size-medium wp-image-36" src="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/tao.png?w=250" alt="" width="250" height="250" /></strong></a></p>
<p><strong>Anche sostituire un filo del gas con un pezzo di spago tirato dal passeggero, niente circuiti stampati e chips. La difficoltà per la vespa diventa quasi un parente (che ti può aiutare).<br />
Amelie è ancora turbata dagli animali sgozzati, di fronte alla dea Kali’, che abbiamo visto. Non ti preocupare (gli dico) tanto poi se li mangiano.</strong></p>
<p><strong>Mentre ci avviciniamo la strada è ancora tortuosa, con frane, buche e polvere. Ha ricominciato a piovere e c’è foschia, siamo bagnati come pulcini ma felici. Lungo il percorso abbiamo visto autobus in fondo alle scarpate, auto e jeep ribaltate. Gli unici occidentali che abbiamo incontrato sono alcune spedizioni di alpinisti ed amanti del trekking, quasi tutti gli itinerari per le vette partono da qui.<br />
Sono finiti i dubbi (pochi) e le incertezze (tante), la vespetta ci ha portato a Pokhara. Praticamente è solo una via che costeggia un bellissimo lago circondato da verde intenso ed alte montagne.</strong></p>
<p><strong>Pokhara era molto diversa da quella di oggi, non troviamo la meta turistica di oggi, solo il massiccio dell’Annapurna è rimasto uguale (almeno da fuori).<br />
E’ poco più di un grosso borgo: non ci sono (ancora) i negozi di souvenir, gli internet cafè, i supermercati, i ristoranti con ampia scelta, gli uffici turistici, le belle camere di albergo, le docce calde, gli agi ed i lussi. Ed ancora: i cambi da strozzinaggio, i menù plurilingue, i turisti pollacchioni e spennati.<br />
Altra atmosfera, altra esistenza, non perdo tempo a dare particolari tipo la mancanza di elettricità e delle turistiche guest house per gli zampiconi di oggi.</strong></p>
<p><strong>Nel ‘ ‘74 sembrava quello che era: un paesello piccolo e prezioso con rari alloggi per hippies e freacs, una Shangrilà favolosa.<br />
Il turismo di massa non era ancora arrivato. Niente asfalto e niente antiquariato chincaglieria, rispetto per gli ospiti, un altro pianeta.<br />
Insomma non era la Disneyland di oggi!</strong></p>
<p><strong>Siamo stanchi, ricoperti di polvere e sconvolti, troviamo un alberghetto sul lago Phewa sotto la vetta dell’Annapurna, tra le nuvole si vede la catena dell’Himalaya e l’Everest.</strong></p>
<p><strong>A Pokhara, in poche parole, incontriamo i viaggiatori del leggendario sentiero hippie, tutti i viandanti della controcultura, sono arrivati qui con passaparola, tentativi ed errori, seguendo il fascino dei paesi esotici<br />
Le informazioni erano poche a quel tempo, il viaggio di questi intrepidi viaggiatori ( tra i quali mi ci metto insieme ad Amelie, ed a maggior ragione, visto il mezzo usato) è stato complesso. Veri viaggiatori che hanno cambiato esperienze di vita e seguito nuove ispirazioni. Ricordo che i primi a meravigliarsi erano le popolazioni indiane o nepalesi, spesso perplesse e disorientate di questi occidentali che attraversavano i boschi, le valli ed i sentieri alla ricerca di spiritualità, libertà dalle costrizioni della morale, eccetera. Tutto il denaro (poco) era portato in contanti ( no credit card), poi bisognava stare attenti alle malattie ed alla dissenteria. Una lettera od un trasferimento di denaro poteva arrivare a distanza di mesi. Bisognava fare attenzione agli incidenti, ai ladri ed alla corruzione; tutti abbiamo percorso la stessa strada, gli stessi alberghi e le le stesse città. Non c’era il viaggio “cablato” di oggi, signori.<br />
A Pokhara, tutti hanno visto ed incontrato quei due vagabondi vespizzati che avevano fascino e debolezza. Abbiamo fatto parte dei primi turisti dell’inizio degli anni 70. Anima tipica ed umanità collettiva!</strong></p>
<p><strong>Abbiamo preso una barca per fare un giro intorno al lago, la giornata è limpida e si vede il riflesso dell’Himalaya.</strong></p>
<p><strong>Iniziamo in pianura, poi si sale, si vedono le nuvole in lontananza, la vespa continua a salire per una vietta sterrata e piena di buche, le colline sono ricoperte di lussereggiante vegetazione, banani e palme.<br />
La strada si snoda attraverso le montagne che diventano sempre più grandi e noi diventiamo sempre più piccoli. La vespa scurva, ondeggia sopra un canyon formato dal fiume. Lungo il corso del fiume piccolissimi villaggi e capanne. E’ un porto vitale per gli abitanti, è chiarissimo e l’acqua è ghiacciata. Il fiume supera gole fantasiose e finisce in una giungla fitta. Sugli alberi ci sono scimmie e mantidi religiose sui rami.<br />
La nostra mente ed il cervello sembrano scollegati, gli occhi si fissano nel panorama e nelle cime dei picchi.<br />
Il sole versa oro liquido sula tela viola dell’Annapurna oscurata dalla nuvole. Queste montagne non sono (come altrove) i giganti della natura, sono le divinità! Un viaggio nel tetto della mente!<br />
Boschi di bambù, palme e rododentri; poi una frana blocca la strada e torniamo indietro.</strong></p>
<p><strong>In città gli hippies ci offrono il charas, il miglior fumo. Ricordo Butch, un californiano baffuto conciato in modo assurdo e la sua bella e minuta hippie.<br />
Pokhara: mistica, fede e dottrina cucite con l’acido lisergico.</strong></p>
<p><strong></strong></p>
<p><em><strong>Scena prima</strong></em></p>
<p><strong>(verbena in piedi, Amelie seduta sulla sedia e due viaggiatori. Uno con mantello grigio si appoggia ad un bastone, l’altro è seduto con un chilom ardente nella mano. Ambiente appena rischiarato dalla luce che sgorga da candele vivide )</strong></p>
<p><strong>VIAGGIATORE Da dove vieni?<br />
VERBENA Dalla città eterna.<br />
ALTRO VIAGGIATORE Come siete arrivati qui?<br />
VERBENA Abbiamo domato la Vespa ed arato il percorso.<br />
VIAGGIATORE E’ un viaggio da raccontare, una grande avventura.<br />
VERBENA Le parole non possono illustrare i fatti, è il viaggio che ha scelto noi.<br />
AMELIE La strada è stata una coppa d’oro incoronata da pampini e fiori.<br />
VERBENA Abbiamo, solo, cercato di scuotere noi stessi nelle cangianti metamorfosi.<br />
VIAGGIATORE Benvenuti in questo focolare ed in questo asilo.<br />
ALTRO VIAGGIATORE Lo splendore di questo posto non è velato, il volto non porta rughe.<br />
AMELIE Pare di essere nel palazzo del re.<br />
VERBENA Gli dei sconosciuti hanno radunato le nostre forze e ci hanno portato fin qui.<br />
VIAGGIATORE Il grano è seminato.</strong></p>
<p><strong>( La stamberga si immerge nella oscurità della notte, i chilom di legno, od in marmo di Agra, escono e girano un silenzio)</strong></p>
<p><strong>Se pur si avesse l’animo turbato o lacerato da preoccupazioni vivendo in questi luoghi si dimentica ogni tristezza dell’ esistenza, tanto grande si avverte la magnificenza e lo splendore diffuso. Tutto ha la forza del felino e la leggerezza dei grossi uccelli di mare.<br />
L’indomani arrivano le allucinazioni, Amelie è Persofone vestita da mietitrice, le spighe tra le braccia e la corona di papaveri d’oppio sulla fronte. Io filosofo buffone . L’aeropago di Pokhara ci accoglie, alieniamo la nostra individualità. Nessun freno, nessun limite, il tempo si può spostare, al palpitare delle stelle ed al fuoco di Orfeo.</strong></p>
<p><strong>IL pozzo scuro della notte trova avvolti i due vagabondi guardati e protetti dalle loro paure, tutto scoppia, lampi nuotano, fuochi si spezzano, i visi profondi , il povero pozzo e le stelle, qualcosa si sgancia, l’enfasi ed i profumi, sensazione di sogno ad occhi aperti, l’angelo pagliaccio. Ecco i “Fiori del Nepal”.</strong></p>
<p><strong>Lasciamo Pokhara, la città silenziosa e senza traffico. L’aria è fresca, il panorama straordinario. Torniamo indietro: montagne, laghi blù, fiumi irascibili, gole e crinali, tempi indù, monasteri buddisti, villaggi da favola, esotismo, ricchezze culturali e bellezza.<br />
La vespa continua la sua fantastica saga Star Trek, si ingamba per le prossime dieci ore. Vedremo dove ci porterà. Intanto attraversiamo boschi di bambù, la strada è brutta e stretta e sempre ad una sola corsia. Ogni tanto è interrotta da mercatini, santuari e casette. Poi ancora si viaggia in mezzo al verde, colline con terrazze coltivate, campi di riso e di senape.</strong></p>
<p><a href="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/annapurna2.jpg"><strong><img class="alignnone size-full wp-image-104" src="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/annapurna2.jpg" alt="" width="458" height="610" /></strong></a></p>
<div id="post-1" class="post hentry category-racconti-di-viaggio">
