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	<title>relativismo &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/relativismo/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "relativismo"</description>
	<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 16:15:06 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Seconda cronaca: bambini canonici alle prese con la grande domanda]]></title>
<link>http://mariodomina.wordpress.com/2009/11/27/seconda-cronaca-bambini-canonici-e-domandanti/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 09:27:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>md</dc:creator>
<guid>http://mariodomina.wordpress.com/2009/11/27/seconda-cronaca-bambini-canonici-e-domandanti/</guid>
<description><![CDATA[In genere non preparo mai i miei incontri di filosofia con i bambini. O meglio, ho in mente qualche ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://mariodomina.wordpress.com/files/2009/11/la-grande-domanda1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3845" title="La grande domanda" src="http://mariodomina.wordpress.com/files/2009/11/la-grande-domanda1.jpg" alt="" width="225" height="240" /></a></p>
<p>In genere non preparo mai i miei incontri di filosofia con i bambini. O meglio, ho in mente qualche traccia, alcune parole-chiave, suggestioni di incontri precedenti. Ma nulla di più. Tuttavia, forse per una qualche maniera strutturale di funzionare della nostra ragione e del linguaggio, bene o male le discussioni si vanno organizzando secondo le canoniche tre aree della filosofia ellenistica: la <strong>logica</strong>, la <strong>fisica</strong>, l&#8217;<strong>etica</strong>. Si parte sempre dalla mente, dalle sue possibilità e capacità, dagli attrezzi che abbiamo a disposizione, dal &#8220;come funzioniamo&#8221;. Poi ci si guarda attorno (e anche un po&#8217; dentro), per vedere com&#8217;è fatto il mondo, e di rimbalzo come siamo fatti noi, e che relazione c&#8217;è tra questa nostra costituzione e la costituzione del mondo, l&#8217;interno e l&#8217;esterno, e quale <em>arché</em>, legge o principio regga le sorti di tutto quanto. Ma poi si va sempre a finir lì: la morte, il senso della vita, il dolore, la felicità, io e gli altri &#8211; l&#8217;etica a tutto campo.</p>
<p>I bambini, da questo punto di vista, intuiscono già quali sottili differenze attraversino i piani labirintici del domandare: tra un <em>chi</em> (o <em>che cosa</em>) ha fatto il mondo, un <em>come</em> è stato fatto e un <em>perché</em>, sanno raccapezzarsi piuttosto egregiamente. E mentre per i primi due livelli sanno esserci le comode teorie scientifiche (o eventualmente religiose)  a dar risposte a catinelle, per l&#8217;ultimo capiscono al volo che le cose si fanno un po&#8217; più complicate.</p>
<p><!--more-->Se poi il conduttore del gioco, un po&#8217; perversamente, decide di introdurre surrettiziamente il concetto del <strong>nulla</strong> e chiede loro che cosa ne pensano e che rapporto c&#8217;è tra quel <em>nulla</em> e il <em>qualcosa</em>, anche polveroso, atomico o fantasmatico che deve pur esserci, altrimenti non saremmo qui a parlarne&#8230; beh, allora il gioco dell&#8217;astrazione rischia di farsi un po&#8217; pesante. Il primo canone comincia a scricchiolare, il secondo è già sequestrato dalla scena scientifica, forse è allora meglio tornare al terzo, che per quanto impervio sia offre maggiori possibilità creative.</p>
<p><em>La grande domanda, </em>il libro del geniale illustratore tedesco <strong>Wolf Erlbruch</strong>,  ci riporta così sulla carreggiata. Le risposte sono variegate ed imprevedibili, talvolta buffe (come i disegni) o perfino impacciate: &#8220;<em>per svegliarti presto</em>&#8221; &#8211; risponde ad esempio il panettiere, &#8220;<em>per obbedire</em>&#8221; &#8211; dice il soldato, &#8220;<em>per imparare la pazienza</em>&#8221; &#8211; ci suggerisce la saggezza del giardiniere, <em>&#8220;per stare qui</em>&#8221; &#8211; questa volta è l&#8217;immobile e parmenidea pietra a parlare, &#8220;<em>per contare fino a tre</em>&#8221; &#8211; è l&#8217;ovvia risposta del numero in questione, &#8220;<em>per accarezzare le nuvole</em>&#8221; &#8211; è quella poetica dell&#8217;aviatore, &#8220;<em>per amare la vita</em>&#8221; &#8211; è la dialettica e sibillina risposta della morte&#8230; Ma la risposta più simpatica è quella dell&#8217;anatra (la stessa che sarà protagonista di un successivo meraviglioso <a href="http://mariodomina.wordpress.com/2007/05/16/la-morte-raccontata-ai-bambini/">albo</a> proprio sulla morte): &#8220;<em>non ne ho la più pallida idea</em>&#8220;.<br />
Il libro si chiude con due pagine interamente bianche &#8211; cosa che fa notare alla solita Martina come tutti i personaggi latori di risposte escano a loro volta dalla pagina vuota, e dunque dal nulla, annotazione intelligente al quadrato visto che: a) è concettualmente così; b) è anche una precisa scelta estetica dell&#8217;illustratore.<br />
Ma non è finita: dopo il nulla c&#8217;è ancora qualcosa, una sorta di registro in cui annotare in date successive le successive risposte. Come a dire: la relatività della risposta dipende da <em>chi</em> si è, da <em>dove</em> ci si trova e da <em>quando</em> si è &#8211; una &#8220;lezione&#8221; che è bene che i bambini imparino presto.<br />
Dimenticavo (ma non serve specificarlo, poiché si sarà già capito): la grande domanda è &#8220;<em>perché sei qui?</em>&#8220;.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[A vueltas con el Relativismo Moral: Jesús Encinar]]></title>
<link>http://cambiosocialya.wordpress.com/2009/11/26/a-vueltas-con-el-relativismo-moral-jesus-encinar/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 14:44:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>cambiosocialya</dc:creator>
<guid>http://cambiosocialya.wordpress.com/2009/11/26/a-vueltas-con-el-relativismo-moral-jesus-encinar/</guid>
<description><![CDATA[De casualidad, como muchas veces en la web, me encuentro una opinión de Jesús Encinar, CEO de Ideali]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">De casualidad, como muchas veces en la web, me encuentro <a href="http://www.jesusencinar.com/2007/07/a-favor-del-rel.html">una opinión de Jesús Encinar</a>, CEO de Idealista.com sobre uno de los temas preferidos de la casa, me refiero al Relativismo Moral. En la entrada original, Encinar, en un momento cumbre mantiene que:</p>
<blockquote><p>Uno puede creer que la moral es una verdad fija, inmutable, eterna, revelada y permanente y ser una mala persona. Basta con ver los ayatolás iraníes, convencidos de manera absoluta de su verdad.</p>
<p>Igualmente una persona convencida del relativismo moral, no por eso deja de ser tolerante, solidaria, amante de su familia y respetuosa con los valores de una sociedad.</p></blockquote>
<p style="text-align:justify;">Como siempre, los comentarios son a veces incluso más interesantes que los post, he aquí algunos ejemplos, que replican y contrargumentan a Encinar:</p>
<blockquote><p>El argumento:</p>
<p>Uno puede creer que la moral es una verdad fija, inmutable, eterna, revelada y permanente y ser una mala persona. Basta con ver los ayatolás iraníes, convencidos de manera absoluta de su verdad.</p>
<p>Es contradictorio: Si obran convencidos de que están haciendo lo correcto nunca pueden ser malas personas. Precisamente la maldad radica no en el alcance de las acciones sino en los sentimientos que las inspiran.</p></blockquote>
<p>O también:</p>
<blockquote><p>Tratándose de un artículo sobre la relatividad de las cosas, creo que el autor no debería afirmar de esa manera la maldad de nadie, sólo porque a él se lo parezca. Creo que con ese simple comentario se ha cargado su propio artículo.</p></blockquote>
<p style="text-align:justify;">Es curioso que esta discusión surge donde uno menos se la espera. Supongo que eso, al menos, quiere decir que el tema suscita interés. Que no es poco, dado los tiempos que corren.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Global cheating ?]]></title>
<link>http://alezeia.wordpress.com/2009/11/26/1482/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 06:53:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>ikzus</dc:creator>
<guid>http://alezeia.wordpress.com/2009/11/26/1482/</guid>
<description><![CDATA[24 novembre 2009 &nbsp; Ecco la spy story informatica che ha messo in imbarazzo i catastrofisti clim]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div>24 novembre 2009
<p>&#160;</p>
<h1>Ecco la spy story informatica che ha messo in imbarazzo i catastrofisti climatici</h1>
<h2>Furti, lettere e codici: a qualcuno piace molto caldo</h2>
<p><img style="border:0 none;margin:4px;" src="http://www.ilfoglio.it/media/uploads/RTR27Z00.jpg" alt="" hspace="4" vspace="4" width="196" height="226" align="left" /><em>“Sono abituato ad avere a che fare con tutta la faccenda del 1998, e la possibilità che si stia andando verso un periodo più lungo – 10 anni – al di là di quanto ti aspetti dalla Niña. Sarà speculazione, ma se questa possibilità la vedo io, c’è il rischio che la vedano anche altri. Ad ogni modo, penso che taglierò gli ultimi punti dalla curva prima del mio prossimo discorso, in modo che quel trend verso il basso sembri l’effetto della fine della serie, piuttosto che il risultato dei recenti anni freddi”.</em></p>
<p><strong>Se fosse stato Michael Crichton a scrivere la storia di e-mail rubate </strong>all’Università dell’East Anglia che in questi giorni preoccupa (e non poco) alcuni dei più influenti climatologi del mondo, in pochi avrebbero trovato il romanzo noioso. Nella notte di venerdì 20 novembre il Centro di ricerca sul clima (Cru) dell’Università inglese ha subito un attacco da parte di un pirata informatico (forse agevolato da una talpa interna) che ha pubblicato su un server russo 62 mega byte di e-mail e allegati scambiati dal 1996 a oggi tra gli scienziati del famoso Centro che da tempo collabora con l’Ipcc nella stesura dei rapporti dell’Onu sui cambiamenti climatici (rapporti in cui si sostiene che le emissioni di CO2 prodotte dall’uomo starebbero surriscaldando pericolosamente il nostro pianeta).<br />
<strong><br />
Nella mattina di venerdì diversi blog specializzati </strong>(primo tra tutti Air Vent, poi Climate Audit e What’s up with that) riportano la notizia con alcuni stralci di queste e-mail. Subito i cosiddetti “scettici” dell’origine antropica del global warming si affrettano a dire che in quelle mail c’è la pistola fumante del grande raggiro perpetrato dai cosiddetti “catastrofisti”: in effetti la lettura di questa corrispondenza (scaricabile ormai da molti siti sulla rete, primo tra tutti quello del Wall Street Journal) svela un fitto scambio di informazioni e pareri tra gli studiosi del global warming su come filtrare le informazioni per selezionare cosa far passare al pubblico e cosa no. In poche parole, i climatologi si consigliano a vicenda di non pubblicare dati e numeri che contesterebbero la loro teoria.</p>
<p><strong><!--more-->Fino a venerdì pomeriggio nessun sito di informazione riprende la notizia,</strong> soprattutto in Italia. Solo Climate Monitor, un blog scientifico che si occupa di climatologia, parla della faccenda invitando intanto alla calma. Al momento infatti nessuno ha ancora né smentito né confermato la fuga di materiale dal Cru. Il Foglio contatta l’Università dell’East Anglia: un portavoce conferma “l’attacco di un pirata informatico” ma non garantisce che tutto il materiale finito in rete sia genuino. Nel tardo pomeriggio la Bbc dà la notizia del furto di e-mail senza accennare nello specifico al loro contenuto; poco dopo il Guardian fa lo stesso, ma citando alcuni nomi di scienziati presenti nella corrispondenza elettronica e riportando alcuni brani della stessa. Tra questi, quello che più ha eccitato gli scettici:</p>
<p><strong>Uno degli scienziati più attivi in questo scambio di e-mail,</strong> P. J., scrive a diversi colleghi che ha “appena utilizzato il trucchetto di Mann (noto climatologo, ndr) per nascondere il declino (delle temperature, ndr) in alcune serie a partire dal 1981”.<br />
<strong><br />
A questo punto sulla rete è il caos, le parole “trick” (trucchetto)</strong> e “hide the decline” (nascondere il declino) sono inequivocabili, dicono in molti. Nella sera di venerdì anche il New York Times racconta l’accaduto. Sabato, in Italia, solo il Foglio ne parla: il mistero è ancora fitto, nessuno degli scienziati coinvolti ha parlato nel merito (alcuni sono intervenuti per dire che il furto di corrispondenza è un reato). Domenica il Corriere della Sera e la Stampa scrivono dell’accaduto. Lunedì sui giornali italiani non c’è già più traccia della notizia, che invece resta nei giornali internazionali: il Wall Street Journal gli dedica l’intera pagina tre, ieri, e quello stesso articolo è il più letto del giorno sul sito Web. Altre mail vengono pubblicate. E’ ancora P. J. a scrivere:</p>
<p><em>“Non voglio vedere nessuno di questi studi nel report dell’Ipcc. K. e io li terremo fuori in un modo o nell’altro, anche se dovessimo arrivare a ridefinire che cos’è un peer-review”.</em></p>
<p><strong>Tecnicamente il “peer review” è un processo con cui viene valutata la qualità di una ricerca</strong>, per decidere se pubblicarla su una rivista o finanziarla. Questa viene sottoposta al giudizio di altri scienziati esperti nello stesso campo dell’autore e scelti nella comunità internazionale. Di cosa parlano questi studi per la cui non pubblicazione il professor P. J. sarebbe pronto a ridefinire la procedura di questo processo? I siti che riportano la notizia parlano di studi “non utili alla causa del global warming antopico”. A questo punto le reazioni non ufficiali hanno cominciato a uscire: gli scienziati coinvolti hanno scritto la loro versione su Real Climate, un blog nato proprio da alcuni di loro. La cosa interessante è che non è arrivata nessuna smentita su quanto scritto nelle mail (a questo punto da considerare tutte genuine?), ma solo precisazioni sul significato di alcuni termini usati in gergo colloquiale e accuse di “decontestualizzare” i contenuti degli scambi epistolari. Resta il fatto che i contenuti sono abbastanza espliciti, e misteriosamente quasi nessun quotidiano li ha analizzati.</p>
<p><strong>La linea che sta passando – anche in Italia – è che questo “attacco” </strong>sia stato portato da chi vuole far fallire la Conferenza sul clima di Copenaghen. Così, la Stampa domenica intervistava il geologo Bob Ward che sosteneva come “le mail dell’East Anglia vergognosamente rubate mostrano solo la frustrazione degli scienziati per i continui attacchi di questi sedicenti scettici che sanno dire solo di no”. In sostanza, in quelle e-mail ci sarebbero solo le lamentele di chi sta salvando il mondo ma non è capito dai colleghi “negazionisti”, e non la prova che questi scienziati falsificassero i dati perché non sapevano come sostenere la loro teoria di fronte alla realtà. Leggiamo questo passaggio da una lettera di K.T. riportato anche dalla Stampa:</p>
<p><em>“Il fatto è che non possiamo spiegare l’assenza di riscaldamento in questo momento storico”.</em></p>
<p><strong>Tranne il Telegraph (che sul suo sito pubblica un’interessante antologia delle frasi più contestate) </strong>e pochi altri, nessuno sottolinea l’incertezza scientifica che appare evidente nei botta e risposta tra i membri del Cru. Si fa notare solo quanto sia sospetto che proprio a pochi giorni da Copenaghen questo materiale sia stato reso pubblico. Il Guardian si lancia addirittura in una excusatio non petita: “Non ci sono tracce di alcuna cospirazione tra climatologi, allora perché la risposta dell’Università dell’East Anglia è stata così patetica?”. In effetti dalla sola lettura delle e-mail è difficile parlare di complotto organizzato, ma si può notare una rete di connivenze, omertà e collusione votata allo scopo di dimostrare le proprie idee, più che trovare per esse conferme scientifiche. Così almeno la pensa Lord Lawson, Chairman della Global Warming Policy Foundation, che ieri ha chiesto che si apra un’inchiesta sui contenuti “molto gravi” delle mail, “che colpiscono al cuore l’integrità e la credibilità scientifica”. Scrive M.M. in una delle e-mail:</p>
<p><em>“Sappiamo tutti che in questo dibattito il problema non è affatto ciò che è vero o falso”.</em></p>
<p><strong>Ognuno può avere gli amici che gli pare, ma certo non può non destare qualche sospetto</strong> la vicinanza che emerge dal materiale del Cru tra gli scienziati e certe organizzazioni ambientaliste dall’approccio spesso poco scientifico per quello che riguarda i cambiamenti climatici. Così ci sarebbe la richiesta a Greenpeace di un endorsement alla “causa” (sic) fatta appena prima della ratifica del protocollo di Kyoto, e la richiesta fatta dal Wwf australiano perché il Centro di ricerca alzi la percentuale di rischio di occorrenza di siccità ed eventi estremi in Australia, così che il Wwf possa fare un “big public splash”, un gran bel botto.<br />
Detto questo, come ha scritto in un editoriale il blog Climate Monitor, sono i 3.500 file allegati alle e-mail la parte più interessante della storia.</p>
