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	<title>rischio &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/rischio/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "rischio"</description>
	<pubDate>Sat, 02 Jan 2010 11:30:53 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Auto invade la pista, paura a Malpensa]]></title>
<link>http://paoblog.wordpress.com/2009/11/30/auto-invade-la-pista-paura-a-malpensa/</link>
<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 10:26:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoblog</dc:creator>
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<description><![CDATA[I controllori di volo di turno domenica sera a Malpen­sa alle 20,45 hanno sgranato gli occhi, hanno ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>I controllori di volo </strong>di turno domenica sera a Malpen­sa alle 20,45<strong> hanno sgranato gli occhi, </strong>hanno guardato i moni­tor e allungato gli occhi sulla pi­sta, ma poi si sono dovuti arren­dere all’evidenza e intervenire in pochi secondi. Altrettanto ha fatto l’equipaggio ai comandi di un aereo proveniente da Bar­cellona per sventare un disa­stro aereo che pareva imminen­te: <strong>una vettura di servizio aveva invaso la pista di atterraggio </strong>dello scalo milanese, proprio <strong>mentre un jet con 130 passegge­ri a bordo era ormai a pochi me­tri da terra</strong>. L’aereo ha ripreso immedia­tamente quota ed è regolarmen­te atterrato pochi minuti dopo tra lo spavento e lo sconcerto dei passeggeri; nel frattempo la polizia è dovuta intervenire bloccando fisicamente l’intruso che si era avventurato sulla pi­sta.</p>
<p>Secondo le prime informa­zioni trapelate domenica sera l’auto sfuggita al controllo sarebbe una vettura del servizio sanita­rio interno all’aeroporto e l’uo­mo che era al volante sarebbe in stato di fermo: si sta cercan­do di capire se si tratta di un episodio accidentale o se il ge­sto è stato volontario. Alcuni fatti sono già certi: al­le 20,45 il volo della compagnia Vueling proveniente da Barcel­lona aveva ricevuto l’ok dalla torre di controllo per l’atterrag­gio lungo la pista «35 left» di Malpensa.</p>
<p>Mancavano pochi se­condi al termine della manovra quando il pilota ha visto davan­ti a sé una macchina, al centro della striscia d’asfalto. Ha urla­to il pericolo agli uomini radar che intanto si erano resi conto di quanto stava accadendo e ha ottenuto l’immediata autorizza­zione a una manovra di emer­genza. Il velivolo ha compiuto una «riattaccata», mettendo i motori a tutto gas e riprenden­do quota: una brusca impenna­ta, avvertita dai passeggeri e di cui l’equipaggio ha dato notizia quando la situazione è tornata sotto controllo.</p>
<div id="rectangle right"><!-- OAS AD '180x150'begin --> //  <!-- OAS AD '180x150' end --></div>
<p>Drammatico il primo telex con cui è stato comunicato l’epi­sodio all’Enav, l’ente di control­lo del traffico aereo: il messag­gio parla di un’auto che avreb­be «percorso per intero la pista 35 left prima di essere fermata dai mezzi della polizia». Secon­do altre indiscrezioni il mezzo stava andando dal terminal 1 al terminal 2 dello scalo, tragitto per il quale i mezzi di servizio hanno un percorso riservato.</p>
<p>Lo spostamento deve comun­que essere governato dalla tor­re di controllo. Per ora è incom­prensibile come sia stato possi­bile che l’uomo alla guida della vettura abbia invaso lo spazio dedicato al traffico aereo. Diffi­cile pensare che avesse «smarri­to la strada» nel buio (la visibili­tà attorno allo scalo era buo­na). L’ipotesi che sia stato un gesto volontario è da brividi.</p>
<p><!-- google_ad_section_end -->Claudio Del Frate</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.corriere.it/">www.corriere.it</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Medici di famiglia sentinelle contro il virus]]></title>
<link>http://fidest.wordpress.com/2009/11/29/medici-di-famiglia-sentinelle-contro-il-virus/</link>
<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 16:08:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>fidest</dc:creator>
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<description><![CDATA[È un’epidemia “silenziosa”: in Italia vi sono circa 700 mila portatori cronici di epatite B, ma è an]]></description>
<content:encoded><![CDATA[È un’epidemia “silenziosa”: in Italia vi sono circa 700 mila portatori cronici di epatite B, ma è an]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[SCUOLA - PARITARIE A RISCHIO: TRE MOTIVI PER ACCOGLIERE L’ALLARME DEI VESCOVI DEL TRIVENETO ]]></title>
<link>http://papaboys.wordpress.com/2009/11/27/scuola-paritarie-a-rischio-tre-motivi-per-accogliere-l%e2%80%99allarme-dei-vescovi-del-triveneto/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 14:45:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>papaboys</dc:creator>
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<description><![CDATA[SCUOLA &#8211; L’allarme lanciato dai Vescovi del Triveneto per la situazione e le prospettive delle]]></description>
<content:encoded><![CDATA[SCUOLA &#8211; L’allarme lanciato dai Vescovi del Triveneto per la situazione e le prospettive delle]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il voto alle obbligazioni: il rating]]></title>
<link>http://iononcicascopiu.wordpress.com/2009/11/27/il-voto-alle-obbligazioni-il-rating/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 08:51:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>iononcicascopiu</dc:creator>
<guid>http://iononcicascopiu.wordpress.com/2009/11/27/il-voto-alle-obbligazioni-il-rating/</guid>
<description><![CDATA[Il rating è il voto dato alla qualità di un’obbligazione o di una società  emittente  elaborato da a]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><a href="http://iononcicascopiu.wordpress.com/files/2009/11/foto_azimut_standard__poors.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-645" title="Società di rating - Il Blog di Azimut" src="http://iononcicascopiu.wordpress.com/files/2009/11/foto_azimut_standard__poors.jpg?w=150" alt="" width="150" height="84" /></a></strong> Il rating è il voto dato alla qualità di un’obbligazione o di una società  emittente  elaborato da agenzie specializzate, mediante analisi neutrali e approfondite, che tengono in considerazione un gran numero di fattori ed è espresso mediante un voto in lettere.</p>
<p>Le lettere vanno da AAA (il migliore, indica un titolo o una società che sicuramente manterrà  le promesse finanziarie fatte all’investitore) a C o DDD (il peggiore, cioè una società prossima al fallimento).  Quindi <strong>il rating costituisce una valutazione del rischio di credito di una società emittente</strong>, ovvero una valutazione della capacità  di assolvere agli impegni di pagamento (rimborso del capitale e corresponsione delle cedole di interesse) assunti a seguito dell’emissione delle obbligazioni.</p>
<p>Le più importanti agenzie che si occupano di valutare questo tipo di investimenti sono: <strong>Standard &#38; Poor’s, Moody’s e Fitch Ratings</strong> (vedi tabella in fondo).</p>
<p>Si distingue tra rating dell’emittente e rating dell’emissione. Il <strong>rating di un’emittente</strong> (detto anche rating di controparte, o issue credit rating) fornisce una valutazione globale della solvibilità di un determinato soggetto. Il <strong>rating di un’emissione</strong> valuta la capacità dell’emittente di rimborsare il capitale e corrispondere gli interessi alla data stabilita.</p>
<p><strong>Il sistema è stato oggetto di critiche dopo la recente crisi</strong>, dato che questi sistemi non hanno saputo prevedere il crack finanziario di alcuni importanti operatori dimostrando la propria inutilità.  Inoltre sono state <strong>mosse delle forti critiche</strong> <strong>alle agenzie</strong> a causa di un potenziale conflitto di interessi che ha riguardato i soggetti che pubblicano i dati di rating e che contemporaneamente svolgono attività di banca di investimenti privata. Questo comportamento potrebbe infatti causare speculazioni  che potrebbero falsare il mercato.</p>
<p>Purtroppo è anche capitato che la principale fonte di finanziamento dei costosi studi che valutavano il rating fossero non tanto provenienti dalla comunità finanziaria ma dalle stesse società emittenti oggetto dell’indagine  o singoli investitori con molta liquidità. Quindi è chiaro che il rischio di scorrettezze ci può essere, e dato che i prezzi dei titoli si basano sulle informazioni disponibili può diventare una pratica illegale sotto ogni punto di vista.</p>
<p><a href="http://iononcicascopiu.wordpress.com/files/2009/11/foto_azimut_tabella_rating.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-646" title="Tabella Rating - Il Blog di Azimut " src="http://iononcicascopiu.wordpress.com/files/2009/11/foto_azimut_tabella_rating.jpg?w=131" alt="" width="131" height="150" /></a></p>
<p><a title="Scopri che tipo di investitore sei" href="http://apps.facebook.com/testsxp//?id=127997&#38;mode=rifai" target="_blank"></a></p>
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</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[“I bambini fuori dagli istituti”]]></title>
<link>http://fidest.wordpress.com/2009/11/27/%e2%80%9ci-bambini-fuori-dagli-istituti%e2%80%9d/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 23:15:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>fidest</dc:creator>
<guid>http://fidest.wordpress.com/2009/11/27/%e2%80%9ci-bambini-fuori-dagli-istituti%e2%80%9d/</guid>
<description><![CDATA[Quattro bambini su cinque che vivono negli istituti nei paesi a basso reddito hanno almeno un genito]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Quattro bambini su cinque che vivono negli istituti nei paesi a basso reddito hanno almeno un genito]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[EFFETTO DUBAI]]></title>
