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	<title>scartare &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/scartare/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "scartare"</description>
	<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 11:57:23 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Health Insurance - Opzioni Costo scartare Risparmio]]></title>
<link>http://cristinas4health.wordpress.com/2009/10/29/health-insurance-opzioni-costo-scartare-risparmio/</link>
<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 17:30:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>cristinasiun</dc:creator>
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<description><![CDATA[Una delle spese più impegnative che le famiglie e gli individui affrontare oggi è alle stelle i cost]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p> Una delle spese più impegnative che le famiglie e gli individui affrontare oggi è alle stelle i costi di assicurazione <b>sanitaria.</b> Con i costi di assistenza <b>sanitaria</b> a crescere ad un ritmo senza precedenti, e più fallimenti personali causate da costi di assistenza <b>sanitaria</b> di ogni altro fattore, la copertura è più costoso e più importante che mai. Incertezza non solo c&#39;è una notevole per quanto riguarda il futuro di assicurazione <b>sanitaria</b> in America, non vi è una notevole confusione anche supiani di <b>salute,</b> come funzionano e come risparmiare sui premi al fine di mantenere la copertura più conveniente. </p>
<p> La maggior parte le persone ad acquisire assicurazione <b>sanitaria</b> come un beneficio attraverso il loro datore di lavoro, o il loro datore di lavoro del coniuge. Tuttavia, questi numeri sono in diminuzione i datori di lavoro più o laici off o goccia di copertura come una misura di risparmio di costi. Per coloro che acquistano la loro assicurazione individuale (il che significa che essi non fanno parte di un gruppo), lo shopping è di circa un ottimo modo per trovare il più bassopremi. Anche se il processo può essere ingombrante, lo shopping on-line ha reso un po &#39;più facile. Un trucco poco noto che i singoli assicurati è possibile utilizzare per verificare le tariffe dei premi una volta ogni tanto. Se i tassi mai diminuiscono a causa di situazioni economiche, quali la deflazione, una persona che è assicurato individualmente possono usufruire di queste tariffe inferiori. </p>
<p> Un modo sempre più popolare per risparmiare sui premi di assicurazione <b>sanitaria</b> è quello di usare un non-piano <b>sanitario</b> tradizionale. High-deducibilipiani che sono ammissibili per il risparmio <b>salute</b> conto dell&#39;uso stanno diventando sempre più popolare. Nell&#39;ambito di tali piani, di una persona deducibili e out-of-pocket massimo di solito sono notevolmente superiori rispetto a altri piani, ma i premi di offrire un risparmio notevole. Coloro che fanno uso di questi piani sono ammissibili anche a risparmiare per l&#39;aumento dei costi attraverso una tassa-account favorito conosciuto come un conto di risparmio <b>sanitario.</b> La maggior parte dei conti di risparmio <b>di salute</b> sono piuttosto semplici da usare, e sono molto meno ingombrantirispetto ai loro cugini d&#39;imposta-favorito per l&#39;utilizzo con i piani tradizionali, la spesa per flex. </p>
<p> Un altro modo per risparmiare sui premi di assicurazione <b>sanitaria</b> è quello di usare un piano di indennizzo al posto di uno dei piani tradizionali. Questi piani offrono diversi livelli di rimborso per i vari servizi, o che offrono una copertura per un certo numero di giorni o di visite. Mentre questi piani sono limitati a ciò che coprono la maggior parte svolgere una disposizione catastrofico evento, e il premio per i costi sono notevolmente inferiori. Pergiovani e più sani, i piani di offrire una copertura dei rischi principali a un tasso notevolmente ridotto del premio. </p>
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</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Lexicon]]></title>
<link>http://aracnephilo.wordpress.com/2009/04/30/lexicon/</link>
<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 13:56:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>arampl</dc:creator>