<p><strong>E’ lì che chi se ne intende potrà verificare se e cosa sia stato occultato.</strong> “Se le e-mail del Cru possono essere aperte a interpretazioni, il codice commentato dal suo programmatore ci dice come sono andate le cose”, scriveva ieri il blog di Anthony Watts (wattsupwiththat.com), un famoso meteorologo assai attivo nel blogsfera. Il codice in questione è il programma usato per costruire l’insieme delle temperature medie superficiali (il dataset), i cui dati provengono dalle osservazioni sparse per il mondo (sia terrestri sia superficiali) e che in sostanza è fondamentale per capire se fa più caldo o più freddo. Dopo essere stati trattati, ovvero normalizzati in una griglia, corretti in base a molti parametri, i dati vengono mediati su scala spaziale globale e su scala temporale mensile e resi pubblici. Il dataset si chiama “Hadcrut3” ed è una delle fonti più accreditate nello studio dell’andamento delle temperature. Nonostante le tante richieste di molti scienziati, questo codice non era mai stato rilasciato per intero. Un lettore particolarmente attento ha spulciato tra gli allegati trovandolo accompagnato da un’annotazione molto curiosa:</p>
<p><em>Il programmatore del codice consiglia di “non inserire nel grafico (dati, ndr) successivi al 1960 perché questi saranno artificialmente aggiustati per sembrare più simili alle vere temperature”.</em><br />
<strong><br />
Si legge ancora sul blog di  Anthony Watts</strong>: “I dati o raccontano la storia della natura oppure no. E dati che sono stati ‘artificialmente aggiustati per sembrare più simili alle vere temperature’ sono dati falsi, che portano a falsi risultati”. Sarà interessante vedere cosa succederà nei prossimi giorni e nelle settimane che ci separano dalla Conferenza sui cambiamenti climatici (dal 7 al 18 dicembre). Intanto la controffensiva è partita: i mezzi di informazione italiani non ne parlano (ieri è intervenuto il solo Luca Mercalli, meteorologo ospite fisso di “Che tempo che fa”, il programma di Fabio Fazio, che ha troncato la discussione dicendo che poiché le e-mail sono diventate pubbliche con un furto, e quindi illegalmente, non devono essere prese in considerazione) e quelli stranieri puntano ai tempi “sospetti”. Con tempismo invidiabile ieri l’Onu ha fatto sapere che “le concentrazioni di gas serra hanno raggiunto il più alto livello di sempre”, e per questo a Copenaghen gli Stati Uniti proporranno un obiettivo per il taglio della CO2. Quegli stessi Stati Uniti che, a oggi, sono i veri “killer” della Conferenza sul clima, dopo che Obama ha detto ai cinesi che in Danimarca non si deciderà un tetto alle emissioni, ma in pratica si rimanderà il tutto al prossimo anno. Resta da capire se tenedo conto delle rivelazioni di questi giorni o no.</p>
<p><strong>Leggi</strong> <a href="http://www.climatemonitor.it/?p=5553">L&#8217;oasi del Foglio</a> dal blog <em>Climate Monitor</em> &#8211; <strong>Leggi</strong> il blog <a href="http://www.ilfoglio.it/cambidistagione">Cambi di Stagione</a></p>
<p>© 2009 &#8211; FOGLIO QUOTIDIANO</p>
<p><a href="http://www.ilfoglio.it/redazione/31">di Piero Vietti</a></p>
<p>leggi anche: <a href="http://www.ilfoglio.it/soloqui/3890">Mistero su Internet, un pirata svela i trucchi del global warming</a></p>
</div>
<p><strong> </strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Resumen: Antifonte de Atenas]]></title>
<link>http://filopsico.wordpress.com/2009/11/22/resumen-antifonte-de-atenas/</link>
<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 14:13:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>eldanesh</dc:creator>
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<description><![CDATA[Antifonte (480 &#8211; 411 a.C.)  era un sofista conocido ampliamente por sus discursos. Explica que]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Antifonte (480 &#8211; 411 a.C.)  era un sofista conocido ampliamente por sus discursos. Explica que todo es uno para el <strong><em>logos</em></strong> y por tanto nada existe de forma individual para los sentidos ni para el <strong>conocimiento humano</strong>. <!--more--></p>
<p>Identificaba el mundo de la <strong><em>verdad</em></strong> con la naturaleza y el mundo de la <em><strong>apariencia</strong></em>, el humano. De esta forma, ante la convención que representan las leyes, éstas pueden ser transgredidas. Para la construcción de la propia humanidad, Antifonte postula la necesidad de alcanzar la libertad e igualdad humana, superando los apetitos individuales.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Resumen: Protágoras]]></title>
<link>http://filopsico.wordpress.com/2009/11/22/resumen-protagoras/</link>
<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 03:16:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>eldanesh</dc:creator>
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<description><![CDATA[Protágoras Protágoras (485 &#8211; 410 a.C.) era un reconocido filósofo que según Platón, inicia el ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="attachment_93" class="wp-caption alignright" style="width: 153px"><a href="http://filopsico.wordpress.com/files/2009/11/protagoras.jpg"><img class="size-full wp-image-93" title="protagoras" src="http://filopsico.wordpress.com/files/2009/11/protagoras.jpg" alt="" width="143" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Protágoras</p></div>
<p>Protágoras (485 &#8211; 410 a.C.) era un reconocido filósofo que según Platón, inicia el modo <strong>sofista</strong> de enseñanza. Éste, cobraba por sus clases y en ellas <!--more-->adoctrinaba sobre el arte del habla. Era un verdadero maestro en la retrórica, mediante la que creía se alcanzaba el éxito público y personal.</p>
<p>Era relativista, y su frase más célebre nos explica que <strong><em>el hombre es la medida de todas las cosas</em></strong>, por lo tanto, nos muestra la imposibilidad de conocer una realidad absoluta más allá que la de la realidad humana y subjetiva. Llega a esta conclusión dado que cree que la realidad es un constante cambio y que el único conocimiento válido se percibe mediante los sentidos. Así, si todo cambia y el sujeto también, lo único que podemos saber es lo que siente cada uno, en un preciso momento y lugar.</p>
<p>De esta forma, pone de manifiesto la diferencia entre <strong><em>nómos</em></strong>, leyes humanas o convenciones y <em><strong><em>physis</em></strong></em>, las leyes naturales, mostrándose escéptico ante el conocimiento de éstas y de la realidad. Además, innovó el pensamiento sobre los dioses, de los que decía que al no poder conocerlos, no podemos asegurar su existencia, así que lo mejor es no opinar. En este sentido, es el primer filósofo que propone el <em><strong>agnosticismo</strong></em>.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La strage di Fort Hood]]></title>
<link>http://alezeia.wordpress.com/2009/11/18/la-strage-di-fort-hood/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 09:39:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>alenu</dc:creator>
<guid>http://alezeia.wordpress.com/2009/11/18/la-strage-di-fort-hood/</guid>
<description><![CDATA[Traduco il seguente articolo, tradotto dalla rivista cattolica americana &#8220;InsideCatholic]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Traduco il seguente articolo, tradotto dalla rivista cattolica americana &#8220;InsideCatholic&#8221;</p>
<h3>Le scimmiette che tappano gli occhi, la bocca e gli orecchi**</h3>
<p>di Mark P. Shea<br />
11/10/09</p>
<p>Una cosa si può dire dei nostri organi di stampa:  Sono assolutamente coerenti. Dopo che il Maggiore Nidal Malik Hasan aveva aperto il fuoco su una stanza piena di persone indifese a Fort Hood, c&#8217;era da aspettarselo che ci saremmo sentiti immediatamente dire che questo oltraggio non aveva niente a che fare con la fede islamica, che il terrorismo non c&#8217;entrava niente. Poi, col passare delle ore, mentre l&#8217;ovvio diventava ovvio, abbiamo finito per trascorrere l&#8217;intero weekend a sopportare i soloni della TV che, grattandosi le pettinature da $200 sulle loro teste da  88-centesimi, ponderavano il dilemma se ci potesse mai essere una qualche remotissima connessione fra la fede islamica e quel tizio che aveva elogiato i kamikaz musulmani come fossero eroi e martiri, aveva assistito all&#8217;insegnamento di un imam estremista che oggi elogia il suo massacro come eroico, aveva usato la sua autorità di psichiatra per fare proselitismo con pazienti vulnerabili facendo leva sulla propaganda islamica, andava vestito con abiti tradizionali musulmani e infine aveva gridato &#8220;Allahu akbar!&#8221; mentre atterrava a colpi di pistola le sue prede.<br />
<!--more-->E&#8217; stata una spettacolare esibizione di stupidità voluta e deliberata, da parte di una cultura mediatica che dimostra in continuazione di non voler ammettere che l&#8217;islam tende con sconcertante frequenza a sortire simili atti di terrore. Ed era prevedibile, perché succede ogni volta che qualche macellaio islamico spara su vittime innocenti in nome del Profeta. Così, ad esempio, quando un egiziano che cita il Corano si è incaricato di macellare gente innocente per aver commesso il crimine di volare El Al, le balle iniziali, sia dello Stato sia dei media, ci hanno subito assicurato che si trattava di un &#8220;<a href="http://www.jewishfederations.org/page.aspx?id=80376" target="_blank">caso isolato</a>&#8220; che non aveva niente a che fare con le credenze folli, sanguinarie, islamiche dello stesso macellaio che l&#8217;aveva compiuto. Infine, dopo quasi un anno di studio intenso del proprio naso, l&#8217;FBI e la CNN arrivarono <a href="http://www.cnn.com/2003/US/West/04/12/airport.shooting/" target="_blank">finalmente ad arguire</a> che gli assassini, sì, erano esemplari di terrorismo islamico. Stessa faccenda con i tizi che a Seattle qualche anno fa massacrarono alcuni ebrei in nome di Allah. I media ci assicurarono che l&#8217;azione non aveva niente a che fare con l&#8217;islam. Solo alla fine scelsero l&#8217;approccio innovativo di aprire gli occhi per vedere la luce del giorno. Ben fatto,  Sherlock.</p>
<p>Naturalmente questa stessa cultura mediatica non ha avuto <a href="http://www.youtube.com/watch?v=AWBJg_TS-Wo" target="_blank">alcuna difficoltà</a> a dipingere i cristiani come pericolosi fanatici (sicuramente a causa di quei noti metodisti dal grilletto facile che gridano &#8220;Gesù è il Signore&#8221; ogni volta che sparacchiano contro persone innocenti). Viviamo in una cultura in cui  Larry David può pisciare su Gesù ma ci tocca sorbire in continuazione <a href="http://corner.nationalreview.com/post/?q=NjczMmJkNzZhNDE3OTI3ZDhhYTk1N2MxYjEyNDg0YjA=" target="_blank">la predica</a> sulla necessità di rispettare le sensibilità dei macellai che vengono invitati a partecipare alla Task Force intitolata alla George Washington University Homeland Security Policy Institute Presidential Transition  e che ci restituiscono il favore uccidendo i figli e le figlie della nazione che li aveva scolarizzati e aveva conferito loro tali grandi onori.</p>
<p>Nel frattempo, la Religione-Che-Non-Riesce-a-Diventare-Adulta assiste alla carneficina di un altro Figlio del Profeta e che naturalmente fa la vittima mentre dà la colpa a . . . <a href="http://www.msnbc.msn.com/id/33751407/ns/us_news-the_new_york_times/" target="_blank">qualcun altro</a>:</p>
<p><em>&#8220;Quando un bianco assalta un ufficio postale, lo chiamano andare postale,&#8221; ha detto Victor Benjamin II, 30, ex-membro dell&#8217;esercito. &#8220;Ma quando lo fa un musulmano, lo chiamano jihad.&#8221;<br />
</em><br />
Hmmm&#8230; in realtà non è così. Quando i musulmani lo chiamano jihad, allora anche noi lo chiamiamo jihad, proprio come quando un cristiano la chiamava crociata, noi la chiamavamo crociata  (e, a proposito, quella rara volta che un cristiano fa qualcosa di orrendo in nome di Gesù, i cristiani condannano sia la malvagità, sia colui che la commette, non condannano il mondo perché rimane sconvolto da questa malvagità. Ma dai nostri media impazziti, la prima risposta all&#8217;omicidio di massa compiuto da un killer islamico consiste nel lamentarsi che qualcuno abbia <a href="http://michaelmoore.com/words/latest-news/nidal-malik-hasan-suspected-fort-hood-shooter-was-called-camel-jockey" target="_blank">deriso l&#8217;assassino</a>. Povero piccolo macellaio indifeso&#8230;..!)</p>
<p>Certo, siamo fortunati che nessuno nella nostra cultura dice che siamo <a href="http://www.youtube.com/watch?v=AWBJg_TS-Wo" target="_blank">la più grande forza del male</a> del mondo. Se lo facessero, immagino che saremmo giustificati se ci mettessimo a uccidere delle vite innocenti.</p>
<p>A questo proposito, alcuni pensatori particolarmente geniali sono riusciti perfino a dare la colpa del massacro di Hasan ai <a href="http://blog.beliefnet.com/cityofbrass/2009/11/fort-hood-shooting-on-guy-fawk.html" target="_blank">cattolici britannici di 400 anni fa</a>:</p>
<p><em>Semplicemente non sappiamo ancora quali erano le motivazioni di Hasan, e nemmeno se Hasan è davvero musulmano [</em><em>sic] o meno. Certo, quest&#8217;ultima informazione sarà quella che tutti ci terranno a sapere di più, anche se in un senso molto basilare  è il dato meno importante&#8230;..</em></p>
<p><em>Tuttavia c&#8217;è il fatto inquietante della data&#8230;. E da notare (come hanno già fatto altri come Ali Eteraz) che oggi è il giorno intitolato a Guy Fawkes &#8211;  ovvero l&#8217;anniversario del complotto organizzato da un dissidente cattolico per far saltare in aria il Parlamento inglese, allora dominato dai protestanti.<br />
Se la sparatoria è stata motivata da rancore contro la politica estera/militare degli Stati Uniti, allora sicuramente questa data è significativa.</em></p>
<p>Se vi chiedete come mai i PRIMI SOSPETTATI  agli occhi dei nostri blablabla [Chattering Classes], sono dei cattolici morti secoli fa, potete leggervi la spiegazione magistrale di Roland Emmerich sulla voluta stupidità della Brigata-che-non-vede-il-proprio-naso. <a href="http://movies.yahoo.com/feature/movie-talk-roland-emmerich-fatwa.html" target="_blank">Si tratta di vigliaccheria</a>:</p>
<p>Per il film &#8220;2012,&#8221; Emmerich decise di distruggere alcuni dei maggiori monumenti del mondo, da Roma a Rio. Ma c&#8217;è un punto del mondo che Emmerich intendeva demolire e non l&#8217;ha fatto: la Kaaba, la la struttura a forma di cubo situato al centro della Mecca. E&#8217; il fulcro delle preghiere e la meta del Hajj, il più importante pellegrinaggio dell&#8217;islam.<br />
&#8220;Beh, lo volevo fare, lo devo ammettere,&#8221; ha detto il regista a scifiwire.com. &#8220;Ma il co-sceneggiatore Harald [Kloser] ha detto, &#8216;non intendo beccarmi una fatwa per un film.&#8217; e aveva ragione.&#8221;<br />
Emmerich ha continuato: &#8220;Dobbiamo pensarci tutti, in occidente. Si può lasciar cadere a pezzi i simboli cristiani, ma se lo si facesse con un simbolo arabo, si avrebbe&#8230;. una fatwa. E questo è un pò la condizione del mondo oggi. Per cui si tratta solo di una cosa che più o meno, insomma, non ho considerato comunque un elemento importante nel film, e allora, come dire, l&#8217;ho omesso. &#8220;</p>
<p>Notare l&#8217;uso del &#8220;si&#8221; impersonale. Emmerich non riconosce che è un vigliacco timoroso di offendere dei prepotenti rimasti all&#8217;Età del Bronzo. Invece farfuglia qualcosa su &#8220;la condizione del mondo oggi&#8221;. Con questo vuole dire che i cristiani con tutto quell&#8217;&#8221;ama i tuoi nemici&#8221; e &#8220;porgi l&#8217;altra guancia&#8221; garantiscono che siamo bersagli tranquilli che si possono attaccare senza problemi. In altre parole, Roma non emette delle fatwa.</p>
<p>Ora, io sono d&#8217;accordissimo che non bisogna trarre delle conclusioni affrettate. Il solo fatto di avere un nome che suona musulmano non è sufficiente per classificare un massacro come un atto di terrorismo, esattamente come uno che sparasse e si chiamasse <a href="http://www.google.com/search?sourceid=navclient&#38;ie=UTF-8&#38;rlz=1T4ACAW_en___US347&#38;q=Orlando+shooting" target="_blank">Rodriguez</a> non si potrebbe per questo classificare come &#8220;terrorista cattolico&#8221;. Ma se quello che ha sparato nella città di Orlando fosse stato noto per aver lodato gli omicidi e le bombe dell&#8217;IRA, per aver scritto sui blog che chi non è cattolico si merita di morire, per aver cercato di fare pressioni sui suoi sottoposti per farli convertire e per aver aperto il fuoco su stanze piene di persone inermi gridando &#8220;Ave Maria!&#8221; penso che la gente normale avrebbe convenuto che questo tizio era un terrorista ispirato da una versione molto buia della fede cattolica. Quello che mi fa impazzire dei nostri media è che saltano su per prevenire, per dichiarare in anticipo, con fare definitivo, che le azioni malvage compiute da musulmani non hanno nulla a che fare con la loro fede musulmana, mentre chiunque vede che, al contrario, è proprio questo che li ha ispirati.<br />
Certo, ciò non significa  che tutti i musulmani sono terroristi (ovviamente! ). Anzi, una delle poche persone sensate di questa intera farsa esasperante di idioti bisognosi di <a href="http://www.mark-shea.com/insens.html" target="_blank">addestramento all&#8217;insensiblità è Osman Danquah</a>, cofondatore della Comunità islamica di Greater Killeen, il quale, dopo aver ascoltato le follie islamiche radicali pronunciate da Hasan, gli ha detto &#8220;Tu hai dei problemi,&#8221; dando per scontato che l&#8217;Esercito avrebbe provveduto a una minaccia così ovvia all&#8217;interno delle proprie truppe. Ma il Pensiero Dominante fra i leader è che il massacro di qualche truppa è preferibile al rischio di inquietare le sensibilità di macellai e di coloro che li amano.</p>
<p>Danquah dava per scontato che i capi militari fossero al corrente dei dubbi di Hasan, che erano noti da oltre un anno ai compagni di classe di un programma per laureati in medicina militari. I suoi colleghi studenti si sono lamentati con il corpo docente della &#8220;propaganda anti-americana&#8221; di Hasan, ma hanno detto che la paura di sembrare discriminatori contro uno studente musulmano tratteneva gli ufficiali dal presentare un formale reclamo scritto.</p>
