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	<title>scritti &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/scritti/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "scritti"</description>
	<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 22:09:10 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Bailamme]]></title>
<link>http://sandrosountryman.wordpress.com/2009/11/26/bailamme/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 19:18:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>Sandro</dc:creator>
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<description><![CDATA[C’è una sorta di bailamme nella mia testa, un vortice inesprimibile di concetti che molte persone ri]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>C’è una sorta di bailamme nella mia testa, un vortice inesprimibile di concetti che molte persone riterrebbero morti e decomposti e che invece nella mia mente battono e battono, come il sesso di una pazza “all’alga” scuote la porta nel reparto delle agitate. Uscendo dai cancelli, accostandomi alle moderne chiese coi cristi colorati in modo hippy, tornando verso casa (casa quale poi. Nessuno ha casa se non in se stesso. Non esistono luoghi che accolgono abbastanza a lungo da sentirsi, da percepirsi come case) contavo le cose inespresse, i vortici non urlati e le sibilanti offese ricevute in un solo misero giorno di esistenza mia, cosa che ritengo invero grama ed insignificante! Sono tanti: sono vergognosamente tanti! Come ad esempio le albe negate: le luci d’oro alle quali si è rinunciato perché “c’era qualcosa di urgente da fare!”  Come ad esempio le cose dette e non dette (non dette da me e non sentite dire) perché “non è costumato”… “perché non è educazione”! Quante volte avremmo voluto offendere pesantemente, perdere tutto, fare tabula rasa di ogni cosa per poterla riguadagnare (non certo la stessa), insomma, per poter riguadagnare almeno quel poco di faccia, ‘si da potersela guardare allo specchio senza vergogna! Eppure “C’era sempre qualcosa di urgente da fare!”</p>
<p>Ora ho un padre senza più denti e un’anima fiacca e tremante. Ho un sentimento incerto che m’incatena i giorni senza essere di fuoco (piuttosto una fiammella), ho mille aspettative da un corpo che non può concedermi più di tanto. Sto invecchiando. Si: era per dire questo che ho scritto le venti righe precedenti. Non si tratta, vi deluderò, di un fatto anagrafico. Degli anni non mi importa nulla. Si tratta della linfa che vien meno, dell’energia che scema non per gli anni ma per la noia. Ci sono cose da fare, milioni di cose da fare e invariabilmente finiamo sempre per fare le stesse, le più brevi e le più comode: le più sicure. Soltanto quando sentiamo minacciato il nostro povero podere allora insorgiamo, battagliamo, perdiamo.<br />
E quindi dicevo?&#8230; ah si, questo bailamme nella testa che farfuglia, inciampa, stride e strappa. Non guardavo stasera le luci in cielo: percorrevo la strada di sempre con la pacata quiete di chi non vuol far ritorno. Molte volte ho pensato di andare oltre, di non girare quella curva ma di andare nel verso contrario, di non fare più ritorno. Ma come ho detto sopra? Invariabilmente finiamo sempre per fare le stesse cose: le più brevi e le più comode. Le più sicure. C’erano alti palazzi di fango e vetro luccicante, piazze adorne di già per il Natale. Ce lo impongono così in anticipo che non sappiamo più quand’è che viene per davvero. Studiosi del Natale (esistono degli studiosi che passano anni e anni chini sulle carte a decifrare codici antichi, nel tentativo di capire quando è davvero Natale) ci dicono che è più in là nel calendario; ma non si esprimono più precisamente. Saggiamente pensano che più ci tengono sulla corda, più loro potranno passare i loro beati giorni a guardare i codici antichi, saporosamente retribuiti. Intanto i metalmeccanici di Cagliari vengono a battagliare e a perdere il loro lavoro. Hanno intaccato il loro piccolo podere. Poi toccherà ai giardinieri di Postano, poi agli studenti di Caltanisetta, poi alle vedove dei carabinieri di Cefalù… ma mai tutti insieme, mai davvero incazzati, incazzati sul serio, mi raccomando!<br />
Continua: questo bailamme continua! Né si può calmare tornando a casa (qualche casa…). C’è gente che se ne va, gente che torna. Gente nuova, mai vista. Gente vecchia che ricaccia come i noccioli dopo la colta. Mia moglie in mezzo a tutto questo andare e venire mi fa cenno da lontano che è viva, che ancora c’è. Si, ma non c’è tempo: c’è sempre bisogno di fare cose, di fare cose. Devo fare questo, devo fare quest’altro… ed è di nuovo già l’alba; un’altra alba negata, con gli stop rosso fuoco di un utilitaria che segue un’altra utilitaria che ne segue un’altra. E così fino al lavoro. E mi dicono: meno male che ancora ce l’hai (i metalmeccanici di Cagliari).</p>
</div>]]></content:encoded>
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<item>
<title><![CDATA[Nemico Pubblico]]></title>
<link>http://giorgiabenazzo.wordpress.com/2009/11/26/nemico-pubblico/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 01:57:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>G.</dc:creator>
<guid>http://giorgiabenazzo.wordpress.com/2009/11/26/nemico-pubblico/</guid>
<description><![CDATA[Amore mio, non so nemmeno da dove partire..sono ancora sconvolta da ciò che mi è accaduto. Non preoc]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="color:#ffcc00;">Amore mio, non so nemmeno da dove partire..sono ancora sconvolta da ciò che mi è accaduto. Non preoccuparti, tanto per cambiare è intangibile, ma ciò non gli impedisce di trafiggermi comunque come una lama.<br />
Eravamo io e la Sarah in sala, guardavamo il film, Nemico Pubblico, tra gli spari e i morti, e alle nostre spalle si sente aprirsi la porta d&#8217;ingresso. Ci voltiamo sentendo tre ragazzi parlare e dire ad un volume di voce normale, quotidiano&#8230;&#8221;guarda queste persone&#8221;, il tono disgustato. I ragazzi quindi si dividono, mani in tasca, uno alla nostra destra, due alla nostra sinistra, abbassano di poco la voce ma continuano a parlarsi da parte a parte delle file. Un pò si guardano tra di loro, un pò guardano il pubblico, il ragazzo a destra alza il labbro, e gli leggo in faccia lo schifo. Comincio a sentirmi il sangue che si ritira dalle vene, mi coglie una sensazione improvvisamente. Penso &#8221; ora ci uccidono tutti &#8220;. Sento, vivo la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Massacro_della_Columbine_High_School">Columbine</a>, penso alle storie di cronaca, ci sono dentro completamente, non &#8220;im-&#8221; ma &#8220;som-&#8221;mersa. Stanno li un cinque minuti, mi sembra il tempo più lungo della mia vita, provo a parlare con Sarah, sento che per quante parole possa dire, non sarebbero abbastanza, penserebbero che sono pazza, paranoica, e anche se così non fosse, io non potrei comunque fermarli. Dallo schermo solo rumori di spari, se ci ammazzassero con un revolver non li sentirebbe nessuno, basterebbe un cazzo di silenziatore.<br />
Ma cosa ti viene in mente? provo a rassicurarmi, non mi riesce. Alla fine io sono qui, stasera, che nemmeno dovevo uscire di casa, sono qui con Sarah, e guardavamo il film in sala, ora guardo la realtà, più forte, anzi troppo. Può essere la mia morte questo luogo e io non dovevo nemmeno trovarmi qui.<br />
I ragazzi cominciano ad uscire dopo aver osservato ovunque. Dico a Sarah dell&#8217;ansia che mi assale..mi dice tranquilla, che anche a lei hanno messo ansia ma che non è nulla di grave. E io non mi calmo. Loro sono fuori, hanno visto quanti siamo e ci aspettano fuori, aspettano che finisca il film. Alla fine della pellicola sto seduta e ferma, mi dico, lascio che escano gli altri..tanto se devono sparare sparano ai primi che escono, e, se dovessi sentire che aprono il fuoco su di loro, mi accascio a terra e non mi muovo, fingo di essere morta, non c&#8217;è problema, aspetto anche dei giorni, non mi muovo finchè non mi trovano, finchè non mi vengono a prendere, finchè non sento che del pericolo non rimane nemmeno il pensiero.<br />
Ma io non posso morire adesso, ho troppe cose nella testa, non posso lasciare le persone che ci sono qui. Vorrei morissero le persone che amo al posto mio, rifletto, perchè mi fa più male il pensiero che loro soffrano a causa mia (penso alla morte delle persone che amo, a come vivrei se succedesse &#8211; cazzo Giorgia, succederà, oddio), che il pensiero di soffrire io per la loro perdita, il dolore più grande. Allora continuo, meglio: provo a ricominciare a guardare il film ma sento che loro fuori ci aspettano, che sta per scoppiare il finimondo.<br />
Cioè&#8230;<br />
alla fine io sono qui, una vita incredibile, fortunata, e non concepisco in questo bel momento la possibilità che una persona disperata compia un gesto distruttivo. Perchè poi? il mio mondo sono io e nel mio mondo è un bel periodo, c&#8217;è un bel sole, perchè cazzo dovrebbe cadere un albero come in un tornado se c&#8217;è una giornata senza vento e di sole pieno? Ed è allora che esco dal mio corpo, in un secondo sono un&#8217;altra persona che ha dentro di sè un rogo ed è lì, in piedi accanto a me, che mi guarda e vuole uccidermi perchè gli faccio schifo, perchè in quel momento non ha più un&#8217;anima, non ha più un domani, non ha più niente e vuole distruggersi e vuole distruggermi per una ragione, senza alcuna ragione. Solo distruzione. E da quel corpo mi guardo seduta, una ragazza carina, bella vita, bella testa, tutto ok. Rientro dentro il mio corpo sullo schienale e subito avverto una sensazione: è quella di una persona con puntata addosso la morte. Mi scattano una fotografia da fuori: &#8220;ragazzo guarda negli occhi giovane ragazza al cinema&#8221;, media offline, &#8220;giovane ragazza sul punto di morire osserva il suo carnefice, che restituisce lo sguardo&#8221;. E accade tutto senza un&#8217;immagine, senza una prova che esista, ma esiste, io sono lì: testimone, sono lì: vittima, e muoio al pensiero di morire.<br />
Lui però non mi sta guardando, è fuori dalla sala, fuori dalla porta, dentro la mia mente, non importa. Fingerò di essere morta, e così sopravviverò. Ma conosco la mia condizione, morirei comunque anche se dovessi continuare a vivere. Il fisico è un dettaglio irrilevante. Respiro a fatica. Panico panico panico panico, tutto sta cambiando e nessuno lo vede, la compostezza del pubblico mi disarma fuori, mi sconvolge dentro, ma non mi alzo, peggiorerei la situazione, e poi&#8230;impazzirei. </span><span style="color:#ffcc00;"><br />
Aspetto inerme l&#8217;ora della verità.<br />
Posso scrivere questa lettera perchè sono viva, ma il motivo per cui la scrivo è che sono morta. </span></p>
<p><span style="color:#ff9900;">G.B.</span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[IL PAPA ALL'UDIENZA: MONDO SAREBBE PIÙ FELICE SE PERSONE IMITASSERO RAPPORTO D'AMORE NELLA TRINITA']]></title>
<link>http://papaboys.wordpress.com/2009/11/25/il-papa-alludienza-mondo-sarebbe-piu-felice-se-persone-imitassero-rapporto-damore-nella-trinita/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 15:43:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>papaboys</dc:creator>
<guid>http://papaboys.wordpress.com/2009/11/25/il-papa-alludienza-mondo-sarebbe-piu-felice-se-persone-imitassero-rapporto-damore-nella-trinita/</guid>
<description><![CDATA[CITTA&#8217; DEL VATICANO &#8211; La &#8216;ricetta della felicità&#8217; di Benedetto XVI è stata c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[CITTA&#8217; DEL VATICANO &#8211; La &#8216;ricetta della felicità&#8217; di Benedetto XVI è stata c]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Lama e trama]]></title>
<link>http://davidepicatto.wordpress.com/2009/11/24/lama-e-trama/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 16:18:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>Davide Picatto</dc:creator>
<guid>http://davidepicatto.wordpress.com/2009/11/24/lama-e-trama/</guid>