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<description><![CDATA[Alla voce scartare l&#8217;Enciclopedia Treccani riporta: 1. Svolgere, togliere un oggetto dalla car]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Alla voce <strong>scartare</strong> l&#8217;Enciclopedia Treccani riporta:</p>
<p>1. Svolgere, togliere un oggetto dalla carta in cui è incartato;</p>
<p>2. Gettare al monte o in tavola, alla propria mano, una o più carte; la scelta delle carte da scartare viene effettuata, a seconda dei giochi e dell&#8217;opportunità, in base al criterio della loro maggiore o minore utilità, del valore di punteggio che hanno se segnate in più o in meno, e anche per chiamare il compagno a un gioco o per sviare l&#8217;avversario;</p>
<p>3. Respingere, rifiutare in base ad una scelta, ad un esame; dichiarare qualcuno non idoneo fisicamente;</p>
<p>4. Eliminare, gettare via o mettere da parte, in base ad una scelta, ciò che si ritiene inservibile, inutile o superfluo;</p>
<p>5. Fare un brusco spostamento laterale;</p>
<p>6. Evitare un intervento di un avversario eludendolo;</p>
<p>Il Dizionario della Lingua Italiana Palazzi Folena scrive:</p>
<p>1. Togliere qualcosa dalla carta in cui è avvolta;</p>
<p>2. Gettare a monte le carte che si rifiutano o che sono meno utili;</p>
<p>3. Ricusare, respingere, rifiutare gli elementi meno idonei a quanto richiede la situazione;</p>
<p>4. Dividere in quattro parti, separare;</p>
<p>5. Deviare bruscamente in senso laterale dal cammino;</p>
<p>6. Superare l&#8217;avversario eludendone l&#8217;intervento; spostarsi di lato per mettere in difficoltà l&#8217;avversario;</p>
<p>Il Dizionario etimologico Garzanti recita:</p>
<p>1. In alcuni giochi di carte, eliminare una carta che si ha in mano;</p>
<p>2. Escludere, non prendere in considerazione;</p>
<p>3. Separare;</p>
<p>4. Fare un brusco e ed improvviso spostamento laterale</p>
<p>Perché prendere in considerazione questo termine? Quali sono gli elementi che emergono da queste analisi terminologico-lessicali? A questa prima problematica rispondo momentaneamente con un&#8217;altra domanda legata alle ultime riflessioni fatte: l&#8217;io può essere considerato, o meglio ri-pensato come scartante-scartato o viceversa? Per rendersi conto se questo modo di porre il problema ha un senso, può portare una nuova costellazione di signific<em>azioni</em>, credo sia opportuno cercare di dare una risposta alla seconda domanda. Innanzitutto il verbo scartare risulta essere un verbo che, a seconda del significato, si dà come transitivo o intransitivo. Quindi transitività ed intransitività appartengono a questo verbo. Vi è poi un rimando a <em>qualcosa</em> che viene rifiutato, abbandonato, rimosso. Non solo, ma questo rifiuto produce un esubero, appunto un prodotto di scarto. Non è tutto, infatti accanto a questi signbificati troviamo anche quello di spostamento, di deviazione improvvisa. Ultima annotazione, ma per questo non meno importante per me, lo scartare nel significato di rifiutare, rigettare ha a che fare con la dimensione del gioco. A questo punto si pone nuovamente la domanda: cosa ha a che fare tutto ciò con l&#8217;io? Se l&#8217;io è un atto che ha a che fare con una struttura differenziante-differenziantesi non potremmo davvero ri-pensalo a partire da questa idea di io come scartante-scartato?</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cellulari, sviluppo, austerità e progresso (e quel che ne pensa Obama)]]></title>
<link>http://monolocalgarage.wordpress.com/2009/02/07/cellulari-sviluppo-austerita-e-progresso-e-quel-che-ne-pensa-obama/</link>
<pubDate>Sat, 07 Feb 2009 17:25:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>DRC</dc:creator>
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<description><![CDATA[Io ho due cellulari: uno ce l&#8217;ho da cinque anni e lo considero il mio cellulare; l&#8217;altro]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Io ho due cellulari: uno ce l&#8217;ho da cinque anni e lo considero il <em>mio</em> cellulare; l&#8217;altro ce l&#8217;ho da un anno, ed è un regalo di laurea.</p>
