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	<title>scala-mobile &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/scala-mobile/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "scala-mobile"</description>
	<pubDate>Sat, 26 Dec 2009 00:49:32 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[GABBIE SALARIALI, UN FILM GIA’ VISTO]]></title>
<link>http://giovannialvaro.wordpress.com/2009/08/07/gabbie-salariali-un-film-gia%e2%80%99-visto/</link>
<pubDate>Fri, 07 Aug 2009 16:24:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>vanni</dc:creator>
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<description><![CDATA[di Giovanni ALVARO -ilcalcestruzzo &#8211;   Mi dispiace ma, stavolta, Roberto   Calderoni, della Le]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://www.ilcalcestruzzo.it/images/stories/giovanniagosto/gabbie%20salariali.jpg" alt="" width="270" height="192" align="left" /></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">di <strong>Giovanni ALVARO </strong>-ilcalcestruzzo &#8211;   Mi dispiace ma, stavolta, <strong>Roberto   Calderoni</strong>, della <strong>Lega Nord</strong>, ha   preso una vera stecca. La voglia di   dimostrare che si è strenui difensori   del Nord porta, spesso, diversi   dirigenti di quel raggruppamento   politico a lanciare le idee più bislacche   e a realizzare le iniziative più   incredibili che fanno, certamente,   sorridere o mugugnare, ma reggono   solo lo spazio di un mattino. Ma da<br /><!--more--> <strong>Calderoni </strong>non ce lo saremmo aspettato anche perché aveva, da tempo, dismesso i panni della ‘<strong>goliardia’ </strong>e aveva superato la fase delle proposte da annoverare nella ‘<strong>captatio benevolentiae’</strong>,  e si era calato nel ruolo di governante accorto.</p>
<p>La boutade di oggi nasce, purtroppo,  senza un minimo di riflessione e senza una conoscenza approfondita del problema. <span style="text-decoration:underline;">La proposta di far viaggiare i salari con lo stesso ritmo del costo della vita, non importa se solo al Nord o in tutto il Paese, è la riproposizione di un film già visto</span> che portò il paese, dalla metà degli anni ’70 in poi, ad una paurosa inflazione a due cifre toccando il record, nella fase più acuta, del 24%.</p>
<p>Abbiamo avuto allora una rincorsa incredibile tra inflazione e salari (il gatto che si mordeva la coda) con un gravissimo danno per i redditi da lavoro e per quelli derivanti dalle pensioni, facendo assomigliava sempre più l’<strong>Italia</strong> ad un Paese dell’<strong>America Latina</strong>, e c’è voluta l’intelligenza, il decisionismo ed il coraggio di <strong>Bettino Craxi </strong>per bloccare quella spirale e per ricondurre l’inflazione a livelli  non pericolosi. Col <strong>taglio di 4 punti di scala mobile</strong>, <span style="text-decoration:underline;">col famoso decreto di San Valentino del 14 febbario 1984</span>, si ‘negava’ ai lavoratori ed ai pensionati l’incremento formale del proprio reddito e si sfidava l’ira del <strong>PCI </strong>di <strong>Berlinguer </strong>che dopo una mobilitazione nazionale decise di avviare la raccolta delle firme per un referendum abrogativo.</p>
<p>Pochi pensarono che la partita tra Davide e Golia poteva risolversi con la sconfitta del gigante. Ma così fu. <strong>Berlinguer </strong>ed il <strong>PCI </strong>furono umiliati e con la riconferma del decreto tanto contestato si avviò un processo di fuoruscita dall’inflazione e di consolidamento dell’economia nazionale tanto da far parlare di un’Italia attestata al quinto posto della graduatoria industriale. Fu una sfida che solo a posteriori se ne comprese la portata e se ne capì il valore: la gente preferì ai <strong>muscoli berlingueriani</strong>, la <strong>lungimiranza craxiana</strong>, preferì rinunciare ai quattro punti di scala mobile, per determinare un’inversione di tendenza che, a lungo, avrebbe avuto una ricaduta positiva. Scelse, quindi, la certezza del proprio reddito, non falcidiato dall’inflazione, all’incognita di un reddito gonfiato artificiosamente ma continuamente eroso dall’aumento del costo della vita. <img src="http://www.ilcalcestruzzo.it/images/stories/giovanniagosto/scala%20mobile.jpg" alt="" width="270" height="202" align="right" /></p>
<p align="left">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Oggi, che l’inflazione è a livelli bassissimi o   addirittura nulli, che senso avrebbe   rimettere in piedi un meccanismo che   giocoforza stimolerebbe l’inflazione? E   dove, poi, bisognerebbe farlo funzionare?   In tutto il Nord, o in tutte le zone con   certificate variazioni del costo della vita?   Bisogna ricordare che ci sono città   meridionali dove il costo della vita è   maggiore di molte città del Nord e,   all’inverso, ci sono città del Nord dove tale   costo è inferiore a quello registrato in   molte realtà meridionali. L’inflazione certificata dall’<strong>Istat</strong> è, infatti, la media che si registra nell’intero paese, e non potrebbe essere altrimenti, non esistendo in Italia il <strong>federalismo… inflattivo</strong>.</p>
<p>Lasciamo la difesa dei salari e degli stipendi alle contrattazioni nazionale e aziendali, così com’è oggi, e occupiamoci di ben altro come, ad esempio, <strong>la ripresa produttiva che allargherebbe la base occupazionale che è di gran lunga più importante del far portare a casa 20 euro in più ai soli occupati. </strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[No, gli anni 70 non furono follia]]></title>
<link>http://insorgenze.wordpress.com/2009/08/04/no-gli-anni-70-non-furono-follia/</link>
<pubDate>Tue, 04 Aug 2009 10:12:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>insorgenze</dc:creator>
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<description><![CDATA[Nell&#8217;anniversario della strage di Bologna, si parla con orrore di quel periodo. Ma fu un perio]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h2><span style="color:#800000;">Nell&#8217;anniversario della strage di Bologna, si parla con orrore di quel periodo. Ma fu un periodo di lotte e conquiste. L&#8217;orrore fu nella reazione violenta dello Stato</span></h2>
<p>di Piero Sansonetti<em><br />
<span style="color:#ff0000;">L’Altro</span>,</em> 4 agosto 2009</p>
<div id="attachment_3111" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-full wp-image-3111" title="iPx1248820579_phptehTfG-1" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/08/ipx1248820579_phptehtfg-1.jpg" alt="Torino, 1974 foto Tano D'Amico" width="500" height="354" /><p class="wp-caption-text">Torino, 1974 foto Tano D&#39;Amico</p></div>
