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	<title>sculpture-carving &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/sculpture-carving/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "sculpture-carving"</description>
	<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 10:33:09 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[I santi nel legno dei cieli]]></title>
<link>http://robedachiodi.wordpress.com/2009/10/11/i-santi-nel-legno-dei-cieli/</link>
<pubDate>Sun, 11 Oct 2009 21:46:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>giuseppefrangi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ma una mostra che vorrei davvero vedere c&#8217;è: The Sacred Made Real, scultura e pittura spagnola]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Ma una mostra che vorrei davvero vedere c&#8217;è: <em>The Sacred Made Real</em>, scultura e pittura spagnola tra 1600 e 1700 alla <a href="http://www.nationalgallery.org.uk/whats-on/exhibitions/the-sacred-made-real">National Gallery</a> di Londra. Sono i precursori straordinari di ogni iperrealismo. Ne parla l&#8217;ultimo numero del <em>Giornale dell&#8217;Arte</em> (bello il titolo: “I santi nel legno dei cieli&#8221;), dove il curatore Xavier Bray intervistato spiega che la scultura aveva una potenza emotiva molto maggiore alla pittura e che lo stesso Velazquez aveva appreso la tecnica della scultura dipinta: «La scultura era la forma d&#8217;arte preferita per rendere più immediata e diretta la religione, risvegliava tutti i sensi».</p>
<p>Non è difficile crederlo se si guardano queste due opere stupefacenti esposte alla National Gallery. La prima è il <em>San Giovanni di Dio</em> di Alonso Cano, l&#8217;altro è la testa del <em>San Francesco in meditazione</em> di Pedro de Mena, proveniente da Toledo.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-953" href="http://robedachiodi.wordpress.com/2009/10/11/i-santi-nel-legno-dei-cieli/sacred_made_real_3_500/"><img class="alignleft size-medium wp-image-953" title="sacred_made_real_3_500" src="http://robedachiodi.wordpress.com/files/2009/10/sacred_made_real_3_500.png?w=200" alt="sacred_made_real_3_500" width="200" height="300" /></a> <a rel="attachment wp-att-954" href="http://robedachiodi.wordpress.com/2009/10/11/i-santi-nel-legno-dei-cieli/2501921372_c45214fc8f/"><img class="alignright size-medium wp-image-954" title="2501921372_c45214fc8f" src="http://robedachiodi.wordpress.com/files/2009/10/2501921372_c45214fc8f.jpg?w=211" alt="2501921372_c45214fc8f" width="211" height="300" /></a></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Che notte con Gaudenzio!]]></title>
<link>http://robedachiodi.wordpress.com/2009/07/06/una-notte-con-gaudenzio/</link>
<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 21:01:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>giuseppefrangi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Serata di rovesci a Varallo. Sul piazzale del Sacro Monte con Valter Malosti a preparare una serata ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Serata di rovesci a Varallo. Sul piazzale del Sacro Monte con Valter Malosti a preparare una serata su cui si riverserà la tempesta. La voce riempie lo spazio, che è fatto per essere abitato dal calore degli uomini. L&#8217;occasione è l&#8217;inaugurazione delle bussole alla cappella della Crocifissione: soluzione un po&#8217; rude, ma efficace per tornare “dentro&#8221; quella cappella che resta una delle cose più emozionanti che si possano vedere. L&#8217;inginocchiatoio e le tende per stornare i riflessi, restituiscono uno stile di fruizione antico, ma quanto adatto a questo luogo. Un luogo che ti fa palpitare il cuore, con quella giostra di figure a 360 gradi che ti fan sentire subito un amico. <em>È un grande capolavoro inclusivo</em>, questo di Gaudenzio. Fuori si sentono le parole di Testori, che riempiono il piazzale come fossero arrivate esattamente a casa loro: «&#8230;storia di carne, storia, intendo di una carne che si fa creta, pur restando carne»; «quest&#8217;evento dove, come non mai, l&#8217;intridersi, l&#8217;identificarsi della materia dell&#8217;arte nella materia della vita, e di questa in quella, per uno scambio che ha il calore dell&#8217;umano respiro, si fa materia unica e sola».</p>
