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	<title>resoconti &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/resoconti/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "resoconti"</description>
	<pubDate>Sat, 05 Dec 2009 20:52:20 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Le tele di Bios Vincent al S.I.A. Guest di Rimini]]></title>
<link>http://biosvincent.wordpress.com/2009/11/25/le-tele-di-bios-vincent-al-s-i-a-guest-di-rimini/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 08:46:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>biosvincent</dc:creator>
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<description><![CDATA[Bios Vincent ha preso parte alla mostra collettiva allestita nei padiglioni della fiera di Rimini da]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Bios Vincent ha preso parte alla mostra collettiva allestita nei padiglioni della fiera di Rimini dal 21 al 24 novembre in occasione del S.I.A. Guest, uno degli happening più importanti per gli operatori del settore alberghiero. <a href="http://biosvincent.wordpress.com/files/2009/11/angelo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-199" title="Angelo" src="http://biosvincent.wordpress.com/files/2009/11/angelo.jpg?w=300" alt="" width="300" height="252" /></a>E l&#8217;accoglienza è stato proprio il tema scelto dal curatore dell&#8217;allestimento, il professore Andrea Del Guercio, che insegna all&#8217;Accademia delle Belle Arti di Brera e che per la Galleria Arte Mosaico + ha selezionato i 10 autori di questa collettiva. Logica ha voluto che le opere scelte da Bios Vincent per rappresentare in questa sede la propria dimensione artistica siano state le due tele intitolate &#8220;Angelo&#8221; e &#8220;Angelo e Vergine&#8221;, appartenenti entrambe alla collezione degli Angeli, che <a href="http://biosvincent.wordpress.com/files/2009/11/angelo-e-vergine.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-200" title="Angelo e Vergine" src="http://biosvincent.wordpress.com/files/2009/11/angelo-e-vergine.jpg?w=300" alt="" width="300" height="254" /></a>L’architetto Michele Premoli Silva, curatore in altre occasioni delle mostre di Bios Vincent, definisce con queste parole: « Gli angeli instabili ed improbabili che secondo Vincenzo ci proteggono hanno combattuto importanti battaglie, hanno rischiato di cadere e anche quando sono caduti hanno continuato a vegliare sui nostri bambini. Sono angeli vulnerabili ma invincibili, soffrono per noi e con noi ma ci ricordano che dobbiamo continuare a credere&#8230; in noi stessi ». Da un punto di vista squisitamente tecnico invece, le tele esposte ribadiscono la singolare presenza cromatica e la profonda realtà simbolica delle opere di Bios Vincent, ben riconoscibili come veri punti di forza e caratteristiche comuni di tutta la sua attività artistica.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Bios Vincent a Paratissima 5.2, un primo bilancio]]></title>
<link>http://biosvincent.wordpress.com/2009/11/20/bios-vincent-a-paratissima-5-2-un-primo-bilancio/</link>
<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 11:33:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>biosvincent</dc:creator>
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<description><![CDATA[Come volevasi dimostrare&#8230;una rassegna festosa e variopinta, in cui l&#8217;arte, in tutte le s]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Come volevasi dimostrare&#8230;una rassegna festosa e variopinta, in cui l&#8217;arte, in tutte le sue forme e declinazioni, l&#8217;ha fatta da padrona. Questo è stata Paratissima 5.2, la quinta edizione del più importante evento artistico torinese, tra quelli collaterali e alternativi rispetto ad Artissima. Quest&#8217;anno per la prima volta vi ha partecipato anche Bios Vincent, che ha così iniziato a farsi conoscere nel capoluogo piemontese, realizzando l&#8217;allestimento intitolato &#8220;Pinocchio Crocifisso, Angeli e Penitenti&#8221;. Le tele della collezione degli Angeli e l&#8217;assoluta novità  rappresentata dai Pinocchi penitenti in ceramica ericina hanno fatto da adeguata cornice dell&#8217;opera principale della mostra, il Pinocchio Crocifisso, che nelle intenzioni dell&#8217;artista simboleggia la morte della fantasia per mano del mondo moderno e la sua successiva rinascita, come possibilità intrinseca in ogni essere umano. La partecipazione a Paratissima 5.2 per Vincent è stata la maniera per cercare un primo contatto con la dimensione artistico-culturale propria della città di Torino. Ma la collocazione della mostra all&#8217;interno di uno spazio collettivo, in cui pittori, scultori, fotografi e moltre altre tipologie di artisti hanno convissuto per tre giorni dal 6 all&#8217;8 novembre è stata anche un&#8217;esperienza che potrà avere un seguito, attrvaerso l&#8217;avvio di future forme di collaborazione basate su idee e spunti di riflessioni comuni agli artisti che in quell&#8217;occasione hanno cominciato a conoscersi.</p>
<p><a href="http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/mostre/articolo/lstp/85471/">Leggi anche l&#8217;articolo pubblicato su La Stampa.it</a></p>
<p><a href="http://www.gruradio.it/index.php?option=com_docman&#38;task=cat_view&#38;gid=46&#38;Itemid=48">Ascolta l&#8217;intervista rilasciata per Gru Radio da Bios Vincent nel corso del programma &#8220;Il Salotto di Mao&#8221; (parte 3)</a></p>
<p>Guarda il video su Paratissima 5.2 (riprese e montaggio di Salvatore Cascone)</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/-4CcZ-tzHjM&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/-4CcZ-tzHjM&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p><a href="http://www.facebook.com/home.php?#/group.php?gid=175508137205&#38;ref=ts">Se invece vuoi saperne di più sugli artisti che durante Paratissima 5.2 hanno esposto all&#8217;interno della stessa location di Bios Vincent, visita il loro gruppo su facebook</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Today is a good day]]></title>
<link>http://signorinavale.wordpress.com/2009/11/10/today-is-a-good-day/</link>
<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 10:37:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>signorinavale</dc:creator>
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<description><![CDATA[Buongiorno Mondo! Scrivo in direttissima dal mio ufficino nuovo. Mi ci sono insediata oggi, per la p]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">Buongiorno Mondo!</p>
<p style="text-align:justify;">Scrivo in direttissima dal mio ufficino nuovo. Mi ci sono insediata oggi, per la prima volta. Ho fatto conoscenza con i miei spazi, mi sono presentata con i ripiani dell&#8217;armadio, litigato un po&#8217; con le porte usb, calibrato la sedia su misura, sparso un po&#8217; di roba sulla scrivania per creare un po&#8217; di disordine.. C&#8217;è un sileeeeenzio, sarà il caso che mi faccia degli amici immaginari. A parte la mia condizione da eremita, sono contenta. Oggi ho preso il mio primo <em>Brava!</em> ed, effettivamente, me lo meritavo. Qundi, a parte la vecchia acida, è tutto abbastanza perfetto.<br />
Ripensavo anche al w-e appena finito.<br />
Venerdì, Il Concertone. Da bravi sorcini, io e il mio fido scudiero Marty, ci siamo avventurati in quel di Bologna per vedere il Renatone Zero. Un oceano di gente. Lui, fantastico. Un one man show che alterna momenti di burlesque poeticamente eccessivo a punte di lirismo assoluto ad atmosfere torbide di ricordi e di aria pesante di fumo e alcool, da club agli sgoccioli della notte, agli sgoccioli di umanità, e canta passeggiando per i vicoli del mondo, salutando un vecchio, pregando la luna, carezzando un gatto. Intenso, trionfante, nostalgico, passato e presente.<br />
Sabato. Snoopy. Again, not yet. Un delirio di tentativi di stupro, black-out, risse sfiorate, giovani uomini che soffrono, quelli che mancano, che sono a scegliere il loro palliativo. Ah, in tutto questo, mi sembra giusto dirvi che la dietologa mi ha interdetto l&#8217;uso di alcolici, tutti gli alcolici. Quindi ho assistito a questo scenario post-atomico con all&#8217;attivo due coca-cole, tragicamente sobria. Questo mi ha dato moltissimo (ma mai quanto per l&#8217;affaire 14/11) e mi ha fatto pensare, tornando, mentre litigavo al telefono con un ubriaco che aveva dimenticato le chiavi nella mia borsetta, che io, alla fine, snobismi a parte, mi diverto sempre e comunque dappertutto. Sinceramente. Anche nella serata più trash, anche se la Paolieci mi trascina ad una cena volgar-chic con tre Pr, un Dj cocainomane, un fotografo sfigato e quattro puttane cheap.<br />
E anche se sabato sono andata a letto con la pioggia nel cuore, per il mio sentirmi sempre diversa e un po&#8217; fuori posto, per il non capire <em>dove</em> si ama, non importa molto.<br />
Today, is a good day.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Resoconto Consiglio Comunale 15 ottobre]]></title>
<link>http://progettoarosio.wordpress.com/2009/10/22/resoconto-consiglio-comunale-15-ottobre/</link>
<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 19:56:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>progettoarosio</dc:creator>
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<description><![CDATA[Giovedì 15 ottobre, alle ore 21.00, si è nuovamente riunito il Consiglio comunale. All&#8217;ordine ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Giovedì 15 ottobre, alle ore 21.00, si è nuovamente riunito il Consiglio comunale. All&#8217;ordine ]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[INTERVENTO SU RATIFICA VARIAZIONE DI BILANCIO]]></title>
<link>http://progettoarosio.wordpress.com/2009/10/16/intervento-su-ratifica-variazione-di-bilancio/</link>
<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 16:25:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>progettoarosio</dc:creator>
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<description><![CDATA[Di seguito pubblichiamo l&#8217;intervento fatto dal nostro consigliere  Francesco Curioni sulla rat]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Di seguito pubblichiamo l&#8217;intervento fatto dal nostro consigliere  Francesco Curioni sulla rat]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'isola che c'è]]></title>
<link>http://smnewsblog.wordpress.com/2009/10/13/lisola-che-ce/</link>
<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 16:32:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>Roberta</dc:creator>
<guid>http://smnewsblog.wordpress.com/2009/10/13/lisola-che-ce/</guid>
<description><![CDATA[Fonte: Parole in corso &#8211; Retropalco Lampedusa 2009, la settima rassegna, tra musica, arte, tea]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Fonte: <a href="http://retropalco.radiotiricordi.it/det_parole.php?id_news=12" target="_blank">Parole in corso &#8211; Retropalco</a></p>
<p><strong>Lampedusa 2009, la settima rassegna, tra musica, arte, teatro e parole, sulla spiaggia della Guitgia, in un catino di pubblico e stelle al confine del mare.</strong><br />
L’isola che c’è in quell’approdo che sa di festa.</p>
<p>Ma come comincia il viaggio, come si arriva lì, su quel palco illuminato e con quei cuori di canti accanto?</p>
<p>Il lavoro comincia molto prima, a volte nel tempo giusto, a volte, quando arrivano tardi i permessi, con più ritardo e in corsa, contro il tempo, contro il vento.</p>
<p>Si riuniscono un manipolo di uomini, ognuno con la propria specifica, per costruire quell’appuntamento. Direttori di produzioni, stage manager, direttori artistici, musicisti, autori, coordinatori, organizzatori, insieme al promotore dell’idea, al supporto della via delle parole e della musica: <strong>Claudio Baglioni.</strong></p>
<p><!--more-->Si percorrono i nomi degli artisti, cantanti, comici, musicisti, teatranti. Si scrivono specifiche, canzoni, tracce musicali. Si dividono le serate, si strutturano le possibili intersecazioni artistiche, i duetti, le sorprese, i conduttori, le conduttrici, le istituzioni.</p>
<p>Ognuno ha i suoi compiti, chi deve organizzare l’arrivo dei tecnici e delle maestranze per costruire il palco e porre gli strumenti e le luci, chi deve prendersi cura della logistica dei voli, degli alberghi degli spostamenti di oltre 400 persone che nel campo artistico e produttivo si muoveranno per arrivare sull’isola di Lampedusa.</p>
<p>Altri, come me, si occupano insieme a Claudio della parte artistica, la costruzione del progetto intero delle quattro serate di O’scià.</p>
<p>Il che significa chiamare i manager, gli artisti, i discografici, e raccontare il progetto, spiegare l’idea. Raccogliere consensi, organizzare i giorni, intersecare le disponibilità, le richieste, le canzoni, le necessità di ogni singolo personaggio.</p>
<p>E allora c’è chi preferisce venire in versione acustica con chitarra e pianoforte, chi desidera un paio di musicisti di supporto; chi al contrario è una band già – pronta all’uso – e chi invece chiede un appoggio al gruppo di Claudio per avere i propri brani arrangiati in versioni elettriche e pop.</p>
<p>I giorni corrono, tra telefonate, e mail, contatti, mp3, partiture, orari, e scalette provvisorie che cambiano di ora in ora, poi, qualche giorno prima dell’inizio della rassegna, ci si trasferisce tutti sull’isola.</p>
<p>Come ogni anno si stabilisce una – sede redazionale – nella palestra dell’albergo Baia Turchese, per la comodità della distanza dal palco.</p>
<p>Lì si posizionano computer, stampanti, strumenti, partiture, tavoli riunioni, dove, a seconda delle necessità, si convocano i responsabili e le varie maestranze artistiche. I telefoni squillano incessantemente fin dalla mattina presto, mentre si recuperano testi, si costruisce la prima scaletta del giorno con orari e tempi di uscita, che continuerà poi a cambiare per tutto il resto della giornata, per essere consegnata definitiva e pronta, solo e unicamente a pochi minuti dall’inizio della serata, con una vera corsa contro il tempo.</p>
<p>La frenesia sale di ora in ora, ognuno si occupa di ciò che ha in carico, comunicando le variazioni, le tempistiche, a volte le difficoltà che si incontrano e che si risolvono mano a mano. C’è giusto il tempo, a volte, per un pranzo velocissimo alla chalet della spiaggia, prima di immergersi nelle prove sul palco dalle 14,00 in poi.</p>
<p>Le ore a volte appaiono come nemiche irriducibili, per le troppe cose da fare, le ore volano più veloci che mai.</p>
<p>Le prove con gli artisti sul palco, scandiscono modifiche ai pezzi previsti, cambiano le bozze di scaletta, si aggiungono duetti, si provano canzoni, si cercano suoni e si corre per arrivare al tramonto per l’inizio della sera di musica.</p>
<p>Il pubblico in costume da bagno assiste a ogni movimento, saluta gli artisti, applaude alle canzoni, fotografa, filma e si immerge insieme a tutti noi in quella che è la preparazione dello spettacolo.</p>
<p>Ci si trova lì, sotto il sole o il vento, tutti insieme, a vivere quell’attimo di note, come se quell’isola avesse davvero una magia unica, diversa da qualsiasi altro posto del mondo. A volte, magari sul palco, quando osservo le persone, mentre le note volano nell’aria, quando gli artisti provano, i tecnici si muovono da un capo all’altro delle pedane, sento quel vento che sussurra, è un vento caldo che fa alzare lo sguardo verso il cielo… SECONDA STELLA A DESTRA, questa, è l’isola che c’è.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Resoconto O'Scià 2009 by Giospecial]]></title>
<link>http://smnewsblog.wordpress.com/2009/10/06/resoconto-oscia-2009-by-giospecial/</link>