<p>Qualcuno di voi, per caso, si ricorda il 1969? Ve lo riassumo. Nelle fabbriche non esisteva lo Statuto dei lavoratori. I salari erano fermi da 15 anni. Alle università arrivava sì e no il 5 per cento della popolazione. Non esisteva il divorzio. Non esisteva l&#8217;aborto. Non esisteva il diritto di famiglia. Il tasso di analfabetismo o semianalfabetismo era vicino al 50 per cento. Le donne erano, anche per legge, sottoposte ai loro mariti, ai capifamiglia. E se tradivano il marito era possibile portarle davanti al giudice per adulterio (ma non esisteva l&#8217;adulterio maschile). L&#8217;assistenza sanitaria riguardava solo una parte della popolazione. La carcerazione preventiva non aveva limiti. Molte persone erano tenute in manicomio per anni e anni, spesso in condizioni impossibili, solo perché i loro comportamenti non erano considerati normali. Nessuna donna, mai nella storia, era stata ministro. Le cattedre universitarie per il 99 per cento erano dei maschi. Non c&#8217;erano gli asili nido. Le scuole erano rigorosamente divise tra scuole per ricchi e scuole per poveri. Nelle farmacie non veniva venduta la pillola senza ricetta ed era molto difficile <img class="alignright size-full wp-image-3113" title="iPx1246918105_phpp67U0G" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/08/ipx1246918105_phpp67u0g.jpg" alt="iPx1246918105_phpp67U0G" width="280" height="202" />trovare un medico che ti facesse la ricetta. Eccetera eccetera eccetera. Dieci anni dopo, quando iniziarono gli anni 80, tutte le cose che vi abbiamo detto erano state cancellate. E in più era stata conquistato un forte tasso di uguaglianza salariale, la &#8220;scala mobile&#8221; aveva livellato gli stipendi e ridotto i profitti e le rendite, una legge dello Stato costringeva i proprietari di casa ad affittare a prezzi molto bassi, il potere degli operai nelle fabbriche era diventato notevole, eccetera eccetera. Dall&#8217;inizio degli anni 80 iniziò la riscossa dei potenti, che negli anni 70 avevano subito molti smacchi. Iniziò la restaurazione. Che comunque non riuscì &#8211; non è ancora riuscita &#8211; a cancellare quel decennio. Cosa sarebbe oggi l&#8217;Italia se, per magia nera, qualcuno potesse cancellare gli anni 70? Sarebbe come nell&#8217;800.<br />
L&#8217;altro giorno, domenica, tra le polemiche che hanno accompagnato il ventinovesimo anniversario della strage di Bologna, in diversi hanno parlato degli anni 70 come di anni tremendi. In molti giornali è apparso questo titolo: &#8220;Napolitano: fu una stagione di follia&#8221;. In realtà il Presidente della Repubblica ha pronunciato una frase diversa, meno netta: ha parlato di follia del terrorismo, e la sintesi che è stata fatta del suo discorso appare un po&#8217; forzata. Però è una sintesi che risponde ad un senso comune diffusissimo. L&#8217;idea di fondo è che in quegli anni corse il sangue e basta, che una generazione politica impazzita trasformò il nostro paese nel far west, confondendo la politica con la guerra. Le cose non andarono così.<br />
Successe invece che un grandioso movimento di massa &#8211; che aveva coinvolto la grande maggioranza delle nuove generazioni, della classe operaia, degli intellettuali, larghissimi settori delle associazioni di base cattoliche &#8211; stava spingendo il paese verso una serie di trasformazioni così profonde, rapide impetuose, da provocare un certo panico nella classi dirigenti. Le classi dirigenti non riuscivano più a controllare la politica. Il palazzo annaspava. La borghesia era incapace di governare quel turbinio. Una parte della borghesia accettò il corso della storia e provò a fare i conti con quel gran moto egualitario, operaio, giovanile, femminista di impetuoso rinnovamento. Una parte invece &#8211; con fortissimi agganci nel vertice politico democristiano e nello Stato &#8211; decise di rispondere con tutti i mezzi per impedire una Riforma che appariva sconvolgente. E si armò.<br />
A scatenare la violenza fu la borghesia, fu lo Stato. Fu una parte della borghesia italiana che decise di usare la minaccia della guerra civile. In quel periodo l&#8217;Occidente era ancora instabile. In tre paesi europei c&#8217;era il fascismo, la dittatura: in Spagna, in Portogallo e in Grecia. E in alcuni paesi dell&#8217;America latina gli Stati Uniti organizzavano colpi di Stato.<br />
In questo clima nasce la strage di piazza Fontana (1969) che apre la stagione del terrorismo. Da lì inizia tutto. Anche la reazione armata di sinistra, cioè delle Brigate Rosse e poi di Prima linea. Oggi nessuno ha voglia di dire che mentre della lotta armata &#8220;rossa&#8221; si sa tutto, e i suoi autori hanno pagato con migliaia e migliaia di anni di carcere, della lotta armata bianca, di Stato (che lambì i partiti di governo e soprattutto la Democrazia Cristiana) non si sa niente, è segreto fitto.<br />
E&#8217; questa la vergogna che l&#8217;Italia si porta appresso. Il segreto assoluto sulle modalità che portarono alla restaurazione degli anni &#8216;80. Il segreto su chi guidò quella stagione di violento e sanguinoso contro-riformismo.<br />
La storia della strage di Bologna &#8211; la più cruenta di tutte le stragi di Stato &#8211; è il riassunto di questa vergogna. Furono fatte le indagini e furono condannati due giovani neofascisti che con ogni probabilità sono innocenti. Avevano già vari ergastoli sulle spalle, per altri delitti, e la condanna non cambiò nulla. Servì a tenere nello scrigno la verità.<br />
Uno dei condannati è Giusva Fioravanti, che ieri abbiamo intervistato e che ribadisce la sua innocenza per quel che riguarda quella strage. Possibile che a trent&#8217;anni di distanza non si riesca a sapere qualcosa di più su chi organizzò la feroce stagione stragista? Forse, se riuscissimo a scoprire qualcosa, saremmo in grado anche di giudicare con più serenità gli anni 70. Ma forse è proprio questo che non si vuole. Trent&#8217;anni dopo, gli anni 70 sono ancora uno spauracchio.</p>
<p><strong>Link<br />
</strong><a href="../2009/02/01/anni-70/">Anni 70</a><br />
<a href="../2009/05/16/2009/01/03/universita-della-sapienza-il-seminario-sugli-anni-70-della-pantera/">Il Nemico inconfessabile, sovversione e lotta armata nell’Italia degli anni 70<br />
</a><a href="../2009/05/16/2009/02/01/anni-70/"> Il nemico inconfessabile, </a><a href="../2009/05/16/2009/02/01/anni-70/">anni 70 &#8211; Persichetti, Scalzone</a><br />
<a href="../2009/05/16/il-coraggio-dellamnistia/">Il coraggio dell&#8217;amnistia &#8211; Sansonetti</a><br />
<a href="../2009/07/06/paolo-di-tarso-che-porto-lattacco-al-cuore-dello-stato/">Erri de Luca, Paolo di Tarso che portò l&#8217;attacco al cuore dello Stato</a></p>
