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	<title>ritratti &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "ritratti"</description>
	<pubDate>Sat, 05 Dec 2009 00:57:14 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[È morto Viktor Zaslavsky ]]></title>
<link>http://sottoosservazione.wordpress.com/2009/11/27/e-morto-viktor-zaslavsky/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 18:32:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>sottoosservazione</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il demitizzatore del comunismo di Andrea Possieri &#8220;Non ho fatto niente di particolarmente ecla]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h2><a href="http://sottoosservazione.wordpress.com/files/2009/11/276q05c1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-8696" title="276q05c1" src="http://sottoosservazione.wordpress.com/files/2009/11/276q05c1.jpg?w=259" alt="" width="259" height="300" /></a>Il demitizzatore del comunismo</h2>
<p><strong>di Andrea Possieri</strong></p>
<p>&#8220;Non ho fatto niente di particolarmente eclatante per essere espulso, non ero un dissidente ma solo un intellettuale che pensava con la propria testa. E anche questo era potenzialmente pericoloso per un regime come quello sovietico&#8221;. Con queste poche parole, semplici e senza enfasi, Viktor Zaslavsky raccontava la sua espulsione dall&#8217;Unione Sovietica nel 1974, nell&#8217;intervista pubblicata su &#8220;L&#8217;Osservatore Romano&#8221; dello scorso 7 novembre. Anche da quelle parole, scandite con la pacatezza e con quell&#8217;inconfondibile accento russo che ne caratterizzava la cadenza e l&#8217;eloquio, scaturisce l&#8217;intellettuale e l&#8217;uomo. Sobrietà e vivacità intellettuale concentrati in poche frasi che non concedono nulla alla retorica. Ed è in questo modo che vogliamo ricordare Viktor Zaslavsky, morto ieri all&#8217;età di 72 anni. Sicuramente uno dei più brillanti intellettuali che il panorama accademico italiano potesse offrire. <!--more--><br />
Viktor Zaslavsky, che si era laureato in Storia all&#8217;università statale di Leningrado e lì aveva iniziato la carriera accademica, venne espulso dall&#8217;Unione Sovietica (Urss) lo stesso anno di Aleksandr Solzenicyn. L&#8217;anno precedente, nel 1973, era uscito a Parigi <em>Arcipelago Gulag</em> che aveva provocato un lacerante dibattito all&#8217;interno della <em>gauche</em> francese. Le autorità sovietiche operarono immediatamente un &#8220;giro di vite&#8221; nei confronti di quegli intellettuali non sufficientemente in linea con l&#8217;ortodossia ideologica del regime. Dopo l&#8217;espulsione, Zaslavsky si recò in Italia, perché il Paese dava la possibilità, a gruppi di persone, di entrare senza documenti nel suo territorio e di aspettare che qualche altri fornissero il permesso di soggiorno. Dall&#8217;Italia, si spostò a insegnare negli Stati Uniti, nelle università di Berkeley e di Stanford, e poi in Canada, alla <em></em>Memorial University, dove acquisì lo status di &#8220;russo naturalizzato canadese&#8221;. Infine, tornò di nuovo in Italia dove sposò la storica Elena Aga-Rossi e continuò a insegnare a Venezia, a Firenze e poi a Roma come docente di Sociologia politica presso la Libera università internazionale degli studi sociali Guido Carli (Luiss) di Roma.<br />
Profondo conoscitore degli archivi sovietici, commentatore politico, animatore della rivista &#8220;Ventunesimo secolo&#8221;, Zaslavsky è stato autore di molti studi sulla storia dell&#8217;Urss, dei rapporti fra il Partito comunista italiano e l&#8217;Unione sovietica e, soprattutto, del lavoro insuperabile sul massacro di Katyn &#8211; in due edizioni, l&#8217;ultima si intitola <em>Pulizia di classe. Il massacro di Katyn</em> (Bologna, il Mulino, 2006) &#8211; del quale è stato, senza dubbio, uno dei maggiori esperti mondiali. L&#8217;uccisione di migliaia di cittadini polacchi, tra militari e civili, nella primavera del 1940 per mano delle truppe sovietiche, rappresentava per Zaslavsky uno degli &#8220;eventi paradigmatici del Novecento&#8221;. Il massacro di Katyn, infatti, era &#8220;un caso emblematico di pulizia di classe&#8221; che doveva essere comparato con la pulizia etnica di Auschwitz. Secondo lo studioso russo si trattava di &#8220;due politiche gemelle&#8221; che accomunarono &#8220;il totalitarismo nazista e quello sovietico&#8221;. Purtroppo, però, a una così grande rilevanza nella storia politica e culturale del Novecento non corrispondeva una conoscenza altrettanto diffusa. Il massacro di Katyn, infatti, sconosciuto alla stragrande maggioranza della popolazione europea, è ancora lontano dal trasformarsi in un dato acquisito della cultura occidentale.<br />
Tra i tanti scritti di Viktor Zaslavsky sull&#8217;Urss e sul comunismo vanno ricordati almeno tre studi che, frutto di un lavoro di archivio e pubblicistico in gran parte inedito, hanno permesso, non solo di fare un passo avanti nelle conoscenze scientifiche, ma hanno contribuito all&#8217;apertura di un dibattito politico e pubblico acceso e vivace, in gran parte ancora aperto, che non si è limitato alle ristrette aule accademiche. Tre libri fondamentali per chiunque voglia avvicinarsi allo studio e alla comprensione del movimento comunista internazionale e del totalitarismo sovietico. La <em>Storia del sistema sovietico </em>(Roma, Carocci, 2001) ripercorre tutta la parabola del regime mettendo al centro dell&#8217;interpretazione il ruolo fondamentale esercitato dal complesso militare-industriale sovietico sia nell&#8217;ascesa che nel declino dell&#8217;Urss. <em>Lo stalinismo e la sinistra italiana </em>(Milano, Mondadori, 2004) sottolinea l&#8217;importanza decisiva del mito sovietico e dello stalinismo nella cultura italiana ed europea, all&#8217;interno di un quadro di relazioni internazionali in cui, in realtà, poco si concedeva al mito e al simbolismo e tutto  era  sovrastato  dalla politica estera sovietica. Su questo punto, resta insuperabile il volume <em>Togliatti e Stalin</em> (Bologna, il Mulino, 1997 e 2007) scritto insieme alla moglie.<br />
Il volume mette in luce la relazione strettissima tra la cosiddetta <em></em>svolta di Salerno &#8211; ovvero la decisione di Togliatti di affrontare la questione istituzionale solo all&#8217;indomani della fine della seconda guerra mondiale, spostando in questo modo l&#8217;attenzione dal Comitato di liberazione nazionale al governo &#8211; e gli interessi della politica estera sovietica. In quel volume, Zaslavsky e Aga-Rossi mostrano, infatti, come dallo studio dei resoconti degli incontri di Togliatti e degli altri dirigenti del Partito comunista italiano con l&#8217;ambasciatore sovietico Kostylev, emerga un quadro di profondo allineamento del Pci agli obiettivi della politica estera sovietica che ribalta completamente quell&#8217;interpretazione, per decenni mitizzata, che leggeva la <em></em>svolta di Salerno in una chiave tutta nazionale e come prova inconfutabile della differenza tra il Pci di Togliatti e l&#8217;Urss di Stalin. Sull&#8217;ortodossia e sull&#8217;eterodossia di quella decisione politica il dibattito storico è aperto ancora oggi. Tuttavia, questo studio rimane uno dei meriti e dei lasciti migliori, per la comprensione della storia d&#8217;Italia, che ci lascia in eredità Viktor Zaslavsky.</p>
<p><a href="http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/text.html#16" target="_blank">L&#8217;Osservatore Romano</a></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Chiara Fontana - Videoritratto]]></title>
<link>http://ritrattidallabirinto.wordpress.com/2009/11/27/chiara-fontana/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 09:32:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>ritrattidallabirinto</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://ritrattidallabirinto.wordpress.com/files/2009/11/37.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-177" title="ritratti dal labirinto" src="http://ritrattidallabirinto.wordpress.com/files/2009/11/37.jpg" alt="" width="496" height="277" /></a><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/FA8lWBpolu4&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/FA8lWBpolu4&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Maddalena - videoritratto]]></title>
<link>http://ritrattidallabirinto.wordpress.com/2009/11/26/maddalena/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 15:50:28 +0000</pubDate>
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<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://ritrattidallabirinto.wordpress.com/files/2009/11/32.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-171" title="ritratti dal labirinto" src="http://ritrattidallabirinto.wordpress.com/files/2009/11/32.jpg" alt="" width="496" height="279" /></a><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/OPi5UKbAyrM&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/OPi5UKbAyrM&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Giorgia Felici - Videoritratto]]></title>
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<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 14:27:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>ritrattidallabirinto</dc:creator>
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<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://ritrattidallabirinto.wordpress.com/files/2009/11/45.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-168" title="ritratti dal labirinto - giorgia felici" src="http://ritrattidallabirinto.wordpress.com/files/2009/11/45.jpg" alt="" width="497" height="361" /></a><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/vP4cEoWAqwk&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/vP4cEoWAqwk&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
