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	<title>rimorso &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/rimorso/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "rimorso"</description>
	<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 23:45:31 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA["Rust - The oxidizing of a human being" project now uploaded!]]></title>
<link>http://jvcancrena.wordpress.com/2013/03/08/rust-the-oxidizing-of-a-human-being-project-now-uploaded/</link>
<pubDate>Fri, 08 Mar 2013 14:13:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>Johnny Viscidous Cancrena</dc:creator>
<guid>http://jvcancrena.wordpress.com/2013/03/08/rust-the-oxidizing-of-a-human-being-project-now-uploaded/</guid>
<description><![CDATA[&#8220;Rust &#8211; The oxidizing of a human being&#8221; project now uploaded in the gallery! Enjoy]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<a href="http://jvcancrena.wordpress.com/gallery/rust/">Rust &#8211; The oxidizing of a human being</a>&#8221; project now uploaded in the gallery!</p>
<p>Enjoy your daily oxidation!</p>
<div id="attachment_98" class="wp-caption aligncenter" style="width: 784px"><a href="http://jvcancrena.wordpress.com/gallery/rust/"><img class="size-large wp-image-98 " alt="Rust - Remorse" src="http://jvcancrena.files.wordpress.com/2013/03/4505424535_de2a92f06c_b.jpg?w=774&#038;h=514" width="774" height="514" /></a><p class="wp-caption-text">Rust &#8211; Remorse</p></div>
<p style="text-align:center;"><em>Johnny Viscidous Cancrena©</em></p>
<p style="text-align:center;">
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'UOMO DI PAGLIA, 1958 di Pietro Germi]]></title>
<link>http://giampierofichera.wordpress.com/2010/08/03/luomo-di-paglia-1958-di-pietro-germi/</link>
<pubDate>Tue, 03 Aug 2010 16:57:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>KnockOut</dc:creator>
<guid>http://giampierofichera.wordpress.com/2010/08/03/luomo-di-paglia-1958-di-pietro-germi/</guid>
<description><![CDATA[L&#8217;Italia  sta lentamente ripartendo dopo le rovine e le umiliazioni  della guerra. Il boom eco]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://giampierofichera.files.wordpress.com/2010/08/images1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2032" title="images" src="http://giampierofichera.files.wordpress.com/2010/08/images1.jpg?w=189&#038;h=267" alt="" width="189" height="267" /></a>L&#8217;Italia  sta lentamente ripartendo dopo le rovine e le umiliazioni  della guerra. Il boom economico è alle porte. Povertà e  sobrietà spartana hanno le ore contate.</p>
<p style="text-align:justify;">Andrea è un metalmeccanico, un operaio che , come tutti gli operai di Germi, è monotono, malinconico, abitudinario. Capace di aprirsi, anche ad un sorriso, solo in osteria.</p>
<p style="text-align:justify;">E&#8217; estate e l&#8217;uomo fa il pendolare per raggiungere la moglie e il figlio al mare. Una moglie  forse un pò troppo bigotta, noiosetta e  pesante, ma  pilastro incrollabile della famiglia e della coppia. Assolutamente incapace di trasgressioni o, peggio, di tradire, nemmeno col pensiero. Insomma, una santa.</p>
<p style="text-align:justify;">Durante uno di questi viaggi &#8220;punta&#8221; Rita (Franca Bettoia), una ragazza che conosce di vista e che abita nello stesso formicaio di periferia. Rita, insoddisfatta dal legame col suo moroso e lusingata dalle attenzioni di Andrea, finisce in breve fra le sue braccia. Ma, mentre lei si attacca sempre più e lo ama per davvero, l&#8217;operaio non si si sbilancia più di tanto. Dentro di sè è pienamente conscio che non lascerà mai la sua famiglia. Rita è solo un diversivo, piacevole a attraente, ma assolutamente effimero, a termine.</p>
<p style="text-align:justify;">Il rientro della moglie e all&#8217;ovile saranno i prodromi della tragedia. La paglia è ormai bruciata tutta e rapidamente. La ragazza disperata dall&#8217;abbandono irreversibile, porrà tragicamente fine alla sua vita.</p>
<p style="text-align:justify;">Lacrime di coccodrillo sgorgano sulle guance dell&#8217;operaio, tra le austere ed asettiche navate di una chiesa. Ma il miracolo non accade. E Luisa, che aveva già captato tutto e a cui Andrea confessa tutto catarticamente,  lo lascia per una fase di meditazione.</p>