<p><strong>Link sulle torture contro i militanti della lotta armata</strong><br />
<a href="../2009/02/06/2009/02/07/1982-torture-contro-i-militanti-della-lotta-armata-arrestati/">1982, dopo l’arresto i militanti della lotta armata vengono torturati</a><br />
<a href="../2009/02/07/2009/02/07/1982-torture-contro-i-militanti-della-lotta-armata-arrestati/">Il giornalista Buffa arrestato per aver raccontato le torture affiorate</a><br />
<a href="../2009/02/07/2009/02/06/le-torture-contro-i-proletari-armati-per-il-comunismo/">Proletari armati per il comunismo, una inchiesta a suon di torture</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[PRC e PDCI Enna: Scala mobile e miseria stabile]]></title>
<link>http://prcenna.wordpress.com/2009/05/14/prc-e-pdci-enna-scala-mobile-e-miseria-stabile/</link>
<pubDate>Thu, 14 May 2009 16:41:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>prcarmerina</dc:creator>
<guid>http://prcenna.wordpress.com/2009/05/14/prc-e-pdci-enna-scala-mobile-e-miseria-stabile/</guid>
<description><![CDATA[Enna. “Potrebbe essere il titolo di una piece teatrale, ma la cronaca della diatriba politica tra il]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Enna. “Potrebbe essere il titolo di una piece teatrale, ma la cronaca della diatriba politica tra il Pd e il suo barone rosso e l’attuale amministrazione Monaco sulla cosiddetta “strada di collegamento meccanizzata tra Enna alta e Enna bassa” potrebbe appartenere proprio al genere del teatro dell’assurdo, del paradosso o del surreale.<br />
Infatti l’ultimo episodio della querelle sulla cosiddetta scala mobile è di quelli che potrebbero essere annoverati tra i pezzi migliori dei paradossi teatrali. <!--more-->Trama: il presidente della provincia Monaco, spinto dalla pressione della muta del barone rosso, convoca un consiglio straordinario ed urgente per discutere della questione. Obiettivo non perdere il finanziamento di 30 milioni di euro a favore di quest’opera, pena, viene minacciato in coro, la condanna di Enna a città invivibile e alla miseria stabile che già abbiamo.<br />
Il povero presidente Monaco, per sfilarsi dal cappio di accusa di affamatore del popolo e artefice della invivibilità della città capoluogo, sapientemente annodatogli dal Pd e dal suo nobile condottiero, convoca in tutta fretta il consiglio provinciale, ma qui finisce per essere invece affogato dai consiglieri della sua maggioranza, i quali dicono: la scala mobile, forse, si fa ma non come dice il barone.<br />
L’intera vicenda si presta a considerazioni divertite; ma stesso tempo anche a considerazioni crude sulla qualità complessiva della classe politica dirigente di Pdl e Pd, che alternativamente governa al comune di Enna e alla Provincia.<br />
Se si analizzano le argomentazioni avanzate dal Pd per sostenere la necessità e l’urgenza della “scala mobile” ci troviamo di fronte alla tesi che sostiene che bisogna far di tutto per arraffare un finanziamento, meglio ancora se bello grosso; non importa per far cosa., l’importante è che si arrivi ai finanziamenti. Compito della politica insomma è richiedere e attingere alle risorse (soldi, finanziamenti) che arrivano dallo stato, dalla regione e soprattutto dalla comunità europea.<br />
Lo sviluppo del territorio, la strategia per il suo futuro, la qualità della vita dei cittadini, l’ambiente, la gestione del territorio, la sua sicurezza e fruibilità umana, il lavoro stesso delle persone sono solo subordinate di questa incessante attività di accaparramento di fondi pubblici.<br />
Eccelle nella politica ed ha successo chi garantisce l’accesso a questi fondi e chi se ne accaparra la gestione una volta ottenuti. Non a caso il più in vista esponente della politica ennese, il più potente se non il più nobile (nonostante il titolo acquisito di barone), è stato insignito dai suoi estimatori con l’epiteto di gran “convogliatore”.<br />
Tutte le argomentazioni portate a sostegno della necessità della scala mobile: capacità di risolvere i problemi di: invivibilità della città di Enna, congestione del traffico, condizioni disastrose dal punto di vista economico e sociale, mancanza di lavoro, sono in realtà solo argomentazioni surrettizie della logica e della filosofia di fondo che anima il ceto politico dirigente.<br />
Come è ben noto a tutti, i problemi che attanagliano la città di Enna, e dell’intera provincia(che dovrebbero essere miracolosamente risolti dalla realizzazione della scala mobile), ci affliggono da anni e anni e non sono certo riconducibili alla mancanza di una “strada di collegamento meccanizzata”. Semmai mancano o sono ridotte in stato pietoso le strade normali come tante altre veramente indispensabili e necessarie infrastrutture, sia nella città capoluogo che nel resto della provincia. Gli stessi sostenitori della scala mobile, che oggi denunciano tale stato di cose, l’anno scorso o due anni fa ne erano completamente dimentichi. Anzi sostenevano esattamente il contrario, parlando addirittura di “miracolo” Enna.<br />
E’ indimostrabile e indimostrata l’utilità della scala mobile e la sua capacità taumaturgica di soluzione dei problemi denunciati, opportunisticamente e surrettiziamente, da chi ne vuole la realizzazione. E’ invece dimostrato che l’attività privilegiata da questo ceto politico e dai suoi massimi esponenti, cioè quella di “convogliare” finanziamenti pubblici purchessia, si è dimostrata incapace di intervenire sui nodi essenziali e cruciali dello sviluppo della città di Enna e dell’intero territorio provinciale. Basta fare mente locale su cosa ne è stato e che effetti hanno avuto i milioni e milioni di euro per il cosiddetto patto territoriale, per la legge 488, e infine ma non per ultima per ordine di importanza con la stessa Kore (chiamarla Università viene un po’ difficile).<br />
Il nocciolo politico della presunta “necessita” della scala mobile sta quindi in questo: l’appetito di questo ceto politico a non farsi mancare quelle risorse che servono ad alimentare il giro largo delle proprie clientele (progettazioni, consulenze, appalti etc.etc.). Nessuna seria programmazione quindi, nessuna progettualità per il territorio, nessuna strategia per un progetto di sviluppo e qualificazione economica, sociale e civile del territorio alla base di questa ennesima opera faraonica.<br />
E’ stata invocata la cittadinanza a sostegno della tesi che vuole la realizzazione dell’opera: i cittadini, si è detto, non perdonerebbero chi ostacola la scala mobile perché la vogliono fortemente. Lo stesso Sindaco di Enna, che durante il suo mandato, fino ad oggi, non ha certo brillato per attivismo, si è mobilitato rendendosi disponibile a realizzare l’opera, facendosi interprete di questa presunta volontà popolare. Ma ci chiediamo: come e quando, da lui e da altri, sono stati sentiti i cittadini per stabilire qual è la loro volontà?<br />
