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	<title>recensione &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/recensione/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "recensione"</description>
	<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 19:04:55 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Noah and the Whale - The first days of spring (2009-Mercury)]]></title>
<link>http://shiverwebzine.wordpress.com/2009/11/29/260/</link>
<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 17:26:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>shiverwebzine</dc:creator>
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<description><![CDATA[Mi hai chiesto di mettere su un disco che scacciasse via la pioggia incessante. Fuori il freddo buss]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><a href="http://shiverwebzine.wordpress.com/files/2009/11/noah_and_the_whale.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-261" title="Noah_and_the_Whale" src="http://shiverwebzine.wordpress.com/files/2009/11/noah_and_the_whale.jpg?w=150" alt="" width="150" height="150" /></a> Mi hai chiesto di mettere su un disco che scacciasse via la pioggia incessante. Fuori il freddo bussava alla finestra e piccoli rigagnoli di pioggia si attaccavano al vetro, consumandosi fino a sparire. Cosa potevo farti ascoltare? Nulla che potesse far tornare il sole, almeno non il sole che volevi tu. Scorgo l&#8217;album dei Noah and the Whale, ne guardo il titolo che capeggia in copertina e provo a regalarti uno spiraglio di luce. &#8220;The first day of springs&#8221; inizia ad invadere la stanza e più che calore emana una sottile brezza, di quelle che ti procurano leggeri brividi lungo la schiena. <!--more-->Se chiudi gli occhi sembra di essere su, in collina, con il verde che vira in colori attenuati dal sole calante. &#8220;Our window&#8221; regala un altro soffio di leggerezza in questa stanza. Tutto l&#8217;album è baciato da questo mood delicato. Sembra quasi che evapori al contatto con la pelle. &#8220;My broken heart&#8221; con i suoi archi malinconici, accompagnano i versi di un cuore innamorato &#8220;I&#8217;ve been looking for hope these days/but loves not finding me/but now my hearts been broken there is nothing you can do&#8221; ed anche &#8220;Stranger&#8221;, non essendo per niente struggente ne segue i delicati versi &#8220;Last night I slept with a stranger/For the first time, since you&#8217;ve gone/Regretfully lying naked, I reflect on what I&#8217;ve done&#8221;. Il percorso intrapreso è quello dell&#8217;amara perdita. L&#8217;amore non come ricordo passato ma come vivo presente, dove le canzoni hanno una sottile speranza come nei versi della conclusiva &#8220;My door is always open&#8221;: &#8220;I will only, let you down/I will only, let you down/But my door, is always open/Yeah my door, is always open.&#8221; Fuori continua a piovere, il vento sbuffa molesto sugli alberi e tu riposi con un sorriso da bambina sulle labbra.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/o81gkXxNrBk&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/o81gkXxNrBk&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[(am) - Soundtrack]]></title>
<link>http://shiverwebzine.wordpress.com/2009/11/29/am-soundtrack/</link>
<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 16:57:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>shiverwebzine</dc:creator>
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<description><![CDATA[C&#8217;è un pianoforte. Suona delicato e lontano, come un alito di vento si avvicina sempre più fin]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://shiverwebzine.wordpress.com/files/2009/11/am.png"><img class="alignleft size-full wp-image-248" title="am" src="http://shiverwebzine.wordpress.com/files/2009/11/am.png" alt="" width="89" height="86" /></a>C&#8217;è un pianoforte. Suona delicato e lontano, come un alito di vento si avvicina sempre più fino a farsi spazio nelle tue orecchie ed adagiarsi lì. In modo pacato. Senza chiedere altro che essere ascoltato, ma dura troppo poco e vorresti andare in rewind per riascoltarlo. Tentenni. Prosegui. Ora i suoni diventano colorati e sfarfallano dappertutto. Immagino la copertina di Bjork (Post) con la tavolozza cromatica alle sue spalle, a suggerire un mondo sfavillante ed iperbolico. <!--more-->Continuo il mio percorso sonoro ed arriva &#8220;Døra&#8221;; sembra di ascoltare il fratello minore di Thom Yorke che rimaneggia &#8220;The Eraser&#8221;; pattern sonori si accavallano con il cantato, il quale non sovrasta ma accompagna, quasi fosse un ulteriore strumento, le melodie elettroniche. In &#8220;Taleopptak&#8221; c&#8217;è una batteria che nel bel mezzo del brano cerca una via di fuga dalle onde sintetiche e non riuscendoci, si stratifica ad esse per conviverci e vagare nel torrent(e) di luci baluginanti. Le reminiscenze con il calore glaciale dei Sigur ros sono evidenti, basta ascoltare &#8220;#22 soundtrack&#8221; (ma un pò tutto l&#8217;album ne è vagamente contaminato) per scoprire un gioiello elettroacustico in bilico tra le visioni del duo ed il riverbero vocale che tiene per mano la struttura sonora. Accolgo l&#8217;arrivo di &#8220;(low)&#8221; e non può non ricordarmi quei paessaggi sonori tanto cari ai Mùm. Accade lo stesso anche per L&#8217;incipit di &#8220;Infinta martine (20 lilje): end act&#8221; . Quest&#8217;ultimo brano sfocia, nella coda finale, in post-rock elettronico che chiude il cerchio per arrivare dove tutto era iniziato, al primo atto di questo viaggio. Ma in questo viaggio si fa tappa anche in posti più irrequieti ed energici; &#8220;N novella?&#8221; e &#8220;Hurra+&#8221; si fanno carico di certo industrial teutonico e da film d&#8217;azione; Acido e ammaliatore, che strizza l&#8217;occhio a certi oscuri dancefloor dove creature nerovestite danzano fino all&#8217;alba di un nuovo giorno. È il caso di dire che il titolo di questo album è aderente alle sue intenzioni; una colonna sonora di un film mentale dove i due protagonisti tratteggiano scenari ora struggenti e delicati, ora caotici ed organici. Portando l&#8217;ascoltatore in un non-luogo creato per costruire ciò che ancora non c&#8217;è.</p>
<p>La band italiana, composta da Alessandro Degli Angioli e Michele Ducci, assembla un primo album che non disdegna di essere accostato ai grandi nomi fatti tra le righe di questa recensione, ma anzi merita di essere condiviso, come un virus, da chi non si ferma davanti ad una band sconosciuta (e italiana). Anche il packaging e l&#8217;artwork di &#8220;soundtrack&#8221;sono molto curati ed invito a dargli una possibilità. Nel link è possibile ascoltare l&#8217;album per intero.</p>
<p><a href="http://www.myspace.com/infoam">www.myspace.com/infoam</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Un' Italia che fa paura]]></title>
<link>http://dylandave.wordpress.com/2009/11/29/un-italia-che-fa-paura/</link>
<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 14:54:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>dylandave</dc:creator>
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<description><![CDATA[- Francesca &#8211; 2009 &#8211; ♥♥♥♥ - di Bobby Paunescu Un cinema essenziale quello di Paunescu, c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" title="Locandina Francesca" src="http://images.movieplayer.it/2009/11/03/la-locandina-di-francesca-136712.jpg" alt="" width="294" height="399" /></p>
<p style="text-align:center;"><strong><span style="color:#333300;">- Francesca &#8211; 2009 &#8211; ♥♥♥♥ -</span></strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong><span style="color:#333300;">di</span></strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong><span style="color:#333300;">Bobby Paunescu</span></strong></p>
<p style="text-align:left;">Un cinema essenziale quello di <em>Paunescu</em>, cineasta rumeno al suo esordio con i lungometraggi. Un ritorno al neorealismo dei lunghi piani sequenza a telecamera fissa che rendono i dialoghi più naturali e veri e che costringono l&#8217;attore a dare una prova recitativa di gran lunga migliore. La storia riguarda tutti noi italiani da molto vicino. E&#8217; un altro specchio della nostra terra vista dal di fuori, dagli occhi di un altro popolo (quello rumeno) che da una parte sogna il nostro paese e le sue prospettive lavorative ma dall&#8217; altra teme i pericoli che potrebbero derivare dall&#8217; intolleranza verso gli stranieri da parte degli italiani. Francesca (<em>Monica Birladeanu</em>) è una trentenne rumena che sogna di lasciare il suo tormentato paese per fare la maestrina d&#8217; asilo nel nostro belpaese. Ma far accettare questo suo ideale dalla sua famiglia non è di certo cosa semplice. Soprattutto perchè gli stereotipi e le dicerie sul popolo italiano in Romania non sono di certo positivi. Ultimamente non si può di certo affermare che tra Romania ed Italia scorra del buon sangue, grazie ai frequenti atti criminali ad opera della comunità romena in Italia che di certo rappresenta più una fascia della loro popolazione ma non la sua globalità. Il film questo lo fa capire ampiamente. Mostrandoci un dramma, quello di Francesca, che ha luogo principalmente nella sua Romania nella quale è costretta a scontrarsi con gli stessi criminali che da noi provocano i pregiudizi sulla loro etnia e che non rendono onore al desiderio di operosità onesta che invece è presente in Francesca e nella sfera delle sue amicizie. In  <strong>Francesca </strong>sono descritti vari prototipi di personaggi della Romania moderna:  dai criminali, agli onesti lavoratori fino agli uomini sfaticati ( il fidanzato della protagonista) che desiderano trovar fortuna nella scommessa di un fatuo investimento piuttosto che nel sudore lavorativo. Il film è ampiamente contro una visione oggettiva delle cose e non intende per nulla offrire un punto di vista assolutistico dei Rumeni che risulterebbe quindi essere in contrasto con quello che molti mass-media italiani tendono ad offrire erroneamente al loro pubblico. Al contrario di quello che molti invece hanno sostenuto, limitandosi a giudicare le battute pesanti rivolte alla Mussolini o al sindaco di Verona Flavio Tosi, il film rumeno invita a riflettere sui pregiudizi in generale e intende trasmettere un messaggio contrario al comune detto di &#8220;fare di tutta l&#8217; erba un fascio&#8221;. Pur mantenendo un punto di vista solamente rumeno il film è autocritico non solo verso gli Italiani ma anche verso gli stessi Rumeni, popolo che in maniera evidente non è ancora pronto al suo cambiamento che lo vede Paese membro dell&#8217; Unione Europea. Una nazione che è costretta ancora a lottare constantemente con i retaggi culturali trasmessi dal post fallimento del regime comunista Ceausescu. E la protagonista Francesca capirà questa lacuna nazionale sulla propria pelle in una drammatica e fredda sequenza finale che ha da sola il merito di compensare l&#8217; intero biglietto del cinema. Una storia dalla sceneggiatura semplice ma profonda al tempo stesso, con dialoghi forti e che funzionano in ogni loro dettaglio sono valore aggiunto in un film che sicuramente vale la pena di esser visto da ogni italiano che porta dietro con se pregiudizi o stereotipi sulle etnie e culture diverse dalla propria.</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://images.movieplayer.it/2009/08/21/monica-barladeanu-in-una-scena-di-francesca-127817.jpg" alt="" width="480" height="320" /></p>