<link>http://ferrucci.wordpress.com/2009/11/26/effetto-dubai/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 21:59:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>p. ferrucci</dc:creator>
<guid>http://ferrucci.wordpress.com/2009/11/26/effetto-dubai/</guid>
<description><![CDATA[Dubai World, società di investimenti immobiliari controllata dal governo, ha richiesto ai propri cre]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Dubai World, società di investimenti immobiliari controllata dal governo, ha richiesto ai propri cre]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il cigno nero e l'imprevedibilità dei mercati secondo Nassim Taleb]]></title>
<link>http://iononcicascopiu.wordpress.com/2009/11/26/il-cigno-nero-e-limprevedibilita-dei-mercati-secondo-nassim-taleb/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 13:34:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>iononcicascopiu</dc:creator>
<guid>http://iononcicascopiu.wordpress.com/2009/11/26/il-cigno-nero-e-limprevedibilita-dei-mercati-secondo-nassim-taleb/</guid>
<description><![CDATA[&#8220;L&#8217;economia dovrebbe essere definanziarizzata. Dovremmo imparare a non utilizzare i merc]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em><a href="http://iononcicascopiu.wordpress.com/files/2009/11/foto_azimut_nassim_taleb1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-652" title="Nassim Taleb - Il Blog di Azimut " src="http://iononcicascopiu.wordpress.com/files/2009/11/foto_azimut_nassim_taleb1.jpg?w=108" alt="" width="108" height="150" /></a>&#8220;L&#8217;economia dovrebbe essere definanziarizzata. Dovremmo imparare a non utilizzare i mercati come magazzini di valore: essi non presentano le certezze che le persone normali richiedono. I cittadini dovrebbero provare ansia per le proprie attività (che controllano) e non per i propri investimenti (che non controllano).”</em></p>
<p style="text-align:right;"><em>Nassim Nicholas Taleb</em></p>
<p><strong><em>Il Cigno nero</em></strong>, titolo dell&#8217;ultimo best-seller scritto da <strong>Nassim Nicholas Taleb</strong> pubblicato in 27 paesi, rappresenta tutti quegli <strong>eventi non prevedibili</strong> che generano un impatto enorme sulla nostra vita. Taleb è stato uno dei pochi ad aver previsto la crisi ben prima che si verificasse criticando la superficialità delle banche nel valutare i possibili rischi, improbabili ma non impossibili, del sistema finanziario.</p>
<p>Come studioso ha dedicato la sua vita allo studio dei processi (percettivi, sociali e cognitivi) di fortuna, incertezza, probabilità e conoscenza; E&#8217; un saggista, epistemologo (l’epistemologia è la la scienza della conoscenza),  matematico finanziario, operatore di borsa e filosofo, <strong>insegna Scienze dell’incertezza</strong> alla University of Massachusetts ed è un autore di bestseller con 2,7 milioni di copie vendute in 31 lingue. È diventato celebre a livello mondiale con il libro “<em>Giocati dal caso” che è stato</em> definito da <em>Fortune</em> &#8220;uno dei libri più intelligenti di tutti i tempi&#8221;.</p>
<p>Taleb è un <strong>esperto di  prodotti finanziari derivati</strong> ed è uno dei maggiori detrattori dell’industria della finanza. Ha lavorato come senior trader in diverse compagnie di Wall Street, prima di iniziare una seconda carriera come professore universitario e come conferenziere.</p>
<p>Il suo stile di scrittura provocatorio mischia finzione narrativa (spesso semi-autobiografica) con brevi storielle  filosofiche e digressioni di tipo storico e scientifico. Taleb, avendo un passato da trader, ha un originale approccio per quanto concerne il rischio e l’incertezza: scettico e anti matematico nei suoi scritti critica i modelli statistici e gli schemi  della finanza accademica e dell’economia mettendone in luce alcune grandi lacune concettuali.</p>
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</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[I fondi per la riduzione del rischio idrogeologico ci sono? L’opposizione chiede chiarimenti in merito]]></title>
<link>http://goldcommunication.wordpress.com/2009/11/26/i-fondi-perla-riduzione-del-rischio-idrogeologico-ci-sono-l%e2%80%99opposizione-chiede-chiarimenti-in-merito/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 13:07:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>goldcommunication</dc:creator>
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<description><![CDATA[Nel Novembre del 2008 le casse di alcuni comuni della provincia Iblea si ritrovarono improvvisamente]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">Nel Novembre del 2008 le casse di alcuni comuni della provincia Iblea si ritrovarono improvvisamente arricchite da cifre economiche importanti, complessivamente 11.350.000,00 Euro, ma solo in pochi compresero inizialmente la motivazione di tale manna e alcuni enti, tra i quali il comune di Scicli, decisero di destinare queste somme per il pagamento di spese correnti e, soprattutto,  per onorare gli impegni con i dipendenti comunali che attendevano gli stipendi da alcuni mesi. Quei soldi erano stati inviati dal ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare per il finanziamento di alcuni progetti presentati dalla provincia per la messa in sicurezza di alcune aree interessate da dissesto idrogeologico. Per quanto riguarda il comune di Scicli sono stati finanziati 1.500.000 euro per la ricostruzione  del tratto di spiaggia tra Contrada <em>Arizza</em> e <em>Spinasanta</em> e 1.200.000 Euro per la tutela della riserva naturale fiume <em>Irminio</em>.  Recentemente, due consiglieri di opposizione di Scicli, Bartolo Epiro di Patto per Scicli e Rocco Verdirame di Progetto Scicli, hanno portato in aula una interrogazione finalizzata a chiedere lumi sulla questione.</p>
<p style="text-align:justify;">“È interessante capire – ci dice Epiro- come intende il comune trovare i fondi per la messa in opera dei progetti una volta che gli stessi entreranno nella fase operativa, anche perché a me risulta che le somme stanziate dal ministero siano stati spese per le spese correnti. Ci sono anche altre cose che non quadrano – continua il consigliere Epiro- mi stranizza il fatto che ad un certo punto il progetto di recupero della riserva del fiume Irminio  non si trova più in alcun documento, non risulta nemmeno tra le opere finanziate nel piano triennale delle opere pubbliche che, tra l’altro, ritengo essere difforme all’articolo 14 della legge regionale del 21/08/2007 n 20 in merito alla priorità delle opere. In pratica nel P.T OO.PP tra le opere con disponibilità finanziaria è stata inserita quella relativa al ripascimento di Contrada Arizza, ma non viene più citata la messa in sicurezza della riserva del fiume. Da una risposta parziale ricevuta dal settore Lavori Pubblici del Comune di Scicli – continua Epiro- ho appresso che si intende finanziare queste opere con fondi Por 2007/2013, ma perché occorre partecipare a un bando, allungando idi gran lunga i tempi, quando il ministero aveva già inviato i soldi?</p>
<p style="text-align:justify;">Intanto, sulla vicenda, il consigliere Rocco Verdirame sta valutando l’ipotesi di inviare gli atti alla procura.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Assessore come avete impegnato i fondi provenienti dal ministero?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">“I fondi che ci sono stati assegnati nel 2008, anche perché non era ben chiarito a che cosa servissero, sono stati utilizzati per il pagamento degli stipendi ai dipendenti comunali. Devo precisare che tale procedura è prevista dalla legge, l’importante è che il comune si impegni a ripristinare queste cifre per i progetti per cui erano stati destinati e ciò l’ente lo ha fatto impegnando le somme  nel bilancio di previsione 2009.</p>
<p style="text-align:justify;">È bene subito dire che esiste un progetto di intervento di ripascimento gestito dall’assessorato Territorio e Ambiente per il quale è già stata redatta la progettazione definitiva ed è in fase conclusiva la procedura di valutazione di Impatto Ambientale, successivamente alla quale, acquisiti gli ultimi pareri, si procederà all’approvazione di un progetto definitivo, per partecipare al bando di finanziamento dell’opera con fondi POR 2007- 2013.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Il consigliere Epiro fa notare che ad un certo punto nei documenti dell’ente non compare più il progetto per il recupero della riserva del fiume Irminio, come mai?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">“Praticamente il progetto rientra in una serie di progetti redatti dalla provincia regionale di ragusa per cui la provincia si è inserita, c’è una convenzione tra noi e l’ente di Viale del Fante”</p>
<p><a href="http://goldcommunication.wordpress.com/files/2009/11/uno-scorcio-della-riserva-del-fiume-irminio.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-28" title="uno scorcio della riserva del fiume irminio" src="http://goldcommunication.wordpress.com/files/2009/11/uno-scorcio-della-riserva-del-fiume-irminio.jpg?w=300" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Fondi Hedge in cinque mosse]]></title>
<link>http://iononcicascopiu.wordpress.com/2009/11/25/fondi-hedge-in-cinque-mosse/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 13:50:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>iononcicascopiu</dc:creator>
<guid>http://iononcicascopiu.wordpress.com/2009/11/25/fondi-hedge-in-cinque-mosse/</guid>
<description><![CDATA[Travolti dalla crisi del 2008, oggi i prodotti speculativi stanno recuperando le performance e la fi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://iononcicascopiu.wordpress.com/files/2009/11/foto_azimut_hedge_funds.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-635" title="Fondi Hedge in cinque mosse - Il Blog di Azimut" src="http://iononcicascopiu.wordpress.com/files/2009/11/foto_azimut_hedge_funds.jpg?w=139" alt="" width="139" height="150" /></a>Travolti dalla crisi del 2008, oggi i prodotti speculativi stanno recuperando le performance e la fiducia degli investitori. Ecco come scegliere il fondo giusto!<br />
