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	<title>saraceni &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/saraceni/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "saraceni"</description>
	<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 12:51:57 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Don Pancrazio Toscano]]></title>
<link>http://mediatecatricarico.wordpress.com/2009/11/24/don-pancrazio-toscano/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 10:50:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>mediatecatricarico</dc:creator>
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<description><![CDATA[Don Pancrazio Toscano (1883 -1961) nasce a Tricarico da padre muratore e madre casalinga. Dopo aver ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-182" title="donpancrazio" src="http://mediatecatricarico.wordpress.com/files/2009/11/donpancrazio.jpg" alt="" width="84" height="120" />Don Pancrazio Toscano</strong> (1883 -1961) nasce a <strong>Tricarico</strong> da padre muratore e madre casalinga. Dopo aver esercitato da ragazzo l&#8217;arte paterna, seguì gli studi ecclesiastici e nel 1917 fu ordinato sacerdote a Tricarico, dove si trovò ad operare in un contesto sociale di povertà, in cui la miseria veniva ancora accettata come un evento naturale.<br />
Questo sacerdote, la cui azione umanitaria fu sempre caratterizzata da un approccio pragmatico, ricco dell&#8217;esperienza maturata come soldato di sanità presso <strong>l&#8217;Ospedale Militare di Bari</strong>, decise di offrire ai più poveri del suo paese un tetto sicuro ed un pasto giornaliero.  A tal fine individuò nel quattrocentesco convento diroccato di<strong> S. Antonio</strong>, proprietà comunale dal 1863 e da decenni adibito a ricovero delle greggi, la sede della sua Pia Opera.<!--more--></p>
<p>Progettista e direttore egli stesso dei lavori di recupero, &#8220;<em>senza computi metrici, voci di bilancio e finanziamenti</em>&#8220;, mise in moto un&#8217;originale crociata di solidarietà, che gli assicurò attraverso le generose contribuzioni dei tricaricesi e degli emigrati nelle<strong> Americhe</strong>, le fonti finanziarie per restaurare lo stabile, resogli disponibile dall&#8217;Amministrazione ed aggiungervi nuove ali nel quarantennio successivo. Attorno al 1926 furono accolti i primi assistiti in quel convento, che già nel 1923 il<strong> Vescovo Raffaello Delle Nocche</strong>, aveva individuato come sede della Casa Madre delle &#8220;<em>Discepole di Gesù Eucaristico</em>&#8220;. Quelle suore, &#8220;<em>necessarie per assistere e curare i vecchi</em>&#8221; &#8211; <strong>come scriveva don Pancrazio -</strong> &#8220;<em>che soffrono anche la fame per il tozzo di pane da dare ai vecchi ricoverati</em>&#8221; e che tra il primo e il secondo dopoguerra si presero cura anche dell&#8217;annesso orfanotrofio, continuano ancor oggi ad accudire gli anziani della Casa di riposo.</p>
<p>Ma Sant&#8217;Antonio era raggiungibile solo attraverso una mulattiera.<strong> Don Pancrazio</strong>, convinto della necessità di avvicinare la Pia Opera all&#8217;abitato, avviò la costruzione di un&#8217;importante strada, coinvolgendo nel suo progetto volontari e ragazzi per il trasporto delle pietre e dei materiali.<br />
L&#8217;arteria, attualmente di fondamentale importanza per raggiungere le zone di espansione di Tricarico, si inseriva in un disegno urbanistico di più vasto respiro, tendente a migliorare l&#8217;accesso e la vivibilità dei quartieri contadini di <strong>Rabata</strong> e <strong>Saracena</strong>. Di questo progetto, che aveva coinvolto pure il sindaco<strong> Rocco Scotellaro</strong>, il vecchio prete &#8220;urbanista&#8221; riuscì a realizzare soltanto il ponte sul torrente Milo. La grandezza di don Pancrazio Toscano comunque, non è solo legata alla fondazione della<strong> Casa di Riposo di S. Antonio</strong>, tuttora operante in favore degli anziani della Basilicata, ma soprattutto alla sua esemplare vita sacerdotale donata interamente agli altri.</p>
<p>Linkografia:<br />
<a href="http://www.webdiocesi.chiesacattolica.it/pls/cci_dioc_new/consultazione.mostra_pagina?id_pagina=22849">http://www.webdiocesi.chiesacattolica.it/pls/cci_dioc_new/consultazione.mostra_pagina?id_pagina=22849</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Orti Saraceni]]></title>
<link>http://mediatecatricarico.wordpress.com/2009/11/23/orti-saraceni/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 10:18:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>mediatecatricarico</dc:creator>
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<description><![CDATA[Gli  Orti saraceni sono risalenti al sec. IX-X ed ancora in uso, testimoniano un modo sapiente delle]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft size-medium wp-image-104" title="Orti Saraceni " src="http://mediatecatricarico.wordpress.com/files/2009/11/orti-saraceni-2-011.jpg?w=300" alt="" width="270" height="203" />Gli  <strong>Orti saraceni</strong> sono risalenti al <strong>sec. IX-X ed ancora in uso</strong>, testimoniano un modo sapiente delle <strong>popolazioni arabe</strong> di sfruttare i terreni, altrimenti brulli ed improduttivi.<br />
Esse, infatti, sfruttarono le loro conoscenze e capacità di insediarsi in luoghi inadatti alle coltivazioni creando numerosi giardini-frutteti terrazzati, utilizzando un ingegnoso sistema di raccolta delle acque meteoriche e sorgive.<br />
Da un&#8217;attenta lettura degli orti di <strong>Tricarico</strong> si evincono due tipi di coltivazione, uno prossimo alle mura dell&#8217;abitato, costituito per lo più da frutteti (gli orti di crinale) e l&#8217;altro posto ai piedi del crinale (gli orti di valle) adibito principalmente alla coltivazione degli ortaggi.<br />
Linkografia:<br />
<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tricarico">http://it.wikipedia.org/wiki/Tricarico</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Disloque en el presidio]]></title>
<link>http://blogdecineyseries.wordpress.com/2009/10/17/disloque-en-el-presidio/</link>
<pubDate>Sat, 17 Oct 2009 23:34:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>blogdecineyseries</dc:creator>
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<description><![CDATA[Dirección: Julio SaraceniGuión: Abel Santa Cruz según el argumento de Rodolfo SiconolfiFecha de Estr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://blogdecineyseries.wordpress.com/files/2009/10/porcel.jpg"><img src="http://blogdecineyseries.wordpress.com/files/2009/10/porcel.jpg?w=300" alt="" border="0" /></a>Dirección: Julio Saraceni<br />Guión: Abel Santa Cruz según el argumento de Rodolfo Siconolfi<br />Fecha de Estreno: 29 de abril de 1965<br />Intérpretes: Délfor, Raúl Rossi, Guido Gorgatti, Jorge Porcel, Osvaldo Canónico, Vicente La Russa, Carlos Serafino, Héctor Pascuali<br />Dirección de producción: Carmelo Vecchione<br />Asistente de Dirección: Jorge Mobaied<br />Fotografía: Humberto Peruzzi<br />Cámara: Alberto Curchi<br />Montaje: Jorge Garate<br />Música: Tito Ribero<br />Sonido: Alejandro Saracino<br />2do ayudante de dirección: Adolfo Aristarain<br />Maquillaje: Vicente Notari<br />Peinados: Leonor Piccone<br />Escenografía: Nélida Lauría</p>
<p>Argentina<br />Duración: 73 minutos<br />Blanco &#38; Negro</p>
<p>Segundo largometraje, con la incursión de la Revista dislocada, el programa radial y televisivo de gran éxito durante treinta años, ahora nuevamente en el cine, con momentos muy cómicos en sus múltiples situaciones. En una cárcel, dos bandas enfrentadas se unen bajo el mando de un sólo hombre.</p>
<p><a href="http://es.arcoiris.tv/modules.php?name=Downloads&#38;d_op=getit&#38;lid=485&#38;ext=_big.wmv">http://es.arcoiris.tv/modules.php?name=Downloads&#38;d_op=getit&#38;lid=485&#38;ext=_big.wmv</a></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[San Vincenzo al Volturno(Is)- Una serie di eventi per ricordare anniversario distruzione saracena]]></title>
<link>http://altocasertano.wordpress.com/2009/10/08/san-vincenzo-al-volturnois-una-serie-di-eventi-per-ricordare-anniversario-distruzione-saracena/</link>
<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 17:26:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>ufficistampa</dc:creator>
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<description><![CDATA[San Vincenzo al Volturno(Is)- (di Michele Visco)  presso l’Abbazia benedettina una serie di eventi p]]></description>
<content:encoded><![CDATA[San Vincenzo al Volturno(Is)- (di Michele Visco)  presso l’Abbazia benedettina una serie di eventi p]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Cerchio (nel grano) Saraceno]]></title>
<link>http://delirionirico.wordpress.com/2009/08/29/cerchio-nel-grano-saraceno/</link>
<pubDate>Sat, 29 Aug 2009 07:17:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>delirionirico</dc:creator>