<div class="entry">
<div class="snap_preview"><a href="http://antistrofa.files.wordpress.com/2008/07/staff-pdding-shop.jpg"><strong></strong></a></div>
<p><strong></strong><br />
<strong>Un bufalo d’acqua ci guarda in modo minaccioso, ci fermiamo con la prima innescata ( prontissimi a sguizzare via) e gli diamo tutta la precedenza che vuole. Adesso la via diventa ancora più stretta e tortuosa, la vespa aumenta i giri per districarsi meglio, c’è posto solo per un’auto, non è abbastanza ampia. I grossi camions passano facendo…le rette cartesiane (chiaro?). Allora usciamo dalla strada e ci fermiamo a parlare od a osservare quella gente che vive con gioia e semplicità.</strong><strong> Si sta alzando la nebbia, è meglio fermarci. Attraversiamo ( a passo d’uomo) un grosso cortile pieno di cani, capre, mucche, pecore, anatre e papere. Entriamo in un borgo ( medioevale, è il caso di dire), ci fermiamo in una cucina/ristorante all’aperto e veniamo accolti con l’ospitalità propria che avevano queste popolazioni per i viaggiatori ed i viandanti. Una famiglia richiama i figli vicino a loro e ci da ospitalità per la notte, tutti nella stessa stanza divisi da una tenda di lana colorata. La notte fa freddo e ci rimettiamo il maglione ed il cappello di lana nepalese.</strong></p>
<p><strong>La vespa ha un problema tecnico, è un problema di carburazione, respira male e sembra non spillare bene la miscela. A forza di sobbalzi e botte il carburatore si è spostato di oltre 45 gradi e lavora male. Lo rimetto dritto e la vespa, in folle, aumenta e trattiene con facilità i giri del motore.<br />
Il sole è sorto ed inizia a scaldare la valle, salutiamo il villaggio e quella famiglia dalla spiritualità profondissima.<br />
Rientriamo in silenzio sulla nostra strada.</strong></p>
<p><strong>La vespa, evviva, è ancora in pista<br />
Senza morso, scapigliata nelle valli e nelle rocce<br />
Si lamenta, ronza e borbotta senza singhiozzi<br />
L’andatura è agile e le scosse danno il ritmo</strong></p>
<p><strong>Tra campagne e boschi si slancia sicura<br />
Vince l’affanno il mostro e la medusa<br />
Ruscella in stradine di terra miste a fango<br />
Frusta la via e salta l’onda</strong></p>
<p><strong>Ascende con unico balzo<br />
Le avversità non domano il suo slancio<br />
Tutto quello che incontra rapisce<br />
Abbraccia il paesaggio con ali di fiamma</strong></p>
<p><strong>In questi mesi, e soprattutto dopo Pokhara, si sottolinea fino alla sazietà l’influenza della natura sull’uomo, sulla Vespa e sul viaggio. Questa idea mi lusinga e comincia a far parte di noi. L’arte, le religioni, le diverse etnie le varie geografie, i diversi costumi , le varie usanze e le diverse tradizioni costituiscono un fattore decisivo. Il pensiero non è piu spontaneo, tutto si modifica in continuità, stando dentro alla giungla del fiume sacro indiano, sotto le montagne superbe e terribili, in mezzo alle foreste opulenti, nello splendore del regno nepalese, nei dintorni della spiritualità e del panteismo… L’anima del viaggiatore è il prodotto di tutto questo, c’è una simpatia segreta tra noi e la modifica senza posa dal volto inviolabile di quello che vediamo.<br />
Bisogna rileggere Taine!</strong></p>
<p><strong>Amelie ed io siamo, insieme, dentro una goccia d’acqua. Saranno queste le affinità elettive? Ho i capelli molto lunghi raccolti in una coda ed il mio saffi ( foulard di tessuto indiano) è divenuto una carta geografica. E’ multi uso anche se preferisce il chilom. Amelie, invece, è da baciare ogni giorno di più.<br />
Questa la visione sintetica.</strong></p>
<p><strong>Torniamo indietro, la Vespa ripercorre i suoi passi e fende lentamente la strada. Cominciamo seguendo il fiume ingrossato per le piogge monsoniche. In mezzo a due laghi ci fermiamo per mangiare ed ammirare il panorama. Amelie ha un aspetto severo e triste. Ciao Pokhara.</strong></p>
<p><strong>Mi rendo conto che raccontare un viaggio è quasi impossibile. Come si fa a trasmettere con le parole il racconto di quello che si è visto? Forse i racconti di viaggio non servono a nulla e non dovrebbero essere scritti. Quale deve essere la forma per dire? Lo scrittore ed il lettore devono mettersi d’accordo e tener presente questa impossibilità. Cosi’ tutto è più semplice. Cercare e chiedere le immagini e le foto non ha senso, non servono. Indispensabili, è quasi sempre inadeguate, sono solo le parole. Il viaggio come spostamento di scenario? Si viaggia nello spazio e nel tempo? Chi disse che ogni utopia è un viaggio e ogni viaggio un’utopia? Salgari disse che il mondo è meglio inventarlo che girarlo.</strong></p>
<p><strong>Il mulo motorizzato riprende la sua strada.</strong></p>
<p><strong>Parvati (figlia della montagna) moglie di Shiva e madre di Ganesh ci ha acoompagnato alle pendici dell’Annapurna. Ora ci appelliamo a Ganesh ( dio della prosperità e della saggezza) per intraprendere il viaggio di ritorno. Molti si rivolgono a lui prima di mettersi in strada ( o di fare debiti), insomma all’inizio di un nuovo progetto. Cito una frase di Henry Michaux: ” In India chi non prega spreca il suo viaggio. E’ tempo regalato alle zanzare.”</strong></p>
<p><strong>Sono diverse ore che andiamo avanti, media 40 all’ora, superiamo, carretti, asinelli, qualche pulmann sgangherato e sparute automobili. E’ tardi e dobbiamo fermarci, meno male che siamo sotto un magnifico cielo stellato. Si vedono delle luci e dei fuochi a poca distanza dalla strada. Decidiamo di uscire e percorriamo un piccolo sentiero, dobbiamo trovare un posto per la notte. Seguiamo le luci ed arriviamo in un piazzale, c’è tutto il villaggio in festa (non ricordo quale), ci sono falò e bracieri accesi. Tutti gli abitanti sembrano vestiti a festa, c’è qualche monaco con la tunica arancione, uomini, donne, giovani, vecchi e bambini. Ci accolgono in modo rassicurante. Intorno altarini improvvisati, fiori freschi, si cuoce il cibo, suoni e musiche. Inizia una piccola processione e tutti sono accomunati in un rito collettivo. Siamo attratti da questa piccola folla che in mezzo alla campagna, e sotto la luna e le stelle, canta, danza, ride e si genuflette. Tutto è scintillante, si sentono gli aromi della notte nepalese e dai vasti spazi nitrisce il vento. Amelie ed io ci sentiamo un po’ allucinati in questa atmosfera. Saranno una cinquantina di uomini e donne pittorescamente immersi nel sogno del loro entusiasmo. Amelie si accende la pipa e parla con il gruppo delle donne, io resto ammirato di fronte a questo spettacolo che gira con le sue armonie e che, nel contempo, sembra avere del dionisiaco.</strong></p>
<p><strong>Troviamo alloggio per la notte in mezzo a questa gente che possiede il mondo con lo sguardo.</strong></p>
<p><strong>Dalla cultura buddista delle montagne scendiamo in quella indu dei bassipiani, tra vallate e campi di riso, lungo il fiume Trisuli.<br />
Arriviamo a Bandipur, mancano ancora 140 km a Kathmandu, ne abbiamo percorsi solo circa 70 da Pokhara. Sbagliando abbiamo fatto un percorso più accidentato ma la vista delle colline è incantevole. Il padellino della marmitta, causa collisione con una grossa pietra, si è spaccato e fa il solito rumore da elicottero. Arrivati in città ci penseremo, adesso basta del filo di ferro.<br />
Monumenti, animali, piante selvatiche, mucche e galline, bufali, odori e colori. La bellezza di questi luoghi è assordante. Solo l’anno scorso (1973) hanno fatto questa strada che collega Pokhara con la capitale del Nepal. Ci becca un acquazzone inprovviso, ci fermiamo sotto una tettoia di preghiera, tiriamo fuori i leggeri impermeabili e continuiamo ad andare.<br />
I pochi bus di linea conoscono quella Vespa, ormai in strada da molto tempo, ed i due vagabondi sopra. Ci suonano in segno di saluto, a volte si fermano e ci danno informazioni oppure benzina.<br />
Facciamo un pranzo con cibi molto calorici, lenticchie e riso bollito, minestra con mais e pane tibetano simile ad una frittella.</strong></p>
<p><strong>Arriviamo al Bagmati, serpeggia verso Kathmandu. Dopo 30 giorni circa, i due erranti stanno per tornare nella stanzetta sul Tempio delle Scimmie.<br />
Emozione e pensieri si diffondono, pensando a quello splendore.</strong></p>
<p><strong>Veniamo accolti con un raggio di forza e serenità.<br />
Gli abitanti la cittadella del tempio ci hanno regalato un tamburo di circa un metro di diametro, è bellissimo ma sarà un problema trasportarlo con noi. Lo lasceremo alla comunità tra gli strumenti che la sera dopo il tramonto vengono suonati dai monaci. I due ragazzi della famiglia che ci ospita sono molto contenti dei vestitini colorati fatti su misura ( per poche rupie) da un sarto di Pokhara. Domani li metteranno per andare a scuola.<br />
