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	<title>schmitt &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/schmitt/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "schmitt"</description>
	<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 08:19:28 +0000</pubDate>

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<item>
<title><![CDATA[Atheism, Sport, and Schmitt]]></title>
<link>http://politicsofsport.wordpress.com/2009/11/11/30/</link>
<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 15:19:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>jenniferjanehardes</dc:creator>
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<description><![CDATA[One of my favorite scholars in the socio-cultural field of sport, Richard Pringle of Waikato Univers]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>One of my favorite scholars in the socio-cultural field of sport, Richard Pringle of Waikato University NZ, presented on atheism in sport at this year&#8217;s NASSS conference in Ottawa. The topic of atheism in sport hasn&#8217;t really arisen and I think it&#8217;s a really worth-while area of research. It brought to mind two theorists and two research directions; the first being a Nietzschean account of the &#8220;death of God&#8221;, the increased violence in society, and the rise of the mixed (read &#8220;brutal&#8221;) martial arts. The other being a Schmittean analysis underpinned by his work on political theology and secularism. It&#8217;s the latter I want to just briefly summarize here so I can start working these thoughts through, so below is a synopsis of Schmitt&#8217;s argument, specifically focusing on chapter 3 of his book. (See Schmitt, C. (1922). <em>Political Theology</em>).</p>
<p>Carl Schmitt, recognized primarily for his right-wing fascist leanings and his avowal that “sovereign is he who decides on the exception”, in this text argues that secularized theological concepts form the basis of modern politics. Chapter three posits his notion of “the exception”, drawing a parallel between the transcendental authority of God and the authority of the head of the state in the 17th and 18th Century (i.e. the King—divine rights). Hence, as he suggests, both God and the King are part of the same logic of sovereignty in that they are both inclusive-exclusions, such that both figures are defined by the rules/laws they create yet are set outside of them, able to declare an exception at any point in time (If anyone&#8217;s interested in this further, Giorgio Agamben clearly takes it up, most notably in <em>Homo Sacer</em>). Later in the text Schmitt argues that in the 19th Century there was a tendency to question the notion of transcendence (i.e. it was increasingly challenged by atheists), and therefore a belief in immanence emerged which defied the notion of a sole sovereign/absolute monarchy. This led to increased belief in the “power of the people” and, consequently, parliamentary democracy and liberalism. Schmitt regarded this liberalism as problematic due to the populace’s competing opinions and beliefs, and the inability of a liberal democracy to so in accordance with Hobbes, he argues that we ought to opt for a sole sovereign/ dictatorship since society needs an authority to take control and prevent disorder.</p>
<p>I wonder how these conceptions of transcendence and immanence underscore our thoughts of sporting practices&#8230;TBC&#8230;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[il posto delle parole - edizione speciale - giovedì 12 novembre 09]]></title>
<link>http://ilpostodelleparole.wordpress.com/2009/11/11/il-posto-delle-parole-edizione-speciale-giovedi-12-novembre-09/</link>
<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 08:54:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>ilpostodelleparole</dc:creator>
<guid>http://ilpostodelleparole.wordpress.com/2009/11/11/il-posto-delle-parole-edizione-speciale-giovedi-12-novembre-09/</guid>
<description><![CDATA[IL POSTO DELLE PAROLE Edizione Speciale La trasmissione di libri e letture “Il posto delle parole” d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>IL POSTO DELLE PAROLE</strong></p>
<p><strong>Edizione Speciale</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>La trasmissione di libri e letture “Il posto delle parole” di Trsradio 104.800 fm, a cura di Livio Partiti, presenta una edizione speciale giovedì  12 novembre alle ore 17.30. </strong></p>
<p><strong>Ospiti della trasmissione Eric Emmanuel Schmitt e Tracy Chevalier</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Eric Emmanuel Schmitt</strong></p>
<p><strong>Il lottatore di sumo che non diventava grosso.</strong></p>
<p><strong>e/o</strong></p>
<p>Selvaggio, arrabbiato, Jun vaga con i suoi quindici anni per le strade di Tokyo, lontano da una famiglia della quale si rifiuta di parlare. Il suo incontro con un maestro di sumo che vede in lui un &#8220;grosso&#8221;, nonostante il suo fisico emaciato, lo coinvolge nella pratica della più misteriosa delle arti marziali. Con lui Jun scopre il mondo sconosciuto della forza, dell&#8217;intelligenza e dell&#8217;accettazione di sé. Ma come raggiungere lo zen quando non si è altro che dolore e violenza? Come diventare lottatore di sumo se non si riesce a diventare grossi? Nell&#8217;affollata metropoli giapponese l&#8217;anziano Shomintsu guiderà il ragazzo lungo un percorso iniziatico che mescolando infanzia e spiritualità accompagna anche il lettore alla sorgente del buddhismo.</p>
<p>&#160;</p>
<p>&#160;</p>
<p><strong>Tracy Chevalier</strong></p>
<p><strong>Strane creature</strong></p>
<p><strong>Neri Pozza</strong></p>
<p>È il 1811 a Lyme, un piccolo villaggio del Sussex, sulla costa meridionale inglese. Le stagioni si susseguono senza scosse in paese e il decoro britannico si sposa perfettamente con la tranquilla vita di una provincia all&#8217;inizio del diciannovesimo secolo.<br />
Un giorno, però, sbarcano nel villaggio le sorelle Philpot e la quiete è subito un pallido ricordo. Vengono da Londra, sono eleganti, vestite alla moda, sono bizzarre creature per gli abitanti di quella costa spazzata dal vento.<br />
Margaret, diciotto anni, riccioli neri e braccia ben tornite, sorprende costantemente tutti coi suoi turbanti verdolini sconosciuti alle ragazze di Lyme, che se ne vanno in giro ancora con grevi vestiti stile impero.<br />
Louise, meravigliosi occhi grigi e grandi mani, coltiva una passione per la botanica che è incomprensibile in quel piccolo mondo dove alle donne è dato solo di maritarsi e accudire i figli. Ma è soprattutto Elizabeth, la più grande delle Philpot, a costituire un&#8217;eccentrica figura in quel paesino sperduto sulla costa. Ha venticinque anni. Dovrebbe comportarsi come una sfortunata zitella per l&#8217;età che ha e l&#8217;aspetto severo che si ritrova, ma se ne va in giro come una persona orgogliosamente libera e istruita che non si cura affatto di civettare con gli uomini.<br />
In paese ha stretto amicizia con Mary Anning, la figlia dell&#8217;ebanista. Quand&#8217;era poco più che una poppante, Mary è stata colpita da un fulmine. La donna che la teneva fra le braccia e le due ragazze accanto a lei morirono, ma lei la scampò. Prima dell&#8217;incidente era una bimba quieta e malaticcia. Ora è una ragazzina vivace e sveglia che passa il suo tempo sulla spiaggia di Lyme, dove dice di aver scoperto strane creature dalle ossa gigantesche, coccodrilli enormi vissuti migliaia di anni fa. Il reverendo Jones, un uomo con il volto squadrato, i capelli a spazzola e le labbra sottili che non stanno mai ferme, dice che le cose non possono stare in questo modo, perché sarebbe contrario alla Bibbia. Dio non può aver creato delle bestie così grandi per poi sbarazzarsene.<br />
Elizabeth Philpot però non solo presta fede alla ragazzina, ma la protegge anche dai cacciatori di fossili e dagli avventurieri che accorrono a frotte a Lyme. Tra questi anche l&#8217;affascinante colonnello Birch, un militare dritto e sicuro di  sé dai bei capelli folti e neri, che infrange il cuore di Mary e suscita una morbosa, irresistibile attrazione nella maggiore delle Philpot.<br />
Basata sulla storia vera di Mary Anning, la ragazzina che a Lyme Bay portò alla luce il cranio del primo ittiosauro e rese così possibile quella svolta negli studi sull&#8217;evoluzione che trovò il suo coronamento nel 1859, con la pubblicazione dell&#8217;<em>Origine delle specie</em> di Darwin, <em>Strane creature</em> è una delle opere più riuscite di Tracy Chevalier: un&#8217;avvincente storia di donne che lottano contro le ottuse convenzioni di un&#8217;epoca per aprire la strada al progresso e alla conoscenza.</p>
<p>&#160;</p>
<p><strong>Il posto delle parole</strong></p>
<p><strong>La civiltà della conversazione</strong></p>
<p><strong>trsradio.it</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Política y prejuicio]]></title>
<link>http://miguelgarcialopez.wordpress.com/2009/10/29/politica-y-prejuicio/</link>
<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 23:33:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>miguelgarcialopez</dc:creator>
<guid>http://miguelgarcialopez.wordpress.com/2009/10/29/politica-y-prejuicio/</guid>
<description><![CDATA[Sí, por qué no empezar hablando de política, tratándose de aquello que por desgracia invade práctica]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><!-- 		@page { size: 8.5in 11in; margin: 0.79in } 		P { margin-bottom: 0.08in } --></p>
<p style="margin-bottom:0;">Sí, por qué no empezar hablando de política, tratándose de aquello que por desgracia invade prácticamente todos los ámbitos de nuestra vida, aquello sobre lo que casi todo el mundo opina y cree conocer.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Pero, ¿qué es la política? ¿cómo funciona? ¿par qué sirve (si es que sirve para algo)?</p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;">«En nuestro tiempo, si se quiere hablar de política, debe empezarse por los prejuicios que todos nosotros, si no somos políticos de profesión, albergamos sobre ella», dice Hannah Arendt en </span><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><em>¿Qué es la política? </em></span><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-style:normal;">(libro</span></span><span style="font-family:Times New Roman,serif;"> que merece por sí mismo un artículo propio). </span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;">Casualmente ayer encontré publicado en el diario ADN un artículo titulado </span><a href="http://www.adn.es/politica/20091028/NWS-0233-politicos-pasa-les.html"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><em>¿Qué les pasa a los políticos?</em></span></a><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-style:normal;">, lleno de dichos prejuicios.</span> Señala el artículo en cuestión cuatro problemas del «desapego» de la ciudadanía hacía la política, que parecen a simple vista cuatro grandes prejuicios: la corrupción, la falta de liderazgo, la desconexión con la sociedad y el intervencionismo.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;">La corrupción, omienza diciendo el artículo, «es un problema global de la política, sostienen los expertos.» Pero, ¿qué expertos? Resulta difícil de creer hasta que punto el periodismo actual se deja llevar por prejuicios en lugar de intentar guiarse por un espíritu crítico. En cuanto al famoso prejuicio de que el poder corrompe ya lo definió Lord Acton en 1887 cuando escribió en una carta a Mandell Creighton que «power tends to corrupt and absolute power corrupts absolutely».</span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;">Recoge el artículo varias opiniones en las que merece la pena detenerse.<span style="font-style:normal;"> </span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-style:normal;">Por una parte la de Manuel Milián Mestre, ex diputado, para quién la situación de la política actual es un «ejercicio de inmoralidad notable. Los políticos [secuestran] el poder soberano del pueblo, (…) secuestran al ciudadano y hacen lo que les da la gana», o lo que les dictan las encuestas de opinión» [sobre esta </span></span><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><em>sondeo</em></span><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-style:normal;">cracia</span></span><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><em> </em></span><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-style:normal;">hay textos muy interesantes de G. Sartori]. </span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-style:normal;">Por otra, la de Fernando Vallespín, ex presidente del CIS: «La ciudadanía percibe que el político está más interesado por los </span></span><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><em>despojos</em></span><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><span style="font-style:normal;"> que genera ser político (tener un coche oficial, etc.) que en los intereses generales».</span> Para acabar, la de una estudiante de Ciencias Políticas, que sentencia con otro gran prejuicio: «El debate político está desvinculado de los temas que preocupan a la mayoría de la población». </span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;">Es decir el fútbol, Gran Hermano, Belén Esteban&#8230; Ójala. La política trata hoy esos temas sin ningún sonrojo. Como ya avistaba Carl Schmitt, «en esta modalidad de estado, todo es potencialmente político». Buenos ejemplos son las disputas por el control de las cajas de ahorros o el Consejo General del Poder Judicial. </span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;">Las categorías clásicas de la política han perdido sentido. Las relaciones entre estados no se dan ya en términos de amistad u hostilidad (categorías validas, eso sí, para describir la disputa entre partidos), y las relaciones que se dan en el interior de éstos son regidas por lo económico, lo moral o lo estético.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;">
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[e se eu não fosse...]]></title>
<link>http://schmittblog.wordpress.com/2009/10/16/e-se-eu-nao-fosse/</link>
<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 15:00:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>guischmitt</dc:creator>
<guid>http://schmittblog.wordpress.com/2009/10/16/e-se-eu-nao-fosse/</guid>
<description><![CDATA[Escolher o caminho a seguir na vida profissional é uma das decisões mais difíceis de todas. Uma esco]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Escolher o caminho a seguir na vida profissional é uma das decisões mais difíceis de todas. Uma esco]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Photographing Falling Milk Drops]]></title>
<link>http://photonemesis.wordpress.com/2009/10/15/photographing-falling-milk-drops/</link>
<pubDate>Thu, 15 Oct 2009 05:39:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>photonemesis</dc:creator>
<guid>http://photonemesis.wordpress.com/2009/10/15/photographing-falling-milk-drops/</guid>
<description><![CDATA[Using a Infrared Light Beam Trigger (Schmitt Trigger) With a Delay Circuit The above images were tak]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><span style="color:#a80e1b;">Using a Infrared Light Beam Trigger (Schmitt Trigger) With a Delay Circuit</span></strong></p>
<p><strong><span style="color:#a80e1b;"><img class="size-full wp-image-132 alignnone" title="Ripples in Marble" src="http://photonemesis.wordpress.com/files/2009/10/mg_1721.jpg" alt="Ripples in Marble" width="218" height="328" /><img class="size-full wp-image-131 alignright" title="Swirled Milk Crater" src="http://photonemesis.wordpress.com/files/2009/10/mg_1701.jpg" alt="Swirled Milk Crater" width="218" height="328" /><br />
</span></strong></p>
<p><strong><span style="color:#a80e1b;"> </span></strong></p>
<p>The above images were taken for a school project.  A droplet of milk was dropped from about two feet into a glass of milk, colored with food coloring to add some interest.  A Schmitt Trigger and a time delay circuit was utilized to capture the resulting splash at different stages.</p>
<p><strong>DIY &#8211; Building of a Infrared Light Beam Trigger</strong></p>
<p>In order to photograph any unobservable high speed event, some type of device must be utilized to determine the precise moment that the event occurs.  This device must then trigger the photograph to be taken (in this case triggering the flash).   For the purpose of this project, the easiest way to accomplish this was through the use of an infrared light beam trigger.  This trigger used an infrared light beam that when broken (i.e. a drop of milk passed though the beam), triggered a flash unit to go off.   Here is  a schematic of the  circuit that was built.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-135" title="pgschmitt" src="http://photonemesis.wordpress.com/files/2009/10/pgschmitt.gif" alt="pgschmitt" width="450" height="254" /></p>
<p>However,  a time-delay between the activation of the trigger and the resulting flash was needed to insure the droplet was in the predetermined area to be photographed.  Consequently, a variable delay circuit was added allowing fine tuned control over the precise moment to be captured.  Here is the schematic for that circuit.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-136" title="DELAY" src="http://photonemesis.wordpress.com/files/2009/10/delay.gif" alt="DELAY" width="370" height="461" /></p>
<p>The resulting circuit was then placed in a PVC case with an arm attachment.  The arm attachment featured a  component (PVC fittings) that allowed a syringe (used to form the droplet) to be aligned in the correct position relative to the infrared light beam trigger mechanism. Furthermore, the trigger device  included controls for trigger sensitivity, and delay time.  A 3.5mm jack was installed to accommodate connecting a wireless flash trigger.  This allowed easier placement of the flash unit and provided a way to trigger multiple flashes if necessary.  Also,  the original design used a separate phototransistor and infrared LED.  This setup, while allowing larger objects to pass through the light beam, proved not to have enough sensitivity and could not be triggered by a liquid droplet.  Therefore, a electronic interrupter was used instead and provided the necessary sensitivity.   The following pictures show the finished product.    This circuit is available as a kit from <a href="http://www.hiviz.com" target="_blank">http://www.hiviz.com</a> with step by step wiring instructions that are easily followed and require no soldering (the separate interrupter is also available and comes with instructions).</p>
