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	<title>rifiuti-tossici &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/rifiuti-tossici/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "rifiuti-tossici"</description>
	<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 09:16:20 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[InformAZIONE nov2009]]></title>
<link>http://joeberti.wordpress.com/2009/11/29/informazione-nov2009/</link>
<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 13:33:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>joeberti</dc:creator>
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<description><![CDATA[Classe 5 I ITALIA Mafiosi all’estero! L’ex ministro per l’immigrazione australiano è sotto inchiesta]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Classe 5 I</p>
<p>ITALIA<br />
Mafiosi all’estero!<br />
L’ex ministro per l’immigrazione australiano è sotto inchiesta da parte della polizia federale nazionale a causa della concessione di un visto umanitario: il beneficiario di quest’ ultimo è Francesco Madafferi, 48 anni, esponente della ‘ndrangheta, di cui era stata ordinata l’ espulsione perché arrestato per omicidio e accusato del più grande sequestro di ecstasy al mondo. Secondo le indagini Madafferi avrebbe inoltre contribuito con migliaia di dollari al partito liberale. Il ministro Vanstone faceva appunto parte di questo e fu lui ad annullare l’ordine di estradizione.<br />
Riferimenti: informazioni prese da Ansa<br />
Clandestini per forza<br />
La mattina dell’11 novembre la polizia ha sgomberato un insediamento di 1100 immigrati marocchini che vivevano a  San Nicola Varco a 10 km da Eboli come braccianti. Questi lavoratori non erano arrivati come clandestini: come prevede la legge Bossi-Fini, erano stati chiamati nominalmente da varie aziende. Una volta in Italia,  però, queste aziende erano scomparse (impedendo quindi agli immigrati di ottenere il permesso di soggiorno) al fine di riassumerli in nero clandestinamente e quindi avere un costo del lavoro più basso. È una truffa che coinvolge tutta l’Italia: lo scorso anno su 8000 domande verificate dalle prefetture, migliaia si riferivano ad aziende fittizie che non avevano nessuna possibilità di assumere.<br />
Riferimenti: informazioni prese da il Manifesto<br />
RIFIUTIamoci<br />
Dopo le navi di rifiuti tossici nei mari calabresi di qualche mese fa, sono emersi altri casi analoghi, non solo in Italia: sono esempi quello di un imprenditore di Verona che negli anni ’80 cercò di eliminare vecchi macchinari di fronte alle coste somale, senza riuscirci per uno scambio di containers, o quello venuto a galla pochi giorni fa riguardante una nave tedesca che ha scaricato rifiuti tossici vicino all’isola d’Elba. In questo caso una gran quantità di pesci morti rilevata dai pescatori ha confermato ciò che pensava la Ong Green Ocean sull’operazione d’inquinamento. Il Tirreno è stato scelto come discarica perché già ingombro di residui di guerra quali bombe, aeroplani e sommergibili che rendono più difficile individuare i containers.<br />
Riferimenti: informazioni prese da Nigrizia e il Manifesto</p>
<p>MONDO<br />
Con due mamme<br />
Novità sul fronte delle adozioni omosessuali: a Besançon, Francia, un tribunale ha concesso ad una donna omosessuale di adottare un bambino, in accordo con il tribunale europeo (anche se comunque questa sentenza non cambia niente dal punto di vista giuridico). Negli USA, invece, sono 270.000 i bambini “figli” di coppie gay, le cui unioni sono protette da leggi precise. Inoltre sul New York Times Magazine è stato riportato uno studio della professoressa di psicologia Goldberg secondo cui i figli di coppie omosessuali non soffrono di nessun disorientamento sessuale e tendono ad essere mentalmente più flessibili di quelli delle coppie eterosessuali.<br />
Riferimenti: informazioni prese da Internazionale<br />
Per i diritti umani!<br />
L’associazione Human Rights Watch ha pubblicato un rapporto in cui svela la presenza di “carceri nere” a Pechino: luoghi segreti dove i detenuti vengono sottoposti a tortura. I 38 intervistati da Hrw sostengono che quelle prigioni sono conosciute come “centri di educazione legale” e raccontano di aver subito violenze, estorsioni, minacce, privazioni di cibo, sonno&#8230; Inoltre, per incentivare gli arresti, i carcerieri sono pagati in proporzione al numero di detenuti. Sembra che questi luoghi siano comparsi nel 2003 dopo l’abolizione del vecchio sistema di detenzione cinese. L’associazione chiede al governo, che ne nega l’esistenza, di chiudere queste strutture e di cominciare un’approfondita indagine.<br />
Riferimenti: informazioni prese da Internazionale</p>
<p>SCIENZA<br />
Neonati parlanti<br />
I bimbi imparano a parlare quando sono ancora nella pancia della mamma; dai primi giorni di vita il pianto dei neonati nasconde alcune caratteristiche del linguaggio dei genitori apprese quando era ancora dentro l&#8217;utero nell&#8217;ultimo trimestre di gravidanza. Lo studio è stato fatto dall&#8217;Università di Wurzburg in Germania.<br />
I bimbi tendono a riprodurre le melodie che corrispondono al linguaggio che hanno ascoltato durante il terzo trimestre di gravidanza. Studiando il pianto di 60 neonati di cui 30 francesi e 30 tedeschi gli esperti hanno desunto che essi tendono a riprodurre le melodie della loro lingua madre: una cadenza crescente per i francesi e decrescente per i tedeschi.<br />
Riferimenti: informazioni prese da Ansa<br />
Niente è impossibile!<br />
Charles Limoli sta studiando una cura per il cancro attraverso cellule staminali, cellule senza una funzione ancor ben definita. Infatti con vari esperimenti su topi, consistenti nell’introdurre cellule staminali nel cervello, è emerso che le cellule staminali trapiantate migrano spontaneamente verso la regione del cervello compromessa dalle terapie contro il tumore, e forniscono nuovi neuroni rimettendo in sesto le funzioni cognitive dei topolini, salvandoli.<br />
Riferimenti: informazioni prese da Ansa</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Gente gente gente non state lì a guardare/venite qui con noi a manifestare]]></title>
<link>http://amezzogiorno.wordpress.com/2009/11/27/gente-gente-gente-non-state-li-a-guardarevenite-qui-con-noi-a-manifestare/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 09:06:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>Francesca Cavallo</dc:creator>
<guid>http://amezzogiorno.wordpress.com/2009/11/27/gente-gente-gente-non-state-li-a-guardarevenite-qui-con-noi-a-manifestare/</guid>
<description><![CDATA[Eccomi, sono tornata a mezzogiorno. E devo dirvi subito una cosa importantissima: domani vado a Tara]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://amezzogiorno.wordpress.com/files/2009/11/grande_marcia_altamarea_big.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-66" title="In marcia per l'ambiente" src="http://amezzogiorno.wordpress.com/files/2009/11/grande_marcia_altamarea_big.jpg?w=212" alt="" width="212" height="300" /></a>Eccomi, sono tornata a mezzogiorno. E devo dirvi subito una cosa importantissima: domani vado a Taranto alla manifestazione per l&#8217;ambiente, è alle 9 e ci riuniremo davanti alle porte dell&#8217;Arsenale per dare il via al corteo che attraverserà la città.</p>
<p>Sono contentissima e credo che, se qualcuno di voi è in zona, dovrebbe assolutamente venire. Questo evento mi sembra di una portata storica. Non è la prima manifestazione che Taranto fa per l&#8217;ambiente, l&#8217;anno scorso per esempio, in questo periodo, c&#8217;era stata la cosiddetta &#8220;marcia dei ventimila&#8221; per rivendicare il diritto alla salute, al lavoro, all&#8217;aria pulita.</p>
<p>Il ricatto &#8220;salute o lavoro&#8221; è una cosa che era inaccettabile anche nella prima rivoluzione industriale, figuriamoci adesso! I piani di riconversione delle industrie esistono, cambiare rotta è possibile! I cittadini di Taranto e provincia chiedono di poter cambiare rotta e di non essere abbandonati in questa nave alla deriva che ci fa sentire come i topi nella stiva durante un naufragio.</p>
<p>Io e i miei amici di Lizzano domani manifesteremo non solo contro lo scempio dell&#8217;Ilva, ma anche contro le discariche come la Vergine o la Ecolevante, che imbottiscono le nostre terre di rifiuti tossici, e che pensano di poterci tenere buoni con una manciata di euro.</p>
<p>A Riva, a Vergine e a tutti coloro che credono che resteremo a guardare mentre loro si inghiottono la nostra terra trasformandola in una prigione puzzolente, noi diremo basta. LA PROVINCIA DI TARANTO NON MORIRA&#8217; CON VOI, NOI VOGLIAMO RINASCERE, ADESSO.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[l’ecomafia non basta più | Pietro Orsatti]]></title>
<link>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/11/18/l%e2%80%99ecomafia-non-basta-piu-pietro-orsatti/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 20:57:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>maxhki</dc:creator>
<guid>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/11/18/l%e2%80%99ecomafia-non-basta-piu-pietro-orsatti/</guid>
<description><![CDATA[Fonte: l’ecomafia non basta più | Pietro Orsatti. di Pietro Orsatti su Terra C’è una relazione stret]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Fonte: <a href="http://www.orsatti.info/archives/2494">l’ecomafia non basta più &#124; Pietro Orsatti</a>.</p>
<blockquote><p>di Pietro Orsatti su Terra</p>
<p>C’è una relazione stretta, nel nostro Paese, tra analisi e denuncia dei fenomeni criminali, lotta alla mafia e aggressione illecita al territorio e alle risorse naturali. Questo legame c’è da tempo. Già nel 1991 Giovanni Falcone spiegava che il boss mafioso si stava evolvendo, stava raffinando i propri interessi e le proprie aree di condizionamento. Spiegava, infatti, che dai terreni tradizionali dell’imprenditoria mafiosa (gli inerti e le cave e poi il cemento e l’edilizia), le mafie si accingevano a entrare nel business degli appalti pubblici con ancora più efficacia, e in settori, come i rifiuti, allora ancora non sfruttati dai clan. Quello che avvenne subito dopo, con l’affermarsi del potere dei Casalesi e la loro capacità imprenditoriale sia sugli appalti e i cantieri dell’alta velocità ferroviaria sia sul traffico illecito di rifiuti speciali e tossici e nocivi, confermarono l’intuizione del magistrato. Negli anni 90 la questione rifiuti, in particolare industriali, divenne il terreno di crescita di una nuova forma di imprenditoria che nel suo sviluppo illegale o para legale vide i clan di camorra e ’ndrangheta diventare soggetti fondamentali. Le vicende dei traffici internazionali e delle navi dei veleni sono una dimostrazione ulteriore di come l’imprenditoria inquinata dei colletti bianchi e le mafie si intersechino e agiscano in modo del tutto congiunto. Ma è negli ultimi anni che il sistema criminale e quello imprenditoriale inquinato e settori deviati della pubblica amministrazione diventano sistema. L’evidenza di quello che è successo negli ultimi anni in Campania e di quello che sta succedendo in questi giorni in Sicilia racconta una storia di inquinamento di pezzi anche ampi della politica e della pubblica amministrazione da parte di settori collegabili alle mafie o ad ambienti a esse contigui. Ormai il settore ambientale (la “monnezza” in particolare) è diventato una delle voci di bilancio più importanti (per alcune aree la più importante). Il termine “ecomafie” di fatto è riduttivo. Le mafie, nel loro insieme, hanno individuato nel settore ambientale un business a cui non sono disposte a rinunciare, ancora più interessante e lucroso degli appalti in opere pubbliche (anch’esse connesse al tema urbanistico, ambientale). Quindi non esiste “mafia” ed “ecomafia”. Il fenomeno è lo stesso, i personaggi sono gli stessi, il business è l’unico obiettivo. Il latitante Bernardo Provenzano, poco prima della sua cattura, parlava chiaramente di investire nel business ambientale. Matteo Messina Denaro, con il tentativo addirittura di entrare nel settore dell’eolico e quindi delle energie rinnovabili, ha dimostrato che un boss che si occupa principalmente di droga, estorsioni, traffico di armi, è perfettamente in grado di capire l’importanza di entrare nel grande giro di affari che rappresenta il settore ambientale nel suo insieme. Sporcando, con il suo interessamento, anche un settore strategico e fondamentale come la produzione di energia da fonti rinnovabili.</p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Under the sea / In fondo al mar ]]></title>
<link>http://zoescope.wordpress.com/2009/11/18/under-the-sea/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 13:54:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>zoescope</dc:creator>
<guid>http://zoescope.wordpress.com/2009/11/18/under-the-sea/</guid>
<description><![CDATA[http://www.infondoalmar.info/ (EN) My friend Paolo together with infographic designer David Boardman]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="attachment_979" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><a href="http://zoescope.wordpress.com/files/2009/11/infondoalmar.jpg"><img class="size-full wp-image-979" title="infondoalmar" src="http://zoescope.wordpress.com/files/2009/11/infondoalmar.jpg" alt="http://www.infondoalmar.info/" width="400" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">http://www.infondoalmar.info/</p></div>
<p>(EN) My friend<a title="http://paologerbaudo.blogspot.com/" href="http://paologerbaudo.blogspot.com/" target="_blank"> Paolo</a> together with infographic designer David Boardman launched today the english version of  <a title="http://www.infondoalmar.info/" href="http://www.infondoalmar.info/" target="_blank"><em>in.fondo.al.mar</em></a> (under the sea),  an info-visualisation work-in-progress project about a series of sinkings and incidents in the Mediterranean Sea in the last 30 years, involving  &#8220;poison-ships&#8221;, which are suspected of having carried toxic and radioactive waste.</p>
<p>The most shocking fact about these sinkings is that the ships would have been sunk deliberately to dispose of tons of toxic, chemical and radioactive waste. The mechanism is simple: you own a big container ship that has an accident and is sinking or is very old. You don&#8217;t want to lose all the money so you sell your ship to organized crime which will stuff it with toxic waste (ah the business of toxic waste!) and let it sink.</p>
<p>I made the story simple, but many subjects are involved in this traffic, also some institutions: here&#8217;s an <a title="articolo" href="http://www.eddyburg.it/article/articleview/14203/1/290" target="_blank">article in italian on the topic</a> written by Paolo and other journalists, going deeper on the topic.</p>
<p>(IT) Il mio amico <a title="http://paologerbaudo.blogspot.com/" href="http://paologerbaudo.blogspot.com/" target="_blank">Paolo</a> e il designer infografico David Boardman hanno lanciato oggi la versione in inglese di <a title="http://www.infondoalmar.info/" href="http://www.infondoalmar.info/" target="_blank"><em>in.fondo.al.mar</em></a> , un progetto di infovisualizzazione work-in-progress con lo scopo di mappare una serie di affondamenti e incidenti avvenuti nel Mediterraneo negli ultimi 30 anni,  delle cosiddette &#8220;navi tossiche&#8221;, sospettate di trasportare rifiuti tossici e radioattivi.</p>
<p>Il fatto scioccante di questi affondamenti è che le navi sarebbero state fatte affondare deliberatamente per liberarsi di tonnellate di rifiuti tossici, chimici e radioattivi. Il meccanismo è semplice. Possiedi una nave container che ha un incidente e sta affondando o è molto vecchia. Non vuoi perdere tutti i soldi, allora decidi di venderla al crimine organizzato che la riempie di rifiuti tossici (ah il business dei rifiuti tossici!) e la fa affondare.</p>
<p>E&#8217; più complicato di così e i soggetti coinvolti sono numerosi, compreso alcune istituzioni: per approfondire l&#8217;argomento <a title="articolo su eddymburg" href="http://www.eddyburg.it/article/articleview/14203/1/290" target="_blank">leggi l&#8217;articolo scritto da Paolo</a> e altri giornalisti.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il Blog di Angela Napoli: Nave dei veleni L'Espresso - L'intervista]]></title>
<link>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/11/14/il-blog-di-angela-napoli-nave-dei-veleni-lespresso-lintervista/</link>
<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 20:13:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>maxhki</dc:creator>
<guid>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/11/14/il-blog-di-angela-napoli-nave-dei-veleni-lespresso-lintervista/</guid>
<description><![CDATA[Il Blog di Angela Napoli: Nave dei veleni L&#8217;Espresso &#8211; L&#8217;intervista. di Riccardo B]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://angelanapoli.blogspot.com/2009/11/nave-dei-veleni-lespresso-lintervista.html">Il Blog di Angela Napoli: Nave dei veleni L&#8217;Espresso &#8211; L&#8217;intervista</a>.</p>
<blockquote><p>di Riccardo Bocca</p>