<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 18:55:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>Radiocucaio</dc:creator>
<guid>http://smnewsblog.wordpress.com/2009/10/06/resoconto-oscia-2009-by-giospecial/</guid>
<description><![CDATA[Grazie a Giospecial O&#8217;SCIA&#8217; 2009 Viva la Vita, viva Lampedusa&#8230;.Ogni sera si inizia]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Grazie a <a href="http://giospecial.iobloggo.com/2266/" target="_blank">Giospecial</a></p>
<p>O&#8217;SCIA&#8217; 2009<br />
Viva la Vita, viva Lampedusa&#8230;.Ogni sera si iniziava così, con questo rito di Antoine&#8230;. Ed è davvero così: Viva la vita, viva Lampedusa&#8230; Ilposto perfetto dove ritirarsi per ritrovare la pace, mi piacerebbe ritirarmi li quando non avrò più niente da offrire a questo mondo, quando sarò vecchio&#8230; E poi li c&#8217;è un atmosfera proprio diversa, puoi andare all&#8217;aereoporto ed accogliere personaggi famosi, ti puoi svegliare con i galli, puoi rimanere con i conigli, puoi vedere il sole e subito dopo piove, puoi vederela pioggia e subito doopo il sole&#8230;. Puoi vedere la banda che passa, puoi perderti in cinque minuti,e anche se devi fare 5metri ci puoi mettere anche delle ore, puoi incazzarti perchè la chiavetta wind non prende, puoi mettermi quattro giorni a mettere 20 foto, oppure non riuscire per nulla&#8230; Puoi assaggiare panelle, arancini cassate, puoi avere delle amiche che gentilissime ti prestano la magnesia, puoi passeggare solo in via roma, ouoi odiare il cantante del 13.5, puoi volare nel blu dipinto di blu, puoi dormire solo 4 ore in tutto&#8230;. <!--more--></p>
<p>Puoi fare le foto con gli striscioni, con le bandiere, con tutto il fotografabile che c&#8217;è puoi ascoltare fiorella mannoia solo piano e voce e vedere la Gianna con la chitarra acustica, puoi dire yes fino a farlo diventare un ossessione, puoi sentire io me ne andrei, i miei vecchi commoventi, puoi vedere con non funziona il gobbo, puoi essere chiuso in gabbia senza nessuno che ti aiuta, puoi ricevere trgaliinaspettati, puoi mangiare pizza e panini tutti i giorni, puoi vederer, MarcoCarta, puoi sorprenderti perchè Fiorella non canta la canzone sui clandestini, puoi aspettare Claudio a casa sua (non io), puoi fare lenotti sulla spiaggia, puoi vedere dei cani randagi ed innamorartene, puoi mangiare le frittelle preparate in diretta, puoi vedere Claudio sbagliare i testi e prendersela con il fonico, puoi dimenticarti il carica batterie, puoi voler essere da un&#8217;altra parte quando c&#8217;è arbore che non la finisce pià&#8230;. puoi sperare che non piova, puoi non sapere dove andare a &#8220;pisciare&#8221; perchè il bar è chiuso&#8230; Puoi vedere ed emozionarti molto con Branduardi, puoi vedere la gianna che va dietro al palco e non si sa cosa faccia, puoi stringere la mano alla cucinotta, puoi dare un fugace, ma forte abbraccio a giovanni, puoi persino sentirti chiamare mourinho come un ossessione e riderci tanto sopra&#8230;. Puoi per me chen odio i cappelli portare un cappello tutto il giorno, puoi vedere gli aerei volare bassissimi, puoi avere un problema idraulico sul tuo volo e non sapere se arrivi vivo, puoi temere sul serio di aver perso la mia sedia, puoi vedere Claudio ballare l&#8217;alligalli, puoi scoprire quanto se la tira alice, puoi eccitarti senza nessun motivo (ahahah), puoi vedere che le persone, le stesse persone ti salutano a fasi alterne, puoi sbadigliare in faccia ac Ferradini, puoi prendere il sole, puoi fare amicizia con le mosche, puoi bere delle granite buonissime, puoi litigare con delle persone davanti che hanno il coraggio di dirti: Ma è impossibile che non vedi&#8230;. Puoi venire fermato per strada alcune volte e sentirti dire Ah ma lei è giospecial? Puoi non riconoscere le persone e fare la tua dose di figure di merda, puoi rimanere incantato da branduardi, ti possono piacere le tremarelle, puoi decidere di volerti prendere un po di pausa da Claudio, e dallop schifo che gli sta intorno, puoi ascoltare vivi in duetto tra padre e figlio,puoi avere la maqcchina con l&#8217;assicurazione scaduta e mezzo rotta, puoi comprarti maqgliette che sai che non metterai, puoi fare la spesa e non mangiare nulla di quello che hai comprato ti può piacere molto la Minetti, di meno Ficarra e Picone&#8230; Puoi non riconoscere per nulla Daniele Silves, tri&#8230;. puoi non essere entusiasta della pfm mentre tutti lo sono stati, puoi conoscere persone come Barbara Sivini e scoprire che è una bella persona&#8230;. Puoi avere sonno e non poter dormire&#8230; Ma questo èo&#8217;scià 2009, questa è lampedisa&#8230;. Una magia&#8230; Ringrazio tutte le persone che si sono ritrovate almeno un po in queste parole, un ringraziamento speciale al mio amore come sempre.<br />
VIVA LA VITA, VIVA LAMPEDUSA&#8230; O&#8217;SCIA&#8217;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Resoconto Consiglio Comunale del 30 settembre 2009]]></title>
<link>http://progettoarosio.wordpress.com/2009/10/05/resoconto-consiglio-comunale-del-30-settembre-2009/</link>
<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 08:57:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>progettoarosio</dc:creator>
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<description><![CDATA[Mercoledì 30 settembre, alle ore 20.00, si è nuovamente riunito il Consiglio comunale. All&#8217;ord]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Mercoledì 30 settembre, alle ore 20.00, si è nuovamente riunito il Consiglio comunale. All&#8217;ord]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Resoconto Consiglio Comunale 9 settembre]]></title>
<link>http://progettoarosio.wordpress.com/2009/09/21/resoconto-consiglio-comunale-9-settembre/</link>
<pubDate>Mon, 21 Sep 2009 11:58:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>progettoarosio</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il Consiglio Comunale del 9 settembre 2009 si è aperto con i seguenti tre punti all&#8217;ordine del]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Il Consiglio Comunale del 9 settembre 2009 si è aperto con i seguenti tre punti all&#8217;ordine del]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Abrogazione del Presidente del Consiglio Comunale]]></title>
<link>http://progettoarosio.wordpress.com/2009/09/13/abrogazione-del-presidente-del-consiglio-comunale/</link>
<pubDate>Sun, 13 Sep 2009 06:54:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>progettoarosio</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il terzo dei punti all&#8217;ODG dello scorso Consiglio Comunale arosiano prevedeva la proposta, for]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Il terzo dei punti all&#8217;ODG dello scorso Consiglio Comunale arosiano prevedeva la proposta, for]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[di settembre]]></title>
<link>http://micheledaflickr.wordpress.com/2009/09/11/di-settembre/</link>
<pubDate>Fri, 11 Sep 2009 08:23:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>michele</dc:creator>
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<description><![CDATA[° Calmo, devo stare calmo. Non farmi distrarre. Me lo sarò ripetuto due o tre volte nella testa ment]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://www.flickr.com/photos/35841942@N02/3907857356/" title="di settembre di michele*palermitano, su Flickr"><img class="alignright" style="float:left;margin-right:18px;" src="http://farm3.static.flickr.com/2441/3907857356_cec2e2c0ca.jpg" width="500" height="375" alt="di settembre" /></a></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=xAuQmJzt_q0" rel="nofollow">°</a><br />
<i>Calmo, devo stare calmo. Non farmi distrarre.</i> Me lo sarò ripetuto due o tre volte nella testa mentre questo pomeriggio chiudevo la porta di casa e scendevo le scale. Tuonava e il cielo faceva un gran baccano. Così sono andato dritto verso la macchina. </p>
<p>Ho sempre aspettato che si facesse settembre nella mia vita. E&#8217; a settembre che decido, organizzo, sfumo i miei sogni. Per questo motivo settembre è il mio capodanno. Mentre il 31 dicembre è solo un ritrovo, una mascotte per principianti, una piccola farsa di desideri già espressi e resoconti già bollati. Lo è un po&#8217; per tutti ma nessuno lo ammette.</p>
<p>Ogni anno, finito agosto, manifestavo tutto il mio malessere per quello che ancora non avevo ottenuto e pregavo, così, di riuscire a conquistarlo, almeno nei dodici mesi successivi. In fin dei conti, era una recita perché pregavo me stesso, mica un fantomatico Dio. Ed ero io, fra l&#8217;altro, che non rispondevo ripetutamente all&#8217;appello.</p>
<p>Quest&#8217;anno però è un po&#8217; diverso. Nel bilancio l&#8217;attivo supera il passivo e le speranze dell&#8217;anno scorso si sono fatte realtà [non tutte, certo]. Non è che io stia bene. Però, tirate le somme, sto meglio.</p>
<p>Pensavo a queste cose e a molto altro, quando questo pomeriggio ho posteggiato la macchina poco vicino al porto. Un fantomatico Dio mi stava regalando la prima pioggia di settembre -e c&#8217;era un vento adesso che, cavolo, riempiva ogni cosa, le strade, i miei occhi, la gente che camminava. <i>Calmo, devo restare calmo.</i> Ero già sceso dall&#8217;auto e ora mi trovavo dentro il tabacchino. <i>Calmo, devo restare calmo</i>, ripetevo, quando quel tizio dietro al bancone mi guarda e mi dice esultando: &#34;Cento euro, lei ha vinto cento euro!!!&#34;. Ed io: &#34;Stia calmo!! Calmo deve restare!!!&#34;.<br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=wtu4QgJXO5Q#t=1m18s" rel="nofollow">°</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Scaletta Gran Concerto aggiornata]]></title>
<link>http://smnewsblog.wordpress.com/2009/09/10/scaletta-gran-concerto-aggiornata-2/</link>
<pubDate>Thu, 10 Sep 2009 14:31:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>Roberta</dc:creator>
<guid>http://smnewsblog.wordpress.com/2009/09/10/scaletta-gran-concerto-aggiornata-2/</guid>
<description><![CDATA[Durante il concerto, che si è svolto ieri a Vigevano, è stata apportata una modifica alla scaletta: ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Durante il concerto, che si è svolto ieri a Vigevano, è stata apportata una modifica alla scaletta: nella seconda parte del concerto, dove soltamente Claudio canta le sue canzoni più celebri e amate, invece di <em>Quante Volte, </em>si è esibito in <strong>Io me ne andrei.</strong></p>
<p><strong>Ecco quindi la scaletta aggiornata</strong></p>
<p><strong>PRIMA PARTE Q.P.G.A.</strong></p>
<p>In Viaggio<br />
Piazza del Popolo<br />
Faccia Pulita<br />
Frammento di QPGA(pianoforte)<br />
Inedito(prob. Nuvole e Sogni)<br />
Battibecco(ritornello diverso)<br />
Con tutto l&#8217;amore che posso<br />
Che begli amici<br />
Inedito(prob. Torta di Nonna)<br />
Mia libertà<br />
<strong>Un solo Mondo</strong><br />
Frammento di QPGA(pianoforte)<br />
La prima volta<br />
Quel giorno<br />
Frammento di QPGA(pianoforte)<br />
Io ti prendo come mia sposa<br />
Cartolina rosa<br />
Quanta strada da fare<br />
Frammento di QPGA(pianoforte)<br />
Inedito<br />
Questo Piccolo Grande Amore<br />
Porta Portese<br />
Quanto ti Voglio<br />
Sembra il primo giorno</p>
<p>Finale strumentale di Con tutto l&#8217;amore che posso<br />
<strong><br />
SECONDA PARTE</strong></p>
<p>Medley: Amore bello, Sabato pomeriggio, Solo, E tu come stai<br />
Avrai<br />
Mille giorni di te e di me<br />
<strong>Io me ne andrei</strong><br />
Sono io<br />
E tu<br />
Io sono qui<br />
Strada facendo<br />
Via<br />
La vita è adesso</p>
<p>Ringraziamenti e un accenno a Tutti Qui</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Macerata 19/8: il resoconto di Mattia]]></title>
<link>http://smnewsblog.wordpress.com/2009/08/21/macerata-198-il-resoconto-di-mattia/</link>
<pubDate>Fri, 21 Aug 2009 15:52:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>Roberta</dc:creator>
<guid>http://smnewsblog.wordpress.com/2009/08/21/macerata-198-il-resoconto-di-mattia/</guid>
<description><![CDATA[Un Claudio Baglioni in gran forma quello che si è presentato allo Sferisterio di Macerata lo scorso ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Un Claudio Baglioni in gran forma quello che si è presentato allo Sferisterio di Macerata lo scorso 19 Agosto per continuare ciò che ha iniziato a Giugno a Roma: il Gran Concerto Q.P.G.A. .<br />
I cancelli hanno aperto verso le 20.45 e Baglioni non si è fatto attendere:alle 21.15 ha intonato le prime note di &#8220;In Viaggio&#8221;,canzone che ha presentato questo Inverno alla trasmissione di Fabio Fazio Che Tempo Che Fa .<br />
La prima parte del Concerto,quella più lunga,è stata interamente dedicata al progetto Q.P.G.A. ,senza interruzioni da parte del cantante e senza parti parlate.</p>
<p><!--more-->Emozionanti sono state le parti al Pianoforte(rigorosamente nero) sulle note della storica canzone Questo Piccolo Grande Amore,vista però dal punto di vista di narratore della storia e non da protagonista del racconto.<br />
Dopo vari inediti,tra cui la nuova Torta di nonna,Battibecco(rimodernizzato in una simpaticissima versione),Nuvole e sogni e Un solo Mondo(presentata in anteprima assoluta ai Mondiali di nuoto),si è giunti alla canzone portante del Concerto,quella più emozionante: Questo Piccolo Grande Amore .<br />
Dopo aver intonato nota per nota tutta la canzone,il pubblico intero si alza in piedi in una lunga ed emozionante Standing Ovation e da li Claudio Baglioni,fino ad allora un po freddo,inizia a sciogliersi e si concede ringraziamenti.<br />
Dal Questo Piccolo Grande Amore si passa a Porta Portese:parte del pubblico in piedi che batte le mani al ritmo di musica e intona la canzone. Seguono Quanto ti Vogli e Sembra il primo giorno.<br />
Come chiusura della prima parte un&#8217;emozionante finale strumentale di Con tutto l&#8217;amore che posso:breve ma coinciso,ed infatti tutto il pubblico si alza nuovamente in piedi con una Standing Ovation ancora più lunga della prima.</p>
<p>Segue alla prima una seconda parte,dove intona i suoi più grandi successi: da un Medley di quattro canzoni a Mille giorni di te e di me,da quante Volte a Io sono qui.<br />
Il pubblico decide di rendere omaggio a Baglioni illuminando la Platea con un mare di lucine(principalmente di accendini) durante l&#8217;esecuzione di Avrai,lucine che Baglioni nota e ringrazia.<br />
In Mille giorni di te e di me,una delle sue importanti opere recenti, Baglioni viene seguito a gran voce da gran parte del pubblico.<br />
Pubblico che,implacabile,rende un&#8217;ultima Standing Ovation,la più lunga che personalmente abbia mai visto,di non meno di 30 minuti.<br />
Durante Quante Volte tutte le prime file si alzano in piedi e raggiungono il Sotto-Palco fino alla fine del Concerto.<br />
Baglioni non è da meno,e invita tutti a battere le mani,a saltare,in varie sue canzoni ottenendolo con grande entusiamo del pubblico.<br />
Si sporge poi al pubblico per stringere le mani,cosa che non è riuscito senza risultare un po &#8220;antipatico&#8221;.<br />
Dopo tre ore esatte di Concerto senza mai fermarsi,Baglioni saluta il pubblico sulle note del suo ultimo successo Tutti Qui.</p>
<p>Abbiamo visto a Macerata un Claudio Baglioni atletico e preparato,sia dal punto di vista vocale(riuscendo a reggere l&#8217;lultima nota di In Viaggio,tutto il finale di Mille giorni di te e di me e persino il falsetto di Quante Volte cosa che,personalmente,non mi aspettavo di certo) che dal punto di vista fisico,reggendo senza troppa fatica 3h di Concerto,fermandosi solo per nemmeno due minuti al momento del bis sulle note di Via e la Vita è adesso.<br />