Il 2008 è stato l&#8217;anno della grande crisi. In questo contesto difficile hanno sofferto anche e soprattutto i <strong>fondi hedge</strong>. Molte recenti analisi evidenziano però ora un&#8217;inversione di tendenza. Ma come stanno veramente le cose?<br />
Con una<strong> soglia di accesso</strong> fissata per legge a <strong>500 mila euro</strong> questi prodotti si sono diffusi tra i clienti privati e istituzionali e hanno visto numeri in forte crescita fino a fine 2007 sia in termini di numero e tipologia sia come asset in gestione.</p>
<p><strong>Nel mondo i gestori più capaci sono da sempre attratti da questi prodotti che si sono infatti rivelati una fucina di talenti. Quali sono i motivi?</strong></p>
<p>In primis <strong>la grande libertà gestionale </strong>offerta al gestore che ha la possibilità di far vedere il suo valore, insieme agli aspetti economici (legati ai risultati) che da sempre premiano i più capaci a fare performance per i clienti.<br />
<strong>Gli hedge</strong>, così come i recenti fondi che sfruttano la normativa Ucits III, <strong>consentono un ampio utilizzo di diverse tecniche gestionali che offrono anche maggiori possibilità di decorrelazione</strong> dai mercati (quindi riuscire a fare performance indipendentemente dall&#8217;andamento dei mercati).<br />
<strong>Proprio questa libertà è stata però anche la causa principale dei loro problemi</strong>. Infatti lo strumento è molto efficiente e di valore se ben gestito, ma può al contrario rivelarsi un boomerang se mal gestito o addirittura utilizzato per frodare i clienti (Madoff insegna). Il problema, tanto per cambiare, non è quindi nello strumento ma in chi lo gestisce. Un&#8217;industria che cresce molto velocemente attira purtroppo anche personaggi improvvisati.</p>
<p><strong>E adesso chi ha un fondo hedge o un fondo di fondi hedge cosa deve fare?</strong></p>
<p>Ecco un breve elenco di punti da tenere in debita considerazione:</p>
<ol>
<li>Con la crisi del 2008 si è decisamente fatta pulizia del mercato. <strong>Tanti gestori che non erano all&#8217;altezza in termini di capacità e di strumenti sono stati “sfrattati”</strong>. Questo setaccio è servito per distinguere le persone serie e capaci da quelle invece improvvisate.</li>
<li><strong>Purtroppo il 2008 ha colpito tutti, bravi e meno bravi</strong>. E così anche i gestori capaci sono stati trascinati nel vortice di quanto successo, anche perché non era più possibile svolgere al meglio il proprio lavoro. Per vedere però la qualità di chi gestisce i fondi hedge basta vedere come stanno andando nel 2009 e come andavano prima. I mesi critici dove fare la differenza anche per un bravissimo gestore era quasi impossibile, sono stati settembre e ottobre 2008. Tolti questi periodi, analizzate come si è comportato il gestore e quanto ha recuperato.</li>
<li><strong>Chi è rimasto ha più opportunità per svolgere al meglio il proprio lavoro</strong> grazie alle maggiori possibilità che offre il mercato. Diminuendo il numero degli attori il mercato è per certi aspetti più efficiente.</li>
<li><strong>Bisogna che il gestore operi in un&#8217;azienda di dimensioni adeguate che investe in attività di risk management e gestori capaci</strong>. Soprattutto i clienti devono sempre poter riavere indietro i propri soldi in qualsiasi momento. La liquidabilità del fondo hedge, così come di ogni strumento, deve essere alla base di ogni scelta.</li>
<li>Un elemento di valutazione importante anche per questa tipologia di fondi è <strong>analizzare se i gestori investono i loro soldi nei fondi da loro gestiti</strong>. Questo è un aspetto in più da tenere in considerazione perché allinea maggiormente gli interessi dei gestori con quelli dei clienti.</li>
</ol>
<p>In generale quindi i <strong>fondi hedge sono un strumento efficiente che non è affatto finito</strong>. Si tratta solo di valutare attentamente il gestore e la società (dedicando alla scelta il tempo che merita). In un portafoglio ben diversificato, l&#8217;<strong>asset class hedge</strong> (o uno o più fondi a gestione attiva che usano le strategie hedge) è assolutamente efficiente, e fornisce valore e performance ai clienti con un livello di rischio adeguato. Chi infatti è riuscito a non farsi prendere dal panico nel corso del 2008 e si è fidato del suo gestore (se bravo e capace) ha già infatti recuperato quasi tutti i suoi investimenti. Ulteriore dimostrazione che lo strumento è efficace. I fondi hedge giocheranno sempre di più un ruolo di protagonisti sani negli investimenti dei risparmiatori in grado di contribuire alle performance in modo efficace.</p>
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<title><![CDATA[L’importanza di fornire una formazione finanziaria al cliente]]></title>
<link>http://nafop.wordpress.com/2009/11/25/l%e2%80%99importanza-di-fornire-una-formazione-finanziaria-al-cliente/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 11:48:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>ipagnottella</dc:creator>
<guid>http://nafop.wordpress.com/2009/11/25/l%e2%80%99importanza-di-fornire-una-formazione-finanziaria-al-cliente/</guid>
<description><![CDATA[Nella mia attività di consulenza indipendente fee-only, ho scoperto negli anni che uno dei servizi d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Nella mia attività di consulenza indipendente fee-only, ho scoperto negli anni che uno dei servizi di più alto valore aggiunto ed apprezzati dai clienti è la formazione finanziaria fornita ad ognuno di essi.</p>
<p><img class="alignleft" title="Lezione in aula" src="http://www.istitutoceppaloni.it/didattica/tutto%20anno07-08/pof2007-8_file/image017.jpg" alt="" width="350" height="306" /></p>
<p>È vero che i miei clienti hanno capito la differenza tra la consulenza e la vendita, capiscono bene il valore della consulenza. Però molti fanno fatica a capire il senso della pianificazione, a definire il loro orizzonte temporale e propensione al rischio, hanno scarsa conoscenza dei prodotti finanziari e fanno fatica a capire perché alcuni strumenti vengono da me definiti rischiosi quando a loro non sembra così (pensiamo al prodotti strutturati ad esempio).</p>
<p>Pertanto è successo negli anni che gli incontri personali con i clienti non sono stati organizzati soltanto per vedere i risultati o per fornire consigli già pronti. Invece ho finito per dedicare molto tempo alla formazione dei miei clienti. Solo per fare alcuni esempi, ho insegnato loro  come usare strumenti di copertura sul rischio di cambio (utile per investimenti in azioni quotati in valuta estera, ad esempio). Ho insegnato loro come valutare lo spread denaro lettera quando comprano obbligazioni e azioni in banca, in modo da poter valutare da soli se e quando inserire limiti di prezzo nelle compravendite. Ho insegnato loro cosa sono i CDS, come operare sui mercati azionari americani…</p>
<p>Oltre a questa formazione “personalizzata” per i singoli clienti, ho iniziato ad inviare commento brevissimo sui mercati ogni settimana a tutti i clienti dove spiego come funzionano alcuni strumenti che penso di consigliare nel prossimo futuro. Questo permette al cliente di capire e “assorbire” lentamente le notizie e le novità, in modo che ottimi strumenti finanziari a lui sconosciuti fino a quel momento possano essere capiti, valutati, e diventare adeguati a lui.</p>
<p>Si potrebbe pensare che più i clienti  diventano preparati, più diventano autonomi, e più si rischia di perdere il cliente che non ha più bisogno della consulenza. Invece la mia esperienza ha dimostrato esattamente il contrario. Più i clienti sono preparati e autonomi, più diventano fidelizzati. Credo che sia proprio la maggior consapevolezza che spinge ad apprezzare di più il valore della nostra consulenza. Inoltre, ho riscontrato che più sono preparati i clienti, più sono sereni e tendono a non modificare rapidamente la loro propensione al rischio in funzione dall’andamento dei mercati. Questo permette al cliente alla fine di condividere davvero le soluzioni proposte dal consulente, e in media permette al cliente di ottenere rendimenti più elevati proprio perché non è più l’emotività a dettare le scelte ma la consapevolezza.</p>
<p><strong>Ida Pagnottella &#8211; CFI Advisors &#8211; <a href="http://www.cfiadvisors.it">www.cfiadvisors.it</a> &#8211; Pescara</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[La crisi del credito "visualizzata" ]]></title>
<link>http://iononcicascopiu.wordpress.com/2009/11/25/la-crisi-del-credito-visualizzata/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 09:22:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>iononcicascopiu</dc:creator>
<guid>http://iononcicascopiu.wordpress.com/2009/11/25/la-crisi-del-credito-visualizzata/</guid>
<description><![CDATA[Oggi vi mostriamo un interessante video che spiega in modo semplice e dettagliato come sia nata la c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://iononcicascopiu.wordpress.com/files/2009/11/foto_azimut_crisi_credito.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-626" title="La crisi del credito americana - Il Blog di Azimut" src="http://iononcicascopiu.wordpress.com/files/2009/11/foto_azimut_crisi_credito.jpg?w=150" alt="" width="150" height="85" /></a>Oggi vi mostriamo un interessante video che spiega in modo semplice e dettagliato <strong>come sia nata la crisi del credito internazionale</strong>.</p>
