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	<title>roberto-saviano &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/roberto-saviano/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "roberto-saviano"</description>
	<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 19:04:15 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[BUCCINASCO : NIENTE REGALI ALLE MAFIE ]]></title>
<link>http://rinopruiti.wordpress.com/2009/11/29/buccinasco-niente-regali-alle-mafie/</link>
<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 12:34:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>pruiti</dc:creator>
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<description><![CDATA[Di seguito l&#8217;ordine del giorno che abbiamo protocollato, come opposizioni di centro-sinistra e]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div align="justify"><font color="#000000" size="2" face="Verdana"><strong><img hspace="3" alt="" vspace="3" align="left" src="http://www.rinopruiti.it/public/niente_regali.jpg" /></strong>Di seguito l&#8217;ordine del giorno che abbiamo protocollato, come opposizioni di centro-sinistra e in nome e per conto di tanti Cittadini e Associazioni. La mozione dovrebbe essere discussa e votata al prossimo Consiglio comunale di Buccinasco.</font></div>
<p><!--more--></p>
<div align="justify"><font color="#000000" size="2" face="Verdana"><br /><strong>IL CONSIGLIO COMINALE DI BUCCINASCO</strong>, </font><font color="#000000" size="2" face="Verdana">Visto:</font></div>
<div align="justify"><font face="Verdana"></font><font size="2"></font><font color="#000000"><span>·<span>         </span></span>la legge del 7 marzo 1996 n. 109 “Disposizioni in materia di gestione dei beni sequestrati e confiscati” e l’art. 2-undecies – comma 2 della legge 575/65 in materia di “Disposizioni contro la mafia” che escludono la possibilità di vendita dei beni confiscati prevedendone l’esclusivo utilizzo a fini sociali direttamente da parte dello Stato o di soggetti del terzo settore;</font></div>
<div align="justify"><font face="Verdana"></font><font size="2"></font><font color="#000000"><span><br />·<span>         </span></span>la proposta di modifica n. 2.3000 testo 3 al DDL 1790 per la finanziaria 2010 approvata dal Senato in data 13 novembre 2009;</font></div>
<div align="justify"><font face="Verdana"></font><font size="2"></font><font color="#000000"><span><br />·<span>         </span></span>in particolare l’art. 2, comma 18-sexiesvicies, che prevede l’introduzione della <strong>possibilità di vendita dei beni confiscati alle mafie</strong>;</font></div>
<div align="justify"><font face="Verdana"></font><font size="2"></font><font color="#000000"><span><br />·<span>         </span></span>l’elevato rischio che in tutti i territori ad alta infiltrazione mafiosa la vendita di un bene confiscato non significhi altro che una nuova possibilità di acquisto da parte dei precedenti proprietari;</font></div>
<div align="justify"><font face="Verdana"></font><font size="2"></font><font color="#000000"><span><br />·<span>         </span></span>la necessità di incrementare gli sforzi nella lotta alla criminalità organizzata e alle mafie che operano nel territorio del nostro Paese;</font></div>
<div align="justify"><font face="Verdana"></font><font size="2"></font><font color="#000000"><span><br />·<span>         </span></span>l’importanza di sottrarre in modo definitivo e certo alle organizzazioni criminali gli ingenti patrimoni accumulati grazie alle attività illecite;</font></div>
<div align="justify"><font face="Verdana"></font><font size="2"></font><font color="#000000"><span><br />·<span>         </span></span>la portata simbolica di vedere beni confiscati utilizzati a fini sociali, culturali, aggregativi a disposizione dell’intera cittadinanza del territorio in cui risulta ubicato il bene;</font></div>
<div align="justify"><font color="#000000" size="2" face="Verdana"><br /><strong>esprime la propria preoccupazione che l’introduzione di tale norma possa essere fonte di assoluta incertezza nell’utilizzo dei beni confiscati ed essere quindi un elemento di indebolimento nella lotta alla criminalità organizzata</strong>;</p>
<p></font><font color="#000000" size="2" face="Verdana"><strong>esprime quindi il proprio auspicio perché il Parlamento sappia trovare le modalità con cui sostenere e facilitare la trasformazione dei beni confiscati, come oggi faticosamente sta avvenendo grazie all’applicazione della legge 109/96, in segni tangibili di legalità e giustizia</strong>.</font></div>
<div align="justify"><font color="#000000" size="2" face="Verdana"> </font></div>
<div align="justify"><font color="#000000" size="2" face="Verdana"><strong>Chiede</strong></font></div>
<div align="justify"><font color="#000000" size="2" face="Verdana">Al Parlamento e in particolare alla Camera dei Deputati di ritirare il suddetto emendamento che verrebbe a compromettere in maniera rilevante l’impianto legislativo di contrasto alla mafia che ha nella confisca dei beni e nel loro utilizzo a scopi sociali uno degli strumenti più efficaci di lotta alla criminalità organizzata.</font></div>
<div align="justify"><font color="#000000" size="2" face="Verdana"> </font></div>
<div align="justify"><font color="#000000" size="2" face="Verdana"><strong>Chiede</strong></font></div>
<div align="justify"><font color="#000000" size="2" face="Verdana"><strong>Altresì di potenziare l’applicazione della legge 109/96 istituendo l’agenzia per i beni confiscati</strong>.</font></div>
<div align="justify"><font color="#000000" size="2" face="Verdana"> </font></div>
<div align="justify"><font color="#000000" size="2" face="Verdana"><strong>Chiede</strong></font></div>
<div align="justify"><font color="#000000" size="2" face="Verdana">Al Presidente del Consiglio Comunale di trasmettere il testo dell’ordine del giorno al Presidente della Repubblica, ai Presidenti delle due Camere, al Presidente del Consiglio dei Ministri.</font></div>
<div align="justify"><font color="#000000" size="2" face="Verdana"> </font></div>
<div align="justify"><font color="#000000" size="2" face="Verdana">I GRUPPI CONSILIARI<br /></font><font color="#000000" size="2" face="Verdana"><strong>PD</strong> – <strong>PRC</strong> – <strong>UNITI PER BUCCINASCO</strong> (Verdi + Idv)</font></div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La Piovra 11]]></title>
<link>http://leoman3000.wordpress.com/2009/11/28/la-piovra-11/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 17:02:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>leoman3000</dc:creator>
<guid>http://leoman3000.wordpress.com/2009/11/28/la-piovra-11/</guid>
<description><![CDATA[Riassunto delle puntate precedenti. &#8220;La Piovra&#8221; era uno sceneggiato televisivo, diviso i]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/y3a97VDuxm0&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/y3a97VDuxm0&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span>Riassunto delle puntate precedenti. &#8220;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_Piovra_(fiction_televisiva)">La Piovra</a>&#8221; era uno sceneggiato televisivo, diviso in 10 serie trasmesse tra il 1984 e il 2001, che seguiva da vicino le cronache (romanzate) della mafia siciliana (il titolo stesso, infatti, lasciava intedere la tentacolarità dell&#8217;organizzazione) e di chi cercava di ostacolarne le operazioni, mettendo in pericolo la propria vita e quella dei cari. La fiction, seguitissima (punte anche di 14 milioni di spettatori), ha avuto come protagonisti &#8211; tra gli altri &#8211; Michele Placido, Vittorio Mezzogiorno e Raoul Bova, nonché un cattivissimo Remo Girone nei panni del colluso Tano Cariddi. Per chi ha vissuto la televisione di quegli anni, &#8220;La Piovra&#8221; era un appuntamento fisso, capace di mostrare nel dettaglio, tramite una sceneggiatura comprensibile ed intrigante, quanto di tragico potesse gravitare attorno a quel mondo.</p>
<p>Cronaca di oggi. &#8220;Libero&#8221; e &#8220;Il Giornale&#8221;, testate vicine al Presidente del Consiglio, lasciano nuovamente trapelare delle supposizioni, già anticipate nelle precedenti uscite: un avviso di garanzia potrebbe essere recapitato al Capo del Governo da un giorno all&#8217;altro per un presunto coinvolgimento <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/mafia_berlusconi_non_e_indagato_e_lui_su_me_solo_voci_infamanti/berlusconi-delutri-procura-firenze-mafia-politica-giustizia/28-11-2009/articolo-id=402626-page=0-comments=1">con la mafia</A>. Nel quotidiano di Feltri compare un&#8217;immagine a tutta pagina del premier accompagnata dal titolo &#8220;Se questo è un mafioso&#8221;, parafrasi del romanzo di Primo Levi. L&#8217;inchiesta partirebbe da Firenze (in un attentato morirono <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_via_dei_Georgofili">5 persone nel &#8216;93</a>), coordinata, per ovvi motivi, con Palermo. Il nome del Presidente sarebbe fuoriuscito dalle dichiarazioni rilasciate da alcuni <a href="http://www.corriere.it/politica/09_novembre_25/berlusconi-avviso-garanzia-spatuzza-cosentino_49a376d4-d9a4-11de-a7cd-00144f02aabc.shtml">pentiti</a>. </p>
<p>Inizialmente, il diretto interessato ha mostrato spirito sulla questione. E alle <a href="http://www.corriere.it/politica/09_novembre_27/bonaiuti-no-avvisi-garanzia-premier_878c46d6-db86-11de-abc5-00144f02aabc.shtml">smentite</A> di portavoce ed esponenti della stessa coalizione (ma, curiosamente, non dei giornali a lui prossimi, che credono più al solito complotto della magistratura, <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/vogliono_dimostrare_che_berlusconi_e_mafioso/28-11-2009/articolo-id=402418-page=0-comments=1">coadiuvata</a> per l&#8217;occasione dai collaboratori di giustizia) si è unita la battuta &#8220;ricorsiva&#8221;: «C&#8217;è qualcuno che dice che mi sono molto occupato di mafia, a partire dal &#8216;92. È vero: sulla mafia ho raccontato molte storielle&#8230;». </p>
<p>Altre mancate conferme arrivano dalla Procura del Capoluogo toscano. Che, comunque, è tenuta al segreto d&#8217;ufficio (art. 329 c.p.p.); dunque, anche se l&#8217;indiscrezione fosse vera, sarebbe obbligata per deontologia a non far trasparire le «voci infondate e infamanti», così come bollate dal Primo Ministro. Poche ore dopo, però, il medesimo pronuncia pubblicamente <a href="http://www.corriere.it/politica/09_novembre_28/berlusconi_utri_non_indagati_firenze_50d7f4b2-dc0f-11de-abb8-00144f02aabc.shtml">questa frase</a>; una manna per la stampa, dopo parecchi silenzi: <b>«Se trovo chi ha fatto le nove serie de La Piovra e chi scrive libri sulla mafia facendoci fare brutta figura nel mondo giuro che lo strozzo»</b>. Altra ironia? Di certo da molti non gradita. </p>
<p>La prima eccezione riguarda, più marginalmente, il numero delle serie de &#8220;La Piovra&#8221; (dieci, non nove: nell&#8217;episodio finale Cariddi si gettava tra la lava dell&#8217;Etna&#8230;). La &#8220;brutta figura nel mondo&#8221;, poi, verrebbe più dai drammatici eventi di cronaca che da qualche produzione, solitamente circoscritta al nostro territorio. Platealmente, non sono Cosa Nostra, Camorra o &#8216;Ndrangheta le sole responsabili delle figuracce: probabilmente il Cavaliere non ha visto l&#8217;ultimo spot di &#8220;<a href="http://www.youtube.com/watch?v=AdTQXFXdygE">Le Monde</a>&#8220;. Vabbé, non è da escludere che i media francesi siano già <a href="http://leoman3000.wordpress.com/2009/06/05/modus-vivendi/">insufflati</a>&#8230;</p>
<p>Per completare il quadro, le repliche <a href="http://www.corriere.it/politica/09_novembre_28/piovra_berlusconi_placido_mafia_191584ea-dc28-11de-abb8-00144f02aabc.shtml?fr=box_primopiano">non sono tardate</a>, soprattutto dagli stessi protagonisti della popolare ricostruzione della Rai. Placido, o meglio il Commissario Cattani (personaggio che interpretava nella miniserie, ucciso nella quarta edizione), sottolinea l&#8217;incoerenza nell&#8217;affermazione («&#8221;Il Capo dei Capi&#8221; è un prodotto di Canale5»), indicando, con esempi concreti, le azioni stragistiche commesse dalle cosche (gli omicidi Falcone &#8211; Borsellino su tutti: due magistrati, del resto). In effetti, anche &#8220;Gomorra&#8221;, il best-seller di Saviano incentrato sugli atti e fatti relativi alla Camorra (altra zona d&#8217;Italia, ma sempre di &#8220;cupola&#8221; si tratta), è diffuso dalla Mondadori (casa editrice di proprietà &#8211; <i>ex</i> &#8220;<a href="http://leoman3000.wordpress.com/2009/10/07/promosso-con-lodo/">lodo</a>&#8221; &#8211; della famiglia del Presidente del Consiglio). </p>
<p>Tirando le somme, pur piegati da costrizioni, minacce, ricatti come no, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=6a5aCX628po">strozzarsi da soli</a> è un po&#8217; difficile.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Donne coraggio - Anna Politkovskaja]]></title>
<link>http://frz40.wordpress.com/2009/11/28/donne-coraggio-anna-politkovskaja/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 09:40:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>frz40</dc:creator>
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<description><![CDATA[Roberto Saviano ci ha parlato di Anna Politkovskaja nella bella trasmissione su RAI tre “Dall’infern]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://frz40.wordpress.com/files/2009/11/anna_politkovskaja.jpg"><img src="http://frz40.wordpress.com/files/2009/11/anna_politkovskaja.jpg?w=201" alt="" title="anna_politkovskaja" width="201" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-2154" /></a></p>
<p>Roberto Saviano ci ha parlato di  <strong>Anna Politkovskaja</strong>  nella bella trasmissione su RAI tre “Dall’inferno alla bellezza” di cui ho trattato in altro post (l<a href="http://frz40.wordpress.com/2009/11/17/dallinferno-alla-bellezza-su-rai-tre/" target="_blank">ink</a>)</p>
<p> Anna era una giornalista russa  di 48 anni che venne assassinata da un sicario, rimasto &#8220;sconosciuto&#8221;,  il 7 ottobre 2006  nell&#8217;ascensore del suo condominio di Mosca. Ha dedicato la sua vita alla difesa dei diritti umani denunciando, in particolare,  i crimini commessi  in Cecenia. Diceva ”Vivo la mia vita e scrivo di ciò che vedo. Non scrivo mai commenti, né pareri, né opinioni</p>
<p>Annapaola Laldi pubblica ora un articolo (<a href="http://avvertenze.aduc.it/lapulce/omaggio+anna+politkovskaja+tutte+persone+oneste_16675.php" target="_blank">questo è il link</a>) dal titolo “Omaggio ad Anna Politkovskaja (e a tutte le persone oneste come lei)” scritto in occasione della presentazione del libro//DVD  <strong>Anna Politkovskaja-Il sangue e la neve</strong>, Promomusic, Bologna 2009, euro 19,50</p>
<p>E&#8217; da leggere. Io ne riporto solo quest passo:</p>
<p>Era il 2001.<br />
Arrivo al tramonto in un villaggio di montagna, Tovzeni.<br />
Cerco informazioni sui saccheggi che colpiscono tutti i paesi.<br />
Faccio domande. Chiedo.<br />
Ma nessuno mi parla. Mi evitano.<br />
Ad un tratto mi viene incontro un montanaro.<br />
Alto. Massiccio.<br />
La faccia dura: sembra scolpito con l&#8217;ascia.<br />
Si chiama Vakha Kossulev.<br />
Mi racconta che era maestro nella scuola elementare -un tempo.<br />
Mi dice &#8216;Le racconto cosa ci hanno fatto&#8217;.<br />
E mi fa strada verso una catapecchia,<br />
un fienile, o una stalla per le capre: è casa sua.<br />
Ci sediamo,<br />
mi versa una bevanda calda.<br />
Poi mi guarda,<br />
dice:<br />
&#8216;Prometta che scriverà.<br />
Se promette io parlo.<br />
Scriva che hanno fatto le loro perquisizioni, anche quassù.<br />
le chiamano zaciski: pulizie. Razzie!<br />
Hanno preso 150 persone del villaggio,<br />
le hanno caricate sui furgoni.<br />
Le hanno portate via.<br />
Per tornare a casa hanno sborsato soldi ai russi.<br />
Tutto quello che avevano. Per rivedere casa.<br />
Ma le case intanto non c&#8217;erano più:<br />
le avevano già &#8216;ripulite&#8217;.<br />
Non c&#8217;era rimasto nulla.<br />
Lo scriva&#8217;.</p>
<p>Un&#8217;altra che accetta di parlarmi<br />
È una donna di mezza età.<br />
Si chiama Markha.<br />
Tiene per mano suo figlio.<br />
Mi fanno entrare in un pollaio: è casa sua.<br />
Anche lei vuole una promessa:<br />
&#8216;Mi dica che scriverà: scriva che qui<br />
Vengono bande di russi e di ceceni, tutti insieme.<br />
Scriva che hanno fatto fuori una famiglia.<br />
Scriva che l&#8217;hanno fatto perché nel loro frigo non c&#8217;era birra.<br />
Scriva … scriva … scriva…&#8217;.<br />
[…]<br />
Pubblico tutto.<br />
Due giorni dopo la pubblicazione, un blindato russo<br />
Si ferma davanti alla catapecchia.<br />
&#8216;Sei tu Vakha Kossuiev? Quello che ha parlato con la giornalista?&#8217;<br />
Non risponde neanche.<br />
Non fa a tempo.<br />
Una raffica.<br />
E via.<br />
&#8216;Sei tu Markha, quella che ha parlato con la giornalista?&#8217;<br />
Non risponde neanche.<br />
Non fa a tempo.<br />
Una raffica.<br />
Stesi per terra: lei e il figlio.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Saviano e la «potenza vitale della scrittura», di Andrea Sartori]]></title>
<link>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/28/saviano-e-la-%c2%abpotenza-vitale-della-scrittura%c2%bb-di-andrea-sartori/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 07:00:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>andrea1sartori</dc:creator>
<guid>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/28/saviano-e-la-%c2%abpotenza-vitale-della-scrittura%c2%bb-di-andrea-sartori/</guid>
<description><![CDATA[I. Un nuovo libro? In questi mesi è stato più volte rimarcato come il secondo libro di Roberto Savia]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/files/2009/11/roberto-saviano.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-27087" title="roberto saviano" src="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/files/2009/11/roberto-saviano.jpg" alt="" width="89" height="123" /></a></p>
<p>I. <em>Un nuovo libro?</em> In questi mesi è stato più volte rimarcato come il secondo libro di Roberto Saviano – <em>La bellezza e l’inferno</em>, Milano, Mondadori, 2009 – non sia un vero e proprio libro inedito, caratterizzato da una sua organicità testuale, da un’identità compatta e riconoscibile, ma una raccolta di interventi già apparsi altrove, quasi si volesse classificare come disdicevole l’operazione editoriale in sé, alla base della pubblicazione. Se tuttavia prendessimo sul serio il pensiero espresso da Saviano nell’introduzione – «Questo libro va ai miei lettori. A chi ha reso possibile che Gomorra diventasse un testo pericoloso per certi poteri che hanno bisogno di silenzio e ombra» – ci troveremmo condotti a riflettere su una responsabilità: quella consistente nel ricambiare il gesto di scrittura dell’autore con un’attività di lettura, di appropriazione, che non renda affatto <em>La bellezza e l’inferno </em>un prodotto neutrale ed inoffensivo, ovvero schiacciato, quanto al suo significato, su delle onnipresenti logiche di consumo. Saviano scrive, e con ottimi risultati, rendendosi refrattario all’incasellamento in un genere, ma egli sembra anche dirci che c’è modo e modo di leggere. L’autore, infatti, mette in conto di porci nel «pericolo di leggere», ovvero in un pericolo analogo a quello in cui egli incorre scrivendo. Qual è dunque una logica probabile, o un senso possibile, di un testo come questo, che mette a disposizione quanto è già passato nei <em>media</em>?<!--more--> Una risposta risiede forse nel lavoro interpretativo unitario che il lettore può praticare su dei contenuti eterogenei, se non d’occasione, benché esposti in maniera tale da rivelare di volta in volta un’insospettata centralità. Un lavoro agevolato dal fatto che i differenti interventi sono ora raccolti in una singola opera, e sono quindi suscettibili d’essere messi a confronto e in relazione gli uni con gli altri, anche in maniera analitica.</p>
<p>II. <em>Dall’io a tutti</em>. Due dati preliminari balzano agli occhi, e segnano non tanto uno scarto, quanto un approfondimento rispetto all’esordio che ognuno ricorda. Innanzitutto l’autore parla decisamente in prima persona, senza preoccuparsi, come a tratti ancora accadeva in Gomorra, di dare uno spessore romanzesco e filtrato ad un io narrante. Non ci sono tante storie (anche nel senso del <em>plot</em> narrativo): chi parla è lo stesso Saviano che scrive per resistere alle minacce e alle calunnie, per provare a pensare ad un futuro, per «non disperare», per «esistere». In secondo luogo, i temi toccati includono e trascendono le vicende della camorra, e riguardano le esemplarità di alcune vite individuali e il senso della lotta, la cosiddetta economia non criminale e la guerra, le potenzialità e i limiti del sistema mediatico, la letteratura e l’arte nel loro rapporto con la verità e il potere. Dalle cose – la violenza, la sopraffazione, lo sfruttamento, ma anche la bellezza, la fiducia, la speranza – alle parole – le riflessioni sul ruolo critico dell’espressività umana, e della scrittura in particolare – lo sforzo di Saviano appare coeso, e compone, senza cadere nelle banalità risapute di certo <em>engagement</em> di facciata, la rinnovata immagine di <em>una vita</em> intellettuale impegnata nella varietà delle sue forme. Io e mondo, in altri termini, si tengono insieme sul filo dell’esperienza, ed è quest’ultima, pervicacemente inseguita dall’autore, a restituire una dimensione dello scrivere come <em>apertura</em>, anzi, come «uscire»: dalla gabbia di un’esistenza minacciata, ma anche dal «cinismo» e dal «distacco» di quel lavoro culturale e mediatico, che si incaglia nello <em>status quo</em>, nella tautologia rassegnata secondo la quale «se si ha bisogno di mostrare che tutti sono sporchi (…), allora qualsiasi cosa vale un’altra, tutto è lecito e possibile». Così facendo, tuttavia, l’io sulla scena del libro è consapevole di non essere più il portatore di una vita idiosincratica, ma di avere assunto, anche suo malgrado – secondo una paradossalità delle intenzioni su cui già una volta Truman Capote si era pronunciato – una caratura politico-sociale. Il folgorante accoglimento di <em>Gomorra</em>, scrive Saviano, ha testimoniato «che la mia vicenda era divenuta la vicenda di tutti, perché lo erano divenute le mie parole». Laddove un’esistenza individuale, con il suo portato di contingenza e particolarità, s’incrocia significativamente con un tratto di storia che parla anche ad altri, diviene possibile una trasposizione della voce propria nella voce altrui, come in altre circostanze accadde secondo Saviano a Miriam Makeba, morta a Castel Volturno dopo il suo ultimo concerto nei pressi di quella Soweto d’Italia, che è il mostro immobiliare della speculazione nostrana, il Villaggio Coppola: «Miriam Makeba è morta in Africa».</p>