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<description><![CDATA[Sto parcheggiando molto lontano dal mio nuovo posto di lavoro all&#8217;EUR nella Polisportiva dove ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-251" title="grano-saraceno" src="http://delirionirico.wordpress.com/files/2009/08/grano-saraceno.jpg?w=300" alt="grano-saraceno" width="300" height="225" />Sto parcheggiando molto lontano dal mio nuovo posto di lavoro all&#8217;EUR nella Polisportiva dove faceva la barista mia madre quando ero un bambino. E&#8217; sabato mattina e sono dovuto correre al lavoro poichè nel pomeriggio dovrà essere rilasciato un importante Kit di aggiornamento.</p>
<p style="text-align:justify;">Percorro a piedi il lungo tratto di via Cristofo Colombo osservando il cielo che minaccia pioggia imminente. Arrivo sul posto di lavoro e mi siedo nella mia solita postazione.</p>
<p style="text-align:justify;">Sono un <strong>progettista di cerchi </strong>e la ma mansione consiste appunto nel fare cerchi in terra e creare successivamente strutture circolari. Con me ci sono Laura, Luca e Ilenia.</p>
<p style="text-align:justify;">Verso le 14.00 comincia a piovere e decidiamo di tornarcene tutti a casa prima che si scateni il finimondo. Io accompagno Ilenia al suo <strong>triciclo nuovo di zecca</strong> parcheggiato poco distante da lì e, durante il tragitto, incontriamo un raduno di persone che guidano dei carri attrezzi. Ecco allora che uno di loro a folle velocità invade il marciapiedoe dove stavamo camminando e, senza curarsene minimamente, ci punta addosso per poter parcheggiare. Fortunatamente la nostra prontezza di riflessi ci fa scansare entrambi e non rimaniamo coinvolti nello scontro.</p>
<p style="text-align:justify;">Ilenia va fuori de se e comincia ad inveire contro l&#8217;autista, prende il suo <strong>martello gigante</strong> e, per vendetta, prende a mazzate la marmitta del carro attrezzi. Io e gli altri la guardiamo attoniti e senza parole mentre si dirige verso un fianco e colpisce ripetutamente la carrozzeria fino a che fa cadere il martello in terra, corre verso il suo triciclo e comincia una folle corsa verso casa.</p>
<p style="text-align:justify;">Rimaniamo tutti sorpresi da quel gesto (incluso il proprietario del carro attrezzi ormai distrutto) ma, solo il tempo di razionalizzare l&#8217;accaduto, ed ecco che tutti gli autisti si riuniscono per organizzare una<strong> battuta di caccia</strong>. Mi fingo uno di loro e tento di depistarli contraddicendo ognuno sull&#8217;identificazione e sulla strada appena presa da Ilenia così da poterle far guadagnare ulteriore tempo per un ritorno a casa senza problemi.  <strong>Si è però fatto tardi </strong>e la pioggia continua a cadere sempre più fitta,  decido  quindidi affrettarmi nel tornare alla mia auto che ora era ancora più lontana di prima.</p>
<p style="text-align:justify;">E&#8217; questo mio gesto che insospettisce gli autisti che cominciano a seguirmi fotografandomi con delle  speciali macchine fotografiche che catturano <strong>i  movimenti del passato</strong> del soggetto inquadrato.  Grazie a questo favoloso apparecchio scoprono che lavoriamo insieme e vedono in me uno strumento per arrivare ad Ilenia il più presto possibile.</p>
<p style="text-align:justify;">Decido allora di depistarli ulteriormente e dirigermi verso la metropolitana nella quale, per potervi accedere dovevo privarmi di un <strong>antico manufatto</strong> ereditato dalla mia famiglia. L&#8217;oggetto in questione andava inserito in una rientranza del muro  cosicchè avrebbe rilasciato una <strong>targa d&#8217;oro</strong> che ne avrebbe successivamente consentito l&#8217;accesso.</p>
<p style="text-align:justify;">All&#8217;atto di inserire il mio manufatto però qualcosa va storto e si risvegliano <strong>orde di Saraceni </strong>dalle loro tombe. Sfodero il mio pugnale e comincio la battaglia più facile della mia vita onirica. I Saraceni si tagliavano come il burro e, sebbene tendessero agguati anche in gruppi di più persone, grazie al mio pugnale, al primo tocco scomparivano e tornavano nei loro letti di morte.</p>
<p style="text-align:right;">28/08/2009</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[La riconquista cristiana della Sicilia (1061-1091)]]></title>
<link>http://dimzero.wordpress.com/2009/08/11/la-riconquista-cristiana-della-sicilia-1061-1091/</link>
<pubDate>Tue, 11 Aug 2009 08:55:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>alessandro</dc:creator>
<guid>http://dimzero.wordpress.com/2009/08/11/la-riconquista-cristiana-della-sicilia-1061-1091/</guid>
<description><![CDATA[tratto da: Voci per un «Dizionario del pensiero forte», Marco TANGHERONI. 1 La conquista musulmana L]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span>tratto da: Voci per un «Dizionario del pensiero forte», </span><span>Marco TANGHERONI</span><span>.</span></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-323" title="Homann_Sicilia" src="http://dimzero.wordpress.com/files/2009/08/homann_sicilia.jpeg" alt="Homann_Sicilia" width="500" height="432" /></p>
<p><!--  End of Headline  --> <!-- Start of Content  --> <strong>1 La conquista musulmana</strong></p>
<p>La conquista musulmana della Sicilia, operata a partire dall&#8217;827, con lo sbarco a Mazara di truppe composte da arabi, da berberi e da ispano-musulmani, fu il frutto di una lunga guerra combattuta contro l&#8217;impero romano d&#8217;Oriente, o impero bizantino. Tappe decisive sono la conquista di Palermo, nell&#8217;830, la capitolazione della piazzaforte di Enna, in posizione strategica, nell&#8217;859, la conquista sanguinosa &#8211; accompagnata da massacri e da deportazioni, dopo disperata ed eroica resistenza &#8211; di Siracusa, nell&#8217;878, anche se dopo questa data altri centri della parte orientale dell&#8217;isola continuano a resistere, e pure a lungo. Man mano che la conquista procedeva, i musulmani applicano ai vinti le condizioni dettate dal Corano nei confronti delle «genti del Libro», cristiani ed ebrei, che, come cittadini non musulmani in uno Stato retto dalla legge islamica, sono nella condizione di <em>dhimmi</em>, di &#8220;protetti&#8221;: costoro sono esentati dalla <em>zakât</em>, la decima, ma sottoposti al pagamento della <em>jizya</em>, l&#8217;imposta di protezione, e potevano vivere indisturbati partecipando alla vita sociale e amministrativa dello Stato, ma non a quella politica. In particolari circostanze, o sotto alcuni capi, tale condizione non era rispettata e veniva, di fatto, assai aggravata. L&#8217;islamizzazione dell&#8217;isola è quasi completa nella parte occidentale, mentre la popolazione rimane in buona parte cristiana, di rito greco, in vaste aree della Sicilia Orientale, dove sopravvivono non pochi monasteri. Numerose, comunque, sono le conversioni di vassalli e di servi.</p>
<p>Alla dinastia degli Aghlabiti &#8211; fondata dall&#8217;emiro Ibrahim al-Aghlab, scomparso nell&#8217;812 &#8211; succede, dal 910, quella dei Fatimiti, di osservanza sciita &#8211; che faceva risalire le proprie origini a Fatima, figlia del profeta Muhammad (570 ca.-632) -, costretta a fronteggiare rivolte «interne», in particolare di gruppi berberi. Fra il 948 e il 1053 s&#8217;impone in Sicilia la dinastia kalbita &#8211; discendente dalla tribù dei kalb -, dotata di ampia autonomia e creatrice di una civiltà fastosa. Ma la fine dell&#8217;unità politica è segnata, dopo il 1053, da turbolente lotte fra i capi militari, al termine delle quali il potere nell&#8217;isola resta diviso fra quattro kaid, «condottieri», due dei quali berberi. Un quadro che si contrappone a un significativo sviluppo economico, conseguente sia all&#8217;introduzione di nuove tecniche agricole e artigianali, sia allo sfruttamento commerciale della posizione centrale occupata dalla Sicilia nel Mediterraneo.</p>
<p><strong>2. L&#8217;arrivo dei normanni</strong></p>
<p>Nel secolo IX, forti della loro superiorità marittima, i saraceni erano arrivati, oltre che a conquistare la Sicilia e a isolare la Sardegna, a costituire un emirato a Bari (840-870), a installarsi alle foci del Garigliano, nel basso Lazio, e, da qui, a compiere scorrerie contro la stessa Roma &#8211; con l&#8217;attacco alle basiliche di San Pietro e di San Paolo fuori le Mura, nell&#8217;846 -, e a insediarsi a lungo in Provenza. Tuttavia, quasi contemporaneamente, inizia la riscossa dei paesi cristiani.</p>
<p>Mentre il processo di riconquista della penisola iberica, occupata dai mori nel secolo VIII, parte dagli stessi abitanti, in Sicilia, dal punto di vista dei protagonisti, si dovrebbe forse parlare semplicemente di «conquista normanna». I normanni, che poco conservavano delle loro tradizioni e forme di vita originarie &#8211; quelle delle terribili scorrerie vichinghe dei secoli VIII e IX -, provenivano dal ducato di Normandia, in cui si erano insediati stabilmente, cristianizzandosi e divenendo linguisticamente francesi. Giunti in Italia, dapprima come pellegrini, quindi come mercenari, già nella prima metà del secolo XI, con il loro valore militare, che coniugava astuzia e violenza, riescono a inserirsi nella complessa realtà politica dell&#8217;Italia Meridionale, divisa in ducati tirrenici &#8211; Napoli, Gaeta e Amalfi &#8211; di origine bizantina e di fatto autonomi, principati longobardi &#8211; Benevento, Salerno e Capua -, e territori sotto il governo dell&#8217;impero d&#8217;Oriente &#8211; Puglia e Calabria -, ripetutamente scossi da rivolte degli elementi locali e dalle conseguenti controffensive imperiali.</p>