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<title><![CDATA[Stefania Capriglia - Videoritratto]]></title>
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<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 08:33:05 +0000</pubDate>
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<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://ritrattidallabirinto.wordpress.com/files/2009/11/36.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-144" title="Stefania - ritratti dal labirinto" src="http://ritrattidallabirinto.wordpress.com/files/2009/11/36.jpg" alt="" width="497" height="303" /></a><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/h3QV_iJWQ8E&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/h3QV_iJWQ8E&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Memole Ligorio - Videoritratto]]></title>
<link>http://ritrattidallabirinto.wordpress.com/2009/11/24/memole-ligorio-videoritratto/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 14:31:58 +0000</pubDate>
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<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://ritrattidallabirinto.wordpress.com/files/2009/11/301.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-148" title="30" src="http://ritrattidallabirinto.wordpress.com/files/2009/11/301.jpg" alt="" width="475" height="339" /></a><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/gmwAKmUVQAs&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/gmwAKmUVQAs&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Eleonora Fanigliulo - Videoritratto]]></title>
<link>http://ritrattidallabirinto.wordpress.com/2009/11/24/eleonora-fanigliulo/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 08:28:46 +0000</pubDate>
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<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://ritrattidallabirinto.wordpress.com/files/2009/11/30.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-135" title="Eleonora Fanigliulo - ritratti dal labirinto" src="http://ritrattidallabirinto.wordpress.com/files/2009/11/30.jpg?w=300" alt="" width="398" height="297" /><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/lRhFv6dULmk&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/lRhFv6dULmk&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></a></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Niccolò Fabi - Videoritratto]]></title>
<link>http://ritrattidallabirinto.wordpress.com/2009/11/23/niccolo-fabi/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 10:47:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>ritrattidallabirinto</dc:creator>
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<description><![CDATA[]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><a href="http://cristianoeilminotauro.wordpress.com/files/2009/11/20.jpg"><img class="aligncenter" title="Niccolò Fabi - Ritratti dal Labirinto" src="http://cristianoeilminotauro.wordpress.com/files/2009/11/20.jpg?w=300" alt="" width="377" height="250" /></a></p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/Uk9J6ZP3wyo&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/Uk9J6ZP3wyo&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Niccolò Fabi - Videoritratto]]></title>
<link>http://cristianoeilminotauro.wordpress.com/2009/11/23/niccolo-fabi-videoritratto/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 10:45:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>cristianoeilminotauro</dc:creator>
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<description><![CDATA[]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://cristianoeilminotauro.wordpress.com/files/2009/11/20.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-74" title="20" src="http://cristianoeilminotauro.wordpress.com/files/2009/11/20.jpg?w=300" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/Uk9J6ZP3wyo&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/Uk9J6ZP3wyo&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Spot della Tim a Tai di Cadore, Belen Rodriguez e Christian De Sica... i "vip".]]></title>
<link>http://enricotabacchi.wordpress.com/2009/11/20/spot-della-tim-a-tai-di-cadore-belen-rodriguez-e-christian-de-sica-i-vip/</link>
<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 20:38:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>enricotabacchi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Da giovedì 19 novembre fino a sabato 21 novembre verrà girato a Tai di Cadore lo spot natalizio dell]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Da giovedì 19 novembre fino a sabato 21 novembre verrà girato a Tai di Cadore lo spot natalizio dell]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[QBETA - Videoritratto]]></title>
<link>http://ritrattidallabirinto.wordpress.com/2009/11/20/qbeta/</link>
<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 10:41:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>ritrattidallabirinto</dc:creator>
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<description><![CDATA[]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://ritrattidallabirinto.wordpress.com/files/2009/11/28.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-127" title="28" src="http://ritrattidallabirinto.wordpress.com/files/2009/11/28.jpg" alt="" width="497" height="329" /></a><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/1Oqc1H67FoY&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/1Oqc1H67FoY&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Vent'anni fa]]></title>
<link>http://minimaetmoralia.wordpress.com/2009/11/20/ventanni-fa/</link>
<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 10:15:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>minimaetmoralia</dc:creator>
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<description><![CDATA[Vi proponiamo una selezione di articoli apparsi sulla stampa italiana nei giorni del 1989 immediatam]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p align="justify">
<i>Vi proponiamo una selezione di articoli apparsi sulla stampa italiana nei giorni del 1989 immediatamente successivi alla morte di <b>Leonardo Sciascia</B>, il 20 novembre di quell&#8217;anno. Una piccola raccolta di parole d&#8217;addio di coloro che hanno avuto la fortuna di conoscere questo scrittore dal carattere serioso e insondabile. A vent&#8217;anni dalla sua scomparsa, noi di minima&#38;moralia volevamo ricordare con voi un protagonista della letteratura italiana, e anche, come ci racconta <b>Alessandro Leogrande</B> nell&#8217;articolo che segue, della nostra vita civile</I>. </p>
<p>La morte di Leonardo Sciascia ci coglie del tutto impreparati sia perché vorremmo che le persone a cui siamo affezionati fossero in un certo modo immortali, sia perché la sua letteratura pareva promettere ancora lunghi e nuovi sviluppi, ma pur nella fretta imposta dalla notizia luttuosa vorremmo fare una riflessione su questo scrittore così importante e così singolare.<br />
Quello che vorremmo dire è che in Sciascia erano presenti due tendenze frequenti agli scrittori italiani: l&#8217;ispirazione regionale, provinciale e municipale locale legata al luogo d&#8217;origine; e la necessità molto sentita di collegare questa ispirazione con la cultura nazionale e, nel caso di Sciascia, anche europea.<br />
Sulla Sicilia e sulla «sicilianità» di Leonardo Sciascia ho scritto più volte. Ma oggi mi limiterò a dire che Sciascia era altrettanto siciliano che Gadda milanese, Bilenchi toscano, Svevo triestino. Quella che chiamo «sicilianità» era la singolare attitudine molto diffusa in Sicilia di fronte a tutto ciò che è inspiegabile, insolubile, incomprensibile e, insomma, in una parola, misterioso. Molte cose per i siciliani sono misteriose; per Sciascia lo erano tutte. Ma, curiosamente, il mistero non appariva a Sciascia nel primo momento del suo rapporto con la realtà. Tutto all&#8217;inizio era invece chiaro razionale e sicuro. Poi, però, via via che lo scrittore procedeva nella sua implacabile analisi, il rapporto col reale diventava sempre più oscuro, dubbioso, enigmatico e finalmente, al posto della certezza originaria, subentrava appunto l&#8217;oscurità del mistero. A dirlo in breve, Sciascia procedeva con il metodo opposto a quello dei suoi amati illuministi: questi andavano dal mistero alla verità e alla razionalità; Sciascia andava invece dalla verità e dalla razionalità al mistero. Sciascia era dunque un illuminista per così dire paradossale anche se il suo illuminismo consisteva nel bilanciare la «sicilianità» con l&#8217;influenza e l&#8217;assistenza di scrittori come Voltaire e Manzoni, forse più il secondo che aveva un vivo senso del mistero che il primo. Così quando Sciascia fermava la sua attenzione sulla realtà della Sicilia, si potrebbe dire che all&#8217;inizio era un volterriano e un manzoniano per poi diventare alla fine, nella conclusione, nessun altro che se stesso, tutto solo con la sua ambiguità imprevedibile e ir-resistibile.<br />
Si potrebbe vedere in questo capovolgimento del metodo illuminista un segno del pessimismo siciliano, quel pessimismo fatto di strenua volontà di razionalità e chiarificazione, seguito però immancabilmente da una regolare e inevitabile caduta nella confusione e nell&#8217;incertezza. Si potrebbe anche dedurne un pirandellismo di Sciascia. Ma noi preferiamo dire che Sciascia era un certo tipo di scrittore di piglio classico, cioè non decadente, né prezioso, né formale, ma, sia pure attraverso una scrittura essenzialmente letteraria, era legato quasi suo malgrado al reale.<br />
(Alberto Moravia &#8211; <i>Corriere della Sera</i>, 21 novembre 1989)<br />