<p>Questo è dovuto al fatto che, come tutti gli altri in questo paese impazzito, trattiamo le idee come fossero delle caratteristiche genetiche che non riusciamo a reprimere e ci rifiutiamo di ammettere la possibilità che le idee abbiano delle conseguenze. Consideriamo la schedatura teologica e filosofica con lo stesso orrore della schedatura razziale. Ma ecco la differenza: Il colore della pelle non uccide. I pensieri del cuore, invece, sono esattamente dove ha inizio l&#8217;omicidio. Ciò non significa dover istituire la Polizia del Pensiero, ma significa che se qualcuno (o qualche particolare gruppo ideologico) ha dei comportamenti che indicano un&#8217;apertura di credito alla violenza, ignorarli è da idioti.</p>
<p>E significa che siamo degli idioti assoluti a continuare a ignorare il fatto che 1) l&#8217;islam dà abbondante spazio nel suo corpus di dottrine a questo genere di violenza brutale; 2) l&#8217;islam dispone di tanta gente che approva questo genere di violenza e che  si trova in vari stadi di all&#8217;erta, pronti a commetterla; e 3) gli ideologhi islamici radicali spesso emettono segnali di avvertimento abbaglianti. Siamo ancora più cretini quando ci aggiriamo in punta di piedi intorno a quei musulmani la cui prima reazione a tali delitti è quello di dare la colpa a chiunque altro all&#8217;infuori della loro tradizione e esigono anzi per se stessi l&#8217;aureola di vittime.</p>
<p>Vogliamo veramente credere che l&#8217;Islam Violento sia una perversione della tradizione islamica e che l&#8217;Islam Saggio e Benevolo sia la Vera Tradizione Islamica. Ma la realtà è che l&#8217;islam è una religione umana inventata, che prende a prestito da frammenti di giudaismo e cristianesimo, vi mescola le rivendicazioni illusorie (o menzognere) di rivelazione proprie di Maometto e completa il tutto con un pizzico di saggezza convenzionale preso dalla cultura araba dell&#8217;ottavo secolo. Non è una fede magisteriale con un organismo giudicante che definisce cosa sia e non sia la lettura ortodossa del Corano. <a href="http://hprweb.com/index.php?option=com_content&#38;view=article&#38;id=217%3Athe-ambiguity-of-islam&#38;catid=34%3Acurrent-issue&#38;Itemid=1" target="_blank">E&#8217; qualunque cosa i suoi vari aderenti dicono  che sia.</a></p>
<p>Ciò significa che se cerchi una condanna della violenza nel Corano la trovi, perchè c&#8217;è. E trovi anche la roba che riguarda saggezza, beneficenza e pace, se la vuoi. Così&#8217; i musulmani che commettono questi atti delittuosi con tanta frequenza non stanno &#8220;tradendo l&#8217;islam&#8221; se lo fanno professando religiosità. Stanno, di fatto, mettendo in atto una delle possibili interpretazioni della tradizione musulmana (e spesso nel farlo massacrano anche molti altri musulmani). Gli occidentali che mentono a se stessi dicendo che questi mostri &#8221;non sono veri musulmani&#8221; sono semplicemente degli imbecilli auto-illusi. Essi sono musulmani quanto Maometto, come lo sono le loro vittime musulmane. Non esiste un Magistero musulmano che li scomunichi. Non parlano per tutti i musulmani, ma sicuramente parlano e agiscono a nome di quella alta percentuale di musulmani che o li applaudono o tacciono o si lamentano di essere vittime di sospetti e sfiducia da parte delle vittime del terrore, invece di lamentarsi dei mascalzoni che compiono atti di terrorismo in nome dell&#8217;islam.<br />
Detto questo, in realtà la cura, se ci sarà, dovrà venire da dentro all&#8217;islam: da musulmani che inculchino nei loro figli il concetto che bisogna vergognarsi dell&#8217;Islam Radicale Omicida, esattamente come i cristiani hanno inculcato fra i loro ranghi il concetto che bisognava vergognarsi di quelle espressioni di cristianesimo che tacquero davanti allo schiavismo, al terrorismo, all&#8217;oppressione delle donne e al razzismo. Non verrà dal sogno prediletto dell&#8217;Occidente di un mondo post-religioso e secolare ripulito dalla &#8220;religione&#8221;. Simili esperimenti sono stati già tentati nei paesi comunisti; è come dire, &#8220;Abbiamo notato una correlazione fra sistema immunitario e malattie, quindi eliminiamo i sistemi immunitari.&#8221; Non è un caso che la malattia del peccato umano è prosperato in tali regimi solo a costo del massacro di milioni. Invece di far finta che la bestia dell&#8217;Islam Radicale non esista, l&#8217;Occidente dovrà prima o poi imparare come insegnarsi di nuovo la teologia &#8211; oppure perire. Dovrà anche schedare coloro che NON hanno un particolare colore di pelle ma una particolare serie di annotazioni ideologiche e punti di vista che rende ovvio il fatto che stanno dalla parte della violenza Radicale Islamica, esattamente come dovremmo schedare coloro che hanno simpatia per gli skinheads, i KuKluxKlan, o i racconti di gloria dei terroristi dell&#8217;IRA.</p>
<p>Soprattutto, significa che dobbiamo alfabetizzarci alla teologia e trovare un modo più sofisticato di capire le cose piuttosto che semplicemente fare un&#8217;unica mucchia di cristianesimo e islam e chiamarla &#8220;religione&#8221; (il che, sappiamo bene, porta a un&#8217;indistinta &#8220;violenza&#8221;). L&#8217;unico modo di contrastare una teologia infiammatoria come l&#8217;islam è con una teologia sana, non con le illusioni acquose del laicismo post-moderno. E ciò, prima o poi, comporterà il ritorno alla salute mentale offerta dalla Fede Cattolica.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br />
Mark P. Shea è redattore di www.CatholicExchange.com ed editorialista di InsideCatholic. Il suo blog è markshea.blogspot.com.</p>
<p>**PUBBLICATO CON IL TITOLO &#8220;SEE NO EVIL&#8221;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Evoluzionismo: il tramonto di un’ipotesi]]></title>
<link>http://alezeia.wordpress.com/2009/11/18/conferenza-sullevoluzionismo/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 09:16:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>ikzus</dc:creator>
<guid>http://alezeia.wordpress.com/2009/11/18/conferenza-sullevoluzionismo/</guid>
<description><![CDATA[EVOLUZIONISMO: perché non possiamo non dirci anti-darwinisti CR n.1117 del 14/11/2009 Lo scorso 23 f]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h2 style="text-align:center;"><a href="http://www.corrispondenzaromana.it/index.php?option=com_content&#38;view=article&#38;id=1099:evoluzionismo-perche-non-possiamo-non-dirci-anti-darwinisti&#38;catid=149:evoluzionismo&#38;Itemid=54" target="_blank">EVOLUZIONISMO:<br />
perché non possiamo non dirci anti-darwinisti</a></h2>
<p><strong>CR n.1117</strong> del 14/11/2009</p>
<p>Lo scorso 23 febbraio, fuori dal grande coro di compiaciute celebrazioni dei 150 anni dell’Origine della specie (coincidenti con il bicentenario della nascita di Darwin), un gruppo di scienziati, filosofi ed accademici si è riunito a porte chiuse presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche. Dagli atti del convegno è scaturito il volume Evoluzionismo: il tramonto di un’ipotesi (Cantagalli, 2009), antologia curata e introdotta dal Vice-presidente del CNR, Roberto de Mattei e comprendente testi di Josef Seifert, Alma von Stockhausen, Guy Berthault, Jean de Pontcharra, Joseph Holtzschuh, Hugh Miller, Thomas Seiler, Pierre Rabischong, Maciej Giertych, Hugh Owen e Dominique Tassot. Il saggio è stato presentato lo scorso 6 novembre all’Hotel Columbus, nei pressi del Vaticano.</p>
<p><!--more-->La tavola rotonda è stata aperta dal giornalista Marco Respinti, collaboratore di “Libero” e già caporedattore de “Il Domenicale”. Respinti ha sottolineato che, per la sua evidente inconsistenza scientifica, l’evoluzionismo è da considerarsi «meno che un’ipotesi: esso è una semplice affermazione». Il serio problema costituito dalla teoria di Darwin è che essa «sfugge al metodo scientifico nel senso galileiano del termine. Ciò che manca, in primo luogo, è l’oggetto della teoria». «Inoltre – ha proseguito Respinti – l’evoluzionismo afferma che talune specie sono apparse sulla terra casualmente e che determinate specie sono discese da altre: tutte queste asserzioni non sono vagliabili scientificamente, né tantomeno sono sperimentabili in laboratorio».</p>
<p>Il biologo Pierre Rabischong, professore emerito alla facoltà di Medicina dell’Università di Montpellier, dopo aver fornito una sintesi storica della teoria evoluzionista, ha citato i suoi principali critici. A partire dal sedimentologo Guy Berthault, il quale ha dimostrato che i tempi di stratificazione delle rocce e dei fossili sono molto più rapidi di quelli indicati dagli evoluzionisti. Inoltre una componente fondamentale del pensiero di Darwin era il teorema della “mutazione”, tuttavia il genetista Maciej Giertych sostiene che «è impossibile trovare un solo esempio di mutazione positiva in tutta la storia dei sistemi viventi». Argomentazioni come queste dimostrano che «l’evoluzione del vivente non è scientificamente provata e l’evoluzionismo rimane un’ipotesi» ormai destinata ad essere «inclusa nella storia delle scienze naturali», ha aggiunto il professor Rabischong.</p>
<p>A conclusione della conferenza, il professor Roberto de Mattei ha esposto una critica all’evoluzionismo sul piano filosofico, etico e teologico. Secondo il Vice-presidente del CNR, a differenza di altre ideologie otto-novecentesche, l’evoluzionismo è rimasto in voga, in quanto perfettamente in linea con il “materialismo relativista”, discendente diretto del “materialismo dialettico” di Marx ed Engels. «Il socialismo reale – ha proseguito de Mattei – è crollato, con il Muro di Berlino, vent’anni fa, ma il suo nucleo dottrinale, il cuore ideologico del comunismo, il materialismo dialettico, è sopravvissuto e il suo nome oggi è evoluzionismo». Legati a doppio filo all’evoluzionismo darwiniano sono anche la “teofobia” e la “Cristofobia”, naturali conseguenze della «radicale negazione di ogni verità metafisica, a cominciare dall&#8217;esistenza di un Dio creatore dell’universo». Alla conferenza, particolarmente affollata, oltre al Presidente Marcello Pera, hanno partecipato numerosi prelati, ambasciatori e giornalisti.</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td><a href="http://www.corrispondenzaromana.it/index.php?option=com_content&#38;view=section&#38;id=1&#38;layout=blog&#38;Itemid=54">Articoli CR </a> &#8211; 					 						 							<a href="http://www.corrispondenzaromana.it/index.php?option=com_content&#38;view=category&#38;id=149:evoluzionismo&#38;layout=blog&#38;Itemid=54"> Evoluzionismo </a></td>
</tr>
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<td valign="top"><strong></strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[DO UT DES ]]></title>
<link>http://brunopompa.wordpress.com/2009/11/18/do-ut-des/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 02:23:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>futursonic</dc:creator>
<guid>http://brunopompa.wordpress.com/2009/11/18/do-ut-des/</guid>
<description><![CDATA[Ricordo qualche tempo fa un anatema scagliato contro il relativismo. Questa condanna arrivava ovviam]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Ricordo qualche tempo fa un anatema scagliato contro il relativismo. Questa condanna arrivava ovviamente da un balcone dotato di un solido parapetto di incrollabili valori e di ineccepibili condotte. Negare o mettere in discussione delle verità assolute infuoca gli animi di quelle gerarchie preposte a conservare una fede, che io preferisco chiamare potere. Questi signori sanno bene che la cultura, intesa come scienza e conoscenza del mondo e dell&#8217;uomo, ha bisogno del dubbio per poter essere coltivata. Non solo, ma necessita anche della verifica empirica, ovvero dell&#8217;osservazione e della sperimentazione pratica. Diversamente la cultura esisterebbe si, ma probabilmente si chiamerebbe in un altro modo, per esempio dogma, oppure fede religiosa. E io preferisco aggiungere &#8220;un pò noiosa&#8221;, che dite?</p>
<p>Ve lo immaginate il percorso dell&#8217;uomo nella storia fino ad oggi caratterizzato da un&#8217;attitudine statica e poco feconda come quella di dire sempre &#8220;si, è vero, vivaddio!&#8221;? Sicuramente ci sarebbero state meno morti violente, e il Sole avrebbe continuato a girarci attorno indisturbato. Ma così non è stato. Il dubbio, la curiosità, il confronto, la verifica, la confutazione, la scoperta, l&#8217;invenzione e una buona dose di delirio, non necessariamente religioso, ci hanno portato al punto in cui siamo. In molti direbbero: bello schifo!</p>
<p>Credo non sia necessario pensarla come Epicuro per apprezzare i piaceri del caos. Quel caos che ci insegna come siano possibili infiniti disegni unendo infiniti punti. Quel caos che ci permette di incuriosirci al prossimo &#8220;scontro&#8221; di atomi. Quel caos che rimetterà in discussione una verità che fino a poco tempo fa ci era sembrata così solida, ma che ora è più ragionevole sostituirla con un&#8217;altra. In questo caos hanno piena cittadinanza anche le fedi religiose. L&#8217;unica differenza macroscopica che noto tra loro e le altre intuizioni o visioni del mondo è che alcune di esse si arroccano su posizioni spesso palesemente assurde, e da queste iniziano a pontificare contro tutto ciò che è &#8220;altro&#8221; o &#8220;diverso&#8221; da sé. Com&#8217;è possibile considerarsi tutti insieme pacificamente cittadini, scienziati, abitanti, osservatori o estasiati di questo caos se in mezzo continuano a serpeggiare abominevoli individui assetati di potere, e con la verità in tasca, che per imporsi sugli altri usano come unico strumento l&#8217;intolleranza? Più fedi, più filosofie, più critiche, più idee non possono che far bene al progressivo crescere dell&#8217;uomo. E questa molteplicità è garantita solo da un sano relativismo, che non annienta nessuno sul suo cammino in nome della superiorità della sua dottrina o della sua croce.</p>
<p>Eppure, in tempi recenti, da quel balcone se ne sentono di cotte e di crude. Tra queste, un improvviso ritorno ad una &#8220;legge morale naturale&#8221;. In pratica, se il relativismo di cui sopra ha come suo cavallo di battaglia la supremazia della cultura, quale miglior antidoto a tale sacrilega ed eretica visione se non quello di sostituire alla cultura la natura? E di fronte a questa profonda intuizione io spicco il volo. Mi innalzo fino al punto da cui poter ammirare l&#8217;intero italico stivale. E da lassù, con tutta la naturalezza necessaria, mi metterò a far di conto e verificare <a title="8 per mille allo Stato" href="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/cronaca/otto-per-mille/otto-per-mille/otto-per-mille.html" target="_blank">dov&#8217;è finito l&#8217;8 per mille e perché</a>. Ma infondo, è tutto relativo&#8230;</p>
<p>&#160;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Moléculas de agua en la luna]]></title>
<link>http://vonneumannmachine.wordpress.com/2009/11/14/moleculas-de-agua-en-la-luna/</link>
<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 11:04:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>Santiago Sánchez-Migallón Jiménez</dc:creator>
<guid>http://vonneumannmachine.wordpress.com/2009/11/14/moleculas-de-agua-en-la-luna/</guid>
<description><![CDATA[Según observan tres naves espaciales (la Chandrayaan 1 &#8211; sobre todo ésta -, la Deep Impact y l]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="aligncenter size-full wp-image-1741" title="Agua en la luna" src="http://vonneumannmachine.wordpress.com/files/2009/11/agua-en-la-luna.jpg" alt="Agua en la luna" width="500" height="309" /></p>
<p style="text-align:justify;">Según observan tres naves espaciales (la Chandrayaan 1 &#8211; sobre todo ésta -, la Deep Impact y la Cassini) y publican en la <em>Science</em> tres grupos de científicos independientes, hay hidroxilo (OH) y/o agua (H2O) en la luna. La presencia del número tres es interesante (triangulación como garantía de veracidad, triada hegeliana y Santísima Trinidad&#8230; Este descubrimiento va a ser la leche).</p>
<p style="text-align:justify;">No obstante, que nadie se vaya a flipar demasiado. En la luna hay moléculas de agua que interactúan con las de roca y polvo (nada de lagos ni océanos, ni siquiera un miserable charquito). Según Larry Taylor de la Universidad de Tennesse <em>&#8220;Si tienes un metro cúbico de suelo lunar y pudieses estrujarlo obtendrías un litro de agua&#8221;, </em>aunque según otras versiones haría falta ordeñar hectáreas de luna para obtener ese litro. La luna sigue siendo el desierto que era y la presencia de selenitas sigue siendo extremadamente improbable.</p>
<p style="text-align:justify;">¿Pero no trajimos muestras lunares cuando estuvimos allí y su análisis mostró que no había agua alguna? Es que su análisis sí mostró la posibilidad pero se pensó que los contenedores de roca lunar habían sido contaminados recibiendo aire terrestre&#8230; ¡Vaya! Otra certeza que se va a la porra <em>ad hoc</em>. Los relativistas estarán muy contentos. Ayer no, hoy sí.</p>
<p>Aquí os dejo unas los enlaces a las noticias de los principales periódicos sobre el tema:</p>
<p><a href="http://www.elmundo.es/elmundo/2009/09/24/ciencia/1253779331.html">El Mundo</a></p>
<p><a href="http://www.elpais.com/articulo/sociedad/Hallan/signos/agua/Luna/elpepusoc/20090924elpepusoc_6/Tes">El PAIS</a></p>
<p><a href="http://www.publico.es/ciencias/255034/agua/luna">Público</a></p>
<p><a href="http://www.elperiodico.com/default.asp?idpublicacio_PK=46&#38;idioma=CAS&#38;idnoticia_PK=661739&#38;idseccio_PK=1477">El Periódico</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Um Filósofo Urbano]]></title>