<p><a rel="attachment wp-att-839" href="http://robedachiodi.wordpress.com/2009/07/06/una-notte-con-gaudenzio/buonladrone/"><img class="alignleft size-medium wp-image-839" title="buonladrone" src="http://robedachiodi.wordpress.com/files/2009/07/buonladrone.jpg?w=216" alt="buonladrone" width="216" height="300" /></a>Mi chiedevo che cosa avesse la cappella della Crocifissione di diverso da tutte le altre Crocifissioni. E mi sono dato questa risposta: qui dentro respiri la certezza che questo non è l&#8217;ultimo atto. Il popolo di Gaudenzio è fatto, fisicamente fatto, della consapevolezza che una festa attende tutti, dopo l&#8217;atto tragico. È una persuasione che leggi nei volti, dipinti o scolpiti, e che immediatamente ti conquista. Verrebbe voglia di rileggere la storia di quel popolo contento che al rintocco delle campane sciama per le strade ad aspettare il cardinale Federico nella più bella pagina dei Promessi Sposi. Eppure questa è una Crocifissione&#8230;: «il cuore di un uomo che ha perforato ogni estetica con l&#8217;onda piena e immensa di una coscienza fattasi amore». Grazie Gaudenzio (e a chi non ci fosse ancora stato raccomando: è uno spettacolo che umanamente non si può perdere: nell&#8217;immagine il Buon ladrone &#8211; di creta o di carne?).</p>
<p>La serata si chiude in bellezza, con un manipolo di felici coraggiosi, la voce di Valter che riempie di dolcezza la notte tempestosa, le immagini immense che corrono proiettate sul grande muro della cappella della Crocifissione. Si capisce che può essere l&#8217;inizio di un bellissimo film&#8230;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Le spalle immense di Niccolò (e quella aguzze di Mazzoni)]]></title>
<link>http://robedachiodi.wordpress.com/2009/04/30/lombra-immensa-di-niccolo-e-quella-sottile-di-mazzoni/</link>
<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 22:13:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>giuseppefrangi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Alla fine sono riuscito a vedere la mostra su Guido Mazzoni e Antonio  Begarelli a Modena. Mi ritrov]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a rel="attachment wp-att-684" href="http://robedachiodi.wordpress.com/2009/04/30/lombra-immensa-di-niccolo-e-quella-sottile-di-mazzoni/niccolo/"><img class="alignleft size-medium wp-image-684" title="niccolo" src="http://robedachiodi.wordpress.com/files/2009/04/niccolo.jpg?w=199" alt="niccolo" width="199" height="300" /></a>Alla fine sono riuscito a vedere la mostra su Guido Mazzoni e Antonio  Begarelli a Modena. Mi ritrovo nella<a href="http://robedachiodi.wordpress.com/?s=mazzoni"> mia idea</a>: che Mazzoni sia soprattutto un fenomeno  di straordinario eclettismo. Il senso popolare dei suoi compianti viene in seconda  istanza: insomma poco a vedere con il Gaudenzio del Sacro Monte. Avendo  visto la mostra posso essere più esaustivo nella mia ipotesi. Infatti  in apertura ci troviamo di fronte l&#8217;“immenso&#8221; San Domenico di Niccolò dell’Arca,  proveniente dal Museo della chiesa di san Domenico di Bologna. Una scultura di una presenza colossale, con una carica patetica che riempie da sola la grande sala. I grandi occhi che sprofondano nel breviario aperto, sono un condensato di umanità: c’è un senso di calma, c’è un senso quanto mai vasto della vita e dell’uomo.Vasto come quelle grandi mani che tengono il libro e che sembrano in grado di accogliere qualunque cosa. Difficile reggere il confronto con un simile capolavoro, in cui ogni piega della pelle non ricade mai su se stessa, ma rimanda a un’idea immensa della vita e della realtà. Difficile paragonarsi con una simile “magnanimità&#8221; poetica.</p>