<description><![CDATA[Lama e trama, il logo del premio Maniago deve la sua fama di città delle coltellerie ad una roggia c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div class="wp-caption alignright" style="width: 391px"><a href="http://www.lamaetrama.it/"><img src="http://www.lamaetrama.it/immagini/scritta%2022-42-16.jpg" alt="" width="381" height="127" /></a><p class="wp-caption-text">Lama e trama, il logo del premio</p></div>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.comune.maniago.pn.it/it/index.php" target="_blank">Maniago</a> deve la sua fama di città delle coltellerie ad una roggia che fu fatta scorrere nel 1453 in mezzo al villaggio dal conte Nicolò di Maniago: nei pressi dei salti d&#8217;acqua furono costruiti un pugno di battiferro che sfruttandone l&#8217;energia permisero la nascita di un artigianato di coltelli e strumenti da lavoro che per secoli sono stati il propulsore dell&#8217;economia locale.<br />
Il buon Nicolò non poteva però immaginare che oltre mezzo millennio dopo quella roggia avrebbe anche permesso l&#8217;istituzione del premio letterario (e non solo) giallo/noir <a href="http://www.lamaetrama.it/" target="_blank">Lama e trama</a>, che quest&#8217;anno è giunto alla sesta edizione con la presidenza onoraria affidata a <a href="http://www.luigibernardi.com/" target="_blank">Luigi Bernardi</a>, permettendo inoltre alla mia persona di tentare il primo approccio letterario &#8220;ufficiale&#8221;: <a href="http://www.lamaetrama.it/" target="_blank">mi è andata bene</a>, con un piazzamento in finale al <!--more continua-->secondo posto ex aequo nella categoria Racconti con <em>Regalo aziendale</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">Alla premiazione dello scorso sabato (21 novembre) devo ammettere che mi sentivo leggermente fuori posto: tutto era nuovo, la maledetta emozione che mi tagliava le gambe e le parole. Fortuna che ho avuto un ottimo appoggio in chi mi accompagnava, nelle ottime persone lì incontrate, nell&#8217;ospitalità del luogo e nella gastronomia e nel vino che hanno sciolto la lingua. Alle tre del mattino ancora si stava a biascicare frasi sui divanetti dell&#8217;albergo con il grande trio di registi (Susanna, Antonello e Massimiliano) vincitori della sezione Cortometraggio (ragazzi, difficile dimenticare il forno-discoteca di <em>The Kithcen Mistery</em>) e con Marta Poggi, vincitrice nel Monologo. Purtroppo non ho avuto occasione di parlare con gli altri premiati (soprattutto con il vincitore della mia sezione, Renzo Brollo, che a pelle era fenomenale). Sarà per un&#8217;altra occasione.<br />
In compenso ho avuto modo di scoprire <a href="http://custerlina.com/" target="_blank">Alberto Custerlina</a> (l&#8217;autore di <em>Balkan bang!</em>) e la sua eccellente disponibilità, di ricevere un incoraggiamento dagli altri due membri della giuria (<a href="http://www.dianalama.com/" target="_blank">Diana Lama</a> ed <a href="http://www.elisabettabucciarelli.it/" target="_blank">Elisabetta Bucciarelli</a>), di gettare involontariamente un filtro non usato di sigaretta addosso a <a href="http://www.itcstudio.it/index.php?content=teachersList&#38;teacher=2" target="_blank">Nicola Bonazzi</a>, che tanto bene aveva letto in pubblico l&#8217;estratto del mio racconto, di saggiare la simpatia del curatore del premio <a href="http://antoniopaolacci.blogspot.com/" target="_blank">Antonio Paolacci</a> (non sufficientemente ringraziato per il carteggio via mail a cui l&#8217;ho sottoposto), di <a href="http://www.rosariopalazzolo.com/" target="_blank">Rosario Palazzolo</a> e del regista Rai Piero Pieri (fra l&#8217;altro, a Trieste siamo riusciti a scovare il lesso&#8230;).</p>
<p style="text-align:justify;">Insomma, un&#8217;ottima giornata che molto deve a dei mastri coltellinai.</p>
<p style="margin-top:10px;margin-bottom:0;padding-bottom:0;text-align:center;line-height:0;"><a href="http://feeds.feedburner.com/~r/StorieNarrazioniSguardiObliqui/~6/1" target="_blank"><img style="border:0;" src="http://feeds.feedburner.com/StorieNarrazioniSguardiObliqui.1.gif" alt="Storie, narrazioni, sguardi obliqui" /></a></p>
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</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Minute Considerazioni IV]]></title>
<link>http://cidrolin8.wordpress.com/2009/11/22/minute-considerazioni-iv/</link>
<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 13:17:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>cidrolin</dc:creator>
<guid>http://cidrolin8.wordpress.com/2009/11/22/minute-considerazioni-iv/</guid>
<description><![CDATA[Filone di pane o millefoglie? Tutto è una questione di gusto e per quanto le circostanze lo rendano ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Filone di pane o millefoglie? </strong></p>
<p>Tutto è una questione di gusto e per quanto le circostanze lo rendano possibile, si cerca di scegliere giorno per giorno in base al principio estetico che ci portiamo dentro. Anche quando la vita pare esserci ostile, permettendoci solo di coniugare congiuntivi e condizionali, abbiamo ancora la libertà di decidere ipoteticamente: che cosa, <em>&#60;se</em><em>&#62;, &#60;sarebbe</em><em>&#62;</em> di nostro gradimento. Ma un problema diverso è scegliere tra due cose che ci piacciono, magari tanto, e per motivi del tutto diversi: situazione  che rende difficile il confronto e le valutazioni di pro e contro.</p>
<p>Qualche giorno fa, ragionando del più e del meno, ecco presentarsi il seguente dilemma.</p>
<p>&#8230; [Preambolo: abolita l’isola deserta, sulla quale, in piena concordia con Jodorowsky, non porterei un libro bensì un computer con internet (per quale motivo creare obsoleti scenari idilliaci di rimozione forzata dal mondo, il distacco deve essere dentro di noi e non fuori… ma questo è un altro binario)] …</p>
<p>Se dovessi risparmiare un libro/autore da uno scongiurabile incendio delle biblioteca di casa, quale nome/titolo sceglierei?</p>
<p>Dostoevskij, dico io, il mio interlocutore, Nabokov.</p>
<p>Entrambi amiamo molto sia l’uno che l’altro; al contrario di Nabokov, il quale, amando troppo il suo modo di fare letteratura, di conseguenza non amava Dostoevskij (concordiamo nel sollevare dubbi sulle sue motivazioni in proposito: ci sono occasioni in cui bisogna riconoscere la grandezza altrui, indipendentemente dal gusto personale). Sarebbe un esercizio interessante immaginare che cosa Dostoevskij avrebbe potuto pensare di Nabokov.</p>
<p>Comunque, per difendere la mia scelta, riformulo la domanda in termini gastronomici: filone di pane o millefoglie?</p>
<p>Non devo più dare molte spiegazioni: per me senz’altro pane, anche senza sale.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Nero e coltelli]]></title>
<link>http://davidepicatto.wordpress.com/2009/11/19/nero-e-coltelli/</link>
<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 17:05:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>Davide Picatto</dc:creator>
<guid>http://davidepicatto.wordpress.com/2009/11/19/nero-e-coltelli/</guid>
<description><![CDATA[Lama e trama, il logo del premio Il mio racconto Regalo aziendale (inedito) si è piazzato, con mio g]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div class="wp-caption alignright" style="width: 382px"><a href="http://www.lamaetrama.it/"><img src="http://www.lamaetrama.it/immagini/scritta%2022-42-16.jpg" alt="" width="372" height="124" /></a><p class="wp-caption-text">Lama e trama, il logo del premio</p></div>
<p style="text-align:justify;">Il mio racconto <em>Regalo aziendale</em> (inedito) si è piazzato, con mio grande stupore e piacere, secondo ex aequo al premio letterario <a href="http://www.lamaetrama.it/" target="_blank">Lama e trama: narrazioni in punta di coltello</a> bandito dalla Città di Maniago e dalla Provincia di Pordenone, in collaborazione con Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Slow Food, Consorzio Coltellinai Maniago e Associazione Pro Maniago.</p>
<p style="text-align:justify;">Ciò significa che verrò premiato pubblicamente, sabato 22 alle ore 17.30, a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Maniago" target="_blank">Maniago</a>, ovvero <a href="http://maps.google.it/maps?f=q&#38;source=s_q&#38;hl=it&#38;geocode=&#38;q=maniago&#38;sll=41.442726,12.392578&#38;sspn=15.040946,39.506836&#38;ie=UTF8&#38;hq=&#38;hnear=Maniago+Pordenone,+Friuli-Venezia+Giulia&#38;ll=46.0999,12.724915&#38;spn=0.435172,1.234589&#38;t=h&#38;z=10" target="_blank">qui</a>, e che alla sera presenzierò alla cena di gala organizzata in collaborazione con il locale Convivium Slow Food, per somma gioia del mio palato (<a href="http://www.lamaetrama.it/" target="_blank">questo</a> è il programma completo della giornata). Nel caso in cui doveste capitare da quelle parti, fate un fischio. Certo, difficile finirci per caso, soprattutto se vivete come me dall&#8217;altro lato della pianura Padana.</p>
<p style="text-align:justify;">Il racconto, che per bando deve essere di genere <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gialli_(Letteratura)" target="_blank">giallo</a> o <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Noir" target="_blank">noir</a> e il cui l&#8217;intreccio <!--more continua-->deve ispirarsi a lame/oggetti da taglio, verrà pubblicato questa primavera nell&#8217;antologia della settima edizione del premio, quindi per averlo dovete attendere. Durante la premiazione ne verrà letta una parte (grazie al cielo non da me), ma vi posso anticipare che oltre al finale tagliente e un po&#8217; <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pulp_(genere)" target="_blank">pulp</a> esso è ambientato in un ufficio di una ditta sconvolta dalla crisi.</p>
<p style="text-align:justify;">Venerdì 21 verrà invece consegnato il premio alla carriera allo scrittore e giornalista <a href="http://www.valeriovaresi.net/" target="_blank">Valerio Varesi</a>, autore dei gialli trasposti sullo schermo nella serie <em>Nebbie e delitti</em>. Nelle passate edizioni il premio è stato assegnato ad altri big della letteratura gialla e nera nostrana, come Carlo Lucarelli, Loriano Macchiavelli, Massimo Carlotto (<a href="http://www.lamaetrama.it/pdf/Cronistoria.pdf" target="_blank">ecco</a> la storia di <em>Lama e trama</em>)&#8230; insomma, niente male.</p>
<p style="margin-top:10px;margin-bottom:0;padding-bottom:0;text-align:center;line-height:0;"><a href="http://feeds.feedburner.com/~r/StorieNarrazioniSguardiObliqui/~6/1" target="_blank"><img style="border:0;" src="http://feeds.feedburner.com/StorieNarrazioniSguardiObliqui.1.gif" alt="Storie, narrazioni, sguardi obliqui" /></a></p>
<p style="margin-top:5px;padding-top:0;font-size:x-small;text-align:center;"><a href="http://feedburner.google.com/fb/a/headlineanimator/install?id=ko3gci5i3kkam9kvi8jg6dgvbo&#38;w=1" target="_blank">↑ Grab this Headline Animator</a></p>
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</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Presentazione volume “Il maestro utopico” ]]></title>
<link>http://fidest.wordpress.com/2009/11/19/presentazione-volume-%e2%80%9cil-maestro-utopico%e2%80%9d/</link>
<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 14:10:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>fidest</dc:creator>
<guid>http://fidest.wordpress.com/2009/11/19/presentazione-volume-%e2%80%9cil-maestro-utopico%e2%80%9d/</guid>
<description><![CDATA[Parma 20 novembre, alle ore 17, presso l’Aula dei Filosofi dell’Ateneo (Via Università 12), avrà luo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;font-family:arial;font-size:15px;">Parma 20 novembre, alle ore 17, presso l’Aula dei Filosofi dell’Ateneo (Via Università 12), avrà luogo la presentazione del libro “Il maestro utopico. Scritti in onore e memoria di Pietro Maria Toesca”, edito da Edizioni Diabasis. Il volume raccoglie alcuni saggi scritti degli allievi del Prof. Toesca, insegnante di Filosofia Teoretica all’Istituto di Filosofia dell’Università di Parma tra il 1965 e il 1980, morto tre anni fa. L’evento, organizzato dal Dipartimento di Filosofia dell’Ateneo, vedrà gli interventi e le testimonianze di Danilo Amadei, Ferruccio Andolfi, Alessandro Bosi, Romano Romani, Angelo Scivoletto, Don Pino Setti e Alberto Siclari. Durante l’incontro saranno proiettate alcune sequenze del video “L’alfiere del vento”, contenente immagini di Piero Maria Toesca.<br />