<p>Dopo l’11 settembre, negli Stati Uniti, ottimismo e voglia di rivincita hanno caratterizzato il mercato, soprattutto quello immobiliare, che ha visto una forte crescita tra il 2002 e il 2004. In quel periodo assistiamo, infatti, a un incremento consistente dell’ indebitamento delle famiglie americane per mutui sotto lo slogan: “una casa per tutti”.</p>
<p><strong>Grazie a una crescita costante del valore delle case per le banche costituiva un ottimo investimento concedere mutui anche a chi non aveva i requisiti fondamentali</strong> per essere classificato come un buon debitore, il motivo sta nel fatto che nel caso la famiglia non fosse stata più in grado di restituire l’importo del mutuo la banca avrebbe potuto rivalersi sul bene immobile acquistato rivendendolo con un buon margine sul mercato.</p>
<p>I mutui venivano trasformati in strumenti finanziari attraverso delle operazioni di “impacchettamento”. Questi  <strong>mutui “spazzatura”</strong> dei cattivi debitori venivano trasformati nelle cosidette ABS (Asset Based Securities) che a loro volta venivano  tagliati in “tranches” (inseriti in cosiddetti CDO: Collateralized Debt Obligations) più piccole e vendute al mercato.</p>
<p>Banche e operatori finanziari hanno quindi investito grandi capitali (resi disponibili dai bassissimi tassi di interesse del periodo) in questi strumenti spazzatura perché in un primo momento hanno funzionato offrendo ottimi rendimenti, superiori a quelli dei tradizionali investimenti.</p>
<p>Il meccanismo si è fatalmente inceppato quando il mercato delle case, a causa della grande offerta di immobili sul mercato pignorati dalle banche alle famiglie insolventi, ha avuto un inversione di tendenza e i prezzi degli immobili hanno iniziato a scendere, trasformando quegli investimenti in vere e proprie bombe a orologeria.</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/tCBPhXKbB0M&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/tCBPhXKbB0M&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span> Parte Prima</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/fuZ5yWw8brI&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/fuZ5yWw8brI&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span> Parte Seconda</p>
<p><a title="Scopri che tipo di investitore sei" href="http://apps.facebook.com/testsxp//?id=127997&#38;mode=rifai" target="_blank">Scopri che tipo di investitore sei con il test su Facebook di Iononcicascopiu</a></p>
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<title><![CDATA[Cavalli da tiro a rischio di vita]]></title>
<link>http://zoelagatta.wordpress.com/?p=38</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 18:18:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>lacavallamargherita</dc:creator>
<guid>http://zoelagatta.wordpress.com/?p=38</guid>
<description><![CDATA[L&#8217;allarme viene dalla Fiera di Verona dell&#8217;inizio di novembre ed è stato riportato dal G]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>L&#8217;allarme viene dalla Fiera di Verona dell&#8217;inizio di novembre ed è stato riportato dal Giornale di Vicenza:<br />
«Ne ho parlato anche con gli altri allevatori. Siamo d&#8217;accordo tutti. Se non arriva il contributo della Regione saremo costretti a mandare i nostri cavalli al macello». Gianfranco Boscari, allevatore di cavalli agricoli italiani da tiro pesante rapido, ha lanciato alta la protesta da &#8220;Fieracavalli&#8221;. I suoi 40 cavalli dal mantello rossiccio e dalla criniera inconfondibile hanno pascolato tutta l&#8217;estate sui prati dell&#8217;altopiano di Asiago, sulle alture del Monte Corno, attorno alle malghe, ammirati da turisti e vacanzieri, coccolati dai bambini.<br />
La sua mandria comprende 25 fattrici, 2 stalloni e tanti puledrini. «Fino allo scorso anno &#8211; spiega Boscari, che si dedica a questi cavalli da una ventina di anni per pura passione &#8211; da Venezia ci giungeva regolarmente ogni dodici mesi un contributo dai 250 ai 300 euro per capo. Non è che con questa cifra si riuscisse a coprire le spese. Solo di foraggio, questi cavalli ci costano 5 euro al giorno per animale. Però l&#8217;aiuto della Regione era importante perché ci dava lo stimolo a continuare in un&#8217;attività che ha lo scopo di salvare una razza in estinzione. Ora pare che quest&#8217;anno la Regione abbia bloccato il contributo per mancanza di fondi, per il fatto che la precedenza sarebbe andata ad altre iniziative, mentre il contributo 2008 non è ancora arrivato. È ovvio che se ci lasciano soli non ce la facciamo ad andare avanti».<br />
Il problema riguarda molti allevatori veneti. Cavalli da tiro pesante si trovano in tutta la regione. «Nel Veneto &#8211; spiega Boscari – ci sono 250 fattrici».<br />
La storia di questo cavallo unico e particolare inizia nel secolo scorso alla fine degli anni Venti. In Italia, all&#8217;epoca, c&#8217;era l&#8217;esigenza di disporre di un ceppo equino adatto ai lavori agricoli e al tiro.<br />
Nelle aziende agricole del Veneto e di tutta la pianura padana si allevavano cavalli di tipo pesante senza però che ci fosse una razza precisa. Così, si fecero esperimenti utilizzando stalloni di razze famose.<br />
I migliori risultati si ebbero con i riproduttori Norfolk-Bretoni, per cui in Emilia, nel Veneto e in Friuli si incrociarono questi stalloni con fattrici locali, e a partire dal 1927 ne nacque un ceppo specifico.<br />
Il suo impiego come razza da lavoro fu abbandonato negli anni Sessanta con lo sviluppo della meccanizzazione.<br />
Negli anni Novanta, grazie alla diffusione del turismo ambientale e dell&#8217;agricoltura biologica,è ripreso l&#8217;interesse.<br />
In Italia, due anni fa, sono stati censiti oltre seimila capi di questo cavallo.</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Semplici regole per investire con metodo  ]]></title>
<link>http://iononcicascopiu.wordpress.com/2009/11/24/semplici-regole-per-investire-con-metodo/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 08:51:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>iononcicascopiu</dc:creator>
<guid>http://iononcicascopiu.wordpress.com/2009/11/24/semplici-regole-per-investire-con-metodo/</guid>
<description><![CDATA[Quando si investe è importante avere un metodo. Quando si analizza il proprio portafoglio spesso lo ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><a href="http://iononcicascopiu.wordpress.com/files/2009/11/foto_azimut_puzzle.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-613" title="Semplici regole per investire con metodo - Il Blog di Azimut" src="http://iononcicascopiu.wordpress.com/files/2009/11/foto_azimut_puzzle.jpg?w=150" alt="" width="150" height="112" /></a>Quando si investe è importante avere un metodo.</strong> Quando si analizza il proprio portafoglio spesso lo si tende a valutare come un unico indistinto insieme e si considera sempre il rendimento nel suo complesso. Provate per esempio a rispondere a queste domande: “se devi togliere o aggiungere dei soldi quali criterio usi? A caso a seconda della performance passata o della promozione del momento?</p>
<p><strong>Se oggi dovessi fare un nuovo investimento di 10 mila euro, dove investiresti?</strong></p>
<p>Non ti farai influenzare dall’andamento dei mercati, per cui investiresti in prodotti tranquilli nei momenti più difficili e in prodotti azionari super spinti nei momenti  di euforia? Sono le tue esigenze e le tue necessità che devono guidare gli investimenti, non il mercato e l’emotività. Hai mai provato a dare un nome e un tempo ai tuoi soldi?</p>
<p>Investi per guadagnare di più ma ricordati sempre lo scopo finale. Se riesci a fare questo salto vedrai che ti sembrerà tutto più semplice.</p>
<p>In generale è importante risparmiare e investire perché se non investi, come minimo, l’inflazione uccide il tuo denaro e tutti gli sforzi che hai fatto per accantonarlo. Tra l’altro, a causa delle pesanti ma necessarie scelte di politica economica dettate dalla crisi del 2008, è molto probabile che nei prossimi anni dovremo convivere con un fortissimo aumento dell’inflazione. Inoltra è importante risparmiare e investire anche per altri motivi più legati ai nostri progetti di vita.</p>
<p>Quindi è importante imparare a risparmiare, accantonando una parte dei tuoi soldi a intervalli regolari. Con questa semplice regola potrai decidere con maggiore calma e magari con la maggiore esperienza acquisita col passare degli anni.</p>
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<title><![CDATA[Benchmark: ecco come ti calcolo il rischio]]></title>
<link>http://iononcicascopiu.wordpress.com/2009/11/23/benchmark-ecco-come-ti-calcolo-il-rischio/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 13:21:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>iononcicascopiu</dc:creator>
<guid>http://iononcicascopiu.wordpress.com/2009/11/23/benchmark-ecco-come-ti-calcolo-il-rischio/</guid>
<description><![CDATA[Che cos’è? Uno strumento utile per valutare il rischio tipico del mercato. In finanza il termine ing]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><a href="http://iononcicascopiu.wordpress.com/files/2009/11/foto_azimut_benchmark.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-608" title="Benchmark e rischio - Il Blog di Azimut " src="http://iononcicascopiu.wordpress.com/files/2009/11/foto_azimut_benchmark.jpg?w=105" alt="" width="105" height="150" /></a>Che cos’è?</strong></p>
<p>Uno strumento utile per valutare il rischio tipico del mercato. In finanza il termine inglese &#8220;Benchmark&#8221; è utilizzato per definire un <strong>indice rappresentativo di un mercato</strong> o di un suo comparto. Un Benchmark quindi, non è un’attività finanziaria o un contratto. <strong>A cosa serve il Benchmark? </strong>La sua funzione originaria è quella di informare gli investitori, gli intermediari e le autorità di controllo sull’andamento delle quotazioni di un insieme di titoli, che riveste interesse per la totalità dei partecipanti al mercato di riferimento. Il gestore è obbligato per legge a comunicare ogni sei mesi ai propri sottoscrittori qual&#8217;è stato il comportamento del fondo rispetto a quello di un altro investimento che rifletta l&#8217;andamento generale del mercato.</p>