<p>Il governo cerca di nascondere la verità sull&#8217;inchiesta. L&#8217;accusa della parlamentare Pdl dell&#8217;Antimafia.<br />
<em>Colloquio con Angela Napoli</em></p>
<div>Angela Napoli, membro Pdl della commissione parlamentare Antimafia, lo dice apertamente:&#8221;Il governo sta cercando di nascondere la verità sulle navi dei veleni, e su quella di Cetraro in particolare. Si vogliono coprire segreti di Stato, e la strada scelta è quella del silenzio. O peggio ancora, di dichiarazioni che non stanno in piedi&#8221;. Parole che arrivano dopo giornate intense. La settimana scorsa Pippo Arena, il pilota del congegno sottomarino che il 12 settembre aveva filmato la nave sui fondali calabresi, ha dichiarato a &#8220;L&#8217;espresso&#8221; che &#8220;due stive erano completamente piene&#8221;. Poi è stato il turno del ministero dell&#8217;Ambiente, che ha pubblicato on line le immagini girate a fine ottobre su quello che ha presentato come il piroscafo Catania. Infine è spuntata, tra politici e ambientalisti, l&#8217;ipotesi che nel mare di Cetraro ci siano non uno, ma più relitti. &#8220;Il che potrebbe giustificare la fretta di voltare pagina del ministro dell&#8217;Ambiente&#8221;, dice l&#8217;onorevole Napoli.<strong> </strong></div>
<div></div>
<div><strong>Un&#8217;accusa pesante, la sua: su cosa si basa?</strong></div>
<div>&#8220;Penso, per esempio, a cosa è successo il 27 ottobre quando è stato ascoltato dalla commissione Antimafia il procuratore nazionale Piero Grasso. Appena gli ho posto domande vere, scomode, il presidente della commissione Beppe Pisanu ha secretato la seduta&#8230;&#8221;.</div>
<div></div>
<div><strong>Si può sapere, nei limiti del lecito, quali argomenti toccavano le sue domande?</strong></div>
<div>&#8220;Chiedevo chiarezza sul ruolo dei servizi segreti in questa vicenda. Domandavo come potesse il pentito Francesco Fonti, che non è della zona, indicare il punto dove si autoaccusa di avere affondato una nave, e farlo effettivamente coincidere con il ritrovamento di un relitto. Volevo che superassimo le ipocrisie, insomma. Anche riguardo al memoriale del pentito, che è stato custodito per quattro anni, dal 2005, nei cassetti della Direzione nazionale antimafia senza che nessuno facesse verifiche&#8221;.</div>
<div></div>
<div><strong>Il ministero dell&#8217;Ambiente ha pubblicato sul suo sito le riprese della nave affondata a Cetraro. Non basta?</strong></div>
<div>«Può bastare un filmino in bassa risoluzione che, quando clicchi, si apre su YouTube? Non scherziamo. E aggiungo: poniamo anche che le stive risultino vuote. Dov?è finito il carico visto dal pilota il 12 settembre?». Un dato è certo: alle 12,56 del 27 ottobre, il ministro Prestigiacomo ha detto che il robot aveva già svolto «le misurazioni e i rilievi fotografici del relitto».</div>
<div></div>
<div><strong>Ed è stata smentita due volte: alle 13,12 dello stesso giorno dalla società Geolab che svolgeva il lavoro («Abbiamo fatto solo rilievi acustici»); poi in diretta a Sky da Federico Crescenti, responsabile del Reparto ambientale marino delle capitanerie di porto, il quale ha spiegato che le operazioni in acqua del robot sono iniziate la sera del 27.</strong></div>
<div>«Dico di più. Sempre il 27 ottobre, la direzione marittima di Reggio Calabria ha trasmesso alla commissione Antimafia una mappa con i punti di affondamento di 44 navi lungo le coste italiane. Guarda caso, in Calabria ci sono nove croci senza nome&#8230;».</div>
<p><strong>Rilancerà questo elemento in commissione Antimafia?</strong></p>
<div>«Certo. Ma è difficile che un governo smascheri ciò che un altro governo ha occultato. C&#8217;è l&#8217;interesse bipartisan ad andare oltre, a dimenticare che il pentito Fonti parla di legami con ex democristiani e socialisti ancora attivi. Ricordiamo che il sottosegretario agli Esteri, in questo governo, fa di nome Stefania e di cognome Craxi».</div>
<div></div>
<div><strong>Quindi?</strong></div>
<div>«Basta con i segreti. Il governo vuole chiudere il caso Cetraro? Renda pubbliche le immagini satellitari dei traffici avvenuti nei mari italiani tra gli anni Ottanta e Novanta. La verità c&#8217;è già: basta avere voglia di vederla».</div>
</blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il partito di Sandokan | Pietro Orsatti]]></title>
<link>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/11/12/il-partito-di-sandokan-pietro-orsatti/</link>
<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 07:06:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>maxhki</dc:creator>
<guid>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/11/12/il-partito-di-sandokan-pietro-orsatti/</guid>
<description><![CDATA[Fonte: Il partito di Sandokan | Pietro Orsatti. Camorra – Sei pentiti, centinaia di pagine di verbal]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Fonte: <a href="http://www.orsatti.info/archives/2101">Il partito di Sandokan &#124; Pietro Orsatti</a>.</p>
<blockquote><p><strong>Camorra – Sei pentiti, centinaia di pagine di verbali e riscontri, uno scenario raggelante, un vortice di affari, voti, appalti. Anche la crisi rifiuti e la gestione dell’emergenza entrano nell’inchiesta. Era Schiavone a controllare tutto. Il pentito racconta che anche «<a class="st_tag internal_tag" title="Post marcati con Bocchino" rel="tag" href="http://www.orsatti.info/archives/tag/bocchino">Bocchino</a>, Coronella e <a class="st_tag internal_tag" title="Post marcati con Landolfi" rel="tag" href="http://www.orsatti.info/archives/tag/landolfi">Landolfi</a> facevano parte del “nostro tessuto camorristico”»</strong></p>
<p><strong>di Pietro Orsatti su </strong><a title="Original Link: http://www.terranews.it" href="http://www.orsatti.info/?IhJY1JUL" target="_blank"><strong>Terra</strong></a></p>
<p>Si gioca sul filo delle testimonianze dei collaboratori di <a class="st_tag internal_tag" title="Post marcati con giustizia" rel="tag" href="http://www.orsatti.info/archives/tag/giustizia">giustizia</a> la richiesta di custodia cautelare per il sottosegretario Nicola <a class="st_tag internal_tag" title="Post marcati con Cosentino" rel="tag" href="http://www.orsatti.info/archives/tag/cosentino">Cosentino</a>. Una richiesta che coinvolgerebbe, alla lettura del documento consegnato alla giunta per le Autorizzazioni della Camera, anche altri esponenti di spicco dello scenario politico campano e nazionale. Sono sei i collaboratori di <a class="st_tag internal_tag" title="Post marcati con giustizia" rel="tag" href="http://www.orsatti.info/archives/tag/giustizia">giustizia</a> che hanno parlato di <a class="st_tag internal_tag" title="Post marcati con Cosentino" rel="tag" href="http://www.orsatti.info/archives/tag/cosentino">Cosentino</a>: Domenico Frascogna, Michele Froncillo, Carmine Schiavone, Dario De Simone, Michele Orsi e Gaetano Vassallo. E proprio dalle dichiarazioni di Vassallo, considerato il “colletto bianco” del clan dei <a class="st_tag internal_tag" title="Post marcati con Casalesi" rel="tag" href="http://www.orsatti.info/archives/tag/casalesi">Casalesi</a>, emergono le accuse più circostanziate: «Ho agito per conto della famiglia Bidognetti quale loro referente nel controllo della società Eco4 spa gestita dai fratelli Orsi. Sono <a class="st_tag internal_tag" title="Post marcati con stato" rel="tag" href="http://www.orsatti.info/archives/tag/stato">stato</a> di fatto loro socio. All’epoca era Bidognetti Aniello la persona a gestire gli affari del clan… era stata fissata una tangente mensile pari a 50mila euro, con la previsione ulteriore dell’assunzione di cinquanta persone scelte dal clan. Posso dire che la società Eco4 era controllata dall’onorevole <a class="st_tag internal_tag" title="Post marcati con Cosentino" rel="tag" href="http://www.orsatti.info/archives/tag/cosentino">Cosentino</a> e anche l’onorevole <a class="st_tag internal_tag" title="Post marcati con Landolfi" rel="tag" href="http://www.orsatti.info/archives/tag/landolfi">Landolfi</a> aveva svariati interessi in quella società. Presenziai personalmente alla consegna di 50mila euro in contanti da parte di Orsi Sergio all’onorevole <a class="st_tag internal_tag" title="Post marcati con Cosentino" rel="tag" href="http://www.orsatti.info/archives/tag/cosentino">Cosentino</a>, incontro avvenuto a casa di quest’ultimo a Casal di Principe». E Vassallo continua, riportando altri particolari: «Bidognetti Raffaele, alla mia presenza e alla presenza di Di Tella Antonio, riferì che gli onorevoli Italo <a class="st_tag internal_tag" title="Post marcati con Bocchino" rel="tag" href="http://www.orsatti.info/archives/tag/bocchino">Bocchino</a>, Nicola <a class="st_tag internal_tag" title="Post marcati con Cosentino" rel="tag" href="http://www.orsatti.info/archives/tag/cosentino">Cosentino</a>, Gennaro Coronella e <a class="st_tag internal_tag" title="Post marcati con Landolfi" rel="tag" href="http://www.orsatti.info/archives/tag/landolfi">Landolfi</a> facevano parte del “nostro tessuto camorristico”». Quindi se <a class="st_tag internal_tag" title="Post marcati con Cosentino" rel="tag" href="http://www.orsatti.info/archives/tag/cosentino">Cosentino</a> trema, anche altri esponenti del centrodestra temono di essere trascinati nella polvere dal crollo dell’ormai probabilmente ex candidato alle prossime <a class="st_tag internal_tag" title="Post marcati con elezioni" rel="tag" href="http://www.orsatti.info/archives/tag/elezioni">elezioni</a> in <a class="st_tag internal_tag" title="Post marcati con campania" rel="tag" href="http://www.orsatti.info/archives/tag/campania">Campania</a>. Non è un caso che Italo <a class="st_tag internal_tag" title="Post marcati con Bocchino" rel="tag" href="http://www.orsatti.info/archives/tag/bocchino">Bocchino</a>, nella prima mattinata di ieri, abbia smentito categoricamente di essere coinvolto nella vicenda e ha comunque ribadito la propria solidarietà a <a class="st_tag internal_tag" title="Post marcati con Cosentino" rel="tag" href="http://www.orsatti.info/archives/tag/cosentino">Cosentino</a>. Non sono accuse da sottovalutare anche per il modo in cui sono state formulate.<br />
Comprensibile, questa alzata di scudi. <a class="st_tag internal_tag" title="Post marcati con Cosentino" rel="tag" href="http://www.orsatti.info/archives/tag/cosentino">Cosentino</a> è l’emergente del Pdl in <a class="st_tag internal_tag" title="Post marcati con campania" rel="tag" href="http://www.orsatti.info/archives/tag/campania">Campania</a>, un pezzo del governo, non certo un oscuro parlamentare arrivato dalla provincia. Secondo i magistrati che lo stanno inquisendo, invece, il sottosegretario ha contribuito «con continuità e stabilità, sin dagli anni 90, a rafforzare vertici e attività del gruppo camorrista da cui riceveva puntuale sostegno elettorale in occasione delle <a class="st_tag internal_tag" title="Post marcati con elezioni" rel="tag" href="http://www.orsatti.info/archives/tag/elezioni">elezioni</a>». Attraverso la Eco4. Racconta sempre Vassallo che «<a class="st_tag internal_tag" title="Post marcati con Cosentino" rel="tag" href="http://www.orsatti.info/archives/tag/cosentino">Cosentino</a> sapeva che ero socio della Eco4 e dei miei rapporti con la famiglia Bidognetti. Quando mi aggiudicai il servizio di raccolta dei rifiuti nel comune di San Cipriano con la Setia sud, Bidognetti mi disse che dovevo convocare le maestranze per sostenere <a class="st_tag internal_tag" title="Post marcati con Cosentino" rel="tag" href="http://www.orsatti.info/archives/tag/cosentino">Cosentino</a> alle provinciali». È proprio questo sostegno, cercato e ottenuto attraverso scambi di appalti e posti di <a class="st_tag internal_tag" title="Post marcati con lavoro" rel="tag" href="http://www.orsatti.info/archives/tag/lavoro">lavoro</a> e proseguito secondo l’accusa per anni, che avrebbe consolidato il peso politico (e soprattutto elettorale) di <a class="st_tag internal_tag" title="Post marcati con Cosentino" rel="tag" href="http://www.orsatti.info/archives/tag/cosentino">Cosentino</a>. E come era prevedibile si riapre anche lo scenario dello scandalo rifiuti a <a class="st_tag internal_tag" title="Post marcati con napoli" rel="tag" href="http://www.orsatti.info/archives/tag/napoli">Napoli</a>. E sempre in relazione alla Eco4, come ci racconta ancora il pentito: «I siti da utilizzare per l’ampliamento della discarica vennero scelti da Francesco Schiavone su indicazione dei fratelli Orsi. La stessa procedura è stata utilizzata per i depositi delle ecoballe. In poche parole, tutto il sistema della gestione dei rifiuti, sia di quelli solidi che di quelli speciali, nelle sue diverse fasi (trasporto, smaltimento, raccolta) era completamente gestito e controllato dalla criminalità organizzata e ciò sia nel periodo in cui la gestione fu affidata ai privati, sia nel periodo in cui la gestione è passata al pubblico». E assunzioni e commesse sarebbero sempre state determinate dalle esigenze politiche di <a class="st_tag internal_tag" title="Post marcati con Cosentino" rel="tag" href="http://www.orsatti.info/archives/tag/cosentino">Cosentino</a>.</p>
<p><a style="color:#2970a6;text-decoration:none;margin:0;padding:0;" title="Original Link: ../wp-content/uploads/2009/11/cosentino-ordinanza.doc" href="http://www.orsatti.info/?mNqu6X3L">SCARICA IL TESTO INTEGRALE DEL DOCUMENTO DEL GIP Cosentino ordinanza</a></p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Chi l'avrebbe mai detto]]></title>
<link>http://ospiteinquietante.wordpress.com/2009/11/10/chi-lavrebbe-mai-detto/</link>
<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 15:36:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>matteocarati</dc:creator>
<guid>http://ospiteinquietante.wordpress.com/2009/11/10/chi-lavrebbe-mai-detto/</guid>
<description><![CDATA[Cosentino, fino a qualche giorno fa, probabile candidato per la Presidenza della ragione Campania pe]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft size-medium wp-image-55" title="cosentino espresso" src="http://ospiteinquietante.wordpress.com/files/2009/11/cosentino-espresso1.jpg?w=248" alt="cosentino espresso" width="248" height="300" />Cosentino, fino a qualche giorno fa, probabile candidato per la Presidenza della ragione Campania per il PDL, è indagato per presunti contatti con il clan dei Casalesi. In questi mesi, in molti avevano scritto dell&#8217;opportunità di candidare l&#8217;onorevole, che era Sottosegretario all&#8217;Economia, dopo che era stato accusato da Gaetano Vassallo, boss della camorra, di essere tra quei politici che avevano intascato migliaia di euro &#8220;appaltando&#8221; alla criminalità organizzata lo &#8220;smaltimento&#8221; dei rifiuti tossici.</p>
<p>Che Ghedini dica che la magistratura &#8220;vuole impedirne la candidatura&#8221; ce lo aspettiamo, ma che nessuno all&#8217;interno del centrodestra abbia avuto il coraggio di sottolineare la questione, dopo che <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/cosi-ho-avvelenato-napoli/2040653">se ne era parlato</a>, e molto, sui giornali, è davvero sconfortante.</p>
<p>Leggo il titolo &#8220;Cosentino indagato&#8221; in edicola e penso a Fini che proprio qualche giorno fa aveva detto da Fazio: &#8220;Alcune candidature sono inopportune&#8221;.<br />
(Quanto è diverso oggi Fini dal Fini di 5 anni fa?).</p>
<p>Insomma, chi l&#8217;avrebbe mai detto? <a href="http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/politica/cosentino-candidato/saviano-dimissioni/saviano-dimissioni.html">Roberto Saviano</a>, per esempio, compaesano di Nicola Cosentino.</p>
<p>Update 11-11-09: &#8220;era il nostro <a href="http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/politica/cosentino-candidato/cosentino-verbali/cosentino-verbali.html">candidato di riferimento</a>.&#8221;</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Isola d'Elba: pesci morti nelle reti, dopo l'avvistamento di una nave che getta container]]></title>
<link>http://baruda.net/2009/11/08/isola-delba-pesci-morti-nelle-reti-dopo-lavvistamento-di-una-nave-che-getta-container/</link>
<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 22:00:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>baruda</dc:creator>
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<description><![CDATA[Pesci morti nelle reti dei pescatori dell&#8217;isola d&#8217;Elba di Andrea Palladino,  Il Manifest]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><span style="color:#ff0000;">Pesci morti nelle reti dei pescatori dell&#8217;isola d&#8217;Elba<br />
</span></strong><strong><em>di Andrea Palladino,  Il Manifesto 07/11/09<br />
</em></strong>È il cinque luglio scorso. Il battello della Ong tedesca Green Ocean ha appena avvistato la nave tedesca Toscana &#8211; battente bandiera maltese &#8211; mentre getta almeno un container in fondo al mare, di fronte all&#8217;isola d&#8217;Elba. Passano appena 48 ore e i pescatori di Marciana vedono i pesci morire. Forse un caso o, molto probabilmente, l&#8217;ulteriore conferma che il crimine ambientale delle navi dei veleni non è una leggenda dei mari.<br />