<p>III. <em>Contro il misticismo mediatico</em>. Pur sapendo d’essere divenuto un simbolo – per l’opinione pubblica e i mezzi di comunicazione ed informazione – Roberto Saviano lavora sull’esattezza della conoscenza («La conoscenza è essenziale, la <em>conditio sine qua non </em>per conquistarsi il diritto al racconto»), e sul simbolismo della speranza, senza cercare l’immersione redentrice e fusionale nell’immagine di lui che i <em>media</em> inevitabilmente alimentano. Egli sta di certo nei <em>media</em> – avendo così una vita pubblica che schizofrenicamente compensa l’assenza di un’intimità sotto scorta – ma ha anche ben presente la necessità di salvaguardare la dimensione più profonda della propria individualità. Le sue paure sono le paure di un io concreto e vivo, non i timori artefatti e sofisticati di un intellettuale garantito da un sistema che incondizionatamente lo sorregge. Sono queste paure ad individuarlo come Roberto Saviano: come un uomo pervaso da un retto senso dell’onore, al punto da temere non tanto la morte, quanto «che riescano a diffamarmi, a distruggere la mia credibilità, a infangare ciò per cui mi sono speso e ho pagato», analogamente a quanto successe, tra gli altri, a don Peppino Diana, «prete ammazzato e infamato dal giorno dopo la sua morte». Di più: Saviano sa anche che il narcisismo legato alla contemplazione della propria immagine in televisione comporterebbe il pericoloso baratto del personaggio reale che egli è, con l’essere «troppo “personaggio”», ovvero la fine del suo io individuale, il non essere più «ciò che ho voluto essere». Come un agente infiltrato nei meccanismi della criminalità organizzata, Saviano deve sempre tenere a mente chi è, per non perdersi nel labirinto di menzogne sul quale intende fare luce. Questo è infatti il talento di un narratore di razza come William Trevor Vollman, per il quale l’arte è «riuscire a trasformarsi senza confondersi, esserci nelle situazioni più diverse pur restando uguale a se stessi». I <em>media</em>, d’altra parte, costituendo anch’essi un potere, danno voce indifferentemente alla lode e al biasimo, all’elevazione e allo stillicidio dei propri idoli, alla stregua di un destino a cui non si sfugge, simile a quello che sembra legare la camorra ad una terra, ad un Paese, ad un’economia, in cui tuttavia è dato preservare l’autonomia di una condotta critica e pugnace, di una misura del carattere: «nessuno sceglie il suo destino. Però può sempre scegliere la maniera in cui starci dentro». Questa maniera è ciò a cui Saviano si affida per evitare la mistica distorta di un’esistenza virtualizzata, ed essa traspare anche nella sensazione urticante che lo scrittore prova sul palco di Cannes, alla premiazione del film tratto da <em>Gomorra</em> («“che ci faccio qui?” oppure “che c’entro io con tutto questo?”»). Paradigmatica, quanto al rapporto con il diritto e con i <em>mass-media</em>, è stata secondo lo scrittore la condotta di Beppino Englaro. Una condotta tragica in senso stretto, che ha racchiuso in sé i caratteri antinomici di Creonte e di Antigone (della ragione di stato e dell’amore famigliare), e che si è concretizzata nel combattere «all’interno delle istituzioni e con le istituzioni», senza tuttavia voler «vincere con la forza del ricatto dell’immagine».</p>
<p>IV. <em>L’eco di un’insurrezione armoniosa</em>. È Albert Camus a suggerire il titolo del libro, allorché ne <em>L’uomo in rivolta </em>racconta di un tenente tedesco imprigionato in Siberia, che prestava orecchio ad una melodia che <em>egli solo </em>poteva udire, quasi essa, scrive Camus, fosse l’«eco di un’insurrezione armoniosa», il muto risuonare di «misteriose melodie e immagini crudeli della bellezza fuggita», nel cuore stesso dell’«inferno» in cui erano state «gettate». Non v’è esperienza più crudele dell’inferno, non v’è esperienza che più dell’inferno richieda all’uomo lo sforzo di una comprensione e di un gesto. Saviano intende agire però su uno specifico riquadro della relazione io-mondo in cui s’inscrive l’esperire: «mi concentro su quel che per me rimane l’esperienza più importante. La letteratura e il potere, la scrittura che diviene pericolo solo grazie a ciò che di più pericoloso esiste: il lettore (…). Nelle democrazie non è la parola in sé che fa paura ai poteri, ma quella che riesce a sfondare il muro del silenzio». La parola come rivolta, la parola accolta ed alimentata come armonia che insorge, diventano così il fulcro di un’etica della scrittura che riluce grazie al proprio valore estetico, non rinunciando all’apparentamento tra bellezza e giustizia. La letteratura può allora essere una critica capace di incidere sulla società, se mette a tema senza tentennamenti e ritrosie l’orrore del potere ovunque esso si annidi e si cristallizzi. Le democrazie secondo Saviano – che su questo punto fondamentale pare dare alla sua analisi un’impostazione foucaultiana – non sono affatto estranee all’istituzionalizzazione di un ordine del discorso in cui domini l’esclusiva ed escludente logica del potere. Anche laddove non vige la censura, infatti, «ciò che ne prende le veci è la disattenzione, l’indifferenza, il rumore di fondo del fiume di informazioni che scorrono senza avere la capacità di incidere». Potremmo dire, in altre parole, che in una democrazia come quella italiana, l’indifferenza civile e la narcosi mediatica sono le perverse forme “istituzionali” assunte da quel dispositivo di potere che è l’omertà camorristica. Che cosa può fare – deve fare – la letteratura, da questo punto di vista? Dire la verità. Per dirla, tuttavia, e perché essa venga espressa come critica dell’esistente, occorre che ci sia qualcuno disposto a pronunciarla. L’esemplarità delle esistenze individuali di cui Saviano scrive nella sezione intitolata «Uomini», ma di cui riferisce anche altrove (si pensi ad esempio a Gustaw Herling, Varlam Šalamov e ad Anna Politkovskja) sono altrettante figure di dicitori di verità, sia che essa riguardi la verità civile, politica, sociale, giornalistica, investigativa (Joe Pistone – a cui si ispira la figura cinematografica dall’agente sotto copertura Donnie Brasco – Giancarlo Siani, Enzo Biagi, Beppino Englaro, Felicia Bartolotta, madre di Peppino Impastato), sia che riguardi la verità delle risorse e dei talenti dell’essere umano in quanto tale (come nei casi del musicista Michael Petrucciani, del calciatore Lionel Messi e del pugile di Marcianise Clemente Russo). In entrambe le situazioni la verità, come la bellezza, è ciò a cui, nelle viscere dell’inferno, alcuni individui in rivolta non hanno potuto fare a meno di prestare attenzione.</p>
<p>V. <em>Parlar chiaro</em>. Nel mondo letterario antico e poi nei testi patristici, scriveva Michel Foucault, esiste dai tempi di Euripide (V sec. a. C.) la parola <em>parresia</em>, per indicare il <em>parlare chiaro</em>. Nel successivo periodo greco-romano, ad esempio in Plutarco e in Luciano, compare per derivazione il termine <em>parresiastes</em>, che denota colui che utilizza la <em>parresia</em>, cioè chi dice la verità. <em>Parresiastes</em> è ciascuna delle figure esemplari evocata da Saviano, poiché il suo dire la verità condivide con l’antecedente antico due tratti caratterizzanti: il correre un pericolo e l’esercitare una critica (M. Foucault, <em>Discorso e verità nella Grecia antica</em>, Roma, Donzelli, 1996, pp. 3-8). Decisivo è che il <em>parresiastes </em>sia «sempre meno potente della persona con cui sta parlando», poiché in caso contrario la sua parola non potrebbe essere accolta come <em>critica del potere</em>. La <em>parresia</em>, secondo Foucault, è così «un requisito del discorso pubblico», e «si esercita dunque tra cittadini in quanto individui, ed anche tra cittadini costituiti in assemblea. Anzi, è l’<em>agora</em> il luogo in cui la <em>parresia</em> più propriamente si manifesta» (<em>ivi</em>, p. 11). La <em>Bellezza e l’inferno </em>è un testo <em>parresiastico</em>, e non può essere compreso prescindendo dal contesto politico-civile italiano a cui è indirizzato, ovvero da un’idea di democrazia in cui deve vigere l’uguale diritto di parola. Esperienze democratiche ed autenticamente partecipate, esperienze di una vera democrazia possibile, divengono però in Italia soprattutto quelle del «teatro civile», il quale riesce talvolta a colmare il vuoto di verità lasciato proprio dalla politica: «Nei teatri ci si è incontrati dopo la catastrofe di tangentopoli, nei teatri si va ad ascoltare chi non può parlare in altri posti (…). Il paradosso che trova soluzione è che proprio il teatro, che è in assoluto il luogo della menzogna, della rappresentazione della finzione, divenga il luogo della verità possibile. Delle verità, quindi». Il teatro come compensazione della disertata <em>agora</em> nazionale; il teatro come «luogo che interrompe la solitudine», laddove «una verità detta in solitudine non è altro che una condanna in molta parte di questo Paese».</p>
<p>VI. <em>Critica ed exemplum</em>. La descrizione del vero che in <em>Gomorra</em> pareva serrare a maglie strette ogni spazio di emancipazione dall’ingiustizia e dal dolore, rinvia qui esplicitamente ad un senso pieno dell’essere umano, ad una fioritura potenziale della significatività umana, che trovano espressione nella “categoria” del <em>bello</em>, oltre che in quelle del diritto, e quindi della legalità, tanto più da difendere quanto più entrambe vengono di fatto revocate in dubbio. Il bello, al di fuori d’ogni retorica dottrinale, è il lato sensibile del vero, ciò che può ancora motivare gli individui a praticare uno scarto tra la forza d’uno stato di cose che sembra imporsi con la propria cieca ed inalterabile necessità, e la forza ideale d’un <em>altrimenti</em>, d’una promessa di felicità e libertà che configuri quello stato di cose diversamente. Situandosi nella medietà tra l’inferno in cui scorrono le cose, e il regno incontaminato delle idee, il bello di certe vite “finite” conferisce attrattiva e senso agli esempi narrati da Saviano: la bellezza che essi irradiano, accresce la consapevolezza cognitiva delle circostanze in cui determinate vicende d’ingiustizia si svolgono, ambendo allo stesso tempo a smuovere la coscienza di chi legge, a motivare all’indignazione. Il gesto artistico e di scrittura non si limita pertanto ad essere un fatto estetico, ma assume una specifica legalità in ambito civile, morale ed etico, incardinando, personificando, le ragioni di una critica rivolta all’esistente, nell’esemplarità contingente di una moltitudine di condotte esistenziali, che sovente rimangono non dette proprio da quella parola che s’immerge inconsapevole nel fluire della comunicazione, e si attiene ai <em>diktat</em> d’un apparato mediatico che punta alla smemoratezza, all’assenza di riflessione. «Nell’<em>exemplum</em>», scrive Paolo Costa (<em>Esemplarità e dovere</em>, in <em>La società degli individui</em>, 6, 1999/3, p. 79), «la realtà come è e come dovrebbe essere trova un punto di conciliazione insperato e inaspettato». «La cosa affascinante degli <em>exempla</em>», prosegue Costa, «è che essi continuano ad esistere anche quando dubitiamo della loro stessa possibilità; ci sorprendono come eventi inattesi che fanno segno a delle possibilità che magari non riusciamo più a rappresentarci, a difendere argomentativamente» (<em>ivi</em>, p. 82). Laddove la nostra capacità di argomentazione è sfiancata, o non riesce a farsi udire, la letteratura, al pari dell’opera d’arte, innesca quella che Costa chiama la «<em>passione per il bello</em>» (<em>ivi</em>, p. 80), il cui esserci, il cui resistere, è «alla base della forza dell’esemplarità» (<em>ibidem</em>). Una forza, tuttavia, nient’affatto unilateralmente irrazionale o privilegio esclusivo d’un individuo dotato di carisma, ma all’opposto in grado di riattivare dei potenziali sopiti o abbattuti di critica e di ragione, nella misura in cui riconosce la propria appartenenza ad una sfera pubblica, oggettiva, “di parola”, in cui la difesa del diritto, non meno dell’esercizio del linguaggio, è la strada maestra per la lotta alla prepotenza, alla brutalità, al crimine organizzato. Saviano, d’altra parte, non ha mai cessato d’essere “uomo del diritto”, ed è fuori luogo imputargli alcuna speculazione in merito al carisma e all’aura che gli sono stati attribuiti, e con cui deve piuttosto fare i conti. Alle spalle di questa valorizzazione dell’<em>exemplum</em> quale sorgente di un dovere, di una normatività, di un punto di vista critico incarnati in esistenze suscettibili d’essere imitate creativamente, v’è un retroterra filosofico – mai tematico ne <em>La bellezza e l’inferno</em> – che risale all’indagine kantiana intorno al bello e alla teoria del giudizio riflettente esposta nella <em>Critica del giudizio</em>, e più tardi rivisitata da Hannah Arendt nelle sue <em>Lectures on Kant’s Political Philosophy </em>(trad. it. <em>Teoria del giudizio politico. Lezioni sulla filosofia politica di Kant</em>, Genova, Il Nuovo Melangolo, 2005). Se il termine <em>critica</em> significa, dall’etimo greco, <em>krinein</em>, ovvero <em>distinguere</em>, <em>giudicare</em>, nel senso di <em>rovistare dentro</em>, di <em>andare a vedere nel dettaglio</em>, la postura del giudizio assunta da Saviano rinvia ad un giudizio sulla realtà sociale che non si limita ad essere «determinante» in senso kantiano. Alla forza deontologica della legalità, della normatività della legge, consistente nel determinare una realtà particolare sussumendola al di sotto delle categorie del diritto valide universalmente (ovvero in modo indifferenziato ed asettico), Saviano affianca il lavoro dello scrittore, la forza che scaturisce dalla narrazione di identità esemplari. Come nel giudizio riflettente kantiano, infatti, una vita singolare diviene portatrice, in virtù d’una sua legalità interna, immanente, in nessun modo ipostatizzata come un’entità metafisica, d’un messaggio che trascende la particolarità storica dell’individualità narrata. Le storie di «Uomini» che Saviano ci racconta, e che a torto alcuni ritengono solo edificanti, sviluppano esattamente agli occhi di tutti – in una dimensione partecipata, “sentita” – quella che Georg Simmel, sulla scia della sua reinterpretazione dell’ideale regolativo kantiano e con gusto per il paradosso, avrebbe chiamato «universalità soggettiva», o «legge individuale» (G. Simmel, <em>La legge individuale e altri saggi</em>, Parma, Pratiche, 1995). L’universalità concreta e situata dell’<em>exemplum</em>, dunque, incorpora una valenza critico-sociale, nella misura in cui porta alla luce dei «distillati di significatività umana» (P. Costa), che per il lettore sono sia vincolanti in senso morale, sia oggetto d’esperienza estetica, al di là di quegli steccati che proprio Kant per primo intese ergere tra ragione pratica e percezione artistica. Tra la realtà dell’inferno e la promessa di felicità racchiusa nell’armonia della bellezza, gli esempi svolgono un ruolo terzo, analogo, scrive Alessandro Ferrara, a quello di alcuni «atomi di riconciliazione in cui “essere” e “dover essere” si fondono, e come effetto, liberano un’energia che attiva la nostra immaginazione» (A. Ferrara, <em>La forza dell’esempio. Il paradigma del giudizio</em>, Milano, Feltrinelli, 2008, p. 11). La filosofia, come sostiene Ferrara, ha però innanzitutto e per lo più compreso l’approccio esemplarista alla normatività e alla critica come una ricostruzione del giudizio sotto le spoglie di «una capacità esercitata quasi esclusivamente nel foro interno» (<em>ivi</em>, p. 12. Si veda il caso di Jean-Jacques Rousseau, ma prima ancora di S. Agostino). La letteratura nelle mani di Saviano si trasforma invece senza troppe mediazioni e filosofemi in una parola, in una critica, in un appello che risuonano in chi legge, divenendo proprie di quest’ultimo, per creare, soprattutto nelle società democratiche a cui si rivolgono, quella «rabbia della fratellanza» che pare espunta dal lessico delle democrazie stesse, tutto incentrato sugli ideali (per altro disattesi) di libertà ed eguaglianza. Nominare la camorra – tanto con i nomi dei suoi esponenti, da Michele Zagaria ad Antonio Iovine, quanto delle sue vittime – assume allora il significato di fissare uno dei volti del male in modo che non ne vada persa la cognizione <em>pubblica</em>, nella quale possa attecchire e trovare ascolto la forza narrativa delle vite esemplari. Se in un mutamento è dato sperare – e Saviano nel suo libro mostra di sapere bene che la camorra è solo uno degli i<em>dentikit</em> dell’inferno – esso può appunto avvalersi della significatività dell’<em>exemplum</em>. «L’esemplarità di <em>ciò che è come dovrebbe essere</em>», sostiene Ferrara, «rende in larga parte conto dei mutamenti che nel corso del tempo interessano il nostro mondo, della nascita di nuovi modelli e dell’aprirsi di nuovi sentieri», dotandoci di un senso possibile «del nostro potenziale trasformativo» (<em>ivi</em>, p. 19). Condannata a narrare gli eventi già accaduti, la letteratura è impotente, ma è in altro senso <em>potere</em> dell’<em>anthropos</em>, allorché esempla secondo verità ciò che è stato, tramandandone memoria in funzione del domani tramite la capacità di giudizio. Per quest’ultima, scrive Saviano riprendendo il russo Victor Serge, «la verità, nonostante tutto, esiste».</p>
<p>VII. <em>Democrazia e verità</em>. Mentre la letteratura post-moderna si balocca con il gradito incubo della latitanza della verità, gli incubi di Saviano sono di ben altra natura, e riguardano tutt’altro tipo di latitanze. Tra il 2 maggio e il 16 settembre 2008, la camorra uccide sedici persone, perpetrando una strage a seguito della quale «qualsiasi Paese democratico (…) avrebbe vacillato». In Italia, invece, è la stessa criminalità organizzata ad agire dotandosi d’un sistema organizzativo aziendale, da multinazionale dello spaccio e del reinvestimento di capitali. Alle spalle dei venditori al dettaglio, vi sono i <em>broker</em> del «petrolio bianco», e scopo delle entità criminose è dare vita a delle solide <em>joint venture </em>transnazionali. Intanto i cittadini hanno l’opzione di votare i politici di queste <em>joint venture</em>, i quali «riescono, come dichiarano i pentiti, ad arrivare alle più alte cariche istituzionali», con l’obiettivo di favorire operazioni di risciacquatura di denaro soprattutto in ambito edilizio ed immobiliare. La «ferocia borghese» delle organizzazioni italiane è tale da sconvolgere perfino un uomo come l’ex infiltrato Joe Pistone, abituato a misurarsi con <em>gangster</em> americani che si atteggiano a <em>gangster</em>, non con esponenti delle professioni mimetizzati nella società civile. La domanda che Saviano rivolge agli abitanti della sua terra è retorica: «Siete fieri di vivere nel territorio con i più grandi centri commerciali del mondo e insieme uno dei più alti tassi di povertà?». Nella democrazia italiana il potere criminale segue strade che rendono ingenuo pensare che il bene e il male siano circoscrivibili in zone geografiche separate, in sistemi di produzione distinti: «Alitalia sarà in crisi», scriveva Saviano nel settembre 2008, «ma a Grazzanise, in un territorio marcio di camorra, si sta per costruire il più grande aeroporto italiano, il più vasto del Mediterraneo». In queste condizioni – «non c’è riparo», «non esiste nessun ambito protetto» – dire la verità e documentare la bellezza (volgendo l’occhio ai «bisogni primari», come fanno le immagini sociali di quel «maestro di metodo» che è stato il regista Vittorio De Seta), divengono gesti per nulla scontati, eppure l’unica alternativa ad «abituarsi che non ci sia null’altro da fare che rassegnarsi, arrangiarsi o andare via». In Italia, ci dice Saviano, esiste un problema di verità, dunque di conoscenza, e questa sembra essere la radice dell’imperfezione democratica nel nostro Paese. D’altra parte, allo stato attuale non sarebbe possibile scorgere con nitore un brano di verità e dire: <em>ecco, la verità si trova laggiù in fondo, la verità è quella, apprestiamoci a raggiungerla</em>. Le cose sono molto più complicate. La verità non si mostra a colpo d’occhio, e lascia per lo più delle <em>tracce</em> sul nostro cammino civile, che tuttavia non costituiscono dei segni inequivocabili. «Come valutare lo stato della verità in Italia? Lo stato della possibilità di dirla, di rintracciarla?». Come isolare la positività singolare del vero, in un Paese dove «non ci sarà più confine, posto che ce ne sia ancora uno, tra economia legale e illegale», dove è inane «decidere di chiedere uno straordinario senza venire licenziati, decidere di aprire un negozio senza doversi orientare automaticamente su determinate forniture», o dove, ancora, la «camorra imprenditrice» specula economicamente sulle ricostruzioni post-sismiche? La democrazia in Italia non dice la verità, e rende quest’ultima un compito, anziché un presupposto. Un compito è regolamentare il meccanismo della cessione di appalti e sub-appalti per il controllo dello smaltimento dei rifiuti, dei trasporti, della movimentazione della terra; un compito è analizzare caso per caso il «sistema dei consorzi» privato-pubblico, che «rappresenta il sistema ideale per aggirare tutti i meccanismi di controllo». Se il vero diviene una questione che intreccia aspetti cognitivi, morali ed estetici, la letteratura è legittimata a chiedersi «dove possono essere racimolate le storie che ce ne tracciano i contorni», senza potersi attendere delle risposte semplificate. Saviano non minimizza la difficoltà dei problemi che affronta, né la sua presunta popolarità scaturisce dalla riduzione della complessità dei contenuti che egli comunica. Quello in direzione della verità è essenzialmente un lavoro congetturale, che non si esaurisce facendo i nomi dei <em>boss </em>latitanti. Saviano ha un’idea di scrittura e di letteratura più articolata della preliminare e pur necessaria registrazione di cronaca, un’idea all’altezza dell’odierno cortocircuito tra verità e democrazia.</p>