<pre style="text-align:center;"><em>( Colloquio di lavoro artigianale)</em></pre>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://images.movieplayer.it/2009/11/23/monica-barladeanu-e-tra-i-protagonisti-del-dramma-francesca-di-bobby-paunescu-139307.jpg" alt="" width="480" height="320" /></p>
<pre style="text-align:center;"><em>( L' emblematica e drammatica sequenza finale )</em></pre>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[R3venge - Demo 2009]]></title>
<link>http://shiverwebzine.wordpress.com/2009/11/29/r3venge-demo-2009/</link>
<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 10:40:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>shiverwebzine</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il demo registrato dal power trio di Grosseto sembra suonato in presa diretta; come se la band avess]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><a href="http://shiverwebzine.wordpress.com/files/2009/11/revenge.png"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-178" title="Revenge" src="http://shiverwebzine.wordpress.com/files/2009/11/revenge.png?w=150" alt="" width="150" height="143" /></a> Il demo registrato dal power trio di Grosseto sembra suonato in presa diretta; come se la band avesse deciso di registrare una session live. Quindi è tutto molto schietto e diretto, con la maggior parte dei brani belli aggressivi e di facile presa per chi ascolta, ma non mancano momenti più introspettivi come la cupa &#8220;R3venge&#8221; cantata in inglese; &#8220;Luogo lontano&#8221; ricorda i Queen of the stone age di &#8220;R&#8221;, &#8220;incomprensibilmente incomprensibile&#8221; ha delle sfumature accennate dei Pearl Jam di &#8220;Vitalogy&#8221; ed &#8220;Unica&#8221; mostra, sotto la scorza dura, un nucleo quasi romantico per il suo dolce trasportarsi ai ricordi di un amore ancora vivo.  <!--more-->Il cantato in italiano è ancora da perfezionare nella scrittura (il gruppo infatti nasce cantando in inglese) e, strano a dirsi per una band italiana, con l&#8217;inglese sembrano riuscire ad essere più naturali. In conclusione, le basi ci sono per migliorare e farsi notare nella scena rock nostrana a patto che l&#8217;amalgama tra sonorità e testi riesca a legare in modo naturale e scorrevole (cosa non facile per chi decide di cantare in italiano). Ulteriori notizie appena il demo sarà uscito, intanto questo è il link per farsi un idea dei R3venge.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.myspace.com/r3vengeband"><em>http://www.myspace.com/r3vengeband</em></a></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Placebo - Battle for the sun (2009-Vagrant)]]></title>
<link>http://shiverwebzine.wordpress.com/2009/11/29/placebo-battle-for-the-sun-2009-vagrant/</link>
<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 10:30:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>shiverwebzine</dc:creator>
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<description><![CDATA[Forse è stata la paternità di Brian Molko o l&#8217;arrivo del nuovo batterista Steve Forrest, sta d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><a href="http://shiverwebzine.wordpress.com/files/2009/11/placebo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-175" title="placebo" src="http://shiverwebzine.wordpress.com/files/2009/11/placebo.jpg?w=150" alt="" width="150" height="150" /></a> Forse è stata la paternità di Brian Molko o l&#8217;arrivo del nuovo batterista Steve Forrest, sta di fatto che il nuovo album perde un pò del cupo fascino di cui i Placebo ci avevano abituati fino al precedente Meds. Già dalla copertina si capisce che qualcosa è cambiato; c&#8217;è un eclissi, si intravede la luce dietro la luna scura che copre il sole, e proprio in quel modo la musica si fa spazio e cerca di prendere una posizione che non sia all&#8217;ombra dei precendenti lavori. Resta comunque un eco che riverbera il passato non troppo lontano; La canzone che dà il nome all&#8217;album ne è un esempio, mentre invece Julien parte quasi come un ibrido molto elettronico e sostenuto per poi mutare fino a diventare bello sostenuto verso la fine da chitarre nervose.</p>
<p style="text-align:justify;">Forse è un disco di trasizione. Sperando che l&#8217;evoluzione non sfoci in qualcosa adatto per le &#8220;masse&#8221; abituate ad un certo tipo di sonorità.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/TZhvHP4JMqs&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/TZhvHP4JMqs&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Pearl Jam - Backspacer (2009-Universal)]]></title>
<link>http://shiverwebzine.wordpress.com/2009/11/29/pearl-jam-backspacer-2009-universal/</link>
<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 09:57:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>shiverwebzine</dc:creator>
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<description><![CDATA[Cosa ci si aspetta dai PJ nell&#8217;anno domini 2009? Di certo non i capolavori &#8220;Ten&#8221;, ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://shiverwebzine.wordpress.com/files/2009/11/pj.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-162" title="PJ" src="http://shiverwebzine.wordpress.com/files/2009/11/pj.jpg?w=150" alt="" width="150" height="150" /></a> Cosa ci si aspetta dai PJ nell&#8217;anno domini 2009? Di certo non i capolavori &#8220;Ten&#8221;, &#8220;Vs&#8221; o &#8220;Vitalogy&#8221;, però questo ultimo album riporta la band di Vedder su livelli compositivi decisamente più alti rispetto agli ultimi lavori in studio. La cosa che salta all&#8217;occhio è l&#8217;urgenza ritrovata (lo si nota anche dalla durata dell&#8217;album, poco più di 30 minuti) e la presa &#8220;Live&#8221; dei brani;<!--more--> i primi tre partono belli tesi con &#8220;Got some&#8221; che risalta tra le altre sembrando quasi un cane smarrito dei tempi d&#8217;oro, mentre &#8220;The Fixer&#8221; lasciva si concede alle radio con il pianoforte che a metà brano fa il verso per qualche secondo (forse solo nella mia testa malata) ai Coldplay di Viva la vida. &#8220;Just Breath&#8221; sembra un outtake del solo-album di Vedder scritto per &#8220;Into the Wild&#8221;. Non ci sono fasi calanti e si arriva alla fine di Backspacer con la sensazione che non tutto è andato perduto nella stesura dei brani e che i PJ riescono ancora ad incantare con un album degno della loro reputazione ed onestà musicale, suggellando con la dolce &#8220;The End&#8221; quella che non sembra affatto la fine.</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/t9avmpCwQkM&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/t9avmpCwQkM&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[General Decay - Demo (free download)]]></title>
<link>http://shiverwebzine.wordpress.com/2009/11/29/general-decay-demo-free-download/</link>
<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 09:36:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>shiverwebzine</dc:creator>
<guid>http://shiverwebzine.wordpress.com/2009/11/29/general-decay-demo-free-download/</guid>
<description><![CDATA[Il demo della band è sfuggente. Sfuggente perchè in soli 8 minuti si fatica a stargli dietro. Mentre]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://shiverwebzine.wordpress.com/files/2009/11/gdk1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-156" title="GDK1" src="http://shiverwebzine.wordpress.com/files/2009/11/gdk1.jpg?w=150" alt="" width="150" height="150" /></a> Il demo della band è sfuggente. Sfuggente perchè in soli 8 minuti si fatica a stargli dietro. Mentre li ascolti e pensi che la registrazione dei tre brani registrati in lo-fi, con rumorismi shoegaze, drum machine glaciale e voce con riverberi provenienti da un oscuro garage in cui la notte ha inghiottito la vita circostante, inizia a piacerti; ecco proprio in quel momento il demo finisce e le orecchie ti ronzano e non capisci se è una ghost track o è l&#8217;assenza di rumore. E premi ancora play &#8220;again and again and again and again&#8221;.</p>
<p>La band è tutta italiana e le notizie su di essa sono pressoché inesistenti. Seguendo il link sottostante è possibile scaricare il demo.</p>
<address><a href="http://www.zorchfactoryrecords.com/general_decay/">http://www.zorchfactoryrecords.com/general_decay/</a></address>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Mobilitysite, video recensione HTC HD2 ]]></title>
<link>http://passionemobile.wordpress.com/2009/11/29/mobilitysite-video-recensione-htc-hd2/</link>
<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 07:46:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>MobileMan</dc:creator>
<guid>http://passionemobile.wordpress.com/2009/11/29/mobilitysite-video-recensione-htc-hd2/</guid>
<description><![CDATA[Fonte:Mobilitysite]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/zHLg20UQTWI&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/zHLg20UQTWI&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/GY3czZXUlXI&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/GY3czZXUlXI&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>Fonte:<a href="http://www.mobilitysite.com/2009/11/htc-hd2-video-1st-look-unboxing-and-hardware-tour/" target="_blank">Mobilitysite</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[“Inside Man”   ]]></title>
<link>http://cinemaleo.wordpress.com/2009/11/29/%e2%80%9cinside-man%e2%80%9d/</link>
<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 04:23:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>cinemaleo</dc:creator>
<guid>http://cinemaleo.wordpress.com/2009/11/29/%e2%80%9cinside-man%e2%80%9d/</guid>
<description><![CDATA[2006: Inside Man di Spike Lee    Meritorio grande successo ai botteghini di tutto il mondo, lodi a n]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><span style="text-decoration:underline;">2006: <strong><em>Inside Man</em></strong> di Spike Lee</span></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/11/indieman-poster.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-3811" title="insideman-poster" src="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/11/indieman-poster.jpg?w=100" alt="" width="100" height="150" /></a> <a href="http://cinemaleo.wordpress.com/giudiziocritico/"><img class="alignnone size-full wp-image-1463" title="da vedere" src="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/05/da-vedere.gif" alt="" width="117" height="136" /></a> <a href="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/11/insideman-poster2.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-3812" title="insideman-poster2" src="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/11/insideman-poster2.jpg?w=107" alt="" width="107" height="150" /></a></p>