<p style="text-align:justify;">Si ricongiungeranno, come accede nelle favole, proprio la notte dell&#8217;ultimo dell&#8217;anno. Ma non sarà mai più come prima. Il fumo e l&#8217;odore di quella paglia bruciata riusciranno per sempre ad inibire il perdono totale e liberatorio.</p>
<p style="text-align:justify;">
		<div id="geo-post-2020" class="geo geo-post" style="display: none">
			<span class="latitude">40.805625</span>
			<span class="longitude">14.203447</span>
		</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[One step farer]]></title>
<link>http://londradelvesuvio.wordpress.com/2010/04/08/150310-one-step-farer/</link>
<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 20:14:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>Londradelvesuvio</dc:creator>
<guid>http://londradelvesuvio.wordpress.com/2010/04/08/150310-one-step-farer/</guid>
<description><![CDATA[15/03/10 E&#8217; come guardare un&#8217;equazione complessa, riguardarla ancora e fermarsi a contem]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://4.bp.blogspot.com/_OaPEAaiM-EQ/S59qCK0y_hI/AAAAAAAAAvo/8L6lyEX1j-Y/s1600-h/cellule%2520tumorali.jpg"><strong>15/03/10</strong></a></div>
<div><a href="http://4.bp.blogspot.com/_OaPEAaiM-EQ/S59qCK0y_hI/AAAAAAAAAvo/8L6lyEX1j-Y/s1600-h/cellule%2520tumorali.jpg"><img src="http://4.bp.blogspot.com/_OaPEAaiM-EQ/S59qCK0y_hI/AAAAAAAAAvo/8L6lyEX1j-Y/s320/cellule%2520tumorali.jpg" border="0" alt="" /></a></div>
<p>E&#8217; come guardare un&#8217;equazione complessa, riguardarla ancora e fermarsi a contemplare l&#8217;imponenza del momento.</p>
<p>Sottilizzare i filamenti di tessuto cerebrale che potrebbero essere messi sotto sforzo nell&#8217;azione, ma solo in potenza.</p>
<p>Come guardare la successione di numeri e segni e dare un significato specifico ad ogni singolo simbolo senza legarli veramente.</p>
<p>Prendere il foglio a quadretti spiegazzato dell&#8217;equazione e riscriverla a macchina, ordinata e pulita.</p>
<p>E&#8217; come lasciare che quei numeri regolino la vita del momento.</p>
<p>Io la matematica non l&#8217;ho mai interiorizzata, e l&#8217;unica cosa che ho sempre amato fare e&#8217; stato ridurre ai minimi termini.</p>
<p>Ero felice di farlo, lo sono ancora.</p>
<p>Dopo di questo non c&#8217;e&#8217; molto altro che richieda spiegazioni, resta quel che resta.</p>
<p>&#8230;Due notti dopo e quaranta minuti per espellere le tossine.<br />
Una pagina verde per sputare la calma dietro l&#8217;emotivita&#8217;, .</p>
<p>Respiro ancora, piu&#8217; di prima. A pieni polmoni, e respirero&#8217; profondamente facendo confluire tutte le particelle di ossigeno verso l&#8217;atmosfera pura, che le tratterra&#8217; con se&#8217;.</p>
<p>Dovresti farlo anche tu.</p>
<p>C&#8217;e&#8217; una fuliggine nera di smog che intacca anche le cellule passate come un tumore e le fa marcire come se non fossero mai esistite.<br />
Questa fuliggine si chiama orgoglio, sano o ferito.</p>
<p>Questa equazione non risolta si chiama estremismo razionale, e consegue alle cellule intaccate.</p>
<p>Siamo ad un passo dal vuoto compresso,<br />
un passo che passa e diventa lo stesso.</p>
<p>Camminando verso quella sera sorridevo serena, e sbagliavo. Ma si continua a camminare sereni, correggendo gli sbagli cominciando perlomeno a riconoscerli.</p>
<p>Dovresti farlo anche tu.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Smettere di correre]]></title>
<link>http://maxgimelli.wordpress.com/2009/11/29/smettere-di-correre/</link>
<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 02:55:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>Max</dc:creator>
<guid>http://maxgimelli.wordpress.com/2009/11/29/smettere-di-correre/</guid>
<description><![CDATA[Saltare con destrezza. Evitare il muretto e correre via dove l’ombra è più lunga. Scappare, fuggire]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" title="luci di notte" src="http://www.webalice.it/daniele.labieni/DSCN6094%20luci%20di%20notte.jpg" alt="" width="211" height="159" /></p>
<p style="text-align:left;">Saltare con destrezza.</p>
<p>Evitare il muretto e correre via dove l’ombra è più lunga.</p>