<p>VIII. <em>La narrazione a due dimensioni</em>. La premessa di Saviano è identica a quella di chi cede alla rassegnazione e al cinismo, ma la reazione, come quella di tanti altri, è differente, poiché non si appiattisce sulla sua premessa: «conosco un Paese dove la vita di ciascuno sconta l’assenza di principi primi». È una tale assenza a rendere tortuoso il percorso che separa la verità dalla menzogna, la bellezza dall’inferno. Da scrittore, Roberto Saviano nota che l’incomunicabilità tra Nord e Sud e la focalizzazione dell’attenzione pubblica sulla politica come ginepraio di opinioni interessate ed egoistiche, fanno sì che il Paese sia un luogo «dove tutto possiede un’unica dimensione del racconto». Ovvero la dimensione dell’identico e della sua infinita ripetizione, in cui l’unico imperativo sensato è quello dell’autoconservazione (degli interessi di casta e di partito, delle rendite derivanti da commerci poco o punto puliti). La letteratura, in quanto originariamente scrittura, è un gesto fisico e corporeo, quasi pugilistico, e come il pugilato ha però una radice epica, «perché si fonda su regole della carne che pongono l’uomo di fronte alle sue possibilità». La letteratura, dunque, può sviluppare una narrazione che tenga conto sia della dimensione del possibile, dell’apertura del significato, della prospettiva, sia dell’ancoramento di queste nella realtà di fatto, nel dato. Da tale punto di vista, la narrazione può e deve attenersi ad una concezione realistica (giornalistica) ed insieme prospettica, nella quale gli elementi postivi della realtà sono indagati alla luce del loro slittare gli uni sugli altri, gli uni contro gli altri, in assenza di uno o più principi primi che rendano intelligibili a senso unico questi spostamenti. La letteratura – come voleva il metodo foucaultiano d’investigazione storica – è <em>archeologia</em> (del dato, del reperto) e insieme <em>genealogia </em>(dei movimenti, delle traslitterazioni di significato, dei sistemi di accettazione di quel dato). Enzo Biagi, sostiene Saviano, è stato il guardiano del faro della democrazia in Italia, proprio perché ha personificato un’attitudine archeologica che ha consentito «di raccontare l’Italia attraverso la chiarezza del dato». Permanendo nel giornalismo, è però la figura giovane e fragile di Giancarlo Siani, ad essersi fatta carico sino all’esito estremo, cioè con il sacrificio della vita, di un’idea del giornalismo d’inchiesta come decifrazione delle traiettorie di potere, che ad un tempo costituiscono, stratificano e sgretolano i dati di realtà. «Il suo», scrive Saviano, «era un giornalismo fondato sull’analisi della camorra come fenomenologia di potere e non come fenomeno criminale. In tal senso la congettura, l’ipotesi, divenivano nei suoi articoli strumenti per comprendere gli intrecci tra camorra, imprenditoria e politica», e ciò gli evitava di «arenasi sul mero dato di cronaca». La letteratura può dunque trarre il proprio metodo dal giornalismo d’inchiesta – un genere che in Italia va rilanciato – dal momento che questo, senza nutrire ingenui sogni di palingenesi, intende vedere prospetticamente oltre il <em>caos </em>della cortina dei singoli fenomeni criminali. E la prospettiva è quella poco incoraggiante della commistione tra mercati legali ed illegali, come ha sostenuto il generale Gaetano Maruccia, comandante provinciale dei carabinieri di Napoli, di cui Saviano riporta le parole: «È fondamentale comprendere come il mercato legale sia non soltanto infiltrato dai capitali generati dalla coca, ma fortemente determinato da questi capitali». Il crimine non è solo crimine, e comprenderlo, giudicarlo, criticarlo, ma anche combatterlo fattivamente, significa comprendere, giudicare e criticare, ma anche contrastare, delle ben più ampie e trasversali linee di potere. Queste ultime sono i vettori di forza che attraversano i contesti di camorra anche internazionali descritti da Saviano già in <em>Gomorra</em>. L’innovazione nel parlare di criminalità organizzata non risiede solo, come ha sostenuto Goffredo Fofi (<em>La vocazione minoritaria. Intervista sulle minoranze</em>, a cura di O. Pivetta, Roma-Bari, Laterza, 2009) in un ammodernamento del linguaggio, ma anche nel cogliere il contesto in cui si colloca l’oggetto d’analisi, un contesto in cui non è possibile praticare una cesura netta tra i buoni e i cattivi. L’orizzonte della crisi, o se vogliamo della tragedia, è già acquisito, non è facile pensarne uno diverso, ma in esso possono ancora sprigionarsi delle energie inedite. La letteratura contemporanea in senso stretto, non solo il giornalismo, offre degli esempi di narrazione a due dimensioni, in cui una di esse è la conoscenza ripartita del fatto, l’altra il respiro, la ricostruzione <em>ex post facto</em>, «la nottola di Hegel che giunge tardi», per la quale l’occhio «che si coinvolge e si camuffa per comprendere», «non riuscirà mai a essere fino in fondo ciò che vuole conoscere. E quindi lo racconta». Nella saga de <em>La camicia di ghiaccio</em>, Vollmann narrativizza, rende mitico sottoforma di romanzo, il materiale storico ed etnografico che documenta il millennio di storia d’America che precede la colonizzazione europea. Il mito è qui, per Saviano, il collante che monta come in un prodotto cinematografico i dati della storia. Vollmann «si fa interprete dei dati che raccoglie», non tanto per scrivere «un romanzo storico, quanto piuttosto un racconto epico, dove la trasformazione delle vicende di uomini singoli in vicende mitiche è la cifra centrale della sua letteratura». Le sue complesse genealogie sono dovute all’impossibilità di ricondurre il materiale trattato ad un solo principio, ed anche di separare nettamente realtà e invenzione, come se la verità si collocasse al riparo dall’immaginazione: «c’è il dato, ma capace di trascendersi in mito, che non è la negazione della storia, ma la sua sublimazione in novella storica, racconto, parola letteraria». Per comprendere il presente, Vollmann si volge alle sue «tracce», e ricerca «come un archeologo le sedimentazioni del passato, lì dove l’uomo rimane identico, nella brama di potere, nel sangue, nella conquista». Il potere è sì una costante, ma non è mai uguale a se stesso, cambia continuamente volto. La narrazione, con il suo afflato mitico ed epico, mette di conseguenza in movimento e in relazione le differenti tracce, le diverse sedimentazioni, saldandole nel racconto che dà profondità prospettica a ciò che apparirebbe inalterato dalla notte dei tempi: l’uguale violenza, l’uguale rancore. Anche il reporter-scrittore  Michael Herr, con i suoi <em>Dispacci</em> sulla guerra in Vietnam, effettua un’operazione analoga, da cui hanno tratto ispirazione per le loro ricostruzioni epiche registi come Francis Ford Coppola e Stanley Kubrick. Nei <em>Dispacci</em>, la sintassi della narrazione restituisce una verità, che si compone di un lessico in cui rientrano «le sensazioni, i dati, le percezioni, le interviste, la partecipazione alla battaglia, il vomito, l’allegria, il cinismo, la crudeltà, l’euforia, la dannazione». Un intreccio di geometria del reale e di barocchismo della visione, che è l’opposto della riduzione delle vicende narrate a «budino mass-mediale» (M. Herr). C’è modo è modo, infatti, di accogliere la commistione di bene e di male. Il lato epico della letteratura, come per altre vie il giornalismo d’inchiesta, dà visione e profondità laddove sembra distendersi a perdita d’occhio un unico labirinto soffocante. La narrazione a due dimensioni è costellata di esemplarità del carattere, di maniere peculiari di stare nel proprio destino: con essa, «la storia diviene epica, i fatti raccontati divengono fondativi di un immaginario e di una cosmogonia di valori». Una cosmogonia, tuttavia, che è da reperire, come voleva Hölderlin riguardo alla salvezza, proprio là dove sorge il pericolo, nella decadenza che si incide sulla carne prima che nelle menti. A partire da questa soglia di confronto con il male, la letteratura può ancora fare paura, perché in tal modo parla al «cuore, allo stomaco, alla testa dei lettori», che per Saviano sono i veri alleati dello scrittore (posto che sappiano responsabilmente vedere oltre le immagini <em>glam</em> dei vari <em>Scarface </em>e <em>Il Padrino</em>). I meri dati di fatto non bastano, la cronaca che resta cronaca non fa un buon servizio neppure alla cronaca: «ciò che fa paura anche al potere criminale, è proprio la letteratura quando non racconta solo dei dati di fatto che lo riguardano, ma trasforma quelle vicende in storia della condizione umana». La letteratura è critica della società, allorché sconta un’inevitabile <em>parzialità </em>rispetto alle sorti dell’essere umano, di cui gli <em>exempla</em> sono imperfette narrazioni catalizzanti, imprecise immagini della bellezza, dal momento che quella letteraria è una verità «che è nella parola, non nella persona». Saviano non ha tuttavia mai scritto un vero e proprio romanzo, né un vero e proprio saggio: il <em>suo</em> oggetto narrativo, benché dotato di orizzontalità e verticalità, è ancora da determinare, ammesso che questo sia l’importante, proprio perché un saggio o un romanzo lineare non avrebbero dato così fastidio (al potere criminale innanzitutto).</p>
<p>IX. <em>L’esercizio del dubbio e la carne</em>. Con la sua parzialità, le sue slabbrature, il suo vitalismo anche esasperato, con la paradossalità del senso di colpa di chi non può scendere direttamente in campo e contrastare il potere non limitandosi all’utilizzo della parola, la scrittura di Saviano in <em>La bellezza e l’inferno </em>è un laboratorio del dubbio critico, del congetturare che non rinuncia al <em>pathos</em> radicale della verità (schematizzando, Alessandro Bellan ha sostenuto che <em>Gomorra</em> era invece un esempio di lettura del reale attraverso la lente interpretativa della <em>reificazione</em>, quale categoria per nulla desueta di imprigionamento dell’umano). Proprio dove i principi primi mancano, ecco che lì si avverte la necessità del loro darsi. In questo Saviano sembra rivivere dentro di sé il dramma ebraico della diaspora, testimoniato da Isaac Bashevis Singer nel suo <em>Satana a Goray</em>, che lo scrittore napoletano ripercorre sinteticamente così: «È nell’irrealizzata possibilità di una terra, nell’impossibilità ad avere una costituzione e un patriottismo, è nell’assenza del diritto che nasce la domanda sul proprio esserci». Rispetto alla sua terra d’origine e all’Italia, lo scrittore si sente fuori luogo, perché il suo punto di vista critico ha difficoltà ad assestarsi da qualche parte nella geografia d’un Paese che pur si ritiene democratico. Uwe Johnson (1934-1984), fuggito nel 1959 dalla DDR in cui si formò, con le sue <em>Congetture su Jakob </em>diede vita ad «un testo singolarissimo, che impose un nuovo modello di scrittura», e che ben rende l’idea di uno scrivere “migrante” – tra i generi, tra i temi, tra i reperti narrativi – quale quello dello stesso Saviano. La storia di Jakob si basa «su un avvicendarsi d’ipotesi, indagini, ricordi, descrizioni, memorie, che nel loro procedere costituiscono la vicenda del testo, l’epoca dei fatti, senza però ricorrere a una narrazione lineare». Qui «tutto può essere vero o verosimile», sebbene in diverso grado, e si articola in una “trama” fatta dei «tasselli ricomponibili» della «memoria, del ricordo, delle parole dette e trasentite». Anche gli incompiuti <em>Jahrestage</em> di Johnson seguono la medesima logica non unidimensionale, e mettono capo ad «una scrittura reale ma non realistica, pronta a inventare la realtà senza però tradire la storia», quasi in essa si potesse spalancare improvvisamente ed accidentalmente una benjaminiana <em>Jetzeit</em>, un tempo-ora in cui confluisce il passato, capace di ridare significatività all’agire umano. Sulla questione del realismo, pare che Saviano abbia meditato anche qui intorno a quanto Wu Ming 1 chiosa in <em>New Italian Epic 2.0</em>, riferendosi all’e<em>xploit</em> di Gomorra: «un nuovo approccio epico può cambiare la natura del “realismo”». Il paradosso della scrittura e del suo rapporto con la verità, è da Saviano vissuto fino in fondo: essa deve essere «capace di dare senso e giustizia a una realtà confusa e ingiusta, ma che non riuscirà mai a sostituirsi alla vita». La vicinanza intuitiva ad alcune posizioni della teoria critica francofortese è sempre più palese: «Rifacendoci a un pensiero di Theodor Adorno si potrebbe dire che Johnson incanala la vita dei suoi personaggi nel flusso delle “forze che si liberano nella decadenza”». Il potere, in altri termini, va conosciuto per essere affrontato, e la sua conoscenza esatta e motivante in direzione di un altrimenti, si condensa in una letteratura che è archeologia e genealogia del potere, senza però cedere al vezzo dell’estetismo tipico di molte prove del post-moderno, né all’illusione di cogliere in un sol colpo la totalità del reale o l’incontrovertibilità di un principio primo. Qui è ancora Adorno a tornare utile, e a dare la misura della <em>tensione al realismo </em>in Saviano: «la realtà, come realtà intera, si presenta al conoscere unicamente in modo oppositivo, perciò la speranza di ottenere una realtà giusta e corretta offre solo frammenti e rovine» (Th. W. Adorno, <em>L’attualità della filosofia. Tesi all’origine del pensiero critico</em>, Milano, Mimesis, 2009, p. 37). La direzione seguita da Saviano è quella di libri come <em>Se questo è un uomo </em>di Primo Levi, di «libri che non sono testimonianze, reportage, non sono dimostrazioni» (di una verità precostituita), «ma portano il lettore nel loro stesso territorio, permettono di essere carne nella carne. In qualche modo questa è la differenza reale tra ciò che è cronaca e ciò che è letteratura». Quel che spiazza, nello scrivere di Saviano, al di là della disputa sul realismo, è il modo in cui egli lega in un gesto letterario unitario, il dubbio critico e la «carne nella carne», la scepsi relativa ad una verità tradita da quella democrazia che dovrebbe essere il luogo eletto della verità (perlomeno giuridica), e il bisogno somatico, mimetico, viscerale, di certezza, bellezza, giustizia. Un bisogno che si concretizza in una critica, avrebbe detto Foucault, che «esiste solo in relazione con qualcosa di diverso da se stessa: essa è strumento, mezzo per un avvenire o una verità che non conoscerà e che non sarà; essa è sguardo su un campo in cui intende mettere ordine <em>senza poter dettare legge</em>» (M. Foucault, <em>Illuminismo e critica</em>, Roma, Donzelli, 1997, p. 35). «La forza della letteratura», ci dice Saviano, «continua a essere questa sua incapacità di ridursi a una dimensione, di essere soltanto una cosa, sia essa notizia, informazione o sensazione, piacere, emozione». «La potenza vitale della scrittura», in altri termini, consiste nell’essere uno «strumento ingovernabile e capace di forzare ogni maglia possibile». In questa rivolta, che secondo le parole di Foucault è una rivolta contro l’essere <em>eccessivamente</em> governati, o contro l’«essere governati così, in una maniera specifica», «in questo modo» (<em>ivi</em>, p. 71 e p. 37), non c’è alcun impulso anarchico fondamentale, né per il francese archeologo dei saperi, né tantomeno per Saviano, bensì «indocilità ragionata» (<em>ivi</em>, p. 40), vero marchio di fabbrica di una critica illuministica, che in Saviano è informata dalla bellezza (quest’ultimo aspetto è forse il vero tratto differenziante rispetto alla precedente letteratura sulla mafia, incluso Leonardo Sciascia e il cinema di Francesco Rosi. La differenza non sta cioè in un presunto congedo da una critica di stampo illuministico in quanto tale).</p>
<p>X. <em>L’ineffabile bugiardo</em>. Ferdinando Imposimato ha definito «ineffabile bugiardo» il <em>premier </em>Silvio Berlusconi (<em>Un attacco continuo alla Costituzione</em>, in <em>Il Ponte</em>, 65, 2009/4, pp. 5-8), e ciò la dice lunga riguardo il problema di verità caratterizzante l’Italia, in cui il diritto è fondato sulla Costituzione scaturita dall’Assemblea Costituente post-bellica (quella stessa Costituzione che il <em>premier </em>alternativamente sostiene di difendere e allo stesso tempo di voler cambiare, in quanto risente <em>ab origine</em>, secondo lui, dell’influenza del comunismo sovietico). Il tentativo di riforma costituzionale è in questo caso palesemente il tentativo di mettere il premier al riparo dai suoi guai giudiziari, ed è sorprendente che Saviano non faccia il nome del Presidente del Consiglio nel proprio libro. La sorpresa va tuttavia minimizzata per due motivi. Saviano plausibilmente teme che vengano attenuate le misure di sicurezza a salvaguardia della sua persona, soprattutto dopo le dichiarazioni, queste sì davvero sorprendenti, del capo della squadra mobile di Napoli, Vittorio Pisani. In secondo luogo, Saviano è recentemente uscito dal suo silenzio sul <em>premier</em> cercando un dialogo, ovvero promuovendo un appello per il ritiro della norma sul cosiddetto processo breve, che farebbe cadere in prescrizione «reati gravissimi, in particolare quelli dei colletti bianchi», i quali rendono opaco lo sconfinamento dei meccanismi dell’economia illegale nell’economia legale. La pratica politica della de-penalizzazione di certi reati, d’altra parte, finisce per toccare nel profondo il quadro esposto da Saviano, e per investire non solo il problema della normatività e del diritto nel Paese, ma l’antropologia stessa dell’individuo, del soggetto che chiede verità e giustizia (i casi a cui si attaglia la diagnosi di Pasolini sulla «mutazione antropologica» non si sono ancora esauriti, purtroppo). Togliendo l’imputabilità dei reati economici, si crea di fatto una pericolosa e delicatissima scollatura nella continuità tra azione e responsabilità, soggetto che agisce ed effetto delle azioni. Cosa accadrebbe se nelle relazioni di scambio di cui vive la sfera economica, si facesse piazza pulita del concetto di responsabilità? Con il venir meno della responsabilità attribuibile agli individui, questi non si sentirebbero più in dovere di aderire al vero, e non sarebbero motivati ad una condotta regolata dal diritto. Con ciò verrebbe meno un elemento centrale nella continuità della vita delle persone, le quali sono tali anche perché responsabilmente vincolate le une alle altre nella società. Nel vicolo cieco a cui porta la de-penalizzazione dei reati economici, non vanno a finire le ideologie, già tramontate da un pezzo, ma gli individui stessi, con la loro capacità di immaginarsi un futuro migliore e di lavorare per esso con responsabilità. Molte delle norme proposte da questo governo, non costituiscono affatto i presupposti per dei buoni <em>exempla</em>.</p>
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<title><![CDATA[Lodo Alfano e processo breve: la farsa della giustizia di classe]]></title>
<link>http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/26/lodo-alfano-e-processo-breve-la-farsa-della-giustizia-di-classe/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 13:26:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>insorgenze</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il risvolto di una giustizia di classe che protegge i più forti è la persecuzione di classe verso i ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h2><span style="color:#993300;">Il risvolto di una giustizia di classe che protegge i più forti è la persecuzione di classe verso i più deboli.</span><span style="color:#993300;"> Quella che fomenta i giustizialisti di destra, come la Lega, gli ex di An, Di Pietro, Travaglio e che lascia i<span style="color:#993300;">ndifferenti i giustizialisti idealisti di sinistra</span></span><span style="color:#993300;">, poi ci sono le amebe intellettuali come Saviano</span></h2>
<p>Paolo Persichetti<br />
<em><span style="color:#ff0000;">Liberazione</span></em> 26 novembre 2009</p>
<p><a href="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/11/9788874521005g.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4285" title="9788874521005g" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/11/9788874521005g.jpg" alt="" width="200" height="289" /></a>Nessuna revisione per il concorso esterno in associazione mafiosa sarebbe in vista. E’ quanto ha fatto sapere il governo per bocca del guardasigilli Angelino Alfano, interpellato da alcuni giornalisti al termine di un’audizione presso la commissione parlamentare d’inchiesta sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti. Dunque, non sarebbero vere le voci, riprese ieri da alcuni quotidiani, che riferivano di uno studio in corso, da parte del governo, sulla «tipizzazione» del “concorso esterno”. Un reato giurisprudenziale. Vera e propria bestemmia, secondo la tradizione del diritto romano che sancisce l’impossibilità di crimini e pene senza legge certa e scritta. I decenni di eccezione giudiziaria hanno però introdotto la consuetudine anglosassone, facendo del giudice non più la «voce della legge» ma un legislatore. Diverse commissioni, presiedute da Grosso, Nordio e poi Pisapia, avevano proposto di sanare il vuoto legislativo tipicizzando in modo certo i comportamenti da sanzionare. Paradossalmente la destra, forcaiola per natura, non volle approvare una riforma che moderava in parte le pene. La sinistra, giustizialista per vocazione, non fu da meno. E così, davanti alla sacrosanta bocciatura del “lodo Alfano” da parte della Consulta, lo scettro della politica, in particolare della politica d’opposizione, è tornato nelle mani della magistratura. Un fatto quasi inevitabile in una situazione che vede il sistema politico ridotto ad una condizione sempre più evanescente di fronte ad un ipertrofico esecutivo e un peso esterno, che non è più del sociale ma delle lobbies. Di fronte al proliferare della decretazione d’urgenza, addirittura di decreti correttivi d’altri decreti, strumenti privi di qualsiasi fondamento costituzionale, di una produzione legislativa ispirata nella quasi totalità dagli uffici della presidenza del consiglio, con un’aula parlamentare che ha addirittura subito l’onta della sospensione a causa dell’assenza di copertura di bilancio per le leggi in discussione, con una opposizione ridotta alla consistenza di un ectoplasma, la politica la fanno i gruppi editoriali e finanziari che hanno mezzi per condizionare l’opinione, i poteri economici e gli apparati, tra cui eccelle per funzioni, la magistratura. Non tutta, perché in massima parte resta, per natura quasi antropologica, filogovernativa; ma una parte che agisce da efficace minoranza attiva.  E così ci siamo ritrovati alla situazione di partenza, all’eterna supplenza giudiziaria che ha aperto la via del potere alle destre e ha gettato l’Italia nel pozzo nero del populismo penale e giustizialista. Sono ritornati in primo piano le inchieste e i processi contro Berlusconi, la creazione del suo impero economico e il suo sistema di potere. Le indagini sul funzionamento di Mediaset, i fondi neri, i giochi finanziari e di bilancio, la corruzione via l’avvocato Mills, e poi le inchieste siciliane e fiorentine, rilanciate dalle ultime dichiarazioni di alcuni pentiti di mafia che hanno consentito di riaprire filoni d’indagine arenati. Spatuzza e Grigoli, due collaboratori di giustizia, sono tornati a parlare del ruolo di Dell’Utri e dei rapporti con i Graviano, famiglia mafiosa trasferitasi al nord. In particolare è molto attesa la deposizione del prossimo 4 dicembre del pentito Spatuzza. Forse troppo attesa dagli spalti giustizialisti che, incapaci di arrivarci con la politica, sognano un Berlusconi finalmente infilzato dalle inchieste e messo definitivamente fuori gioco.<br />
La vecchia scorciatoia giudiziaria torna dunque d’attualità e chi ne soffre di più è ovviamente un’idea di politica carica di progetti, partecipazione e idee. Tutto muore dietro la passione giudiziaria, si fa claque di tribunale, bava da tricoteuses. In un clima del genere non è possibile nemmeno la più timida delle strategie riformiste. Solo ordine, legalità, tribunali, toghe, processi, condanne, odio, risentimento, carceri che però si riempiono solo di poveri cristi. E su questo terreno cresce l’intolleranza, il razzismo, si allungano le radici di una svolta reazionaria delle mentalità che fa egemonia. Berlusconi reagisce tirando fuori dal cilindro, di volta in volta, una soluzione legislativa che pari il colpo (il processo breve è solo l&#8217;ultima trovata in ordine di tempo), stravolgendo qualsiasi idea progettuale di riforma del codice penale e di procedura, ridicolizzando il garantismo e rilanciando alla grande la sfacciata rivendicazione di una giustizia di classe, della legge come scudo dei potenti. Il risvolto di una giustizia di classe che protegge i più forti è la persecuzione di classe verso i più deboli. Quella che fomenta i giustizialisti di destra, come la Lega, gli ex di An e Di Pietro, e che lascia indifferenti i giustizialisti idealisti di sinistra.</p>
<p style="text-align:center;"><strong>Link<br />
</strong><a href="../2009/11/24/processo-breve-amnistia-per-soli-ricchi/">Processo breve: amnistia per soli ricchi</a><br />
<a href="../2009/11/01/2009/08/01/cronache-carcerarie/">Cronache carcerarie </a><br />
<a href="../2009/08/06/populismo-penale/">Populismo penale</a></p>