Proponiamo quindi che la verifica della effettiva volontà dei cittadini sia demandata a un referendum consultivo che il sindaco Agnello dovrebbe al più presto convocare”.</p>
<p>Rosario Consiglio (PRC)<br />
Gaspare Di Stefano (PDCI)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Reddito sociale e contingenza: Parliamone]]></title>
<link>http://filcams.wordpress.com/2008/12/09/reddito-sociale-e-contingenza-parliamone/</link>
<pubDate>Tue, 09 Dec 2008 21:32:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>filcamstrento</dc:creator>
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<description><![CDATA[La generalizzazione della precarietà ha messo in discussione la vecchia concezione del lavoro come p]]></description>
<content:encoded><![CDATA[La generalizzazione della precarietà ha messo in discussione la vecchia concezione del lavoro come p]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La politica dl tanto peggio tanto meglio]]></title>
<link>http://vitoschepisi.wordpress.com/2008/10/03/la-politica-dl-tanto-peggio-tanto-meglio/</link>
<pubDate>Fri, 03 Oct 2008 12:15:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>vitoschepisi</dc:creator>
<guid>http://vitoschepisi.wordpress.com/2008/10/03/la-politica-dl-tanto-peggio-tanto-meglio/</guid>
<description><![CDATA[A corto di argomenti seri e di proposte su ciò che è utile al Paese, l’opposizione non trova di megl]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h3><a href="http://vitoschepisi.files.wordpress.com/2008/10/epifani2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-183" title="epifani2" src="http://vitoschepisi.wordpress.com/files/2008/10/epifani2.jpg" alt="" width="297" height="196" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span class="ske04" style="font-family:Times New Roman;"><span style="color:#996600;">A corto di argomenti seri e di proposte su ciò che è utile al Paese, l’opposizione non trova di meglio che rilanciare il vecchio metodo del tanto peggio, tanto meglio.</span> Il leader dell’opposizione moderata &#8211; che poi tanto moderata non appare &#8211; <span> </span>recupera i toni dello scontro, contraddicendo i propositi con cui alle elezioni ha cannibalizzato la sinistra alternativa. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span class="ske04" style="font-family:Times New Roman;"><span style="color:#003300;"><strong>L’idea è che siano prevalsi più i toni da opposizione al sistema, che la serenità dell’opposizione nel merito dei provvedimenti.</strong></span> <strong>Non emerge affatto lo spirito di una opposizione costruttiva, come avviene nelle democrazie più evolute.</strong> <span style="color:#660000;">Sembra più una gara di fuochi d’artificio incrociata con Di Pietro per chi la spara più in alto.</span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span class="ske04" style="font-family:Times New Roman;"><strong><span style="color:#cc6600;">Gli italiani dinanzi alla cagnara di questa inconcludente opposizione avvertono la sensazione di vivere in un Paese diverso da quello in cui consumano le abitudini della loro quotidianità.</span></strong> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span class="ske04" style="color:#3366ff;font-family:Times New Roman;">Tra accostamenti senza senso a uomini del passato, tra sindacati che rischiano di mettere in mezzo alla strada migliaia di lavoratori, tra accuse di putinismo, fascismo, autoritarismo ed evocazione del regime argentino, in Italia sembra di vivere tra colpi di fucili sparati dai tetti e tra le autovetture riempite di tritolo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span class="ske04" style="font-family:Times New Roman;">La verità è che la gente ha davvero paura, ma non di questo governo che si possa trasformare in regime autoritario, ma ha paura di uscire di casa. <span style="color:#666600;"><strong>L’attenzione dell’opposizione è rivolta più ai casi in cui la stupidità dei singoli possa far emergere sospetti di razzismo, che ai soprusi ed alle violenze a danno dei cittadini italiani da parte di una popolazione clandestina che riempie le piazze delle nostre città e che si rivela spesso coinvolta in attività criminose. </strong></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span class="ske04" style="color:#990099;font-family:Times New Roman;">Le carceri italiane sono piene di extracomunitari ed il numero è davvero preoccupante se si pensa che in valore assoluto sfiora il 35% della popolazione carceraria.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span class="ske04" style="color:#669900;font-family:Times New Roman;"><span style="text-decoration:underline;">Il sindacato italiano si è nuovamente spaccato. Dopo la questione Alitalia e la strana faccenda di Epifani e Veltroni, con cui si è sfiorato il dramma per migliaia di famiglie, la spaccatura ora emerge nel confronto tra la Confindustria e la stessa Cgil di Epifani, impegnato solo ad accentuare i motivi dello scontro. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span class="ske04" style="color:#ff0000;font-family:Times New Roman;"><strong>Immaginare che ci sia una regia contro il governo, per partito preso, e che questa regia sia portata avanti con cinica indifferenza contro gli interessi dei lavoratori e quelli del Paese, non può definirsi come una maligna dietrologia politica, perché è la risultante chiara di un ragionamento semplice.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span class="ske04" style="font-family:Times New Roman;">L’Italia ha passato due anni in cui il sindacato si è appiattito silente su un governo, quello di Prodi, che sembrava governasse contro gli italiani. La scure fiscale sia diretta che indiretta, per gli effetti dell’aumento dei costi, ha massacrato il potere d’acquisto dei lavoratori. La mancanza di investimenti, il blocco delle politiche di innovazione e delle grandi opere, unite allo sperpero delle risorse per provvedimenti di spesa, come lo scalino anziché lo scalone previdenziale, ad esempio, hanno depresso lo sviluppo e reso ancora più incerto il mondo del precariato.