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<p>Mi sovvengono i silenzi con i quali Leonardo Sciascia strutturava il suo discorrere. Erano meccanismi che gli consentivano di porgere il suo pensiero attraverso l&#8217;essenzialità delle frasi costruite con una sapiente capacità di sintesi.<br />
Ma erano quei silenzi, anche un atto di estremo rispetto per l&#8217;interlocutore. Li metteva lì per consentirgli di meditare e assimilare quelle sue frasi con coerenza attenta.<br />
Arte del tacere come stimolo, per migliorare quella del meditare del cui uso si aveva grande necessità nel discorrere con Sciascia: la complessità del suo pensiero si manifestava attraverso un&#8217;articolazione di significati che andava sempre oltre il semplice senso letterale e immediato.<br />
Non diversamente accade nei suoi scritti, dove la storia &#8211; la trama &#8211; costituisce la robusta impalcatura che sorregge la fabbrica del pensiero espresso con una secchezza di linguaggio all&#8217;interno del quale ogni segno diviene essenziale e inamovibile dalla sua collocazione intensamente soppesata. Leggendo le storie di Leonardo Sciascia si è spinti al ripensamento e quindi in una complessa azione di analisi che dalle parole si estende alla frase allo scopo di trarre dalle specifiche collocazioni simboliche, precise connotazioni concettuali.<br />
Tutto ciò senza mai nulla sottrarre al fascino del racconto che si dipana sempre intrigante anche grazie agli elementi di mistero che sapientemente, e tipicamente, lo ritmano.<br />
Quel mistero che rappresentava, per Sciascia, il momento interpretativo più singolare del mestiere di vivere, riletto attraverso l&#8217;uso attento della ragione. Ciò spiega il suo amore per l&#8217;illuminismo e per il secolo che lo manifesta. Ma l&#8217;intelligenza era sempre siciliana, troppo esperta di vita  e di uomini per non rendersi conto delle limitazioni intrinseche allo strumento del ragionamento, e dunque della necessità di inchinarsi al cospetto del mistero che diviene così elemento di naturale completamento delle manchevolezze della ragione.<br />
Ricordo come i suoi silenzi fossero sovente accarezzati dal fumo delle sigarette che con costanza &#8211; anch&#8217;essa siciliana – consumava metodicamente, con grazia, senza l&#8217;atteggiamento ansioso e sgarbato che di solito l&#8217;incallito fumatore assume nei confronti del proprio vizio.<br />
Questo suo modo di affrontare con metodica e graziosa costanza i pericoli che il fumo promette testimoniavano il rispetto che egli nutriva istintivamente verso le insidie che necessariamente la vita reca in seno. Ancora un senso di mesto rispetto si avvertiva per il mistero che circonda gli eventi fondamentali che la caratterizzano: la nascita, la morte. In particolare proprio il senso della morte, ineluttabile segno del destino, lo affascinava maggiormente. Realtà inconfutabile a cui abbandonarsi, appunto con grazia, senza intraprendere alcuna illogica, impossibile battaglia. E ciò pare trasparire da quasi tutte le più importanti opere di Leonardo Sciascia.<br />
Mi sovvengono gli incontri, per me infrequenti ma densi di significati e di insegnamenti, quindi caratterizzati da attese lunghe, che finivano per assumere il senso e la funzione del silenzio nel dialogo. Erano momenti di pausa capaci di costruire, proprio nell&#8217;ansia e nell&#8217;attesa del nuovo incontro, armonie non dissimili da quelle che per esempio Schonberg e il nostro Luigi Nono propongono nelle loro reinterpretazioni della moderna composizione musicale.<br />
Il lento trascorrere dei giorni precedenti l&#8217;incontro, finiva con l&#8217;imporsi come una spinta alla meditazione sui temi delle precedenti conversazioni, e attraverso essa si ergeva la struttura per le interrogazioni che avrebbero segnato il successivo incontro. Le attese venivano spesso interrotte e punteggiate da telefonate o da lettere anch&#8217;esse molto brevi, ed essenziali, perché sempre in Sciascia il rigore logico nell&#8217;espressione del proprio pensiero sembrava segnalare e asserire il massimo rispetto per la parola.<br />
Parola capace di assumere, in quanto tale, importanza ancora maggiore del fatto che rappresentava. In questo senso ritengo che Leonardo Sciascia sia stato il migliore interprete dell&#8217;affermazione di Joseph Roth, «Le parole sono più potenti delle azioni&#8230; quanto sono deboli i fatti. Una parola rimane, un fatto passa! Di un fatto può essere autore anche un cane, ma una parola può essere pronunciata solo da un uomo».</p>
<p>Ricordo di averlo conosciuto in occasione della pubblicazione del mio primo libro, con il quale affrontavo divagazioni di carattere storico. Lesse infatti il manoscritto di Un avventuriero nella Napoli del Settecento che avevo proposto a Elvira Sellerio e mi volle regalare una splendida introduzione che sottolineava gli aspetti casanoviani della vicenda. Così ebbe modo di spiegarmi più da vicino il fascino del Settecento dolcemente abbandonato alle interpretazioni che di esso davano avventurieri grandi o meno grandi, sempre pero&#8217; intellettualmente stimolanti, come Casanova o Ange Goudar.<br />
Mi segnalò , in quella occasione, affinché la meditassi, una fondamentale affermazione di Hermann Hesse tratta da <i>Letture da un minuto</I>: «I libri non esistono per rendere sempre meno autonomo chi non ha carattere, e ancor meno esistono per elargire un raffinato e illusorio surrogato della vita a chi è incapace di vivere. Al contrario i libri hanno valore soltanto se conducono alla vita, se servono e giovano alla vita, ed è sprecata ogni ora di lettura dalla quale non venga al lettore una scintilla di forza, un presagio di nuova giovinezza, un alito di nuova freschezza».<br />
Quest&#8217;affermazione &#8211; mi diceva &#8211; dovrebbe costituire una costante linea di guida per chi affronta il faticoso mestiere dello scrittore.<br />
Il ricordo di allora si rinvigorisce e la tristezza di oggi si stempera nella rilettura delle sue opere. I suoi grandi libri erano sempre di piccolo formato e il fatto enfatizza, attraverso il meccanismo degli opposti, l&#8217;importanza dei contenuti così come emerge da un&#8217;analisi necessariamente approfondita e mai superficiale che il lettore deve compiere sui singoli argomenti, sulle singole frasi, sulle singole parole.<br />
Così si comprende come ciascuno di questi elementi fosse oggetto di profondi, fecondi ripensamenti. Sono, quelli di Sciascia, testi da scoprire pian piano, perché sanno sollecitare la curiosità culturale che l&#8217;intrigo del racconto rende ancor più stimolante.<br />
Lo specifico argomento dei libri, lo stile che li informa, la sintesi del pensiero, le argomentazioni che impetuose dal racconto emergono, sono tutti elementi che armonicamente si fondono in un grande senso di civiltà, quello stesso che Sciascia viveva come fatto saliente ed essenziale della vita. D&#8217;altra parte, proprio in quanto cronista attento, era costretto a registrare il quotidiano dissolvimento del comune senso civile, e il suo rammarico si tramutava nell&#8217;angoscia che, alle volte, dai suoi scritti emerge come una sentenza.<br />
Allora la necessità di rigenerarsi lo spirito lo spingeva a rincorrere gli accadimenti del passato fuggendo il presente, per tornarci poi immediatamente dopo aver colto dalla storia occasione per restituire all&#8217;attualità messaggi di straordinaria civiltà .<br />
Parimenti la cronaca attuale veniva affrontata da Sciascia come oggetto da condurre immediatamente nella dimensione della grande storia, quella su cui rimeditare con occhi capaci di anticipare i tempi, che è la caratteristica dei supremi interpreti dell&#8217;evento artistico.<br />
È proprio per questo suo amore per la storia che con Elvira Sellerio inventò la preziosa collana La memoria, che aprirà con un suo libro, <i>Dalle parti degli infedeli</I>.<br />
Fra i fatti del vivere civile lo intrigavano particolarmente i processi e la figura enigmatica del giudice.<br />
Nel suo <i>1912 + 1</I> aveva scritto: «Se si togliessero le illazioni dei testi e il sentito dire, i processi che si fanno oggi in Italia crollerebbero come castelli di carta». Lo tormentava il processo, dunque, evento fra i più importanti e, per certi versi, terribili cui l&#8217;umanità deve partecipare, sia quando essa si rappresenti attraverso i giudicati sia quando venga a manifestarsi per mezzo dei giudicanti.<br />
L&#8217;interesse di Sciascia era sempre legato a un concetto di libertà indispensabile al vivere civile. Ricordo la spiegazione che dette a Giorgio Calcagno sull&#8217;interesse che nutriva per il mondo giudiziario: «Guicciardini diceva che se in uno stato tirannico od oligarchico si potesse esser sicuri della giustizia, non ci sarebbe ragione di desiderare molto la libertà; anche se poi aggiunge che l&#8217;osservanza delle buone leggi e dei buoni ordini è più sicura nel vivere libero che sotto il potere di uno o di pochi. In Italia, oggi, siamo al paradosso, al non senso, che la libertà non ci fa sicuri della giustizia. Non credo che, in una società civile, ci sia problema più di questo grave e angoscioso».<br />
Fu al tempo stesso straordinario testimone e giudice dei fatti della storia: giudice rigoroso ma implacabile e imparziale, e testimone attento, sempre teso a costruire una spiegazione di civile dignità sugli eventi quotidiani.<br />
Proprio riconsiderando la sua posizione critica nei confronti del giudizio, ma al tempo stesso capace di assumere la responsabilità di giudicare serenamente, mi sono spesso domandato come possa un uomo scegliere di fare il giudice.<br />