<link>http://anatomiadozeroinfinito.wordpress.com/2009/11/13/um-filosofo-urbano/</link>
<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 17:04:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>Paulo Heleno</dc:creator>
<guid>http://anatomiadozeroinfinito.wordpress.com/2009/11/13/um-filosofo-urbano/</guid>
<description><![CDATA[Crédito: Desconhecido Conheci por acaso a obra de Alain de Botton, que conhece uma muito interessant]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">
<div id="attachment_1142" class="wp-caption alignleft" style="width: 176px"><img class="size-medium wp-image-1142 " title="alain_de_botton" src="http://anatomiadozeroinfinito.wordpress.com/files/2009/11/alain_de_botton1.jpg?w=208" alt="alain_de_botton" width="166" height="240" /><p class="wp-caption-text">Crédito: Desconhecido</p></div>
<p style="text-align:justify;">Conheci por acaso a obra de <a href="http://www.alaindebotton.com/index.asp" target="_blank">Alain de Botton</a>, que conhece uma muito <a href="http://www.ionline.pt/conteudo/32750-the-school-of-life-um-spa-intelectual-na-era-da-tecnica" target="_blank">interessante expressão prática nesta School of Life</a>.<br />
Esse acaso materializou-se numa noite de semana, em que na 2 passava um episódio de uma série intitulada <em>A Ansiedade do Status</em>. Nela, e à luz não apenas da filosofia mas igualmente de autores de várias épocas ligados à análise social, Botton analisava de uma forma tão tranquila quanto completa, a ansiedade ligada ao posicionamento social que hoje em dia toma conta da grande generalidade das pessoas, face à necessidade interior de criar, manter, ou criar e manter uma imagem social dentro do tecido predominantemente urbano que caracteriza essas inquietações dos tempos modernas, e as implicações que tem na busca humana pela felicidade.<br />
Foi esse carácter urbano que marcou a primeira impressão que tive deste autor, e sendo algo que não consigo muito bem explicar, o certo é que se manteve ao ler a obra publicada, que acaba por explanar um pouco toda esta temática da busca de felicidade em alguns pontos muito concretos que vão desde o simples acto de viajar até à evolução da arquitectura ao longo dos tempos, passando por uma divertida análise da relação amorosa que pode ser lida em <em>Essays in Love</em>.<br />
É contudo <em>A Ansiedade do Status</em> que, a meu ver, marca a base da actuação social de Botton, analisando uma sociedade pós-revolução industrial onde o homem segue ao sabor dos cada vez maiores desafios que se lhe colocam, quer ao nível da melhoria da qualidade de vida e excessos decorrentes da mesma, quer ao nível da competitividade que se estabelece entre indivíduos e grupos pela mais efectiva demonstração de posse e comportamentos associados a esta, cujo reverso da medalha são as imensas questões que o homem coloca a si mesmo nestes tempos modernos, as expectativas que não cria mas tem de criar, e os graus de satisfação que queria elevados, mas que nunca encontram o fim no extremo diametralmente oposto dentro da atmosfera profundamente relativista a que as soluções pretensamente encontradas nos conduziram.<br />
O que é igualmente atraente em Alain de Botton é o facto de todo o seu pensamento e análise estarem estruturados dentro do pensamento ocidental, nomeadamente nos campos da filosofia, antropologia e sociologia. Dentro deste quadro, ele apresenta uma linha de análise que tem tanto de estruturada como positiva e fresca, chegando mesmo a ser relaxante reflectir sobre ela, numa forma de estar perante o pensamento que certamente (e infelizmente) não se aprende nos bancos da escola, valorizando o Eu de uma forma muito positiva e aberta face à dimensão da sua obra (o conhecimento). Esta School of Life não é mais do que o prolongamento dessa ideia de que no pensamento ocidental existem diversos autores,diversas ideias, diversas escolas de pensamento que permitem compreender e intervir neste estado de ansiedade generalizado das sociedades actuais.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Chi fa da sé Santanché]]></title>
<link>http://30secondi.wordpress.com/2009/11/12/chi-fa-da-se-santanche/</link>
<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 16:53:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>Lorenzo</dc:creator>
<guid>http://30secondi.wordpress.com/2009/11/12/chi-fa-da-se-santanche/</guid>
<description><![CDATA[Come previsto c&#8217;è chi ha dato ragione alla Santanché e la parola &#8220;ipocrisia&#8221; ha co]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://30secondi.wordpress.com/2009/11/09/maometto-santanche/" target="_blank">Come previsto</a> c&#8217;è chi ha dato ragione alla Santanché e la parola &#8220;ipocrisia&#8221; ha colorato il web. Fra le varie invettive c&#8217;è la seguente:</p>
<blockquote><p>Maometto era poligamo e pedofilo. Pretese di sposare una bambina di 9 anni, figlia fra l&#8217;altro di un suo caro amico. Il padre della piccola nicchiava, cercava di rifiutare, chiedeva al suo &#8220;amico&#8221;(?) di aspettare almeno che raggiungesse la pubertà, ma quel pedofilo di Maometto si inventò di avere ricevuto l&#8217;ordine di sposare la bambina direttamente da Allah, in sogno: e chi può contraddire la volontà di un dio?</p>
<p>Grazie a questo provvidenziale ordine divino, quindi, quel pedofilo di Maometto potè sposare e stuprare legalmente una bambina di 9 anni, inaugurando una infinita sequenza di stupri pedofili che continua anche ai nostri giorni: per l&#8217;islam le bambine ancora oggi diventano adulte a 9 anni (i bambini diventano adulti a 14, invece), e non si contano i matrimoni combinati dalle famiglie fra bimbe di 9, 10, 11 anni e bravi credenti di 40, 50, 60 o più anni. (<a href="http://crescente.blogspot.com/2009/11/maometto-era-uno-stupratore-pedofilo.html" target="_blank">fonte</a>)</p></blockquote>
<p>Un capolavoro. Pura fiction, frutto di un sano mix wikipedia+interpolazione libera. Non basterebbe una vita intera a spiegare a questo <em>minus habens </em>in cosa sbaglia, anche perché sicuramente non è in buona fede. Figuriamoci <a href="http://30secondi.wordpress.com/about/" target="_blank">30 secondi</a>. Quindi desisto, però fate conto che non è come dice lui. Nemmeno vagamente.</p>
<p>Comunque, dopo aver dato fuoco alle polveri avendo <a href="http://30secondi.wordpress.com/2009/11/09/maometto-santanche/" target="_blank">oggettivamente</a> offeso un&#8217;intera comunità religiosa, Santanché ritratta:</p>
<blockquote><p>Il mio non era un attacco al profeta, era una provocazione in risposta a una provocazione (<a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Politica/?id=3.0.3978348831" target="_blank">fonte</a>)</p></blockquote>
<p>Cioé, ad esempio, visto che tu mi dici che sono un assassino io ti dico che sei un genocida e così via, ma in realtà non ho davvero intenzione di dirti che sei un genocida, se tu smetti di dirmi assassino io smetto di dirti genocida&#8230;</p>
<p>O meglio: invece di chiedere scusa dico che &#8220;non avevo intenzione di&#8230;&#8221;.</p>
<p>Lancio il sasso e nascondo la mano.</p>
<p>Santanché è una vera fascista. Si capisce da questi dettagli.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Amor Sem Fronteiras...]]></title>
<link>http://anatomiadozeroinfinito.wordpress.com/2009/11/10/amor-sem-fronteiras/</link>
<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 22:00:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>Paulo Heleno</dc:creator>
<guid>http://anatomiadozeroinfinito.wordpress.com/2009/11/10/amor-sem-fronteiras/</guid>
<description><![CDATA[Para ser franco, coisas do tipo deste novo site assustam-me um pouco, e fazem-me pensar realmente no]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">Para ser franco, coisas do tipo deste <a href="http://www.ionline.pt/conteudo/32211-acabei-fazer-amor" target="_blank">novo site</a> assustam-me um pouco, e fazem-me pensar realmente no tipo de sociedade em que vivemos, com um relativismo crescente que parece ser quase como uma nova moral silenciosa que se abate um pouco sobre todos nós. Digo-o não de uma forma religiosa formal, pois seria advogar a substituição de um relativismo crescente por uma mordaça dogmática da essência do Eu.<br />
Digo-o com um sentido verdadeiramente individual, social, assente na sensação de que o homem é cada vez menos um criador de ideias, o dente das rodas dentadas que ao longo das eras construíram todo um património civilizacional, estando o grupo (nas mais diversas formas) na base dessas rodas dentadas; para se tornar no produto das ideias resultantes do descontrolo de todo esse mecanismo, que roda a uma velocidade tão intensa que faz do grupo, do desaparecimento da unidade individual nesse mesmo grupo, e da necessidade premente de surgirem novos grupos para toda esta estrutura não colapsar, uma das principais tragédias sociológicas do final do século passado e início deste novo século.<br />
É a imagem de cada um no grupo que a vários níveis domina a dinâmica social, e é a base grupal que sustenta a sociedade hedonista, consumista, e quase neo-tribal em que vivemos, pois cada vez mais as estratégias das empresas e das grandes organizações são orientadas nessa perspectiva do grupo, apesar de toda a retórica do marketing referente ao enfoque no cliente e outras coisas que tais. Um bom retrato desta situação são os  sites e outras publicações especializadas dedicadas a tendências, sejam elas novas, neo-qualquer coisa, retro-qualquer coisa&#8230;se tomarmos como unidade de tempo um par de semanas, é assustador o número de novos grupos, tribos, e outras coisas tais que surgem, bem como a imensa necessidade de conotar alguém com algo como o novo desígnio social&#8230;<br />
Tanto o homem se quer diversificar socialmente, que individualmente é cada vez mais um buraco negro. Cada vez mais surgem as dúvidas existenciais relativas ao que se é, ao que se faz, e qualquer coisa nova que surja como parecer romper esta teia de rotinas dogmáticas surge-nos um pouco como a luz ao fundo do túnel&#8230;nem que implique associar-mo-nos a mais um grupo, a mais uma tendência, a mais uma tribo, repetindo-se tudo outra vez num imenso Paradoxo de Kekulé (como gosto de apelidar), que esvazia o ser humano individual numa espiral angustiante.<br />
No site propriamente dito, não é tanto a relativização do sexo que me impressiona, pois este é já um movimento com algum tempo e do qual já vi imensos exemplos, mas a forma como a intimidade é deitada na rua, e como esse acto é parte integrante da própria ideia que está subjacente a este site. É certo que isto será utilizado para muitas brincadeiras, é certo que tudo isto na generalidade não vai passar de mais um webtoy 2.0, mas não é isso que o define como preocupante, mas sim o vácuo inerente ao propósito com que foi criado. Na prática, será mais um anfiteatro de burlesco neste bairro algo estranho que se vai tornando a web, por onde passam as pessoas na busca por algo que vá colmatar todo o vazio que as preenche, um vazio que cada vez menos encontra eco na vontade do ser humano se descobrir a si mesmo.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[O Camponês colhe...]]></title>
<link>http://ocampones.wordpress.com/2009/11/10/o-campones-colhe/</link>
<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 12:34:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>ocampones</dc:creator>
<guid>http://ocampones.wordpress.com/2009/11/10/o-campones-colhe/</guid>
<description><![CDATA[Estou tentando tornar o blog mais autoral, seguindo um conselho de minha amiga virtual Lica Richa, m]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-519" title="colheita18" src="http://ocampones.wordpress.com/files/2009/11/colheita181.jpg?w=150" alt="colheita18" width="150" height="114" /></p>
<p>Estou tentando tornar o blog mais autoral, seguindo um conselho de minha amiga virtual <a title="Lica Richa," href="http://www.dcoisinha.blogspot.com/"><strong><em>Lica Richa</em></strong>,</a> mas, como bom Camponês, não posso deixar de fazer minhas colheitas.  </p>
<p>&#160;</p>
<p>Dois textos imperdíveis: Luis Felipe Pondé, em <strong><em><a title="“A Cruz”" href="http://www.gabrielferreira.com.br/index.php/luiz-felipe-pond-a-cruz/">“A Cruz”</a></em></strong> (por favor, católicos e não católicos leiam este texto e entendam, por favor, entendam&#8230;), Daniel Johnson (filho do historiador Paul Johnson), relatando sua experiência pessoal com a queda do muro, em <a title="“Sete minutos que abalaram o mundo”." href="http://www.dicta.com.br/sete-minutos-que-abalaram-o-mundo/"><strong><em>“Sete minutos que abalaram o mundo”</em></strong>.</a></p>
<p>&#160;</p>
<p>Em tempo: A Dicta, lançou um <strong><em><a title="especial sobre os 20 anos da queda do muro de Berlim" href="http://www.dicta.com.br/especial-sobre-o-muro-de-berlim/">especial sobre os 20 anos da queda do muro de Berlim</a>, </em></strong>com análises, relatos e vídeos.  Não percam, é um tesouro.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Immigrazionismo]]></title>
<link>http://alezeia.wordpress.com/2009/11/10/immigrazionismo/</link>
<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 10:45:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>ikzus</dc:creator>
<guid>http://alezeia.wordpress.com/2009/11/10/immigrazionismo/</guid>
<description><![CDATA[Riporto integralmente una relazione di Massimo Introvigne, che presenta una bella analisi delle puls]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://alezeia.wordpress.com/files/2009/11/immigrati_42206.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1434" title="immigrati_42206" src="http://alezeia.wordpress.com/files/2009/11/immigrati_42206.jpg" alt="" width="510" height="419" /></a></p>
<p>Riporto integralmente <a href="http://www.cesnur.org/2009/mi_immigrazione.html" target="_blank">una relazione di Massimo Introvigne</a>, che presenta una bella analisi delle pulsioni irrazionali della nostra società.</p>
<p style="text-align:center;">•   —   •   —   •</p>
<p style="text-align:center;"><strong>Immigrazione, xenofobia, immigrazionismo</strong></p>
<p>Nella magna carta della  dottrina sociale della Chiesa per il XXI secolo, l’enciclica <em>Caritas in veritate</em>, Benedetto XVI fissa tre principi fondamentali relativi alla questione dell’immigrazione, che – sottolinea – è «di gestione complessa», comporta «sfide drammatiche» (n. 62) e non tollera soluzioni sbrigative.</p>
<p><!--more-->1. Il primo principio è  l’affermazione dei «diritti delle persone e delle famiglie emigrate» (<em>ibid.</em>). Una volta che è arrivato nel Paese di destinazione, il migrante deve vedersi riconosciuti i «diritti fondamentali inalienabili» (<em>ibid.</em>) e  dev’essere sempre trattato come una persona, mai «come una merce» (<em>ibid.</em>).</p>
<p>2. Il secondo principio è che si devono ugualmente salvaguardare i diritti «delle società di approdo degli stessi emigrati» (<em>ibid.</em>): diritti non  solo alla sicurezza ma anche alla difesa della propria integrità nazionale e  della propria identità.</p>
<p>3. Il terzo principio riguarda i diritti delle società di partenza degli emigrati, che si deve porre attenzione a non svuotare di risorse e di energie, sottraendo loro con l’emigrazione persone che sarebbero utili e necessarie nel Paese di origine. Va sempre posta attenzione al «miglioramento delle situazioni di vita delle persone concrete di una certa regione, affinché possano assolvere a quei doveri che attualmente l’indigenza non consente loro di onorare» (n. 47): anzitutto dove sono nate, e senza essere costrette o indotte all’emigrazione. In occasione del viaggio del 2008 negli Stati Uniti Benedetto XVI aveva precisato: «La soluzione fondamentale è che non ci sia più bisogno di emigrare, perché ci sono in Patria posti di lavoro sufficienti, un tessuto sociale sufficiente, così che nessuno abbia più bisogno di emigrare. Quindi, dobbiamo lavorare tutti per questo obiettivo, per uno sviluppo sociale che consenta di offrire ai cittadini lavoro ed un futuro nella terra d’origine» (<em>Intervista concessa dal Santo Padre ai  giornalisti durante il volo diretto negli Stati Uniti d’America</em>, del 15  aprile 2008).</p>
<p>Questi principi sono violati da due distinti atteggiamenti e ideologie. Il primo principio è negato dalla xenofobia – descritta e denunciata da Papa Giovanni Paolo II nel <em>Messaggio per la 89a Giornata  mondiale del migrante e del rifugiato del 2003</em>, del 24 ottobre 2002 –, cioè dalla convinzione  che l’altro, lo straniero è per definizione inferiore a chi abita da sempre  il Paese di approdo dell’emigrazione e può essere quindi discriminato in quanto straniero. C’è una xenofobia rozza e talora semplicemente stupida, quella di chi scrive sui muri «Morte agli immigrati». E ce n’è una più scaltra e sottile, quella di chi sfrutta la diffusione di questi sentimenti per la manipolazione degli immigrati al servizio di strategie di potere economico – l’immigrato è considerato soltanto un lavoratore che costa meno –  quando non criminale. Un certo «turbocapitalismo» davvero considera l’immigrato «come una merce» e non come una persona.</p>
<p>Il secondo e il terzo principio sono violati dall’immigrazionismo – l’espressione è stata coniata dal politologo francese Pierre-André  Taguieff e ripresa dal giornalista statunitense Christopher Caldwell nel suo libro <em>Reflections on the Revolution  in Europe. Immigration, Islam and the West</em> (Penguin, Londra 2009: il titolo  è un omaggio alle <em>Riflessioni sulla  Rivoluzione in Francia</em>, il testo contro la Rivoluzione francese del 1789 di  Edmund Burke, 1729-1797; trad. it.: <em>L’ultima  rivoluzione dell’Europa</em>, Garzanti, Milano 2009) – cioè dall’ideologia secondo cui l’immigrazione è sempre e comunque un fenomeno eticamente e culturalmente buono ed economicamente vantaggioso, e negare che lo sia è di per sé manifestazione di xenofobia e di razzismo.<br />