<p>Fra i capi normanni emerge Roberto di Altavilla (1015 ca -1085), detto il Guiscardo, cioè l&#8217;astuto, che per affermare in modo definitivo la sua autorità sopra gli altri capi militari, ognuno dotato di uomini fedeli e di terre conquistate, aveva necessità di una legittimazione, che poteva venirgli solo da una delle due autorità universali: l&#8217;Impero d&#8217;Occidente e i suoi imperatori germanici, lontani ma spesso interessati alle vicende dell&#8217;Italia del Sud, e il Papato, con il quale i rapporti divennero ben presto decisivi. Da parte loro i Pontefici della metà del secolo XI e dei decenni successivi, pur preoccupandosi della situazione politica, innanzitutto di Roma e poi anche dell&#8217;Italia Meridionale, intendevano portare a termine la riforma ecclesiastica &#8211; detta impropriamente gregoriana dal suo più celebre esponente, Papa Gregorio VII (1073-1085) -, affermando la <em>libertas Ecclesiae</em> contro ogni ingerenza laica, compresi gli stessi imperatori che pure, con Enrico III (1017-1056), avevano imposto pontefici riformatori alla riottosa aristocrazia romana.</p>
<p>Papa Leone IX (1048-1054) organizza un esercito antinormanno, clamorosamente sconfitto a Civitate, in Puglia, nel 1053. Tale battaglia, però, è la premessa di un dialogo fra gli «uomini del Nord» e la curia romana, che si concretizza, dopo l&#8217;elezione di Papa Niccolò II (1059-1061), nell&#8217;accordo di Melfi, dell&#8217;agosto del 1059. In base a questo, mentre il Pontefice assolve i normanni Riccardo di Capua (m. 1078) e Roberto il Guiscardo dalle scomuniche precedenti e riconosce le conquiste da essi conseguite, dando a Roberto il titolo di &#8220;per grazia di Dio e di San Pietro duca di Puglia e di Calabria e, con l&#8217;aiuto dei due, futuro duca di Sicilia&#8221;, essi giurano fedeltà al Papa e alla Chiesa, impegnandosi a difendere non solo i territori pontifici ma anche le nuove modalità di elezione dei papi da parte dei cardinali, frutto della riforma ecclesiastica.</p>
<p><strong>3. L&#8217;inizio della riconquista</strong></p>
<p>Questo accordo è la premessa del progetto di riconquista della Sicilia, preceduto dalla conquista delle città bizantine di Reggio e di Squillace, nel 1059, e dall&#8217;accordo di Ruggero d&#8217;Altavilla (m. 1101), presto noto come &#8220;il Gran Conte&#8221;, con uno degli emiri dell&#8217;isola, Ibn al-Thumna (m. 1062). Le operazioni militari hanno inizio nel 1061 con l&#8217;audace assalto, per terra e per mare, alla città di Messina, conquistata quasi senza opposizione. Gli sviluppi successivi, tuttavia, non sono altrettanto semplici, sia per la resistenza opposta da Centuripe, sito fortificato che controllava dall&#8217;alto tutta la piana di Catania, e da Castrogiovanni, ove l&#8217;emiro Ibn al-Hawas (m. 1063/1064) guidava la difesa nella valle dell&#8217;Enna, sia per la partecipazione di Ruggero alle campagne di Puglia del fratello Roberto. L&#8217;intervento nell&#8217;isola di un esercito africano è reso vano dall&#8217;importante vittoria cristiana di Cerami, nell&#8217;estate del 1063, dopo la quale gli esponenti della nuova dinastia zirita &#8211; berberi già luogotenenti dei Fatimiti &#8211; rinunciano a sostenere la presenza musulmana in Sicilia. A quella data, tuttavia, i normanni hanno il controllo diretto soltanto di Messina e del Val Demone, mentre capi musulmani più o meno stabilmente a essi legati governano Siracusa, Catania e il Val di Noto; Ibn al-Hawas, invece, continua a dominare Caltanissetta, Girgenti e il Val di Mazara, mentre Palermo, dove si era affermato un governo cittadino autonomo, resta, con Trapani, il centro della resistenza anti-normanna. Palermo viene attaccata, nel 1064, da una spedizione pisana che, in assenza di un&#8217;intesa con Ruggero, si conclude con il saccheggio del porto e dei dintorni della città: il bottino verrà utilizzato dalla città toscana per avviare la costruzione di una nuova grande cattedrale.</p>
<p>La conquista della Sicilia riceve un nuovo e decisivo impulso soltanto dopo il definitivo successo della politica di unificazione dell&#8217;Italia Meridionale con la conquista di Bari, il 16 aprile 1071. Già nell&#8217;agosto di quell&#8217;anno i normanni &#8211; che, oltre a disporre di una propria flotta, avevano perfezionato le tecniche di assedio e utilizzavano macchine e scale perfezionate &#8211; possono stringere d&#8217;assedio Palermo, che capitola, il 10 gennaio 1072, in seguito all&#8217;attacco congiunto di Roberto e di Ruggero. Roberto aspetta quattro giorni prima di entrare solennemente in città, dove nella moschea, trasformata nella chiesa di Santa Maria, viene celebrato un rito solenne. Vengono restituiti beni e autorità all&#8217;arcivescovo, relegato dai saraceni nella piccola chiesa di San Ciriaco, che aveva mantenuto vivo il culto cristiano, sebbene fosse &#8211; annota il benedettino Goffredo Malaterra, cronista normanno del secolo XI &#8211; &#8220;timido e greco di nazionalità&#8221;.</p>
<p>Anche Mazara capitola in cambio della garanzia che, come a Palermo, i nuovi sudditi dei normanni potessero continuare a professare la propria religione e a vivere secondo i suoi dettami. Rientrato Roberto nella penisola, dove avvierà un tentativo di espansione nell&#8217;attuale Albania, resta nell&#8217;isola Ruggero, con forze limitate, che prosegue la guerra evitando scontri campali e alternando, nei confronti dei musulmani dell&#8217;isola, azioni terroristiche &#8211; distruzione dei raccolti, cattura di greggi e armenti, uccisione di gruppi di resistenti &#8211; e gesti di tolleranza, come la coniazione di monete con iscrizioni tratte dal Corano.</p>
<p>Egli mostra così di voler estendere la propria autorità a tutta l&#8217;isola, tenendo conto della sua complessa realtà etnica e religiosa. In quest&#8217;ottica, pur cominciando a creare diocesi di rito latino e obbedienza romana, favorisce pure le istituzioni ecclesiastiche «greche», ancora particolarmente solide nella Sicilia Orientale. Il Papato si accontenta di sovrintendere alla rifondazione delle istituzioni ecclesiastiche latine attuata direttamente da Ruggero con scelte personali, in genere ratificate a posteriori, giudicando importante la rinascita di una rete ecclesiale legata a Roma e la diffusione della riforma. Non sfugge, dunque, ai Pontefici e alla curia romana il carattere particolare della rinata chiesa siciliana di rito latino, definita correttamente dallo storico Paolo Delogu come «chiesa di frontiera».</p>
<p>Dal 1077 la spinta militare normanna riprende slancio, con vittorie prima a Trapani, poi nelle regioni orientali. Proprio qui, da Siracusa, un capo musulmano, Ibn Abbad &#8220;Benavert&#8221; organizza un&#8217;ultima controffensiva, riconquistando Catania e saccheggiando la Calabria meridionale. Essa, però, viene schiacciata da Ruggero con una risolutiva spedizione, nel maggio del 1086, e lo stesso Benavert perde la vita cercando di dare l&#8217;arrembaggio alla nave del conte. Dopo cinque mesi di assedio, capitola Siracusa, quindi Girgenti, Castrogiovanni, Noto e, nel 1091, l&#8217;isola di Malta.</p>
<p><strong>4. Una riconquista cristiana</strong></p>
<p>Gli storici moderni e contemporanei hanno molto discusso sulle motivazioni che spinsero i normanni alla conquista della Sicilia e al peso di quelle più schiettamente religiose. Secondo Malaterra, il rilievo delle contrapposizioni etnico-religiose fu notevole e non si ridussero al conflitto cristiano-musulmano: per il monaco cronista, se i musulmani sono la feccia della terra, i greci di Sicilia e di Calabria «gente perfidissima», i longobardi del Mezzogiorno sempre pronti alla guerra, i pisani attenti solo al guadagno e privi di coraggio, i romani venali e dediti alla simonia. Ed egli non nasconde, fra le motivazioni che animavano Ruggero al momento di passare in Sicilia, la sua personale ambizione: &#8220;[...] due cose ritenendo utili per sé, cioè all&#8217;anima e al corpo, richiamare al culto divino una terra dedita agli idoli e prendere possesso temporale dei frutti e dei redditi usurpati da una gente ingrata a Dio&#8221;. Tuttavia, con il passar del tempo, mentre la guerra andava semplificandosi rispetto all&#8217;intreccio dei primi anni, nei quali forze musulmane erano alleate dei normanni, e assumeva marcati caratteri di contrapposizione religiosa, Ruggero ebbe una sorta di conversione secondo il modello del perfetto re cristiano: &#8220;[...] per non sembrare ingrato, cominciò a vivere come uno tutto dato a Dio; ad amare le giuste sentenze, a fare eseguire la giustizia, ad abbracciare la verità, a frequentare le chiese con devozione, ad assistere ai canti sacri, a pagare la decima di tutti i suoi redditi alle chiese, a consolare le vedove e gli orfani&#8221;.</p>