Un uomo, voglio dire, con i suoi difetti e le sue limitazioni anche di apprendimento. Come può un uomo compiere quell&#8217;atto di grande presunzione che è il giudicare un suo simile. Di questa possibile presunzione l&#8217;umanità ha fatto una professione; quindi, la professionalità si sostituisce al giudizio morale. La risposta che Sciascia dava a questo dilemma si basava sulla necessità di condurre una battaglia democratica nei confronti della giustizia umana proprio astenendosi di schierarsi dalla parte di coloro che affermano il <i>nolite iudicare</I>, giudizio che portò di fatto alla crocefissione. Infatti, Leonardo Sciascia si fece sempre propositore di una giustizia da amministrare con grande senso di umiltà e sofferto equilibrio, ma anche con grande responsabilità e fermezza. Sia, qui, sufficiente il suo reiterato, sofferto, ostinato richiamo alla Legge.<br />
I libri che scrisse, resi accattivanti dalle trame spesso <I>poliziesche</I>, si leggono d&#8217;un fiato per la loro perfetta orchestrazione e il lettore è trascinato verso le conclusioni quasi senza avere il tempo di respirare. Ma dopo aver chiuso il libro si ha immediatamente la voglia di riprenderlo per avviare quell&#8217;opera di rimeditazione e di interpretazione anche semantica che, leggendo Sciascia, viene talora spontanea e impellente. Tutti i suoi libri sono grandi opere letterarie, ma anche testimonianza della sua coscienza di uomo civile espressa sempre senza titubanze, per riproporre comportamenti di profonda saggezza agli uomini di buona volontà.<br />
(..)<br />
Mi fa piacere compiere una trasposizione analogica fra personaggi da me molto amati: mi piace ricordare Leonardo Sciascia come un grande educatore in un secolo, per molti versi, molto poco educato.</p>
<p>(Gianfranco Dioguardi, <i>Il Sole/24 Ore</I>, Domenica 26 novembre 1989)</p>
<p>Leonardo Sciascia era timido, anche con gli amici. Parlava poco, diceva di non essere tagliato per conversare e per la comunicazione in genere: eppure, dopo Moravia e Pasolini e più di Calvino, è stato uno dei nostri scrittori maggiori che più è intervenuto nelle cose italiane.<br />
Ascoltava molto,tra l&#8217;attento e l&#8217;ironico, attratto in particolare da storie che lo potessero confortare nelle sue disillusioni e nel suo scetticismo, diventato negli anni assoluto e onnicomprensivo. Credo fosse per questa ragione che aveva preso a frequentare personaggi molto lontani da lui, per mentalità, costumi, morale.<br />
Lo ricordo a Roma, in un ristorante, seduto davanti ad un ex giornalista, ex senatore, spesso brillante e divertente. L&#8217;ex giornalista raccontava storie di malaffare del sottobosco montecitoriano – ossia la politica italiana, quella vera, non quella del programma del governo – dimostrando una conoscenza precisa e intima, dall&#8217;interno. Erano vicende molto bieche e il tono divertito e cinico del narratore le rendeva ancora più deprimenti. Ma Leonardo era completamente affascinato, perché trovava conferma, in queste storie, delle sue teorie più nere sull&#8217;Italia. Prima sulla Sicilia, e poi sull&#8217;Italia, come si fosse  svolta con gli anni una sorta di sicilianizzazione della penisola, che non lasciava scampo.<br />
Sciascia detestava la Sicilia nella stessa misura in cui l&#8217;amava, perché non rispondeva al tipo di amore che le avrebbe voluto portare. Come molti siciliani intellettuali, si sentiva sicilianissimo e nello stesso tempo estraneo. Aveva capito che essere un intellettuale significava contare meno di niente e ripeteva spesso la frase di Machiavelli: «Non ci fanno nemmeno rovesciare una pietra». Ha continuato a condurre le sue battaglie e le sue polemiche, ma non aveva più speranze. Nato illuminista, è morto pessimista.<br />
E a chi gli chiedeva ragione di questo suo pessimismo, spiegava che in siciliano la frase «Domani andrò in campagna» si dice «Dumani, vaju in campagna» con il presente indicativo. «E come volete non essere pessimista in un paese in cui il futuro non esiste?».<br />
Ma sul pessimismo di Sciascia bisogna intendersi. Per lui non era un dato naturale siciliano, come i capelli neri o il colorito olivastro, ma un problema storico. O meglio, un modo di essere le cui origini andavano ricercate in una storia di sconfitte: sconfitte della ragione e degli uomini di ragione. Più che di pessimismo, preferiva parlare di scetticismo, che si stendeva sotto la ragione come la rete di sicurezza degli acrobati nei circhi. Non la vedeva come un&#8217;accettazione della disfatta, ma come una componente salutare dell&#8217;intelligenza, che impediva il fanatismo e l&#8217;assunzione di linee e di speranze sbagliate. Tuttavia ho l&#8217;impressione che il suo scetticismo fosse andato talmente in là, come è successo con Pirandello, da essere inutilizzabile come rete di sicurezza, o come qualsiasi altra cosa.<br />
Così timido, Sciascia si apriva un poco non in casa sua, a Palermo, ma nello studio di Elvira Sellerio, in via Siracusa. Arrivava quasi ogni giorno, verso le cinque o le sei del pomeriggio, si sedeva su una poltrona <i>liberty</I>, dietro la finestra e accanto alla scrivania, e chiedeva cosa ci fosse di nuovo. Qui si trovava a suo agio, tra le bellissime incisioni appese alle pareti e le bozze dei libri sugli scaffali. I palermitani colti sapevano di questa sua abitudine e a quell&#8217;ora comparivano per una ragione o per un&#8217;altra. La casa editrice Sellerio è stata per anni uno dei pochissimi luoghi della Sicilia in cui si siano fatte delle conversazioni all&#8217;altezza dell&#8217;intelligenza dei siciliani.<br />
Sciascia non parlava quasi mai per primo. Erano sempre gli altri ad avviare un argomento, possibilmente polemico, con l&#8217;occhio rivolto allo scrittore, per vedere le sue reazioni. Se l&#8217;argomento non gli interessava, come accadeva  spesso, Sciascia sorrideva amabile, emetteva un «ehee» come un piccolo singhiozzo, inclinando leggermente indietro la testa, e lì chiudeva. Se invece era attratto dal tema, dopo il singhiozzo prendeva a fare qualche commento: poche parole all&#8217;inizio, poi delle frasi più lunghe: non un racconto, ma delle chiose , degli appunti come a margine, che solo più tardi capivo quanto fossero acuti, sarcastici e pertinenti. Aveva il gusto della battuta seminascosta da una citazione e non si sbagliava mai.</p>
<p>Sempre in un tono estremamente amabile, gentilissimo, a volte come a scusarsi e interrompendosi per qualche risata tutta interiore.<br />
Aveva il terrore dei seccatori e pregava i suoi amici di non dare mai il suo numero di telefono privato. Ma non si è mai negato a un giornalista, perché gli sembrava poco urbano negarsi a una persona che era arrivata fino a Palermo per vederlo.<br />
Non erano interviste facili, nemmeno con chi conosceva da lungo tempo, come me, e di cui si fidava. Bisognava <i>riscaldarlo</I> parlando del cinema francese degli anni Trenta che conosceva perfettamente, di Brancati o di Savinio, uno scrittore che ha amato moltissimo fin da ragazzo.<br />
Oppure di incisioni, di cui faceva raccolta quando andava a Parigi o che ordinava presso una galleria di Bologna: aveva un occhio finissimo e un grande gusto, da amatore collezionista relativamente povero. Una volta mi disse che la maggior parte dei suoi diritti d&#8217;autore se n&#8217;erano andati in stampe.<br />
Ci si deve accostare al tema Mafia con una certa accortezza. Molti, soprattutto giornalisti stranieri, scendevano in Sicilia per interrogare Sciascia solo sulla Mafia e questa riduzione dell&#8217;isola a un&#8217;unica dimensione lo infastidiva enormemente. Ma sapeva che era inevitabile, perché era stato lui, più di ogni altro, a rendere straordinariamente attraenti, con i suoi romanzi, delle vicende di per sé luride.<br />
E come numerosi siciliani aveva un atteggiamento ambiguo, se così si può dire, nei riguardi della Mafia.<br />
Sul piano civile è stato uno dei suoi avversari più acuti e più temibili (proprio perché ne capiva tutte le sottigliezze). Ma sul piano letterario – e forse anche sentimentale – la Mafia gli sembrava un fenomeno straordinario e appassionante. Era attratto dal codice d&#8217;onore dei mafiosi, dal modo tragico di vedere l&#8217;esistenza, dal rigore e dalla spietatezza dei comportamenti, del rispetto delle norme (che immaginava i mafiosi avessero). Sciascia è stato uno dei primi a capire che la democrazia, invece di ostacolare la Mafia, le stava offrendo il terreno più favorevole, attraverso la ricerca dei voti e le compromissioni elettorali. Però i suoi riferimenti erano quasi esclusivamente rivolti alla vecchia Mafia, molto più pittoresca e che meglio di adattava ad estrapolazioni letterarie. Sulla nuova Mafia, ossia sulla delinquenza comune, che si serviva strumentalmente degli antichi rituali per meglio stringere a sé i picciotti, aveva idee non chiare e legate a un passato che non c&#8217;era più.<br />
D&#8217;estate lo andavo a trovare, quando potevo, nella sua casa di campagna, fuori Racalmuto, Leonardo sapeva che ero particolarmente goloso dei dolci siciliani e me li faceva trovare chiusi in una scatola di latta, perché non si guastassero. (A Palermo una volta mi portò in una pasticceria dove  facevano i cannoli <i>esportazione</I>, glassati all&#8217;interno di cioccolata, in modo che la ricotta non inumidisse la cialda, durante il viaggio di ritorno a Roma). Maria, la moglie, preparava una frittata di <i>neonate</I>, gli avanotti, un piatto squisito. Poi, nel salotto arredato con pezzi liberty, che gli aveva suggerito di comprare Enzo Sellerio, Sciascia faceva un breve riassunto del romanzo su cui stava lavorando. Leonardo ha scritto quasi tutti i suoi libri a Racalmuto, d&#8217;estate, dopo averne elaborato la trama durante l&#8217;inverno, senza prendere un appunto.<br />