<p>Meritorio grande successo ai botteghini di tutto il mondo, lodi a non finire da parte della critica.</p>
<p><!--more--></p>
<p>Prime sequenze: quattro persone travestite entrano nell’affollata hall di una prestigiosa banca. Nel giro di pochi secondi, i rapinatori sono padroni della situazione e in più con 50 ostaggi.<br />
Cosa c’è di più visto sullo schermo? In più di cento anni di cinema quanti esempi di &#8220;bank robbery&#8221; (come dicono a Hollywood) sono stati realizzati?</p>
<p>Eppure qui ci troviamo di fronte a qualcosa di nuovo, qualcosa di molto originale e sorprendente. Non stupisce, visto chi è il regista.<br />
Basandosi su un sceneggiatura particolarmente brillante ed intelligente (l’autore è un esordiente), <strong>Spike Lee</strong> ha diretto con evidente entusiasmo un film eccezionalmente non ricavato da un suo copione (il filmmaker afro-americano appartiene alla scuola “do it yourself”, “fa’ tutto da solo”). Non smentisce però la sua fama di realizzatore di lavori dinamici e controversi che smuovono il pubblico (e nell‘opera non manca la critica sociale: polizia, mass media, pregiudizi razziali…).<br />
<strong><em>Inside Man</em></strong> (cioè &#8220;L&#8217;uomo che sta dentro&#8221;) non è un semplice tipico thriller: è un film che ti spinge a guardare dietro le apparenze, un film in cui niente è come sembra, un lavoro in cui le false piste abbondano e solo lentamente e gradualmente si comprende il perché le cose accadono.<br />
Un poliziesco (ma forse è riduttivo definirlo tale) che finalmente non si basa su sparatorie e inseguimenti di auto, ma su una “idea”.<br />
Un’opera <em>«</em><em>in cui nulla è vero ciò che sembra all’inizio, in cui nessun dettaglio è trascurabile, in cui nessun indizio è</em> <em>casuale</em><em>»</em> (sono le frasi di lancio del film e questa volta la pubblicità non mente).</p>
<p>Un lavoro che, se avesse avuto una maggiore stringatezza nella parte centrale, avrebbe potuto aspirare al titolo di piccolo gioiello del genere e che è senz’altro da consigliare agli amanti dell’intrattenimento puro che non obblighi il cervello al momentaneo letargo.<br />
Il film è impreziosito da un montaggio serrato, una colonna sonora funzionale al massimo, una fotografia e una scenografia da dieci e lode.</p>
<p>Stellare il cast.<br />
Da <strong>Denzel Washington</strong> (alla quarta collaborazione con il regista afroamericano, ma qui offre una performance semplicemente corretta limitandosi a rifare se stesso) a <strong>Willem Dafoe</strong> (con la sua sorprendente capacità di adattarsi completamente al ruolo che interpreta). I migliori in campo sono senza dubbio <strong>Clive Owen</strong> (sempre intenso e dalla presenza imponente, da molti critici giustamente avvicinato ad H.Bogart, R.Mitchum, S.Connery…) e <strong>Christopher Plummer</strong> (che dopo aver partecipato a più di cento film conferma la sua straordinaria bravura disegnando perfettamente il personaggio affidatogli). Dà lustro al film la presenza, sempre gradita, di <strong>Jodie Foster</strong>: appare in poche scene ma raramente l’abbiamo vista così seducente, sofisticata e sexi. Presenza magnetica la sua: poche attrici “riempiono” lo schermo come lei. </p>
<p><em>pubblicato su <a href="http://www.cinema4stelle.it/RecensioneInsideMan.htm">Cinema4Stelle</a> </em></p>
<p><em><a href="http://theinsideman.net/index.php">sito ufficiale</a></em></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/11/10.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-3813" title="10" src="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/11/10.jpg?w=150" alt="" width="150" height="97" /></a></p>
<p style="text-align:center;"> <a href="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/11/05.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-3814" title="05" src="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/11/05.jpg?w=150" alt="" width="150" height="97" /></a> <a href="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/11/09.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-3815" title="09" src="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/11/09.jpg?w=150" alt="" width="150" height="97" /></a> <a href="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/11/11.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-3816" title="11" src="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/11/11.jpg?w=150" alt="" width="150" height="97" /></a> <a href="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/11/17.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-3817" title="17" src="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/11/17.jpg?w=150" alt="" width="150" height="99" /></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ Abulico - BeHind (2009-Seahorse)]]></title>
<link>http://shiverwebzine.wordpress.com/2009/11/28/abulico-behind-2009-seahorse/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 22:54:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>shiverwebzine</dc:creator>
<guid>http://shiverwebzine.wordpress.com/2009/11/28/abulico-behind-2009-seahorse/</guid>
<description><![CDATA[Napoli brucia. E non per colpa dell&#8217;odio dei soliti tipi verdevestiti; Napoli brucia per il su]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://shiverwebzine.wordpress.com/files/2009/11/abulicopertina.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-130" title="abulicopertina" src="http://shiverwebzine.wordpress.com/files/2009/11/abulicopertina.jpg?w=150" alt="" width="150" height="149" /></a> Napoli brucia. E non per colpa dell&#8217;odio dei soliti tipi verdevestiti; Napoli brucia per il suono di questa band al primo album che non sembra per niente il primo. Il suono è compatto e tutti gli elementi si amalgamo in modo naturale. non mi sbilancio affermando che ci sono tutti gli ingredienti per diventare la &#8220;Next Big Thing&#8221; del indie-rock italiano. Roba da poter tranquillamente esportare ed esserne fieri, visto che nel belpaese si pecca di esterofilia e si apprezzano le band italiane solo quando ricevo un&#8217;attenzione particolare dai media stranieri.<!--more--></p>
<p>Il cantato è in inglese e si incastra senza troppe difficoltà con le chitarre che ora si fanno sussurro come in &#8220;Not time to think the past&#8221; dove anche un melanconico carillion ci ricorda che il tempo andato resta solo nei ricordi della nostra testa, ora in &#8220;A sign&#8221; dove il suono di chitarra si staglia all&#8217;orizzonte; lontano e un pò fuori fuoco cercando di tratteggiare i contorni sbiaditi dal vento.<br />
Mentre nella seconda parte di &#8220;Tokyo Eyes&#8221; (primo singolo estratto) le sonorità si allineano con certo post-punk newyorkese di inizio millennio.<br />
Potrebbe esserci un sottile gioco di rimandi a band ormai nella galassia del rock difficilmente raggiungibili ma la personalità c&#8217;è tutta e chissà se già al secondo disco gli Abulico riescano a lambirne il manto.<br />
Segnatevi il nome (e comprate l&#8217;album), siete stati avvisati!</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/9J4KEGG5gkM&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/9J4KEGG5gkM&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Giorgio Guidelli, Operazione Peci, Storia di un sequestro mediatico, Urbino, Quattroventi, 2005]]></title>
<link>http://sbtdiario.wordpress.com/2009/11/28/giorgio-guidelli-operazione-peci-storia-di-un-sequestro-mediatico-urbino-quattroventi-2005/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 21:00:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>sbtdiario</dc:creator>
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<description><![CDATA[Giorgio Guidelli, Operazione Peci, Storia di un sequestro mediatico, Urbino, Quattroventi, 2005. Il ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><a href="http://sbtdiario.wordpress.com/files/2009/11/peci2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-46" title="Operazione Peci, Quattriventi Ed., 2005, Urbino." src="http://sbtdiario.wordpress.com/files/2009/11/peci2.jpg" alt="" width="80" height="131" /></a>Giorgio Guidelli<em>, Operazione Peci, Storia di un sequestro mediatico</em>, Urbino, Quattroventi, 2005.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Il volume di Guidelli si caratterizza per un taglio prettamente giornalistico. L’opera più che una “<em>Storia di un sequestro mediatico”, </em>come recita il sottotitolo, sembra esserne una<em> </em>“cronaca”<em>.</em>Quello che però manca soprattutto nel libro di Guidelli è il metodo storico.</p>
<p><!--more-->La rivista ha già avviato un dibattito sull”“uso ideologico di alcune categorie nello studio degli anni settanta” e in particolare sulla difficoltà di “fare del fenomeno della militanza armata un oggetto di ricerca <em>laica</em>” (in Eros Francescangeli e Laura Schettini, <em>Le parole per dirlo</em>, “Zapruder”, n. 4, 2004, pp. 142-146).</p>
<p>Già nelle prime pagine del libro viene fatto un parallelismo “ardito”, tra la vicenda Peci e quella dell’Iraq di oggi, basandosi solo sul fatto che il processo politico a Roberto Peci fu filmata e la sua esecuzione fu fotografata così come in Iraq vi siano fucilazioni o decapitazioni filmate. I 25 passati, le diversità ideologiche e del contesto geopolitico tra le due vicende non vengono prese in considerazione.</p>
<p>Per la comprensione della vicenda di Roberto Peci, si sente l’assenza di una ricostruzione, seppur minima, della storia delle Brigate Rosse precedenti al 1981, in particolare la nascita e lo scontro delle due componenti che l’autore presenta nel volume (le “Brigate rosse ortodosse militariste” e il “Fronte delle Carceri”), non si comprende il motivo del mancato “svelamento” del nome dell’ideatore del sequestro di Roberto Peci che per tutte le 82 pagine viene “nascosto” dietro lo pseudonimo di “professor bazooka” (p. 20), oppure “criminologo forlivese” (p. 38), o ancora “il forlivese capo delle Br-FdC” (p. 39), senza rivelare che si tratta di Giovanni Senzani. Si voleva forse aggiungere un tratto di giallo alla cronaca? Sembrerebbe di si, leggendo il <em>capitolo 3. Servizi indiscreti</em> (pp. 37-39).</p>