<p style="text-align:center;"><a href="../2009/08/06/2008/07/13/curare-e-punire/">Ho paura dunque esisto<br />
</a><a href="../2009/08/06/2008/10/21/dipietrismo-malattia-senile-del-comunismo/">Dipietrismo: malattia senile del comunismo?</a><br />
<a href="../2009/08/06/2008/10/21/giustizia-o-giustizialismo-dilemma-nella-sinistra/">Giustizia o giustizialismo, dilemma nella sinistra</a><br />
<a href="../2009/08/06/2009/07/02/2008/07/13/il-populismo-penale-una-malattia-democratica">Il populismo penale una malattia democratica</a></p>
<p style="text-align:center;"><a href="../2009/08/06/2009/07/02/2008/07/13/il-governo-della-paura/">Il governo della paura </a><br />
<a href="../2009/08/06/2009/07/02/2008/07/13/genesi-del-populismo-penale-e-nuova-ideologia-vittimaria/">Genesi del populismo penale e nuova ideologia vittimaria</a><br />
<a href="../2009/08/06/2009/07/02/2008/07/13/populismo-penale-una-declinazione-del-neoliberismo/">Populismo penale, una declinazione del neoliberismo</a></p>
<p style="text-align:center;"><a title="Sprigionare società" href="../2009/08/06/2009/07/30/page/2009/04/23/2005/09/01/sprigionare-la-societa/">Sprigionare la società</a><br />
<a title="Desincarcerer la société" href="../2009/08/06/2009/07/30/page/2009/04/23/2005/09/01/desincarcerer-la-societe/">Desincarcerer la société</a><br />
<a title="Gli spettri del 41 bis" href="../2009/08/06/2009/07/30/page/2009/04/23/2002/10/28/carcere-gli-spettri-del-41-bis/"> Carcere, gli spettri del 41 bis</a><a href="../2009/08/06/2009/08/12/carceri-facili-dopo-le-proteste-torna-in-carcere-aggirate-le-garanzie-processuali/"><br />
</a><a href="../2009/08/06/2009/08/12/2009/08/06/2008/07/13/curare-e-punire/"><br />
</a></p>
<p><a href="../2009/08/06/2009/08/12/2009/08/06/2008/07/13/curare-e-punire/"><br />
</a></p>
<p style="text-align:center;">
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[«Radioeuropa» e le suonerie ed i loghi per i telefonini. Lo Zen di Palermo]]></title>
<link>http://calogeromira.wordpress.com/2009/11/26/in-provincia-di-brescia-presentazione-dellultimo-libro-del-giornalista-tg1-demetrio-volcic/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 10:57:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>calogeromira</dc:creator>
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<description><![CDATA[Non vi ho scritto per alcuni giorni di Radioeuropa, il programma di Radio1 Rai sulle tematiche Ue, m]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">Non vi ho scritto per alcuni giorni di <em>Radioeuropa</em>, il programma di Radio1 Rai sulle tematiche Ue, ma eccomi di nuovo, questa volta  con le <a href="www.radio.rai.it/radio1/radioeuropa/view.cfm?Q_EV_ID=303431" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;"><strong>suonerie dei cellulari</strong></span></a> (<a href="http://www.radio.rai.it/radio1/radioeuropa/archivio_2009/audio/radioeuropa2009_11_16.ram" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;"><strong>audio</strong></span></a>). Si è parlato di «truffe delle suonerie» ed il commissario europeo ai Consumatori, Meglena Kuneva, sarebbe intervenuta con una presentazione di azioni in corso, che riguarderebbero siti che venderebbero loghi e suonerie. Dati molto particolari, ve lo annuncio, ed in Italia sarebbe stata comminata una multa per due milioni di euro a nove società del settore. Due milioni di euro, vi rendete conto? Ma quanto guadagnano? Molto o poco? E forse &#8211; cambiando argomento &#8211; potrebbe interessarvi questa pagina <a href="www.ecc-netitalia.it/ViaggiTurismo/viaggiturismo.htm" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;"><strong>Viaggi e turismo</strong></span></a> del Centro europeo consumatori. Ah, <em>Radioeuropa</em> torna stasera, giovedì ventisei novembre, dopo le undici e mezza. E per un voto musicale o turistico, vedere sotto&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>13.10.09</strong><em> Un medico in famiglia</em> alle nove e dieci di martedì tredici ottobre su Raiuno e non mi sembra ci siano novità importanti, anche se &#8211; devo aggiungere &#8211; il programma dovrebbe essere, come al solito, interessante. &#8220;Alberghiero&#8221; il telefilm <em>Cold case</em> di Raidue alle nove e cinque con il ritrovamento di un cadavere di un&#8217;assistente di volo in un albergo. Telefilm anche per Rai4 dalle nove e dieci con <em>High School Team &#8211; Friday Night Lights</em> sui voti a scuola. <em>Exit</em> su un&#8217;altra tv nazionale intorno alle nove e dieci con Dario Franceschini sull&#8217;omofobia, la paura degli omosessuali. Film su 7 Gold con Patrick Swayze, <em>Vendetta trasversale</em>, alla stessa ora.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>09.11.09 </strong>Franceschini ospite di <em>Uno mattina</em> su Raiuno intorno alle 9.15 del mattino di lunedì dodici ottobre e più o meno allo stesso orario Antonio Di Pietro ad <em>Omnibus Life</em> di La7 sulla prostata.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>I cartoni.</strong> Su K2 &#8211; digitale terrestre &#8211; dalle undici il cartone animato <em>Walter eroe a tempo perso</em> con l&#8217;imitazione degli eroi e di titoli di film. Indiana Jones, Hulk e <em>Mission Impossible</em> diventano Windiana Bones, L&#8217;incredibile Bulk e <em>Melon Impossible</em>&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">Seguono dalle 11.45 <em>Andy il re degli scherzi </em>con il personaggio Andy Larkin e la sorella Jen e da mezzogiorno e mezza e dalle 12.55 i telefilm<em> Papà e mamma sono alieni</em> e <em>Mystic Knights of Tir Na Nog</em>. Dall&#8217;una e un quarto i <em>Power Rangers Ninja Storm</em> e dalle due del pomeriggio <em>Dragon Booster</em>.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>08.11.09</strong> <strong>- La Politkowskaja</strong>. Torna <em>Report </em>di Milena Gabanelli su Raitre alle nove e mezza di domenica 11 ottobre sul mattone e le autorizzazioni edilizie. Su La7 <em>S.o.s. Tata</em> dalle otto e mezza. Vi piace questo programma? E che ne dite di <em>La storia siamo noi </em>su Rai storia che domenica undici si occupa alle 23.15 della giornalista russa <a href="http://calogeromira.wordpress.com/2009/10/07/il-bravissimo-attore-teatrale-carlo-giuffre-chiacchiera-in-tv-con-il-pubblico-del-teatro-eliseo-di-roma" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;"><strong>Anna Politkowskaja</strong></span></a>?</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Saviano. </strong>Lo <a href="http://calogeromira.wordpress.com/2009/10/05/rassegna-video-alla-triennale-di-milano" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;"><strong>scrittore</strong></span></a> <a href="http://calogeromira.wordpress.com/category/europa-europe/ue-eu/italia-italy-italien/campania-kampanien" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;"><strong>campano</strong></span></a> <a href="http://calogeromira.wordpress.com/2009/10/02/ultimo-giorno-per-visitare-una-mostra-sulle-campane-in-alto-adige" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;"><strong>Roberto Saviano</strong></span></a> a <em>Magazzini Einstein</em> di Rai storia alle otto del mattino di lunedì dodici ottobre dal Festival di Massenzio. E dalle nove si ricorda l&#8217;uragano Katrina a <em>Photosound</em>.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>08.11.09</strong><em> Annozero</em> vincerà anche giovedì otto ottobre dalle 21.05 il “conflitto” dell’Auditel? E cosa ne pensate della bocciatura da parte della Corte costituzionale del Lodo Alfano? Il lodo Alfano – ha sostenuto la Consulta – è incostituzionale. Fra i fatti di cui si è parlato in queste ultime settimane anche il fatto che il ministro dell&#8217;Ambiente, Stefania Prestigiacomo, sia stata indagata per peculato dalla Procura di Roma ed il pagamento deciso dalla magistratura da parte di Fininvest di 750 milioni ad un&#8217;altra ditta per una vicenda legata alla Mondadori.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma torniamo ai programmi con il nuovo episodio di <em>Don Matteo 7</em> su Raiuno alle 21.10 (Afghanistan ed altro per Terence Hill e Nino Frassica-Cecchini); i film <em>Nella morsa del ragno</em> su Raitre con Morgan Freeman, <em>L’ultimo dei Mohicani</em> su una tv nazionale e <em>Deuces Wild – I guerrieri di New York</em> su Rai4, tutti alle 21.10. Quest’ultimo sarebbe ambientato a Brooklyn e si occuperebbe di droga, mentre il penultimo nel Nordamerica del ‘700. Raistoria ha in programma <em>La storia siamo noi</em> alle nove sull&#8217;economia e Sat2000 il solito <em>Ad Est di dove?</em>. Alla radio nuova puntata di <em>Radioeuropa</em> su Radiouno alle 23.35 (qualche settimana fa si era occupato delle elezioni in Grecia).</p>
<p style="text-align:justify;">Cambiamo giornata con <em>La storia siamo noi</em> il giorno dopo alle 8.15 su Raitre con il Vajont ed alle dieci del mattino <em>Cominciamo bene</em> con un tema difficile e piuttosto scottante, lo stupro, lo Zen di Palermo e gli scrittori un po&#8217; anzianotti. Venerdì, inoltre, a <em>Blu notte</em> su Raitre alle 21.10… Quanto ad <em>Omnibus</em> di La7 (sette del mattino), chissà chi saranno gli ospiti e chissà se si discuterà ancora di lodo Alfano, Corte costituzionale ed illegittimità o delle parole fra il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ed il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.<em> Blu notte </em>su Raitre si occupa alle 21.10 di venerdì…Ed il telefilm <em>Battlestar Galactica</em> su Rai4 (intorno alle 21.45)&#8230; Ve lo scrivo dopo&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Il presidente della Repubblica. </strong>Beh, non credete che sia importante il fatto che il capo dello Stato rappresenti l&#8217;unità nazionale? Soprattutto in tempi in cui si sono verificati alcuni fatti di razzismo. Importante &#8211; commento io &#8211; anche quanto stabilisce l&#8217;articolo 87 della Costituzione che assegna al presidente della Repubblica il potere di sciogliere le due Camere o soltanto il Senato o la Camera dei deputati. Tutto ciò dopo avere sentito i presidenti della Camera e del Senato.</p>
<p style="text-align:justify;">Di fondamentale importanza anche il fatto che non possa scioglierle negli ultimi sei mesi del suo mandato di presidente a meno che questi non siano totalmente o parzialmente gli ultimi sei mesi della legislatura. Fondamentale per lo Stato, inoltre, il fatto che abbia potere di nomina del presidente del Consiglio e, su proposta dello stesso presidente del Consiglio, anche dei ministri. Avrete, peraltro, sentito dei messaggi inviati dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, alle Camere, anche se in questo momento non ne ricordo nessuno in particolare.</p>
<p style="text-align:justify;">Fra gli aspetti basilari della sua funzione c&#8217;è anche il ruolo di presidente del Csm, il Consiglio superiore della magistratura, o il potere di nomina di cinque dei quindici giudici della Corte costituzionale e di convocazione straordinaria del Senato e della Camera dei deputati. Potere che non dovrebbe essere stato utilizzato negli ultimi anni e decenni considerato che non ricordo alcun uso. Ma forse ricordo male.   <strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>10.11.08</strong> Amate l&#8217;Est <strong><span style="text-decoration:underline;"><a href="http://calogeromira.wordpress.com/category/europa/" target="_blank">europeo</a></span></strong>, Praga o la Repubblica ceca e vivete in <strong><span style="text-decoration:underline;"><a href="http://calogeromira.wordpress.com/category/europa/ue/italia/lombardia/" target="_blank">Lombardia</a></span></strong>? Oggi alle 20.45 nella sala civica dei Disciplini di Castenedolo (provincia di Brescia), in via Matteotti, l’ex corrispondente da Mosca del Tg1, Demetrio Volcic, presenta il suo ultimo libro «1968. L’autunno di Praga» con Stefania Craxi, Piero Fassino, l’editorialista di un quotidiano e direttore di Limes Lucio Caracciolo, ed un altro politico Mino Martinazzoli.</p>
<p style="text-align:justify;">Un browser <a href="../category/europa-europe" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;"><strong>europeo</strong></span></a> &#8211; <a href="www.opera.com" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;"><strong>Opera</strong></span></a> &#8211; e <a href="www.mozilla.com" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;"><strong>Mozilla</strong></span></a> o i sistemi operativi di <a href="www.linuxfoundation.org" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;"><strong>Linux</strong></span></a> ed <a href="www.neomedia.it" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;"><strong>Apple</strong></span></a><strong>.</strong><a href="www.neomedia.it" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;"><strong> N</strong><strong>eomedia.it</strong></span></a></p>
<p style="text-align:justify;">- <a href="../www.altromercato.it/it/prodotti/ALI/A04/106/513/000111/?searchterm=Nocciole" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;"><strong>Crema al cacao con nocciole ed anacardi</strong></span></a>, <a href="../www.altromercato.it/it/prodotti/ALI/A05/110/520/000459/?searchterm=Nocciole" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;"><strong>cioccolato fondente con nocciole</strong></span></a> o <a href="../www.altromercato.it/it/prodotti/ALI/A05/109/518/000367/?searchterm=Nocciole" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;"><strong>gianduia con nocciole intere</strong></span></a> oppure al latte con <a href="../www.altromercato.it/it/prodotti/ALI/A05/109/518/000054/?searchterm=Nocciole" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;"><strong>nocciole</strong></span></a> e <a href="../www.altromercato.it/it/prodotti/ALI/A05/109/518/000453/?searchterm=Nocciole" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;"><strong>nocciole intere</strong></span></a></p>
<p>- Quale di questi monumenti italiani vi piace di più? (<span style="text-decoration:underline;"><a href="http://answers.polldaddy.com/poll/2071680" target="_blank"><strong>Vota</strong></a></span>)</p>
<p>- Località turistiche straniere (<a href="http://answers.polldaddy.com/poll/2167830" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;"><strong>Vota</strong></span></a>)</p>
<p>- La musica. Quale il vostro brano preferito? (<a href="http://answers.polldaddy.com/poll/1647596" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;"><strong>Vota</strong></span></a>)</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://about.spreadthesign.com/gb/to/about" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;"><strong>Spreadthesign, dizionario e linguaggio dei segni</strong></span></a>. <a href="http://ec.europa.eu/education/index_en.htm" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;"><strong>Commissione europea – Istruzione e formazione</strong></span></a></p>
<p style="text-align:right;">
<p style="text-align:right;">10 novembre ‘08 &#8211; <span style="color:#ff6600;">aggiornato 26 novembre ‘09</span></p>
<p style="text-align:right;"><a href="http://calogeromira.wordpress.com//" target="_blank"><strong><span style="text-decoration:underline;">calogeromira.wordpress.com</span></strong></a> &#8211; <strong><a href="mailto:schoeneraltermannschaut@neomedia.it" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;">e-mail</span></a></strong></p>
<p style="text-align:right;"><strong><span style="text-decoration:underline;"><a href="www.blackr.it" target="_blank">Risparmio energetico (forse)?</a></span></strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Tobagi, l'insulto]]></title>
<link>http://lineadombra.wordpress.com/2009/11/26/2786/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 10:03:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>ubik</dc:creator>
<guid>http://lineadombra.wordpress.com/2009/11/26/2786/</guid>
<description><![CDATA[Ritorno velocemente sul libro di Benedetta Tobagi: Come mi batte forte il tuo cuore. Storia di mio p]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Ritorno velocemente sul libro di Benedetta Tobagi: Come mi batte forte il tuo cuore. Storia di mio p]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Polenta con il Gorgonzola]]></title>
<link>http://violaceo.wordpress.com/2009/11/25/polenta-con-il-gorgonzola/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 16:16:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>violaceo</dc:creator>
<guid>http://violaceo.wordpress.com/2009/11/25/polenta-con-il-gorgonzola/</guid>
<description><![CDATA[E perchè no? Alla faccia di questa città umida. Questo sta diventando un blog di cucina minimalista.]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>E perchè no?</p>
<p>Alla faccia di questa città umida.</p>
<p>Questo sta diventando un blog di cucina minimalista.</p>
<p>Del resto non ho mai pensato di avere la vena letteraria di Roberto Saviano.</p>
<p>&#160;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Autor de "Gomorra" pede fim da lei que reduz tempo de julgamentos na Itália]]></title>
<link>http://tudosobredireito.wordpress.com/2009/11/24/autor-de-gomorra-pede-fim-da-lei-que-reduz-tempo-de-julgamentos-na-italia/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 21:53:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>Ariana Degelo</dc:creator>
<guid>http://tudosobredireito.wordpress.com/2009/11/24/autor-de-gomorra-pede-fim-da-lei-que-reduz-tempo-de-julgamentos-na-italia/</guid>
<description><![CDATA[da Efe, em Roma Mais de 100 mil pessoas assinaram o pedido do escritor Roberto Saviano para que o Go]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="articleBy">
<p>da <strong>Efe</strong>, em Roma</p>
</div>
<p>Mais de 100 mil pessoas assinaram o pedido do escritor Roberto Saviano para que o Governo italiano retire a lei que reduz o tempo dos julgamentos e que produziria a prescrição de milhares de processos, incluindo os dois que o primeiro-ministro da Itália, Silvio Berlusconi, tem pendentes.</p>
<p>&#8220;Peço que seja retirada a lei sobre o julgamento breve e que ele seja feito pela salvaguarda do direito. O perigo é que o direito seja destruído na Itália e se transforme em um instrumento dos poderosos&#8221;, diz a carta de Saviano a Berlusconi, publicada na edição digital do jornal &#8220;La Repubblica&#8221;.</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td>Jean-Paul Pelissier/Reuters</td>
</tr>
<tr>
<td><img src="http://f.i.uol.com.br/folha/ilustrada/images/0829185.jpg" border="0" alt="Roberto Saviano, autor de &#34;Gomorra&#34;, se manifestou contra lei que reduz tempo de julgamentos" /></td>
</tr>
<tr>
<td>Roberto Saviano é contra a lei que reduz tempo de julgamentos</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Saviano denuncia que com a lei sobre o chamado &#8220;processo breve&#8221;, que se encontra no Parlamento para aprovação, &#8220;prescreverão julgamentos sobre crimes gravíssimos&#8221;.</p>
<p>Com a introdução da lei, que prevê que um processo não pode durar mais de dois anos em cada um dos graus (primeira instância, apelação ou no Supremo Tribunal), milhares de processo prescreverão.</p>
<p>A lei será aplicada a todos os julgamentos, exceto aos relativos a pessoas com antecedentes penais e os de crimes de imigração, sexuais, de acidentes de trabalho, ligado à máfia ou ao terrorismo.</p>
<p>Com isso, prescreveriam os dois processos nos quais Berlusconi é acusado de fraude fiscal na gestão do grupo Mediaset e o de corrupção no chamado caso Mills.</p>
<p>O escritor do sucesso literário internacional &#8220;Gomorra&#8221; afirma que &#8220;todos sonham com uma justiça rápida&#8221;, mas a única maneira de ser alcançada &#8220;não é encurtar os julgamento e deixar os cidadãos sem Justiça, mas colocar os magistrados em condições de poder agilizar os processos&#8221;.</p>
<p>O pedido de Saviano recebeu o apoio em dois dias de mais de 100 mil pessoas.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Processo breve: amnistia per soli ricchi]]></title>
<link>http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/24/processo-breve-amnistia-per-soli-ricchi/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 19:22:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>insorgenze</dc:creator>
<guid>http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/24/processo-breve-amnistia-per-soli-ricchi/</guid>
<description><![CDATA[Giustizia, due binari: prescizione breve solo per i &#8220;colletti bianchi&#8221;, detenzioni lungh]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h2><span style="color:#993300;">Giustizia, due binari: prescizione breve solo per i &#8220;colletti bianchi&#8221;, detenzioni lunghe e celle sovraffollate per tutti gli altri</span></h2>
<p>Paolo Persichetti<br />
<span style="color:#ff0000;"><em>Liberazione</em></span> 24 novembre 2009</p>
