<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><!-- generator="wordpress.com" -->
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	>

<channel>
	<title>scienza-e-tecnologia &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/scienza-e-tecnologia/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "scienza-e-tecnologia"</description>
	<pubDate>Sun, 03 Jan 2010 21:24:19 +0000</pubDate>

	<generator>http://en.wordpress.com/tags/</generator>
	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[Tornato a casa "EuTEF"]]></title>
<link>http://ammiraglio61.wordpress.com/2009/11/30/tornato-a-casa-eutef/</link>
<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 18:20:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>ammiraglio61</dc:creator>
<guid>http://ammiraglio61.wordpress.com/2009/11/30/tornato-a-casa-eutef/</guid>
<description><![CDATA[&nbsp; Sempre loro, i supercattivi della Carlo Gavazzi Space, quelli che secondo alcuni hanno fornit]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>&#160;</p>
<p>Sempre loro, i supercattivi della Carlo Gavazzi Space, quelli che secondo alcuni hanno <a href="http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/girata.asp?ID_blog=249&#38;ID_articolo=272&#38;ID_sezione=548" target="_blank">fornito tecnologie spaziali avanzatissime all&#8217;Iran</a>. Premesso che non solo non si trattava di tecnologie avanzatissime, e nemmeno un pochino avanzate, proprio nei giorni scorsi i tecnici della CGS hanno recuperato nel loro laboratorio di Tortona uno strumento chiamato European technology Exposure Facility (EuTEF), progettato e costruito dalla CGS, tornato a casa dopo ben 572 giorni trascorsi nello spazio al di fuori della Stazione Spaziale Internazionale. Montato sul laboratorio europeo Columbus EuTEF era partito l&#8217;8 febbraio 2008 dalla base di Cape Canaveral, in Florida, a bordo dello Space Shuttle Atlantis per la Stazione Spaziale Internazionale. Dopo un anno e mezzo durante cui sono stati registrati a bordo e trasmessi a terra una quantità elevata di dati scientifici sull&#8217;effetto dell&#8217;esposizione allo spazio su diversi materiali. Altre informazioni sulle conseguenze delle radiazioni, dell&#8217;ossigeno atomico o dell&#8217;elettricità statica verranno esaminate e studiate nei prossimi mesi.</p>
<p>&#160;</p>
<p>Tra l&#8217;altro, sarà il caso di ricordare che nel 2010, con quello che si presume sarà l&#8217;ultimo volo di uno Space Shuttle americano &#8211; la missione STS-134, Discovery alla quale parteciperà anche l&#8217;astronauta italiano dell&#8217;ESA Roberto Vittori – andranno su altri due strumenti scientifici costruiti per la NASA da CGS: LISA (Laser Interferometer Space Antenna) e AMS 02 (Alpha Magnetic Spectrometer).</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cina: pronti altri satelliti lunari]]></title>
<link>http://ammiraglio61.wordpress.com/2009/11/27/cina-pronti-altri-satelliti-lunari/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 17:01:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>ammiraglio61</dc:creator>
<guid>http://ammiraglio61.wordpress.com/2009/11/27/cina-pronti-altri-satelliti-lunari/</guid>
<description><![CDATA[ANSA &nbsp; Il secondo lancio avverra&#8217; nel 2010 e il terzo entro il 2013 PECHINO, 27 NOV ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>ANSA</p>
<p>&#160;</p>
<h3>Il secondo lancio avverra&#8217; nel 2010 e il terzo entro il 2013</h3>
<p>PECHINO, 27 NOV &#8211; La Cina lancera&#8217; il suo secondo  satellite lunare Chang&#8217;e 2 a ottobre del 2010 , nell&#8217;ambito  di un ambizioso progetto spaziale. Lo ha reso noto il  disegnatore del primo satellite Ye Peijian, ieri a Pechino.   E il lancio di un terzo satellite, il primo con sonda e  rover, e&#8217; gia&#8217; previsto entro il 2013. Il prossimo passo,  previsto entro il 2017, sara&#8217; quello di mandare una  navicella per raccogliere e riportare sulla Terra campioni  della superficie lunare.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le allucinazioni a cartoni animati di Oliver Sacks]]></title>
<link>http://frittelle.wordpress.com/2009/11/24/le-allucinazioni-a-cartoni-animati-di-oliver-sacks/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 21:39:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>eloisa</dc:creator>
<guid>http://frittelle.wordpress.com/2009/11/24/le-allucinazioni-a-cartoni-animati-di-oliver-sacks/</guid>
<description><![CDATA[Oliver Sack è un brillante neurologo e antropologo della mente umana che negli anni ha scritto libri]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://www.oliversacks.com/" target="_blank">Oliver Sack</a> è un brillante neurologo e antropologo della mente umana che negli anni ha scritto libri rivoluzionari sul modo di concepire il nostro cervello. Dal suo libro piu&#8217; famoso, <em>Awakenings</em>, in italiano <em>Risvegli</em>, è stata prodotto l&#8217;omonimo film con Robin Williams e Robert De Niro. Il film racconta una storia realmente vissuta di un gruppo di pazienti rinchiusi in un ospedale psichiatrico che si risvegliano improvvisamente da un lungo stato semi-vegetativo grazie all&#8217;intervento di un medico (Robin Williams) che scopre la causa della loro malattia. Sicuramente lo avete visto, ma nel qual caso:</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/plFxCZnsgf0&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/plFxCZnsgf0&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>Lo scorso Febbraio il prof. Sacks ha dato un seminario a <a href="http://www.ted.com/talks/lang/ita/oliver_sacks_what_hallucination_reveals_about_our_minds.html" target="_blank">Ted.Com</a> in cui ha discusso la <strong>sindrome di Charles Bonnet</strong> &#8211; una malattia neurologica che provoca allucinazioni e che colpisce almeno il 10% delle persone con i sensi della vista o dell&#8217;udito severamente compromessi. La sindrome in questione è così poco conosciuta che secondo Sacks solo l&#8217;1% delle persone che ne soffre ammette di avere tali disturbi. Il fatto è &#8211; dice Sacks &#8211; che nella maggior parte dei casi questo tipo di allucinazioni consistono in  immagini o suoni che si manifestano come se fossero prodotte dall&#8217;ambiente esterno. Ci sono ad esempio persone che vedono strade che improvvisamente si sdoppianno e si ricompongono davanti ai loro occhi, altre che sentono voci di estranei venire dal nulla.</p>
<p>La causa di questa malattia è il malfunzionamento di un&#8217;area del cervello chiamata circonvoluzione fusiforme le cui cellule memorizzano immagini e suoni molto specifiche &#8211; così specifiche, infatti, che pare arrivino a specializzarsi in immagini di cartoni animati o di marche di automobili!</p>
<p>Mentre normalmente quest&#8217;area cerebrale produce un flusso di informazioni continuo, che viene elaborato insieme al resto delle percezioni dal nostro sistema cognitivo, nel caso di anomalie o di perdita dell&#8217;udito o della vista, le informazioni si dissociano a tal punto da produrre allucinazioni così credibili ma anche così bizzarre da convincere chi ne soffre di essere psicotici.</p>
<p>Tuttavia, secondo Sacks, le allucinazioni provocate dalla sindrome di Charles Bonnet non hanno nulla di schizofrenico o psicotico, né sono le stesse causate da epilessia del lobo temporale che invece causano a una persona dei flashback molto vividi e multisensoriali.</p>
<p>Data l&#8217;alta incidenza tra persone parzialmente o completamente cieche e i sorde, Sacks raccomanda a tutti i medici di informarsi sulla patologia ed etimologia di questa sindrome e soprattutto di incoraggiare i propri pazienti a parlarne apertamente, senza paura di essere accusati di presi per matti.</p>
<p>Ecco, almeno nel mio piccolo, io ho passato parola.</p>
<p>Per chi volesse saperne di piu&#8217; ecco il video della conferenza tradotto da una buona anima in italiano.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://www.ted.com/talks/lang/ita/oliver_sacks_what_hallucination_reveals_about_our_minds.html" target="_blank"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2038" style="border:1px solid black;" title="oliver sacks" src="http://frittelle.wordpress.com/files/2009/11/oliver-sacks.jpg?w=300" alt="" width="300" height="251" /></a></p>
<p>Per informazioni sulla sindrome di Charles Bonnet è possibile visitare il <strong>blog <a href="http://www.psiconauta.com/corpo-mente/neuroscienze/le-allucinazioni-di-charles-bonnet/" target="_blank">Psiconauta</a></strong>.</p>
<p>Ho anche trovato un affascinante saggio in italiano su Oliver Sacks scritto da Steve Silverberman e intitolato <em><a href="http://frittelle.wordpress.com/files/2009/11/sacks1.pdf">Nella mente di Oliver Sacks.</a> </em>Enjoy!</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[se per vedere la tv bisogna chiedere aiuto alla Germania]]></title>
<link>http://ammiraglio61.wordpress.com/2009/11/24/se-per-vedere-la-tv-bisogna-chiedere-aiuto-alla-germania/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 10:47:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>ammiraglio61</dc:creator>
<guid>http://ammiraglio61.wordpress.com/2009/11/24/se-per-vedere-la-tv-bisogna-chiedere-aiuto-alla-germania/</guid>
<description><![CDATA[Digitale terrestre La Rai ammette qualche inconveniente di recezione nello switch off Ieri, l’edizio]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h3>Digitale terrestre</h3>
<h2>La Rai ammette qualche inconveniente di recezione nello switch off</h2>
<p>Ieri, l’edizione principale del Gr di RadioRai si è conclusa con uno strano annuncio: «Può essere necessario cambiare la selezione del Pa­ese scegliendo per esempio Germania invece che Italia». Era un invito agli abi­tanti del Lazio in difficoltà con il digita­le terrestre (Dtt). Che provassero a im­postare una diversa nazione del deco­der. Germania? E perché mai? È la pri­ma volta che la Rai ammette ufficial­mente qualche inconveniente di rice­zione nello switch off .</p>
<p><!--more--></p>
<p>Veramente, qual­che sera prima, Luciana Littizzetto era stata ancora più esplicita nel salutare ironicamente l’avvento delle nuova tec­nologia: «Il digitale terrestre è quella ro­ba che, pagando, ti consente di vedere male la televisione che prima vedevi be­ne, gratis». Quando i disagi sono stati avvertiti in Sardegna, in Piemonte, in Trentino, in Campania l’imbarazzo non esisteva. Ma appena il problema si è posto a Ro­ma, il caso è diventato nazionale, ne ha parlato persino il Gr1. Per un giorno, al buio è rimasto anche Palazzo Chigi. Il risultato è che attualmente il Dtt sta illu­minando una parte considerevolmente inferiore dell’area storicamente servita.</p>
<div id="rectangle right"><!-- OAS AD '180x150'begin --> //<br />
<!-- Template Id = 1 Template Name = Banner Creative (Flash) --> <!-- Copyright 2002 DoubleClick Inc., All rights reserved. --> <!-- OAS AD '180x150' end --></div>
<p>Qual è la questione? La colpa non è dei decoder fabbricati in Germania. Certi decoder hanno la sintonizzazione automatica, altri, nella fase iniziale, vanno resettati di conti­nuo altrimenti registrano più frequen­ze di quante possano contenerne, per altri ancora bisogna procedere manual­mente. Non tutti gli utenti hanno confi­denza con i menu d’installazione. La colpa vera è che il Dtt non è il sistema più adatto e tecnologicamente più avan­zato per un Paese complicato come l’Ita­lia dal punto di vista orografico. È sol­tanto il sistema che consente a Rai e Mediaset (proprietari dei sistemi di di­stribuzione) di conservare la suprema­zia nella piattaforma terrestre, nell’atte­sa di passare progressivamente al satel­lite. Bastava almeno avere il coraggio di dire che il passaggio al Dtt non sarebbe stato una passeggiata.</p>
<p><!-- google_ad_section_end --> <a href="http://www.corriere.it/quotidiano/archivio/aldo_grasso.shtml">Aldo Grasso </a><br />
<strong>24 novembre 2009</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.corriere.it/cronache/09_novembre_24/digitale-terrestre-tv-germania-grasso_d346a552-d8c6-11de-a7cd-00144f02aabc.shtml">Fonte</a><br />
</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Prime collisioni tra particelle nella macchina del Big Bang]]></title>
<link>http://ammiraglio61.wordpress.com/2009/11/24/prime-collisioni-tra-particelle-nella-macchina-del-big-bang/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 22:13:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>ammiraglio61</dc:creator>
<guid>http://ammiraglio61.wordpress.com/2009/11/24/prime-collisioni-tra-particelle-nella-macchina-del-big-bang/</guid>
<description><![CDATA[È ripresa con successo al Cern di Ginevra l&#8217;attività del &#8220;Large Hadron Collider&#8221; G]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h2>È ripresa con successo al Cern di Ginevra l&#8217;attività<br />
del &#8220;Large Hadron Collider&#8221;</h2>
<p><strong>GINEVRA</strong> &#8211; È partita bene la «macchina del Big Bang» del Cern di Ginevra, riavviata venerdì scorso dopo 14 mesi di pausa forzata: per la prima volta si sono verificate collisioni tra le particelle che hanno cominciato a circolare in direzioni opposte all&#8217;interno dell&#8217;acceleratore. «Questi primi giorni di attività sono stati un enorme successo che ha dimostrato che il &#8220;Large Hadron Collider&#8217; è in condizioni stupende per la qualità dei fasci», si è rallegrato Steve Myers, direttore del settore acceleratori al Cern.<br />
<!--more--><br />
<strong>LA RICERCA</strong> &#8211; L&#8217;Lhc &#8211; una galleria sotterranea di 27 km di circonferenza alla frontiera tra Svizzera e Francia &#8211; è l&#8217;acceleratore di particelle più grande del mondo e produrrà collisioni frontali di fasci di protoni per creare nuove particelle mai osservate. L&#8217;Lhc era stato avviato con successo una prima volta il 10 settembre 2008, ma un guasto sopraggiunto appena nove giorni dopo ha richiesto lunghe riparazioni. Dal suo riavvio il 20 settembre scorso, la macchina ha dato piena soddisfazione. «Sono stati quattro giorni veramente molto intensi ed emozionanti. L&#8217;acceleratore ha funzionato molto bene ed anche gli esperimenti. È l&#8217;inizio di una magnifica fase di scoperta, speriamo, e di grande esplorazione di fisica», ha commentato Fabiola Gianotti, l&#8217;italiana alla guida di Atlas, uno dei quattro esperimenti dell&#8217;Lhc «Già all&#8217;inizio dell&#8217;anno prossimo l&#8217;energia dei fasci raggiungerà un livello mai raggiunto finora e saremo già in un territorio nuovo di energia», ha aggiunto. Attualmente, l&#8217;acceleratore opera a 450 Gev, ma entro Natale il Cern spera di poter raggiungere 1,2 Tev (tera-electron volt), un livello superiore all&#8217;attuale record di 1 Tev dell&#8217;acceleratore Fermilab (Usa). L&#8217;energia finale prevista è di 7 Tev. L&#8217;acceleratore mira a ricreare le condizioni esistenti immediatamente dopo il Big Bang che creò l&#8217;Universo ed uno degli obiettivi più ambiziosi è la caccia al bosone di Higgs, la particella alla quale, secondo la teoria, si deve la massa.</p>
<p><!-- google_ad_section_end --><br />
<strong>23 novembre 2009</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_novembre_23/cern_fasci_particelle_ginevra_0baf9590-d86b-11de-a7cd-00144f02aabc.shtml">Fonte</a><br />
</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[NewTv: Oprah e le web-mamme fanno tremare i broadcaster]]></title>
<link>http://ammiraglio61.wordpress.com/2009/11/23/newtv-oprah-e-le-web-mamme-fanno-tremare-i-broadcaster/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 18:36:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>ammiraglio61</dc:creator>
<guid>http://ammiraglio61.wordpress.com/2009/11/23/newtv-oprah-e-le-web-mamme-fanno-tremare-i-broadcaster/</guid>
<description><![CDATA[Facebook fa tremare YouTube Nel 2015 Vespa, Costanzo e Fiorello avranno veramente ancora bisogno di ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Facebook fa tremare YouTube</p>
<p><span style="color:#00386b;"><span style="font-size:x-small;"><em>Nel 2015 Vespa, Costanzo e Fiorello avranno veramente ancora bisogno di RAI, Mediaset e Sky?</em></span></span><span style="color:#00386b;"><span style="font-size:x-small;"> </span></span> di <strong>Andrea Materia </strong> La risposta è “probabilmente no”, se accettate i miei presupposti teorici di sempre. Ergo: poichè siamo indietro di 3-4 anni rispetto ai mercati più evoluti nella convergenza crossmediale – colpa di ritardi infrastrutturali e deficit di cultura digitale tra gli over 35 – osservare l’ecosistema mediatico USA attuale ci offre una preziosa fotografia di quanto accadrà in Italia, mutatis mutandis, durante la prima metà del prossimo decennio. Ebbene, questa settimana gli Stati Uniti ci raccontano la sconvolgente rivoluzione nel modello di business del “prodotto-base” Oprah Winfrey, regina dei talk e gallina dalle uova d’oro della daytime TV da 23 anni in qua.</p>