Tuttavia poteva essere più simpatico e dimostrare più affetto verso il pubblico,cosa che è mancata senza dubbio.<br />
Ha fatto un Concerto molto centrale dal punto di vista di zona,come a voler privilegiare le Poltrone Centrali,cosa che alle persone in Poltrona Laterale è sembrata tutto tranne che simpatica.<br />
Non è stato geniale nemmeno con il pubblico:ha stretto la mano una volta a destra e una a sinistra per una durata complessiva di nemmeno 10 secondi. Ha fatto inoltre finta di niente ad un enneismo richiamo alla stretta di mano da parte dell&#8217;ala Destra,che aveva praticamente avitato per quasi tutta la durata del Concerto.</p>
<p>Concludendo,a Macerata un Baglioni in forma fisicamente e vocalmente,ma molto preferenziale di zona e poco attaccato ai Fan.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Consigli di lettura - 7]]></title>
<link>http://biblicamente.wordpress.com/2009/08/08/consigli-di-lettura-7/</link>
<pubDate>Sat, 08 Aug 2009 14:49:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>pj</dc:creator>
<guid>http://biblicamente.wordpress.com/2009/08/08/consigli-di-lettura-7/</guid>
<description><![CDATA[La settimana di consigli letterari è cominciata con Tra i giusti (Marsilio), indagine sull&#8217;Olo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[La settimana di consigli letterari è cominciata con Tra i giusti (Marsilio), indagine sull&#8217;Olo]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Alla Civitella di Chieti il 24 luglio 2009 si è svolto il “Gran Concerto – QPGA”]]></title>
<link>http://smnewsblog.wordpress.com/2009/07/29/alla-civitella-di-chieti-il-24-luglio-2009-si-e-svolto-il-%e2%80%9cgran-concerto-%e2%80%93-qpga%e2%80%9d/</link>
<pubDate>Wed, 29 Jul 2009 09:12:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>Radiocucaio</dc:creator>
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<description><![CDATA[Fonte: &#8220;abruzzocultura.it&#8220; Di Sara Evangelista Dopo il romanzo “ Questo Piccolo Grande A]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Fonte: &#8220;<a href="http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/claudio-baglioni-a-chieti" target="_blank">abruzzocultura.it</a>&#8220;</p>
<p>Di Sara Evangelista</p>
<p style="text-align:justify;">Dopo il romanzo “ Questo Piccolo Grande Amore” firmato dallo stesso Baglioni ed ispirato all’omonimo concept album ( un disco in cui le canzoni sono legate da un filo narrativo) uscito nel 1972 e dopo il film proiettato nelle sale cinematografiche a febbraio e sceneggiato dall’artista insieme ad Ivan Cotroneo, continua il progetto di un’opera innovativa e poliedrica con un tour di concerti multimediali. <!--more--><br />
Grazie ad un super schermo ciclorama, infatti, le immagini tratte dal film ed altre sequenze girate ex novo hanno funto da commento alle canzoni per tutta la prima parte del concerto. Inoltre le strofe della canzone portante “Questo piccolo grande amore”, prima di essere cantate in successione, hanno fatto da intermezzo ai pezzi che narrano la nascita, l’evoluzione e la fine di un amore adolescenziale, quali “In viaggio”, “Piazza del popolo”, “Faccia pulita”, “Battibecco” , “Con tutto l’amore che posso” mentre sullo sfondo passano le immagini del Tevere al tramonto , “Mia libertà”, “Prima volta”, “Quel giorno” in cui l’organo si accompagna ai fotogrammi delle vetrate istoriate di una chiesa, ed ancora “Io ti prendo come mia sposa” corredato dalle scene di una cerimonia in stile figli dei fiori, “Un treno per dove”, che canta la separazione tra i due protagonisti, divisi a causa della leva militare, per poi proseguire con “Porta Portese”, momento in cui lui scopre il tradimento di lei, a spasso per i mercatini con un altro.</p>
<p style="text-align:justify;">La storia si conclude con il sentimento di rabbia e risentimento espresso mediante “Quanto ti voglio” e la constatazione che “tutto quello che è stato lo abbiamo già perso” anche se “avrei scommesso di starti ad un passo dal cuore” col brano “Sembra il primo giorno” mentre le immagini di questa intramontabile parabola amorosa scorrono in rewind.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma il concerto non finisce qui, un po’ come la vita, va avanti con brani che cantano altri amori successivi ed indimenticabili, come “ Amore bello”, “E tu come stai?” , “Mille giorni di me e di te”, e mano a mano il ritmo si fa sempre più accelerato e l’atmosfera nell’anfiteatro, gremito di fans di tutte le età, si riscalda e si anima con “Strada facendo”, “Via” e “La vita è adesso”.</p>
<p style="text-align:justify;">Nel lasciare il pubblico emozionato ed entusiasta, Baglioni ha ringraziato tutti con un augurio che sa di speranza come le sue canzoni- “ vi ringrazio per questi bei momenti, che ci saranno di nuovo quando il passato diventerà futuro”.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Resoconto Consiglio Comunale 22 luglio]]></title>
<link>http://progettoarosio.wordpress.com/2009/07/27/resoconto-consiglio-comunale-22-luglio/</link>
<pubDate>Mon, 27 Jul 2009 07:59:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>progettoarosio</dc:creator>
<guid>http://progettoarosio.wordpress.com/2009/07/27/resoconto-consiglio-comunale-22-luglio/</guid>
<description><![CDATA[In data 22 luglio si è tenuto il secondo Consiglio Comunale della nuova amministrazione. All&#8217;o]]></description>
<content:encoded><![CDATA[In data 22 luglio si è tenuto il secondo Consiglio Comunale della nuova amministrazione. All&#8217;o]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[GRAZIE!!]]></title>
<link>http://petsocietyitalia.wordpress.com/2009/07/26/grazie-2/</link>
<pubDate>Sun, 26 Jul 2009 10:51:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>chiaracat</dc:creator>
<guid>http://petsocietyitalia.wordpress.com/2009/07/26/grazie-2/</guid>
<description><![CDATA[Grazie a tutti voi visitatori, siete stati tantissimi in questi giorni, soprattutto ieri che grazie ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Grazie a tutti voi visitatori, siete stati tantissimi in questi giorni, soprattutto ieri che grazie alle vostre visite il blog di Mr Happy è salito in cima alla classifica dei blog più letti in wordpress italia:</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://i28.tinypic.com/in902f.jpg" alt="" width="397" height="311" />GRAZIEEEEEEEEEEEE!!!!!</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Q.P.G.A. Venaria Reale: Tanto di cappello al nostro 58enne!]]></title>
<link>http://smnewsblog.wordpress.com/2009/07/18/q-p-g-a-venaria-reale-tanto-di-cappello-al-nostro-58enne/</link>
<pubDate>Sat, 18 Jul 2009 11:18:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>Radiocucaio</dc:creator>
<guid>http://smnewsblog.wordpress.com/2009/07/18/q-p-g-a-venaria-reale-tanto-di-cappello-al-nostro-58enne/</guid>
<description><![CDATA[Grazie a Barbara della ML di Tamburi lontani e Reginella Alla fine il Grande Mago ha fatto la sua ma]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><em>Grazie a Barbara della ML di Tamburi lontani e Reginella</em></strong></p>
<p>Alla fine il Grande Mago ha fatto la sua magia &#8230;dopo una giornata densa di nuvole ,verso le 18.30 a Venaria si&#8217; e&#8217; scatenato il diluvio universale ,durato fino alle 19.15. Al momento di entrare nell&#8217;area concerto mi sono girata e dietro di me ecco spuntare l&#8217;arcobaleno con sullo sfondo il profilo della Reggia&#8230;che meraviglia !!!Le nuovole nere rimanevano comunque li&#8217; minacciose ma noi,impavidi,le abbiamo ignorate. Cosi&#8217; durante il concerto ,a parte qualche goccia di una nuvola ancora gonfia ,il tempaccio ha deciso di darci una tregua e di farci godere appieno delle note a noi tanto care. Finito il concerto&#8230;giusto il tempo di arrivare alla macchina e ha ricominciato a piovere intensamente consentendoci un rientro a casa bello fresco fresco : ben 18°!!!!<br />
 <br />
Il concerto ,appunto.Che cosa vi devo dire ? La prima parte e&#8217;proprio vero che non la si possa chiamare semplicemente concerto ,e&#8217; davvero un opera pop,un opera da vedere ed ascoltare in assoluto silenzio,non solo perche&#8217; non conosciamo  le parole dei brani riscritti ma proprio perche&#8217; incute oserei dire &#8230; rispetto ! Devo dire che questa interazione tra musica ed immagini e&#8217; riuscita alla grande ,in certi momenti  si ha davvero la sensazione di assistere ad un musical. Molto bella l&#8217;introduzione,molto bello l&#8217;epilogo,bellissima l&#8217;idea dell&#8217;orchestra virtuale ,insomma io che  il cd di QPGA non lo ascolto praticamente da una vita mi sono ritrovata immersa,persa in atmosfere che cosi&#8217; rivisitate rendono quasi epica una storia che alla fin fine e&#8217; piccola piccola.<br />
La seconda parte del concerto ,dopo tanta &#8220;staticità&#8221; ovviamente è adrenalina pura ,appena ce lo hanno permesso siamo corsi tutti sotto il palco per uno scambio di energia che sembrava non dovesse finire mai&#8230;invece puntualmente ecco arrivare &#8220;La vita è adesso&#8221; e dopo il nostro saltare sulla vita con i saluti di Tutti qui si ritorna a casa con quella sensazione di beatitudine che ti lascia l&#8217;aver vissuto per 2,45 h in un piccolo mondo a parte!<br />
Claudio in grande forma sia vocale che fisica , mi è sembrato sinceramente contento, si è donato senza risparmiarsi &#8230;tanto di cappello al nostro 58enne!!<br />
 <br />
Ed ora ,come accade sempre ,dopo il sogno si torna alla realta&#8217;&#8230;vado a lavorare&#8230;<br />
Baci a tutti<br />
Barbara 1&#215;2</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Resoconto dell'incontro "Cervelli in Fuga"]]></title>
<link>http://leglondon.wordpress.com/2009/07/11/resoconto-dellincontro-cervelli-in-fuga/</link>
<pubDate>Sat, 11 Jul 2009 18:53:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>leglondon</dc:creator>
<guid>http://leglondon.wordpress.com/2009/07/11/resoconto-dellincontro-cervelli-in-fuga/</guid>
<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo molto volentieri il resoconto dell&#8217;incontro di sabato 4 Luglio sui ce]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em>Riceviamo e pubblichiamo molto volentieri il resoconto dell&#8217;incontro di sabato 4 Luglio sui cervelli in fuga. Un grazie sentito a Gianandrea per l&#8217;ottima iniziativa ed il bel articolo che segue, buona lettura a tutti.</em></p>
<p><strong>PRIME: Per una Ricerca Italiana di Merito ed Eccellenza</strong></p>
<p>Il problema dei cervelli in fuga è un problema doloroso per l’Italia. Le migliori risorse del paese decidono di emigrare e trovano occupazione in università, imprese e istituzioni pubbliche straniere, contribuendo alla prosperità di altri paesi e abbandonando i remi del proprio, mentre continua a imbarcare acqua.</p>
<p>La fuga dei cervelli affonda le radici nell’arretratezza del sistema universitario italiano, legato a logiche clientelari e nepotiste ben lontane dagli standard di meritocrazia prevalenti altrove, e con poche risorse a disposizione da investire in ricerca. Il capitale umano, come quello finanziario, viene investito off-shore, dove può rendere di più. Più ancora della fuga, duole il saldo netto: i cervelli escono e non entrano (o rientrano).</p>
<p>Da queste premesse parte l’incontro “Cervelli in Fuga: cosa cambiare per incentivare il rientro e la mobilità dei ricercatori in Italia”, organizzato alla LSE dal PD di Londra, relatori:  Nicola Gardini, docente di letteratura italiana a Oxford e autore del libro “i Baroni”; Fulvio D’Acquisto, docente di immunofarmacologia alla Queen Mary University di Londra, e Laura Garavini, eletta nel 2008 deputata del PD e componente della Commissione Politiche Europee.</p>
<p>Il prof. Gardini ha raccontato la sua esperienza di ricercatore nell’Università di Palermo. Il racconto ha messo in luce le difficoltà che può trovare un outsider nel tentativo di inserirsi in un dipartimento universitario italiano, ovvero in  un sistema di relazioni, scambi e favoritismi già consolidato. Per fortuna, dopo sette anni, Nicola è riuscito a fuggire all’Università di Oxford.</p>
<p>Il prof. D’Acquisto ha offerto una illustrazione più tecnica delle differenze tra l’organizzazione della ricerca in Italia e in altre parti del mondo. Tra i punti più rilevanti: all’estero viene valorizzata maggiormente la persona e la sua indipendenza. Allo studente non viene richiesto di “agganciarsi a un professore” e vivere nella sua ombra in una condizione di servilismo.  Piuttosto, i professori agiscono da ponti verso altre opportunità: “Io ti metto a disposizione le mie conoscenze e il mio laboratorio, ma tu rimani responsabile dei tuoi risultati e io dei miei, e ognuno dopo fa la sua strada”. Inoltre, la performance dei professori in Inghilterra e in America è continuamente vagliata e valutata su criteri oggettivi: pubblicazioni, fondi di ricerca ricevuti e ore di lezione. Se non si sta al passo si cambia mestiere. Al contrario se in Italia, come nota D’Acquisto, “non pubblico, non attiro fondi e non mi presento mai a lezione, chi mi licenzia?”.</p>
<p>La parte più interessante dell’incontro è senza dubbio l’intervento dell’onorevole Laura Garavini, che ha presentato una proposta legislativa finalizzata a risolvere il problema dei cervelli in fuga e (possibilmente) scardinare il sistema baronale dell’università italiana. La stesura del progetto ha coinvolto un network di “cervelli” italiani sparsi per l’Europa, che hanno tentato di incorporare in un testo le “best practices” prevalenti a livello internazionale. La proposta prevede la creazione di una fondazione, la Fondazione Prime, col compito di assegnare ogni anno fondi per cento progetti di ricerca di ricercatori italiani all’estero o stranieri, da svolgere all’interno di una università italiana. I vari progetti sarebbero selezionati da un Comitato Scientifico in base a criteri esclusivamente e genuinamente meritocratici. Il ricercatore vincente avrebbe piena libertà di scegliere università, attrezzature e personale ausiliario necessari al progetto; ne sarebbe insomma l’ unico responsabile. Nel caso egli venga ostacolato nelle sue attività può, d’accordo con la fondazione, decidere di trasferirsi in un’altra università. Alla fine del contratto PRIME sono previste agevolazioni fiscali per le università che integrano nel loro personale questi ricercatori. La speranza è che queste esperienze di ricerca innestino nell’università italiana dei germogli virtuosi, e che questi col tempo crescano e si diffondano fino a rompere le crepe del sistema baronale e diventare il modello di riferimento.</p>
<p>La platea &#8211; composta principalmente da cervelli in fuga &#8211; ha manifestato un generale apprezzamento per l’idea, ma dalla discussione che è seguita sono emerse alcune critiche e perplessità. La prima è classica: da dove vengono i soldi? Per partire PRIME avrebbe bisogno di cento milioni di euro, ma il clima politico e la situazione economica italiana non danno ragione di sperare in un repentino aumento degli investimenti in ricerca. In secondo luogo rimane poco chiaro come PRIME possa diffondersi nel resto dell’università. Cosa succede se il ricercatore, come Nicola Gardini, non riesce a integrarsi nel dipartimento? D’accordo che può “sfiduciare” l’università e trasferirsi in un’altra, ma a questo punto non gli converrà tornare all’estero, in un clima più ricco di stimoli e meno conflittuale? Quali sono gli incentivi fiscali previsti per l’università nel caso assuma il ricercatore PRIME? Saranno sufficienti a compensare i baroni del dipartimento per sopportare un “outsider” che entra in concorrenza con loro?</p>