Pare che siamo un po’ magri ed accettiamo di metterci a pensione e mangiare ( la sera ) insieme alla famiglia. Stasera, in qualche modo, racconteremo il viaggio a Pokhara e l’esperienza fatta.<br />
Il disco rosso e fiammeggiante scompare dietro la catena himalayana; con un fremito impalpabile, di fronte alla magnificienza del cielo, Amelie inizia a raccontare mentre tutto si imporpora. Le anime e le cose sembrano più leggere e saporose. Elisir d’oblio!</strong></p>
<p><strong>Ritiro un po’ di lettere alla Poste Restante di Kathmandu, sono di casa ma c’è anche una lettera di Alicia dalla Spagna ed una rivista ( forse l’Espresso di due mesi fa). E’ ripiegata ed assicurata solo da una fascetta dove sono apposti i vari timbri e scritte. La cosa, all’inizio mi sembra strana, che ci faccio con un settimanale italiano in Nepal? Me lo manda mio fratello. Poi credo di capire ed apro quella misteriosa rivista. Ben riposti ed assicurati al centro, dalla spilletta che unisce le pagine, ci sono 100 dollari. Mica male come idea, mettere soldi nelle lettere è a forte rischio di furto od apertura ma una insignificante rivista, fascettata, in italiano davvero non interessa nessuno. Tenete presente, che a quel tempo, la poste restante era accessibile da tutti, ti davano la scatola, la consultavi e vedevi se avevi ricevuto qualcosa. Molte buste erano aperte e già “consultate”. Alicia mi saluta e dice di non indebolire le forze in Oriente. Forse ci rivedremo ad Istambul, manderà una lettera alla Poste Restante di Kabul tra qualche tempo. Gli scrivo una letterina di risposta e lascio cadere nella busta un chicco di fumo nero. Secondo me arriva.</strong></p>
<p><strong>Scendiamo a Kathmandu per andare in qualche caffetteria a Freac Streets.<br />
Attraversiamo ristorantini ed alberghetti, ci confondiamo con gli hippies, mangiamo qualche hashish cake, sentiamo musica rock tra fumatori di chiloms e suonatori di chitarra.<br />
Fuori piove paurosamente e c’è molto vento. Gli anelli, le collane ed i bracciali di ottone ed argento di Amelie risuonano mentre ride o parla. Oggi ha i capelli trattati con l’ hennè, sono arancioni come una carota. E’ giunto il momento di tornare a casa. Le poche miglia che ci separano sono quasi alluvionate. Dentro un ruscello la Vespa prova un paio di volte a fermarsi ma poi si riprende e stoicamente continua la sua arrampicata. La pioggia non rallenta, siamo sporchi e fradici quando torniamo a Swayambhu.<br />
La nostra finestra ha un lumicino acceso, attraversiamo le campane, le sculture, gli stupa, entriamo ed ecco la vista della valle: sembra un mare calmo e silenzioso.<br />
Avendo quasi imparato a comunicare senza l’uso della lingua ci scambiamo gesti e sorrisi. In questo lusso assoluto la francese prepara il charas nel narghilè.</strong></p>
<p><strong>Inquetudine e controcultura ci avevano dato la spinta verso il viaggio all’Eden. Viaggiatori Inglesi, tedeschi ed hippies erano i protagonisti della strada, pochi gli italiani. Vari e contrastanti erano i motivi di richiamo: droga, antropologia, fuga dalla vita quotidiana, incontri e conoscenza, mistero ed altre passioni. La cultura on the road, il rifiuto del sistema, la libertà, i capelli lunghi, la beat generation verso la culla della civilta?<br />
Credo, a distanza di tempo, che sono la volontà di mettersi in gioco e di incontri poco prevedibili le vere energie di chi si mette in strada. Amelie ed io vagabondiamo sempre da soli seguendo sentieri poco tracciati, i riti del viaggio, luci ed ombre di antiche civiltà. Quasi una ricerca di quello che sta al di la della realtà. Siamo attratti dalle molte espressioni spirituali , religiose e laiche.<br />
La Vespa sorvola dolente i deserti, le montagne, i villaggi e le esistenze dimenticate. Una lirica di rapporti umani e della natura. Tutto implode dentro di noi e non si è più spettatori.<br />
Tutti i viaggiatori che abbiamo incontrato hanno lasciato una eredità sostanziale. Una stagione irripetibile. Non c’è confronto con oggi ed i suoi turisti Lonely Planet. Si paga il biglietto e si salta sulla giostra, si guarda e non si vede, si osserva e non si capisce. Pecora nel gregge, spettatore e non protagonista.<br />
Altra comunicazione, altro desiderio endemico, altro spettacolo avevano i “Vagabondi del Darma” lungo la via dell’Oriente. Era sfida all’ignoto ed all’esistenza, sciamani, psicodrammi, yogi e zoroastriani. Sesso tantrico e prostitute di Shiva.<br />
La mente va verso notti intorno al fuoco sotto le montagne più alte del mondo, le piante psichedeliche, la ricerca di un equilibrio dentro e fuori noi stessi, il corpo e l’anima.</strong></p>
<p><strong>Oggi porto a spasso i ragazzini della famiglia che ci ospita a Swayambhu. Non dovrei sottolinearlo ma tutti qui hanno piena fiducia in noi, siamo riusciti a coniugare la nostra voglia di vedere e conoscere in un paradigma di rispetto reciproco e sensibilità. Mica poco, no’? Akash e Niranjana sono entusiasti di andare a Kathmandhu in Vespa con il loro amico italiano. Staremo in città tutto il giorno, andremo a zonzo, faremo qualche commissione e torneremo al tramonto. Domenica mattina presto sono già pronti davanti la porta (aperta) della nostra stanza e saltano addosso a d Amelie che legge Moby Dick o qualcosa del genere. Io sono davanti il tempio a chiacchierare con i monaci e qualche venditore che si prepara ad esporre sulla scalinata la sua mercanzia per i pellegrini ed i turisti che arriveranno. La campana chiama a raccolta i fedeli per le operazioni religiose. Eccoli tutti e tre belli e sorridenti. Scendono per la scalinata di pietra, mentre io prendo la Vespa e vado ad aspettarli ai piedi della collina di Swayambhu. Li vedo scendere nel minuscolo villaggio sotto il tempio e penso a come distribuire questi illustrii ospiti sulla sella e comunque sopra la Vespa. Visto che , come dicevano i latini, “scrivere è leggere due volte” facciamo delle brevi prove. Allora, tre sulla sella: io, in mezzo Niranjana e dopo Amelie, il piccolo Akash in piedi sulla pedana con le mani sul manubrio. Questa Vespa-comitiva mi ricorda qualcosa dell’Italia anni 50. La fase della partenza è stata accompagnata da saluti e sorrisi da parte di tutti gli astanti. Nessuno dice niente ma lo dimostrano con lo sguardo e gli atti, il che è molto meglio. Via, allora, con queste cinque miglia che ci separano da Durbar Square, la famigliola italo-franco-nepalese è in partenza per un giorno di vacanza.</strong></p>
<p><strong>In questi tempi Kathmandu è una città preziosa con case di mattoni rossi e legno a due o tre piani con i tetti spioventi e le finestre scolpite. Gente ospitale e bellezza del paesaggio. Tutte le case sono ravvicinate con le loro finestre e cornici intricate di disegni di figure mitiche e pilastri di legno scolpito. Superiamo il labirinto del vecchio bazar tra verdure e negozi di stoffe ed eccoci a Durbar Square. La piazza è affascinante e piena di palazzi e templi di varie divinità. Parcheggiamo la Vespa in mezzo alle bancarelle ed arriviamo al tempio di Shiva e di sua moglie Parvati. Entriamo in un palazzo, attraversiamo vari cortili ed ecco una statua metà leone e metà uomo (Vishnu). Continuiamo e passiamo altri santuari, ancora Vishnu signore dell’universo ed il tempio di Krishna, il gigantesco Kalabhairab , il signore del tempo, una specie di Shiva davanti al quale nessuno può dire cose false o bugie. Strizziamo l’occhio ad una guardia ed entriamo in un’area sacra non aperta al pubblico. C’è lo stupa della saggezza eterna (Bodhnath).<br />
I due ragazzi incontrano dei compagni di scuola a spasso con i parenti. E’ domenica, c’è un po’ di confusione , le solite processioni di maghi e saltimbanchi, qualche turista impacciato e fresco di aeroporto, qualche viaggiatore che si fa le canne in una architettura bella e sofisticata.<br />
Facciamo spesa, compriamo da mangiare e decidiamo di fare un pic nic sul fiume Vistumati, sono appena 4 chilometri a sud di Kathmandu. Saliamo sulla Vespa, l’equipaggio è pronto, superiamo il tempio della Kumari, attraversiamo un breve ponte di legno ed avanziamo in una strada stretta in mezzo a vecchi palazzi. Ancora risaie, campi coltivati e case di mattoni che punteggiano le campagne. Siamo nella valle, eccoci, ci affacciamo sulla riva del fiume sacro. Atmosfera medioevale e gesti antichi. Vediamo dei Sadhu con il corpo coperto di cenere in segno di rinuncia dei beni mteriali.<br />
