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	<title>ricordii &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "ricordii"</description>
	<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 19:00:53 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Ricordi di Marzo]]></title>
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<pubDate>Sat, 01 Mar 2008 11:42:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>experiment101</dc:creator>
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<description><![CDATA[E&#8217; Marzo ed è nuvoloso. Oggi c&#8217;è vento. I Radiohead in cuffia. E&#8217; interessante not]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>E&#8217; Marzo ed è nuvoloso. Oggi c&#8217;è vento. I Radiohead in cuffia.</p>
<p>E&#8217; interessante notare come a volte anche solo la luce di una giornata o le condizioni atmosferiche ricordino giornate passate, ormai 5 anni fa&#8217;.</p>
<p>Le prime bigiate. Le manifestazioni per la pace, i treni presi scavalcando i finestrini a Cadorna. La compressione e gli odori molesti in vagoni a due piani. Poi la massa. In un parco. La linea ferroviaria bloccata da persone in protesta sui binari. I discorsi con i miei amici di allora, ora mai persi di vista, writers e graffitari, cibernetici applicati persi oramai nella notte dei tempi; chi travolto da situazioni familiar, sentimentali, chi rovinato dalla droga, chi col tempo poi ha ridefinito il suo percorso, affinandolo.</p>
<p>Gente scomparsa.</p>
<p>Oppure una mattina, quattro anni fa&#8217;. All&#8217;arco della pace. Seduti sui gradoni al limitare del Parco. Almeno tre persone il cui nome inizia con la A. Andammo alla triennale a vedere una mostra di arte contemporanea, fatta di tuci ed ombre. Accrocchi metallici dall&#8217;aspetto informe, barrette di acciaio saldate tra di loro, dall&#8217;aspetto non riconoscibile, illuminate dalla giusta angolatura si trasformavano in volti, cavalli, lampadine, paesaggi, biciclette. In fine i tram e il lieve rimorso per aver bigiato che riaffiorava verso l&#8217;una e mezza: dovevo tornare a casa e fingere di essere andato a scuola, compito difficoltoso ma non poi così tanto. Era assai più complicato digerire i pasti veloci fatti al McDonald&#8217;s.</p>
<p>Oppure una mattina, girando per corso Buenos Aires &#8230; un&#8217;anziana invalida ferma all&#8217;angolo con via Vitruvio, un tempo insegnante che mi chiese aiuto. Lei in carrozzina, paralizzata alle gambe, gonfia di cortisonici. Era artrosi.<br />
Mi chiese di spingerla fino alla posta e poi fino al panettiere. Un calvario, la sua esistenza. Postandola in carrozzella mi accorsi di quanto Milano possa essere invivibile per chi vive a quell&#8217;altezza, coi tubi di scappamento dei camion dritti in faccia, i marciapiedi sconnessi, i pali in mezzo, le macchine parcheggiate sulle strisce. Un tempo faceva l&#8217;insegnante. Lei con borse e borsoni viveva la sua esistenza, documenti, cellulare, lastre e bollette imbucati nei sacchetti del GS. Una vita dura, una persona più che dignitosa. Abbandonata dai figli. Quel genere di persone che sono più dignitose e umili di tanti altri che ostentano bontà, comprensione, simpatia e poi magari a casa loro pisciano fuori dalla tazza. Altro che visoni ed ermellini. Quel mattino mi sentii utile, aiutavo una sconosciuta. Mi ripagò comprandomi una pizza. Non male! La salutai cordialmente e me ne tornai a casa. Quel giorno piansi. Ma era un pianto misto: ero contento di vivere, di essere fortunato e incazzato con la realtà, che a volte è terribile.</p>
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