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	<title>ribolzi &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/ribolzi/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "ribolzi"</description>
	<pubDate>Sun, 06 Dec 2009 12:51:22 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Il voto: un oggetto nazional-popolare]]></title>
<link>http://beataignoranza.wordpress.com/2009/02/19/il-voto-un-oggetto-nazional-popolare/</link>
<pubDate>Thu, 19 Feb 2009 18:46:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>byzas75</dc:creator>
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<description><![CDATA[Da Educazione&amp;Scuola [1] Prima e dopo il voto, dentro e fuori la scuola Le vicende di questi mes]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:right;">Da <a href="http://www.edscuola.it/archivio/riformeonline/voto_un_oggetto_nazionalpopolare.htm"><em>Educazione&#38;Scuola</em></a> [<a href="#1">1</a>]</p>
<p><strong><a href="http://beataignoranza.files.wordpress.com/2009/02/pagelmini-640.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2551" title="pagelmini-640" src="http://beataignoranza.wordpress.com/files/2009/02/pagelmini-640.jpg?w=240" alt="pagelmini-640" width="240" height="300" /></a>Prima e dopo il voto, dentro e fuori la scuola</strong><br />
Le vicende di questi mesi in materia di valutazione (come il ripristino  del voto in condotta e il ritorno dei voti numerici nella scuola di base,  aboliti nel lontano 1977) segnalano un rapporto difficile tra le esigenze  “interne” degli addetti ai lavori e le aspettative “esterne” della società.  Ormai sembra che i valori che ispirano coloro che operano all’interno della  scuola (pensiamo alle idee di inclusione, accoglienza, pari opportunità,  solidarietà) siano assai lontani dalle tendenze della società civile (ove  sembrano prevalere l’affermazione dell’individuo, la competizione, il successo).  Anche la questione del voto (e più in generale della valutazione a scuola) non  sfugge a questo dilemma. Chi sta a scuola, soprattutto in quella dell’obbligo, è  legato ad una prospettiva di valutazione formativa, orientata a riconoscere e  valorizzare l’apprendimento, piuttosto che a giudicarlo e sanzionarlo. <!--more-->Questi  principi pedagogici stanno scritti anche nel testo delle Indicazioni per il  curricolo del 2007 (e nelle linee guida del nuovo obbligo scolastico). In poche  righe si delinea un coerente sistema, dall’osservazione diagnostica alla  valutazione in itinere e a quella sommativa, con il preminente obiettivo di  stimolare il miglioramento continuo degli allievi e di regolare l’iniziativa  didattica degli insegnanti. Questa filosofia si estende anche all’azione della  scuola e del sistema educativo nel suo complesso.<br />
La valutazione, in sintesi, è finalizzata ad introdurre elementi di  riflessività in tutti gli attori del sistema, a partire da insegnanti e allievi,  per consentire loro di prendere decisioni a “ragion veduta”.<br />
Dall’esterno, invece, proviene una spinta diversa, quella del controllo,  della verifica, del rapporto costi/benefici, della tenuta del sistema,  riassumibili nella domanda “quanto mi costi, quanto mi rendi?”. Sono istanze che  risalgono all’introduzione dell’autonomia, alla legge 59 del 1997, là ove si  ricorda che la scuola che gode di autonomia è tenuta a “render conto” della  propria produttività culturale. Oggi la rendicontazione sociale (c.d.  accountability) è ormai il cardine fondamentale di ogni sistema valutativo,  capace di coniugare l’esigenza di trasparenza verso l’esterno, di affidabilità e  leggibilità dei dati, di feed-back indispensabile per la scuola (che non può  chiudersi a riccio nell’autoreferenzialità delle sue pratiche autovalutative).</p>
