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	<title>rapimenti-rom &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "rapimenti-rom"</description>
	<pubDate>Sun, 27 Dec 2009 13:15:02 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Ladri di bambini]]></title>
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<pubDate>Fri, 23 May 2008 11:39:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>gech</dc:creator>
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<description><![CDATA[Lo stereotipo senza prove che perseguita i rom Sabrina Tosi Cambini (da Il Manifesto) Quando si dà n]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div class="modulogiornale">
<div class="pezzotitolo">Lo stereotipo senza prove che perseguita i rom</div>
<div class="pezzofirma">Sabrina Tosi Cambini (da Il Manifesto)</div>
<div class="pezzotesto">Quando si dà notizia di fatti come quello recente di Napoli, si apre una voragine in cui la confusione e i luoghi comuni si alimentano a vicenda. Uno studio sui presunti rapimenti di infanti da parte di rom e sinti (che sta per andare alle stampe presso la casa editrice Cisu) ci aiuta a capire meglio. L&#8217;indagine fa parte di un progetto di ricerca più ampio sotto la direzione di Leonardo Piasere commissionato dalla Fondazione Migrantes al Dipartimento di Psicologia e Antropologia culturale dell&#8217;Università di Verona. La ricerca originariamente copriva il ventennio dal 1986 al 2005, ma si è protratta fino al 2007. I casi studiati sono stati individuati e analizzati partendo dall&#8217;archivio Ansa e arrivando alla consultazione dei fascicoli dei tribunali. Tra i risultati generali dobbiamo anzitutto dire che non esiste nessun caso in cui si riscontra un rapimento. Nessun esito, infatti, corrisponde a una sottrazione dell&#8217;infante effettivamente avvenuta e provata oggettivamente. Anche laddove si apre un processo, il fatto contestato viene sempre qualificato come delitto tentato e non commesso, le cui circostanze aprono a una complessa valutazione dell&#8217;esistenza o meno della volontà dolosa. Inoltre, in alcuni casi l&#8217;identità rom della persona è solo ipotizzata dai denuncianti; in altri l&#8217;esito dell&#8217;intervento delle Forze dell&#8217;Ordine e delle indagine portano a ritenere che si è trattato di un equivoco, che i fatti svolti non erano tesi a un&#8217;azione criminosa e comunque all&#8217;assoluta certezza dell&#8217;inesistenza di un tentativo di rapimento; ancora: si scopre che coloro che denunciano il fatto sono persone che cavalcano volontariamente il luogo comune degli «zingari ladri di bambini» per un secondo fine; oppure controlli e perquisizioni nei campi nomadi non portano a niente.<br />
Comparando i casi studiati è possibile notare il ricorrere di poche variabili sia per quanto riguarda gli attori coinvolti che le dinamiche: gli elementi ripetitivi dei fatti narrati vanno a costruire una struttura contestuale che si ripete. Ad esempio, nella grande maggioranza, si tratta di «donne contro donne» ossia è la madre (o un&#8217;altra parente stretta) ad accusare una donna zingara (o più donne zingare) di aver tentato di prendere il bambino; non ci sono testimoni del fatto, tranne i diretti interessati; gli eventi accadono spesso in luoghi affollati come mercati o vie commerciali; nessuno interviene in soccorso della madre. Si può affermare che laddove vi è la presenza di un infante, l&#8217;avvicinamento di una persona rom è subito vissuto come un pericolo per il proprio figlio: lo stereotipo «gli zingari rubano i bambini» risulta essere molto più potente di qualsiasi altro. Non si ha paura, infatti, che sottraggano il portafogli o la borsa (secondo lo schema mentale «gli zingari rubano»), ma che portino via il bambino. Infine, per quanto riguarda episodi di sparizione di bambini, abbiamo ricostruito i vari momenti in cui i rom e sinti entravano tra i soggetti sospetti e gli esiti degli accertamenti investigativi (sempre negativi).</div>
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