<p>Per approfondire: vedi Salvatore Tramontana, <em>La monarchia normanna e sveva</em>, in <em>Il Mezzogiorno dai Bizantini a Federico II</em>, vol. III della <em>Storia d&#8217;Italia</em> diretta da Giuseppe Galasso, Utet, Torino 1983, pp. 435-810.</p>
<p>fonte: Storia Libera</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le grotte dei saraceni]]></title>
<link>http://quotationo.wordpress.com/2009/04/26/le-grotte-dei-saraceni/</link>
<pubDate>Sun, 26 Apr 2009 20:17:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>quotationo</dc:creator>
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<description><![CDATA[Arrestato uno degli autori della «spaccata» da Drago Sport: è un giovane di Moncalvo Casale Monferra]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Arrestato uno degli autori della «spaccata»<br />
da Drago Sport: è un giovane di Moncalvo</p>
<p>Casale Monferrato &#8211; 21/04/2009È stato arrestato in flagranza di reato uno degli autori della «spaccata» messa a segno alle 3 di martedì ai danni del negozio di abbigliamento Drago Sport, in via Bruna a Casale.</p>
<p>Con un complice, che è riuscito a dileguarsi, ha sfondato a colpi di porfido, il vetro della porta d&#8217;ingresso del negozio.</p>
<p>Qualcuno dei residenti della zona, sentendo i colpi, ha dato l&#8217;allarme e sul posto è intervenuta una volante della Polizia i cui agenti sono riusciti a bloccare il ragazzo che si apprestava ad entrare attaverso il buco praticato nella vetrata, mentre il complice è fuggito a piedi facendo perdere le proprie tracce.</p>
<p>La prima volta era stata a metà dicembre quando i ladri erano riusciti ad impadronirsi di merce per un valore di circa 5mila euro.</p>
<p> Fonte:<br />http://www.ilmonferrato.it/articolo_cronaca.php?ARTICLE=1435912952b4a4ae933637b28ada9ff5</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[16. LO SVILIMENTO DELLA MONETA (IN MEMORIA DI M. N. ROTHBARD)]]></title>
<link>http://dimoites.wordpress.com/2009/04/26/15-lo-svilimento-della-moneta-in-memoria-di-m-n-rothbard/</link>
<pubDate>Sun, 26 Apr 2009 16:34:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>gruppopigreco</dc:creator>
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<description><![CDATA[Lo svilimento era il metodo adottato dallo stato per falsificare le monete genuine, la cui produzion]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">Lo svilimento era il metodo adottato dallo stato per falsificare le monete genuine, la cui produzione era preclusa agli individui privati in nome della protezione del sistema monetario. Succedeva che la zecca fondesse e riconiasse tutte le monete del regno, rendendo alla popolazione lo stesso numero di “sterline” e di “marchi”, ma di peso inferiore. <strong>Le once d’oro rimanenti erano intascate dal re e utilizzate per pagarsi le spese. </strong>In questo modo, il governo ridefiniva lo standard che avrebbe dovuto tutelare. <strong>I profitti dello svilimento erano chiamati dai governanti “signoraggio”.</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Nella Francia del 1200, il livre tournois consisteva di 98 grammi di argento fino; nel 1600 i grammi erano 11. Quando fu coniato per la prima volta dai saraceni alla fine del secolo VII, il dinaro consisteva di 65 grani d’oro. I saraceni era sani in fatto di moneta, e nella metà del secolo XII il dinaro consisteva ancora di 60 grani. Ma i re cristiani conquistarono la Spagna, e all’inizio del secolo XIII il dinaro (ora chiamato maravedi) era ridotto a 14 grani. La moneta d’oro era troppo leggera per circolare e fu convertita in moneta d’argento del peso di 26 grani d’argento. Anche questa fu svilita, e nella metà del secolo XV il mavavedi consisteva soltanto di 1,5 grani d’argento, troppo leggero per circolare.</p>
<p style="text-align:justify;"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-2973" title="dimoites" src="http://dimoites.wordpress.com/files/2008/12/dimoites3.jpg?w=48" alt="dimoites" width="48" height="96" />dimoites@gruppopigreco.it</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Gli oleandri stanno al solito posto di Erminia Daeder ]]></title>
<link>http://lucaniart.wordpress.com/2009/03/02/gli-oleandri-stanno-al-solito-posto-di-erminia-daeder/</link>
<pubDate>Mon, 02 Mar 2009 07:00:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>lucaniart</dc:creator>
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<description><![CDATA[Testo selezionato dalla Commissione di lettura  al Concorso Letterario “Volti e luoghi di Basilicata]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><span style="color:#993300;"><strong><em>Testo selezionato dalla Commissione di lettura  al Concorso Letterario </em><a href="http://lucaniart.wordpress.com/iniziative/" target="_blank"><span style="color:#940c0e;"><em>“Volti e luoghi di Basilicata 2008″</em></span></a><em> (sez. Narrativa).<br />
</em></strong></span><span style="color:#993300;"><span style="color:#993300;"><strong><em><img class="alignnone" style="border:1px solid;margin:10px 10px 0;" src="http://tbn0.google.com/images?q=tbn:163Ut047aJ8kvM:http://www.rtsi.ch/prog/images/trasm/storia_macchina_scrivere_scrittura00-b.jpg" alt="Mostra immagine a dimensione intera" width="118" height="74" /><a href="http://www.rtsi.ch/prog/images/trasm/storia_macchina_scrivere_scrittura00-b.jpg"></a></em></strong></span></span></p>
<p style="text-align:justify;">Sono arrivata e già sono pentita.<br />
Recupero il bagaglio e mi dirigo svelta al muretto basso, mentre la corriera riprende ad arrancare verso il paese e il buio si appoggia rassegnato ai profili delle case.<br />
Conto di trovare quel sasso che mi faceva da sedile, accanto alla fontanella.<br />
Sì, c’è ancora.<br />
Asciutto, come il rubinetto della fontana.<br />
Dalla chiesa mi arriva il rintocco delle campane, potrei voltarmi e inserirle nel mio cono d’osservazione, sono vicine, appena dopo l’ampia curva a destra.<!--more--><br />
Non faccio in tempo, perché un’ombra si avvicina a passi strascicati. Come soffocando un peso.<br />
Mi sbagliavo, sono due. Felicetta e sua nipote in braccio.<br />
Non mi vedono, l’uscio della sua casa è laterale al mio sasso.<br />
L’aria stempera il calore del giorno sui declivi d’oro brunito, sulle case bianche attorcigliate in cima, strette in un’orbita breve, come “nidi d’aquila”, mi spiegava durante il viaggio il passeggero seduto vicino.<br />
“Per difendersi dalla malaria a valle”.<br />
Ancora più temibile la palude infestata dell’arrivo dei saraceni.<br />
L’altitudine era anche miraggio per i più diseredati.<br />
E Grassano imparò presto a contare i nuovi arrivati, venivano dai paesi vicini, attratti dalle sue ricchezze, sementi prima e poi olio, vino, bambagia.<br />
Da bambina, quando non conoscevo la nomenclatura geografica di questi paesi, tenevo già a mente un naturale presagio di rapace isolamento, osservandoli da giù.<br />
Che poi si accentuava dietro l’uscio di casa, con l’impazienza che raspava alla porta intanto che cavavo gli occhi alle mie bambole in camera.<br />
E le casedde mi davano fretta di allontanarmene, quando ci passavo vicina con Saverio, che invece desiderava farmele visitare. Ma io voltavo la testa, irritata da un senso di nausea che non sapevo spiegare nemmeno a me stessa.<br />
Diffidavo istintivamente di ciò che era appartenuto al passato, come fosse ai miei occhi una costruzione finta, rimessa là dov’era stata, a dispetto dei passi del tempo che, invece, rispettavo, come ordine naturale delle cose. Del loro posto.<br />
Felicetta non fa in tempo a posare la bimba che le è già sgusciata via, così lei svelta le corre dietro.<br />
Ilaria ha quattro anni oggi.<br />
L’anno scorso era più rotondetta, senza la frangia, zingarellava dietro Riccardo e al suo traino si nascondeva dalle lucertole che, a mazzi, lui prendeva per la coda.<br />
Felicetta inforna il pane, sposta nel suo gesto abituale dalla fronte una ciocca grigia con l’avambraccio. Ilaria saltella su una gamba sola e Riccardo arriva dalla stradina laterale, ha un secchio pesante in mano, sporco di terra sulla faccia. Ma sorride.<br />
Il profumo del pane sale dal cortile come nebbia, quando si leva a proteggere dalla ferita esausta del lungo fuoco del giorno la prima tregua crepuscolare.<br />
Mi piega.<br />
Nella Giulietta lo stesso profumo si attaccava alle mani mie e di papà, e si maritava alle cicorie e alle uova che, al termine di ogni visita, occupavano i sedili posteriori dell’auto.<br />
Mi stordiva il calore riaffermato con il dono, dopo che l’alito stentato e lindo della morte ci aveva blanditi tutti: medico, figlia del medico, paziente, parentado del paziente.<br />
Mi stupiva quasi fosse un modo per farlo scolorire, il dolore.<br />
Ciò che mi colpì oltre ogni cosa, il giorno del funerale, fu la qualità dell’aria.<br />
Tutto era fermo.<br />
Nelle strade le gambe dei passanti, le mani dei bambini nei cortili, dalle finestre le sagome dei miei compaesani.<br />
Fissavo la facciata della chiesa e l’aria era lucida e scomposta.<br />
Io distinguevo nei corpuscoli della luce della controra piccoli bruchi bianchi, fluttuanti, che dovevano per forza denotare, riflettei in quel momento, la pulizia di quel giorno.<br />