<p>Al confonto Mazzoni sembra così calligrafico, impostato. Cerca effetti speciali, approdando a effetti da brividi (la lingua della Madalena che nell’urlo va a sbattere sul palato). Ma ultimamente prevale un sottile, implacabile senso ossessivo. Un voler andare dentro il dolore non per cercare partecipazione ma per trovare gridolini di meraviglia (o di orrore). Anche le sue straordinarie Marie chiuse nel guscio dei loro manti, un po’ alla borgognona, sembrano voler stare sole con se stesse, sigillate nelle loro smorfie. Non cercano condivisione. Non sollecitano una coralità, come invece succede nella meravigliosa cappella della Crocifissione di Varallo, dove Gaudenzio ha la forza di far sentire tutti popolo.  Se Gaudenzio scolpisce a forza di carezze, Mazzoni invece agisce un bisturi, per andare dentro impietosamente nelle pieghe della pelle, per sagomare I denti. Evidentemente il soggiorno ferrarese aveva lasciato un segno profondo…</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Come spiegherei la Pietà Rondanini a dei ragazzi di 14 anni.]]></title>
<link>http://robedachiodi.wordpress.com/2009/04/18/come-spiegherei-la-pieta-rondanini-a-dei-ragazzi-di-14-anni/</link>
<pubDate>Sat, 18 Apr 2009 09:58:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>giuseppefrangi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Una frequentatrice del blog ha posto il problema: i suoi allievi in visita ai musei del Castello Sfo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Una frequentatrice del blog ha posto il problema: i suoi allievi in visita ai musei del Castello Sforzesco, sono rimasti incantati davanti al Barnabò Visconti e sono rimasti invece indifferenti davanti alla Pietà Rondanini. L’ho sentita un po’ come una sfida e provo a dire come l’affronterei.<br />
<a rel="attachment wp-att-658" href="http://robedachiodi.wordpress.com/2009/04/18/come-spiegherei-la-pieta-rondanini-a-dei-ragazzi-di-14-anni/aaagambe/"><img class="alignleft size-medium wp-image-658" title="aaagambe" src="http://robedachiodi.wordpress.com/files/2009/04/aaagambe.jpg?w=250" alt="aaagambe" width="250" height="300" /></a>Partirei ad altezza d’occhio (il loro). Dalle gambe di Gesù, la parte “conclusa” dell’opera. Farei notare la meraviglia di quei ginocchi, di quelle rotule scolpite senza una sbavatura. Farei notare come la gamba cada, se non morta, addormentata, con i muscoli rilasciati. La parte interna della coscia in particolare colpisce: asciutta, affusolata, perfetta.</p>
<p>Farei notare e memorizzare quella perfezione che non è una perfezione astratta, ma è quintessenza della bellezza che l’uomo è, tant’è che vien voglia di accarezzare, di sentire se lì la vità davvero c’è… (è gamba di un atleta, un salttore in alto potrebbe averne una così…)</p>
<p>A questo punto chiederei loro, prima di alzare lo sguardo, di chiudere gli occhi e di immaginare come avrebbe potuto essere quella scultura se fosse continuata  tutta così: “Michelangelo, ragazzi, è uno che ci sapeva fare come nessuno altro…”</p>
<p>Riaprendo gli occhi si trovano ad affrontare la realtà di una scultura che ha imboccato un’altra strada: è il passaggio più delicato. Il passaggio che produce incomprensioni.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-659" href="http://robedachiodi.wordpress.com/2009/04/18/come-spiegherei-la-pieta-rondanini-a-dei-ragazzi-di-14-anni/aaabracciojpg/"><img class="alignleft size-medium wp-image-659" title="aaabracciojpg" src="http://robedachiodi.wordpress.com/files/2009/04/aaabracciojpg.png?w=161" alt="aaabracciojpg" width="161" height="300" /></a>È un passagio che non va affrontato di petto, ma preso lateralmente. Cioè da quel braccio sospeso sulla destra (con la vena che pulsa…) che indica una svolta drammatica nelle vicende di questa scultura. La figura cui appartenevano quelle gambe, nella prima versione era spostata verso la nostra sinistra, pendeva da quella parte, sempre con quel senso di corpo a peso morto. Poi l’artista ha preso una decisione estrema, che si potrebbe giudicare inspiegabile sapendo ormai, avendolo sprimentato, quasi tattilmente sulle gambe, che quell’artista ha la capacità di render vivo il marmo. Ma una ragione evidentemente ci doveva essere.<br />
E qui chiederei loro di provare a formulare qualche ipotesi, senza togliere lo sguardo da quel marmo diventato lassù così nebuloso. Può essere che qualcuno azzecchi una risposta di questo tipo: che Michelangelo voleva legare di più la mamma e il figlio, far vedere quanto bene li unisse e che poi si trovò a non poter chiudere il lavoro per cause di vecchiaia. “Fuocherello, quasi fuoco: ragazzi”.</p>