<p><strong>Domande impegnative, ma indispensabili </strong><br />
Ma che cosa si valuta? Quali sono gli “oggetti” della valutazione? Tutto è  misurabile o nulla è misurabile? C’è il rischio che l’apprendimento sia visto  come una scatola nera inespugnabile, che ci si debba limitare a rilevare qualche  prestazione/abilità parziale e visibile, mentre le competenze sarebbero condotte  della persona ben più profonde, che chiamano in gioco risorse non solo  cognitive, ma affettive, sociali, emotive (e quindi assai difficili da  descriver, standardizzare, certificare). Da un lato occorre rifuggire da una  idea naturalistica dell’apprendimento (a quel punto dove starebbe il valore  aggiunto dell’istruzione a scuola, il guadagno di ciascuno rispetto al proprio  punto di partenza?), ma anche dalla facile semplificazione che impoverisce la  ricchezza dei processi di conoscenza a mere prestazioni comportamentali.<br />
La scelta dovrebbe essere quello di certificare le competenze (così si  esprime la legge 169/08) solo dopo aver sviluppato un’adeguata elaborazione in  merito all’idea di competenza, alla condivisione di criteri, alla descrizione  preventiva di soglie di livello (cui commisurare il valore delle competenze),  all’uso che si intende fare delle certificazioni. Sarà un inutile supplemento  formale della pagella o un generoso tentativo di descrivere in positivo gli  apprendimenti via via realizzati dagli allievi? L’impressione è che tutte le  proposte di introdurre il tema della certificazione nella scuola (la formazione  professionale fa storia a sé) siano state accompagnate da forti dosi di  improvvisazione. Ad esempio, non è ancora acquisita l’idea di standard di  apprendimento, che spesso sono temuti nella scuola di base come elemento  selettivo od auspicati nella scuola superiore come indispensabile supporto ad  una valutazione che si vorrebbe “oggettiva” o vissuta come deterrente nei  confronti dei ragazzi.<br />
Ma chi definisce gli standard? Il rischio è che questo delicato processo  sia commissionato ad una agenzia docimologica, ad un gruppo di esperti riuniti a  Frascati (sede dell’Invalsi), piuttosto che affidata ad percorso dal basso, di  costruzione condivisa, a partire dalle comunità dei docenti, dalla descrizione  di processi didattici effettivi e quindi utilizzabili non solo per misurare i  risultati, ma per migliorare le pratiche didattiche.<br />
La valutazione non è solo, o soltanto un problema di voti o di  classificazione, ma richiede un preliminare strato di rilevazioni (osservazioni,  prove, lavori autentici degli allievi, test strutturati, ecc.) che va poi  adeguatamente letto e interpretato alla luce di alcuni criteri condivisi e resi  espliciti. Il fatto è che questi criteri sono spesso contraddittori e confusi:  si va dall’apprezzamento del progresso personale dell’allievo alla preventiva  definizione di risultati attesi (soglie assolute) o alla comparazione delle  prestazioni rispetto a fasce statistiche (per rilevare eccellenze e criticità).  Ecco perché la semplice reintroduzione del voto rischia di travolgere questa  embrionale cultura della valutazione che in Italia è appena ai primi passi.</p>
<p><strong>Dietro il voto<br />
</strong>Si capisce, insomma, che c’è ben altro dietro il voto: che un “6” non è  –di per sé- più chiaro, oggettivo e trasparente di un “sufficiente”, se non si  chiarisce cosa stiamo valutando (conoscenze, abilità, competenze…), sulla base  di quali criteri (progresso dell’allievo, standard di riferimento, soglie  assolute ecc.), utilizzando quali strumenti di verifica (osservazioni, prove  tradizionali, prove strutturate, prodotti degli allievi ecc.). per non parlar  poi della connessione con il tema della valutazione autentica (pensiamo  all’occasione sprecata del portfolio), dell’autovalutazione, della descrizione  degli apprendimenti, della certificazione delle competenze e del suo  significato.<br />