<p><!--more-->Oprah ha deciso di chiudere nel 2011 il suo ultraventennale show in chiaro, distribuito a zilioni di emittenti regionali da CBS, per aprire un canale proprietario, <em>Oprah Winfrey Network</em>, diffuso via cavo in 70 milioni di case americane (in partnership con Discovery) e ovviamente online con formule da definire.Leggi: il content provider si disfa dell’intermediario broadcaster, espande a 24 ore / 7 giorni su 7 il catalogo, e distribuisce autonomamente. Per nulla dissimile da operazioni come <a href="http://www.key4biz.it/News/2009/10/05/Contenuti/andrea_materia_iPhone_iPod_Touch_iTunes_Stores_apple.html">Epix di Paramount/MGM</a>, ma desta scalpore perché stavolta dietro non ci sono le major, bensì una persona fisica, una singola, fulgida, stella della OldTV<strong> </strong>(seguita in media nel 2009 da 6.8 milioni di spettatori; per dare un metro di paragone, altri big della syndication come l’<em>Ellen DeGeneres Show</em> e il <em>Dr. Phil</em> non superano rispettivamente i 2.78 e i 3.75 milioni di spettatori al giorno).</p>
<p>Nei primi 8 mesi dell’anno i pubblicitari hanno investito 198.6 milioni di dollari su Oprah, con acquisto diretto di spot dentro lo show o in via indiretta rilevando spazi sulle stazioni locali che trasmettono in syndication il programma, spesso usato come <em>lead-in</em> per trainare i TG. Nei primi 8 mesi del 2008 la spesa era stata di 147.1 milioni di dollari. La crisi economica e la ritrovata obesità sembrano indifferenti alla non-più-magra-né-tantomeno-sexy Oprah. Peraltro il vero sacro Graal per i media buyers sono gli <em>endorsements </em>di Oprah, i suoi consigli per gli acquisti dettati da gusti e simpatie personali. E non c’è modo di pagarli. Per scelta editoriale, Oprah non accetta product placement; questo rende ancora più autorevoli le sue raccomandazioni (a volte una banale citazione in diretta crasha all’istante i siti delle aziende menzionate), e dunque più pregiate.</p>
<p>In parole povere, la pubblicità è e rimane l’anima del business. Una volta che <a href="http://j.mp/24dGqL">colossi come Procter &#38; Gamble e Kraft cominciano a inseguire i consumatori</a> online, chi produce contenuti può solo e soltanto adeguarsi e mettersi in coda. Talvolta muovendosi in maniera contraddittoria.</p>
<p>È il caso di NBC, che ha appena lanciato l’applicazione gratuita <a href="http://www.nbccommunicator.com/">NBC Communicator</a> per attrarre navigatori e inserzionisti a guardare i serial NBC in streaming su NBC.com invece che su Hulu… ovvero una proprietà di NBC (condivisa con News Corp. e ABC/Disney)! La guerra intestina sembrerebbe giocarsi sui CPM, costo-per-migliaia di views. NBC.com chiede in media CPM sui 40 dollari, Hulu qualcosa di meno. Di recente però la squadra di Hulu è stata accusata di concorrenza sleale e vendite sottocosto, che si traducono in clienti rubati a chi era abituato a non dover faticare per averne (appunto broadcaster come NBC). Da qui la contromossa di NBC Communicator, in aggiunta a un fiume di polemiche e veleni destinati ad esacerbarsi nel tempo&#8230;</p>
<p>È una torta che non si può più trascurare, quella della NewTV. Non la trascura neppure Topolino. <strong>La scorsa settimana su Disney Online ha debuttato infatti il primo web show Disney brandizzato,</strong> <a href="http://www.disney.com/PossibilityShop">The Possibility Shop</a>, realizzato dal team di Jim Henson Co. e profumatamente finanziato dalla Clorox (disinfettanti e spugnette varie per la pulizia domestica). La target audience dichiarata di <em>The Possibility Shop</em> sono le mamme, ma Clorox si attende risultati eclatanti dalla co-visione collettiva di genitori e figli. Fino a ieri nessuno immaginava mamma, papà e pupetto insieme davanti al pc a guardare webisodes. Era roba da canale catodico per famiglie. Oggi – premesso che gli schermi LCD dei pc odierni fanno mangiare la polvere alle TV di 10 anni fa – ci investono sopra persino gli igienizzanti da toilette. Partendo dai 31 milioni di visitatori unici sui siti del gruppo Disney nel mese di Ottobre 2009 (dati ComScore).</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>D’altro canto, mamme e web video sono una combinazione già rodata e vincente. Lo dimostrano i talk prodotti dalla <a href="http://www.deca.tv/">DECA</a>, come <a href="http://www.momversation.com/">Momversation</a> (100 puntate in pochi mesi) e <a href="http://coolmom.com/">Cool Mom</a> della tele-presentatrice convertita in blogger <a href="http://twitter.com/daphbrog">Daphne Brogdon</a>. L’ultima creatura sfornata dall’ex-Yahoo, ex-Sony Pictures Michael Wayne con i soldi dei venture capital che alimentano   la sua DECA  si intitola <a href="http://www.parentsask.com/">Parents Ask</a>. Un panel di esperti (pediatri e psicologi soprattutto) risponde ogni settimana, in video e sul sito dedicato, a ogni sorta di domanda sul rapporto genitori-figli. Se dal 2005 all’altroieri, agli albori della NewTV, aveva senso attendersi solo web show tematici per geeks e smanettoni sulla falsariga di <a href="http://www.diggnation.com/">Diggnation</a> by Revision3, la proliferazione di cloni di <em>Momversation </em>e il rafforzarsi di una factory come DECA costruita sull’offerta di intrattenimento audiovideo online per famiglie la dice lunga sull’evoluzione del consumo di media attraverso device IP-based negli Stati Uniti.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Allo stesso modo, se nel 2007 ABC lanciava i suoi primi webisodes legandoli al fantascientifico <em>Lost</em>, telefilm per un pubblico maschile di giovani adulti, nel 2009   la priorità ABC  nei webisodes viene data al medical drama <em>Grey’s Anatomy</em>, 17 milioni e passa di spettatori regolari in TV, forte in tutti i demografici chiave 18/49 anni, sia maschi che femmine. Nello specifico questo spin-off inaugurale Internet-only si intitola <a href="http://abc.go.com/shows/greys-anatomy/seattle-grace-on-call-bios">Seattle Grace: On Call</a>, 6 puntate da 3-4 minuti l’una, online ogni mercoledì dal 19 Novembre fino a Gennaio, girate in stile finto documentario e ambientate nell’Emerald City Bar di Joe. Purtroppo nutro una naturale ritrosia verso qualsiasi forma di telefilm ospedaliero, ragion per cui, sorry, non attendetevi ulteriori approfondimenti al riguardo dal sottoscritto…</p>
<p>Mi attrae molto di più l’evoluzione della <a href="http://www.pbs.org/">PBS</a>, il negletto e nondimeno tuttora attivo servizio pubblico radiotelevisivo americano. Un po’ come per la RAI, l’età media degli spettatori PBS televisivi si avvicina ormai pericolosamente ai 60 anni; e la media è tenuta artificiosamente giù da <em>Sesame Street</em> e il suo eterno appeal verso i bambini. Con tutto il rispetto, non me ne vogliano i miei lettori nati prima del 1950, agli occhi di chi spende in pubblicità – almeno nella giovane America, magari nella vetusta e gerontocratica Italia sarà diverso – si tratta di cadaveri ambulanti. La soluzione al problema per PBS è Internet. La <a href="http://video.pbs.org/">piattaforma di online video PBS</a> varata in primavera ha un 48% di utenti sotto i 35 anni, con una media di permanenza sugli stream di 26 minuti per navigatore. E badate, 26 minuti sono tanti, tantissimi, assai più delle performance di YouTube.</p>
<p>Al momento il videoportale PBS vanta 12 milioni di visitatori unici al mese, con un tasso di incremento mensile dell’80%. Da qui al 2011 potrebbe diventare più importante dell’emittente televisiva originale. Tra l’altro il videoportale funge anche da archivio di contenuti per le 357 stazioni locali che attingono al catalogo PBS; gli affiliati possono scaricare e combinare   la programmazione PBS con le news regionali, e nell’immediato futuro sarà implementato anche un meccanismo opposto (sempre tramite video.pbs.org PBS distribuirà in syndication nazionale le trasmissioni realizzate a livello locale dai suoi affiliati).</p>
<p>Morale della favola, visto che l’ho appena citato, non si vive di solo YouTube nello streamingverso. Lo certifica anche la Nielsen con il VideoCensus di Ottobre. Per la prima volta dietro YouTube e Hulu nella classifica degli stream totali generati si piazza un concorrente davvero temibile e con reali potenzialità di concorrenza diretta con Google e le major. Esatto, avete indovinato, proprio Facebook. Dal decimo posto di Settembre, al terzo in Ottobre. Da 23 milioni di spettatori con 110 milioni di clip consumate a 31.5 milioni di consumatori di stream con 217 milioni di clip viste.</p>
<p>Naturalmente sono dati che vanno presi con sale in zucca. I 13.5 milioni di aficionados di Hulu guardano episodi completi di serie TV, i 31 milioni di videomani iscritti a Facebook streammano brevi video casalinghi o roba user-generata virale. E tuttavia, Facebook è Facebook. Secondo <a href="http://www.vincos.it/2009/06/07/la-mappa-dei-social-network-nel-mondo/">l’osservatorio di Vincenzo Cosenza</a> 12 milioni di italiani, uno su 5 (il 57% di chi usa Internet, il 70% di chi ha tra 19 e 24 anni), hanno un profilo personale sul social network per eccellenza, e ci passano sopra 23 minuti al giorno. Chissà quanta gente passa quanti minuti al giorno su RAI 3 o Retequattro…</p>
<p>Negli Stati Uniti gli iscritti a Facebook sono 85 milioni, contro 138-139 milioni di fruitori abituali di online video. Poiché <em>size matters</em>, la massa conta, non c’è da stupirsi se su Facebook arrivino esclusive premium [come quella per il debutto della sitcom NBC <em>Community</em>, guarda caso ancora una volta un prodotto di quella NBC comproprietaria polemica di Hulu] e se in casa Google e Hulu si inizi a sudare freddo. In attesa di assistere agli sviluppi di questa sfida tra giganti, questa   la classifica Nielsen  di consumo web video negli USA a Ottobre:</p>
<p><strong>1. YouTube</strong> 6 miliardi e 632 milioni di stream (106 milioni di viewers)</p>
<p><strong>2. Hulu</strong> 632 milioni di stream (13,5 milioni di viewers)</p>
<p><strong>3. Facebook</strong> 217 milioni di stream (31,5 milioni di viewers)</p>
<p><strong>4. MSN/WindowsLive/Bing</strong> 183 milioni di stream (17 milioni di viewers)</p>
<p><strong>5. Yahoo!</strong> 173 milioni di stream (24 milioni di viewers)</p>
<p><strong>§§§</strong> In chiusura, un’ultima curiosità statistica. Il live webcast del 16 Novembre dedicato alla passerella del “tappeto rosso” per la premiere cinematografica di <em>The Twilight Saga: New Moon</em>, hostato da MySpace sui server Ustream, ha polverizzato con 3 milioni di views e 2 milioni di spettatori unici il precedente record per una diretta gestita da Ustream (il record era detenuto dal livecast del “red carpet” di <em>Michael Jackson’s This Is It</em>, 1.8 milioni di views). <a href="http://j.mp/1RfSA6">Non sono i numeri di YouTube con gli U2</a>, e non si trovano tutti i giorni eventi mediatici paragonabili al ritorno dei vampiri innamorati di Stephenie Meyer, ma è l’ennesimo segno di quanto le platee del livecasting, che è bestia anomala e invero ben diversa dal netcasting on-demand, stiano rapidamente raggiungendo dimensioni competitive rispetto alle tradizionali platee televisive.</p>
<p><a href="http://www.key4biz.it/News/2009/11/23/Contenuti/Andrea_Materia_youtube_facebook_hulu_msn_yahoo_disney.html">Fonte</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il superacceleratore pronto a ripartire]]></title>
<link>http://ammiraglio61.wordpress.com/2009/11/20/il-superacceleratore-pronto-a-ripartire/</link>
<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 21:37:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>ammiraglio61</dc:creator>
<guid>http://ammiraglio61.wordpress.com/2009/11/20/il-superacceleratore-pronto-a-ripartire/</guid>
<description><![CDATA[Dopo 14 mesi di stop Nella notte i primi fasci di particelle faranno il giro in direzioni opposte de]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h3>Dopo 14 mesi di stop</h3>
<h1></h1>
<h2>Nella notte i primi fasci di particelle faranno il giro in direzioni opposte dell&#8217;anello di 27 km a Ginevra</h2>
<table width="1" align="left">
<tbody>
<tr>
<td><img title="Il superacceleratore Lhc" src="http://www.corriere.it/Hermes%20Foto/2009/11/20/LHC_hall_1%5B1%5D--180x140.jpg" border="0" alt="Il superacceleratore Lhc" width="180" height="140" align="left" /></td>
</tr>
<tr>
<td>Il superacceleratore Lhc</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>GINEVRA &#8211; Dopo 14 mesi di stop dovuto a vari problemi, <a href="http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_novembre_08/big-bang-mollica-pane_4a43a69e-cc35-11de-b450-00144f02aabc.shtml"><span style="text-decoration:underline;">l&#8217;ultimo sembra per una briciola di pane</span></a>, il superacceleratore di particelle (Lhc) di Ginevra sembra pronto per ripartire. Nella notte i primi fasci di particelle, iniettati venerdì alle 16 (ora italiana) faranno il giro completo del grande acceleratore del Cern a Ginevra. Circa 300 ricercatori si preparano a seguire le operazioni necessarie a far percorrere i 27 chilometri dell&#8217;anello dai due fasci di protoni che corrono in direzioni opposte e se tutto va bene alle 7 di sabato un fascio di particelle sarà fatto girare per alcuni minuti.</p>
<div id="rectangle right"><!-- OAS AD '180x150'begin --> // // &#60;![CDATA[<br />
function IncludeJavaScript(jsFile)<br />
{<br />
  document.write(&#39;');<br />
}<br />
// ]]&#62; //  <!-- OAS AD '180x150' end --></div>
<p>RIPARTENZA &#8211; L&#8217;Lhc è stato riacceso una decina di giorni fa, ma finora il fascio di protoni è stato attivato in modo da percorrere singoli settori della macchina. Dopo l&#8217;inaugurazione del 10 settembre 2008, appena nove giorni dopo un guasto ha imposto una lunghissima pausa all&#8217;acceleratore. Risolti i problemi e scongiurate maledizioni e paure, adesso si riparte. «Al Cern respiriamo un clima molto positivo», ha affermato il portavoce del Cern, James Gillies. Nei prossimi giorni si tenterà di raggiungere l&#8217;energia di 1,2 TeV, un record per la fisica contemporanea, mentre a regime la macchina funzionerà all&#8217;energia di 7 TeV per fascio e che i fasci di particelle potranno raggiungere una velocità pari al 99,9% di quella della luce. Per avere le prime collisioni bisognerà attendere 10-12 giorni. Durante la lunga pausa si è lavorato molto per aumentare la sicurezza e confinare al massimo eventuali guasti, in modo che possano interessare soltanto settori ristretti della macchina. Riceratori e tecnici sono convinti di poter recuperare velocemente il tempo perduto. «Non abbiamo mai testato il sistema dell&#8217;accelerazione: è la prima volta», ha concluso Gillies.</p>
<p><!-- google_ad_section_end --><br />
<strong>20 novembre 2009</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_novembre_20/acceleratore-riparte-ginevra_a978a592-d612-11de-a0b4-00144f02aabc.shtml">Fonte</a><br />
</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Google presenta Chrome Os]]></title>
<link>http://ammiraglio61.wordpress.com/2009/11/20/google-presenta-chrome-os/</link>
<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 15:08:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>ammiraglio61</dc:creator>
<guid>http://ammiraglio61.wordpress.com/2009/11/20/google-presenta-chrome-os/</guid>
<description><![CDATA[le recensioni de La Stampa La Repubblica questo è l&#8217;articolo di La Stampa Veloce, sicuro e con]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>le recensioni de</p>
<p>La Stampa</p>
<p>La Repubblica</p>
<p><!--more--></p>
<p>questo è l&#8217;articolo di La Stampa</p>
<p>Veloce, sicuro e connesso Google presenta Chrome Os<br />
SAN FRANCISCO<br />
Nel giorno in cui Microsoft annuncia ottimi risultati per Windows 7, Google presenta il nuovo sistema operativo Chrome Os. Dopo le anticipazioni dello scorso luglio, in parecchi si aspettavano una conferma sulla data di rilascio del sistema operativo, che però non c’è stata. Il codice sarà libero e accessibile a tutti da oggi, ma per vedere Chrome Os sui computer bisognerà aspettare la fine del 2010. E soprattutto non sarà possibile installarlo su pc attuali, a parte rarissime eccezioni: l’hardware deve infatti essere certificato da Google.</p>
<p>Chrome Os non si rivolge tanto ai pc di casa, quanto ai netbook, i portatili economici che hanno rivoluzionato il mercato dei computer. Si avvia in sette secondi e permette di navigare su Internet senza rischiare di incappare in virus: con Chrome infatti non si installano programmi sull’hard disk, perché il software che serve è tutto su Internet. Sono già numerose le applicazioni compatibili, da quelle per gli eBook al fotoritocco, ma c’è pure la suite Office di Microsoft.</p>