Inizia il pranzo a pic nic dei quattro intrepidi scribi vespisti. Giochiamo a pallone e mandiamo Amelie a riprenderlo nel fiume. Anche Akash e Niranjana si buttano in acqua e sguazzano contenti rubandosi la palla. Io scivolo e cado, mi alzo a quattro zampe.</strong></p>
<p><strong>Attraversiamo un boschetto sacro, i due ragazzi portano la Vespa a mano e quando possono ci salgono sopra e si spingono. E’ dedicato ad una delle mogli di Shiva, si sentono i canti delle preghiere che vengono da un monastero. Facciamo ritorno nella città con la bellezza senza tempo, Kathmandhu. La Vespa trasporta i quattro amici tra le case, gli edifici ed i santuari di Durbar Square. Si traccia una architettura di arte religiosa e domestica, abitanti poverissimi, scenari da favola, immagini sacre, botteghe e vicoli. L’allineamento dei templi è un sacro e continuo mandala. Inoltre mi da l’immagine del carnevale.<br />
Portiamo i due neo vespisti nel nostro vecchio albergo, dove dopo oltre quattro mesi abbiamo molti amici e siamo considerati un po’ particolari. Ho dimenticato l’hindi ma spiccico qualche parola in nepalese. Saliamo le scale e siamo dentro con la nostra famiglia allargata. Non possiamo esimerci dal restare a cena, l’ospitalità, eccetera. Il baba dell’albergo regala ad Amelie uno splendido sitar nepalese, appena costruito dal liutaio. Un vero strumento musicale, niente a che vedere con i “pezzi” turistici. Non possiamo accettare ed in cambio, tra qualche giorno, gli daremo uno degli ultimi turchesi rimastoci.</strong></p>
<p><strong>Il sole ha toccato l’orizzonte, è tempo di tornare. Tutto si infiamma e tutto vibra quando la Vespa rotola in vista di Swayambhu. Saturo di luce il grande Stupa sembra trasparente.Le trombe suonano, il tempio sta per essere chiuso. Amelie guardando lo splendido edificio ed il tetto d’oro scintillante mi chiede: ” E di questo tempo che te ne farai?”</strong></p>
<p><em><strong>Scena seconda.</strong></em></p>
<p><strong>(Amelie ondeggiando uno scialle bianco, Akash entra a passi lenti, Niranjana con un lume in mano ed un cerchietto sui boccoli, verbena con un sorriso ambiguo e modesto. La scena rappresenta il commiato prima della partenza)</strong></p>
<p><strong>AMELIE (con voce misteriosa)<br />
Dove dobbiamo andare?</strong></p>
<p><strong>VERBENA (sorridendo)<br />
Aspettiamo che ci chiamino, correremo intorno alla voce, ed attraverseremo l’antro.</strong></p>
<p><strong>AMELIE (con occhi che brillano)<br />
Non chiedo altro, per ora non ci sono stati luoghi funesti o sguardi sinistri. Il nostro viaggio a tratti è una molle prateria.</strong></p>
<p><strong>AKASH (si avvicina)<br />
Promettetemi di non dimenticare i disegni nascosti ed i segreti.</strong></p>
<p><strong>NIRANJAMA (si alza in piedi)<br />
La dea vi aiuterà nei tortuosi sentieri, il suo sguardo fenderà la strada e la sua luce risuonerà senza sconfinare.</strong></p>
<p><strong>VERBENA (stendendo le mani sul fuoco)<br />
Ben venga l’astuta guida ed il suo fatale sorriso, andremo avanti per la strada più libera.</strong></p>
<p><strong>( La scena si oscura poi si illumina di nuovo, il fuoco arde sottto la cenere. Dalla finestra il tempio di Swayambhu immerso nelle tenebre. Domani si parte.)</strong></p>
<p><strong>I due ricercatori di ricchezza culturale e di bellezza ripercorrono quelle strade indimenticabili verso il ritorno in India e la brulicante Delhi. Sensi ed emozioni. Ci mettiamo più di quindici giorni a rifare il vecchio sentiero hippie. Esotismo ed illuminazione ci guidano nelle rotta.<br />
La Vespa pigramente supera rovine, piantagioni, templi, case galleggianti, fiumi, villaggi, colline, sculture erotiche, zone calde ed alluvionate, vegetazioni lussureggianti che guardano panorami da sogno. Una festa dei sensi e della natura. Il profumo di incenso dei templi e la musica religiosa del Nepal ancora ci acompagna.<br />
Di nuovo Raxaul, Patna, Benares, Hallahabad, Kampur, Agra, Mathura fino a Delhi attraversando tutta la valle del Gange.<br />
La Vespa si sfascia, si ferma e riparte. Una comunità hippie ci ha ospitato tre giorni mentre attendevo un cilindro da rettificare. Un piano inclinato di sesso , droga e spiritualità. Hare Krishna, Hare Rama, e Jimi Hendrix .<br />
Il modo di viaggiare in quegli anni; intrepidi viaggiatori che, senza leggende, su questo sentiero hanno fatto esperienze non definite con l’etichetta. Dove si comincia e dove si finisce se si parla di libertà?</strong></p>
<p><strong>Appare evidente che viaggiare non è trovare qualcosa, il viaggio è smarrirsi nei luoghi o negli istanti. Senzazione straordinaria di uscire dalla vita quotidiana ed innalzarsi in qualcosa di nuovo.<br />
Imparare a vedere in modo nuovo, avere una nuova istruzione. Si accoglie quello che arriva con parametri diversi dalla propria visione delle cose e da quello che si è già vissuto.<br />
Si passa attraverso i luoghi ed i luoghi passano attraverso te. Niente di artificiale e niente debolezza dovuta al denaro, la chiave è un’altra. Sono le idee e la voglia di confrontarsi, il lusso è un modo di essere ignorante. La preparazione è la morte di un viaggio, un bottino senza frutti e senza arte. Impossibile vedere quello che facciamo, quando e con chi.<br />
Viaggio, quindi, come metafora di vita vissuta. Si aprono gli occhi e si allarga il pensiero.<br />
</strong></p>
<p><strong></strong></div>
</div>
</div>
</div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Un week end tutto romano]]></title>
<link>http://romatour.wordpress.com/2008/12/10/135/</link>
<pubDate>Wed, 10 Dec 2008 12:03:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>romatour</dc:creator>
<guid>http://romatour.wordpress.com/2008/12/10/135/</guid>
<description><![CDATA[Le mie grandi aspettative su questa magnifica citta che è Roma, si sono rivelate realtà in tre giorn]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="font-family:Tahoma;font-size:small;">Le mie grandi aspettative su questa magnifica citta che è <strong>Roma</strong>, si sono rivelate realtà in tre giorni trascorsi a girare di luogo in luogo, chiedendo spesso informazioni ed aiuti ai passanti..incrociando le dita, sperando di trovare un Romano tra tutti i visitatori stranieri: ogni piccola piazza ha la sua fontana, ogni quartiere ha le sue meraviglie e ogni meraviglia riesce a lasciarti <em>&#8220;senza fiato&#8221;</em>!</span><br />
<span style="font-family:Tahoma;font-size:small;">Ciò che più mi ha colpito sono i <strong>Fori Imperiali</strong>; sono antiche rovine dell&#8217;Impero Romano, tra cui anche il <a title="Colosseo Roma" href="http://it.prontohotel.com/ita/roma/pois/colosseo.htm" target="_blank"><strong>Colosseo</strong></a>, che anche essendo distrutte e danneggiate con il tempo, rimangono fonte di istruzione e di un&#8217; incredibile bellezza. Rispecchiano completamente il mio pensiero su questa città; rappresentano la magnificenza di tutto ciò che si può incontrare, tra i quali la <strong>Fontana di Trevi</strong>, <strong>piazza Navona</strong> e anche <strong>piazza di Spagna</strong>.</span><br />
<span style="font-family:Tahoma;font-size:small;">A differenza di questa enorme imponenza, troviamo anche piccoli ma splendidi quartieri, come per esempio <em>il quartiere Garbatella, </em>meta meno turistica, ma da visitare, poichè in ogni angolo si può vedere anche solo un giardinetto, che con la sua semplicità stupisce chiunque.</span></p>
<p><!--[if gte mso 9]&#62;     &#60;![endif]--><!--[if gte mso 9]&#62;  Normal 0 14   false false false         &#60;![endif]--><!--[if gte mso 9]&#62;   &#60;![endif]--></p>
<div style="border:medium medium 1pt none none solid 0 0 #4f81bd;padding:0 0 4pt;">
<p class="MsoTitle"><span style="font-size:8pt;font-family:Tahoma;color:#888888;" lang="ES">Articlo scritto da Fish-Ire</span><span style="font-size:8pt;" lang="ES"> </span></p>
</div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Muoiono le api, muore il mondo]]></title>
<link>http://giupipita.wordpress.com/2008/11/28/muoiono-le-api-muore-il-mondo/</link>
<pubDate>Fri, 28 Nov 2008 08:31:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>Giuseppe Pipita</dc:creator>
<guid>http://giupipita.wordpress.com/2008/11/28/muoiono-le-api-muore-il-mondo/</guid>
<description><![CDATA[“Se l’ape scomparisse dalla terra all’umanità resterebbero quattro anni di vita; niente più api, nie]]></description>
<content:encoded><![CDATA[“Se l’ape scomparisse dalla terra all’umanità resterebbero quattro anni di vita; niente più api, nie]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Carica le tue foto più belle su Panoramio]]></title>