<p><img class="size-full wp-image-137 alignleft" title="_MG_3353" src="http://photonemesis.wordpress.com/files/2009/10/mg_3353.jpg" alt="_MG_3353" width="277" height="218" /></p>
<p><img class="size-full wp-image-138 alignright" title="_MG_3345" src="http://photonemesis.wordpress.com/files/2009/10/mg_3345.jpg" alt="_MG_3345" width="207" height="313" /></p>
<p style="text-align:center;"><img class="size-full wp-image-139 aligncenter" title="_MG_3361" src="http://photonemesis.wordpress.com/files/2009/10/mg_3361.jpg" alt="_MG_3361" width="204" height="307" /></p>
<p><strong>Other Equipment</strong></p>
<p>Some specialized equipment was used to capture the necessary images.  This equipment included a Canon 5D full frame digital camera, a Sigma 500 DG Super Speedlight, a focusing stage (micro rail), a sturdy tripod and an electronic release cable.  Furthermore, the Canon MPE-65 1x-5x macro zoom lens was used to get extreme close up images of the event (any macro lens would work).</p>
<p><strong>Taking the Picture</strong></p>
<p>First, before trying to photograph anything, the sensitivity of the trigger had to  be adjusted.  This was accomplished by turning a variable resistor (pot) until the flash would trigger when a drop passed through the infrared beam.  Then the delay was adjusted &#8211; another variable resistor &#8211; until, as the droplet reached the desired stage, the flash went off.  This took a bit of trial and error to get right, with some experimentation needed to decide exactly where to place the flash.  The exact adjustment of the delay depended on what stage of the resulting splash was to be photographed.  To take the actual picture, the camera was placed in bulb mode with the release cable connected.  The shutter was held open and the droplet dropped.  Once the flash went off, the shutter was released.  Total darkness was unnecessary as normal ambient room lighting had no observable effect on the photograph and helped with focusing and operating the syringe used to create a droplet.  The flash was set to manual mode and had to be set at 1/8th power or less to freeze the motion without  motion blur.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Is Owen Schmitt Insane?]]></title>
<link>http://1ac1sports.wordpress.com/2009/10/12/is-owen-schmitt-insane/</link>
<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 22:28:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>AC</dc:creator>
<guid>http://1ac1sports.wordpress.com/2009/10/12/is-owen-schmitt-insane/</guid>
<description><![CDATA[Check out this video of Seattle Seahawks player Owen Schmitt hitting himself in the head with his ow]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Check out this video of Seattle Seahawks player Owen Schmitt hitting himself in the head with his own helmet during pregame.  Guess he likes the crazy bloody face look.</strong></p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/YgUiLKHAiAI&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/YgUiLKHAiAI&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Is Owen Schmitt Insane?]]></title>
<link>http://1ac1.wordpress.com/2009/10/12/is-owen-schmitt-insane/</link>
<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 22:25:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>AC</dc:creator>
<guid>http://1ac1.wordpress.com/2009/10/12/is-owen-schmitt-insane/</guid>
<description><![CDATA[Check out this video of Seattle Seahawks player Owen Schmitt hitting himself in the head with his ow]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Check out this video of Seattle Seahawks player Owen Schmitt hitting himself in the head with his own helmet during pregame.  Guess he likes the crazy bloody face look.</strong></p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/YgUiLKHAiAI&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/YgUiLKHAiAI&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Trochę wolniej]]></title>
<link>http://migtar.wordpress.com/2009/09/29/troche-wolniej/</link>
<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 16:37:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>migtar</dc:creator>
<guid>http://migtar.wordpress.com/2009/09/29/troche-wolniej/</guid>
<description><![CDATA[Éric-Emmanuel Schmitt — Pan Ibrahim i kwiaty Koranu Autostrady mówią człowiekowi: jedź, nie ma na co]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Éric-Emmanuel Schmitt — Pan Ibrahim i kwiaty Koranu</p>
<p>    <strong>Autostrady mówią człowiekowi: jedź, nie ma na co patrzeć. Są dla idiotów, którzy chcą jak najszybciej dostać się z jednego punktu do drugiego.</strong></p>
<p><img src="http://migtar.wordpress.com/files/2009/09/29_09_09a.jpg" alt="29_09_09a" title="29_09_09a" width="655" height="408" class="aligncenter size-full wp-image-134" /></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Afghanistan: Back Door to War on Iran ]]></title>
<link>http://dprogram.net/2009/09/09/afghanistan-back-door-to-war-on-iran/</link>
<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 05:30:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>sakerfa</dc:creator>
<guid>http://dprogram.net/2009/09/09/afghanistan-back-door-to-war-on-iran/</guid>
<description><![CDATA[The Obama administration has made Afghanistan the focus of its foreign policy, significantly escalat]]></description>
<content:encoded><![CDATA[The Obama administration has made Afghanistan the focus of its foreign policy, significantly escalat]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Eric-Emmanuel Schmitt, Lorsque j'etais une oeuvre d'art]]></title>
<link>http://teratoblog.wordpress.com/2009/08/31/eric-emmanuel-schmitt-lorsque-jetais-une-oeuvre-dart/</link>
<pubDate>Mon, 31 Aug 2009 08:49:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>teratoblog</dc:creator>
<guid>http://teratoblog.wordpress.com/2009/08/31/eric-emmanuel-schmitt-lorsque-jetais-une-oeuvre-dart/</guid>
<description><![CDATA[On lit de-ci de-la que ce livre est une virulente satyre de l&#8217;art contemporain. C&#8217;est a ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[On lit de-ci de-la que ce livre est une virulente satyre de l&#8217;art contemporain. C&#8217;est a ]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[[analisi] Le categorie del "politico" - Carl Schmitt]]></title>
<link>http://parsifalparsifal.wordpress.com/2009/08/24/le-categorie-del-politico/</link>
<pubDate>Mon, 24 Aug 2009 13:18:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>parsifalparsifal</dc:creator>
<guid>http://parsifalparsifal.wordpress.com/2009/08/24/le-categorie-del-politico/</guid>
<description><![CDATA[Il presente vuole essenzialmente essere un&#8217;analisi, una sintesi, un aiuto alla lettura o megli]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><blockquote>
<p style="text-align:justify;"><em>Il presente vuole essenzialmente essere un&#8217;analisi, una sintesi, un aiuto alla lettura o meglio, una lettura approfondita di una delle opere più importanti e significative di Carl Schmitt: Le categorie del &#8220;Politico&#8221;. Si tratta di un lavoro -aperto-, per cui, chiunque voglia contribuire, in affinità col pensiero cattolico, antiliberale e controrivoluzionario che contraddistingue il giurista, è benvenuto. Spesso abbiamo ritenuto necessario riportare il pensiero di Schmitt senza aggiungere nient&#8217;altro, fermandosi al semplice sintentizzare per un approccio alla lettura. Ma nello stesso tempo è impossibile sintetizzare senza lasciar trasparire un giudizio, sia nostro, che del giurista tedesco. Che coincidono all&#8217;unisono. E&#8217; una sintesi ed è un documento politico &#8211; giuridico attivo e non asettico. Mai.</em></p>
</blockquote>
<blockquote><p><em>ParsifalParsifal</em></p></blockquote>
<h2 style="text-align:justify;">PREMESSA ALL&#8217;EDIZIONE ITALIANA</h2>
<p style="text-align:justify;">L&#8217;Europa è detronizzata.<br />
Essa ha perso quel ruolo-guida spirituale e politico che contraddistinse il continente per millenni grazie alla fioritura della filosofia classica in Grecia, allo splendore dell&#8217;Impero Romano, al fatto di essere (stata) Sede di Santa Romana Chiesa e ad esperienze decisive ed eterne come quelle del Sacro Romano Impero.</p>
<p style="text-align:justify;">Con l&#8217;avvento della modernità, concetti classici quali &#8220;Stato&#8221;, &#8220;Sovranità&#8221;, &#8220;Costituzione&#8221; e &#8220;Legge&#8221;, sono caduti nell&#8217;essere considerati &#8220;anacronistici&#8221;, da &#8220;reazionari&#8221;, pur essendo ipocritamente usati, dai nuovi soggetti della politica, per descrivere concetti nuovi eventi e nuovi fatti, contemporaneamente al fatto che più Stati facenti parti delle stesse organizzazioni internazionali, si combattono a vicenda.<br />
E&#8217; un nuovo che avanza senza criterio. E&#8217; un nuovo <em>di gran lunga troppo pieno di sè</em>, che <em>ritiene di non aver più bisogno di una legittimazione o di una copertura giuridica. Non ha più tanto tempoe pazienza. Esso rimanda al futuro e induce aspettative crescenti, che poi esso stesso supera con nuove aspettative sempre più grandi. Ma la sua aspettativa politica giunge alla fine stessa di tutto il &#8220;politico&#8221;.</em></p>
<h2 style="text-align:justify;">TEOLOGIA POLITICA</h2>
<h4 style="text-align:justify;">PREMESSA ALLA SECONDA EDIZIONE</h4>
<p style="text-align:justify;">Tutto ruota attorno al concetto di secolarizzazione: senza die sso non si può in alcun modo capire gli ultimi secoli della nostra storia.<br />
Uno fra i tanti segni di ciò è la teologia protestante (una dottrina che si presuppone politica), presenta Dio come &#8220;ciò che è completamente diverso&#8221;. Parallelamente (non a caso), il liberalismo presenta lo Stato e la politica come &#8220;ciò che è completamente diverso&#8221;, con i famosi concetti del <em>&#8220;lasseiz passeir&#8221;</em>, il liberismo economico e l&#8217;astrattezza della norma. Tutti concetti che vedono un estraneazione dello Stato.<br />
Non a caso il protestantesimo per primo è stato complice di quella secolarizzazione che ha portato a esperienze paradossalmente anticristiane (paradossalmente, se vogliamo forzosamente definire il protestantesimo come cristiano) quali il giacobinismo, il socialismo e il comunismo esplicitamente, il liberalismo stesso implicitamente.<br />
Senza quest&#8217;ottica è impossibile definire il corso degli eventi da Lutero fino al 2000.<br />
Tutto deve essere già previsto, tutto deve essere &#8220;norma&#8221;. La decisione è sintomo di un -fare reazionario-, che il diritto moderno non prevede, perché la realtà che l&#8217;uomo vuole vedere non può prevederlo. Invece la realtà in sè non esclude un imprevisto, un fatto che non si può prevedere.</p>
<h3 style="text-align:justify;">1. Definizione della Sovranità.</h3>
<p style="text-align:justify;"><em>&#8220;Sovrano è chi decide sullo stato di eccezione.&#8221;</em><em><br />
</em>Attorno a questa proposizione ruota tutta la concezione schmittiana dello Stato e della Sovranità.<br />
Egli afferma quanto sia stato offuscato dai giuristi moderni il meccanismo della sovranità, quando esso si instaura nel momento dell&#8217;eccezionalità, in una situazione limite della giuridicità (se non la si vuole definire addirittura situazione extragiuridica).<br />
Quando si parla di situazione limite, estrema, non si intede un semplice stato di emergenza o assedio, ma un vero e proprio momento della vita giuridica dello Stato. E&#8217; lampante come la norma giuridica (e, conseguentemente, tutta la dottrina liberale), non riesca a concepire una situazione limite fuori dal suo controllo. La dottrina giuridica liberale volle codicizzare tutte le situazione giuridiche possibili (l&#8217;Ottocento è il secolo delle grandi codificazioni&#8230;), mettendo da parte, escludendo a priori, situazioni non prevedibili perché evidentemente non era in grado di regolare con la Norma, che in quel periodo si prefigura per eccellenza come <em>&#8220;generale ed astratta&#8221;</em>. La costituzione al massimo può prevedere chi debba agire in caso di conflitto o di emergenza, può limitare la giursidzione dell&#8217;&#8221;attore&#8221; con una complessa rete di rapporti, interazioni e e reciproci controlli fra più poteri: in questo modo <em>il problema della sovranità compierebbe un grosso passo indietro, anche se naturalmente non sarebbe eliminato.<br />
</em>Quando invece, come nella più classica delle impostazioni dello stato di diritto, questa azione non è sottoposta a nessun controllo (in quanto non è considerata), <em>diventa automaticamente chiaro chi è il sovrano.<br />
</em>In linea generale, è al sovrano che tocca la competenza di decidere il momento in cui la costituzione e la giurisdizione ordinaria debbano essere <em>sospese in toto</em>, trovandosi nel cosiddetto stato di eccezione.<br />
<em>Extremus necessitatis casus</em>: Tornando al discorso iniziale, cioè che la dottrina moderna ha sempre voluto offuscare questo concetto di sovranità già presente in pensatori come Bodin, appare chiaro di come questo <em>potere supremo </em>venga descritto con un insieme vago di formule astratte che contengono definizioni teoriche e da manuale per un apprendimento non troppo importante, ma di second&#8217;ordine.<br />
Bodin ne <em>Les six livres de la République</em> affermò che &#8220;<em>per sovranità si intende quel potere assoluto e perpetuo che è proprio dello Stato</em>&#8220;. Celeberrima affermazione citata spesso nei manuali e nei libri.<br />
Nessuno però approfondisce però quello che Bodin affronta subito dopo: le promesse del sovrano al popolo, nello stato ordinario delle cose, sono vincolanti perché la loro forza risiede nel diritto naturale. Nello stesso frangente di diritto naturale è insito però il principio che lo stesso rapporto vincolante possa essere sospeso. Il sovrano, per ristabilire l&#8217;ordine, non è vincolato da nulla <em>se la necessità è urgente</em>.<br />
Lo Stato, dunque è tale se ha questo potere, se ha il potere di sospendere la costituzione: fu un dilemma dottrinario se considerare o meno i Lander tedeschi come Stati o semplici regioni, proprio in base al fatto se avessero o meno questa possibilità &#8220;eccezionale&#8221;, ex art.48 della costituzione weimariana.</p>
<p style="text-align:justify;">Norma sta a stato ordinario come decisione sta a stato d&#8217;eccezione: la cartina al tornasole per distinguere uno stato d&#8217;eccezione da una situazione di anarchia (entrambi hanno come comun denominatore il &#8220;caos&#8221;, il &#8220;disordine&#8221;) è che nel primo caso lo Stato sussiste sui fatti e il diritto viene temporaneamente meno, mentre nel secondo sia Stato che diritto scompaiono, almeno fino a quando non si riesce (partendo stavolta da zero) a ristabilire un nuovo ordine.<br />
<em>L&#8217;esistenza dello Stato dimostra qui un&#8217;indubbia superiorità sulla validità giuridica.</em></p>
<h3 style="text-align:justify;">2. Il problema della sovranità come problema della forma giuridica e della decisione.</h3>
<p style="text-align:justify;">Con la nascita, alla fine del tardo medioevo, degli stati moderni, si è accentuata moltissimo la disputa attorno al concetto di sovranità.<br />
In particolare, nei circoli illuministi, si è dapprima avanzato un concetto di sovranità identificandolo come supremo potere, indipendete giuridicamente e non derivato, per poi rigettare il concetto stesso identificandolo come anacronistico e inutile per la dottrina pura, quale è quella di Kelsen.<br />
Tentativi furono fatti, come nella costituzione tedesca del 1871, di identificare gli Stati federali come tali pur non essendo sovrani. Schmitt in questo caso sottolinea come tutto ciò si tratti solamente di un artifizio retorico, di una formula, che può essere straordinariamente utile o del tutto inutile, a seconda dell&#8217;interesse per cui la si pone in gioco. Schimitt afferma infatti che o lo Stato è sovrano oppure, non essendolo, semplicemente non è. Si indica con<em> &#8220;potere supremo&#8221; </em>una grandezza reale, nascondendo il fatto che in un mondo complesso nel quale viviamo non può esser considerato un singolo evento, isolandolo, su cui applicare il potere supremo.<br />
Questo errore nasce dalla disgiunzione del diritto dalla sociologia, cioè dal fattore sociale, vivo, a cui deve per forza far riferimento.<br />
L&#8217;illuminismo è il periodo in cui prima Jhering (con disarmanti lacune), e successivamente Kelsen (per non parlare di altri filosofi giuristi), tentarono di arrivare a una dottrina pura del diritto, escludendo, appunto, il fattore sociologico. Il diritto non deve essere se non un elemento puro, e lo Stato deve essere il suo frutto ultimo e non la fonte o la radice dello stesso. Viene escluso il <em>personalismo</em> dello Stato, insieme all&#8217;eterna contrapposizione fra essere e dovere che viene ribaltata.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma come si può considerare lo Stato esclusivamente come unità dell&#8217;ordinamento giuridico, quando quest&#8217;ultimo è composto da una quantità immensa di disposizioni (positive, per carità), che si pretendono di condurre ad <em>un unico punto di riferimento</em>?<em>La scienza normativa alla quale Kelsen vuole elevare, in tutta purezza, la giurisprudenza non può essere normativa nel senso che il giurista valuta in base ad una propria azione libera: egli può riferirsi solo a valori che gli vengono dati (positivamente). E&#8217; però facile raggiungere unità e purezza quando si ignorano con grande insistenza le difficoltà di fondo e quando si qualifica come impuro, in base a ragioni formali, tutto ciò che contraddice alla sistematica.<br />