<p>Su questo punto l’onorevole Garavini ricorre soprattutto a metafore (il germoglio che cresce, il chicco di neve che diventa valanga, il virus che contagia l’organismo) che paiono occultare un pò la sostanza della questione.</p>
<p>La paura prevalente in platea è che se non cambiano le regole interne al sistema, le esperienze PRIME anziché diffondersi possano essere efficacemente stroncate sul nascere. Occorrerebbe un intervento più coraggioso che attacchi il problema alla radice. Le parole d’ordine -spiega un professore di Performance-Management dell’Università di Cranfield- sono tre: Performance (pubblicazioni, fondi attirati, etc.), Accountability (trasparenza e controllo) e Carriera determinata in base alla performance. L’onorevole Garavini fa notare che riforme così ambiziose non sono politicamente realiste.</p>
<p>Alla fine dell’incontro, Simona Milio ha pubblicamente proposto all’On. Garavini, di raccogliere i contributi di tutti per metterli in un documento di proposte di integrazioni/modifiche per la proposta di legge. È un passo molto importante perché permette raccogliere ulteriori opinioni e migliorare una proposta che, seppur buona, può essere migliorata ulteriormente. Chiunque volesse contribuire in questo senso può contattare Simona direttamente (<a href="mailto:S.Milio@lse.ac.uk">S.Milio@lse.ac.uk</a>).</p>
<p>Personalmente penso che l’approccio “riformista” di PRIME sia corretto, ma non dev’essere una giustificazione per far perdere di vista gli obiettivi di lungo periodo: la creazione in Italia di un sistema universitario meritocratico e favorevole alla ricerca nel suo complesso. Senza fornire completa garanzia di assunzione, e con il rischio di dover fronteggiare un ambiente ostile, i fondi PRIME rischiano di attirare solo ricercatori italiani con una forte preferenza per la vita vicino a casa. E non possiamo né aspettarci che questi siano poi disposti a fare battaglia per un’università migliore, né che chi sguazza nel vecchio sistema sia indotto a cambiare dal “buon esempio”.</p>
<p>PRIME è una buona idea che va portata avanti, ma intervenire direttamente sulle regole, per quanto ambizioso, è necessario se vogliamo che l’Italia un giorno attiri ricercatori non solo italiani, ma anche stranieri, e solo in virtù del fatto di offrire un clima stimolante, competitivo e favorevole alla ricerca. Un consenso con i “baroni” forse può essere costruito, anche se senza dubbio dopo anni di tagli risulti molto difficile chiedere sacrifici. Ci vorrebbero più risorse a disposizione per poter negoziare, offrire qualcosa in cambio, trovare un compromesso.<br />
Gianandrea Lanzara</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[In moto nella Penisola Iberica]]></title>
<link>http://alexdarko.wordpress.com/2009/07/11/penisola-iberica/</link>
<pubDate>Sat, 11 Jul 2009 15:02:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>alexdarko</dc:creator>
<guid>http://alexdarko.wordpress.com/2009/07/11/penisola-iberica/</guid>
<description><![CDATA[Mentre una lavatrice di Valencia sta lavando panni che ormai hanno quattro giorni, colgo l&#8217;occ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Mentre una lavatrice di Valencia sta lavando panni che ormai hanno quattro giorni, colgo l&#8217;occasione per scrivere. Scrivo, anche se le memorie del mio viaggio sono in continuo mutamento&#8230;</p>
<p><strong>Prima parte</strong>.</p>
<p>La prima tappa è Nizza. Mi accompagna Enrico che, avendo molta più esperienza di me in fatto di viaggi con le moto, subito mi ragguaglia su alcuni accorgimenti riguardanti la moto e la vita on the road che io avevo puntualmente non considerato&#8230; non è grave, ma capisco subito che sarà più dura di quanto avevo previsto. Il viaggio in solitaria è un altro mondo. Infatti è importante sapere che questo viaggio era stato in precedenza ponderato da entrambi, purtroppo, essendo Enrico molto ricercato, anche ad agosto, mi sono ritrovato a dover scegliere se partire da solo oppure abbandonarmi alla consueta, monotona seppur piacevole, estate romana. Alla fine, senza neanche pensarci troppo, ho scelto di fare questo viaggio comunque e da solo, optando anche per una via più dura, infatti mi sono imposto:<br />
- spostamenti esclusivamente in moto (la mia Ducati monster 620 dark del 2004) e a piedi<br />
- in solitaria<br />
- viaggio &#8220;low budget&#8221;<br />
- rispetto all&#8217;itinetario precedente ho allungato le tappe fino a Santiago passando per Lisbona<br />
- alloggio esclusivamente presso ostelli &#8211; ciliegina sulla torta, senza gps o cartine&#8230; In realtà ad assistermi e a seguirmi in questo viaggio c&#8217;è il mio iPhone che, bene o male, mi aiuta a orientarmi nelle città&#8230;</p>
<p><strong>1. Roma-Nizza, 730 km</strong></p>
<p>Sveglia alle 6 e partenza un&#8217;ora dopo da Roma.<br />
Viaggetto abbastanza tranquillo deliziato da una bella deviazione guidata dal gps di Enrico su itinerari curverecci dell&#8217;arezzate. Dopodiché ritorno sulla pallidissima e pallosissima autostrada italiana verso il confine con la Francia. Non appena superato Ventimiglia già ho iniziato a respirare aria di ignota libertà: il viaggio sta iniziando adesso?<br />
Bella strada quella che porta dal confine fino a Nizza passando per Monaco: curve, salite, discese, paesaggi raffinati, asfalto con brillantini per le ore notturne, pulizia. Tutto ció ci accompagna negli ultimi chilometri a Nizza. Non nascondo la stanchezza muscolare e psichica che ho letteralmente accusato a pochi minuti di distanza dopo aver definitivente parcheggiato la moto: e non nascondo che ció mi abbia scoraggiato in prospettiva dei restanti 6000 km che avrei dovuto percorrere.<br />
A propòs de Nice&#8230; è molto simile a come me la immaginavo: bella e ruffiana, quasi come una mignotta di alto borgo, da una notte e via. Infatti è stata solo roba di una notte, una tappa fugace per l&#8217;inizio del vero viaggio in Spagna. A Nizza siamo stati gentilmente ospitati dalla mia amica Chiara: è vero, ho già infranto una delle mie regole&#8230; Ma a dire il vero questa era solo la prima tappa di prova, per testarmi e vedere se effettivamente sarei andato avanti; il vero viaggio per me sarebbe iniziato varcando il confine con la Spagna.<br />
Ora sono a Nizza con Enrico il suo gps e la sua saggezza vhe domani torneranno a Roma lasciandomi solo nelle mie mani. Ma in realtà non vedo l&#8217;ora di rimettermi in moto. Per adesso Nizza: serata tranquilla, cena tranquilla, sonno tranquillo. Sveglia accettabile.</p>
<p>Nizza<br />
Permanenza 1 notte. Voto 6/10<br />
Il lungomare, i grandi alberghi, un&#8217;aria leggiadra</p>
<p><strong>2. Nizza-Girona, 610 km</strong></p>
<p>Sveglia presto, ma con dovuto riposo. Saluti a Enrico che ritorna a Roma, saluti al suo useful gps, saluti al piacere della compagnia per lasciare posto alla solitude costruttiva. È iniziato il viaggio adesso?<br />
Costa francese, costa tanto, tanti caselli, tante macchine, ingorghi sull&#8217;autostrada di decine di chilometri.<br />
Al chilometro 300 il mio culo si è fuso con il sellino in disperata ricerca delle sue origini di semplice culo.<br />
Ho fatto poche fermata, la voglia di arrivare presto era alta.<br />
Autostrada, raffiche di vento, camion e, finalmente, confine! Spagna.<br />
Poche mosse e mi ritrovo nella premeditata Girona, sono le 17.50, non proprio presto.<br />
Girona è la classica ridente cittadina, piccola con poche strade e poche persone, silenziosa e comoda da percorrere a piedi. Per questo non è stato difficile trovare il primo centro informazioni e chiedere per un ostello: purtroppo il centro informazioni non mi ha saputo dare le opportune informazioni&#8230; Stanco del viaggio ho dovuto camminare un po per trovare un wi-fi di qualche ignoto spagnolo a cui connettermi per trovare il primo ostello della lista. Grazie al mio iPhone sono riusciuto a trovare un ostello pulito e accogliente, l&#8217;Expedit.<br />
Parcheggio, trovo stanza, doccio, esco. Che dire? Serata in giro da solo tra le viette di Girona. Ho bevuto un po ma non troppo:  per le strade ci sono principalmente famiglie felici e ragazzi apparentemente non molto estrosi. Due passi e poi a letto presto perchè la stanchezza chiama&#8230; purtroppo non ho proprio potuto addormentarmi subito come avrei voluto perché nella mia camera, che è da 5, stranamente eravamo solo io e una ragazza dell&#8217;alaska. Morale della favola abbiamo chiacchierato più di un&#8217;ora, io su un letto, lei seminuda sul letto accanto.<br />
Piacevole conversazione, veramente molto simpatica, abbiamo parlato molto prima di coricarci. Era molto tempo che non sfoderavo il mio inglese molto maccheronico, ma con gran piacere mi sono accorto di riuscirlo a padroneggiare molto meglio rispetto ai viaggi precedenti: sarà grazie alle continue visioni in lingua originale di &#8216;Big Bang Theory&#8217;?<br />
Sonno verso le 3, sveglia alle 8.<br />
La mattina seguente abbiamo mangiato insieme, ma poi, bo, è sparita&#8230; Peccato, mi sarebbe piaciuto avere un contatto con l&#8217;alaska. Pare che sia normale per un backpacker sparire? Non lo so, forse ancora mi ci devo abituare. Fatto colazione, passegiatina, poi dopo al museo del cinema.. Carino. E poi di nuovo in sella della ex del Rosso, al secolo Aquilante. Posso dire che il vero viaggio è iniziato?</p>
<p>Girona<br />
Permanenza 1 notte. Voto 6/10<br />
Tranquillità, famiglie felici</p>
<p><strong>3. Girona-Barcellona, 120 km.</strong></p>
<p>I chilometri di distanza sono pochi, ma non illudetevi, ho scelto la via più lunga: quella con le curve e il panorama. Ho voluto esplorare un po della Costa Brava, passando anche per tutti quei paesini marittimi che precedono all&#8217;arrivo di Barcellona. Viaggio rilassante e disinteressato, finchè&#8230; Il diluvio universale. Poche gocce, e uno ci spera. Pioggia seria, ci si ferma. Vestizione: sembro un sommozzatore. Nonostante la poderosa veste idrofoba la pioggia, ancor più potente, ha avuto la meglio: arrivo a Bercellona completamente bagnato. Moto bagnata, moto fortunata? No. Non avendo, poco saggiamente, prenotato un ostello ho dovuto girare un po per trovare un posto dove dormire. All&#8217;ennesimo full ho ripiegato su un posto che più di un ostello sembrava un dormitorio militare. Stanzone con 20 letti, docce inesistenti, personale del cazzo&#8230; Gente del cazzo. Solo per una notte dai, ma questa vacanza non sta prendendo una buona piega. Serata in tranquillità, solitaria, passeggiata per la rambla, poco contatto sociale in un fiume di persone impazzite: insomma non è proprio il massimo.<br />
Torno, un po triste e rosicante per il fatto di aver speso 30 euro per una bettola che tra l&#8217;altro aveva gli armadietti di sicurezza dove mi entrava solo il casco e le docce che olfavano di merda. Hostel Abba, dietro la Rambla, non ci andate.<br />
Dormo, mentre altri ragazzi tedeschi fanno un casino boia facendomi accorgere che in realtà non sto dormendo, e ciò mi irrita alquanto. Mi sveglio scoglionato. Sveglia alle 7.30 am, per le strade di Barcellona non c&#8217;è nessuno mentre il mio monster cammina sopra quelle strade che già la sera prima avevo costeggiato facendo quasi a spallate con i turisti.<br />
Mi aspettano altri 600 km da fare, scelgo stavolta, per rientrare nei tempi, di alternare l&#8217;autopista all&#8217;autovia. Piccola nota: stranamente ancora non mi sono mai perso.<br />
Al chilometro 300 le mie chiappe gridano vendetta mentre e la mia schiena si prepara all&#8217;ammutinamento&#8230; Da qui il colpo di genio. Mi fermo. Rifletto sulla disposizione dei bagagli, cambio antongiulio con antonluca&#8230; Cavolo! Perchè non l&#8217;ho fatto prima?? Ora la mia posizione di guida è ottimale: i miei muscoli intonano un gospel e il mio cervello inizia a godere del fatto di non aver dolori a cui pensare. Questo fatto mi ha fatto rinascere. Prima di arrivare a Valencia comprendo d&#8217;istinto che &#8220;l&#8217;ottimizzazione dei bagagli&#8221; nonè stato niente altro che un segno premonitore. Questi 3 giorni erano solo la preparazione per il vero viaggio che fra poche ore sarebbe iniziato.</p>
<p>Barcellona<br />
Permanenza 1 notte. Voto 5/10<br />
Belle architetture, troppi turisti, poche possibilità di socializzare, una rambla impazzita&#8230; se fossi andato li solo per &#8220;villeggiatura&#8221; forse mi sarei divertito</p>
<p><strong>Seconda parte. </strong></p>
<p>Sono passati alcuni giorni da quando ho scritto la prima parte e molti di più da quando mi apprestavo per partire, anzi, scappare, da Barcellona.<br />
In questo momento sono nel terrazzo di un ostello positivamente allucinante bevendo una &#8220;cagna&#8221; cercando di continuare a scrivere il mio report anche se, rispetto alla prima volta, trovo più difficile chiamare a raccolta i ricordi di questi giorni e allo stesso tempo reclutare le forze per non addormentarmi.</p>
<p><strong>4. Barcellona-Valencia, 390 km</strong></p>
<p>La prassi: preparazione bagagli, vestizione, jeans abbastanza sudoriferi, scarpe alte di pelle anch&#8217;esse abbastanza sudorifere, vestiti al posto giusto nelle borse a incastro con tutto il resto: i miei bagagli diventano un essere indipendente multicellulare.<br />
Parto. Dopo un pò di stradine interne mi accorgo dopo un bel pò dell&#8217;ora tarda e così decido di prendere l&#8217;autopista che mi porterà direttamente a Valencia.<br />
Prendo l&#8217;autopista&#8230; Che magicamente si rivela un&#8217;autopista gratuita: molte autopiste in Spagna sono gratuite, e questa cosa è una gran cosa. Inoltre la benzina costa pochissimo, circa 1,1 euro per litro.<br />
Il viaggio procede spedito senza intoppi.<br />
Arrivo a Valencia e subito, come al solito, giro una quindicina di minuti a casaccio per prendere confidenza con la città, dopodichè inizio a buscare il centro della ciudade&#8230; la trovo in un attimo. Riununcio all&#8217;uso dell&#8217;iPhone per trovare la via dell&#8217;ostello e chiedo informazioni a qualche passante&#8230; Con grande fortuna mi ero fermato proprio a 50 metri dalla mia destinazione! Il buon giorno si vede dal mattino?<br />
L&#8217;ostello che avevo prenotato il giorno prima di partire si chiama Purple Nest, e il nome di fatto non tradisce le aspettative. Si tratta di un palazzone con un&#8217;architettura di buon gusto all&#8217;interno dipinto di viola. Mentre faccio il check-in mi affaccio dentro e vedo che c&#8217;è tantissima gente, quasi tutti ragazzi. L&#8217;atmosfera è totalmente diversa da quella di Girona, sembra di stare in un programma estivo di MTV. La negativa esperienza di Barcellona potrebbe totalmente essere ripagata.<br />
Smonto le borse dalla moto e le sistemo nella mia camera da 6. Mi faccio una doccia. Faccio qualche chiacchiera con alcuni ragazzi. Giunge finalmente il momento di lavare i panni, alcuni dei quali, come il vestiario da motocicletta, ridotti a stracci segnati per sempre dall&#8217;umidità del mio sudore.<br />
Carico la lavatrice. Colgo l&#8217;occasione per scrivere la prima parte del mio resoconto di viaggio. Mi gusto una birra, franzeskeiner: la living Room dell&#8217;ostello sembra essere un pub. Sto nel cortile ad aspettare che i panni si rigenerino nella lavatrice.<br />
E, all&#8217;improvviso, un presentimento: l&#8217;essere circondato da italiani&#8230; Ma faccio il vago poichè non era mia intenzione conoscere italiani. Al contrario faccio subito conoscenza con tre americani, simpatici, ma sempre americani: passiamo praticamente 2 ore nel terrazzo a bere birra e a parlare di cazzate: e va benissimo così.<br />