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span class="ske04" style="color:#663333;font-family:Times New Roman;">Ora tra le difficoltà di una congiuntura finanziaria internazionale; pur in presenza di un lavoro costante del Governo sui diversi fronti della accorata domanda sociale di sicurezza; dinanzi ai successi registrati e persino al tributo di sangue pagato; nonostante gli sforzi del Governo nell’agire per qualificare la produttività ed isolare coloro che sfruttano il lavoro degli altri; malgrado il ripristino del decoro di una città come Napoli, il successo del rilancio di Alitalia, la volontà di riportare su percorsi di qualità e di efficienza la scuola, la giustizia, i servizi del Paese; con un governo che si attiva su tutti i fronti per recuperare serietà ed efficienza, la Cgil pensa a colorare di pregiudiziale politica antigovernativa la sua attività sindacale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span class="ske03" style="font-family:Times New Roman;"><span class="ske04"><strong>Anche questa volta interviene Veltroni a proporsi come facilitatore.</strong> <span style="color:#666699;">Il proposito di rendersi protagonista, dopo aver ispirato il boicottaggio, come è sucesso per Alitalia, il leader del PD ora lo ripropone per l’ipotesi di rottura tra Confindustria e Cgil.</span> Il terreno dello scontro è sull’inflazione programmata per il recupero del potere d’acquisto dei salari.<span>  </span>Confindustra accusa la Cgil di voler ripristinare la scala mobile di cui ancora si ricordano i danni al Paese fino alla sua abolizione col Governo Amato nel luglio del 1992.</span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;">Vito Schepisi</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
</h3>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Salari e prezzi: serve la Scala Mobile]]></title>
<link>http://filcams.wordpress.com/2008/07/16/salari-e-prezzi-serve-la-scala-mobile/</link>
<pubDate>Wed, 16 Jul 2008 19:27:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>filcamstrento</dc:creator>
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<description><![CDATA[Da alcuni giorni la stampa riposta in grande risalto il vertiginoso aumento dei prezzi e da più part]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Da alcuni giorni la stampa riposta in grande risalto il vertiginoso aumento dei prezzi e da più part]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Salari e produttività]]></title>
<link>http://filcams.wordpress.com/2008/06/04/salari-e-produttivita/</link>
<pubDate>Wed, 04 Jun 2008 20:55:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>filcamstrento</dc:creator>
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<description><![CDATA[A proposito di riforma del sistema contrattuale e di produttività. Governo, CONFINDUSTRIA, e anche p]]></description>
<content:encoded><![CDATA[A proposito di riforma del sistema contrattuale e di produttività. Governo, CONFINDUSTRIA, e anche p]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Gegenargumente zur "Lohn-Preis-Spirale"?]]></title>
<link>http://anablog.wordpress.com/2008/03/18/gegenargumente-zur-lohn-preis-spirale/</link>
<pubDate>Tue, 18 Mar 2008 15:49:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>anarquest</dc:creator>
<guid>http://anablog.wordpress.com/2008/03/18/gegenargumente-zur-lohn-preis-spirale/</guid>
<description><![CDATA[Ich beschäftige mich gerade mit obigem Begriff. Ich habe aber keine harten statistischen Fakten gefu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Ich beschäftige mich gerade mit obigem Begriff. Ich habe aber keine harten statistischen Fakten gefunden, die einen Zusammenhang zwischen höheren Löhnen und höheren Lebenshaltungskosten zeigen. Ich vermute das es den auch nicht gibt. Kann jemand das eine oder das andere erhärten?</p>
<p>Die &#8220;<a href="http://de.wikipedia.org/wiki/Scala_mobile">Scala Mobile</a>&#8221; auf der im <a href="http://de.wikipedia.org/wiki/Lohn-Preis-Spirale">Wikipedia-Artikel </a>verwiesen wird erscheint mir eher abwegig, da 21 % Inflation eher der Ausnahmefall sind.</p>
<p>Ergänzung: Gäbe es eine Korelation so müßte ja auch der umgekehrte Zusammenhang bestehen (also fallende Preise bei sinkenden Löhnen). Aber wie der Spiegel <a href="http://www.spiegel.de/wirtschaft/0,1518,507372,00.html">im September 2007 berichtete</a> erreichten die Nettolöhne in Deutschland ein 20-Jahres-Tief, während die Preise um durchschnittliche 7,1 % zulegten.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La scala mobile e gli smemorati della carta stampata]]></title>
<link>http://bernardodaleppo.wordpress.com/2008/02/29/la-scala-mobile-e-gli-smemorati-della-carta-stampata/</link>
<pubDate>Fri, 29 Feb 2008 15:55:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>bernardodaleppo</dc:creator>
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<description><![CDATA[Hanno scoperto i giornali in questi giorni che i salari di operai e impiegati sono saliti meno dell]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Hanno scoperto i giornali in questi giorni che i salari di operai e impiegati sono saliti meno dell&#8217;inflazione. Di ciò gli siamo grati o meglio di ciò saranno grati gli smemorati e i giovani che non ricordano la gran battaglia che alcuni &#8220;statisti&#8221; del secolo passato fecero, appoggiati dai loro partiti, dai giornali e dalle organizzazioni padronali.<br />
Parlo di <span class="blsp-spelling-error">Craxi</span> ovviamente e di chi in quegli anni da bere, e da dimenticare, gli fu vicino e complice.<br />
Parlo di un referendum che si fece sulla scala mobile e sulla sua abolizione.<br />
Parlo di un popolo rincitrullito dalle televisioni di un sodale dello &#8220;statista&#8221; citato.<br />
Parlo di quel trafficante di aree edificabili e di frequenze che si avviava a prepararsi la strada per prendere il potere in prima persona, dopo essersi destramente sbarazzato del fantoccio dietro cui si nascondeva, essendosi accorto che quest&#8217;ultimo aveva guizzi d&#8217;indipendenza credendosi lui il burrattinaio.<br />
&#8220;Allora cari giornalisti esimi e cari economisti or vi avvedete che se i servi non han di che comprare finirete con il baratto dei vostri bulgari gioielli con il persian caviale.<br />
Pensavate di essere parte della casta, o pennaiuoli arguti, e in molti vi avventaste a cercare di prendere un boccone da quel giornale che più pensaste fosse vicino a quel fuoco del potere dove bruciavano gli scrupoli e gli ideali di una generazione da seppellire in fretta.<br />
Ora pochi son tra voi, sembra, quelli che ancora godono degli antichi privilegi e molti i precari.<br />
Così forse è per questo che si affacciano questi problemi nelle prime pagine o forse soltanto per poterci fare confusione sopra: parlane tu prima che ne parli qualcuno che possa farci chiarezza, rimescola bene tutti gli argomenti e fanne un minestrone così che, quando qualcuno voglia scriverne con qualche concretezza, tutti siano convinti di saper già tutto e non abbiano capito niente, avendone sentito se non il gusto almen l&#8217;odore.&#8221;<br />