</em>E&#8217; quest&#8217;errore che porta a negare (per comodità) il concetto di sovranità dello Stato, relegandolo, come ha fatto Krabbe, alla priorità del diritto, parlando di un mondo che non è legato alla personalità dello Stato, bensì alle <em>forze spirituali animate dal diritto: &#8220;Noi non viviamo ormai più sotto la signoria di persone, siano esse naturali o costruite (persone giuridiche), ma sotto la signoria di norme, di forze spirituali. In ciò si manifesta l&#8217;idea moderna di Stato.&#8221;</em><br />
Krabbe, afferma Schmitt, benchè si carichi del prestigio di svincolarsi da infiltrazioni sociologiche, in realtà non fa altro che apportare un&#8217;analisi strettamente sociologica dell&#8217;andamento dello Stato moderno, in cui la burocrazia si identifica con esso e, conseguentemente, il rapporto di impiego assume una valenza strettamente pubblica, totalmente diversa rispetto all&#8217;antico rapporto di servizio medievale (o post).</p>
<p style="text-align:justify;">Lo Stato è il puro funzionamento burocratico &#8211; pubblicistico, diventa pura determinazione valoriale e giuridica degli interessi, come risulta dalla coscienza giuridica dei membri del popolo.</p>
<p style="text-align:justify;">Vi è però un ragionamento parziale in ciò: un concetto che innanzitutto non quadra con la dottrina kantiana, che affermava il raggiungimento (il positivismo qui è dilaniante) del benessere, cioè la <em>Materia</em>, che poco si concilia con Krabbe e le sue semplici operazioni giuridiche. Per Krabbe poi la contrapposizione fra diritto e interesse non equivale a quella fra forma e materia, perché afferma che tutti gli interessi pubblici sono sottoposti al diritto, cioè che il valore giuridico è l&#8217;unico interesse supremo dello Stato. Il marchio Statale è una conclusione, è un valore formale esterno a un atto, semplice determinazione giuridica, nulla di più.</p>
<p style="text-align:justify;">Un&#8217;altra tendenza è invece data dalla scuola dei teorici della corporazione (da non confondere con le corporazioni medievali o con il corporativismo), come Wolzendorff, secondo cui non è vero che lo Stato ha bisogno del diritto (e viceversa), ma che quest&#8217;ultimo lo vincoli. <em>Lo Stato è originariamente potere sovrano, ma lo è in quanto coazione indeterminata per mezzo di qualsivoglia potere.</em> E&#8217; <em>forma</em> della vita popolare, si limita alla funzione di ordinamento e il problema del diritto è un problema di conservazione dell&#8217;ordinamento statale: così lo Stato deve garantirne la sopravvivenza, essendo custode, non padrone. Così facendo però Wolzendorff non si accorge che si è avvicinato a considerare lo Stato come <em>garante decisivo in ultima istanza</em>, cioè a considerarlo secondo una concezione autoritaria, del tutto opposta a quella corporativo-democratica. Lo Stato ha una potenzialità d&#8217;azione così alta, che non rappresenta più una meraformalità burocratico &#8211; amministrativa.</p>
<p style="text-align:justify;">Il concetto di <em>forma</em>, che nella sua accezione giuridica per Weber è la precisazione concettuale di un contenuto giuridico, è altalenante nel modernismo giuridico. Il formalismo dei neo-kantiani è abbandonato  ma viene sempre e comunque postulata una &#8220;forma&#8221;.<br />
Il dilemma si risolve perché nel modernismo giuridico la forma viene trasposta dall&#8217;oggettivo al soggettivo. Ma Kelsen si contraddice perché assume come punto di partenza un concetto di forma di questo genere, in quanto elaborato su un piano critico, e descrive l&#8217;unità dell&#8217;ordinamento giuridico oggettivizzandolo, addirittura dando del soggettivista ad Hegel, nella teoria collettivistica. L&#8217;oggettività kantiana consiste nel fatto di evitare tutto ciò che è personalistico.<br />
Le diverse teorie sulla sovranità aspirano a questa obiettività. Per Kelsen la soggettività è l&#8217;errore peculiare della sovranità statale, data dal personalismo dell&#8217;autorità, che si trova in negazione con lo stato di diritto; per Krabbe la contrapposizione fra personale e impersonale si unisce a quella di concreto e generale, fino ad arrivare ad autorità e massima giuridica o ad autorità e qualità. Persona e idea.<br />
Le concezioni delle personalità erano considerate degli antichi riverberi della monarchia assoluta.</p>
<p style="text-align:justify;">Il blocco giuridico dello Stato assoluto, fatto di relazioni <em>personali</em> fra diversi enti o persone della società, male era digerito dagli illuministi: essi, partendo dall&#8217;ideologia del razionalismo che si doveva anche configurare nel nuovo Stato senza Stato, ritenevano migliore l&#8217;idea di trasportare il fulcro nell&#8217;ala parlamentare, eletta a suffragio non universale e conseguentemente espressione dell&#8217;elettorato borghese, il loro stesso elettorato. Si perde il concetto di servizio, entra quello dell&#8217;incarico pubblico, lo Stato assente è più presente che mai e pretende di fare ciò che non ha diritto di fare, nel nome del razionalismo.</p>
<p style="text-align:justify;">Il teorico per eccellenza dello Stato di diritto, Locke, affermò (si noti il normativismo astratto rispetto alla decisione concreta) il termine Legge proprio in contrapposizione al commissio. Egli compie un errore madornale: non capisce che la legge non dice a chi dà l&#8217;autorità. <em>Eppure non è che chiunque eseguire e realizzare qualunque norma giuridica. Quest&#8217;ultima in quanto norma di decisione dice solo come si deve decidere non anche chi deve decidere. Chiunque potrebbe appellarsi alla giustezza del contenuto, se non vi fosse l&#8217;ultima istanza. Ma l&#8217;ultima istanza non deriva dalla norma. Il problema dunque è quello della competenza; un problema che non si può porre, ne tanto meno risolvere, in base alla qualità giuridica del contenuto della norma.<br />
&#8220;Auctoritas, non veritas facit legem.&#8221; </em>In Stahl, autorità, non maggioranza. Hobbes ritiene assurda la sottomissione del potere statale a quello spirituale, astratto, ne ritiene assurdi i concetti di sub-ordinazione e di sopra &#8211; ordinazione. Soggezioni, comandi, diritti e poteri riguardano persone, non i poteri. Un potere può essere subordinato a un altro così come <em>l&#8217;arte del sellaio è subordinata a quella del cavaliere</em>.<br />
Colpisce come un giusnaturalista protestante sia così personalista, nonostante gli unflussi relativistico-matematici della sua epoca. Egli non si accorge che esiste una vitalità, un fattore giuridico non sempre affine alla realtà delle scienze sociali.<br />
Nonostante ciò, anch&#8217;egli parte, a suo modo, alla ricerca della decisione concreta, derivante da una istanza precisa. L&#8217;importante, dunque, è chi decide.<br />
Si torna, evidentemente, al punto iniziale, l&#8217;eccezione. (capitolo 1).</p>
<h3 style="text-align:justify;">3. Teologia politica.</h3>
<p style="text-align:justify;"><em>&#8220;Tutti i concetti più pregnanti della moderna dottrina dello Stato sono concetti teologici secolarizzati. Non solo in base al loro sviluppo storico, poichè essi sono passati alla dottrina dello Stato dalla teologia, come ad esempio il Dio onnipotente che è divenuto l&#8217;onnipotente legislatore, ma anche nella loro struttura sistematica, la cui conoscenza è necessaria per una considerazione sociologica di questi concetti. Lo stato di eccezione ha per la giurisprudenza un significato analogo al miracolo per la teologia.&#8221;</em></p>
<p style="text-align:justify;">Viene ribadito il &#8220;metro&#8221; secondo il quale si adempie il ragionamento di Carl Schmitt. E&#8217; infatti ribadito il filone di pensiero più caratteristico della teoria controrivoluzionaria, che vede nell&#8217;età moderno-contemporanea un continuo fluire e agire progressivo della sovversione &#8211; rivoluzione, che ha iniziato (ponendo fine al periodo dai rivoluzionari definito &#8220;medioevo&#8221;) a distruggere l&#8217;uomo dal 1500 fino ad oggi.<br />
Anche nella dottrina dello Stato e della Sovranità, anche nella giurisprudenza, si afferma un passaggio essenziale che si è imposto da protagonista pure nella storia più generale: il passaggio dal teismo al deismo.<br />
L&#8217;idea moderna dello Stato di diritto si realizza infatti proprio tramite il deismo, che, giuridicamente, elimina il miracolo (l&#8217;eccezione giuridica), in quanto ritiene si vera la presenza e l&#8217;esistenza di un Dio assoluto, ma allo stesso modo vi nega la sua azione, il miracolo, il suo entrare attivamente nei fatti e nella realtà umana e terrestre.<br />
Ciò conduce a un netto razionalismo.<br />
In questo modo i pensatori della controrivoluzione ribatterono le tesi dei rivoluzionari a suon di teologia. Basti pensare a Bonald, De Maistre, e Cortés.<br />
Con lo Stato moderno si è affermata l&#8217;onnipotenza dello Stato: è uno Stato che c&#8217;è sempre, in tutte le sue vesti; vesti di legislatore, di esecutore, di ente che concede la grazia.<br />
Molti teorici dello Stato moderno, in nome del razionalismo, hanno etichettato ingiuriosamente i loro avversari di essere dei teologi o dei metafisici (Hanel, Preuss, Laband, Jellinek), ma, paradossalmente, Bernatzik, nei suoi studi sul concetto di persona giuridica, affermava che in confronto al fatto che lo Stato continua ad essere una persona giuridica nelle espressioni di tribunale, di amministrazione e di tutti gli altri organi, che singolarmente si affermano come persona giuridica, il tentare di comprendere invece il dogma della Trinità sarebbe considerato un affare da poco.<br />
<em>&#8220;Già nel concetto di capacità giuridica è insito che la fonte di quest&#8217;ultimo si deve porre essa stessa come soggetto di tutto il diritto, cioè come persona giuridica.&#8221;</em></p>
<p style="text-align:justify;">Per il resto, ci si può comunque accorgere che il continuo concentrarsi su ambivalenze come la spiegazione materialistica dello spirito, per poi negarla (razionalismo), o come la spiegazione spiritualistica della materia, per poi alterarla (una sorta di panteismo), conducono solo a un futile giochetto caricaturiale.<br />
E&#8217; invece più oggettivo lanciare il problema della &#8220;sociologia dei concetti giuridici&#8221;, animata da una concettualità radicale, portata all&#8217;estrema conseguenza per arrivare alla teologia e alla metafisica.<br />
<em>Il quadro metafisico che una determinata epoca si costruisce del mondo ha la stessa struttura di ciò che si presenta a prima vista come la forma della sua organizzazione politica. La sociologia del concetto di sovranità consiste proprio nella determinazione di un&#8217;identità del genere.<br />
</em>L&#8217;obiettivo è arrivare a un risultato oggettivo, scientifico, di Sovranità. E&#8217; dunque inevitabile arrivare al cosiddetto &#8220;personalismo&#8221;:  nello Stato assoluto Descartes affermava che Dio ha stabilito da solo le leggi della natura così come un Re stabilisce le leggi del suo regno. E&#8217; inevitabile il personalismo in Hobbes, che deleterio per la scienza politica dello Stato moderno, riducendo l&#8217;uomo in un atomo, nella sua meschinità e nella sua cattiveria, rinvia nello Stato (il Leviatano), l&#8217;istanza ultima, rendendolo mitologico e mostruoso.<br />
<em>Durante tutto l&#8217;illuminismo fino alla rivoluzione francese il &#8220;legislateur&#8221; non è altro che un creatore del mondo e dello Stato di questo tipo. In Russeau la &#8220;volonté générelle&#8221; diventa identica alla volontà del sovrano: nello steso tempo però il concetto di generale acquista anche quanto al soggetto una determinazione quantitativa, cioè il popolo diventa sovrano.<br />
</em>Si perde inevitabilmente il contenuto decisionistico che finora aveva contraddistinto la sovranità. Si tende all&#8217;anarchismo in quanto il popolo è sempre buono ed è <em>toujours vertuex</em>, basti pensare a Sieyès, nel cui pensiero tutto ciò che vuole la nazione, intesa nel concetto liberal-illuministico di popolo, vuole, è giusto e sano: è legge suprema.<br />
Se la monarchia assoluta era il risultato di uno Stato (che compare per la prima volta), che si era eretto come decisione ed unità nella lotta fra le aristocrazie e le coalizioni di potere nobiliari contrapposte, l&#8217;unità che ora vediamo nel popolo è un&#8217;unità eterogenea, o meglio, organica, che discute e non decide. In America, la voce del popolo è la voce di Dio, affermò il presidente Jefferson nel 1801. Tocqueville affermava che il pensiero del popolo sovrasta lo Stato come Dio sovrasta il mondo.<br />
C&#8217;è dunque un passaggio dalla centralità e dalla superiorità di Dio e del Sovrano, ad un immanentismo progressivo. Dall&#8217;Uno al Tutto. Prima, Dio è trascendente e superiore nel XVII secolo come il Sovrano è trascendente e superiore nello Stato Assoluto e nella sua filosofia proprio in quei secoli. Dopo, l&#8217;ordinamento giuridico coinciderà per Krabbe con la sovranità, per Kelsen, con lo Stato stesso. Ad ogni modo, l&#8217;autorità viene sottomessa alla discussione.<br />
A ciò, i teorici della Restaurazione e della Controrivoluzione contesteranno un pensiero che va contro la fede in Dio e nel riconoscimento del potere verso un&#8217;Unità.<br />
<em>Dal 1848 la dottrina del diritto pubblico diviene positiva nascondendo di solito dietro questa parola il suo imbarazzo, oppure fonda ogni potere, mediante le più diverse ricostruzioni, sul &#8220;potere costituente&#8221; del popolo: cioè al posto dell&#8217;idea monarchica di legittimità subentra quella democratica.</em><br />
Donoso Cortés sarà quel pensatore cattolico che più rimarrà angosciato da questo cambiamento, ponendo le alternative ad esso all&#8217;estremo. Non esistendo più il realismo (punto centrale tipico della scolastica e del medioevo cattolico), non esistendo più un re, l&#8217;unica soluzione contro la sovversione immanentistica rimane la dittatura.<br />
Cortés è in linea con il pensiero medievale, la cui struttura è giuridica. Ogni sua intuizione è giuridica ed egli si contrappone alla filosofia matematico-scientifica del diciannovesimo secolo, in quanto avversari della decisione e della compattezza dell&#8217;elemento giuridico che culminava, precedentemente, in una sola persona, il re.</p>
<h3 style="text-align:justify;">4. La filosofia dello Stato della Controrivoluzione (De Maistre, Bonald, Donoso Cortés)</h3>
<p style="text-align:justify;">I controrivoluzionari sono coloro che hanno letto nell&#8217;andamento giuridico-sociale dell&#8217;Occidente, una continua e progressiva azione del sovversivismo della cosiddetta Rivoluzione, che si è manifestata (sintentizzando alla spicciola) già negli albori del 1500, con il Protestantesimo, fino ad arrivare all&#8217;Ateismo, al Relativismo e alla decadenza nichilistica dei valori in cui ci troviamo immersi oggi, passando dall&#8217;Illuminismo.<br />
Ingiustamente chiamati romantici nel 1800, poiché esprimevano istanze conservatrici o reazionarie. Etichetta, quella di romantico, del tutto sbagliata, in quanto i romantici doc tedeschi avevano una caratteristica peculiare comune: il dialogo eterno. &#8220;Dialogo&#8221; che avrebbe fatto sicuramente inorridire chi, come De Maistre, Bonald e Donoso Cortés, era per uno Stato decisionista.<br />
Fu la restaurazione che pose davanti alla rivoluzione concetti come Tradizione e Consuetudine, della &#8220;lenta crescita storica&#8221;, contro un &#8220;noioso&#8221; e &#8220;grigio&#8221; normativismo.<br />
Anche se Bonald fu lontano dall&#8217;idea di un divenire eterno, allo stesso tempo riteneva la Tradizione come unica via <em>di conquistare il contenuto che la fede metafisica dell&#8217;uomo può accettare, poiché la ragione del singolo è troppo debole e misera per giungere da sola alla verità. </em>La monarchia preesiste alla società poiché la costituisce e ne conserva l&#8217;esistenza. Il linguaggio, le arti e tutte le forme di conoscenza hanno origine da una rivelazione primitiva e la Tradizione è punto cardine per il loro apprendimento e per il loro scopo.<br />
De Maistre punta molto invece sulla sovranità, celebre è il suo libro <em>Il Papa</em>. Sovranità è per De Maistre decisione ed è la Chiesa l&#8217;ultima decisione inappellabile, in quanto sovrastata dalla figura del Papa che è per antonomasia infallibile. Il concetto della infallibilità papale sarà presto ribadito anche dal Santo Padre Pio IX. Sovranità e infallibilità sono dunque perfettamente sinonimi.<br />
Tutte le dottrine anarchiche, invece, ruotano in contrapposizione a questo concetto evidenziando un unico assioma, cioè che il popolo è per natura buono e il magistrato per natura corruttibile. De Maistre invece rinfaccia che ogni governo è buono ogni volta che è stabilito, in quanto nelle cose più importanti conta più che si decida, non come si decida. L&#8217;essenziale è che non ci sia un istanza superiore a controllare la decisione.<br />
Ci si accorge in maniera rapida su come ogni tipo di concezione politico-filosofica dello Stato ruota attorno al tipo di concezione che si ha della natura dell&#8217;uomo, che può essere buono o cattivo.<br />
E da qui via ai tentativi più disparati di definizione: l&#8217;illuminismo credeva l&#8217;uomo come stupido, ma nello stesso tempo educabile. Per questo motivo la forma di governo che ne scaturì era di un dispotismo legale, illuminato. Lo Stato inizia in questo periodo ad essere educatore, compito tolto alla Chiesa. Per Russeau, il legislatore &#8211; educatore era in grado di cambiare la natura dell&#8217;uomo. La natura recalcitrante dell&#8217;uomo può essere altrimenti domata dal tiranno Fichtiano; lo Stato diventa, <em>con ingenua brutalità</em>, una fabbrica di istruzione.<br />
Il problema della natura umana viene invece preso sottogamba da un altro frutto della Rivoluzione, cioè il socialismo marxista, che si riteneva capace di modificare gli uomini, nelle opportune condizioni economiche e sociali.<br />
Diverso è l&#8217;atteggiamento socialista utopico e anarchico: qui l&#8217;uomo è buono, come si è già detto, e tutto ciò che è cattivo è pura conseguenza del pensiero teologico autoritario e derivati, per arrivare allo Stato e alla sovranità.<br />
A tutto ciò, Cortés afferma, polemizzando con Proudhon, che l&#8217;uomo è mosso dalla sua limitatezza ed effimeratezza nelle sue azioni quotidiane (a cominciare dalle più piccole), a causa del peccato originale.<br />