<p><strong>Il benchmark, in pratica, è l&#8217;avversario contro cui il fondo misura la sua forza.</strong></p>
<p>Sulla base della tipologia dei titoli inclusi, i Benchmark possono essere</p>
<p>classificati in<strong> obbligazionari</strong>, <strong>azionari </strong>e <strong>misti</strong>.</p>
<p>Inoltre, i Benchmark possono essere: nazionali o internazionali.</p>
<p>Ogni benchmark dovrebbe essere caratterizzato da quattro elementi fondamentali:</p>
<ul>
<li><strong>Trasparenza:</strong> gli indici devono essere      calcolati con regole chiare e replicabili dall’investitore</li>
<li><strong>Rappresentatività:</strong> gli indici devono essere      rappresentativi delle politiche di gestione del portafoglio;</li>
<li><strong>Replicabilità:</strong> gli indici dovrebbero essere      completamente replicabili con attività acquistabili direttamente sul      mercato;</li>
<li><strong>Hedge      ability:</strong> per una      copertura tempestiva dei portafogli e l’abbassamento dei costi di      transazione</li>
</ul>
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</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Iniziare a innamorarsi]]></title>
<link>http://donneeuominii.wordpress.com/2009/11/23/iniziare-a-innamorarsi/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 09:34:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>donneeuominii</dc:creator>
<guid>http://donneeuominii.wordpress.com/2009/11/23/iniziare-a-innamorarsi/</guid>
<description><![CDATA[Quando si inizia ad innamorarsi di una donna si sente che si può soffrire e probabilmente succederà.]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Quando si inizia ad innamorarsi di una donna si sente che si può soffrire e probabilmente succederà.</p>
<p>Però probabilmente ne vale la pena: che sarebbe la vita senza amore?</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Frane ed alluvioni al Nord, i morti al Sud]]></title>
<link>http://paoblog.wordpress.com/2009/11/23/frane-ed-alluvioni-al-nord-i-morti-al-sud/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 07:23:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoblog</dc:creator>
<guid>http://paoblog.wordpress.com/2009/11/23/frane-ed-alluvioni-al-nord-i-morti-al-sud/</guid>
<description><![CDATA[di Mario Tozzi &#8211; Fonte: Vanity Fair Perchè Piemonte e Lombardia hanno il record di comuni a ri]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>di Mario Tozzi &#8211; Fonte: Vanity Fair</p>
<p>Perchè Piemonte e Lombardia hanno il record di comuni a rischio alluvioni e frane, ma i morti sono solo al Sud?</p>
<p>In Italia muoiono, per frana o alluvione, sette persone al mese. Circa il 70% del territorio è a rischio idrogeologico. E ogni tre quarti d&#8217;ora il terreno smottain tutta la penisola. Le frane attive di una certa dimensione &#8211; dagli anni Venti a oggi &#8211; sono state circa 15 mila, le alluvioni di rilievo almeno 5 mila. Sono fenomeni naturali, diffusi in Italia dalla notte dei tempi. Il problema è capire perché si trasformano in catastrofi.</p>
<p>E, da questo punto di vista, non c&#8217;è spaccatura più profonda fra Nord e Sud.<strong> Prendiamo la Campania</strong>, dove <strong>avviene circa il 15% del totale nazionale delle frane,</strong> e quasi il 7% delle inondazioni. <strong>Qui 474 comuni sono a rischio, l&#8217;86% del totale</strong>, e le vittime per questi due eventi, negli ultimi 50 anni, sono state quasi 400, sulle oltre 4 mila nazionali.</p>
<p><strong>Andiamo poi a vedere il Piemonte, anche lui con l&#8217;87% del territorio a rischio</strong>, oppure le Marche e la Toscana (rispettivamente con il 99% e il 98%): <strong>qui le vittime sono molte meno</strong>, o sono <strong>addirittura assenti</strong>. Così <strong>come in Lombardia,</strong> che ha<strong> il record di comuni a rischio</strong> in assoluto (914) dopo il Piemonte (1.046).  Perché?</p>
<p><strong>Nel Mezzogiorno quel rischio potenziale si traduce più spesso in catastrofe </strong>perché il <strong>problema idrogeologico è aggravato da una quantità incredibile di nuove costruzioni,</strong> da chilometri di strade, da<strong> disboscamenti insensati </strong>e da <strong>incendi mirati</strong>. Il problema che è emerso a Messina affonda le sue radici nella prassi quotidiana di trascuratezza del territorio, perché gli amministratori preferiscono costruire un&#8217;opera pubblica, anche se inutile, purché si veda e porti consenso.</p>
<p>E nessuno si accolla, invece, la manutenzione ordinaria,spesso invisibile, mache salverebbe vite e abitazioni. Poi si aggiunge <strong>l&#8217;ignoranza assoluta della geologia del territorio</strong>, che porta a <strong>costruire sulle fiumare</strong>, e infine <strong>le infiltrazioni malavitose,</strong> che trasformano ogni fazzoletto del Paese in un serbatoio di interessi.</p>
<p>Per tutte queste ragioni, nessuno deve più neppure pensare a costruire un ponte nella zona più fragile d&#8217;Italia (per le frane e per terremoti): il ponte sullo Stretto sarebbe uno schiaffo insopportabile per chi è morto nel fango nella moderna Italia an&#8217;inizio del terzo millennio.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Lottizzazioni, case e appartamenti a Veggiano]]></title>
<link>http://veggiano.wordpress.com/2009/11/20/lottizzazioni-case-e-appartamenti-a-veggiano/</link>
<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 15:35:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>veggiano</dc:creator>
<guid>http://veggiano.wordpress.com/2009/11/20/lottizzazioni-case-e-appartamenti-a-veggiano/</guid>
<description><![CDATA[A Veggiano ci sono lottizzazioni dovunque, case dovunque. Costruiscono dovunque. I parcheggi sono po]]></description>
<content:encoded><![CDATA[A Veggiano ci sono lottizzazioni dovunque, case dovunque. Costruiscono dovunque. I parcheggi sono po]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[5 consigli per affidarsi a un buon gestore finanziario]]></title>
<link>http://iononcicascopiu.wordpress.com/2009/11/20/5-consigli-per-affidarsi-a-un-buon-gestore-finanziario/</link>
<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 13:53:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>iononcicascopiu</dc:creator>
<guid>http://iononcicascopiu.wordpress.com/2009/11/20/5-consigli-per-affidarsi-a-un-buon-gestore-finanziario/</guid>
<description><![CDATA[Da parecchio tempo si discute sui vantaggi o meno della gestione attiva. In altri termini, qualcuno ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-589" title="5 buoni consigli prima di affidarsi a un gestore finanziario - Il Blog di Azimut " src="http://iononcicascopiu.wordpress.com/files/2009/11/foto_azimut_gestore.jpg?w=150" alt="" width="150" height="98" />Da parecchio tempo si discute sui vantaggi o meno della <strong>gestione attiva</strong>. In altri termini, qualcuno si chiede se <strong>un gestore capace è in grado di estrarre valore</strong> (e quindi performance) per i clienti. La risposta a questa domanda è ovvia e scontata: certo che sì. Non si tratta di una mera dichiarazione di intenti ma di un dato di fatto dimostrato nel mondo in migliaia di casi.<br />
Come in ogni professione, anche per i gestori, ci sono professionisti capaci (molto capaci) e altri meno. I più bravi guadagnano e fanno guadagnare tanti soldi (anche se possono capitare a tutti anni storti). Quelli meno capaci distruggono valore o, nel migliore dei casi, non fanno danni.<br />
Ma come fare a trovare il prodotto/gestore giusto? Quali regole seguire? Premesso che, come sappiamo, non esistono assiomi assoluti.</p>
<p><strong>Ecco alcune indicazioni:</strong></p>
<ul>
<li>Seguire sempre la storia del gestore e non del prodotto (se cambia la persona o le persone, cambia tutto).</li>
<li>Verificare se i gestori investono i loro soldi nei fondi che gestiscono (questo aspetto è fondamentale perché se non ci credono loro perché dovrebbero farlo i clienti).</li>
<li>Analizzare la società per capire se ha alle spalle una storia gestionale di successo (ci vogliono anni per creare una scuola di gestione di valore che metta le persone nelle condizioni di far bene).</li>
<li>Controllare che non ci siano stati problemi relativi a comportamenti poco corretti sui clienti (vedi tanti scandali finanziari che hanno colpito l’industria in questi anni).</li>
<li>Verificare se si continuano a fare investimenti su risorse e sistemi. Senza innovazione continua non si va da nessuna parte.</li>
</ul>
<p>In conclusione può valer la pena investire soldi e speranze sulle capacità di un gestore. Occorre però fare attenzione e dedicare del tempo nel cercare e trovare quello giusto <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
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<title><![CDATA[Che tipo di investitore sei?]]></title>
<link>http://iononcicascopiu.wordpress.com/2009/11/20/che-tipo-di-investitore-sei/</link>
<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 09:00:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>iononcicascopiu</dc:creator>
<guid>http://iononcicascopiu.wordpress.com/2009/11/20/che-tipo-di-investitore-sei/</guid>
<description><![CDATA[Prima di avventurarsi nel mondo degli investimenti è necessario chiarire con se stessi che tipo di i]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-575" title="Che tipo di investitore sei? - Il Blog di Azimut " src="http://iononcicascopiu.wordpress.com/files/2009/11/foto_azimut_investimenti.jpg?w=150" alt="" width="150" height="87" />Prima di avventurarsi nel mondo degli investimenti è necessario chiarire con se stessi che tipo di investitore si è.<br />