Pietro Maria Toesca insegnò Filosofia teoretica all’Istituto di Filosofia dell’Università di Parma tra il 1965 e il 1980. In quegli anni trasmise la passione per la teoresi agli studenti che affluivano numerosissimi nell’Aula dei Filosofi, dove ora una piccola schiera di quei suoi “discepoli” gli rende onore presentando, a distanza di alcuni anni dalla sua morte, un volume di saggi. Per lui la purezza della contemplazione s’intrecciava sempre con l’intento pratico di dare qualche parziale realizzazione a progetti utopici, nei quali si scorgevano tracce nitide delle culture in cui maggiormente si riconosceva, il cristianesimo conciliare e il marxismo critico. Molte persone in città lo ricordano: a esse è rivolto l’invito, ma anche alle generazioni più giovani che vogliano avere qualche percezione dell’atmosfera che si respirava in quegli anni all’università di Parma.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il quadro nella stanza]]></title>
<link>http://inezie.wordpress.com/2009/11/18/il-quadro-nella-stanza/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 15:09:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>inezie</dc:creator>
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<description><![CDATA[Entrai nella stanza dell&#8217;albergo quella sera, e realizzai che il quadro appeso alla parete, co]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Entrai nella stanza dell&#8217;albergo quella sera, e realizzai che il quadro appeso alla parete, coperto da alcuni arazzi e nascosto alla vista dei più, doveva essere mio.</p>
<p>Presi posto al tavolo più vicino, ordinando da bere. Un brandy liscio, me lo ricordo ancora.</p>
<p>Anche se sono passati più di vent&#8217;anni ricordo perfettamente tutto il corso della serata. Accanto a me c&#8217;era una donna bellissima, di mezz&#8217;età, che fumava una sigaretta da un lungo bocchino d&#8217;argento. Si respirava aria di festa, quella sera.<br />
Dietro un paravento, un casinò e tanti abitué intenti a giocare probabilmente l&#8217;ultima partita della loro carriera. La sfortuna aleggiava attorno al quadro, silenzioso ed immobile, seminascosto nella parete di legno.</p>
<p>Continuavo ad osservarlo, in modo ossessivo. Nessuno pareva far caso al mio sguardo, intento a percepire null&#8217;altro che quell&#8217;immagine. Come sperimentai più tardi, quell&#8217;ossessione fu l&#8217;inizio di una lunga discesa nell&#8217;oscurità…</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[No Berlusconi Day - 5 Dicembre 2009]]></title>
<link>http://gdsp.wordpress.com/2009/11/17/no-berlusconi-day-5-dicembre-2009/</link>
<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 18:20:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>gdsp</dc:creator>
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<description><![CDATA[No Bruscoline del maestro Mauro Presini Anni affollati di idiomi, di idioti di guerrieri e di pazzi,]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://gdsp.wordpress.com/files/2009/11/no-berl.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-371" title="no berl" src="http://gdsp.wordpress.com/files/2009/11/no-berl.jpg" alt="" width="230" height="254" /></a>No Bruscoline del maestro Mauro Presini</p>
<p>Anni  affollati di idiomi, di idioti</p>
<p>di guerrieri e di  pazzi, anni di esercizi.</p>
<p>Anni affollati di  arroganza e di stucchevole bontà</p>
<p>di tentativi  disperati</p>
<p>anni affollati di  qualsiasi forma di incapacità.</p>
<p>Anni affollati, per  fortuna siete già passati.</p>
<p><em>Così  iniziava Giorgio Gaber quando nel 1981 cantava “Anni affollati” rivolgendosi ai  dieci anni precedenti. E terminava con quel rincuorante “per fortuna siete già  passati”.</em></p>
<p><em>A  volte mi chiedo come Gaber chiamerebbe questi anni?</em></p>
<p><em>Anni  affollati? Forse solo nel senso del numero di alunni nelle  classi.</em></p>
<p><em>Anni  pieni? Forse solo nel senso delle volgarità, delle brutture, dlle bugie, delle  ignoranze, delle speculazioni.</em></p>
<p><em>Anni  sicuri? Forse solo nel senso dei tagli al personale della scuola, dello  scaricamento dei precari, della cassa integrazione, dei  licenziamenti.</em></p>
<p><em>Anni  velati? Forse solo nel senso dei veli da stenderci sopra per via delle  veline.</em></p>
<p><em>Anni  speciali? Forse solo nel senso delle classi per cui si spenderebbero volentieri  quattrini per accumularci gli alunni con disabilità.</em></p>
<p><em>Anni  acrobatici? Forse solo nel senso della “</em><em>discriminazione transitoria  positiva</em><em>”  a favore dei minori stranieri nelle classi ponte.</em></p>
<p><em>Anni  di lodi? Forse solo nel senso del lodo Schifano e poi Alfano e poi  Ghedini.</em></p>
<p><em>Anni  di fratellanza? Forse solo nel senso del Grande  Fratello.</em></p>
<p><em>Anni  giusti? Forse solo nel senso di quella giustizia che per qualcuno ha per motto:  la legge è uguale per tutti (gli altri).</em></p>
<p><em>Anni  popolari? Forse solo nel senso del popolo, ma quello proprio sovrano che  elegge, che proclama, che beatifica, che (come recitava Ascanio Celestini) fra  Barabba e Gesù ha scelto Barabba.</em></p>
<p><em>Qualche  volta immagino come i libri (e i </em><em>pier-sussidiari</em><em>)  del futuro racconteranno di questi anni. Dopo un po’ mi fermo per il terrore che  le mie allucinazioni si possano davvero avverare. Fortunatamente accompagno il  pessimismo della ragione con un inguaribile ottimismo della volontà (grazie  Gramsci) il quale mi fa immaginare che gli storici del futuro sapranno vedere i  fatti oltre le parole, sapranno interpretare il senso delle parole con coerenza  e magari sapranno anche giocarci. Ecco allora che anagrammando il nome  Berlusconi otterrebbero BRUSCOLINE, la sintesi perfetta per significare questi  anni di piccole cose insignificanti e fastidiose ma anche anni di zucche  svuotate per offrire qualcosa di abbrustolito ottenendo il massimo del profitto  personale dagli scarti. Ecco, adesso so come chiamarli… anni di bucce secche e  salate! </em></p>
<p><em>Mi  è venuta una gran sete!</em></p>
<p><em>Comunque  vi dissetiate, buona lettura dei tre testi che incollo sotto e che, </em>per motivi  diversi, trovo straordinariamente espliciti.</p>
<h2>Il  primo testo è un discorso sulla democrazia che Pericle fece agli ateniesi circa  2.500 anni fa. Il testo è conosciuto ai più grazie all’interpretazione in teatro  di Paolo Rossi, un comico.</h2>
<h2>Il  secondo testo è una barzelletta su Marx che è stata raccontata spesso  ultimamente. Il testo è conosciuto ai più grazie all’interpretazione agli ultimi  vertici F.A.O. del nostro Presidente del Consiglio, un  politico.</h2>
<h2>Il  terzo testo è una lettera sul No Berlusconi Day che <em>Paolo  Flores d’Arcais ha scritto ad alcuni giornali l’altro ieri. Il testo è  conosciuto ai più grazie alla diffusione su Internet, una  rete.</em></h2>
<p><em>Salute  e saluti, Mauro</em></p>
<h2><em> </em></h2>
<h2>
<hr /></h2>
<p><em>(Pericle, 461  a.c.)</em></p>
<p>Qui ad Atene noi  facciamo così.</p>
<p>Qui il nostro governo  favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato  democrazia.</p>
<p>Le leggi qui  assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non  ignoriamo mai i meriti dell&#8217;eccellenza.</p>
<p>Quando un cittadino si  distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato,  ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà  non costituisce un impedimento.</p>
<p>La libertà di cui  godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l&#8217;uno  dell&#8217;altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace  vivere a modo suo. Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e  tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi  pericolo.</p>
<p>Un cittadino ateniese  non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende  private.</p>
<p>Ci è stato insegnato  di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi  e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono  offesa.</p>
<p>E ci è stato anche  insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell&#8217;universale  sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.</p>
<p>Un uomo che non si  interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché in  pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo  in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo  sulla via della democrazia.</p>
<p>Noi crediamo che la  felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del  valore. Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni  ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se  stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la  nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno  straniero.</p>
<p>Qui ad Atene noi  facciamo così.</p>
<p><em><br />
<hr /></em></p>
<p><em>(Berlusconi,  2009)</em></p>
<p>«Una volta Marx ritorna  sulla Terra e chiede al Soviet di parlare per un mese. Il soviet si rifiuta e  allora lui chiede di parlare per una settimana, poi un giorno, poi un&#8217;ora. Alla  fine si accordano per tre minuti. Allora Marx andò in televisione e disse:  Lavoratori di tutto il mondo, scusatemi».</p>
<p><em><br />
<hr /></em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>(Paolo Flores d’Arcais, 16 novembre  2009)</em><em> </em></p>
<p><em>A Ferruccio De Bortoli, direttore  di “Il Corriere della sera”, Ezio Mauro, direttore di “La Repubblica”, Mario  Calabresi, direttore di “La Stampa”, Gianni Riotta, direttore di “Il sole 24  ore”, Concita De Gregorio, direttore di “l’Unità”, Marco Tarquinio, direttore  (ad interim) di “L’Avvenire”, Antonio Polito, direttore di “Il riformista”,  Valentino Parlato e Norma Rangeri, direzione e comitato di gestione di “Il  manifesto”, Dino Greco, direttore di “Liberazione”, don Antonio Sciortino,  direttore di “Famiglia Cristiana”, Daniela Hamaui, direttore di “L’Espresso”,  Piero Ignazi, direttore di “Il Mulino”, Pierluigi Sullo, direttore di “Carta”,  Giovanni De Mauro, direttore di “Internazionale”, Massimo Bordin, direttore di  “Radio Radicale”, Danilo De Biasio, direttore di “Radio  Popolare”.</em></p>
<p>(questa lettera non è stata inviata  a Antonio Padellaro, direttore di &#8220;Il Fatto Quotidiano&#8221; perchè il suo giornale  ha anticipato tutti e da giorni sta già dando all&#8217;iniziativa &#8220;dal basso&#8221; tutta  l&#8217;attenzione che merita)</p>
<p>&#160;</p>
<p>Caro amico, caro collega, la  proposta di legge sul “processo breve” segna un salto di qualità nei tentativi  dell’attuale maggioranza parlamentare di ignorare o rovesciare il dettato  costituzionale. Questa volta non viene neppure tentata alcuna forma di alibi o  di mascheramento, viene sbandierata l’esigenza unica e dirimente di questa e  delle infinite leggi che l’hanno preceduta: Berlusconi non deve essere  processato. Punto e basta. E poiché insigni costituzionalisti hanno spiegato  come questa proposta sia perfino più anticostituzionale di altre già bocciate  dalla Consulta, è evidente che l’imperativo dirimente (Berlusconi non deve  essere processato) troverà l’altra strada, tante volte minacciate: cambiare la  Costituzione.</p>
<p>Di fronte a un degrado talmente  abissale della vita pubblica, è nata “dal basso”, cioè dal web, una iniziativa  di cittadini per una manifestazione di protesta il 5 dicembre, che dica “ora  basta!” alla deriva in corso. La testata che ho l’onore di dirigere, MicroMega,  aderisce toto corde a questa manifestazione. Tuttavia non vi chiedo di aderire,  questa sarà decisione che, come cittadini e come testate, potrà esserci oppure  non. Vi chiedo invece di offrire uno spazio informativo a questi cittadini,  perché la loro iniziativa non debba scontrarsi con il muro di gomma del silenzio  dello strumento mediatico per eccellenza, la televisione, come invece già sta  avvenendo. Le iniziative che vengono lanciate da gruppi di cittadini senza  partito non sono, in una democrazia, meno importanti di quelle promosse da forze  organizzate o presenti in parlamento. Nel momento in cui scrivo, quasi  trecentomila cittadini hanno firmato l’appello per questa  manifestazione.</p>
<p>Credo che dare agli organizzatori,  da qui al 5 dicembre, uno spazio adeguato e fisso, con il quale possano  comunicare agli italiani attraverso i nostri rispettivi siti internet, sarebbe  un servizio reso alla democrazia tout court, capace oltretutto di ridurre al  minimo ogni tentativo di strumentalizzazione di questa mobilitazione spontanea.  Spero davvero che con le vostre le testate vogliate accogliere questa proposta  di MicroMega, sul nostro sito da oggi operativa.</p>
<p>Aspettando con fiducia una vostra  risposta, vi invio intanto i miei saluti più cari e sinceri.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il mio peggior difetto.................. ]]></title>
<link>http://guolomattia.wordpress.com/2009/11/14/il-mio-peggior-difetto/</link>