<p>Il primo può telefonare, mandare sms, farmi da orologio e da sveglia, permettermi di comporre una suoneria (<em>Light my fire</em>: ci ho perso la testa, ma è venuta bene) e ha poche altre funzioni che ho usato più raramente, ma ho usato: giochini, cronometro, calcolatrice e via dicendo. Ha solo il problema che alcuni tasti ormai non funzionano più, ma è una cosa su cui posso sorvolare, dal momento che lo uso per chiamare solo una persona con una tariffa conveniente, e dal momento che tendo a chiudere un occhio sui difetti se c&#8217;è in ballo un qualche tipo di ragione superiore. In questo caso, il fatto è che mi piacciono la sua forma, i suoi colori, la sua consistenza: è più grande degli standard attualmente in commercio, ma è compatto, bello e robusto; ci sono affezionato.</p>
<p>L&#8217;altro, quello nuovo (lo so: molti pensano che un cellulare, dopo un anno, non sia nuovo; ma io sì), oltre alle funzioni base, ha una vasta gamma di gadget, tra cui – vado a memoria – fotocamera, videocamera, lettore mp3, agenda, radio, registratore, note, cronometro, calcolatrice; e sicuramente c&#8217;è qualcosa che non ho ancora scoperto. Ha una bella forma e dei bei colori anche questo, ma sembra molto più fragile dell&#8217;altro. È inoltre altamente <em>personalizzabile</em>: posso scegliere tra diversi temi, impostare uno sfondo, scegliere di usare l&#8217;mp3 di <em>Light my fire</em> come suoneria e quello di <em>Helter Skelter</em> come sveglia, scrivere una frase sullo schermo, decidere quali funzioni includere nel menù rapido. Insomma, posso fare del cellulare <em>x</em> il <em>mio</em> cellulare. Non è assolutamente paragonabile al primo, ma –sarà che lo uso molto di più – mi ci sto pian piano affezionando.</p>
<p>Qual è la differenza, è una bella questione. Il primo è il <em>mio</em> cellulare perché fa quello che gli dico, e <em>solo</em> quello: sembra fatto su misura per me. Nel secondo, invece, tutte quelle cose che non uso e che forse ancora non conosco, insinuano in me il dubbio che il mio cellulare potrebbe essere anche il cellulare di qualcun altro (qualcuno che ascolta la radio, per dire), e quindi ho l&#8217;impressione che non sia <em>mio</em>, ma che in qualche modo si tratti di un&#8217;entità a sé stante che solo per una casuale contingenza è finito nelle mie mani e mi mette a disposizione solo alcune delle funzioni di cui è capace – quelle che servono a me.</p>
<p>È una differenza sottile all&#8217;interno di un discorso apparentemente campato in aria. Apparentemente: è una lunga serie di riflessioni innescata durante la lettura di <a href="http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/economia/crisi-13/cellulari-strategia/cellulari-strategia.html?ref=hpspr1">un articolo</a>, ieri, a lezione, che parlava del futuro prossimo dei cellulari.</p>
<p>L&#8217;articolo diceva che nell&#8217;ultimo trimestre del 2008 si è verificato un brusco calo delle vendite che, si prevede, spingerà molti produttori ad abbassare i prezzi, e non facendo qualche semplice sconto o promozione, bensì risparmiando a monte, ridimensionando la vasta gamma di gadget che è possibile trovare in un cellulare e che pressoché nessuno usa (alzi la mano chi guarda la tv nel telefonino). Sono, infatti, buone le vendite dei telefoni <em>minimal</em> e buone quelle degli ipertecnologici smartphone (nei quali la convergenza dei media è tale che parlare di telefono significa non sapere bene di quel che si parla): il calo di vendite ha riguardato i prodotti nella fascia intermedia, compresa tra i due estremi – quella del mio cellulare nuovo, per intenderci. Tutto questo, chiaramente, è una conseguenza della Crisi.</p>
<p>Da qui, le questioni: si avrà il cellulare per ricchi e il cellulare per poveri?, questo intervento servirà a risollevare il mercato?, che ne pensa Obama?</p>
<p>Rispondendo a sangue caldo, avrei detto di sì: si avrà un cellulare per ricchi ed uno per poveri; ma, riflettendoci un momento, vengono fuori molte altre considerazioni.</p>
<p>In realtà, non si avrà un cellulare per ricchi e uno per poveri, ma un cellulare ricco e uno povero: chiaramente uno costerà tantissimo e uno pochissimo, quindi uno potrà permetterselo chi dispone di molti soldi e l&#8217;altro sarà alla portata di tutti – (tutti?).</p>