<p>Scappare, fuggire anche solo dal ricordo di quella luce.</p>
<p>Ah!Che luce era! Ampia, calda e diffusa. Facile da trovare e impossibile da dimenticare in poco tempo. Illuminato da cotanta illuminazione era un dimesso angolo di mondo: un divano, due sedie e qualche altro corpo che riempiva lo spazio dove non c’èra solo aria.</p>
<p>Eccomi lì, poco prima di una corsa a perdifiato verso non ricordo più quale oblio, in piedi su un tappeto troppe volte calpestato, ad ascoltare, sigaretta spenta in mano, un lungo discorso di due semplici parole: vai via.</p>
<p>Mi sembra di essere stato ad ascoltare quella breve allocuzione per un tempo infinito, valutando tutte le possibili reazioni, mantenendo i muscoli del viso immobili, cercando di leggere tra le righe tutte le possibili implicazioni. Scoprirò solo molto tempo dopo  di essere stato fermo non più di un secondo.</p>
<p>Ho alzato il braccio, a malapena conscio di avere in mano qualcosa, e l’ho fatto ruotare violentemente in avanti verso quelle due parole che non volevo sentire, quelle due parole già sentite troppe volte ed ogni volta per colpa mia. Violenza gratuita, infantile, fastidiosa, ma veloce, pentita di se stessa ancora prima dell’esaurirsi dell’inerzia del moto.</p>
<p>Sono scattato. Non ero teso come una corda di violino, ma sentivo di essermi girato con la velocità di una corda recisa.</p>
<p>Ho girato le spalle ad un viso dolorante e addolorato, e ad altri visi colpiti ma solo da un’immagine.</p>
<p>Quanto fiato ho buttato nella corsa di quella notte, quanti singhiozzi di rabbia ho masticato mentre cercavo un angolo di mente dove ricostruire quei, ora lo riconosco, decisivi minuti d’esistenza.</p>
<p>Per mia sciocca sfortuna trovai solo la via di una facile autoassoluzione, e quando ho smesso di gettare il cuore in veloci passi folli, ho cominciato a mettere un passo avanti all’altro verso nuove e sconosciute direzioni. Ho fatto una scelta assoluta, che avrei dovuto rivedere ma che ho di fatto reso irrevocabile: mi sono allontanato da quel viso, ancora giovane (ora lo noto) ma dolente. Non nel fisico, ma nella sicurezza di saper fare la cosa giusta ti ho ferito.</p>
<p>Ci siamo fraintesi una volta di troppo, e troppe volte in meno ci siamo vissuti. Distanti oltre ogni limite, benché i limiti siano fatti per essere superati. Sono fuggito senza essere inseguito.</p>
<p>Quanti errori abbiamo fatto? Non si può rispondere con precisione, ma se mai verrà stilata una lista, bisognerà aggiungerci quello che ho fatto oggi come ultimo errore che non avrei dovuto fare: tornare quando ormai è inutile.</p>
<p>Venire a salutarti al funerale.</p>
<p>Addio per sempre. Riposa in pace, tu che ora puoi.</p>
<p>&#160;</p>
<p><span style="color:#ff0000;">Non è un racconto di fatti realmente accaduti, e non ho neanche voluto definire di che tipo di rapporto incompreso si tratti. Mi piaceva semplicemente l&#8217;idea di un rimorso espresso durante l&#8217;ultimo saluto. Un&#8217;immagine non molto originale, ma d&#8217;altronde sto prendendo confidenza con una scrittura diversa dalla poesia.</span></p>
<p><span style="color:#ff0000;"><strong>Un saluto. Max.</strong><br />
</span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[(trans)DECADENZA]]></title>
<link>http://ferrucci.wordpress.com/2009/10/26/transdecadenza/</link>
<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 09:59:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>paolo f</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il mio amico è tornato a visitarmi in sogno. Da buon emiliano sanguigno &#8212; pur se coltissimo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Il mio amico è tornato a visitarmi in sogno. Da buon emiliano sanguigno &#8212; pur se coltissimo]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Diplomatico silenzio]]></title>
<link>http://biblicamente.wordpress.com/2009/07/20/diplomatico-silenzio/</link>
<pubDate>Mon, 20 Jul 2009 13:45:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>pj</dc:creator>