<link>http://raccontidiviaggio.wordpress.com/2008/11/27/carica-le-tue-foto-piu-belle-su-panoramio/</link>
<pubDate>Thu, 27 Nov 2008 11:25:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>aldoaldo</dc:creator>
<guid>http://raccontidiviaggio.wordpress.com/2008/11/27/carica-le-tue-foto-piu-belle-su-panoramio/</guid>
<description><![CDATA[Sei appassionato di viaggi? Ti piace fotografare tutti gli incredibili paesaggi che incontrli ungo l]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://raccontidiviaggio.wordpress.com/files/2008/11/56272982_a05b4a5d7a.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-80" title="56272982_a05b4a5d7a" src="http://raccontidiviaggio.wordpress.com/files/2008/11/56272982_a05b4a5d7a.jpg?w=300" alt="56272982_a05b4a5d7a" width="300" height="55" /></a>Sei appassionato di viaggi? Ti piace fotografare tutti gli incredibili paesaggi che incontrli ungo la tua strada?<br />
Allora potresti essere interessato a<strong> <a href="http://www.panoramio.com/" target="_blank">Panoramio.com</a></strong>, un&#8217;applicazione che unisce l&#8217;amore della fotografia alle mappe di google, associando ad ogni luogo una serie di foto pamnoramiche. Attenzione, le foto devono essere esclusivamente paesaggisstiche, senza persone in pimo piano  (per qello c&#8217;e <strong><a href="http://www.flickr.com/" target="_blank">flickr.com</a></strong>). Le foto inserite, verrano visualizzate dagli utenti durante le query di google maps; ad esempi se avete caricato foto di San Francisco,  potrai associarle alle mappe e visualizzarle nella cartella &#8220;tue foto&#8221;. Le immagini più belle inoltre saranno scelte dagli autori di Panoramio per essere pubblicate su google earth. Questo significa che tutti gli utenti che effettueranno la query San Francisco google maps, visualizzeranno le vostre foto nei risultati della ricerca.  Non tutte le immagini vengono scelte ovviamente; potrai visualizzare quelle scelte dagli autori del sito clccando sul link &#8220;popolari&#8221;.<br />
Quindi se sei appassionato di fotografia, nel prossimo viaggio dedicati per un pò a realizzare foto paesaggistiche, se fai un buon lavoro, i tuoi scatti potrebbero essere visualizzati dagli utenti di tutto il mondo che usano google earth.<br />
ecco alcune tra le più belle foto che o scovato in una ricerca random su <strong>google earth</strong></p>
<div id="attachment_82" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://raccontidiviaggio.wordpress.com/files/2008/11/4728021.jpg"><img class="size-medium wp-image-82" title="4728021" src="http://raccontidiviaggio.wordpress.com/files/2008/11/4728021.jpg?w=300" alt=" San Francisco Golden Gate bridge" width="300" height="183" /></a><p class="wp-caption-text"> San Francisco Golden Gate bridge</p></div>
<div id="attachment_83" class="wp-caption alignright" style="width: 235px"><a href="http://raccontidiviaggio.wordpress.com/files/2008/11/phuket.jpg"><img class="size-medium wp-image-83" title="phuket" src="http://raccontidiviaggio.wordpress.com/files/2008/11/phuket.jpg?w=225" alt="Phuket, Kata Beach" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Phuket, Kata Beach</p></div>
<div id="attachment_84" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://raccontidiviaggio.wordpress.com/files/2008/11/los-angeles.jpg"><img class="size-medium wp-image-84" title="los-angeles" src="http://raccontidiviaggio.wordpress.com/files/2008/11/los-angeles.jpg?w=300" alt="Los Angeles Down town" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Los Angeles Down town</p></div>
<div id="attachment_85" class="wp-caption alignright" style="width: 226px"><a href="http://raccontidiviaggio.wordpress.com/files/2008/11/bombay.jpg"><img class="size-medium wp-image-85" title="bombay" src="http://raccontidiviaggio.wordpress.com/files/2008/11/bombay.jpg?w=216" alt="Bopmbay, India" width="216" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Bombay, India</p></div>
<div id="attachment_86" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://raccontidiviaggio.wordpress.com/files/2008/11/bangkok.jpg"><img class="size-medium wp-image-86" title="bangkok" src="http://raccontidiviaggio.wordpress.com/files/2008/11/bangkok.jpg?w=300" alt="Bangkok, Tailandia" width="300" height="227" /></a><p class="wp-caption-text">Bangkok, Tailandia</p></div>
<div id="attachment_87" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://raccontidiviaggio.wordpress.com/files/2008/11/roma.jpg"><img class="size-medium wp-image-87" title="roma" src="http://raccontidiviaggio.wordpress.com/files/2008/11/roma.jpg?w=300" alt=" Roma il Colosseo," width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text"> Roma il Colosseo,</p></div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Croazia: tra arcipelaghi rocciorsi e mare blu ]]></title>
<link>http://raccontidiviaggio.wordpress.com/2008/11/20/croazia-tra-arcipelaghi-rocciorsi-e-mare-blu/</link>
<pubDate>Thu, 20 Nov 2008 15:48:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>aldoaldo</dc:creator>
<guid>http://raccontidiviaggio.wordpress.com/2008/11/20/croazia-tra-arcipelaghi-rocciorsi-e-mare-blu/</guid>
<description><![CDATA[Una vacanza low cost che mi sento di consigliare a tutti è quella in Croazia. La splendieda costa cr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><a href="http://raccontidiviaggio.wordpress.com/files/2008/11/croatia_flags.gif"><img class="alignnone size-full wp-image-64" title="croatia_flags" src="http://raccontidiviaggio.wordpress.com/files/2008/11/croatia_flags.gif" alt="croatia_flags" width="240" height="160" /></a></p>
<p style="text-align:left;">Una vacanza low cost che mi sento di consigliare a tutti è quella in Croazia.<br />
La splendieda costa croata infatti, ha un mare di tutto rispetto e isolotti tutti da scoprire. l&#8217;unico inconveniente è che dovete amare gli scogli e le spiagge rocciose perche di sabbia da queste parti non ce n&#8217;è  nemmeno l&#8217;ombra. Ma forse proprio per questo il mare è così bello e pulito. L&#8217;ideale per girare tutta la costa e i bei isolotti è in barca, perchè molte calette non  sono raggiungibili via terra, se non disponete di un natante potete sempre affittarlo sul posto. I paesini di mare croati sono molto caratteristici, anche se non tutti gli abitanti sono cortesi, alcuni sono un pò rozzi e burberi nei modi di fare (ma maggior parte degli operatori turistici è gentile e ci accoglie con calore). Tra i posti più belli vi segnalo e vi illustro i seguenti:</p>
<p style="text-align:center;"><strong>Zara </strong><br />
<a href="http://raccontidiviaggio.wordpress.com/files/2008/11/zara.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-51" title="zara" src="http://raccontidiviaggio.wordpress.com/files/2008/11/zara.jpg" alt="zara" width="500" height="375" /></a></p>
<p style="text-align:center;"><strong>Spalato</strong><br />
<a href="http://raccontidiviaggio.wordpress.com/files/2008/11/spalato2.gif"><img class="alignnone size-full wp-image-52" title="spalato2" src="http://raccontidiviaggio.wordpress.com/files/2008/11/spalato2.gif" alt="spalato2" width="300" height="196" /></a></p>
<p style="text-align:center;"><span class="text"><strong>Trogir<br />
<a href="http://raccontidiviaggio.wordpress.com/files/2008/11/torgir2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-55" title="torgir2" src="http://raccontidiviaggio.wordpress.com/files/2008/11/torgir2.jpg" alt="torgir2" width="345" height="258" /></a><br />
</strong></span></p>
<p style="text-align:center;"><strong>l&#8217; isola di Lopud<br />
<a href="http://raccontidiviaggio.wordpress.com/files/2008/11/lopud.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-60" title="lopud" src="http://raccontidiviaggio.wordpress.com/files/2008/11/lopud.jpg" alt="lopud" width="480" height="360" /></a><br />
</strong></p>
<p style="text-align:center;">
<strong>Vodicee e la Dalmazia</strong><br />
<a href="http://raccontidiviaggio.wordpress.com/files/2008/11/vodice_01.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-58" title="vodice_01" src="http://raccontidiviaggio.wordpress.com/files/2008/11/vodice_01.jpg" alt="vodice_01" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="text-align:center;"><strong>l&#8217;isola di Prvic</strong><br />
<a href="http://raccontidiviaggio.wordpress.com/files/2008/11/prvic.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-59" title="prvic" src="http://raccontidiviaggio.wordpress.com/files/2008/11/prvic.jpg" alt="prvic" width="500" height="375" /></a></p>