La denuncia arriva direttamente da chi ha avvistato il mercantile armato di gru, alle prese con i movimenti sospetti di containers al largo della costa toscana. «Ho parlato con i pescatori &#8211; racconta Robert Groitl, comandante della nave Thales della Green Ocean &#8211; e mi hanno confermato tutto». Non solo. Fino a qualche settimana fa «anche i pescatori di Livorno hanno raccontato che nei giorni successivi all&#8217;individuazione della nave Toscana nelle loro reti hanno visto molti pesci morti».</p>
<div id="attachment_3858" class="wp-caption alignright" style="width: 421px"><a href="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/cetraro_relitto_nave_bidoni_tossici.jpg"><img class="size-full wp-image-3858" title="cetraro_relitto_nave_bidoni_tossici" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/cetraro_relitto_nave_bidoni_tossici.jpg" alt="cetraro_relitto_nave_bidoni_tossici" width="411" height="275" /></a><p class="wp-caption-text">Cetraro, il relitto della nave dei veleni</p></div>
<p>Almeno uno dei container abbandonati probabilmente dal Toscana è ora a 120 metri di profondità, a nord dell&#8217;Elba. È stato individuato dalla nave Alliance della Nato, intervenuta su richiesta dell&#8217;Ente parco dell&#8217;Arcipelago toscano, guidato da Mario Tozzi. La moria della fauna marina è ora il sintomo preoccupante dell&#8217;eventuale presenza di rifiuti tossici all&#8217;interno del contenitore gettato in mare. Un allarme che ovviamente dovrà essere confermato da analisi mirate e urgenti. «Ma qualcuno ha effettuato dei prelievi dell&#8217;acqua? Qualcuno ha analizzato il pescato», chiede Robert Groitl.<br />
Il ricercatore della Green Ocean il mare lo conosce bene. Conosce anche molto bene il mondo della navigazione, essendo stato capitano di mercantili. «Accade molto spesso di vedere buttare in mare rifiuti tossici &#8211; racconta &#8211; è una cosa comune. Qualcuno paga molto bene l&#8217;equipaggio, fa caricare i container per scaricarli in mare». Quello che colpisce è però il luogo scelto. In un recente reportage della televisone franco-tedesca Arte sono state mostrate le immagini di navi europee che scaricavano centinaia di bidoni al largo dell&#8217;Atlantico, dove le fosse oceaniche raggiungono profondità altissime. Perché dunque puntare sul Tirreno? «Dipende dalla rotta, chiaramente», spiega Robert Groitl. «La posizione della zona a nord dell&#8217;Elba &#8211; continua &#8211; è poi ideale, perfetta. Ci sono tanti residui della guerra, bombe, aeroplani, sommergibili, c&#8217;è tanta roba sott&#8217;acqua in quella zona, relitti segnati sulle carte nautiche».<br />
<a href="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/scorie.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3859" title="scorie" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/scorie.jpg" alt="scorie" width="170" height="170" /></a>Come al largo della Calabria, dove la storia del relitto di Cetraro &#8211; ancora da chiarire in molti aspetti &#8211; è stata chiusa dal ministero dell&#8217;Ambiente spiegando che si trattava per l&#8217;appunto di una nave affondata nel 1917. «Se buttano qualcosa vicino ai vecchi relitti gli strumenti si confondono &#8211; continua il racconto il ricercatore tedesco &#8211; è difficile individuare container o fusti». È come il famoso racconto di Poe, la lettera rubata: per far sparire qualcosa devi metterla magari in evidenza, ma dove però nessuno andrebbe a cercare.<br />
Ora sappiamo che in un punto individuato da una nave della Nato c&#8217;è un container probabilmente buttato a mare dall&#8217;equipaggio della nave Toscana, intestata all&#8217;armatore tedesco Bertling FH, come risulta da un&#8217;ispezione della nave effettuata in Lituania lo scorso luglio; sappiamo che in quella zona starebbero morendo dei pesci, come raccontano alcuni pescatori. E sappiamo che chi ha buttato quel container ha cercato di speronare il battello degli ambientalisti tedeschi mentre cercavano di fotografare l&#8217;operazione.<br />
Il ministero dell&#8217;ambiente non ha, però, ancora attivato nessuna procedura d&#8217;intervento, perché «ad oggi non è stato ancora avvisato», spiega il portavoce del ministro Stefania Prestigiacomo. Eppure la Capitaneria di Porto è stata subito allertata e immediatamente, già a luglio, si è attivata inviando una relazione alla Procura di Livorno. L&#8217;inchiesta dei magistrati è già partita da questa estate con l&#8217;acquisizione del materiale fotografico realizzato dall&#8217;equipaggio della Thales. E la stessa capitaneria, subito dopo la segnalazione, cercò di raggiungere il mercantile, intervenendo immediatamente. All&#8217;appello manca solo il ministero della Prestigiacomo, che, d&#8217;altra parte, a Cetraro è intervenuto dopo un mese e mezzo dal ritrovamento del relitto.<br />
La Ong tedesca sta seguendo da vicino l&#8217;intera vicenda, anche perché in Germania la storia delle navi dei veleni non è passata innosservata. Robert Groitl &#8211; che per primo denunciò il caso &#8211; è stato minacciato direttamente, subito dopo l&#8217;avvistamento del Toscana. «Mi sono arrivate due o tre telefonate anonime &#8211; racconta &#8211; dicendomi di stare zitto, di fare attenzione alla mia nave, e alla mia vita». Chi organizza i traffici criminali di rifiuti sa che in questi casi il silenzio e le coperture sono essenziali.</p>
<p>&#160;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Una nave e mille misteri | L'espresso]]></title>
<link>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/11/06/una-nave-e-mille-misteri-lespresso/</link>
<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 13:42:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>maxhki</dc:creator>
<guid>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/11/06/una-nave-e-mille-misteri-lespresso/</guid>
<description><![CDATA[Sempre maggiori dubbi sulle smentite delle autorità. Ma stanno forse giocando con la salute dei citt]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Sempre maggiori dubbi sulle smentite delle autorità. Ma stanno forse giocando con la salute dei cittadini? Il dubbio è forte.</p>
<p>Fonte: <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/una-nave-e-mille-misteri/2113913&#38;ref=hpsp">Una nave e mille misteri &#124; L&#8217;espresso</a>.</p>
<blockquote>
<div class="firma">di Riccardo Bocca</div>
<p><strong>Dopo i rilievi eseguiti, per il ministro e il procuratore Grasso il caso del relitto dei veleni è risolto. Eppure troppi sono ancora i dubbi. E si parla già di depistaggio</strong></p>
<p>La sera di venerdì 30 ottobre, l&#8217;emittente calabrese <a href="http://www.telespaziotv.com/" target="_blank">Telespazio</a> trasmette una puntata davvero speciale del talk show &#8220;<a href="http://perfidia.blip.tv/posts?view=archive&#38;nsfw=dc" target="_blank">Perfidia</a>&#8220;. In studio, c&#8217;è un gruppo di pescatori della costa tirrenica per parlare dei fondi a loro sostegno, dopo il crollo delle vendite dovuto al caso &#8220;navi dei veleni&#8221;. Uno dei pescatori, Franco, non è però d&#8217;accordo. Ha saputo che il giorno prima, nel corso di una conferenza stampa, il ministro dell&#8217;Ambiente Stefania Prestigiacomo e il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, hanno tranquillizzato tutti: «Il caso è chiuso», ha detto Grasso. La nave di cui il mondo intero ha parlato, a 480 metri di profondità nelle acque davanti a Cetraro, non è la pericolosa Cunski affondata dal pentito Francesco Fonti. «Si tratta del piroscafo Catania», ha spiegato Prestigiacomo, «costruito a Palermo nel 1906 e silurato il 16 marzo 1917 da un sommergibile tedesco ». Risultato: a bordo non ci sono fusti radioattivi, anzi la stiva è vuota e non c&#8217;è rischio per la popolazione.<br />
I pescatori, Franco compreso, dovrebbero sentirsi sollevati: fine della paura, riprende la pesca. Invece no. Franco s&#8217;infuria e urla: «Negli anni Novanta c&#8217;erano sei o sette pescherecci a Cetraro, e due sono andati (quella notte con Fonti) a mettere la dinamite!». A questo punto, nello studio scende il gelo. Gli altri pescatori sono spiazzati ma lui continua, invitando la magistratura a indagare, «a mettere sotto torchio» chi andava per mare in quel periodo.</p>
<p>Il giorno dopo, la cassetta del programma viene acquisita dal procuratore capo di Paola Bruno Giordano. Intanto monta l&#8217;angoscia del pescatore Franco, isolato da colleghi e parenti. «La verità non interessa a nessuno», si lamenta con un cronista.</p>
<p>E non è l&#8217;unico, in Calabria, a pensarla così. Nei giorni scorsi, il deputato Franco Laratta (Pd) si è definito «sconcertato» dalla situazione. Di più: ha sollevato il dubbio che «qualcuno ci stia prendendo in giro, con depistaggi e mezze verità» tra «notizie parziali, fatti contraddittori ed eventi prima affermati e poi negati nelle e fra le istituzioni». Una sequenza di stranezze che parte il mattino del 27 ottobre, quando il procuratore Grasso si presenta alla commissione parlamentare Antimafia e dice: «Proprio stamane, mi è stato comunicato che gli ultimi riscontri non danno la certezza che si tratti proprio della Cunski, anche se il castello sembra essere compatibile con l&#8217;indicazione che viene da Fonti». L&#8217;altra ipotesi in campo, aggiunge, «è che si tratti del piroscafo Cagliari», affondato a inizio anni Quaranta.</p>
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<div id="adMiddle">// </div>
<p>Tutto chiaro? Al contrario. Passano poche ore, e alle 12,56 l&#8217;agenzia Adnkronos batte una nota del ministro Prestigiacomo: «Il relitto al largo di Cetraro non corrisponde alle caratteristiche della Cunski. Il Rov, il robot sottomarino, ha già svolto le misurazioni e i rilievi fotografici del relitto». Detto questo, le indagini continueranno «con il prelievo di sedimenti dai fondali, carotaggi in profondità e prelievi di campioni dai fusti». Informazioni nette, inequivocabili.</p>
<p>Che vengono smentite, però, alle 13,12: un quarto d&#8217;ora dopo. «Finora abbiamo fatto solo esplorazioni acustiche », affermano i proprietari della nave Mare Oceano (che sta svolgendo le analisi a Cetraro, e che risulta dell&#8217;armatore Diego Attanasio, coinvolto dall&#8217;avvocato David Mills nel processo in cui è stato condannato per aver mentito su Silvio Berlusconi in cambio di denaro). «Il Rov», aggiunge la Geolab, «farà altre esplorazioni acustiche e poi quelle visive. Non ci sentiamo di dire con certezza che quella possa o non possa essere la nave Cunski: per noi è ancora troppo presto».</p>
<p>Com&#8217;è possibile tanta confusione? Perché il procuratore Grasso si sbilancia a indicare all&#8217;Antimafia il nome di un relitto sbagliato? E perché il ministro Prestigiacomo parla di rilievi avvenuti, se chi li compie deve ancora iniziare?</p>
<p>Difficile capirlo. Come difficili da interpretare sono le altre sfasature di questa storia. A partire dalle caratteristiche della nave Catania, che stridono con i rilievi svolti sul relitto scoperto il 12 settembre al largo di Cetraro. In quell&#8217;occasione fu calcolata una lunghezza tra i 110 e i 120 metri, una larghezza di circa 20 e un&#8217;altezza di fiancata attorno ai 10. Ora, invece, basta iscriversi al sito sui disastri navali <a href="http://www.wrecksite.eu/" target="_blank">www.wrecksite.eu</a>, per verificare che la Catania è lunga 95,8 metri, larga 13 e alta 5,5 (dati confermati anche dal sito<a href="http://www.uboat.net/" target="_blank">www.uboat.net</a> e dal sito <a href="http://www.miramarshipindex.org.nz/" target="_blank">www.miramarshipindex.org.nz</a> di Rodger Haworth, per mezzo secolo membro della World ship society). Insomma i numeri non quadrano: nemmeno con la conferenza stampa del 29, dove viene indicata una lunghezza di 103 metri.</p>
<p>Utile sarebbe, con queste premesse, sentire la versione del ministro Prestigiacomo, ma la richiesta di un&#8217;intervista cade nel vuoto. Ed è un peccato, perché c&#8217;è un altro elemento cruciale, che andrebbe chiarito. Nel senso che non coincidono il punto dove a settembre è stato individuato il relitto della presunta Cunski (latitudine 39º28&#8242;50&#8243;N, longitudine 15º41&#8242;E) e quello più a nord dov&#8217;è affondata nel 1917 la Catania (secondo tutte le fonti accessibili, latitudine 39º 32&#8242;N e longitudine 15º 42&#8242;).Lo scarto è di 3 miglia e mezzo: «Considerevole », dicono gli esperti: «Tanto da escludere una repentina deriva, causa correnti, nella discesa verso il fondo». Il sospetto, sussurrato da alcuni investigatori, è che il profilo della Catania non combaci con quello del relitto trovato a settembre. E ancora peggio: che qualcosa non convinca nelle comunicazioni della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, responsabile dell&#8217;inchiesta sulle navi dei veleni. Nella conferenza stampa del 29 ottobre, infatti, il vice procuratore Giuseppe Borrelli ha detto che «la stiva della nave» al largo di Cetraro era «vuota». Ma Pippo Arena, titolare della società Arena Sub e pilota del Rov nella prima ispezione alla presunta Cunski, lo smentisce: «La nave che ho ispezionato io aveva due stive. Ed erano piene, tanto che un pesce cercava di entrare e non riusciva».</p>
<p>Cos&#8217;ha provocato l&#8217;assoluta discrepanza tra il ricordo del pilota e le affermazioni del vice procuratore? E come va interpretata l&#8217;altra uscita della Dda di Catanzaro, pubblicata dal &#8220;Quotidiano della Calabria&#8221;? Stavolta a parlare è il procuratore capo Vincenzo Antonio Lombardo, il quale racconta che attorno alla nave c&#8217;era «una folta vegetazione» oltre a vari pesci. «Lo abbiamo visto dalle immagini (&#8230;). Ci fosse stata radioattività, tutto questo non sarebbe stato presente. La radioattività, infatti, provoca una forma di desertificazione ». Parole rassicuranti, quelle di Lombardo, perfette per placare la rabbia della popolazione locale.</p>
<p>Ma non condivise da Roberto Danovaro, ordinario di Biologia marina all&#8217;Università politecnica delle Marche: «È impossibile che il relitto, a quasi 500 metri di profondità, sia coperto da vegetazione», assicura: «A quella profondità, la mancanza di luce impedisce la vita di alghe o piante marine».</p>
<p>Non stupisce, dopo queste parole, che il consigliere calabrese Maurizio Feraudo (Idv) abbia lanciato l&#8217;ipotesi di un «colossale depistaggio». E che il Wwf scriva al ministro Prestigiacomo e al procuratore Grasso per chiedere «una perizia comparata tra il video del Rov incaricato da Regione e Arpacal (a settembre), e quello «della nave incaricata dal ministero dell&#8217;Ambiente (che ha smentito il pericolo, ndr)». Sicuramente tutto risulterà perfetto, ma al momento niente torna.</p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Il documento segreto del 2006 "A largo di Cetraro le navi sono tre" - cronaca - Repubblica.it]]></title>
<link>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/11/03/il-documento-segreto-del-2006-a-largo-di-cetraro-le-navi-sono-tre-cronaca-repubblica-it/</link>
<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 22:30:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>maxhki</dc:creator>
<guid>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/11/03/il-documento-segreto-del-2006-a-largo-di-cetraro-le-navi-sono-tre-cronaca-repubblica-it/</guid>
<description><![CDATA[Dunque parrebbe che le smentite governative siano la solita balla&#8230; CETRARO &#8211; Un document]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Dunque parrebbe che le smentite governative siano la solita balla&#8230;</p>
<blockquote><p>CETRARO &#8211; Un documento inedito. E&#8217; la parte segreta di una seduta della Commissione parlamentare d&#8217;inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Un documento ufficiale dove si dice che le navi sono tre, non una. E che sono stati pescati fusti in mare. Ma nessuna delle tre navi corrisponde alle misure e alla profondità del &#8220;Catania&#8221;, il relitto della prima guerra mondiale ritrovato proprio dove si credeva potesse esserci una nave dei veleni. Così, quello che dopo la dichiarazione di chiusura del caso di Cetraro, sembrava una mera ipotesi, oggi ritorna a prendere corpo. Come resta, nero su bianco, il verbale che riporta tracce di cesio rinvenute nei pesci. Analisi, lo ricordiamo, scomparse nel nulla.</p>
<p>&#8230;</p></blockquote>
<p>Fonte: <a href="http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/cronaca/nave-veleni/le-navi-sono-quattro/le-navi-sono-quattro.html">Il documento segreto del 2006 &#8220;A largo di Cetraro le navi sono tre&#8221; &#8211; cronaca &#8211; Repubblica.it</a>.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[ComeDonChisciotte - E SE FOSSE L'OLANDESE VOLANTE ?]]></title>
<link>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/10/31/comedonchisciotte-e-se-fosse-lolandese-volante/</link>
<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 08:02:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>maxhki</dc:creator>
<guid>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/10/31/comedonchisciotte-e-se-fosse-lolandese-volante/</guid>
<description><![CDATA[Le autorità dichiarano che il relitto trovato al largo di Cetraro in calabria non sia quello del Cun]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Le autorità dichiarano che il relitto trovato al largo di Cetraro in calabria non sia quello del Cunsky, la nave dei veleni fatta affondare per smaltire in fondo al mare il suo carico tossico, ma una nave molto più vecchia, affondata nel 1917.</p>