<p>Le cose potrebbero essere andate così: Michelangelo ad un certo punto, mentre vecchissimo lavorava a questa scultura aveva capito con chiarezza l’idea che l’aveva generata e a cui doveva “obbedire”. E qual era questa idea? Che quando un figlio muore, non si dà che una mamma sia una spettatrice. È una a cui muore qualcosa dentro. Quindi bisognava annullare distanze, fare dei due personaggi quasi un personaggio unico, per dire questa coincidenza di destino (m’è venuto in mente che Michelangelo ha reso in scultura quell’idea straziante che abbiamo visto nel recente funerale delle vittime del terremoto, quando la bara di un bambino è stata appoggiata sopra quella della mamma: un “essere insieme”, irriducibilmente).<br />
<a rel="attachment wp-att-660" href="http://robedachiodi.wordpress.com/2009/04/18/come-spiegherei-la-pieta-rondanini-a-dei-ragazzi-di-14-anni/aaavolti/"><img class="alignleft size-medium wp-image-660" title="aaavolti" src="http://robedachiodi.wordpress.com/files/2009/04/aaavolti.jpg?w=300" alt="aaavolti" width="300" height="204" /></a>Siamo al punto: se l’idea era questa, come si poteva renderla in scultura? Rendendo potente quel senso di fusione tra le due figure, quasi calamitate una dentro l’altra. Farei osservare il particolare della mano della mamma che sembra infilarsi nel corpo del figlio. O quella del mento che s’appoggia con delicatezza sulla testa di Gesù.<br />
Impossibile descrivere per filo e per segno quell’idea: sarebbe diventata qualcosa di banale. Invece quell’idea ha bisogno di restare nell’indistinto, di restare inafferrabile nel suo mistero. Per questo il non finito di Michelangelo è un passo concettulamente oltre il suo finito. Racconta di più, in larghezza e in profondità.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-661" href="http://robedachiodi.wordpress.com/2009/04/18/come-spiegherei-la-pieta-rondanini-a-dei-ragazzi-di-14-anni/2154247703_8aedaba176/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-661" title="2154247703_8aedaba176" src="http://robedachiodi.wordpress.com/files/2009/04/2154247703_8aedaba176.jpg?w=72" alt="2154247703_8aedaba176" width="72" height="96" /></a>Infine farei notare quei due grandi archi che disegnano la scultura vista sul lato destro (quelle disegnato dalla schiena inarcata di Maria) e quello di visto dal lato frontale, disegnato  dalla gamba incurvata e dal braccio “rifiutato”. È come se il blocco di marmo avesse preso le funzioni di un grembo, di un contenitore perfetto per tenere dentro due esseri inscindibili.</p>
<p>Per questo alla domanda madre, che ingombra la testa dei ragazzi: comunque sia questa è opera lasciata a metà strada. Il Barnabò Visconti, invece, è là tutto bello, concluso in ogni dettaglio. Non voglio forzare risposte. Ma dico questo: Ragazzi, guardate bene quei due volti. Sono loro a depositarsi nei vostri sguardi, nonostante le riserve che poete avere. E quando vi capiterà nella vita di scorgere momenti di struggente tenerezza, nel dolore ma anche nella gioia, tra una madre e un figlio, vedrete che la memoria corre subito qui.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Quella Madonna-origami della Certosa]]></title>
<link>http://robedachiodi.wordpress.com/2009/04/14/quella-madonna-origami-della-certosa/</link>
<pubDate>Tue, 14 Apr 2009 22:52:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>giuseppefrangi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Va bene, prendiamolo come regalo per il primo compleanno di questo blog, altrimenti mi sentirei un p]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a rel="attachment wp-att-650" href="http://robedachiodi.wordpress.com/2009/04/14/quella-madonna-origami-della-certosa/annunciatapavia/"><img class="aligncenter size-full wp-image-650" title="annunciatapavia" src="http://robedachiodi.wordpress.com/files/2009/04/annunciatapavia.jpg" alt="annunciatapavia" width="617" height="291" /></a></p>