<p>Il vero grosso problema del cellulare è che non è mai stato solo uno strumento, ma anche uno status symbol: è perciò probabile che chi vorrà apparire vorrà averne uno con tutte quelle funzioni che nessuno usa, verrebbe da dire. Invece, secondo me, le cose stanno così: ci si è stancati dello status symbol, e ora si cerca semplicemente uno strumento utile, agile e senza tanti fronzoli: il presidente degli Stati Uniti d&#8217;America usa l&#8217;ormai celebre Blackbarry e i comuni mortali no; e non perché Obama è Obama e gli altri sono &#8220;comuni mortali&#8221;, ma semplicemente perché la Crisi ha costretto tutti a un po&#8217; di austerità grazie alla quale i comuni mortali finalmente hanno capito di vivere bene anche senza un sacco di cose, tra cui la tv nel telefonino. Chi, invece, ha davvero bisogno di tutto il resto (Obama), continuerà ad averlo; e in forme sempre migliori. Il tempo del cellulare come status symbol è finito.</p>
<p>L&#8217;altra cosa che l&#8217;articolo mi ha richiamato è il discorso su <a href="http://www.cinetecadibologna.it/sitopasolini/saggistica_sviluppo-progresso.htm">sviluppo e progresso</a> di Pasolini –</p>
<blockquote><p>La tecnologia (l&#8217;applicazione della scienza) ha creato la possibilità di una industrializzazione praticamente illimitata, e i cui caratteri sono ormai in concreto transnazionali. I consumatori di beni superflui, sono da parte loro, irrazionalmente e inconsapevolmente d&#8217;accordo nel volere lo «sviluppo» (questo «sviluppo»). Per essi significa promozione sociale e liberazione, con conseguente abiura dei valori culturali che avevano loro fornito i modelli di «poveri», di «lavoratori», di «risparmiatori», di «soldati», di «credenti». La «massa» è dunque per lo «sviluppo»: ma vive questa sua ideologia soltanto esistenzialmente, ed esistenzialmente è portatrice dei nuovi valori del consumo.</p></blockquote>
<p>– e al fatto che forse, finalmente, è giunta l&#8217;ora del progresso. Una decisione di questo tipo (risparmiare sui gadget) da parte delle aziende produttrici di cellulari è innanzitutto un tentativo di risposta a una domanda <em>diversa</em> del cliente, sintomo del fatto che qualcosa in lui è cambiato; ed è una domanda che punta al progresso e non allo sviluppo: non più un pacco di roba superflua, ma solo l&#8217;essenziale. È il momento in cui bisogna selezionare, nella varietà di cose che lo sviluppo ha prodotto, quelle utili, da conservare, e quelle superflue, da scartare.</p>
<p>Se la nuova ottica di chi acquista un cellulare <em>minimal </em>è questa, però, ci si potrebbe spingere oltre: perché comprare un telefono se quello vecchio tutto sommato funziona ancora? Di certo non perché si è rotta la fotocamera. Si comprerà un nuovo cellulare quando non se ne potrà fare a meno, e non seguendo mode o rincorrendo i quotidiani sviluppi della tecnologia. Quindi, così come saranno ridimensionati i gadget, si potrà ridimensionare anche il mercato. In fondo, se l&#8217;andamento è quello di eliminare le spese superflue, non è così lontano dalla logica fare un&#8217;ipotesi del genere. Il mercato, così com&#8217;è oggi, è un malato terminale: non può risollevarsi – o meglio, può anche farlo, ma sarà solo un rantolo momentaneo –, ma può e deve cambiare: deve <em>progredire</em>.</p>
<p>A questo punto mi è volata la mente a un articolo che lessi un paio di anni fa su <em>Internazionale</em>: un articolo di Ed Douglas intitolato <em>Design Emotivo</em>, apparso originariamente sul <em>New Scientist</em>. (Me lo ricordo bene).</p>
<p>Era un articolo che per certi versi diceva cose che non condividevo molto, però, tra qualche spunto per sfruttare in termini di gretta convenienza economica i sentimenti che gli uomini provano per le cose e qualche cifra impressionante –</p>
<blockquote><p>Stiamo fabbricando più roba di quella che il pianeta è in grado di sopportare e usiamo enormi quantità di energia per spostare sempre più merce e sempre più rapidamente. […] In un giorno il volume degli scambi è pari a tutto quello del 1949. Nel 1983 è stato fatto lo stesso numero di telefonate che oggi si fanno in un giorno. L’era dell’informazione avrebbe dovuto alleggerire le nostre economie e ridurre il nostro impatto sull’ambiente, ma in realtà sta accadendo il contrario. Secondo [l’espero di design] Thackara, abbiamo aggiunto la tecnologia dell’informazione a quella dell’era industriale e abbiamo accelerato il metabolismo del mondo sviluppato. […] Il professor Ezio Manzini, che insegna Design Industriale al Politecnico di Milano, sostiene che passare a una società postconsumistica è come “cambiare il motore ad un aereo in volo”. Tuttavia Manzini è convinto che sia possibile. E non è il solo: nel libro <em>Capitalismo naturale</em>, Hawken e gli altri scrivono che “nei paesi sviluppati è possibile ridurre il consumo di materiali e di energia del 90% senza diminuire la qualità dei servizi”.</p></blockquote>