<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 01:29:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>mattia guolo</dc:creator>
<guid>http://guolomattia.wordpress.com/2009/11/14/il-mio-peggior-difetto/</guid>
<description><![CDATA[Rovina la mia vita la mia capacità d&#8217;espressione, come una palla legata al piede di un prigion]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Rovina la mia vita la mia capacità d&#8217;espressione, come una palla legata al piede di un prigioniero me la porto appresso da tutta la vita, mi rallenta, mi limita mi distrugge.<br />
Lei la sento vicina sempre più, mi terrorizza, la solitudine.<br />
Vorrei avere un dio, un ideale, un qualcosa per cui lottare.<br />
Lottare per me stesso è limitativo, bisogna avere un obiettivo più nobile.<br />
Sento il tempo passare veloce, l&#8217;indifferenza, la gelosia, la paura, l&#8217;odio.<br />
Stupido ingenuo viziato e illuso, falso.<br />
E&#8217; l&#8217; uomo, sono io.<br />
Non c&#8217;è più ragione per lottare tutto accade e nessuno se ne interessa, tutti fermi, io fermo.<br />
Che cosa ci rende migliori?<br />
Flussi di immagini che ci catapultano lontano, suoni rumori, vite.<br />
Tutto scorre.<br />
L&#8217;indifferenza ci rende tutti uguali, la boria ci distingue.<br />
Siamo tutti fottutamente privi d&#8217;esperienza di vita.<br />
Ci vorrebbe una guerra per svegliarci, siamo morti sepolti sotto le nostre sicurezze, i nostri ninnoli, gli amati feticci.<br />
Sicuri ci svegliamo ci laviamo ci pettiniamo, ci curiamo della nostra faccia e non ci rendiamo conto della nostra patetica condizione,&#8221;Giudici di specchi&#8221;.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Post-11.11.11]]></title>
<link>http://marcoragusa.wordpress.com/2009/11/13/post-11-11-11/</link>
<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 11:19:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>Marco</dc:creator>
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<description><![CDATA[Color Orbe by Cole Notte 11 Novembre 2009 Chiudo gli occhi e comincio a vedere lampi di luce. Tanti ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div class="wp-caption alignleft" style="width: 280px"><a href="http://www.sumopaint.com/image/?id=46209"><img title="Color Orbe" src="http://www.sumo.fi/files//images800/dfbxizxmomgormkr.jpg" alt="" width="270" height="270" /></a><p class="wp-caption-text">Color Orbe by Cole</p></div>
<p><strong>Notte 11 Novembre 2009</strong></p>
<p>Chiudo gli occhi e comincio a vedere lampi di luce. Tanti lampi di luce che illuminavano a giorno, quasi accecavano.</p>
<p>Poi continuo a vedere una persona piegata su un ginocchio. Ho l&#8217;impressione che stia prendendo la scossa. Questa sensazione di elettricità diventa sempre più forte fino a quando apro gli occhi e scopro che sono io a prendere la scossa. Il mio corpo comincia a vibrare&#8230; la mia pelle&#8230; ogni cellula.</p>
<p>Nel frattempo chiedo chiedo di farmi sapere il mio scopo, la mia missione. Comincio a sentire delle voci in una lingua incomprensibile. Mentre l&#8217; elettricità nel mio corpo aumenta tanto da urlare dalla paura.</p>
<p><em><strong>Marco Ragusa</strong></em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Sopravvivenze fa cento]]></title>
<link>http://davidepicatto.wordpress.com/2009/11/11/sopravvivenze-fa-cento/</link>
<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 15:41:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>Davide Picatto</dc:creator>
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<description><![CDATA[Old books, fotografia di Tom Woodward, CC 2.0 Ebbene sì: da quando è stato pubblicato lo scorso 15 o]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div class="wp-caption alignright" style="width: 374px"><a href="http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Old_books_by_bionicteaching.jpg" target="_blank"><img title="Old books" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/9/99/Old_books_by_bionicteaching.jpg/800px-Old_books_by_bionicteaching.jpg" alt="" width="364" height="242" /></a><p class="wp-caption-text">Old books, fotografia di Tom Woodward, CC 2.0</p></div>
<p style="text-align:justify;">Ebbene sì: da quando è stato pubblicato lo scorso 15 ottobre, <a href="http://davidepicatto.wordpress.com/2009/10/21/sopravvivenze/" target="_blank"><em>Sopravvivenze</em></a> è stato scaricato 100 volte, in neanche un mese di tempo. Darà del filo da torcere a<em> <a href="http://www.lulu.com/content/e-book/il-pistolero/1335462" target="_blank">Il pistolero</a></em>, che è giunto in un anno e mezzo a quota 359 copie: il mio &#8220;bestseller&#8221;. Nell&#8217;editoria italiana la <a href="http://www.aie.it/VIS/VIS_News_Blu.aspx?IDUNI=3d0dare0g14gz055igt2pi458761&#38;ModDestId=1041&#38;Skeda=MODIF102-6286-2007.10.4" target="_blank">tiratura media</a> di un libro è di 3.600 copie, cifra che comprende i vari &#8220;giallisti nordici&#8221;, saghe vampiresche, comici datisi a San Remo datisi alla scrittura datisi al cinema e, soprattutto, i testi scolastici.</p>
<p style="text-align:justify;">Grazie quindi a tutti quelli che lo hanno scaricato, che lo hanno letto, che lo hanno consigliato, fatto girare e commentato <a href="http://davidepicatto.wordpress.com/2009/10/21/sopravvivenze/" target="_blank">qui</a>, su Facebook, su <a href="http://www.anobii.com/books/Sopravvivenze/016432f75a00ed16b5/" target="_blank">aNobii</a>, su <a href="http://www.lulu.com/content/e-book/sopravvivenze/7789843" target="_blank">Lulu.com</a>, tramite mail, via SMS e vis-a-vis.</p>
<p style="text-align:justify;">Un ringraziamento speciale va anche a chi lo ha finanziato: lo avete letto, lo avete giudicato, gli avete dato quello che credevate meritasse. La cifra media offerta è stata di 6 euro, parecchio superiore a quella consigliata (2 euro, ma il racconto è gratuito).</p>
<p style="text-align:justify;">Qualcuno, poi, ha anche pensato di andare a leggere gli <a href="http://davidepicatto.wordpress.com/bookshop/" target="_blank">altri miei racconti</a>, così che il loro download sta aumentando in maniera esponenziale.</p>
<p style="text-align:justify;">Il vostro sostegno, di qualsiasi tipo sia stato, è fondamentale: senza mi sembrerebbe di scrivere sulla battigia durante un maremoto. Se volete seguirmi assiduamente ed essere certi di non perdere gli articoli di questo blog e le mie prossime pubblicazioni, iscrivetevi alla <a href="http://feedburner.google.com/fb/a/mailverify?uri=StorieNarrazioniSguardiObliqui&#38;loc=en_US">mailing list</a> di <em>Storie, narrazioni, sguardi obliqui</em>: vi potrete cancellare in qualsiasi momento.</p>
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</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La storia del poi, pensieri e parole]]></title>
<link>http://filippopiotti.wordpress.com/2009/11/08/la-storia-del-poi-pensieri-e-parole/</link>
<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 22:50:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>filippopiotti</dc:creator>
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<description><![CDATA[La mia anima è pervasa da una mirabile serenità, simile a queste belle mattinate di maggio che io go]]></description>
<content:encoded><![CDATA[La mia anima è pervasa da una mirabile serenità, simile a queste belle mattinate di maggio che io go]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La consapevolezza]]></title>
<link>http://sandrosountryman.wordpress.com/2009/11/07/la-consapevolezza/</link>
<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 12:25:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>Sandro</dc:creator>
<guid>http://sandrosountryman.wordpress.com/2009/11/07/la-consapevolezza/</guid>
<description><![CDATA[&nbsp; Fotografia: Sandro Amici Questa casa è colma di ricordi. Qui dove sto provando a scrivere, co]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>&#160;</p>
<div id="attachment_601" class="wp-caption alignright" style="width: 217px"><img class="size-medium wp-image-601" title="VasoConfiorisecchiDEFCOLORE_mini" src="http://sandrosountryman.wordpress.com/files/2009/11/vasoconfiorisecchidefcolore_mini.jpg?w=207" alt="VasoConfiorisecchiDEFCOLORE_mini" width="207" height="300" /><p class="wp-caption-text">Fotografia: Sandro Amici</p></div>
<p>Questa casa è colma di ricordi. Qui dove sto provando a scrivere, come in ogni buona casa borghese, sono appoggiate le foto di una intera esistenza. Momenti ora allegri (forse) e forse tristi, ma che nella bruma del ricordo si avvolgono tutti indiscriminatamente d’un alone di dolcezza. Oppure si tratta soltanto di indifferenza. La stessa fredda indifferenza che oggi, a distanza di quindici anni mi spinge a rivedere le cose con un altro sguardo, del tutto diverso.<br />
Tutto si accartoccia in un viluppo senza giocosità e senza soddisfazioni e se dovessi dire, non so nemmeno com’è cominciato, tutto.<br />
Sarebbe stato molto meglio non iniziare nulla: rimanere liberi, ariosi, svincolati. Guardando queste foto, questi frammenti di carne rosa fredda, che non rimanda emozioni, mi chiedo a cosa sia servita tanta fatica e tanto sacrificio cieco. Nulla di me è restato nelle cose e nelle persone! Alcun mio tratto, niente della mia impronta è restato sul cotto immutabile di questo pavimento, di questa superficie ocra che riveste ogni stanza, che accompagna i miei passi invisibili.<br />
Nessuno più di me è stato passeggero e osservatore; spettatore ininfluente di uno spettacolo pazzo (vita altrui più che mia) che si è snodato senza una regia: animato da attori privi di canovaccio e, quel che purtroppo è peggio, senza alcun talento.<br />
Abbiamo provato nel corso dei giorni e degli anni a far vibrare di qualche emozione lo stantio andare delle ore. Ma sono stati sprazzi, fiammelle, scoppiettii infimi che non hanno dato nessuna soddisfazione. Semmai, aumentarono i rimpianti.<br />
Vedere il fiume amato prendere un corso del tutto diverso da quello benefico e virtuoso che avremmo immaginato non è il massimo per un uomo che crede a dei principi. Ma questo è avvenuto e forse proprio per colpa sua. Arroccato come fu alla sua turrita posizione; convinto di essere nel giusto; ipocritamente chiuso nel suo bozzolo di buone maniere ereditate egli non ha visto il mondo evolvere. Quando questa evoluzione prendeva vita egli non se ne avvide minimamente e quando, d’un colpo, gli parve chiaro il crollo di tutto, non poté far altro che assistervi con la rabbia impotente e tremante di un uomo che assiste al di là di una gabbia al tradimento della persona amata.</p>
<p>Ora, quando tutto ormai è avvenuto, non resta che raccogliere i detriti, quel po’ che resta e fare finta che con una ruota sola la macchina possa procedere lo stesso.<br />
Ammettere il fallimento, toccare il fondo; capire questo è sintomo di consapevolezza e la consapevolezza, per quanto mi riguarda, deve venire prima di tutto.<br />
Ci raduneremo intorno al tavolino della domenica; stapperemo una bottiglia (in una casa di ex contadini non manca mai una bottiglia di bianco) e santificheremo le feste.<br />
Ognuno di noi sarà più vecchio e guardando indietro vedrà più fallimenti che trionfi. Sarà così che capiremo di far parte del gran numero, della massa. Sarebbe stato troppo elevarci in qualche maniera, distinguerci. Sarebbe stata una manifestazione di eccessiva civiltà e di troppa dignità. Rendersi conto di esser stati sconfitti dall’enorme, schiacciante forza della ban</p>
<p>&#160;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Pubblicate i vostri scritti con LiberArte]]></title>
<link>http://sestosguardo.wordpress.com/2009/11/05/pubblicate-i-vostri-scritti-con-liberarte/</link>
<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 11:56:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>aLe</dc:creator>
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<description><![CDATA[Scrittori per un giorno? E&#8217; difficile, ma non impossibile! Siete amanti della poesia? Vi dilet]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Scrittori per un giorno? E&#8217; difficile, ma non impossibile! Siete amanti della poesia? Vi dilet]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Il giorno dei morti]]></title>
<link>http://sandrosountryman.wordpress.com/2009/10/31/il-giorno-dei-morti/</link>