E a monte c’è una domanda ancora più impegnativa: qual è il significato  della valutazione in una scuola di base? Dovrà aiutare a distinguere meglio i  risultati degli allievi o dovrà contribuire a stimolare il miglioramento  continuo dei processi di apprendimento? Dovremo ripristinare le bocciature,  anche nella scuola elementare e media? Oggi alle medie si boccia al 3,5%, ma  indagini serie ci dicono che il 20% degli allievi non è sufficiente in  discipline fondamentali come la matematica e le lingue straniere. Oppure  dovremo, ancora una volta impegnarci in quel compito difficile e quasi  impossibile, che è stare accanto ad ogni ragazzo per ottenere da lui il massimo  e portarlo verso traguardi accettabili per farne un cittadino a pieno titolo?  Ecco un bel dilemma, tra personalizzazione (che può essere rinunciataria) e  standard di apprendimento (che possono apparire una costruzione artificiosa).[<a href="#2">2</a>]<br />
La valutazione degli allievi è un processo delicato, che interpella  innanzi tutto chi la compie (gli insegnanti e le istituzioni scolastiche), è una  ricerca continua di un giusto equilibrio tra promozione, cura, attenzione ai  bisogni degli allievi e valorizzazione dei loro impegni, capacità, meriti. Tutto  questo sta a fatica dentro un voto e non è certo rappresentato e descritto dalla  pura media aritmetica dei voti assegnati in corso d’anno. E’ quindi fuorviante  chiedere ai docenti di estendere l’uso dei voti numerici nell’attività  quotidiana, sui quaderni, nei registri, sulle schede, sulle prove… Dove  finirebbe la nostra cultura della valutazione? L’attenzione ai processi? La  rilevanza dei contesti? L’analisi dei “prodotti” dell’apprendimento?</p>
<p><strong>La ricerca continua </strong><br />
La reintroduzione del voto, l’apparente consenso sociale di cui sembra  godere, l’enfasi sulle prove e comparazioni internazionali, sono tutti indizi di  un bisogno sociale diffuso di valutazione, che assume però i caratteri di uno  sbrigativo ritorno alle rassicuranti pratiche del passato, e che invece dovrebbe  porsi nuove questioni:</p>
<ul>
<li>come disporre di informazioni più esplicite sui livelli di apprendimento  dei nostri ragazzi, per poter intraprendere azioni di recupero e di  compensazione e assicurare pari opportunità ed equità nei risultati;</li>
<li>come tenere sotto controllo l’insistito richiamo a comportamenti,  condotta, tratti della personalità, senza andare “fuori tema” e contribuire  invece alla formazione di ragazzi liberi, autonomi e responsabili);</li>
<li>come rinnovare il sistema delle prove d’esame (ivi compreso  l’inserimento al loro interno di sequenze strutturate) e avviare la costruzione  di un curriculum formativo dell’allievo (dossier, portfolio, ecc.) che favorisca  pratiche autovalutive e progetti personali di formazione e sviluppo;</li>
<li>come arrivare a nuovi modelli nazionali di certificazione (con tutto ciò  che questa operazione implica) e come aiutare le scuole a costruire ipotesi di  schede per gli alunni corrette e chiare (che dovrebbero apprezzare la  progressione personale degli allievi verso traguardi comuni socialmente  definiti);</li>
<li>l’attribuzione di un significato alle nuove rilevazioni generalizzate  dell’INVALSI, che ritornano dalla primavera 2009, rendendo più espliciti i  frame-work sottesi ai test, il rapporto con i curricoli reali, le modalità di  somministrazione, l’uso che se ne intende fare.</li>
</ul>