Se, ad esempio, non si riesce in nessun modo a sopportare di vedere il segno meno sui propri risparmi, bisognerebbe restare fuori dall’investimento azionario (e in molti casi anche da quello obbligazionario) in particolare se si ragiona in un’ottica di breve periodo.<br />
Questo però con la consapevolezza che così facendo <strong>l’inflazione potrebbe uccidere i risparmi</strong>: non investire e lasciare i soldi sotto il “famoso” materasso (o nella cassetta di sicurezza della banca o nascosti in qualche angolo della propria casa) non eviterà in ogni caso di vedere il segno meno perché si perderanno dei soldi in termini di potere di acquisto (a causa appunto dell’inflazione). Se si è un <strong>risparmiatore</strong> di questo tipo, con una forte<strong> avversione al rischio</strong>, una buona soluzione potrebbe essere quella di investire una parte dei propri risparmi (a seconda delle possibilità e dei bisogni futuri) secondo un’ottica di medio/lungo periodo.</p>
<p>Occorre seguire un metodo preciso per pianificare i propri investimenti, selezionare il giusto intermediario, legare i propri obiettivi reali a investimenti finanziari e monitorare sempre attentamente la situazione.  Se sul mercato o più in generale nel mondo non succede nulla di eccezionale (e in questo caso se dovesse capitare sarà impossibile non saperlo) dopo “n” anni si potranno trovare delle piacevoli sorprese senza aver vissuto l’ansia continua di guardare i mercati.<strong> </strong></p>
<p><strong>I mercati finanziari hanno una tendenza costante alla crescita</strong> (ultimi 10 anni a parte) e gli investimenti, nel lungo periodo, subiscono l’effetto magico del moltiplicatore dell’interesse composto (il denaro genera interessi che reinvestiti generano altro denaro).<br />
Tutto questo è evidenziato nel grafico a fine post che analizza il mercato azionario italiano attraverso lo <strong>studio dei rendimenti annuali dell’indice Comit</strong> (comprensivo di stacco di dividendi) compresi tra il 1972 e il 2008.</p>
<p>Il grafico a matrice dimostra (incrociando tutte le possibili varianti degli anni in cui si sono fatti gli acquisti e le successive vendite) come il mercato azionario nel lungo termine si è sempre dimostrato un investimento vincente. Ovviamente serve pazienza ed è importante non farsi prendere dal panico cercando di entrare e uscire dai mercati in continuazione. Così facendo si resta in balia della propria emotività e si rischia di commettere errori come ci insegna la finanza comportamentale.<br />
Inoltre <strong>confrontando azioni, bond e Bot</strong> del mercato italiano dal 1900 al 2008 in termini reali, depurati quindi dal terribile effetto inflazione che come abbiamo più volte ripetuto “si mangia” i nostri capitali, risulta come <strong>l’investimento azionario sia l’unico in grado di contrastare quest’effetto e quindi in grado di far crescere in modo reale (e non nominale) il capitale</strong>.</p>
<p>Infatti l’iperinflazione successiva alla seconda guerra mondiale (e ricordiamoci che nei prossimi anni dovremo probabilmente sostenere un’inflazione in crescita a causa delle numerose iniziative che continueranno a venire realizzare a sostegno dell’economia per superare la crisi del 2008) ha in pratica azzerato i ritorni reali di Bond e Bot. Ovviamente, come sempre, serve avere il giusto tempo e pianificare in modo corretto gli investimenti per raggiungere precisi obiettivi reali.</p>
<p> <a href="http://iononcicascopiu.wordpress.com/files/2009/11/foto_azimut_grafico1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-595" title="Grafico investimenti - Il Blog di Azimut " src="http://iononcicascopiu.wordpress.com/files/2009/11/foto_azimut_grafico1.jpg?w=150" alt="" width="150" height="87" /></a><br />
<em> </em><em>Questo grafico aiuta a capire come l’investimento azionario faccia guadagnare nel lungo periodo. Le cifre indicano i rendimenti annuali composti dell’indice Comit (inclusi pure lo stacco dei dividendi) compresi tra il 1972 e il 2008. Il grafico si legge come la distanza in Km tra le città sulle mappe stradali. Ad es. chi ha investito alla fine del 1973 (colonna verticale) e ha venduto a fine 1974 (riga orizzontale) ha perso il 29 percento. Se invece avesse venduto  a fine 1986, avrebbe guadagnato il 18,7 per cento medio annuo.</em></p>
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<title><![CDATA[Un graffitaro "vernicia" le Dolomiti]]></title>
<link>http://paoblog.wordpress.com/2009/11/19/un-graffitaro-vernicia-le-dolomiti/</link>
<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 07:19:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoblog</dc:creator>
<guid>http://paoblog.wordpress.com/2009/11/19/un-graffitaro-vernicia-le-dolomiti/</guid>
<description><![CDATA[Nota di Pao: Vado in montagna da pochi mesi, per escursioni facili, delle camminate sui sentieri e p]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Nota di Pao: </strong>Vado in montagna da pochi mesi, per escursioni facili, delle camminate sui sentieri e perciò non posso che esprimere un parere personale, tuttavia pur accettando la buona fede dell&#8217;autore di queste scritte, trovo che abbia dimostrato una grande superficialità, aggravata dal fatto che è pure uno scrittore di guide alpine ovvero dovrebbe conoscere la montagna ed i suoi rischi.</p>
<p>Avrei quasi accettato di più il gesto se fosse basato sulla provocazione, magari per evidenziare una carenza di segnali in alcuni punti, ma affermare che lo ha fatto perchè<em> l&#8217;anno scorso un amico ha sbagliato strada ed è precipitato in un canalone</em>, lo trovo pretestuoso.</p>
<p>Chi va in montagna, che sia per escursione o per sport, deve avere coscienza dei propri limiti e conoscenza dei luoghi. I segnali apposti del CAI sono senz&#8217;altro utili e, soprattutto, sono affidabili proprio perchè apposti da gente preparata ed autorizzata a farlo.</p>
<p>Un segnale scritto da un anonimo di fatto può portare a situazioni pericolose, spingendo una persona inesperta in una direzione piuttosto che in un&#8217;altra, soprattutto considerando che nulla si sa della preparazione di chi ha dipinto il segnale. Potrebbe essere Messner come un burlone oppure un writer cittadino. E se il segnale è sbagliato? Se mi spinge verso la direzione sbagliata e/o pericolosa?</p>
<p>L&#8217;improvvisazione è sempre una cattiva consigliera, soprattutto se si manifesta in un ambito dove può fare grossi danni.</p>
<p>°°°</p>
<p>Sulla Rete lo hanno definito «il graffittaro delle Alpi». Agisce soprattutto sulle Dolomiti Orientali e segna con frecce ed enormi bolli rossi le vie escursionistiche più selvagge e le vie alpinistiche, dove si va con corde e rinvii. «Uno scempio al paesaggio», «Una trovata per rovinare il gusto della scoperta» è il coro di proteste che si è scatenato on line dagli affezionati alle Dolomiti che si sono organizzati per salire in parete e cancellare i misfatti nell’operazione battezzata «Bocciarda», dal nome della piccola mazzetta dalla superficie zegrinata utilizzata per eliminare i segnacci.</p>
<p>Il dibattito è partito con un appello di Luca Visentini, scrittore ed editore di guide alpine di Cimolais, che il 10 ottobre ha postato sul Forum di montagna «Fuori Via» un atto di accusa contro chi imbratta le montagne di vernice rossa: «C’è un soggetto che si adopera alla verniciatura sistematica delle vie alle vette, nei valloni selvaggi in tutte le Dolomiti Orientali. Appone enormi bolli, frecce, scritte sulla roccia. Imbratta ogni cima in modo seriale. Uccide l’avventura. Compromette la scoperta. Riduce l’autonomia».</p>
<p>In pochi giorni le sottoscrizioni sono arrivate a oltre 180, e l’acceso dibattito si è diffuso anche ad altri siti specializzati come Planet Mountain, fino ad arrivare su Facebook. Frecce e bolli dilagano da qualche tempo sulle Dolomiti Friulane, sulla Cima dei preti e il Monte Duranno, nel Gruppo del Sorapìs, nel Gruppo del Cristallo, tra le Dolomiti di Auronzo e di Sesto, le Marmarole occidentali fino al Gruppo dello Schiara, nel bellunese.</p>
<p>«Non contestiamo certo le classiche segnalazioni del Cai sui sentieri escursionistici, e neppure le tracce sulle vie normali delle cime più conosciute delle Alpi: sarebbe come togliere le corde fisse dal Cervino. Adesso sono prese di mira con bolli e frecce direzionali le cime secondarie, quelle selvagge. Può sembrare un aiuto a non perdere il sentiero, ma è un falso alibi perché possono essere invece un invito a seguire una via anche per chi non ha un’adeguata preparazione alpinistica. Chi sa andare in montagna sa riconoscere le vie e non ha bisogno dei segni rossi».</p>
<p><strong> </strong>La Rete non perdona e alla fine il nome del «graffittaro» è saltato fuori: un tal Paolo Beltrame, di Maniago, provincia di Pordenone, pure lui scrittore di guide alpine. Non è sicuramente l’unico imbrattatore delle rocce ma, tirato in ballo, ha confessato uno dei tanti graffiti comparsi sulle Dolomiti Friulane: «Ho dipinto la Cima dei preti perché nella discesa, molto tortuosa, c’è il rischio di perdersi in caso di nebbia. E’ pericoloso, ci sono i precipizi. C’è sempre chi sbaglia. L’anno scorso il mio amico Renzo Corona, presidente del Cai di Maniago è morto perché rientrando dal passo del camoscio, in mancanza di segnali ha sbagliato canalone ed è precipitato. Stessa cosa per la coppia di tedeschi che la scorsa estate si sono persi sulle cime di Lavaredo: qualcuno ha cancellato i segni, si sono persi e lei è morta».</p>
<div id="rectangle right"><!-- OAS AD '180x150'begin --> //  <!-- OAS AD '180x150' end -->Più che un problema di impatto ambientale, il responsabile del soccorso alpino dell’Alta Val Cellina, Giacomo Giordani parla di un grave problema di sicurezza: «Nessun privato può prendere l’iniziativa di segnare una via senza che rientri in un piano generale gestito dal Cai o dai parchi che possano assicurare la manutenzione. Nel caso in questione, tra l’altro, quei giganteschi segni sono fuori da ogni regola della segnaletica in montagna. Sono troppo grandi».</div>