<p>Va bene, prendiamolo come regalo per il primo compleanno di questo blog, altrimenti mi sentirei un po’ in soggezione. Due amici professori che la stanno studiando, mi hanno “regalato” questa immagine di un capolavoro misterioso custodito nel Capitolo dei Fratelli della Certosa di Pavia. È la Madonna annunciata che costituisce la predella di una pala marmorea con una Pietà: un bassorilievo che per bellezza rischia di scompaginare tutte le classifiche compilate dal sottoscritto. Ha una fantasia imbizzarrita questo anonimo artista (il nome “di routine“ era quello dei Mantegazza), che si permette licenze sorprendenti. La Madonna sembra avvitarsi dentro la sua veste, come una sirena nelle sue squame (ma invece di nuotare potrebbe innalzarsi in volo); il vento che la scuote e la sospinge un bel po’ lontana dal leggio è un vento  decisamente irriverente (del resto dall’altra parte non ci sta un angelo an nunciante, ma una tribù di angeli).</p>
<p>Lo spazio in cui si trova ha un che di prelottesco, con quei muri nudi che sembrano contenere un vuoto e nascondere angosce domestiche. I riferimenti colti, come i medaglioni classici sul basamento un po’ troppo imperioso del leggio, sembrano lì più che altro per assolvere ad un dovere. La sostanza è al contrario tutta volatile, fremente, con quella Madonna- origami che sembra accartocciarsi per poi distendersi ed aprirsi in tutta la sua bellezza svagata  e adolescenziale. Una Lombardia non prevista, spigolosa e di umor acido, ma che non recede dalla sua tenerezza. Seguiremo con curiosità accanita cosa si scoprirà di questo capolavoro.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le sculture (per me ) più belle del mondo]]></title>
<link>http://robedachiodi.wordpress.com/2009/04/02/le-sculture-per-me-piu-belle-del-mondo/</link>
<pubDate>Wed, 01 Apr 2009 23:05:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>giuseppefrangi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Visto che tra pochi giorni il piccolo Crocefisso comperato dallo Stato e di pretesa attribuzione mic]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Visto che tra pochi giorni il piccolo Crocefisso comperato dallo Stato e di pretesa attribuzione michelangiolesca approda a Milano a fianco del Michelangelo più bello che ci sia, la Pietà Rondanini, mi è venuto lo sfizio di stilare la classifica delle sculture per me più belle del mondo. Con qualche paletto: niente opere dell’antichità, poche viste e non sufficientemente conosciute. E una esclusione forzata del grande romanico che potrebbe ingombrare in eccesso la classifica (Chartres, facciata ovest, Bamberga, Reims, Moissac, Vezelay, Silos…). Considero solo sculture di cui si sappia, nome e cognome, l’autore. E per ogni autore mai più di un’opera.</p>
<p>1.	Michelangelo, Pietà Rondanini</p>
<p>2.	Donatello, Discesa al Limbo, Pulpito nord, San Lorenzo</p>
<p>3.	Giovanni Pisano, La Tomba di Margherita di Brabante, Genova</p>
<p>4.	Wiligelmo, La creazione di Eva, Modena, Duomo</p>
<p>5.	BenedettoAntelami, La Crocifissione del Duomo di Parma</p>
<p>6.	Bernini, Apollo e Dafne</p>
<p>7.	Cellini, il Duca Cosimo I</p>
<p>8.	Jacopo della Quercia, La Tomba di Ilaria del Carretto</p>
<p>9.	Alberto Giacometti, L’uomo che cammina (1944)</p>
<p>10.	Rodin, Il monumento a Balzac</p>
<p>11.	Nicolò Dell’Arca, Il compianto di Santa Maria della Vita</p>
<p>12.	Costantin Brancusi, il bacio (1908)</p>
<p>13.	Tilman Riemeschneider, l&#8217;altare di Rothenburg</p>
<p>14.	Lorenzo Ghiberti, la predella di bramo nella porta del Paradiso</p>
<p>15.	Gaudenzio Ferrari, la statua di Cristo che sale la scala santa, cappella 32 Sacro Monte di Varallo</p>
<p>Riflessioni a classifica stilata. Primo, le idee non sono così chiare come in quella dei quadri. C’è un filo conduttore, ma mi scopro più condizionato da valori “non sindacabili”. Secondo, la scultura è, per quattro secoli, un’arte radicalmente italiana, un’arte radicalmente italiana. Che fatica lasciar fuori tanti immensi “minori”: Mochi, Laurana, Civitali, Luca Della Robbia, Desdierio da Settignano, Bambaia, Giovanni Antonio del Maino.  Terzo, il Novecento entra a fatica perché i confini della scultura si fanno molto fluidi. E forse proprio in quel terreno sintatticamente inquieto è più grande, Giacometti a parte: Jannis Kounellis e Richard Serra ho la sensazione potrebbero tenere il confronto meglio di Henri Moore.  Pochi dubbi sul primo posto della Pietà Rondanini, vertice e sintesi assoluta di ciò che l’uomo può intuire del proprio destino.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Quel pasticciaccio su Michelangelo]]></title>