<p>Il sistema operativo di Google è rivoluzionario perché capovolge i rapporti tra pc e Rete: oggi è più importante essere connessi che avere una macchina potente. Ma apre inquietanti scenari per la privacy, visto che tutta la nostra vita digitale finirà per essere registrata sui server di Montain View, trasformando di fatto la Grande G. in un Grande Fratello.</p>
<p>&#160;</p>
<p>questo è l&#8217;articolo di La Repubblica</p>
<h3>Velocità, sicurezza e semplicità le parole d&#8217;ordine del nuovo sistema operativo. Ma per usarlo bisognerà acquistare un computer nuovo. <a href="http://www.repubblica.it/2009/08/sezioni/tecnologia/google-world-1/massimo-chrome/massimo-chrome.html"><span style="text-decoration:underline;">La presentazione in diretta mondiale</span></a> <!-- inizio FIRMA --><em>di MAURO MUNAFO&#8217; e MASSIMO RUSSO</em><!-- fine FIRMA --><!-- fine SOMMARIO --></h3>
<p>&#160;</p>
<div id="adv160x600r">// </div>
<div id="multimedia">
<div><img src="http://www.repubblica.it/2009/08/sezioni/tecnologia/google-world-1/presentazione/este_19143736_06030.jpg" alt="Ecco Chrome Os di Google tutte le applicazioni in rete" width="230" /></div>
</div>
<p><!--end multimedia--></p>
<div id="testo"><!-- inizio TESTO --> Il sistema operativo di Google, Chrome Os, finalmente si mostra al mondo per mettere in luce il suo credo: velocità, sicurezza, semplicità e, soprattutto, rete. Pochi secondi per avviarsi e nessun programma installato: tutto quello che serve a Chrome Os è una connessione a internet, ed è proprio sul web che risiedono tutti i suoi programmi.</p>
<p>Anche se per poterlo provare con mano bisognerà aspettare ancora un anno, la breve dimostrazione nel quartier generale di Mountain View del motore di ricerca evidenzia tutte le carte nascoste del sistema operativo. Alcune già nell&#8217;aria, e altre del tutto inattese, come la possibilità di utilizzarlo solo sui computer che lo equipaggiano al momento dell&#8217;acquisto (in maniera simile ai Mac della Apple).<br />
Caratteristiche. Il Chrome Os vive in simbiosi con l&#8217;omonimo browser e, accendendo il computer, in pochi secondi l&#8217;utente si ritrova già su internet. Le operazioni che siamo abituati ad eseguire dal desktop, come il lancio di un programma o la navigazione tra cartelle, vengono eseguite attraverso il browser, sfruttando alcuni dei servizi noti del motore di ricerca, primi tra tutti i &#8220;Docs&#8221;. Tutti i documenti e i dati dell&#8217;utente, inoltre, non vengono salvati sul pc ma sulla rete: nei piani di Google questo permetterà di cambiare computer con facilità e senza dover &#8220;dipendere&#8221; dall&#8217;hard disk di quello vecchio.</p>
<p>Chi ha già avuto modo di utilizzare il programma Chrome, potrebbe avere difficoltà nel notare la differenza al confronto dell&#8217;omonimo sistema operativo. In caso si utilizzi più di un programma, ad esempio un videogioco e un lettore musicale, su Chrome verranno aperte diverse &#8220;schede&#8221; (o tab), proprio come avviene già adesso sui principali browser in circolazione. Durante la presentazione è stato mostrato con successo il funzionamento di periferiche aggiuntive (come le webcam), ed è stato confermato l&#8217;impegno per rendere compatibile l&#8217;os con stampanti, tastiere e mouse in circolazione. Un elemento da non sottovalutare visto che la diffusione di driver per il funzionamento delle periferiche può mettere in discussione il successo di un sistema operativo.</p>
<div id="adv180x150m"><!-- OAS AD 'Middle' - da inserire per 200x200 --> <!--script language="javascript" type="text/javascript"&#62;OAS_RICH('Middle');&#60;/script--> </div>
<p><strong>Non su tutti i computer.</strong> Un po&#8217; a sorpresa rispetto alle previsioni, Google si è limitata a rilasciare il codice sorgente alla comunità dei programmatori, smentendo le voci di un arrivo sul mercato nel giro di alcune settimane. La novità davvero inattesa è stata però la notizia che l&#8217;os di Google non sarà scaricabile su ogni computer, ma funzionerà solo sulle macchine che lo equipaggiano al momento della vendita. I &#8220;Google pc&#8221; saranno dei netbook, gli ultraportatili pensati per navigare, e verranno commercializzati a fine 2010 dai maggiori produttori di computer con cui il motore di ricerca ha stretto un accordo. Nessuna rivelazione sul prezzo finale, anche se è stato specificato che non dovrebbe discostarsi dalle cifre attuali del settore dei netbook (quindi tra i 250 e i 350 euro).</p>
<p><strong>Perché Chrome Os.</strong> Per spiegare la decisione di realizzare il nuovo programma, Google ha illustrato i trend che stanno caratterizzando il mondo dell&#8217;informatica. Prima di tutto la convergenza delle piattaforme, con i computer che si fanno più piccoli (e diventano netbook) e i cellulari che si ingrandiscono (e diventano smartphone o tablet pc). A questo si deve poi aggiungere la crescita delle applicazioni &#8220;cloud based&#8221;, che utilizzano cioè i server su internet per funzionare ed immagazzinare i dati (gmail, facebook, youtube ecc). L&#8217;unione di questi trend porta quindi a pensare a una rivoluzione complessiva del computer per come è strutturato oggi, erede di una concezione dell&#8217;informatica che risale a un periodo in cui il web non esisteva. Meno potenza nella propria macchina in cambio di prestazioni più veloci sulla rete insomma.</p>
<p><strong>Un successo annunciato?</strong> Quando Google presenta un nuovo prodotto attira immediatamente l&#8217;attenzione di appassionati e media. Eppure la sfida che dovrà affrontare Chrome Os è tra le più ardue ed è oggi difficile pronosticarne il successo. Rosicchiare quote di mercato a Windows, giunto alla sua settima versione, non è facile; secondo i dati Net application, il sistema di Microsoft è installato su più di nove computer ogni dieci, mentre ai rivali Mac e Linux restano le briciole del mercato con, rispettivamente, il cinque e l&#8217;uno percento.</p>
<p><!-- do nothing --> Il Chrome Os di Google non punta inoltre alla totalità dei sistemi, ma solo alla nicchia sempre più larga dei netbook. E se la supremazia del gigante di Mountain View non è messa in discussione sul fronte dei servizi online, non si può dire lo stesso per i programmi &#8220;classici&#8221;: il browser intorno a cui ruota il sistema operativo di Google, Chrome, è stato apprezzato dagli utenti più esperti ma ad un anno dalla pubblicazione, risulta installato su circa due computer ogni cento, contro il 64% di Internet Explorer di Microsoft (le cui quote però scendono costantemente da alcuni anni) e il browser open source Firefox (installato su un quarto dei computer).<br />
<!-- do nothing --> <!-- fine TESTO --></div>
<p>© Riproduzione riservata                     (<em><!-- inizio DATA -->19 novembre 2009<!-- fine DATA --></em>)</p>
<p>//
<p>&#160;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le nuove generazioni parlano di Internet ]]></title>
<link>http://ammiraglio61.wordpress.com/2009/11/20/le-nuove-generazioni-parlano-di-internet/</link>
<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 22:04:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>ammiraglio61</dc:creator>
<guid>http://ammiraglio61.wordpress.com/2009/11/20/le-nuove-generazioni-parlano-di-internet/</guid>
<description><![CDATA[Under 21 – Nativi Digitali: le nuove generazioni parlano di Internet e spiegano come si fa business ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="color:#00386b;">Under 21 – Nativi Digitali: le nuove generazioni parlano di Internet e spiegano come si fa business e innovazione</span><span style="color:#00386b;"> </span></p>
<p><span style="font-size:x-small;"><em>Terzo appuntamento con ‘Capitale Digitale, idee per il futuro’ di Telecom Italia.</em></span></p>
<p><span style="color:#00386b;"><span style="font-size:x-small;"> </span></span></p>
<p><img title="Giovani e computer" src="http://www.key4biz.it/files/000063/00006363.jpg" alt="Giovani e computer" align="right" /></p>
<p>Terzo incontro a Roma per il workshop “<strong>Capitale Digitale, idee per il futuro</strong>”, promosso da <strong>Telecom Italia</strong>, Wired, Fondazione Romaeuropa, Cattid della Sapienza e Comune, dal titolo “<strong><em>Under 21 – Nativi Digitali</em></strong>”. Un evento in cui per la prima volta i più giovani sono stati i keynote speaker di se stessi e i portatori di best practice per tutto ciò che si muove sul web 2.0. I Nativi Digitali sono infatti gli adolescenti, i quindicenni di oggi e non solo, protagonisti indiscussi dell’innovazione tecnologica e dei suoi utilizzi: dal Peer-to-Peer (P2P) al business sui social network, dai new media ai new content, dall’hacking creativo all’e-Learning. Processi di innovazione fondamentali per il futuro di Internet e per concetti quali l’e-Society, l’e-Democracy, il citizen journalims, gli user generated content, l’e-Government, la net-economy e molto altro.</p>
<p><!--more--></p>
<p>Ma chi sono questi Nativi Digitali? Esistono davvero? O sono un prodotto della rete?</p>
<p>In realtà, seguendo i loro racconti, è stato facile comprendere esattamente il contrario e cioè che la rete, Internet, ora la stanno facendo loro, la stanno costruendo pezzo per pezzo, bit dopo bit. Salvatore è un adolescente con all’attivo tre libri di informatica, l’ultimo dei quali è tra i cinque titoli di settore più venduti in Italia. Andrea aveva solo 13 anni quando ha iniziato a fare il programmatore di software open source e Jessica, alla stessa età, aveva stipulato un contratto discografico con la EMI. Poi ci sono stati anche Daniel, Marco, Nicola e Valerio. Sette ragazzi. Sette straordinari percorsi di vita digitale.</p>
<p>Il 18 novembre, ospiti della splendida Sala Esedra dei Musei Capitolini, presentati dal direttore di Wired <strong>Riccardo Luna</strong> e da <strong>Michele Martone</strong> di Dillinger, ad oggi il più giovane ordinario dell’Università italiana, alcuni di questi giovani ‘geni’ digitali si sono raccontati, con i loro progetti, i loro sogni, le loro professioni, perché molti di loro hanno già un lavoro e lo svolgono su Internet, grazie ad idee innovative e un’invidiabile intuito per gli affari. Una sala che trasuda storia, quella del Campidoglio, una storia che parte da Roma e dalle sue conquiste, ma non militari, bensì culturali e civili. Secondo <a href="http://www.key4biz.it/Who_is_who/2008/11/Croppi_Umberto.html">Umberto Croppi</a> assessore capitolino alle Politiche Culturali e Comunicazione, la storia: “<em>Non deve essere catalogata come passato, come vecchiume, perché non c’è futuro ne progresso nelle tecniche e nella cultura senza memoria e questo vale anche per i nostri giovani geni digitali</em>”. Eppure, questi indigeni del web, sono cresciuti davvero nelle infrastrutture tecnologiche di Internet, i cui linguaggi conoscono molto bene, riuscendo persino a monetizzare le tante opportunità della rete, da cui in fine dei conti verrà a dipendere il futuro loro e del nostro paese. “<em>In Italia è ancora troppo lento il processo di digitalizzazione delle masse</em>”, ha affermato nel suo intervento il giovane ingegnere <strong>Andrea Lo Pumo</strong>, fresco di una borsa di studio grazie alla quale sta ora frequentando il corso di Mphil in Advanced Computer Science presso l&#8217;Univerisità di Cambridge. Negli USA, ha invece spiegato <strong>Daniel Brusilovsky</strong> di sedici anni, fondatore e CEO di Teens in Tech e collaboratore del super-blog TechCrunch: “<em>La rete è come un bene comune, un elettrodomestico conosciuto da tutti, tanto che fin da piccoli i bambini crescono in termini digitali</em>”.</p>
<p><em>“Internet deve essere offerta a tutti nello stesso modo, accessibile e comprensibile, perché Internet è la nostra vita e il nostro futuro</em>”, ha detto <strong>Valerio Masotti</strong>, Video/sound designer e creativo, freelance per diverse agenzie di comunicazione e cofondatore della community Slevin &#8211; Creative Company. Poi c’è <strong>Salvatore Aranzulla</strong>, diciannovenne, divulgatore informatico e gestore di un blog di information security su Virgilio.it, che con estrema sicurezza ha affermato: “<em>Bisogna riuscire a far interagire business e creatività sul web, puntando ovviamente sui contenuti</em>”. Forse è stato proprio quell’“<em>ovviamente</em>” a far capire subito al pubblico con chi si stava avendo a che fare, “<em>Si è giovani per poco</em> – ha continuato Aranzulla – <em>c’è poco tempo per trovare le giuste strategie sulla rete. Poi si diventa adulti e bisogna saper raccoglier</em>e”.</p>
<p>Un mix di sana vitalità e ambizione, tipico dei giovani e dei giovanissimi, unito ad una perspicace capacità di intravedere nei progetto la possibilità di fare business e di ottenere grandi risultati, accessibili poi a tutti. Possibile che oggi sono i più giovani a spiegare quanto Internet sia importante per la società e per il mercato? Sembra proprio di si, come nel caso di <strong>Marco De Rossi</strong>, fondatore di Oilproject.org, la prima comunità di e-learning gratuito di informatica, curato da docenti volontari e avente come unico scopo la libera divulgazione dell&#8217;informazione. Con i suoi 8000 studenti, il progetto si attesta come primo in Italia nel campo del “<em>free e-learning</em>”. Nel maggio 2007, sempre De Rossi, ha lanciato Shannon.it, il primo blog ‘al contrario’: “<em>dove sono i lettori a pubblicare post su temi di tecnologia, che la redazione commenta insieme alla community</em>”. Un ragazzo che è stato perfettamente in grado di spiegare come si potrebbe aumentare il livello qualitativo della scuola in Italia, proprio a partire dell’utilizzo della rete, e quali potrebbero essere le conseguenze positive riscontrabili in termini di minori spostamenti, con conseguenti risparmi sui costi, maggiori comodità per le famiglie e gli studenti.</p>
<p>C’è anche <strong>Nicola Greco</strong>, liceale e sedicenne, che ha già realizzato numerose applicazioni per Facebook ed è l’ideatore di Twittami, un servizio che consente di capire quali sono i tweets più apprezzati. Nel dicembre 2007, inoltre, Greco ha creato Bongolinux, un portale di news, articoli e recensioni dal mondo “<em>Linux &#38; Open Source</em>”. Proprio al suo fianco, invece, sedeva la web-star <strong>Jessica Brando</strong>, ragazzina che grazie a MySpace è riuscita a farsi notare per una cover jazz del brano “<em>Video Killed The Radio Stars</em>” fino alla firma, a soli tredici anni, di un contratto discografico con la EMI.</p>
<p>Anche questi sono stati altri esempi di come i nativi digitali, già in età molto giovane, dai tredici ai venti anni in media, riescano ad utilizzare i propri sogni ricavandoci, oltre ad un’ovvia soddisfazione personale, anche un lavoro redditizio. Come nel caso dei ragazzi toscani di Mirror Production, che nel video hanno trovato un valido mezzo per esprimersi, fare arte, cultura e soldi, rispondendo così ad una delle domande che ci siamo posti all’inizio, su come far interagire tecnicamente e concettualmente arte e business. A proposito di arte, poi, l’assessore Croppi ha portato in sala per un saluto il popolare critico d’arte <strong>Achille Bonito Oliva</strong>, il quale, di fronte a questo inusuale tavolo di speaker, non ha saputo trattenere la sua proverbiale ironia: “<em>Più sono piccoli e più hanno responsabilità. Che dire &#8230; Condoglianze ragazzi!</em>”.</p>
<p>A conclusione dell’evento, organizzato da Telecom Italia e Wired, alcuni tra il pubblico hanno voluto dire la loro, come quel professore dell’estrema periferia romana, che ha spiegato: “<em>La rete non sempre, con il suo carico di innovazione culturale e sociale, arriva nelle case delle  banlieue urbane e questo nonostante una connessione ce l’abbiano quasi tutti. Eventi come questi andrebbero portati proprio lì e non solo in questi splendidi edifici del centro storico</em>”. Quasi un assist per le conclusioni di <a href="http://www.key4biz.it/Who_is_who/2008/11/Mizzi_Salvo.html">Salvo Mizzi</a> di Telecom Italia, che nel progetto Capitale Digitale vede già la risposta migliore a tali importanti problematiche: “<em>La città di Roma sarà completamene digitalizzata entro pochi anni, senza lasciare indietro nessuno, senza lasciare che altre intelligenze e risorse umane di questo livello vengano sprecate e dimenticate, coinvolgendo gli utenti e i cittadini in un presente progetto di sistema</em>”. Attendiamo dunque questo nuovo rinascimento digitale italiano e nel frattempo, come canta Jessica Brando in una delle sue ormai popolarissime cover sul web, “<em>The time is running out</em>” dei Muse, sbrighiamoci dunque, che il tempo a nostra disposizione sta davvero finendo.</p>