Si scrive dunque sui giornali, meravigliandosene, di questo impoverimento delle classi subalterne, dopo avere propugnato l&#8217;abolizione della scala mobile e l&#8217;indebolimento del sindacato, con la tranquilla impudicizia dell&#8217;immemore o del demente; ma per rispetto all&#8217;handicap mentale dobbiamo piuttosto pensare alla cattiva fede di chi su questi giornali scrive.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Riforma della struttura contrattuale: di male in peggio]]></title>
<link>http://cobasreto.wordpress.com/2008/02/21/riforma-della-struttura-contrattuale-di-male-in-peggio%e2%80%a6/</link>
<pubDate>Thu, 21 Feb 2008 20:57:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>cobasrt</dc:creator>
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<description><![CDATA[Riceviamo del Cobas Pubblico Impiego e di seguito pubblichiamo: Riforma della struttura contrattuale]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><i>Riceviamo del Cobas Pubblico Impiego e di seguito pubblichiamo:</i></p>
<p><i></i></p>
<h2>Riforma della struttura contrattuale: di male in peggio&#8230;.</h2>
<p align="justify">Nei giorni scorsi Cgil Cisl e Uil, hanno presentato le &#8220;linee di riforma della contrattazione&#8221;, iniziando a raccogliere  firme per il recupero del potere di acquisto di salari e pensioni. Il documento presentato traccia le linee di un vero e proprio nuovo patto sociale che, addirittura, rivede in peius gli accordi del luglio 1993 e accoglie in toto la ricetta tanto cara alla Confindustria: liquidazione del contratto collettivo nazionale e salari agganciati alla produttività.<br />
Ed infatti, lungi dall&#8217; affrontare l&#8217;emergenza salariale, i contenuti del documento di CGIL, CISL e UIL, costituiscono, invece, l&#8217;ennesimo attacco alla condizione salariale di milioni di lavoratori pubblici e privati&#8230;.</p>
<p align="justify">I due livelli di contrattazione</p>
<p align="justify">Gli assi su cui si basano le linee di riforma della struttura contrattuale, sono 2:<br />
1) il ridimensionamento del Contratto collettivo nazionale (CCNL), ridotto ad un semplice &#8220;centro regolatore dei sistemi contrattuali a livello settoriale&#8221;;<br />
2) il potenziamento del secondo livello di contrattazione, anche attraverso misure aggiuntive di detassazione,  per accedere al quale, sarà necessario raggiungere determinati parametri di &#8220;produttività, qualità redditività, efficienza&#8221;.<br />
In sintesi, si vuole smantellare il CCNL e quegli elementi universalistici e di solidarietà di cui è portatore, non prevedendo più aumenti salariali (se pur miseri) uguali per tutti, ma bensì ancorando il salario al raggiungimento di determinati parametri. Nella sostanza, quindi, si scarica il rischio dell&#8217; organizzazione del lavoro o il rischio di impresa nel settore privato, sui lavoratori stessi, trasformandoli in lavoratori a cottimo.<br />
Insomma, CGIL, CISL e UIL, dopo aver falcidiato le nostre retribuzioni con la sottoscrizione degli accordi del luglio 93, che hanno ingabbiato gli aumenti contrattuali al rispetto dell&#8217;inflazione programmata (nella sostanza ciò ha comportato una perdita secca del 30% delle retribuzioni dei dipendenti pubblici negli ultimi 16 anni), invece di rafforzare il CCNL liberandolo dalla gabbia dell&#8217;inflazione programmata, si vogliono liberare del CCNL!!<br />
La verità è che negli ultimi 16 anni abbiamo perso ogni meccanismo di adeguamento delle retribuzioni al costo della vita.<br />
Nel 1993 si sono inventati la c.d. inflazione programmata per  dispensare aumenti salariali irrisori, oggi, nelle linee di riforma della struttura contrattuale, si inventano &#8220;la inflazione realisticamente prevedibile&#8221; (ma qual è la differenza?!).<br />
Non una parola sulla reintroduzione della scala mobile quale unico strumento per salvaguardare il potere di acquisto dei salari falcidiato dall&#8217;aumento del costo della vita!<br />
A questo si aggiunga che tra le linee di riforma è previsto anche il passaggio della biennalità alla triennalità dei rinnovi contrattuali: da un lato si dice di voler aumentare le retribuzioni, e dall&#8217;altro si allungano i termini per i rinnovi contrattuali!!<br />
Non una parola viene poi spesa sui processi di privatizzazione ed aziendalizzazione,  limitandosi a parlare di rafforzamento delle normative su appalti, cessioni di rami di azienda.<br />
Ma di quali normative stiamo parlando, visto che aumentano incidenti, morti sul lavoro e sfruttamento, mentre salari e pensioni diminuiscono progressivamente?<br />
E che dire poi dei contratti applicati agli esternalizzati che sono contratti da fame costruiti (come quelli delle cooperative e del multiservizi) solo per ridurre gli stipendi? Di queste ed altre cose non si parla nelle &#8220;linee guida&#8221;!<br />
Cade, poi, il mito della indennità di vacanza contrattuale come strumento per dare certezza al rispetto delle scadenze contrattuali, e si parla di generiche penalizzazioni in caso di ritardo nei rinnovi.<br />
Anche in questo caso viene aggirato il vero problema: se veramente CGIL, CISL e UIL hanno a cuore il rispetto della tempistica dei rinnovi contrattuali, sarebbe sufficiente stabilire un aumento automatico delle retribuzioni alla scadenza dei termini per i rinnovi contrattuali. Allora sì che i contratti sarebbero firmati rispettando le scadenze!</p>
<p align="justify">La riduzione delle tasse sul lavoro dipendente.</p>
<p align="justify">Tutto il fronte sindacale e politico, sembra aver trovato la ricetta miracolosa per rilanciare le retribuzioni: ridurre le tasse sul lavoro dipendente.<br />
Ma cosa c&#8217;entra la riduzione dell&#8217;imposizione fiscale con il potere di acquisto dei salari?<br />
Assolutamente niente!!<br />
Semplicemente si vuole elargire qualche manciata di euro ai lavoratori dipendenti attraverso una riduzione delle tassazione, facendo ricadere l&#8217;accrescimento delle retribuzioni sulla fiscalità generale (magari poi provvedendo a tagliare i servizi sociali).<br />
Altro che redistribuzione del reddito, in questa maniera le Amministrazioni pubbliche e le imprese non tirerebbero fuori dalle loro tasche neanche un euro per dare respiro ai nostri stipendi!<br />
Senza considerare, poi, che, una volta abbassata l&#8217;aliquota sui redditi da lavoro dipendente, rimarrebbe irrisolto il problema principale: l&#8217;adeguamento delle retribuzioni al costo reale della vita.</p>