<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 09:00:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>Sandro</dc:creator>
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<description><![CDATA[“Questa deve sembrarti una seconda casa. La addobberemo di colore e fiori; tutto sarà rosso e ciclam]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>“<em>Questa deve sembrarti una seconda casa. La addobberemo di colore e fiori; tutto sarà rosso e ciclamino e tu intorno, avrai le cose che ogni giorni amasti. La foto (solo la foto… lui è altrove) del tuo campione preferito; le tue macchine rosse in miniatura ed i trofei a calcetto. Nessuno toccherà, angelo mio, il tuo piccolo mondo. Ci sono i fiori nel cristallo che tenevi in camera e l’ombra il pomeriggio e tanto sole quand’è inverno, così che tu non debba patire per il troppo freddo. Io, ogni volta che faccio una cosa, la faccio come la farei se ci fossi tu… a volte mi viene da ridere. A tuo padre cucino delle cose che odia! Ma le sopporta perché ricorda che a te piacevano. Da quando tu, da quando è successo, io metto le cose come le mettevi tu: un po’ a casaccio! Se io mettessi tutto in ordine, Dio, mi sembrerebbe che tu non sei in casa. Ma così… così mi pare che mi passi ancora vicino. Che dico! Io ti sento passare! Sento quel profumo che ti mettevi quando uscivi, la sera, la sera del sabato e con la faccia tutta trionfante mi chiedevi “Mamma, ci sta bene questa camicia sopra i jeans?”<br />
Ancora, lo sai bene, fa freddo nel salone. Quando venivi tu e accendevi il camino! Quanto ci manca quel rumore… i cani che ti venivano dietro saltellando, il gelo che facevi entrare perché tu, ricordi? Avevi sempre caldo. Avrai sempre caldo…<br />
Io vorrei sapere come stai. Saperlo una volta almeno. Non mi importa di vivere o morire lo sai, ma vorrei che tu mi dicessi almeno una volta come ti senti. Tutti cercano di non parlarmi di te. Tutti sono gentili. Sono tutti affabili. Ma non possono capire. La loro mente non può arrivare nemmeno a cercare di immaginare e neanche per una frazione di secondo che dico… un niente… cosa si prova. Cosa si prova…</em></p>
<p><em>Ad una certa ora me ne andrò. Mi cacceranno. Il custode viene qui con la sua faccia bonacciona. Lui è padre di famiglia. Lui lo sa… mi prende sottobraccio, mi accompagna. Grazie a te mi vogliono tutti bene. Vedono dalla fotografia quanto sei bello! Un figlio così bello, mi hanno detto, non può che esser buono. No, non è vero, non me l’hanno detto… ma certo lo pensano. Ti guardano passando. Ti guardano tutti.<br />
Domani ho detto a Rita, mi deve lasciare quei giglioni rossi. Quelli ti piacciono lo so. Papà dice che costano tanto ma che vuoi che importi… non so più nemmeno cosa valgano i soldi. La cosa che valeva di più non la tengo più accanto. Ad ogni altra cosa non ci penso nemmeno.<br />
Hai visto? Ho fatto i capelli. Non con quel caschetto che a te non piaceva. Questo taglio qui me lo ha fatto la nuova ragazza della parrucchiera. Non voglio più tingerli i capelli. Anche se tuo padre s’arrabbia, io voglio sembrare quello che sono. Una volta mi facevo bella anche per te. Ora sono quello che sono. Una donna  morta appresso a te, sono.</em>”</p>
<p>E così tutte le cose diventano sentore di garofano, acqua che cola piano dai rubinetti, facce stinte in vecchie foto. I gradini per arrivarci sono scivolosi e consunti. Una vecchia vedova cerca di fare entrare una pianta troppo grossa dentro un contenitore troppo piccolo, da una parte si piange un morto arrivato da poco. Guardandoti attorno, passato del tempo, scorgi sempre più facce che conoscesti. Il tuo andare si fa sempre più timido e insicuro. Questo è un luogo che tutti fingono fi dimenticare, come tutti i luoghi che teniamo dentro infitti nella carne. Perché bisogna pur vivere, prima di morire.</p>
<div id="attachment_599" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-599" title="Oleandro_in_preghiera_vers2009_mini" src="http://sandrosountryman.wordpress.com/files/2009/10/oleandro_in_preghiera_vers2009_mini.jpg?w=300" alt="Oleandro_in_preghiera_vers2009_mini" width="300" height="200" /><p class="wp-caption-text">Foto di Sandro Amici</p></div>
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</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[La Regina delle qualunquiste]]></title>
<link>http://antiqualunquista.wordpress.com/2009/10/28/la-regina-delle-qualunquiste/</link>
<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 20:03:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>antiqualunquista</dc:creator>
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<description><![CDATA[Sciarpa orecchini sarto taglio del sarto etichetta del vestito maniche del vestito, *microrespiro*. ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Sciarpa orecchini sarto taglio del sarto etichetta del vestito maniche del vestito, *microrespiro*.<br />
Ufficio lavoro pagamenti operai pausa pranzo operai aspetto operai terra trasportata fiori fiisionomia dei fiori dal pistillo ai petali giardinieri alberi vasi piante marito marito odio piante insetti utili (??) balcone abitazione fisionomia casa costruzione casa storia delle società costruttrici litigi fra società costruttrici pasta bollente da portare in giro per la casa pizza vicina comprare mansarda vicina&#8230;&#8230;&#8230;</p>
<p>Le due Automi-Amiche la ascoltano, mi impressiona notare che lo fanno con volontà, sembrano quasi interessate, non capisco da dove arrivi la forza.<br />
Una scende, pausa respiro per salutare, poi si riprende.</p>
<p>Finalmente i miei dream theater urlano più che possono nelle cuffie, la perfida voce si sente ancora leggermente di sottofondo, non capisco come, ho le cuffie nelle orecchie, il volume al massimo, i dream theater urlano, ma la sua voce entra nel mio spazio vitale, nella mia aura e mi perfora come uno spermatozoo, obbligandomi a ricevere quei suoni, quei sibili, come un serpente a sonagli che spaventa la sua vittima, io ho già le mie difese settate (dream theater al massimo volume) ma non basta, non posso scappare e mi faccio mordere continuamente, ammetto la mia enorme sconfitta, non mi sarei mai aspettato di trovare la Regina in così poco tempo.</p>
<p>La sua compagna entra in uno stato di ipnosi, il cervello ha chiuso le comunicazioni per evitare emorragie interne, l&#8217;unica cosa attiva è il muscolo del collo che si muove in alto ed in basso (fa il &#8220;si&#8221;).<br />
Il suo sguardo perso è diretto al mio blocco note,  probabilmente osserva la mia scrittura molto infantile, l&#8217;unica via di fuga dalla Regina.<br />
In ogni caso l&#8217;allieva ha retto per 30 minuti, è stata forte e penso che farà strada nella strada del qualunquismo, d&#8217;altronde se sta affrontando le prove della Regina deve essere già di alto livello.</p>
<p>Io ho perso, sono stato disintegrato, ma mi rifarò!</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[IL FINALE]]></title>
<link>http://quellosbagliato.wordpress.com/2009/10/28/67/</link>
<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 18:58:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>lorenzo</dc:creator>
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<description><![CDATA[rowalsky venne svegliato dal ronzio intermittente della sirena e dalla voce della speaker del ponte ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>rowalsky venne svegliato dal ronzio intermittente della sirena e dalla voce della speaker del ponte di comando che proclamava lo stato d&#8217;allerta. in quanto capitano della nave doveva comparire sul ponte prima di tutti, ma ormai l&#8217;età lo rallentava non poco, e si concedette una pisciata veloce prima di infilarsi la divisa e precipitarsi verso il ponte di comando.<br />
&#8220;capitano, avete la divisa abbottonata zoppa&#8221;<br />
&#8220;fatti i cazzi tuoi, francis.&#8221;<br />
francis era il luogotenente della nave, e si occupava di supervisionare le manovre ordinate dal capitano, e programmava i software di navigazione e puntamento. era abituato al modo di fare del capitano, anzi sembrava fregarsene proprio, ed era per questo che il capitano ci lavorava bene. francis gli era sempre sembrato un pò omosessuale, ma in fondo non aveva pregiudizi.<br />
&#8220;allora, com&#8217;è la situazione?&#8221;<br />
&#8220;non buona capitano. è comparso qualcosa sul radar, qualcosa di grosso.&#8221;<br />
&#8220;una nave madre?&#8221;<br />
&#8220;più che una nave madre&#8230;. sembra un&#8217;intera flotta. tante.&#8221;<br />
il capitano si grattò dietro un&#8217;orecchio, guardò il quadrante del radar, effettivamente gli oggetti entrati nel campo visivo del radar erano talmente tanti da formare un unico blocco rosso sul monitor.<br />
&#8220;ok. tania, allerta i piloti, li voglio pronti sull&#8217;hangar in 2 minuti. chi c&#8217;è di turno?&#8221;<br />
&#8220;vediamo&#8230;. vernon, capitano.&#8221; rispose tania.<br />
&#8220;ok, digli che muova il culo e che i caccia siano pronti. temo che avranno parecchio da fare là fuori.&#8221;<br />
la voce di tania risuonò per ogni anfratto della nave, mentre i piloti e i meccanici si preparavano. tania era una ragazza giovane, entrata nella flotta ancor più giovane. era la voce del ponte di comando, non tutti la conoscevano di persona, ma tutti conoscevano la sua voce, e in un certo senso ci si erano affezionati, come quando ci si affeziona al doppiatore di un film o ad uno speaker di un programma radio. affezionarsi ad una voce&#8230; ironico, pensò il capitano. e trovò ironico anche il fatto di perdersi a divagare con la mente in una situazione che di lì a poco probabilmente si sarebbe rivelata mortale per tutti loro.<br />
&#8220;ehm&#8230;. capitano? c&#8217;è qualcosa che non va?&#8221;<br />
&#8220;c&#8217;è che sto diventando vecchio, francis. LARA che dice?&#8221;<br />
&#8220;lara? non la sento da un pò, ma suppongo che la odi come al solito.&#8221;<br />
&#8220;non la mia ex moglie, cretino! LARA, l&#8217;intelligenza artificiale della nave!&#8221;<br />
&#8220;ah, mi scusi. i dati stanno arrivando in questo momento&#8230;..&#8221;<br />
gli addetti ai quadri comandi della nave, con gli occhi incollati sui monitor, cominciarono ad esporre la situazione al capitano:<br />
&#8220;dai risultati del radar sono una flotta grossa. navi madri e relativi scout, trasporti e ricognitori. tutto, insomma.&#8221;<br />
&#8220;ETA di 10 minuti. questo secondo la nostra velocità massima.&#8221;<br />
&#8220;impossibile effettuare il salto, i loro impulsi elettromagnetici falserebbero il nostro navigatore. rischieremmo di&#8230;&#8221;<br />
&#8220;lo so, ufficiale, potremmo finire in un cazzo di buco nero o a cuocerci i maroni al sole. cioè, dentro il sole.&#8221;<br />
&#8220;i piloti sono pronti ad uscire, signore.&#8221; esclamò tania.<br />
questo era uno di quei momenti dove il capitano esclamava cazzo!, e di solito prendeva una decisione disperata di quelle che solo i capitani sanno prendere. e di solito se la cavavano.<br />
&#8220;tenente, ho paura che stavolta non ce la caveremo. sono troppi. anche riuscendo ad avere la meglio, i danni sarebbero troppo ingenti. vagheremmo per questo cazzo di spazio con una nave fatta a pezzi, morendo alla deriva di qualche cazzo di sistema stellare del cazzo.&#8221;<br />
non si mosse una piuma sul ponte di comando, mentre l&#8217;equipaggio contava il numero di cazzi che il capitano aveva inserito nelle sue drammatiche conclusioni. l&#8217;aria era ferma che quasi si poteva sentire il suo respiro un poco stanco. prese il microfono.<br />
&#8220;qui è il capitano rowalsky. come avrete intuito la situazione non è delle migliori. anzi, siamo proprio nella merda. ma la guerra è guerra, e il nemico ce lo siamo procurati noi. sentirci in colpa non ci farà sentire meglio, e ormai colpa o non colpa non conta più un cazzo perchè saremo spazzati via, e non avremo nessuno a cui insegnare ciò che abbiamo imparato dai nostri errori. questo, purtroppo, lo pagheremo molto caro. se qualcuno vuole abbandonare la nave, lo capisco. per chi rimane&#8230;. bhè, fate del vostro meglio.&#8221;<br />
francis aveva capito le intenzioni del capitano.<br />
&#8220;do l&#8217;ordine, capitano?&#8221;<br />
&#8220;vai, francis&#8221;<br />
tutti i piloti si lanciarono, l&#8217;artiglieria della nave si preparò allo scontro, le testate nucleari vennero armate e la nave spaziale LARA si diresse a tutta velocità verso la flotta nemica.<br />