In realtà, bisogna sottolineare che l&#8217;estremizzazione che Donoso porta a questo concetto è da leggere nel suo contesto storico, che turbò e spaventò profondamente l&#8217;animo del giurista che finì per etichettare l&#8217;uomo come un buono a nulla, cattivo. Il suo disprezzo per l&#8217;uomo infatti non conosce limiti, più di De Maistre, che affermò che la cattiveria dell&#8217;uomo derivava <em>da una morale priva di illusioni e da solitarie esperienze psicologiche</em>, più di Bonald, che coglieva in ogni uomo l&#8217;inestirpabile &#8220;volontà di potere&#8221;.<br />
Donoso Cortés sposterà, partendo da ciò, il suo discorso critico verso la borghesia, definita propriamente una <em>classe che discute</em>, che trasferisce ogni attività politica nel parlare, in stampa e in parlamento, non adatta a un&#8217;epoca di lotte sociali. Tenta di paralizzare, tramite il costituzionalismo moderno, il Re al suo trono, privandolo di potere, così come il deismo vuole relativizzare Dio.<br />
Addirittura un non contro rivoluzionario, bensì hegeliano, come Lorenz von Stein, sottolinerà le incongruenze di Donoso: il liberalismo si contraddice perché vuole un monarca, cioè un potere statale personale, pur relegandolo a mero organo escutivo, facendo dipendere ogni suo atto dall&#8217;approvazione di un ministro; è la tramutazione liberale dell&#8217;ostacolo del &#8220;Re che non può sbagliare&#8221;: si risolve il problema semplicemente eludendolo, portando la responsabilità del Re nella persona del ministro competente in materia.<br />
F. J. Stahl, nei suoi studi sui partiti contemporanei nello Stato e nella Chiesa, parla di contraddizioni del liberalismo costituzionale e parla di un circolo vizioso fra l&#8217;odio della borghesia verso la monarchia, che finisce per essere tacciata e spinge il borghese a sinistra, e una paura della borghesia a sinistra che teme la perdita della proprietà privata (dea del liberalismo), che porta il borghese a destra, verso l&#8217;apparato militare. Stein risponde con un &#8220;richiamo alla vita&#8221;, in quanto questa continua contraddizione è sintomo di vita: ogni cosa esistente reca in se tutto l&#8217;opposto.<br />
De Maistre e Cortés non avrebbero mai accettato un discorso del genere, quest&#8217;ultimo ad esempio, nel terrore come quando conobbe di sfuggita la filosofia di Hegel nel 1849 a Berlino. Il compromesso metafisico e sistematico era per loro incomplrensibile. Sospendere il decisionsimo al punto decisivo, dicendo che non c&#8217;era nulla da decidere, era per quasi un imbroglio panteistico. &#8220;Decidere fra Cristo e Barabba con una proposta di aggiornamento o istituendo una commissione straordinaria apposita di inchiesta&#8221;. Questo atteggiamento è fondato sulla metafisica liberale. Donoso Cortès porterà alle estreme conseguenze questa situazione, vivendo in prima persona, terrorizzato, la decadenza discussionistica parlamentare, vedendo ormai solo nella dittatura l&#8217;unica <em>chance</em> per ritornare alla<em> decisione</em>. La dittatura è infatti l&#8217;opposto della decisone. Egli vedeva in Proudhon e nel socialismo anarchico il demonio, un satanismo di natura intellettuale: <em>&#8220;Race de Cain, au ciel monte et sur la terre jette Dieu (Boudelaire)&#8221;</em>. Lo scambio di ruoli fra Dio e il diavolo non era ammissibil per Cortés mentre Proudhon vedeva quanto di più cattivo ci fosse nella dottrina teologica di Dio e del peccato. Cortés è dunque da leggere nella sua contestualità e non con in una prospettiva generale: semplicemente egli contrappone al peggio la soluzione più estrema, contrappone al liberalismo la dittatura, decisionsimo per eccellenza.<br />
<em>Il significato attuale di quei filosofi dello Stato controrivoluzionari dunque sta nella conseguenzialità con la quale essi giungono alla decisone. Essi accentuano a tal punto il momento della decisione che alla fine esso ha la meglio sull&#8217;idea di legittimità, dalla quale pure essi sono partiti. Ma ciò è, in sostanza, dittatura, non legittimità. I contrasti di autorità ed anarchia poterono reciprocamente fondersi in assoluta franchezza e costruire l&#8217;antitesi sopra descritta: se De Maistre dice che ogni governo è necessariamente assoluto, un anarchico dice esattamente la stessa cosa, traendo solo, con l&#8217;aiuto del suo assioma dell&#8217;uomo buono e del governo corrotto, la conclusione pratica opposta che proprio perciò tutti i governi devono esserre combattuti, perché tutti i governi sono dittatura.<br />
</em>Il sovrano o è uno, o non è, come la divinità.</p>
<h2 style="text-align:justify;">IL CONCETTO DI &#8220;POLITICO&#8221;</h2>
<h4 style="text-align:justify;">PREMESSA</h4>
<p style="text-align:justify;">Discutere sul concetto di &#8220;politico&#8221; significa mettersi davanti ad un lavoro di portata incommensurabile e di non facile conclusione. Il suo campo di relazioni muta continuamente, il &#8220;politico&#8221; della polis Aristotelica è diversa da quella medievale, che la riprende in maniera diversa, cioè evidenziando il contrasto fra l&#8217;elemento spirtituale ecclesiastico con quello politico terreno.<br />
Un punto di svolta lo abbiamo sicuramente nel XVI secolo, in cui nasce per la prima volta quell&#8217;ente chiamato Stato  (non è questo il luogo in cui parlare dell&#8217;elemento Stato in sè, bensì del rapporto intercorrente con il concetto di &#8220;politico&#8221;). E&#8217; interessante il feneomeno francese: in questo periodo si chiamarono<em> politiques</em> coloro che, nella guerra fra le fazioni religiose, optarono per un ente superiore e neutrale, quale lo Stato. Bodin, il padre del diritto statale e internazionale europeo, fu tra questi. Era il tempo in cui fu corretto identificare i concetti di &#8220;statale&#8221; e di &#8220;politico&#8221;: lo Stato per la prima volta era riuscito a stabilire <em>la pace al suo interno e di eliminare l&#8217;inimicizia come concetto giuridico. Gli era accaduto di accantonare la faida, un istituto del diritto medievale, di portare a conclusione le guerre civili confessionali.</em> Dunque fu &#8220;polizia&#8221; tutto ciò che riguardava la pace, lo stabilimento e l&#8217;ordine, mentre fu relegato come &#8220;politica&#8221; tutto ciò che invece faceva riferimento a intrighi di corte, rivalità, arrivismo e ribellione, tutto ciò che aveva a che fare con il disordine e il disagio.<br />
Si badi però che sia &#8220;politica&#8221; che &#8220;polizia&#8221; fanno riferimento alla stessa radice etimologica della parola greca &#8220;polis&#8221;: politica in senso ampio, nello Stato assoluto riguarda l&#8217;alta politica, la politica estera di uno Stato che può rapportarsi con altri Stati essendo riconosciuto come tale e riconoscendo gli altri come tali, in base all&#8217;amicizia, all&#8217;ostilità e alla neutralità reciproca. La distinzione, <em>chiara e reciproca</em>, permette di non fare confusione e di far capire allo Stato chi, in politica estera, ha di fronte. Il nemico può ora avere uno <em>status</em>, non è un semplice delinquente; con uno <em>status</em> le guerre ora sono ristrette nei limiti del diritto internazionale, e ciò è una grande conquista dell&#8217;occidente, le ostilità sono ora<em> relativizzate</em>. Fu con grande sacrificio che gli Stati accettarono di riconoscere<em> l&#8217;altro</em> come non delinquente, ma come soggetto giuridico ad essi pari, in campo bellico. Resta da affrontare il discorso della difficoltà di un rapporto del genere con le popolazioni non-europee che invece rimasero abituate a guerre coloniali o civili, che niente hanno a che vedere della guerra limitata dal diritto internazionale in quanto, con ostilità rivoluzionarie di razza o di classe, non distinguono il nemico dal delinquente.</p>
<p style="text-align:justify;">Il concetto di Stato presuppone quello di &#8220;politico&#8221;. Lo Stato è infatti lo <em>status politico</em> di un popolo organizzato in territorio chiuso. Non è facile dare però una definizio oggettiva al termine politico, quasi sempre usato come <em>attributo </em>verso un qualcosa, in nome di un interesse generale da contrapporre a concetti come morale, economia, politica, diritto eccetera.<br />
Sbagliando, in una prospettiva liberale si accomuna la parola politico alla parola pubblico, contrapponendola a privato. E&#8217; un&#8217;assimilazione erronea nella stessa misura in cui Stato e società si compenetrano a vicenda e dunque tutti gli affari statali diventano sociali. Nello Stato liberale, <em>tutto</em> è politico, perché è uno Stato che non lascia altri spazi al di fuori di se stesso: religione, cultura, educazione, economia, cessano di essere neutrali. Lo Stato è così facendo <em>totale</em>.<br />
Il confine tra Stato e società (che, si badi, preesiste allo Stato stesso), non potrà mai essere completamente elimianto dal primo in quanto è nella natura e volontà del singolo, esprimersi anche al di là dei limiti statali. E&#8217; una contraddizione tipica della democrazia il fatto di pretendere da una parte che lo Stato sia espressione delle idee di ogni cultura e di ogni partito (democrazia), o dell&#8217;interese borghese (liberalismo), ma deve anche saper fare tutto, ma senza poter fare nulla. Non gli è permesso di difendere la sua forma costituita di fronte ad una crisi istituzionale.</p>
<p style="text-align:justify;">Il politico ha i suoi criteri che agiscono di fronte agli altri settori concreti, e si pone al di là di ogni distinzione.<br />
Se sul piano morale le distinzioni sono fra bene e male, sul piano estetico fra bello e brutto, su quello economico, ad esempio, fra redditizio e non redditizio, sul piano politico tutto ruota attorno alle categorie di <em>amico e nemico</em>. E&#8217; un estremo gradi di intensità di un&#8217;unione o di una separazione. Non c&#8217;è bisogno che il nemico <em>politico</em> sia brutto esteticamente, o che crei un danno nei confronti del fisco, egli è semplicemente l&#8217;<em>altro, lo straniero.</em> Verso di lui non possono venire decise misure derivanti da norme prestabilite o con un comportamento imparziale e disimpegnato, liberale.<br />
Si ritorna evidentemente alla prima parte di questo lavoro, cioè a come porsi davanti ad uno <em>stato di eccezione</em>.<br />
Solo chi vi prende parte direttamente, alla situazione posta in essere, può decidere di porre termine al caso conflittuale, può decidere se l&#8217;alterità dello straniero sia veramente pericolosa per la salvaguardia dello Stato stesso.</p>
<p style="text-align:justify;">E&#8217; importante che<em> amico e nemico</em> siano intesi nel loro significato primordiale ed elementare, senza sentimentalismi o metafore di ogni genere. Innanzitutto si specifichi che nemico non è un semplice avversario o concorrente privato, che prende il nome di avversario o concorrente. Il nemico è il nemico pubblico, è l&#8217;<em>hostis, </em>non l&#8217;<em>inimicus.</em> Nel Vangelo di Matteo fu detto <em>diligite inimicos vestros</em>, non utilizzando il termine<em> hostes</em>. Sennò chi glielo andava a spiegare ai crociati durante la guerra di Lepanto il porgere la guancia nei confronti della minaccia islamica? Putroppo la traduzione in lingua volgare della Sacra Scrittura ha fatto scaturire delle interpretazioni sbagliate sul rapportarsi con l&#8217;altro<em>.</em></p>
<p style="text-align:justify;">Rientrando in argomento, è lampante il fatto che, il dualismo <em>amico &#8211; nemico</em>, ergendosi al di sopra di ogni aggettivo descrittivo, acquisisca una connotazione <em>oggettiva</em> tale da essere il metro di comportamento per l&#8217;uomo in tutte le sue relazioni sociali, private o pubbliche. Ricondurre il politico a semplice affermazione di comportamento pubblicistico/amministrativistico/statale è infatti un grave errore. Lo Stato semplicemente, come comunità di uomini, recepisce il suo avversario e vuole preservare la propria integrità. Quest&#8217;azione di <em>decisione</em> deve essere posta in essere non da un semplice cittadino, ma da chi rappresenta lo Stato stesso, che sia un Governo, un Re, un&#8217;Aristocrazia, un semplice ministro. Nel liberalismo l&#8217;equivalenza fra politico e politico di partito avviene perché <em>l&#8217;idea di unità politica comprendente tutto e in grado di relativizzare tutti i partiti politici al suo interno e le loro conflittualità, perde la sua forza e di conseguenza le contrapposizioni interne allo Stato acquistano intensità maggiore della comune contrapposizione di politica estera nei confronti di un altro Stato</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">Vedremo quindi che il <em>&#8220;politico&#8221; </em>è essenzialmente la massima affermazione dei settori di amico &#8211; nemico, e la guerra, la lotta, sono le massime manifestazioni del <em>&#8220;politico&#8221;</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">Guerra non da intendersi solamente nella sua concezione estrema di armi, ma anche nella sua semplice manifestazione di contrapposizione fra due schieramenti che (amico &#8211; nemico) si vanno a fermare.<br />
Vediamo subito in che modo: sarebbe insensato parlare di <em>guerra religiosa, guerra economica, guerra giuridica e cosi via</em>, in quanto dalla contrapposizione religiosa, economica o giuridica non può fuoriuscire una contrapposizione amico -  nemico che si evidenzia puramente in campo politico, per essere una contrapposizione bellica.<br />
Il fenomeno religioso, economico e giuridico, acquista una rilevanza sociale, e dunque politica, quando riesce a raggruppare un certo numero consistente di uomini che, coscienti della loro situazione particolare creatasi, fanno inevitabilmente scaturire due raggruppamenti ben evidenti, amico e nemico.<br />
La comunità religiosa che porta guerra contro gli appartenenti ad altre religioni, o a livello civile o in qualsiasi altro modo è, oltre a comunità religiosa, anche un&#8217;<em>unità politica.</em> Lo stesso vale per una classe operaia nel senso marxista, che abbandonerà la sua dialettica economica ragionando in termini politici quando riuscirà a formare un raggruppamento che combatta o contro altri Stati o a livello di guerra civile.<br />
E&#8217; sempre politico il raggruppamento orientato al caso critico. E&#8217; sempre il raggruppamento umano decisivo. La controforza religiosa (ormai solito esempio) che riesce a determinare, tramite un confronto, da sola, la decisione sul caso critico, si afferma come nuova sostanza dell&#8217;unità politica: lo Stato ha un nuovo aspetto.</p>
<p style="text-align:justify;">E&#8217; importante sottolineare che l&#8217;unità politica è <em>sovrana </em>quando ha la <em>decisione sul caso decisivo, anche se questo è il caso d&#8217;eccezione </em>e <em>per necessità logica deve spettare sempre ad essa.</em></p>
<p style="text-align:justify;">Nella teoria pluralistica dello Stato, almeno teoricamente, si perderebbe l&#8217;identità politica in quanto lo Stato stesso è semplice frutto di tutte le concezioni più disparate e di tutti gli ambiti del tutto differenti fra loro (economia, socialismo, liberalismo, religione ecc&#8230;). Diverso è invece il pluralismo inteso come dialogo e costruttività e soprattutto come crescita personale, in cui c&#8217;è un confronto per arrivare alla radice comune di ogni singola concezione, che è parte delle esigenze più naturali dell&#8217;uomo, il senso di giustizia e di libertà. Nel pluralismo sano non c&#8217;è la forzatura partitico &#8211; liberale, ma c&#8217;è un confronto diretto con la sovranità che è sempre indirizzata verso una Ratio univoca: infatti <em>dal concetto politico derivano d&#8217;altra parte conseguenze pluralistiche, ma non nel senso che all&#8217;interno di una e della medesima unità politica possa sorgere, al posto del raggruppamento decisivo amico &#8211; nemico, un pluralismo, senza che in tal modo venga distrutto, insieme all&#8217;unità, lo stesso &#8220;politico&#8221;.</em></p>
<p style="text-align:justify;">Come alta definizione della dicotomia amico nemico, solo allo Stato comete lo Jus Belli, cioè la possibilità di determinare in casi di necessità il nemico e combatterlo conseguentemente: è indifferente con quali mezzi la guerra sarà attuata, ciò che conta è che il popolo &#8211; unità politica combatte per affermare la propria esistenza, sopravvivenza ed indipendenza. Come Jus Belli, quindi, lo Stato ha una competenza interna (guerra civile) ed una esterna (guerra internazionale) nel determinare il proprio nemico. Ogni guerra, civile o no, determina nel suo destino una nuova forma di unità politica, in base a quella fazione che riuscirà ad imporsi. Un&#8217;entità religiosa o un&#8217;entità economica non può muovere una popolazione politicamente unitaria per dei fini strettamente connessi alla propria ispriazione:  il Papa può indire le crociate e far morire i fedeli soltanto in nome della <em>Salus animarum</em> e non per la semplice potestà temporale e terrena della Chiesa. La Chiesa si trasformerebbe in questo modo in una mera entità politica. La guerra invece si manifesta soltanto nel momento in cui una comunità unita politicamente recepisce il pericolo esterno (od interno) e dunque vuole affermare la propria indipendenza e sovranità. Solo da questo fattore deriva la distruzione fisica della vita umana. La mentalità moderna elimina il concetto di guerra giusta, cioè il <em>bellum justum</em> della scolastica medievale che legittimava l&#8217;aggressione contro gli infedeli. La guerra ha perso dunque la sua connotazione ideale da Grozio in poi (<em>&#8220;Justitiam in belli non includo&#8221;</em>) e ogni aurea idealistica di guerra per la ragione giusta e per il bene del mondo assume una forzosità evidente agli occhi di tutti. Ad ogni modo, per esempio, gli Stati Uniti d&#8217;America che assoggettano ad essi la sovranità di altri Stati per esercitare la guerra, non l&#8217;hanno dichiarata al nemico Iraq, ma al nemico Saddam, per legittimarla: in caso contrario sarebbe stata un&#8217;affermazione troppo pesante. La guerra ha poi un suo senso solo se fatta contro un nemico reale, per una necessità intrinseca e non per ideali o norme giuridiche. Essa non può essere eliminata: la dichiarazione a Kellogg del 1929, nella memoria della Società delle Nazioni, ripudia la guerra come<em> mezzo di risoluzione delle controversie internazionali e come strumento di politica nazionale</em>, ma non ripudia la guerra in sè, che si rivela necessaria, ad esempio, allorquando sussista un&#8217;imminenza di autodifesa o della preservazione della propria indipendenza. Non si può bandire la guerra in generale ma possono farlo solo determinati uomini, popoli, Stati, classi, religioni ecc.<br />