<p>E’ doveroso promuovere un pubblico dibattito su queste questioni e bene ha  fatto l’Invalsi, per il quale sono uscite le Direttive di riferimento[<a href="#3">3</a>],  ad ospitare sul suo sito un importante contributo, firmato da Checchi, Ichino,  Vittadini,[<a href="#4">4</a>] sulle prospettive future del nostro sistema di  valutazione. Ma il tema non può essere lasciato ai soli economisti  dell’istruzione, occorre coinvolgere maggiormente gli insegnanti (e questi non  devono temere di farsi coinvolgere), anche con un indispensabile sguardo  europeo[<a href="#5">5</a>], ove la pratica della valutazione appare molto più  avanzata rispetto al nostro paese.</p>
<p><strong>Da dove ricominciare? </strong><br />
Una agenda per la valutazione per i prossimi anni dovrebbe saper guardare  al di là delle contingenze e muoversi un una prospettiva di lungo termine,  proponendosi alcuni obiettivi precisi:</p>
<ul>
<li> promuovere azioni di ricerca, formazione e studio, con la diretta  partecipazione degli operatori scolastici e con la collaborazione dell&#8217;Invalsi,  al fine di diffondere e rafforzare una idea di valutazione orientata al  miglioramento e all&#8217;armonizzazione dei risultati scolastici sull&#8217;intero  territorio nazionale;</li>
<li>sostenere la sperimentazione della certificazione delle competenze in  uscita dal primo ciclo (meglio ancora, dal biennio superiore), per elaborare una  strumentazione nazionale coerente con le linee e i documenti di riferimento  europei, al fine di evitare una inutile duplicazione di adempimenti burocratici  e amministrativi;</li>
<li>promuovere la ricerca di standard di apprendimento condivisi e  trasparenti, l’elaborazione di modelli e procedure uniformi, la realizzazione di  un adeguato piano di formazione dei docenti per corrette pratiche docimologiche,  affinchè la reintroduzione del voto non rappresenti un impoverimento di  conoscenze professionali;</li>
<li>chiarire che la rilevazione degli apprendimenti, anche mediante prove  standardizzate di carattere nazionale, è finalizzata a migliorare le pratiche di  autovalutazione e valutazione, a consentire ai diretti interessati una corretta  interpretazione e comparazione dei risultati raggiunti dalla scuola e dagli  allievi, in termini di valore aggiunto;</li>
<li>ad introdurre con gradualità la elaborazione di un «bilancio sociale» da  parte di ogni istituzione scolastica autonoma, al fine di assicurare necessarie  forme di rendicontazione sociale di processi e risultati.</li>
</ul>
<p><strong>Oltre il voto</strong><br />
A livello politico si sta diffondendo la consapevolezza che un efficace  sistema di valutazione è indispensabile per lo sviluppo del nostro sistema  educativo. Lo dimostrano alcuni provvedimenti assunti concordemente dal  Parlamento (come la legge 176 del 25 ottobre 2007, che ha introdotto la quarta  prova strutturata all’interno dell’esame di terza media ed ha puntualizzato il  ruolo dell’Invalsi e delle sue rilevazioni “oggettive”). Anche le indicazioni  che abbiamo citato sopra sono riprese largamente da alcuni ordini del giorno  approvati dal Parlamento all’atto della conversione dei pur controversi  decreti-legge sulla scuola[<a href="#6">6</a>].<br />
Per rinnovare la nostra cultura della valutazione, si può forse ripartire  dalle nuove (vecchie?) modalità di valutazione degli allievi, ma per ragioni di  “reciprocità” occorre aprire il sistema valutativo a 360°, mettere sotto  osservazione anche la qualità dell’apporto delle scuole per raggiungere quei  risultati, l’impegno dei docenti e la loro professionalità, la funzione dei  dirigenti scolastici. Si può e si deve riparlare di valutazione, ma questa  azione deve poter riguardare tutti i soggetti in gioco.</p>
<p><strong>Note</strong><br />