che ironia, penso il capitano, morire su una nave che porta il nome della mia ex moglie, che fra l&#8217;altro mi odia.<br />
&#8220;capitano?&#8221;<br />
&#8220;sì, francis?&#8221;<br />
&#8220;è stato un piacere servire al suo fianco.&#8221;<br />
&#8220;grazie francis.&#8221;<br />
&#8220;potrei abbracciarla prima di morire?&#8221;<br />
&#8220;non ci pensare nemmeno, cazzo.&#8221;</p>
<p>e da lontano, il buio dello spazio veniva illuminato dalle esplosioni e dai laser della battaglia, che disegnavano stupende scie di luce e di colori. sembrava tanto un arcobaleno.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Piccola razionalizzazione del suicidio al fine di...]]></title>
<link>http://mariodomina.wordpress.com/2009/10/28/piccola-razionalizzazione-del-suicidio-al-fine-di/</link>
<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 11:06:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>md</dc:creator>
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<description><![CDATA[Già: al fine di che? Per allontanarne lo spettro? Renderlo più comprensibile, o accettabile? Onde pr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Già: al fine di che? Per allontanarne lo spettro? Renderlo più comprensibile, o accettabile? Onde prosciugare l&#8217;acqua in cui nuota? Per normalizzarlo oppure per esorcizzarlo?</p>
<p><a href="http://mariodomina.wordpress.com/files/2009/10/edouard-manet-suicidio.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3621" title="Edouard Manet suicidio" src="http://mariodomina.wordpress.com/files/2009/10/edouard-manet-suicidio.jpg" alt="Edouard Manet suicidio" width="280" height="242" /></a></p>
<p>(Sono, quelli che seguono, &#8220;ragionamenti a voce alta&#8221;, riflessioni e note sparse senza alcun valore di sistematicità).</p>
<p>Al di là del continuo oscillare emotivo a causa dei boli di angoscia che ci soffocano da un lato o delle esplosioni di gioia e di vitalità che ci invadono dall&#8217;altro, con tutte le più o meno percettibili tonalità intermedie &#8211; un oscillare ontologico, costitutivo dell&#8217;umano, come ci testimoniano i più acuti osservatori, siano essi poeti (uno a caso, come Trakl, per il quale <em>ogni giorno ha in serbo un bene e un male</em>), scrittori (come Dostoevskij) o filosofi (come Spinoza) &#8211; al di là di tutto questo, si pone l&#8217;esigenza razionale di comprendere fenomeni così estremi quali il <strong>suicidio</strong>, volti a recidere tutti i fili del &#8220;destino&#8221; o a sottrarsi proprio a quell&#8217;intemperanza emotiva di base, che ad un certo punto diventa insostenibile.<br />
Non intendo parlare qui del suicidio in termini psicologici, sociologici o antropologici, e tutto sommato nemmeno storico-filosofici; vorrei solo provare a schizzare qualche riflessione da cui partire per costruire le basi per una (eventuale ma non garantita) comprensione <em>essenziale</em> del fenomeno. Sgombro quindi il campo dalla pretesa di una comprensione integrale, totalizzante: rimane, io credo, un atto con una sua dose di insondabilità, e pertanto di irrazionalità, irriducibilità alla ragione, anche se i filosofi spesso si illudono che non ci siano lati oscuri che non siano prima o poi illuminabili. (Un&#8217;illusione che personalmente mi trova piuttosto partecipe anziché no).</p>
<p><!--more--> D&#8217;altra parte, questo carattere <em>spurio</em> del suicidio &#8211; quel suo essere <em>emotivo</em> e <em>mentale</em> ad un tempo &#8211; ne rende ancor più imprescindibile la ricerca del senso, dell&#8217;essenza (si dia qui a questi termini un&#8217;accezione piuttosto generica).<br />
<strong>Emotivo</strong>, perché deriva indubbiamente dal lato passionale da cui siamo spesso invasi e come posseduti, dall&#8217;incapacità di controllo di fronte all&#8217;abisso che  talvolta ci si spalanca dinnanzi.<br />
Ma ancor più <strong>mentale</strong>, poiché credo sia impossibile pensare al suicidio senza il correlato della pre-meditazione, dell&#8217;arrovellarsi, di un qualche percorso mentale &#8211; più o meno lungo, più o meno coerente, poco importa. Sondare l&#8217;insondabile: questo sembra essere lo sbocco, e il blocco, di quel tragitto tutto interno alla mente (non mi interessa qui nemmeno darne una caratterizzazione psicotica o psichiatrica).<br />
Lascio dunque in sospeso queste premesse, che rischiano fin da subito di avvinghiarsi in se stesse e di condurre in un vicolo cieco, e provo ora a far emergere due modi di caratterizzare il suicidio che alludono da una parte ad una qualche forma oggettiva di spiegazione e razionalizzazione, dall&#8217;altro ad una conseguente espressione di un giudizio morale. Le troviamo entrambe, espresse molto chiaramente, nella <em>Commedia </em>dantesca.<br />
Nel canto XIII dell<em>&#8216;Inferno</em>, straordinario affresco anche visivo del mondo dei suicidi, <strong>Dante</strong> fa dire a Pier della Vigna &#8220;<em>credendo col morir fuggir disdegno / ingiusto fece me contra me giusto</em>&#8221; &#8211; ponendo chiaramente il suicidio come un comportamento in sé illogico e contraddittorio, oltre che una violazione della legge naturale e divina. Nonostante questo, la <strong>pietà</strong> aleggia per tutto il canto, giungendo all&#8217;apice in quella straordinaria (e ammutolente) chiusa con le parole di un altro, meno celebre, dannato: <em>&#8220;Io fei giubbetto a me delle mie case&#8221;</em>. Ad ogni modo il suicidio a parere di Dante va condannato: si tratta di un peccato grave, di una forma assurda di sottrazione e deresponsabilizzazione, tant&#8217;è che il contrappasso per l&#8217;anima &#8220;feroce&#8221; è d&#8217;essere &#8220;balestrata&#8221; dal caso, &#8220;strascinata&#8221; e resa scissa per l&#8217;eternità.<br />
Tuttavia, nel canto I del <em>Purgatorio</em> il registro cambia radicalmente, e il suicidio di Catone appare addirittura come un gesto eroico, così come ci viene testimoniato dai celebri versi: <em>&#8220;libertà va cercando, ch&#8217;è sì cara, / come sa chi per lei vita rifiuta&#8221;</em>. Catone adotta qui lo stile stoico di intendere la vita (e la morte), mettendo in pratica la massima di <strong>Seneca</strong> che sostiene: <em>&#8220;Chiedi quale sia la strada per la libertà? Una qualsiasi vena nel tuo corpo&#8221;</em>.<br />
Tralasciando di discutere degli aspetti strettamente morali (di condanna cristiana o di apologia stoica, con le eventuali contraddizioni con cui anche Dante dovrebbe fare i conti), cercherò di ridurre ai minimi termini i due lati che appaiono così irrimediabilmente opposti e inconciliabili &#8211; ma che forse convivono sempre in ogni fenomeno suicidario:<br />
a) la rottura della catena causale (Dio, la società, la famiglia, i legami, la specie) cui si appartiene per nascita, e non per scelta, e la riprovazione che tali strutture o codici mostrerebbero quasi che fossero messi in discussione alla radice;<br />
b) l&#8217;ergersi oltre, sopra tali strutture rivendicando (o illudendosi?) di liberarsene una volta per tutte.<br />
La necessità, l&#8217;impotenza, la costrizione, la vischiosità dei legami, la chiamata ad un qualche livello di responsabilità da una parte; la libertà sregolata, la potenza, la decisione, l&#8217;illusione della autodeterminazione più assoluta dall&#8217;altra.<br />
Come<strong> </strong>il nostro caro <strong>Diogene</strong>, che vuole mordere il respiro per poter decidere liberamente anche della propria morte, per far proprio l&#8217;inevitabile rovesciandolo in un atto scelto, voluto, non determinato da altro o dal caso. Stiamo parlando qui, naturalmente, di una morte che non è di per sé un suicidio, ma che condivide con quello un&#8217;espressione assoluta della volontà e dell&#8217;autodeterminazione.<br />
Poiché si è introdotto il concetto di <strong>volontà</strong>, non posso esimermi dal fare un cenno, seppur fugace, a <strong>Schopenhauer</strong>, il quale a tal proposito obietta che l&#8217;atto suicidario, proprio perché affermazione estrema della volontà, contiene in sé l&#8217;esatto opposto dell&#8217;intenzione individuale con cui è messo in opera: la vita e la volontà ne escono strutturalmente confermate, ed anzi potenziate, laddove il singolo che si fa fuori non riesce nemmeno a scalfire il vero motivo della sua angoscia, che gli è costitutiva e che è tutt&#8217;uno con la vita e la volontà stessa.<br />
Ma lasciando perdere anche il buon vecchio Arthur, resta da capire se questa caratterizzazione duplice del suicidio ne catturi o no l&#8217;essenza, o se invece non finisca per lasciar fuori proprio l&#8217;essenziale, che diventerebbe così per sua natura insondabile e irrazionale, vanificando alla base la nostra ricerca. Questo, tra l&#8217;altro, rimetterebbe in questione proprio la potenza umana e i limiti della sua espressione e capacità di irretire il mondo; ma ci rivelerebbe anche l&#8217;impossibilità di concepire la natura umana come pura singolarità o pura struttura.<em> Chi si suicida che cosa effettivamente fa, che cosa revoca in dubbio, da che cosa si distacca davvero?</em><br />
Il suicidio non è una morte come un&#8217;altra (naturale o spirituale che sia), cioè il succedersi biologico o culturale di un ordine, la sua incessante riaffermazione, l&#8217;andarsene ordinatamente di una cellula o di una tessera del mosaico per lasciare il posto alla seguente. Vuole essere semmai la rottura di quell&#8217;ordine, la ridiscesa nel caos o, specularmente, la denuncia dell&#8217;illusione dell&#8217;esistenza di un cosmo, di un ordine, di un senso.<br />
Eppure, come già detto, è un atto quantomai mentale, poco importa che chi si suicida lo faccia in maniera premeditata o con un gesto secco e immediato. E&#8217; la mente che tocca con mano il caos (in sé oltre che fuori di sé) e, atterrita, se ne ritrae. Ma non può più far finta che non ci sia.<br />
Siamo così tornati al preambolo e, di nuovo,  al vicolo cielo, all&#8217;ineffabile, all&#8217;indicibile. O forse, di nuovo, alla pretesa illusoria che un senso ci debba essere per forza, anche in un atto o un oggetto che per sua natura non può averlo. O perché non ne ha uno essenziale e assoluto o perché ne ha così tanti e variegati, <em>membra disjecta</em>, da risultare irriducibili a un denominatore comune.<br />
Ciascuno si suicida come vuole, come deve o come può, sottraendosi &#8211; di nuovo &#8211; all&#8217;indagine, anche perché il suo atto resta in ultima analisi muto, ossificato, una sorte di sfinge. Ma noi, la mente indagatrice, insistiamo lo stesso, non ci arrendiamo, vogliamo sapere, capire, comprendere, afferrare, irretire. Non possiamo farne a meno. Anche quando si tratta dell&#8217;inafferrabile &#8211; del caos, dell&#8217;angoscia, dell&#8217;abisso. <em>Guardare la cosa in faccia</em>, fissare diritto gli occhi di Medusa, senza però rimanerne pietrificati.<br />
La mente resta pur sempre l&#8217;unico punto di contatto, ciò che accomuna l&#8217;indagato e l&#8217;indagatore &#8211; ma l&#8217;indagato mette in atto un distacco assoluto, si pone su un territorio così altro (e forse altero) da risultare irraggiungibile. Che salto dovrà fare la mente per andare al di là dell&#8217;abisso, senza caderci dentro?<br />
O non sono forse la socialità e le tonalità affettive che la caratterizzano ad essere pur sempre  l&#8217;unica possibile cura?<br />
Rimane il fatto che <em>mente, scrittura, razionalizzazione</em>, sono gli strumenti chiarificatori di cui disponiamo, quasi fossero vitali ed irrinunciabili terapie. Non risolvono nulla, certo: non fermano nessun cappio o nessuna lama, nessun letale <em>pharmakòn</em> &#8211; ma almeno per un po&#8217; allontanano da noi l&#8217;amaro calice.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'antiqualunquista più giovane]]></title>
<link>http://antiqualunquista.wordpress.com/2009/10/27/lantiqualunquista-piu-giovane/</link>
<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 21:45:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>antiqualunquista</dc:creator>
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<description><![CDATA[Avrà avuto 7-8 anni, l&#8217;antiqualunquista più giovane che abbia mai visto, un tenero bambino che]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Avrà avuto 7-8 anni, l&#8217;antiqualunquista più giovane che abbia mai visto, un tenero bambino che verrà probabilmente portato sulla strada sbagliata.</p>