Solo dopo che la conversazione era avviata, Sciascia si permetteva qualche commento. Sempre gentilissimo, sempre sorridente, negli ultimi anni ripeteva la stessa domanda: «E Scalfari che dice?». Ma sembrava che non ascoltasse la risposta e che ne intuisse già il contenuto. I rapporti tra i due  &#8211; da lontano, perché credo che non si vedessero mai – e con la Repubblica in genere erano diventati tesi con l&#8217;affare Moro, e pessimi ancora più tardi. Ma non ho mai sentito Leonardo fare un&#8217;osservazione che non fosse civile. Diceva solo: «Che peccato, perché lui potrebbe&#8230;invece&#8230;». Continuandomi a trattare con inalterata cortesia.</p>
<p>(Stefano Malatesta, <i>La Repubblica</I>, 21 novembre 1989)</p>
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<title><![CDATA[Un onorevole siciliano]]></title>
<link>http://minimaetmoralia.wordpress.com/2009/11/20/un-onorevole-siciliano/</link>
<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 09:23:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>leogrande</dc:creator>
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<description><![CDATA[Questo articolo è apprso sul Riformista. di Alessandro Leogrande Nell&#8217;arco dei quattro anni in]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p align="justify">
<i> Questo articolo è apprso sul </I>Riformista.<br />
di <a href="http://www.minimumfax.com/Persona.asp?Personaid=511"><b>Alessandro Leogrande</B></a></p>
<p><a href="http://minimaetmoralia.wordpress.com/files/2009/11/sciasciacam.jpg"><img src="http://minimaetmoralia.wordpress.com/files/2009/11/sciasciacam.jpg" alt="" title="sciasciacam" width="160" height="215" class="alignleft size-full wp-image-1181" /></a>Nell&#8217;arco dei quattro anni in cui fu deputato radicale, dal 1979 fino al 1983, Leonardo Sciascia tenne in aula, tra interrogazioni e interpellanze, undici interventi. I testi erano stati già raccolti, insieme alla trascrizione di alcune interviste concesse a Radio radicale e ad altri scritti, in un libro curato da Lanfranco Palazzolo per le edizioni Kaos: <a href="http://www.ibs.it/code/9788879531283/palazzolo-lanfranco/leonardo-sciascia-deputato-radicale.html" target="_Blank"><i>Leonardo Sciascia deputato radicale</I></a>. I soli testi «parlamentari», insieme alla relazione di minoranza redatta per la Commissione d&#8217;inchiesta sul caso Moro, vengono ora riproposti in un agile volumetto Bompiani, <a href="http://www.ibs.it/code/9788845263514/camilleri-andrea/onorevole-siciliano-le-interpellanze.html" target="_blank"><i>Un onorevole siciliano</I></a>, con introduzione e commento di Andrea Camilleri.<br />
Nel ventennale della morte, questi interventi tenuti a Montecitorio offrono più di uno spunto di riflessione sul confine «civile» dell&#8217;attività più strettamente letteraria del grande scrittore siciliano. Come scrive Camilleri, Sciascia è stato sempre stato «un politico», sia quando ha scritto romanzi e racconti, sia quando ha scritto articoli che hanno fatto infuriare il dibattito pubblico, sia quando è stato consigliere comunale a Palermo, come indipendente nel Pci, o appunto parlamentare radicale. E da letterato che scruta la società siciliana e italiana (o da intellettuale «illuminista» che utilizza l&#8217;arma letteraria) si è sempre prodigato, come scrisse su <i>Tuttolibri</I> nel &#8216;79, per realizzare una «salutare confusione» tra etica e politica.<br />
Perché Sciascia andò in Parlamento? Secondo Camilleri per prendere parte dall&#8217;interno alla Commissione di inchiesta parlamentare sul sequestro e l&#8217;assassinio di Moro, dopo aver scritto pochi mesi prima <a href="http://www.ibs.it/code/9788838924002/sciascia-leonardo/affaire-moro.html" target="_blank"><i>L&#8217;affaire Moro</I></a>. Ma forse c&#8217;era anche una motivazione più profonda, come dirà egli stesso in un&#8217;intervista concessa a Marcelle Padovani: contribuire nel proprio piccolo a «rompere i compromessi e le compromissioni, i giochi delle parti, le mafie, gli intrallazzi, i silenzi, le omertà». E farlo nelle file dell&#8217;unico partito che al momento lo consentiva, il partito radicale.<br />
<!--more-->Profondamente deluso, quattro anni dopo Sciascia avrebbe lasciato la Camera con un senso di liberazione. Tuttavia nel corso della legislatura intervenne su tutte le questioni più calde: la lotta alla mafia, le restrizioni delle libertà civili e la concessione di maggiori poteri alle forze di polizia, il caso Pecorelli, il caso Donat-Cattin e il coinvolgimento di Cossiga, lo scandalo della ricostruzione del Belice, le presunte violenze subite dai terroristi detenuti, l&#8217;omicidio del magistrato Ciaccio Montalto a Trapani&#8230; Parafrasando il giudizio di Camilleri, potrebbero definirsi tutti interventi politici, ma di un <i>impolitico</I>, di un marziano capitato nel cuore del potere legislativo.<br />
<a href="http://minimaetmoralia.wordpress.com/files/2009/11/sciascia2.jpg"><img src="http://minimaetmoralia.wordpress.com/files/2009/11/sciascia2.jpg" alt="" title="sciascia2" width="230" height="169" class="alignright size-full wp-image-1182" /></a>Sciascia parla sempre concisamente, va subito al dunque, spesso cita libri e romanzi nel bel mezzo dell&#8217;analisi dell&#8217;infuocata quotidianità politica. I testi delle sue interpellanze e interrogazioni sembrano quasi oscillare tra due fuochi: un riformismo volterriano che si fa via via più pessimista, in un paese castale, violento, irriformabile; e una tensione alla straniamento quasi pasoliniana.<br />
Alcuni discorsi sono talmente sciasciani che meritano di essere citati per esteso. Ad esempio, intervenendo sulle misure urgenti per la tutela dell&#8217;ordine democratico, dice: «Una delle cose che più mi sgomentano in questa mia breve esperienza parlamentare è la constatazione di una doppiezza tra il dire e il fare e tra il dire e il dire, che si realizza in scarti minimi di tempo e di spazio, cioè tra questa aula e il cosiddetto transatlantico: tra quello che si dice e si fa in quest&#8217;aula e quello che si dice prima di entrarvi o appena usciti». O, altrove, quando prende la parola per parlare di mafia e si dice a favore di nuove forme di controllo sugli illeciti arricchimenti, afferma: «Questa proposta va benissimo, ma bisogna allargarla, estenderla; il controllo, cioè, deve estendersi anche a noi, che stiamo su questi banchi».<br />
In giorni in cui si discute della reintroduzione dell&#8217;immunità parlamentare, paiono davvero le parole di un alieno. Così come aliena appariva allora, a proposito della lotta alla mafia e al terrorismo, la continua riproposizione del principio secondo cui mai e poi mai lo Stato avrebbe dovuto smarrire il diritto e presentarsi come mera forza.<br />
Per Sciascia, alla fine dei cupi anni settanta, e dopo la tragedia del caso Moro, non è il paese a essere ingovernabile, bensì le sue classi dirigenti, la sua cappa politica che ha colonizzato le istituzioni. Le sue interpellanze parlamentari andrebbero rilette insieme alle raccolte di articoli e riflessioni <i>Nero su nero</I> e <i>A futura memoria</I>. Costituiscono quasi le due facce della medaglia di una medesima analisi, i due volti di un pessimismo lucido in un paese offuscato.<br />
Tuttavia, nel ventennale della sua morte, il ricordo della sua parentesi parlamentare favorisce anche un&#8217;altra riflessione. Sarebbe possibile oggi, per un epigono di Sciascia, trovare il medesimo ascolto in un aula parlamentare? In quell&#8217;Italia, Sciascia poteva essere politicamente iperminoritario, ma era ancora ascoltato. Oggi l&#8217;interlocuzione tra intellettuali e politica è totalmente saltata. Indipendentemente dall&#8217;autorevolezza dei primi, è la seconda a essersi completamente trasformata. Mutato il canone del dibattito pubblico e i criteri della rappresentanza politica, la critica illuministica – cui Sciascia ancora credeva – non ha più via d&#8217;accesso alla critica del Palazzo. O è inascoltata o si riproduce in farsa. Per cui leggere gli interventi parlamentari di Sciascia è come recuperare, a ogni pagina, un reperto archeologico. A essere sciasciani fino in fondo, si potrebbe dire che quel tentativo di interlocuzione è la nostra preistoria.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Autoritratto dal labirinto]]></title>
<link>http://ritrattidallabirinto.wordpress.com/2009/11/19/autoritratto/</link>
<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 10:32:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>ritrattidallabirinto</dc:creator>
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<description><![CDATA[]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://ritrattidallabirinto.wordpress.com/files/2009/11/43.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-114" title="Cristiano Peluso" src="http://ritrattidallabirinto.wordpress.com/files/2009/11/43.jpg?w=300" alt="" width="300" height="217" /></a><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/B7US_eTmnXU&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/B7US_eTmnXU&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Sud Est]]></title>
<link>http://democraticallyspeaking.wordpress.com/2009/11/18/sud-est/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 18:20:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>elianigris</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ieri sono stato alla bellissima mostra del fotografo americano Steve McCurry, allestita al &#8220;Pa]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Ieri sono stato alla bellissima <a href="http://www.stevemccurrymilano.it/index.php">mostra</a> del fotografo americano Steve McCurry, allestita al &#8220;Palazzo della Ragione&#8221;, in Piazza Mercanti a Milano.</p>
<blockquote><p>La mostra propone un&#8217;eccezionale raccolta di oltre 240 scatti che accompagnano il visitatore in un racconto che si snoda in un percorso dove volti, colori, paesaggi e luci, pervasi da una magica atmosfera, segnano l&#8217;identità di paesi come l&#8217;Afghanistan, l&#8217;India, il Tibet, la Birmania, colti attraverso l&#8217;obiettivo di uno dei maestri del fotogiornalismo, premiato già due volte con il World Press Photo Awards, il premio Nobel della fotografia.<br />