Ritengo sia inutile descrivere i successivi passaggi che mi hanno portato a fare la conoscenza di altre ragazze e ragazzi, alcune dei quali sono italiani. La sera si esce tutti insieme. Nel gruppo multinazionale conosco Francesco: è un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones, e che sta facendo anche lui un viaggio in Spagna con la moto rigorosamente in solitaria. Ovviamente ci sentiamo affini e ci riconosciamo entrambi nell&#8217;andare d&#8217;accordo e nell&#8217;essere in simpatia.<br />
Anche lui arriverà a Lisbona e, coincidenza, i giorni coincidono con i miei, anche se lui farà un altro giro: decidiamo di riincontrarci li a Lisbona.<br />
La sera si esce tutti insieme. Ragazze simpatiche e carine, ma io da buon vecchio gay mi isolo con Francesco: stiamo a un passo da cambiare i nostri giri per deviare da Gibilterra in Marocco fino alla tunisia e poi ritorno in Italia in traghetto&#8230; Ma già avanti nella serata e nella scalinata alcolica, realiziamo che serve il passaporto che non abbiamo: rimaniamo con le pive nel sacco, ma contenti del pur valido apuntamento a Lisbona.<br />
Lui parte la mattina dopo. Buona notte, ci si vede! Mi sveglio la mattina mentre nella camera due ragazze che non avevo mai visto, probabilmente nordiche, si stanno vestendo spogliandosi integralmente. Dopo essermi anch&#8217;io risistemato esco e inizio il mio tour a piedi per Valencia totalmente senza meta: adoro camminare a piedi senza sapere dove arriverò. Visito un pò di città e poi ritorno all&#8217;ostello: qui ormai sembra di stare in una gita scolastica. Tutti amici, tutti pronti a elargire fratellanza: è molto piacevole. Anche oggi nuove conoscenze pure con italiani (la maggior parte dei guests sono italiani). Si mangia insieme. Si va alla spiaggia di notte. Ci si diverte, sembra di conoscerci da molto. Si torna tronfi all&#8217;ostello.<br />
Bello&#8230; Peccato che mi era sfuggito il fatto che il giorno dopo sarei partito. Sono le 5 di mattina e ho bevuto, ma non importa, solo mi dispiace un po di abbandonare quella piacevole e gioviale realtà per un altro salto nel vuoto&#8230; Ma così è la vita, o meglio, così è la modalità di viaggio che ho scelto.<br />
Scambi di contatti vari, ovviamente. Buona notte, ci si vede!<br />
Dormo 3 ore. Al posto delle ragazze nordiche nella mia stanza ci sono tre ragazzi che russano.<br />
Mattina. Ancora la stessa litania: mettere apposto la roba, sistemare la moto, vestizione, ultima occhiata alla strada da fare, partenza, colazione al primo pieno, partenza reale&#8230; Verso l&#8217;ignoto; li a Valenzia avevo trovato una fetta di sicurezza, ma che per il mio viaggio è purtroppo solo droga.</p>
<p>Valencia<br />
Permanenza 2 notti. Voto 8/10<br />
Bellissima vita notturna, ampi spazi verdi, aria di libertà, molti italiani</p>
<p><strong>5. Valencia-Malaga, 650 km</strong></p>
<p>Quanto mi mancava la moto, due giorni di stop mi avevano mandato in astinenza di vibrazioni, vento che ti si infila dappertutto, rombo, strade, assenza di comunicazioni verbali, caldo psichedelico, paura di non arrivare.<br />
Ormai il viaggio in moto è collaudato e prestante: sosta circa ogni 180 km per il pieno, velocità di crociera a 120 km/ora, sgasate e sclacsonate e urla in piedi a ogni passaggio di confine o a passaggio del casello di arrivo. Ma questa volta il viaggio è meno standard perchè la strada è completamente diversa da quelle fatte di solito.<br />
Prendo l&#8217;Autovia del Mediterraneo, che poi diventa l&#8217;A-92: è un&#8217;autostrada non più a pagamento che solca tutto il sud della Spagna fino all&#8217;Andalusia; con pochissimo traffico, questa autovia passa per il deserto Spagnolo andaluso, l&#8217;unico deserto dell&#8217;Europa continentale: qui Sergio Leone girava alcuni dei suoi film. Il paesaggio è allucinante: deserti, rocce, nulla, vegetazione bruciata dal sole, silenzio: in un tratto avró fatto almeno 5 km senza incontrare nessuna altra macchina&#8230; Uno spettacolo.<br />
Ma qui è anche dove ho rischiato davvero: sicuramente riderete, ma vi assicuro che la cosa poteva essere drammatica. Strada deserta, 140 km/h, un pennuto sull&#8217;asfalto: non si muove. Il pennuto decide di spiccare il suo volo (l&#8217;ultimo?) pochi metri prima del mio passaggio. Fatto sta che, avendo il pennuto preso quota, lo colpisco con il casco. È stato un duro colpo, per alcuni minuti sono rimasto intontito.<br />
La strada è lunga. Ripenso ai giorni passati, ai luoghi visti e alle persone conosciute. La strada sembra non finire mai. Iniziano le montagne, curve, salite e discese, ancora montagne&#8230;<br />
All&#8217;improvviso, come se si aprisse un sipario, dietro un&#8217;ultima curva con montagna appare Malaga, con il mare sullo sfondo. Un mare che per più di 400 km era sparito dalla mia visuale. Impatto impressionante.<br />
Sono a Malaga. Esulto. Suono il clacson e mando su di giri il motore, tutti mi guardano come un matto coatto.<br />
Dopo qualche chilometro in città senza meta inizio a buscare l&#8217;ostello, ma stavolta non lo trovo subito.<br />
Dopo varie smadonnate riesco a trovare l&#8217;ostello che avevo prenotato qualche giorno prima: una ragazza conosciuta a Valencia era già stata li e mi aveva positivamente allertato.<br />
L&#8217;ostello di chiama Casa Babylon ed è probabilmente il miglior posto in cui sono stato. Fondamentalmente è una villetta abilitata a ostello ed è gestita da tre ragazzi uno più soggetto dell&#8217;altro. L&#8217;atmosfera è quasi troppo familiare. Non appena arrivato, ancora con la giacca da moto addosso, subito scambio un bel po di chiacchiere con più di una decina di ragazzi. Where are you from? How long did you stay here?e intanto bevo cagne a un euro fornite dal bar interno della chillout zone. Fatto sta che tra una chiacchiera e l&#8217;altra rimango li per almeno 4 ore. Si sono fatte quasi le 23. Decido che è giunta l&#8217;ora di andarsi a scrostare il sudore di quel viaggio allucinante.<br />
Il bagno è uno solo, ma non c&#8217;è fila. Mi lavo, faccio come se fossi a casa mia. La situazione promiscua non intacca praticamente più la mia privacy. Dopo aver conosciuto degli italiani de Roma si va in giro per locali.<br />
Il racconto potrebbe andare avanti ancora a lungo e sembrare una permanenza di 2 settimane, invece sono stato solo 3 giorni scarsi. Avevo prenotato per due notti, ma decido di rimanere un giorno in più anche per non perdermi le Feria di Malaga che iniziavano il 14 agosto.<br />
Immaginate quindi che racconto come se fossi stato li 2 settimane&#8230;<br />
I giorni passano, la sera in giro con gli altri dell&#8217;ostello, il giorno depende. Riesco finalmente a farmi un bagno. Passo molte ore nella chillout zone dove conosco anche molti spagnoli e spagnole che vengono li a Casa Babylon solo a gozzovigliare. Mi fumo il narghilè. Faccio la mia consueta passeggiata random per Malaga.<br />
L&#8217;ultimo giorno faccio un salto a Granada, e dalla mattina al pomeriggio tardo esploro questa bellissima città. Torno la sera, stasera inizia la Feria.<br />
Ormai il gruppo si è espanso: tutti a divertirsi in spiaggia tra fiumi di birra, musica e gente a non finire. Purtroppo prima di uscire sono vittima di uno dei miei soliti vuoti mentali: ero convinto di aver avvertito che sarei rimasto una sera in più invece così non è stato. Mathias sbroccandomi allegramente e facendomi preparare la mia roba per lasciare il mio posto a una senorita, mi offre di dormire dove voglio senza pagare: in questo particolare ostello usualmente lasciano dormire anche su divani, amache etc per 10 euro. Capitava spesso di tornare la sera e trovare ragazzi a dormire nei posti piú disparati. L&#8217;ostello è totalmente pieno, ci sono le Feria, mi preoccuperò di conquistarmi uno spazio più tardi. Usciamo. Beviamo. C&#8217;è il mega concerto di innaugurazione delle feria, sembra il primo maggio a San Giovanni. Decide di migliaia di persone. Cazzegiamo in spiaggia. Tento di rimorchiare sfoggiando il mio maldrestissimo spagnolo. Vinco una maglietta per aver bevuto abbastanza. Foto. Saluti, saluti ai simpatici italiani, saluti alle simpatiche ragazze internazionali. Torno all&#8217;ostello. Il giorno dopo sarei partito, peccato, sono stati 3 giorni di svago. Trovo libero solo un divano fuori in giardino, ubriaco e assonnato mi butto sopra in mutande non curante di trovarmi in un luogo di passaggio. Dormo 4 ore e sotto il sole cocente vengo svegliato come nei film dal leccare del cane Chado. Lui è il cane di Casa Babylon, forse il simbolo: è una montagna di pelo lungo e scuro, è grande quanto un orso e il muso sembra umano. Quando ci si divertiva nella chillout zone tutti lo volevano in mezzo per giocarci e farlo abbaiare.<br />
Di nuovo la routine: sistemazione, vestizione, partenze. Cavolo mi mancherà davvero questo posto e quelle persone, ma ormai ho capito che il mio viaggio è formato da microviaggi: ogni luogo è una nuova avventura, ognuna diversa dall&#8217;altra. Si inizia e si finisce li, poi partendo la strada le divide. Le strade sono solo la congiunzione di questi posti. La strada è impalpabile ed è come la memoria che collega i vari momenti della nostra vita.<br />
Nel viaggio ci sono principalmente 3 elementi: luoghi, persone e strade&#8230; Come corpo, mente e anima.<br />
Parto, mi aspetta un lungo viaggio per Lisbona dove mi incontrerò con Francesco. Di nuovo quel vuoto di chi crede di aver perso qualcosa: basterà un po di tempo per razionalizzare<br />
e così collocare questi bei momenti passati in un posto dei miei ricordi e della mia mente, unica verità nel tempo.<br />
Queste ultime righe vengono da Santiago a molti giorni di distanza da quanto raccontato, purtroppo o per fortuna, questi giorni, improvvisamente, mi sono ritrovato a non avere più tempo per scrivere.</p>
<p>Malaga<br />
Permanenza 3 notti. Voto 8/10<br />
Casa Babylon, la Feria, bellissime camminate, troppo discotecara, persone amabili</p>
<p>Granada<br />
Permanenza 1 giornata. Voto 8/10<br />
Esotica, libertà</p>
<p><strong>Terza parte.</strong></p>
<p>Ed eccomi qui, a casa, davanti al mio portatile. Si, a casa, a Roma. Il mio iphone si è danneggiato durante l&#8217;ultima tappa e non ho avuto possibilità di andare avanti con il mio racconto. Da casa è più difficile scrivere di posti ormai lontani nello spazio anche se vicini nei miei pensieri perchè, guardandomi intorno, annusando l&#8217;aria e ascoltando i suoni, mi rendo conto che la quotidianità romana interferisce con i ricordi, forse rendendoli più morbidi e meno vivi. L&#8217;unica cosa che posso fare è chiudere gli occhi e ripercorrere quelle strade&#8230;</p>
<p><strong>5. Malaga-Lisbona, passando per Tarifa, 850 km</strong></p>
<p>Alla prima pompa di benzina mi concedo un boccadiglio al Jamon Serrano aspettando di riprendermi dalla serata passata a Malaga. La voglia di rimettermi alla guida stavolta un po&#8217; mi pesa: dovrò fare molti chilometri e dire &#8220;arrivederci&#8221; alla Spagna&#8230; ma questo è il mio viaggio.<br />
Mentre guido solitamente ripenso ai giorni passati e alle persone incontrate. Questa volta mi sento più saggio, inizio a comprendere un po&#8217; meglio lo spirito di questo viaggio e mi stupisco anche di quanto sono riuscito a rimanere metodico nel rispettare, sempre con una certa elasticità, tappe e orari. Davvero, non me l&#8217;aspettavo.<br />
Mentre mi compiaccio di me stesso, soprattutto per annientare quel certo grado di nostalgia riguardo la permanenza a Malaga, mi rendo conto di aver sbagliato strada. La mia metodicità ha fallito.<br />
La sorte ha voluto che però ho preso la strada che va verso Tarifa, cittadina sulla punta della penisola iberica, esattamente posta tra l&#8217;oceano e il mediterraneo, meta importantissima per surfisti di tutto il mondo. Tarifa era uno di quei posti che avrei voluto vedere&#8230; così decido di assecondare il mio errore e allungare per Tarifa in cui probabilmente mi sarei fermato per un pranzo. Bella la libertà!<br />
Ero veramente stanco quella mattina in cui il sole picchiava pesante e che creava sulla strada riflessi indistinti di realtà quasi al limite della nostra cultura europea. Daltronde mi avvicinavo verso l&#8217;Africa e ciò mi elettrizzava.<br />
Dopo aver percorso una interminabile strada statale che semplicemente si adattava alle scoscese pendenze della costa andalusa, arrivo finalmente a Tarifa. Delle viaggiatrici polacche mi avevano messo in guarda della presenza di venti terribilmente forti, ma mai avrei immaginato simili spostamenti d&#8217;aria.<br />
Scendo. Smonto. Macchina fotografia. Faccio due passi e subito una folata di vento quasi mi fa cadere in acqua. Davvero, in alcuni momenti mi sono dovuto reggere. È presto, è mezzogiorno. In acqua i surfisti viaggiano, in terra i viaggiatori arrivano dalle barche che attraccano dall&#8217;Africa. Oltre il mare, all&#8217;orizzonte, le coste africane sono semplicemente nitide e ben distinte. Dopo essere rimasto molto tempo a fissare l&#8217;orizzonte mi giro e vedo semplicemente un paesello sgangherato attanagliato dal vento: albero ripiegati su se stessi, porte e serrande che sbattono, sabbia che innonda le strade. Non sono un surfista, non credo che resterò a lungo. Si sta facendo tardi, e in effetti sono in ritardo, ma prendo tutto alla leggera ispirato da quell&#8217;aria così palpabile: mi concedo un lauto pranzo a base di pesce. Mangio. Riparto&#8230; è tardissimo! Avevo più della metà del viaggio da fare mentre Francesco mi mandava dei messaggi per sapere verso che ora ci saremmo visti a Lisbona&#8230; e chi lo sa? Caro Francesco, ti chiamo appena so che fine farò.<br />
Mi rimetto in strada. Ci sono alcune cose che odio andando in moto: la pioggia, gli autocarri impazziti e le raffiche improvvise di vento. Ebbene non sapevo che mi trovavo in una delle zone più ventose d&#8217;europa. Ho passato 100 km di inferno cercando di non sbandare a causa delle forti spinte del vento. La strada più ventosa d&#8217;europa: i pullman non superavano i 60 km all&#8217;ora. Sullo sfondo una distesa di mulini per l&#8217;elettricità eolica. Mai visti tanti, mi ha fatto una strana impressione, come quando per la prima volta ho visto in Matrix la scena in cui a Neo viene mostrata la distesa delle pile umane. Questa vista comunque mi rilassa e non mi fa più pensare al vento. A quanto pare questi impianti, progettati dall&#8217;italiano premio nobel Rubbia, riescono ad alimentare intere città. Rubbia scappo dall&#8217;Italia perchè non lo facevano lavorare alle sue ricerche sull&#8217;energia alternativa. Ora, in quel posto, ho grokkato la piccolezza dell&#8217;Italia e della sua incapacità di lasciar vivere le persone&#8230; serve una rivoluzione in Italia, ma non prima del mio ritorno.<br />
Guido. Ho qualche allucinazione. Passo per Sevilla, arrivo a Huelva&#8230; ci sono quasi. Varco il confine: la mia moto, i miei bagagli e io attraversiamo un maestoso ponte supera il confine naturale del fiume Guadiana tra Spagna e Portogallo. Poche centinaia di metri e il panorama cambia magicamente, come se fosse un videogame. Le scritte su i cartelli sembrano simili all&#8217;italiano e comprensibili&#8230; povero illuso, non sapevo che mi sarei ritrovato a dover combattere con una lingua pressochè incomprensibile. La strada è sgombra e in poco tempo raggiungo Lisbona.<br />
Appena arrivato in città realizzo di trovarmi a -1 con il fuso orario&#8230; meno male, sono le 11 di sera!<br />