Il &#8220;politico&#8221; è direttamente collegato al concetto di <em>pluralismo</em> degli Stati: l&#8217;unità politica presuppone un&#8217;altra unità politica opposta ad essa; conseguentemente, si può identificare il mondo politico come un <em>pluriverso </em>e non come un <em>universo</em>, in quanto è assente l&#8217;unicità stessa. Con buona pace di Kant, l&#8217;unità politica non potrà mai essere universale, proprio per la natura stessa dello Stato, essa escluderebbe anche la guerra perché non ci sarebbero nemici, ciò sarebbe un&#8217;utopia, oltre che un&#8217;omologazione forzata. Guerre in nome dell&#8217;umanità sono semplicemente guerre portate avanti da Stati contro altri Stati, facendosi portatori di concetti quali pace, giustizia, progresso e civiltà; insomma uno Stato, a discapito di un altro, tenta di impadronirsi di un concetto universale muovendo guerra: l&#8217;<em>umanità è uno strumento particolarmente idoneo alle espansioni imperialistiche ed è, nella sua forma etico &#8211; umanitaria, un veicolo specifico per l&#8217;imperialismo economico</em>; strano come risuonino queste parole, scritte molti decenni fa, rispetto ai fatti che accadono oggi e che riconfermano queste tesi. Richiamarsi all&#8217;<em>umanità</em> significa solo tentare continuamente di <em>monopolizzare</em> questa parola.<br />
Possiamo concludere che l&#8217;<em>umanità </em>è un concetto fine a se stesso, politicistico, ma non politico nè corrisponde a nessuna comunità politica o status. Il liberalismo kantiano si fonda su questa politicistizzazione volento elimare i raggruppamenti amico &#8211; nemico escludendo la possibilità reale della lotta ma, come abbiam già detto, per l&#8217;intrinseca natura umana, ciò è impossibile.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Carl Schmitt]]></title>
<link>http://parsifalparsifal.wordpress.com/2009/08/23/carl-schmitt/</link>
<pubDate>Sun, 23 Aug 2009 12:06:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>parsifalparsifal</dc:creator>
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<description><![CDATA[Sovrano è chi decide sullo stato di eccezione BREVI CENNI BIOGRAFICI. Carl Schmitt (Plettenberg in W]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="attachment_30" class="wp-caption aligncenter" style="width: 360px"><img class="size-full wp-image-30" title="Carl Schmitt" src="http://parsifalparsifal.wordpress.com/files/2009/08/schmitt.jpg" alt="Sovrano è chi decide sullo stato di eccezione" width="350" height="350" /><p class="wp-caption-text">Sovrano è chi decide sullo stato di eccezione</p></div>
<h3>BREVI CENNI BIOGRAFICI.</h3>
<p>Carl Schmitt (Plettenberg in Westfalia, 11 luglio 1888 – Plettenberg-Pasel, 7 aprile 1985), è stato  un giurista e filosofo politico tedesco, nato in una numerosa e modesta famiglia cattolica nella Westfalia prussiana e protestante.<br />
Dopo avere studiato presso l&#8217;Università di Strasburgo e di Monaco, dove fu allievo di Max Weber, insegno nelle Università di Greisfwald, di Bonn e di Berlino.<br />
Considerato una fra le figure più influenti dell&#8217;università tedesca, partecipò attivamente alla vita politica e sociale del suo paese sia negli ultimi periodi della Repubblica weimariana che nei primi anni del regime Nazional-Socialista.<br />
Dopo pesanti polemiche nei suoi confronti apparse sulla rivista delle SS (dovute a sue particolari critiche all&#8217;operato di Adolf Hitler), rinunciò dal 1936, ad ogni attività extra univeristaria.<br />
Catturato dagli angloamericani, accusato di collaborazionismo con i nazisti, fu assolto a Norimberga con un -non luogo a procedere-.<br />
Ritiratosi a Plattemberg, si dedicò meticolosamente allo studio del diritto pubblico ed internazionale.</p>
<h3>BIBLIOGRAFIA.</h3>
<ul>
<li><em>Le categorie del «Politico»</em></li>
<li><em>Ex Captivitate Salus. Esperienze degli anni 1945-47</em></li>
<li><em>Teoria del partigiano. Integrazione al concetto del politico</em></li>
<li><em>Il nomos della terra nel diritto internazionale dello «Jus publicum europaeum»</em></li>
<li><em>Donoso Cortés &#8211; Interpretato in una prospettiva paneuropea</em></li>
<li><em>Terra e mare. Una riflessione sulla storia del mondo</em></li>
<li><em>Dialogo sul potere</em></li>
<li><em>Risposte a Norimberga</em></li>
<li><em>Teologia politica. Vol. 2: La leggenda della liquidazione di ogni teologia politica</em></li>
<li><em>Dottrina della Costituzione</em></li>
<li><em>Amleto o Ecuba. L&#8217;irrompere del tempo nel gioco del dramma</em></li>
<li><em>Romanticismo politico</em></li>
<li><em>Democrazia e liberalismo. Referendum e iniziativa popolare Hugo Preuss e la dottrina tedesca dello Stato</em></li>
<li><em>Il concetto discriminatorio della guerra</em></li>
<li><em>La tirannia dei valori</em></li>
<li><em>La dittatura</em></li>
</ul>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[No Wonder the Poker Game is Ending: The Wealthiest Have Taken All of the Chips ]]></title>
<link>http://dprogram.net/2009/08/15/no-wonder-the-poker-game-is-ending-the-wealthiest-have-taken-all-of-the-chips/</link>
<pubDate>Sat, 15 Aug 2009 19:05:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>sakerfa</dc:creator>
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<description><![CDATA[(WashingtonsBlog) &#8211; A new report by University of California, Berkeley economics professor Emm]]></description>
<content:encoded><![CDATA[(WashingtonsBlog) &#8211; A new report by University of California, Berkeley economics professor Emm]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il socialismo nazionale di Johann Gottlieb Fichte]]></title>
<link>http://msdfli.wordpress.com/2009/08/13/il-socialismo-nazionale-di-johann-gottlieb-fichte/</link>
<pubDate>Thu, 13 Aug 2009 03:50:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>msdfli</dc:creator>
<guid>http://msdfli.wordpress.com/2009/08/13/il-socialismo-nazionale-di-johann-gottlieb-fichte/</guid>
<description><![CDATA[Luca Leonello Rimbotti Filosofo dell’Idealismo “realista”, è stato chiamato Johann Gottlieb Fichte. ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><img class="alignnone size-full wp-image-1732" title="Johann_Gottlieb_Fichte" src="http://msdfli.wordpress.com/files/2009/08/johann_gottlieb_fichte.jpg" alt="Johann_Gottlieb_Fichte" width="300" height="336" /></p>
<p style="text-align:center;"><strong>Luca Leonello Rimbotti</strong></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">Filosofo dell’Idealismo “realista”, è stato chiamato Johann Gottlieb Fichte. Poiché dava grande risalto alla figura dell’Io come energia trascendente, in contatto quasi panteistico con i fondamenti della vita; ma anche all’Io sovrano, concreto e vivente, libero di volere e legge a se stesso.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">La vita dell’uomo agli stadi superiori è segnata da un principio di luce, la coscienza continuamente auto-illuminantesi: Sich-Selbst Erleuchten. Già dai termini qui richiamati, si capisce che Fichte era a un passo dall’Illuminismo già in declino ai suoi tempi, ma un passo oltre. Il suo utilizzo della “ragione assoluta” non è di tipo illuminista, infatti, ma procede lungo la linea che poi scaturirà nel pensiero romantico, nel volontarismo, fino al sovrumanismo di Nietzsche. Basta pensare che Fichte – uno dei padri nobili della filosofia idealistica tedesca a cavallo di Sette- e Ottocento, e pietra d’angolo del nascente nazionalismo germanico – concepì l’Io essenzialmente come atto e forza. Così nel 1929 Nicolai Hartmann definì l’Io assoluto fichtiano, che ebbe clamorosi sviluppi nel pensiero europeo del Novecento: «Si potrebbe anche designare questo supremo e conclusivo punto di vista come idealismo dinamico, giacché l’essenza dell’Io, che fa scaturire ogni oggetto, rappresentazione, impulso, e in definitiva l’impulso degli impulsi, la libera volontà morale, è un principio originario dinamico, è atto, forza».</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">Questo principio originario, l’Urprinzip che governa le scelte dell’uomo differenziato, tra l’altro avviene secondo Fichte attraverso la precorritrice dialettica dell’Io e del Non-Io: l’identità, in altre parole, la si raggiunge non solo con la coltivazione del Sé, ma anche con il confronto-conflitto con l’Altro, secondo dinamiche che avranno un loro riflesso nella nota teoria di Carl Schmitt sulla coppia Amico-Nemico.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">Siamo dunque di fronte a importanti snodi del pensiero europeo, nell’epoca napoleonica dei sommovimenti sociali e dei risvegli nazionali. Era quello un periodo in cui alla filosofia teoretica veniva chiesto di uscire dalla campana di vetro della pura riflessione e di calarsi nella storia, cercando di capire e motivare gli avvenimenti storici in corso. Come molti altri grandi europei (si pensi al Foscolo oppure a Hölderlin), Fichte fu inizialmente attratto dalla Rivoluzione francese, rimanendo probabilmente sempre un po’ “giacobino”, ma secondo i criteri di una volontà generale non classista, ma schiettamente nazionale-popolare. Come altri faranno dopo di lui, dall’esempio della Rivoluzione francese Fichte trasse alcuni insegnamenti di fondo: ad esempio, l’importanza della mobilitazione delle masse e l’individuazione del problema nazionale come fondamentale per la rinascita del popolo.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">Nel 1799, nel suo libro sulla Missione dell’uomo, Fichte aveva spiegato che il fine dell’Idealismo non era la trascendenza staccata dalla vita, ma la formazione di una volontà in grado di incidere sul mondo delle cose terrene. L’agire, la fede, l’intuizione, la volontà: queste le vie della missione, la Bestimmung umana. E nelle Lezioni sulla missione del dotto, di poco precedenti, il filosofo tedesco precisò che il compito più alto della scienza consiste nell’educazione nazionale. Un compito nel quale lo Stato, che deve avere il controllo sulla cultura, si avvale della collaborazione della classe degli uomini di scienza. Si trattava della riproposizione dell’idea antica del governo dei filosofi, che ritornava per la prima volta ben chiara nell’epoca dell’industrialismo incipiente. Fichte, in questo, anticipò Heidegger, che nel Novecento provò a inserirsi nelle strutture dello Stato per attribuire all’uomo di cultura la responsabilità della guida del popolo. Quest’idea “platonica” di una identificazione della politica con l’etica dell’educazione – la grande idea del Kulturstaat, perno del risveglio nazionale – sarà da Fichte svolta nei celebri Discorsi alla nazione tedesca del 1808, pronunciati a Berlino sotto la dominazione napoleonica e germe del moderno pangermanesimo.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">Ma c’è un testo del 1800 in cui Fichte si provò a formulare una teoria dello Stato nazionale moderno e che rappresenta un particolare caso di “utopismo” politico tutt’altro che campato in aria ma, a ben guardare, decisamente concreto. Si tratta de Lo Stato commerciale chiuso, recentemente ripubblicato dalle Edizioni di Ar nell’anastatica Bocca del 1909. È soprattutto con questo testo che Fichte si guadagnò le simpatie dei “socialisti” ottocenteschi, poiché previde il caso di un’organizzazione politica che, prima di ogni altra cosa, doveva occuparsi di dare a ogni cittadino ciò di cui ha bisogno, ponendo «ciascuno in possesso di ciò che gli spetta». Per la verità, questo “socialismo” fichtiano era di una specie tutta particolare. Trascurato a suo tempo da Marx, ma recuperato da alcuni ambienti del marxismo novecentesco (ricordiamo un’edizione abbreviata degli Editori Riuniti negli anni Settanta), Fichte non ebbe per nulla in mente uno Stato egualitario alla marxista, ma uno Stato del popolo di tipo propriamente nazionalista. Basato su una doppia tripartizione dei ceti – produttori, artigiani e commercianti: la parte attiva dell’economia nazionale; governo, addetti all’istruzione e alla difesa: la parte attiva della struttura politica e sociale -, quello di Fichte appare uno “Stato secondo giustizia” ordinato su criteri razionali, ma attento ai risvolti organici e storici della comunità. Questo, comunque oggi lo si giudichi, rappresenta un bell’esempio di prevalenza del politico sull’economico, in anni in cui il potere finanziario internazionale si stava già affermando.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">Come scrive Francesco Ingravalle nella prefazione alla nuova edizione dello Stato commerciale chiuso, l’idea di Fichte è quella di considerare il popolo un soggetto politico, rovesciando l’impostazione borghese che vedeva in quel periodo nel Terzo Stato l’unico protagonista della decisione pubblica. In quanto soggetto e non oggetto passivo della politica, il popolo di Fichte – giunto a maturazione sociale grazie al processo educativo – diventa il protagonista della nazione, l’elemento che giunge a imporre l’eguaglianza morale e giuridica tra tutti i cittadini, pur nella diversità dei ruoli ricoperti. Poiché è proprio la nazione a fare lo Stato, e non il contrario.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">Abolizione pura e semplice del commercio estero, monopolio economico dello Stato, assunzione da parte dello Stato medesimo dell’organizzazione del lavoro, una moneta a solo valore simbolico di scambio in luogo di oro e argento, prezzi fissi: queste alcune delle tappe attraverso le quali, secondo Fichte, si sarebbe passati dalla falsa “democrazia” del Terzo Stato, che di fatto crea un’oligarchia del denaro, al vero Stato popolare secondo giustizia. L’autarchia economica, a questo punto tutt’altro che utopia, ma concreta scelta di indipendenza economica, doveva garantire innanzi tutto la libertà nazionale dal giogo della logica del “libero” commercio.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">In un lontano libro del 1921, il “politologo” Giuseppe Maggiore, oggi del tutto dimenticato, ma all’epoca assai noto, e uno dei pochi a interessarsi di Fichte, in Italia allora pressoché sconosciuto, definì il pensatore tedesco «il filosofo del nazionalismo socialista». E scrisse che Lo Stato commerciale chiuso rappresenta un dispotismo solo apparente, in quanto il potere pubblico lì descritto «da istituto coattivo, deve tramutarsi in un istituto di educazione e di cultura, perchè solo così il regno della ragione si realizza». Pare di sentire Gentile e il suo Stato etico-educativo. Sempre Maggiore sottolineò poi che la società autarchica immaginata da Fichte (che non mancò di suggerire la produzione di “succedanei” all’eventuale mancanza di materie prime: questo ci ricorda qualcosa…), aveva origini storiche precise e non era una “pensata” a tavolino. Esso scaturiva dall’osservazione che i moderni Stati nazionali europei non erano nati da un’aggregazione di genti sotto l’unità di una legge di nuovo conio, ma dal disgregrasi di un’unità originaria, quella imperiale formata da popoli «uscenti da un comune ceppo germanico». E che quindi la libertà di commercio, logica in un grande spazio imperiale, diveniva perniciosa per le tante individualità costituite dagli Stati moderni. Ma la sostanza di questo primordiale socialismo nazionale riposava, comunque, sul compito primario affidato allo Stato detentore del giusto diritto: «dare a ciascuno il suo, immetterlo nella proprietà dovutagli, e poi proteggerlo».</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">Messo nella condizione di costituire un blocco compatto con ruoli precisi e intendimenti altamente solidaristici, attivato nella concezione del lavoro sociale e nel dispregio per il lusso individuale, il popolo – “racchiuso”, più che “chiuso” in sé – avrebbe sviluppato naturalmente istituzioni e tradizioni sue proprie, pervenendo infine alla saldatura in una gerarchia politico-sociale condivisa, al cui apice dovevano trovarsi «un alto sentimento di onore e un carattere spiccatamente nazionale». Su tutto, uno stile di vita che si direbbe quasi “spartano”, essenziale, mirato all’equa distribuzione del benessere: «Il superfluo si deve posporre al necessario e a ciò che si può difficilmente trascurare; questo criterio vale anche per la grande economia dello Stato», scrive Fichte. E continua: «è appunto ingiusto che uno possa pagarsi il superfluo, mentre pur uno dei suoi concittadini manchi del necessario o non possa pagarlo».</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">Ingravalle nota con ragione che nello Stato commerciale chiuso manca l’appello alla mobilitazione delle masse, ciò che renderebbe autentica e attiva la natura “totalitaria” di uno Stato così concepito. Forse, ciò può esser fatto dipendere dal fatto che il “totalitarismo” di Fichte era in questa fase ristretto alla sola analisi economica. Poiché, effettivamente, pochi anni dopo fu proprio Fichte il primo teorico tedesco della mobilitazione popolare, il grande propugnatore di quella “democrazia etnica” che avrà nel Novecento i più evidenti sviluppi. Nei Discorsi alla nazione tedesca (pure ripubblicati da poco dalle Edizioni di Ar), Fichte arricchì infatti il suo sguardo nazionalpopolare con il preconizzare l’educazione di una gioventù dotata di una «volontà ferrata, salda e infallibile», secondo il principio attivistico che «l’uomo superiore deve voler partecipare energicamente all’immediato presente».</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">Lo spirito di lotta così infuso da Fichte al popolo, a tutto il popolo, il suo spronare verso concezioni comunitarie di solidarietà quasi mistica, di sobrietà virile e di negazione dell’egoismo speculativo, ne fanno un insuperabile esempio di come, proprio oggi nel dilagare della globalizzazione, si possano ancora riguardare antichi affreschi politici europei con la precisa impressione che possano all’improvviso rianimarsi, tornando a fare la storia.</p>