Sarebbe sbagliato sostenere che la xenofobia sia  sempre «di destra» e l’immigrazionismo «di sinistra». C’è una sinistra – per esempio sindacale – che manifestando timori per la concorrenza degli immigrati sul mercato del lavoro assume toni xenofobi. E l’immigrazionismo ha una versione «di sinistra» e una «di destra». Nel suo libro Caldwell ricostruisce la genesi dell’immigrazionismo «di destra» in Europa, da Nicolas Sarkozy – peraltro più acceso sul tema da Ministro dell’Interno della Repubblica Francese e più moderato da presidente – a Gianfranco Fini.</p>
<p>C’è peraltro una differenza fra immigrazionisti di sinistra e di destra. I primi pensano che – per fare ammenda del passato coloniale e del presente neo-colonialista e imperialista – l’Occidente debba tollerare dagli immigrati comportamenti che non sopporterebbe mai dai suoi cittadini. La delinquenza e perfino il terrorismo degli immigrati sono visti dall’immigrazionista di sinistra con una certa indulgenza: dopo tutto, dirà, «li abbiamo sfruttati per anni», e se protestano in modo non precisamente compito «non è poi tutta colpa loro». L’immigrazionista di destra assicura che, se viola la legge, l’immigrato sarà trattato con la dovuta severità dalla polizia. «Tutti devono rispettare la legge», ripetono i Sarkozy e i Fini. Si può subito rispondere che questo è ovvio – solo l’ideologismo sfrenato dell’immigrazionista di sinistra suggerisce che qualcuno possa <em>non</em> rispettare la legge –: ma non è abbastanza. Un immigrato che non mette bombe nelle metropolitane, non brucia le automobili del quartiere e non picchia i poliziotti – ma nello stesso tempo vive e pensa secondo valori antitetici a quelli europei – è veramente una risorsa per l’Europa oppure rimane un problema?</p>
<p>Raramente la xenofobia è sostenuta da una elaborazione culturale, se non si vuole considerare tale il ritorno a vecchie teorie della razza da parte di qualche gruppuscolo neo-nazista. La xenofobia si combatte, come notava Papa Giovanni Paolo II nel documento citato, con il richiamo alla figura naturale e cristiana della persona creata, voluta e amata da Dio qualunque siano la sua etnia, la sua lingua e la sua nazionalità. Ci sono però dei «professionisti dell’anti-razzismo» che manipolano pericolosamente la lotta alla xenofobia sfruttandola per diffondere il relativismo culturale,cioè l’idea che tutte le culture sono uguali e che non esistono culture migliori o peggiori di altre. Questo «eclettismo culturale», che rischia di diffondersi anche a causa della globalizzazione che fa incontrare più spesso e più rapidamente le culture tra loro, sostiene – spiega la <em>Caritas in  veritate </em>– che le culture sono «sostanzialmente equivalenti» (n. 26). Questa è un’opinione molto diffusa, ma è pure il cuore stesso del relativismo, che la Chiesa non può accettare. Le culture non sono affatto tutte dello stesso valore. Vanno giudicate alla luce della loro capacità di servire il bene comune e i veri diritti della persona, che non tutte le culture rispettano nello stesso modo. Una cultura fondata sulla poligamia e una fondata sul matrimonio monogamico non sono «equivalenti». Alla luce non solo della religione ma anzitutto del diritto naturale, che s’impone a tutti sulla base della ragione, la poligamia è sbagliata e la monogamia è giusta. Sono affermazioni poco «politicamente corrette», ma che vanno assolutamente mantenute se si vogliono difendere i diritti della verità ed evitare di promuovere il relativismo.</p>
<p>A differenza della xenofobia, l’immigrazionismo è sostenuto da argomenti di notevole impegno intellettuale. Non sarebbe dunque giustificata nell’esame del problema una <em>par condicio</em> nel criticare le due deviazioni – xenofobia e immigrazionismo – dai principi  che la dottrina sociale fissa in tema d’immigrazione. <em>Dal punto di vista  intellettuale</em> l’immigrazionismo è più insidioso, rischia di essere più  persuasivo e dunque richiede una confutazione più articolata.</p>
<p style="text-align:center;"><strong>Le cinque tesi dell’immigrazionismo</strong></p>
<p>La propaganda immigrazionista  si fonda su cinque tesi fondamentali, che è opportuno esaminare e confutare una  per una.</p>
<p>1. La prima tesi è di carattere <em>quantitativo</em>. Sostiene che in Europa, dopo tutto, gli immigrati sono ancora una minoranza e l’allarmismo è ingiustificato. Echi di questa tesi si trovano, per esempio, nel rapporto Caritas/Migrantes <em>Immigazione Dossier  Statistico 2009. XIX Rapporto </em>(IDOS, Roma 2009), che – se fornisce dati utili, che tutti utilizziamo e per cui siamo grati ai compilatori – è caratterizzato nei commenti da una buona dose d’immigrazionismo. Gli immigrati <em>regolari</em> (esclusi dunque i clandestini) secondo questo rapporto in Italia sono 4.330.000. La cifra – si dice – può essere considerata alta da chi vede il bicchiere mezzo vuoto. Ma per l’ottimista che lo vede mezzo pieno gli immigrati sono meno del dieci per cento dei circa sessanta milioni di residenti sul territorio italiano. E il dato è analogo per l’Unione Europea nel suo insieme: cinquecento milioni di cittadini, cinquanta milioni d’immigrati. Ci sarebbe dunque posto per tutti. Il problema, però, è che questo ragionamento guarda al dato sugli immigrati come a una fotografia. Ma l’immigrazione è un processo, e dunque è necessario guardare non alla fotografia o al singolo fotogramma ma al film. Ci sono delle bellissime e artistiche fotografie di un uomo che corre. Ma non ci dicono quando è partito, in che direzione corre e dove pensa di arrivare. Così – stando sempre ai dati Caritas relativi agli immigrati regolari – questi erano 2.670.514 nel 2005 e appunto 4.330.000 alla fine del 2008. Proiettando semplicemente il dato – e guardando appunto il decorso nel tempo, il film e non solo la fotografia – ci si accorge che saranno più che raddoppiati in cinque anni, dal 2005 al 2010. Ed erano già raddoppiati, da 1,3 a 2,6 milioni, dal 2003 al 2005. A questi ritmi nel 2030 ci sarebbero in Italia dodici milioni d’immigrati regolari, venti milioni nel 2050. Ed è un film già visto altrove: in Olanda, su tredici milioni di residenti, oltre tre milioni sono immigrati <em>extra-comunitari</em>,  e questi sono un milione e mezzo su nove milioni di residenti in Svezia.</p>
<p>Naturalmente, questi dati li conoscono anche gli immigrazionisti. Rispondono invitandoci a un duplice atto di fede: dovremmo credere che in futuro ci saranno meno immigrati, e meno figli di immigrati nati nei nostri Paesi. Sul primo punto, battono la grancassa su dati ampiamente pubblicizzati secondo cui il sovraffollamento demografico è un fenomeno che va sparendo in tutto il mondo. Ma dimenticano che il sovraffollamento demografico non è l’unica ragione che spinge a emigrare. Per limitarsi a un esempio semplice – che presento solo come una prima approssimazione, perché in realtà le concause in gioco sono molte – in molti Paesi dell’Europa dell’Est non c’è nessuna esplosione demografica, anzi ci sono problemi di denatalità. Tuttavia si continua a venire in Italia, non perché non ci sia spazio a casa propria ma perché si vede la televisione italiana e ci si convince, a torto, che il nostro è il Paese di Bengodi dove ci si può arricchire rapidamente.</p>
<p>Quanto al secondo punto, è vero che le seconde e le terze generazioni, per esempio, di marocchini venuti in Italia iniziano a essere influenzate dal clima culturale e morale italiano e a limitare il numero dei figli. Ma questo rimane comunque più alto di quello degli italiani «nativi», e del resto continuano ad arrivare immigranti di prima generazione le cui abitudini demografiche rimangono per un certo periodo di tempo quelle del Paese di origine. Non vi è dunque nessuna certezza che il tasso di crescita dell’immigrazione diminuirà in  futuro. E nessun Paese del mondo può permettersi le percentuali d’immigrati che si profilano all’orizzonte italiano ed europeo.</p>
<p>Gli esempi degli Stati Uniti o dell’Australia, invocati dagli immigrazionisti, non sono pertinenti, perché questi sono Paesi <em>composti quasi  interamente da immigrati</em>. A meno di non considerare «americani» solo gli indiani e «australiani» solo gli aborigeni. A quel punto avrebbe ragione quel manifesto, per molti versi geniale, della Lega che mostra l’immagine di un pellerossa con lo slogan: «Loro hanno subito l’immigrazione. Ora vivono nelle riserve. Pensaci!».</p>
<p>2. Secondo argomento: accogliere grandi quantità d’immigrati, si dice, è un imperativo morale. Lo affermano politici di sinistra e (talora) di destra, e anche ecclesiastici. Si afferma che questo è il contributo moralmente obbligatorio dell’Unione Europea – anche come penitenza per i peccati del colonialismo – per risolvere i problemi della fame del mondo e del sottosviluppo. Ma, a prescindere dal fatto che presentare il colonialismo come soltanto dannoso e malvagio è piuttosto unilaterale e storicamente discutibile, non c’è nessuna prova convincente che sia meno costoso per l’Europa e più proficuo per il Terzo Mondo trasferire da noi milioni d’immigrati extra-comunitari piuttosto che destinare le stesse risorse ad aiutarli nei loro Paesi d’origine. Ci sono anzi fondati indizi del contrario. Chi afferma che molti immigrati sono ottimi candidati alla cittadinanza ci racconta spesso quanti geni dell’informatica, ottime infermiere e bravi medici vengono dai Paesi del Terzo Mondo. Ma non riflette sul costo etico costituito dal fatto che così facendo si sottraggono ai Paesi d’origine proprio quelle <em>élite</em> che sarebbero loro indispensabili per uscire dal sottosviluppo. L’infermiera ugandese che viene in Italia è sottratta all’Uganda, dove servirebbe come il pane per combattere le epidemie.</p>
<p>Un argomento etico molto usato anche in Italia si riferisce al diritto d’asilo. Tuttavia questo diritto è di rado definito in modo rigoroso, e talora è ridotto a una semplice farsa.  Chiunque non si trovi bene in un Paese non democratico o sia vittima di gravi sperequazioni economiche avrebbe diritto a chiedere asilo politico – in una parola, la stragrande maggioranza degli abitanti del Terzo Mondo avrebbe questo diritto.</p>
<p>Al contrario, c’è un argomento etico per opporsi all’immigrazionismo, fondato sul rispetto dei diritti delle maggioranze, non meno importanti di quelli delle minoranze. La maggioranza dei cittadini dell’Unione Europea nei sondaggi e anche nelle elezioni si dichiara contraria ai progetti immigrazionisti. Nonostante l’opinione maggioritaria dei cittadini europei, questi progetti continuano a essere trasposti nelle leggi di molti Paesi. Il fatto che il parere della maggioranza degli elettori sia ignorato non crea forse un problema alla democrazia?</p>
<p>3.  Il terzo argomento degli immigrazionisti è di tipo economico. Questa tesi è talora ripetuta acriticamente anche da critici dell’immigrazione. Si dice che l’Europa, a causa della denatalità, ha bisogno d’immigrati – non importa provenienti da dove –: e in ogni caso ci sono «lavori che nessun europeo vuole più fare» e che possono essere svolti solo dagli immigrati. È vero, l’Europa ha un drammatico problema demografico e le cifre sono ormai quelle tipiche di civiltà moribonde. Ma non è certo che l’aumento indiscriminato degli immigrati sia la soluzione, per tre principali motivi.</p>
<p>In primo luogo, gli immigrati extra-comunitari, con i loro bassi salari, spesso tengono in vita temporaneamente posti di lavoro comunque destinati a sparire. Questo accanimento terapeutico non è necessariamente salutare per l’economia. L’industria tessile del Nord della Francia e una buona parte della siderurgia in Germania avrebbero perso comunque la grande maggioranza dei loro posti di lavoro alla fine del XX secolo per ragioni indipendenti dal calo demografico: a causa del progresso tecnologico e della disponibilità di prodotti a costi minori provenienti dalla Cina. Questi posti di lavoro – che non avrebbero potuto essere conservati al salario normale di un operaio francese o tedesco – sono sopravvissuti per qualche anno grazie all’impiego d’immigrati sottopagati. Ma alla fine le officine hanno comunque chiuso. Tenerle in vita artificialmente per qualche anno è stato possibile grazie agli immigrati. Ma i costi hanno superato i benefici. Sarebbe stato meglio chiuderle prima.</p>
<p>In secondo luogo, i «lavori che nessun europeo vuole» sono spesso «lavori che nessun europeo vuole se il salario non è attraente». Esistono pochissimi lavori che gli europei si rifiutano di fare «qualunque sia il salario». La verità è un’altra: ci sono datori di lavoro che preferiscono impiegare per certi lavori gli immigrati, i quali costano meno. Questo altera e distorce il mercato del lavoro, e viola i diritti dei cittadini disoccupati che si vedono passare davanti immigrati disposti a lavorare a basso costo. Si assiste al paradosso per cui in alcuni Paesi, mentre aumenta la disoccupazione, aumenta contemporaneamente anche l’immigrazione.</p>
<p>Per amore di equità, si deve peraltro riconoscere che non tutto in questo argomento degli immigrazionisti è falso. Ci sono settori dove effettivamente senza gli immigrati i problemi almeno a breve termine sembrano di difficile soluzione: il caso delle badanti in Italia sembra, qui, pertinente. Ma l’esempio può essere occasione di distinguere fra immigrati extra-comunitari e intra-comunitari. Su cinquecento milioni di residenti nell’Unione Europea, come accennato, cinquanta milioni sono immigrati. Ma di questi circa venti milioni sono abitanti di un Paese dell’Unione che si sono spostati in un altro. Benché, come sanno gli italiani, questi spostamenti non siano privi di problemi, l’immigrazione intra-comunitaria è di norma più facile da assorbire di quella extra-comunitaria per ragioni giuridiche e anche culturali. Dopo tutto, ci sono molte badanti romene e poche marocchine, cinesi o tunisine.</p>
<p>4. Il quarto argomento degli immigrazionisti è sociale. Sempre a causa della natalità (e naturalmente del fatto che grazie ai progressi della medicina si vive più a lungo), il <em>welfare</em> europeo è in profonda crisi. Per dirla semplicemente, ci sono troppi pochi giovani e troppi vecchi, troppi pochi lavoratori che sostengono con i loro contributi gli enti previdenziali e troppi pensionati. In alcune zone d’Europa in cinquant’anni si è passati da una situazione dove una media di quattro lavoratori sosteneva un pensionato a una dove per ogni pensionato ci sono solo due lavoratori. Di qui la presunta idea geniale dei teorici immigrazionisti: niente paura, ci penseranno gli immigrati extra-comunitari. I due lavoratori che mancano all’appello perché ogni pensionato sia di nuovo sostenuto da quattro pagatori di contributi li importiamo dal Marocco o dal Pakistan. Anche il citato rapporto Caritas/Migrantes 2009 insiste su questo punto: gli immigrati (regolari) sono un buon affare per il <em>welfare</em> perché  danno agli enti previdenziali più di quanto ricevono.</p>
<p>Ma le cose non stanno proprio così. Ancora una volta ci si propone una fotografia, mentre per capire abbiamo bisogno di un film.  Sarà forse una novità per qualche immigrazionista, ma dovrà farsene una ragione: anche gli immigrati invecchiano e un giorno diventeranno pensionati. In Italia l’immigrazione è un fenomeno relativamente recente e gli emigrati pensionati sono pochi. Ma sono destinati fatalmente ad aumentare. Gli immigrati inoltre di solito hanno lavori poco remunerati, dunque pagano contributi relativamente bassi. Uno studio dettagliato sulla Spagna citato da Caldwell nel suo libro mostra che in cinquant’anni, aumentando del 50% il numero degli immigrati extra-comunitari, le entrate degli enti previdenziali crescono solo dell’8%. Inoltre, fin da subito, sia loro sia i loro figli hanno come chiunque problemi di salute di cui la previdenza sociale si deve fare carico.</p>
<p>Una soluzione, per la verità, ci sarebbe, e qualcuno (non in Italia) l’ha anche seriamente sostenuta, senza neppure farsi dare del nazista: considerare gli immigrati «lavoratori ospiti» e rimandarli a casa quando hanno finito di lavorare, far pagare i contributi oggi ma non versare alcuna pensione domani. La soluzione provocherebbe tensioni tali da non potere essere presa davvero in considerazione da nessuno. E manderebbe anche alla rovina qualunque argomento etico degli immigrazionisti.</p>
<p>5. C’è un quinto argomento, che per la verità gli immigrazionisti esprimono raramente ad alta voce. Ma il loro discorso lo  presuppone. È la tesi che la religione degli immigrati sia indifferente. Ogni tanto qualcuno lo dice esplicitamente: siamo laici, e dobbiamo affrontare il problema immigrazione senza tenere conto della religione, di cui potrà occuparsi al massimo la Chiesa. Ma si tratta di una sciocchezza. Anche il più ateo degli osservatori non può non riconoscere che la religione esiste e ha delle conseguenze sociali. Se a Torino, come avviene periodicamente, migliaia di peruviani portano in processione le loro statue della Madonna la gente applaude e i giornalisti manifestano una benevola curiosità. Se migliaia di musulmani occupano il suolo pubblico con le loro stuoie e magari mescolano alla preghiera invettive contro gli Stati Uniti e l’Occidente la gente e i <em>media </em>si spaventano. Denunciare queste reazioni come xenofobe non risolve il problema. Certamente – anche tra gli immigrati – ci sono molti islam, e alcuni sono meno lontani dai valori prevalenti in Europa di altri. Ma se da questa premessa – corretta – si arriva alla conclusione che non esistono caratteristiche specifiche dell’islam si cade nel più completo relativismo, forse di moda in un contesto culturale postmoderno ma privo di senso. Esistono gli islam ma esiste anche l’islam. Che è difficile assimilare alla cultura europea su punti fondamentali che riguardano i rapporti fra fede e ragione, fra religione e violenza, fra maggioranze e minoranze religiose, fra uomini e donne.</p>