<p style="text-align:center;"><strong>SibeniK</strong><br />
<a href="http://raccontidiviaggio.wordpress.com/files/2008/11/solaris_aerea20082.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-62" title="solaris_aerea20082" src="http://raccontidiviaggio.wordpress.com/files/2008/11/solaris_aerea20082.jpg" alt="solaris_aerea20082" width="400" height="266" /></a></p>
<p style="text-align:center;"><strong>Kaprije </strong><br />
<a href="http://raccontidiviaggio.wordpress.com/files/2008/11/ultima1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-63" title="ultima1" src="http://raccontidiviaggio.wordpress.com/files/2008/11/ultima1.jpg" alt="ultima1" width="468" height="309" /></a></p>
<p style="text-align:center;"><strong>Qesta è la Croazia, Bella è?</strong></p>
<p style="text-align:left;"><strong>Oltretutto è anche una destinazione molto economica, con 1000 euro si possono trascorrere almeno 10 giorni di vacanza ad alto livello<br />
gli alloggi e i ristoranti son ottimi ed economici.<br />
che altro volete vedere per convincervi a partire?<br />
Sbrigatevi e per quest&#8217;estate non prendete impegni, la Croazia vi aspetta! </strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Phuket: L'isola delle meraviglie]]></title>
<link>http://raccontidiviaggio.wordpress.com/2008/11/14/phuket-lisola-delle-meraviglie/</link>
<pubDate>Fri, 14 Nov 2008 17:10:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>aldoaldo</dc:creator>
<guid>http://raccontidiviaggio.wordpress.com/2008/11/14/phuket-lisola-delle-meraviglie/</guid>
<description><![CDATA[Come promesso ecco la seconda parte del mio viaggio in Thailandia. Dopo i tre caotici e inquinati gi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Come promesso ecco la seconda parte del mio viaggio in <strong>Thailandia</strong>.<br />
Dopo i tre caotici e inquinati giorni di<strong> <a href="http://raccontidiviaggio.wordpress.com/2008/11/03/27/" target="_blank">Bangkok</a></strong>, non vedevamo l&#8217;ora di arrivare a Phuket, l&#8217;isola fantastica della <strong>Thailandia</strong>, fatta di spiagge da sogno e natura incontaminata.<br />
Ma prima dovevamo prendere l&#8217;aereo per arrivarci.<br />
Il volo interno <strong>da Bangkok a <a title="phuket" href="http://www.olympia.it/guide/asia/thailandia/phuket.html" target="_blank">Phuket</a></strong> l&#8217;avevamo prenotato online con una compagnia low cost chiamata AirAsia. Non è stata una gran bella esperienza, gli aerei sembravano vecchiotti e i piloti giovani e inesperti. Non vi dico nemmeno gli scongiuri che uno dei mie compagni di viaggio ha fatto prima di salire a boro e durante tutto il volo, sembrava stesse andando in pellegrinaggio a Lurdes!<br />
Comunque  questa esperienza tragicomica si è conclusa in bellezza con l&#8217;atterraggio: a parte una virata poco canonica a pochi metri dal suolo, quando l&#8217;aereo ha toccato terra sembrava dovesse spezzarsi, per la violenza dell&#8217;atterraggio, eseguito in maniera rozza e approssimativa (forse con un pò di esagerazione, il mio amico come  è sceso ha baciato il suolo e si è fatto più volte il segno della croce).<br />
Superato questo trauma in alta quota, appena usciti dall&#8217;areoporto notiamo subito un&#8217;atmosfera completamente diversa. La splendida isola di <strong>Phuket </strong>infatti è completamente immersa nelle natura, il traffico è quasi assente, fatta eccezione per le vie principali dei centri turistici, l&#8217;aria è molto meno umida e l&#8217;atmosfera è decisamente più vivibile.  L&#8217;isola offre scorci e insenature mozzafiato, che non mi stancherò mai di raccontare. Noi alloggiavamo a Patong, che forse è il posto meno bello dell&#8217;isola, ma sicuramente il più economico. La mattina non vedevamo l&#8217;ora di svegliarci per fare la solita colazione continentale piena di grassi e partire verso una nuova avventura, il che voleva dire andare e passare tutto il giorno in spiaggia ad abbronzarci, giocare a Beach volley, fare surf, insomma a bivaccare in riva al mare fino al calar del sole.<br />
di solito andavamo nella magnifica Kata Beach, ma spesso ci spostavamo anche a Rawai o a Laguna.<br />
Altra particolarità di Phuket è il senso di assoluta libertà che ti dà girare in motorino in costume e t-shirt, e immergersi nelle strade avvolte dalla vegetazione tropicale, per esplorare ogni metro quadrato di paradiso. Un viaggio indimenticabile, sopratutto durante l&#8217;escursione sull&#8217;isola di Phi Phi island, dove abbiamo fatto amicizia con le scimmie e ci siamo tuffati in mare a fare snorking con i pesci coloratissimi che ci assalivano ogni volta che tiravamo una mollica di pane in  acqua.<br />
Non credevo che madre natura avesse creato posti così, perfetti in ogni loro singola particella.<br />
Natura, divertimento, libertà, ecco raccontata in tre semplici parole la Tailandia insulare. Un paradiso anche poco costoso, visto i costi irrisori del cibo, degli hotel e dei ristoranti (ci siamo fatti cene di ottimo pesce fresco a meno di 15 euro al giorno).<br />
Se non mi credete guardate queste foto</p>
<p><a href="http://raccontidiviaggio.wordpress.com/files/2008/11/thailand-phi-phi-ley-b1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-44" title="thailand-phi-phi-ley-b1" src="http://raccontidiviaggio.wordpress.com/files/2008/11/thailand-phi-phi-ley-b1.jpg" alt="thailand-phi-phi-ley-b1" width="500" height="375" /></a></p>
<p><a href="http://raccontidiviaggio.wordpress.com/files/2008/11/images1.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-41" title="images1" src="http://raccontidiviaggio.wordpress.com/files/2008/11/images1.jpeg" alt="images1" width="150" height="100" /></a><a href="http://raccontidiviaggio.wordpress.com/files/2008/11/phuket-longboats.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-42" title="phuket-longboats" src="http://raccontidiviaggio.wordpress.com/files/2008/11/phuket-longboats.jpg" alt="phuket-longboats" width="300" height="302" /></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA["LA VITA E' UN VIAGGIO E VIAGGIARE E' VIVERE DUE VOLTE" (L'Iran visto da Daniele)]]></title>
<link>http://alerika.wordpress.com/2008/11/09/la-vita-e-un-viaggio-e-viaggiare-e-vivere-due-volte-racconto-di-un-viaggio-in-iran/</link>
<pubDate>Sun, 09 Nov 2008 17:34:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>alerika</dc:creator>
<guid>http://alerika.wordpress.com/2008/11/09/la-vita-e-un-viaggio-e-viaggiare-e-vivere-due-volte-racconto-di-un-viaggio-in-iran/</guid>
<description><![CDATA[&#8220;Non ricordare il giorno trascorso e non perderti in lacrime sul domani che viene: su passato ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><a href="http://alerika.files.wordpress.com/2008/11/cimg1768.jpg"><img class="size-full wp-image-1202   aligncenter" title="cimg1768" src="http://alerika.wordpress.com/files/2008/11/cimg1768.jpg" alt="" width="288" height="384" /></a></p>
<p style="text-align:center;"><strong><em>&#8220;Non ricordare il giorno trascorso </em></strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong><em>e non perderti in lacrime sul domani che viene:</em></strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong><em>su passato e futuro non far fondamento</em></strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong><em>vivi dell&#8217;oggi e non perdere al vento la vita.&#8221;</em></strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong>Omar khayyam</strong></p>
<p style="text-align:center;"> </p>
<p style="text-align:center;">Il mio amico Daniele questa estate è stato in IRAN ed è tornato a casa entusiasta e con tanta voglia di raccontare a più persone possibili le emozioni vissute e le informazioni raccolte attraverso questo viaggio. Con grande piacere &#8220;pubblico&#8221; la sua  &#8220;relazione sull&#8217;Iran&#8221;, e alcune fotografie, sperando che possa essere utile a qualcuno e possa far venire a tutti la voglia di visitare questa straordinaria terra millenaria. Un salutone da Alessandra.</p>
<p style="text-align:center;"><strong>Ecco cosa ci racconta Daniele:</strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong><em>&#8220;La vita è un viaggio e viaggiare è vivere due volte.&#8221;</em></strong></p>
<p style="text-align:center;"><em>Così recitava Omar Khayyam, uno dei più grandi poeti iraniani vissuto attorno al 1100 d.c. in Persia.</em></p>