<div></div>
<div>Lorenzo Zampatti, responsabile del soccorso alpino in Alto Adige è ancora più drastico: «Mentre si può apprezzare e giustificare la segnalazione dei sentieri frequentati e le vie normali delle grandi cime è forviante segnare le vie classiche di arrampicata: l’imprudente o l’incapace si perde lo stesso. I segni su certe vie tolgono lo spirito di avventura, che è l’essenza delle salite alpinistiche. Non si tratta di essere conservatori, ma va ponderato il gusto della scoperta.</div>
<div></div>
<div>In montagna si va in base alle proprie capacità e non sono le frecce che ti salvano a certi livelli». Anche Reinhold Messner è scettico: «Sono contrario a tutte quelle segnalazioni che disturbano il paesaggio. Per segnare la via bastano gli &#8220;ometti&#8221;, le classiche piramidi di pietre, che fanno ormai parte di una cultura millenaria. Alla fine il «graffittaro delle Alpi» si è arreso e nel forum di Planet Mountain qualche giorno fa ha scritto: «La mia opera vandalica è finita, per sempre. Ho sbagliato, lo ammetto, pensando di fare qualcosa che fosse d’aiuto, credetemi, in buona fede».</div>
<p><!-- google_ad_section_end -->Cristina Marrone</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.corriere.it/">www.corriere.it</a></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Cosa abbiamo imparato dalla crisi economica]]></title>
<link>http://iononcicascopiu.wordpress.com/2009/11/18/cosa-abbiamo-imparato-dalla-crisi-economica/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 14:16:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>iononcicascopiu</dc:creator>
<guid>http://iononcicascopiu.wordpress.com/2009/11/18/cosa-abbiamo-imparato-dalla-crisi-economica/</guid>
<description><![CDATA[La crisi finanziaria ha travolto tutti noi e ha messo in discussione l’intero sistema economico-soci]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-535" title="Cosa abbiamo imparato dalla crisi - Il Blog di Azimut" src="http://iononcicascopiu.wordpress.com/files/2009/11/foto_azimut_crisi_finanziaria.jpg?w=150" alt="" width="164" height="144" />La crisi finanziaria ha travolto tutti noi e ha <strong>messo in discussione l’intero sistema economico-sociale</strong>. Però nonostante tutte le difficoltà, le problematiche, i momenti di sconforto, questa crisi, se si vuole guardare il bicchiere mezzo pieno, è stata utile perché ci ha permesso di trarre importanti insegnamenti per il futuro.</p>
<p>Ecco cosa abbiamo capito/imparato:</p>
<ul>
<li><strong>Il mondo non finisce</strong>, probabilmente si formerà un nuovo equilibrio, ci saranno nuovi attori e nuove regole. Ma andremo avanti. Più forti e “puliti” di prima.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Non è necessariamente detto che il mondo debba essere sempre economicamente dominato dalle stesse superpotenze</strong>. Gli equilibri possono cambiare, perché i popoli più poveri alla lunga si stancano, giustamente, di vivere nella miseria e iniziano a lottare e lavorare più che mai. Nello stesso tempo i popoli più ricchi si adagiano, si abituano al benessere (chi più chi meno) e vogliono lavorare sempre meno. Probabilmente, non siamo in questa fase ma dobbiamo essere preparati, potrebbe succedere che un’America ridimensionata sia costretta a cedere parte dello scettro di unica superpotenza e ad accontentarsi del ruolo di grande potenza, in mezzo ad altre ugualmente potenti (Cina, Russia, India e forse altre ancora). La “distruzione creatrice” che è tipica del procedere del capitalismo finirà, eliminando ciò che non è più vitale e risanando il sistema finanziario, per dare rinnovato vigore all’economia globale.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Siamo tutti uniti da una catena invisibile</strong>: il mondo ormai è uno solo ed è bene che iniziamo a interessarci a cosa succede dall’altra parte della Terra, se non vogliamo farci trovare improvvisamente impreparati quando un ricercatore indiano scopre una nuova formula della giovinezza che, in due ore, fa crollare o salire tutte le borse del pianeta.</li>
</ul>
<ul>
<li> Così come tutti i Paesi del mondo, anche mercati finanziari, banche ed economia reale sono strettamente interconnessi, quindi, il problema irrisolto in un settore può velocemente trasmettersi agli altri.</li>
</ul>
<ul>
<li> Se è vero che la Borsa anticipa spesso ciò che accade nella vita di tutti i giorni, la cosiddetta economia reale, allora forse il peggio potrebbe ancora dover arrivare. Anche se adesso si inizia a intravvedere la luce in fondo al tunnel. Ci piace vivere nell’illusione che tutto, prima o poi, si sistemerà in fretta, ma non sempre è così. Purtroppo, forse, dovremo soffrire ancora un po’. Pensate a chi vive in una roulotte a Los Angeles, e fino a pochi mesi fa aveva una villetta a due piani, con tanto di giardino, cane, barbecue (quello non manca mai) e station wagon colorata in giardino.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>La gente inizia a capire ed è stanca di dar fiducia incondizionata a chi ha dimostrato di non meritarsela</strong>. Inizia a essere finalmente un po’ più chiaro che ci sono società e operatori capaci e altri meno e, soprattutto, che la storia può insegnare anche in questo campo. Chi opera nel settore bancario e finanziario non è necessariamente qualcuno che vuole guadagnare alle spalle del prossimo. Come per ogni settore, anche in questo ci sono molte persone che hanno dimostrato con i fatti di meritare la nostra fiducia (e i nostri soldi). Questa crisi ha aiutato a evidenziare queste differenze.</li>
</ul>
<ul>
<li> Così come un buon avvocato non è quello che vince tutte le cause, ma chi si pone con chiarezza, trasparenza e professionalità nei confronti del cliente, dedicandogli tempo ed energie, allo stesso modo nel mondo finanziario un <strong>buon consulente non vi farà guadagnare tutti gli anni, ma metterà i vostri obiettivi al primo posto</strong>, senza condizionamenti e conflitti di interesse e soprattutto si preoccuperà di non rifilarvi porcherie. Di cui, tra l’altro, nessuno capisce il contenuto.</li>
</ul>
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</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le Regioni nel risiko della privatizzazione]]></title>
<link>http://paoblog.wordpress.com/2009/11/18/le-regioni-nel-risiko-della-privatizzazione/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 07:13:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoblog</dc:creator>
<guid>http://paoblog.wordpress.com/2009/11/18/le-regioni-nel-risiko-della-privatizzazione/</guid>
<description><![CDATA[Il decreto Ronchi che contiene tra le altre cose la norma sulla liberalizzazione dell&#8217;acqua, e]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Il decreto Ronchi che contiene tra le altre cose la norma sulla liberalizzazione dell&#8217;acqua, <a href="http://www.corriere.it/politica/09_novembre_17/acqua-decreto-fiducia_bd862954-d38a-11de-a0b4-00144f02aabc.shtml"><span style="text-decoration:underline;">e sul quale il governo ha posto la questione di fiducia alla Camera</span></a>, chiama in causa anche regioni ed enti locali, per il ruolo che svolgono nella gestione dei servizi idrici.</p>
<p>L&#8217;articolo 15 del decreto Ronchi, ormai alle battute finali alla Camera, cambia le regole del gioco per le società che operano nel settore, prevedendo tra le altre cose che la quota di capitale in mano pubblica scenda sotto il 30%, lasciando spazio ai privati. Una novità che da una parte fa gola a molte utility, interessate ad allargare il proprio business nel settore del cosiddetto oro blu, dall&#8217;altra pone interrogativi agli enti pubblici che detengono quote nelle società.</p>
<p><strong> </strong>Le reazioni politiche non sono mancate. Ma la situazione appare tutt&#8217;altro che uniforme. Chi nelle ultime settimane si è fatto portavoce di una battaglia contro la legge è stato Nichi Vendola. Il governatore della Puglia, infatti, ha già annunciato che ricorrerà alla Corte Costituzionale impugnando il provvedimento. Nel contempo i tecnici regionali appronteranno un testo che punta a trasformare la società Acquedotto pugliese da Spa a società di diritto pubblico.</p>
<p>«La Puglia &#8211; fa notare però Renato Drusiani, direttore dell&#8217;area idrico-ambientale di Federutility, l&#8217;organizzazione che riunisce le 550 aziende che operano nell&#8217;acqua e nell&#8217;elettricità &#8211; è un caso a sè, in Italia e in Europa». Se in altre realtà regionali, infatti, operano più soggetti e sono diffuse società miste, le quote di Acp sono pressoché al 100% di proprietà della Regione Puglia (un 5% fa capo alla Basilicata). L&#8217;applicazione della nuova legge in arrivo, quindi, sconvolgerebbe l&#8217;assetto societario. Quanto alla lettura delle ricadute, dipende da che parte le si guarda. Vendola, lo ha detto chiaramente, teme un freno agli investimenti e un aumento delle tariffe.</p>
<p><strong> </strong>Situazioni simili a quella pugliese, ma solo in parte, in Calabria e Sicilia, dove è una società regionale a gestire l&#8217;acqua. Ma la quota in mano pubblica è molto più bassa e i privati hanno già una compartecipazione. Siciliacque è al 25% delle Regione, al 75% di soci industriali. Sorical, al 53% della Regione e al 47% del colosso francese Veolia. Sulla carta, quindi, l&#8217;interesse a osteggiare la legge non c&#8217;è. Questo non vuol dire che in molti territori la nuova legge non abbia provocato reazioni politiche a livello locale.</p>