<p>Carlo Bertani spiega come la dichiarazione delle autorità sia l&#8217;ennesima e incosciente frottola disinformativa.</p>
<p>Anzichè pensare a come bonificare le autorità insabbiano la verità e sperano che i morti per l&#8217;inquinamento non facciano notizia. Vergogna, fuori la mafia dallo stato!</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&#38;file=article&#38;sid=6422">ComeDonChisciotte &#8211; E SE FOSSE L&#8217;OLANDESE VOLANTE ?</a>.</p>
<blockquote><p>DI CARLO BERTANI<br />
<em>carlobertani.blogspot.com/</em></p>
<p>Gentile Ministro Prestigiacomo,<br />
quella che può osservare nella fotografia, sarebbe il relitto scovato dalla nave oceanografica “Mare Oceano” al largo di Cetraro, in Calabria. Molto probabilmente lo è, perché la nave “Città di Catania” (all’epoca si apponeva sempre, prima, la locuzione “Città di”) fu affondata nel Marzo 1917 da un sommergibile tedesco – all’Ufficio Storico della Marina lo confermeranno di certo – e siamo dunque felici che la “Città di Catania” (proveniente dall’India e diretta a Napoli) sia stata finalmente ritrovata.<br />
Siamo un po’ più freddi, invece, al riguardo della “cessata emergenza” diramata ai quattro venti poiché – a nostro avviso – la conclusione ci sembra cozzare contro le più elementari regole della logica.<br />
Soprattutto della logica delle costruzioni navali.<br />
Partiamo dall’inizio.</p>
<p>La presunta “nave dei veleni”, individuata dalla ricerca finanziata dapprima dalla Regione Calabria, doveva essere la Kunsky (che risultava, invece, demolita in Oriente ma, sulle pratiche di demolizione in quelle aree, meglio non fare troppo affidamento) ed invece si scopre che è un relitto italiano risalente alla Prima Guerra Mondiale. Le vendite di pesce sono crollate dell’80%, ed è dunque un bel sollievo sapere che si tratta di un innocente piroscafo italiano.<br />
Ci sono, però, alcune discrepanze fra le due descrizioni, che saltano agli occhi.<br />
Nelle risultanze pubblicate sui primi rilevamenti – quelli ordinati dalla Regione Calabria – si dice che:</p>
<p><em>E&#8217; lei. E&#8217; la nave descritta dal pentito di mafia Francesco Fonti. E&#8217; come e dove lui aveva indicato. Sotto cinquecento metri di acqua, lunga da 110 a 120 metri e larga una ventina, con un grosso squarcio a prua dal quale fuoriesce un fusto. Si trova venti miglia al largo di Cetraro (Cosenza). I fusti sarebbero 120, tutti pieni di rifiuti tossici</em><a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn1"> [1]</a>.</p>
<p>Ci sono dei fusti. Fusti in metallo, ovviamente. Peccato, Ministro Prestigiacomo, che lo stivaggio di materiali in fusti metallici non fosse assolutamente in uso agli inizi del ‘900: all’epoca, tutto veniva stivato in barili di legno, tanto che le tabelle d’armamento, almeno fino alla Seconda Guerra Mondiale, prevedevano che a bordo vi fosse almeno un mastro bottaio con alcuni aiutanti. Controlli, la prego.<br />
Ci sono dei fusti nei pressi della “Città di Catania”? Approfondisca.</p>
<p>Altro capitolo che non ci convince riguarda le dichiarazioni della “Grande Silenziosa”, la Regia Mar…pardon, oggi Marina Militare Italiana:</p>
<p><em>Di certo i misteri che hanno sempre avvolto questa vicenda non lasciano sperare bene. Come aveva già confermato la Marina Militare, nella zona – siamo a venti miglia al largo di Cetraro (CS) – non ci sono relitti bellici né della prima né della seconda guerra mondiale</em>.<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn2"> [2]</a></p>
<p>Ohibò, vuoi vedere che alla gloriosa Marina Italiana era sfuggita la povera “Città di Catania”? Oppure qualcuno se n’era scordato? Per di più: una nave che porta il nome della sua città natale…<br />
Insomma: furono oppure no affondate navi, per eventi bellici, nel mare di Cetraro? Controlli, la prego: se desidera, posso inviarle i riferimenti dell’Ufficio Storico della Marina, ma sono certo che lei già li possiede.</p>
<p>Se il mistero dei fusti e dei barili, più le incertezze della Marina, ancora non la convincono, le sottoponiamo la relazione stesa durante i primi rilevamenti:</p>
<p><em>L’epoca della costruzione della nave affondata, secondo quanto emerso dai primi rilievi, risalirebbe agli anni `60-´70. Secondo quanto riferito dal procuratore Bruno Giordano, infatti, non sarebbe visibile la bullonatura, il che indurrebbe a pensare che sia stata costruita in quegli anni. Il relitto è coperto da numerose reti da pesca</em><a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn3"> [3]</a>.</p>
<p>Non vorremmo tediarla con inutili dissertazioni sulle costruzioni navali, ma vorremmo ricordarle – questa è Storia, non invenzioni – che le prime navi a non avere bulloni per collegare le lamiere alle ordinate furono le corazzate “tascabili” tedesche della classe Admiral Graf von Spee (più precisamente, <em>Admiral Graf von Spee</em>, <em>Admiral Scheer</em> e <em>Deutschland</em>, poi <em>Lützow</em>), le quali – dovendo sottostare ai limiti imposti dalle Conferenze Navali di Londra e Washington – non potevano dislocare più di 10.000 tonnellate.<br />
I tedeschi, per risparmiare il peso dei bulloni, “inventarono” la saldatura della lamiere alle ordinate, il che consentì di costruire navi con cannoni di maggior calibro (280 mm) al posto dei 203 mm dei “classici” incrociatori pesanti da 10.000 tonnellate.<br />
Tutto questo, per dirle che – come afferma il Procuratore di Paola – se la nave in questione non ha bulloni nello scafo, non può essere la “Città di Catania” (varata nel 1906, quando si “bullonava” sempre, da non confondere con l’omonima nave affondata in Adriatico durante il secondo conflitto mondiale), ma un’altra. Che la Kunsky sia solo un poco più in là? Perché chiudere così frettolosamente le indagini? “Caso chiuso”: così in fretta?</p>
<p>Rimane il mistero del Cesio 137 ritrovato nei molluschi<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn4"> [4]</a>, proprio in quel mare: siccome il Cesio 137 non si trova in natura, chi ce lo avrà messo? Lei ha un’idea? Che siano stati gli iraniani?</p>
<p>Le ricordo, infine, che le precedenti rilevazioni stabilirono che – nel mare di Cetraro – il SONAR aveva individuato ben sette “macchie scure”, che non indicano necessariamente una nave, ma che forniscono alte probabilità che lo siano.<br />
Ciò che insospettisce, è che la notizia fu pubblicata da AdnKronos e – proprio mentre scrivevo questo articolo – è sparita! Sì, ritirata dal circuito!<br />
Credo che, anche per lei, la cosa risulterà assai strana.<br />
Non vorremmo che, per correre dietro all’urgenza economica di garantire la pesca, per ovviare alle proteste dei pescatori e per tacitare chi fa “allarmismo”, aveste semplicemente scambiato una nave per un’altra. Capita. In fin dei conti, quel che conta è la verità mediatica: il resto…</p>
<p>Provi a rifletterci un poco; se mai, chieda lumi a Bertolaso ed alla Marina: vedrà che – con un poco di calma e di riflessione – tutto si chiarirà. Come sempre, in Italia.</p>
<p>Carlo Bertani<br />
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com<br />
Link: http://carlobertani.blogspot.com/2009/10/e-se-fosse-lolandese-volante.html<br />
30.10.2009</p>
<p><strong>Articolo liberamente riproducibile nella sua integrità, ovvia la citazione della fonte.</strong></p>
<p>[1] Fonte: http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/cronaca/nave-veleni/trovata/trovata.html<br />
[2] Ibidem.<br />
[3] Fonte: Il Secolo XIX – 12 Settembre 2009.<br />
[4] Fonte: http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/cronaca/nave-veleni/risultato-indagini/risultato-indagini.html</p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Quando si fanno affari sulla salute dei cittadini. Il caso della provincia di Latina]]></title>
<link>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/10/28/quando-si-fanno-affari-sulla-salute-dei-cittadini-il-caso-della-provincia-di-latina/</link>
<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 20:31:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>maxhki</dc:creator>
<guid>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/10/28/quando-si-fanno-affari-sulla-salute-dei-cittadini-il-caso-della-provincia-di-latina/</guid>
<description><![CDATA[Quando si fanno affari sulla salute dei cittadini: la provincia di Latina zona di traffici altamente]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><blockquote><p><strong>Quando si fanno affari sulla salute dei cittadini: la provincia di Latina zona di traffici altamente tossici da decenni</strong></p>
<p>Il 16 Settembre 2009 parte un allarme: se i dati sull’incidenza dei tumori alla tiroide fossero confermati in provincia di Latina vi è un’emergenza paurosa. Ne dà il primo annuncio la Regione Lazio. La questione ambientale in Provincia di Latina è stata sempre sottovalutata e ad oggi iniziano a vedersi le prime conseguenze.</p>
<p>Il primo nome che viene in mente è Borgo Mondello: discarica legata alle attività della maggior parte delle società di smaltimento dei rifiuti solidi urbani di proprietà dell’Ecoambiente. E’ oramai certo che in quella discarica sono stati sversati rifiuti tossico-nocivi soprattutto in profondità ovvero laddove si vanno ad intaccare le falde sotterranee. Da anni si conoscono le condizioni di quella discarica e tra i primi a denunciare la presenza di organizzazioni criminali dedite allo smaltimento di rifiuti tossici ci fu un comitato cittadino del quale faceva parte Don Cesare Boschin. Questo anziano prete di periferia e il comitato negli anni ’90 iniziarono a fare pressioni affinché si facesse chiarezza a Borgo Montello e non si mettesse a rischio la salute dei cittadini. Don Cesare Boschin fu trovato morto nel 1995 nella sua casa incaprettato e imbavagliato con il nastro adesivo&#8230;</p></blockquote>
<p>Leggi tutto: <a href="http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&#38;view=article&#38;id=1939:quando-si-fanno-affari-sulla-salute-dei-cittadini-il-caso-della-provincia-di-latina&#38;catid=2:editoriali&#38;Itemid=4">Quando si fanno affari sulla salute dei cittadini. Il caso della provincia di Latina</a>.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[SPAZZATOUR]]></title>
<link>http://donfrengo.wordpress.com/2009/10/27/spazzatour/</link>
<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 13:22:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>donfrengo</dc:creator>
<guid>http://donfrengo.wordpress.com/2009/10/27/spazzatour/</guid>
<description><![CDATA[Prenota il tuo viaggio nel fantastico mondo dell&#8217;emergenza risolta. Per informazioni contattar]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Prenota il tuo viaggio nel fantastico mondo dell&#8217;<strong>emergenza risolta</strong>.</p>
<p>Per <a href="//www.youtube.com/watch?v=8XfVzraAoZs">informazioni</a> contattare</p>
<p><a href="http://donfrengo.wordpress.com/files/2009/10/impregilo-03.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-913" title="impregilo-03" src="http://donfrengo.wordpress.com/files/2009/10/impregilo-03.jpg" alt="impregilo-03" width="260" height="180" /></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Navi dei veleni – Non lasciamo sola la Calabria : Pietro Orsatti]]></title>
<link>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/10/24/navi-dei-veleni-%e2%80%93-non-lasciamo-sola-la-calabria-pietro-orsatti/</link>
<pubDate>Sat, 24 Oct 2009 18:28:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>maxhki</dc:creator>
<guid>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/10/24/navi-dei-veleni-%e2%80%93-non-lasciamo-sola-la-calabria-pietro-orsatti/</guid>
<description><![CDATA[Navi dei veleni – Non lasciamo sola la Calabria : Pietro Orsatti. di Pietro Orsatti Editoriale su Te]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://www.orsatti.info/archives/1970">Navi dei veleni – Non lasciamo sola la Calabria : Pietro Orsatti</a>.</p>
<blockquote><p>di Pietro Orsatti <strong>Editoriale su <a title="Original Link: http://www.terranews.it/giornale/2009/10/numero-verde" href="http://www.orsatti.info/?_9saCi2n" target="_blank">Terra</a></strong></p>
<p>Oggi ad Amantea la società civile scende in piazza per chiedere risposte e atti concreti. Perché la società calabrese ha memoria. E vive i segni della memoria sulla propria pelle, abbandonata in un limbo di inazione, il rifiuto di fatto del <a class="st_tag internal_tag" title="Post marcati con governo" rel="tag" href="http://www.orsatti.info/archives/tag/governo">governo</a> di intervenire, sola davanti alla devastazione del proprio territorio e dei propri mari. Perché tutti sapevano, da almeno 14 anni, che i mari di Calabria si sono trasformati in un cimitero di navi a perdere, di carrette fuori corso riempite di scorie e rifiuti tossici e affondate. Ottenendo due risultati: smaltire a basso costo rifiuti pericolosi e truffare le assicurazioni. Un mix di imprenditori senza scrupoli, trafficanti, mafiosi, pezzi di istituzioni che non hanno vigilato. Tutti sapevano. Perché ora non si può più negare l’evidenza, dopo il ritrovamento della Cunsky nelle acque di Cetraro nel Tirreno. Da quando la Rosso (già Jolly Rosso, dell’armatore Messina già coinvolto per traffico di rifiuti) spiaggiò sulle coste calabresi e nella cabina del comandante venne trovata un’agenda con longitudine e latitudine e accanto scritto: «La nave è affondata». Si trattava della Rigel. Una commissione d’inchiesta ottenne i fondi per ricercarla nello Jonio al largo di Capo Spartivento, ma l’azienda che aveva<br />
ottenuto l’appalto, che più tardi si scoprì legata ai servizi, non riuscì a individuarla. Tutti sapevano che i rifiuti partivano dalla Liguria, in parte finivano nel Mare nostrum e in parte in Paesi come la Somalia. Si chiamano triangolazioni. Si prende un pezzo di mare o di terra (e mai fondali furono così propizi come quelli di Bosaso in Somalia), lo si paga a un signore locale della guerra con denaro e armi, finanziando così una bella carneficina. E chi sopravvive si becca gli effetti delle scorie. Tutti sapevano, anche Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, che proprio a Bosaso<br />
girarono l’ultimo servizio sui traffici di armi e rifiuti. Un servizio che non è mai andato in onda. Uccisi perché sapevano. Depredati del loro <a class="st_tag internal_tag" title="Post marcati con lavoro" rel="tag" href="http://www.orsatti.info/archives/tag/lavoro">lavoro</a> perché scomodo, non raccontabile. Il legame è così palese, evidente. Oggi si saprà, finalmente, chi vuole la verità. Chi la vuole davvero. Anche nella politica. Oggi si conteranno più le assenze che le presenze. E quella del centrodestra, che ha deciso di nascondere la testa sotto la sabbia non aderendo alla manifestazione di Amantea dice più di tanti discorsi. Tutti sapevano, anche se adesso qualcuno cerca di negare. La storia delle navi a perdere è il paradigma di questo Paese, dove sapere non conta nulla. Se non quando la situazione è precipitata.</p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[BASTA VELENI:VOGLIAMO LA CALABRIA PULITA!]]></title>
<link>http://lindaserra.wordpress.com/2009/10/24/basta-velenivogliamo-la-calabria-pulita/</link>
<pubDate>Sat, 24 Oct 2009 09:06:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>lindaserra</dc:creator>
<guid>http://lindaserra.wordpress.com/2009/10/24/basta-velenivogliamo-la-calabria-pulita/</guid>
<description><![CDATA[Liberi dalle scorie. Manifestazione nazionale organizzata da comitato civico De Grazia oggi ad Amant]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img alt="" src="http://img63.imageshack.us/img63/1874/logo1w.jpg" class="aligncenter" width="524" height="131" /><br />
<strong>Liberi dalle scorie</strong>.<br />
Manifestazione nazionale organizzata da <a href="http://www.comitatodegrazia.org/">comitato civico De Grazia</a> oggi ad <a href="http://maps.google.it/maps?q=amantea&#38;oe=utf-8&#38;client=firefox-a&#38;ie=UTF8&#38;gl=it&#38;ei=tMHiSq3UH4umnQPrwZGHAg&#38;ved=0CAsQ8gEwAA&#38;hq=&#38;hnear=Amantea+Cosenza,+Calabria&#38;z=11">Amantea</a> dalle 9.00 di mattina raduno sul lungomare di Amantea.<br />
<img alt="" src="http://www.comitatodegrazia.org/Blog/wp-content/uploads/2009/10/stradario-modificato.jpg" title="Stradario" class="aligncenter" width="600" height="429" /></p>
<blockquote><p>Per protestare contro chi arricchisce la mafia alle spese del patrimonio comune</p></blockquote>
<p>.<br />
La <strong>Calabria non è una discarica di rifiuti tossici</strong> e l&#8217;ambiente va salvaguardato dall&#8217;inquinamento e <strong>dalla politica mafiosa che regna nel nostro paese</strong>.<br />
Il sud Italia è da sempre vittima di <strong>corruzione</strong> e <strong>usurpazione</strong> da parte del regime mafioso che regna indisturbato a scapito della popolazione e dell&#8217;ambiente.<br />
Oggi la popolazione Calabrese insieme a tutti gli Italiani chiede: </p>
<blockquote><p>CHE VENGANO IMMEDIATAMENTE BONIFICATI I SITI INQUINATI E CHE VENGANO RECUPERATE LE NAVI AFFONDATE