<p>–, c&#8217;era una considerazione molto giusta, che mi colpì: l&#8217;idea che le aziende, invece di produrre oggetti pensati per piacere subito e durare poco, avrebbero dovuto investire in prodotti con un bel design, di alta qualità, ma fatti per durare, e concentrare la maggior parte delle risorse nella manutenzione. Oggi (come due anni fa) cambiare un cellulare costa meno che aggiustarlo: questo è uno spreco che si può evitare, e probabilmente qualcuno deve averlo capito, finalmente. Bisogna sperare che il cliente si affezioni al prodotto e desideri aggiustarlo quando si rompe, e non che il consumatore lo getti e compri cose nuove. Nel caso degli oggetti tecnologici, poi, si potrebbero prendere in considerazione anche soluzioni come gli aggiornamenti, che eviterebbero, a chi vuole un cellulare moderno, il problema di coscienza di doversi disfare di un cellulare vecchio che ancora funziona bene.</p>
<p><em>Less is more</em>, sosteneva Thelonious Monk (e, mi dice Google, anche l&#8217;architetto Ludwig Mies van der Rohe): bisogna selezionare e risparmiare materiali ed energia, come nel cool jazz. È una cosa che va fatta perché è una cosa ragionevole: non per colpa dell&#8217;<em>austerity</em>, ma in nome del progresso.</p>
<p>La cosa più interessante di tutto ciò – e il motivo per cui in piena Crisi sono ottimista e scopro persino una per me inedita fiducia nel mercato – è che il cliente è anche e soprattutto un membro della società. Qualcosa sta succedendo al mercato: qualcosa sta cambiando nella società.</p>
<p>Ora, riuscire a capire di aver pensato tutto questo e trovare il modo di dirlo a parole in pochi secondi non è cosa facile, e, quando stavo per alzare la manina e dire la mia, mi sono accorto che la <a href="http://giovannacosenza.wordpress.com/chi-sono/">professoressa</a> era passata all&#8217;analisi di genere dello <a href="http://www.youtube.com/watch?v=3W9LqO5tl9E">spot pubblicitario di un caffè</a>. Pazienza: sarà per un&#8217;altra volta.</p>
<p>Ah, già: che ne pensa Obama? Be&#8217;, Obama è d&#8217;accordo con me, quindi è chiaro che ho ragione.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Crisi economica o crisi d'idee? Aboliti i regali in famiglia...]]></title>
<link>http://lary1984.wordpress.com/2008/12/26/crisi-economica-o-crisi-didee-aboliti-i-regali-in-famiglia/</link>
<pubDate>Fri, 26 Dec 2008 12:40:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>lary1984</dc:creator>
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<description><![CDATA[Quest&#8217;anno la mia famiglia, zii e nonni materni, con cui festeggiavo ogni anno il Natale (in r]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Quest&#8217;anno <strong>la mia famiglia</strong>, zii e nonni materni, con cui festeggiavo ogni anno il Natale (in realtà il Santo Stefano perchè ci trovavamo sempre per la cena del 26 Dicembre a mangiare e scartare regali), <strong>ha preso una decisione importante: niente regali e niente ritrovo natalizio</strong>, si sposta la cena al 1 Gennaio senza spese accessorie.<br />
Quando l&#8217;anno scorso si era parlato di questa decisione, inizialmente mi era parsa un&#8217;ottima idea, meno spese inutili e soprattutto meno corse dell&#8217;ultimo minuto per cercare regali sempre diversi&#8230; eppure ora che è arrivato il giorno che da anni era adibito a questo genere di ritrovo familiare, beh mi accorgo che la decisione è stata molto forte per tutti. Oltre ad aver eliminato la questione regali (con vantaggi economici ma anche mentali visto che non dobbiamo più scervellarci per essere fantasiosi), si è eliminata anche una cena tanto attesa da tutti&#8230; spostata a un giorno simbolicamente meno importante.<br />
Vedendo la cena di ieri sera a casa del mio ragazzo, con tutta la famiglia materna riunita a scartare i regali e mangiare prelibatezze, un po&#8217; mi è mancata questa atmosfera e mi manca soprattutto oggi&#8230; ho riflettuto su questo discorso dei <strong>regali</strong>, su quali costi e benefici apportano nella famiglia&#8230;.</p>