<p>Certo, processi di assimilazione d’immigrati islamici, singoli e gruppi, non sono impossibili. Ma in verità nessuna civiltà nella storia è riuscita a fronteggiare senza esserne distrutta l’arrivo in così poco tempo di così tante persone portatrici di una cultura e di una religione sia radicalmente diverse sia forti. Diverso era il caso dei barbari, che portavano in Europa una cultura debole; o degli irlandesi emigrati nel XIX secolo negli Stati Uniti il cui cattolicesimo era diverso dal protestantesimo maggioritario in America: ma non così radicalmente diverso com’è l’islam rispetto all’ethos europeo contemporaneo.</p>
<p style="text-align:center;"><strong>Leggi immigrazioniste: l’ora di  religione islamica e la cittadinanza breve</strong></p>
<p>Il 30 luglio 2009 gli onorevoli  Fabio Granata (PDL) e Andrea Sarubbi (PD) – al dire della stampa, <em>longa manus </em>rispettivamente degli onorevoli Gianfranco Fini e Massimo D’Alema – hanno presentato una proposta di legge (n. 2760) dal titolo <em>Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91,  recante nuove norme sulla cittadinanza. </em>Tra le diverse modifiche legislative proposte, tutte all’insegna di percorsi più facili perché gli immigrati possano ottenere la cittadinanza italiana, la norma saliente che si propone d’introdurre riduce da dieci a cinque anni il tempo di permanenza sul territorio nazionale che consentirebbe, previo un semplice esame di lingua e di educazione civica, di diventare cittadini italiani. Il 16-17 ottobre 2009 ad Asolo (Treviso) la Fondazione FareFuturo, che fa capo all’on. Fini, e la fondazione Italianieuropei, che fa capo all’on. D’Alema, hanno presentato un rapporto – firmato peraltro dalla sola Fondazione FareFuturo – dal titolo <em>Immigrazione integrata e cittadinanza di qualità. Un contributo alla  definizione delle politiche migratorie</em> (FareFuturo, Roma 2009). Vi si espongono argomenti a sostegno della proposta di legge Granata-Sarubbi e si lancia l’ulteriore proposta dell’introduzione di un insegnamento della religione islamica nelle scuole italiane, rilevando in via generale – non senza una frecciata anche in direzione delle scuole cattoliche – che «la strada dell’insegnamento facoltativo delle religioni nelle scuole pubbliche, statali e non statali, che garantiscono la qualità dell’interno percorso formativo, è certamente preferibile alle presenza di scuole specifiche a fondamento religioso, che nel nostro contesto rischiano di diventare alternative e contrastanti, fonte di esclusione e di contrasto» (p. 52). Esaminerò brevemente il tema dell’ora di religione islamica e quello della cittadinanza breve, non solo perché sono di attualità ma anche perché sono esempi particolarmente chiari di applicazione pratica dell’ideologia immigrazionista.</p>
<p>1. Ci sono due buoni motivi per respingere la proposta di un’ora di religione islamica nelle scuole italiane. Anzitutto, perché l’ora di religione islamica e non quella ortodossa o Testimone di Geova? E’ possibile che, se parliamo non di <em>origine</em> religiosa ma di contatto più o meno regolare con <em>istituzioni </em>religiose organizzate, queste comunità siano più numerose degli islamici in Italia. I Testimoni di Geova (contati come li contano i sociologi in analogia a ogni altra comunità religiosa, non come si contano loro stessi, che considerano «testimone» solo chi svolge opera di proselitismo suonando alle porte)  in Italia sono 400.000 e gli ortodossi – in maggioranza immigrati – almeno mezzo milione, mentre del milione e più d’immigrati di origine islamica è difficile dire quanti mantengano un contatto con la loro religione. Con la crescita della diversificazione religiosa tra un po’ non si potrebbe negare neppure l’ora di religione pentecostale (350.000 fedeli se si considerano gli immigrati), seguita da quella buddhista, sikh, induista e così via. A parte i problemi organizzativi – sarebbe interessante chiedere al ministro dell’Economia on. Giulio Tremonti che cosa pensa dell’idea di pagare con soldi dello Stato centinaia d’insegnanti d’islam, buddhismo e così via  – ne risulterebbe una Babele e un supermercato delle religioni. Costituzionalizzando con il Concordato l’ora di religione il legislatore ha voluto riconoscere il ruolo della tradizione cattolica – senza la quale è difficile capire in Italia l’arte, la cultura, la letteratura – nella nostra storia e nel nostro ethos nazionale, non dare a tutti i ragazzi che vivono in Italia la possibilità di trovare a scuola la «loro» religione. L’insegnamento di religioni diverse dalla cattolica è del resto liberamente impartito fuori della scuola.<strong> </strong></p>
<p>Secondo: chi gestirebbe l’ora di religione islamica?  Tutti i governi, di destra e di sinistra, in Italia ma anche in Francia, in Belgio e in Spagna hanno provato a trovare un interlocutore musulmano unico e rappresentativo. Nessuno ci è riuscito. L’islam (sunnita: quello sciita è un po’ diverso, ma in Italia è pressoché assente) è una religione orizzontale, non verticale: non ha un Papa, non ha vescovi, a rigore non ha neppure parroci. Gli imam sono scambiati per vescovi islamici solo in Italia, grazie ai <em>talk  show </em>televisivi. Non sono neppure l’equivalente dei parroci, e nei Paesi musulmani a nessuno verrebbe in mente di considerarli i «capi» dell’islam. Da noi sì, grazie a <em>Porta a porta</em>; ma si tratta di un equivoco. In Francia è viva la discussione su come lo stesso Consiglio francese del culto musulmano (CFCM), costituito dall’allora Ministro dell’Interno Sarkozy per dare allo Stato un interlocutore islamico, nella sostanza non funzioni. Da una parte, per presentarsi come rappresentativo, ha dovuto includere le organizzazioni più fondamentaliste – che lentamente ne stanno prendendo il controllo, proprio quello che Sarkozy non voleva –, dall’altra le liti fra musulmani, e fra i governi che li finanziano (Algeria contro Marocco, Arabia Saudita contro Maghreb), ne paralizzano il funzionamento. Stabilita l’ora di religione islamica anche in Italia occorrerebbe trovare chi impartisca le lezioni. Se fosse l’organizzazione più grande, l’UCOII, l’Unione delle Comunità e Organizzazione Islamiche in Italia (che peraltro si è detta non interessata), che affonda le sue radici nel pensiero fondamentalista, avremmo la scuola di fondamentalismo islamico finanziata dallo Stato. Se non fosse l’UCOII questa – che, piaccia o no, controlla ancora la maggioranza delle moschee italiane (nonostante pregevoli sforzi per creare alternative) – avrebbe ragioni di dire che gli insegnanti non sono rappresentativi, sono «musulbuoni», «sindacalisti gialli dell’islam» o «zii Tom», come va già dicendo per qualunque iniziativa che non la ricomprenda.</p>
<p>Ora di religione islamica a  scuola in Italia? Per dirla con l’ispettore Clouseau nel film <em>La pantera rosa</em> «c’è una sola cosa che  non va in questa idea: è stupida».</p>
<p>2. Quanto alla cittadinanza breve, la proposta si basa su una confusione fondamentale. La cittadinanza è il cuore – delicatissimo – della nazione. Se per ipotesi paradossale si trasferisse in una nazione in qualche mese un numero di stranieri superiore a quello dei cittadini, e se questi stranieri fossero dichiarati cittadini mettendo in minoranza i «nativi», la nazione – che è ben più di un semplice spazio geografico – cesserebbe di esistere. Certo, è possibile cambiare nazionalità. Ma questa modifica non è <em>creata</em>:  è <em>riconosciuta</em> dalla legge. Lo Stato, cioè, prende atto che Tizio che vive in Italia da tanti anni, parla da italiano, pensa da italiano ormai <em>è </em>italiano. Perché il processo sia completo e non ambiguo Tizio dovrebbe, vedendosi riconosciuta la cittadinanza italiana, rinunciare alla sua cittadinanza di origine. L’idea che si potesse avere due cittadinanze era una facilitazione pensata anzitutto per gli italiani d’altri tempi emigrati all’estero. Non dovrebbe avere più ragione di esistere oggi: non c’è in Paesi come la Germania e l’Olanda, mentre c’è nella nostra legge vigente e c’è nella proposta Granata-Sarubbi. Se Tizio si sente italiano, lo dimostri anzitutto rinunciando a ogni altra cittadinanza.</p>
<p>Riconoscere la cittadinanza è  la <em>fine</em> di un processo d’integrazione  o assimilazione: non è il suo <em>inizio</em>. La proposta Granata-Sarubbi confonde appunto l’inizio e la fine del processo. Concede subito la cittadinanza nella speranza che questa concessione faciliti una successiva integrazione. Gli immigrati moderni – spesso estremamente mobili, pronti a scrutare le condizioni migliori e a studiare il mercato del lavoro per trasferirsi da un Paese all’altro o tornare a casa – raramente dopo cinque anni di soggiorno in Italia hanno cambiato così radicalmente mentalità da non sentirsi più né essere considerati dai loro vicini cinesi, marocchini o nigeriani ma soltanto e a tutti gli effetti italiani. La proposta di legge dunque nasce vecchia, perché pensa a un antico tipo d’immigrato, quello che partiva con il piroscafo per l’America e sapeva bene che non si sarebbe più spostato né sarebbe tornato. Ed è vecchia anche perché – mentre lo studio scientifico dell’immigrazione sempre di più sottolinea che l’integrazione è un fatto qualitativo – dichiara l’immigrato integrato fino al punto da farne un cittadino sulla base del dato puramente quantitativo dei cinque anni di soggiorno. Sugli esami di lingua ed educazione civica non è lecito farsi troppe illusioni in Italia – dove rischierebbero di essere… «all’italiana» –, e nella stessa Gran Bretagna persone poi protagoniste di episodi di terrorismo avevano agevolmente passato esami analoghi. O davvero ci s’immagina che alla domanda dell’esaminatore «Lei è d’accordo con la Costituzione?», qualcuno risponda: «No, io sono d’accordo con Osama bin Laden, viva Al Qa’ida»?</p>
<p>Su una materia così delicata e  cruciale come la cittadinanza, davvero è meglio <em>queta non movere</em>, andare con i piedi di piombo e semmai sbagliare per eccesso di prudenza. Del resto nel momento in cui l’Italia vuole allargare le maglie della cittadinanza la Gran Bretagna, che ha avuto le sue esperienze tragiche, nel luglio 2009 ha reso la legge in materia più restrittiva.</p>
<p style="text-align:center;"><strong>Che fare?</strong></p>
<p>Lo abbiamo sentito dal Papa all’inizio del nostro discorso: la questione dell’immigrazione è complessa, nessuno ha la bacchetta magica, non  ci sono soluzioni miracolistiche o <em>ad horas</em>.  Tuttavia, proprio seguendo Benedetto XVI, si possono indicare tre piste per  cominciare almeno ad affrontare il problema.</p>
<p>1. La prima è il governo dell’immigrazione. Nessuno Stato europeo oggi – a fronte delle cifre della denatalità – può pensare di «abolire» l’immigrazione, e nessuna forza politica può ragionevolmente chiederglielo, a meno che si tratti di pura demagogia elettorale. Tuttavia l’immigrazione può e deve essere governata. Il <em>Catechismo della Chiesa Cattolica </em>al n. 2241 insegna che «le autorità politiche, in vista del bene comune, di cui sono responsabili, possono subordinare l’esercizio del diritto di immigrazione a diverse condizioni giuridiche». Le autorità che rinunciano a governare l’immigrazione non sono buone, ma buoniste, e vengono meno ai loro doveri verso il bene comune.</p>
<p>2. La seconda è la riaffermazione della propria identità culturale. L’immigrazione sgretola le società soprattutto quando non vi trova un’identità forte. L’Europa oggi, dopo avere rinunciato alle radici cristiane tante volte richiamate da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI, è talmente immersa nel relativismo da non avere affatto le idee chiare su quale cultura voglia difendere e proporre agli immigrati. In Olanda qualcuno ha deciso di proporre ai nuovi immigrati i «valori olandesi» riassunti in un video che devono obbligatoriamente vedere. Vi si vedono, tra l’altro, due omosessuali che si scambiano effusioni in pubblico e una bagnante in <em>topless</em>. Non è certo che la maggioranza degli olandesi si riconosca in questi valori. Per contro, è certissimo che il video confermerà gl’immigrati musulmani nel loro sentimento di superiorità rispetto all’Occidente decadente. In altri Paesi i corsi sulla cittadinanza proposti agl’immigrati esaltano il presunto diritto all’aborto.  È evidente che non si tratta di temi intorno a cui una persona sensata può pensare di costruire un’immagine «forte» dell’Europa o delle sue radici, o di rabbonire immigrati musulmani già di per sé convinti della superiorità morale dell’islam. Vengono in mente le parole del poeta francese Charles Péguy (1873-1914) – che pure scriveva nel 1910 e non aveva conosciuto Antonio Di Pietro e le sue inchieste giudiziarie, dette appunto «Mani pulite» – secondo cui c’è una posizione diffusa che «ha le mani pulite ma non ha mani». Non ha mani chi non ha identità né radici. Ma chi non ha mani non può neppure stringere le mani altrui nel dialogo.</p>
<p>3. La terza pista è molto poco «politicamente corretta». Eppure non si può rinunciare a citarla. La differenza di religione, lo abbiamo visto, è un pericoloso fattore di disintegrazione sociale. Al contrario, la conversione religiosa è un fattore d’integrazione. Ci sono pregevoli studi sulle popolazioni romaní – la più nota delle quali è quella rom, e di cui sono note le difficoltà d’integrazione – secondo cui tra coloro che frequentano assiduamente le missioni cattoliche o protestanti – queste ultime in maggioranza pentecostali – il tasso di criminalità, purtroppo in questi gruppi piuttosto alto, scende rapidamente e in modo significativo. Una volta – e per la verità ancora oggi – eravamo tutti sollecitati a dare il nostro obolo perché i missionari potessero andare a convertire gli africani in Africa. Oggi che gli africani vengono da noi, e sembrerebbe che il missionario non debba più neppure scomodarsi ad andarli a cercare, c’è – purtroppo perfino fra il clero – chi curiosamente sostiene che non si deve cercare di convertire gli immigrati perché sarebbe irrispettoso, maleducato o etnocentrico. Pentecostali protestanti e Testimoni di Geova sul punto ci danno una lezione: fanno molta missione presso gli immigrati, anche musulmani, e ne convertono un certo numero. Libertà religiosa e dialogo da una parte e annuncio dall’altra non sono in contraddizione, anzi vanno insieme. Insegna Benedetto XVI ancora nella <em>Caritas  in veritate</em>: «La libertà religiosa non significa indifferentismo religioso e non comporta che tutte le religioni siano uguali» (n. 55). Se non sono uguali, annunciare la verità della religione cattolica all’immigrato significa volere il suo bene, e anche favorirne l’integrazione. Chi considera questa prospettiva inopportuna o di cattivo gusto è relativista. Ed è il relativismo il vero motore dell’immigrazionismo: un’ideologia arrogante, intollerante e pericolosa che irrita le maggioranze e prepara la strada precisamente a quella xenofobia che vorrebbe evitare.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il Maometto di Santanché]]></title>
<link>http://30secondi.wordpress.com/2009/11/09/maometto-santanche/</link>
<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 08:24:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>Lorenzo</dc:creator>
<guid>http://30secondi.wordpress.com/2009/11/09/maometto-santanche/</guid>
<description><![CDATA[E&#8217; ovvio che a questo punto la blogosfera si colorerà del termine &#8220;ipocrisia&#8221;. Dop]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>E&#8217; ovvio che a questo punto la blogosfera si colorerà del termine &#8220;ipocrisia&#8221;.</p>
<p>Dopo la frase sulla pedofilia di Maometto saranno in moltissimi a dire che la Santanché ha ragione, che quella di cui ha parlato è una &#8220;verità storica&#8221;. Che chi non lo riconosce è un ipocrita.</p>
<p>Chi farà notare che nel 622 d.c.  un matrimonio del genere era normale verrà accusato di relativismo.</p>
<p>Fuoco e fiamme.</p>
<p>Qualcuno minaccerà di morte la Santanché. Qualcuno dirà che Cristo era un puttaniere. Qualcun altro ricorderà il meretricio che albergò per secoli in Vaticano.</p>
<p>Insomma un carnaio che non dice di sé altro se non &#8220;lanciamoci invettive a vicenda&#8221; e che ha come unico risultato una lista della spesa lunga centinaia di pagine.</p>
<p>Io faccio notare che il termine <em>pedofilia </em>compare nella lingua italiana nel 1935. In Italia, dunque, la <em>percezione </em>della pedofilia è di circa 1300 anni posteriore a Maometto. Chissà cosa è successo prima che quella sensibilità nascesse.</p>
<p>Mi limito poi a rilevare che per <em>pedofilia </em>si intende &#8220;una deviazione sessuale in cui si manifesta un interesse erotico per fanciulli impuberi maschi o femmine, talora limitato al desiderio o al tentativo di seduzione, oppure unito a esibizionismo, a sadismo, a feticismo” (Grande dizionario della lingua italiana Utet), non &#8220;il matrimonio di un cinquantenne con una bambina nel VII secolo dopo Cristo&#8221;, e cioè ciò che le cronache ci riportano.</p>