La mostra è la narrazione del viaggio silenzioso che Steve McCurry ha più volte intrapreso nel Sud e nell&#8217;Est del mondo dove si è trasformato in osservatore per renderci testimoni di luoghi che sembrano non incrociare il nostro sguardo.</p></blockquote>
<p>La mostra, che ha giustamente ricevuto <a href="http://www3.lastampa.it/arte/sezioni/mostra-della-settimana/articolo/lstp/88971/">ottime recensioni</a>, offre un numero ampissimo di fotografie (quasi troppe, tanto che alla fine si esce abbastanza stanchi). Tra gli oltre 240 scatti, allestiti in maniera originale, bella, intrigante, intelligente, l&#8217;osservatore ha quasi paura di perdersene qualcuna in questa sorta di labirinto, che da` l&#8217;impressione, talvolta, di essere in una stanza piena di specchi. Percio` oltre all&#8217;ottima qualita` delle opere c&#8217;e` un fantastico allestimento, tanto che l&#8217;insieme delle fotografie e` probabilmente la cosa piu` affascinante dell&#8217;intera mostra, la ricchezza nelle immagini nel loro insieme lascia spesso senza fiato.</p>
<blockquote><p>Non c’è forse luogo meno adatto a mostre di fotografia del Palazzo della Ragione, ma in questo caso Peter Bottazzi, che ha curato l’allestimento, ha fatto un vero miracolo, costruendo un percorso labirintico in cui le immagini compaiono nella penombra e sembrano quasi light-box («ma come fanno a essere illuminate così bene?» chiedeva ammirata una visitatrice) che esaltano ancor più il colore, punto di forza, assieme alla sapienza compositiva, delle immagini di McCurry.</p></blockquote>
<p><img class="alignnone" title="Sharbat Gula" src="http://codedvariable.com/wp-content/uploads/2009/08/SharbatGula.png" alt="" width="480" height="426" /><img class="alignright" src="http://silkandmemento.com/wp-content/uploads/2009/09/steve_mccurry_pakistan-sm.jpg" alt="" width="500" height="734" /></p>
<p>Nella foto di questa fanciulla afghana (in alto) scattata nel 1984, il pezzo piu` pregiato dell&#8217;esposizione, ho visto l&#8217;odierna <a href="http://scuole.provincia.ps.it/sm.gaudiano.pesaro/images/mona.jpg">Monna Lisa</a>, mentre l&#8217;altra opera acclamata, quella dell&#8217;altra ragazza velata (in basso) scattata nel 2002, mi ha subito ricordato la &#8220;<a href="http://www.webitalianet.it/fotografie/foto%20artisti/vergine%20annunziata.jpg">Vergine Annunciata</a>&#8221; di Antonello da Messina.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Alessandro Innaro - Videoritratto]]></title>
<link>http://ritrattidallabirinto.wordpress.com/2009/11/18/alessandro-innaro/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 12:10:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>ritrattidallabirinto</dc:creator>
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<description><![CDATA[]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://ritrattidallabirinto.wordpress.com/files/2009/11/39.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-110" title="Alessandro Innaro - Epo - Ritratto Cristiano e il Minotauro" src="http://ritrattidallabirinto.wordpress.com/files/2009/11/39.jpg?w=300" alt="" width="300" height="180" /></a></p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/YA6waKpdKRA&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/YA6waKpdKRA&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Valentina Lupi - Videoritratto]]></title>
<link>http://ritrattidallabirinto.wordpress.com/2009/11/18/valentina-lupi-videoritratto/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 09:41:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>ritrattidallabirinto</dc:creator>
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<description><![CDATA[]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://ritrattidallabirinto.wordpress.com/files/2009/11/27.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-107" title="valentina lupi - videoritratto" src="http://ritrattidallabirinto.wordpress.com/files/2009/11/27.jpg?w=300" alt="" width="300" height="193" /></a></p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/kwCmeKZjw2w&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/kwCmeKZjw2w&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Antonietta Gravante - Videoritratto]]></title>
<link>http://ritrattidallabirinto.wordpress.com/2009/11/17/antodj/</link>
<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 12:55:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>ritrattidallabirinto</dc:creator>
<guid>http://ritrattidallabirinto.wordpress.com/2009/11/17/antodj/</guid>
<description><![CDATA[]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://ritrattidallabirinto.wordpress.com/files/2009/11/38.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-104" title="antonietta gravante - ritratti nel labirinto" src="http://ritrattidallabirinto.wordpress.com/files/2009/11/38.jpg?w=300" alt="" width="300" height="171" /></a></p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/cTszhuXyToE&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/cTszhuXyToE&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[A colloquio con Jack Kerouac]]></title>
<link>http://minimaetmoralia.wordpress.com/2009/11/16/a-colloquio-con-jack-kerouac/</link>
<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 09:34:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>Nicola Lagioia</dc:creator>
<guid>http://minimaetmoralia.wordpress.com/2009/11/16/a-colloquio-con-jack-kerouac/</guid>
<description><![CDATA[Il mio interesse per la beat generation è sempre andato di pari passo con la necessità di smitizzare]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><i>Il mio interesse per la beat generation è sempre andato di pari passo con la necessità di smitizzare il movimento, proprio a partire dal suo scrittore più noto e celebrato. Così, eccovi Arbasino che scrive del suo incontro con Jack Kerouac, avvenuto a Roma il  9 ottobre 1966.<br />
Il brano in fu pubblicato da «L’Espresso», ed è attualmente contenuto nella ricca e preziosa sezione on line del settimanale dedicata al <a href="http://temi.repubblica.it/espresso-il68/" target="_blank"><b>Sessantotto</b></a></i>.</p>
<p>di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alberto_Arbasino" TARGET="_BLANK"><b>Alberto Arbasino</b></a></p>
<p>Roma – apriamo la porta della stanza d’albergo, e quest’uomo basso con gli occhi verdi sta ronfando e ringhiando strappandosi la camicia, mostra il ventre obeso alle due ragazze salite poco fa per fotografarlo e intervistarlo. La camicia a scacchi verdi vien via, la prima cosa che mi dice è di togliermi la giacca. M’afferra la cravatta: «Io non ne porto mai, si può anche essere strangolati, con una di queste». E fa il gesto. Vorrebbe che mi togliessi la camicia. Ma per far cosa, per lottare, che non ce la fa neanche a stare in piedi? Sui tavoli, i sandwich non toccati, le birre che succhia fra un cognac e l’altro. Le ragazze fotografano. Lui fa delle corse intorno alla stanza. Non gliene importa niente se si apre la porta, non si accorge neanche se vengono dentro dei curiosi invadenti.<br />
«&#8230;Comprare automobili, sfasciare automobili, rubare automobili, fracassare automobili, prender su ragazze, far l’amore, bevute per tutta la notte, posti di jazz, orge sfrenate, posti scottanti&#8230;». Questo dice la quarta di copertina di <a href="http://www.ibs.it/code/9788804573500/kerouac-jack/sulla-strada.html" target="_blank"><b><i>Sulla strada</b></i></a>, paperback di otto anni fa, epoca ancora di jazz, non ancora di yè-yè. E subito sotto: «Questa è l’Odissea della Generazione Beat, i giovanotti frenetici e le loro donne che corrono furiosamente da New York a San Francisco, dal Mexico a New Orleans in una ricerca forsennata: di Godimenti e di Verità». E sulla copertina: «Questa è la bibbia della “generazione beat” – l’esplosivo best-seller che dice tutto sulla gioventù selvaggia d’oggidì e la sua frenetica ricerca d’Esperienze e Sensazioni». Nella prima pagina: «I barbari dello zen, ecco i rivoluzionari sfrenati, dissoluti, non violenti, assetati di Vita, Esperienza, Sensazione, Verità&#8230; Sulla strada è la loro odissea, la cronaca esplosiva del rifiuto di due giovani d’inchinarsi all’autorità, di conformarsi a una società che non possono accettare. Ecco la saga della loro selvaggia, sregolata ribellione, raccontata dall’Omero hip della Generazione beat: Jack Kerouac!».<br />
<!--more--><br />
<b>Dolci donne milanesi</B><br />
Un po’ ostile, un po’ indifeso, si butta sul letto, si rintana negli angoli. Come un infermiere ottimista, o una tata soave, Domenico Porzio gli mormora «Caro Jack, guarda quante belle visite abbiamo qui!», gli domanda «E allora, ieri sera, com’è andata a finire?», ma lui beve la sua birra allarmato, come le nonne di Albee quando sentono dire «c’è qui sotto il furgone pronto». Fa due o tre smorfie. Scatti, scatti di fotografie.<br />
Scrive il suo esegeta Seymour Krim, nella prefazione agli <a href="http://www.ibs.it/code/9788804450993/kerouac-jack/angeli-di-desolazione.html" target="_blank"><b><i>Angeli di desolazione</B></a></i>: «Ricordo bene quando a New York, alla fine degli anni quaranta, girava la voce che “un altro Thomas Wolfe, un roaring boy di nome Kerouac, mai sentito?” stava per scatenarsi sulla scena letteraria».<br />