[<a name="1">1</a>] Questo contributo rappresenta l’introduzione di un più  ampio dossier sulla valutazione degli alunni, delle scuole, degli insegnanti,  dei dirigenti (con contributi di Castoldi, Previtali, Ribolzi, Spinosi) che  apparirà sul n. 2 (marzo-aprile 2009) di “Rivista dell’istruzione. Scuola ed  autonomie locali”,  Maggioli editore.</p>
<p>[<a name="2">2</a>] Queste osservazioni sono tratte dalle puntigliose  osservazioni sugli ultimi provvedimenti in materia di valutazione, contenuti in  Red Rom, Docimologia da Bar Sport, in www.scuolaoggi.it (dicembre 2008).</p>
<p>[<a name="3">3</a>] Direttiva Ministeriale n. 74 del 15 settembre 2008  (Linee guida triennali) e Direttiva Ministeriale n. 75 del 15 settembre 2008  (Piano di azione per l’a.s. 2008/09).</p>
<p>[<a name="4">4</a>] D.Checchi, A.Ichino, G.Vittadini, Un sistema di  misurazione degli apprendimenti per la valutazione delle scuole: finalità ed  aspetti metodologici, Frascati, 4 dicembre 2008 (prelevabile dal sito  www.invalsi.it ).</p>
<p>[<a name="5">5</a>] Associazione TreeLLLe, Sistemi europei di valutazione  della scuola a confronto, Seminario n. 10, Genova, 2008.</p>
<p>[<a name="6">6</a>] L’odg Aprea (firmato anche dalla minoranza) impegna il  Governo: “ad accelerare, attraverso il contributo scientifico dell&#8217;INVALSI, la  definizione dei descrittori dei livelli di apprendimento disciplinare del primo  e del secondo ciclo, nonché il profilo in uscita atteso per ogni studente al  termine di ogni singolo percorso di studio, tenendo anche conto della disabilità  e dei disturbi specifici di apprendimento, affinché l&#8217;assegnazione dei voti,  l&#8217;attestazione dei risultati raggiunti e la certificazione delle competenze  corrispondano a conoscenze, abilità e competenze comparabili e misurabili tra  scuole e, più generalmente, a livello nazionale”.</p>
<p style="text-align:right;"><em>di Giancarlo Cerini</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Empezó la vorágine de la sucesión]]></title>
<link>http://todo-boca.com.ar/2007/12/21/empezo-la-voragine-de-la-sucesion/</link>
<pubDate>Fri, 21 Dec 2007 13:12:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>Mariano FB</dc:creator>
<guid>http://todo-boca.com.ar/2007/12/21/empezo-la-voragine-de-la-sucesion/</guid>
<description><![CDATA[El puesto de entrenador xeneize quedó vacante ayer por la noche y ya hay rumores, desmentidas y vari]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><em>El puesto de entrenador xeneize quedó vacante ayer por la noche y ya hay rumores, desmentidas y varios nombres para el codiciado banco xeneize.</em></strong></p>
<p align="center">
<img src='http://todoboca.wordpress.com/files/2007/12/dtss.jpg' alt='dtss.jpg' /></a></p>
<p>Ayer, por teléfono, Miguel Russo terminó la conversación diciendo <strong><em>&#8220;así no puedo seguir&#8221;.</em></strong> Pompilio le pidió que dos de sus colaboradores, Trobbiani y el PF Cinquetti, dejaran su cargo y que Alfredo Altieri asumiera el puesto de Preparador Físico. Miguel sintió que semejante proposición era una forma sutil de pedirle que deje el cargo y decidió, en un acto de dignidad, abandonar el puesto. Aún así aclaró: <em>&#8220;Si cambias tu opinión tenés mi teléfono Pedro (por Pompilio)&#8221;.</em></p>
<p>El rumor de Ribolzi y la sombra permanente de Bianchi comenzaron a tomar forma apenas Russo había confirmado su alejamiento y también sorprendió <strong>la aparición de Gabriel Batistuta</strong> en la lista de candidatos.</p>