<p style="text-align:center;"><em>Ed in effetti un viaggio in Iran significa proprio questo: riscoprire gli albori di una delle più grandi civiltà del passato, fatta di un popolo la cui discendenza ariana ha dato vita alla civiltà dell&#8217;India ad est e quella Europea ad ovest attraverso i Celti generando la razza e la cultura indoeuropea. Significa scoprire gli antichi fasti di PERSEPOLI, una delle capitali della dinastia degli Achemenidi fondata da Ciro il Grande, significa scoprire la cultura poetico-letteraria dei grandi poeti persiani, scoprire l&#8217;antico culto Zoroastriano (religione pre-islamica dell&#8217;Iran ancora oggi esistente), scoprire l&#8217;arte islamico-persiana delle magnifiche moschee di Esfahan attraverso &#8220;liquidi arabeschi e maioliche fiorite&#8221; (esempi dell&#8217;arte Safavide del XVI e XVII secolo) e significa immergersi in magnifici giardini fioriti simili a paradisi.</em></p>
<p style="text-align:center;"><em>La prima città che ho visitato durante questomio viaggio è stata<strong> TEHRAN,</strong> la congestionata capitale della Repubblica Islamica dell&#8217;Iran che conta oggi diciotto milioni di abitanti. La gente di Tehran tende alla modernità ed è aperta, ama stare nei parchi a conversare, a casa con amici, passeggiare o sciare nei vicini monti chiamati ELBURZ.</em></p>
<p style="text-align:center;"><em><strong>Qui sono concentrati i palazzi del potere politico</strong> di una capitale caotica, dove il ritmo e la frenesia nelle strade principali rendono quasi ardua l&#8217;impresa del loro attraversamento. Poco interessante da un punto di vista architettonico (ad eccezione del mausoleo di Khomeini) questa città offre, però, al visitatore <strong>numerosi MUSEI.</strong> Di notevole interesse senza dubbio, il MUSEO NAZIONALE, ricco di reperti provenienti dai più importanti siti archeologici e IL MUSEO DEI GIOIELLI che lascia sbalordito qualsiasi visitatore per la sua magnificenza e consistenza (tra i tanti oggetti vi è addirittura un mappamondo di 34 Kg fatto di smeraldi, rubini e altre pietre preziose che mi ha lasciato a bocca aperta!). Valgono una visita anche il MUSEO DEL TAPPETO (che conserva tappeti di tutte le epoche persiane), il PALAZZO GOLESTAN (che racchiude una serie di collezioni d&#8217;arte) e il MUSEO ETNOGRAFICO.</em></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://alerika.files.wordpress.com/2008/11/cimg17872.jpg"><em><img class="alignnone size-full wp-image-1212" title="cimg17872" src="http://alerika.wordpress.com/files/2008/11/cimg17872.jpg" alt="" width="194" height="266" /></em></a><em>    </em><a href="http://alerika.files.wordpress.com/2008/11/cimg15802.jpg"><em><img class="alignnone size-full wp-image-1213" title="cimg15802" src="http://alerika.wordpress.com/files/2008/11/cimg15802.jpg" alt="" width="194" height="259" /></em></a></p>
<p style="text-align:center;"><em><strong>FOTO: 1 Esfahan, sacerdote zoroastiano   2 Tehran, Monumento alla Rivoluzione</strong></em></p>
<p style="text-align:center;"><em>Dopo Tehran a sud del paese ho visitato la città di <strong>SHIRAZ, </strong>la <strong>CAPITALE CULTURALE dell&#8217;iran</strong> situata nella regione del FARS.<strong> </strong>Terra natale dei grandi poeti persiani, quali HAFEZ e SA&#8217;DI, è stata capitale della Persia nel XVIII secolo. Chiamata anche la &#8220;CITTA&#8217; DELLE ROSE&#8221; o &#8220;CASA DEL SAPERE&#8221;, era sinonimo di poesia, usignoli, rose e vino. <strong>Da qui nasce la LINGUA PERSIANA, il FARSI</strong> (nome derivante dall&#8217;omonima regione), una lingua antica che non è araba in quanto proprio attraverso i suoi poeti, primo fra tutti Ferdowsi, è stata utilizzata per contrastare l&#8217;influenza dell&#8217;invasione araba permettendo, quindi, di mantenere l&#8217;identità persiana della gente (per questo ogni persiano ci tiene a specificare che loro non sono arabi e che la loro lingua non è l&#8217;arabo, ma il Farsi). Qui i poeti iraniani sono venerati come santi e non è raro vedere, dinnanzi alle loro tombe, pellegrinaggi di gente di tutte le età che pregano e leggono le loro poesie (è stato emozionante sentir leggere in Farsi una poesia di HAFEZ da un ragazzo&#8230;sembrava di ascoltare il poeta stesso!). Pregevoli sono la MOSCHEA DEL VENERDI&#8217; ed il BAZAR (ricavato in parte in un antico caravanserraglio) brulicante di gente e saturo di profumi. Anche qui la gente è molto cordiale e pronta ad accogliere il visitatore con ospitalità; ricordo con piacere che un ragazzo iraniano, con adosso la maglietta della nostra nazionale di calcio, quando ha capito che ero italiano si è precipitato da me con un sorriso a &#8220;trecentosessantagradi&#8221; per farmi un sacco di domande sull&#8217;Italia e per dirmi che è innamorato della nostra nazione, alla fine mi ha salutato come un fratello.</em></p>
<p style="text-align:center;"><em>Alla periferia di Shiraz, si trova<strong> il gioiello archeologico dell&#8217;Iran: PERSEPOLI.</strong> Città edificata sotto il Re persiano Dario I, aveva lo scopo di ospitare le celebrazioni del nuovo anno in primavera attraverso processioni da parte di esponenti dei paesi annessi all&#8217;impero persiano e di onorare il loro re. Sublimi sono i bassorilievi dell&#8217;apedana della scala delle udienze raffiguranti questi popoli con i doni per il monarca. In tutti i bassorilievi non si vede una scena di guerra.</em></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://alerika.files.wordpress.com/2008/11/cimg1590.jpg"><em><img class="size-full wp-image-1281 aligncenter" title="cimg1590" src="http://alerika.wordpress.com/files/2008/11/cimg1590.jpg" alt="cimg1590" width="240" height="320" /></em></a></p>
<p style="text-align:center;"><em><strong>Bassorilievo a Persepoli</strong></em></p>
<p style="text-align:center;"><em>In effetti <strong>l&#8217;impero persiano, fu il primo Stato organizzato ad attuare la libertà culturale e religiosa dei popoli conquistati a patto che essi riconoscessero il loro re.</strong> Il sito non ha una grande ricchezza architettonica in quanto la città fu incendiata da Alessandro Magno nel 330 a.c., ma ciò che resta testimonia comunque la sua magnificenza.</em></p>
<p style="text-align:center;"><em>A cinque chilometri da Persepoli, il complesso di <strong>NAQSH </strong>e quello di <strong>ROSTAM </strong>racchiudono le tombe rupestri dei sovrani Dario I, Artasere I, Serse I e Dario II: magnifiche &#8220;scenografie&#8221; dimostrano la grandezza di questi sovrani e completano la visita di Persepoli.</em></p>
<p style="text-align:center;"><em>A cinquanta chilometri da Persepoli c&#8217;è invece <strong>PARSAGADE</strong>, <strong>la città di Ciro Il Grande</strong> che pur non essendo conservata come Persepoli è altrettanto affascinante grazie alle sue rovine &#8221;solitarie&#8221;. Qui spicca la <strong>tomba di Ciro</strong>, il monumento più interessante del sito archeologico. E&#8217; quasi commovente la devozione degli iraniani per questo monarca che considerano il loro fondatore. Sopra il portale di questa umile tomba (perennemente in restauro, ultimamente anche con il contributo degli italiani), una scritta diceva. &#8220;IO SONO CIRO FONDATORE DEGLI ACHEMENIDI. TU UOMO, FORSE UN GIORNO VERRAI QUI A TROVARMI, MA TI PREGO, NON INVIDIARMI PER QUESTO PEZZO DI TERRA&#8221; (trovo straordinaria l&#8217;umiltà di quest&#8217;uomo&#8230;). Si narra che quando Alessandro Magno visitò questa tomba s&#8217;inginocchiò e, chiedendo perdono, pianse per quello che aveva fatto. Certamente Ciro è stato un Re liberale e merita un posto nella storia, tant&#8217;è vero che nella Bibbia viene chiamato &#8220;Unto di Dio&#8221;.</em></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://alerika.files.wordpress.com/2008/11/cimg1594.jpg"><em><img class="alignnone size-full wp-image-1214" title="cimg1594" src="http://alerika.wordpress.com/files/2008/11/cimg1594.jpg" alt="" width="219" height="165" /></em></a><em>   </em><a href="http://alerika.files.wordpress.com/2008/11/cimg1631.jpg"><em><img class="alignnone size-full wp-image-1215" title="cimg1631" src="http://alerika.wordpress.com/files/2008/11/cimg1631.jpg" alt="" width="219" height="165" /></em></a></p>
<p style="text-align:center;"><strong><em>Persepoli e la Tomba di Ciro a Parsagade</em></strong></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://alerika.files.wordpress.com/2008/11/cimg1601.jpg"><em><img class="size-full wp-image-1216 aligncenter" title="cimg1601" src="http://alerika.wordpress.com/files/2008/11/cimg1601.jpg" alt="" width="400" height="300" /></em></a></p>
<p style="text-align:center;"><strong><em>Persepoli</em></strong></p>