<p align="justify">Lo smantellamento del CCNL costituisce un ulteriore attacco alle retribuzioni dei lavoratori pubblici.<br />
La riduzione delle tasse è la classica foglia di fico, e non restituirà tutto ciò che ci è stato sottratto in 16 anni di concertazione.</p>
<p align="justify">L&#8217;unico strumento per adeguare i nostri salari al costo della vita è la reintroduzione della scala mobile.</p>
<p align="justify">&#160;</p>
<p align="justify">&#160;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Modica, mobilità alternativa: l'ipotesi di scala mobile]]></title>
<link>http://ildomanibleo.wordpress.com/2008/02/05/modica-mobilita-alternativa-lipotesi-di-scala-mobile/</link>
<pubDate>Tue, 05 Feb 2008 14:11:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<guid>http://ildomanibleo.wordpress.com/2008/02/05/modica-mobilita-alternativa-lipotesi-di-scala-mobile/</guid>
<description><![CDATA[Il Comitato di Modica Alta fa sul serio. Un giorno, speriamo non troppo lontano, avremo una scala mo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Il Comitato di Modica Alta fa sul serio. Un giorno, speriamo non troppo lontano, avremo una scala mo]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il cielo di gennaio]]></title>
<link>http://subacqueo.wordpress.com/2008/01/16/il-cielo-di-gennaio/</link>
<pubDate>Wed, 16 Jan 2008 10:35:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>anardur</dc:creator>
<guid>http://subacqueo.wordpress.com/2008/01/16/il-cielo-di-gennaio/</guid>
<description><![CDATA[Anche il cielo di gennaio è terribile. E&#8217; un tempo segnato dal silenzio e dalla ferocia. Medio]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Anche il cielo di gennaio è terribile. E&#8217; un tempo segnato dal silenzio e dalla ferocia.</p>
<p><b>Medio Oriente</b>. Le minacce sempre maggiori all&#8217;Iran oggi non sono più nemmeno <b>mascherate </b>dietro ad una presunta minaccia nucleare. Ora che si avvicina la fine del mandato di Bush, mentre l&#8217;occupazione dell&#8217;Iraq è sempre più impantanata, l&#8217;imperialismo americano sembra essere ormai vicino ad una svolta. Guerra all&#8217;Iran o ritiro delle truppe? Altro che confronto tra Hillary Clinton e Obama&#8230;</p>
<p><b>Monnezza e MassMedia</b>. Come al solito il sistema di informazione italiano ha un&#8217;unica voce, quella del <b>padrone </b>naturalmente. Noi vediamo l&#8217;esasperazione dei cittadini, dei lavoratori campani che non sopportano più una situazione inostenibile. Loro ci parlano di &#8220;scontri isolati&#8221; di &#8220;frange di <b>estremisti  e tifosi</b> alleati con la camorra contro lo Stato&#8221;. Sono talmente preoccupati per &#8220;l&#8217;immagine dell&#8217;Italia all&#8217;estero&#8221; da dimenticare quella dello Stato nei confronti dei suoi cittadini.</p>
<p><b>Monnezza e business</b>. La verità che emerge è il business della spazzatura, in particolare quello degli inceneritori, chiamati ipocritamente &#8220;termovalorizzatori&#8221;. Per quanto l&#8217;i mezzi tecnici e soprattutto l&#8217;ipocrisia possano fare miracoli, restano sempre dei sistemi per <b>bruciare la spazzatura</b>, inquinanti e pericolosi per l&#8217;ambiente, ma economicamente assai <b>remunerativi</b>. Talvolta viene da pensare che questa degenerazione sia stata intenzionale, proprio per riproporre a livello nazionale la geniale idea di &#8230; bruciare i rifiuti. Ovviamente <b>privatizzandone </b>la gestione.</p>
<p><b>1976</b>. Si scopre soltanto ora che esistevano piani eversivi anticomunisti della Gran Bretagna e degli USA. Strano. Eppure se ne era sentito già parlare, non ricordo dove. Forse a <b>Bologna</b>, nel 1980.</p>
<p><b>Contratti</b>. La verità è che con 1100 euro si fa fatica ad arrivare alla quarta settimana del mese. Questa realtà viene sistematicamente negata da padronato, istituzioni, sindacati, mass media, nonostante la sua <b>enormità</b>. Non solo, ma il salario perde costantemente potere d&#8217;acquisto. Per questo, la lotta per il rinnovo del contratto può al massimo <b>limitare i danni</b>: i pochi euro di aumento promessi non recupereranno le perdite degli anni precedenti. Il vero obiettivo dovrebbe essere un altro: lavorare per, anzi costruire una lotta che abbia come principale fine non solo il rinnovo del contratto, ma anche il <b>ripristino della scala mobile</b>, l&#8217;unico meccanismo reale di tenuta dei salari rispetto ai prezzi. Insieme alla garanzia di un reddito sicuro per 5 milioni di precari.</p>
<p><a href="http://subacqueo.wordpress.com/files/2008/01/0002.jpg" title="0002.jpg"><img src="http://subacqueo.wordpress.com/files/2008/01/0002.jpg" alt="0002.jpg" height="300" width="400" /></a></p>
<p><b>19 gennaio</b>.  A Torino ci sarà una <b>manifestazione </b>antifascista e antirazzista: <span style="font-weight:bold;"><a href="http://www.torino19gennaio.altervista.org/?L%27appello">Viviamo tempi terribili. Tempi segnati dal silenzio e dalla ferocia</a>. </span>Probabilmente non sarà un gran successo, sia per il boicottaggio della sinistra di governo, sia per le divisioni settarie che alimentano le sinistre extraparlamentari. Ma se questi sono tempi segnati dal silenzio e dalla ferocia, forse una partecipazione o almeno una adesione non sarebbe una pessima idea.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[EMERGENZA SALARIALE nel pubblico impiego]]></title>
<link>http://cobasreto.wordpress.com/2007/12/02/emergenza-salariale-nel-pubblico-impiego/</link>
<pubDate>Sun, 02 Dec 2007 21:45:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>cobasrt</dc:creator>
<guid>http://cobasreto.wordpress.com/2007/12/02/emergenza-salariale-nel-pubblico-impiego/</guid>
<description><![CDATA[Riceviamo da Cobas Pubblico Impiego e pubblichiamo:   EMERGENZA SALARIALE NEL PUBBLICO IMPIEGO Ormai]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Riceviamo da Cobas Pubblico Impiego e pubblichiamo:  </p>
<h2 align="left">EMERGENZA SALARIALE NEL PUBBLICO IMPIEGO</h2>
<p align="justify">Ormai lo dicono tutti: i salari in Italia sono troppo bassi. Lo dice la Banca d&#8217;Italia e la Confindustria, lo dice l&#8217;IRES (Centro Ricerche Economiche Sociali della Cgil) che, scoprendo l&#8217;acqua calda, denuncia che tra il 2002 e il 2006 ogni retribuzione in Italia ha perso potere d&#8217;acquisto per circa 2 mila euro.  Ma soprattutto questa situazione la vivono sulla propria pelle tutti quei dipendenti pubblici che non arrivano alla quarta settimana del mese&#8230;<br />