<p>Fortemente caratterizzata da una pericolosa semplificazione storiografica, è il giudizio espresso dall’autore sulla formazione ideologica del giovane Patrizio Peci, fratello maggiore di Roberto, inquinata da una sorta di “maccartismo italico”, che serpeggia tra gli storici e non, che nell’ultimo quindicennio hanno provato a intraprendere un’operazione revisionista sugli anni ’70. Guidelli su questa falsa riga dice esplicitamente: “Patrizio (…), bazzica quell’ambiente, irretito fino all’osso delle lotte sindacali e delle proteste dei pescatori che si levano dal porto di San Benedetto. Ma le discussioni alla Rotonda non restano lettera morta e diventano dibattito sui banchi. Patrizio si iscrive all’Istituto tecnico. Anche Mario Moretti, di Porto San Giorgio, marchigiano come Peci e capo storico brigatista, aveva studiato in una scuola dello stesso tipo, all’Iti “Montani” di Fermo, un serbatoio di qualificati tecnici Rai ma anche dei collettivi studenteschi che in alcuni casi degenerarono in bande sovversive di estrema sinistra. Sui banchi (…) è timido, introverso. Non prende quasi mai la parola, ma in compenso legge tanto, tantissimo: gira sempre con “Lotta Continua” sottobraccio e ascolta i dischi del “Canzoniere del proletariato” (pp. 13-14). L’autore in questo caso è anche impreciso, perché Patrizio Peci frequentò lo stesso Iti “Montani” di Fermo frequentato da Mario Moretti, pur non incontrandolo perché più grande (cfr. P. Peci, <em>Io l’infame</em>, Milano, Mondadori, 1983., p. 37).</p>
<p><strong><em>Operazione Peci</em></strong>, è quindi un libro di cronaca con molti coni d’ombra, che ci ricorda come un certo “uso pubblico e/o politico della storia” è un segnale del grado di pericolo sull’impiego “disinvolto” di categorie, di linguaggi, di metodo che si sta abbattendo sulla società italiana e sulla sua memoria. Come si vede, oltre a questi gravi pericoli dalle implicazioni politico-culturali, è a rischio il “mestiere di storico”.</p>
<p><em>recensione pubblicata sul n 10/2006 di &#8220;ZAPRUDER&#8221; </em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Archive - Controlling Crowds (2009-101 Distribution)]]></title>
<link>http://shiverwebzine.wordpress.com/2009/11/28/archive-controlling-crowds-2009-101-distribution/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 18:57:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>shiverwebzine</dc:creator>
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<description><![CDATA[Finalmente ritornano gli Archive e non solo sotto il punto di vista di nuova release ma proprio come]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://shiverwebzine.wordpress.com/files/2009/11/archive1.png"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-123" title="archive" src="http://shiverwebzine.wordpress.com/files/2009/11/archive1.png?w=148" alt="" width="148" height="150" /></a> Finalmente ritornano gli Archive e non solo sotto il punto di vista di nuova release ma proprio come percorso musicale che dopo &#8220;Londinium&#8221; (primo album, da avere per chi ama il Bristol sound) era stato un pò claudicante.</p>
<p>Tutto il disco è intriso di luci e ombre alternanti e tanto care a certo trip hop di prima maniera. Tempi dilatati sorretti da atmosfere sognati in alcuni momenti e ritmi sostenuti in altri (vedi Bullet o la seconda parte  di Dangervisit). Insomma un buon compromesso per chi ha amato Londinium e chi invece li ha conosciuti con gli ultimi lavori.</p>
<p>&#160;</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/V6nbFZtxAL4&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/V6nbFZtxAL4&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ Dredg - The Pariah, The Parrot, the delusion (2009-Dredg)]]></title>
<link>http://shiverwebzine.wordpress.com/2009/11/28/dredg-the-pariah-the-parrot-the-delusion-2009-dredg/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 18:46:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>shiverwebzine</dc:creator>
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<description><![CDATA[Io partirei proprio dalla coda del titolo perchè l&#8217;ultimo album dei Dredg è stato un pò delude]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://shiverwebzine.wordpress.com/files/2009/11/dredg.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-115" title="dredg" src="http://shiverwebzine.wordpress.com/files/2009/11/dredg.jpg?w=150" alt="" width="150" height="134" /></a> Io partirei proprio dalla coda del titolo perchè l&#8217;ultimo album dei Dredg è stato un pò deludente. L&#8217;album è sempre una spanna sopra la media perchè il gruppo possiede quella sensibilità musicale data in dono a pochi altri gruppi: &#8220;El Cielo&#8221; ha fatto gridare al capolavoro e &#8220;Catch without arms&#8221; gli è andato dietro, mentre ora sembra quasi che la band abbia deciso di essere più &#8220;fruibile&#8221;, di poter essere avvicinata da un pubblico maggiore e meno esigente. Non è peccato fare ciò, se non sminuisci quello che ti ha portato in alto ma il gruppo in poco meno di un ora snocciola 18 brani (di cui 5 &#8220;percorsi&#8221; brevi tra le varie canzoni) con dentro un bignami della musica fatta in passato ed il risultato è altalenante.<br />
Si ascoltano sempre con molto piacere ed interesse, ma El Cielo è stato già toccato e forse non saranno più capaci di arrivare così in alto.</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/uwCInRJVhwQ&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/uwCInRJVhwQ&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il rapporto tra tecnologia e arte (11) – Lingering - Steven Perdikis]]></title>
<link>http://apolide.wordpress.com/2009/11/28/lingering-steven-perdikis/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 17:22:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>apolide</dc:creator>
<guid>http://apolide.wordpress.com/2009/11/28/lingering-steven-perdikis/</guid>
<description><![CDATA[&#8220;Lingering&#8221; [trad. 'persistenza'] è un&#8217;opera di media art di Steven Perdikis, che ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/cwiz07surSo&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/cwiz07surSo&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;Lingering&#8221; [trad. 'persistenza'] è un&#8217;opera di media art di Steven Perdikis, che cerca di esplorare e collegare la natura effimera della memoria con l&#8217;esperienza e la tecnologia. Il risultato appare ricco di richiami a stati alterati/meditativi di coscienza, o comunque onirici. Infatti meditazione e sonno sono quelle condizioni in cui la nostra coscienza si espande e si diffonde, è &#8216;altra&#8217; e non distinta con l&#8217;intorno, si incontra e si mescola con realtà che nella veglia non emergono. Lo spettatore è invitato a sperimentare frammenti di tempo, incapsulati all&#8217;interno dello spazio sullo schermo. In &#8220;Lingering&#8221;, il tempo diventa dinamico, concentrato e non-significante. &#8220;Lingering&#8221;, dunque, come &#8216;persistenza&#8217;, è effimero e il suo destino è la dissoluzione, ma esso vive e risplende fintanto che permane nella mente dello spettatore.</p>
<p>Steven Perdikis è un giovane artista che lavora in diverse di discipline quali fotografia, video, e scrittura. I suoi ambiti di ricerca vertono sui cicli, sull&#8217;effimero, e sulla natura transitoria dell&#8217;esistenza.<br />
Come artista emergente, i suoi lavori sono stati esposti in diverse mostre e pubblicati. Attualmente studia per conseguire un diploma di specializzazione in Arti Visive presso la University of South Australia, che lo porterà a un Master in Visual Art.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Luis Sepúlveda, "L’ombra di quel che eravamo"]]></title>
<link>http://retroguardia2.wordpress.com/2009/11/28/luis-sepulveda-l%e2%80%99ombra-di-quel-che-eravamo/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 16:40:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>francesco sasso</dc:creator>
<guid>http://retroguardia2.wordpress.com/2009/11/28/luis-sepulveda-l%e2%80%99ombra-di-quel-che-eravamo/</guid>
<description><![CDATA[di Francesco Sasso Diamo notizia della recente pubblicazione del romanzo L’ombra di quel che eravamo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[di Francesco Sasso Diamo notizia della recente pubblicazione del romanzo L’ombra di quel che eravamo]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[“Quo Vadis?”]]></title>
<link>http://cinemaleo.wordpress.com/2009/11/28/%e2%80%9cquo-vadis%e2%80%9d/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 15:51:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>cinemaleo</dc:creator>
<guid>http://cinemaleo.wordpress.com/2009/11/28/%e2%80%9cquo-vadis%e2%80%9d/</guid>
<description><![CDATA[1951: Quo Vadis di Mervyn LeRoy    Bistrattato dalla critica, premiato dal pubblico, uno dei più cel]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;">1951: <strong><em>Quo Vadis</em></strong> di Mervyn LeRoy</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/11/locandinapg3.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-3806" title="locandinapg3" src="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/11/locandinapg3.jpg?w=97" alt="" width="97" height="150" /></a> <a href="http://cinemaleo.wordpress.com/giudiziocritico/"><img class="alignnone size-full wp-image-1463" title="da vedere" src="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/05/da-vedere.gif" alt="" width="117" height="136" /></a> <a href="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/11/locandinapg6.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-3807" title="locandinapg6" src="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/11/locandinapg6.jpg?w=89" alt="" width="89" height="150" /></a></p>
<p>Bistrattato dalla critica, premiato dal pubblico, uno dei più celebri film della Hollywood dei tempi d’oro.</p>
<p><!--more--></p>
<p>Fu, leggiamo nell’Archivio Rai, <em>“il primo dei <a href="http://pantaleo.altervista.org/articoli/page38.html">grandi film storici</a> che &#8211; fra gli anni Cinquanta e Sessanta &#8211; proposero agli spettatori di tutto il mondo il fascino delle civiltà antiche”</em>. Opera importantissima per più di un motivo. Fece innanzitutto rinascere la nostra industria cinematografica: <em>“L&#8217;incendio che nell&#8217;ultima parte del film distrugge Roma, fece, due anni or sono, del tutto risorgere Cinecittà. Subito dopo la guerra il nostro più importante complesso di studi, in parte distrutto, in parte spogliato, si era ridotto a servire da campo di concentramento. A poco a poco tornò a riaccogliere un&#8217;attività cinematografica, ma i due miliardi di lire che i produttori americani vi impiegarono per questo Quo Vadis misero gli studi del Quadraro in una efficienza che non avevano mai conosciuta”</em> scrisse il critico Mario Gromo nel 1957. Definì lo stereotipo del kolossal hollywoodiano: l’eroe buono e generoso sempre un attore americano (qui Robert Taylor), l’eroina sempre un’attrice inglese, sinonimo di eleganza e raffinatezza (qui Deborah Kerr), il cattivo un attore europeo, sinonimo di crudeltà e di ipocrisia (qui Peter Ustinov). <strong><em>Quo Vadis?</em></strong> Ebbe infine il merito di creare il fenomeno della <a href="http://cinemaleo.wordpress.com/2009/07/20/%E2%80%9Cla-hollywood-sul-tevere%E2%80%9D/">Hollywood sul Tevere</a>, fenomeno che trionfò per tutti gli anni Cinquanta e Sessanta e senza il quale la “dolce vita” non sarebbe stata possibile.</p>