<p><a href="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/11/carcere-di-marassi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4180" title="carcere di marassi" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/11/carcere-di-marassi.jpg" alt="" width="229" height="168" /></a>Prescrizione breve per colletti bianchi e ceti abbienti, detenzioni lunghe e celle sovraffollate per tutti gli altri. Da una parte un&#8217;amnistia mascherata e tutta di classe per chi riesce sempre a sottrarsi al processo, figuriamoci alla condanna; dall&#8217;altra condanne pesanti, aggravanti e recidive di ogni ordine e grado, pene lunghe e senza benefici, per chi non appartiene ai ceti del privilegio, come è accaduto a Giovanni Lorusso, morto nel carcere di Palmi pochi giorni fa. &#8220;Dimenticato&#8221; in cella dall&#8217;ufficio matricola, nonostante una ordinanza del gip gli avesse concesso gli arresti domiciliari. Lorusso era &#8220;pericoloso&#8221; perché nell&#8217;agosto 2008 aveva rubato uno zaino in una spiaggia di Rimini. Furto punito con una condanna a 4 anni e 5 mesi. Sanzione provocata dall&#8217;applicazione di una serie di aggravanti: la recidiva specifica prevista dalla ex Cirielli, la violazione delle misure di sorveglianza dovute alla qualifica di delinquente professionale, che gli era stata applicata in ragione della sua ricca fedina penale. Insomma la classica persecuzione. Dopo la pena, tutta scontata fino all&#8217;ultimo secondo, arriva la sanzione civile, l&#8217;esclusione dal consesso sociale. Marcato a vita col tesserino rosso al posto della carta d&#8217;identità. Niente impieghi nei pubblici uffici, niente patente di guida. Devi giustificare ogni tuo spostamento. Non puoi lasciare il comune di residenza senza un&#8217;autorizzazione specifica. Puoi uscire di casa solo nelle ore autorizzate. Liberalissima misura di polizia ereditata dal fascismo e republicanizzata con un espediente: non è più il prefetto che emette la sanzione ma il magistrato di sorveglianza. In fondo ci vuole poco per diventare democratici: basta un giudice nei paraggi e il gioco è fatto. Come ci spiega il nuovo filosofo della politica Roberto Saviano con le sue letterine da baci perugina. È questa l&#8217;idea di giustizia che viaggia ormai da anni in questo Paese. Una specie di tira e molla tra il centrodestra che vuole l&#8217;immunità degli opulenti, la tolleranza zero su base censitaria, processi e carcere per quelli che considera rifiuti sociali e nemici: migranti, tossicodipendenti, terroristi; e il centrosinistra che se ne infischia di chi viene triturato da leggi sempre più liberticide e pur di arrivare a sconfiggere l&#8217;odiato Berlusconi (senza mai riuscirci), promuove un&#8217;idea di società penale e disciplinare. In questo clima imbestialito, dove nelle carceri ormai non si hanno più di tre metri quadrati a testa, dove i reclusi hanno raggiunto le 66 mila unità a fronte di 42 mila posti tollerati, sono riprese le proteste. Al Marassi di Genova, venerdì sera i detenuti hanno avviato una battitura contro la situazione di sovraffollamento. Le difficili condizioni di vivibilità hanno subito fatto salire la tensione e nella serata un detenuto ha tentato il suicidio. Intorno alle 23.50, il personale di custodia ha avvertito un forte odore di gas provenire dalla sezione di alta sicurezza. L&#8217;intervento tempestivo ha permesso di trovare l&#8217;uomo ancora in vita, riverso a terra con la testa ricoperta da una busta di plastica all&#8217;interno della quale confluiva il gas di una bomboletta impiegata per il fornello da cucina. Una volta ripresosi, l&#8217;uomo ha giustificato la sua azione dipserata come un «gesto di protesta contro le condizioni detentive». Nel solo 2008 sono stati sventati 650 suicidi. <a href="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/11/detenuto1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4183" title="detenuto" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/11/detenuto1.jpg?w=193" alt="" width="193" height="300" /></a>La battitura è stata sospesa nella giornata di sabato, dopo un incontro dei reclusi con il direttore che si è impegnato a risolvere nel giro di 24 ore alcune delle situazioni più insostenibili. Una protesta analoga si sarebbe svolta anche nel carcere di Lucca, protagonista questa estate di una semirivolta, insieme ad altre carceri toscane. Ne ha dato notizia il segretario generale del Sappe, Donato Capece, che ha spiegato come nel penitenziario lucchese siano ospitati 200 detenuti per una capienza di appena 82 persone. Mentre a Marassi 780 reclusi si dividono lo spazio previsto per 430 posti letto. Proteste con battitura dei ferri contro il sovraffollamento anche nel carcere San Donato di Pescara. Secondo i testimoni, l&#8217;eco delle grida giungeva fin nelle strade circostanti le mura di cinta, in particolare la parola «sovraffollamento», ripetuta in continuazione. Nella struttura del capoluogo adriatico è stata superata la capienza massima, con 75 detenuti in più rispetto a quanto previsto (195 invece di 120). Situazione divenuta ancora più pesante dopo la chiusura della sezione penale per lavori di ristrutturazione, che ha reso necessario ridistribuire i detenuti nelle altre due sezioni. Nelle carceri abruzzesi vi sono attualmente 1.909 detenuti, 434 oltre il limite regolamentare.</p>
<p style="text-align:center;"><strong>Link<br />
</strong><a href="../2009/11/26/lodo-alfano-e-processo-breve-la-farsa-della-giustizia-di-classe/">La farsa della giustizia di classe</a><br />
<a href="../2009/11/01/2009/08/01/cronache-carcerarie/">Cronache carcerarie </a><br />
<a href="../2009/08/06/populismo-penale/">Populismo penale</a></p>
<p style="text-align:center;"><a href="../2009/11/26/2009/08/06/2008/07/13/curare-e-punire/">Ho paura dunque esisto<br />
</a><a href="../2009/11/26/2009/08/06/2008/10/21/dipietrismo-malattia-senile-del-comunismo/">Dipietrismo: malattia senile del comunismo?</a><br />
<a href="../2009/11/26/2009/08/06/2008/10/21/giustizia-o-giustizialismo-dilemma-nella-sinistra/">Giustizia o giustizialismo, dilemma nella sinistra</a><br />
<a href="../2009/11/26/2009/08/06/2009/07/02/2008/07/13/il-populismo-penale-una-malattia-democratica">Il populismo penale una malattia democratica</a></p>
<p style="text-align:center;"><a href="../2009/11/26/2009/08/06/2009/07/02/2008/07/13/il-governo-della-paura/">Il governo della paura </a><br />
<a href="../2009/11/26/2009/08/06/2009/07/02/2008/07/13/genesi-del-populismo-penale-e-nuova-ideologia-vittimaria/">Genesi del populismo penale e nuova ideologia vittimaria</a><br />
<a href="../2009/11/26/2009/08/06/2009/07/02/2008/07/13/populismo-penale-una-declinazione-del-neoliberismo/">Populismo penale, una declinazione del neoliberismo</a></p>
<p style="text-align:center;"><a title="Sprigionare società" href="../2009/11/26/2009/08/06/2009/07/30/page/2009/04/23/2005/09/01/sprigionare-la-societa/">Sprigionare la società</a><br />
<a title="Desincarcerer la société" href="../2009/11/26/2009/08/06/2009/07/30/page/2009/04/23/2005/09/01/desincarcerer-la-societe/">Desincarcerer la société</a><br />
<a title="Gli spettri del 41 bis" href="../2009/11/26/2009/08/06/2009/07/30/page/2009/04/23/2002/10/28/carcere-gli-spettri-del-41-bis/"> Carcere, gli spettri del 41 bis</a><a href="../2009/11/26/2009/08/06/2009/08/12/carceri-facili-dopo-le-proteste-torna-in-carcere-aggirate-le-garanzie-processuali/"><br />
</a><a href="../2009/11/26/2009/08/06/2009/08/12/2009/08/06/2008/07/13/curare-e-punire/"><br />
</a><a href="../2009/11/26/2009/08/06/2009/08/12/2009/08/06/2008/07/13/curare-e-punire/"> </a></p>
<p style="text-align:center;">
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA["Praticamente una rockstar"]]></title>
<link>http://buonipresagi.wordpress.com/2009/11/24/praticamente-una-rockstar/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 18:49:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>buonipresagi</dc:creator>
<guid>http://buonipresagi.wordpress.com/2009/11/24/praticamente-una-rockstar/</guid>
<description><![CDATA[What is there left for me to do in this life? Did I achieve what I had set in my sights? Am I a happ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:right;"><em>What is there left for me to do in this life?<br />
Did I achieve what I had set in my sights?<br />
Am I a happy man or is this sinkin&#8217; sand?<br />
Was it all worth it?</em></p>
<p style="text-align:right;">
<p>Due premesse:<br />
1. Mi scuso con i lettori (ma soprattutto con le lettrici), ma si finisce sempre a parlare di lui;<br />
2. il post che state per leggere parla della copertina del numero di dicembre di Rolling Stone Italia. Solo ed esclusivamente della copertina. Non so come siano gli articoli all&#8217;interno, ma per il discorso che voglio fare è irrilevante. Il post parlerà della copertina e della copertina soltanto, del modo in cui può essere fruita come testo autonomo e la lettura che ne consegue.</p>
<p>Ok. Un saluto ai tre lettori rimasti, venite pure qui davanti che c&#8217;è posto.</p>
<p>Non ricordo di preciso da quando Rolling Stone Italia si sia messa a distribuire il titolo di &#8220;rockstar dell&#8217;anno&#8221;. L&#8217;anno scorso era toccato a Roberto Saviano. Ho ancora il numero nello scaffale dietro di me in ufficio. Non perché ci tenga particolarmente, solo che non mi ricordo mai di buttarlo. Comunque, allora quella scelta mi era sembrata stridente. E continua a sembrarmi stridente oggi, solo che ora so anche spiegarmi le ragioni.<br />
Nel mezzo, c&#8217;è stata la lettura del saggio di David Foster Wallace <a href="http://machines.pomona.edu/dfwwiki/index.php/E_Unibus_Pluram:_Television_and_U.S._Fiction">E unibus pluram</a> (EUP). Contenuto in Considera l&#8217;aragosta, EUP è un saggio che parla del rapporto tra la televisione e gli scrittori americani contemporanei, nel quale Wallace sostiene che il post-modernismo, con il suo ricorso all&#8217;ironia disincantata nel descrivere il mondo, abbia dato vita a una generazione di autori che non dicono più nulla &#8220;sul serio&#8221;. L&#8217;argomento è ripreso da Wu Ming 1 <a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2008/04/002612.html">nel memorandum</a> sul <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/New_Italian_Epic">New Italian Epic</a>, nel quale non a caso si cita più volte Saviano. Il perché spero sia chiaro a chiunque abbia un minimo di familiarità con la sua attività di scrittore (ma anche con i suoi due spettacoli televisivi con Fabio Fazio): Saviano è quanto di più lontana da una sensibilità post-moderna e disincantata ci possa essere. Tanto che a volte anche io trovo quasi straniante questo mio coetaneo che nemmeno per un secondo sembra mai cedere alla tentazione di fare la battuta, minimizzare, accennare un commento cinico.<br />
Al contrario, Rolling Stone Italia è un tempio dell&#8217;approccio cazzarone. Nello stesso numero, per dire, <a href="http://www.rollingstonemagazine.it/covers/rolling-stone-n-62#related">si annuncia</a> &#8220;l&#8217;incredibile faccia a faccia fra Elvis Costello<strong> + </strong>Nick Jonas (sì proprio lui, quello dei tre fratellini verginelli!)&#8221;.<br />
Insomma, una copertina con la faccia di Saviano e sotto la scritta &#8220;rockstar&#8221; stride come unghie sulla lavagna, perché preleva di peso una persona da dove si trova e la cala più o meno nel contesto in cui amano collocarlo i suoi detrattori: &#8220;uno che fa spettacolo&#8221;.<br />
Magari le intenzioni erano buone, ma il risultato mi lascia, ancora oggi, perplesso.</p>
<p>E oggi tocca a Silvio Berlusconi.<br />
Metto la foto qui sotto per comodità.</p>
<p><img class="alignnone" title="rs" src="http://static.sky.it/static/contentimages/original/sezioni/tg24/spettacolo/2009/11/23/silvio_rock.jpg" alt="Straaap" width="394" height="462" /></p>
<p>Ecco. L&#8217;immagine è opera di Shepard Farey, quello del poster &#8220;Change&#8221; per Obama.<br />
Berlusconi è raffigurato con una specie di ghigno sul volto mentre strappa in due una bandiera italiana sulla quale è scritto il suo nome, sullo sfondo di un&#8217;altra bandiera italiana.<br />
Non solo quale fosse di preciso l&#8217;intento dell&#8217;artista, né quale sia stata la richiesta di Rolling Stone Italia, ma trovo che l&#8217;effetto finale dell&#8217;immagine sia quello che si legge in questo articolo del <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/il_cavaliere_rock_star_dellanno/24-11-2009/articolo-id=401493-page=0-comments=1?&#38;LINK=MB_A">Giornale</a>:</p>
<blockquote><p>Il rock è provocazione. Non guarda in faccia a nessuno. Entra nei sancta sanctorum e puzza di blasfemo. Non rispetta la nobiltà, la storia, le tradizione. È un talento barbaro, che i custodi del passato faticano a riconoscere. Ribalta i canoni. Il rock è costretto a mostrarsi giovane anche a 70 anni. Quando il Cav entra nel club esclusivo della politica estera lascia fuori i cappelli a cilindro della vecchia diplomazia. È il cucù, le corna (rock, molto hard rock), i kapò, voce alta, scacco alla regina e tutta la geopolitica della pacca sulle spalle. Il rock avvicina, cancella le distanze, alto e basso non si distinguono più. Il motto è: «Hi fratello».</p></blockquote>
<p>&#8220;Distruggere&#8221; è un gesto che associamo alla cultura rock. E ha un valore positivo perché, in quella moderna epopea che è &#8220;la storia del rock&#8221; intesa come fenomeno socioculturale, il rock svolge un ruolo positivo, di rottura di consuetudini e di liberazione. &#8220;Elvis ha liberato i nostri corpi e Dylan le nostre menti&#8221; diceva John Lennon. Al rock associamo blue jeans, liberazione sessuale, assenza di formalismi, istintività. In parte per innegabili motivi storici, in parte perché sono collegamenti che ci siamo abituati a fare negli anni.<br />
Ha gioco facile la stampa di Berlusconi a usare questa copertina per glorificare quegli aspetti della figura pubblica del PresDelCons che a me fanno rimpiangere il pentapartito e Tribuna Politica. Ha gioco facile perché quella copertina (che sopravviverà molto più a lungo di qualsiasi articolo la commenti all&#8217;interno del giornale) sembra proprio, per il contesto, per quello che c&#8217;è scritto, perché nasce già per essere un&#8217;icona pop (suppongo che a breve avere una propria foto manipolata da Farey diventerà come farsi ritrarre da Raffaello) e per essere letta all&#8217;interno del sistema di valori del &#8220;pop&#8221; e del post-moderno.<br />
Ora, non credo spetti a Rolling Stone Italia fare da baluardo contro Berlusconi. Rolling Stone Italia è una rivista che opera in un regime di mercato ed è liberissima di fare le copertine che ritiene porteranno più lettori la cui attenzione vendere ai propri inserzionisti. E le polemiche, si sa, fanno vendere.<br />
Però, ecco, secondo me questa copertina è così goffa nell&#8217;essere un omaggio all&#8217;immagine pubblica che il PresDelCons vuol dare di sé che a me sembra più un omaggio spudorato. Esattamente il tipo di ossequio verso un potente e verso il suo culto della personalità che vorrei non vedere mai mai mai.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Sandro Bondi vs Roberto Saviano]]></title>
<link>http://ferdori.wordpress.com/2009/11/23/sandro-bondi-vs-roberto-saviano/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 18:22:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>ferdori</dc:creator>
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<description><![CDATA[Anche a me è capitato, come ormai penso a tutti quanti, di leggere la lettera aperta che Roberto Sav]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><a href="http://ferdori.wordpress.com/files/2009/11/bondi.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-562" title="bondi" src="http://ferdori.wordpress.com/files/2009/11/bondi.jpg?w=117" alt="" width="117" height="150" /></a><a href="http://ferdori.wordpress.com/files/2009/11/saviano1.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-563" title="saviano" src="http://ferdori.wordpress.com/files/2009/11/saviano1.jpg?w=146" alt="" width="117" height="150" /></a>Anche a me è capitato, come ormai penso a tutti quanti, di leggere la lettera aperta che Roberto Saviano ha scritto al premier Berlusconi sabato 14 novembre.</p>
<p style="text-align:justify;">In un primo momento non pensavo ci fosse poi molto da dire sull’argomento. Si poteva forse essere favorevoli o contrari, ma sostanzialmente non credevo, così come non credo neppure oggi, che nessun appello del genere potesse fare cambiare indirizzo politico al governo Berlusconi, in special modo quando si tratta di normative che, una volta approvate, vanno a coinvolgere il premier personalmente.<!--more--></p>
<p style="text-align:justify;">Come sempre accade in questi casi è subito partita la diatriba tra pro e contro, cosa che rischia di portare ad uno schieramento in stile ultras che allontanerebbe l’oggetto della discussione dallo specifico, ovvero il contenuto della lettera.</p>
<p style="text-align:justify;">Infatti si sono subito accese le polemiche all’interno dei blog e dei forum tra i sostenitori di Saviano ed i suoi critici; in altra sede ero intervenuto per richiamare l’attenzione sul contenuto della lettera, mentre interesse di molti era proprio quello di spostare la discussione sullo scrittore e non su quanto da lui espresso.</p>
<p style="text-align:justify;">Oggi le cose sono cambiate notevolmente: è stato messo in piedi un appello sotto forma di raccolta firme online, arrivate nel momento in cui scrivo alla bella cifra di 346.965 sottoscrittori;  oggi si sono aggiunti tra gli altri anche Roberto Benigni e Nicoletta Braschi.</p>
<p style="text-align:justify;">Si è aperto un ulteriore dibattito sull’opportunità di questa “petizione” e soprattutto c’è stata una lettera che Sandro Bondi, ministro della Cultura, ha scritto a Roberto Saviano in risposta a quella da lui indirizzata al premier.</p>
<p style="text-align:justify;">La lettera è di facile reperibilità e quindi non serve riportarla, mi preme invece dire alcune mie impressioni al riguardo.</p>
<p style="text-align:justify;">Innanzitutto devo dire che Bondi, come sempre, è molto abile con le parole. Dice tante cose nella sua lunga lettera, senza però andare molto sul concreto.</p>
<p style="text-align:justify;">Se la si legge con attenzione e la si analizza, si riconosce immediatamente quello stile inconfondibile che ha il ministro: parla sempre del suo interlocutore, lo apprezza, lo stima, lo elogia. Gli dice quanto sia stato bravo e coraggioso nel fare ciò che ha fatto.</p>
<p style="text-align:justify;">Lo ammira per “le sue qualità artistiche e la sua tempra morale”, poi continua con un lungo elenco di complimenti per arrivare verso la fine del discorso a richiamare, sempre sottovoce, l’attenzione di Saviano a non farsi coinvolgere in questioni politiche, proprio lui che è in buona fede, proprio lui che in fondo è un entusiasta.</p>
<p style="text-align:justify;">Faccia attenzione, si raccomanda, perché il panorama politico è pieno di avvoltoi pronti a piombare su quei personaggi puri di spirito, come appunto il buon Saviano, e a coinvolgerli loro malgrado in lotte politiche, trascinandoli per la giacca verso il proprio schieramento.</p>
<p style="text-align:justify;">Lui soffre molto, il povero Bondi, per tutte queste esagerazioni che incattiviscono la politica.</p>
<p style="text-align:justify;">E poi ancora si lancia in elogi sulla recente trasmissione televisiva per arrivare ad una piccola stoccata con l’invito a pensare ad altre vie di espressione per sfuggire al demone della politica e della cultura di parte.</p>
<p style="text-align:justify;">La lettera prosegue fino a completo compimento con un alternarsi di elogi e di sincere raccomandazioni e speranze affinchè l’intellettuale non incappi nello schierarsi politicamente con notevole danno per il nostro Paese.</p>
<p style="text-align:justify;">E’, come dicevo, il solito Bondi.</p>
<p style="text-align:justify;">Anche questa volta ha parlato solo degli altri e si è preoccupato per la loro salvezza, come un semplice, povero, piccolo parroco di campagna.</p>
<p style="text-align:justify;">E anche questa volta ha evitato furbescamente di andare sui contenuti, ha detto perché Saviano non avrebbe dovuto scriverla, ma:</p>
<p style="text-align:justify;">- non ha detto perché la lettera di Saviano secondo lui è sbagliata,</p>
<p style="text-align:justify;">- non ha detto perché la riforma del cosiddetto processo breve secondo lui sarebbe una buona riforma,</p>
<p style="text-align:justify;">- non ha detto perché evita di fare le stesse raccomandazioni a quegli intellettuali che si esprimono a favore dei provvedimenti del governo ( in questi casi la sua sofferenza è già più sopportabile ), ma forse in questo può essere giustificato dal fatto che quasi solo i militanti sostengono quelle posizioni.</p>
<p style="text-align:justify;">Insomma Bondi parla parla senza mai entrare nell’argomento specifico, rimane sempre sull’ideologico e sull’astratto.</p>
<p style="text-align:justify;">A mio parere il vero Problema Italiano è proprio questo.</p>
<p style="text-align:justify;">Da noi accade che quando si muove una critica ad un provvedimento del governo o ad una sua proposta di legge, subito si viene tacciati di anti-italianità, oppure se si critica quanto detto da un esponente della CEI o del Vaticano si viene subito chiamati “senza Dio”.</p>
<p style="text-align:justify;">Il problema è che questo modo di fare si è diffuso ormai anche nella vita di tutti i giorni.</p>
<p style="text-align:justify;">Nel lavoro, nella scuola, nella società. Non siamo più liberi di fare una critica che subito si viene accusati di essere contro qualcosa o qualcuno.</p>
<p style="text-align:justify;">Questo modo di fare ha come risultato il fatto che chi non è abbastanza forte o non sente di avere le spalle coperte, finisce col tacere.</p>
<p style="text-align:justify;">La risposta di Roberto Saviano è una grande risposta, indipendentemente dal fatto che si sia d’accordo o meno con le posizioni assunte.</p>
<p style="text-align:justify;">Oltre agli ovvi ringraziamenti per la stima e per le belle parole del ministro, Saviano punta l’attenzione sul fatto che ognuno debba sentirsi nella libertà di poter esprimere il proprio parere, senza prevaricazioni di sorta.</p>
<p style="text-align:justify;">Ricorda che in occasione del premio Scholl ricevuto qualche giorno fa in Germania ( invito alla visione del film “La Rosa Bianca” per capire di cosa si tratti ) gli sono state rivolte preoccupazioni sulla libertà di stampa in Italia.</p>
<p style="text-align:justify;">Ringrazia dell’apprezzamento da parte di Bondi, della trasmissione “Che tempo che fa”.</p>
<p style="text-align:justify;">Fa notare come proprio quella trasmissione, così come oggi la sua persona, sia stata oggetto di richiami ( in alcuni casi vere e proprie accuse ) al non schierarsi.</p>
<p style="text-align:justify;">“Sono convinto” dice Saviano “che a volte non si possa stare zitti. Che bisogna prendere posizione al costo di schierarsi. E schierarsi non significa ideologicamente”.</p>
<p style="text-align:justify;">Ognuno deve avere la possibilità, in alcuni casi c’è proprio il dovere, di dire la propria opinione, senza che questa venga presa come uno schierarsi per forza. In questo caso Saviano ribadisce con forza la posizione assunta  e ne spiega i motivi, a differenza di Bondi che in entra mai nel merito della questione.</p>
<p style="text-align:justify;">Io ho spesso utilizzato il termine ultras per esprimere a quale livello di discussione si sia arrivati, Saviano parla di contrapposizione tra contrade; in pratica è lo stesso concetto.</p>
<p style="text-align:justify;">Poche volte si entra nello specifico e quasi sempre si rimane nell’ideologico.</p>
<p style="text-align:justify;">Anche nei confronti televisivi ( per molti cittadini l’unica fonte di informazione ) chi si oppone alle posizioni del governo spesso commette l’errore di farsi trascinare in discussioni in puro stile contradaiolo e finisce per fare il gioco dell’avversario. Si dovrebbe essere pronti a riportare l’attenzione sull’oggetto della discussione e lasciare perdere le provocazioni; purtroppo i politici sono espressione della società e come spesso succede nelle discussioni da salotto, si comincia con una cosa e poi in breve tempo si finisce col litigare per tutt’altro.</p>
<p style="text-align:justify;">Ben vengano quindi coloro i quali rispondono brevemente alle provocazioni e concentrano la sostanza del discorso sulle cose concrete.</p>
<p style="text-align:justify;">Basta mettere a confronto le due lettere, Bondi e  Saviano, e contare il numero di esempi concreti e quello delle posizioni politiche o ideologiche presenti in ciascuna, per avere una visione chiara della situazione.</p>
<p style="text-align:justify;">Saviano soprattutto rivendica il diritto che ognuno deve avere di poter esprimere la propria opinione su ogni argomento. L’unico vincolo, come dice la Costituzione, è il rispetto delle leggi.</p>
<p style="text-align:justify;">Nel pieno rispetto delle leggi ognuno può dire e pensarla come vuole ed è un dovere morale non tacere quando c’è qualcosa che non funziona o che limita la libertà degli altri.</p>
<p style="text-align:justify;">Anche questo fa parte di quel diritto alla felicità per il quale nella trasmissione dell’altro giorno sono stati ricordati tanti personaggi.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Gomorra on Set - Presentazione a Roma del libro di Mario Spada ]]></title>
<link>http://collettivowsp.wordpress.com/2009/11/23/gomorra-on-set-presentazione-a-roma-del-libro-di-mario-spada-officine-fotografiche-27-novembre-2009/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 08:00:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>collettivowsp</dc:creator>