Secondo Leslie Fiedler, «Allen Ginsberg ha addirittura inventato la leggenda di Jack Kerouac, con la collaborazione di certi fotografi di Life e delle riviste femminili, trasformando l’ex atleta della Columbia University, autore di un noioso e convenzionale Bildungsroman da nessuno ricordato, in una figura della fantasia capace di colpire l’immaginazione dei bambini ribelli con pretese letterarie, così come le corrispondenti figure un po’ più ordinarie, Elvis Presley, Marlon Brando e James Dean, emozionavano i loro coetanei meno letterati e ambiziosi». Per Alfred Kazin, «Jack Kerouac è uno scrittore molto meno dotato e intelligente di Mailer, ma nel suo recente best-seller, <i>Sulla strada</I>, si trova quella medesima solitudine d’emozioni senza oggetti di cui curarsi, quella stessa sfrenatezza di violenza verbale che, a guardare un po’ da vicino, pare innaturalmente remota dall’oggetto o dall’occasione. Kerouac, invero, scrive non tanto intorno a “cose”, ma piuttosto intorno alla ricerca di cose su cui scrivere&#8230;».</p>
<p>Sta cominciando una tirata contro gli ebrei. È una sua idea fissa. Ma subito dice: «Non sono affatto fascista». Aggiunge: «La politica falsa i valori veri della vita». Precisa: «Sono un gesuita». Un po’ in inglese affannoso, un po’ nel francese arcaico-cantilenante dei canadesi: «Sono il secondo Messia, un Gesù Bambino tutto d’oro, vado in Paradiso con la mia culla». Birra. Cognac. «Miller ha copiato tutto da Céline. Il vero genio tutto originale è Burroughs, che è mio amico. Ma lo sappiamo solo io e Anaïs Nin, che Henry Miller ha copiato tutto da Céline». Gli dico che se ne sono accorti in parecchi. Viene lì col pugno. Poi ride.<br />
Si sa che la bohème americana degli anni venti era una fuga dai villaggi provinciali e ipocriti del Middle West verso le corride e i cubismi della vecchia Europa latina e sdata, ma carica di miti chic. Negli anni Trenta? La bohème americana era radicale, combatteva in favore di tante Cause, faceva del marxismo passionale insieme a un marxismo un po’ trotzkista, e si lasciava fiaccare dai Complessi a causa di un salotto troppo elegante o di un matrimonio tutto sommato felice. «La bohème degli anni Cinquanta» dice Norman Podhoretz «è tutta un’altra faccenda. È ostile alla civiltà; venera il primitivismo, l’istinto, l’energia, il “sangue”. Nella misura in cui possiede interessi intellettuali, vanno tutti per dottrine mistiche, filosofie irrazionali, e un reichianesimo di sinistra. La sola arte frequentata dalla nuova bohème è il jazz, specialmente del tipo cool».</p>
<p>In quanto al reichianesimo, la sa lunga ancora Fiedler. «È Wilhelm Reich che muove i giovani col suo gusto per il magico, e la sua insistenza sulla piena genitalità come scopo finale dell’uomo.<br />
Il culto dell’orgasmo sviluppato in suo nome ha fatto molti proseliti negli anni recenti, perfino tra i membri delle generazioni dei Quaranta e dei Cinquanta, vicini alla mezz’età e delusi dal marxismo e freudismo ortodossi. Isaac Rosenfeld, Saul Bellow, Paul Goodman, e specialmente Norman Mailer, cercano di vivere una seconda gioventù, menopausale&#8230; Ma ci sono segni dunque che la celebrazione della “piena genitalità” ormai dèmodée continuerà a esistere solo a un livello middle-brown-bambinesco, in romanzi e film sempre più ovvii, derivati, via Jack Kerouac, dall’ultima folle efflorescenza del sogno del sesso utopistico&#8230;».<br />
Ieri sera aveva detto a Porzio: in Italia vorrei visitare soprattutto Pavia, Padova, Bologna. E anche: il miglior poeta italiano è Gregory Corso. Adesso gli frughiamo nel taccuino, e troviamo scritto: «Se l’Italia deve diventare la custode della chiesa, secondo la profezia, che cominci subito». «Garibaldi ha freddo, il cavallo è scoperto». «Raffaello, così languido». «Te la ricorderai, una ragazzina un pò maschile di Roma?» E a Milano, dopo un incontro di traduttori: «Dolci donne milanesi con amanti crudeli».</p>
<p><b>Pazzi da vivere</B><br />
Parecchi anni fa, in un saggio molto celebre, Philip Rahv ha stabilito una differenza fra gli scrittori americani “pellirosse” e quelli “visi pallidi”, ormai insegnata nelle scuole come da noi quella fra classici e romantici. Il viso pallido è colto, patrizio, bostoniano, simbolista, religioso, irreale, pedante, snob: Henry James, Melville, Hawthorne, Edith Wharton, Emily Dickinson, Salinger. Il pellerossa è ordinario, sanguigno, maleducato, realistico, emotivo, spontaneo, tutto-esperienza e anche come-viene-viene: Whitman, Twain, Dreiser, Anderson, Wolfe, Sandburg, Caldwell, Steinbeck.<br />
Gli chiedo cos’è lui. Risponde: tutte cretinerie. Gli chiedo cos’è Burroughs. Per poco non mi picchia. Non riesco proprio a capire una cosa: la parola d’ordine beat era “cool”, cioè freddo, immobile, distaccato. Però scrivevano (Kerouac) cose tipo «noi pazzi, pazzi di vivere, pazzi di parlare, pazzi di farci salvare, avidi di ogni cosa nello stesso tempo, noi che mai sbadigliamo o diciamo un luogo comune, ma bruciamo, bruciamo, bruciamo come favolose candele romane gialle che esplodono come ragnatele fra le stesse e in mezzo si vede esplodere la luce centrale blu, e tutti gridano “aaahhuuu!”». Questa prosa è calda bollente, chi l’ha scritta senza rileggerla aveva la temperatura alta, altro che cool! Bisognerebbe proprio farsi spiegare questa cosa.<br />
Ma lui corre intorno alla stanza e fa il cavallino, ha rimesso su la camicia ma spinge in fuori la grossa pancia, canta abbandonato e felice delle filastrocche arabe o indiane &#8211; o iraniane? lo dice, ma non s’è capito &#8211; beve la sua birra, rifiuta il pezzo di pane e non gli si può andar vicini non per i pugni ma per l’alito.<br />
«Ancora un giorno a Roma!» fa, sinceramente angosciato, quando gli annunciano che la partenza per Napoli è domani e non oggi. E rifà subito un incontro di pugni, come una volta che è andato con Ginsberg a trovare Mailer, e Mailer li ha accolti coi pugni pronti tipo Hemingway, e allora Ginsberg si è tirato giù i calzoni, gli ha detto «guarda qui!». E aggiunge su Hemingway che non ha mai avuto voglia di leggerlo, perché «vuol far troppo il Grande &#38; Semplice». E precisa su Ginsberg che certe volte, attualmente più no che sì, è un grande poeta e detesta gli ebrei anche se è ebreo lui stesso.<br />
Deve aver letto qualcuno di quei libri antisemitici che circolavano anche da noi tanti anni fa. Ci torna sopra continuamente: una ragazza ebrea ha sposato un suo amico «per prendergli il nome»; e subito gli ha detto «manda fuori di casa quei tuoi amici mascalzoni». E anche Kafka ha rubato tutto da Dostoievskij; e Einstein da uno scienziato polacco: perché gli ebrei vogliono solo portar via tutto a tutti. Aizzano anche i negri contro i bianchi, per poi approfittarsene.<br />
Questi autori americani sono molto diversi dai nostri; e quelli alcolici, tutti uguali fra di loro. Cerco d’immaginare delle analogie, quando racconta: per esempio, io con Sanguineti oppure con Testori, che andiamo a trovare Ottieri oppure La Capria, e lì invece di parlare del Gruppo 63 ci tiriamo dei pugni per giocare, e a un tratto giù i calzoni, e poi fuori le bottiglie, e poi giocare a dadi nell’alba con Parise&#8230;<br />
Ma lui dagli ebrei sta facendo dei va-e-vieni continui con la filologia e l’onomastica: spiega le origini dei nomi della sua famiglia, Indiani e Cornovaglia, col gusto e la curiosità etimologica di Roberto Longhi. Sua madre si chiama L’Evéque, nome predestinato&#8230; ma ricade subito: nomi come Ferlinghetti o Alberghetti non possono essere che ebrei, perché finiscono in “ghetti”.<br />
Forse lui non è Kerouac. Forse si tratta di un allegro ubriacone della Bowery che ha sentito in un bar il vero Kerouac raccontare di questo viaggio offerto da un editore italiano, e si è offerto di venire al suo posto. Il vero Kerouac pare un tipo di parecchie letture. Può fare dei paragoni indecenti fra se stesso e Proust: «Scriviamo tutt’e due le nostre autobiografie, in parecchi volumi: la differenza è che lui rielaborava dopo, in un letto di malato, mentre io scrivo mentre vivo» (lasciandosi dunque sfuggire la parte fondamentale, “critica”, del lavoro di un meraviglioso artificiere, nient’affatto naïf; e badando solo ai materiali deperibili, non già al Congegno che è l’unica cosa che conta). Però fa diverse citazioni appropriate di classici moderni: perfino Mario e il Mago.</p>
<p><b>Il formaggio con le mele</B><br />
Questo qui invece non sa mica tante cose. Wilson, Kazin, Trilling, sì: i tre grandi critici gli vanno bene.<br />
Però non gli viene in mente una storia famosa: Ginsberg allievo di Trilling alla Columbia, salvato da lui dalla prigione, oggetto della compassione curiosa di sua moglie, e poi protagonista dell’unico buon racconto di Trilling stesso. Dice: conosco tutti! E fa tanti nomi. Tutta gente che tutti conosciamo, del resto. E un motto di Auden potrebbe anche esser vero. Mangiava una mela su un sofà. E lui: «Buona col formaggio!». E Auden: «Col formaggio non è buono niente!». Possibile: Auden, vecchio topone, pur di non parlare di letteratura va incontro a qualunque leggerezza. Però poi imita Truman Capote, e qui fa una voce da basso, mentre Capote è tutto un falsetto. Forse non è il vero Kerouac. È un allegrone venuto al suo posto: uno scrittore sia pure degli anni Cinquanta non si conforma ai modelli Bowery per la sua rappresentazione alcolica. Generalmente ha modelli migliori. Questo ripete troppo «sono un gesuita»; poi aggiunge che non accetta dogmi, crede solo alla sua verità interiore, si dà alcune azzeccate definizioni di luteranesimo; ma poi soggiunge che no, è gnosticismo (un quarto d’ora per trovare la parola).<br />
Ma forse invece lo è. Ha comprato tanti rosari per la sua mamma; e si sa che quando il vero Kerouac scrive della mamma, De Amicis al confronto diventa Pascal. Che imbarazzo, certe elegie sulla mamma patetica che rammenda le calze rotte del figlio tornato tardi, con aghi e ditali di tanti anni fa, e poi si alza per preparare sospirando delle minestrine che costano poco però tanto buone&#8230;<br />