<p><a href="http://www.key4biz.it/News/2009/11/19/e-Society/capitale_digitale_telecom_italia_wired_dillinger_cattid_roma_fondazione_romaeuropa_nativi_digitali.html">Fonte</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[I media tra crisi e metamorfosi]]></title>
<link>http://ammiraglio61.wordpress.com/2009/11/20/i-media-tra-crisi-e-metamorfosi/</link>
<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 22:00:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>ammiraglio61</dc:creator>
<guid>http://ammiraglio61.wordpress.com/2009/11/20/i-media-tra-crisi-e-metamorfosi/</guid>
<description><![CDATA[VIII Rapporto Censis: i media tra crisi e metamorfosi. Decollano le nuove Tv ma aumenta il press div]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="color:#00386b;">VIII Rapporto Censis: i media tra crisi e metamorfosi. Decollano le nuove Tv ma aumenta il press divide</span><span style="color:#00386b;"> </span></p>
<p><span style="font-size:x-small;"><em>Schifani mette in guardia dalle informazioni manipolate mentre Confalonieri esorta il governo a battersi per la protezione del copyright.</em></span></p>
<p><span style="color:#00386b;"><span style="font-size:x-small;"> </span></span></p>
<p><img title="Facebook" src="http://www.key4biz.it/files/000111/00011124.jpg" alt="Facebook" align="right" /></p>
<p>Presentato stamani l’8° <strong>Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione</strong> – “<em>I media tra crisi e metamorfosi</em>” &#8211; che prosegue il monitoraggio dell’evoluzione dei consumi mediatici in Italia, misurati ormai nell’arco di un decennio.</p>
<p>Lo Studio è stato promosso da <strong>H3G</strong>, <strong>Mediaset</strong>, <strong>Mondadori</strong>, <strong>Rai</strong> e <strong>Telecom</strong> Italia, illustrato a Roma da Giuseppe De Rita e Giuseppe Roma, Presidente e Direttore Generale del Censis, e discusso da Renato Schifani, Presidente del Senato, Andrea Melodia, Presidente dell’Ucsi, <a href="http://www.key4biz.it/Who_is_who/2006/04/Confalonieri_Fedele.html">Fedele Confalonieri</a>, Presidente di Mediaset, Maurizio Costa, Amministratore Delegato di Mondadori, Roberto Forte, Direttore Mobile Tv di H3G Italia, e Carlo Malinconico, Presidente della Fieg.</p>
<p><!--more--></p>
<p>Il Rapporto si focalizza anche su <strong>tre questioni</strong> di grande rilevanza e attualità. La prima è la moltiplicazione degli usi della <strong>televisione</strong>: un mezzo che rimane saldamente dominante nel panorama mediatico degli italiani e che le innovazioni tecnologiche stanno spingendo al centro di nuovi scenari di offerta. Il secondo approfondimento tocca il tema cardine dell’informazione e della fiducia riposta dal pubblico nei <strong>media</strong>. Il terzo focus riguarda l’affermazione di un nuovo paradigma nell’uso dei media, rispecchiato dalla crescita esponenziale degli utenti di Facebook e degli altri <strong>social network</strong>.</p>
<p>Schifani ha evidenziato che internet, social network, nuovi media in generale mettono in contatto persone “<em>divise non solo da grandi distanze, ma anche dall&#8217;appartenenza a culture e linguaggi differenti” e quindi hanno “un potenziale enorme: quello di servire alla giusta causa di una sempre maggiore diffusione nel mondo della libera informazione e della democrazia”. </em></p>
<p>Il potenziale di cambiamento dei nuovi media riguarda soprattutto le giovani generazioni, ma proprio su questo si appunta l&#8217;attenzione della seconda carica dello Stato, secondo cui &#8220;<em>non sempre alla maggiore accessibilità corrisponde anche una migliore qualità dei contenuti. Il rischio, infatti, appare più evidente proprio per le persone culturalmente più fragili, in particolare i giovani&#8221;. </em></p>
<p>Secondo Schifani, infatti, “<em>non è infrequente imbattersi in mass media che forniscono volutamente informazioni manipolate, e non di rado, non appare volutamente chiara la confusione tra il piano delle notizie e informazioni, oggettivamente verificabili, rispetto a quello delle analisi e delle opinioni stesse”.</em> Senza citare direttamente il dibattito in corso sulle ipotesi legislative di restrizioni e controlli sull&#8217;uso della Rete e sui blog, ha sottolineato come a suo giudizio sia “<em>evidente il rischio che con il pretesto di rappresentare la realtà, la maggiore circolazione di dati e notizie produca di fatto la diffusione di informazioni distorte, ora tese a legittimare e ad imporre modelli devianti di vita personale, familiare o sociale, ora per favorire gli ascolti, la cosiddetta audience, ora volta a favorire interessi più o meno espliciti”. </em></p>
<p>A giudizio del presidente del Senato “<em>per una maggior qualità dei mass media occorre perciò che sia sempre garantita una accurata e responsabile cronaca degli eventi, un&#8217;esauriente spiegazione degli argomenti di interesse pubblico, una onesta presentazione dei diversi punti di vista”. </em></p>
<p>Per quanto riguarda l’evoluzione dei consumi mediatici, risulta in crescita la diffusione di tutti i mezzi di comunicazione tra il 2001 e il 2009. Aumentano gli utenti di Internet (+26,9%) e dei telefoni cellulari (+12,2%), ma anche la radio &#8211; che ormai si può ascoltare anche dal lettore mp3, dal telefonino e dal web &#8211; fa un grande balzo in avanti (+12,4%), così come crescono, anche se di poco, i lettori di libri (+2,5%) e di giornali (+3,6%), e la stessa televisione raggiunge praticamente la quasi totalità degli italiani (+2%). Gli utenti della Tv arrivano a quota 97,8% della popolazione, il cellulare sale all’85%, la radio all’81,2% (in particolare, l’ascolto della radio dal lettore mp3 è tipico del 46,7% dei giovani tra 14 e 29 anni), i giornali al 64,2%, i libri al 56,5%, Internet al 47%. La diffusione dei nuovi media non ha penalizzato quelli già esistenti: nella società digitale i nuovi mezzi di comunicazione non sostituiscono i vecchi, anzi, affiancandosi ad essi, creano nuovi stimoli al loro impiego secondo la logica della moltiplicazione e integrazione.</p>
<p>La crisi che stiamo attraversando – che è anche la prima grande crisi conosciuta dalla società digitale – ha accelerato il processo di trasformazione del sistema dei media già in atto, sospinto dalle innovazioni tecnologiche, determinando con notevole rapidità un riposizionamento dei diversi mezzi.</p>
<p>E determinando metamorfosi inattese, secondo il paradigma della moltiplicazione e integrazione dei media, con l’assottigliamento dei confini tra i mezzi e tra i generi della comunicazione.</p>
<p>Si rileva l’espansione dei media gratuiti e la sostanziale battuta d’arresto di quelli a pagamento (ad eccezione della Tv digitale). Mentre l’uso complessivo del telefono cellulare rimane pressoché stabile tra il 2007 e il 2009 (con un leggero calo dall’86,4% all’85% della popolazione), a crescere notevolmente è stato l’uso del cellulare nelle sue funzioni di base (dal 48,3% al 70%), mentre quelle più sofisticate – e costose – sono diminuite: l’uso dello <strong>smartphone</strong> è sceso dal 30,1% al 14,3%, il videofonino dall’8% allo 0,8%. Questi dati non verificano il possesso dell’apparecchio, bensì ne misurano l’uso effettivo. Il telefonino è dunque un bene a cui non si può rinunciare, neanche in tempi di crisi, però qualcosa si può risparmiare, magari inviando qualche sms in più ed evitando di connettersi a Internet con i costosissimi servizi wap.</p>
<p>Le <strong>nuove forme di televisione</strong> sono entrate a far parte delle abitudini degli italiani. Negli ultimi due anni, tra il 2007 e il 2009, l’utenza della Tv satellitare passa dal 27,3% al 35,4% della popolazione e il digitale terrestre raddoppia il suo pubblico (dal 13,4% al 28%), benché lo <strong>switch-over</strong> del segnale analogico abbia interessato finora solo alcune zone del territorio nazionale. La Tv via Internet triplica la sua utenza, passando dal 4,6% al 15,2%, e   la mobile Tv interessa già l’1,7% della popolazione. In tempi di crisi, dovendo fare delle scelte, gli italiani si sono orientati verso l’investimento nei media che forniscono più servizi, di diverso genere e cumulabili tra i membri della famiglia, come i pacchetti delle pay Tv: oggi il 60,7% di chi guarda la Tv digitale (satellitare o terrestre) ha sottoscritto un abbonamento, soprattutto per guardare le partite di calcio e gli eventi sportivi in esclusiva (31,2%), i film in prima visione (24,8%), i cartoni animati per i bambini (13%).</p>
<p>Negli ultimi due anni la lettura dei quotidiani a pagamento passa dal 67% al 54,8%, invertendo la tendenza leggermente positiva che si era registrata negli anni immediatamente precedenti al 2007. Questo è il dato dell’utenza complessiva, cioè chi legge un quotidiano almeno una volta   la settimana. L ’utenza abituale, cioè chi lo legge almeno tre volte la settimana, passa dal 51,1% del 2007 al 34,5% del 2009. Se prima della crisi la metà degli italiani aveva un contatto stabile con i quotidiani, adesso questa porzione si è ridotta a un terzo. Se si pensa che in questa quota sono compresi anche i quotidiani sportivi, si può capire quanto la crisi abbia reso ancora più marginale il ruolo della carta stampata nel processo di formazione dell’opinione pubblica nel nostro Paese. La flessione non è neanche compensata dall’aumento della diffusione della free press, che rimane pressoché stabile (l’utenza passa dal 34,7% al 35,7%). La lettura, anche occasionale, dei settimanali coinvolge nel 2009 il 26,1% degli italiani (-14,2% rispetto al 2007) e quella dei mensili il 18,6% (-8,1%). In leggera flessione anche la lettura dei libri, che era cresciuta per tutto il decennio, raggiungendo il 59,4% della popolazione nel 2007, per ripiegare poi al 56,5% nel 2009.</p>
<p><em>“Mi sembra che in questo paese si pensi di meno ed è un peccato che questo modo di consumare notizia senza pensarci investa anche la classe dirigente”</em>. Lo ha detto Malinconico della Fieg, precisando: “<em>Dai dati si evince che il press-divide investe soprattutto la classe dirigente e questo mi fa immaginare che un domani avremo una classe dirigente che non si avvicina alla stampa. Il che non vuol dire che non deve fruire di altri media ma che la dieta deve essere equilibrata”. </em></p>
<p>L’impiego di Internet tra gli italiani è passato dal 45,3% del 2007 al 47% della popolazione nel 2009. Quando ormai il <strong>web è diventato familiare per l’80,7%</strong> <strong>dei giovani e il 67,2% delle persone più istruite</strong>, il dato complessivo potrà aumentare solo di poco nel breve periodo. Per quanto riguarda i quotidiani online, si registra una flessione dell’utenza (dal 21,1% al 17,7%) che non è certo riconducibile a motivi economici, bensì all’evoluzione degli impieghi della rete: si pensi ai portali che pubblicano anche notizie di cronaca e di costume, a link e finestre informative aperte nei blog e nei social network abitualmente frequentati, ai motori di ricerca e agli aggregatori che rintracciano automaticamente le notizie in rete.</p>
<p>Il numero delle persone che hanno un rapporto esclusivo con i media audiovisivi (radio e Tv) rimane praticamente stabile (26,4%), mentre diminuiscono quanti hanno una “<strong>dieta mediatica</strong>” basata al tempo stesso su mezzi audiovisivi e mezzi a stampa (dal 42,8% al 24,9% tra il 2006 e il 2009). La somma di questi due gruppi rappresenta il totale di quanti non hanno ancora colmato il digital divide, la cui soglia si collocava nel 2006 al 71% e scende oggi al 51,3% della popolazione. Nasce però un nuovo divario tra quanti contemplano nelle proprie diete i media a stampa (insieme a radio, Tv e Internet) e quanti non li hanno ancora o non li hanno più. Se il digital divide si sta attenuando, il press divide invece aumenta, visto che nel 2006 era il 33,9% degli italiani a non avere contatti con i mezzi a stampa, mentre nel 2009 si è arrivati al 39,3% (+5,4%). Ad aumentare negli ultimi anni l’estraneità ai mezzi a stampa, e in misura rilevante, sono stati i giovani (+10%), gli uomini (+9,9%) e i più istruiti (+8,2%), cioè i soggetti da sempre ritenuti il traino della modernizzazione del Paese.</p>
<p>Sono cinque i <strong>social network</strong> più popolari: <strong>Facebook</strong>, conosciuto dal 61,6% degli italiani, <strong>YouTube</strong> (60,9%), <strong>Messenger</strong> (50,5%), <strong>Skype</strong> (37,6%) e <strong>MySpace</strong> (31,8%). Le percentuali raggiungono valori ancora più elevati tra i giovani di 14-29 anni. Per nove ragazzi su dieci Facebook (90,3%), YouTube (89,2%) e Messenger (89,1%) rappresentano mondi ben noti, con le loro regole e i loro “contatti”. Nell’universo giovanile hanno una popolarità considerevole, sebbene inferiore, anche MySpace (68,8%) e Skype (62,9%). I giovani hanno preso l’abitudine a “vivere connessi”, dato che l’uso congiunto dei cellulari e di Internet li ha messi nella condizione di essere continuamente in rapporto con tutti quelli che condividono la loro esperienza di vita quotidiana. Complessivamente, si può stimare che poco meno di 33 milioni di italiani conoscano almeno un social network e che gli effettivi utilizzatori siano 19,8 milioni.</p>
<p>Gli utenti di YouTube sono pari al 28,3% della popolazione (il 67,8% nella fascia 14-29 anni, il 39,5% tra le persone più istruite), quelli di Facebook il 22,9% (il 56,8% dei giovani, il 34,4% dei soggetti con titolo di studio più elevato). Il web   2.0 ha avuto uno sviluppo esponenziale grazie all’impiego di Internet per costruire insieme agli altri una conoscenza diffusa (come Wikipedia), trovare opportunità di lavoro e di carriera (LinkedIn), scambiarsi merci (eBay), ma anche notizie, confidenze e pettegolezzi (Messenger, Facebook, Twitter), oppure video (YouTube) e ogni altro prodotto audiovisivo, quand’anche protetto dal diritto d’autore (eMule). Grazie a smartphone, lettori mp3, e-reader, il centro di gravità dei consumi digitali si sposta sempre più dal computer ai piccoli apparecchi portatili, che consentono di accedere a informazioni, musica, libri, giochi, utilities in un rapporto di piena complementarietà con la rete, con forme e tempi di fruizione sempre più personalizzati.</p>
<p>La principale motivazione che ha spinto gli utenti a iscriversi a Facebook è il desiderio di <strong>mantenere i contatti con gli amici</strong> (70,5%) e di ritrovare vecchi compagni di scuola ed ex colleghi (57,8%), mentre la speranza di intrecciare una relazione intima ha spinto all’iscrizione appena l’1,8% degli utenti, in particolare i maschi (2,6%). La maggioranza (il 68,4%) preferisce accedere a Facebook nelle ore serali, il 36,5% si connette solitamente nelle ore diurne, il 15,3% durante l’orario di lavoro o di studio, e solo uno su dieci accede al sito esclusivamente nel weekend. Le attività preferite dagli utenti di Facebook sono: guardare cosa c’è nelle bacheche degli amici (41,2%), inviare messaggi personali (40,5%), inserire commenti nelle bacheche degli amici (37,2%), chattare con chi è in linea (35,7%), utilizzare le applicazioni disponibili come test e giochi (24,6%), inserire foto, video o file musicali (21,3%). Il 54,6% degli utenti fa parte di gruppi di interesse o ha sottoscritto citazioni apparse su Facebook, e il 10% ha effettivamente partecipato a eventi sociali, manifestazioni politiche, spettacoli di cui è venuto a conoscenza tramite il social network.</p>
<p><strong>Poco più di un utente su quattro (il 26,8%) constata che da quando si è iscritto a Facebook tende a dedicare meno tempo ad altro</strong>. L’attività più penalizzata è la lettura di libri, per il 42,4% degli iscritti a Facebook che avvertono di dedicare meno tempo ad altre attività. Segue la consultazione di altri siti Internet (40%), guardare la televisione (26,5%), studiare o lavorare (21,7%), sentire gli amici al telefono (14,4%), uscire con gli amici (11,5%), andare al cinema (11%). C’è anche, seppure in misura minoritaria (per l’8,5% degli iscritti), il timore che dalla presenza su Facebook possano derivare dei rischi. Quello che preoccupa di più è la violazione della privacy: il 72,1% degli utenti che nutrono preoccupazioni è di questo avviso, il 35,1% teme l’eventualità di conoscere persone pericolose, il 23,4% indica l’indebolimento delle relazioni dirette con i familiari e gli amici, il 13,4% l’abbassamento del rendimento nel lavoro o nello studio, e il 9,3% teme che dall’uso di Facebook possano derivare problemi per la propria reputazione (ad esempio, che il profilo personale venga controllato dal datore di lavoro).</p>
<p>Confalonieri ha approfittato dell’occasione per lanciare un appello al governo perché “<em>prenda a cuore”</em> la protezione dei contenuti diffusi via internet.</p>
<p>S’è rivolto direttamente all&#8217;esecutivo per dare una svolta al problema della protezione dei contenuti prodotti dalle società commerciali e diffusi gratuitamente via web.</p>