E’ un giorno troppo chiaro, mi scivola via sotto i piedi, avevo pensato al mattino entrando in cucina.<br />
L’ordine abituale degli oggetti era cambiato.<br />
Riccardo mi aveva anticipato di pochi minuti ed accendeva la televisione in cerca del cartone abituale.<br />
Lui no, lui era al solito posto.<br />
Felicetta ora controlla l’orologio, forse pensa che non arriverò più.<br />
Ilaria e Riccardo sono seduti al centro del cortile, lei ha infilato la testa nel secchio, lui guarda nella mia direzione, ma non può vedermi.<br />
Gli occhi dolci si spostano in piccoli tratti orizzontali, come cercasse oltre le piante il passo abituale che mi riportava a casa all’imbrunire.<br />
Comincio a sentirlo il freddo, mentre la notte si propaga e m’assedia.<br />
Lo scorso anno la notte era arrivata come un fazzoletto docile sul viso, con il suo odore di ciclamino che si sfaldava man mano che percorrevo la strada verso casa e Saverio provava a scusarsi.<br />
Lo scorso anno guardavo negli occhi, uno per uno, quelli che incrociavo davanti alla chiesa e loro ammutolivano.<br />
“E’ stato tutto rapidissimo”.<br />
“Doveva uscire dalla curva ubriaco”.<br />
“Era per terra dieci metri più in là”.<br />
“E’ scappato, a quell’ora nessuno ha visto niente”.<br />
“Sì, sembrava dormire, non c’era sangue”.<br />
“E ho sentito solo la frenata, fortissima”.<br />
Volevo dire loro continuate. Sussurrate. Bisbigliate.<br />
Il vento soltanto si sta spostando, nemmeno io riesco a muovermi e ciò che dite mi riporta indietro le cose.<br />
Me le rimette al loro posto: il barattolo di zucchero torna sul tavolo, la bottiglia d’acqua sul lavello, la forchetta accanto al piatto.<br />
Perché fuori dalla finestra stamattina le cose si sono spostate, volevo spiegare, le siepi di pitosforo, i vasi di geranio non erano più sugli scalini all’ingresso, ma al centro del cortile in cerchio.<br />
Avrei voluto avvicinarmi, anche mettere la mia faccia contro le loro bocche e tenermi ciò che dicevano come un alito caldo.<br />
Chiudere le mani a coppa e soffiarci dentro il mio.<br />
Saverio celebrava la messa. La bara già dentro. Io sapevo che non sarei entrata.<br />
Ilaria e Riccardo vanno dentro casa, è molto tardi ormai e la zia ha chiuso la porta.<br />
Ma Riccardo sosta dietro il vetro, spostando la tendina.<br />
Gli leggo sul viso ancora sporco di terra la certezza del mio ritorno.<br />
In un attimo sono davanti alla finestra e negli occhi che si incontrano abbiamo la corsa di una mattina di marzo.<br />
Corriamo nell’erba, abbiamo tolto le scarpe e le calze. E’ una mattina calda, una domenica di escursioni. La meta è l’ulivo pieno di nodi. Ci arriviamo ridendo, mio figlio mi travolge e cadiamo. E’ un silenzio festoso, ma io sento che qualcosa si è nascosto. O forse è stato strappato, non so.<br />
Apro la porta e entro in casa di mia zia.<br />
“Devi raccontarmelo, zia, il suo funerale” le dico, mentre mi dà le spalle.<br />
Si piegano di poco queste spalle, la testa accenna a un sì.<br />
Sediamo a tavola, l’una davanti all’altra. Le mani chiuse, una preghiera.<br />
“Dovevi entrare, sei rimasta fuori come un’estranea”.<br />
“Ero ritornata una.”<br />
“Hai lasciato fare tutto a lui”.<br />
“Poi c’è un contrasto che non immagini quando diventi due. Il legame dentro di te c’è, ha una sua voce, ma non è quella dell’amore. Non subito. Subito hai da dare protezione, non ancora amore”.<br />
“La gente ascoltava don Saverio e teneva la testa girata verso di te, che stavi fuori, in controluce sulla porta”.<br />
“Proteggi te stessa in realtà, dall’eccesso che stai per conoscere”.<br />
“Un funerale con le teste girate. Tuo figlio non ti ha perdonata. Nemmeno Grassano”.<br />
“Inizia a farlo tu”.<br />
“Tu sei qui solo per sentirti dire cosa ha detto don Saverio di preciso”.<br />
“Cosa?”.<br />
“Figlio mio”.<br />
“E basta?”.<br />
“Sì. E basta. Che altro doveva dire?”.<br />
“ Della processione, dei trofei di spighe. Di come me le toglieva dai capelli”.<br />
“E’ sceso dall’altare e ha accarezzato la bara”.<br />
“E dei nastri colorati, che io per prima ho sciolto davanti a lui, dopo la madonna di Costantinopoli, la sera”.<br />
“Non capivamo all’inizio, perché stesse interrompendo l’omelia. Perché scagliasse il Vangelo, perché abbracciasse la bara”.<br />
“E gli ho lasciato la gregna, dopo quella sera, e l’ho cercato e trovato mille altre sere”.<br />
E soltanto ora ricordo.<br />
Mi alzo, esco e giro dietro la casa: la luce indolente dell’alba è gialla.<br />
I rami dell’oleandro basso carichi di petali bianchi e rosa.<br />
Riccardo sta al solito posto. Una croce, ai piedi dell’albero.</p>
<blockquote><address></address>
</blockquote>
<blockquote>
<p style="text-align:center;"><em>Erminia Daeder &#8211; Taranto, 1959</em></p>
</blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[O Mistério, o Orixá e a Linha de Trabalho Exu]]></title>
<link>http://umbandadochico.wordpress.com/2009/01/05/o-misterio-o-orixa-e-a-linha-de-trabalho-exu/</link>
<pubDate>Mon, 05 Jan 2009 21:44:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>Neófito da Luz</dc:creator>
<guid>http://umbandadochico.wordpress.com/2009/01/05/o-misterio-o-orixa-e-a-linha-de-trabalho-exu/</guid>
<description><![CDATA[  Exu é sem sombra de dúvida a divindade mais incompreendida de todas. Taxado muitas vezes de Diabo ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div class="post-body entry-content">
<p align="center"> </p>
<div style="text-align:justify;">Exu é sem sombra de dúvida a divindade mais incompreendida de todas. Taxado muitas vezes de Diabo ou demônio, Exu é cultuado em muitas e muitas culturas com outros nomes. Aqueles que o  cultuam, o adoram e gostam muito dele, tendo uma visão muito diferente das pessoas que não o conhecem.</div>
<p style="text-align:justify;"><span>Quando fala &#8211; se em Exu, estamos falando em um dos três aspectos em que ele manifesta &#8211; se. Podemos dizer que acima de tudo Exu é um Trono da Vitalidade, uma divindade que vitaliza toda criação dando força e vigor para tudo realizar &#8211; se. Esse Trono da Vitalidade é cultuado em muitas culturas com nomes diversos. Na África ele é cultuado como Exu, quem vem do Yorubá e quer dizer esfera, mas é também cultuado em muitos outros povos, sendo Loki para os nórdicos, Seth para os egípcios, estando presente em Shiva dos hindus,  em Hermes e Dionísio dos gregos e podemos dizer em todas as divindades fálicas (aquelas que tem como símbolo um falo ereto). Percebemos então que ele é uma força divina da criação, e que está em tudo, sendo cultuado em todas as culturas. Esse é o aspecto &#8220;mistério&#8221; de Exu.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span>Na África esse Trono recebeu o nome de Exu e todo um culto em seu nome foi sistematizado.  A Exu o falo ereto foi consagrado (Ogó em Yorubá) e esse virou o seu símbolo. Ele foi e ainda é uma divindade cultuada pela sua força e vitalidade, além de muitas vezes estar ligado ao próprio vigor sexual. Apesar disso para melhor compreender esse Orixá é necessário que entenda &#8211; se que ele não atua apenas no campo sexual, mas sim, em todos os campos de nossa vida, nos vitalizando quando estamos apáticos em algum sentido e nos desvitalizando quando nos excedemos em outro. Exu também nos cultos afros (Candomblé, Culto de Nação) é considerado o mensageiro dos Orixás sendo aquele que traz aos homens a mensagens das divindades, ou seja, dos Orixás. Apesar disso é cultuado como um Orixá da mesma &#8220;grandeza&#8221; de todos os outros. Em suas lendas e em seu arquétipo humano, achamos talvez o &#8220;mais humano dos Orixás&#8221;. Muito dual Exu traz em si a luz e as trevas e isso é demonstrado em seu arquétipo ora benevolente ora cruel. A ele também é atribuído um ótimo senso de humor (com sarcasmo claro) além de muitas vezes ser o causador de confusões. Apesar disso é retratado como muito esperto e inteligente. Esse é o Orixá Exu.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span>Na Umbanda Exu além de Mistério e Orixá é principalmente &#8220;linha de trabalho&#8221;. Nela muitos espíritos incorporam e prestam a caridade dando o nome de Exus. Para entendermos essa linha vejamos: Um espírito encarna e em sua vida carnal, comete erros e torna &#8211; se uma pessoa desvirtuada, criando um verdadeiro inferno consciencial dentro de si mesmo. Quando ele desencarna é atraído e vive esse &#8220;inferno&#8221; pessoal. Depois de algum tempo seu negativismo esgota &#8211; se e ele sente a necessidade do trabalho para resgate. Então nessa hora, entra a linha de trabalho Exu, dando condições desse espírito trabalhar para o Criador, dentro de suas condições, e assim voltar novamente a caminhar rumo a Ele. Esse espírito torna &#8211; se um &#8220;Exu de Lei&#8221; (espírito humano que traz a força e qualidades desse Orixá) e dizemos assenta &#8211; se a esquerda de um Orixá a qual ele responde e trabalha. Assim esse espírito começa a fazer um trabalho específico dos Exus no astral denso, trazendo a força do Orixá Exu e de mais um Orixá a qual ele responde e o qual ele também acessa e fundamenta suas forças.