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<description><![CDATA[Fa riflettere la vicenda di James Hudson, viceconsole britannico in Russia che ha perso il lavoro (e]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Fa riflettere la vicenda di James Hudson, viceconsole britannico in Russia che ha perso il lavoro (e]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Poi si vedrà]]></title>
<link>http://biblicamente.wordpress.com/2009/07/16/poi-si-vedra/</link>
<pubDate>Thu, 16 Jul 2009 10:07:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>pj</dc:creator>
<guid>http://biblicamente.wordpress.com/2009/07/16/poi-si-vedra/</guid>
<description><![CDATA[In Spagna li hanno etichettati come «Generacion &#8220;ni-ni&#8221;: ni estudia ni trabaja». I primi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[In Spagna li hanno etichettati come «Generacion &#8220;ni-ni&#8221;: ni estudia ni trabaja». I primi]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'ora di Satana]]></title>
<link>http://alftroll.wordpress.com/2009/06/06/lora-di-satana/</link>
<pubDate>Sat, 06 Jun 2009 07:57:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
<guid>http://alftroll.wordpress.com/2009/06/06/lora-di-satana/</guid>
<description><![CDATA[]]></description>
<content:encoded><![CDATA[]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Almeno quel giovane che si è ucciso ha provato rimorso]]></title>
<link>http://webgte.wordpress.com/2008/11/12/almeno-quel-giovane-che-si-e-ucciso-ha-provato-rimorso/</link>
<pubDate>Wed, 12 Nov 2008 17:07:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>webgte</dc:creator>
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<description><![CDATA[Caro Direttore,non so se il giudice sentirà il morso del rimorso. Eppure con la immediata concession]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Direttore,non so se il giudice sentirà il morso del rimorso. Eppure con la immediata concessione dei domiciliari ha «vanificato» la condanna di tre anni di carcere a Corrado, che un anno fa a Pinerolo, ubriaco in macchina, investì e uccise una ragazza sedicenne. Lui sì, suicida «ai domiciliari», il rimorso lo ha provato. Eccome. Quella espiazione, troppo blanda, gli sarà parsa inadeguata. Ma qualche giudice, colpito dalla «sindrome di perdonismo» che sta pervadendo la nostra Penisola (e forse dalla penuria di celle libere&#8230;), non glielo ha permesso. Che ci sia un certo eccesso di perdonismo da parte dei magistrati non lo scopriamo certo oggi. E che ristabilire il principio del «chi sbaglia» paga sia una delle priorità di questo Paese è evidente. Ma nella vicenda che lei cita, e che abbiamo raccontato sul «Giornale» di ieri, a dir la verità, quello che più colpisce non è tanto la lieve pena assegnata dal giudice quanto quella pesantissima che si è autoassegnato quel giovane. Un gesto sbagliato, s’intende. Eppure, se possibile, dentro quella tragedia cupa e malata s’intravede un filo di luce. Perché Corrado, se non altro, ha provato rimorso. Ed è quasi una rarità, fra ragazzini che massacrano coetanee per poi sbottare a cuor leggero davanti alla Polizia: «Ora che ho confessato tutto posso andare a casa?»; e imputati alla Raffaele Sollecito che appena vengono rinviati a giudizio chiedono agli avvocati: «Benissimo, adesso sono libero?». </p>
<p>Fonte: <a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=305470" rel="nofollow">http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=305470</a> </p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Vernice fresca]]></title>
<link>http://storiemaiscritte.wordpress.com/?p=140</link>
<pubDate>Fri, 01 Aug 2008 11:01:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>dous</dc:creator>
<guid>http://storiemaiscritte.wordpress.com/?p=140</guid>
<description><![CDATA[Vernice fresca Un racconto di Dous. Foto di Dous^_^ 1. Acqua L’odore di vernice fresca giungeva dal]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a title="photo sharing" href="http://www.flickr.com/photos/cosemaiscritte/2667732823/"><img style="border:solid 2px #000000;" src="http://farm4.static.flickr.com/3181/2667732823_d81ea6059f_m.jpg" alt="" /></a></p>
<p><span style="font-size:.9em;margin-top:0;"><a href="http://www.flickr.com/photos/cosemaiscritte/2667732823/">Vernice fresca</a></span><br />
Un racconto di Dous.</p>
<p>Foto di <a href="http://www.flickr.com/people/cosemaiscritte/">Dous^_^</a></p>