<p>Il presidente di Mediaset ha detto <em>che “internet si avvale di una parola magica che è &#8216;free&#8217;. Se i vari YouTube o Google non riconoscono il valore delle proprietà intellettuali non si può investire. Noi investiamo la metà di quello che ricaviamo in prodotti e contenuti. Se altri approfittano di questi contenuti che vengono mandati in rete da privati, soprattutto giovani, non ci sarà futuro per chi di mestiere fa contenuti”. </em></p>
<p><em>“Ci deve essere un ritorno per chi produce e investe in contenuti anche per le news. Questo è uno dei punti fondamentali, serve molta attenzione anche da parte dei regolatori, del legislatore, del governo, devono prendere a cuore questo problema”. </em></p>
<p><em> “Serve dunque</em> &#8211; ha aggiunto &#8211; <em>molta attenzione da parte dei regolatori, del governo. Devono prendere a cuore questo problema</em>”.</p>
<p><a href="http://www.key4biz.it/News/2009/11/19/Tecnologie/censis_media_social_network_H3G_Mediaset_Mondadori_Rai_Telecom_Italia_fedele_confalonieri.html">Fonte</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Google è vecchio? Chiedetelo a leapfish]]></title>
<link>http://ammiraglio61.wordpress.com/2009/11/18/google-e-vecchio-chiedetelo-a-leapfish/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 15:52:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>ammiraglio61</dc:creator>
<guid>http://ammiraglio61.wordpress.com/2009/11/18/google-e-vecchio-chiedetelo-a-leapfish/</guid>
<description><![CDATA[Bella domanda.. secondo il video qui postato la risposta è assolutamente si. ReadWriteWeb ci raccont]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Bella domanda.. secondo il video qui postato la risposta è <strong>assolutamente si</strong>. <a href="http://www.readwriteweb.com/archives/leapfish_advertising_story.php">ReadWriteWeb</a> ci racconta la strana storia di <a href="http://www.leapfish.com/">leapfish</a>, il motore di ricerca che esce dalla beta con 100 dipendenti e 10 milioni di dollari in tasca. Il modello è aggressivo e innovativo, e solo il tempo ci dirà se è anche sostenibile. Leapfish ha chiesto agli inserzionisti di investire in questo primo anno di attività sui risultati di ricerca sponsorizzata con una particolarità, investendo “a scatola chiusa” sul progetto si ha la possibilità di rinnovare a pressi concordati gli investimenti anche per gli anni successivi, sostanzalmente una scommessa: se leapfish avrà successo gli inserzionisti avranno trovato l’oro, diversamente un bel pò di denaro sarà trasformato in cenere.</p>
<p><!--more--></p>
<p>Oltre a contare il 50% del proprio team impiegato nelle vendite (il contrario del “primo google”), leapfish stupisce per un attacco diretto a google che suona più o meno cosi:</p>
<ul>
<li>dov’è il social marketing?</li>
<li>dov’è lo sharing?</li>
<li>dov’è la ricerca evoluta?</li>
<li>dov’è la multimedialità?</li>
</ul>
<p>L’obiezione non è del tutto errata, di certo google innova con una certa lentezza il proprio core business, la ricerca, anche se il concetto di universal search è molto vicino a quanto leapfish propone nelle intenzioni, forse nella realtà ancora non del tutto implementato. Le ricerche di eye tracking ci hanno insegnato che cambiano molto le situazioni in presenza di immagini e video tra i risultati di ricerca, fattore che potrebbe spingere google alla prudenza tanto verso gli utenti quanto verso i clienti.. La nostra risposta alla domanda iniziale è quindi un pò diversa.. <strong>google non è vecchio, è uno standard</strong>, e in quanto tale ha la possibilità di muoversi con relativa libertà in posizione difensiva, a meno di grandi errori le cose non cambieranno a suo sfavore, il caso myspace ci insegna però che l’immobilismo paga fino a un certo punto.. <strong>come finirà?</strong></p>
<p>&#160;</p>
<p><a href="http://marketingarena.it/2009/11/05/google-e-vecchio-chiedetelo-a-leapfish/">Fonte</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Windows7? "Ci siamo ispirati alla Mac"]]></title>
<link>http://ammiraglio61.wordpress.com/2009/11/14/windows7-ci-siamo-ispirati-alla-mac/</link>
<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 17:12:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>ammiraglio61</dc:creator>
<guid>http://ammiraglio61.wordpress.com/2009/11/14/windows7-ci-siamo-ispirati-alla-mac/</guid>
<description><![CDATA[&nbsp; di Ma.M.tutti gli articoli dell&#8217;autore &#8220;Quello che abbiamo cercato di fare con Wi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>&#160;</p>
<p>di <a href="http://cerca.unita.it/?f=fir&#38;orderby=1&#38;key=Ma.M.">Ma.M.</a><a href="http://cerca.unita.it/?f=fir&#38;orderby=1&#38;key=Ma.M.">tutti gli articoli dell&#8217;autore</a></p>
<p><img src="http://www.unita.it/img/upload/image/AREA%202%20304x254/TECNOLOGIA/windows7.jpg" alt="" hspace="0" vspace="0" width="304" height="254" align="left" />&#8220;Quello che abbiamo cercato di fare con Windows 7&#8230; è creare un look e un approccio grafico come la Mac&#8221;.  Parole testuali, che non ci aspetterrebbe da un manager di un gruppo partner della Microsoft. Eppure è esattamente quello che ha detto Simon Aldous, in un&#8217;intervista apparsa sulla rivista specializzata Pcr. E l&#8217;azienda si è affrettata a replicare che sì. insomma, Aldous non è stato coinvolto nel progetto di sviluppo di Windows 7 e quindi le sue sono opinioni infondate. Sui blog è apparsa la precisazione di Brandon Leblanc, Microsoft, che ha spiegato che le considerazioni del collega erano &#8220;imprecise e non informate&#8221;. Ma la frittata ormai è fatta e per chi ha le antenne giuste l&#8217;informazione è arrivata. Microsoft se non ha copiato, quanto meno si è ispirata alle idee della rivale.</p>
<p>La questione non è nuova e dura da quando esistono i sistemi operativi Microsoft e Mac. Già dagli esordi di Windows 1.0 c&#8217;è stata materia di contesa davanti ai giudizi, su di chi fosse l&#8217;idea originale della finestra sul desktop. Comunque, a guardarlo da vicino &#8211; a dirlo è la Bbc &#8211; Windows 7 ha molte analogie con Os X della Mac, nonostante nessuna della due società abbia mai notato ufficialmente la cosa.  Sta di fatto che Aldous, nonostante il suo posto in prima fila, ci ha fatto caso eccome. &#8220;Una delle cose che la gente dice un sacco di volte sulla Apple è che Os è fantastico, che è molto grafico e molto facile da usare &#8211; ha detto il manager a Pcr &#8211; . Quello che abbiamo cercato di fare con Windows7  è creare un look e un approccio grafico alla Mac. Abbiamo significativamente migliorato l&#8217;interfaccia grafica, ma l&#8217;abbiamo costruita con la tecnologia Vista che molto più stabile dell&#8217;attuale piattaforma Mac, per esempio&#8221;.<br />
Tardive le precisazioni sul blog ufficiale della Microsoft.</p>
<div>13 novembre 2009</div>
<div><a href="http://www.unita.it/news/tecnologia/91187/windows_ci_siamo_ispirati_alla_mac">Fonte</a></div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Edicola - "Le Scienze", novembre 2009 - Speciale "Origini"]]></title>
<link>http://antoniogenna.wordpress.com/2009/11/04/edicola-le-scienze-novembre-2009-speciale-origini/</link>
<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 14:15:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>Antonio</dc:creator>
<guid>http://antoniogenna.wordpress.com/2009/11/04/edicola-le-scienze-novembre-2009-speciale-origini/</guid>
<description><![CDATA[Di seguito propongo copertina, principali contenuti ed allegati facoltativi del numero 495 &#8211; N]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://www.lescienze.it/" target="_blank"><img class="alignleft" title="lescienze" src="http://antoniogenna.wordpress.com/files/2008/10/lescienze.jpg" alt="" width="241" height="46" /></a>Di seguito propongo copertina, principali contenuti ed allegati facoltativi del numero <strong>495 &#8211; Novembre</strong><strong> 2009</strong> del mensile <strong>“Le Scienze”</strong>, edizione italiana di “Scientific American”, in edicola dallo scorso 31 ottobre. Si tratta di un <strong>numero speciale</strong>, con articoli legati tra loro da domande sulle <strong>&#8220;origini&#8221;</strong>.<br />
La rivista è pubblicata dal Gruppo Editoriale L&#8217;Espresso ed in vendita al prezzo di 3,90 €.<!--more--></p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-39223" title="lescienze-11-09" src="http://antoniogenna.wordpress.com/files/2009/11/lescienze-11-09.jpg" alt="lescienze-11-09" width="384" height="514" /></p>
<p>I principali contenuti di questo numero:</p>
<blockquote><p>Nel numero di «Le Scienze» di novembre in edicola:</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Origini</span></strong><br />
Il filo rosso che lega gli articoli del numero speciale di «Le Scienze» di novembre è la risposta a una domanda comune a tutti i campi del sapere: la domanda sulle <strong>origini</strong>. Che si tratti dell’universo, della prima scintilla della vita o dei processi cognitivi alla base della nostra mente, il desiderio di capire le origini è una delle spinte fondamentali dell’impresa scientifica. E così, in una serie di brevi articoli, accompagnati da cinque articoli di approfondimento su grandi temi, viene ripercorsa in pillole la nascita e l’evoluzione di importanti fenomeni naturali o la genesi di tecnologie che hanno modificato per sempre la nostre vite. Inoltre, in esclusiva per «Le Scienze, un articolo del premio Nobel 2009 Jack Szostak sulle origini della vita.</p>
<p>Oltre all&#8217;origine della vita, sul numero di novembre approfondiamo le origini di:</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Il sesso.</span></strong> Come spiega Telmo Pievani, forse esiste da due miliardi di anni ma le ragioni del successo evolutivo della riproduzione sessuale sono ancora incerte.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">La mente.</span></strong> Secondo Marc Hauser, per ricostruire la mente umana, il primo passo è individuare ciò che distingue i nostri processi mentali da quelli di altri esseri viventi.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">L’universo.</span></strong> Gli scienziati si stanno avvicinando a spiegare i processi che generarono il cosmo e lo portarono ad assumere la forma attuale, come spiega Michael S. Turner.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Il computer.</span></strong> Un articolo dello storico dei calcolatori Martin Campbell-Kelly illustra che l’era dell’informazione è iniziata quando l’uomo ha capito che con le macchine è possibile imitare il potere della mente.</p></blockquote>
<p>Inoltre, con <em>Le Scienze </em>di novembre, a richiesta e a pagamento:</p>
<p>- il 31° volume della collana &#8220;Biblioteca delle Scienze&#8221;, <strong>&#8220;Tempo profondo &#8211; Antenati, fossili e pietre&#8221;</strong> di <strong>Henry Gee</strong>, che racconta la storia di una rivoluzione scientifica che ha dato una nuova prospettiva all’evoluzione darwiniana della vita.</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-39224" title="lescienze-11-09-libro" src="http://antoniogenna.wordpress.com/files/2009/11/lescienze-11-09-libro.jpg" alt="lescienze-11-09-libro" width="257" height="363" /></p>
<blockquote><p>Studiare il passato equivale a raccontarlo, come sanno i paleontologi. Si scopre un fossile, per esempio il cranio di un ominide vissuto milioni di anni fa, e lo si mette a confronto con i fossili di cui già si dispone, tentando di ricostruire il percorso evolutivo che collega la scoperta alle conoscenze già acquisite. In altre parole, si cerca un posto al nuovo arrivato nella galleria degli antenati. Niente di più facile, in apparenza. Ma è proprio in questa terra di nessuno, cioè l&#8217;interpretazione della scoperta, che nascono i dibattiti più accesi tra i paleontologi e prendono forma narrazioni della storia della vita spesso fuorvianti. Come quella secondo cui l&#8217;evoluzione degli organismi che abitano e hanno abitato in tempi remoti il pianeta va letta in modo lineare. Niente di più falso.<br />
«I fossili [...] punteggiano il corridoio del tempo profondo. Non è possibile collegarne uno al successivo in una forma narrata», spiega Henry Gee in Tempo Profondo, il libro in edicola con «Le Scienze» di novembre, un numero monografico dedicato proprio al concetto di «origine» in diversi campi della scienza e della tecnologia. Forse è proprio l&#8217;inarrestabile desiderio di conoscenza delle origini della nostra specie, e più in generale della vita, che ci spinge a trovare una soluzione al puzzle le cui tessere sono i reperti fossili venuti alla luce in ogni angolo del pianeta, ovvero le testimonianze di quello che Gee, senior editor di «Nature», chiama «tempo profondo».<br />
Ma il tempo profondo «è come un infinito corridoio buio, senza alcun segno che marchi una scala di riferimento», argomenta Gee. «Possiamo pensare a un fossile come a un evento del tempo profondo. Confrontato con l&#8217;immensità del tempo nel quale viene ritrovato, un fossile è un punto con estensione nulla: o esiste o non esiste. Di per sé, un fossile è un segno di interpunzione, un&#8217;interiezione, anche un&#8217;esclamazione, ma non è una parola né tanto meno una frase, per non dire un&#8217;intera storia. [...] Non è possibile collegarne uno al successivo in una forma narrata».<br />
La paleontologia dunque non può usare come metro il tempo quotidiano, quello scandito da giorni o anni, quello che scandisce le storie raccontate nei romanzi. La soluzione del puzzle del tempo profondo deve essere un&#8217;altra.<br />
Partendo da ipotesi elaborate negli anni cinquanta e poi riprese negli anni ottanta da un gruppo di paleontologi britannici, per dare un senso ai fossili che affiorano dal passato e per trovare un posto alla nostra specie nella storia evolutiva della vita si fa uso della «cladistica». Si tratta di un metodo di classificazione degli esseri viventi che si basa sulle caratteristiche comuni a un gruppo di organismi, cercando di capire quali sono i tratti condivisi da tutti i membri di un «clade» (dal greco klados, ramo), così da identificare univocamente il gruppo. Per esempio noi esseri umani formiamo un clade, mentre i cani ne formano un altro. Il cladista li mette vicini e, partendo dai due gruppi, tira due linee convergenti verso il basso, che si incontrano in un punto equidistante da essi: quel nodo individua l&#8217;antenato comune più vicino ai due gruppi. Un antenato che però è puramente teorico. Sappiamo che caratteristiche avrebbe, ma non ne conosciamo nulla. Anche se ne dovessimo trovare tracce fossili, non sapremmo che si tratta proprio dell&#8217;antenato comune teorizzato con la cladistica.<br />
La medesima procedura può riguardare cladi di fossili. Ma, al contrario della sistematica tradizionale, nel disegnare i cladogrammi la cladistica non aggiunge considerazioni sulla diretta discendenza di un gruppo dall&#8217;altro. E così crollano le narrazioni al cui principio troviamo antenati comuni che si evolvono nel tempo, tracciando una retta evolutiva dove alla fine ci sono le specie attuali, compresa la nostra. L&#8217;introduzione della cladistica, afferma Gee in Tempo Profondo, è stata una lenta rivoluzione silenziosa che ha cambiato prospettiva sull&#8217;evoluzione darwiniana della vita. Da questo punto di vista «i fossili sono i quadri illuminati da quegli sporadici sprazzi di luce che punteggiano il corridoio del tempo profondo». Dove andremo sempre a cercare un senso alla nostra esistenza.</p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Android 2.0, prosegue la caccia all’iPhone]]></title>
<link>http://ammiraglio61.wordpress.com/2009/11/01/android-2-0-prosegue-la-caccia-all%e2%80%99iphone/</link>
<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 18:34:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>ammiraglio61</dc:creator>
<guid>http://ammiraglio61.wordpress.com/2009/11/01/android-2-0-prosegue-la-caccia-all%e2%80%99iphone/</guid>
<description><![CDATA[Rilasciato il kit di sviluppo del sistema operativo promosso da Google. Molte le migliorie introdott]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Rilasciato il kit di sviluppo del sistema operativo promosso da Google. Molte le migliorie introdotte</p>
<p>MILANO &#8211; La Open Handset Alliance (Oha), il mega consorzio industriale capeggiato da Google, ha rilasciato oggi l’evoluzione della piattaforma open source per dispositivi mobili Android, la versione 2.0, nome in codice Eclaire (in italiano, cannolo). Il software development kit, scaricabile dal sito Android, è in realtà una novità destinata principalmente agli sviluppatori di applicativi e software. Ma nel giro di pochi mesi dovrebbero giungere sugli scaffali dei negozi di telefonia i primi esemplari mossi dal sistema operativo aggiornato.</p>