<p>E&#8217; seduto vicino a me sul treno, di fronte ha il suo amico che lo invita a fare merenda con XXX perchè sarebbe stato divertente, ma lui, dalla sua immensa saggezza, abbassa lo sguardo dubbioso e sconsolato, dicendo che sarebbero finiti a fare i pecoroni, seguirli e poi andare in castigo per aver collaborato ai loro &#8220;scherzi&#8221;.</p>
<p>Gli aspettano molte difficili sfide al piccolo antiqualunquista&#8230;in ogni caso buona fortuna!</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La marcia degli Automi]]></title>
<link>http://antiqualunquista.wordpress.com/2009/10/27/la-marcia-degli-automi/</link>
<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 20:24:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>antiqualunquista</dc:creator>
<guid>http://antiqualunquista.wordpress.com/2009/10/27/la-marcia-degli-automi/</guid>
<description><![CDATA[&#8220;Arcore, stazione di Arcore&#8230;.&#8221; brhbshabhrbrsrhrsh (centinaia di persone che scendo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>&#8220;Arcore, stazione di Arcore&#8230;.&#8221; brhbshabhrbrsrhrsh (centinaia di persone che scendono dal treno)<br />
E la gara inizia;  automa n.1 è davanti a tutti con il suo passo invidiabile, cammina così veloce che si vedono a malapena le gambe incrociarsi.<br />
Automi femmine scatenate, ancora con la forza di parlare di facebook (si, di facebook), di parlare al telefono, di parlare parlare parlare.<br />
Cammino e d&#8217;istinto guardo la luna, mezza, com&#8217;è luminosa! com&#8217;è bella! mi chiedo perchè non la stiano guardando tutti, mi giro, mi guardo intorno, guardo tutte quelle persone&#8230;sguardo fisso in basso/in avanti o sguardo &#8220;occupato&#8221;, davanti agli occhi gli si leggono le solite cose, la vita di tutti i giorni, vorrei svegliarli dal sonno e dirgli di guardare la luna!<br />
Invece taccio, poi sorrido e fischio fra me e me la Death March di Star Wars, quella dell&#8217;impero oscuro; la gente probabilmente la sente, ma a nessuno arrivà in testa probabilmente, il programma non riconosce quell&#8217;imput diverso dal solito, e si va avanti, e io sorrido vedendo la marcia che avanza, all&#8217;attacco!!<br />
Bivio; gli automi si dividono, 50 e 50, brhbshabhrbrsrhrsh<br />
Altri bivi, rimaniamo in due, io dietro.<br />
Almeno tu signora bionda alza la testa, guarda in cielo!&#8230;no.<br />
Giro da solo nella mia via, saluto la luna e salgo a casa.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Momenti]]></title>
<link>http://antiqualunquista.wordpress.com/2009/10/27/momenti/</link>
<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 20:19:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>antiqualunquista</dc:creator>
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<description><![CDATA[Si spegne la luce del treno, l&#8217;arrivo del buio è accompagnato dal silenzio; treno fermo, vite ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Si spegne la luce del treno, l&#8217;arrivo del buio è accompagnato dal silenzio; treno fermo, vite ferme ma nessuno si lamenta come di mattina, non ne hanno la forza e capiscono che questo piccolo momento di silenzio e buio in realtà li aggrada.<br />
Una borsa fuori, nel buio, vicino ad un palo malridotto.<br />
Borsa di pelle marrone, un pò malconcia, ma la vista di quel palo e di quella borsa vicini è bellissima, la borsa ha una vita dietro, ed ora è abbandonata a se stessa, a marcire ancora di più, di fianco al vecchio palo, teneramente vicini con una tenue luce gialla a riscaldarli.<br />
Mentre scrivo alzo lo sguardo e la borsa non c&#8217;è più, grazie per avermi tenuto compagnia in questo piccolo momento, spero che il tuo &#8220;padrone&#8221; si sia ricordato di te,  non capita a tutti di essere ricordati! in caso non sia andata così ti auguro una nuova buona avventura.</p>
<p>Si accendono le luci, entrano ragazzi a far casino,  si inizia a tossire,  ricomincia la vita,  è finito il piccolo momento di introspezione per tutti.<br />
A domani, spero di non abituarmici troppo presto!</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Educatore, uomo della speranza]]></title>
<link>http://sicomorogiulianova.wordpress.com/2009/10/26/educatore-uomo-della-speranza/</link>
<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 20:09:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
<guid>http://sicomorogiulianova.wordpress.com/2009/10/26/educatore-uomo-della-speranza/</guid>
<description><![CDATA[Brani di don Carlo Gnocchi sull&#8217;educazione Tratto da Tracce.it La vita non si inventa né si im]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h5><img class="alignleft size-medium wp-image-850" title="Don_GnocchiR375" src="http://sicomorogiulianova.wordpress.com/files/2009/10/don_gnocchir375.jpg?w=300" alt="Don_GnocchiR375" width="300" height="204" />Brani di don Carlo Gnocchi sull&#8217;educazione</h5>
<p>Tratto da <a href="http://www.tracce.it/default.asp?id=410&#38;id_n=12269" target="_blank">Tracce.it</a></p>
<p>La vita non si inventa né si improvvisa con un atto di volontà, sincero ed eroico finché si vuole; la vita si costruisce, come una casa, pietra su pietra, atto per atto, giorno per giorno. Niente d’improvviso nella natura.<br />
(da C. Gnocchi, <em>Educazione del cuore</em>, Ancora 1998)</p>
<p>Se ricostruire bisogna, la prima e fondamentale di tutte le ricostruzioni è quella dell’uomo. Bisogna ridare agli uomini una meta ragionevole di vita, una ferma volontà per conseguirla e una chiara norma di moralità. Bisogna rifare l’uomo. Senza questo, è fatica inutile ed effimera quella di ricostruirgli una casa che, fra poco, egli stesso distruggerà con le proprie mani dissennate.<br />
(da C. Gnocchi, <em>Restaurazione della persona umana</em>, Libreria Editrice Vaticana 2009)</p>
<p>Costruire non è tutto, bisogna difendere l’opera delle proprie mani [...]. L’educatore è l’uomo della speranza secondo il grido vittorioso di Cristo nella notte della passione.<br />
(da <em>I giovani del nostro tempo e la direzione spirituale</em>, in C. Gnocchi, <em>Gli scritti</em>, Ancora 1993)</p>
<p>Al giovane va proposto “un ideale”, e non solo “un’idea”, anche «se in un mondo accanitamente in lotta per la vita, è inesorabilmente handicappato chi vuol fare della poesia».<br />
(da C. Gnocchi, <em>L’aratro e la stella</em>, in <em>Problemi giovanili</em>, n. 38)</p>
<p>Perché considerare l’educando semplicemente come un soggetto passivo dell’educazione? L’educando è un vivente. Come tale non può assimilare virtù e verità se non con un processo vitale e quindi eminentemente attivo. L’educazione è un’opera di collaborazione tra l’educatore e l’educando, perché il ragazzo non è una “cosa”, ma una “persona”.<br />
(da C. Gnocchi, <em>Pedagogia del dolore innocente</em>, La Scuola 1956)</p>
<p>Come è tetra l’aria di certi ambienti educativi! Non vi risuonano che allarmi, non brillano nel buio che occhi di semafori rossi… Nulla è più deprimente sull’animo giovanile di queste apocalissi. Anche perché nulla è più falso. Bisogna spalancare le finestre dell’anima al più solare ottimismo.<br />
(da C. Gnocchi, <em>Educazione del cuore</em>, Ancora 1998)</p>
<p>Bisogna far sentire ai giovani che i buoni non sono pochi, che la virtù esiste ancora, anche se nascosta &#8211; anzi appunto perché nascosta &#8211; bisogna dar loro il senso corroborante della solidarietà nel bene.<br />
(da C. Gnocchi, <em>Educazione del cuore</em>, Ancora 1998)</p>
<p>L’educazione dell’amore non è una lezione scolastica che si possa impartire in un’ora o in parecchie ore di insegnamento, assisi cattedraticamente in poltrona, col piccino seduto compostamente dinanzi. Non è una lezione di astronomia né un itinerario di viaggio. È l’educazione di tutto l’uomo e la vita appena può bastare a iniziarla.<br />
(da C. Gnocchi, <em>Educazione del cuore</em>, Ancora 1998)</p>
<p>Forse pochi educatori conoscono l’alto potenziale di sacrificio che spesso rimane latente nei giovani. Temono di esigere troppo… Bisogna battere al cuore dei giovani con fermo coraggio, senza il dubbio di Mosè dinanzi alla rupe dell’acqua viva. Bisogna chiedere il tutto per tutto. Solo così si ottiene.<br />
(da C. Gnocchi, <em>Educazione del cuore</em>, Ancora 1998)</p>
<p>Se la formazione delle menti e delle coscienze giovanili nella scuola moderna, fatta oggi per necessità e quasi totalmente con opera collettiva, non è completata da un’educazione e istruzione strettamente individuale e personale, affidata alla scienza e all’educazione di un maestro… se inoltre la parte dello studio mnemonico e della cultura passiva, che deve pur stare alla base di ogni testa ben fatta, non è completata e ravvivata da un lavoro di ricerca personale, dallo stimolo all’esercizio delle tendenze individuali, la scuola finisce per diventare una monotona matrice di figurini umani e una macchina rotativa per la stampa di diplomati e laureati.<br />
(da C. Gnocchi, <em>Restaurazione della persona umana</em>, Libreria Editrice Vaticana 2009)</p>
<p>È strettamente indispensabile una larga e profonda scienza del composto umano e una viva conoscenza psicologica del giovane e specialmente del giovane moderno&#8230; E chi ha letto anche solo il Carrel o il Biot sa quale mistero si nasconda sotto queste espressioni apparentemente semplici e quale intreccio di interferenze leghi e fonda in una unità sostanziale la vita del corpo e la vita dell’anima. L’unione e la compenetrazione dei due principi è tanto intima e completa che nulla vi è nell’uomo che sia esclusivamente spirituale e nulla che sia puramente fisico.<br />
(da <em>I giovani del nostro tempo e la direzione spirituale</em>, in C. Gnocchi, <em>Gli scritti</em>, Ancora 1993)</p>
<p>I ribelli presentano i casi pedagogicamente più interessanti. Dalle volontà forti e personali sono sempre balzati gli uomini grandi della storia civile e religiosa, i cavalieri dell’ideale, i santi, i condottieri ed i genii. Bisogna però di cercare di piegarli all’obbedienza senza violenza. Disgustare questi caratteri significa spesso allontanare dei soggetti che, passata la mattana giovanile, finiscono di solito per diventare i giovani più ardenti e generosi.<br />
(da C. Gnocchi, <em>Andate e insegnate</em>, Federazione Oratori Milanesi 1934)</p>
<p>Mai come oggi si è acutizzata la crisi del carattere. C’è attorno, nella gioventù moderna, un’aria di conformismo livellatore e di incoscienza festaiola da asfissiare. Bisogna formare uomini di carattere. Anche lo Stato lo vuole.<br />
(da C. Gnocchi, <em>Andate e insegnate</em>, Federazione Oratori Milanesi 1934)</p>
<p>L’uomo ridotto dalla categoria di fine a quello di strumento e di mezzo per il trionfo di una economia o di una razza o di una classe sociale o peggio di un dittatore paranoico&#8230; L’uomo è qualcosa di assoluto, che esige un rispetto incondizionato e perciò non può essere mai ridotto a rango di un mezzo, essendo egli stesso un fine per tutto l’universo, materiale e biologico, che sta sotto di lui e che a lui è stato ordinato. Col valore dell’uomo crollano tutti i valori della vita umana.<br />
(da C. Gnocchi, <em>Restaurazione della persona umana</em>, Libreria Editrice Vaticana 2009)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Sopravvivenze]]></title>
<link>http://davidepicatto.wordpress.com/2009/10/21/sopravvivenze/</link>
<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 14:19:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>Davide Picatto</dc:creator>
<guid>http://davidepicatto.wordpress.com/2009/10/21/sopravvivenze/</guid>
<description><![CDATA[La copertina di Sopravvivenze. Street, foto di Luca Volpi, CC 2.0. Sopravvivenze, racconto di Davide]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="attachment_161" class="wp-caption alignright" style="width: 202px"><a href="http://www.flickr.com/photos/luca_volpi" target="_blank"><img class="size-full wp-image-161" title="Sopravvivenze_copertina" src="http://davidepicatto.wordpress.com/files/2009/10/7789843_cover.jpg" alt="La copertina di Sopravvivenze. Street, foto di Luca Volpi, CC 2.0." width="192" height="314" /></a><p class="wp-caption-text">La copertina di Sopravvivenze. Street, foto di Luca Volpi, CC 2.0.</p></div>
<p style="text-align:justify;"><em>Sopravvivenze</em>, racconto di Davide Picatto, 12 p., eBook, download gratuito.</p>
<p style="text-align:justify;">Tre giovani della Torino bene, un pensionato inacidito, un pusher nigeriano, un padre stressato ed una coppia in frantumi: sono i protagonisti che sopravvivono in questo racconto nero.</p>