<p style="text-align:center;"><em>Proseguendo in questo viaggio in Iran si arriva ad <strong>ESFAHAN, la &#8220;Firenze del Medio Oriente&#8221;.</strong></em></p>
<p style="text-align:center;"><em>Situata nel centro dell&#8217;Iran, questa città è stata fin dall&#8217;antichità un luogo di commerci. Ricca e piena di negozi, offre al visitatore la visione di numerosi palazzi (ad esempio il Palazzo delle Quaranta Colonne e quello degli Otto Paradisi), della Moschea di Jameh (un museo a cielo aperto) e della <strong>bellissima PIAZZA DELL&#8217;IMAM (la seconda piazza più grande del mondo dopo quella di Tien Amen)</strong> dove sono racchiusi i più importanti gioielli architettonici di tutto l&#8217;Iran: la Moschea dello Sceicco Lotfollah, la Moschea dell&#8217;Imam, il palazzo di Ali Qapu e il bazar. Qui i motivi floreali delle cupole e dei minareti ricordano i giardini della Persia e le maioliche che compongono le facciate sembrano &#8220;liquidi arabeschi&#8221;. Nella città convivono bene, insieme a quella ufficiale, anche altre religioni come ad esempio quella Zoroastriana con il suo tempio del fuoco vicino al quartiere armeno, quella Cristiana e quella Armena con una bella cattedrale chiamata &#8220;Vank&#8221;, interessante per gli affreschi e per il museo che conserva tutto ciò che riguarda la loro tradizione (c&#8217;è anche un passo del vangelo scritto su un cappello ed il libro più piccolo del mondo: incredibile!).</em></p>
<p style="text-align:center;"><em>La sera questa città si riempie di gente soprattutto nella piazza Dell&#8217;Imam, il grande cuore della città (in passato qui si giocava a POLO! Si, sono stati proprio i persiani ad inventare questo sport importato poi dagli Inglesi). Camminando, la gente ti si avvicina, ti ferma, ti chiede da dove vieni, cosa pensi dell&#8217;Iran, se ti piace e ti invitano a sederti con loro (una famiglia mi ha persino dato da mangiare nonostante avessi già cenato); è incredibile vivere l&#8217;ospitalità e la generosità di questo popolo. Capisci che le persone sono aperte e che hanno bisogno di confrontarsi amichevolmente con chi viene da lontano; è stata stupefacente la loro gioia nel conversare con me in ogni luogo dove sono stato.</em></p>
<p style="text-align:center;"><strong><em>Il viaggio in Iran è stato per me prima di tutto un&#8217;emozionante esperienza interiore, un viaggio dell&#8217;anima alla ricerca delle radici della nostra civiltà e quindi di noi stessi, un viaggio di confronto con culture e tradizioni diverse in un paese dove è ancora intatta un&#8217;identità che a ragione diviene motivo d&#8217;orgoglio sociale dinnanzi ad un progresso ed un mondo globalizzato che tende sempre più a snaturare ed appiattire la mente, la coscienza, la cultura e quindi l&#8217;identità della gente stessa.</em></strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong><em>Il mio pensiero va a loro, alla gente comune che ho incontrato e che ha bisogno di pace come ogni altro popolo della terra. Va ai bambini, ai giovani, agli uomini e alle donne che con una parola, un gesto o un semplice sorriso mi hanno fatto ricordare e capire molte cose e, soprattutto, mi hanno arricchito.</em></strong></p>
<p style="text-align:center;"><em>Daniele Durigon</em></p>
<p style="text-align:center;"><em>(Le fotografie sono di Daniele e Roberto e non possono essere riutilizzate in nessun modo; se volete qualche informazione sul viaggio o se avete delle osservazioni da fare potete lasciare un messaggio qui sotto.)</em></p>
<p style="text-align:center;"><em>  </em><span style="font-size:11pt;font-family:Arial;"><a href="http://alerika.files.wordpress.com/2008/11/dsc02331.jpg"><em><img class="size-full wp-image-1220   aligncenter" title="dsc02331" src="http://alerika.wordpress.com/files/2008/11/dsc02331.jpg" alt="" width="400" height="258" /></em></a></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;margin:0;"><span><em> <strong>Lettura del Corano a Shira</strong></em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;margin:0;"><span><em></em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;margin:0;"><span><em></em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;margin:0;"><span><a href="http://alerika.files.wordpress.com/2008/11/dsc02842.jpg"><em><img class="size-full wp-image-1270     aligncenter" title="dsc02842" src="http://alerika.wordpress.com/files/2008/11/dsc02842.jpg" alt="dsc02842" width="399" height="267" /></em></a><a href="http://alerika.files.wordpress.com/2008/11/dsc02383.jpg"></a></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;margin:0;"><em></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;margin:0;"><em></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;margin:0;"><a href="http://alerika.files.wordpress.com/2008/11/cimg1649.jpg"></a><em></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;margin:0;"><em><strong>Esfahan, la Moschea dello Sceicco Lotfollah</strong></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;margin:0;"><em>        </em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;margin:0;"><em></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;margin:0;"><a href="http://alerika.files.wordpress.com/2008/11/cimg16491.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1283" title="cimg16491" src="http://alerika.wordpress.com/files/2008/11/cimg16491.jpg?w=128" alt="cimg16491" width="128" height="96" /></a>     <a href="http://alerika.files.wordpress.com/2008/11/cimg17531.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1284" title="cimg17531" src="http://alerika.wordpress.com/files/2008/11/cimg17531.jpg?w=128" alt="cimg17531" width="128" height="96" /></a>    <a href="http://alerika.files.wordpress.com/2008/11/cimg17501.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1285" title="cimg17501" src="http://alerika.wordpress.com/files/2008/11/cimg17501.jpg?w=128" alt="cimg17501" width="128" height="96" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;margin:0;"><strong><em>FOTO: 1 Caravanserraglio lungo il percorso ad Esfahan  2 Decori floreali nella Moschea di Jameh  3 Esfahan, veduta della piazza dell&#8217;Imam</em></strong></p>
<p><a href="http://alerika.files.wordpress.com/2008/11/cimg1750.jpg"></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Capodanno a Vienna?]]></title>
<link>http://maxbruno.wordpress.com/2008/11/07/capodanno-a-vienna/</link>
<pubDate>Fri, 07 Nov 2008 11:10:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>maxbruno</dc:creator>
<guid>http://maxbruno.wordpress.com/2008/11/07/capodanno-a-vienna/</guid>
<description><![CDATA[Che fare a capodanno? Soldi permettendo un viaggio in Austria, nella grande Vienna, non sarebbe poi ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h2><span style="color:#ff0000;">Che fare a capodanno?</span></h2>
<h2><span style="color:#ff0000;"><a href="http://maxbruno.files.wordpress.com/2008/11/vienna1.jpeg"><img class="size-full wp-image-174 alignleft" title="vienna1" src="http://maxbruno.wordpress.com/files/2008/11/vienna1.jpeg" alt="vienna1" width="315" height="236" /></a></span></h2>
<p style="text-align:justify;">Soldi permettendo un viaggio in Austria, nella grande<span style="color:#0000ff;"> </span><a href="http://www.wien.info/article.asp?IDArticle=10090"><span style="color:#0000ff;">Vienna</span></a>, non sarebbe poi mica male.  Vi sono stato alcuni anni fà e vi dico che l&#8217;atmosfera di classicità che si respira in questa capitale è unica nel suo genere.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;">Secondo me è una delle città più belle ed eleganti d&#8217;Europa!</p>
<p style="text-align:justify;">E&#8217; bellissima e affascinante da vedere e non solo&#8230;se siete golosi e vi piaccioni i dolci qui troverete pane per i vostri denti !!!</p>
<p style="text-align:justify;">Tra l&#8217;altro <span style="color:#0000ff;"> </span><span style="color:#0000ff;"><a href="http://www.wien.info/article.asp?IDArticle=10090"><span style="color:#0000ff;">i prezzi di soggiorno</span></a> </span> sono molto più<span style="color:#0000ff;"> </span><a href="http://www.unitravel.com/austria-it/hotel-vienna.html?source=googleu&#38;gclid=CMGRiq_n4pYCFQxMtAodTD34OQ"><span style="color:#0000ff;">economici</span></a> se confrontati con quelli di altre nostre grandi città e i prezzi dei<a href="http://www.zingarate.com/"><span style="color:#0000ff;"> voli low-cost</span></a>, se prenotati in tempo, sono abbordabili.</p>
<p style="text-align:justify;">La nightlife è ottima !</p>
<p style="text-align:justify;">Buon divertimento !</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>

</channel>
</rss>