<p>NOVITÀ &#8211; Le principali novità del kit di sviluppo software di Android 2.0 sono, almeno per gli utenti finali, la predisposizione allo schermo a tocco multiplo (multitouch), la possibilità di utilizzare la connessione wireless Bluetooth 2.1 per trasmettere contenuti con altri dispositivi, la possibilità di effettuare una ricerca anche negli sms e mms, e la gestione multipla degli account di posta elettronica – tutti riversabili su GMail, il servizio di posta di Google. Migliorie sono state apportate anche alla fotocamera, che ora supporta anche lo zoom digitale e il flash, e al browser compatibile con il linguaggio html5.</p>
<p>INERZIA &#8211; Più che i singoli miglioramenti, che al momento non fanno di Android 2.0 il sistema operativo (né le sue incarnazioni) più performante sulla scena – ancora dominata dall’iPhone di Apple –, quello che fa notizia è la rapidità con cui la Oha distribuisce le versioni aggiornate. Se la prima istanza di Android è datata novembre 2007, la seconda (la 1.1) risale al febbraio 2009, la terza (la 1.5) ad aprile 2009, la quarta (1.6) è del settembre scorso ed già stata implementata nei dispositivi griffati Htc (i modelli Dream e Magic). A meno di due mesi dalla 1.6, nota anche come Donut (ciambella, a Mountain View devono avere la predilezione per i dolci), ecco quindi la 2.0. Con un consorzio industriale di oltre trenta aziende leader nei vari settori della telefonia mobile a far da volano (dai produttori di hardware, agli operatori telefonici, agli sviluppatori di middleware), l’inerzia che sta prendendo la piattaforma basata su Linux è straordinaria.</p>
<p>IL PREMIO &#8211; Non a caso uno dei modelli basati sulla prima versione di Android (l’Htc Hero) ha già vinto il premio di gadget dell’anno nel 2009 secondo i giudizi della rivista di tecnofili inglese T3. Un premio dato evidentemente in prospettiva: a questa andatura il sorpasso ai danni del rivale di casa Apple non dovrebbe tardare molto, nonostante l’iPhone presenti per gli sviluppatori l’indubbio vantaggio di conoscere con precisione su quale hardware girerà il software, che potrà quindi essere facilmente ottimizzato per il singolo dispositivo. Android invece, funzionando su molti terminali diversi – saranno 18 smartphone differenti entro la fine del 2009 – lascia i programmatori indipendenti (cioè non appartenenti a qualche vendor come Htc o Motorola) con l’incertezza dell’effettivo funzionamento del software sui vari hardware. Almeno fino alla prossima release.</p>
<p>Gabriele De Palma<br />
28 ottobre 2009</p>
<p><a href="http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_ottobre_28/android-2-google-sfida-iphone_c643e92a-c3bb-11de-a7c3-00144f02aabc.shtml">Fonte</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[A tavola per non invecchiare]]></title>
<link>http://ammiraglio61.wordpress.com/2009/10/21/a-tavola-per-non-invecchiare/</link>
<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 07:22:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>ammiraglio61</dc:creator>
<guid>http://ammiraglio61.wordpress.com/2009/10/21/a-tavola-per-non-invecchiare/</guid>
<description><![CDATA[dieci cibi antiaging di Adele Sarno &#8220;Siamo ciò che mangiamo&#8221;. Seguire un&#8217;alimentaz]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>dieci cibi antiaging<br />
di Adele Sarno<br />
&#8220;Siamo ciò che mangiamo&#8221;. Seguire un&#8217;alimentazione a base di pesce, frutta e verdura consente di mantenere il corpo più giovane. Ci sono cibi infatti che influenzano il Dna, che interferiscono con le difese immunitarie e agiscono sugli equilibri ormonali. In pratica attraverso la propria azione riescono ad arrestare il processo di invecchiamento cellulare, impedendo ai radicali liberi di danneggiare la pelle, gli organi dei vari apparati ma anche il cervello. Ecco quali sono gli alimenti antiaging secondo il professor Pietro Antonio Migliaccio, medico nutrizionista</p>
<p>Kiwi<br />
È l’alimento che contiene più vitamina C. Questa è essenziale per il corretto funzionamento del sistema immunitario e la sintesi del collagene nell’organismo. Il collagene rinforza i vasi sanguigni, la pelle, i muscoli e le ossa. L’uomo non può creare collagene senza la vitamina C</p>
<p>Pomodori<br />
Sono ricchi di un potente antiossidante: il licopene. Secondo numero studi questa sostanza, oltre a contrastare l’azione dei radicali liberi, riduce il rischio di cancro alla prostata nell’uomo. Non solo, sembra avere un’azione anticancro anche per quel che riguarda le cellule mammarie, gastroenteriche, endometriali e cutanee. Il licopene aumenta se il pomodoro viene cotto</p>
<p>Agrumi<br />
Sono ricchi di vitamina C. Questa vitamina protegge dai danni dell’inquinamento atmosferico, potenzia la reazione immunitaria e, oltre a incidere positivamento sui livelli di colesterolo, la pressione arteriosa e l’arteriosclerosi, è in grado di ridurre i rischi del cancro. È essenziale per la pelle perché contribuisce alla formazione del collagene, ovvero la proteina che costituisce gran parte del tessuto connettivo</p>
<p>Olio extravergine di oliva<br />
Contiene vitamina E, acido oleico e squalene. La vitamina E si trova anche nelle noci e nella soia e in piccole quantità nella carne, nelle uova, nel pollame, nel pesce: è un potente antiossidante, fondamentale nella lotta ai radicali liberi; aumenta la resistenza del soggetto; dal punto di vista cardiovascolare, è un leggero vasodilatatore, svolge attività antitrombotica e rinforza le pareti dei capillari; infine protegge dall’ossidazione diversi ormoni. L’acido oleico ha un’azione idratante, mentre lo squalene ha un’attività emolliente, lenitiva, seborestitutiva e protettiva</p>
<p>Papaia<br />
Contiene la papaina che ha un’azione digestiva. Inoltre è dotata di proprietà antiossidanti e antiradicali liberi, e stimola il sistema immunitario</p>
<p>Uva<br />
Contiene resveratrolo, un antiaging naturale in grado di proteggere l’organismo dalle malattie legate all’invecchiamento. In particolare agisce contro la cataratta, le patologie cardiovascolari e rinforza le ossa</p>
<p>Tè verde<br />
I benefici del tè verde corrispondono in massima parte ai benefici delle catechine che contiene, in particolare l’Egcg (l’epigallocatechina gallato). La principale attività dell’Egcg è di potenziare le difese e di diminuire il danno cellulare. Numerosi studi sostengono che il tè verde abbia una potente azione anticancro</p>
<p>Pesce azzurro<br />
Contiene i cosiddetti ‘grassi buoni’, gli omega-3 e gli omega-6. Rappresentano una fonte di energia per l’organismo e svolgono molteplici funzioni, tra cui la sintesi degli eicosanoidi. Queste molecole influenzano numerosi processi fisiologici e la longevità</p>
<p><a href="http://canali.kataweb.it/salute/">Fonte</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[I premi Nobel 2009]]></title>
<link>http://antoniogenna.wordpress.com/2009/10/12/i-premi-nobel-2009/</link>
<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 12:45:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>Antonio</dc:creator>
<guid>http://antoniogenna.wordpress.com/2009/10/12/i-premi-nobel-2009/</guid>
<description><![CDATA[I premi Nobel vengono assegnati ogni anno dal 1901 ad alcune persone che si sono distinte per il lor]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://nobelprize.org/" target="_blank"><img src="http://antoniogenna.wordpress.com/files/2006/10/nobel.jpg" alt="Premio Nobel" align="left" /></a>I <strong>premi Nobel</strong> vengono assegnati ogni anno dal 1901 ad alcune persone che si sono distinte per il loro fondamentale contributo alla società: i premi sono stati istituiti dalle ultime volontà (firmate a Parigi il 27 novembre 1895) di <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alfred_Nobel" target="_blank">Alfred Nobel</a></strong>, industriale svedese ed inventore della dinamite. I premi Nobel vengono assegnati nelle seguenti discipline: <strong>fisica</strong>, <strong>chimica</strong> (assegnati dall&#8217;Accademia Reale Svedese delle Scienze), <strong>fisiologia</strong> o <strong>medicina</strong> (assegnato dall&#8217;Istituto Karolinska), <strong>letteratura</strong> (assegnato dall&#8217;Accademia Svedese) e <strong>pace</strong> (assegnato da un comitato nominato dal Parlamento norvegese). Inoltre, nel 1968, la Banca di Svezia ha istituito un premio aggiuntivo, il <strong>Premio per le Scienze Economiche in memoria di Alfred Nobel</strong>.<br />
Vediamo brevemente chi sono i premi Nobel dell&#8217;anno <strong>2009</strong>, che sono stati assegnati negli ultimi giorni. Ciascun premio Nobel ha ricevuto un premio in denaro di 10 milioni di corone (poco più di un milione di euro). Per maggiori informazioni visitate il sito ufficiale dei premi, cliccando sull&#8217;immagine qui sopra.</p>
<ul>
<li><strong>FISICA</strong>:<strong> Charles K. Kao</strong>, per i suoi studi sulla trasmissione della luce nelle fibre per le comunicazioni ottiche, e a<strong> Willard S. Boyle</strong> e <strong>George E. Smith</strong>, per l&#8217;invenzione del sensore CCD, circuito semiconduttivo fondamentale per le tecnologie digitali.</li>
<li><strong>CHIMICA:</strong> <strong>Venkatraman Ramakrishnan</strong>,<strong> Thomas A. Steitz</strong> e<strong> Ada E. Yonath</strong> per i loro studi suella struttura e della funzione dei ribosomi.</li>
<li><strong>MEDICINA:</strong> <strong>Elizabeth H. Blackburn</strong>, <strong>Carol W. Greider</strong> e <strong>Jack W. Szostak</strong>, per aver scoperto come i cromosomi siano protetti dai telomeri e dall&#8217;enzima telomerasi.</li>
<li><strong>LETTERATURA:</strong> <strong>Herta Müller</strong>, per aver rappresentato, con la concentrazione della poesia e la franchezza della prosa, la vita sotto la dittatura nella sua terra natale rumena.</li>
<li><strong>PACE:</strong> il presidente statunitense<strong> Barack Obama</strong>, per i suoi forzi nell&#8217;aumentare la cooperazione tra i popoli per sfidare i cambiamenti globali.</li>
<li><strong>ECONOMIA:</strong> <strong>Elinor Ostrom</strong> e <strong>Oliver E. Williamson</strong>, per la loro analisi delle transizioni economiche che hanno luogo fuori dai mercati.</li>
</ul>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Finiscono all'estero i soldi per la ricerca]]></title>
<link>http://ammiraglio61.wordpress.com/2009/10/08/finiscono-allestero-i-soldi-per-la-ricerca/</link>
<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 07:07:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>ammiraglio61</dc:creator>
<guid>http://ammiraglio61.wordpress.com/2009/10/08/finiscono-allestero-i-soldi-per-la-ricerca/</guid>
<description><![CDATA[Il caso L&#8217;Italia prima per finanziamenti europei, ma poi i progetti vengono realizzati altrove]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h2><strong>Il caso</strong> L&#8217;Italia prima per finanziamenti europei, ma poi i progetti vengono realizzati altrove<!-- fine OCCHIELLO --></h2>
<h3><!-- inizio SOMMARIO --><!-- inizio FIRMA --><em>dall&#8217;inviato LAURA MONTANARI</em><!-- fine FIRMA --><!-- fine SOMMARIO --></h3>
<div id="adv160x600r" style="display:none;">// </div>
<div id="multimedia">
<div><!-- inizio FOTO1 --><img src="http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/politica/fondi-ricercavia/fondi-ricercavia/affa_16920084_13110.jpg" alt="Finiscono all'estero i soldi per la ricerca" width="230" /><!-- fine FOTO1 --></div>
</div>
<p><!--end multimedia--></p>
<div id="testo"><!-- inizio TESTO --><br />
Bravi e ben formati, i ricercatori italiani, ma se ne vanno o se ne sono già andati: scelgono i laboratori e i centri di ricerca all&#8217;estero per portare avanti i loro studi. L&#8217;Italia non solo non argina la fuga dei cervelli, non riesce nemmeno ad attrarre scienziati da altre parti del mondo.</p>
<p>È la fotografia che ci consegna l&#8217;Erc, l&#8217;European Research Council, la cassaforte che finanzia idee e progetti scientifici provenienti da ogni parte del mondo che verranno realizzati in Europa: nello Starting Grant 2009 saranno distribuiti 325 milioni di euro. Per i ricercatori italiani medaglie e spine. Siamo i più numerosi ad allungare la mano per cercare soldi, quasi una corsa all&#8217;oro: su 2.503 domande, quelle degli italiani sono 434 (nel 2007 erano state persino1600). &#8220;Segno che abbiamo fame&#8221; dice Claudio Bordignon, direttore del San Raffaele di Milano che con il direttore della Scuola Normale di Pisa, Salvatore Settis è nel consiglio scientifico dell&#8217;Ecr. Siamo anche primi nella classifica di chi li ottiene: 32, meglio di noi nessuno, al pari la Germania, a seguire la Francia. Un primato pure per le ricercatrici: le italiane sono quelle con più progetti approvati, 10 (la media delle quote rose in generale si assesta al 23%).</p>
<p>Le spine: dei 32 progetti italiani vincitori, ben 18 verranno realizzati oltre frontiera, soprattutto nel Regno Unito (8) e in Francia (4). Così precipitiamo al settimo posto nei Paesi che ospitano le ricerche più innovative. Sul podio sale il Regno Unito (43), la Francia (31) e la Germania (28). Perché? Carenza di laboratori, macchinari, centri di eccellenza? &#8220;In parte, ma il problema generale è la mancanza di prospettiva di carriera&#8221; spiega Settis. Il finanziamento dell&#8217;Ecr dura cinque anni: &#8220;è chiaro che un ricercatore si chiede: e dopo? Cosa potrò fare in quel posto, in quel Paese?&#8221;.<br />
<!--inserto--></p>
<div id="adv180x150m"><!-- OAS AD 'Middle' - da inserire per 200x200 --> <!--script language="javascript" type="text/javascript"&#62;OAS_RICH('Middle');&#60;/script--> </div>
</div>
<div id="testo"><!--/inserto--><br />
Altro indizio preoccupante: nei Grant 2009 sono soltanto due i ricercatori stranieri (un fisico olandese a Padova e una oncologa romena a Milano) che hanno scelto l&#8217;Italia per realizzare i loro studi. &#8220;Che i nostri ricercatori vadano all&#8217;estero è un bene, semmai riflettiamo sul perché non rientrano e su perché da fuori nessuno venga da noi a fare ricerca&#8221; dice Bordignon. Oggi alla Normale ci sarà una giornata proprio dedicata all&#8217;analisi dei risultati dei bandi 2009: l&#8217;European Research Council distribuirà dal 2007 al 2013 qualcosa come 7,5 miliardi di euro attraverso una iper-selezione realizzata attraverso i giudizi di scienziati revisori che sono al top delle singole discipline: dalle scienze umane e sociali, a quelle della vita, dalla fisica e all&#8217;ingegneria. Un grande investimento, una sfida per cercare di spostare più in là la conoscenza, l&#8217;innovazione e lo sviluppo.</p>
<p>Nella lista dei vincitori c&#8217;è chi come, Licia Verde, a Barcellona indagherà sulle origini dell&#8217;universo, Leonardo Guidoni che dall&#8217;ateneo dell&#8217;Aquila e della Sapienza studierà i modelli per capire il funzionamento molecolare degli enzimi e promette di assumere due ricercatori italiani migrati oltre confine; c&#8217;è chi come Paolo Benigno della Luiss esplorerà cosa succede nelle economie quando ci sono delle rigidità salariali. I 237 progetti approvati, riceveranno fra i 500 e i 2 milioni di euro, somme elevate rispetto alla media dei normali finanziamenti nazionali.</p>
<p>&#8220;In Europa nessuno ha i concorsi accademici bloccati da quattro anni &#8211; spiega Settis -. L&#8217;hanno detto Obama, la Merkel, Sarkozy: in tempi di crisi bisogna investire sulla ricerca, non fermarla. Serve che al governo qualcuno lo capisca. E invece ci sono i fondi per il ponte sullo Stretto, i fondi per la Tav italiana anche se costa 4 volte rispetto a quella francese, ma non ci sono fondi per la ricerca. Deve scattare una scintilla nella mente di chi ci governa. Possiamo sperarci?&#8221;.</p></div>
<div></div>
<div>Fonte: http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/politica/fondi-ricercavia/fondi-ricercavia/fondi-ricercavia.html</div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[I neutrini che svelano la nascita dell'Universo]]></title>
<link>http://ammiraglio61.wordpress.com/2009/10/07/i-neutrini-che-svelano-la-nascita-delluniverso/</link>
<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 08:59:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>ammiraglio61</dc:creator>
<guid>http://ammiraglio61.wordpress.com/2009/10/07/i-neutrini-che-svelano-la-nascita-delluniverso/</guid>
<description><![CDATA[Enigmatici perché rubano energia senza farsi prendere. Un test al Gran Sasso vuole determinare la lo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Enigmatici perché rubano energia senza farsi prendere. Un test al Gran Sasso vuole determinare la loro piccolissima massa</p>
<p><img src="/DOCUME%7E1/Utente/IMPOST%7E1/Temp/moz-screenshot.png" alt="" /></p>