<p><strong>1. Acqua</strong></p>
<p>L’odore di <em>vernice fresca</em> giungeva dal cantiere vicino sino al molo, dove alcuni pescatori stavano issando delle cassette di pesce, già ricoperte di ghiaccio, dalle loro barche da poco approdate, dopo una notte di lavoro lungo la costa.<br />
Da dietro le prime case del borgo antico si udivano i rintocchi delle campane della cattedrale romanica, risuonare tra i muri pigri ed assonnati che rilucevano di quei raggi di sole già troppo caldi malgrado fossero solo le sette del mattino.<br />
Una fila di turisti era assiepata dinnanzi al botteghino della compagnia di navigazione ed attendeva l’apertura dell’ufficio, mentre l’impiegata era assorta di fronte al suo cappuccino, seduta al tavolino del bar di fronte, pensando a quel che le restava di lucido dopo una notte calda di afa.<br />
Qualche bambino, figlio di un turista oppure no, giocava sulla strada nel parcheggio vicino con un pallone spellato e un po’ sgonfio simulando la partita tra la squadra del cuore e gli ospiti.<br />
Arrivavano intanto alcuni pullman di turisti che percorrevano lentamente la strada che scendendo in porto costeggia la Guardia di Finanza e poi si immette in quella piazza estesa, prima di restringersi timidamente e protendersi come una lingua di fianco ai pescherecci e continuando sino alla banchina degli attracchi delle navi più grandi.<br />
Ronzavano mosche attorno a qualche pesce rimasto sul molo mentre un paio di gabbiani se ne contendevano i resti becchettando il loro buon umore per il pasto mattutino.<br />
Intanto, stava entrando lentamente in porto l’aliscafo proveniente dalle isole vicine e facendo manovra si accingeva ad ormeggiare rumoreggiando con le eliche che smuovevano i fanghi grigi che emergendo coloravano le acque rintristendone il colore.</p>
<p>Guardando il tutto di quella mattina calda ne registro i movimenti come separandoli in sequenze ordinate che svolgono diligentemente il loro compito avvicendandosi come attori di un palcoscenico neanche tanto immaginario.</p>
<p>Non ho dormito affatto questa notte.<br />
Perché sentivo che le ore s’erano appiccicate per il caldo alle lancette di un orologio che non vedevo per evitare di accendere la luce ed attirare altre zanzare nella stanza.<br />
Il rintocco del campanile mi ha ricordato che il tempo è trascorso nel porto e che quindi la notte è già passata, anche se non mi sono affatto accorto della differenza.<br />
Non ho dormito la notte prima di quella perché sei sparita senza dirmi niente.<br />
E non si sente la tua voce ora che non ci sei più, anche se questo non m’importa niente oppure no.<br />
Anche se le cose che faccio tutte le mattine son sempre le stesse non mi va di ripeterle, ma non per colpa tua ma perché sento che il tempo non va come dovrebbe andare.<br />
Il buco del tempo che si crea tra le onde del mio pensiero non corrisponde a quello vero.<br />
<em>E perché dovrei sentire quelle strilla, perché mai?</em><br />
Ripensare a quel litigio, l’ultimo di una lunga serie che s’e lasciato dietro pezzi di cuore infranto e un naso rotto, il mio, nel colpire il muro senza senso, per svegliare qualcosa che c’è dentro e che non vuol uscire, per restare da qualche parte pronto a colpirmi di nuovo.</p>
<p>Sento l’odore dell’acqua che risale sulle mie narici fino a giungere a quel centro nevralgico delle mie idee dove un laboratorio minuscolo ne associa le molecole per farne piccolissimi istanti di felicità.<br />
Cosa porti di nuovo a questi pensieri, o istante colorato di vita, cosa sai di nuovo per riattivare i neuroni congelati sottozero mentre il caldo fuori mi appare incredibilmente inospitale?<br />
Acqua.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong>2. Sono le due</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;">&#160;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;">Pochi momenti di felicità sulla barra di un’operazione aritmetica che sommati danno come risultato poco e niente ma che li apprezzo mentre sorseggio un caffè, cercando di non finirlo troppo presto e tenendo fermo il cucchiaino col naso per poter bere da quella tazzina di plastica, a quel bar della stazione dove sono giunto poco dopo le otto, per attendere il treno dell’ora successiva e prepararmi all’evento del tuo arrivo, che non sarebbe avvenuto, e lo sapevo.<br />