<p style="text-align:justify;">Lo potete scaricare <span style="text-decoration:underline;">gratuitamente</span> da Lulu.com in formato .pdf: lo trovate a <a href="http://www.lulu.com/content/e-book/sopravvivenze/7789843" target="_blank">questa</a> pagina.</p>
<p style="text-align:justify;">Se il racconto vi è piaciuto e se volete sostenere il mio lavoro, tornate qui e <a href="https://www.paypal.com/cgi-bin/webscr?cmd=_s-xclick&#38;hosted_button_id=9081128" target="_blank">offrite quello che ritenete possa valere</a> (io lo valuto <span style="text-decoration:underline;">2,00€</span>).</p>
<p style="text-align:justify;">Se vi fidate ciecamente di me, beh, allora potete fare <a href="https://www.paypal.com/cgi-bin/webscr?cmd=_s-xclick&#38;hosted_button_id=9081233" target="_blank">prima l&#8217;offerta e poi il download</a>.</p>
<p style="text-align:justify;">Potete sostenermi in vari modi: economicamente, lasciando commenti in calce a questo post o alla pagina di Lulu, condividendo questo <a href="http://davidepicatto.wordpress.com/2009/10/21/sopravvivenze/" target="_blank">link</a> via mail, Facebook, Twitter o tramite qualche altra diavoleria. Ma il metodo più sicuro per invogliarmi a continuare è leggermi. Se lo avete fatto, ditemi cosa ne pensate.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="margin-top:10px;margin-bottom:0;padding-bottom:0;text-align:center;line-height:0;"><a href="http://feeds.feedburner.com/~r/StorieNarrazioniSguardiObliqui/~6/1" target="_blank"><img style="border:0;" src="http://feeds.feedburner.com/StorieNarrazioniSguardiObliqui.1.gif" alt="Storie, narrazioni, sguardi obliqui" /></a></p>
<p style="margin-top:5px;padding-top:0;font-size:x-small;text-align:center;"><a href="http://feedburner.google.com/fb/a/headlineanimator/install?id=ko3gci5i3kkam9kvi8jg6dgvbo&#38;w=1" target="_blank">↑ Grab this Headline Animator</a></p>
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</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Face to face! - Paolo Baron]]></title>
<link>http://scrittoriprecari.wordpress.com/2009/10/21/face-to-face-paolo-baron/</link>
<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 01:25:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>scrittoriprecari</dc:creator>
<guid>http://scrittoriprecari.wordpress.com/2009/10/21/face-to-face-paolo-baron/</guid>
<description><![CDATA[Toilet è una realtà letteraria giovanissima, tenace, incredibilmente in mutazione e soprattutto capa]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		STRONG.ctl { font-weight: medium } --></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="JUSTIFY"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><a href="http://www.toilet.it/" target="_blank"><strong><img class="alignleft" src="http://photos-g.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc1/hs020.snc1/3046_1124316463161_1084611650_30596416_644189_n.jpg" alt="" width="113" height="108" />Toilet</strong></a> è una realtà letteraria giovanissima, tenace, incredibilmente in mutazione e soprattutto capace di tirare fuori veri e propri conigli dal cilindro.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="JUSTIFY"><span style="font-family:Times New Roman,serif;">La testa (rasata) dietro questa energia editoriale è <strong>Paolo Baron</strong> e mi sono fatto due chiacchiere veloci con lui…</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom:0;" align="JUSTIFY"><strong><span style="font-family:Times New Roman,serif;">Toilet. Detersivo, detergente, profumo o che?</span></strong></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="JUSTIFY"><span style="font-family:Times New Roman,serif;">Scelgo il detergente, un detergente profumato per le ansie del quotidiano, direi. </span><strong><span style="font-family:Times New Roman,serif;">Toilet</span></strong><span style="font-family:Times New Roman,serif;">, la nostra raccolta di racconti da leggere in bagno è un momento di distacco da tutto quello che è fuori dalla porta (del bagno appunto) che è poi il luogo dove “consigliamo” di leggerlo, almeno ci piacerebbe che fosse così, anche se in metro, tram, aereo va bene lo stesso&#8230;</span></p>
<p><strong><span style="font-family:Times New Roman,serif;">Quando avete messo la prima maiolica e perché?</span></strong></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="JUSTIFY"><span style="font-family:Times New Roman,serif;">Alla fine del 2005, volevamo mettere su carta quello che già pubblicavamo su web <a href="http://www.toilet.it" target="_blank">(www.toilet.it</a>) per il puro piacere di raccontare storie. Ci piaceva l’idea di farci leggere anche lontano da un pc, partendo appunto dal bagno. Il numero 0 rimase in giro per 6 mesi prima di accorgerci che la gente lo aveva richiesto ancora e ancora presso le librerie amiche dove lo avevamo “poggiato” per vedere cosa succedeva.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="JUSTIFY"><strong><span style="font-family:Times New Roman,serif;">Chi legge e chi scrive Toilet ma soprattutto cosa rende un racconto &#8220;da Toilet&#8221;?</span></strong></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="JUSTIFY"><span style="font-family:Times New Roman,serif;">A leggere e scegliere siamo in dieci, editor di professione, scrittori e non. Tutti sfrenati lettori di libri.<br />
Lo scrivono tutti coloro che hanno la voglia e le qualità per mettere su carta un’emozione o una storia ben raccontata, con una bella prosa senza lungaggini.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="JUSTIFY"><strong><span style="font-family:Times New Roman,serif;">Ma si può fare sesso in un bagno?</span></strong></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="JUSTIFY"><span style="font-family:Times New Roman,serif;">Non esiste un posto dove non si possa fare sesso, non credi? Il bagno offre una serie di spunti, la vasca, la cabina doccia, non esiste un limite alla fantasia. Quando la natura si scatena non guardi dove sei.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="JUSTIFY"><strong><span style="font-family:Times New Roman,serif;">La domanda voleva portarti alla vostra ultima fatica “<a title="I love porn" href="http://www.iloveporn.it/" target="_blank">I love porn</a>”. Ce ne parli e ci dici come avete scelto i porno scrittori che hanno macchiato la carta?</span></strong></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="JUSTIFY"><span style="font-family:Times New Roman,serif;">Anche se è un progetto ben distinto, abbiamo voluto utilizzare lo stesso sistema di raccolta di toilet, il nostro sito internet, abbiamo inserito il link a <a title="www.iloveporn.it" href="http://www.iloveporn.it/" target="_blank">www.iloveporn.it </a>e poi un bando che diceva: pornografia: s. f. trattazione o rappresentazione, in scritti, disegni, fotografie, spettacoli, di temi o soggetti osceni, fatta senza altro intento che quello di stimolare eroticamente i fruitori.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="JUSTIFY"><span style="font-family:Times New Roman,serif;">Ci è arrivato di tutto, e credimi, ci sono i termini per un’indagine sociologica su: “l’interpretazione della pornografia del nostro tempo”. Abbiamo letto tutti i racconti pervenuti ed abbiamo capito che esiste una confusione tra porno, sesso e descrizioni schifose degli atti più strambi e spesso disgustosi che puoi immaginare, ma questa è un’altra storia. Così, scelto il meglio dal materiale ricevuto, abbiamo reclutato direttamente un piccolo gruppo di autori ed autrici a cui abbiamo chiesto di trasmettere un’esperienza, un’idea, un sogno.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="JUSTIFY"><span style="font-family:Times New Roman,serif;">Il risultato è un volume pieno di racconti a base di sesso intenso, chiaro, vibrante, a volte estremo, a volte dolce. A sfondo ironico, misterioso o politico. Sesso nella sua magia e nelle sue aberrazioni, l’ho scritto anche nell’introduzione.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="JUSTIFY"><strong><span style="font-family:Times New Roman,serif;">Tu sei anche un musicista e te la servo lì: la colonna sonora ideale per stare sotto le coperte?</span></strong></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="JUSTIFY"><span style="font-family:Times New Roman,serif;">Questa tua domanda è troppo bella per essere vera, era preparata, lo diciamo? Infatti mi permette di annunciare l’uscita di </span><a title="PLAY TO LOVE" href="http://www.playtolove.it/" target="_blank"><strong><span style="font-family:Times New Roman,serif;">PLAY TO LOVE</span></strong></a><span style="font-family:Times New Roman,serif;">.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="JUSTIFY"><span style="font-family:Times New Roman,serif;">Volevamo diversificare l’offerta, insomma: “non solo libri”.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="JUSTIFY"><strong><a title="PLAY TO LOVE" href="http://www.playtolove.it/" target="_blank"><strong><span style="font-family:Times New Roman,serif;">PLAY TO LOVE </span></strong></a></strong><span style="font-family:Times New Roman,serif;">è un cd espressamente scritto e registrato per fare sesso. Niente compilation e robe tipo love songs. Abbiamo inciso una lunga serie di brani cercando di trasmettere una sensazione di pace e relax. Siamo stati attentissimi a non infastidire con suoni distorti o batterie assordanti, abbiamo lavorato nota per nota, rullanti e casse, per regalare un’atmosfera diversa agli spazi dedicati all’intimità. Le ritmiche di </span><strong><a title="PLAY TO LOVE" href="http://www.playtolove.it/" target="_blank"><strong><span style="font-family:Times New Roman,serif;">PLAY TO LOVE</span></strong></a></strong><strong><span style="font-family:Times New Roman,serif;"> </span></strong><span style="font-family:Times New Roman,serif;"> ti “cullano” senza mai eccedere in velocità, oscillando, tra i 60 e i 90 bpm, una velocità volutamente vicina alla frequenza cardiaca (70-75 bpm in un essere umano adulto a riposo), così da trasmettere, in maniera subliminale, un’ulteriore sensazione naturale di piacere e rilassatezza, quella dell’utero materno per dirla tutta.<br />
Otto mesi di produzione, un mixaggio in uno studio tra i migliori della capitale e il mastering affidato a Greg Calbi che ha lavorato con così tanti artisti che non avrei spazio per elencarli: David Byrne, Brian Eno; ha masterizzato </span><strong><span style="font-family:Times New Roman,serif;">The unforgettable fire</span></strong><span style="font-family:Times New Roman,serif;"> degli U2, mi vengono i brividi solo a pensarci. Ha lavorato anche con John Lennon, un’esperienza unica.</span><strong> </strong></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="JUSTIFY"><strong><span style="font-family:Times New Roman,serif;">Toilet: stimolante e…</span></strong></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="JUSTIFY"><span style="font-family:Times New Roman,serif;">Divertente, a volte amaro, crudele e altre vivo, pungente, polemico, critico, insomma qualcosa di estremamente eterogeneo. Così come eterogenee saranno le proposte della nostra casa editrice, la <a title="80144edizioni" href="http://www.80144edizioni.it/" target="_blank">80144edizioni</a>, lungo tutto quest’anno e sicuramente lungo i prossimi.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="JUSTIFY"><span style="font-family:Times New Roman,serif;">Stiamo cercando infatti di evidenziare la netta distinzione tra Toilet e gli altri progetti (come appunto </span><strong><span style="font-family:Times New Roman,serif;">I love porn</span></strong><span style="font-family:Times New Roman,serif;"> e </span><strong><span style="font-family:Times New Roman,serif;">PLAY TO LOVE</span></strong><span style="font-family:Times New Roman,serif;">) per evitare di fossilizzarci su quello che è il nostro cavallo di Troia, ma che adesso si sta aprendo e, uno ad uno, sta facendo uscire Ulisse e i suoi guerrieri. Ma non intendiamo bruciare niente, state tranquilli&#8230;</span></p>
<p style="margin-bottom:0;text-align:right;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;"><em><a title="Alex Pietrogiacomi" href="http://thebackinblack.splinder.com/" target="_blank">Alex Pietrogiacomi</a></em><br />
</span></p>
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