<p><img src="/DOCUME%7E1/Utente/IMPOST%7E1/Temp/moz-screenshot-1.png" alt="" /></p>
<p><img src="/DOCUME%7E1/Utente/IMPOST%7E1/Temp/moz-screenshot-2.png" alt="" /></p>
<p>UNIVERSITA&#8217; DI MILANO-BICOCCA<br />
Nell’impetuoso sviluppo della fisica fondamentale degli ultimi anni ha grande importanza la connessione sempre più stretta tra astrofisica e fisica e in particolare la fisica nucleare e subnucleare.</p>
<p>Secondo la teoria del Big Bang, il nostro Universo iniziò la sua espansione circa 15 miliardi di anni fa, partendo da dimensioni minime, ma con altissima densità e temperatura. Nella sua successiva espansione si crearono tutti i corpi celesti. Per comprendere quanto avvenne e quanto avviene ora occorre concentrarsi sul ruolo sempre più importante che gioca il neutrino, particella ipotizzata in una famosa lettera inviata dal grande fisico Wolfang Pauli il 30 dicembre 1930 per spiegare l&#8217;apparente carenza di energia osservata in un processo nucleare: è il «decadimento beta», in cui viene emesso un elettrone.<br />
Anche in seguito a una conferenza tenuta da Pauli in Italia, Enrico Fermi studiò le proprietà di questa particella, a cui diede il nome italiano di «neutrino», ormai riportato come tale in ogni lingua, anche se spesso mal pronunciato, e la inserì nella sua stupenda teoria delle interazioni deboli, valida in buona parte tuttora, dopo più di 70 anni. Il neutrino &#8211; spiegherò a BergamoScienza il 10 ottobre &#8211; è una particella che non ha carica e ha una massa che fino a qualche anno fa si riteneva nulla, mentre solo da pochi anni sappiamo essere diversa da zero, anche se piccolissima. Nel decadimento beta il neutrino viene emesso assieme all&#8217;elettrone, ma non lascia traccia: è, in altre parole, una specie di ladro che fugge, portando con sé energia, senza farsi prendere. Si racconta che Pauli si recò una mattina all’istituto di pessimo umore e che a un assistente, che gli chiese se aveva dormito male, rispose: «Ho dormito malissimo. Ho inventato una particella che nessun fisico sperimentale riuscirà mai a trovare!». Fortunatamente si sbagliava: 26 anni dopo si osservarono per la prima volta le interazioni di neutrini provenienti da un reattore nucleare (si dice che Pauli festeggiò l&#8217;avvenimento con una cassa di champagne) e oggi se ne osservano a milioni.</p>
<p>Vediamo ora alcuni esempi del ruolo che i neutrini giocano in astrofisica. Dopo il Big Bang l&#8217;Universo iniziò la sua espansione, formando prima i protoni e i neutroni, poi i nuclei e successivamente gli atomi, prevalentemente di idrogeno ed elio. Considerando ingenuamente un gas sulla Terra, sappiamo che questo si espande. Se però la sua massa è enorme, come avviene nell&#8217;Universo, succede il contrario. Data la grande massa le forze attrattive di gravità nel gas dominano rispetto all&#8217;agitazione molecolare e il gas si comprime, portandosi, specialmente nel suo centro, a temperature elevatissime. Il destino di questo corpo celeste sarà quindi legato alla sua massa. Consideriamo due casi.</p>
<p><!--more--></p>
<p>Primo caso. La massa è dell&#8217;ordine di quella del Sole. La contrazione avverrà con relativa lentezza (il Sole ha circa 4.5 miliardi di anni) e in modo relativamente semplice. La temperatura nel centro arriverà a temperature di milioni di gradi (15 milioni) e questo permette l&#8217;instaurarsi di processi nucleari di fissione, simili a quelli che avvengono in una bomba a idrogeno. Si svilupperà un’energia enorme e verranno emessi moltissimi neutrini, di cui solo una minima parte sarà assorbita dal Sole, mentre gli altri si espanderanno nell&#8217;Universo e raggiungeranno sia pure in minima parte la Terra.</p>
<p>Rivelarli sarà molto difficile, dato che interagiscono pochissimo: si dovranno realizzare apparati di grande massa (centinaia di tonnellate). Questi dovranno essere installati in un laboratorio sotterraneo, dove lo spessore sovrastante di roccia riduce la radiazione cosmica che bombarda ininterrottamente il nostro pianeta e potrebbe coprire come fondo spurio non desiderato i pochissimi eventi nucleari prodotti dalle interazioni dei neutrini solari. Negli ultimi 20 anni 2 esperimenti condotti nel Laboratorio del Gran Sasso (il più grande al mondo) e in altri laboratori sotterranei hanno rivelato questi neutrini solari, anche se in misura minore di quanto atteso (vedremo poi il perché).</p>
<p>Secondo caso. Se il corpo che consideriamo ha una massa molto superiore a quella del Sole, il processo è molto più violento e dà luogo a una successiva e violentissima esplosione, con emissione di molti neutrini e una grande quantità di luce: si tratta della cosiddetta «supernova». E&#8217; un processo molto raro: nella nostra galassia o nelle immediate vicinanze ne avviene qualcuno osservabile ogni secolo. Dobbiamo ritenerci fortunati per il fatto che una supernova sia esplosa nel 1987 nelle grandi nubi di Magellano, vicino ai bordi della nostra galassia. Tre esperimenti sotterranei, peraltro previsti per altri scopi, hanno permesso di osservare, oltre alla luce, anche i neutrini da essa emessi. E&#8217; un vero regalo alla fisica fondamentale e all&#8217;astrofisica.</p>
<p>L&#8217;astrofisica, infatti, può dirci molto sulla natura del neutrino. La carenza, rispetto al previsto, dei suoi flussi prodotti dalla fusione nel Sole e dalle interazioni dei raggi cosmici nell&#8217;atmosfera terrestre, confermata da quella dei neutrini prodotti dai reattori nuclei e dagli acceleratori, si spiega con la teoria delle oscillazioni, nata più di 50 anni fa grazie a Bruno Pontecorvo. In realtà, esistono 3 differenti tipi di neutrino: il neutrino elettronico, associato all&#8217;emissione di un elettrone nel decadimento nucleare beta, e i neutrini muonico e tauonico, associati rispettivamente alle particelle muone e tauone. Nel caso del Sole i neutrini emessi sono tutti elettronici, ma all&#8217;interno del Sole e nel lungo viaggio verso la Terra «oscillano», trasformandosi nei neutrini di diversa natura che la maggioranza degli esperimenti terrestri non può rivelare: questo spiega la carenza degli eventi osservati.</p>
<p>Questi risultati mostrano che il neutrino ha una massa &#8211; un fatto di grande importanza nella fisica fondamentale e nell’astrofica &#8211; ma non permettono di determinarne il valore. La determinazione diretta della massa del neutrino è quindi una delle sfide più eccitanti della fisica fondamentale. Le ricerche si compiono, oltre che con analisi di carattere cosmologico, con lo studio di decadimenti nucleari con emissione di uno o di 2 elettroni. La scoperta di questo secondo processo, con l&#8217;emissione di 2 elettroni e non accompagnato da neutrini, potrebbe inoltre risolvere il dubbio: il neutrino è una particella di Dirac o di Majorana?</p>
<p>La seconda ipotesi, avanzata da Ettore Majorana solo un anno prima della sua tragica scomparsa, è oggetto di numerose ricerche, tra cui l&#8217;esperimento «Cuore» in costruzione presso i Laboratori Nazionali del Gran Sasso. Com’è noto, a ogni particella corrisponde una antiparticella con carica opposta, che nel caso del neutrino è nulla: secondo Majorana, l’antineutrino sarebbe uguale al neutrino. E’ una conclusione fondamentale per la conoscenza di questa particella straordinaria e misteriosa e potrebbe avere grande importanza per spiegare molti fatti fisici e astrofisici. Tra questi, la stessa origine dell’Universo.</p>
<p><strong>Chi è Ettore Fiorini Fisico</strong><br />
<strong>RUOLO</strong>: E’ PROFESSORE DI FISICA NUCLEARE E SUBNUCLEARE ALL’UNIVERSITA’ DI MILANO BICOCCA E RESPONSABILE DEL LABORATORIO DELL’ISTITUTO NAZIONALE DI FISICA NUCLEARE<br />
<strong>RICERCHE</strong>: CARATTERISTICHE DEL NEUTRINO ATTRAVERSO L’ESPERIMENTO «CUORE»</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Edicola - "Le Scienze", ottobre 2009 - "Mondi impossibili"]]></title>
<link>http://antoniogenna.wordpress.com/2009/10/06/edicola-le-scienze-ottobre-2009-mondi-impossibili/</link>
<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 05:35:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>Antonio</dc:creator>
<guid>http://antoniogenna.wordpress.com/2009/10/06/edicola-le-scienze-ottobre-2009-mondi-impossibili/</guid>
<description><![CDATA[Di seguito propongo copertina, principali contenuti ed allegati facoltativi del numero 494 &#8211; O]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://www.lescienze.it/" target="_blank"><img class="alignright" title="lescienze" src="http://antoniogenna.wordpress.com/files/2008/10/lescienze.jpg" alt="" width="241" height="46" /></a>Di seguito propongo copertina, principali contenuti ed allegati facoltativi del numero <strong>494 &#8211; Ottobre</strong><strong> 2009</strong> del mensile <strong>“Le Scienze”</strong>, edizione italiana di “Scientific American”, in edicola dallo scorso 30 settembre.<br />
La rivista è pubblicata dal Gruppo Editoriale L&#8217;Espresso ed in vendita al prezzo di 3,90 €.<!--more--></p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-37142" title="lescienze-10-2009" src="http://antoniogenna.wordpress.com/files/2009/10/lescienze-10-2009.jpg" alt="lescienze-10-2009" width="382" height="506" /></p>
<p style="text-align:left;">I principali contenuti di questo numero:</p>
<blockquote><p>Nel numero di «Le Scienze» di ottobre:</p>
<p align="center"><strong><span style="text-decoration:underline;">Decifrare l’universo</span></strong></p>
<p>Il 2009 è stato dichiarato Anno internazionale dell’astronomia per celebrare i 400 anni dalle prime osservazioni della volta celeste con un telescopio a opera di Galileo Galilei. «Le Scienze» partecipa alle celebrazioni pubblicando sul numero di ottobre quattro articoli firmati da alcuni dei più autorevoli scienziati italiani che si occupano di astronomia, astrofisica e cosmologia. Dalle onde radio ai raggi gamma, i quattro articoli fanno il punto non solo su ciò che è stato scoperto dall&#8217;invenzione del telescopio ai giorni nostri, ma anche sull&#8217;incredibile evoluzione degli strumenti di osservazione e sul loro futuro. E sempre in occasione dell’anniversario galileiano, per la prima volta in edicola con «Le Scienze» un libro inedito in Italia: <em>Il telescopio di Einstein</em>, di Evalyn Gates, uno scorcio sulla caccia alle inafferrabili dominatrici dell’universo, ovvero materia ed energia oscura</p>
<p>Su numero di «Le Scienze» di ottobre inoltre:</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Le sorprese della celiachia.</span></strong> Lo studio di una grave patologia di origine alimentare ha portato alla luce un processo che potrebbe essere alla base di molte malattie autoimmuni.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Il crepuscolodei Neanderthal.</span></strong> L’uomo di Neanderthal è la specie umana estinta che i paleoantropologi conoscono piùdi ogni altra. Ma la sua fine rimane un mistero, che diventa semprepiù strano e complesso.</p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Una chiave per la superconduttività ad alte temperature?</span></strong> La scoperta di composti del ferro superconduttori a 50 gradi sopra lozero assoluto ha ridatovigore alla ricerca dimigliori superconduttoriad alte temperaturee potrebbe fornire indizi per risolvere un vecchio mistero.</p></blockquote>
<p>Inoltre, con <em>Le Scienze </em>di ottobre, a richiesta e a pagamento:</p>
<p>- il decimo ed ultimo DVD della collana &#8220;Menti matematiche&#8221;: <strong>&#8220;La matematica dei giocolieri&#8221;</strong>, in cui Allen Knutson illustra le diverse strategie studiate dalla matematica per far passare da una mano all’altra numeri diversi di palline.</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-37143" title="lescienze-10-2009-dvd" src="http://antoniogenna.wordpress.com/files/2009/10/lescienze-10-2009-dvd.jpg" alt="lescienze-10-2009-dvd" width="265" height="290" /></p>
<blockquote>
<p style="text-align:left;">Il matematico e giocoliere Allen Knutson è il protagonista del decimo e ultimo DVD della collana Menti Matematiche, allegato a richiesta con «Le Scienze» di ottobre. Oltre al mondo dei numeri (è professore associato all&#8217;Università della California a Berkeley), Knutson frequenta il mondo dei giocolieri, e con successo. Dal 1990 al 1995 è stato il detentore del record del mondo della International Jugglers&#8217; Association nella specialità dei giocolieri in coppia con la palla, con un record di 12 palle (oggi è di 13). Non che gli siano mancate le soddisfazioni professionali, o meglio della sua professione principale, visto che nel 2005 ha vinto il prestigioso Levi L. Conant Prize assegnato dall&#8217;American Mathematical Society.<br />
Seguendo la sua lezione magistrale dall&#8217;eloquente titolo La matematica dei giocolieri, tenuta nel 2008 al «Festival della matematica» di Roma, è difficile tracciare una netta linea di confine tra il suo talento di giocoliere e quello di scienziato. Perché la lezione di Knutson, tenuta rigorosamente in camicia e cravatta, e a piedi nudi, prevede sia un lato teorico, ovvero la trattazione delle diverse strategie con cui far passare da una mano all&#8217;altra numeri diversi di palline, sia un lato pratico, ovvero l&#8217;esecuzione da parte di Knutson degli esercizi appena illustrati. In fondo, la matematica è anche un gioco&#8230;</p>
</blockquote>
<p>- il 30° volume della collana &#8220;Biblioteca delle Scienze&#8221;, <strong>&#8220;Il telescopio di Einstein&#8221;</strong> di Evalin Gates, anticipato nel sommario sopra.</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-37144" title="lescienze-10-2009-libro" src="http://antoniogenna.wordpress.com/files/2009/10/lescienze-10-2009-libro.jpg" alt="lescienze-10-2009-libro" width="218" height="321" /></p>
<blockquote><p>Quattro secoli fa Galileo Galilei faceva le prime osservazioni con il suo nuovo cannocchiale, e pochi mesi più tardi dava alle stampe il Sidereus Nuncius. Le sue scoperte furono così rivoluzionarie che per celebrarle il 2009 è stato dichiarato Anno internazionale dell&#8217;astronomia.<br />
Non potevamo certo mancare un appuntamento così importante. Perciò il numero di ottobre di «Le Scienze» sarà in buona parte dedicato all&#8217;astronomia di oggi e a quella di domani. E non solo a ciò che abbiamo imparato a proposito dello sterminato spazio che ci circonda e degli oggetti che lo abitano, ma anche all&#8217;evoluzione degli strumenti con cui lo studiamo, da terra e dallo spazio, e al modo in cui abbiamo imparato a «guardare» che cosa accade in bande di frequenza precluse alla nostra vista: dall&#8217;infrarosso all&#8217;ultravioletto, dai raggi X ai raggi gamma. Alcuni dei maggiori astrofisici italiani ci faranno da guida in un viaggio che attraverserà le conquiste della scienza per arrivare ai problemi ancora aperti in astronomia e in cosmologia e illustrarci in che modo ci stiamo attrezzando per venirne a capo.<br />
Ma non è finita. Anche il libro che accompagnerà la rivista in edicola è dedicato all&#8217;astronomia. Inedito in Italia, Il telescopio di Einstein è lo splendido lavoro di Evalyn Gates, direttore aggiunto del Kavli Institute for Cosmological Physics di Chicago, un libro accolto con entusiasmo da scienziati e divulgatori del calibro di Neil deGrasse Tyson, Sean Carroll e Lawrence Krauss.<br />
Oggi la cosmologia, esordisce l&#8217;autrice, sta attraversando una vera età dell&#8217;oro. Mai come in questo periodo siamo stati vicini a scoprire tutte le leggi che governano il cosmo, unificando la nostra visione dell&#8217;infinitamente piccolo e dell&#8217;infinitamente grande. E mai abbiamo avuto strumenti che ci permettessero di sondare lo spazio che ci circonda con tanta profondità e con tanto dettaglio. Eppure, come sanno gli appassionati, ci sono ancora parecchie cose che ci sfuggono. In particolare quelle due esotiche componenti del cosmo che chiamiamo materia oscura ed energia oscura. E che, a dirla tutta, non sono esattamente un fattore trascurabile, visto che la materia ordinaria costituisce a malapena il 5 per cento di tutto ciò che ci circonda.<br />
Siamo immersi, dunque, in qualcosa che in millenni di osservazione è sfuggito alla nostra attenzione. E che nemmeno gli strumenti più raffinati riescono a cogliere. Per ora. A venirci incontro, spiega Evalyn Gates, potrebbe essere la natura stessa, mettendoci a disposizione il prezioso strumento che ha battezzato, appunto, «il telescopio di Einstein». Ovvero le lenti gravitazionali, il fenomeno previsto dalla teoria della relatività che grazie alla curvatura dello spazio intorno a oggetti di grande massa ci permette di vedere le immagini di ciò che è nascosto dietro di essi. Quando incontra, per esempio, una galassia di grande massa, la luce di una stella lontana viene deviata dal suo cammino, e l&#8217;immagine ci arriva distorta, ma ricca di informazioni che altrimenti non ci sarebbe dato conoscere.<br />