<link>http://robedachiodi.wordpress.com/2009/03/31/quel-pasticciaccio-su-michelangelo/</link>
<pubDate>Tue, 31 Mar 2009 22:56:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>giuseppefrangi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Non so per quali bizzarri percorsi mentali si possa aver accostato il nome di Michelangelo a questo ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a rel="attachment wp-att-604" href="http://robedachiodi.wordpress.com/2009/03/31/quel-pasticciaccio-su-michelangelo/locandina3/"><img class="alignleft size-medium wp-image-604" title="locandina3" src="http://robedachiodi.wordpress.com/files/2009/03/locandina3.jpg?w=213" alt="locandina3" width="213" height="300" /></a>Non so per quali bizzarri percorsi mentali si possa aver accostato il nome di Michelangelo a questo crocefisso presenetato ieri alla Università Lateranense di Roma. Un Michelangelo che imponga una smorfia, seppur di dolore, come quella di questo crocifisso, così elegantemente illanguidito è davvero difficile immaginarlo (per la cronaca: il comunicato stampa spiega che «Umberto Baldini, responsabile dell&#8217;Opificio delle Pietre Dure di Firenze, espertizzò 30 anni fa per incarico dello Stato italiano un Cristo Ligneo attribuito a Michelangelo Buonarroti, che fu ritrovato in Libano nel Patriarcato Greco Melkita Cattolico»).  Ma quello che ben più imbarazza sono i pensieri che sono stati associati, nell’occasione, a quest’opera. Si parla di «questa opera non come un Cristo ma come IL CRISTO, per i suoi rimandi teologici, filosofici, religiosi, anatomici e metrologici». Sino a dire che «sembra possibile l&#8217;identificazione finale di Michelangelo con Cristo». Quando invece Michelangelo, mantenendo saggiamente ben distinti i ruoli, si effigiò nei panni di Nicodemo che sorregge il Signore, nel gruppo che aveva pensato per la sua tomba e che invece interruppe rovinosamente (è la Pietà Bandini, oggi al Museo dell’Opera del Duomo di Firenze). Nel suo percorso tormentato e drammatico, Michelangelo non perde mai di vista la realtà oggettiva e non simbolica di Cristo, senza mai mettergli davanti quell’”il” che riduce la persona a simbolo.</p>
<p>Davvero impressionante la deriva di goffaggine di tanta cultura cattolica. Alla presentazione c’era anche monsignor Rino Fisichella. Ci piace ricordargli quel che scriveva Il Sabato in un lontano editoriale del 1991: «Pare un particolare insignificante, ingenuo. E certo lo è nell&#8217;intenzione di chi lo pronuncia. Ma oggettivamente c&#8217;è un abisso. L&#8217;abisso che separa, nel pensiero e nella fraseologia gnostiche, Gesù di Nazareth, fatto storico, da “il Cristo”. Dove “il Cristo” sta per una divinità superiore ed informe che nel cristianesimo prende accidentalmente le sembianze di Gesù di Nazareth, e in altre religioni o civiltà può indifferentemente assumere altri volti storici».</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Luca Della Robbia, vero iperrealista]]></title>
<link>http://robedachiodi.wordpress.com/2009/03/01/luca-della-robbia-il-vero-iperrealista/</link>
<pubDate>Sun, 01 Mar 2009 11:44:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>giuseppefrangi</dc:creator>
<guid>http://robedachiodi.wordpress.com/2009/03/01/luca-della-robbia-il-vero-iperrealista/</guid>
<description><![CDATA[Alla mostra su Della Robbia in corso ad Arezzo è presente anche questa sculturina (28 x 20 cm) che p]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft size-medium wp-image-541" title="della-robbia" src="http://robedachiodi.wordpress.com/files/2009/03/della-robbia.jpg?w=211" alt="della-robbia" width="211" height="300" />Alla mostra su Della Robbia in corso ad Arezzo è presente anche questa sculturina (28 x 20 cm) che proviene dal museo Filangieri di Napoli. Probabilmente si tratta di un frammento della tomba di Pietro d’Aragona, realizzata tra 1444 e 1445, per la chiesa napoletana di San Pietro Martire. Tomba, vista, descritta e ammirata dal Vasari. La testa di giovinetto era forse un medaglione decorativo ad altorilievo realizzato nel momento più alto di Luca Della Robbia, vicino come date al capolavoro di della Visistazione