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<p style="text-align:justify;">* * *</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Tratto da Linea del 29 maggio 2009.</em></p>
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<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/il-socialismo-nazionale-di-johann-gottlieb-fichte.html">http://www.centrostudilaruna.it/il-socialismo-nazionale-di-johann-gottlieb-fichte.html</a></p>
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</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Video: NASA Astronaut Harrison Schmitt on Alex Jones Tv - Man-Made Global Warming Hoax!]]></title>
<link>http://dprogram.net/2009/08/02/video-nasa-astronaut-harrison-schmitt-on-alex-jones-tv-man-made-global-warming-hoax/</link>
<pubDate>Sun, 02 Aug 2009 09:41:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>sakerfa</dc:creator>
<guid>http://dprogram.net/2009/08/02/video-nasa-astronaut-harrison-schmitt-on-alex-jones-tv-man-made-global-warming-hoax/</guid>
<description><![CDATA[Alex welcomes to the show former NASA astronaut Harrison Schmitt, the first and only civilian to wal]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Alex welcomes to the show former NASA astronaut Harrison Schmitt, the first and only civilian to wal]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA["an irresponsible lunatic"]]></title>
<link>http://euglossine.wordpress.com/2009/07/22/an-irresponsible-lunatic/</link>
<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 19:30:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>Euglossine Bee</dc:creator>
<guid>http://euglossine.wordpress.com/2009/07/22/an-irresponsible-lunatic/</guid>
<description><![CDATA[Today, I’m listening to Florent Schmitt: Piano works for 4 hands&#8221; by Christian Ivaldi &amp; Je]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Today, I’m listening to Florent Schmitt: Piano works for 4 hands&#8221; by Christian Ivaldi &#38; Jean-Claude Pennetier.</p>
<p>It’s very easy to separate this contemplative, glittering music from the controversial historical figure. I found an interesting article that talks about his importance on the musical scene and his fall from grace, both during his lifetime and beyond, summed up in the Wikipedia entry:</p>
<blockquote><p>Having been one of the most often performed of French composers in the period between the two world wars, Schmitt afterwards fell into comparative obscurity, although he continued writing music till the end (and in 1952 he became a member of the <a title="Légion d'honneur" href="http://en.wikipedia.org/wiki/L%C3%A9gion_d%27honneur">Légion d&#8217;honneur</a>). He became the subject of attacks — both in his old age and posthumously — over his pro-German sympathies during the 1930s, and over his willingness to work for the <a title="Vichy France" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Vichy_France">Vichy regime</a> later on (<em>from <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Florent_Schmitt">http://en.wikipedia.org/wiki/Florent_Schmitt</a></em> )</p></blockquote>
<p>Here is a bit from the music article (the Wikipedia entry appears to be based on this article:</p>
<blockquote><p>He enjoyed his powerful position as grand-high-arbiter-of-taste during the years when he wrote regular reviews for <em>Le Temps</em> (1929-39), as much as he enjoyed creating scandal at live concerts by shouting controversial jibes from the loges. These bursts of <em>élan</em> were always sparked by his sense, usually at premieres of new works, that the audience was &#8220;missing the point&#8221;, and he would as readily champion aurally daunting avant-garde works as he would decry the popular. The most noteworthy incident occurred in 1933, when songs of Kurt Weill were being performed at the Salle Pleyel. Schmitt’s scandalous shouts from the audience exposed an anti-Semitic arrogance that resulted in a newspaper scandal, with words of support from Weingartner, and condemnation from just about everyone else, including the publisher Heugel, who called him an &#8220;irresponsible lunatic&#8221;.</p></blockquote>
<p>You can read the full article at <a href="http://www.musicweb-international.com/classrev/2002/Jun02/Schmitt.htm">http://www.musicweb-international.com/classrev/2002/Jun02/Schmitt.htm</a></p>
<p>Or <a href="http://www.lala.com/emaillanding?templateName=ShareAlbum&#38;path=album%2F360569446126734158%3A%3AmsgToken%3D1H630757&#38;fc=viral.share.album">Click here</a> to listen to &#8220;Florent Schmitt: Piano works for 4 hands&#8221; by Christian Ivaldi &#38; Jean-Claude Pennetier.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La “nuova mitologia” nella concezione politica di Carl Schmitt]]></title>
<link>http://msdfli.wordpress.com/2009/07/22/la-%e2%80%9cnuova-mitologia%e2%80%9d-nella-concezione-politica-di-carl-schmitt/</link>
<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 16:01:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>msdfli</dc:creator>
<guid>http://msdfli.wordpress.com/2009/07/22/la-%e2%80%9cnuova-mitologia%e2%80%9d-nella-concezione-politica-di-carl-schmitt/</guid>
<description><![CDATA[Luca Leonello Rimbotti Il concetto di direzione, di comando, di autorità era collocato nell’assoluta]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1745" title="schmitt" src="http://msdfli.wordpress.com/files/2009/07/bild002.jpg" alt="schmitt" width="250" height="370" /></p>
<p style="text-align:center;"><strong>Luca Leonello Rimbotti</strong></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><em>Il concetto di direzione, di comando, di autorità era collocato nell’assoluta uguaglianza di stirpe tra capo e seguito.</em></p>
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<p style="text-align:justify;">“La vicinanza di Schmitt alla richiesta romantica di una ‘nuova mitologia’ e la coazione alla speranza in un ‘dio dell’avvenire’ sta nella convinzione della incolmabile perdita del fondamento trascendente, di una istanza ultramondana che potrebbe ancora garantire un ordine nella vita”. Questa frase dello studioso Stefan Nienhaus chiarisce come poche che il pensiero di Carl Schmitt, lungi dall’esaurirsi nella teoria giuridica, era invece una vera e completa concezione del mondo.</p>
<p style="text-align:justify;">La storica importanza del pensiero di Schmitt (un autore che, dopo qualche innamoramento dei nostri frivoli intellettuali, è stato rapidamente rimesso nel cassetto), infatti, più che nell’individuazione delle tecniche di governo per fronteggiare la crisi dell’Occidente, risiede nell’individuazione di quei poteri di sovranità carismatica, senza i quali ogni politica si riduce ad amministrazione e ogni amministrazione a contabilità.</p>
<p style="text-align:justify;">
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<p style="text-align:justify;">Un nuovo tipo di mito e di “mitologia”, dunque, sarebbe occorso al declinante jus publicum europaeum per reinsediare se stesso al vertice della decisione, e per ricostruire le categorie del politico non sulle basi della sovversione laica liberal, bensì su quelle tradizionali di una “teologia politica”. Come dire: pensiamo un modello di Stato nuovo, ma attinto alle più nobili esemplificazioni di idea-forza trascendente, come ce ne furono nel passato. Pensiamo una politica nuova, ma misurata su quell’idea di sovranità sacrale che fu per l’Europa il segreto di ogni grandezza.</p>
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<p style="text-align:justify;">Per queste vie, Schmitt pervenne alla teorizzazione di uno Stato rifondato che incarnasse la decisione sovrana, per neutralizzare i distruttivi scontri di interesse privato, e per porsi come terzo superiore in grado di far prevalere sul contrasto sociale la parola ultima di una autorità radicale, esprimentesi nello stato d’eccezione. Si capisce che, con queste idee, Schmitt entrava in rotta di collisione col conservatorismo prussiano politicamente egemone nella Germania guglielmina, ed anche in larga misura in quella weimariana. Il potere statale, per la scuola prussiana, più che autorità trascendente era autoritarismo immanente, e più che sintesi hegeliana degli opposti era monolitica affermazione di un principio unico ossificato.</p>
<p style="text-align:justify;">Per questo, Schmitt considerò il suicidio del grande poeta prussiano Heinrich von Kleist – devotissimo dell’idea metafisica di Reich -, avvenuto teatralmente sulle rive del lago Wansee, come un simbolo del fallimento storico del prussianesimo e delle sue contraddizioni, maturando la convinzione che un reinizio dell’Europa fosse possibile su altre basi. Sulle basi, appunto, di una teologia politica.</p>
<p style="text-align:justify;">Fortemente critico del pensiero politico del Romanticismo – accusato di stravaganze inattuabili -, Schmitt fu nondimeno una sua scheggia, e lo fu proprio nel momento in cui pensò che fosse possibile la restaurazione dello Spirito su fondamenti tutto sommato irrazionali, ma oggettivi. Innestare il punto di vista prometeico di un nuovo mito comunitario nella pratica politica fu qualcosa più di un sogno. Riconoscere il senso cosmologico del pensiero presocialista di un Proudhon, o quello poetico-visionario di un Theodor Däubler come antefatti del potere politico, può sembrare la ricaduta di Schmitt proprio in quelle divagazioni impolitiche di cui aveva accusato il Romanticismo.</p>
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<p style="text-align:justify;">Non era così. C’è un fatto, un dettaglio biografico, che può aiutarci a comprendere cosa, dopotutto, Schmitt avesse in mente. Nel passaggio del giurista da consulente tecnico di fiducia del sistema autoritario di Schleicher a consigliere di Stato prussiano nel regime di Hitler, si può leggere ad un tempo tanto la critica schmittiana a un metodo di potere ormai superato dalla storia, non più in contatto con gli eventi, quello vetero-prussiano; quanto l’attrazione per un principio rivoluzionario che andava concependo l’autorità in senso carismatico-popolare, secondo gli esiti di un comunitarismo che intendeva coniugare la tradizione nazionale con la modernità.</p>
<p style="text-align:justify;">Il giurista, così, nemico delle derive utilitariste della modernità, preoccupato dall’avanzata della tecnica e dalla brutale secolarizzazione dei rapporti sociali, si sarebbe trovato davanti alla possibilità di costruire davvero le fondamenta di un potere che avrebbe riunito in un colpo solo l’avversione al Romanticismo, rappresentato ad esempio dal vecchio Adam Müller, senza per questo rinnegare, ma anzi rafforzando il nocciolo della politica romantica, cioè l’erezione di un potere sacrale, incentrato sul carisma dell’autorità trascendente.</p>
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<p style="text-align:justify;">E, sempre nello stesso momento, Schmitt avrebbe anche saldato i conti con le sue suggestioni verso le escatologie redentrici della società, così come le pensavano gli utopisti del socialismo premarxista. Non appariva infatti il Terzo Reich, per l’appunto, come un regime di nuovo conio ma tradizionalista, carismaticamente poggiante sul culto del Führer, ma allo stesso tempo, popolare e comunitario, come una specie di socialismo senza Marx? Tutto sembrò dunque congiurare per quell’avvicinamento tra il giurista e il dittatore, che poi, nel 1945, sarebbe costato a Schmitt la prigione e l’epurazione.</p>
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<p style="text-align:justify;">La quadratura del cerchio tra potere gerarchico e partecipazione di popolo, tra figura salvifica della Guida e uguaglianza dei diritti, fu operata da Schmitt attraverso l’elaborazione di una sorta di democrazia germanica. Criticando il concetto ecclesiastico di pastore e di fedeli, Schmitt scrisse in Stato, Movimento, Popolo del 1934 che “questa immagine è che il pastore rimane assolutamente trascendente al gregge. Questo non è il nostro concetto di direzione”.</p>
<p style="text-align:justify;">Il nuovo concetto di direzione, di comando, di autorità, infatti, era da Schmitt collocato nella “assoluta uguaglianza di stirpe tra capo e seguito… Solo la uguaglianza di stirpe può impedire che il potere del capo diventi tirannia e arbitrio”. Veniva garantito, in questa ottica di gerarchismo egualitario, l’accesso popolare ai diversi ranghi sociali per la via del merito e assicurata, col Führerprinzip, la piattaforma di massa dell’autorità carismatica. Ecco pertanto che la storia metteva nelle mani di Schmitt un caso concreto di teologia politica…</p>
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<p style="text-align:justify;">In Ex Captivitate Salus, il libro scritto nella prigione di Norimberga nel 1945 e che rappresenta uno di quei momenti in cui “i vinti scrivono la storia”, Schmitt si trattenne per qualche pagina sulla sua famosa distinzione tra Amico e Nemico, che considerava alla base di ogni identità forte: chi non ha il bene di avere nemici, non ha neppure il bene, attraverso la loro diversità, di conoscere se stesso. Difficile rimanere in equilibrio su questo vertice, ma indispensabile: vivere il proprio Io attraverso la diversità dell’altro. Significa lottare per un mondo di differenze, distrutte le quali, rimaniamo distrutti anche noi. Schmitt aggiunse a queste considerazioni un’ultima frase: “Cattivi sono certamente gli annientatori che si giustificano adducendo che gli annientatori vanno annientati”.</p>
<p style="text-align:justify;">Che avrà voluto dire?</p>
<p style="text-align:justify;">Non pensava forse ai giudici alleati che aveva di fronte, che accusavano i vinti di crimine e di violenza, standosene tranquillamente seduti su immani rovine, frutto per l’appunto di altro crimine e altra violenza? Probabilmente, è questa la vera sapienza della cella. Un testamento lasciato all’Europa, ma che ancora gli europei – a vent’anni dalla morte di Carl Schmitt – devono imparare a comprendere.</p>
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<p style="text-align:justify;"><strong>Il “Kronjurist” del Reich</strong></p>
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<p style="text-align:justify;">Nato nel 1888 a Plettenberg in Westfalia, Carl Schmitt studiò nelle Università di Strasburgo (allora tedesca) e di Monaco, dove fu allievo di Max Weber. Nel 1922 ottenne la cattedra di diritto pubblico prima all’Università di Greifswald e poi a quella di Bonn, e in seguito a quelle di Berlino (1926), Colonia (1932), di nuovo Berlino (dal 1933 al 1945).</p>
<p style="text-align:justify;">Divenne una delle più influenti personalità accademiche della Germania e ricoprì anche, per svariati anni, cariche pubbliche, sia sotto il regime di Weimar che sotto il Terzo Reich, durante il quale fu Presidente dell’Associazione dei Giuristi Tedeschi.</p>
<p style="text-align:justify;">Nel 1936 tuttavia, a seguito di certe polemiche ideologiche con ambienti vicini alle SS, rinunciò ad ogni attività al di fuori dell’insegnamento.</p>
<p style="text-align:justify;">Arrestato nel 1945 dagli Alleati come una delle massime autorità culturali del Terzo Reich, fu imprigionato a Norimberga e processato. Assolto ma impedito a tornare all’insegnamento, si dedicò ai suoi studi e alle sue pubblicazioni, fino alla morte avvenuta nell’aprile del 1985 nella natia Plettenberg.</p>
<p style="text-align:justify;">In Italia, dopo la pubblicazione nel 1935 dei Principi politici del Nazionalsocialismo (Sansoni), su impulso di Delio Cantimori, il suo pensiero rimase sconosciuto fino alla pubblicazione della prima traduzione post-bellica di una sua opera, per volere di Gianfranco Miglio (Le categorie del politico, il Mulino 1972).</p>
<p style="text-align:justify;">Oggi si contano numerose traduzioni di opere di Schmitt. Tra di esse segnaliamo: La Dittatura (Laterza 1975); Romanticismo politico (Giuffré 1981); Teoria del partigiano (il Saggiatore 1981); Scritti politico giuridici 1932-1942 (Bacco &#38; Arianna 1983); Terra e mare (Giuffré 1986); Ex Captivitate Salus (Adelphi 1987); Il nomos della terra (Adelphi 1991); Teologia politica II (Giuffré 1992). Il libro più completo sulla figura e sul pensiero di Schmitt è J.W. Bendersky, Carl Schmitt teorico del Reich (il Mulino 1989).</p>
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<p style="text-align:justify;"><em>Tratto da Linea del 19 giugno 2005</em></p>
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<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/carlschmittnuovamitologia.html">http://www.centrostudilaruna.it/carlschmittnuovamitologia.html</a></p>
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</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Miłość]]></title>
<link>http://gornapolka.wordpress.com/2009/07/10/milosc/</link>
<pubDate>Fri, 10 Jul 2009 06:32:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>tomaszalbecki</dc:creator>
<guid>http://gornapolka.wordpress.com/2009/07/10/milosc/</guid>
<description><![CDATA[Schmitt udowadnia, że filozofowie to z zasady dobrej jakości pisarze, którzy potrafią odnaleźć się w]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Schmitt udowadnia, że filozofowie to z zasady dobrej jakości pisarze, którzy potrafią odnaleźć się w każdej sytuacji &#8211; nawet tej bardzo intymnej.</strong></p>
<p><img src="http://merlin.pl/Odette-i-inne-historie-milosne_Eric-Emmanuel-Schmitt,images_product,9,978-83-240-1145-2.jpg" alt="odette" /></p>
<p>Po czytanej przeze mnie <a href="http://ksiazka-online.pl/index.php/2009/07/ewangelia-wedlug-pilata/">Ewangelii według Piłata</a>, &#8220;Odette&#8221; w niczym nie przypomina tej książki. Jest w niej może coś z &#8220;Małych zbrodni małżeńskich&#8221; (nawiasem mówiąc równie doskonałych) jednak małe opowiadania to inna bajka, w której można odnaleźć więcej.</p>
<p>8 historii &#8211; wszystkie o miłości. Żadna nie nudzi, bo miłość u Schmitta ma wiele odcieni. Spełniona, niespełniona; platoniczna i głęboka; doceniana za życia i &#8230; doceniona dopiero po śmierci. Miłość ma wiele twarzy, a autor każdą z nich opisuje idealnie. Trochę filozoficznie, trochę idealistycznie &#8211; jednak zawsze trafia w samo sedno &#8211; Gdybym mówił językami ludzi i aniołów, a miłości bym nie miał, stałbym się jak miedź brzęcząca albo cymbał brzmiący.</p>