<p>Lo de <strong>Ribolzi </strong>no es nuevo, ya se había intentado contratarlo el año pasado, antes que asumiera La Volpe, aquella vez Diego Maradona le bajó el pulgar en un acto de soberbia inclasificable. Sin embargo en los últimos días algunos dirigentes contactaron con el entorno del <em>Ruso</em> y consiguieron una respuesta positiva, Jorge Daniel <strong>está entusiasmado con la posibilidad de asumir.</strong> Hoy por hoy es el candidato con más chances, pero no convence a cierto sector de la dirigencia.</p>
<p>El hincha de Boca piensa, recuerda y a cada rato llega a su memoria el nombre de <strong>Carlos Bianchi</strong>, el omnipotente Virrey que llevó a Boca a lo más alto del mundo y se convirtió en un ícono xeneize. Claro está que Boca ya le ofreció el cargo, la primera respuesta de Bianchi fue negativa, sin embargo en su entorno aclararon que <strong>hay lugar para una negociación con el gran Carlos.</strong> Bianchi avisó que todavía no tenía ganas de dirigir pero impuso ciertas condiciones: 1) Que Macri no tenga nada más que ver con Boca, 2) Un gran contrato económico y <strong>3) Que Maradona no intervenga en sus decisiones.</strong></p>
<p>Los condicionamientos del Virrey entregan un ápice de esperanza sobre su contratación, incluso algunos rumores indicaron que <strong>podría hacerse cargo del equipo en Julio o Diciembre de 2008</strong>, los dirigentes xeneizes intentarán convencerlo para que lo haga antes. Diego Maradona vuelve a ser un obstáculo en la negociación, anteayer declaró <em>&#8220;Si viene Bianchi me voy a mi casa&#8221;.</em> La negativa del astro se debe a que el Virrey es amigo de Guillermo Cóppola, ex amigo y actual enemigo del Diez. Resulta extraño creerle a Diego cuando dice que quiere lo mejor para Boca y lo primero que intenta es bajar al DT más ganador en la rica historia xeneize, otro capítulo en las desenfrenadas actitudes maradonianas.</p>
<p align="Center">
<img src="http://images.google.com.ar/url?q=http://www.supergol.com.ar/advf/imagenes/46f3bd3a61ed1_290x190.jpg&#38;usg=AFQjCNFbs9yNtMXifWtTa414vf8s3x62Zw" alt="" /></p>
<p>Cuando parecía polarizada la carrera por la sucesión, se sumó un nombre sorpresa, el de <strong>Gabriel Omar Batistuta.</strong> El máximo artillero de la selección Argentina declaró que <strong>le encantaría dirigir a Boca</strong> pero aclaró que nadie lo había llamado. En algunos dirigentes la posibilidad del <em>Bati</em> cayó bien, pero aún no está en carrera definitivamente.</p>
<p>Luego de las desaforadas semanas de idas y vueltas con Russo, se vislumbra una sucesión conflictiva y que durará algunos días, a pesar de que la intención de la cúpula xeneize es poseer entrenador en 48 horas.</p>
<p>Mientras Boca busca reemplazante, es necesario dejar en claro que <strong>las cosas con Miguel Ángel Russo se hicieron muy mal</strong>, se manoseó permanentemente la imagen del técnico. A pesar de todos los errores que pudo haber tenido, merecía mayor respeto luego de haber obtenido la Copa Libertadores de América. Quizás Boca se arrepienta de haber dejado ir a Russo si no consigue nuevo Dt pronto, por ahora, lo único que arrancó fue la gran ola de rumores, entredichos y ofrecimientos acerca del futuro xeneize. </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Russo leaves Boca]]></title>
<link>http://hastaelgolsiempre.com/2007/12/21/russo-leaves-boca/</link>
<pubDate>Fri, 21 Dec 2007 01:58:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>hastaelgolsiempre</dc:creator>
<guid>http://hastaelgolsiempre.com/2007/12/21/russo-leaves-boca/</guid>
<description><![CDATA[In the last hour or so, it&#8217;s been confirmed that Miguel Angel Russo has parted company with Bo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[In the last hour or so, it&#8217;s been confirmed that Miguel Angel Russo has parted company with Bo]]></content:encoded>
</item>

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