Una crisi salariale ulteriormente acuita dal cronico ritardo con cui vengono rinnovati i contratti pubblici: del settore pubblico è stato sottoscritto solo il contratto dei ministeriali, mentre agenzie fiscali, enti locali e parastato attendono ancora la sottoscrizione dei contratti scaduti oramai da 23 mesi!. E l&#8217;intesa di maggio sottoscritta da Governo e CGIL, CISL e UIL, cui i rinnovi contrattuali di comparto faranno riferimento, prevede  aumenti pari a circa 60 euro netti (sic!), liquida 13 mesi di arretrati (tutto il 2006 e il mese di gennaio 2007) con 11 euro al mese di indennità di vacanza contrattuale, e, dulcis in fundo, prevede la triennalizzazione dei rinnovi contrattuali.</p>
<p align="justify">Ma l&#8217;elemento più sconcertante è che l&#8217;emergenza salariale diviene il pretesto da parte della Confindustria per rilanciare la solita ricetta, incontrando subito la disponibilità di CGIL, CISL e UIL: <strong><u>svuotamento del contratto collettivo nazionale e potenziamento del secondo livello di contrattazione (ovvero ancora meno soldi al salario contrattato nazionalmente a vantaggio della produttività). Insomma l&#8217;emergenza salariale per Confindustria e per CGIl, CISL e UIL, non si risolve agganciando la retribuzione al costo reale della vita, ma impoverendo ulteriormente i rinnovi contrattuali nazionali!!! </u></strong></p>
<p align="justify">Ma come stanno realmente le cose?</p>
<p align="justify">Se oggi la stragrande maggioranza dei lavoratori dipendenti (pubblici e privati) non arriva a fine mese questo avviene non certamente a causa del contratto nazionale, ma, al contrario, <strong><u>perchè gli accordi sindacali del 1992-1993 (la c.d. concertazione) hanno cancellato la scala mobile, cioè l&#8217;adeguamento automatico dei salari al costo reale della vita, </u></strong>ingabbiando i rinnovi contrattuali al meccanismo truffaldino dell&#8217;inflazione programmata che è meno della metà dell&#8217;inflazione reale.</p>
<p align="justify">Se realmente tutti questi signori (Confindustria, Banca d&#8217;Italia e CGIL, CISL e UIL) hanno a cuore (ma quando mai?) la sorte economica dei lavoratori, c&#8217;è solo una strada da percorrere: <strong><u>riconoscere il fallimento della concertazione e reintrodurre un meccanismo che riallinei i salari al costo della vita.</u></strong></p>
<p align="justify">E tutto ciò mentre  si riempiono le tasche dei dirigenti, e l&#8217;attuale governo discute se porre o meno il limite di 274.000 euro annui (ovvero 20.000 euro mensili!) come tetto alle retribuzioni dei dirigenti. E&#8217; giunto il momento di risollevare la testa proprio a partire dai rinnovi contrattuali nel settore pubblico riaprendo la partita per i rinnovi dei contratti nazionali che si pongano l&#8217;obiettivo di andare oltre gli accordi siglati da CGIL, CISL e UIL.<br />
<strong>La strada da percorrere è il rifiuto dei contratti al ribasso propostici dai sindacati di governo e nello stesso tempo costruire in ogni ente/ufficio/amministrazione delle piattaforme rivendicative e contrattuali alternative con gli obiettivi della difesa del contratto nazionale, della salvaguardia del potere di acquisto dei salari e l&#8217;allargamento del potere contrattuale.<br />
</strong><br />
<strong><font color="#ff0000">Contro salari di fame e precarietà, rompiamo la gabbia della concertazione!</font></strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Scale mobili]]></title>
<link>http://circolinodeicinghios.wordpress.com/2007/03/22/scale-mobi/</link>
<pubDate>Thu, 22 Mar 2007 06:00:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>cinghiosff</dc:creator>
<guid>http://circolinodeicinghios.wordpress.com/2007/03/22/scale-mobi/</guid>
<description><![CDATA[Tra i miei ricordi televisivi non manca la regolare cadenza dei telegiornali dei primi anni 80; in c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p align="justify">
<p align="justify"><a href="http://circolinocinghios.blog.lastampa.it/photos/uncategorized/2007/03/22/scalemobili_2.jpg"><img style="float:left;margin:0 5px 5px 0;" src="http://circolinocinghios.blog.lastampa.it/il_circolino_dei_cinghios/images/2007/03/22/scalemobili_2.jpg" border="0" alt="Scalemobili_2" width="150" height="200" /></a> Tra i miei ricordi televisivi non manca la regolare cadenza dei telegiornali dei primi anni 80; in casa si guardava il moderno tg2 di Mario Pastore delle 19.45, quasi mai il tg1 di Fede e Vespa. Ogni giorno la guerra iraniraq, <em>bombardieri su Beirut</em>, Solidarnosc, la cattura di qualche brigatista, un agguato della camorra, la scala mobile. Nella mia città le scale mobili c&#8217;erano   solo al COIN e alla UPIM e non capivo proprio perchè questa/o cigiellecisleuill (sempre tutto d&#8217;un fiato)  la menasse tanto con questa scala mobile?</p>
<p align="justify">Più tardi, intravedendo uno striscione, ho capito che cigiellecisleuill erano tre sigle   distinte di sindacati ed ho capito cosa fosse la scala mobile quando ormai non c&#8217;era più.  E adesso? Ora solo a nominarla si viene colpiti dagli strali dei paladini del libero mercato. Guai!</p>
<p align="justify">Ma c&#8217;è un ma. Nell&#8217;ultima finanziaria nel lodevole articolo che stabilisce un limite alle remunerazioni dei  dirigenti pubblici che può essere arrontondata con una quota variabili non superiore al 50% del fisso. Ma non solo, lo stesso articolo prevede che tale tetto sia rivalutato annualmente in relazione al tasso di inflazione programmato. Ovvero la scala mobile. E noi? anch&#8217;io voglio prendere la scala mobile per vedere cosa c&#8217;è al piano di sopra.</p>
<hr />Il testo</p>
<p align="justify"><span style="font-size:0.8em;">466. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge,  per il conferimento di nuovi incarichi, nelle società di cui al comma 465,  i compensi degli amministratori investiti di particolari cariche, ai sensi dell’articolo 2389, terzo comma, del codice civile, non possono superare l’importo di 500.000 euro annui,  a cui potrà essere aggiunta una quota variabile, non superiore al 50 per cento della retribuzione fissa, che verrà corrisposta al raggiungimento di obiettivi annuali, oggettivi e specifici. Tali importi saranno rivalutati annualmente con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, in relazione al tasso di inflazione programmato. Per comprovate ed effettive esigenze il Ministro dell’economia e delle finanze può concedere autorizzazioni in deroga. Nella regolamentazione del rapporto di amministrazione, le società non potranno inserire clausole contrattuali che, al momento della cessazione dell’incarico, prevedano per i soggetti di cui sopra benefìci economici superiori ad una annualità di indennità.</span></p>
</div>]]></content:encoded>
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