</p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Veleni: la montagna scomparsa di Riccardo Bianchi]]></title>
<link>http://nutrimente2.wordpress.com/2009/10/22/veleni-la-montagna-scomparsa-di-riccardo-bianchi/</link>
<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 04:38:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>nutrimente2</dc:creator>
<guid>http://nutrimente2.wordpress.com/2009/10/22/veleni-la-montagna-scomparsa-di-riccardo-bianchi/</guid>
<description><![CDATA[Legambiente: solo nel 2006 spariti 31 milioni di rifiuti tossici, come una vetta di 3.100 metri  La ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Legambiente: solo nel 2006 spariti 31 milioni di rifiuti tossici, come una vetta di 3.100 metri  La ]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Scorie a perdere]]></title>
<link>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/10/20/scorie-a-perdere/</link>
<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 19:11:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>maxhki</dc:creator>
<guid>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/10/20/scorie-a-perdere/</guid>
<description><![CDATA[Fonte: Scorie a perdere. Questa è una storia particolare. Questa è una storia di uomini, mezz’uomini]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Fonte: <a href="http://www.pressante.com/ambiente-e-salute/1538-scorie-a-perdere.html">Scorie a perdere</a>.</p>
<blockquote><p>Questa è una storia particolare. Questa è una storia di uomini, mezz’uomini, ominicchi, pigliainculo e quaquaraquà, come diceva Leonardo Sciascia. Questa è una storia di nebbie. Nebbie che avvolgono tutto. Avvolgono uomini che scavano nella verità e avvolgono uomini che quella verità tentano di occultarla. Ed avvolgono navi.</p>
<p>Per iniziare questa storia partiamo dalla provincia del Guangdong, Cina. Ogni anno 150 milioni di televisori, lavatrici, frigoriferi ed altra immondizia “tecnologicamente avanzata” viene portata in queste terre, note non certo per la ferrea normativa ambientale. Più del 90% di questi rifiuti però non viene portato in qualche azienda per il riutilizzo o per il definitivo smaltimento. Finisce invece nei garage delle abitazioni, in strada, negli orti e viene trattato senza la minima precauzione. Da dove viene quell’immondizia? Alcuni di quei rottami&#8230; partono da Aiello del Friuli, Udine, dove confluiscono i rottami di ditte friulane, liguri, venete e lombarde allocate in un sito di stoccaggio non autorizzato e dove arriva quello stesso materiale di scarto che le “grandi ditte” del Nord (quelle che portano sulle loro spalle – a detta loro – il peso economico dell’azienda Italia) spesso imbarcano su carrette del mare per mandarle in qualche altra zona lontana dall’aura di magnificenza con la quale vengono dipinti dai nostri quotidiani. Le mandano così lontane che spesso queste carrette si perdono nel mar Tirreno. Italia.</p>
<p>Cetraro (Cosenza) – Un mezzo telecomandato sottomarino messo a disposizione dalla Regione Calabria ha ritrovato a 500 metri di profondità nel mare antistante le coste cosentine il relitto di una nave. Cosa che di per sé non dovrebbe destare dubbi o far porre troppe domande, tant’è vero che la notizia è passata praticamente inosservata sui media del circuito mainstream. Ma una nave dai cui oblò si vedono due scheletri (o almeno questo è quel che sembra vedersi…) e dalla quale si potrebbero prelevare ben 120 fusti pieni di materiale non identificato si può considerare “normalità”?<br />
Cosa contengano quei fusti è irrilevante ai fini ambientali. Che contengano vernici, solventi, acidi o materiale di altro tipo la cosa certa è che quel materiale non fa bene alle nostre acque, visto che dai rilevamenti effettuati in passato sono stati accertati eccessivi livelli di piombo. La prua della Cunski, questo il nome della motonave affondata, è squarciata. Che qualcuno abbia voluto portar via quei fusti prima che potessero essere ritrovati? Cosa contenevano di tanto “importante” da avere tutta questa premura di portarsi dietro 120 fusti non certo occultabili in un paio di tasche?<br />
E, cosa forse anche più importante: quante altre “Cunski” ci sono disseminate nei nostri mari?</p>
<p>A quest’ultima domanda stava tentando di rispondere il Capitano di vascello Natale De Grazia, 39 anni, una di quelle persone che la divisa che indossano la onorano sul serio. In quel periodo (siamo nel 1995) faceva il consulente tecnico del pm Francesco Neri. De Grazia stava indagando non solo – e forse non tanto – sugli affondamenti. Ma sulle rotte; quelle stesse rotte che lo avevano portato a girare in lungo e in largo l’Italia e l’Africa. Seguendo una di quelle rotte aveva scoperto un cimitero ambulante che partendo dal Nord Italia – nell’area dei c.d. “porti delle nebbie” come La Spezia e Livorno – finiva nei mari del sud o, più facilmente, lungo le coste africane. Conoscere certe cose però, in un paese che convive ed accetta i fenomeni mafiosi, può portarti a fare conoscenze indesiderate. O può portarti alla morte com’è successo a De Grazia, stroncato da un infarto il 13 dicembre del 1995 mentre da Amantea – dove si era recato per indagare sullo spiaggiamento della “Jolly Rosso”- si stava dirigendo proprio al porto di La Spezia. Si dice che ad Amantea abbia parlato con qualcuno, ma non esistono riscontri (verbali e quant’altro…) che ne possano dare l’ufficialità. Con chi ha parlato il Capitano De Grazia? Cosa gli ha detto di tanto “importante” da non permettere che quella storia fosse conosciuta da tutti? Perché il Capitano a La Spezia non ci arriverà mai. Colto da infarto o da avvelenamento? Anche questa – per ora – rimane una domanda avvolta nella nebbia, in quanto i risultati dell’autopsia fatta sul cadavere non confermerebbero l’infarto.</p>
<p>Se il capitano avesse potuto portare a termine le indagini, probabilmente si sarebbe imbattuto in personaggi particolari. Degni delle migliori storie di spie e controspionaggi. Come Giorgio Comerio. Di mestiere fa l’imprenditore. Settore antenne ed apparecchiature di indagine geognostica. Insomma: uno che spesso aveva a che fare con affondamenti e carichi “particolari”. Come particolari erano le sue frequentazioni, che andavano dai servizi argentini ed iracheni fino a trafficanti di armi o ad alcuni clan della costa jonica, come si evince dai libri contabili dell’azienda di cui era titolare: la O.d.m. (acronimo di Oceanic Disposal Management) con sede a Lugano che dal proprio sito internet offriva i suoi servigi di affondamento navi a chiunque ne avesse bisogno – una specie di mercenario dell’affondamento, insomma – sostenendo di non commettere reato (la Convenzione di Londra del 1972 vieta espressamente lo scarico di rifiuti radioattivi in mare) perché lui i rifiuti non li buttava “in” mare, ma “sotto” il mare in quanto – tramite l’utilizzo di una sorta di siluri d’acciaio – li spediva a 40-50 metri di profondità.</p>
<p>Molto prolifico per Comerio doveva essere il mercato africano, visti i frequenti contatti con i governi della Sierra Leone, del Sudafrica e con le milizie che in quegli anni lottavano in Somalia per definire chi tra Ali Mahdi e Aidid (appoggiato in un primo momento dagli U.S.A. che poi – come al solito – gli danno la caccia…) dovesse prendere il posto che fu di Siad Barre, una sorta di Gheddafi d’antan, considerato amico dell’Italia all’epoca del governo Craxi. Al governo somalo Comerio propone 5 milioni di $ per poter inabissare rifiuti radioattivi di fronte alla costa e 10.000€ di tangente al capo della fazione vincente dell’epoca (Ali Mahdi, appunto) per ogni missile inabissato. Pagamento estero su estero, ovviamente.</p>
<p>Come se non bastasse, in tutta questa storia c’è un giallo. Giallo come il colore della cartellina che è stata rinvenuta a casa dell’imprenditore identificata con il numero 31 ed intitolata “Somalia”. Uno potrà dire: magari ci saranno i resoconti e le carte dei suoi affari. Può anche essere. Ma che tra queste carte sia stato rinvenuto il certificato di morte di Ilaria Alpi dovrebbe quantomeno far riflettere. Interessanti poi sono anche gli appunti trovati a casa di un socio di Comerio, Gabriele Molaschi, nei quali vi sono annotati carri armati Leopard, Mig, mitragliatrici “Breda”, artiglieria pesante e leggera. Insomma, qualcuno aveva fatto la lista della spesa (probabilmente rappresentava il prezzo da pagare per lo sversamento davanti alle coste somale dei rifiuti radioattivi).</p>
<p>Questo dovrebbe far quantomeno riflettere, dicevo. Come dovrebbe far riflettere quello che è successo nei giorni in cui la giornalista del Tg3 e Miran Hrovatin – il suo operatore – venivano uccisi a Mogadiscio il 20 marzo del 1994. O sarebbe meglio dire venivano giustiziati. Spariscono tre block notes di appunti, sparisce l’agendina con i numeri telefonici e c’è una Commissione d’inchiesta – presieduta dall’onnipresente Carlo Taormina – che predilige una fantomatica pista “islamica”, tanto da arrivare a dire che l’uccisione dei due giornalisti sia da attribuire ad un rapimento finito male.</p>
<p>“1.400 miliardi di lire (che erano poi i soldi della cooperazione italiana, ndr): che fine ha fatto questa ingente mole di denaro?” Era questa la domanda che aveva spinto Ilaria Alpi a tornare di nuovo in quella terra che tanto amava: la Somalia. La stessa domanda che aveva posto al “sultano di Bosaaso” (al secolo Abdullahi Mussa Bogor, ex Ministro della Giustizia ai tempi di Siad Barre). «Stia attenta, signorina. Da noi, chi ha parlato del trasporto di armi, chi ha detto di aver visto qualcosa, poi è scomparso. In un modo o nell’altro, è morto» era stata la risposta.</p>
<p>Mai affermazione fu più profetica, verrebbe da dire guardando a questi 15 anni di depistaggi, imbrogli, verità parziali e verità fittizie. Quel che è certo, però, è che armi e tangenti erano i mezzi di pagamento per il disturbo dei rifiuti tossici nelle acque somale.<br />
Ilaria Alpi era partita – anzi, ri-partita visto che era già il suo settimo od ottavo viaggio in Somalia – sulle tracce di una nave della compagnia Shifco, discussa società somala che spesso trasportava rifiuti tossici provenienti dalla Trisaia di Rotondella (MT) una sorta di immenso outlet (come nella scena iniziale di Canadian Bacon di Michael Moore) per chi aveva necessità “atomiche” come l’acquisto di uranio depleto, che ritrattato serve a costruire bombe. Mi chiedo quanto di questo uranio sia oggi tra quello con cui gli americani vorrebbero far costruire la bomba atomica all’Iran…</p>
<p>L’omicidio Alpi smuove un po’ la situazione, visto che dagli anni Novanta questo via vai sulla rotta dei rifiuti sembra quantomeno calmarsi. Quel che non si calma, invece, è lo sdegno della società civile.</p>
<p>Francesco Gangemi è sindaco di Reggio Calabria nel 1992 (anche se solo per tre settimane). Quel che interessa in questa sede, però, è il fatto che Gangemi sia anche direttore del mensile calabrese “Il Dibattito”, dalla linea spesso aggressiva verso politici e magistrati. Firma un’inchiesta a puntate dal titolo quanto mai eloquente: “Chi ha ucciso Ilaria Alpi?” che inizia così:</p>
<p>«Fin dai primi passi di questa mia lunga strada, che immagino irta di ostacoli e contraccolpi, voglio informare i nostri lettori e le autorità che eventuali rappresaglie che dovessi subire non sarebbero certo riconducibili alla ‘ndrangheta o ad altre organizzazioni criminali, ma ai servizi segreti deviati e assoggettati a taluni magistrati inadempienti ai loro doveri d’uffico e al governo, che rimane il fulcro delle operazioni sporche che stanno inginocchiando l’umanità intera a fronte di vantaggi di varia natura».</p>
<p>Questa è una storia di nebbie.<br />
Nebbie che avvolgono cose, avvolgono luoghi e persone.<br />
Come le nebbie che avvolgono un altro dei grandi misteri d’Italia.<br />
Il 27 giugno 1980 un Douglas DC-9 appartenente alla compagnia aerea Itavia si squarcia in volo, nel cielo tra le isole di Ustica e Ponza. E’ questo il “mistero di Ustica”. Ma c’è un mistero anche più “misterioso” che succede quella notte. Il 18 luglio, infatti, sui monti della Sila (Calabria) viene trovato un Mig 23 libico abbattuto la notte della strage di Ustica. Il maresciallo Mario Alberto Dettori, radarista della base di Poggio Ballone (Grosseto) confessa alla moglie: «Quella notte è successo un casino, per poco non scoppia la guerra». Dettori morirà suicida nel marzo dell”87, ossessionato da una scritta che – dice – non lo abbandona mai: “il silenzio è d’oro e uccide”. Cos’è successo “quella notte” di così grave da aver sfiorato una guerra?</p>
<p>Una delle tesi più accreditate – e ritenute più verosimili persino dagli “esperti”- è che il Dc9 sia stato “buttato giù” da missili americani, i quali evidentemente non accettavano che il centro Enea di Rotondella fosse un “outlet aperto a tutti”, in particolare a paesi allora nemici come la Libia. Nel marzo del 1993, ad avvalorare questa tesi ci pensa Alexj Pavlov, ex colonnello del KGB il quale sostiene che il Dc9 fu abbattuto da missili americani, i sovietici videro tutto dalla base militare segreta in Libia, ma furono costretti a non rivelare quanto sapevano per non scoprire il loro punto di osservazione. Quella notte furono fatte allontanare tutte le unità sovietiche della zona perché si sapeva che ci sarebbe stata un’esercitazione a fuoco delle forze americane. Se lo sapevano i sovietici, come mai noi non ne eravamo a conoscenza? O forse lo sapevamo e – volutamente – abbiamo deciso di lasciare andare il Dc9 che, dunque, più che un aereo quella notte fu utilizzato come “tiro a segno” per i caccia americani?</p>
<p>Il fenomeno dello smaltimento dei rifiuti tossici è uno di quelli sui quali chi riesce a metterci le mani prende la tanto agognata “galline dalle uova d’oro”. Per capire la grandezza di questo fenomeno basti pensare che la quantità di rifiuti da smaltire prodotti nel nostro paese crea per le organizzazioni criminali (in questo caso Cosa Nostra, ‘Ndrangheta e Camorra non si fanno certo la guerra…) un giro d’affari tra i 1.000 ed i 3.000 miliardi circa di euro annui. E in queste cifre è presente solo il 15% dei rifiuti da smaltire, cioè la quantità che viene smaltita legalmente.</p>
<p>C’è poi un altro mistero nella faccenda delle navi a perdere.<br />
Il 20 Giugno 1991 sulla Gazzetta del Sud compare questo articolo a firma Gaetano Vena: “Quasi completata l’operazione di demolizione della Rosso. Nessun materiale nocivo rinvenuto all’interno dei container che trasportava la nave della società Ignazio Messina S.p.A. di Genova che proveniente da Malta e diretta a La Spezia si arenò il 14 dicembre 1990 per una violenta tempesta di mare”. La “Jolly Rosso” (chiamata così perché riportò in Italia le diossine di Seveso sparse per il globo e in attesa di smaltimento…) stava tornando da Beirut, dove aveva caricato 2.200 tonnellate di rifiuti tossici da trasportare in Italia, al porto di La Spezia. C’è però una particolarità in questa storia, e i “vecchi lupi di mare” me ne daranno probabilmente ragione. Dopo questo viaggio, infatti, la Jolly Rosso diventa semplicemente la “Rosso”. E cambiare il nome di un’imbarcazione è considerato un elemento foriero di cattiva sorte (come poi succederà di lì a poco…) Quando la “Rosso” affonda, viene chiamata per il ripescaggio una società olandese, la Smit Tak: una delle società più competenti nel recupero navi e salvataggi marini. Passano 17 giorni, poi la S.T. rescinde il contratto con tanti saluti ed abbandona l’affare. Incompetenza? Non sembra, visto che la stessa Smit Tak si è occupata del recupero del Kursk, il sottomarino nucleare russo affondato nel mare di Barents balzato agli onori della cronaca qualche anno fa. Gli inquirenti sono incuriositi da due aspetti di questa società:<br />
Così come oggi, anche agli inizi degli anni ‘90 la Smit Tak era un’impresa molto grossa, forse la più grande a livello internazionale, forse troppo grossa per un affare da poco come il recupero di una imbarcazione tutto sommato piccola come la “Rosso”; e poi è nota principalmente per il ramo di società legato alla bonifica di incidenti che hanno a che fare con materiale radioattivo.</p>
<p>Ad un giorno dallo spiaggiamento, a bordo del relitto della Rosso si presentano agenti dei servizi segreti che rinvengono documenti siglati O.d.m. (la società di Comerio che abbiamo visto in precedenza…). Una volta visionati, i documenti vengono restituiti alla Messina S.p.A. Perché i documenti vengono restituiti? Non servono forse come “prova” in un’eventuale indagine sui motivi che hanno portato allo spiaggiamento della Rosso? E perché questi uomini si presentano lì e – apparentemente senza alcuna autorità e senza che nessuno vi si opponga – rinvengono tali documenti, magari anche trafugando quelli che potevano essere “sconvenienti”? E per quale motivo si smuovono i servizi segreti se – ufficialmente – la Rosso trasportava “sostanze alimentari e generi di consumo”?</p>
<p>Servizi segreti deviati, organizzazioni criminali, l’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin e la strage di Ustica. Cosa c’è davvero dietro all’affondamento della Cunski e delle altre “navi a perdere”? E soprattutto chi?</p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Alex Zanotelli -  Ci Stanno Uccidendo]]></title>