<p>Tre giorni fa duemila persone hanno partecipato a Menfi, in provincia di Agrigento, al consiglio comunale «aperto» contro la privatizzazione della gestione idrica. E in Sicilia circa 90 comuni stanno facendo fronte comune contro la legge. In Molise dal Pd e da Molise Acque, azienda speciale della Regione, arrivano appelli ad impugnare il provvedimento di fronte alla Consulta. Il Pd è agguerrito anche in Friuli Venezia Giulia così come i Verdi in Toscana. E pochi giorni fa la giunta comunale di Bolzano ha approvato un documento contro la privatizzazione dell&#8217;acqua. In Abruzzo Rifondazione Comunista definisce il nuovo decreto una legge truffa e ha annunciato che presenterà una propria proposta di legge.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.corriere.it/">www.corriere.it</a></p>
<p>&#160;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La cartolarizzazione: passato, presente o… ? ]]></title>
<link>http://iononcicascopiu.wordpress.com/2009/11/16/la-cartolarizzazione-passato-presente-o%e2%80%a6/</link>
<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 14:36:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>iononcicascopiu</dc:creator>
<guid>http://iononcicascopiu.wordpress.com/2009/11/16/la-cartolarizzazione-passato-presente-o%e2%80%a6/</guid>
<description><![CDATA[La cartolarizzazione non è il nome di uno scioglilingua sul genere “Arcivescovo di Costantinopoli”, ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-480" title="Cartolarizzaizone: passato, presente e... - il blog di Azimut" src="http://iononcicascopiu.wordpress.com/files/2009/11/azimut_cartolizzazione1.jpg?w=150" alt="Cartolarizzaizone: passato, presente e... - il blog di Azimut" width="150" height="123" />La cartolarizzazione non è il nome di uno scioglilingua sul genere “Arcivescovo di Costantinopoli”, né un processo industriale utilizzato a Fabriano per realizzare gli album da disegno… dietro questo termine complicato si nasconde un principio economico ben definito:<strong> un maggiore sviluppo dei mercati finanziari genera un maggiore sviluppo del paese</strong>.</p>
<p>E’ un termine abbastanza nuovo (ha solo 10 anni di vita) ma ha già un peso sul groppone non indifferente, perché Il mercato delle cartolarizzazioni è stato descritto come<strong> uno dei colpevoli della recente crisi economica</strong>.  Di cosa si tratta?</p>
<p>La cartolarizzazione<strong> è una tecnica finanziaria che prevede la possibilità di cedere i propri crediti monetari,</strong> presenti e futuri, <strong>ad una società appositamente costituita, che si occuperà della loro trasformazione in titoli negoziabili sul mercato finanziario</strong>. In pratica raggruppa portafogli di crediti normalmente non scambiabili individualmente sul mercato e li struttura in vari  tipi di obbligazioni che possono essere quindi vendute ad investitori mobiliari, come fossero azioni od obbligazioni.</p>
<p>I titoli cartolarizzati hanno, come le obbligazioni normali, una scadenza e un tasso di interesse, e il servizio del debito è legato ai rimborsi e ai pagamenti di interessi da parte degli originali mutuatari. La banca, oltre al vantaggio di mobilizzare quelle attività poco liquide, si scrolla di dosso anche il rischio legato a quei mutui: <strong>il rischio è passato agli investitori</strong>.</p>
<p>&#160;</p>
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</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA["Bacino del Fiume Arno, 1966 – 1991. La messa in sicurezza e le opere di bonifica per limitare il rischio idraulico", se ne parla il 16 novembre a Campi Bisenzio]]></title>
<link>http://campibisenzio.wordpress.com/2009/11/13/lunedi-16-novembre-consiglio-comunale-monotematico-a-campi-sul-tema-%c2%abbacino-del-fiume-arno-1966-%e2%80%93-1991-la-messa-in-sicurezza-e-le-opere-di-bonifica-per-limitare-il-rischio-idraulico/</link>
<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 19:56:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>campibisenzio</dc:creator>
<guid>http://campibisenzio.wordpress.com/2009/11/13/lunedi-16-novembre-consiglio-comunale-monotematico-a-campi-sul-tema-%c2%abbacino-del-fiume-arno-1966-%e2%80%93-1991-la-messa-in-sicurezza-e-le-opere-di-bonifica-per-limitare-il-rischio-idraulico/</guid>
<description><![CDATA[Lunedì 16 novembre alle ore 21, presso la sala consiliare «Sandro Pertini» a Campi Bisenzio, si terr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">Lunedì <strong>16 novembre alle ore 21</strong>, presso la sala consiliare «Sandro Pertini» a Campi Bisenzio,  si terrà il consiglio comunale monotematico su:  «<strong>Bacino del Fiume Arno, 1966 – 1991. La messa in sicurezza e le opere di bonifica per limitare il rischio idraulico</strong>». Prevista la presenza di <strong>Gaia Checcucci</strong>, segretario generale dell’Autorità di bacino del fiume Arno, e di <strong>Marco Bottino</strong>, presidente del Consorzio di bonifica dell’area fiorentina.<br />
«A 18 anni di distanza dall’alluvione del 1991, la tematica della messa in sicurezza del bacino del fiume Arno e la sicurezza idraulica, rappresentano un tema ancora attuale, che desta interesse nella comunità campigiana», commenta il presidente del consiglio comunale, <strong>Alessandro Tesi</strong>.<br />
Che aggiunge: «Mi preme ricordare  come questo consiglio si sia già occupato lo scorso anno di questo argomento in occasione di un altro consiglio comunale monotematico. Parlando di messa in sicurezza del bacino non si può fare a meno, poi, di ricordare il procedimento in corso di risarcimento dei danni provocati dall’alluvione del 1991 che, mentre per i privati ha già visto l’erogazione della prima tranche di contributi, per le attività economiche è ancora in corso di perfezionamento, ma vedrà presto la sua conclusione».</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Casa dolce casa, sì…  ma quanto mi costi! ]]></title>
<link>http://iononcicascopiu.wordpress.com/2009/11/13/casa-dolce-casa-si%e2%80%a6-ma-quanto-mi-costi/</link>
<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 08:59:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>iononcicascopiu</dc:creator>
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<description><![CDATA[Vediamo quali sono i costi (sommersi e non) per l’acquisto di una casa attraverso un mutuo. L&#8217;]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-463" title="Casa dolce casa quanto mi costi? - Il blog di Azimut" src="http://iononcicascopiu.wordpress.com/files/2009/11/azimut_casa_rischio.jpg?w=150" alt="Casa dolce casa quanto mi costi? - Il blog di Azimut" width="150" height="150" />Vediamo quali sono i costi (sommersi e non) per l’acquisto di una casa attraverso un mutuo.</strong> L&#8217;elenco è lungo e articolato.</p>
<p><strong>Costi che si sostengono nel momento dell’acquisto</strong>: si inizia dalle imposte (10% seconda casa), ipoteca (media 2%). Se desidero poi affittare l’immobile dovrò pagare il 2% del canone annuo. Ci sono poi da aggiungere i costi dell’agenzia immobiliare (tra il 2 e il 4%) e gli oneri notarili (che variano da 2.480 a 3800 euro + IVA, più tassa di archivio e bolli).</p>
<ul>
<li><strong>Costi successivi all’acquisto</strong>: ICI (sulle seconde case che varia a seconda del comune), eventuale IRPEF (che dipende dal reddito complessivo), costi di mantenimento dell’immobile (spesi di amministrazione ordinarie e straordinarie, eventuali spese di assicurazione). Inoltre bisogna aggiungere tutti i costi derivanti dal degrado degli immobili. Quindi costi per ristrutturazioni e manutenzione.</li>
</ul>
<p><strong>Bisogna poi considerare i rischi</strong> che non sono pochi.</p>
<p>Il primo è il potenziale <strong>rischio mercato</strong> (quello che stiamo vivendo adesso). cioè di comprare a prezzi troppo alti.</p>
<p>Poi ci sono i <strong>rischi legati alla qualità del bene</strong> (terremoti, incendi, alluvioni, ecc), i <strong>rischi di vicinato e quartiere</strong> (quanti si sono visti cambiare il contesto intorno al loro appartamento), nuove politiche legate al territorio (es: nuovo condominio che oscura la vista, modifiche alla viabilità, ecc.). <strong>Rischi legati a modifiche del catasto o nuovi leggi</strong> che reintroducono costi di varia natura. <strong>Rischi locativi</strong> con tutti i problemi legati alla discesa degli affitti oppure, peggio ancora, a un inquilino moroso (solo avviare una procedura di sfratto costa tra i 1500 e i 3000 €) e quindi alla possibilità di rientrare in possesso dell’appartamento (solo in Lombardia oltre un terzo delle domande di sfratto sono state eseguite con l’ausilio di un ufficiale giudiziario). Per continuare poi con i <strong>rischi legati alla difficoltà di liquidare l’investimento</strong> (vendere bene quando servono i soldi). Molti si dimenticano spesso questo aspetto che invece è fondamentale.</p>
<p><strong>Occorre quindi valutare molto bene l’acquisto di un immobile e verificare nel dettaglio tutti i costi e i rischi a esso connessi.</strong></p>
<p>Il calo del valore degli immobili non è infatti facilmente percepibile a differenza delle perdite in borsa che sono immediatamente visibili. C’è poi da aggiungere l’aspetto psicologico legato al fatto che normalmente non è facile vendere un appartamento in perdita prendendo meno soldi di quanti si è pagato. In questi casi si provano prima tutte le strade alternative peggiorando certe volte la situazione. E allora cosa fare? Dipende da tanti fattori ma sicuramente, se non servono i soldi nel breve periodo e si ragiona in un’ottica di medio-lungo come capita quasi sempre quando si pensa di acquistare una casa, il <strong>mercato azionario</strong> può offrire interessantissime opportunità. Anzi nel lungo periodo si è dimostrato l’unico strumento in grado di reggere i danni causati dall’inflazione che si mangia gran parte dei rendimenti (studi e grafici sul tema sono disponibili sul sito <a href="http://www.iononcicascopiu.it/">www.iononcicascopiu.it</a>), con un rendimento medio annuo (ultimi 10 anni a parte) tra l’8% e il 10%.</p>
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