<p><a href="http://www.cinekolossal.com/">Cinekolossal</a> (il sito specializzato nel genere) così lo recensisce: <em>“Tratto dall&#8217;omonimo romanzo del polacco, premio Nobel per la letteratura, Henryk Sienkiewicz (1846 &#8211; 1916). Primo kolossal girato dagli americani a Roma nel dopoguerra e distribuito con una campagna pubblicitaria senza precedenti per quel periodo. Costato sette milioni di dollari (fino allora nell&#8217;industria cinematografica non si ha memoria di un investimento di simile portata), ne incassò quasi il doppio e pur rimanendo ancorato nel classico cliché demilliano, questo film a detta dei critici di allora, rappresenta quanto più non si era mai visto in una produzione cinematografica.<br />
Sfarzoso, possente, lirico; 20.000 comparse, oltre 100 set, 63 leoni, 7 tori, 450 cavalli, 32.000 costumi realizzati da Herschel McCoy (dei quali ben 11.000 di differente disegno; record tutt&#8217;ora imbattuto), mastodontiche ricostruzioni scenografiche, statue gigantesche e fastosi arredamenti (usati in seguito per altri film come Giulio Cesare e La terra dei Faraoni).<br />
Il film parla attraverso sequenze di grande impatto visivo; ciò che conta realmente è l&#8217;immagine, spettacolare e maestosa, e di conseguenza prioritaria nella globalità del lavoro. L&#8217;incendio di Roma e i giochi circensi, girati da Sergio Leone e Joseph Leo Mankiewicz, rappresentano le scene chiave del film, oltre quella del trionfo, girata in una situazione di caos indescrivibile al punto che occorsero oltre cinquanta battute di ciak per realizzarla. Le sequenze dei leoni e il combattimento tra Ursus e il toro, tra i nodi fondamentali dell&#8217;intera pellicola, sono frutto dall&#8217;abile mano dell&#8217;operatore agli effetti speciali Arnold Gillespie”</em>.</p>
<p>Indimenticabile il cast. <strong>Robert Taylor</strong> è  un po’ anziano per la parte ma era da tempo un’icona (dopo il ritiro di Clark Gable dalla MGM ne era diventato il primo attore: negli anni &#8216;50 è nominato da una giuria formata da giornalisti specializzati di tutti i continenti come l&#8217;attore di Hollywood più conosciuto all&#8217;estero). <a href="http://cinemaleo.wordpress.com/2009/04/25/omaggio-a-deborah-kerr/"><strong>Deborah Kerr</strong></a> (1), giovanissima e splendente più che mai, è alla prima grande affermazione hollywoodiana dopo tanto ottimo cinema inglese. <strong>Peter Ustinov</strong> (giustamente premiato con il Golden Globe) è nel ruolo con cui il pubblico lo identificherà per sempre, gigionesco ma con un eccezionale talento. Nel numeroso cast fa bella figura la nostra <strong>Marina Berti</strong> (e figurano come comparse Sophia Loren, Bud Spencer, Lando Buzzanca).</p>
<p>Un grande spettacolo che mostra in pieno la forza della Hollywood di un tempo, gustabile ancor oggi a distanza di più di mezzo secolo…</p>
<p><em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mervyn_LeRoy">scheda</a></em></p>
<p><span style="text-decoration:underline;">note:</span></p>
<p>(1) A proposito di Deborah Kerr, interessante il discorso che fa Pino Farinotti sul <a href="http://cinemaleovideo.blogspot.com/2009/01/lo-star-system.html">divismo</a><em>:  “La prima grande generazione di Hollywood diede un abbrivio strepitoso, mai superato. Quei divi si proposero con identità forti e univoche. &#8220;Univoco&#8221; è il primo aggettivo, la cifra che li definì… Nei film erano se stessi. Avresti potuto estrarli da un plot, cambiarne il nome e inserirli in un altro. E il paradosso, e anche il miracolo, è che quello non era un limite. Era personalità, era il quanto che li rendeva subito riconoscibili, come subito riconosci un amico. Era il meccanismo della cosiddetta identificazione… Le cose cambiano con la seconda generazione. Attori che non si sarebbero limitati ad essere se stessi, ma avrebbero recitato, si sarebbero &#8220;calati&#8221;. Fermo restando l&#8217;appeal altissimo, sicuro… Così Deborah Kerr, gran signora inglese poteva essere la schiava romana affrancata di Quo vadis? o la malinconica, sensuale moglie trascurata in Da qui all&#8217;eternità, indimenticabile in quel bacio nella risacca con Burt Lancaster”</em>.</p>
<p>(2) Nell’edizione originale la voce del narratore è di Walter Pidgeon (all’epoca celeberrimo). <em></em></p>
<p style="text-align:center;"><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/F74-EIpEO7I&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/F74-EIpEO7I&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La dura verità - la recensione del film]]></title>
<link>http://ilsarcotrafficante.wordpress.com/2009/11/28/la-dura-verita-la-recensione-del-film/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 05:00:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>ilsarcotrafficante</dc:creator>
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<description><![CDATA[La dura verità è che in Italia non abbiamo le palle per fare una commedia così politically scorrect,]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>La dura verità è che in Italia non abbiamo le palle per fare una commedia così politically scorrect, e così romantica allo stesso tempo come &#8220;<a href="http://www.movieplayer.it/film/21202/the-ugly-truth/" target="_blank">La dura verità</a>&#8220;. Siamo morti artisticamente, la commedia è considerata un genere minore: <strong>noi siamo il fottuto paese della prosopopea, della Scala, dei drammi interiori e delle cazzate introspettive.</strong></p>
<p>La dura verità è che le uniche commedie le lasciamo fare alla nostra politica, e questo ha un rischio: noi diventiamo le comparse di un film trash, e non i suoi spettatori, subiamo il copione e non abbiamo voce in capitolo con gli sceneggiatori. Semplici comparse.</p>
<p>La dura verità è che l&#8217;Italia non ha la forza di creare prodotti (si, miei cari radical-chic, di PRO-DO-TTO trattasi) cinematografici degni di qualche nota. <strong>Regnano la totale sciattezza di sagacia e la mancanza di mordacia condita con una membrana grigiastra topo</strong>. Così descriverei la cinematografia italiana.</p>
<p>Andate a vedere LA DURA VERITA&#8217;, una commedia per comuni mortali, per gente che vuole ridere, con malizia e anche con tenerezza. <strong>Ideale se volete dimenticarvi per 90 minuti di vivere in un paese totalmente TRISTE.</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[aNobii: Il tarlo della lettura]]></title>
<link>http://stefanoromagna.wordpress.com/2009/11/27/anobii-il-tarlo-della-lettura/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 16:03:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>Stefano Romagna</dc:creator>
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<description><![CDATA[Checchè se ne dica, a me questo Tarlo della lettura sta piacendo un sacco, e io per primo sono stato]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><a href="http://stefanoromagna.wordpress.com/files/2009/11/14363_175896374265_157752439265_2728423_7301561_n.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-389" title="14363_175896374265_157752439265_2728423_7301561_n" src="http://stefanoromagna.wordpress.com/files/2009/11/14363_175896374265_157752439265_2728423_7301561_n.jpg" alt="" width="231" height="340" /></a><br />
Checchè se ne dica, a me questo Tarlo della lettura sta piacendo un sacco, e io per primo sono stato scettico sull&#8217;effettiva riuscita del progetto.<br />
Invece l&#8217;aspetto grafico è curato, dà al tomo un piacevole effetto vintage e i commenti, che ho trovato quasi sempre esilaranti e utilissimi, seguono percorsi precisi come all&#8217;interno di una playlist musicale. Esistono categorie, approfondimenti, 100 ulteriori libri forse meno conosciuti ma meritevoli di attenzione, insomma, non li hanno presi e buttati lì a casaccio come potrebbe pensare qualcuno. E a chi dice che tanto si possono leggere gratis io rispondo che trovarseli stampati, visionabili a colpo d&#8217;occhio, con un indice preciso, è qualcosa di diverso, intuitivo e molto più stimolante. Perché se è vero che 18 euro non sono pochi, è altrettanto vero che stiamo parlando di un hardcover i cui diritti d&#8217;autore andranno a Emergency, con una modalità di fruizione che internet, per quanto semplice, non può offrire con la stessa scioltezza. Io stesso ho scoperto libri che mai avrei pensato di voler acquistare, come altrettante conferme di titoli che faranno la polvere sullo scaffale perché so, grazie all&#8217;intervento di qualcuno, che non ne vale la pena.<br />
In definitiva era ora che qualcuno pubblicasse un libro che parla di libri scritto da gente che i libri li legge davvero, senza marchette, senza censure, senza secondi fini, con la stessa onestà di chi esprime un parere tra amici, ora con veemenza, ora con sarcasmo, ora con semplice spontaneità, senza che venga mai a mancare ciò che veramente accomuna tutti gli utenti di aNobii: una passione per la lettura quasi viscerale. Non so davvero cos&#8217;altro chiedere, a parte magari un Tarlo 2: la vendetta della rilegatura scollata, forse l&#8217;unica mancanza di questo esperimento che tutto sommato è andato a buon fine.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Si può sognare un mondo migliore senza rischiare di perdere la nostra umanità?]]></title>
<link>http://dylandave.wordpress.com/2009/11/27/si-puo-sognare-un-mondo-migliore-senza-rischiare-di-perdere-la-nostra-umanita/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 13:45:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>dylandave</dc:creator>
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<description><![CDATA[- La Prima Linea &#8211; 2009 &#8211; ♥♥♥ - di Renato De Maria Avrebbero voluto eliminarlo. Non farl]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" title="Locandina La Prima Linea" src="http://www.mymovies.it/filmclub/2009/09/118/locandina.jpg" alt="" width="294" height="415" /></p>
<p style="text-align:center;"><strong><span style="color:#333300;">- La Prima Linea &#8211; 2009 &#8211; ♥♥♥ -</span></strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong><span style="color:#333300;">di</span></strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong><span style="color:#333300;">Renato De Maria</span></strong></p>