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span>A maioria dos Exus que conhecemos tem essa história. Mas é importante entendermos que muitos espíritos denominados Exus já alcançaram um grande grau de evolução consciencial, mas continuam trabalhando nas trevas densas por escolha própria e por achar que lá ele serve melhor ao Criador e aos Orixás. Também temos alguns casos de espíritos muito elevados que nunca tiveram uma &#8220;queda&#8221; nem passagem por nenhum plano astral denso, mas que também por opção assenta &#8211; se nas trevas densas e lá começa a fazer todo um trabalho de sustentação da Lei e de resgate. (os livros O Guardião da Meia &#8211; Noite e o Guardião Tranca &#8211; Ruas mostram esses dois casos- Rubens Saraceni).</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span>Exu então é Guardião, verdadeiros &#8220;policiais&#8221; do astral inferior, contendo ataques oriundos do baixo &#8211; astral, protegendo as casas que realizam trabalho espiritual de qualquer tipo, são também grandes desobsessores, realizando desobsessões dificílimas, recolhem e manipulam facilmente energias densas sendo muito bons para o &#8220;descarrego&#8221; e limpeza espiritual, além de cortarem e desmancharem as nefastas magias negativas. Resumindo Exu normalmente segura e segura muito bem a BUCHA! São grandes trabalhadores, muito protetores também. Tem um jeito muito humano e tudo que tem que falar, falam na cara, não mandando recado. Também fazem maravilhosos trabalhos de cura.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span>Utilizam &#8211; se como elementos magísticos cigarros, velas (preta e vermelha basicamente podendo ser utilizadas outras como a branca, roxa etc), charutos, pinga, pólvora (fundanga), punhais, pedras, ervas, etc, etc. Temos Exu em todas as sete vibrações e que respondem por cada um dos Orixás. Através da interpretação do seus nomes simbólicos chegamos a qual força e em qual campo eles trabalham.  </span></p>
<p style="text-align:justify;"><span>Deixamos claro aqui que Exu não é o Diabo nem o demônio, título esse que muitas religiões querem dar a ele. Também não é aquela manifestação ridícula de um espírito que baba, rosna e só sabe falar palavrão. Também dentro da Umbanda <strong>em hipótese nenhuma utiliza &#8211; se O SACRIFÍCIO ANIMAL OU SANGUE COMO ELEMENTO MAGÍSTICO&#8221; (AQUI NÃO ESTAMOS CRITICANDO, APENAS DEIXANDO CLARO QUE ISSO NÃO É PRÁTICA DE UMBANDA). Também de forma alguma Exu dentro da Umbanda presta &#8211; se a trabalho de magia negativa. Por isso o chamamos de Exu de Lei, pois trabalha dentro da Lei da criação e dentro da Lei Religiosa de Umbanda, sendo assim NUNCA PRESTANDO &#8211; SE PARA TRABALHOS NEGATIVOS DENTRO DE UM VERDADEIRO TERREIRO DE UMBANDA!</strong></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span>Essas são as características e manifestações de Exu. Escrevi resumidamente e muito pode ser falado sobre esse assunto. A todos sugiro que caso consigam, leiam o &#8220;Livro dos Exus&#8221; e o &#8220;Guardião da Meia Noite&#8221;, dois livros psicografados por Rubens Saraceni que explica muito bem esse mistério divino.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span><strong>Laroyê Exu! Exu Mojibá! &#8211; Fernando Sepe</strong></span></p>
</div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[San Vincenzo al Volturno(Is)- Sabato 11 ottobre cerimonia per ricordare distruzione abbazia dove persero la vita 400 monaci]]></title>
<link>http://altocasertano.wordpress.com/2008/10/08/san-vincenzo-al-volturnois-sabato-11-ottobre-cerimonia-per-ricordare-distruzione-abbazia-dove-persero-la-vita-400-monaci/</link>
<pubDate>Wed, 08 Oct 2008 13:46:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>ufficistampa</dc:creator>
<guid>http://altocasertano.wordpress.com/2008/10/08/san-vincenzo-al-volturnois-sabato-11-ottobre-cerimonia-per-ricordare-distruzione-abbazia-dove-persero-la-vita-400-monaci/</guid>
<description><![CDATA[San Vincenzo al Volturno(Is)- (di Michele Visco) sabato 11 ottobre cerimonia per ricordare la distru]]></description>
<content:encoded><![CDATA[San Vincenzo al Volturno(Is)- (di Michele Visco) sabato 11 ottobre cerimonia per ricordare la distru]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La Fallaci,Livorno e i saraceni]]></title>
<link>http://sarcastycon3.wordpress.com/2008/09/06/173/</link>
<pubDate>Sat, 06 Sep 2008 09:57:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>sarcastycon</dc:creator>
<guid>http://sarcastycon3.wordpress.com/2008/09/06/173/</guid>
<description><![CDATA[Leggendo il libro postumo di Oriana Fallaci “Un cappello pieno di ciliegie”,ho avuto la gradita sorp]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="font-family:&#34;font-size:14pt;">Leggendo il libro postumo di Oriana Fallaci “Un cappello pieno di ciliegie”,ho avuto la gradita sorpresa di una lunga e dettagliata descrizione della mia natia Livorno, rapportata all’epoca medicea.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;"><span style="font-family:&#34;font-size:14pt;">Molte notizie mi erano note ,altre no, ciò dimostra una puntigliosa ed accurata ricerca storica dell’autrice, che, evidentemente, ha potuto visionare documenti normalmente non disponibili o di non facile reperibilità.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;"><span style="font-family:&#34;font-size:14pt;">Il prestigio della scrittrice e l’ ampia diffusione del libro amplificheranno, ad un vasto pubblico, la conoscenza di questa città, nota, ai più, solo per il porto commerciale.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;"><span style="font-family:&#34;font-size:14pt;">Tra l’altro descrive il monumento icona della città i “</span><span style="color:#0000ff;"><strong><em><span style="font-family:&#34;font-size:14pt;">i quat</span></em></strong><em><strong><span style="font-family:&#34;font-size:14pt;">tro Mori</span></strong></em></span><span style="font-family:&#34;font-size:14pt;">” eseguito<span> </span>da Pietro Tacca t</span><span style="font-family:&#34;font-size:14pt;">ra il 1620 e il 1623.L&#8217;opera, in bronzo, rappresenta, incatenati alla base del monumento, i pirati &#8220;saraceni&#8221;, i terroristi islamici dell’epoca, fatti schiavi nelle imprese marittime dei Cavalieri di Santo Stefano di cui Ferdinando I era Gran Maestro.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;"><span style="font-family:&#34;font-size:14pt;">Le statue bronzee furono esemplate dal vivo su alcuni schiavi delle galere a Livorno, allora sede della flotta dei cavalieri, mentre la sovrastante statua in marmo del Granduca è opera dello scultore Giovanni Bandini, circa 1595.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;"><span style="font-family:&#34;font-size:14pt;">Erano anni che, questi pirati del mare, imperversavano sull’italiche coste, razziando tutto ciò che trovavano sulla loro strada e lasciandosi alle spalle una scia di sangue e di morte. Le loro scorrerie si spingevano anche nell’entroterra, ne fanno fede le numerose torri di avvistamento che si ergono tutt’oggi nelle campagne e vicino ai borghi.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;"><span style="font-family:&#34;font-size:14pt;">La sconfitta dei saraceni fu dovuta al coraggio dei cavalieri di S. Stefano e del loro Gran Maestro Ferdinando 1° di Toscana.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;"><span style="font-family:&#34;font-size:14pt;">Bei tempi quelli in cui gli uomini avevano gli attributi !!!</span></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;"><span style="font-family:&#34;font-size:14pt;"><span style="color:#333333;">Oggi piccoli e smelensi personaggi, privi di colonna vertebrale, e più simili ad amebe antropomorfiche, che ad Uomini, pontificano e predicano buonismo, tolleranza, accoglienza in un’esaltazione paranoica di masochismo.</span></span></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;"><span style="font-family:&#34;font-size:14pt;">I saraceni di allora sono i muslim di oggi.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;"><a href="http://sarcastycon3.files.wordpress.com/2008/09/4mori22.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-179" title="4mori22" src="http://sarcastycon3.wordpress.com/files/2008/09/4mori22.jpg" alt="" width="240" height="320" /></a></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;"><a href="http://sarcastycon3.files.wordpress.com/2008/09/tacca20-20420mori.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-178" title="tacca20-20420mori" src="http://sarcastycon3.wordpress.com/files/2008/09/tacca20-20420mori.jpg" alt="" width="353" height="252" /></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Oriana,Livorno e i saraceni]]></title>
<link>http://sarcastycon.wordpress.com/2008/09/06/oriana-e-i-saraceni/</link>
<pubDate>Sat, 06 Sep 2008 09:53:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>sarcastycon</dc:creator>