<p><strong>Vantaggi</strong></p>
<ul>
<li> Il regalo avvicina la famiglia e crea una forte atmosfera simbolica</li>
<li> Il regalo è un momento di gioia, anche solo per l&#8217;atto stesso di scartarlo</li>
<li> Il regalo può essere utile e gradito, permette di risparmiare una spesa magari programmata</li>
</ul>
<p><strong>Svantaggi</strong></p>
<ul>
<li>Il regalo ha un costo economico rilevante (se di un certo rilievo)</li>
<li> Il regalo richiede fantasia (ogni anno qualcosa di diverso che si adatti ai gusti di una persona) e tempo per la ricerca e l&#8217;acquisto</li>
<li> Il regalo può essere talvolta inutile, poco azzeccato o di pessimo gusto</li>
</ul>
<p>Credo che il regalo, prima di tutto, dovrebbe essere <strong>utile</strong>, in tal modo non verrà accantonato in un angolo di casa e verrà realmente gradito dalla persona che lo riceve, o perchè voleva comprarlo a breve o perchè pensava di farlo prima o poi (così si elimina lo svantaggio n. 3).  Il regalo dovrebbe essere non eccessivamente costoso, non certo una carabattola da 1 euro ma nemmeno per forza un aggeggio firmato e lussuoso. <strong>Una spesa sui 30- 80 euro</strong> (30 per i regali ai parenti più lontani, 70/80 euro per i regali ai pochi parenti più vicini) è sufficiente. Io credo che i regali, per essere veramente sentiti, dovrebbero essere limitati a poche persone alle quali veramente ha senso e teniamo a fare un regalo (4 o 5 massimo), per gli altri è sufficiente un pensiero (cioccolatini, piantina, qualche cibaria&#8230;), in questo modo facendo una media la spesa arriva sui 300 euro e, considerato che c&#8217;è gente che li spende per un unico regalo, massimo due, direi che è una spesa assolutamente gestibile. La gioia nello scartare e nel veder scartare i regali credo che compensi ampiamente il tempo perso e la fantasia richiesta nel farli&#8230;<br />
Detto ciò, <em>credo che la &#8220;cerimonia&#8221; del regalo non dovrebbe perdersi, va fatta con la testa certo, ma non si può rinunciare a una così bella tradizione</em>&#8230;.</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" title="Un regalo rock" src="http://www.dustmania.com/img/babborock.jpg" alt="Un regalo rock" width="304" height="283" /></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Uovo di merda!]]></title>
<link>http://biarritz23.wordpress.com/2008/03/24/uovo-di-merda/</link>
<pubDate>Mon, 24 Mar 2008 13:47:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>23</dc:creator>
<guid>http://biarritz23.wordpress.com/2008/03/24/uovo-di-merda/</guid>
<description><![CDATA[La Pasqua da quando ero bambino l&#8217;ho sempre vissuta per quello che molti definirebbero il suo ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>La Pasqua da quando ero bambino l&#8217;ho sempre vissuta per quello che molti definirebbero il suo più becero lato commerciale, ovvero per aprire l&#8217;uovo! Questa festività fa nascere in me una curiosità da &#8220;portinaia&#8221; nel voler vedere cosa contengono <img src="http://img145.imageshack.us/img145/7789/easteregg284x271rk2.jpg" align="left" border="2" height="143" vspace="2" width="150" />queste innaturali uova di cioccolato. Ho un età nella quale non dovrei sentire l&#8217;esigenza di riceverlo, bensì di regalarlo ai primi nipotini che si sono affacciati nel nucleo famigliare, ma dentro di me un bambino c&#8217;è e ci sarà sempre e perciò non è Pasqua se non ne ricevo uno da scartare. Ogni anno è più difficile aprirlo perchè ripongo in lui 33 anni di amare delusioni&#8230;ci ho sempre trovato delle cazzate immonde, perciò anche quest&#8217;anno, aiutato in questa mia malattia da mia madre, lo spacco con un colpo di karate, ed ecco che appare nel suo fulgido splendore&#8230;un&#8217;altra cazzata senza senso. Uovo di merda!!!!! Molti di voi mi faranno notare che si può far mettere ciò che si vuole, se ce le si fa fare in pasticceria. Vero, ma non è la stessa cosa! Diventa un regalo qualunque, anche se bello, confezionato nel cioccolato, perde di gusto! Voglio continuare a provarci, mi nasce solo un dubbio: non è che per risolvere il problema dei rifiuti a cielo aperto a Napoli hanno deciso di utilizzare le mie uova di Pasqua per smaltirli?  <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>

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