<p style="text-align:left;">Avrebbero voluto eliminarlo. Non farlo giungere nelle sale cinematografiche. Ma alla fine <strong>La Prima Linea</strong> di <em>Renato De Maria</em> sembra avercela fatta a glissare tutte le polemiche che lo additavano come un film che fomentava il terrorismo italiano. Accuse lanciate da persone che in mia opinione dovrebbero parlar maggiormente del terrorismo psicologico che può derivare dal vietare l&#8217; uscita di un film come questo. Il film parla di un pezzo di storia italiana: quello post Sessantotto nel quale le speranze di molti italiani si erano tramutate nella disumanizzazione violenta del terrorismo spesso conosciuto sotto il nome dell&#8217; Organizzazione delle Brigate Rosse.Questa volta è tutto visto attraverso il racconto in prima persona di Sergio (<em>Riccardo Scamarcio</em>), uno dei principali esponenti di Prima Linea, organizzazione che in quel periodo partendo dai picchetti dopo il lavoro si è trovata  a condurre una battaglia armata non più sostenuta dai sogni e le aspirazioni di quel ceto operaio del quale tanto inizialmente erano i difensori. Se spesso è capitato di trattare cinematograficamente argomenti come questo da un punto di vista più globale e nazionale, <em>De Maria</em> preferisce narrarlo dal punto di vista emotivo e psicologico del suo protagonista mettendo il punto sulle aspirazioni e solitudini dei singoli uomini più che sugli effetti politici delle loro azioni. Il film, che vanta la produzione dei noti fratelli francesi <em>Dardenne</em>, è un percorso introspettivo  nei confronti di tutti gli errori e gli omicidi di cui Sergio si assume le massime responsabilità. E&#8217; la storia di un uomo che dopo aver visto sulla sua pelle fino a dove l&#8217; essere umano può spingersi nel perdere la propria umanità per difendere un ideale di un mondo migliore, sogna solo di voler scappar via con la sua donna amata (<em>Giovanna Mezzogiorno</em>) rinchiusa in un carcere di massima sicurezza. La sceneggiatura, &#8220;liberamente ispirata&#8221; al libro del vero Sergio Segio<em> La Miccia Corta</em>, non corre mai l&#8217;errore però di porre l&#8217; enfasi sulla relazione amorosa dei due protagonisti preferendo parlare della loro quotidianità di uomini che hanno scelto di rinchiudersi in delle piccole case per organizzare crimini per loro giustificati da un ideale. <em>Riccardo Scamarcio</em> , continua a dare mostra dei suoi miglioramenti recitativi, interpretando un ruolo introspettivamente non semplice in maniera spontanea, comunicativa ma al tempo stesso glaciale. Al contrario<em> Giovanna Mezzogiorno</em> sembra ricadere negli stereotipi isterici dei suoi &#8220;soliti&#8221; personaggi, anche se si preferisce di gran lunga nella prima parte del film, quella che anticipa la fase dell&#8217; innamoramento del suo personaggio. Il film pecca solo forse di uno sguardo più collettivo e più d&#8217; insieme dei suoi personaggi. Di una costruzione psicologica più approfondita anche di Susanna Ronconi che infondo è la protagonista femminile delle vicende. Del suo passato si sa poco (e anche l&#8217;attrice riesce a farcelo capire ben poco limitandosi a sguardi freddi e discorsi atoni), se si esclude quell&#8217; unica telefonata fatta alla madre. Solo Sergio è più dettagliato e curato, meritatamente arricchito da <em>Riccardo Scamarcio: </em>è un personaggio che riesce ad analizzarsi durante la sua escalation sovversiva che ha il culmine nell&#8217; omicidio del giudice Alessandrini (definito anche da loro stessi un giudice buono) . Non è un film facile perchè l&#8217; argomento non è facile. Si può rischiare di cadere nello scontato. E a meno che non si vogliano imboccare strade più visionarie e poetiche come in passato fece <em>Marco Bellocchio</em> nel suo <em>Buongiorno Notte</em>, non è facile mantenere un certo realismo nel descrivere la prigione interiore di personaggi braccati oltre che dallo Stato soprattutto da loro stessi. Ma soprattutto condannati alla loro solitudine e ai loro rimpianti.</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://images.movieplayer.it/2009/09/14/riccardo-scamarcio-in-una-scena-del-film-la-prima-linea-130291.jpg" alt="" width="480" height="320" /></p>
<pre style="text-align:center;"><em>( Il Punto d' inizio: L' arresto di Sergio)</em></pre>
<pre style="text-align:center;"><em><img class="aligncenter" src="http://images.movieplayer.it/2009/11/04/riccardo-scamarcio-con-giovanna-mezzogiorno-al-centro-nel-film-la-prima-linea-136871.jpg" alt="" width="480" height="320" />
</em></pre>
<pre style="text-align:center;"><em>( Evasione)</em></pre>
<p style="text-align:left;">
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[PhoneArena, recensione Sony Ericsson Yari ]]></title>
<link>http://passionemobile.wordpress.com/2009/11/27/phonearena-recensione-sony-ericsson-yari/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 08:30:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>MobileMan</dc:creator>
<guid>http://passionemobile.wordpress.com/2009/11/27/phonearena-recensione-sony-ericsson-yari/</guid>
<description><![CDATA[PhoneArena ha effettuato la recensione del nuovo Sony Ericsson Yari clicca qui per visionare recensi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://www.phonearena.com/htmls/Sony-Ericsson-Yari-Review-review-r_2320.html" target="_blank">PhoneArena </a>ha effettuato la recensione del nuovo Sony Ericsson Yari</p>
<p><a href="http://www.phonearena.com/htmls/Sony-Ericsson-Yari-Review-review-r_2320.html" target="_blank">clicca qui </a>per visionare recensione</p>
<p><a href="http://www.phonearena.com/htmls/Sony-Ericsson-Yari-Review-review-r_2320.html"><img class="alignnone size-full wp-image-25068" title="PassioneMobileworld2917" src="http://passionemobile.wordpress.com/files/2009/11/passionemobileworld2917.jpg" alt="" width="460" height="382" /></a></p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/4EqpSbPuKMc&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/4EqpSbPuKMc&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>Fonte:<a href="http://www.phonearena.com/htmls/Sony-Ericsson-Yari-Review-review-r_2320.html" target="_blank"><strong>PhoneArena</strong></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[“I Tre Moschettieri”   ]]></title>
<link>http://cinemaleo.wordpress.com/2009/11/27/%e2%80%9ci-tre-moschettieri%e2%80%9d/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 04:19:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>cinemaleo</dc:creator>
<guid>http://cinemaleo.wordpress.com/2009/11/27/%e2%80%9ci-tre-moschettieri%e2%80%9d/</guid>
<description><![CDATA[1948: The Three Musketeers di George Sidney Una stagione cinematografica poco promettente questa in ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><span style="text-decoration:underline;">1948: </span><strong><em><span style="text-decoration:underline;">The Three Musketeers</span></em></strong><strong><span style="text-decoration:underline;"> </span></strong><span style="text-decoration:underline;">di George Sidney</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="text-decoration:underline;"><a href="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/11/itremoschettieri-poster.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-3789" title="itremoschettieri-poster" src="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/11/itremoschettieri-poster.jpg?w=95" alt="" width="95" height="150" /></a> <a href="http://cinemaleo.wordpress.com/giudiziocritico/"><img class="alignnone size-full wp-image-1463" title="da vedere" src="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/05/da-vedere.gif" alt="" width="117" height="136" /></a> <a href="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/11/itremoschettieri-poster2.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-3790" title="itremoschettieri-poster2" src="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/11/itremoschettieri-poster2.jpg?w=112" alt="" width="112" height="150" /></a><br />
</span></p>
<p>Una stagione cinematografica poco promettente questa in corso. Meglio allora rifugiarsi nella sicurezza di un grande classico…</p>
<p><!--more--></p>
<p>Uno dei migliori prodotti che la Mecca del cinema abbia mai realizzato. Avventura, romanticismo, divertimento, ritmo a profusione. E che colori, che scenografie, che costumi…! Hollywood al meglio!<br />
E che dire del cast? Favoloso, ineguagliabile&#8230; Insuperato e insuperabile.</p>
<p>Riporto la recensione di Pino Farinotti che condivido in pieno (e come non farlo?): <em>È forse la più famosa storia d&#8217;avventura del mondo insieme a Robin Hood, e naturalmente il cinema ne ha preso più volte possesso. Fra tutte le edizioni questa è la più preziosa e importante, tradizionale: nessun &#8220;D&#8217;Artagnan&#8221; è stato all&#8217;altezza di Gene Kelly, nessuna &#8220;Milady&#8221; lo è stata di Lana Turner e così via…</em><em><br />
</em><em>Affidato alla regia di George Sidney, specialista di musical, il film si vale di una struttura armoniosa nei tempi e nell&#8217;equilibrio dei caratteri: a Kelly, esuberante e irresistibile, si contrappone Heflin, un po&#8217; drammatico; per una Lana Turner, cupa e maledetta, c&#8217;è Morgan, che fa un re maldestro e simpatico che quasi sembra uscire da un film musicale.</em><br />
<em>Successivamente, come detto, il grande romanzo di Dumas ha ispirato altri film. Ricordiamo la versione dell&#8217;inglese Richard Lester, regista legato alla pratica della smitizzazione. Convinto com&#8217;è che gli eroi siano improbabili e noiosi e che i vigliacchi e i cialtroni debbano essere i veri protagonisti, Lester ha capovolto tutto, tramandandoci una versione inutile e inopportuna. Fortuna che Lester passa e&#8230; Kelly rimane. Una menzione per il più recente &#8220;Tre moschettieri&#8221;, realizzato dalla Disney, edizione dimenticabile, con attori inadeguati. I veri moschettieri sono quelli della MGM, del 1948.</em></p>
<p>Da parte sua, ecco quanto scrive Alex Bardine:<em> </em><em>George Sidney confeziona nel 1948 questo classico di cappa e spada in perfetto stile hollywoodiano. Si tratta della versione più celebre del romanzo di Alexandre Dumas, e sicuramente della più aderente allo spirito avventuroso e favolistico del libro, grazie alla puntuale sceneggiatura di Robert Ardrey. Sidney, noto per diverse regie di musical, costruisce un film che fa della leggerezza il suo punto forte, e utilizza al meglio i costumi e le scenografie, rutilanti di colori, per far emergere l’entusiasmo dell’avventura epica.<br />
Il film può essere considerato, a giusta ragione, una fresca e ariosa commedia musicale senza musica, e Sidney sfrutta la sua esperienza nei musical per tratteggiare duelli con la precisione di vere e proprie coreografie…  Perfetto il super cast in stile vecchia Hollywood, in cui spicca il grande Gene Kelly. Il ballerino di “Cantando sotto la pioggia” si cala nei numerosi duelli con l’eleganza e la precisione del danzatore, regalandoci un D&#8217;Artagnan mai così leggero. Il suo sguardo ironico attraversa divertito e divertente tutto il film da vero protagonista… </em></p>
<p>Da sottolineare che questo film, a differenza di altri, contiene l&#8217;intero romanzo e non solo la prima parte (quella riguardante i diamanti della regina).</p>
<p>p.s.</p>
<p>Inconcepibile che in Italia non esista il DVD di questo che da tutta la critica è considerato il capolavoro assoluto nel suo genere!</p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/I_tre_moschettieri_%28film_1948%29"><em>scheda</em></a></p>