<p>Jedna z historii opowiada o tytułowej Odette Toulemonde. Czterdziestoletnia wdowa zachwyca się książkami modnego pisarza Balthazara Balsana. To miły człowiek, ujmujący, zadbany, o nieco pociesznej prezencji nauczyciela gimnastyki, ale jak najbardziej na poziomie. Mówiąc krótko: mężczyzna, z którym kobieta rozwodzi się z przyjemnością. Los sprzyja jemu, a jednak to ona jest szczęśliwa. Przypadkowe spotkanie podczas podpisywania książek wywróci ich życie do góry nogami.</p>
<p>Melancholijna narracja i szybko biegnące myśli (a co za tym idzie wzrost ciśnienia i przyśpieszone bicie serca u czytelnika) sprawiają, że chce się coś takiego czytać. Całe szczęście, że czasy nudnych romansideł odchodzą (mam nadzieję) w niepamięć a styl pisania o miłości a&#8217;la Schmitt stanie się powszechny.</p>
<p>To trzeba przeczytać.</p>
<p>Odette i inne historie miłosne (okładka miękka)<br />
Eric-Emmanuel Schmitt<br />
wydawnictwo Znak<br />
2009</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Pavés de plage]]></title>
<link>http://baroqueetfatigue.wordpress.com/2009/07/06/paves-de-plage/</link>
<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 14:45:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>fandenimier</dc:creator>
<guid>http://baroqueetfatigue.wordpress.com/2009/07/06/paves-de-plage/</guid>
<description><![CDATA[Grâce à Zulmé et Toné d&#8217;Ilys, j&#8217;ai découvert Nakido, plate-forme simple et efficace pour]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">Grâce à Zulmé et Toné d&#8217;Ilys, j&#8217;ai découvert Nakido, plate-forme simple et efficace pour mettre à disposition des fichiers de taille raisonnable. Alors que débutent les vacances, voici de quoi les agrémenter (cliquer sur les chiffres en début de ligne).</p>
<p style="text-align:justify;">- <a href="http://www.nakido.com/25D4A4F5E340AB7663227A66C869C424C312DB8F">1</a> &#8211; La <em>Lettre sur le parlementarisme</em> de Juan Donoso Cortés</p>
<p style="text-align:justify;">- <a href="http://www.nakido.com/A68A14A3D6EA1349D3108D6FB33F0B6E5D621175">2</a> &#8211; Un article sur la déthéologisation chez Carl Schmitt</p>
<p style="text-align:justify;">- <a href="http://www.nakido.com/B4C96F51BC832BDB924E7B92D04528E1A715E5EC">3</a> &#8211; <em>Libéralisme</em>, de Pascal Salin (un vrai pavé, pour le coup)</p>
<p style="text-align:justify;">- <a href="http://www.nakido.com/2D1BBB3ED879508F54AC2DFAD2F54CC795A87796">4</a> &#8211; La <em>Vie des dames galantes</em>, de Brantôme</p>
<p style="text-align:justify;">- <a href="http://www.nakido.com/4459561A65FB04F25FFA26E6EF5649AD6E3DF734">5</a> &#8211; Le <em>Dialogue de vaincus</em> de Cousteau et Rebatet</p>
<p style="text-align:justify;">- <a href="http://www.nakido.com/450D563B47BB026490A38900E7928101927E9F03">6</a> &#8211; Un article sur &#8220;Moscou, de l&#8217;Empire à l&#8217;Empire&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;">- <a href="http://www.nakido.com/CA53E3A63B761D49EADF559E63DAD3110E7CCDAC">7 </a>- &#8230; et les <em>Œuvres complètes</em> de Xavier de Maistre.</p>
<p style="text-align:justify;">Bonne lecture.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'Europe accélère le développement en Aquitaine]]></title>
<link>http://mneaquitaine.wordpress.com/2009/07/03/leurope-accelere-le-developpement-en-aquitaine/</link>
<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 12:30:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>pascalbourgois2</dc:creator>
<guid>http://mneaquitaine.wordpress.com/2009/07/03/leurope-accelere-le-developpement-en-aquitaine/</guid>
<description><![CDATA[sudouest.com, Publi-info, le 30 Juin 2009 L&#8217;Europe accélère le développement en Aquitaine Rela]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://">sudouest.com</a>, Publi-info, le 30 Juin 2009</p>
<p>L&#8217;Europe accélère le développement en Aquitaine</p>
<p>Relayée par des acteurs locaux, la politique régionale de l’Union a une traduction concrète en termes de projets. Le point sur une stratégie qui fait la part belle à l’innovation et au développement durable</p>
<p>Lire aussi</p>
<p> » <a href="http://www.sudouest.com/gironde/actualite/demopub33/article/635628/mil.html#c638866">Priorité à l&#8217;énergie et à l&#8217;environnement</a></p>
<p> » <a href="http://www.sudouest.com/gironde/actualite/demopub33/article/635628/mil.html#c638869">Un tremplin pour la reconversion</a></p>
<p> » <a href="http://www.sudouest.com/gironde/actualite/demopub33/article/635628/mil.html#c638870">Alain Rousset, Président du conseil régional d&#8217;Aquitaine</a></p>
<p> » <a href="http://www.sudouest.com/gironde/actualite/demopub33/article/635628/mil.html#c638871">Dominique Schmitt, Préfet de la région Aquitaine</a></p>
<p> » <a href="http://www.sudouest.com/gironde/actualite/demopub33/article/635628/mil.html#c638872">Coup de pouce aux projets ruraux innovants</a></p>
<p> » <a href="http://www.sudouest.com/gironde/actualite/demopub33/article/635628/mil.html#c638873">Vous avez un projet?</a></p>
<p>Souvent jugée complexe et éloignée des préoccupations des citoyens, l’Europe fait peut-être l’objet d’un procès abusif si on l’observe dans le détail de ses actions locales. Eloignée des citoyens, rien de moins sûr dès lors qu’il s’agit de sa politique d’intervention dans les régions.</p>
<p><strong>Sans être d’une simplicité ébouriffante, cette politique régionale peut néanmoins se résumer en quelques lignes : elle vise à assurer un développement solidaire, équilibré et cohérent de l’ensemble du territoire européen. A cette fin, des programmes encadrent la mise en place d’une stratégie concernant toutes les régions</strong>. Ils sont définis pour une période de sept ans afin de permettre une action dans la durée. Le dernier programme (2000-2006) s’était fixé pour objectif d’apporter un soutien financier aux territoires les plus fragiles. A sa suite, <strong>l’actuel programme, qui court jusqu’en 2013, entend appuyer les stratégies régionales fondées sur l’innovation et le développement durable, en vue notamment de favoriser la compétitivité et l’emploi. Pas de distinction territoriale donc, mais une volonté de valoriser les projets les plus performants où qu’ils se trouvent, à la condition qu’ils relèvent de l’innovation et du développement durable et soient ainsi en accord avec la stratégie européenne de Lisbonne pour la croissance et l’emploi.</strong></p>
<p>Contribuer à la création de 9 000 emplois</p>
<p><strong>Voilà pour les principes. Mais quelle est leur traduction concrète en Aquitaine ?</strong> <!--more-->Pour la période en cours, 2007 à 2013, les programmes favorisant la compétitivité et l’emploi sont dotés de 579 millions d’euros (sur une enveloppe globale de 730 millions d’euros). A lui seul, le fonds européen de développement régional (FEDER) représente en Aquitaine 392 millions d’euros. Son objectif est de cofinancer des projets afin de générer au final un milliard d’euros d’investissement et contribuer ainsi à la création de 9 000 emplois. Il est complété par le fonds social européen (FSE) qui représente quant à lui 187 millions d’euros.</p>
<p>Pour entrer davantage dans le détail de l’attribution des fonds, prenons l’exemple de l’entreprise basque Eskulanak implantée à Ayherre, près d&#8217;Hasparren. Cette société de quelque 230 salariés a bénéficié du soutien du FEDER qui considère les PME et PMI comme cibles prioritaires sur son programme 2007-2013. Elle fait partie du groupe familial Lauak, sous-traitant de l’industrie aéronautique (conception, fabrication et assemblage de pièces) qui compte parmi ses principaux clients Dassault Aviation, EADS ou encore Airbus. « Pour rester compétitif, il nous fallait innover afin de faire face à la concurrence des pays à bas coûts comme le Maroc, la Tunisie et aussi la Chine et l’Inde qui se sont positionnées sur ce marché », explique Mikel Charritton, directeur général d’Eskulanak.</p>
<p><strong>Soutenir localement l’investissement</strong></p>
<p>Pour ce faire, l’entreprise qui a une filiale portugaise spécialisée dans l’assemblage – la technologie de pointe restant en France – a élaboré une stratégie fondée sur deux objectifs : améliorer la compétitivité par l’innovation et réorganiser la fabrication. Pour ce qui est de la compétitivité par l’innovation, l’investissement majeur a consisté en l’achat d’une nouvelle presse de formage de pièces unique dans des entreprises comparables, « nous sommes le seul sous-traitant à posséder un tel outil, ce sont des moyens identiques à ceux des avionneurs », ajoute-t-il. Quant à la réorganisation des circuits de fabrication, ils ont notamment nécessité la construction d’un nouveau bâtiment.</p>
<p>C’est sur ces deux points essentiels que sont intervenus les financements européens. « Nous avons observé le groupe dans son ensemble », commente Philippe da Silva, responsable de la coordination territoriale au conseil régional. « Le choix des dirigeants de mener une politique sociale avec par exemple un restaurant d’entreprise et une crèche sur place répond parfaitement aux exigences de développement durable des fonds européens. »</p>
<p>Au total, l’Europe a soutenu le projet à hauteur de 1,1 million d’euros, répartis à parts presque égales entre l’immobilier et le matériel innovant. Des financements qui ont eu un effet de levier non négligeable pour la société Eskulanak. « Je pense que notre projet de stratégie a convaincu, ajoute Mikel Charritton, on a vu que nous croyions en l’avenir. »</p>
<p><strong>Appel à projets photovoltaïque</strong></p>
<p>Dans le cadre du programme « Compétitivité régionale et emploi Aquitaine 2007-2013 » est lancé un nouvel appel à projets photovoltaïque intégré au bâti. Il concerne les bâtiments publics ou privés à enjeu énergétique, c&#8217;est-à-dire sur lesquels s’applique la réglementation thermique.</p>
<p>Mobilisant 1 million d&#8217;euros de FEDER, les critères fixés pour l&#8217;intervention de ce fonds reprennent les orientations fixées lors de l&#8217;appel à projets 2008. Ils sont consultables dans la rubrique « Appels à projets » du site www.europe-en-aquitaine.eu</p>
<p>L&#8217;examen des projets se fera au fur et à mesure de la réception des demandes, seuls les projets ayant obtenu une note globale satisfaisante seront retenus.</p>
<p>Les dossiers sont à déposer en préfecture de département avant le 30 novembre 2009.</p>
<p><strong>L’Europe pilotée depuis Pau </strong></p>
<p>Le 9 juillet 2009 à Pau, se tiendra le prochain comité de suivi des programmes européens en Aquitaine. Coprésidé par le préfet de région et le président du conseil régional, ce rendez-vous a pour vocation de s&#8217;assurer de l&#8217;efficacité et de la qualité de la mise en oeuvre des programmes européens. Dans un souci de cohérence et de complémentarité, il passera en revue les différents fonds mis en oeuvre en Aquitaine : programme opérationnel FEDER et volets déconcentrés des programmes nationaux FSE, FEP et FEADER.</p>
<p>Instance de pilotage stratégique, ce comité de suivi se réunit au moins une fois par an et associe la Commission européenne et les différents ministères concernés au partenariat régional. Il sera le 9 juillet l’occasion de présenter également les premières orientations de la stratégie régionale d’innovation.</p>
<p><strong>Priorité à l&#8217;énergie et à l&#8217;environnement</strong></p>
<p>L&#8217;entretien du Parc du Cypressat obéira aux principes de la gestion différenciée qui établit des distinctions selon la fonction des espaces.</p>
<p>Le programme aquitain fait déjà de l’environnement une priorité. La percée écologiste aux dernières élections européennes conforte cette exigence.</p>
<p>Priorités stratégiques, l’environnement et la maîtrise de l’énergie sont essentiellement soutenus par le fonds européen de développement régional (FEDER) qui leur réserve 114 millions d’euros, environ 30% de l’enveloppe globale pour l’Aquitaine. Deux grands objectifs sont poursuivis : il s’agit d’une part de favoriser les économies d’énergie et promouvoir les énergies renouvelables ; d’autre part de protéger et valoriser l’atout environnemental de la région (risques, patrimoine naturel, gestion de l’eau).</p>
<p>« Nous voulons soutenir des projets ambitieux, fédérateurs, qui s’appuient sur l’innovation et le développement durable », explique Sabine Brun-Rageul, chargée de mission Europe auprès du préfet de région. « Il s’agit forcément de projets lourds, longs à mettre en place, et je dois dire qu’à cette date nous en manquons un peu », reconnaît-elle.</p>
<p><strong>Nature et culture : un projet global sur les Hauts de Garonne</strong></p>
<p>Exemple de projet dans la droite ligne de la politique de cohésion territoriale de l’Union, et à ce titre bénéficiaire de fonds européens : le parc du Cypressat, à Cenon. Un projet à la croisée du développement durable des quartiers sensibles et de la valorisation du potentiel environnemental de l’agglomération. C’est l’un des nombreux espaces naturels juchés sur les coteaux qui bordent la rive droite de l’agglomération bordelaise et qui forment le parc des coteaux des Hauts de Garonne. L’histoire du parc des coteaux est un peu celle d’une frontière qui se transformerait en trait d’union. Courant sur quatre communes (Bassens, Lormont, Cenon et Floirac), cet espace vert s’étale sur 400 hectares. Mais si l’attrait de ses vues plongeantes sur la Garonne est indéniable, il n’en constitue pas moins une rupture entre le haut et le bas des villes, un véritable « fossé vert ». Regroupées dans le cadre d’un Grand Projet de Villes (GPV) les quatre communes qui cumulent de lourdes difficultés sociales, économiques et de fonctionnement urbain ont souhaité développer la cohérence de leur territoire en s’appuyant sur deux éléments forts : la culture et la nature.</p>
<p>Le volet culturel s’appuie sur la complémentarité des programmations et des équipements des communes. Il comprend, outre un important volet numérique, la mise en valeur de nouvelles pratiques urbaines ou encore le développement d’un complexe sportif multi-activité.</p>
<p>Côté nature, c’est bien entendu du parc des coteaux dont il s’agit. Sur la commune de Cenon, le Parc du Cypressat, l’une des pièces maîtresses du projet, fera cet été l’objet de gros travaux d’aménagement. Sur une superficie de 12 hectares, il abrite plus de 1 000 cyprès de différentes variétés et de vastes zones de prairies herbeuses. « Ce parc a une double vocation d’éducation et de recherche, explique Hervé Chiron, chef de projet GPV dans la commune. Pour cette raison, nous entendons préserver son côté sauvage. Il devrait ouvrir au printemps 2010. En principe… car c’est aussi la nature qui conditionnera le rythme des travaux. »</p>
<p>Le budget global de l’opération approche les 2,1 millions d’euros, soutenu à 40% par le FEDER. « Le diagnostic développement durable du projet est excellent pour l’ensemble des dimensions environnementale, économique et sociale », précise Lydie Laurent, chargée de mission environnement et développement durable auprès du préfet de région. Un projet global donc, qui s’inscrit dans une véritable politique de rénovation urbaine à l’échelle de l’agglomération.</p>
<p><strong>Les zones rurales elles aussi soutenues</strong></p>
<p>Mais les zones urbaines sont loin d’être les seules concernées par l’attribution de fonds européens. La préservation de sites naturels en zones rurales est aussi visée, comme au Teich, en Gironde, où la mairie porte une opération de restauration des milieux et paysages du parc ornithologique. Le projet est soutenu par l’Europe au titre de la protection et de la valorisation de l’atout environnemental de l’Aquitaine.</p>
<p>Autre enjeu régional : la protection de la qualité de l&#8217;eau. Il importe en effet de préserver la ressource en quantité (éviter l’épuisement des nappes et permettre le bon fonctionnement des milieux aquatiques) et en qualité (limiter les pollutions diffuses). Sont ainsi soutenues des opérations concernant les ressources en eau, comme celle entreprise par l’association Gascogne Environnement, en Lot-et-Garonne, qui lutte contre la pollution diffuse issue des PME-PMI et de l&#8217;artisanat. Des gaves pyrénéens au Bassin d’Arcachon, en passant par les vallées alluviales, les idées ne manquent pas. De quoi apporter de l’eau au moulin de l’Europe.</p>
<p><strong>Energies renouvelables : encourager les initiatives</strong></p>
<p>Derniers domaines sensibles et non des moindres : la maîtrise de l’énergie et les énergies renouvelables. En Dordogne, c’est par exemple la réalisation d’une chaufferie au bois dans la communauté de communes du Périgord nontronnais qui a été soutenue, dans le cadre d&#8217;une filière structurée en faveur du bois-énergie au niveau départemental. Ce projet s’inscrit dans l’objectif « énergie-climat » du programme européen.</p>
<p>Des opérations analogues ont vu le jour en Gironde et dans les Landes, où l&#8217;accompagnement de la filière bois-énergie est renforcé notamment pour valoriser les bois suite à la tempête Klaus de janvier 2009. Le potentiel d’énergies renouvelables est important en Aquitaine : biomasse, solaire, géothermie, autant de projets qui peuvent être accompagnés par les fonds européens (FEDER).</p>
<p>Côté efficacité énergétique, enjeu essentiel dans la lutte contre le changement climatique, le cadre européen vient d’être assoupli pour permettre au FEDER de financer des travaux d’efficacité énergétique dans le logement social. L’Aquitaine a contribué à cette évolution réglementaire et compte bien la mettre en œuvre très rapidement.</p>
<p><strong>Un tremplin pour la reconversion</strong></p>
<p>Noëlle Février suit le parcours de formation Prim2A pour apprendre le métier de chaudronnier dans l’aéronautique.</p>
<p>« En début de session, je doutais beaucoup, je me remettais tout le temps en question. Mais les formateurs nous valorisent continuellement. Et la passion qu’ils mettent dans leur travail m’a vraiment motivée. » Noëlle Février a un parcours professionnel fait de missions d’intérim dans des domaines comme le câblage électrique ou le contrôle qualité de pièces mécaniques pour l’automobile. A presque 45 ans, elle a besoin de plus de stabilité dans sa vie professionnelle. Passage obligé : obtenir une qualification. Suite à un bilan de compétences effectué avec le Pôle emploi, elle est orientée vers Prim2A (parcours régionaux individualisés dans les métiers de l’aéronautique en Aquitaine), un dispositif qui ouvre à neufs métiers de l’aéronautique axés sur la productique, le travail des métaux ou l’assemblage.</p>