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<description><![CDATA[Leggendo il libro postumo di Oriana Fallaci “Un cappello pieno di ciliegie”,ho avuto la gradita sorp]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;"><span style="font-family:&#34;font-size:14pt;"><span style="color:#0000ff;">Leggendo il libro postumo di Oriana Fallaci “Un cappello pieno di ciliegie”,ho avuto la gradita sorpresa di una lunga e dettagliata descrizione della mia natia Livorno, rapportata all’epoca medicea.</span></span></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;"><span style="font-family:&#34;font-size:14pt;">Molte notizie mi erano note ,altre no, ciò dimostra una puntigliosa ed accurata ricerca storica dell’autrice, che, evidentemente, ha potuto visionare documenti normalmente non disponibili o di non facile reperibilità.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;"><span style="font-family:&#34;font-size:14pt;">Il prestigio della scrittrice e l’ ampia diffusione del libro amplificheranno, ad un vasto pubblico, la conoscenza di questa città, nota, ai più, solo per il porto commerciale.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;"><span style="font-family:&#34;font-size:14pt;">Tra l’altro descrive il monumento icona della città i “</span><span style="color:#0000ff;"><strong><em><span style="font-family:&#34;font-size:14pt;">i quat</span></em></strong><em><strong><span style="font-family:&#34;font-size:14pt;">tro Mori</span></strong></em></span><span style="font-family:&#34;font-size:14pt;">” eseguito<span> </span>da Pietro Tacca t</span><span style="font-family:&#34;font-size:14pt;">ra il 1620 e il 1623.L&#8217;opera, in bronzo, rappresenta, incatenati alla base del monumento, i pirati &#8220;saraceni&#8221;, i terroristi islamici dell’epoca, fatti schiavi nelle imprese marittime dei Cavalieri di Santo Stefano di cui Ferdinando I era Gran Maestro.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;"><span style="font-family:&#34;font-size:14pt;">Le statue bronzee furono esemplate dal vivo su alcuni schiavi delle galere a Livorno, allora sede della flotta dei cavalieri, mentre la sovrastante statua in marmo del Granduca è opera dello scultore Giovanni Bandini, circa 1595.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;"><span style="font-family:&#34;font-size:14pt;">Erano anni che, questi pirati del mare, imperversavano sull’italiche coste, razziando tutto ciò che trovavano sulla loro strada e lasciandosi alle spalle una scia di sangue e di morte. Le loro scorrerie si spingevano anche nell’entroterra, ne fanno fede le numerose torri di avvistamento che si ergono tutt’oggi nelle campagne e vicino ai borghi.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;"><span style="font-family:&#34;font-size:14pt;">La sconfitta dei saraceni fu dovuta al coraggio dei cavalieri di S. Stefano e del loro Gran Maestro Ferdinando 1° di Toscana.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;"><span style="font-family:&#34;font-size:14pt;">Bei tempi quelli in cui gli uomini avevano gli attributi !!!</span></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;"><span style="font-family:&#34;font-size:14pt;"><span style="color:#0000ff;">Oggi piccoli e smelensi personaggi, privi di colonna vertebrale, e più simili ad amebe antropomorfiche, che ad Uomini, pontificano e predicano buonismo, tolleranza, accoglienza in un’esaltazione paranoica di masochismo.</span></span></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;"><span style="font-family:&#34;font-size:14pt;"><span style="color:#0000ff;">I saraceni di allora sono i muslim di oggi</span>.</span></p>
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<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;"><a href="http://sarcastycon3.files.wordpress.com/2008/09/4mori22.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-179" title="4mori22" src="http://sarcastycon3.wordpress.com/files/2008/09/4mori22.jpg" alt="" width="240" height="320" /></a></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;"><a href="http://sarcastycon3.files.wordpress.com/2008/09/tacca20-20420mori.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-178" title="tacca20-20420mori" src="http://sarcastycon3.wordpress.com/files/2008/09/tacca20-20420mori.jpg" alt="" width="353" height="252" /></a></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:justify;">
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[I nostri (poco considerati..) eroi.]]></title>
<link>http://orosei.wordpress.com/2008/07/28/i-nostri-poco-considerati-eroi/</link>
<pubDate>Mon, 28 Jul 2008 09:16:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>admin</dc:creator>
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<description><![CDATA[Guerrieri saraceni. Girovagando su internet mi sono imbattuto in un forum davvero interessante, si c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><!--[if gte mso 9]&#62;--></p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 220px"><a href="http://orosei.files.wordpress.com/2008/07/saraceni.jpg"><img class="size-medium wp-image-151" src="http://orosei.wordpress.com/files/2008/07/saraceni.jpg?w=300" alt="Guerrieri saraceni. " width="210" height="140" /></a><p class="wp-caption-text">Guerrieri saraceni. </p></div>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Girovagando su internet mi sono imbattuto in un forum davvero interessante, si chiama “Associazione Napoleonica d’Italia” e le persone che vi partecipano, rigorosamente registrate, cooperano alla creazione di una cronistoria riferita al periodo Napoleonico.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Alla data del 5 giugno 1806 un tale, firmandosi con lo pseudonimo di “Sans Culotte” (credo sia un uomo purtroppo), fornisce alcune notizie sui fatti avvenuti in tale giorno. Tra queste informazioni ne figura una importantissima per il nostro paese, relativa a un nostro ormai famoso antenato: Tomaso Moiolu (o Mojolu?). A tal riguardo “Sans Culote” scrive: <em>“E&#8217; sempre di oggi la notizia che la zona di Orosei (Sardegna) già flagellata da frequenti scorrerie saracene è di nuovo dagli stessi sotto attacco! Furono ricacciati dalla pronta reazione degli Oroseini, guidati da Tomaso Moiolu, divenuto subito, per questo, eroe popolare ancora oggi celebrato. Li chiamavano &#8220;turchi&#8221; ma arrivavano dalla Tunisia.<br />
Il Moiolu ne uccise a decine e il tipino visse fino a 100 anni”</em>.
</p>
<p class="MsoNormal">Non voglio fare polemiche, ma, che si tratti di storia o leggenda, abbiamo fatto qualcosa noi oroseini per ringraziare questo nostro eroe? Se la matematica non è una opinione e, soprattutto, se la notizia è vera il 5 giugno 2006 avremmo dovuto festeggiare il bicentenario di questa importante vittoria.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<address class="MsoNormal">Il nome del sito che consiglio a tutti di vedere è: <span style="color:#333333;">http://associazionenapoleonicaitalia.forumfree.net/</span></address>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La storia di Orosei]]></title>
<link>http://orosei.wordpress.com/2008/07/04/la-storia-di-orosei/</link>
<pubDate>Fri, 04 Jul 2008 15:34:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>admin</dc:creator>
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<description><![CDATA[La Torre di Sant&#39;Antonio Dalle ricerche effettuate dagli studiosi i primi documenti scritti atte]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="attachment_35" class="wp-caption alignleft" style="width: 250px"><a href="http://orosei.files.wordpress.com/2008/07/7_88_200610271143271.jpg"><img class="size-medium wp-image-35" src="http://orosei.wordpress.com/files/2008/07/7_88_200610271143271.jpg?w=300" alt="" width="240" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">La Torre di Sant&#39;Antonio</p></div>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><!--[if gte mso 9]&#62;  Normal 0 14       MicrosoftInternetExplorer4  &#60;![endif]--> <span style="font-size:11pt;font-family:Arial;">Dalle ricerche effettuate dagli studiosi i primi documenti scritti attestanti l’esistenza del paese di Orosei risalgono al periodo compreso fra il 1100 e il 1200. Nel periodo pisano pare che Orosei abbia vissuto le pagine più significative della sua storia grazie alla presenza di un porto abbastanza efficiente gestito da una colonia di mercanti pisani , diretti da un console mercatore, che avevano una loro chiesa (Santa Maria del Mare) e numerosi beni. In questo periodo diventa la sede principale della curia del Giudicato di Gallura ed è dotato di un castello. Risalgono a quest’ epoca la torre di Sant’Antonio, Sa Prejone Vezza, la Parrocchiale di San Giacomo e di San Gavino. Nel 1449 questa zona fu acquistata da Salvatore Guiso che si trasferì, dal castello di Pontes situato a Galtellì, definitivamente a Orosei dando inizio alla costruzione dei famosi palazzi signorili ancora oggi presenti a ben conservati nel centro storico. La zona venne sottoposta a frequenti incursioni nemiche che la saccheggiarono e la distrussero. L’ultima di queste sembra risalire al 1806 quando un esercito di circa mille uomini cercò di assalire il paese di Orosei sorprendendo i suoi abitanti nel sonno. Grazie alla pronta reazione di un cittadino forte e coraggioso, Tomaso Mojolu, che diede l’allarme gridando “ A morte i saraceni’’ gli abitanti uscirono dalle loro case armati e combatterono coraggiosamente fino a quando i nemici non furono costretti a ritirarsi. Tomaso Mojolu diventò un eroe popolare: il suo eroismo e quello della popolazione fu riconosciuto dal re Vittorio Emanuele che ne decantò il coraggio e l’audacia.</span></p>