Speravo di rivederti ancora come per magia di quel giorno inesistente ma così non valeva.<br />
Non poteva funzionare come per i giochi che ripartono di nuovo con una moneta inserita nello slot oppure col pigiare di un tasto sul menu a tendina.<br />
Non era possibile affatto che dopo quel pomeriggio in cui tutto era finito ed in cui nulla era più per sempre, ritornassi ad essere con me.<br />
E lo sapevo.<br />
Ma lo speravo ancora e mi sbagliavo, ed anche questo lo sapevo.<br />
Sbagliarsi di continuo senza apprendere quel poco che solo può salvarti dal ripetersi karmico di eventi dissonanti nella musica che l’orchestra del tuo essere compone tuo malgrado, o forse no.<br />
Arriva un treno merci e fa tanto chiasso, come fosse il personaggio di una commedia dialettale, fischiando coraggioso tra i binari addormentati da cui scappano uccelli scuri ch’erano come appollaiati in attesa di un qualche regalo del mattino, che intanto scorreva a tratti nella mia mente indugiando tra i ricordi che incontrava.<br />
La carta stropicciata del giornale vecchio di ieri sul tavolino metallico, sporco delle tazze dei clienti precedenti e mai pulito prima, mi guarda e cerca di dirmi qualcosa che non mi riguarda più, o forse sì.<br />
Guardo quella notizia di due giorni prima e poi spengo la tv che continuo a guardare per inerzia immaginaria di quell’abitudine che non può ricrearsi, ma ci prova.<br />
Dove sono ora? E che sto aspettando ancora qua, deluso dal mancato ripetersi del tempo che ho dato per scontato?<br />
Guardo il colore grigio delle notizie confermato dalle brutte facce di quella cronaca di provincia e poi trasale il mio stupore nell’accorgermi di conoscere qualcosa.<br />
Ma sarà la circostanza inevitabile del mio stato d’animo o l’effettiva realtà di quel che leggo a riportarmi in vita?<br />
Qua dicono che un pirata della strada l’ha travolta spegnendone la vita a quella poveretta.<br />
E poi che ci faceva lei a quell’ora in strada sola ?<br />
Ed io dov’ero se non a bere al bar per scollarmi di dosso quei ricordi e buttarli per sempre nel secchio del passato?<br />
Leggo il suo nome che corrisponde con quello che ho in testa e che fa male.<br />
Sei scappata via dopo un litigio ch’era l’ultimo, anche per te.<br />
Poi hai trovato qualcuno che ti ha portato via, per sempre.<br />
Ed io dov’ero allora?<br />
Ora ricordo quando tutto finì ed io mi misi al tavolo, a bere e dissi quella frase.<br />
Sono le due.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><br />
3. Lo scoppio</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;">&#160;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;">Tutto poi si ferma per poi ricominciare come una moviola che davanti al video guarda spettatori affascinati che cercano una causa od una scusa per poter capire un fallo od un rigore.<br />
Riprendo a respirare e mi accorgo che s’è rinfrescata l’aria grazie al vento che ora cambia direzione e benedice l’affollata sala d’attesa, là in stazione.<br />
Arriva il tuo treno e non è più quello giusto.<br />
Scorre il tempo, ora.<br />
Tutto fila liscio come prima di quella notizia.<br />
Ma a me scoppia la testa intanto perché non ho più cercato il pianto da tanti anni che non ricordo più.<br />
Non posso far uscir le lacrime perché non ricordo più il dolore necessario a chiamarne una.<br />
E invece scoppia quel dolore dentro di un qualcosa che non può più aspettare.<br />
Scoppia, fa male, come aguzzi spilli infilati dentro il cervello fresco sul tavolo del macellaio che ha già scuoiato viva la tua pelle e l’ha stesa là davanti ad asciugare, mentre tu contempli quell’opera tremenda e senti che non c’è più nulla da reclamare a Dio per una vita che non ti restituirà più.<br />
Per una possibilità che non potrai più avere, di redimere le colpe che hai commesso dinnanzi a colei che ancora ami, e che sapevi di amare quando l’hai cacciata da te come una nemica del tuo cuore.<br />
Scoppia la testa. In caduta libera un cocomero che si infrange su una scogliera irta mentre il mare ne bagna i pezzi con la schiuma bianca dei ricordi. Ora lo sento.<br />