<p><strong>Des organismes de formation associés</strong></p>
<p>Concrètement, Prim2A associe dix organismes de formation sur toute l’Aquitaine. Le parcours proposé débute par une phase d’évaluation, puis de découverte des métiers et d’orientation. Suite à quoi les candidats peuvent opter pour une pré-qualification, étape qui permet en outre de s’assurer que le métier choisi est bien conforme aux attentes du candidat. Vient alors la qualification elle-même.</p>
<p>« Ce dispositif a été construit pour répondre aux besoins de recrutement du secteur aéronautique », explique Emmanuelle Maillard, chargée du développement de l&#8217;emploi et des métiers au conseil régional. Visant à adapter les travailleurs et les entreprises aux mutations économiques, « il ambitionne de proposer plus de 200 parcours chaque année en Aquitaine », ajoute-t-elle. Côté financements, on trouve l’Europe et la Région derrière ce projet : « pour la période 2008 à 2011, Prim2A va recevoir environ 3 millions d’euros du fonds social européen (FSE) et au moins autant de la Région », complète Brigitte Babin, directrice adjointe en charge du FSE au conseil régional.</p>
<p><strong>385 heures pour définir un projet</strong></p>
<p>Durant la phase d’orientation, Noëlle Février a pour sa part choisi la chaudronnerie. : « c’est le métier le plus varié, explique-t-elle, il englobe un peu tout. » Les 385 heures passées à l’Insup de Pau, organisme qui pilote l’étape orientation de Prim2A pour le sud de l’Aquitaine, lui ont permis de se déterminer. Outre une remise à niveau en français et en math, et des cours de technique de recherche d’emploi, elle a ainsi pu découvrir quatre ateliers dans des centres de formation implantés aux alentours : la productique, la soudure, le tournage fraisage et le montage assemblage.</p>
<p>« Les missions locales, le Pôle emploi et Cap emploi dirigent vers nous des gens qui ont envie de travailler dans la métallurgie. Hormis savoir lire et écrire, il n’y a pas de pré-requis, il faut juste de la motivation. Et c’est à l’Insup de transformer ou non l’essai », indique Stéphane Bourdens, responsable de l’Insup Béarn. Pour Noëlle Février qui commencera sous peu sa pré-qualification (3 mois), suivie de quatre mois de qualification, le match est presque gagné. « Je suis contente d’aller jusqu’au bout de ma démarche », ponctue-t-elle.</p>
<p><strong>Alain Rousset, Président du conseil régional d&#8217;Aquitaine</strong></p>
<p><strong>Comment intervient le conseil régional pour relayer la politique régionale de l’Union européenne ? </strong></p>
<p>La région s’implique depuis longtemps dans l’animation des programmes européens en Aquitaine et depuis 2007 gère directement le volet innovation, recherche, aide aux entreprises. Déjà, 25% des crédits ont été programmés grâce à une forte présence auprès des PME et des laboratoires, avec à la clé un fantastique effet levier : pour 1 euro investi par les collectivités, l’Europe investit 1 euro.</p>
<p><strong>En Aquitaine, quelle stratégie est déployée pour mettre en place cette politique ?</strong></p>
<p>Après un long travail en amont tenant compte de nos spécificités socio-économiques, nous avons construit un programme dont 45 % des crédits sont dédiés à l’innovation et au développement des entreprises, et 30 % alloués à la valorisation du potentiel énergétique et environnemental de l’Aquitaine. Il s’agit donc de concentrer les moyens sur des thèmes prioritaires, et non plus sur des zones géographiques comme c’était le cas auparavant.</p>
<p><strong>Pour l’attribution des fonds européens, quels sont les projets prioritaires ?</strong></p>
<p>Ceux qui sont résolument tournés vers l’innovation et le développement durable, qu’il s’agisse de recherche, de transfert de technologie, de structuration de filières, d’investissement pour les entreprises ou de soutien à l’amélioration de l’efficacité énergétique, en particulier dans les bâtiments et désormais le logement social, ainsi que la protection de la ressource en eau. L’accès et l’usage des TIC, facteurs et outils d’innovation, sont également prioritaires, de même que les projets visant à réduire les risques technologiques et naturels, notamment sur le littoral.</p>
<p><strong>Dominique Schmitt, Préfet de la région Aquitaine</strong></p>
<p><strong>Comment intervient la préfecture pour relayer la politique régionale de l’Union européenne ? </strong></p>
<p>Le préfet de région, en tant qu’autorité de gestion des programmes européens, est responsable de la bonne utilisation du budget communautaire alloué. Ce budget de plus de 700 millions d’euros représente un poids équivalent à celui que l’Etat d’un côté et la Région de l’autre se sont engagés à apporter dans le cadre du contrat de projet Etat-Région (CPER).</p>
<p><strong>En Aquitaine, quelle stratégie est déployée pour mettre en place cette politique ?</strong></p>
<p>Entre les périodes 2000-2006 et 2007-2013, nous sommes passés d’une stratégie de rattrapage basée sur concentration géographique à une stratégie de compétitivité fondée sur une concentration thématique des crédits européens. Désormais, les deux piliers de la stratégie de cette politique sont l’innovation et le développement durable. Pour faire simple, nous préparons l’avenir de notre région.</p>
<p><strong>Pour l’attribution des fonds européens, quels sont les projets prioritaires ?</strong></p>
<p>Nous cherchons à faire émerger des projets dans les domaines de l’efficacité énergétique, de la protection de l’environnement et en particulier dans le domaine de l’amélioration de la gestion et de la qualité de l’eau. Ce sont deux domaines où les projets sont encore trop peu nombreux. Dans les domaines de l’innovation, du développement des technologies d’information et de la communication et de l’environnement, les cibles prioritaires sont les PME-PMI. Leurs projets sont au cœur de ce dispositif avec près de 150 millions d’euros qui leur sont potentiellement dédiés.</p>
<p><strong>Coup de pouce aux projets ruraux innovants</strong></p>
<p>Favoriser l’attractivité des territoires ruraux fait aussi partie des missions de l’Union. Exemple à Lembeye, dans le Béarn, où est soutenue la création d’une maison de santé.</p>
<p>« Tout est parti de la visite d’un médecin qui nous a alertés sur les difficultés à venir concernant la santé sur le canton. » Chargé de mission à la communauté de communes de Lembeye, Frédéric Savineau remonte aux origines du projet de création d’une maison de santé dans le nord-est du Béarn. C’était en 2007, le constat était sans appel : sur quatre médecins exerçant sur le canton, l’un venait de décéder, et la moyenne d’âge des autres professionnels s’élevait à 58 ans. Conscients du problème que constitue le renouvellement des médecins en zone rurale, les élus ont convoqué l’ensemble des professionnels de la santé exerçant sur le territoire : « l’idée était d’établir au plus vite un diagnostic des besoins, car si rien n’était fait, nous nous exposions sous peu à une situation alarmante en terme de prise en charge médicale », explique Frédéric Savineau.</p>
<p><strong>Un espace pratique et cohérent </strong></p>
<p>Une fois le comité de pilotage mis en place, la réflexion conjointe des élus et des professionnels s’est tout de suite orientée vers la définition d’un programme global : « nous ne voulions pas d’une superposition de cabinets, médecins d’un côté, dentistes de l’autre, infirmiers ailleurs, d’autant que certains besoins n’étaient pas du tout couverts, comme par exemple l’orthophonie ou la nutrition », ajoute le chargé de mission. En a découlé la volonté de mutualiser un espace, de le rendre cohérent et pratique, avec un secrétariat commun, un lieu de rencontre, une salle de réunion, un studio permettant d’accueillir stagiaires et remplaçants…</p>
<p>Une stratégie payante puisque ce projet de soin médical global a pris son envol. Déjà, deux médecins et deux cabinets d’infirmiers se sont engagés à rejoindre l’établissement pour son ouverture début 2010 ; la réflexion est en cours pour un kinésithérapeute ; et la maison de santé pourra aussi compter sur les interventions d’un orthophoniste, d’un audioprothésiste, d’un psychologue et d’un nutritionniste. « L’idée est de mettre le patient au cœur du dispositif, de faciliter la prise de rendez-vous et l’accès au parcours de soin. » La démarche consistant à sonder les besoins des professionnels de santé va donc permettre un vrai plus pour le patient.</p>
<p><strong>Amélioration de la qualité de vie </strong></p>
<p>Au-delà, l’objectif est également de susciter l’engouement des étudiants pour la médecine en zone rurale. Pile dans la stratégie du FEADER, le fonds européen agricole pour le développement rural, doté en aquitaine de 145,6 millions d’euros. L’un de ses axes majeurs est en effet d’améliorer la qualité de vie et l’accès aux services en zones rurales. « Il s&#8217;adresse aux agriculteurs, mais surtout à tous les acteurs engagés dans la diversification de l&#8217;économie rurale, et vise à maintenir et développer l&#8217;attractivité des territoires ruraux, à les positionner comme pôles de développement », complète Guy Gallay, chargé de mission à la préfecture de région. A ce titre, la maison de santé de la communauté de communes de Lembeye qui représente un budget global de 1,4 million d’euros, subventionné à hauteur de 55%, a pu bénéficier de 264 000 euros d’aides de l’Europe. « Les dossiers sélectionnés favorisent les prestations de qualité et innovantes, ayant un effet de levier sur le développement rural et l&#8217;aménagement du territoire », complète Guy Gallay.</p>
<p>En deux ans, ce canton béarnais a su transformer une situation médicale préoccupante en un cercle vertueux, et il assigne d’ores et déjà à son futur établissement une mission de veille médicale sur des thématiques telles que la nutrition ou l’éducation à la santé.</p>
<p>Quant à l’avenir, les professionnels de la santé envisagent de s’appuyer sur les progrès de la télémédecine qui permet la prestation de soins à distance. Où comment un diagnostic sombre se transforme en rémission enthousiasmante.</p>
<p><strong>Vous avez un projet ?</strong></p>
<p><strong>Qui contacter ?</strong></p>
<p>Plusieurs interlocuteurs peuvent vous aider à préciser et à formaliser votre projet : Agence de développement économique, Oséo/Anvar, chambre de commerce et d&#8217;industrie, chambre de métiers, chambre d&#8217;agriculture, technopôle ou pépinière, collectivité locale.</p>
<p>Par ailleurs, au-delà de leurs missions générales, les organismes relais ci-dessous sont aptes à vous conseiller pour concevoir votre projet :</p>
<p>- Entreprise Europe Sud-Ouest France (membre d’Entreprise Europe Network, réseau d&#8217;appui aux entreprises et à l&#8217;innovation mis en place par la Commission européenne)<br />
Tél. : 05 56 11 28 14</p>
<p>- Pour l’innovation : Innovalis Aquitaine – Tél. : 05 56 15 12 02?</p>
<p>- Pour les technologies de l&#8217;information et de la communication (TIC) : Aquitaine Europe Communication – Tél. : 05 57 57 01 01?</p>
<p>- Pour l&#8217;environnement et l&#8217;énergie: ADEME – Tél. : 05 56 33 80 00</p>
<p> <strong>Comment ça marche ?</strong></p>
<p>Le financement</p>
<p>Pour bénéficier d’une aide européenne vous devez obtenir pour votre projet des cofinancements publics de l’Etat ou de collectivités territoriales. Par ailleurs, votre trésorerie doit être suffisante pour le préfinancer puisque les aides européennnes sont versées sous la forme de remboursements de dépenses.</p>
<p>Les obligations liées à l’attribution de ces aides :</p>
<p>- tenir une comptabilité séparée pour les dépenses directement liées au projet ;</p>
<p>- s’engager à informer le grand public ou le public concerné de l’existence d’une contribution européenne à votre projet ;</p>
<p>- vous soumettre à d’éventuels contrôles concernant l’usage de ces fonds.</p>
<p>Pratique<br />
Le site <a title="Opens external link in new window" href="http://www.europe-en-aquitaine.eu/" target="_blank">www.europe-en-aquitaine.eu</a> centralise toutes les informations qui peuvent concerner les porteurs de projets et leurs partenaires. Aux côtés de l’actualité, vous y trouverez notamment des informations sur les politiques européennes, les programmes européens gérés en Aquitaine et les thèmes prioritaires dans la région.<br />
Des conseils et la marche à suivre pour savoir si vous pouvez prétendre à un financement européen sont également en ligne (en particulier une grille d’analyse et une information complète sur les différents fonds).</p>
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<title><![CDATA[Inaugurations 1840-1855]]></title>
<link>http://presentiavirtualis.wordpress.com/2009/06/05/inaugurations-1840-1855/</link>
<pubDate>Fri, 05 Jun 2009 13:26:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>VepresduCommun</dc:creator>
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<description><![CDATA[This is the first post of a series about inaugurations of French Symphonic Organs. I&#8217;ve been c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>This is the first post of a series about inaugurations of French Symphonic Organs. I&#8217;ve been collecting data about inaugurations in France over the past years. At first sight these facts are not very interesting. However, in fact they reveal the important developments in the French Organ Tradition. In this post I will focus our attention to the period of 1840-1855.</p>
<p>Usually, the Organ of Cavaillé-Coll in the Basilique de Saint-Denis is regarded as the beginning of this tradition. So this is where I will start. The inauguration was dated on the 21th of septembre 1841. <img class="alignright size-full wp-image-130" title="Orgel St.Denis" src="http://presentiavirtualis.wordpress.com/files/2009/06/orgel-st-denis1.jpg" alt="Orgel St.Denis" width="261" height="370" />The performer was Louis James Alfred Lefébure-Wély. However the inauguration turned out to be a deception. After a long service, the voices of the instrument were examined each apart. Finally, Lefébure-Wély played a Grand-Choeur. After hours of waiting the visitors in church went home disappointed.</p>
<p>In the following years Lefébure-Wély participated in most of the inaugurations. During these concerts he and the other popular French organists, like Louis Sejan, Sigismund Ritter von Neukomm and Alexandre Charles Fessy, played improvisations or compositions with titles as Offertoire, Musette or Pastorale. Besides the inauguration of the Saint Denis Organ the three most interesting inaugurations of the 1840&#8217;s are:</p>
<p><strong> </strong><strong>1844 – St. Eustache, Paris (Daublaine &#38; Callinet)</strong></p>
<ul>
<li>Adolph Hesse  - Toccata, F-dur, J.S.Bach and own compositions</li>
<li>Alexandre Pierre François Boëly - Fugue, Albrechtsberger</li>
<li>François Benoist - Fugue</li>
<li>Louis Sejan - …?</li>
<li>Louis James Alfred Léfébure-Wely &#8211; Improvisation</li>
<li>Alexandre Charles Fessy - Musette</li>
</ul>
<p><strong>1846 – St. Sulpice, Paris (Daublaine &#38; Callinet)</strong></p>
<ul>
<li>Georges Schmitt - Prelude (jeux de fonds), closed with a Grand Choeur</li>
<li>Alexandre Charles Fessy - <em>Pièce (with flûte en hautbois)</em></li>
<li>Alexandre Pierre François Boëly &#8211; <em>Pièce</em></li>
<li>Louis James Alfred Lefébure-Wély - Offertoire</li>
<li>Alexandre Pierre François Boëly - Fuge F-minor, G.F. Händel</li>
<li>Alexandre Charles Fessy  - <em>Deux Pièces</em></li>
<li>Louis James Alfred Lefébure-Wély - Grand Choeur</li>
<li>Georges Schmitt &#8211; Grand Choeur</li>
</ul>
<p><strong>1846 - La Madeleine, Paris (Cavaillé-Coll)</strong></p>
<ul>
<li>Alexandre-Charles Fessy - 3 Improvisations</li>
<li>Louis James Alfred Lefébure-Wély - 3 Improvisations (with ‘un orage’ [thunderstorm])</li>
<li>Louis Séjan - Improvisations</li>
</ul>
<p>It is noteworthy that Hesse and Boëly are the only organists playing literature from others in these three recitals. To put it more precisely, they play classical organ works of Bach, Händel and Albrechtsberger (one of Beethoven&#8217;s teachers) and accordingly, besides the Fugue played by Benoist, only these compositions make use of classical forms. These facts do not stand alone. On the contrary, they show a division in the French organ scene in these years. On the one hand, there were organists like Fessy and Lefébure-Wély, who were imensely popular, because of their charming compositions. On the other hand, there were a few organists who resisted this vogue of Polka&#8217;s, Bolero&#8217;s and Pastoral Scenes. Boëly was the most outstanding of these. Adolphe Hesse was, like Georges Schmitt, a German organist. In fact, it was his performance of Bach&#8217;s Toccata F-dur in 1844, that brought the works of J.S. Bach to the attention of the musical world in France. It would last to 1855 till the works of Bach were available in France (Edition Richault).</p>
<p>The next decade starts with the discharging of Boëly as organist of St.Germain-l&#8217;Auxerrois (1851). Lefébure-Wély, on the contrary, was on the height of his fame. To mention only one more inauguration: in 1855 he played the new built instrument by Cavaillé-Coll in the Cathédrale Notre-Dame of St.Omer. The programme consisted of mere improvisations, including a &#8216;Marche militaire&#8217;. However, things would change in due course.</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Le parole della democrazia]]></title>
<link>http://simoneaversano.wordpress.com/2009/05/29/le-parole-della-democrazia/</link>
<pubDate>Fri, 29 May 2009 20:22:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>Simone Aversano</dc:creator>
<guid>http://simoneaversano.wordpress.com/2009/05/29/le-parole-della-democrazia/</guid>
<description><![CDATA[(da UGUALE PER TUTTI) di Gustavo Zagrebelsky da La Repubblica del 23 aprile 2009   Ogni forma di gov]]></description>
<content:encoded><![CDATA[(da UGUALE PER TUTTI) di Gustavo Zagrebelsky da La Repubblica del 23 aprile 2009   Ogni forma di gov]]></content:encoded>
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