Chiamo Francesco e ci mettiamo d&#8217;accordo su dove vederci. Io però il mio simil-gps dell&#8217;iphone non l&#8217;ho voluto toccare! Non è stato facile, ma Francesco è un tipo che si sa giostrare in luoghi sconosciuti e ci siamo riusciti a incontrare. Abbracci. Tante cose da raccontarci, ma prima troviamo la casa del nostro contatto portoghese. Contatto? Ho detto contatto? Si, in effetti un po&#8217; di cose in effetti durante il viaggio sono cambiate, com&#8217;è giusto che sia così: avevo prenotato un ostello, ma mentre ero sull&#8217;autostrada portoghese Francesco mi manda un messaggio dicendomi che colui che lo avrebbe ospitato, un couch surfer della comunità couchsurfing.com su internet, ha detto che con piacere avrebbe ospitato anche me&#8230; accetto l&#8217;invito! Ed eccoci qui, io, Francesco, 2 ragazze belghe e un francese a casa di Rui, un portoghese di 40 anni che parla almeno cinque lingue e che insegna all&#8217;Università di Lisbona. Rui è stato veramente un uomo d&#8217;oro: ci ha ospitato per due notti, ci ha portato in giro per Lisbona, ci ha offerto casa sua per fare quello che volevamo&#8230; veramente una brava persona. All&#8217;inizio, da buon italiano che non sono altro, la diffidenza in effetti c&#8217;era: perchè mai una persona dovrebbe ospitare gratuitamente degli sconosciuti? La risposta mi è balenata davanti agli occhi chiara e semplice: perchè è così che dovrebbe essere sempre, perchè a quanto pare noi italiani ancora non siamo in grado di accettare un tale livello di ospitalità e semplicità. Con Rui la permanenza a Lisbona devo dire è stata fantastica: l&#8217;ha resa completamente diversa rispetto a quella delle altre città. Avevamo una guida. Con Francesco stiamo praticamente sempre in giro per la città. Con noi anche una sua amica conosciuta su un forum prima di partire. Risate. Libertà. Grandi magnate di pesce. Barrio Alto: mai vista così tanta gente. Lisbona è veramente una gran città. Pulizia, panorami da brivido, persone cordiali. Tra un fado e l&#8217;altro ci perdiamo come al nostro solito, non importa la strada si ritrova sempre. Anche questa città scivola via. Notte. Metropolitana. Mattina, salutiamo Rui, spero di rivederlo. La mattina della partenza io e Francesco decidiamo di passare a Sintra dove si può mirare tutta la vallata&#8230; immersa nella nebbia. Cazzo, è ora di partire: io andrò a Porto, pochi chilometri (350&#8230; ) da dove viene Francesco, mentre lui andrà in Andalusia&#8230; da dove vengo io. Le nostre strade si sono letteralmente incrociate, sicuramente avrà un senso tutto ciò. Ci salutiamo: risentiamoci! Torniamo in Italia insieme! Questo è quanto detto. Mi sento rigenerato. Altre due tappe e poi il giro di boa.</p>
<p>Lisbona<br />
Permanenza 2 notti. Voto 9/10<br />
Barrio Alto, camminare per Lisbona</p>
<p><strong>6. Lisbona-Porto, 350 km</strong></p>
<p>L&#8217;A1 è l&#8217;autostrada che congiunge Lisbona e Porto, un rettilineo poco trafficato ad alta viabilità. Ho voglia di arrivare presto a Porto. Con una media di 140 Km/h mi ritrovo a Porto in poche ore. Senza troppo tergiversare localizzo l&#8217;ostello (il Rivoli) che ho prenotato due giorni prima e mi ci stabilizzo. È un&#8217;ostello completamente in stile cinematografico dove ogni stanza è fatta a tema: a me per sorte è toccata la camera &#8220;Kubrick&#8221;. Un altro segno del destino? Kubrick è un regista che ha profondamente segnato il mio percorso cinematografico, dalle mie prime e ingenue curiosità filmiche, passando per le varie operazioni di onanismo cinefile, fino alla mia tesi che ruotava per un buon 70% intorno all&#8217;Opera di Kubrick. Ciò mi elettrifica. Inoltre qualche giorno dopo mi verrà detto che monterò un documentario su di lui. Destino? Tutto sembra incastrarsi e procedere con armonia. Porto è una cittadina tranquilla, incredibilmente bella. Degustazioni gratuite sulla riva del fiume sono il minimo rispetto al semplice perdersi tra i vicoli scoscesi di questa cittadina costruita in pendenza. Il giorno lo passo così. La sera conosco una londinese e una tedesca, si esce insieme. Ho conosciuto veramente un sacco di ragazze in questo viaggio, alcune molto belle, ma l&#8217;interesse è più indirizzato verso un casto scambio interculturale. A Porto mi incontro anche con un altro gruppo di ragazze e ragazzi italiani conosciuti per caso a Lisbona e che per caso ri-incontrerò sempre per caso tra le vie di Santiago&#8230; quanti intrecci: questo viaggio sembra di più un intricato lavoro di architettura. Però forse Porto è stata la città in cui ho deciso di stare un po&#8217; di più per fatti miei, un po&#8217; per il tempo che era poco, un po&#8217; per l&#8217;aria di tranquillità che si respirava. La mattina della partenza me la prendo comoda, mi faccio una bella scorpacciata di bacalau, forse il pranzo più ricco fatto fin&#8217;ora alla modica spesa di 15 euro, e riparto. In realtà parto molto tardi. Devo arrivare a Santiago, diciamo il punto angoloso del mio viaggio&#8230; non so perchè ma questa prossima tappa mi mette un po d&#8217;ansia: il ritorno in Spagna, la misticità del luogo, una cittadina completamente diversa da quelle viste fin&#8217;ora&#8230; finalmente potrò stare da solo a meditare? Il viaggio è semplice, com&#8217;è stato fino ad&#8217;ora: todo ritto! Nonostante sia tardi rispetto alla mia seppur elastica tabella di marcia esco dall&#8217;autostrada e mi concedo qualche viuzza tra i paesini.</p>
<p>Porto<br />
Permanenza 1 notte. Voto 8/10<br />
Il fiume, il ponte sul fiume, degustazione di vino, la tranquillità</p>
<p><strong>Quarta parte.</strong></p>
<p><strong>7. Porto-Santiago de Compostela, 300 km</strong></p>
<p>La settima tappa. Quella più mistica. Arrivo a Santiago, parcheggio la moto, a piedi cerco l&#8217;ostello. Ma prima faccio conoscenza di due pellegrine italiane molto simpatiche. Arrivo all&#8217;ostello, è tardi sono le 8 di sera, non avevo considerato per la seconda volta il fuso orario. Decido subito di rimanere una notte in più rispetto al previsto, mettendo una bella croce su Bilbao&#8230; non so perchè ma questa Santiago mi ispira. Come di consueto mi faccio una bella doccia rigenerante scrostandomi di dosso il sudore del viaggio. Rimesso tutto apposto quasi per caso faccio conoscenza di due amiche, un&#8217;australiana e un&#8217;inglese. Con queste due ragazze praticamente passerò questi due giorni a Santiago. Beviamo. Molto. Sembriamo amici da una vita. Strana sensazione, già so che mi dispiacerà salutarle quando ripartirò. Restiamo insieme fino alle 3 di notte, poi loro vanno a dormire&#8230; io non ho sonno. Esco. Senza bene ricordarmi come conosco dei ragazzi spagnoli, con loro vado in giro un po per alcuni locali di Santiago. Quando sei turista tutti sono interessati a te, ma poi comunque ci si rende conto che alla fine è bello socializzare al di là di ogni confine.<br />
Il giorno dopo mi ritaglio qualche ora di solitudine per girarmi i dintorni della Cattedrale di Santiago. Intorno a me ci sono molti pellegrini tutti li per audire la messa della cattedrale&#8230; volente o nolente non posso far a meno di rimanere affascinato non solo intellettualmente da quell&#8217;atmosfera mistica. Tutto il mio ateismo e il mio anticlericalismo per un po&#8217; vengono messe in stand-by. Scrivo la seconda parte del mio resoconto di viaggio&#8230; il resto lo scriverò a San Sebastian. Giro un altro po&#8217; e, sempre per caso, mi ritrovo in un negozio non di souvenirs come ce ne sono tanti, ma in una specie di galleria d&#8217;arte, dove vendono un sacco di belle cose. Fin&#8217;ora non mi ero comprato nulla, ma decido di regalarmi un portachiavi con la conchiglia, che è il simbolo del cammino di Santiago, che avrei usato per le chiavi della mia moto. Il simbolo della Concha (la conchiglia) mi aveva colpito molto, e mi rimarrà impressa anche per i giorni a venire. Il resto della giornata sto con le due ragazze, anche la sera, e anche la mattina, molto presto, si svegliano per salutarmi. Bello. Strano. Un saluto un po più lungo rispetto ai soliti che avevo provato questi giorni. Strano&#8230; chissà se le rivedrò? Spero di si&#8230; fortuna che c&#8217;è facebook. Mi sento veramente bene, nonostante delle nubi iniziano a coprire il cielo.</p>
<p>Santiago de Compostela<br />
Permanenza 2 notti. Voto 8/10<br />
La Cattedrale, la musica per strada, la tranquillità</p>
<p><strong>8. Santiago de Compostela-San Sebastian, passando per Gijon, 750 km</strong></p>
<p>Le nubi hanno totalmente coperto il cielo. A quanto pare questa concha non funziona&#8230; oppure mi vuole solo mettere alla prova. Un fastidioso freddo inizia ad abbattersi sulla strada che percorro in direzione est verso Sn Sebastian. Il viaggio è lungo. Inizia a piovere. Il viaggio è lungo, prima o poi smetterà di piovere. Avevo già preso un po&#8217; d&#8217;acqua andando a Barcellona, ma quello era niente in confronto. Pioggia torrenziale, nebbia e freddo. Completamente zuppo e con le mani viola faccio spesso delle soste sperando che il tempo migliori, ma a quanto pare la Galizia e tutto il nord della Spagna quel giorno hanno deciso che devo morire. Macino molti altri chilometri, ma, esausto decido di sostare a Gijon, un città abbastanza grande sulla costa nord. Qui mangio e mi faccio un giretto a piedi, sembra che abbia smesso di piovere. Questa città è abbastanza triste, incredibilmente cara e le persone non hanno quella cordialità che aveva contraddistinto il resto della Spagna&#8230; sarà un giudizio affrettato? Mi rivesto: gli indumenti sono zuppi, ma devo stringere i denti perchè è tardissimo e non posso permettermi di arrivare a San Sebastian con il buio, nonostante abbia già prenotato un ostello. L&#8217;iphone ha preso acqua, ma funziona, decido di metterlo ben bene dentro una valigia per evitare nefasti eventi.<br />
Riparto. Inizia a piovere: ma non smette?! L&#8217;orizzonte è sempre più scuro. La pioggia si fa a tratti più fitta, ormai sono un tutt&#8217;uno con i miei indumenti. Decido comunque di procedere stoicamente. Arrivato nei pressi di Bilbao la pioggia è torrenziale, la mia andatura con la moto è molto limitata&#8230; e si è fatta notte. C&#8217;è la nebbia. E mancano ancora 100 km per arrivare a San Sebastian. Stringo i denti e procedo. Qui la pioggia si fa più fitta che sono costretto ad andare lentissimo, intorno ai 70 Km/h&#8230; non mi sento più le mani. Non vedo l&#8217;ora di farmi una bella doccia&#8230; ovviamente ero ottimista e non avevo la più pallida idea di quello che mi sarebbe successo.<br />
Arrivo a San Sebastian. È tardi, sono le 10 di sera. Mi metto riparato da una parte, perchè intanto continua a piovere a dirotto. Cerco l&#8217;iphone, stavolta userò il gps, e di gusto pure. L&#8217;acqua era filtrata nelle borse, tutti i miei vestiti erano zuppi. Prendo l&#8217;iphone, anch&#8217;esso sembrerebbe bagnato&#8230; prima di accenderlo noto che invece di avere in mano un iphone, tengo in mano una saponetta&#8230; Che faccio? Accendo? L&#8217;iphone è totalmente bagnato. Potrebbe andare in corto con tutta quell&#8217;acqua? Tutti i dati dell&#8217;ostello, la via, il nome, il percorso, stavano li sopra. Ingenuamente non avevo preso a mente nulla di tutto ciò ormai ben abituato alla perfetta funzionalità del metodo in tutti quei giorni. Praticamente senza l&#8217;iphone sarei rimasto fottuto li in una città sconosciuta di notte con la pioggia a picco&#8230; Accendo. Non si accende. Riprovo. Nulla. Inutile dire quante volte ho provato a riaccenderlo. Niente. Probabilmente era andato, oppure semplicemente bisognava aspettare che si asciugasse. Sono rimasto cinque minuti sotto la pioggia a non credere al fatto che per la prima volta in quel viaggio ero fottuto. La prima cosa che ho fatto è stato cercare un altro posto dove dormire. Avrò girato almeno 20 pensioni e altrettanti alberghi, ma tutto era full. Chiedo indicazione a dei baschi, ma mi confermano il fatto che sono fottuto dato che in quei giorni senza prenotazione è praticamente impossibile trovare un letto dove dormire, mi consigliano di andare in un albergo sull&#8217;autostrada. Sono le 23. Che faccio? E che devo fare? Ma, all&#8217;improvviso un flash: a gijon avevo dato una scorsata veloce alla cartina di san sebastian, l&#8217;ostello stava vicino a un fiume. Trovo una di quelle cartine alle fermate degli autobus &#8220;te sei qui&#8221; e riconosco la zona su per giù dove si trova l&#8217;ostello. Seguo il fiume nella direzione del mare e arrivo praticamente nel quartiere sul mare e centrale di San Sebastian. Parcheggio la moto. Inizio a farmi tutte le stradine in tutte le combinazioni possbili (tutto ciò sempre sotto la pioggia) &#8230;dopo almeno 20 minuti&#8230; un altro flash! Una viuzza mi suona familiare, Juan de Bilbao, un po ingenuamente mi convinco che è quella la strada dell&#8217;ostello: me la faccio tutta guardando per bene tutti i citofoni&#8230; dopo un po il terzo flash! Casa Roger&#8230; anche quello mi suona familiare, mi autoconvinco che sia quello l&#8217;ostello. Citofono. Salgo. Giordani! Yes, you have a room, you signed here for 7pm, now is 1am&#8230; And? Nevermind&#8230; brava, chissene frega, non ci credo neanche io che ho imbroccato l&#8217;ostello giusto in mezzo ad altri 40 ostelli tutti uguali. Mentre faccio il chack-in sbotto a ridere senza motivo, la tizia mi guarda male. Sono veramente ridotto una merda: completamente bagnato con la pelle viola e rattrippita, il volto stravolto da 700 km di pioggia, freddo e nebbia. Ritorno giù a parcheggiare la moto e prendere gli altri bagagli. Ovviamente in quel momento smette di piovere. Dell&#8217;iphone mi sono toralmente scordato, fiducioso che il giorno dopo sarebbe ritornato in vita.<br />
Vado in stanza, ma è scoppiata una rissa tra la tizia della stanza e due afroamericane, molto bone, ma credo anche molto stupide. A un certo punto mi tocca intervenire per allontanare l&#8217;afroamericana che aveva iniziato a prendere a cazzotti la piccola basca dell&#8217;ostello. Cazzo. Sono le 2 di notte. Fatto sta che fraurla, litigi e sbrocchi (non ho mai capito perchè) mi faccio la doccia alle 3 di notte. La mattina dopo le due afroamericane saranno cacciate dall&#8217;ostello. Probabilmente hanno un cervello molto piccolo, ma non era male vederle girare in tanga nella stanza microscopica con i seni al vento. La mattina alle 8 vengo svegliato nuovamente da litigie delle afroamericane con i padroni dell&#8217;ostello che intanto hanno chiamato la polizia per farle andare via. Che vita de merda. Mi rimetto a dormire. Finalmente le due se ne vanno. Una delle due mi sveglia con una carezza che parte dalla punta del piede e che arriva fino al petto e poi con un bacio sulla guancia.. I&#8217;m sorry. Le due se ne vanno via scosciate. Finalmente riesco a dormire un po. Il giorno lo passo in giro per San Sebastian.<br />
San Sebastian-Donostia&#8230; paesi baschi&#8230; che assurdo benvenuto. In realtà sono un po abbattuto, l&#8217;iphone non funziona, probabilmente è fottuto. Sicuramente non potrò chiamare Francesco per poterci dare un appuntamento chissà dove e tornare in Italia insieme. Inoltre è nuvoloso e le spiagge sono deserte. C&#8217;è nell&#8217;aria un non so che di tristezza: non me l&#8217;aspettavo così. O forse sono io che la sto facendo diventare così triste. È l&#8217;ultima città. Poi si ritorna a Roma. Mi sento scarico. Il viaggio e l&#8217;arrivo del giorno prima mi hanno totalmente scombussolato.<br />