<link>http://drvannetiello.wordpress.com/2009/10/16/alex-zanotelli-ci-stanno-uccidendo/</link>
<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 05:00:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>drvannetiello</dc:creator>
<guid>http://drvannetiello.wordpress.com/2009/10/16/alex-zanotelli-ci-stanno-uccidendo/</guid>
<description><![CDATA[Per essere onesti bisogna essere liberi. Alex Zanotelli è un uomo libero; è un figlio di Dio libero ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/ChGImlov3Cs&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/ChGImlov3Cs&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p style="text-align:justify;">Per essere onesti bisogna essere liberi. Alex Zanotelli è un uomo libero; è un figlio di Dio libero sulla terra;  quando parla non fa compromessi con la sua  fede, nè con gli affare terreni. Padre Zanotelli è un San Francesco, con i suoi sandali.</p>
<p style="text-align:justify;">Questa settimana dedico due articoli a questo prete,che si veste colorato., la sua persona è un segno di pace. Perché gli voglio bene.</p>
<p style="text-align:justify;">
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La mafia è infiltrata anche in Emilia Romagna]]></title>
<link>http://cubia.wordpress.com/2009/10/12/la-mafia-e-infiltrata-anche-in-emilia-romagna/</link>
<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 18:59:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>ilredeire</dc:creator>
<guid>http://cubia.wordpress.com/2009/10/12/la-mafia-e-infiltrata-anche-in-emilia-romagna/</guid>
<description><![CDATA[  Bondi intervista Morosini     Tratto da Cubia n° 94 &#8211; Agosto/Settembre 2009 Piergiorgio Moro]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p> </p>
<div id="attachment_1542" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-1542" title="Bondi_intervista_Morosini" src="http://cubia.wordpress.com/files/2009/10/bondi_intervista_morosini.jpg" alt="Bondi intervista Morosini" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Bondi intervista Morosini</p></div>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Tratto da Cubia n° 94 &#8211; Agosto/Settembre 2009</p>
<p><strong>Piergiorgio Morosin</strong><strong>i</strong>, 45 anni, cattolichino, da 16 anni giudice della Procura di Palermo, è oggi uno dei massimi esponenti della lotta alla mafia. E&#8217; componente del Comitato direttivo e della Giunta esecutiva dell&#8217;A.N.M (Associazione Nazionale Magistrati). E&#8217; docente di Diritto penale presso l&#8217;università LUMSA di Palermo. E&#8217; autore di articoli e commenti in materia di giustizia penale e criminalità organizzata per le riviste <em>Questione giustizia, Diritto penale e processo, Foro italiano</em>. Ha fatto parte della Commissione ministeriale per la riforma del Codice penale dal 2006 al 2008 sotto il governo <strong>Prodi</strong>.</p>
<p><strong>Piergiorgio Morosini</strong>, Gip (giudice delle indagini preliminari), è stato estensore di sentenze relative ai capi storici di Cosa nostra (<strong>Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Giovanni Brusca, Leoluca Bagarella</strong>). Si è occupato di infiltrazioni mafiose nella sanità, negli appalti di opere pubbliche, nella politica e nella giustizia.</p>
<p>Non contento di tutti questi impegni, nell&#8217;Aprile di quest&#8217;anno ha dato alle stampe un libro molto importante: &#8220;<strong>Il Gotha di Cosa nostra &#8211; La mafia del dopo Provenzano nello scacchiere internazionale del crimine</strong>&#8220;. E&#8217; già alla seconda ristampa. I proventi del libro saranno devoluti all&#8217;Ail (Associazione italiana contro le leucemie.)</p>
<p>Le motivazioni principali del libro sono due:</p>
<ol>
<li>raccontare la mafia con i fatti, cioè la sua sentenza derivante, appunto, dalla operazione denominata <em>Gotha</em>;</li>
<li>integrare un&#8217;informazione, oggi insufficiente, sul problema mafia. Una informazione, purtroppo, che oggi passa dall&#8217;esagerazione folcloristica, alla sottovalutazione del fenomeno, fino al silenzio, che nei fatti diventa complicità indiretta. Infatti &#8220;la mafia predilige il silenzio e l&#8217;omertà &#8211; dice <strong>Morosini</strong>&#8220;.</li>
</ol>
<p>Il nostro giudice sta presentando il suo libro in tutta Italia, riscuotendo un crescendo di attenzioni e apprezzamenti. Nel suo tour non poteva mancare la sua città: Cattolica.</p>
<p>Il 6 Settembre scorso, l&#8217;iniziativa organizzata dall&#8217;Associazione Arcobaleno e presentata da <strong>Alessandro Bondi</strong>, ha visto una piazzetta della Gina traboccante di persone. Una <a title="Serata Arcobaleno con Morosini" href="http://arcobalenocattolica.wordpress.com/2009/09/08/6-settembre-2009-piergiorgio-morosini-in-dvd/" target="_blank">serata che </a><strong><a title="Serata Arcobaleno con Morosini" href="http://arcobalenocattolica.wordpress.com/2009/09/08/6-settembre-2009-piergiorgio-morosini-in-dvd/" target="_blank">Morosini</a></strong><a title="Serata Arcobaleno con Morosini" href="http://arcobalenocattolica.wordpress.com/2009/09/08/6-settembre-2009-piergiorgio-morosini-in-dvd/" target="_blank"> </a>ha definito &#8220;memorabile, che si è conclusa con una ovazione final di diversi minuti. Erano presenti i genitori e tutti i suoi familiari, contagiati da una splendida emozione collettiva.</p>
<p>Il 19 Settembre scorso, <strong>Morosini</strong> non ha voluto mancare ad un&#8217;analoga iniziativa preparata per i suoi amici del Circolo tennis Cerri. In quell&#8217;occasione le domande sono state poste da <strong>Wilma Galluzzi</strong>.</p>
<p>Morosini ha raccontato Cosa nostra dal di dentro, cioè con le prove di un tribunale, delle azioni criminali, attraverso il linguaggio delle intercettazioni telefoniche (che sarebbe una follia eliminare, mentre sta colpevolmente tentando di ridimensionarle questo governo. Su questo <strong>Morosini</strong> è stato categorico: &#8220;L&#8217;azione investigativa senza le intercettazioni viene svuotata&#8221;).</p>
<p>Dal libro, e dal racconto passionale fatto in piazza della Gina, ha sviscerato la struttura interna di Cosa nostra, la gerarchia, il controllo del territorio con i mandamenti, la riscossione del pizzo, i rapporti con imprenditori, professionisti e politici. <strong>Morosini</strong> ha spiegato che &#8220;dietro l&#8217;apparenza di comportamenti folcloristici, gli uomini di mafia sono funzionali al sistema di potere&#8221;.</p>
<p>Uno dei messaggi più forti di <strong>Morosini</strong>: &#8220;Bisogna lavorare a fondo in tutti i segmenti della società e istituzioni per far crescere la cultura della legalità, perché la forza della mafia si avvale della illegalità diffusa che permea parte consistente dei comportamenti sociali. Queste infiltrazioni sono arrivate dentro le istituzioni locali e nazionali&#8221;.</p>
<p>Altro messaggio fondamentale: quello di capire che la mafia, e più in generale tutta la criminalità organizzata &#8220;non è un fenomeno che si può relegare alla Sicilia e qualche altra regione meridionale, ma è un fenomeno nazionale e internazionale di estrema gravità&#8221;.</p>
<p>Per fare capire meglio il problema, <strong>Morosini</strong> cita documenti ufficiali: i rapporti della Commissione nazionale antimafia, di Legambiente, le relazioni del governatore della Banca d&#8217;Italia <strong>Mario Draghi</strong>, le sollecitazioni del Presidente della Repubblica <strong>Giorgio Napolitano</strong>, ecc.</p>
<p>In sostanza: &#8220;la mafia ha risorse finanziarie enormi e si è infiltrata nell&#8217;economia legale del centro.Nord; è qui che ricicla i suoi capitali. Tra le regioni più appetitose c&#8217;è proprio l&#8217;Emilia Romagna, che secondo il rapporto di Legambiente è diventata il primo centro di smistamento clandestino dei carichi di rifiuti tossici&#8221;.</p>
<p>Insomma Cosa nostra si è infiltrata bene anche a casa nostra.</p>
<p>Sempre sul versante economico, riportando il messaggio della relazione <strong>Draghi</strong>, il nostro giudice sostiene che &#8220;la crisi economica ha aperto grandi opportunità per la mafia, nell&#8217;intento di rilevare in parte o in toto diverse aziende in crisi, infettando così l&#8217;economia sana&#8221;.</p>
<p>Qui sorge il dibattuto problema del credito, oggi spesso dato col contagocce dalle banche; questa cecità rischia di consegnare numerosi imprenditori in difficoltà alla malavita organizzata.</p>
<p>Anche sul versante della politica, sempre più spesso la mafia non si limita più solo a corrompere o ricattare i politici, ma entra nei partiti e fa eleggere direttamente i propri uomini, che poi vanno a dirigere le istituzioni locali e nazionali. La frittata è fatta!</p>
<p>Un consiglio: leggete e diffondete il libro del nostro concittadino <strong>Piergiorgio Morosini</strong>, impegnato in prima fila nella difesa dei cittadini onesti di questo nostro Paese.</p>
<p>C&#8217;è tanto da imparare e da riflettere&#8230;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Tutti insieme per difendere la nostra Crotone]]></title>
<link>http://vittoriorocca.wordpress.com/2009/10/07/tutti-insieme-per-difendere-la-nostra-crotone/</link>
<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 22:13:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>cantautorekr</dc:creator>
<guid>http://vittoriorocca.wordpress.com/2009/10/07/tutti-insieme-per-difendere-la-nostra-crotone/</guid>
<description><![CDATA[SIAMO ARRIVATI AL BARATRO NON CI RESTA CHE ALZARCI E INIZIARE UNA NUOVA VITA&#8230;  INSIEME CE LA P]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>SIAMO ARRIVATI AL BARATRO NON CI RESTA CHE ALZARCI E INIZIARE UNA NUOVA VITA&#8230;  INSIEME CE LA POSSIAMO FARE&#8230;.. </p>
<p>FORZA CROTONE .SENZA DISCARICA A GIAMMIGLIONE</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/1TXvkY1FEt4&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/1TXvkY1FEt4&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Gaetano Vassallo, il pentito dei rifiuti]]></title>
<link>http://simoneaversano.wordpress.com/2009/10/06/gaetano-vassallo-il-pentito-dei-rifiuti/</link>
<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 18:27:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>Simone Aversano</dc:creator>
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<description><![CDATA[di Peppe Ruggiero (liberainformazione) &#8211; Vent’anni di ecomafia svelati dall’imprenditore dei r]]></description>
<content:encoded><![CDATA[di Peppe Ruggiero (liberainformazione) &#8211; Vent’anni di ecomafia svelati dall’imprenditore dei r]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[ComeDonChisciotte - IL MIGLIO VERDE ITALIANO]]></title>
<link>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/10/02/comedonchisciotte-il-miglio-verde-italiano/</link>
<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 19:37:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>maxhki</dc:creator>
<guid>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/10/02/comedonchisciotte-il-miglio-verde-italiano/</guid>
<description><![CDATA[ComeDonChisciotte &#8211; IL MIGLIO VERDE ITALIANO. DI CARLO BERTANI carlobertani.blogspot.com/ Il n]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&#38;file=article&#38;sid=6327">ComeDonChisciotte &#8211; IL MIGLIO VERDE ITALIANO</a>.</p>
<blockquote><p>DI CARLO BERTANI<br />
<em>carlobertani.blogspot.com/</em></p>
<p><em>Il nostro è un paese senza memoria e verità, ed io per questo cerco di non dimenticare</em>.”<br />
Leonardo Sciascia</p>
<p>Per chi è contrario alla pena di morte, è motivo di gioia quando s’accendono le luci del Colosseo, giacché una condanna alla pena capitale è stata trasformata nell’ergastolo, oppure un Paese ha rinunciato ad applicarla.<br />
Ma, nel Belpaese, è stata realmente abolita la pena di morte? Ossia, de iure e de facto? Non ci sembra proprio.<br />
Dal punto di vista giuridico, la pena di morte è stata abolita: dal 1994, anche dal Codice Penale di Guerra. E nella realtà?<br />
Nel terzo d’Italia governato dalle mafie, la pena di morte viene decretata senza troppi ripensamenti; non confondiamo gli ammazzamenti delle mafie come semplici “regolamenti di conti”: per la gran parte, sono decisioni prese da ben definiti consessi.</p>
<p>Le esecuzioni decretate dalle mafie sono state – ad esempio nel periodo 1999-2003, nemmeno fra i più cruenti – 666<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn1">[1]</a>, che significa poco meno di 133 morti l’anno. Sono gli unici?<br />
I morti in carcere nel 2008 sono stati 142<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn2"> [2]</a>, un dato vicino alla media dell’ultimo decennio, giacché si va da un minimo di 123 nel 2007 ad un massimo di 177 nel 2001.</p>
<p>Sommando gli uni agli altri, otteniamo la bella cifra di 275 morti: sparati, strangolati, suicidi, “suicidati”.<br />
Se confrontiamo le 5.000 esecuzioni annue cinesi alla popolazione (1,3 miliardi), otteniamo un rapporto di una esecuzione ogni 260.000 abitanti, mentre in Italia (275 contro 60 milioni) siamo ad un rapporto di 1 a 218.000: più “esecuzioni” che in Cina!<br />
E finisce qui? No:</p>
<p>Omicidio Mattei<br />
Strage di Piazza Fontana<br />
Omicidio Mauro De Mauro<br />
Strage di Gioia Tauro<br />
Omicidio Feltrinelli<br />
Strage di Peteano<br />
Strage alla questura di Milano<br />
Strage di Piazza della Loggia<br />
Strage dell&#8217;Italicus<br />
Omicidio Pasolini<br />
Strage di Via Fani e omicidio Moro<br />
Omicidio Pecorelli<br />
Strage di Ustica<br />
Strage di Bologna<br />
Omicidio Italo Toni e Graziella De Palo<br />
Omicidio Roberto Calvi<br />
Strage del rapido 904<br />
Strage di Pizzolungo<br />
Omicidio Mauro Rostagno<br />
Attentato dell&#8217;Addaura<br />
Strage del Moby Prince<br />
Strage di Capaci<br />
Strage di via d&#8217;Amelio<br />
Omicidio Ilaria Alpi<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn3"> [3]</a></p>
<p>E, questi, sono soltanto quelli più conosciuti giacché riguardarono personaggi noti o perché furono tragedie di notevole dimensione mentre, per quelli “minori”, spesso non si sa nulla. Nella lista, ad esempio, non compaiono quelli impiccati “in ginocchio” – ricordiamo, uno fra i tanti, il colonnello del SISMI Mario Ferraro – ma ce ne sono stati altri. E gli omicidi “strani” e senza colpevoli? L’Olgiata? Il mostro di Firenze? Perché lo Stato uccide senza remore a destra ed a manca? Perché, se si ritiene innocente, non fa nulla?</p>
<p>Non è qui il caso di spilluzzicare sui numeri: le cifre comunicate sulle esecuzioni cinesi potrebbero essere state ridotte per non scatenare la stampa internazionale, mentre parecchi morti delle mafie – per contro – potrebbero non essere stati identificati come tali. Insomma, il dato che c’interessa evidenziare è che lo Stato Italiano, sotto varie forme, commina una quantità di sentenze capitali paragonabile, per numero, a quelle della Cina, considerata la grande “assassina” di Stato.<br />
E non si venga a dire che le morti in carcere sono casuali: negli altri Paesi europei il fenomeno non ha simili riscontri, mentre le “morti di Stato” nemmeno esistono, salvo rari casi.<br />
Per capirne qualcosa di più – chi è lo “stato” che condanna a morte? chi la decide? chi la attua? come? – seguiremo una doppia via: la recente morte di un anarchico calabrese e la vicenda delle navi affondate dalla ‘ndrangheta, perché ci riserveranno, entrambe, delle sorprese.</p>
<p><strong>In morte di Francesco Mastrogiovanni</strong><br />
(e di Federico Aldrovandi, Franco Serantini, Giuseppe Pinelli…)</p>
<p>Non è che tutti i giorni un poliziotto spara e uccide, ma un solo giorno è di troppo. Così come non è un fatto usuale crepare sputando l’anima con i denti, legati mani e piedi (probabilmente con il filo di ferro) ad un letto di contenzione, in una struttura sanitaria pubblica – una di quelle che dovrebbero guarire i poveracci, e non essere usate come lager – nel generale menefreghismo delle vacanze italiote, dove tutto passa in cavalleria nel nome di Santa Grigliata Di Pesce, e benedetto dai Santi Spaghetti Allo Scoglio.<br />
Mentre tutti gozzovigliano – chi nei ristoranti per ricchi, chi nelle baracchette di fronte al mare – si compie l’ennesimo scempio italiota, che ha affondato definitivamente la vita di Francesco Mastrogiovanni, insegnante di 58 anni, dopo che – più volte – già avevano cercato di silurarlo.<br />
La vicenda è stata divulgata solo dalla stampa locale e, soprattutto, sul Web: e, questo, la dice lunga sull’infimo livello toccato dal giornalismo italiano, dal giornalismo d’inchiesta italiano, quello che – oramai – s’occupa solo più di contare con dovizia i “pilu” sparsi nelle ville sarde.</p>
<p>Sono dunque da onorare i giornalisti Antonio Manzo (Il Mattino, edizione di Salerno) e Daniele Nalbone di Liberazione per la carta stampata, poi Doriana Goracci, Sergio Falcone ed il sito <em>Nazione Indiana</em> (ed altri) che ha ripreso la notizia, “catapultandola” sul Web<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn4"> [4]</a> (mi scuso se ho dimenticato qualcuno), mentre sono da precipitare nell’Inferno dei mendaci ben 9 canali televisivi nazionali, più qualche centinaio di TV “libere” che godono soltanto più della libertà di tette e culo, l’unico passepartout che tutte le porte apre nell’italico stivale.<br />