Tra i massimi esperti mondiali di «tutto ciò che è oscuro» &#8211; dice di lei deGrasse Tyson &#8211; Evalyn Gates ricompone con metodo e con stile tutti i pezzi del puzzle cosmico, espone le più accreditate ipotesi sulle particelle che potrebbero costituire la materia oscura, analizza l&#8217;espansione dell&#8217;universo e la sua accelerazione, ci mostra l&#8217;impronta dell&#8217;energia oscura sulla ragnatela cosmica. E grazie alle splendide immagini catturate dai più potenti telescopi ci spiega come funzionano le lenti gravitazionali e che cosa stanno rivelando all&#8217;occhio esperto degli astronomi.<br />
È davvero un momento d&#8217;oro per l&#8217;astronomia e la cosmologia, che negli anni a venire porterà a una nuova rivoluzione galileiana. «Non ne conosciamo ancora la natura &#8211; dice l&#8217;autrice &#8211; né sappiamo quanto ci allontanerà dalla nostra attuale concezione dell&#8217;universo, ma tutto fa pensare a qualcosa di profondamente diverso da ciò che abbiamo immaginato finora». E Il telescopio di Einstein ci fa gettare uno sguardo a questo futuro prossimo.</p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Guida per l'utilizzo dei file torrent (ovvero come vedere le serie tv che preferite via web)]]></title>
<link>http://thespaceofeli.wordpress.com/2009/10/05/guida-per-lutilizzo-dei-file-torrent/</link>
<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 17:23:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>Lizzie</dc:creator>
<guid>http://thespaceofeli.wordpress.com/2009/10/05/guida-per-lutilizzo-dei-file-torrent/</guid>
<description><![CDATA[Ultimamente in molti mi hanno chiesto di spiegare come vedere le proprie serie preferite in lingua o]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Ultimamente in molti mi hanno chiesto di spiegare come vedere le proprie serie preferite in lingua o]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[I premi Ig Nobel 2009]]></title>
<link>http://antoniogenna.wordpress.com/2009/10/03/i-premi-ig-nobel-2009/</link>
<pubDate>Sat, 03 Oct 2009 11:30:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>Antonio</dc:creator>
<guid>http://antoniogenna.wordpress.com/2009/10/03/i-premi-ig-nobel-2009/</guid>
<description><![CDATA[I premi Ig Nobel (letti come &#8220;Ignobel&#8221;) sono delle versioni umoristiche dei premi Nobel,]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignright" src="http://antoniogenna.wordpress.com/files/2006/10/ignobel.jpg" alt="Ig Nobel Awards" width="235" height="69" align="left" />I premi <strong>Ig Nobel</strong> (letti come &#8220;Ignobel&#8221;) sono delle versioni umoristiche dei premi Nobel, assegnati ogni anno prima dell&#8217;annuncio dei vincitori dei Nobel.<br />
Ogni anno, nel corso di una cerimonia di gala che si tiene nel Sanders Theatre dell&#8217;Università di Harvard ed è condotta da veri premi Nobel, vengono assegnati <strong>10 premi</strong> ad altrettante<strong> ricerche scientifiche</strong> &#8220;che non possono o non devono essere riprodotte&#8221;, sponsorizzati dalla rivista scientifica-umoristica statunitense<strong> &#8220;Annals of Improbable Research&#8221;</strong>.<br />
Parliamo dell&#8217;<strong>edizione 2009</strong> (la diciannovesima), con i pemi assegnati nel corso della cerimonia svoltasi lo scorso giovedì 1° ottobre, e che non ha visto tra i premiati scienziati italiani (a differenza dello <a href="http://antoniogenna.wordpress.com/2008/10/03/i-premi-ig-nobel-2008/">scorso anno</a>).<br />
Tutte le informazioni sono tratte dal <a href="http://improbable.com/ig/winners/" target="_blank">sito ufficiale</a> della rivista che assegna i premi: alcuni studi sono veramente assurdi, come constaterete da soli. Per chi volesse approfondire gli studi elencati, dopo la motivazione di ciascun premio cito anche l&#8217;articolo o la pubblicazione premiata.</p>
<blockquote><p><strong> </strong></p>
<p><strong>PACE<br />
</strong>Stephan Bolliger, Steffen Ross, Lars Oesterhelweg, Michael Thali e Beat Kneubuehl dell&#8217;Università di Berna (Svizzera), per aver determinato, tramite esperimenti, se sia meglio <strong>essere colpiti in testa con una bottiglia piena di birra o con una bottiglia vuota</strong>.<br />
<em>(&#8220;Are Full or Empty Beer Bottles Sturdier and Does Their Fracture-Threshold Suffice to Break the Human Skull?&#8221;, di Stephan A. Bolliger, Steffen Ross, Lars Oesterhelweg, Michael J. Thali e Beat P. Kneubuehl, dal &#8220;Journal of Forensic and Legal Medicine&#8221;, vol. 16, n. 3, Aprile 2009, pagine 138-142)</em></p>
<p><strong>MEDICINA VETERINARIA<br />
</strong>Catherine Douglas e Peter Rowlinson della Newcastle University (Newcastle-Upon-Tyne, Regno Unit), per aver mostrato che <strong>le mucche che hanno un nome forniscono più latte di quelle che non ce l&#8217;hanno</strong>.<br />
<em>(&#8220;Exploring Stock Managers&#8217; Perceptions of the Human-Animal Relationship on Dairy Farms and an Association with Milk Production&#8221;, di Catherine Bertenshaw [Douglas] e Peter Rowlinson, da &#8220;Anthrozoos&#8221;, vol. 22, n. 1, Marzo 2009, pagine 59-69)</em><!--more--></p>
<p><strong>ECONOMIA<br />
</strong>I direttori e dirigenti di quattro banche islandesi, Kaupthing Bank, Landsbanki, Glitnir Bank e Central Bank of Iceland, protagoniste del crac che ha portato l&#8217;Irlanda alla bancarotta, per aver dimostrato che <strong>le piccole banche possono essere rapidamente trasformate in banche gigantesche e viceversa</strong>, e per aver dimostrato che comportamenti analoghi possono essere applicati ad un&#8217;intera economia nazionale.</p>
<p><img class="alignright" title="ignobel" src="http://antoniogenna.wordpress.com/files/2008/10/ignobel.jpg" alt="" width="191" height="283" /></p>
<p><strong>MATEMATICA<br />
</strong>Gideon Gono, governatore della Reserve Bank dello Zimbabwe, per aver fornito alla gente un modo semplice per avere a che fare con un&#8217;ampia gamma di numeri, facendo sì che la sua banca stampasse banconote con denominazioni che vanno <strong>da un centesimo (0,01 $) a cento trilioni di dollari (100.000.000.000.000 $)</strong>.<br />
<em>(&#8220;Zimbabwe&#8217;s Casino Economy — Extraordinary Measures for Extraordinary Challenges&#8221;, di Gideon Gono, ZPH Publishers, Harare, 2008)</em></p>
<p><strong>LETTERATURA<br />
</strong>Il servizio di Polizia irlandese (An Garda Siochana), per aver scritto e presentato più di 50 multe al principale indisciplinato automobilista del Paese, <strong>Prawo Jazdy</strong>, il cui nome in polacco significa &#8220;patente di guida&#8221;.</p>
<p><strong>MEDICINA<br />
</strong>Donald L. Unger, di  Thousand Oaks (California, Stati Uniti), per aver indagato su una <strong>possibile causa di artrite delle dita</strong>, facendosi diligentemente scrocchiare le nocche della sua mano sinistra ogni giorno per più di 60 anni (!), ma non compiendo mai la stessa azione con la mano destra.<br />
<em>(&#8220;Does Knuckle Cracking Lead to Arthritis of the Fingers?&#8221;, di Donald L. Unger, da &#8220;Arthritis and Rheumatism&#8221;, vol. 41, n. 5, 1998, pagine 949-950)</em></p>
<p><strong>FISICA<br />
</strong>Katherine K. Whitcome dell&#8217;Università di Cincinnati (Stati Uniti), Daniel E. Lieberman della Harvard University (Stati Uniti) e Liza J. Shapiro dell&#8217;Università del Texas (Stati Uniti), per aver determinato analiticamente perchè<strong> le donne incinte non si ribaltano</strong>.<br />
<em>(&#8220;Fetal Load and the Evolution of Lumbar Lordosis in Bipedal Hominins&#8221;, di Katherine K. Whitcome, Liza J. Shapiro e Daniel E. Lieberman, da &#8220;Nature&#8221;, vol. 450, 1075-1078 del 13 dicembre 2007)</em></p>
<p><strong>CHIMICA<br />
</strong>Javier Morales, Miguel Apátiga e Victor M. Castaño dell&#8217;Universidad Nacional Autónoma de México (Messico), per aver <strong>creato diamanti dalla tequila</strong>.<br />
<em>(&#8220;Growth of Diamond Films from Tequila&#8221;, di Javier Morales, Miguel Apatiga e Victor M. Castano, 2008)</em></p>
<p><strong>BIOLOGIA<br />
</strong>Fumiaki Taguchi, Song Guofu e Zhang Guanglei della Kitasato University Graduate School of Medical Sciences di Sagamihara (Giappone), per aver dimostrato che i rifiuti della cucina possono essere ridotti di più del 90% in massa utilizzando dei <strong>batteri estratti dalle feci dei panda giganti</strong>.<br />
<em>(&#8220;Microbial Treatment of Kitchen Refuse With Enzyme-Producing Thermophilic Bacteria From Giant Panda Feces&#8221;, di Fumiaki Taguchia, Song Guofua e Zhang Guanglei, da &#8220;Seibutsu-kogaku Kaishi&#8221;, vol. 79, n. 12, 2001, pagine 463-469;  &#8220;Microbial Treatment of Food-Production Waste with Thermopile Enzyme-Producing Bacterial Flora from a Giant Panda&#8221;, di Fumiaki Taguchi, Song Guofu, Yasunori Sugai, Hiroyasu Kudo e Akira Koikeda, dal &#8220;Journal of the Japan Society of Waste Management Experts&#8221;, vol. 14, n. 2, 2003, pagine 76-82)</em></p>
<p><strong>SALUTE PUBBLICA</strong><br />
Elena N. Bodnar, Raphael C. Lee e Sandra Marijan di Chicago (Illinois, Stati Uniti), per aver inventato un reggiseno che, in caso di emergenza, può essere velocemente convertito in una coppia di maschere facciali, una per chi indossa il reggiseno ed un&#8217;altra da fornire a chi le sta accanto.<br />
<em>(Brevetto statunitense # 7255627 del 14 agosto 2007: “Garment Device Convertible to One or More Facemasks”)</em></p></blockquote>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-37182" title="bodnar-reggiseno" src="http://antoniogenna.wordpress.com/files/2009/10/bodnar-reggiseno.gif" alt="bodnar-reggiseno" width="400" height="266" /><em>Nel corso della cerimonia Elena N. Bodnar mostra l&#8217;utilizzo della sua invenzione,<br />
assistita dai premi Nobel Wolfgang Ketterle (a sinistra), Orhan Pamuk (al centro) e Paul Krugman (a destra).</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[il Large Hadron Collider]]></title>
<link>http://ammiraglio61.wordpress.com/2009/11/14/il-large-hadron-collider/</link>
<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 16:27:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>ammiraglio61</dc:creator>
<guid>http://ammiraglio61.wordpress.com/2009/11/14/il-large-hadron-collider/</guid>
<description><![CDATA[]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/aS1THndozrc&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/aS1THndozrc&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La Nasa: "C'è acqua sulla Luna. E molta"]]></title>
<link>http://ammiraglio61.wordpress.com/2009/11/14/la-nasa-ce-acqua-sulla-luna-e-molta/</link>
<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 16:18:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>ammiraglio61</dc:creator>
<guid>http://ammiraglio61.wordpress.com/2009/11/14/la-nasa-ce-acqua-sulla-luna-e-molta/</guid>
<description><![CDATA[&nbsp; La Nasa ha scoperto sulla Luna «importanti quantità d&#8217;acqua». Lo ha reso noto alla CNN ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>&#160;</p>
<p><img src="http://www.unita.it/img/upload/image/AREA%202%20304x254/TECNOLOGIA/razzo%20su%20luna1.jpg" alt="" hspace="0" vspace="0" width="252" height="211" align="left" />La Nasa ha scoperto sulla Luna «importanti quantità d&#8217;acqua». Lo ha reso noto alla CNN un responsabile dell&#8217;agenzia spaziale americana, secondo il quale sul satellite è stata rilevata una «significativa quantità» di ghiaccio. «Non stiamo parlando solo di acqua sulla luna, ma di quantità rilevanti di acqua sulla luna», hanno detto gli scienziati della Nasa nel dare l&#8217; annuncio.</p>
<p>La scoperta è stata fatta nell&#8217; ambito della missione L-CROSS (Lunar Crater Observation and Sensing Satellite), considerata la prima missione nei rinnovati programmi Nasa di riportare l&#8217;uomo sulla Luna entro il 2020.</p>
<p><!--more--></p>
<p>L-CROSS è una specialissima sonda dotata della capacità di bombardare la superificie lunare, raccogliere i detriti causati dall&#8217;esplosione e consentire agli scienziati a terra di esaminarli nel dettaglio. È stato appunto dopo aver aperto un cratere nella zona del Polo Sud lunare che gli scienziati hanno annunciato di aver rinvenuto tracce «importanti» di «significative quantità di acqua ghiacciata».</p>
<p>«Dai primi dati emersi dall&#8217;indagine lunare &#8211; si legge in una nota della Nasa &#8211; indicano che la missione ha con successo scoperto l&#8217;acqua in un cratere nel lato oscuro della luna». Una scoperta, afferma la Nasa «che apre un nuovo capitolo nello studio del territorio lunare». Il missile proiettile CENTAUR il 9 ottobre scorso aveva colpito il cratere Cabeus,  alla velocità di circa 9000 chilometri orari. Subito dopo un altro missile equipaggiato con una telecamera aveva filmato l&#8217;impatto.</p>
<p>Nel cratere, secondo quanto riferito dal responsabile della missione Doug Cooke, c&#8217;erano circa 90 litri di acqua. «Abbiamo sbloccato i misteri dei nostri vicini del sistema solare &#8211; si legge nel comunicato &#8211; questo ci permetterà di rivelare altri segreti». LCROSS era stato lanciato il 18 giugno scorso dalla Florida. Dopo aver viaggiato per circa 113 giorni e aver percorso circa 9 milioni di chilometri Centaur e LCROSS si erano separati sull&#8217;approccio finale alla luna.</p>
<div>13 novembre 2009</div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[I premi Nobel 2007]]></title>
<link>http://antoniogenna.wordpress.com/2007/10/14/i-premi-nobel-2007/</link>
<pubDate>Sun, 14 Oct 2007 12:45:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>Antonio</dc:creator>
<guid>http://antoniogenna.wordpress.com/2007/10/14/i-premi-nobel-2007/</guid>
<description><![CDATA[I premi Nobel vengono assegnati ogni anno dal 1901 ad alcune persone che si sono distinte per il lor]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://nobelprize.org/" target="_blank"><img src="http://antoniogenna.wordpress.com/files/2006/10/nobel.jpg" alt="Premio Nobel" align="left" /></a>I <strong>premi Nobel</strong> vengono assegnati ogni anno dal 1901 ad alcune persone che si sono distinte per il loro fondamentale contributo alla società: i premi sono stati istituiti dalle ultime volontà (firmate a Parigi il 27 novembre 1895) di <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alfred_Nobel" target="_blank">Alfred Nobel</a></strong>, industriale svedese ed inventore della dinamite. I premi Nobel vengono assegnati nelle seguenti discipline: <strong>fisica</strong>, <strong>chimica</strong> (assegnati dall&#8217;Accademia Reale Svedese delle Scienze), <strong>fisiologia</strong> o <strong>medicina</strong> (assegnato dall&#8217;Istituto Karolinska), <strong>letteratura</strong> (assegnato dall&#8217;Accademia Svedese) e <strong>pace</strong> (assegnato da un comitato nominato dal Parlamento norvegese). Inoltre, nel 1968, la Banca di Svezia ha istituito un premio aggiuntivo, il <strong>Premio per le Scienze Economiche in memoria di Alfred Nobel</strong>.<br />
Vediamo brevemente chi sono i premi Nobel dell&#8217;anno <strong>2007</strong>, che sono stati assegnati negli ultimi giorni. Ciascun premio Nobel ha ricevuto un premio in denaro di 10 milioni di corone (poco più di un milione di euro). Per maggiori informazioni visitate il sito ufficiale dei premi, cliccando sull&#8217;immagine qui sopra.</p>
<ul>
<li><strong>FISICA</strong>: <strong>Albert Fert</strong> e <strong>Peter Grünberg</strong>, per la scoperta dell&#8217;effetto quantistico di magnetoresistenza gigante.</li>
<li><strong>CHIMICA:</strong> <strong>Gerhard Ertl</strong>, per i suoi studi dei processi chimici sulle superfici solide.</li>
<li><strong>MEDICINA:</strong> <strong>Mario R. Capecchi</strong>, <strong>Sir Martin J. Evans</strong> e <strong>Oliver Smithies</strong>, per le loro scoperte dei principi per introdurre specifiche modifiche di geni nei topi utilizzando cellule staminali.</li>
<li><strong>LETTERATURA:</strong> <strong>Doris Lessing</strong>, cantrice dell&#8217;esperienza femminile, che con scetticismo, passione e potere visionario ha messo sotto esame una civiltà divisa.</li>
<li><strong>PACE:</strong> <strong>Intergovernmental Panel on Climate Change</strong> (IPCC) e <strong>Al Gore</strong>, per i loro sforzi nel formare e diffondere maggiore conoscenza sui cambiamenti climatici causati dall&#8217;uomo, e nel porre le basi dei metodi utili per contrastare questi cambiamenti.</li>
<li><strong>ECONOMIA:</strong> <strong>Leonid Hurwicz</strong>, <strong>Eric S. Maskin</strong> e <strong>Roger B. Myerson</strong>, per aver posto le basi della fondazione della teoria sull&#8217;allocazione delle risorse in ambiente incerto.</li>
</ul>
</div>]]></content:encoded>
</item>

</channel>
</rss>