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<description><![CDATA[Gli scatti di  Mario Spada sono il tassello mancante tra il romanzo di Roberto Saviano e la pellicol]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Gli scatti di  Mario Spada sono il tassello mancante tra il romanzo di Roberto Saviano e la pellicola di Matteo Garrone. Un sapiente mosaico fatto di realtà e finzione che si mescolano tra loro. Officine fotografiche dopo aver presentato alla manifestazione fotografica di FotoLeggendo, gli scatti di uno dei set più importanti del 2008, presenta nella sede di Officine Fotografiche il primo libro del reporter napoletano Mario Spada. Un ricco volume, di oltre sessanta fotografie, che intrecciano lo squallore insanguinato di Scampia con il degrado della provincia casertana. Per Angelo Turretta maestro della fotografia di scena, Mario Spada, è stato è in grado di cogliere«l’essenza iconografica del Male». Il reporter aveva già lavorato in terra di camorra durante la sanguinaria faida di Scampia che si è svolta a cavallo tra il 2004 e il 2005. Questa volta però gli scatti documentano scene dove tutto è reale e finto, allo stesso tempo: veri tossici e spacciatori delle Vele, si mescolano infatti con le comparse. Così Scampia, con i suoi palazzoni grigi e la gente che li popola, offre la scenografia perfetta di una realtà così difficile, controversa e oscura. Gianluca Di Feo, caporedattore del settimanale L’Espresso ha descritto così, questo luogo distante pochi chilometri dalle vetrine patinate del centro di Napoli:«Scampia è un buco nero, comodo, pratico e conveniente. Perché dentro un buco nero ci puoi buttare di tutto».</p>
<div id="attachment_900" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://collettivowsp.wordpress.com/files/2009/11/gomorra-on-set.jpg"><img class="size-medium wp-image-900 " title="Gomorra on set" src="http://collettivowsp.wordpress.com/files/2009/11/gomorra-on-set.jpg?w=300" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Gomorra on Set - Mario Spada </p></div>
<p> “Gomorra on set”è un libro icastico che si traduce in un atto d’amore del fotografo per la sua problematica terra. Spada è stato in grado di descrivere in maniera limpida e viva una realtà drammatica, a tratti surreale, come quella campana.</p>
<p>Venerdì 27 novembre ore 18,00 &#8211; Officine Fotografiche &#8211; Interverranno l’autore e  fotografo Mario Spada, l&#8217;editore Claudio Corrivetti, la photoeditor Tiziana Faraoni. Il volume Gomorra on set è una pubblicazione POSTCART Edizioni</p>
<p> info: <a href="http://www.officinefotografiche.org">http://www.officinefotografiche.org</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La Germania premia Saviano]]></title>
<link>http://esuonamale.wordpress.com/2009/11/22/la-germania-premia-saviano/</link>
<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 17:45:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>ilvecchio</dc:creator>
<guid>http://esuonamale.wordpress.com/2009/11/22/la-germania-premia-saviano/</guid>
<description><![CDATA[Una settimana fa, il 16 novembre, Roberto Saviano ha ricevuto il premio Geschwister Scholl Prize dal]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="aligncenter" src="http://www.geschwister-scholl-preis.de/preistraeger_2000-2009/2009/gsp_2009_verleihung.jpg" alt="" width="250" height="173" /></p>
<p style="text-align:justify;">Una settimana fa, il 16 novembre, Roberto Saviano ha ricevuto il premio <a href="http://www.geschwister-scholl-preis.de/preistraeger_2000-2009/2009/index.php">Geschwister Scholl Prize</a> dall’Università Ludwigs Maximilian di Monaco. Il premio è nato nel 1980 come simbolo della resistenza contro qualsiasi tipo di regime: un premio volto a proteggere le parole di chi, per quello che scrive, è minacciato da poteri forti e organizzazioni criminali. L’anno scorso il premio è andato a David Grossman e nel 2007 fu assegnato, postumo, ad Anna Politkovskaja. Saviano per l’occasione ha tenuto un discorso nell’aula magna dell’università tedesca dal titolo <em>Il contrario della morte</em>.<br />
<!--more-->«<em>Mi si dice che con il premio dedicato ai fratelli Scholl ogni anno viene premiato un libro che ricorda il lascito spirituale di Hans e Sophie Scholl, due studenti universitari cristiani di Monaco che, poco più che ventenni, si sono opposti al regime nazista e sono stati giustiziati, per il loro coraggio civile. Decapitati a Monaco dalla Gestapo: mi vengono i brividi. Mi si dice che il premio vuole promuovere la libertà di pensiero, il senso di responsabilità politica, sociale e civile. Mi si dice che prima di me è stata premiata, tra gli altri, Anna Politkovskaja</em>.»<br />
«<em>Quello che più mi ha colpito nella storia dei fratelli Scholl è che loro nel potere della parola ci credevano immensamente. Loro ebbero fiducia nell’intellighenzia tedesca, credendo che si sarebbe opposta al Nazismo. Sophie, addirittura, non esitò a esporsi pubblicamente per diffondere dei volantini che veicolavano un messaggio di protesta non violenta, e quando, dopo l’arresto, furono interrogati, non persero la speranza e ancora confidarono nelle loro parole e nel potere intrinseco che esse avevano, assumendosene la piena responsabilità. In alcune parti d’Europa e del mondo quelle parole, quei volantini ancora condannerebbero a morte chi li scrive. In quei contesti, che non sono distanti o tanto diversi da quelli in cui viviamo noi, paradossalmente scrivere nonostante il pericolo finisce con il coincidere con la vita stessa. Qualcuno pensa che minacciare, intimidire porti a nascondere le parole. Ma questo spesso non accade. Ed è proprio pensando a come loro hanno vissuto, a come sono morti e alle loro immense fragilità, che sento tanta più riconoscenza verso chi non abbandona a se stesse le mie parole, proteggendole con questo riconoscimento più di quanto non faccia una scorta armata. <strong>Chi muore per le proprie parole, muore perché quelle parole hanno difficoltà ad arrivare alle orecchie, agli occhi e ai cuori di molti. È questo che salva le parole pericolose e chi le scrive: l’attenzione delle persone, il lettore</strong></em>.»<br />
Questi alcuni stralci del discorso di Saviano. Temi cari allo scrittore italiano che non manca mai di ribadire, come quando fu ospite della <a href="http://esuonamale.wordpress.com/2009/05/17/saviano-alla-normale-di-pisa/">Normale di Pisa</a> nel maggio scorso o durante il secondo <em>Speciale di Che tempo che fa</em> a lui dedicato. Il potere della parola può essere reale e incisivo, pericoloso, solo se supportato da chi legge quelle parole. La letteratura, specialmente quella civile, di inchiesta, senza i lettori, non avrebbe né valore né futuro.<br />
Sulla copertina del suo ultimo libro, <em>La bellezza e l’inferno</em>, non a caso c’è scritto: “Questo libro va ai miei lettori. A chi ha reso possibile che Gomorra divenisse un libro pericoloso”. E come apertura di questa raccolta di articoli, scritti tra il 2004 e il 2009, c’è un brano dal titolo eloquente: <em>Il pericolo di leggere</em>.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Roberto Saviano, non lasciare Mondadori]]></title>
<link>http://litskeight.wordpress.com/2009/11/22/roberto-saviano-non-lasciare-mondadori/</link>
<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 23:27:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>skeight1985</dc:creator>
<guid>http://litskeight.wordpress.com/2009/11/22/roberto-saviano-non-lasciare-mondadori/</guid>
<description><![CDATA[Grazie ad un breve articolo su l’Unità ho scoperto che su Facebook esiste un gruppo denominato Appel]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignnone" title="logo mondadori" src="http://elearning.sta.uniroma1.it/stage/upload_img/9-mondadori.jpg" alt="" width="150" height="120" /><img class="alignnone" title="saviano" src="http://www.ilgiornaleitaloamericano.com/joomla5/images/stories/saviano1.jpg" alt="" width="106" height="121" /></p>
<p>Grazie ad un breve <a href="http://www.unita.it/news/igiaba_scego/91415/caro_saviano_lascia_mondadori" target="_blank">articolo</a> su <em>l’Unità</em> ho scoperto che su Facebook esiste un <a href="http://www.facebook.com/search/?init=quick&#38;q=saviano%20mondadori#/group.php?gid=179779540307&#38;ref=search&#38;sid=1562672726.1732445604..1" target="_blank">gruppo</a> denominato <em>Appello a Roberto Saviano: smetti di pubblicare per Mondadori!</em>, che conta, nel momento in cui scrivo, 1672 membri. Riporto integralmente il testo di descrizione del gruppo:</p>
<p><em>Caro Roberto,</em></p>
<p><em>ti leggiamo, ti ascoltiamo, ti seguiamo nelle uscite pubbliche, siamo solidali con le tue scelte e comprendiamo il costo altissimo che stai pagando.</em></p>
<p><em>Proprio per questo, pensiamo che tu non possa più associare il tuo nome a quello di una casa editrice il cui attuale proprietario è artefice, promotore ed esecutore di una deriva culturale e politica del nostro Paese che tu meglio di altri hai raccontato.</em></p>
<p><em>Ti chiediamo di lasciare Mondadori, e speriamo che il tuo esempio venga seguito da altre autrici e autori che stimiamo allo stesso modo.</em></p>
<p>Non penso che la buona fede degli aderenti a questo gruppo possa essere messa in discussione (anche se qualcuno potrebbe insospettirsi per il fatto che i promotori dell’appello sono due lavoratori di case editrici “minori”), ma ciò nonostante il ragionamento di base dell’appello mi sembra molto discutibile. Tradotto in parole povere sarebbe: Mondadori è di Berlusconi, ergo se Saviano scrive per Mondadori contraddice la sua battaglia per la legalità. Dov’è la falla? Sta nel fatto che la relazione tra autore ed editore viene interpretata in senso unilaterale, per cui, nel momento in cui c’è una divergenza di opinioni politiche tra i due elementi, la contraddizione è esclusivamente dell’autore e non dell’editore. Per dire, chi ha mai criticato la Mondadori per pubblicare testi e autori base dell’ideologia comunista? Nessuno, nonostante siano una parte corposa del loro catalogo. Certo, si può dire che l’editore mette al primo posto l’interesse economico, per cui pubblica ciò che ha lettori, a prescindere dall’orientamento politico (è lo stesso motivo per cui la casa editrice di sinistra Feltrinelli pubblica numerosi libri di Federico Moccia). Ma allora perché un autore non potrebbe comportarsi in maniera simile? Privilegiare non solo e non tanto l’aspetto economico, ma la possibilità di parlare ad un pubblico il più ampio possibile, che è poi l’obiettivo di <em>Gomorra</em>, e ciò che lo rende un’opera importante e non solo l’ennesimo libro – per quanto pregevole – sulle mafie. Senza nulla togliere al ruolo fondamentale delle piccole case editrici, sono le grandi ad avere le migliori possibilità distributive e promozionali, e non si vede perché un autore dovrebbe rinunciarvi, se ha la possibilità di usufruirne. La qualità dell’opera, in tutti i casi, dipende da se stessa e non dall’editore.</p>
<p>A parte queste considerazioni di carattere generale, però, c’è un aspetto ulteriore che va considerato: al momento Berlusconi lascia alle sue case editrici una libertà molto maggiore di quella che permette alle sue tv o ai suoi giornali. Al di là del già citato interesse economico (checché ne pensino gli intellettuali destrorsi, i lettori in Italia sono oggi soprattutto di sinistra…), c’è la consapevolezza che il mondo editoriale non è molto rilevante ai fini del consenso: in Italia si legge poco, e quel poco spesso è di scarsa qualità, e i lettori sono solitamente persone che hanno già una certa formazione e idee politiche formate, che non si fanno influenzare più di tanto dalle letture. Quindi si può lasciare mano libera, guadagnare di più e dare una impressione di liberalità, giusto un po’ incrinata da pubblicazioni squisitamente propagandistiche (<em>Il libro nero del comunismo</em> e tutti i titoli simili annessi) o da sporadici gesti di chiusura (il rifiuto di pubblicare l’ultimo libro di José Saramago perché contenente duri attacchi a Berlusconi). Tuttavia, a noi non dovrebbero interessare i motivi alla base di questa libertà, ma il dato puro e semplice: la politica editoriale del gruppo Mondadori è pluralista e liberale. Guardate la collana Strade Blu, o molti degli autori degli Oscar, per non parlare di Stile libero Einaudi, o di certi libri della Piemme (Giulietto Chiesa con il suo <a href="http://www.edizpiemme.it/libri/zero-9788856600049" target="_blank">sciocchezzaio complottista</a> sull’11 settembre!). Se oggi gli autori di sinistra dovessero rifiutarsi di lavorare per queste case editrici, o i lettori rifiutarsi di comprare libri delle suddette, l’unico effetto sarebbe di spingere il gruppo Mondadori, che controlla più del 30% del mercato editoriale italiano, a pubblicare esclusivamente autori di destra. Sarebbe un buon servizio per la società italiana e per la circolazione delle idee? A me pare proprio di no.</p>
<p>Non è nemmeno la prima volta che si fa polemiche su autori di sinistra che pubblicano per le case editrici berlusconiane. Sono polemiche che hanno un senso se a pubblicare è chi di mestiere dovrebbe opporsi a Berlusconi (tipo Massimo D’Alema), ma allargarle indiscriminatamente a tutti gli autori mi sembra un errore di valutazione clamoroso.</p>
<p>AGGIORNAMENTO 22/11, 23:32</p>
<p>Grazie a un messaggio su Fb (mi sono dimenticato di chiedere alla mittente se posso citarla&#8230; più tardi ci penso) ho scovato <a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2004/09/000955.html" target="_blank">questo articolo d&#8217;annata</a> di Wu Ming 1 sulla questione del pubblicare per le case editrici di Berlusconi. Lo trovo molto esauriente, e in più ha il pregio di provenire da una persona che è coinvolto in prima linea nell&#8217;argomento, quindi ne consiglio la lettura a tutti.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Raccolta firme per l’appello di Roberto Saviano]]></title>
<link>http://noberlusconiday.wordpress.com/2009/11/21/raccolta-firme-per-l%e2%80%99appello-di-roberto-saviano/</link>
<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 09:52:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>giopasche</dc:creator>
<guid>http://noberlusconiday.wordpress.com/2009/11/21/raccolta-firme-per-l%e2%80%99appello-di-roberto-saviano/</guid>
<description><![CDATA[Cliccate nell’immagine per firmare l’appello di Roberto Saviano SIGNOR Presidente del Consiglio, io ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h4>Cliccate nell’immagine per firmare l’appello di Roberto Saviano</h4>
<p><a href="http://temi.repubblica.it/repubblica-appello/?action=vediappello&#38;idappello=391117"><img title="Raccolta firme" src="http://www.noberlusconiday.org/wp-content/uploads/2009/11/bannersavfinal.jpg" alt="firmiamo l'appello di Roberto Saviano" width="190" height="100" /></a>SIGNOR Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul “processo breve” e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei.</p>
<p>Con il “processo breve” saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l’unico modo per accorciare i tempi è mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare così anche la speranza di chi da anni attende giustizia</p>
<p>Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. E’ una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuotadove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia.</p>
<p>ROBERTO SAVIANO</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Gomorra]]></title>
<link>http://cinefagusmaximus.wordpress.com/2009/11/20/gomorra/</link>
<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 21:18:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>cinefagusmaximus</dc:creator>
<guid>http://cinefagusmaximus.wordpress.com/2009/11/20/gomorra/</guid>
<description><![CDATA[Título: Gomorra Título original: Gomorra País: Italia Estreno en USA: 13/02/2009 Estreno en España: ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://cinefagusmaximus.wordpress.com/files/2009/11/gomorra.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-994" title="Gomorra" src="http://cinefagusmaximus.wordpress.com/files/2009/11/gomorra.jpg" alt="" width="318" height="450" /></a></p>
<p>Título: Gomorra<br />
Título original: Gomorra<br />
País: Italia<br />
Estreno en USA: 13/02/2009<br />
Estreno en España: 14/11/2008<br />
Productora: Fandango<br />
Director: Matteo Garrone<br />
Guión: Maurizio Braucci, Ugo Chiti, Gianni Di Gregorio, Matteo Garrone, Massimo Gaudioso y Roberto Saviano (basado en la novela &#8220;Gomorra&#8221; de Roberto Saviano)<br />
Reparto: Salvatore Cantalupo, Gianfelice Imparato, Maria Nazionale, Toni Servillo, Gigio Morra, Salvatore Abruzzese, Marco Macor, Ciro Petrone, Carmine Paternoster</p>
<p><strong>Sinopsis:</strong></p>
<p>Poder, odio y sangre. Estos son los “valores” a los que tienen que enfrentarse cada día los habitantes de las provincias de Nápoles y Caserta. Casi nunca se puede elegir, casi siempre se está obligado a obedecer las reglas de la Camorra, y sólo los más afortunados pueden pensar en llevar una vida “normal”. Cinco historias se entrecruzan en este paisaje violento, un mundo despiadado, aparentemente alejado de la realidad, pero bien enraizado en esa tierra.</p>
<p><strong>Opinión:</strong></p>
<p>La Mafia no perdona. Y si no, que se lo pregunten a Roberto Saviano, el escritor que abrió la caja de los truenos con el libro en el que se basa la película, y que desde entonces esta en la lista negra de la organización criminal. Y es que en dicho libro se habla de la famosa camorra desde una perspectiva totalmente distinta a como la han tratado Hollywood o Mario Puzzo, por ejemplo. Los narra como gente corriente, sin nada de glamour, no son antiheroes, sino vulgares criminales que matarían a quien sea por un poco de pasta, o simplemente &#8220;para equilibrar las cosas&#8221;.</p>
<div id="attachment_997" class="wp-caption alignnone" style="width: 410px"><a href="http://cinefagusmaximus.wordpress.com/files/2009/11/gomorra6.jpg"><img class="size-full wp-image-997" title="Gomorra6" src="http://cinefagusmaximus.wordpress.com/files/2009/11/gomorra6.jpg" alt="" width="400" height="267" /></a><p class="wp-caption-text">Ansias de poder</p></div>
<p>Matteo Garrone narra la traslación del libro a película de una forma desapasionada, casi fría. No quiere impartir ninguna lección, sino únicamente mostrar el día a día de dicha organización y como sus tentáculos llegan a todas partes, dejando que las preguntas y reflexiones se las haga el espectador. Con una puesta en escena que casi roza el documental, el film solo desmerece en su inicio, tan alambicado y confuso con la aparición de múltiples personajes, que puede llegar a confundir a mas de uno.</p>
<div id="attachment_998" class="wp-caption alignnone" style="width: 410px"><a href="http://cinefagusmaximus.wordpress.com/files/2009/11/gomorra1.jpg"><img class="size-full wp-image-998" title="Gomorra1" src="http://cinefagusmaximus.wordpress.com/files/2009/11/gomorra1.jpg" alt="" width="400" height="266" /></a><p class="wp-caption-text">Las colmenas del crimen</p></div>
<p>Pero una vez superado dicho escollo, la narración nos muestra de una forma tan desapasionada como efectiva el nivel de la corrupción y el crimen en la Italia de nuestros días. Es un duro retrato, pero necesario, y por eso hay que agradecer a gente como Saviano que se siga jugando los cuartos para denunciar todo lo malo que hay en este mundo.<br />
<strong><br />
Puntuación:</strong></p>
<p>7 / 10</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Momentaufnahme Italien - Wie man Saviano ehrt]]></title>
<link>http://ed2murrow.wordpress.com/2009/11/19/momentaufnahme-italien-wie-man-saviano-ehrt/</link>
<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 11:03:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>ed2murrow</dc:creator>
<guid>http://ed2murrow.wordpress.com/2009/11/19/momentaufnahme-italien-wie-man-saviano-ehrt/</guid>
<description><![CDATA[Roberto Saviano Als Roberto Saviano am 16. November den Geschwister-Scholl-Preis in München entgegen]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="attachment_236" class="wp-caption alignleft" style="width: 190px"><a href="http://ed2murrow.wordpress.com/files/2009/11/180px-roberto_saviano_retouched.jpg"><img class="size-full wp-image-236" title="Roberto Saviano" src="http://ed2murrow.wordpress.com/files/2009/11/180px-roberto_saviano_retouched.jpg" alt="" width="180" height="206" /></a><p class="wp-caption-text">Roberto Saviano</p></div>
<p style="text-align:justify;">Als Roberto Saviano am 16. November den Geschwister-Scholl-Preis in München entgegennahm, war er sich möglicherweise der Geschichte, der Assoziationen, der Schicksale bewusst,  die in dem Augenblick mitschwangen. Er hat immer wieder sehr viel Zeit zur geistigen Durchdringung von Sachverhalten und Umständen, völlig unbeleckt von den Erfüllungen junger Männer seines Alters, eine Familie  gründen, ein Heim schaffen zu können. Der Exilant im eigenen Land Italien wird also Gelegenheit genug gehabt haben, sich bewusst zu werden, dass ihm der Preis im Namen von Gleichaltrigen verliehen wurde, in einer ihm ganz eigenen Wirklichkeit, deren Stichworte sich heute zu 1943 verblüffend und beängstigend zugleich ähneln: Organisiertes Verbrechertum, Korruption, Untergrund.</p>
<p style="text-align:justify;">Das System, mit dem sich Saviano angelegt hat, ist weit mehr als nur eine Ansammlung von Banditen. Es ist in Kampanien wie in vielen Teilen der Erde eine Parallelwelt mit allen Attributen der Staatlichkeit: Hoheitsgebiete, denen man angehört und die notfalls mit Waffengewalt verteidigt werden; Wirtschaftssysteme der Syndikate, die, nur weil illegal, nicht deswegen schlechter funktionieren; Femegerichte nebst Vollstreckung; soziale Strukturen für Hinterbliebene. Wie alle anderen auch haben diese Systeme den Drang, zu wachsen. Nicht etwa, weil dahinter immer ein bestimmter Plan stünde, sondern weil sie angetrieben werden von Menschen und deren Regungen, erst  überleben, es dann einmal besser und schließlich noch mehr haben zu wollen. In der legalen Welt hüllt man so etwas nicht selten in das strategische Wort „Vision“ und kleidet es mit dem taktischen einer „Doktrin“ oder „Staatslehre“. Als Trennlinie zum Verbrechertum wird dabei gerne die zwischen einem absoluten Gut oder Böse gesehen und ist doch nur Ausdruck einer überwiegenden Akzeptanz, man nennt sie im heutigen Deutschland auch Grundkonsens. Deren Wankelmütigkeit mag man daran ablesen, dass vor nicht ganz zwei Generationen das organisierte Verbrechen in seiner besonderen justiziellen Ausformung eines „Volksgerichtshofes“ junge Menschen, die heute  zu Recht als Vorbilder gewürdigt werden, als „Dümmlinge und Kriminelle“ abstempeln durfte, bevor es sie richtete. Der Grundkonsens wartete bis 1985, bevor er jenes als Nichtgericht apostrophierte. Verächtlich wird auch Saviano gemacht: In seiner eigenen Heimatprovinz mit den halben Sätzen und Gesten, die seinem Landstrich zu Eigen für die Persönlichkeit vernichtender sind als das Todesurteil der Clans; in der Politik ganz explizit durch Leute wie Gaetano Pecorella, der kraft seines Amtes eigentlich die Camorra zum Gegner haben müsste. Der Autor, so Pecorella in einem Interview im August dieses Jahres, habe „<em>wenig menschliches Einfühlungsvermögen</em>“ und sei „<em>die am wenigsten geeignete Person, über solche Dinge zu sprechen.</em>“ Er, der Abgeordnete in Rom und parlamentarische Kommissionsvorsitzende für Müllfragen in Neapel, im Hauptberuf Anwalt, weiß, wovon er spricht. Nunzio de Falco war sein Klient, einer jener berüchtigten Casalesi, über die bei Gomorra berichtet wird, ein Camorrista, der Müll zu Geld machte. Hier offenbart sich der Schnittpunkt, wo die parallelen Welten sich treffen, in der Ausübung von Macht.</p>