<p style="text-align:center;"><em><a href="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/11/itre-1.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-3791" title="itre-1" src="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/11/itre-1.jpg?w=150" alt="" width="150" height="103" /></a></em></p>
<p style="text-align:center;"><em><a href="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/11/itre-3.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-3792" title="itre-3" src="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/11/itre-3.jpg?w=112" alt="" width="112" height="150" /></a> <a href="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/11/itre-4.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-3793" title="itre-4" src="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/11/itre-4.jpg?w=133" alt="" width="133" height="150" /></a> <a href="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/11/itre-5.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-3794" title="itre-5" src="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/11/itre-5.jpg?w=114" alt="" width="114" height="150" /></a></em></p>
<p style="text-align:center;"><em><a href="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/11/itre-5a.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-3795" title="itre-5a" src="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/11/itre-5a.jpg?w=150" alt="" width="150" height="112" /></a></em></p>
<p style="text-align:center;"><em><a href="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/11/itremoschettieri-poster3.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-3796" title="itremoschettieri-poster3" src="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/11/itremoschettieri-poster3.jpg?w=104" alt="" width="104" height="150" /></a> <a href="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/11/itremoschettieri-poster4.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-3797" title="itremoschettieri-poster4" src="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/11/itremoschettieri-poster4.jpg?w=106" alt="" width="106" height="150" /></a> <a href="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/11/itremoschettieri-poster5.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-3798" title="itremoschettieri-poster5" src="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/11/itremoschettieri-poster5.jpg?w=110" alt="" width="110" height="150" /></a> <a href="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/11/itremoschettieri-poster6.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-3799" title="itremoschettieri-poster6" src="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/11/itremoschettieri-poster6.jpg?w=110" alt="" width="110" height="150" /></a><br />
</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[STORIA CONTEMPORANEA n.23: Fotografia come narrazione. Stefano Bottini]]></title>
<link>http://retroguardia2.wordpress.com/2009/11/26/storia-contemporanea-n-23-fotografia-come-narrazione-stefano-bottini/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 21:15:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>francesco sasso</dc:creator>
<guid>http://retroguardia2.wordpress.com/2009/11/26/storia-contemporanea-n-23-fotografia-come-narrazione-stefano-bottini/</guid>
<description><![CDATA[Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scris]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scris]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il simbolo perduto. Parole, parole, parole. ]]></title>
<link>http://lideablog.wordpress.com/2009/11/26/il-simbolo-perduto-parole-parole-parole/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 14:03:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>lideablog</dc:creator>
<guid>http://lideablog.wordpress.com/2009/11/26/il-simbolo-perduto-parole-parole-parole/</guid>
<description><![CDATA[Il simbolo perduto IL SIMBOLO PERDUTO di Dan Brown ed. Mondadori Traduzione di Annamaria Biavasco, V]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><div class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://www.mondadorilovere.it/menu_principale/eventi/il_simbolo_perduto/log.jpg"><img alt="" src="http://www.mondadorilovere.it/menu_principale/eventi/il_simbolo_perduto/log.jpg" width="250" height="384" /></a><p class="wp-caption-text">Il simbolo perduto</p></div><br />
<strong><a href="http://www.ibs.it/code/9788804596745/brown-dan/simbolo-perduto.html">IL SIMBOLO PERDUTO</a><br />
di <a href="http://www.danbrown.com/">Dan Brown</a><br />
ed. Mondadori<br />
Traduzione di Annamaria Biavasco, Valentina Guani, Nicoletta Lamberti, Annamaria Raffo, Roberta Scarabelli </strong></p>
<p>Morire di suspense. Morire affogati da un oceano di parole. Odiare i caratteri scritti, quelle lunghe, infinite righe nere su sfondo bianco che riempiono la nostra vita tenendoci compagnia per gran parte della giornata. È questo il giudizio, in sintesi, dell’ultimo libro di Dan Brown, il best seller “Il simbolo perduto”. </p>
<p>Con questo romanzo torna a calcare i freddi pavimenti delle librerie di tutto il mondo il tuttologo Robert Langdon, uno che ci mette mezza nottata a risolvere enigmi che, secondo la prosa di Dan Brown, le menti più celebri dell’umanità intera &#8211; da Newton a Galilei passando per Durer, Washington e chissà chi altro – hanno celato mediante le loro opere, i loro scritti, i loro edifici, i loro quadri. “Il simbolo perduto” è un disco rotto, un vecchio ritornello, un canovaccio sempre identico a se stesso, incapace di mutare e di rinnovarsi e che da “Il codice da Vinci” passando per il precedente “Angeli e demoni” fino giù giù a quest’ultimo libro ci ripropone uno schema consolidato in accordo al vecchio adagio calcistico secondo cui squadra che vince non si cambia. Libro che vende si riscrive. Bella merda. </p>
<p>Se con il Codice si scorrazzava per mezza Europa su Suv e jet privati, se con “Angeli e demoni” si correva in una Roma stranamente priva di traffico, con “Il simbolo perduto” non ci si muove da una Washington notturna e a tratti pure suggestiva. Il centro della narrazione ruota intorno allo <a href="http://www.si.edu/"><strong>Smithsonian Museum</strong></a> e quella zona lì che, francamente, a me che nella capitale USA non ci sono mai stato dice ben poco. Come già per i precedenti romanzi, infatti, sarebbe stata particolarmente utile alla lettura un inserto fotografico contenente i luoghi e le opere di cui il libro parla. Perché bisogna essere onesti, gli enigmi artistici con cui Dan Brown dissemina i suoi scritti sono intriganti, ti spingono a cercare su Google questa o quell’opera per osservare con i propri occhi proprio quel dettaglio che ci era sfuggito e intorno al quale, diversamente, l’autore americano ci costruisce qualche centinaia di pagine di storia. Ha ragione il regista Ron Howard in una intervista rilasciata per i contenuti extra della <a href="http://lideablog.wordpress.com/2009/10/10/angeli-e-demoni/"><strong>versione Blu Ray di “Angeli e demoni”</strong></a>, il principale merito di Dan Brown è quello di stuzzicare la nostra curiosità inducendoci a condurre delle ricerche personali e, in tale maniera, ad avvicinarci ad opere nuove e a noi sconosciute oppure a riscoprirne di vecchie ma con occhi nuovi. Infatti è proprio la parte centrale del libro, quella che segue fedelmente il canovaccio di cui dicevamo sopra che, seppur senza grosse novità, si lascia leggere, scorre veloce grazie anche a capitoli brevi e, come sempre, interrotti sul più bello. Sembra di assistere ad una puntata di Voyager, con Roberto (Robert) Giacobbo (Langdon) che ti fa due palle così su questa e quella domanda, ti porta di qua e di là ma non ti dà mai la risposta. Dopo un po’ ti scoglioni. Vanno bene le domande, ma ogni tanto sarebbe bene far seguire anche qualche risposta, non vi pare? </p>
<p>Quindi, macinando pagine su pagine, misteri su misteri, galoppiamo verso la conclusione del romanzo e qui torniamo all’inizio della nostra recensione. Parole, parole, parole e ancora parole. Langdon da buon supereroe ha sconfitto tutti i cattivi, poi, cazzo, è così intelligente che mica può essere ancora tenuto all’oscuro dei potenti misteri, in questo caso, della massoneria. Ci mancherebbe. Quindi deve scoprire una parola, la Parola Magica (abracadabra?), di cui il Gran Maestro della massoneria è a conoscenza. Potrebbe dirgliela punto e basta. E no, troppo facile. Altre cento pagine, noiosissime, in cui non si capisce una minchia, in cui ci viene detto che i maghi che Striscia la Notizia sputtana ogni sera hanno invece veri poteri, se avete un tumore mica dovete andare da Umberto Veronesi, figuratevi, meglio il mago Oronzo. Ovviamente è un romanzo e rivendico il diritto della fiction di inventarsi quello che vuole, dalle astronavi, a Narnia, alle porte spazio-tempo. Però rivendico contestualmente il mio diritto di lettore di dire che quella invenzione narrativa è una cagata pazzesca. E mi aspetto anche i 92 minuti di applausi. </p>
<p>Mi risulta incomprensibile come un prodotto destinato al grande pubblico, fatto apposta per essere comprato da chi non compra mai libri possa essere scivolato così banalmente sulla buccia di banana della prolissità che si trasforma in noia ineliminabile. “Il simbolo perduto” è un tomazzo di 600 pagine, di cui almeno 200 potevano essere tagliate senza nulla togliere al racconto, alla suspense, all’ammiccamento al lettore. O forse quelle 200 pagine inutili giustificano i 7 euro in più di prezzo di copertina per il libro probabilmente più venduto dell’anno. Regge come ipotesi? E intanto l’Amazzonia ringrazia. </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[PhoneArena, recensione Nokia E72]]></title>
<link>http://passionemobile.wordpress.com/2009/11/26/phonearena-recensione-nokia-e72/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 10:00:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>MobileMan</dc:creator>
<guid>http://passionemobile.wordpress.com/2009/11/26/phonearena-recensione-nokia-e72/</guid>
<description><![CDATA[PhoneArena ha effettuato la recensione del nuovo Nokia E72&#8230; clicca qui per visionare recension]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://www.phonearena.com/htmls/Nokia-E72-Review-review-r_2327.html" target="_blank"><strong>PhoneArena </strong></a>ha effettuato la recensione del nuovo Nokia E72&#8230;</p>
<p><a href="http://www.phonearena.com/htmls/Nokia-E72-Review-review-r_2327.html" target="_blank">clicca qui</a> per visionare recensione</p>
<p><a href="http://www.phonearena.com/htmls/Nokia-E72-Review-review-r_2327.html"><img class="alignnone size-full wp-image-25038" title="PassioneMobileworld2911" src="http://passionemobile.wordpress.com/files/2009/11/passionemobileworld2911.jpg" alt="" width="459" height="415" /></a></p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/DZhZcV5DTM8&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/DZhZcV5DTM8&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>Fonte:<a href="http://www.phonearena.com/htmls/Nokia-E72-Review-review-r_2327.html" target="_blank"><strong>PhoneArena </strong></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Teza]]></title>