Lo scoppio.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong>4. L’anima</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><br />
</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;">Cos’è l’anima per poterla ricordare?</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;">E cosa è possibile dirle per farla ritornare?<br />
Cosa si può accendere in suo ricordo? Forse un lumicino od una candela dentro quella chiesa in cui ti trovi ora?<br />
Forse funziona.<br />
Mentre mi accosto alla luminaria sento l’odore di quella cera che restava incollata da bambino tra le mie mani, mentre continuavo a giocare trascurando l’omelia ed i sermoni e mia madre dolcemente mi guardava, seduta al mio fianco ed a quello del marito.<br />
Tocco la fiamma della candela e sento a stento il dolore che mi arriva e spero che in qualche modo serva ad espiare quel che non riesco più a dimenticare.<br />
Cos’è l’anima che tutti dicono albergare dentro il corpo, salvo poi nascondersi tra veli incolori e macchiarsi dei peccati d’ogni sorta di quell’uomo che la priva dell’ascolto e ne ignora l’esistenza?<br />
Dov’è la mia anima se è vero che ne ho una per potergli parlare e chiedere dov’era, quando ho commesso quell’errore, l’ultimo fatale di una serie lunga e inestinguibile che mi porta qui dentro a questa chiesa per trovare un luogo vero, oppure no.<br />
Mi sente e tace per poter esistere, che s’esistesse dovrei ucciderla di nuovo, lei, colpevole di quello che ho compiuto. Lei che poteva fermare la mia mano e tacere la mia bocca, chiuderla a quello che volevo bere per dimenticare.<br />
Dov’era quando un’ora dopo su quell’auto, ubriaco e senza senso alcuno, pigiavo su quell’acceleratore fino ad investire l’unica ragione della mia stupida vita assicurandole per sempre il rimorso eterno? Dov’era?<br />
L’Anima.</p>
<p><strong>5. Pena</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong> </strong><br />
Dove mi trovo ora e perché ci son finito?</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;">Corro verso la porta ed esco dalla chiesa, la strada è piena di sconosciuti che non contano più, né mai avrebbero potuto riconoscermi.<br />
O forse avrei potuto riconoscerne uno, almeno uno e salutarlo, prima di tornare alla stazione e buttarmi sotto quel treno delle ore dieci e trenta, trovando le rotaie ad attendermi, calde e lucide sotto il sole fiammeggiante di una giornata di agosto.<br />
Pena di quel reato che ho scontato in quelle ore.<br />
Pena che non ho trovato perché il treno s’è bloccato davanti ai miei occhi terrorizzati e lucidi com’era lucido il ricordo di lei che mi guardava sorridendomi ancora.<br />
Pena che ho cercato invano per poi accorgermi ch’era troppo facile per me.<br />
Mi raccolsero, salvo per miracolo sorridendomi felici per la festa che quel giorno sarebbe cominciata al paese di cui so bene il nome.<br />
Sorridevano al matto che aveva scelto di uccidersi nel giorno del patrono e trovarono la scusa per tornare a credere a quel Dio che non conosco e che forse mai prima d’ora avevo visto.<br />
Mi salvi o sono io lo stupido che ho scelto il momento sbagliato per regolare i conti con me stesso?<br />
Mi cerchi e mi trovi cambiato dentro il cuore sconsolato di un pentito della vita che s’accorge che è cresciuto?<br />
La pena l’ho trovata.<br />
Ed è questa che davanti al giudice che legge la sentenza e mi condanna del reato che c’è stato e di certo l’ho commesso, in pena a quell’orgoglio che l’alcol mi ha instillato, illudendomi per sempre che avrei dimenticato.<br />
E penso che quel che ho confessato sia stata l’unica cosa vera di tutta la mia vita.<br />
Pena.</p>
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<title><![CDATA[Quelli come me]]></title>
<link>http://lamontagnaincantata.wordpress.com/2008/07/24/quelli-come-me/</link>
<pubDate>Wed, 23 Jul 2008 23:00:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>angie</dc:creator>
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<description><![CDATA[&#8220;quelli come te, li mandano affan&#8230;.&#8221; &#8220;mmm&#8230; buonanotte&#8221;]]></description>
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