Non ci sarebbe dunque bisogno d’aggiungere altro, se il tempo che scorre – come perfido giardino zeppo d’erbe velenose – non generasse ogni giorno un vomitevole germoglio, da raccogliere con i guanti spessi, per non farsi impestare.</p>
<p>Il nuovo nato viene alla luce nella vicina Calabria, dove il “pentito” Francesco Foti – per motivi che rimangono ignoti – decide di raccontare la verità sugli affondamenti d’almeno una trentina di navi colme di rifiuti tossici – forse radioattivi – colpendo al basso ventre l’ambiente, la salute ed il turismo italiani<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn5"> [5]</a>.<br />
Il povero cittadino italiano – ignaro del Mare Nostrum violato come una donna in un androne di periferia, poi avvelenato – si riparava, per quelle vicende, dietro i cadaveri di Ilaria Alpi e di Miran Hrovatin, massacrati a Mogadiscio perché avevano scoperto un’autostrada costruita sui bidoni tossici sbarcati dall’Italia, portati là con i “pescherecci” della “cooperazione” italiana: come usare il sacchetto delle elemosine per coprirsi il capo e compiere una rapina. Si credeva al sicuro, il povero italiano, ed affondava la forchetta nel piatto.<br />
Ma cosa c’entrano Francesco Mastrogiovanni – uno stimato maestro elementare – e Francesco Foti, un ex appartenente alle cosche, il quale affondava a colpi di dinamite navi cariche di veleni di fronte alle nostre coste? C’è qualcosa che li lega?<br />
I due non sapevano l’uno dell’esistenza dell’altro, fuor di dubbio, però c’è qualcuno che ha provveduto in qualche modo a riunirli, minuscole pedine da usare, oppure insetti da schiacciare, all’occorrenza, con un distratto movimento del piede. Ma procediamo con ordine: un po’ di cronologia.</p>
<p>Perché muore Francesco Mastogiovanni?<br />
Non ha nessun senso che il sindaco di Pollica/Acciaroli disponga per Mastrogiovanni il TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) – per di più psichiatrico! – giustificandolo con una semplice guida contromano in area urbana! Non ci risulta che il Presidente della Regione Liguria – Claudio Burlando – sia stato colpito da identico provvedimento e, si noti, Burlando guidava contromano in un raccordo autostradale! Finì con un buffetto e, se non ci fosse stata la solita rivolta del Web, non gli avrebbero nemmeno comminato la sospensione della patente. Cosa che, per Burlando, non significò nulla: auto blu a gogò.<br />
Anche il presunto tamponamento di ben quattro autovetture – citato per emanare il provvedimento – è alquanto dubbio: l’auto di Mastrogiovanni non presentava nessun danno. Dopo quattro “tamponamenti” contromano? E poi, come si può “tamponare” – a voler spilluzzicare nella lingua italiana – “contromano”? Andava contromano in retromarcia? Mistero.<br />
Eppure, tutto ciò consente al sindaco del comune Pollica/Acciaroli di spiccare un provvedimento per il TSO: probabilmente, il primo cittadino avrà letto la Legge 180/1978 prima di scrivere la condanna a morte per Mastrogiovanni. Resta un dubbio: sarà solo guercio o del tutto orbo?</p>
<p>Legge 180/1978<br />
Art 1<br />
“<em>Gli accertamenti e i trattamenti sanitari obbligatori sono disposti con provvedimento del sindaco, nella sua qualità di autorità sanitaria locale, su proposta motivata di un medico</em>.”</p>
<p>Art 2<br />
“(omissis)… <em>la proposta di trattamento sanitario obbligatorio può prevedere che le cure vengano prestate in condizioni di degenza ospedaliera solo se esistano alterazioni psichiche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici, se gli stessi non vengano accettati dall&#8217;infermo e se non vi siano le condizioni e le circostanze che consentano di adottare tempestive ed idonee misure sanitarie extra ospedaliere</em>.”</p>
<p>Gli omissis non celano nulla d’importante, e chiunque potrà prendere visione della legge tramite il collegamento in nota<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn6"> [6]</a>.<br />
Insomma, secondo il sindaco di Pollica/Acciaroli, Francesco Mastrogiovanni era in condizioni di tale “disperazione psichiatrica” da dover essere urgentemente internato in una struttura ospedaliera.<br />
Tralasciamo una serie di dubbi di natura giuridica – la extraterritorialità del provvedimento? la certificazione medica richiesta per simili atti, c’è stata? la conferma dell’urgente necessità di ricovero, che per legge deve essere prodotta dalla struttura ospitante, è stata consegnata? la “scomparsa” delle misure di contenzione dalla cartella clinica, accertate dall’autopsia (legacci ai polsi ed alle caviglie), ecc…poiché ci rammentano lontani deja vu, con Franco Serantini che agonizza per quattro giorni nel carcere di Pisa… – ma ci fermiamo qui, poiché c’è un’inchiesta in corso, ed un magistrato ci sta lavorando.</p>
<p>Noi, però, visto che desideriamo appoggiare il magistrato nella sua ricerca della verità, non molleremo, ed iniziamo col dire che Francesco Mastrogiovanni – nella sua “disperazione psichiatrica” – s’era recato tranquillamente al mare, presso un campeggio a Castelnuovo Cilento, dove aveva preso in affitto un piccolo appartamento.<br />
Comportamento ben strano – dobbiamo riconoscerlo – per una persona giudicata, oramai, non più in grado di “intendere e volere”, come dovrebbe essere quella che riceve un tale, gravissimo provvedimento. No: fino all’arrivo dei Carabinieri, con tanto di “rastrellamento” a terra e motovedetta a mare, Francesco Mastrogiovanni fa i bagni e prende il sole.<br />
Ma – difficile capire il motivo – un sindaco lo giudica così pericoloso per sé e per gli altri da inviare i Carabinieri in quel camping, per far eseguire un atto che è in sé terribile, e che la legge permette solo in casi d’evidentissima ed urgente gravità.</p>
<p>“<em>Vennero in sella due gendarmi, vennero in sella con le armi…</em><a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn7"> <em>[</em>7]</a>” verrebbe da dire, e giungono sotto forma di auto e motovedette dei Carabinieri.<br />
Alla vista dei Carabinieri, Mastrogiovanni scappa ingenuamente in mare: là, dalla motovedetta, l’altoparlante avverte i bagnanti allibiti «<em>Operazione di polizia, cattura di ricercato in corso</em>.» Manco si trattasse di Al Capone. Perché scappa?<br />
Poiché Mastrogiovanni è stato perseguitato dallo Stato più volte: nel 1999 per “resistenza a pubblico ufficiale”. Motivo? Aveva contestato una multa. Ovviamente, tutti quelli che contestano una multa – avrà forse anche alzato la voce, ma chi lo conosce afferma che era un tipo tranquillo, per niente violento – vengono arrestati per resistenza a pubblico ufficiale, condannati e schiaffati in galera. Condannato a tre anni senza la condizionale: sembra incredibile, ma le cose stanno proprio così.<br />
Come nelle vicende epiche, un dio bonario assume le forme di un magistrato d’appello di Salerno e, in seconda istanza, Mastrogiovanni viene assolto con tanto di scuse: lo Stato viene addirittura condannato a rifondere un risarcimento per il periodo trascorso in carcere.<br />
Ma perché – chiederete voi – così tanto accanimento?</p>
<p>Poiché Mastrogiovanni aveva già avuto a che fare con la giustizia, in un Paese nel quale – se capiti fra le grinfie della legge, e qui lo ricordo ai tanti che parteggiano tout court “per i giudici” – la cosa più sensata che puoi fare è scappare. Lo affermano noti penalisti:</p>
<p>«<em>Soltanto chi e&#8217; innocente deve avere paura della giustizia: vero o falso?»</em> Rispondono due “principi” del foro. Domenico Pisapia: «<em>E&#8217; vero. Ma aggiungerei: non soltanto l&#8217; innocente</em>». Vincenzo Siniscalchi: «<em>La frase più giusta è questa: un innocente deve avere paura della giustizia</em>.<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn8"> [8]</a>»</p>
<p>Se lo dicono loro…</p>
<p>La sera del 7 Luglio del 1972, Francesco Mastrogiovanni passeggia per Salerno in compagnia di Giovanni Marini ed altri anarchici. Vengono dapprima provocati e poi aggrediti da un gruppo di neofascisti, capeggiati da Carlo Falvella: nasce una breve colluttazione, nella quale Mastrogiovanni viene ferito ad una gamba con una coltellata. Il coltello, però, rimane infitto nell’arto: Giovanni Marini lo raccoglie ed uccide Falvella.<br />
Al processo viene riconosciuta l’innocenza di Mastrogiovanni, mentre Marini è condannato a 12 anni (9 scontati) che gli segneranno la vita. Morirà nel 2001, dopo un calvario trascorso nei penitenziari italiani<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn9"> [9]</a>.<br />
Perché Mastrogiovanni viene aggredito? In realtà, Mastrogiovanni è sfortunato – è solo Patroclo finito in mezzo alla bega fra Achille ed Agamennone, e ne seguirà il destino molti anni dopo – poiché l’obiettivo dei neofascisti non è lui, bensì Marini. Perché Favella e gli altri sono così determinati ad offendere, spaventare, forse deliberatamente uccidere Marini?<br />
Poiché il gioco delle parti c’oscura il vero ruolo dei protagonisti: Giovanni Marini è un antesignano della controinformazione, mentre Favella (o chi per esso) non è un semplice “neofascista”, bensì qualcuno che probabilmente lavora per il “re di Prussia”, come capiremo dal seguito della vicenda.</p>
<p>A quel tempo, Giovanni Marini stava lavorando per ricostruire un evento fra i tanti di quegli anni bellissimi e terribili: la vicenda di cinque giovani partiti dalla Calabria con una Mini Morris e mai giunti a Roma, loro meta. Soprattutto, mai giunse a Roma il risultato delle indagini che avevano svolto sulla rivolta di Reggio Calabria, il cosiddetto “boia chi molla”.<br />
Se fossimo superficiali, potremmo concludere che i cinque giovani – Gianni Aricò, Annalise Borth (moglie di Aricò), Angelo Casile, Franco Scordo e Luigi Lo Celso – siano state vittime del clima di scontro fra diversi estremismi, come sarebbe successo più volte negli anni a seguire.<br />
Chi conserva invece un minimo di memoria storica, ricorderà che il 1970 non fu ancora un “anno di piombo”: la mattanza fra estremisti di destra e di sinistra iniziò qualche anno più tardi: Lo Russo e Giorgiana Masi morirono nel 1977, Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta nel 1978.<br />
La questione è spinosa – sono il primo a riconoscerlo – però anche gli storici tendono a suddividere quel periodo in una prima fase (o dello “stragismo”) ed in una seconda che potremmo definire, semplificando molto, di scontri fra opposte fazioni (BR, NAR, ecc)<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn10"> [10]</a>.<br />
Sta di fatto che, nel 1970, non s’era ancora instaurato quel clima di “caccia all’uomo” che poi degenerò negli anni seguenti: insomma, cazzotti sì, ma non erano ancora saltate fuori le pistole. E, soprattutto, quell’omicidio non ha i connotati dello scontro fra opposte fazioni: è roba di Stato.</p>
<p>Sarebbe lungo e non è questa la sede per approfondire il fenomeno della rivolta di Reggio Calabria di quegli anni: chi non la conosce e vorrà investigare, troverà il collegamento in nota<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn11"> [11]</a>.<br />
Più interessante, invece, indagare sull’attività dei cinque anarchici – chiamati il “Circolo della Baracca”, dal luogo dove si riunivano, una sorta di centro sociale ante litteram – perché erano straordinariamente all’avanguardia nel loro lavoro d’informazione. Avevano acquistato una fotocamera sofisticata (probabilmente una reflex, rare e costose all’epoca) ma, soprattutto, avevano capito che il coacervo d’interessi che si nascondevano dietro il “boia chi molla” non si portava alla luce con le botte e gli scontri, bensì con un paziente collage fatto di dati, personaggi, situazioni, prove.<br />
Cosa potevano aver scoperto?</p>
<p>Che spezzoni del neofascismo dell’epoca erano coinvolti nei fatti di Reggio? Acqua calda. Che la ‘ndrangheta ci marciasse? Acqua tiepida, tanto che la “rivolta” s’acquietò quando furono promessi soldi e investimenti (mai realizzati), ossia il centro siderurgico di Gioia Tauro e la SIR di Rovelli, una vicenda che giunge fino ad oggi<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn12"> [12]</a>.<br />
E se avessero scoperto non dei mammasantissima e nemmeno degli uomini coi gagliardetti neri, ma che pezzi dello Stato – proprio dei dipendenti dello Stato – tramavano con le cosche? Se in quelle immagini fossero rimasti immortalati – a guidare cortei fra le barricate – “pezzi” dello Stato, uomini dei servizi?<br />
Oggi è facile dirlo, ma siamo nel 2009, mille cose ci sono state raccontate da Saviano e da altri: e nel 1970? Che la mafia difendesse gli interessi agrari, oppure qualche traffico sporco…sì, ci stava…ma nessuno poteva – allora – immaginare lo stretto connubio che oggi è sotto i nostri occhi.<br />
Se ci fu una ragione per far fuori deliberatamente – con l’intervento sul posto della squadra politica romana! – quei cinque ragazzi, non potevano essere bazzecole, perché non ci si scomoda così tanto per poco, e la mafia sa risparmiare anche le pallottole e l’esplosivo, quando occorre.<br />
Qualcuno, però, forse meditava di tornare su quella vicenda, come Marini nel 1972, oppure (come Mastrogiovanni) era l’ultimo anello di una catena ancor vibrante: la mafia, in questi casi, vuole essere certa della sua intangibilità, e non lesina pallottole, esplosivo e Trattamenti Sanitari Obbligatori.</p>
<p>Se una ragione c’è stata – e deve esserci stata – per assassinare in un modo così brutale ed istituzionale Mastrogiovanni, deve essere stata qualcosa d’importante: vendette personali, acrimonia politica ed altro non reggono quando s’uccide tramite le istituzioni. In caso contrario, potremmo solo affermare che il sindaco di Pollica/Acciaroli ed i medici dell’ospedale di Vallo di Lucania siano dei folli – loro sì, da internare con un TSO – e dovremmo concludere che le istituzioni sono presidiate da folli sanguinari.<br />
Riflettiamo che il sindaco Pollica/Acciaroli, nell’ordinare quel TSO, si prende una bella gatta da pelare. I “sanitari” – ci schifa non virgolettare il termine – di Vallo di Lucania s’assumono una bella responsabilità quando lasciano morire Mastrogiovanni lentamente, per quattro lunghissimi giorni, imprigionato nel letto di contenzione, fin quando non esala l’ultimo respiro.<br />
E’ una morte istituzionale, avvenuta in una struttura pubblica: lo stato italiano, che non è attrezzato per iniezioni letali, si prodiga in questo modo. Il nostro “miglio verde” è ben nascosto, ma esiste: quanti l’hanno già percorso?</p>
<p>C’è quasi una ritualità nella morte di Mastrogiovanni, al punto che lui già sembra capirlo quando lo arrestano, quella mattina di fine Luglio 2009 nel campeggio: «<em>Se mi portano a Vallo di Lucania</em>» confida ad un’amica, prima di salire in ambulanza «<em>non ne esco vivo</em>.» Perché Mastrogiovanni ha quella convinzione? Solo perché è depresso (tutto da dimostrare)?<br />
Mastrogiovanni è l’ultima pietra miliare di un strada che parte da lontano: anche la morte dei cinque anarchici calabresi doveva essere terribilmente importante (come per il tentato omicidio di Marini), da eseguire subito, al punto che – per quello che fu definito un semplice incidente stradale – dieci minuti dopo erano già presenti presso Ferentino, a 60 Km da Roma, uomini della squadra politica della Questura di Roma.<br />
I quali, non sono stupiti che i due camionisti coinvolti nell’incidente siano alle dipendenze del “principe” Junio Valerio Borghese – altra “anima nera” di Reggio Calabria – e che l’auto dei giovani, che ufficialmente ha “tamponato” il camion, non sia rimasta incastrata sotto il rimorchio il quale – miracolo italiano – ha i fanali posteriori intatti, mentre presenta danni alla fiancata.</p>
<p>La vicenda viene immediatamente chiusa – ovvio, un semplice incidente – ma la documentazione che i giovani dovevano urgentemente consegnare all’avv. Eduardo Di Giovanni – coautore de “La strage di Stato”<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn13"> [13]</a> – non verrà più ritrovata. Documenti che ci avrebbe fatto fare, probabilmente, un passo enorme, considerando gli anni che ci abbiamo messo dopo per iniziare a capirci qualcosa.<br />
Di più: qualcuno telefona dalla squadra politica di Roma (un amico? un parente?), la sera precedente e chiama a casa di Lo Celso, avvertendo il padre di “<em>non far partire, il giorno seguente, il figlio per Roma</em>”<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn14"> [14]</a>.<br />
Se i sospetti fossero solo quelli riguardanti l’attentato al treno Palermo-Torino del 22 Luglio 1970 (6 morti e 66 feriti), probabilmente lo Stato non avrebbe colpito così duro: Marini condannato ad una pena esemplare, nonostante fosse stata legittima difesa, i cinque ragazzi ammazzati mediante un falso incidente, Mastrogiovanni condotto a morire a Vallo di Lucania. Probabilmente, c’è dell’altro.<br />
Torniamo indietro di pochi mesi: la sera del 12 Dicembre del 1969, scoppiano le bombe a Piazza Fontana.</p>
<p>Per l’Italia è una mazzata senza precedenti, una sorta di “9/11” ante litteram: ancora ricordo lo sgomento diffuso, i punti interrogativi che veleggiavano sui visi della gente.<br />