<p style="text-align:justify;">Korruption, das zeigt uns die Heimat Savianos jeden Tag aufs Neue, ist nicht nur das verschwiegene Zustecken von Geld, sondern die Kollusion, die  über die reine Komplizenschaft zwischen Bestecher und Bestochenem weit hinaus geht. Komplizen haben nur einen gemeinsamen Tatplan. Kollusion ist dagegen die Koordination unterschiedlicher Strategien zum jeweils eigenen Vorteil. Wenn heute die Staatsanwaltschaft im sizilianischen Palermo die Mordakten Borsellino und Falcone aus dem Jahr 1992 wieder geöffnet hat, dann deswegen weil ruchbar geworden ist, dass der unerbittliche Mafiajäger Borsellino hinter ein Staatsgeheimnis gekommen war, um dessen Geheimhaltung  willen er vielleicht sterben musste. Der italienische Staat hatte mit dem organisierten Verbrechen, vertreten durch die untereinander um die Vorherrschaft ringenden Bosse Totò Riina und Bernardo Provenzano Verhandlungen aufgenommen, um die von der Mafia geführte Strategie der Massaker, der Politiker, Journalisten und Gewerkschafter zum Opfer gefallen waren, aufzuhalten. Etwas, was der Staat 1978 den Roten Brigaden, die den charismatischen Christdemokraten Aldo Moro in Händen hielten, verweigert hatte. Borsellino sagte zwei Tage vor dem Attentat, das außer dem seinen weiteren fünf Menschen das Leben kostete, zu seiner Frau: „<em>Weißt Du Agnese, gerade habe ich der Mafia ins Gesicht geschaut &#8230;</em>“. Er war zurück von einer Dienstreise nach Rom, der damalige Justizminister Claudio Martelli bestätigt erst jetzt, nach 17 Jahren, dass zu dieser Zeit Borsellino von den Verhandlungen erfuhr. In Gomorra zitiert Saviano die Sichtweise der Camorra: „<em>Wir lebten mit dem Staat. Für uns sollte der Staat weiter bestehen und zwar so, wie er war, nur dass wir einen anderen Ansatz hatten als die Sizilianer. Während Riina von der Isolation einer Insel kam, von einem Berg herab, gerade wie ein alter Schafhirte, hatten wir diese Beschränkung schon überschritten, wir wollten mit dem Staat leben. Wenn uns im Staat jemand behinderte, fanden wir einen anderen, der bereit war, uns zu helfen.</em>“ Mit dem Zitat wird nicht nur der Mythos entkernt, die italienische Politik bekämpfe das Verbrechen. Vielmehr tropft aus diesen Zeilen die Selbstverständlichkeit, mit der das „illegale“ System sich sicher war, das „legale“ Pendant, den Staat, in Fall der Fälle ausschalten zu können. Man kann sagen, es war das Glück Savianos, dass er von den Zusammenhängen um Borsellino nicht wusste, nichts wissen konnte, als er Gomorra schrieb, dass seine Ausführungen zur Kollusion zwischen Verbrechen und Politik im Ungefähren, im Angedeuteten blieben. Er würde, Leibwache hin oder her, sonst nicht mehr leben. Denn seine Investigationen hätten ihn unweigerlich nicht nur zu Namensnennungen auf Seiten der Camorra gebracht, sondern ihn mitten in das offizielle Machtzentrum Italiens geführt. In eine Zeit, als Berlusconi sich aufmachte, die politische Bühne zu betreten, in eine Zeit, 1978 wie 1992, als Giulio Andreotti Ministerpräsident war.</p>
<p style="text-align:justify;">Und doch muss Saviano im Untergrund leben. Nicht etwa klandestin, aber, wie er sagt, im Ausland freier als in Italien. Sein ständiges Engagement sowohl gegen das Verbrechen im engeren Sinne als auch gegen die Kollusion geht weit über seine Bücher hinaus. Er ist zu einem unbequemen Begleiter, einem perpetuierten schlechten Gewissen des italienischen Zeitgeistes geworden, der in den letzten Jahren von der „arte dell’arrangiarsi“ (die Kunst der Improvisation)  zum „mangia mangia“(großen Fressen) mutiert ist. In seiner eigenen Parallelwelt trifft er auf den Geist Lion Feuchtwangers und auf ganz realen Gestalten wie Salman Rushdie oder Seyran Ateş. Auch um solche Menschen wachsen Systeme, die des freien Geistes und des freien Wortes. Den Geist beschreibt Saviano so: „<em>Ehre ist es, wenn  die eigene menschliche Würde von großem Unrecht verletzt wird, wenn man sich unabhängig von Vor- oder Nachteilen geradlinig verhält, wenn man das verteidigt, was es wert ist, verteidigt zu werden. Und die Ehre, die habe ich hier im Süden erlernt.</em>“ „<em>Freiheit und Ehre</em>“ waren die Schlussworte des letzten Flugblattes der Weißen Rose. Sophie Scholl war  21, ihr Bruder Hans 24, Saviano 26, als Verbrecher gegen sie die Todesurteile verhängten und ihnen die bürgerliche Ehre nahmen. Worte in Freiheit werden überleben.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Gomorra de Roberto Saviano - Apuntes Breves]]></title>
<link>http://raulbarraltamayo.wordpress.com/2009/11/19/gomorra-de-roberto-saviano/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 22:05:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>raulbarraltamayo</dc:creator>
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<description><![CDATA[Este increíble y fascinante relato real es un viaje al imperio empresarial y delictivo de la Camorra]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Este increíble y fascinante relato real es un viaje al imperio empresarial y delictivo de la Camorra]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[10° Rapporto Nazionale sulla Condizione dell'Infanzia e dell'Adolescenza ]]></title>
<link>http://koalanation.wordpress.com/2009/11/18/10%c2%b0-rapporto-nazionale-sulla-condizione-dellinfanzia-e-delladolescenza/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 14:10:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>koalanation</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il Tg della sera , ieri , ha parlato del rapporto dell&#8217;Eurispes sui giovani ! I dati comunicat]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Il Tg della sera , ieri , ha parlato del rapporto dell&#8217;Eurispes sui giovani !</p>
<p>I dati comunicati dal telegiornale erano allarmanti , tanto allarmanti che mentre mangiavo la minestra mi sono strozzata con un farro e sono quasi morta soffocata!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!</p>
<p>Non ci potevo credere , per un attimo ho pensato : &#8221; Ma no dai , nel dare la notizia avranno fatto un pò di confusione &#8230;non è possibile! &#8221; . Così stamattina mi sono documentata direttamente dal sito <a href="http://www.eurispes.it/index.php?option=com_content&#38;view=article&#38;id=881:10d-rapporto-nazionale-sulla-condizione-dellinfanzia-e-delladolescenza&#38;catid=40:comunicati-stampa&#38;Itemid=135" target="_blank">Eurispes</a> e &#8230; beh , non credo che per strabuzzare gli occhi e sentirvi male avrete bisogno di altro ! BUONA LETTURA!</p>
<blockquote><p><em><span style="color:#ffcc99;">&#8220;Le moderne tecnologie dovrebbero facilitare la libera espressione di sé e della propria creatività, non ingabbiarla nella routine e nell’autoreferenzialità improduttiva. Dovrebbero favorire l’incontro – un incontro aperto e sincero –, non la chiusura quando non un confronto vuoto e mascherato, con il mondo esterno. Le tecnologie multimediali potrebbero costituire, anche per i ragazzi, un’enorme risorsa, da sfruttare al meglio. Ma non sempre accade. Aggrappati tenacemente alla preponderanza dei messaggi veicolati dai mezzi di comunicazione e dalla pubblicità, essi troppo spesso si adeguano al modello che fa della perfezione dell’immagine un bene da raggiungere a tutti i costi.</span> <strong><span style="color:#ff0000;">I ragazzi italiani non aspirano quasi mai a diventare eroi, ma al massimo a diventare famosi</span></strong>.<span style="color:#ffcc99;"> Nello stesso tempo desta preoccupazione il progressivo allontanamento dei giovani dalla politica prima ancora che ne conoscano le dinamiche più complesse, prima che abbiano tempo di elaborare uno spirito di partecipazione civile ed orientamenti definiti. Questo senso generale di sfiducia ed estraneità nei confronti dei rappresentanti delle Istituzioni e della politica stessa, che talvolta sfocia chiaramente in disprezzo, blocca in anticipo nei ragazzi ogni desiderio di partecipare attivamente alla vita sociale, e di divenire quindi protagonisti ed attori di una parte del loro futuro.<span style="color:#ffffff;">(</span><strong><span style="color:#ffffff;">Prof. Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes)</span>&#8220;</strong></span></em></p>
<p><span style="text-decoration:underline;"><em><strong>QUESTI ALCUNI DEI DATI RACCOLTI :</strong></em></span></p></blockquote>
<blockquote><p><span style="color:#ffffff;"><strong>Senza idoli o fan di se stessi?</strong></span>Per la maggior parte (38,8%) gli adolescenti dichiarano di non voler assomigliare a nessuno in particolare. Tuttavia, tra i personaggi proposti, l’8,4% vorrebbe assomigliare a Barack Obama, il 5,3% a Valentino Rossi, <span style="color:#ff0000;"><strong>il 4,9% a Belen Rodriguez</strong>,</span> il 3,8% alla scrittrice K.K.Rowling, il 3,7% a Luciana Littizzetto, <strong>il 3,4% a</strong> <strong>Paris Hilton</strong>, il 3,2% al premio Nobel Rita Levi Montalcini; il 3% vorrebbe assomigliare allo showman Fiorello; <span style="color:#ff0000;"><strong>il 2% </strong><strong>a</strong> <strong>Fabrizio Corona</strong></span> <span style="color:#00ffff;"><span style="text-decoration:underline;"><strong>e solo l’1,9% a Roberto Saviano</strong></span></span>. Nella voce “altro” (19,4%) i ragazzi hanno specificato a chi vorrebbero assomigliare da grandi: tra le varie risposte il 15,3% è rappresentato da “me stesso”, mentre nell’indicare personaggi noti il maggior numero delle preferenze è andato a Michelle Hunziker, Miley Cyrus, Beyoncè e Alessandra Amoruso, Cristiano Ronaldo e Alessandro Del Piero.</p>
<p><span style="color:#ff0000;"><span style="color:#ffffff;">La certezza di una possibile <strong>vittoria della lotta alla criminalità organizzata</strong></span> non è molto condivisa </span><span style="color:#ff0000;">(18,4%)</span>, anche se il 36,1% dei giovani ritiene che sia una cosa “abbastanza” possibile. <span style="color:#ff0000;"><strong>Ha poca speranza che questo avvenga il 34,5% dei ragazzi e non ne ha alcuna il 9,8%.</strong></span> L’8,3% degli adolescenti crede fermamente nel fatto che le <strong>Forze dell’ordine</strong> tutelino i cittadini, il 42% ci crede “abbastanza” e il 40,1% ci crede, invece, “poco”, mentre l’8,6% “per niente”. <span style="color:#ff0000;"><strong>Per quanto riguarda l’idea che i ragazzi hanno della mafia e l’ipotesi per cui anch’essa abbia un “codice morale” in base al quale agisce</strong></span>, ben il 41,7% non condivide “per niente” questa opinione, il 21% la condivide “poco”, il 22,4% “abbastanza”, mentre <span style="color:#ff0000;"><strong>il 12,5% si trova “molto d’accordo” sul punto</strong>. </span>Meno della metà dei ragazzi italiani crede pienamente che la <strong>legge</strong> sia uguale <strong>per tutti</strong> (40,3%), ben il 22,6% non ci crede “per niente”, il 19,3% ci crede “poco” e il 17,3% “abbastanza”.</p>
<p><span style="color:#ffffff;"><strong>I programmi preferiti.</strong></span> Il programma preferito è il cartoon americano “politicamente scorretto” <em>I Simpson</em> (18,1%).<span style="color:#ff0000;"><strong>Grande successo riscuotono anche <em>Amici</em> (12,6%)</strong></span> <em>I Cesaroni</em> (12,4%). Seguono <em>Zelig</em> (6,5%), <em>Le iene</em> (6%), <span style="color:#ff0000;"><strong><em>Uomini e donne</em> (5,7%)</strong></span> <span style="color:#fdcdfb;">e</span> <span style="color:#00ffff;"><strong><em>Striscia la notizia</em> (5%)</strong></span>. Sorprende invece il contenuto riscontro ottenuto dal <em>Grande Fratello</em> (2,6%) e da <em>X-factor</em> (3,7%).</p>
<p><span style="color:#ffffff;"><strong>Social network.</strong></span><strong> </strong><span style="color:#ff0000;"><strong>Il 71,1% degli adolescenti intervistati possiede</strong> <strong>un profilo su Facebook</strong>.</span> Percentuali di gran lunga più ridotte di giovani utenti della Rete si radunano attorno a My Space (17,1%) e Habbo (10,4%). La realtà parallela che è possibile vivere in Second Life affascina solo il 2,6% dei ragazzi e il 2,5% fa parte di coloro che amano “cinguettare” su Twitter.</p>
<p><span style="color:#ffffff;"><strong>Fare comunità…a distanza.</strong></span> Il 28,7% degli adolescenti ritiene che i social network siano utili strumenti per rimanere in contatto con gli amici di sempre e con quelli che si trovano lontano o non si frequentano da molto tempo (23,6%). Fare nuove conoscenze rappresenta il motivo principale per cui il 14,9% dei ragazzi ha deciso di affacciarsi al mondo delle reti sociali sul web. Alcuni social dispongono di particolari applicazioni (giochi, gruppi, test) che rappresentano, per il 10,4% dei ragazzi una possibile alternativa per riempire il tempo libero. Ridotta, invece, appare la parte di campione che sfrutta questi mezzi di comunicazione per rintracciare notizie su eventi o argomenti di proprio interesse (2,8%). <strong><span style="color:#ff0000;">Le opinioni negative sull’argomento coinvolgono solo il 13% degli adolescenti che, nell’8% dei casi, considerano i social solo una perdita di tempo e, per il 5%, sono convinti che usarli possa mettere a rischio la riservatezza personale.</span></strong></p>
<p><span style="color:#ffffff;"><strong>Quali sono</strong> <strong>gli hobby preferiti dagli adolescenti di oggi</strong>? </span>I ragazzi amano dedicarsi all’ascolto della musica (87%, di cui abbastanza 39,7% e molto 47,3%) e<strong><span style="color:#ff0000;"> passano il proprio tempo libero davanti allo schermo di un pc: chattare, aggiornare il proprio profilo su Facebook e scaricare contenuti digitali, sono solo alcune delle innumerevoli opportunità messe a disposizione oggi dalla Rete Internet (77,9%, di cui abbastanza 42,2% e molto 35,7%)</span></strong>. Preferisce la Tv,il 66,5% (di cui abbastanza 45,8% e molto 20,7%), mentre adorano il movimento il 56,9% (di cui abbastanza 28,2% e molto 28,7%) degli adolescenti, che occupano il proprio tempo libero praticando sport.  <span style="color:#ff0000;">Al contrario, sono poco inclini a trasferire su un foglio le loro riflessioni o emozioni: non scrivono poesie/racconti e non affidano i propri segreti ad un diario rispettivamente il 90,8% (per niente 78,3% e poco 12,5%) e l’86,8% (per niente 66,9% e poco 19,9%) dei giovani. Sono “per niente” 71,8% o “poco” 16,3% propensi a dedicare agli altri il proprio tempo libero svolgendo attività di volontariato e sono, inoltre, restii alla lettura di fumetti (87,5%, di cui per niente 66,3% e poco 21,2%) e di libri (59,8%, di cui per niente 29,4% e poco 30,4%).</span> Anche l’arte è un hobby poco diffuso: l’86,2% (per niente 59,6% e poco 26,6%) non disegna o dipinge e l’84,1% non suona uno strumento musicale (per niente 66,5% e poco 17,6%). Infine, preferisce non consumare davanti a videogiochi le ore dedicate al divertimento e al relax il 70,8% del campione (per niente 41,6% e poco 29,2%).&#8221;</p></blockquote>
<h1 style="text-align:center;"><span style="color:#ff0000;"><strong>QUESTI SARANNO GLI UOMINI DI DOMANI ?</strong></span></h1>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-276" title="L'urlo" src="http://koalanation.wordpress.com/files/2009/11/lurlo.jpg?w=225" alt="" width="331" height="441" /></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[La lotta fantas(r)mata: alle radici della fraseologia dei Nuclei di azione territoriale]]></title>
<link>http://baruda.net/2009/11/18/la-lotta-fantasrmata-alle-radici-della-fraseologia-dei-nuclei-di-azione-territoriale/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 12:34:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>baruda</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il documento di fondazione del populismo armato La fraseologia dei Nat ha come pantheon ideologico l]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Il documento di fondazione del populismo armato La fraseologia dei Nat ha come pantheon ideologico l]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Tibet - Perchè non se ne parla?]]></title>
<link>http://ferdori.wordpress.com/2009/11/18/tibet-perche-non-se-ne-parla/</link>
<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 22:34:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>ferdori</dc:creator>
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<description><![CDATA[Giornata dalle molte facce quella appena trascorsa. Nel giorno in cui il Dalai Lama visita Bolzano e]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://ferdori.wordpress.com/files/2009/11/tibet_flag.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-541" title="tibet flag" src="http://ferdori.wordpress.com/files/2009/11/tibet_flag.jpg?w=150" alt="" width="150" height="101" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Giornata dalle molte facce quella appena trascorsa. Nel giorno in cui il Dalai Lama visita Bolzano e Trento per un progetto a favore di Tibet e Nepal, nel giorno in cui il vertice Iccat (la Commissione Internazionale per la Conservazione dei Tonnidi nell’Atlantico) delibera la riduzione del 40% della pesca del tonno rosso per contrastare il rischio estinzione, in questo stesso giorno dicevo, il presidente Barack Obama ha incontrato Hu Jintao, presidente cinese.<!--more--></p>
<p style="text-align:justify;">I due hanno affrontato diversi argomenti: politica estera parlando dell’Iran e del suo programma nucleare, andamento dell’economia mondiale parlando delle forme di protezionismo più o meno nascoste ed anche, giusto per rimanere in tema con quanto detto sopra e cioè il rischio estinzione, del Tibet.</p>
<p style="text-align:justify;">Ricordo che Obama non è nella condizione di dare disposizioni di nessun tipo alla Cina, avendo gli Stati Uniti un enorme debito economico nei suoi confronti. Deve quindi misurare le parole e cercare di non forzare troppo la mano, consapevole del resto anche del fatto di non essere ancora riuscito a chiudere Guantanamo.</p>
<p style="text-align:justify;">Ecco allora che viene ribadita la sovranità cinese per quanto riguarda Taiwan, vengono citati i “valori universali” e viene assicurato il pieno appoggio americano nel processo di riavvicinamento per riprendere il dialogo con il Dalai Lama.</p>
<p style="text-align:justify;">Non si parla specificatamente di diritti umani, ma di più generici valori universali, mossa politica per dire qualcosa senza essere troppo irriguardosi verso il presidente cinese.</p>
<p style="text-align:justify;">Veniamo al dunque e colleghiamo tutti questi fili.</p>
<p style="text-align:justify;">La settimana scorsa Roberto Saviano durante un’appassionante <a title="Vai all'articolo" href="http://ferdori.wordpress.com/2009/11/12/roberto-saviano-la-bellezza-e-linferno-raitre-11-settembre-2009/" target="_blank">trasmissione televisiva</a> ha detto che la nuova e peggiore forma di omertà è quella che porta a non voler sapere cosa sta succedendo in Italia e nel mondo. Ha invitato a leggere, ad informarsi e a diffondere notizie riguardo ai popoli oppressi dei quali nessuno parla.</p>
<p style="text-align:justify;">L’avvicinarsi delle Olimpiadi, e la rivolta del 10 marzo 2008, aveva acceso l’interesse del mondo per la questione tibetana. In poche settimane si era passati dall’indifferenza alle prime pagine.</p>
<p style="text-align:justify;">Giusto qualche mese di discussioni e di dibattiti senza nessuna presa di posizione e poi, una volta finite le Olimpiadi senza attentati e senza nessuna manifestazione di protesta eclatante da parte di chicchesia, tutto è tornato nell’oblio e del Tibet non si parla più.</p>
<p style="text-align:justify;">Sembra tutto rientrato, ma non è così; semplicemente sono stati spenti i riflettori.</p>
<p style="text-align:justify;">Ho appena terminato la lettura di un libro il cui titolo è <strong>Tibet 2008 – Verità Nascoste</strong> di Roberto Rivola che è un resoconto dettagliato di testimonianze raccolte durante un lungo soggiorno nella città indiana di Dharamshala, spesso base del Dalai Lama e di altre personalità di riferimento del buddhismo e del popolo tibetano.</p>
<p style="text-align:justify;">Nell’anno delle Olimpiadi di Pechino la denuncia della persecuzione del governo cinese nei confronti della popolazione del Tibet porta a conoscenza di atrocità e tortura non immaginabili al giorno d’oggi, se non pensando forse a certe guerre tribali africane dove la pulizia etnica è all’ordine del giorno.</p>
<p style="text-align:justify;">La storia dell’invasione cinese del Tibet è relativamente recente e non è mia intenzione, in questo ambito, fare riferimenti politici circa la sua legittimità.</p>
<p style="text-align:justify;">Mi preme, invece, ricapitolare brevemente le vicende che hanno portato in India i personaggi che l’autore del libro ha conosciuto perché, mentre il presidente dell’Unione Europea José Barroso dichiarava di essere riuscito a strappare la promessa di riapertura del dialogo tra governo cinese e il Dalami Lama Tenzin Gyatso ( proprio come auspicato oggi da Barack Obama ), dall’India giungevano testimonianze di oppressioni, torture e uccisioni senza tregua nei confronti del popolo tibetano, ormai allo stremo.</p>
<p style="text-align:justify;">I tibetani sono uno dei popoli più religiosi del mondo e senza dubbio il più pacifico. Queste parole del Dalai Lama fanno loro da guida:</p>
<p style="text-align:justify;">“<em>Noi siamo visitatori su questo pianeta. Noi siamo qui per novanta o cento anni al massimo. Durante questo periodo noi dobbiamo cercare di fare qualcosa di buono, qualcosa di utile con le nostre vite. Se tu contribuisci alla felicità di qualcun altro, avrai trovato il vero scopo, il vero significato della Vita!</em>”.</p>
<p style="text-align:justify;">Non reagiscono mai alla violenza se non con la preghiera, anche a costo della propria vita. E la loro preghiera non è mai indirizzata all’ottenimento di qualcosa per sé, ma pregano affinché la compassione entri nel cuore dei loro persecutori.</p>
<p style="text-align:justify;">Tutti gli anziani che vede lo scrittore sono arrivati in India attraversando l’Himalaya, sono tutti sorridenti e cordiali, ma tutte quante hanno storie terribili da raccontare. Sono scampati anche loro a un olocausto, solo meno pubblicizzato. Negli ultimi cinquant’anni sono stati uccisi due milioni di tibetani e nessuno ne parla mai.</p>
<p style="text-align:justify;">Quelli che parlano con Rivola raccontano come stanno le cose.</p>
<p style="text-align:justify;">La via della salvezza parte dal Tibet con i soldati cinesi in caccia dei fuggiaschi, passa per il Nepal con le guardie che chiedono soldi su soldi per il passaggio del confine e arriva infine in India per vivere in una condizione di povertà estrema. Solo una piccola percentuale sopravvive al viaggio. Chi ce l’ha fatta piange i morti in patria.</p>
<p style="text-align:justify;">Nessun rifugiato ce l’ha con il popolo cinese, solamente con il governo. I tibetani sanno benissimo che anche i cinesi non se la passano molto bene. Il governo cinese è uno dei più sanguinari mai esistiti ma ben pochi osano parlarne ufficialmente, la Cina ormai è diventata una potenza economica troppo forte per tutti.</p>