<p>Noi, seppure volessimo metterci a studiare l&#8217;argomento scientificamente &#8211; cosa a dire il vero un po&#8217; noiosa &#8211; <em>non potremo mai sapere se Maometto era pedofilo</em>. Così non potremo mai sapere se Cristo ebbe dei figli, se Budda lavava i piatti, se Ezechiele cucinava bene.</p>
<p>Non è questione di ipocrisia. E&#8217; questione di malafede.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[O Concílio de Vichy ]]></title>
<link>http://distritodeandradina.wordpress.com/2009/11/07/o-concilio-de-vichy/</link>
<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 22:00:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>iasdandradina</dc:creator>
<guid>http://distritodeandradina.wordpress.com/2009/11/07/o-concilio-de-vichy/</guid>
<description><![CDATA[O estadista britânico Winston Churchill costumava dizer que a coragem é a primeira das virtudes, poi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><a href="http://2.bp.blogspot.com/_1nuzdTcJ1wQ/SvRBygKxC7I/AAAAAAAAKLs/jvjxELt9s0Y/s1600-h/vichy.jpg"><img class="alignleft" style="border:0;" src="http://2.bp.blogspot.com/_1nuzdTcJ1wQ/SvRBygKxC7I/AAAAAAAAKLs/jvjxELt9s0Y/s200/vichy.jpg" border="0" alt="" /></a>O estadista britânico Winston Churchill costumava dizer que a coragem é a primeira das virtudes, pois, faltando essa, as demais desaparecem. Esse aforismo pôde ser comprovado durante a política beligerante do nazismo na segunda metade da década de 1930. À História.</p>
<p>Em 1938, os primeiros-ministros Neville Chamberlain, pelo Reino Unido, e Édouard Daladier, pela França, assinaram com Hitler e Mussolini o malfadado Tratado de Munique, garantindo à Alemanha a anexação dos Sudetos, parte da antiga Tchecoslováquia. Semelhante à moça que permite liberdades ao namorado calculando que assim mitigará suas pulsões, Chamberlain estava plenamente convicto de que suas concessões poriam limite ao ímpeto expansionista alemão. Semelhante ao jovem que interpreta a passividade da namorada como um convite a novas e mais ousadas investidas, Hitler entusiasmou-se; meses após tomar os Sudetos, ocupou toda a Tchecoslováquia; no ano seguinte, massacraria a Polônia, dando início à Segunda Guerra.</p>
<p>Seria instrutivo atentar para o alívio que se seguiu imediatamente ao acordo que sacrificava a Tchecoslováquia. Enquanto o primeiro-ministro britânico regia o coro dos otimistas (“a paz está assegurada”), um e outro descontentes, como o escritor católico Georges Bernanos,* alertavam para a “alegria ignóbil”. Churchill, sempre ele, foi mais incisivo: “Entre a guerra e a desonra, preferiram a desonra, e terão a guerra.” Não poderia ter sido mais profético. Entre setembro de 1939 e maio de 1940, seguiu-se a chamada “Guerra de Fancaria”, quase sem confrontos armados entre os países signatários do tratado. Até que os alemães atropelaram os Países Baixos, atraindo a defensiva de ingleses e franceses para a fronteira da Bélgica enquanto cruzavam a acidentada floresta de Ardenas. Em 14 de junho, tomaram Paris. Em 22 de junho, a França se rendia. Vichy, estância termal situada no centro geográfico do país, passou a sediar o governo fantoche e colaboracionista do Marechal Pétain. A França se tornou vassala da Alemanha, obrigando-se a fornecer víveres e insumos industriais para a máquina de guerra alemã e judeus para os campos de concentração. Desmoralizado e abatido, Chamberlain morreria em novembro do fatídico ano na incerteza do que o futuro reservava à Grã-Bretanha. <!--more--></p>
<p>Pode-se traçar alguns paralelos entre a vergonhosa República de Vichy e a não menos humilhante cosmovisão de certos segmentos do Cristianismo de hoje. Desde o século 19, o naturalismo mecanicista vem contrabandeando filosofia ateia para dentro das universidades e centros de pesquisa científica. E o cristão capitulou. O ateísmo impôs sua compreensão secularista como a única e confiável forma de interpretar a realidade. E o cristão capitulou. Os próceres da Síntese Evolutiva Moderna, autocomparados com cães de guarda e de guerra, rosnam para qualquer balbucio dissonante. E o cristão capitulou. Parafraseando Churchill: entre os anéis e os dedos, entregaram os dedos, e perderão os anéis.</p>
<p>Assim, parece-me adequado o termo Concílio** de Vichy para esse conjunto indefinido e heterogêneo de denominações cristãs que, às vezes pouco, às vezes muito, relativiza o registro histórico dos textos sagrados, obrigando seus membros a interiorizar suas crenças como se essas fossem idiossincrasias, fraquezas, excentricidades. O resultado não poderia ser diferente. Com a Palavra de Deus reduzida a fábulas piedosas, o cristão de hoje é pouco mais que um eunuco espiritual, sem estofo, sem presença, sem importância, por vezes até indesejado nos debates de interesse público. Sublima ele sua fé em ritos mecânicos e vazios ou metodicamente passionais. Mesmo as preciosas ações de caridade das igrejas parecem pragmáticas, como a acenar ao mundo: “Sim, há Adão e Matusalém, sua longevidade de séculos, o dilúvio universal, os milagres, a ressurreição e várias outras alegorias de um livro extemporâneo. Mas, em compensação, quantas e quão boas obras oferecemos à sociedade!” Causa-nos constrangimento defender a criação literal do mundo em seis dias ocorrida há seis milênios? Vejamos o que Jesus nos teria a dizer a esse respeito: “Porque, quem se envergonhar de Mim e das minhas palavras, dele Se envergonhará o Filho do homem, quando vier na Sua glória, e na do Pai e dos santos anjos” (Lucas 9:26).</p>
<p>Não. O pragmatismo não justifica o relativismo. Ante a agressividade e intolerância do relativismo e do pragmatismo que o ateísmo militante nos impinge, é chegada a hora de as igrejas cristãs atenderem ao apelo de Josué: “Temei ao Senhor, e servi-o com sinceridade e com <strong>verdade</strong>; deitai fora os deuses a que serviram vossos pais dalém do Rio, e no Egito, e servi ao Senhor. Mas, se vos parece mal o servirdes ao Senhor, escolhei hoje a quem haveis de servir; se aos deuses a quem serviram vossos pais, que estavam além do Rio, ou aos deuses dos amorreus, em cuja terra habitais. Porém eu e a minha casa serviremos ao Senhor” (Josué 24:14, 15).</p>
<p>Existem bases científicas e materiais para uma afirmação positiva da história do Universo, da vida e da família humana segundo o exposto nas Sagradas Escrituras? Sim, e quantas! Como igreja cristã, cabe-nos decidir, sem prejuízo da evangelização tradicional, se vale a pena coligir esse vasto material para confrontar nossos sicários em seu próprio terreno ou simplesmente nos conformarmos com a progressiva irrelevância (e, nesse caso, delegarmos integralmente ao Espírito Santo as responsabilidades que assumimos no tanque batismal).</p>
<p><em>(Marco Dourado, de Curitiba, PR, com exclusividade para o blog Criacionismo)</em></p>
<p>(*) Referente ao patético das ilusões infundadas, Bernanos brindou-nos com a seguinte pérola: “O otimismo é uma falsa esperança para uso dos frouxos e imbecis. A verdadeira esperança é uma qualidade, uma determinação heróica da alma. E a mais elevada forma de esperança é o desespero superado.”</p>
<p>(**) Sim, o termo “concílio” pressupõe rostos, agendas, pautas, atas, deliberações e um local específico. Lamentável, mas até nisso, na contrafação do étimo, o cristão se deixou vencer.</p>
<p>&#160;</p>
<p style="text-align:right;"><em><strong>Publicado originalmente em Criacionismo</strong></em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Devolução]]></title>
<link>http://catscout.wordpress.com/2009/11/05/devolucao/</link>
<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 16:57:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>catscout</dc:creator>
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<description><![CDATA[Se a laicidade do estado passa pela eliminação de símbolos religiosos dos espaços públicos exijo a d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Se a laicidade do estado passa pela eliminação de símbolos religiosos dos espaços públicos exijo a devolução de todas as Igrejas e Mosteiros à Igreja Católica e de toda a arte sacra que está nos museus nacionais ou estatais.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Estamos perdidos]]></title>
<link>http://catscout.wordpress.com/2009/11/05/estamos-perdidos/</link>
<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 16:24:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>catscout</dc:creator>
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<description><![CDATA[A única verdade que a civilização ocidental aceita e o relativismo absoluto. Cada pessoa é a fonte d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>A única verdade que a civilização ocidental aceita e o relativismo absoluto. Cada pessoa é a fonte da norma. Duas notícias chocantes que mostram que o homem caminha a passos largos para a sua morte:</p>
<p>O Tribunal Europeu dos Direitos do Homem decidiu que a presença de crucifixos nas salas de aula é um <a href="http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?action=html&#38;documentId=857732&#38;portal=hbkm&#38;source=externalbydocnumber&#38;table=F69A27FD8FB86142BF01C1166DEA398649">atentado à liberdade religiosa</a>.</p>
<p>Na Inglaterra, a propósito de um processo de despedimento, um tribunal determinou que o <a href="http://www.independent.co.uk/environment/climate-change/tim-nicholson-a-green-martyr-1648388.html">ambientalismo seja equiparado a uma religião</a>, fundamentando-se na lei britânica para a <a href="http://www.opsi.gov.uk/si/si2003/20031660.htm">equidade no emprego</a>.</p>
<p>Os desejos pessoais passam a ser considerados como direitos. Tenho direito àquilo que quero. Isto é pior do que a lei da bala no Oeste Americano.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il minimo comun denominatore]]></title>
<link>http://lamorale.wordpress.com/2009/11/05/il-minimo-comun-denominatore/</link>
<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 08:57:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>Alex</dc:creator>
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<description><![CDATA[Abbozzo: 1. relativismo descrittivo: è innegabile che in aree e tempi diversi siano emerse culture d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Abbozzo:</p>
<p>1. relativismo descrittivo: è innegabile che in aree e tempi diversi siano emerse culture diverse<br />
1.1 ogni sistema culturale risponde alle esigenze ambientali. Un sistema morale è una strategia risolutiva di problemi locali, anche se ha aspirazioni universali (es. tabù sessuali o sul cibo)<br />
1.2 non vuol dire che non possiamo giudicare i comportamenti di individui di altre culture: vuol solo dire che per farlo dobbiamo risolvere in modo migliore i problemi che quelle culture risolvono con le stesse condizioni ambientali (una cultura A che risolve gli stessi problemi con le stesse condizioni ambientali di una cultura B in modo migliore, vale a dire almeno imponendo costi [non necessariamente si parla di denaro] minori ai membri del gruppo, è definibile come superiore alla cultura B)<br />
1.3 si fa suggerendo strategie più razionali</p>
<p>2. razionalità pratica<br />
2.1 la convivenza, che fa emergere la necessità di una morale, di una linea di comportamento coerente e identificabile (devo sapere con chi collaboro e devo poter fare previsioni sul comportamento del mio collaboratore), può essere regolamentata o dall&#8217;alto o dal basso<br />
2.1.1 dall&#8217;alto: finché il gruppo è piccolo, pare possibile imporre una linea con la forza, scelta dal leader e rispettata dai seguaci (che in quella linea si riconoscono, magari anche per non disgregare il gruppo e quindi per avere maggiori possibilità di sopravvivenza in situazioni difficili)<br />
2.1.2 dal basso: quando molti individui di diversa origine socio-culturale si uniscono in un nuovo gruppo, è necessario rivedere le regole<br />
2.2 la regolamentazione dal basso è un contratto<br />
2.2.1 un contratto è un &#8220;finzione&#8221;, una descrizione di una scelta razionale. Quando dico contratto dico «partecipazione a un gruppo sulla base di una scelta razionale individuale»<br />
2.2.1.1 si può aderire anche in un secondo tempo, basta conoscere i termini, i diritti e i doveri che vengono stabiliti dal contratto, e se li si reputa soddisfacenti dare l&#8217;assenso<br />
2.2.2 in un contratto si cerca un minimo comun denominatore (mcd), qualcosa che vada bene a tutti, a cui tutti tengano<br />
2.2.2.1 è necessario che tutti i partecipanti desiderino &#8211; o almeno preferiscano &#8211; quel mcd; in caso contrario, chi non lo desidera &#8211; o almeno preferisce &#8211; non ha motivo di aderire al patto<br />
2.2.3 per ottenere il mcd, i contraenti devono essere disposti a pagare un prezzo, che ritengono inferiore al valore per loro del valore del mcd stesso<br />
2.2.3.1 il prezzo deve essere (più o meno) lo stesso per tutti i contraenti, altrimenti chi viene messo nella condizione di dover pagare di più per avere gli stessi vantaggi non avrà motivi per partecipare<br />
2.2.3.2 ogni contraente valuta non solo quanto costa a lei la partecipazione, ma anche quanto costa agli altri, e in questo modo si forma un&#8217;idea di equità o iniquità del prezzo della partecipazione. Il &#8220;valore per me&#8221; è un calcolo che comprende anche il &#8220;valore di quanto spendo io rispetto a quanto spendono gli altri&#8221;<br />
2.2.3.2.1 in situazioni in cui i contraenti hanno risorse simili, il calcolo del prezzo è più facile: ognuno accetterà un costo x a patto che anche gli altri accettino lo stesso costo x (più o meno, piccole variazioni)<br />
2.2.3.2.2 in situazioni in cui i contraenti hanno risorse diverse potrebbe funzionare così: non è x per tutti, ma diciamo y, una proporzione rispetto alle risorse disponibili, il valore che diventa accettabile spendere per la partecipazione<br />
2.2.3.2.3 se i contraenti non arrivano a un accordo sul costo, non arrivano (ovviamente) nemmeno all&#8217;accordo su tutti gli altri punti del patto; è un continuo baratto, ma non è necessario che si arrivi all&#8217;accordo. In questo caso, la situazione rimane potenzialmente conflittuale<br />
2.4 un contratto non impone se non ciò che è stato scelto dai contraenti<br />
2.4.1 se i contraenti sono minimamente razionali, cercheranno di sviluppare un contratto che lasci ampi spazi di libertà e riduca al minimo i costi per l&#8217;ottenimento del mcd essenziale all&#8217;esistenza del contratto<br />
2.4.2 questo mcd sembra la libertà stessa, con le autolimitazioni che garantiscono che nessuno dei contraenti cercherà di imporre le proprie preferenze agli altri, se gli altri non vogliono<br />
2.5 un simile contratto non esclude forme più organiche e complesse di accordo, ma garantisce il minimo necessario a una convivenza pacifica (se le situazioni lo permettono)<br />
2.5.1 (vuol dire che se tutti sono d&#8217;accordo su una linea morale molto restrittiva o identitaria, il gruppo la adotta; ma se non tutti sono d&#8217;accordo, il gruppo dovrebbe rimanere con una morale minima che permette la convivenza non conflittuale e a ciascuno dei membri lo sviluppo della propria linea morale a patto che 2.4.2)<br />
2.5.2 (vuol dire che dovrebbe funzionare anche nel peggiore dei casi possibili, ovvero quando si stabilisce un patto tra egoisti, ammesso che abbiano almeno un barlume di razionalità. Se funziona in questo caso peggiore, possiamo presumere che funzioni anche nei casi migliori, tra individui già disposti a cooperare, magari aggiungendo qualcosa ai requisiti minimi di loro spontanea volontà &#8211; ma quello che conta è che ci siano i requisiti minimi)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La Belleza de la Virtud.]]></title>
<link>http://josepe2013.wordpress.com/2009/11/03/la-belleza-de-la-virtud/</link>
<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 18:33:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>JosePe Garcia</dc:creator>
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<description><![CDATA[Esto del nominalismo que surgió casi por azar en la contestación a una contestación de FirstReply va]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Esto del nominalismo que surgió casi por azar en la contestación a una contestación de <a href="http://josepe2013.wordpress.com/2009/10/28/prejuicios-por-aqui-y-prejucios-por-alla/">FirstReply</a> va dando mucho de sí. <a href="http://josepe2013.wordpress.com/2009/11/02/hipatia-virgen-y-neoplatonica-pero-no-bibliotecaria/">Ayer</a> me llevó a hablar de Hipatia. Y la verdad es que es un tema importante en sí mismo pues el nominalismo es básicamente el origen del relativismo, y con él la muerte de nuestra civilización. Pues una civilización que no cree en sus valores está muerta.</p>
<p>Recibí también ayer este <a href="http://multimedios.org/docs/d001310/">discurso</a> del teólogo Ratzinger (conocido como BXVI) sobre la Belleza.</p>
<p>De ese documento extraigo la frase: &#8220;<em>El verdadero conocimiento se produce al ser alcanzados por el dardo de la Belleza que hiere al hombre</em>&#8220;</p>
<p>O esta otra: &#8220;<em>&#8230; la verdadera apología de la fe cristiana, la demostración más convincente de su verdad contra cualquier negación, se encuentra, por un lado, en sus santos y, por otro, en la belleza que la fe genera.</em>&#8220;</p>
<p><!--more--></p>
<p>Así que lo que parecía ser una &#8220;ida de olla&#8221; (componer raps o poesías, escribir cuentos o visitar catedrales) es también un tratado teológico&#8230;</p>
<p>La idea básica del relativismo es la siguiente:</p>