<address><span style="font-size:medium;"><span style="font-size:small;">fonte: www.comunediorosei.it</span></span></address>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Dialog z islamem w XVII wieku ;-)]]></title>
<link>http://keenme.wordpress.com/2008/05/21/dialog-z-islamem-w-xvii-wieku/</link>
<pubDate>Wed, 21 May 2008 20:05:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>Ja</dc:creator>
<guid>http://keenme.wordpress.com/2008/05/21/dialog-z-islamem-w-xvii-wieku/</guid>
<description><![CDATA[Z pewnością każdy kojarzy ten charakterystyczny obraz noszący nazwę Kozacy piszą list do sułtana aut]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Z pewnością każdy kojarzy ten charakterystyczny obraz noszący nazwę <em>Kozacy piszą list do sułtana</em></p>
<p><img class="alignleft" style="vertical-align:middle;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/7/73/Repin_Cossacks.jpg/300px-Repin_Cossacks.jpg" alt="" width="300" height="177" /></p>
<p>autorstwa niejakiego Iljii Repina&#8230;</p>
<p>Co ciekawe ilustruje on faktyczne wydarzenie historyczne Siczy Zaporowskiej. Sułtan osmański Mehmed IV wystosował ultimatum względem Kozaków&#8230;</p>
<p>Cytatu nie wziąłem z głowy jeno z książki : W. A. Serczyk, <em>Historia Ukrainy</em>, Wrocław-Warszawa-Kraków 1990, s. 160.<!--more--></p>
<h4><span class="mw-headline">Brzmiało ono tak:<br />
</span></h4>
<table style="border:0 none;width:80%;background-color:inherit;border-collapse:collapse;margin:0 auto;" border="0">
<tbody>
<tr>
<td style="vertical-align:bottom;width:20px;color:#b2b7f2;font-size:40px;font-family:'Times New Roman',serif;font-weight:bold;text-align:left;padding-bottom:10px;">„</td>
<td style="padding:0 10px;">Ja, sułtan, syn Mehmeda, brat Słońca i Księżyca, wnuk i namiestnik Boga, Pan królestw Macedonii, Babilonu, Jerozolimy, Wielkiego i Małego Egiptu, Król nad Królami, Pan nad Panami, znamienity rycerz, niezwyciężony dowódca, niepokonany obrońca miasta Pańskiego, wypełniający wolę samego Boga, nadzieja i uspokojenie dla muzułmanów, budzący przestrach, ale i wielki obrońca chrześcijan — nakazuję Wam, zaporoskim kozakom, poddać się mi dobrowolnie bez żadnego oporu i nie kazać mi się więcej Waszymi napaściami przejmować.Sułtan turecki Mehmed IV</td>
<td style="vertical-align:top;width:20px;color:#b2b7f2;font-size:40px;font-family:'Times New Roman',serif;font-weight:bold;text-align:left;padding-top:10px;">”</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><a id="Odpowied.C5.BA_Kozak.C3.B3w" name="Odpowied.C5.BA_Kozak.C3.B3w"></a></p>
<h3><span class="mw-headline">Odpowiedź Kozaków</span></h3>
<table style="border:0 none;width:80%;background-color:inherit;border-collapse:collapse;margin:0 auto;" border="0">
<tbody>
<tr>
<td style="vertical-align:bottom;width:20px;color:#b2b7f2;font-size:40px;font-family:'Times New Roman',serif;font-weight:bold;text-align:left;padding-bottom:10px;">„</td>
<td style="padding:0 10px;">Zaporoscy Kozacy do sułtana tureckiego! Ty, sułtanie, diable turecki, przeklętego diabła bracie i towarzyszu, samego Lucyfera sekretarzu. Jaki z Ciebie do diabła rycerz, jeśli nie umiesz gołą dupą jeża zabić. Twoje wojsko zjada czarcie gówno. Nie będziesz Ty, sukin Ty synu, synów chrześcijańskiej ziemi pod sobą mieć, walczyć będziemy z Tobą ziemią i wodą, kurwa Twoja mać. Kucharzu Ty babiloński, kołodzieju macedoński, piwowarze jerozolimski, garbarzu aleksandryjski, świński pastuchu Wielkiego i Małego Egiptu, świnio armeńska, podolski złodziejaszku, kołczanie tatarski, kacie kamieniecki i błaźnie dla wszystkiego co na ziemi i pod ziemią, szatańskiego węża potomku i chuju zagięty. Świński Ty ryju, kobyli zadzie, psie rzeźnika, niechrzczony łbie, kurwa Twoja mać.O tak Ci Kozacy zaporoscy odpowiadają, plugawcze. Nie będziesz Ty nawet naszych świń wypasać. Teraz kończymy, daty nie znamy, bo kalendarza nie mamy, miesiąc na niebie, a rok w księgach zapisany, a dzień u nas taki jak i u was, za co możecie w dupę pocałować nas!Podpisali: Ataman Koszowy i Iwan Sirko ze wszystkimi zaporożcami»</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Volley fortissimamente Volley]]></title>
<link>http://follementeme.wordpress.com/2008/03/16/giornata-di-volley/</link>
<pubDate>Sun, 16 Mar 2008 17:13:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>antopar</dc:creator>
<guid>http://follementeme.wordpress.com/2008/03/16/giornata-di-volley/</guid>
<description><![CDATA[Ultime battute del campionato di A1 Maschile. Ad Isernia invece, si sta dispuntato la Coppa Italia d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Ultime battute del campionato di A1 Maschile. Ad Isernia invece, si sta dispuntato la Coppa Italia d]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Alife(Ce)- Anfiteatro Romano, é stata ritrovata la fossa scenica]]></title>
<link>http://altocasertano.wordpress.com/2008/03/11/alifece-anfiteatro-romano-e-stata-ritrovata-la-fossa-scenica/</link>
<pubDate>Tue, 11 Mar 2008 17:49:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>ufficistampa</dc:creator>
<guid>http://altocasertano.wordpress.com/2008/03/11/alifece-anfiteatro-romano-e-stata-ritrovata-la-fossa-scenica/</guid>
<description><![CDATA[ALIFE (CE)- E&#8217; stata ritrovata la Fossa Scenica nell&#8217;area dell&#8217;antico Anfiteatro r]]></description>
<content:encoded><![CDATA[ALIFE (CE)- E&#8217; stata ritrovata la Fossa Scenica nell&#8217;area dell&#8217;antico Anfiteatro r]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Grotta del Turco, il cibo e la combriccola...]]></title>
<link>http://massim.wordpress.com/2008/02/25/grotta-del-turco-il-cibo-e-la-combriccola/</link>
<pubDate>Mon, 25 Feb 2008 15:29:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>massim</dc:creator>
<guid>http://massim.wordpress.com/2008/02/25/grotta-del-turco-il-cibo-e-la-combriccola/</guid>
<description><![CDATA[Di ritorno alla base. Ieri, io e la solita combriccola (link, link, link ), abbiamo persino trovato ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Di ritorno alla base. Ieri, io e la solita combriccola (link, link, link ), abbiamo persino trovato ]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[FURGAI]]></title>
<link>http://zemiafilm.wordpress.com/2008/02/12/furgai/</link>
<pubDate>Tue, 12 Feb 2008 18:34:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>zemiafilm</dc:creator>
<guid>http://zemiafilm.wordpress.com/2008/02/12/furgai/</guid>
<description><![CDATA[Documento d&#8217;antropologia visuale A Taggia, il secondo sabato di febbraio di ogni anno si celeb]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Documento d&#8217;antropologia visuale </p>
<p>A Taggia, il secondo sabato di febbraio di ogni anno si celebra San Benedetto Revelli. Un&#8217;antica leggenda vuole che il santo ispirasse l&#8217;idea di accendere grandi falò nel paese per far credere ai pirati saraceni che fosse già stato saccheggiato. L&#8217;inganno funzionò e il borgo fu salvo.</p>
<p>I taggiaschi festeggiano così il loro santo accendendo grandi falò e sparando i &#8220;furgai&#8221;, canne di bambù ripiene di polvere da sparo.</p>
<img src="http://zemiafilm.wordpress.com/files/2008/02/dscf2610.jpg?w=225" alt="I &#34;furgai&#34; nel centro storico di Taggia" title="dscf2610" width="225" height="300" class="size-medium wp-image-320" />
<p><img src="http://zemiafilm.wordpress.com/files/2008/02/furgai-taggia.jpg?w=225" alt="furgai-taggia" title="furgai-taggia" width="225" height="300" class="alignnone size-medium wp-image-321" /></p>
<p>Guarda il trailer<br />
<span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/SKKVvvX11kk&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/SKKVvvX11kk&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span><br />
<strong><br />
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TUTTI I DIRITTI RISERVATI<br />
PER LINKARVI PER IL DVD E PER ORGANIZZARE PROIEZIONI CONTATTARE: zemiafim@gmail.com</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Diversidade Umbandista]]></title>
<link>http://povodearuanda.wordpress.com/2008/01/10/diversidade-umbandista/</link>
<pubDate>Thu, 10 Jan 2008 18:02:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>renatodeoxossi</dc:creator>
<guid>http://povodearuanda.wordpress.com/2008/01/10/diversidade-umbandista/</guid>
<description><![CDATA[Podemos observar em conversas de Umbandistas em fóruns ou mesmo no orkut que muitos querem impor seu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Podemos observar em conversas de Umbandistas em fóruns ou mesmo no orkut que muitos querem impor seu]]></content:encoded>
</item>

</channel>
</rss>