Forse lo è. Butta là, riattaccandosi alle questioni di prima, un «Henry James non è affatto cool, è cool William James», e se gli obbietto che Henry è un pesce freddo, in fondo gli va bene. Non ha dormito, vorremmo andar via tutti, ma non ci lascia, s’inalbera. In francese, in inglese, con qualche parola di spagnolo: «Solo Burroughs è tutto originale!». Salutiamo. Non vuole. Gioca con un rosario. Cosa pensa dei nostri beat capelloni d’adesso? «Ho quarantaquattro anni, sono troppo vecchio perché m’importi di quello che può fare un branco di giovani stupidi bohemians». Che sia davvero Kerouac? L’ostilità è cessata, pare ansioso. «Pellirosse e visi pallidi sono stupidaggini, cool significa “fermo”, come quando sta per arrivare la polizia; la verità sta nella spontaneità. È la prova del fuoco: come per i gladiatori nel circo. Il lettore o la lettrice “partecipano” solo se quello che scrivo è “sentito”, con eccitazione. Dunque scrivo solo quello che scrivo profondamente». Se lo sentisse Flaubert!&#8230; Forse è Kerouac: i suoi libri sono scritti proprio così. Ma odia qualcuno? Tutto sommato no: è una furia inoffensiva. Ogni volta che gli si butta lì un nome, alla fine vengono fuori delle mitezze..</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[quindici novembre/iii]]></title>
<link>http://undicesimo.wordpress.com/2009/11/15/quindici-novembre-iii/</link>
<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 16:36:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>omina bufa</dc:creator>
<guid>http://undicesimo.wordpress.com/2009/11/15/quindici-novembre-iii/</guid>
<description><![CDATA[&#8220;saluti da rimini&#8221;]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://i35.tinypic.com/t9jjmd.jpg" alt="" /></p>
<p>&#8220;saluti da rimini&#8221;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[OPERE IN CONCLUSIONE di Villa Dominica Balbinot]]></title>
<link>http://viadellebelledonne.wordpress.com/2009/11/15/opere-in-conclusione/</link>
<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 23:01:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>domaccia</dc:creator>
<guid>http://viadellebelledonne.wordpress.com/2009/11/15/opere-in-conclusione/</guid>
<description><![CDATA[Accanto a un gruppo nutrito di quelle che ho definito &#8220;OPERE IN CONCLUSIONE&#8221;. &#8211; ch]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Accanto a un gruppo nutrito di quelle che ho definito &#8220;OPERE IN CONCLUSIONE&#8221;. &#8211; ch]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Nuovi videoritratti dal blog ritrattidallabirinto.wordpress.com]]></title>
<link>http://cristianoeilminotauro.wordpress.com/2009/11/14/nuovi-videoritratti-dal-blog-ritrattidallabirinto-wordpress-com/</link>
<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 18:47:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>cristianoeilminotauro</dc:creator>
<guid>http://cristianoeilminotauro.wordpress.com/2009/11/14/nuovi-videoritratti-dal-blog-ritrattidallabirinto-wordpress-com/</guid>
<description><![CDATA[Continuano i videoritratti pubblicati su ritrattidallabirinto.wordpress.com Nino G. D&#8217;Attis Ch]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Continuano i videoritratti pubblicati su <a href="http://ritrattidallabirinto.wordpress.com" target="_self">ritrattidallabirinto.wordpress.com</a></p>
<p>Nino G. D&#8217;Attis</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/QTOCHA2qZ4E&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/QTOCHA2qZ4E&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>Chiara</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/_-7JawLykHM&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/_-7JawLykHM&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>&#160;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Serena nel mio labirinto]]></title>
<link>http://ritrattidallabirinto.wordpress.com/2009/11/12/serena-nel-mio-labirinto/</link>
<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 13:20:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>ritrattidallabirinto</dc:creator>
<guid>http://ritrattidallabirinto.wordpress.com/2009/11/12/serena-nel-mio-labirinto/</guid>
<description><![CDATA[]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignnone size-full wp-image-86" title="serena" src="http://ritrattidallabirinto.wordpress.com/files/2009/11/serena.jpg" alt="serena" width="419" height="619" /></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Modella nata]]></title>
<link>http://elenakphotographyblog.wordpress.com/2009/11/12/modella-nata/</link>
<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 12:04:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>elli19</dc:creator>
<guid>http://elenakphotographyblog.wordpress.com/2009/11/12/modella-nata/</guid>
<description><![CDATA[Avevo già fatto le foto al pancione della sua mamma e quindi mi ha fatto ancora più piacere fare le ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Avevo già fatto le foto al pancione della sua mamma e quindi mi ha fatto ancora più piacere fare le foto anche alla piccola Sofia! Guardate che splendore! Si divertiva e sembra quasi che si metteva in posa&#8230; Questa è un&#8217;età stupenda, perché i piccoli interagiscono e si divertono. Quanto mi piace il mio lavoro <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p><img class="aligncenter" src="http://elenakphotography.smugmug.com/Portraits/Sofia/foto-10/686988797_SCCUd-M.jpg" alt="" width="299" height="450" /></p>
<p><img class="aligncenter" src="http://elenakphotography.smugmug.com/Portraits/Sofia/foto-7/686999474_Du2MX-M.jpg" alt="" width="600" height="398" /></p>
<p><img class="aligncenter" src="http://elenakphotography.smugmug.com/Portraits/Sofia/foto-54-bn/686996733_CDi3L-M.jpg" alt="" width="299" height="450" /></p>
<p><img class="aligncenter" src="http://elenakphotography.smugmug.com/Portraits/Sofia/foto-43/686994309_JvnzW-M.jpg" alt="" width="600" height="398" /></p>
<p><img class="aligncenter" src="http://elenakphotography.smugmug.com/Portraits/Sofia/foto-25-bn/686991333_JqPoX-M.jpg" alt="" width="600" height="398" /></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[25 Stupendi Esempi Di Ritratti Tipografici]]></title>
<link>http://lorenzobergamini.wordpress.com/2009/11/11/25-stupendi-esempi-di-ritratti-tipografici/</link>
<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 18:03:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>lorenzobergamini</dc:creator>
<guid>http://lorenzobergamini.wordpress.com/2009/11/11/25-stupendi-esempi-di-ritratti-tipografici/</guid>
<description><![CDATA[Il Carattere Tipografico è uno dei più importanti attrezzi per il disegno creativo. Il Carattere Tip]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><span style="font-family:verdana,geneva;"><span style="font-size:10pt;"> </span></span><a href="http://lorenzobergamini.myblog.it/media/00/02/848854612.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter" style="border-width:0;margin:.7em 0;" src="http://lorenzobergamini.myblog.it/media/00/02/1932658960.jpg" alt="bli-creativita-25-beautiful-examples-typography-portraits.jpg" /></a></p>
<p><span style="font-family:verdana,geneva;"><span style="font-size:10pt;">Il <em><strong>Carattere Tipografico </strong></em>è uno dei più importanti attrezzi per il disegno creativo.</span></span></p>
<p><span style="font-family:verdana,geneva;"><span style="font-size:10pt;">Il <em><strong>Carattere Tipografico</strong></em></span></span><span style="font-family:verdana,geneva;"><span style="font-size:10pt;"> lo troviamo in:</span></span></p>
<ul>
<li><span style="font-family:verdana,geneva;"><span style="font-size:10pt;">manifesti</span></span></li>
<li><span style="font-family:verdana,geneva;"><span style="font-size:10pt;">copertine di libri, periodici e quotidiani</span></span></li>
<li><span style="font-family:verdana,geneva;"><span style="font-size:10pt;">quadri</span></span></li>
<li><span style="font-family:verdana,geneva;"><span style="font-size:10pt;">logotipi</span></span></li>
<li><span style="font-family:verdana,geneva;"><span style="font-size:10pt;">imballaggi</span></span></li>
<li><span style="font-family:verdana,geneva;"><span style="font-size:10pt;">calligrafia</span></span></li>
<li><span style="font-family:verdana,geneva;"><span style="font-size:10pt;">stampa su prodotti</span></span></li>
<li><span style="font-family:verdana,geneva;"><span style="font-size:10pt;">graffiti</span></span></li>
<li><span style="font-family:verdana,geneva;"><span style="font-size:10pt;">architettura</span></span></li>
<li><span style="font-family:verdana,geneva;"><span style="font-size:10pt;">comunicazioni, lettere e reclami</span></span></li>
<li><span style="font-family:verdana,geneva;"><span style="font-size:10pt;">poster</span></span></li>
<li><span style="font-family:verdana,geneva;"><span style="font-size:10pt;">titoli</span></span></li>
<li><span style="font-family:verdana,geneva;"><span style="font-size:10pt;">ed altro ancora.</span></span></li>
</ul>
<p><span style="font-family:verdana,geneva;"><span style="font-size:10pt;">In questo articolo 25 esempi sorprendenti realizzati con <em><strong>Caratteri Tipografici</strong></em> per disegnare ritratti dove i dettagli vengono evidenziati con sfumature di colori e dimensione del carattere.</span></span></p>
<p><span style="font-family:verdana,geneva;"><span style="font-size:10pt;"><a title="25 Stupendi Esempi Di Ritratti Tipografici" href="http://www.bli.it/news-e-articoli/il-meglio-dal-web/creativita/304-25-stupendi-esempi-di-ritratti-tipografici.html" target="_blank">Leggi tutto l&#8217;articolo, guarda e fai il download di <span style="color:#ff0000;"><em><strong>25 Stupendi Esempi Di Ritratti Tipografici</strong></em></span></a>.</span></span></p>
<div class="padding"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:verdana,geneva;"><br />
</span></span></div>
</div>]]></content:encoded>
</item>

</channel>
</rss>