<p>Si todo depende del sujeto que valora nada es mejor que otra cosa pues no existe la Virtud. Si todo depende del sujeto que mira nada es más bonito que otra cosa pues no existe lo Bello.</p>
<p>Si todo es relativo el pintor que raya lienzos &#8220;sin título&#8221; no es un estafador cuando pretende cobrar para que sea el espectador al que se le generen las sensaciones de su raya marrón.</p>
<p>Y la muerte viene cuando todo da igual, todo es lo mismo&#8230; pues si nada es mejor que otra cosa, o nada es más bello que lo de alrededor entonces todo es indiferente, y da igual luchar para sobrevivir. Y cuando no luchas por sobrevivir, tu muerte es segura. Como sabe cualquier biólogo.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[¿Todo es relativo?]]></title>
<link>http://ydijodios.wordpress.com/2009/11/02/%c2%bftodo-es-relativo/</link>
<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 18:56:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>David</dc:creator>
<guid>http://ydijodios.wordpress.com/2009/11/02/%c2%bftodo-es-relativo/</guid>
<description><![CDATA[&#8220;El relativismo considera que la verdad depende o está en relación con el sujeto, persona o gr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://ydijodios.wordpress.com/files/2009/10/gvv.jpg" alt="gvv" title="gvv" width="450" height="78" class="aligncenter size-full wp-image-428" /></p>
<p><span style="color:blue;">&#8220;El relativismo considera que la verdad depende o está en relación con el sujeto, persona o grupo que la experimenta&#8221;</span>. </p>
<p>Esta y muchas otras son las ideas del mundo respecto del mundo que le rodea. Pero, <strong>¿qué dice Dios? ¿qué opina él de la realidad de familias destruidas y la sociedad que va en declive día tras día?</strong></p>
<p><span style='text-align:left;display:block;'><p><object type='application/x-shockwave-flash' data='http://wordpress.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' width='290' height='24' id='audioplayer1'><param name='movie' value='http://wordpress.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' /><param name='FlashVars' value='&amp;bg=0xf8f8f8&amp;leftbg=0xeeeeee&amp;lefticon=0x666666&amp;rightbg=0xcccccc&amp;rightbghover=0x999999&amp;righticon=0x666666&amp;righticonhover=0xffffff&amp;text=0x666666&amp;slider=0x666666&amp;track=0xFFFFFF&amp;border=0x666666&amp;loader=0x9FFFB8&amp;soundFile=http%3A%2F%2Frubensarrion.com%2FProgramas%252015%2F15.%252028%2520nov%25202009%2520todo%2520es%2520relativo.mp3' /><param name='quality' value='high' /><param name='menu' value='false' /><param name='bgcolor' value='#FFFFFF' /></object></p></span></p>
<p><strong>Fuente:</strong> <a href="http://www.rubensarrion.com/">Gracia, Verdad y Vida</a>; <a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Relativismo">Wikipedia</a>.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il relativismo è una cagata pazzesca]]></title>
<link>http://controlamatrice.wordpress.com/2009/11/02/il-relativismo-e-una-cagata-pazzesca/</link>
<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 13:46:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>controlamatrice</dc:creator>
<guid>http://controlamatrice.wordpress.com/2009/11/02/il-relativismo-e-una-cagata-pazzesca/</guid>
<description><![CDATA[Posto che certo non si poteva andare avanti con l&#8217;assolutismo et similia precedente, va ad ogg]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Posto che certo non si poteva andare avanti con l&#8217;assolutismo et similia precedente, va ad oggi rilevato che il relativismo è una puttanta incredibile, una balla colossale. O meglio, vi sono due aspetti: da un lato c&#8217;è la destrutturazione di qualsiasi metafisica significativa, di qualsiasi &#8220;codice fisso&#8221;. E questo è un aspetto molto positivo poichè era indispensabile movimentare, dare una bella scossa a questo genere di ragionamenti.<br />
Dall&#8217;altra però si crea un mondo dove &#8220;tutto è opinabile&#8221;, tutto dipende dalla propria esperienza personale, tutto cambia a seconda del singolo, o può cambiare a seconda di esso. Non ci sono leggi fisse: tutto è lecito e tutto è possibile. Il bene e il male non esistono, esistono solo scontri effimeri di momentanee categorie della realtà. Tuto dipende.</p>
<p>Invece purtroppo, &#8220;tutto dipende&#8221; un corno. L&#8217;essere che ci unisce è uno e uno solo (certo le religioni non danno molte altre informazioni in merito, ma su questo non c&#8217;è dubbio) è governato dalle stesse regole per tutti, chi ci è andato più vicino a descriverlo è stato Heidegger, e questo Essere o meglio, l&#8217;essere, è in qualche modo in conflitto con un demonio, con una parte oscura della realtà della cui genesi non si capisce molto: può essere, come dice Schelling, che l&#8217;Essere si sia emancipato da un sustrato con cui continua a combattere, oppure può essere come dice la metafisica cristiana che sia stato il demonio ad emanciparsi dalla Divinità. In ogni caso sta di fatto che questo scontro c&#8217;è, è presente tutti i giorni, è nella vita di tutti noi, ci riguarda tutti e regola i nostri atti e le nostre convinzioni oltre che la nostra vita quotidiana, e negli ultimi 300 anni sembra che l&#8217;essere sia in forte difficoltà e che attualmente sia vicino a una sconfitta forse irrimediabile.<br />
Sarebbe quindi il caso che cominciassimo a prenderne coscienza e a capire di più &#8211; se non direttamente della metafisica &#8211; almeno del mondo in cui viviamo, della politica, dei movimenti internazionali, dei diritti, delle potenzialità offerte dalle tecniche, di quale etica ci sia nella dirigenza internazionale, delle organizzazioni segrete, degli intrecci con la malavita, dei meccanismi generali (sani) e quelli più perversi del capitalismo, della storia del capitalismo, del terzo mondo e quant&#8217;altro. Perchè queste cose non sono altro che il terreno di battaglia dell&#8217;Essere e del demonio che permeano l&#8217;universo. E su questo scontro &#8211; alla fine della catena &#8211; ci siamo noi, come persone. E se non ci accorgeremo di questo, finiremo tutti malissimo.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Paul Johnson - Tiempos Modernos: La historia del siglo XX desde 1917 hasta la década de los 80.]]></title>
<link>http://somacles.wordpress.com/2009/10/31/paul-johnson-tiempos-modernos-la-historia-del-siglo-xx-desde-1917-hasta-la-decada-de-los-80/</link>
<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 18:38:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>somacles</dc:creator>
<guid>http://somacles.wordpress.com/2009/10/31/paul-johnson-tiempos-modernos-la-historia-del-siglo-xx-desde-1917-hasta-la-decada-de-los-80/</guid>
<description><![CDATA[1 Un mundo relativista El mundo moderno comenzó el 29 de mayo de 1919, cuando las fotografías de un ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-623" title="albert-einstein1" src="http://somacles.wordpress.com/files/2009/10/albert-einstein1.jpg" alt="albert-einstein1" width="383" height="354" /></p>
<p style="text-align:center;"><strong>1</strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong>Un mundo relativista</strong></p>
<p style="text-align:left;">El mundo moderno comenzó el 29 de mayo de 1919, cuando las fotografías de un eclipse solar, tomadas en la isla del Príncipe, frente al África occidental, y en Sobral, Brasil, confirmaron la verdad de una nueva teoría del universo. Durante medio siglo había sido evidente que la cosmología newtoniana, fundada en las líneas rectas de la geometría euclidiana y los conceptos de tiempo absoluto de Galileo, necesitaba una revisión importante. Había prevalecido más de doscientos años. Era el marco del Iluminismo europeo, la Revolución Industrial y la vasta expansión del conocimiento, la libertad y la prosperidad de la humanidad que caracterizó al siglo XIX. Pero los telescopios cada vez más poderosos estaban revelando anomalías. Sobre todo, los movimientos del planeta Mercurio se desviaban cuarenta y tres segundos de arco cada siglo, con referencia a su comportamiento previsible de acuerdo con las leyes newtonianas de la física. ¿Por qué?</p>
<p style="text-align:left;">En 1905 Albert Einstein, un judío alemán de veintiséis años, que trabajaba en la oficina suiza de patentes de Berna, había publicado un trabajo titulado: &#8220;Acerca de la electrodinámica de los cuerpos en movimiento&#8221;, la que llegó a ser conocida como la Teoría Especial de la Relatividad. Las observaciones de Einstein acerca del modo en que, en ciertas circunstancias, las longitudes parecían contraerse y los relojes aminorar la velocidad de su movimiento, son análogas a los efectos de la perspectiva en la pintura. En realidad, el descubrimiento de que el espacio y el tiempo son términos de medición relativos más que absolutos puede compararse, por su efecto sobre nuestra percepción del mundo, con el empleo inicial de la perspectiva en arte, que sobrevino en Grecia durante las dos décadas, hacia 500-480 a.C.</p>
<p style="text-align:left;">La originalidad de Einstein, que equivalió a una forma de genio, y a la extraña elegancia de sus líneas argumentales, comparadas por los colegas con una manifestación del arte, suscitaron el interés cada vez más vivo del mundo. En 1907 publicó una demostración de que toda la masa tiene energía, condensada con la ecuación E=mc**2 , considerada por una época ulterior como el punto de partida de la carrera por la bomba A. Ni siquiera el comienzo de la guerra en Europa impidió que los científicos prosiguieran la búsqueda, promovida por Einstein, de una Teoría General de la Relatividad, que abarcara los campos gravitarorios y permitiera una revisión integral de la física newtoniana. En 1915 llegó a Londres la noticia de que Einstein lo había logrado. En la primavera siguiente, mientras los británicos preparaban su vasta y catastrófica ofensiva en el Somme, el documento fundamental atravesó de contrabando por los Países Bajos y llegó a Cambridge, donde fue recibido por Arthur Eddington, profesor de astronomía y secretario de la Real Sociedad de Astronomía.</p>
<p style="text-align:left;">Eddington difundió el resultado obtenido por Einstein en un trabajo de 1918 destinado a la Sociedad de Física, y titulado: &#8220;La gravitación y el principio de la relatividad&#8221;. Pero en la metodología de Eistein era esencial la comprobación de sus ecuaciones mediante la observación empírica, y el propio Einstein ideó, con este propósito, tres pruebas específicas. La principal era que un rayo de luz que rozara la superficie del sol debía desviarse 1,745 segundos de arco, dos veces la desviación gravitatoria indicada por la teoría newtoniana clásica. El experimento implicaba fotografiar un eclipse solar. El más próximo correspondía al 29 de mayo de 1919. Antes de la conclusión de la guerra, el astrónomo real, sir Frank Dyson, había conseguido del acosado gobierno la promesa de destinar 1000 libras esterlinas a financiar una expedición que realizaría observaciones en Príncipe y Sobral.</p>
<p style="text-align:left;">A principios de marzo de 1919, la noche que precedió a la partida de la expedición, los astrónomos conversaron hasta tarde en la noche en el estudio de Dyson, en el Observatorio Real de Greenwich, planeado por Wren en 1675-1676, mientras Newton aún trabajaba en su teoría general de la gravitación. E.T. Cottingham, ayudante de Eddington, que debía acompañarlo, formuló la terrible pregunta: ¿Qué sucedería si la medición de las fotografías del eclipse demostraba, no la deflección de Newton, ni la de Einstein, sino el <em>doble</em> de la deflección de Einstein? Dyson dijo: &#8220;En tal caso, Eddington enloquecerá y usted tendrá que regresar solo a casa&#8221;. El cuaderno de notas de Eddington señala que en la mañana del 29 de mayo hubo una tremenda tormenta de truenos en Príncipe. Las nubes si dispersaron precisamente a tiempo para el clipse, a la 1.30 de la tarde. Eddington dispuso de sólo ocho minutos para actuar. &#8220;No vi el eclipse, porque estaba muy atareado cambiando las placas&#8230; Tomamos dieciséis fotografías.&#8221; Después, durante seis noches reveló las placas, a razón de dos por noche. Al anochecer del 3 de junio, después de haber dedicado el día entero a medir las placas reveladas, se volvió a su colega: &#8220;Cottingham, no tendrá que volver solo a casa.&#8221; Einstein había acertado.</p>
<p style="text-align:left;">La expedición satisfizo dos de las pruebas de Eistein, reconfirmadas por W.W. Campbell durante el eclipse de septiembre de 1922. Hallamos un indicador del rigor científico de Einstein en el hecho de que se negó a aceptar la validez de su propia teoría hasta que la tercera prueba (el &#8220;cambio al rojo&#8221;) tuvo éxito. &#8220;Si se demostrase que este efecto no existe en la naturaleza&#8221;, escribió a Eddington el 15 de diciembre de 1919, &#8220;sería necesario abandonar la teoría entera&#8221;. En realidad, el &#8220;cambio al rojo&#8221; fue confirmado por el observatorio de Mount Wilson en 1923, y después la comprobación empírica de la teoría de la relatividad se amplió constantemente; uno de los ejemplos más sorprendentes fue el sistema de lentes gravitatorios de los quasares, identificado en 1979-1980. En el momento no dejó de apreciarse el heroísmo profesional de Einstein. Para el joven filósofo Karl Popper y sus amigos de la Universidad de Viena, &#8220;fue una gran experiencia, que ejerció duradera influencia sobre mi desarrollo intelectual&#8221;. &#8220;Lo que me impresionó más fue el claro enunciado del propio Einstein en el sentido de que consideraría insostenible su teoría si no satisfacía ciertas pruebas&#8230; Era una actitud completamente distinta del dogmatismo de Marx, Freud, Adler y aún más de sus adeptos. Einstein estaba buscando experimentos fundamentales cuya coincidencia con sus predicciones de ningún modo demostrarían su teoría; en cambio, como él mismo lo señalaría, una discrepancia determinaría que su teoría fuese insostenible. Por mi parte, yo pensaba que ésa era la auténtica actitud científica.&#8221;</p>
<p style="text-align:left;">La teoría de Einstein, y la muy difundida expedición de Eddington con el fin de comprobarla, despertaron enorme interés en todo el mundo a lo largo del año 1919. Ni antes ni después ningún episodio de verificación científica atrajo nunca tantos titulares o se convirtió en tema del comentario universal. La tensió se acentuó constantemente entre junio y el anunio efectivo, durante una nutrida reunión de la Sociedad Real, en Londres, en el sentido de que se había confirmado la teoría. A juicio de A.N. Whitehead, que estaba allí, fue como un drama griego:</p>
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<p style="text-align:left;">Eramos el coro que comentaba el decreto del destino revelado en el desarrollo de un incidente supremo. Había cierta dignidad dramática en la escenografía misma: el ceremonial tradicional, y en el trasfondo la imagen de Newton recordándonos que la más grande de las generalizaciones científicas ahora, por primera vez después de dos siglos, sería modificada&#8230; al fin había comenzado una gran aventura del pensamiento.</p>
</blockquote>
<p style="text-align:left;">A partir de ese momento Einstein fue un héroe global, reclamado por todas las grandes universidades del mundo, el imán que atraía a las multitudes dondequiera aparecía; centenares de millones conocieron su rostro de expresión pensativa, y fue el arquetipo del abstraído filósofo de la naturaleza. Su teoría ejerció una influencia inmediata, y calibrarla fue cada vez más difícil. Pero debía ilustrar lo que Karl Popper denominaría más tarde &#8220;la ley de la consecuencia involuntaria&#8221;. Muchísimos libros trataron de explicar claramente de qué modo la Teoría General había modificado los conceptos newtonianos que informaban la comprensión del mundo en los hombres y las mujeres comunes, y cómo funcionaba. El propio Einstein la resumió así: &#8220;En su sentido más amplio, el &#8216;Principio de Relatividad&#8217; está contenido en el enunciado: la totalidad de los fenómenos físicos tiene un carácter tal que no permite la introducción del concepto de &#8216;movimiento absoluto&#8217;; o, más breve pero menos exacto: No hay movimiento absoluto.&#8221; Años más tarde, R. Buckminster Fuller enviaría al artista japonés Isamu Noguchi un famoso cable en que explicaba la ecuación fundamental de Einstein exactamente en 249 palabrasm una obra maestra de síntesis.</p>
<p style="text-align:left;">Pero a los ojos de la mayoría de la gente, para la cual la física newtoniana, con sus líneas rectas y sus ángulos rectos, era perfectamente inteligible, la relatividad nunca fue más que una imprecisa causa de inquietud.  Se entendía que el tiempo absoluto y la longitud absoluta habían sido derrocados; el movimiento era curvilíneo. De pronto, pareció que nada era seguro en el movimiento de las esferas. &#8220;El mundo está desquiciado&#8221;, como observó entristecido Hamlet. Era como si el globo rotatorio hubiese sido arrancado de su eje y arrojado a la deriva en un universo que ya no respetaba las normas usuales de medición. A principios de la década de 1920 comenzó a difundirse, por primera vez en un ámbito popular, la idea de que ya no existían absolutos: de tiempo y espacio , de bien y mal, del saber, y sobre todo del valor. En un error quizás inevitable, vino a confundirse la relatividad con el relativismo. [1]</p>
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<p style="text-align:left;">[1] Del libro: Johnson, Paul.<em> Tiempos Modernos</em>. Javier Vergara Editor. Argentina, 1988.</p>
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