Cammino. Mi perdo, ma poi ritrovo la strada. Non mi va di socializzare. E infatti questo non accade. Ma poi a un certo punto, rimanendo affascinato da una statua vivente che fa il cowboy e che performa un balletto per ringraziare dell&#8217;euro buttatogli li nel vaso, capisco che il viaggio non è affatto finito e che, iphone o non iphone, devo continuare a fare quello che ho sempre fatto fino a quel momento.<br />
Torno all&#8217;ostello, conosco un po&#8217; di ragazzi tra australiani e canadesi. Parliamo, ci conosciamo. Si sta insieme. Si esce. Ci divertiamo. Loro vanno a dormire presto perchè il giorno dopo sarebbero ripartiti, io non ho sonno. Esco. Conosco dei francesi. Cazzeggio con loro per almeno due ore. Poi conosco un basco che mi prende in simpatia e mi porta in giro per locali facendomi entrare gratis con lui e offrendomi molte prospettive da fumare&#8230; si va in giro, mi fa conoscere molti amici suoi, ma più che altro si cazzeggia. Tra una cosa e l&#8217;altra torno in ostello alle 8 di mattina. Dormo. Sveglia alle 3 del pomeriggio. Spiaggia con dei simpatici australiani. Bagno. Chillin all&#8217;ostello. La sera una festa inter-ostellare. Inutile stare a sottolineare ancora con quante persone avrò conosciuto e con quante mi sono scambiato i vari contatti. Nella descrizione di questi due giorni a San Sebastian forse sono stato un po fugace, ma in realtà sono state due giornate veramente all&#8217;estremo. È notte e ancora si beve, si ride, si scherza e si è tutti amici. La mattina dopo sarei dovuto svegliarmi alle 7. Fatto sta che sopraggiunge un contrattempo: senza troppo scendere nei dettagli posso dire che prima di ritornare in patria ho dovuto adempire a certi doveri patriottici. Per cui, per tenere alta la nostra bandiera nazionale, mi sono svegliato molto tardi. Un po rintronato, senza pensarci troppo, saluto tutti e chi di dovere e mi avvio verso Rome. Il viaggio sembra davvero essere finito.</p>
<p>Gijon<br />
Voto 5/10<br />
Inutile, cara</p>
<p>San Sebastian<br />
Permanenza 2 notti, Voto 7,5/10<br />
Persone, la spiaggia, la vita notturna, la leggerezza</p>
<p><strong>9. San Sebastian-Roma, passando per Marsiglia, 1650 km</strong></p>
<p>Sono in moto, sto tornando a casa. In realtà il mio obiettivo è quello di arrivare a Marsiglia, dormire una notte e poi ripartire il giorno dopo. Ma tutto ciò non accadrà. Arrivo a Marsiglia tardi: è buio. Di cercare un alloggio proprio non mi va, anche perchè i miei soldi sono praticamente finiti. Mi fermo a mangiare in un ristorante cinese e conosco una simpatica coppia di marsigliesi. Mentre ci discuto, non so perchè ma me ne esco col fatto che sarei subito riparti per Roma senza sostare: in pratica mentre raccontavo ciò mi autoconvincevo della cosa. E così in un paio di secondi decido di fare una tirata e continuare per Roma. Saluto la coppia di francesi increduli, ma un po incuriositi da questo matto che vuole tornare a Roma da San Sebastian senza sosta, e parto.<br />
Di notte, sulla strada, me lo chiedo più volte: ci arrivo vivo o no a casa?<br />
Il viaggio notturno è stato allucinante. Notte, fari delle macchine, visioni sulla strada con alcune inchiodate immotivate, stanchezza. Dopo alcune ore sono in Italia! Superata Ventimiglia entro in una stazione di servizio e, stremato dalla stanchezza, parcheggio la moto, scavalletto, metto lo zaino sull&#8217;asfalto a mo di cuscino e mi sdraio per terra. Dormo forse 40 minuti. da un lato i camionisti che parcheggiavano i tir, dall&#8217;altro le macchine che sfrecciavano sull&#8217;autostrada&#8230; ma in tutto ciò ho ritrovato una pace dei sensi. I 40 minuti più ristoratori di tutto il viaggio. Mi sveglio: adesso si fa sul serio. In moto. Soste: benzina + caffè. Fino all&#8217;A1, supero Firenze, arrivo a Roma. E sono qui. Sono tornato a Roma</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Resoconto Consiglio Comunale 25 giugno]]></title>
<link>http://progettoarosio.wordpress.com/2009/06/29/resoconto-consiglio-comunale-25-giugno/</link>
<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 10:38:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>progettoarosio</dc:creator>
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<description><![CDATA[Giovedì 25 giugno alle ore 21.00 presso la sala consiliare del Comune di Arosio ha avuto luogo l]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Giovedì 25 giugno alle ore 21.00 presso la sala consiliare del Comune di Arosio ha avuto luogo l]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Considerazioni sull'organizzazione di Q.P.G.A.]]></title>
<link>http://smnewsblog.wordpress.com/2009/06/29/considerazioni-sullorganizzazione-di-q-p-g-a/</link>
<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 10:23:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>Radiocucaio</dc:creator>
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<description><![CDATA[Grazie a Renato Castelli della ML di Parole in viaggio Ancora qualche considerazione… Credo che la g]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><em>Grazie a Renato Castelli della ML di Parole in viaggio</em></strong></p>
<p>Ancora qualche considerazione…</p>
<p>Credo che la gestione dell’organizzazione di questi concerti abbia da far riflettere.</p>
<p>Mi pare di capire che alla fine ciò che conta è soprattutto l’organizzatore locale, nei due concerti che ho visto finora, al di la delle splendide location, mi sono venute stridenti alcune cose.</p>
<p>Prima di tutto: non voglio nemmeno discutere del prezzo del biglietto, ma direi che se paghi una cifra che comunque in qualunque posto in cui ti trovi è considerevole, sopratutto proporzionata alle diverse tasche di chi la versa, in qualunque posto ti trovi si dovrebbe avere il diritto a vedere e sentire bene.</p>
<p><!--more--></p>
<p>Un posto da 32€ giustamente sarà più lontano degli altri, ma dovrebbe essere in condizione di vedere da lontano, bene, il palco. Credo che a Roma questo non succedeva. Io ero ben messo con il mio posto, ma vagando per la location dello spettacolo i dubbi sono stati molti, credo che da quei posti si poteva vedere bene i megaschermi laterali, non certo il palco. In più anche i posti di maggior costo distribuiti su una platea senza dislivelli, credo abbia portato i posti più laterali o lontani ad una visione non certo ottimale, per non dire pessima. Bastano poche file di differenza ed un biglietto di uguale settore può diventare di costo eccessivo pur non costando di più, mi spiego, un biglietto da 80€ vissuto nelle prime file o nelle ultime di un settore senza dislivello, credo crei grandi differenze.</p>
<p>Il palco di Roma era molto diverso da quello di Firenze, permetteva a Claudio di spingersi maggiormente sui lati favorendo un po’ di più la vista, ma sostanzialmente credo di poter dire che mediamente la visibilità a Roma era molto peggiore, ad esempio, che a Firenze.</p>
<p>A Firenze a parte un gruppetto di cinque file sotto il palco, gli altri posti erano tutti in scala e credo che la mia visibilità in decima fila, fosse molto meglio di una posizione analoga se mi fossi trovato nella stessa condizione a Roma.</p>
<p>A Firenze mi è sembrato che solo sui lati la visibilità fosse condizionata dalla posizione, ma i posti interessati erano meno e credo che gli sfortunati di conseguenza sono</p>
<p>stati molto meno che a Roma. Se vogliamo poi, a danno di questi sfortunati, a Firenze non c’erano almeno nella prima serata, i megaschermi laterali (per la pioggia?) che non saranno l’optimum, ma, fermo restando che la visibilità del palco dovrebbe esserci per tutti, un minimo di sollievo alla visibilità lo danno.</p>
<p>Ora sento che a Spello il palco non era coperto. A Firenze lo era e sul biglietto c’era scritto chiaramente che lo spettacolo sarebbe stato effettuato in qualsiasi condizione di tempo. Che dire? Per chi viene da fuori garantire lo spettacolo dovrebbe essere un modo per evitare un viaggio a vuoto, poi c’è da discutere se uno spettacolo visto sotto la pioggia sia accettabile o meno. Forse, tutto dipende solo dalla quantità di pioggia!</p>
<p>Detto questo, viene da pensare che una maggiore omogeneità di condizioni da parte degli organizzatori locali sarebbe auspicabile.</p>
<p>Un’altra considerazione dopo aver visto questi due concerti.</p>
<p>Alla fine ciò che mi ha colpito di più è sostanzialmente la grande professionalità di Claudio e la sua ottima band.</p>
<p>La voce stupenda, le orchestrazioni di spessore… il tutto abbondantemente al di sopra di promesse di inediti, di sorprese o di megaschermi e di scenografie varie. La parte che come al solito coinvolge di più è quella finale, dove Claudio e la sua band si esprimono in un modo “rustico” e la musica unita alla voce vanno di corsa senza trucchi e senza inganni, almeno così mi è parso, senza orpelli e contributi sonori aggiunti.</p>
<p>E allora cosa serve costruirsi attorno tutto quel bailamme di attese per cose che francamente non ho trovato nella misura in cui si pubblicizzavano?</p>
<p>E che se tutto va bene  finiscono per danneggiare lo stesso Claudio?</p>
<p>A guardare questi concerti la sensazione forte che mi è rimasta è di un uomo che di novità, intese semplicemente come cose nuove, da proporre non ne ha più. D’altra parte tanto ha detto e scritto nella sua storia prettamente musicale e non c’è niente di male se di nuovo da dire non c’è più niente in un personaggio come Claudio.</p>
<p>Arriva nella vita -e la musica è la sua vita-  un momento in cui non trovi più niente da dire, o magari un momento in cui hai solo cose che vuoi tenere per te. A vedere ciò che ha fatto fin qui, vien da pensare che di nuovo ci potrebbe tuttal’più cantare ciò che ha mangiato ieri sera, o che taglia di pantaloni porta.</p>
<p>Certo la sua capacità professionale può produrre luci e suoni spettacolarmente bellissime, ma ripeto, alla fine ciò che conta è la voce e la musica.</p>
<p>E allora mi viene tanto da sperare in un Claudio che ogni tanto, così per piacer suo e per piacer nostro, si metta sopra un palco senza pretese di inventare vestiti nuovi per cose vecchie o altre cose che risultano solo tentativi di sorprenderci, per regalarci la sua voce, lui con i suoi splendidi musicisti e le sue splendide canzoni, con ciò che ha da dire o con i silenzi che lasciano posto alla musica se parole non ne vengono.</p>
<p>Lui assieme a sé stesso sul palco sono l’unica cosa che può davvero sorprendere ogni volta.</p>
<p>Perché di canzoni belle ne ha scritte tante e quelle da sole basterebbero, senza trucchi e senza inganni, un piccolo palco in un bel posto o anche soltanto un palasport, la sua voce e la sua musica e noi li a cantare e a sognare con lui, che serve d’altro?</p>
<p>E se un giorno arriverà un “brutto” disco di inediti sul quale ragionare, sarò felicissimo!</p>
<p>Ciaooo</p>
<p>Renato.</p>
<p><a href="http://www.gruppoesserci.blogspot.com/">www.gruppoesserci.blogspot.com</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le considerazioni di Renato su Q.P.G.A.]]></title>
<link>http://smnewsblog.wordpress.com/2009/06/29/le-considerazioni-di-renato-su-q-p-g-a/</link>
<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 10:17:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>Radiocucaio</dc:creator>
<guid>http://smnewsblog.wordpress.com/2009/06/29/le-considerazioni-di-renato-su-q-p-g-a/</guid>
<description><![CDATA[Grazie a Renato Castelli della ML di Parole in Viaggio Sono ormai passati diversi giorni dai concert]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><em>Grazie a Renato Castelli della ML di Parole in Viaggio</em></strong></p>
<p>Sono ormai passati diversi giorni dai concerti di Claudio che ho visto, purtroppo ho avuto degli impegni che mi hanno tenuto lontano dalla lista, ma, anche se tanto è già stato detto e scritto, con un po’ di ritardo sto cercando di mettere in ordine i miei ricordi e soprattutto le mie idee.</p>
<p>Sostanzialmente ho visto due concerti, quello di Roma e il primo di Firenze.</p>
<p><!--more--></p>
<p><strong>A Roma</strong> ci sono andato molto carico di curiosità per tutto ciò che avevo letto e sentito prima, gli inediti, le nuove orchestrazioni, le sorprese… insomma da buon fan che tutto sommato, ancora legge e ascolta, la mia attenzione era rivolta soprattutto a quello, visto la speranza che vorrei nutrire ancora sul fatto che Claudio possa darci davvero ancora qualche novità, in fondo pensavo che anche se il disco è datato, la rivisitazione di alcuni pezzi di allora e la creazione di collegamenti e di inediti tratti dal lavoro del tempo, ma generati dalla sua testa di oggi, avrebbero potuto rappresentare delle novità.</p>
<p>Il tentativo evidentemente credo di averlo colto, ma sinceramente la qualità degli inediti dal punto di vista dei testi mi è sembrata scarsa, proprio perché è mancata una rivisitazione attuale dei temi, si sente tutta la loro età. In quanto alle musiche, di originale ho sentito ben poco, cambi di tempo e ritmo su vecchi brani anche se ben arrangiati e ben suonati… non voglio dire di più, credo che davvero ormai è tardi per disquisire su queste cose,</p>
<p>Voglio dire però che è bastato pochissimo per trasformare la delusione in un qualcosa di piacevole considerando la splendida performance di Claudio, che riesce a far diventare qualcosa di stupendo anche la lettura della lista della spesa. In più, dei musicisti affiatati e per la loro parte, grandi protagonisti dello spettacolo.</p>
<p>Finisce che lo spettacolo piace… con qualche rimpianto, ma piace e ne esci contento di vedere un Claudio che conferma tutta la sua grande professionalità.</p>
<p>Ecco, se vogliamo parlare di qualche rimpianto… nell’anteprima i testi del libro scanditi dalla voce di Claudio creavano un’attesa e un pieno di emozione maggiore nel passaggio da un brano o se vogliamo da una scena all’altra, creando dei tempi che si potrebbero definire teatrali. Ora questa cosa non c’è più e personalmente ne ho sentita molto la mancanza.</p>
<p>Ma di Roma ne mantengo un bel ricordo… vedete, un concerto di Claudio è un emozione che ci prepariamo ad andare a cogliere, si vive un’attesa di speranza che se poi non c’è fino in fondo, in questo caso rimane un bello spettacolo da gustare, ma sostanzialmente il concerto diventa una nicchia di un tempo vissuto in una piccola avventura, tre ore più o meno di un tempo molto più lungo che si vive più che dentro, fuori dai cancelli del luogo dove avviene, dentro e fuori di noi.</p>
<p>E allora di Roma mi rimangono nel cuore tante piccole cose, un gelato mangiato a tarda notte, la dolcezza di un panino burro e marmellata, parole illuminate dal sole che viaggiavano da bocche a cervelli su un gradino in attesa del ritorno verso il sogno di una nuova partenza e… non importa dire altro, importa che potrei dire ancora molte cose ed è bello vedere che Claudio ha lasciato molte cose da dire al di là della sua musica e delle luci del suo spettacolo, che andavano ad illuminare gli alberi di Piazza di Siena.</p>
<p><strong>A Firenze</strong> ci sono andato già senza attesa per le novità dello spettacolo, ci sono andato per vedere uno spettacolo che sapevo mi sarebbe piaciuto guardandolo così, come si guarda lo spettacolo di chi sa cantare e suonare buona musica e, puntualmente, questo è successo.</p>
<p>Firenze è stata tanto di Firenze, con Paola, la mia compagna di tante avventure Claudiesche e non, in giro per la città per coglierne lati conosciuti e carattere nascosto. Con i nostri passi fra le sue vie, con le nostre attese sulle sue piazze e su ponte vecchio, con il nostro vagare per i viali alberati della sua collina… ho dovuto rinunciare alla mia agognata bistecca alla fiorentina. In viaggio ci siamo fermati in un posto fra Barberino di Mugello e Fiesole, sono entrato in ristorante con quella voglia dentro e sono rimasto un po’ deluso nel vedere che la mia agognata bistecca li non la facevano, ma la cucina raffinata del posto me l’ha fatta dimenticare, pur facendomi rimanere una nuova voglia per un nuovo giro a Firenze.</p>