<link>http://stanzedicinema.wordpress.com/2009/05/05/teza/</link>
<pubDate>Tue, 05 May 2009 09:50:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>Marco Albanese</dc:creator>
<guid>http://stanzedicinema.wordpress.com/2009/05/05/teza/</guid>
<description><![CDATA[&#8220;Sono conosciuto per essere un regista ribelle. Ciò non significa che faccia la parte del catt]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><a href="http://stanzedicinema.wordpress.com/files/2009/11/teza-loc.jpg"><img class="size-full wp-image-1309 aligncenter" title="Teza LOC" src="http://stanzedicinema.wordpress.com/files/2009/11/teza-loc.jpg" alt="" width="460" height="657" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;<em>Sono conosciuto per essere un regista ribelle. Ciò non significa che faccia la parte del cattivo. Semplicemente non voglio fare film per gli europei, ma per me e soprattutto che parlino della mia diversità</em><em>.</em>”</p>
<p style="text-align:right;">Haile Gerima, 2000</p>
<p style="text-align:justify;">I festival cinematografici sono spesso l&#8217;unica occasione per poter scoprire autori ed opere preziose, misconosciute, sorprendenti.</p>
<p style="text-align:justify;">Le logiche geopolitiche, che spesso assistono i direttori nella scelta dei film da proporre, partoriscono selezioni diseguali, di compromesso, eppure qualche volta consentono di squarciare il velo su realtà drammaticamente rimosse.<!--more--></p>
<p style="text-align:justify;">E&#8217; il caso di <em>Teza</em>, film fluviale, epico, di grande impatto emotivo e politico, settimo lungometraggio di Haile Gerima, regista etiope, emigrato a Chicago fin dal 1967, dopo un apprendistato nella troupe teatrale del padre, specializzata in opere storiche della cultura tradizionale.</p>
<p style="text-align:justify;">Nel 1969 Gerima si sposta alla UCLA, frequentando i corsi di cinema e aderendo al Movimento Nazionalista Nero, che nasce in quell’epoca.</p>
<p style="text-align:justify;">“E’ stato per me il periodo migliore per venire in America &#8211; ricorda Gerima &#8211; il Movimento Nero mi ha fatto uscire dalla mia sottomessa posizione coloniale. Da allora ho sviluppato il tema del ritorno, del viaggio, tutti i miei film sono sul ritorno.”</p>
<p style="text-align:justify;">I suoi primi cortometraggi sono prodotti, durante gli anni all’UCLA. </p>
<p style="text-align:justify;">Nel 1976 insegna a Washington DC alla Howard University, la più grande università afroamericana degli USA, dove per tanti anni lascia la sua impronta su molti giovani filmmakers, invitandoli ad esplorare le storie della diaspora africana.</p>
<p style="text-align:justify;">Gerima fonda nel 1982 la Mypheduh Films (MFI), che diffonde i suoi film e quelli di altri cineasti afroamericani o di origine africana e nel 1996 apre anche il Sankofa Video Bookstore, per combattere il rifiuto delle catene commerciali nel distribuire i suoi film e quelli di altri registi neri.</p>
<p style="text-align:justify;">Presentato in sordina alla Mostra, negli ultimi giorni del concorso, Teza ha vinto il Premio speciale della giuria e l&#8217;Osella per la migliore sceneggiatura.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://stanzedicinema.wordpress.com/files/2009/11/teza-2.jpg"><img class="size-full wp-image-1310 aligncenter" title="Teza 2" src="http://stanzedicinema.wordpress.com/files/2009/11/teza-2.jpg" alt="" width="460" height="233" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Il film racconta su tre piani temporali diversi, la storia di Anberber, un medico etiope, che ha abbandonato la propria terra per poter studiare in Germania e che ritorna in patria, con l&#8217;illusione di poter utilizzare le conoscenze acquisite in Europa, per migliorare le condizioni di vita di un paese martoriato dal colonialismo e dall&#8217;Impero di carta del Negus, Hailè Selassiè.</p>
<p style="text-align:justify;">La parte ambientata in Germania, nella Colonia degli anni settanta, riflette l&#8217;appassionante formazione medica e ideologica di Anberber, circondato da amici ed amiche che condividono con lui il sogno di una rivoluzione che spezzi il gioco razzista e post-coloniale verso il Terzo Mondo, consentendo anche all&#8217;Africa di intraprendere il cammino verso la modernità.</p>
<p style="text-align:justify;">Il giovane medico fa ritorno in Etiopia nel 1974, quando viene deposto il Negus e si afferma un regime marxista, sotto la guida del colonnello Menghistu.</p>
<p style="text-align:justify;">Le speranze di rinnovamento, progresso e giustizia sociale, vengono però ben presto contraddette da un regime dispotico, di stampo sovietico, nel quale ogni libertà è soffocata nella repressione.</p>
<p style="text-align:justify;">Successivamente si confronteranno due fazioni comuniste interne, una filo-maoista, l&#8217;altra filo-sovietica: il risultato sono gratuite persecuzioni, massacri raccapriccianti e uccisioni di massa, che Gerima descrive senza nascondere nulla.</p>
<p style="text-align:justify;">Tesfaye, l&#8217;amico di Anberber, che l&#8217;aveva convinto a tornare, viene brutalmente assassinato dai chierici di regime e lo stesso protagonista, considerato un intellettuale scomodo, viene inviato nella Germania dell&#8217;Est e costretto ad una impossibile autocritica.</p>
<p style="text-align:justify;">Con la Caduta del Muro di Berlino, Anberber verrà preso di mira dai naziskin, rimanendo ferito, ancora una volta, nel corpo e nell&#8217;anima.</p>
<p style="text-align:justify;">Il suo nuovo ritorno in patria nel 1990, invecchiato e storpio, sarà all&#8217;insegna della riconciliazione con l&#8217;anziana madre, con la propria terra e le sue tradizioni più profonde.</p>
<p style="text-align:justify;">Anberber si aggira come un fantasma nei luoghi della sua infanzia e non riesce più a ricordare: è sopraffatto dagli incubi e dall&#8217;impotenza di fronte alla Storia.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://stanzedicinema.wordpress.com/files/2009/11/teza-1.jpg"><img class="size-full wp-image-1311 aligncenter" title="Teza 1" src="http://stanzedicinema.wordpress.com/files/2009/11/teza-1.jpg" alt="" width="460" height="322" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Ed è qui che il film di Gerima abbandona il racconto politico e si fa elegia, cercando nella bellezza e nel mistero della natura la possibilità di superare gli orrori e di riannodare i fili del passato e del presente.</p>
<p style="text-align:justify;">Paradossalmente, il Negus ne esce riabilitato, almeno come patriota che ha combattuto l&#8217;orripilante colonialismo italiano, simboleggiato dalla collina Mussolini.</p>
<p style="text-align:justify;">Il suo spessore umano e la sua visione panafricana ne escono rafforzate <em>in un toccante reperto d&#8217;archivio, quando accoglie con dignità e serenità le sue “dimissioni” obbligate e l&#8217;esilio.<a href="http://stanzedicinema.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#_ftn1"><strong>[1]</strong></a></em></p>
<p style="text-align:justify;">La colonna sonora alterna il jazz con i ritmi tradizionali, assecondando la straordinaria fotografia di Mario Masini &#8211; storico collaboratore di Carmelo Bene – che coglie la luce naturale, riproducendo lo stile documentaristico degli anni &#8216;70, con colori forti e pastosi.</p>
<p style="text-align:justify;">Il montaggio vorticoso dello stesso Gerima e di Loren Hankin racconta la storia attraverso tre dimensioni: quella del presente dei primi anni novanta, quella del passato giovanile di Anberber negli anni settanta ed infine quella onirica.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>L&#8217;andamento, fatto di libere associazioni visive e poetiche, segue l&#8217;andamento apparentemente casuale di una narrazione, secondo la tradizione africana dell&#8217;oralità come trasmissione del sapere, capace di farsi trasportare da un momento all&#8217;altro, da un&#8217;emozione all&#8217;altra</em>.<a href="http://stanzedicinema.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#_ftn2">[2]</a></p>
<p style="text-align:justify;">Gerima riesce a restituire il disordine di quegli anni, attraverso il sovrapporsi dei piani temporali.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Teza</em> è naturalmente il racconto di una sconfitta, tanto personale quanto collettiva.</p>
<p style="text-align:justify;">Ad una gioventù etiope violentata nei suoi ideali e manipolata da una corruzione che annienta ogni ricerca di libertà e giustizia, fa da contraltare, nel ricordo di Anberber, un&#8217;analisi amara del marxismo, vissuto in tutte le sue forme, dall&#8217;ideologia militante, alla pratica di governo, sino alla dittatura più brutale ed all&#8217;opposizione interna.</p>
<p style="text-align:justify;">La generazione degli anni settanta ha anteposto i rigidi schemi politici alle ragioni dell&#8217;individuo, alla sua sensibilità, come ricorda Anberber a Tesfaye, in una delle scene più intense del film.</p>
<p style="text-align:justify;">Il cinema di Haile Gerima è un cinema del ritorno: dall&#8217;esilio autoimposto, il regista ed il suo protagonista non possono che ritornare al proprio paese, per tentare di portare un po&#8217; di luce in una tragedia infinita.</p>
<p style="text-align:justify;">Il viaggio si carica di nostalgia e finisce per abbandonarsi ad un disegno più grande, nel quale è difficile trovare il proprio posto.</p>
<p style="text-align:justify;">La difficoltà di Anberber a ricordare la propria storia sembra quasi rispecchiarsi nell&#8217;indifferenza con cui l&#8217;occidente ha rimosso le atrocità africane dal proprio orizzonte civile.</p>
<p style="text-align:justify;">Questa colpevole amnesia risuona nelle ultime parole, che chiudono il film: “questi eserciti, armati fino ai denti, si impegnano a distruggersi reciprocamente. Ma chi fornisce loro soldi e armi?”</p>
<p><span style="color:#3366ff;"><strong>Teza ***</strong></span></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://stanzedicinema.wordpress.com/files/2009/11/teza-3.jpg"><img class="size-full wp-image-1312 aligncenter" title="Teza 3" src="http://stanzedicinema.wordpress.com/files/2009/11/teza-3.jpg" alt="" width="460" height="233" /></a></p>
<hr size="1" /><a href="http://stanzedicinema.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#_ftnref1">[1]</a>              Roberto Silvestri, Il manifesto, 27.3.2009</p>
<p><a href="http://stanzedicinema.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#_ftnref2">[2]</a>              Dario Zonta, Teza, Duellanti n.48</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>

</channel>
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