<p style="text-align:justify;">Nel libro si parla di persecuzioni a carattere religioso incredibili. Ancora oggi, dopo la firma di numerosi trattati ufficiali, chi ad esempio viene trovato con una fotografia del Dalai Lama viene incarcerato e quasi sempre torturato fino alla morte.</p>
<p style="text-align:justify;">Un monaco racconta di celle due metri per due con cinque uomini richiusi per mesi e mesi, di celle singole due metri per uno completamente al buio per anni ( proprio come nel film “Papillon” ), di strupri continuati con pungoli elettrici per animali, di canne di bamboo sotto le unghie, di bruciature.</p>
<p style="text-align:justify;">Tutti, donne, vecchi e bambini devono correre dalle sei alle otto e mezzo del mattino, tutti i giorni e per chi non ce la fa altre botte su botte.</p>
<p style="text-align:justify;">Torture mai viste neanche nei film peggiori: ci sono uomini che vengono costretti a stare a piedi nudi sul ghiaccio fino a che la pelle non si attacca, poi vengono spinti e fatti cadere in modo da scuoiare la pianta dei piedi. La stessa cosa avviene con la schiena con i prigionieri appesi per i piedi a testa in giù e così via…non vado oltre.</p>
<p style="text-align:justify;">Il libro reca l’introduzione di Pio d’Emilia, giornalista di SkyTg24 che all’epoca si trovava anche lui in India e che ha conosciuto direttamente l’autore.</p>
<p style="text-align:justify;">Non è solamente un’opera di denuncia questo scritto di Roberto Rivola, è anche una testimonianza d’amore per un popolo e un modo per conoscere meglio il Buddhismo.</p>
<p style="text-align:justify;">Un libro difficilmente reperibile che meriterebbe di essere letto da tutti proprio per quanto detto da Saviano; nel caso si fosse interessati sono pronto a prestare la mia copia e a farla girare.</p>
<p style="text-align:justify;">La conoscenza e la diffusione di queste realtà impensabili è tappa obbligata per evitare questi silenzi colpevoli.</p>
<p style="text-align:justify;">Tanti, direi quasi tutti, al termine “tibetano” associano le classiche immagini del film “Sette anni in Tibet” con i monaci, i monasteri, gli yak e gli sherpa, ma quasi nessuno potrebbe credere che tutto questo sia in pericolo di estinzione, altro che le balene…</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La lotta fantas(r)mata: alle radici della fraseologia dei Nuclei di azione territoriale]]></title>
<link>http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/17/alle-radici-della-fraseologia-dei-nuclei-di-azione-territoriali/</link>
<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 19:27:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>insorgenze</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il documento di fondazione del populismo armato La fraseologia dei Nat ha come pantheon ideologico l]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h2 style="text-align:center;"><span style="color:#339966;">Il documento di fondazione del populismo armato</span></h2>
<h2 style="text-align:left;"><span style="color:#339966;">La fraseologia dei Nat ha come pantheon ideologico la letteratura giornalistica del populismo giustizialista, da Nanni Moretti a Beppe Grillo, da Marco Travaglio a Roberto Saviano<br />
Ma agli imprenditori dell&#8217;emergenza del Viminale fa comodo diffondere un&#8217;altra versione che parla della presenza di analogie con la lotta armata degli anni 70, con le “vecchie Br”</span></h2>
<p>Paolo Persichetti<br />
<em> </em>17 novembre 2009</p>
<p>Di cultura brigatista, nel documento che in calce porta la firma dei <strong>Nuclei di azione territoriali</strong>, inviato in questi giorni alle redazioni locali di alcuni giornali e tv, non c’è nulla. L’unico riferimento agli anni 70 è il richiamo alla memoria di Luca e <a href="Annamaria Mantini">Annamaria Mantini</a>, militanti dei Nap trucidati dalla polizia a cavallo tra il 1974 e il 1975.<br />
Eppure media e Viminale, per voce del ministro Roberto Maroni, hanno subito evocato «<a href="http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/17/terrorismomaroni-in-volantino-analogie-con-vecchie-bransa/">analogie con le vecchie Brigate rosse</a>». La fretta con la quale gli apparati antiterrorismo accreditano la fondatezza di queste episodi è sospetta. Ricorda molto da vicino quanto Howard Becker spiegò in un libro divenuto un classico della sociologia, <em>Outsiders</em>. <a href="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/11/0684836351-01-_sx140_sy225_sclzzzzzzz_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3984" title="0684836351.01._SX140_SY225_SCLZZZZZZZ_" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/11/0684836351-01-_sx140_sy225_sclzzzzzzz_.jpg" alt="" width="137" height="225" /></a>Gli apparati repressivi hanno tendenza a costruire e perennizzare il fenomeno considerato deviante che ne ha giustificato la creazione. A tale proposito Becker impiega la nozione di «imprenditori», con riferimento agli «imprenditori morali», un complesso di enti specifici, associazioni, media e apparati, come fu per la creazione negli Usa di un ufficio centrale antinarcotici, che sul finire degli anni 20 costruirono, attraverso campagne specifiche di allarme sociale, il proibizionismo contro l&#8217;uso delle droghe leggere fino a quel momento considerato lecito. Becker osservò come la burocrazia repressiva messa in piedi smise presto di operare  come un apparato di contrasto al fenomeno ritenuto illecito, ma iniziò ad agire in modo creativo inglobando altri comportamenti nell&#8217;ambito della propria sfera di competenza.<br />
Prendendo in uso questo concetto, oggi si può parlare della presenza sulla scena politico-sociale di un potente apparato di<strong> <em>imprenditori dell&#8217;emergenza</em></strong> che hanno come specifico interesse quello di costruire in permanenza allarmi antiterrorismo, alimentando il fantasma della lotta armata e allargando a dismisura la griglia interpretativa dei fenomeni sociali da far rientrare all&#8217;interno di questa definizione.<br />
Attenzione: non si tratta dell’ennesima versione delle <a href="http://insorgenze.wordpress.com/2009/06/01/doppio-stato-teorie-del-complotto-e-dietrologia/">teorie del complotto</a> ma di una lettura stravolta dei fenomeni sociali.<br />
Non sappiamo ancora se dietro la sigla Nat si celi qualcosa di veramente genuino, ovvero la presenza reale di nuclei territoriali in alcune città del nord Italia, come annunciato nel testo. Il precedente della sigla <a href="http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/17/nta-una-sigla-vuota-utilizzata-per-lanciare-intimidatori-allarmi-terrorismo/">Nta (Nuclei territoriali antimperalisti)</a>, consiglia estrema prudenza.<br />
Tuttavia, se la loro veridicità trovasse conferma saremmo di fronte a un fenomeno ancora più sconcertante. Va detto, infatti, che nella prosa utilizzata e nell&#8217;analisi proposta si scorge una lettura socio-politica della realtà italiana quanto mai sprovveduta, un impiego di termini banali, un linguaggio che rinvia più alle tematiche girotondine e giustizialiste presenti in blog come quello di Beppe Grillo o negli articoli di Roberto Saviano e Marco Travaglio, che alla conoscenza di Karl Marx.<br />
Un guazzabuglio populista con fraseologia armata più che «lotta armata per il comunismo».</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/11/nat1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4072" title="nat1" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/11/nat1.jpg?w=300" alt="" width="300" height="211" /></a></p>
<p><strong>Uno stralcio del testo</strong><br />
«<em>Lo scopo primo ed immediato di questo REGIME</em> – è scritto in uno dei passi nel documento – <em>è lo stravolgimento della costituzione nata dalla Resistenza e dalla lotta al fascismo e per una società più giusta. Destra e PD vogliono annacquare l&#8217;antifascismo e trasformare il 25 aprile e la resistenza da momento fondativi della Repubblica a festa nazionale di pacificazione in cui i partigiani ed i boia fascisti siano pari</em>».</p>
<p>Nessun analista del Viminale, posto che ne abbia le capacità e non sia in malafede (i frequenti e clamorosi svarioni presenti nelle loro analisi, riportate dalla stampa, lasciano spesso supporre il contrario), potrà mai sostenere, testi alla mano, che nella letteratura delle Organizazzioni comuniste combattenti (Pl, Br, fino al 1989, e alle altre formazioni minori) fosse presente un apparato concettuale del genere, nel quale si propone una difesa dello spirito originario della costituzione fondato sui valori dell&#8217;antifascismo&#8230;</p>
<p>D&#8217;altronde leggendo un passo del genere sorge spontanea la domanda: ma se gli obiettivi annunciati sono talmente minimi, ben al di qua di qualsiasi proposito riformista o revisionista, limitandosi a difendere la costituzione e più genericamente gli spazi democratici e alcuni diritti sociali e civili calpestati, per quale ragione bisognerebbe operare nella clandestinità? Una strategia del genere ha poco senso, risulta assolutamente illogica, un vero regalo all&#8217;avversario. Il ragionamento piuttosto assomiglia alla storiella del marito tradito che per fare ripicca alla moglie si taglia gli attributi. Insomma si fa molta fatica ad accreditare, se non strumentalmente, valenza politica a simili discorsi.</p>
<p>La letteratura politica delle formazioni armate di sinistra (si consiglia ai più giovani la lettura dell&#8217;antologia, <a href="http://www.sensibiliallefoglie.it/memoria_libri.asp"><em>Le parole scritte. Progetto memoria</em></a>, terzo volume, edizioni sensibili alle foglie) <a href="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/11/images.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4025" title="images" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/11/images.jpg" alt="" width="73" height="118" /></a>conteneva una critica durissima della politica e della forma Stato, che inglobava ovviamente un rigetto del patto costituzionale. Per non parlare dell&#8217;antifascismo, considerato dalle Br, come dalle fornazioni di cultura operaista in particolare, un diversivo, una contraddizione minore rispetto a quella principale, individuata  nel conflitto capitale-lavoro per come si manifestava negli anni 70, nella critica radicale alla società capitalista.</p>
<p>Siamo in presenza, dunque, di un fenomeno diverso. Per ora limitiamoci a dire questo in attesa di una conferma della reale consistenza di questa sigla e non di un&#8217;operazione di intossicazione politica. Il linguaggio abborracciato, l&#8217;insistenza sulla territorialità, il carattere localistico, potrebbero far pensare anche all&#8217;azione di spezzoni di osservanza leghista dei servizi ad uso e consumo del ministro degli Interni. Basta leggere le conclusioni dell&#8217;analisi di Renato Farina (l&#8217;agente “Betulla” che collaborava con l&#8217;officina del Sismi diretta da Pio Pompa), proposta sul <a href="http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/18/italia-a-un-soffio-dagli-anni-violenti/"><em>Giornale</em> del 18 novembre 2009</a>: «Lavoro repressivo, condito con analisi sulle fucine di questi pensieri» per fare tabula rasa di tutte le realtà antagoniste, non allineate. Disturbano i cortei degli studenti contro la riforma Gelmini, le azioni operaie delle fabbriche in crisi. Disturba qualsiasi voce di dissenso.</p>
<p style="text-align:center;"><strong>Link</strong><br />
<a href="../2009/11/27/allarme-terrorismo-quel-vizio-del-giornale-di-imbastire-false-notizie/">Allarme terrorismo: quel vizio del “Giornale” di imbastire false notizie</a><br />
<a href="../2009/11/17/nta-una-sigla-vuota-utilizzata-per-lanciare-intimidatori-allarmi-terrorismo/">Nta, la sigla vuota utilizzata per lanciare intimidatori allarmi terrorismo</a><br />
<a href="http://www.sensibiliallefoglie.it/memoria_libri.asp">Progetto memoria, Le parole scritte</a><br />
<a href="http://baruda.net/2009/07/08/ad-annamaria-mantini/">Annamaria Mantini</a><br />
<a href="http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/17/terrorismomaroni-in-volantino-analogie-con-vecchie-bransa/">Roberto Maroni: Nat, analogie con vecchie Br</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Dall'inferno alla bellezza, su RAI Tre]]></title>
<link>http://frz40.wordpress.com/2009/11/17/dallinferno-alla-bellezza-su-rai-tre/</link>
<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 09:52:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>frz40</dc:creator>
<guid>http://frz40.wordpress.com/2009/11/17/dallinferno-alla-bellezza-su-rai-tre/</guid>
<description><![CDATA[Questa volta, lo voglio prorpio dire, Rai Tre ci ha proposto un’ottima tv. Lo dico volentieri dopo c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://frz40.wordpress.com/files/2009/11/saviano02.png"><img src="http://frz40.wordpress.com/files/2009/11/saviano02.png?w=300" alt="" title="Saviano02" width="300" height="209" class="aligncenter size-medium wp-image-2016" /></a></p>
<p>Questa volta, lo voglio prorpio dire, <strong>Rai Tre ci ha proposto un’ottima tv</strong>.</p>
<p>Lo dico volentieri dopo che più volte mi sono scagliato contro la faziosità di questa rete, dopo che più volte mi son chiesto se sia giusto pagare un canone per finanziare una rete di partito, dopo che più volte ho posto, a proposito di raccomandazioni ed intrallazzi, la domanda, rimasta senza risposta: “c’è qualcuno che lavora per Rai Tre che non ha la tessera del Partito?”</p>
<p>Lo dico riferendomi a “<strong>Dall&#8217;inferno alla bellezza</strong>”, lo speciale di “”Che tempo che fa”  con <strong>Roberto Saviano</strong>, andato in onda in prima serata mercoledì 11 Novembre.</p>
<p>Bravi, complimenti.</p>
<p>E’ stato un programma grande e coraggioso con un uomo grande e coraggioso che è riuscito a raccontare sette storie terribili dei nostri giorni in modo determinato, certamente di parte, ma finalmente anche in tono pacato. Bellissime, tra l’altro, anche la scenografia e le immagini.</p>
<p><a href="http://frz40.wordpress.com/files/2009/11/neda.jpg"><img src="http://frz40.wordpress.com/files/2009/11/neda.jpg?w=300" alt="" title="NEDA" width="300" height="169" class="aligncenter size-medium wp-image-2017" /></a><br />
La prima storia tocca uno dei temi a me più cari: la lotta per l’emancipazione della donna nei paesi arabi (e non solo in quelli). Saviano narra di due simboli di questa lotta: <strong>Neda e Taraneh</strong> due donne uccise solo per aver partecipato, a Teheran,  alle manifestazioni di protesta contro la rielezione di Ahmadinejad.<br />
Neda muore sulla strada, colpita a morte da un colpo di fucile. Taraneh ha una sorte  peggiore: viene sequestrata, più volte stuprata uccisa e infine carbonizzata per cancellare le tracce delle violenze subite. Entrambe erano troppo belle.</p>
<p><a href="http://frz40.wordpress.com/files/2009/11/shell.jpg"><img src="http://frz40.wordpress.com/files/2009/11/shell.jpg?w=300" alt="" title="SHELL" width="300" height="173" class="aligncenter size-medium wp-image-2018" /></a><br />
Poi si passa a   <strong>Ken Saro-Wiwa</strong>, un scrittore nigeriano che viene ucciso &#8211; per impiccagione &#8211; proprio nel giorno in cui il Paese festaggia la nazionale di calcio che ha vinto la Coppa d’Africa. Ken era noto per  le sue posizioni contro la Shell. Quest’ultima sarà rinviata a giudizio ma riuscirà ad evitarlo pagando la somma 15 milioni di dollari. Affermerà, comunque, di non aver colpe.</p>
<p><a href="http://frz40.wordpress.com/files/2009/11/torri.jpg"><img src="http://frz40.wordpress.com/files/2009/11/torri.jpg?w=300" alt="" title="torri" width="300" height="172" class="aligncenter size-medium wp-image-2019" /></a><br />
E siamo allo scempio edilizio di <strong>Castel Volturno</strong>. Sono 800mila metri quadri di villaggio sul mare abusivo, costruiti dai fratelli Coppola. Il Volturno venne sventrato per 2,5 Km per estrarne la sabbia necessaria per il cemento delle costruzioni. L’intera zona cambia volto e la storia si conclude con l’abbattimento delle torri-ecomostro &#8211; voluto dagli stessi Coppola, per procedere ad un’ulteriore speculazione edilizia sul territorio.</p>
<p><a href="http://frz40.wordpress.com/files/2009/11/africani.jpg"><img src="http://frz40.wordpress.com/files/2009/11/africani.jpg?w=300" alt="" title="Africani" width="300" height="192" class="aligncenter size-medium wp-image-2020" /></a><br />
Saviano racconta quindi del coraggio che le <strong>comunità africane campana e calabrese</strong> hanno avuto nel rivoltarsi contro la camorra e la ‘ndrangheta. Sono le due più grandi grandi manifestazioni di rivolta recenti, nella storia d’Italia, contro la malavita organizzata. E merito di questi stranieri che fanno lavori che gli italiani non vogliono più fare e che difendono diritti che gli italiani non vogliono più difendere.</p>
<p><a href="http://frz40.wordpress.com/files/2009/11/miriam.jpg"><img src="http://frz40.wordpress.com/files/2009/11/miriam.jpg?w=300" alt="" title="Miriam" width="300" height="186" class="aligncenter size-medium wp-image-2021" /></a><br />
Racconta poi del disco “Pata pata” di <strong>Miriam Makeba</strong>. Possedere questo disco, in Sudafrica, poteva voler dire rischiare anni di carcere per banda armata. Un disco apparentemente innocuo. Miriam Makeba muore proprio lì, a Castel Volturno, per un malore, quando tenne un concerto in solidarietà nei confronti delle vittime di camorra. Roberto Saviano scriverà una lettera ai parenti di Miriam scusandosi per la morte  dell’artista lontano dalla sua terra; gli risponderanno: “E’ morta in Africa”.</p>
<p><a href="http://frz40.wordpress.com/files/2009/11/tichonovic-salamov.png"><img src="http://frz40.wordpress.com/files/2009/11/tichonovic-salamov.png?w=300" alt="" title="Tichonovič Šalamov" width="300" height="201" class="aligncenter size-medium wp-image-2022" /></a><br />
E’ la volta di <strong>Varlam Tichonovič Šalamov</strong>, scrittore russo condannato a 20 anni di gulag, in Siberia, per le sue pubblicazioni. Scriverà un libro su questa terribile prigionia e sulla lotta, per resitere al gelo ed ai lavoro forzati.</p>
<p><a href="http://frz40.wordpress.com/files/2009/11/anna.jpg"><img src="http://frz40.wordpress.com/files/2009/11/anna.jpg?w=300" alt="" title="Anna" width="300" height="186" class="aligncenter size-medium wp-image-2023" /></a><br />
L’ultima parte è dedicata ad <strong>Anna Politkovskaja</strong> , la giornalista russa  conosciuta per il suo impegno sul fronte dei diritti umani, per i suoi reportage dalla Cecenia e per la sua opposizione a Vladimir Putin. Anna Politkovskaja venne assassinata nell&#8217;ascensore del suo palazzo, mentre stava rincasando. </p>
<p>Finisce qui. </p>
<p>Chi volesse vedere o rivedere il programma lo trova ancora <a href="http://www.chetempochefa.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,303%5E1086927,00.html" target="_blank">qui, sul sito di RAI Tre</a>. <strong>Ne val la pena.</strong></p>
<p>Foto: dal video RAI Tre</p>
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<title><![CDATA[Dobbiamo pensare al futuro]]></title>
<link>http://rosariocefaloblog.wordpress.com/2009/11/17/dobbiamo-pensare-al-futuro/</link>
<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 07:53:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>rosariocefaloblog</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ce lo suggerisce Raffaele Cantone, un magistrato di valore. Mi sento orgoglioso di essere di questa ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Ce lo suggerisce Raffaele Cantone, un magistrato di valore. Mi sento orgoglioso di essere di questa terra quando esprime personaggi di questo spessore. Condivido con voi la bella intervista di Marco Imarisio, pubblicata sabato scorso sul Corriere della Sera.<br />
Raffaele Cantone: «Non ci sono i buoni da una parte e i cattivi dall’altra. Sul business dei ri­fiuti il livello di compromissio­ne con la camorra è decisa­mente bipartisan&#8221;.  Raffaele Cantone non si scrolla di dosso il suo passato. Neppure in Germania, dove sta tenendo un ciclo di confe­renze sulla criminalità organiz­zata. Quando finisce di parlare e arriva il momento delle do­mande, ecco che tornano San­dokan, i Bidognetti, il mondo di Gomorra, fino a questi gior­ni, al caso Cosentino. Oggi è magistrato di Cassazione a Ro­ma. Per anni è stato il pm più impegnato contro i casalesi. Il primo a indagare su Eco4, il consorzio divenuto celebre per aver creato una perfetta so­vrapposizione tra cosa pubbli­ca e camorra, è stato lui. La situazione è davvero co­sì deprimente? «Nulla di cui  sorprendersi. In una realtà come il Sud il bi­nomio affari-politica si è tra­sformato in un puro meccani­smo clientelare». Sta dicendo che Eco4 non rappresenta un caso limite? «Le società a capitale misto pubblico-privato in alcuni ca­si sono state un successo. Pen­so a Milano, a Brescia». Altrove, al Nord, non è che sia un trionfo. «Certo, possono essere usa­te per creare consenso, più o meno lecito. Ma al Sud…» Al Sud? «Diventano l’isola del teso­ro per una imprenditoria e una pubblica amministrazio­ne sempre più colluse con la criminalità organizzata. La re­altà è sotto gli occhi di tutti». Allegria. «Eco4 è una storia emblema­tica. Nasce con un bando di ap­palto che è un vestito su misu­ra per il vincitore, già indivi­duato».Il momento fondamentale è questo? «Certo. L’azienda, legata al­la camorra, viene resa più for­te dall’appalto. Il resto lo leg­giamo in questi giorni. E’ acca­duto con i rifiuti, perché l’emergenza ha portato fiumi di denaro. Ma può avvenire in ogni altro settore». Soluzioni? «La scelta del partner priva­to deve essere trasparente». Ormai è un tormentone. «La scelta non deve essere fatta dagli enti locali che gesti­scono il territorio». Facile a dirsi. «Si può anche fare. Va dato atto a Roberto Maroni, l’attua­le ministro dell’Interno, di aver capito che lo snodo più importante è questo: si deve trovare il modo di sganciare la politica dagli affari». E come? «Con la Stazione Unica Ap­paltante. La stanno sperimen­tando in Sicilia e<br />
Calabria, pre­sto anche a Caserta. L’appalto è gestito da una commissione di tecnici incaricati dalla Pre­fettura. E dopo l’assegnazione, lo segue, controlla che i sub ap­palti non siano inutili o sospet­ti. Può funzionare». Anche in presenza di una Pubblica amministrazione che (in alcuni casi) neanche in Uganda? «Lo stato attuale della Pub­blica amministrazione è la con­seguenza dell’eliminazione di ogni meccanismo di controllo interno». Non arriverà a rimpiange­re i vecchi Comitati regionali di controllo. «No. Funzionavano male. Ma la riforma Bassanini li ha eliminati, senza sostituirli con altri meccanismi di controllo preventivo». Le conseguenze? «Negli ultimi anni il deterio­ramento della PA sembra inar­restabile. Gli uffici dei Comu­ni sono ormai centri di potere senza alcun controllo». Ogni tanto ci pensa la ma­gistratura. «Ma l’intervento penale ri­chiede i suoi tempi.  Prenda Eco4: un consorzio che dal 2004 ha cessato di esistere. Il controllo preventivo è la chia­ve di tutto».</p>
<p>Non è troppo tardi? «Per il passato è sempre tar­di. Ma noi siamo obbligati a pensare al futuro».</p>
</div>]]></content:encoded>
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