<p>In quel ristorante abbiamo assistito al cambiamento del tempo che ci ha poi accompagnato per tutta la giornata, la mia mantella antipioggia quel giorno ha trovato davvero il modo di farsi una ragione di vita e di farsi passare le sue crisi esistenziali, era un po’ che non la usavo per il suo primario uso, cioè, difendermi appunto dalla pioggia.</p>
<p>La pioggia ha lavato i campi e le prime piante delle colture che stanno apparendo, anche sotto un cielo grigio, la luce di quel giorno bastava a far risaltare il giallo oro di alcuni campi o il verde intenso delle boscaglie,  ancora di più i marmi dei monumenti di Firenze confondevano gli occhi che cercavano di seguirne i più piccoli intarsi, le statue o i grandi disegni architettonici… magia di un po’ di pioggia che ha semplicemente lavato via la polvere dei giorni.</p>
<p>Gli incontri di quel giorno, vissuti insieme in un attesa o vissuti insieme nel progetto di un nuovo giorno, lo scambio dell’”ignobile” orologino … che dopo una risata tanto ignobile non sembrava più, la simpatia espressa dagli abbracci e dai ricordi, un approssimativo hotel di Forlì finirà con l’essere il più bel hotel del mondo! Non faccio nomi di chi c’era per non dimenticare nessuno, ma voglio dirvi… credetemi ragazzi, prima o poi troveremo un’hotel anche peggiore da ricordare.</p>
<p>E il concerto è stato quello che mi aspettavo svestendolo della troppa attesa e dai condizionamenti delle parole ascoltate nei giorni prima. Un concerto bello e godibilissimo.</p>
<p>La serata è finita a Piazza Michelangelo… guardando le scie luminose lasciate dalle vie e dagli argini dell’Arno che sembrava addormentato pure lui, in lontananza cupole e torri che sembravano piccoli o grandi pianeti luminosi che galleggiavano nel buio e intorno… una notte quanto mai sveglia.</p>
<p>Il viaggio di ritorno è stato un po’ rocambolesco, accidenti all’autostrada chiusa e alle code interminabili di camion sulle strade statali su cui ci hanno deviato, insomma, da Firenze a casa abbiamo fatto mattina con tanto di cappuccino.</p>
<p>Renato</p>
<p><a href="http://www.gruppoesserci.blogspot.com">www.gruppoesserci.blogspot.com</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Ancora sull'Iran: i palloncini verdi e Bernard-Henri Lévy]]></title>
<link>http://briciolecaotiche.wordpress.com/2009/06/26/ancora-sulliran-i-palloncini-verdi-e-bernard-henri-levy/</link>
<pubDate>Fri, 26 Jun 2009 10:57:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>michelemerola</dc:creator>
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<description><![CDATA[È uscito l’altro ieri sul Corriere un nuovo articolo di Bernard-Henri Lévy sull’Iran. Pubblico anche]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft size-medium wp-image-1624" title="palloncini_verdi" src="http://briciolecaotiche.wordpress.com/files/2009/06/palloncini_verdi1.jpg?w=190" alt="palloncini_verdi" width="190" height="300" /><span style="color:#008000;">È uscito l’altro ieri sul Corriere <a href="http://www.corriere.it/esteri/09_giugno_24/Il_re_nudo_e_i_giovani_lo_sfidano_in_Iran_siamo%20solo_all_inizio_levy_2f89d358-6085-11de-9ec2-00144f02aabc.shtml">un nuovo articolo di Bernard-Henri Lévy sull’Iran</a>. Pubblico anche questo, <a href="http://briciolecaotiche.wordpress.com/2009/06/18/sull%E2%80%99iran/">come il precedente</a>, e a chi è interessato agli sviluppi in Iran consiglio sempre l’aggiornatissimo <a href="http://www.francescocosta.net/2009/06/24/il-momento/">blog di Francesco Costa</a>.<br />
Segnalo anche i drammatici e appassionati <a href="http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/esteri/iran-fatemeh/fatemeh-karimi-1/fatemeh-karimi-1.html">resoconti di Fatemeh Karim</a>i, una studentessa iraniana, che da oggi sono pubblicati su Repubblica. Oggi si parla dei palloncini verdi che faranno volare nei cieli dell’Iran.<br />
</span></p>
<p><em>Oggi alle 13 (ora iraniana), a Teheran e in tanti altri Paesi verranno lanciati in aria come simbolo della resistenza della gente dell&#8217;Iran</em><br />
<strong>&#8220;Fate volare palloncini verdi nel cielo di tutto il mondo&#8221;</strong><br />
<em>Si cercano e s&#8217;inventano altre forme di lotta dopo la sanguinosa repressione dei giorni scorsi</em><br />
<em>Qualcuno è scomparso anche dal web: E ha scritto: &#8220;Ricordate il nostro martirio&#8221;</em><br />
di FATEMEH KARIMI</p>
<p><em>Fatemeh Karimi è una studentessa iraniana che, come tanti altri, sta vivendo questi giorni di paura, rabbia ed emozioni. Giorno per giorno, riferisce sul nostro sito quello che vede e sente, quello che vedono e sentono i suoi amici. Fatemeh aveva cominciato il suo racconto sul sito &#8220;AgendaComunicazione.it&#8221; che da tempo si occupa di comunicazione. I colleghi di &#8220;AgendaComunicazione&#8221; ci hanno chiesto di accogliere la sua voce su Repubblica.it per ampliarne la portata.</em></p>
<p>TEHERAN &#8211; Oggi sono stata tutto il giorno in casa sono uscita soltanto per comprare i palloncini esclusivamente verdi all&#8217;inizio della mia via. Ne ho comprati ben 12 e ho intenzione di gonfiarli e lanciarli in aria domani (venerdì) alle 13 ore iraniana non ho ancora scoperto come gli devo gonfiare per farli volare bene. Sono un po&#8217; depressa e stanca non ho tanta voglia di uscire comunque non so dove andare e cosa fare.</p>
<p>Il tam tam è iniziato ieri dopo la sanguinosa repressione del regime, catene di mail e gruppi su Facebook chiedono a tutti iraniani e non, dentro l&#8217;Iran e negli altri paesi di far volare dei palloncini verdi in segno di solidarietà, speranza e per mostrare che la nostra battaglia non è finita continua. Gli sms non funzionano e comunque ho deciso che non ne farò più uso. Voglio anche legare dei nastri verdi e bigliettini ai miei palloncini scrivendo libertà e Allaho Akbar.<br />
Oggi non c&#8217;erano in programma manifestazioni e comunque io ormai sono a casa e non mi hanno avvertita vedrò stasera o domani se e come si sono svolte.</p>
<p>Ci sono gruppi che vogliono far saltare l&#8217;elettricità con l&#8217;accensione di elettrodomestici, ma io non sono d&#8217;accordo non potrò più andare su internet e ci saltano tutti i contatti, visto che ho installato un rompi filtro fantastico (your freedom). Ho solo qualche problema con Youtube la lettura dei video è veramente lenta. Per il resto ho accesso alla rete senza problemi. I giornali ormai sono inaffidabili ci informiamo come possiamo nei blog, media stranieri e social network. Via mail mi hanno mandato un nuovo giornale clandestino Khyaban &#8221;La Strada&#8221; in formato pdf che critica aspramente le ultime violenze. Ho già scritto un articolo completo per Agenda News.</p>
<p>Ho appena letto il comunicato di Mir Hossein Mousavi, finalmente, afferma che la tv di stato, le agenzie di stato e i giornali come Keyhan hanno distorto la verità dei fatti prima e dopo le elezioni. Dopo giorni di accuse rivolte al candidato riformista di avere fomentato la rivolta titolo di Keyhan giornale ultra conservatore diretto da Hossein Shariatmadari molto vicino al leader supremo.</p>
<p>Inoltre Mousavi dice che le elezioni sono state una grande bugia e che i manifestanti sono stati massacrati di botte, uccisi e arrestati.</p>
<p>Lo staff del candidato ha inoltre chiesto l&#8217;autorizzazione a celebrare una cerimonia per i martiri degli ultimi giorni. Se verrà concessa, il luogo verrà comunicato.</p>
<p>Dopo il volo dei palloncini domani abbiamo in programma di accendere dei lumi per il tramonto e per la sera. Si devono calmare gli animi e forse dobbiamo sperimentare altre forme di protesta come gridare Allaho Akbar dai tetti.</p>
<p>Faccio un ultimo giro su Facebook e Twitter e noto con grande preoccupazione che Persiankiwi non scrive dalla sera del 24 giugno i suoi ultimi post sono stati : &#8221;dobbiamo muoverci &#8211; non so quando potrò ricollegarmi &#8211; hanno arrestato uno di noi sarà torturato e farà dei nomi &#8211; adesso dobbiamo muoverci in fretta&#8221; poi &#8221;grazie a tutti quelli che hanno supportato l&#8217;onda verde &#8211; perfavore ricordate il nostro martirio &#8211; Allaho Akbar&#8221; e infine &#8221;Allah- tu sei il creatore di tutte le cose e ritorneremo da te Allaho Akbar&#8221;. Sperò che non gli sia successo nulla, era un punto di riferimento su Twitter .</p>
<p>Sono esausta domani è un giorno importante è il secondo venerdi dopo le elezioni e staremo a vedere chi guiderà la preghiera e che parole useranno.<br />
Sono quasi le due e mezza o forse tre è in chat si scatenano è morto Michael Jackson il re del pop, mi dispiace è stato un idolo ed è molto amato dagli iraniani come tanti altri cantanti occidentali.<br />
Poi mi sorge il dubbio non sarà che la morte di un grandissimo della storia della musica oscurerà la nostra battaglia?</p>
<p>(26 giugno 2009)</p>
<p><strong>IL COMMENTO<br />
di Bernard-Henri Lévy<br />
Il re è nudo e i giovani lo sfidano: in Iran siamo solo all’inizio</strong></p>
<p>Qualunque cosa accada, nulla sarà più come prima a Teheran.</p>
<p><!--more-->Qualunque cosa accada, che la protesta divampi incontrollata o al contrario segni il passo, che finisca per trionfare o si estingua, terrorizzata dal regime, colui che d’ora in poi non merita altro che l’appellativo di presidente non eletto, Ahmadinejad, è destinato a essere un presidente da strapazzo, illegittimo, in declino.</p>
<p>Qualunque cosa accada, qualunque sia l’esito della crisi scoppiata quindici giorni fa per lo scandalo di una frode elettorale di cui non si può più seriamente dubitare, nessun dirigente iraniano oserà comparire sul palcoscenico mondiale, né presentarsi ai negoziati con Obama, Sarkozy, Merkel, senza essere circondato non già dall’aureola di luce sognata da Ahmadinejad, come disse durante il suo discorso alle Nazioni Unite nel 2005, bensì dalla nube sulfurea che appesta gli imbroglioni e i macellai.</p>
<p>Qualunque cosa accada, l’ayatollah Khamenei, successore di Khomeini e, a tal titolo, guida suprema del regime, sarà costretto ad abbandonare il suo ruolo di arbitro, per essersi sfacciatamente schierato per una fazione contro le altre e avrà pertanto perso, anche lui, quel che restava della sua autorità: «Solo Dio conosce il mio voto», aveva ribattuto con prudenza, quattro anni fa, a quanti lo invitavano sin d’allora a denunciare i brogli. «Nel nome di Dio misericordioso, mi impegno a imbavagliare, massacrare e sciogliere ogni assembramento» ha risposto stavolta agli ingenui che si immaginavano che fosse lì per far rispettare la Costituzione.</p>
<p>Qualunque cosa accada, il blocco degli ayatollah oggi ha messo in bella mostra le feroci divisioni che lo lacerano: da una parte, quelli che spalleggiano Khamenei e approvano la decisione di soffocare il movimento nel sangue; dall’altra, quelli che minacciano, come l’ex presidente Rafsanjani, capo della potentissima Assemblea degli esperti, l’eruzione di un vero e proprio vulcano di rabbia, se non si terrà conto dell’ondata di proteste; e altri ancora, come il grande ayatollah Montazeri, confinato agli arresti domiciliari a Qom, che invoca il riconteggio dei voti e il lutto nazionale per le vittime della repressione. Per non parlare poi dei vertici religiosi dell’«Ufficio dei seminari teologici», che non temono più di formulare l’ipotesi, ieri ancora sacrilega, di dimissionare Khamenei per sostituirlo con un «Consiglio di guida».</p>
<p>Qualunque cosa accada, e al di là delle schermaglie di apparato, il popolo si sarà per sempre dissociato da un regime dal fiato corto e colpito al cuore.</p>
<p>Qualunque cosa accada, una gioventù che si credeva convertita ai principi dell’islam politico e che, stando ai resoconti, appena un mese fa, al ritorno da Ginevra di Ahmadinejad, pare avesse riservato al presidente non eletto un’accoglienza trionfale, questa gioventù ha già proclamato a gran voce di vergognarsi di un simile presidente.</p>
<p>Qualunque cosa accada, ci saranno a Teheran, a Tabriz, a Isfahan, a Zahedan, a Ardebil, milioni di giovani che nel breve spazio di qualche giorno saranno diventati più grandi dei loro anni, come il timido Mousavi, e avranno compreso che si poteva sfidare un potere con le spalle al muro a mani nude, senza provocazioni né violenze.</p>
<p>Qualunque cosa accada, si è verificato un avvenimento straordinario, il miracolo di un’insurrezione popolare che, nelle presenti circostanze, forte del suo mimetismo cieco e quasi inconsapevole di sé, come l’Angelo della Storia, pensa di andare in avanti mentre, in realtà, si guarda indietro. Un avvenimento che sembra riproporre, ma al contrario, le scene descritte trent’anni fa nelle stesse strade, da un Michel Foucault lontanissimo dall’immaginare che la vera rivoluzione era ancora a venire e che sarebbe stata l’opposto esatto di quella da lui narrata. Qualunque cosa accada, nel calore delle manifestazioni pacifiche si è forgiato un corpo politico che incarna un attore nuovo che fa il suo ingresso in scena e senza il quale non sarà più possibile scrivere la storia successiva della nazione.</p>
<p>Qualunque cosa accada, il bel viso di Neda Soltani, uccisa a bruciapelo lo scorso sabato per mano di un sicario dei Basij, come pure le immagini dei ragazzini pestati a morte dagli squadroni dei guardiani della rivoluzione e degli acrobati in motocicletta, i video dei cortei sconfinati, impressionanti per la calma e la dignità, avranno fatto grazie a Twitter il giro del cyberpianeta e pertanto del mondo intero.</p>
<p>Qualunque cosa accada, il re è nudo.</p>
<p>Qualunque cosa accada, il regime degli ayatollah è condannato, a breve o lungo termine che sia, a scendere a patti o a scomparire. Si dimentica sempre che l’altra rivoluzione, la prima, quella che trent’anni fa mise in piedi questo nazional-socialismo all’iraniana, durò quasi un anno intero: perché mai dovrebbe essere altrimenti per questa di oggi, democratica, rispettosa della legalità, che muove i primi passi? La terra trema a Teheran e scommetto che siamo solo all’inizio.</p>
<p>Bernard-Henri Lévy<br />
24 giugno 2009</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[]]></title>
<link>http://talesoftheblob.wordpress.com/2009/06/26/3/</link>
<pubDate>Fri, 26 Jun 2009 09:51:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>talesoftheblob</dc:creator>
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<description><![CDATA[Salve BLOB FAN hai passato una bella serata al BLOB e la vuoi rendere pubblica raccontandola nel BLO]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Salve BLOB FAN</p>
<p>hai passato una bella serata al BLOB e la vuoi rendere pubblica raccontandola nel BLOG del BLOB???</p>
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<p>inserisci le tue produzioni   come commento nel  BLOG  situato nel link che segue</p>
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<p>oppure,  se vuoi un POST  dedicato alla tua opera, mandamela per email a</p>
<p>giorgio.stancati@gmail.com</p>
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<p>Poi penserò io a pubblicarla sul BLOG  in un thread TUTTO SUO!!!!</p>
<p>(la pubblico a nome dell&#8217;autore, non è che la proprietà intellettuale viene acquisita dal BLOB, beninteso&#8230;)</p>
<p>ciao</p>
<p>LO STAFF del BLOB</p>
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