La storia è nota e non è il caso di riproporla: chi vorrà, potrà prenderne visione dal documento riportato in nota<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn15"> [15]</a>.<br />
Ciò che risulta interessante è che, dopo la scarcerazione di Valpreda e la scoperta della cosiddetta “pista nera” (per inciso, i cinque anarchici calabresi s’occuparono anche della vicenda Valpreda), entra in scena un personaggio che c’entra poco con la “cellula” veneta di Freda e Ventura: Guido Giannettini.<br />
Personaggio apparentemente di secondo piano, Giannettini è una sorta di “Travèt” dei servizi, un “tuttofare”, come vedremo in seguito. E, appena la “pista nera” prende forma, il processo viene spostato a Catanzaro.<br />
Finché l’imputato è Valpreda, il processo può rimanere a Milano: quando entrano in scena Freda e Ventura (e, soprattutto, Giannettini), deve “migrare” (come il parallelo processo per le bombe di Roma). Potevano trasferirlo a Teramo, Aosta o Brindisi e invece no: il processo (che, per inciso, terminerà in una palude senza fine né costrutto) viene condotto proprio a Catanzaro, Calabria, dove s’è appena spenta l’eco dei roghi di Reggio!<br />
La vicenda di Piazza Fontana continua a lasciare vittime nel “Miglio Verde” italiano: l’ultima ad occuparsene, pochi anni or sono, è il GIP di Milano Clementina Forleo, la quale rinvia a giudizio Delfo Zorzi (protetto e “blindato” in Giappone) ed ottiene la sua condanna all’ergastolo, poi vanificata dall’assoluzione in Appello.<br />
Ma, il 28 agosto 2005, i genitori di Clementina Forleo muoiono in uno strano incidente automobilistico, che la Forleo stessa è obbligata a riconoscere – <em>obtorto collo?</em> – come “fortuito”, quando aveva, invece, ricevuto precise minacce ed avvertimenti, come potrete leggere nelle note<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn16"> [16]</a>. Altri due innocenti finiti nel “Miglio “Verde”?<br />
Il 3 Maggio dello stesso anno, la Corte di Cassazione aveva definitivamente confermato l’assoluzione per Zorzi e per gli altri imputati. Solo l’affair delle scalate bancarie? Può essere, ma non tralasciamo il resto.</p>
<p>Non vorremmo scatenare antiche rivalità fra “rossi” e “neri”, poiché siamo stati tutti presi sonoramente per il sedere, di là delle nostre idee politiche. La vicenda dello stragismo che parte da Piazza Fontana è soltanto un gioco delle parti, nelle quali i primattori sembrano avere sempre valenza politica, mentre i gran suggeritori sono sempre legati ai servizi: il ruolo è ricoperto da Mario Merlino per la pista anarchica e da Guido Giannettini per la pista nera. Ed è di Giannettini (e di qualche altro) che ci sembra opportuno occuparci.</p>
<p><strong>Dietro ad ogni scemo c’è un villaggio<br />
</strong><br />
Prendiamo a prestito a sproposito il sottotitolo della canzone di De André – <em>Il Matto</em> – presentandolo quasi come un ossimoro, giacché in ogni “villaggio” italiano della recente storia – gli omicidi eccellenti, gli attentati, fino al recente sfregio delle navi affondate – c’è sempre uno “scemo”, che scemo non è. Anzi, tutt’altro.<br />
Dietro a tutta la vicenda di Ilaria Alpi e di Miran Hrovatin, s’agita un personaggio che definire “inquietante” è fare uno sberleffo ad Edgar Allan Poe: Giancarlo Marocchino.<br />
Elemento che sembra uscire più da un romanzo di spionaggio che dalla realtà, Giancarlo Marocchino trascorre gran parte della sua vita in Somalia. Cosa fa? L’imprenditore. Quali sono le “imprese” che si possono intraprendere dapprima nella Somalia di Siad Barre, poi nel terrificante tourbillon della guerra civile?<br />
Ufficialmente, Marocchino gestisce qualcosa nel porto di Mogadiscio, ma è veramente difficile stabilire cosa. Per sua ammissione, dovrebbe essere una sorta di spedizioniere, un factotum del porto: carico, scarico, tutto sembra pendere dalle labbra di Marocchino.<br />
Giancarlo Marocchino diventa famoso dopo l’omicidio dei due giornalisti italiani: per qualcuno è un angelo, per altri un demonio.<br />
Ascoltiamo cosa racconta, alla Commissione Parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, Antonietta Motta Donadio, dirigente della DIGOS di Udine, citando confidenze raccolte da un testimone attendibile, “coperto” dalla stessa Donadio grazie all’art. 203 del Codice di Procedura Penale, per salvaguardarne l’incolumità:</p>
<p>“<em>riuscimmo a definire esattamente il quadro dell&#8217;omicidio, individuando addirittura gli esecutori materiali, con nomi e cognomi, accertammo che si trattava di un gruppo di fuoco di sette persone che erano state portate sul luogo dell&#8217;eccidio da Giancarlo Marocchino, che nell&#8217;abitazione di Ali Madi e Moussa Bogor, che era sultano di Bosaso, il capo della polizia somala, tale Gilao e Marocchino, erano state individuate queste sette persone ed erano state portate sul luogo dell&#8217;eccidio dallo stesso Marocchino, che poi si allontanò; ritornò dopo che la giornalista e l&#8217;operatore erano stati uccisi ed aveva strappato dal block notes di Ilaria Alpi tre foglietti scritti che erano stati poi consegnati a Mugne e successivamente ad Ali Madi</em>.<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn17"> [17]</a>”</p>
<p>Giancarlo Marocchino sembra sapere tutto, riporta addirittura in Italia l’autovettura dove trovarono la morte i due giornalisti, e si dichiara sempre innocente. Durante l’ennesima convocazione in Commissione Parlamentare (Presidente Carlo Taormina), Marocchino si lascia scappare che “<em>Avvertì il Sis</em>…” del pericolo di un attentato contro giornalisti italiani, poi gli ufficiali italiani a Mogadiscio. Gli unici che non furono avvertiti furono le due vittime.<br />
Antonietta Motta Donadio, dopo quelle rivelazioni, fu accusata di aver gestito “male” la sua fonte e fu trasferita dal suo incarico.</p>
<p><strong>Sempre e solo “faccende”<br />
</strong><br />
Mi sono sempre chiesto perché in Italia non esista un apposito corso di laurea in “Faccendierato”, con relativo Master in “Faccende internazionali dubbie, sporche e da occultare”. Eh sì, perché da decenni sembra che, fare il “faccendiere”, sia la professione più remunerativa. Schiere di personaggi esercitano questa professione con successo: perché non conferire loro ufficialmente il titolo che ben meritano?<br />
Uno di questi faccendieri, affaccendato in faccende che trasudano rifiuti e robaccia nucleare, è Giorgio Comerio. Anch’egli con una biografia pressoché anonima, fonda e gestisce “società” che hanno come obiettivo “smaltire” residui tossici: il nostro, vuole specializzarsi nel nucleare.<br />
Pensa così, per risolvere il problema, di sistemare i rifiuti radioattivi in capaci “siluri”<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn18"> [18]</a> che penetrano nel fondale marino e sono garantiti per 1.500 anni. Ossia, per 1.500 anni non rilasceranno sostanze radioattive: e dopo 1.500 anni? Cavolacci loro.<br />
Ovviamente, sul fatto che viene indagato per queste faccende, Comerio minimizza e nicchia: ecco come si esprime in un’intervista a Panorama Economy nel 2004<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn19"> [19]</a>:</p>
<p>D) <em>Il suo nome uscì per la prima volta nel 1995, quando Greenpeace denunciò che la sua società, la ODM, voleva seppellire scorie nucleari in Sud Africa violando le convenzioni internazionali</em>.<br />
Comerio: <em>La questione ODM è sempre stata una bufala pompata da Greenpeace alla ricerca di pubblicità e di argomenti contro il nucleare. Bisognava fare notizia. Il primo articolo apparve sul settimanale Cuore, «infartatosi» qualche anno dopo, e fu ripreso dalla stampa nazionale</em>.</p>
<p>Siccome seguiamo il vecchio adagio che recita “le parole sono pietre”, ci ha subito incuriosito quel termine – <em>infartatosi </em>– poiché ci conduce dritti dritti ad un’altra vicenda, quella della Jolly Rosso, arenatasi sulle coste calabre il 14 Dicembre del 1990.<br />
Nella plancia della Jolly Rosso furono ritrovati documenti che conducevano proprio a Comerio, ma fu prontamente chiamata un’impresa “di pulizie” olandese che provvide a…a che cosa? Nessuno sa cosa fecero gli olandesi, e la nave rimase a poche centinaia di metri dalla costa ancora parecchio.<br />
Chi invece si “infartò” veramente – e questo getta una luce sinistra sul termine usato da Comerio nell’intervista (perché proprio quello? Attenzione: questa è gente che non parla a vanvera e concede interviste solo per avvisare “per interposta persona”) – fu il Capitano di Fregata Natale De Grazia, l’uomo che seguiva come un segugio le tracce di 180 navi “scomparse” nei Sette Mari.<br />
Purtroppo…quando si dice la sfiga…Natale De Grazia partì un bel mattino da Reggio Calabria per recarsi a La Spezia – dove ha sede l’Archivio Storico della Marina (e per interrogare l’equipaggio della Jolly Rosso) – e chiarire una volta per tutte la storia di quel naviglio…a Nocera Inferiore bevve un caffé, mangiò un dolce è morì d’infarto!<br />
Tutti possono morire d’infarto, ma non tutti – dopo un infarto – ricevono la Medaglia d’Oro al merito dal Presidente della Repubblica (Ciampi), soprattutto se la motivazione è a dir poco “sinistra”:</p>
<p><em>Il Capitano di Fregata (CP) Spe r.n. Natale DE GRAZIA ha saputo coniugare la professionalità, l’esperienza e la competenza marinaresca con l’acume investigativo e le conoscenze giuridiche dell’Ufficiale di Polizia Giudiziaria, contribuendo all’acquisizione di elementi e riscontri probatori di elevato valore investigativo e scientifico per conto della Procura di Reggio Calabria. La sua opera di Ufficiale di Marina è stata contraddistinta da un altissimo senso del dovere che lo ha portato, a prezzo di un costante sacrificio personale e nonostante pressioni ed atteggiamenti ostili, a svolgere complesse investigazioni che, nel tempo, hanno avuto rilevanza a dimensione nazionale nel settore dei traffici clandestini ed illeciti operati da navi mercantili. Il comandante De Grazia è deceduto in data 13.12.1995 a Nocera Inferiore per “Arresto cardio-circolatorio”, mentre si trasferiva da Reggio Calabria a La Spezia, nell’ambito delle citate indagini di “Polizia Giudiziaria”. Figura di spicco per le preclare qualità professionali, intellettuali e morali, ha contribuito con la sua opera ad accrescere e rafforzare il prestigio della Marina Militare Italiana</em>.<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn20"> [20]</a>”</p>
<p>Certo…il senso del dovere, la professionalità…però non è che le medaglie d’oro si concedano tutti i giorni, soprattutto per simili motivazioni. Ecco, di fronte allo strapotere delle mafie, l’unica cosa che può fare un Presidente della Repubblica, Capo Supremo delle Forze Armate (sic!): virgolettare “<em>Arresto cardio-circolatorio</em>”. Capito?</p>
<p>Un signorino per bene, innamorato dei colonnelli greci e dei carri armati</p>
<p>Stupisce che su Guido Giannettini, personaggio di spicco nella strategia della tensione, non esista una pagina in italiano su Wikipedia. Che strano, esiste persino su Flavio Briatore. Sarà per la scarsa propensione anglofona degli italiani.<br />
Esiste però nell’edizione inglese<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn21"> [21]</a>, ed in quelle poche righe c’è un condensato di storia: tutta la storia, nascosta, degli intrighi internazionali del Secondo Novecento.<br />
Eppure, nella vulgata imperante, Giannettini è considerato un povero Travèt dei servizi, uno che avvisava se qualcuno meditava di fare scritte sui muri o, al massimo, far scoppiare un petardo da qualche parte.<br />
Tutti i maggiori responsabili della strategia della tensione, ma anche le storie d’imprenditoria “vigliacca”, hanno invece a che fare con lui: chi lo conobbe? Chi se ne servì? Chi lo aiuto? Presto detto.<br />
Andreotti, Pecorelli, Ciarrapico, Aloia, Miceli<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn22"> [22]</a>…la lista potrebbe continuare a lungo.<br />
E’ così “insignificante”, il Giannettini, che quando l’Esercito Italiano deve provvedere alla sostituzione dei suoi mezzi corazzati, nel 1966, nella delegazione che va in Germania a visionare i carri armati <em>Leopard1</em> c’è anche lui, il “Travèt” dei servizi. Un affare colossale per l’epoca. Eppure, tutti fanno finta di non ricordarlo: Giannettini, dopo la vicenda di Piazza Fontana, sparisce? Dopo la fuga in Francia ed in Argentina, va in pensione a coltivare prezzemolo?</p>
<p>Tutto ruota, e ritorna</p>
<p>Il pentito Valentino Foti, l’uomo che ha squarciato il velo d’omertà sulle navi cariche di rifiuti ed affondate nei mari italiani, ha anche chiarito quali erano i metodi utilizzati. Pressappochismo? Dilettantismo? Forse, nella gestione degli affondamenti.<br />
Per quanto riguarda la gestione del traffico, invece, sembra un orologio svizzero: tutto concordato, pianificato con incontri fra lui ed esponenti dei servizi segreti, rapporti che Foti aveva coltivato sin dagli anni ’70, quando in Calabria imperava il “boia chi molla” e lui era già più che ventenne. Che caso.<br />
Chi sono i suoi referenti? Ascoltiamolo<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn23"> [23]</a>:</p>
<p>“<em>Funzionava così: l’agente Pino contattava a Reggio Calabria la cosca De Stefano, la quale informava il mio capo Romeo, che a sua volta mi faceva andare all’hotel Palace di Roma, in via Nazionale. Da lì telefonavo alla segreteria del Sismi dicendo: “Sono Ciccio e devo parlare con Pino? Poi venivo chiamato al numero dell’albergo, e avveniva l’incontro</em>.”</p>
<p>Chi è l’agente “Pino”, questa persona senza volto che gli comunica quando sarà pronta la nave, che prende accordi per il pagamento…insomma, la lucida mente – a questo punto possiamo affermare “dello Stato” – che è in comunicazione con le cosche calabresi? Lo confessa, candidamente, lo stesso Foti:</p>
<p>“<em>Un trentenne atletico, alto circa un metro e ottanta con i capelli castani ben pettinati all’indietro, presentatomi nella capitale da Guido Giannettini</em>…”</p>
<p>Non possiamo, per concludere, che ricordare le parole – anzi, i versi – di Pino Corrias<a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=16622498#_ftn24"> [24]</a>:</p>
<div>“<em>Tutte le schegge di questa storia – “dopo che le vetrine gonfiandosi esplosero&#8221; – sono rifluite sui marciapiedi del tempo. Ma il lampo che ne scaturì ancora ci riguarda. E&#8217; sempre posteggiato lì, nell&#8217;anello che fa da spartitraffico lungo le molte traiettorie di questa piazza milanese e i sotterranei della Repubblica</em>.”</div>
<p>Carlo Bertani<br />
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com<br />
Link: http://carlobertani.blogspot.com/2009/10/il-miglio-verde-italiano.html<br />
1.10.2009</p>
<p><strong>Articolo liberamente riproducibile nella sua integrità, ovvia la citazione della fonte</strong></p>
<p>[1] Fonte : http://www.antimafiaduemila.com/content/view/4698/78/<br />
[2] Fonte : http://www.ristretti.it/<br />
[3] Fonte: http://paolofranceschetti.blogspot.com/2009/04/delitto-di-stato.html<br />
[4] Vedi : http://www.nazioneindiana.com/2009/08/19/morte-occidentale-di-un-anarchico-2/<br />
[5] Vedi : http://carlobertani.blogspot.com/2009/09/fottuti.html<br />
[6] Fonte : http://www.tutori.it/L180_78.html<br />
[7] Fabrizio de André – Il Pescatore.<br />
[8] Fonte : http://archiviostorico.corriere.it/1992/novembre/28/innocente_giustizia_primo_scappare_secondo_co_0_92112812165.shtml<br />
[9] Per approfondire: http://www.socialismolibertario.it/marini.htm<br />
[10] Vedi : http://it.wikipedia.org/wiki/Anni_di_piombo<br />
[11] Vedi : http://it.wikipedia.org/wiki/Fatti_di_Reggio<br />
[12] Vedi : http://www.repubblica.it/2006/04/sezioni/cronaca/imi-sir/tappe-imi/tappe-imi.html<br />
[13] Per chi vorrà approfondire: http://www.uonna.it/libro.htm<br />
[14] Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Anarchici_della_Baracca<br />
[15] Vedi: http://www.archivio900.it/it/documenti/doc.aspx?id=30<br />
[16] Vedi: http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=14651 e http://blogs.it/0100206/categories/openWorld/2008/01/11.html#a7470<br />
[17] Fonte: http://www.ilariaalpi.it/index.php?id_sezione=2&#38;id_notizia=1129 [18] Fonte: http://www.zonanucleare.com<br />
/tecnologie_sperimentali_progetti_alternativi_smaltimento/A_fondali_oceanici_odm.htm<br />
[19] Fonte: http://www.zonanucleare.com/dossier_italia/navi_affondate_rifiuti_radioattivi<br />
/H_intervista_panorama_economy_comerio.htm<br />
[20] Fonte: http://www.facebook.com/topic.php?uid=103656166686&#38;topic=9790<br />
[21] Fonte: http://en.wikipedia.org/wiki/Guido_Giannettini<br />
[22] Fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/09/ho-affondato-tre-navi-veleni.shtml?uuid=6c2e45b0-a391-11de-9cb7-ea7a81dfc3bd&#38;DocRulesView=Libero<br />
[23] Fonte : http://www.calabrianotizie.it/2009/09/18/complotto-sotto-il-mare-rifiuti-tossici-inabissati-in-mare-con-coperture-eccellenti-in-un-giro-di-auto-diplomatiche-e-soldi-in-svizzera-le-nuove-rivelazioni-del-pentito-della-ndrangheta-che-ha/<br />
[24] Fonte: http://cicciobandini.splinder.com/archive/2006-04</p></blockquote>
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