di Pistoia. Che cosa dire davanti a questa testa? Che sembra una cosa senza tempo. O meglio di ogni tempo. Potrebbe essere un figlio dei volti di El Fayumm, o un cugino dei sepolti vivi dalla lava di Pompei; o un fratello di quel volto che, che come racconta Plinio, Butades plasmò nell’argilla per venire incontro al desiderio della figlia innamorata («<em>quibus pater eius inpressa argilla typum fecit et cum ceteris fictilibus induratum igni proposuit</em>»). O, invece potrebbe essere qualcuno di assolutamente contemporaneo, con quel volto da giovane modello e quella capigliatura  sportiva e soprattutto con quello sguardo venato da un inguaribile senso di spaesamento. È un capolavoro come raggelato nel biancore della ceramica invetriata di Luca. Ma insieme è un condensato impressionante di sentimenti (tristezza, angoscia sottile, timore &#8211; tremore della propria stessa bellezza, senso di un vuoto davanti). Mi viene una domanda: perché l’iperrealismo del 900 non è mai riuscito a sfiorare questi livelli? Che cosa gli è mancato? Forse proprio questa capacità di lasciarsi affascinare dall’umano. Di guardare all’umano in rapporto con l’eterno. Come diceva Vasari, Luca «faceva l’opere di terre quasi eterne».</p>
<p>Ultimo pensiero. Luca Della Robbia con la platealità dei suoi bianchi e azzurri sempre perfettamente ritagliati e con la replicabilità quasi seriale dei suoi modelli potrebbe essere il primo artista pop della storia. È vero che non si inventa mai niente e che quel che conta è andare più in fondo e con passo nuovo sulla strada che qualcun altro ha già senz’altro intrapreso.</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Michelangelo, zuffa infinita]]></title>
<link>http://robedachiodi.wordpress.com/2009/02/19/michelangelo-zuffa-infinita/</link>
<pubDate>Wed, 18 Feb 2009 23:36:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>giuseppefrangi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Un libretto della serie dei Pesci Rossi si arrovella attorno al capolavoro giovanile di Michelangelo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Un libretto della serie dei Pesci Rossi si arrovella attorno al capolavoro giovanile di Michelangelo, <em>La Centauromachia</em> o <em>Zuffa dei Centauri </em>(autori Sergio Risaliti e Francesco Vossilla). Le dimensioni sono notevoli, 80 cm. x 90,5. L’emissario dei Gonzaga, il Borromeo, affascinato aveva contato in quel caos «25 teste e 20 corpi».  Se pensato realizzato negli anni di Lorenzo, fa impressione la precocità di Michelangelo nel demolire tutte le certezze. Il bassorilievo non dà punti di riferimento. Ogni angolo può essere preso come epicentro. Scrivono i due autori, Michelangelo esprime l’idea di un’azione infinita, in un luogo non perimetrabile, in un crescendo di ferocia. «Invece di distribuire i conìmbattenti su piani paralleli non interferenti e staccati l’uno dall’altro per essere scalati verso il fondo (come nel bassorilievo quattrocentesco o antico), Michelangelo ha disposto le figure in una molteplicità di piani. Onde di personaggi che possono sfumare l’una nell’altra secondo un ordine non più rigidamente prospettico». Nella Biografia del Condivi Michelangelo accredita il mito dell’opera del suo genio giovanile. In realtà, sostengono gli autori, continuò a lavorare all’opera sin quando restò a Firenze negli anni 30.  Da notare il corpo femminile al centro, dal corpo ammorbidito e costretta alla posa lasciva “presa da dietro”  che Degas riprese nel pastello <em>Le Bain</em>, 1895, della Fondazione Beyeler. Per questo il bassorilievo non va visto solo frontale ma di sbieco da destra e da sinistra: così le figure saltano fuori dal marmo, come se la lastra fosse un pullulare infinito di movimento.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-524" title="michelangelo-zuffa-dei-centauri-firenze-casa-buonaroti-1492ca" src="http://robedachiodi.wordpress.com/files/2009/02/michelangelo-zuffa-dei-centauri-firenze-casa-buonaroti-1492ca.jpg?w=300" alt="michelangelo-zuffa-dei-centauri-firenze-casa-buonaroti-1492ca" width="300" height="272" /></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Canova, fu vera carne?]]></title>
<link>http://robedachiodi.wordpress.com/2009/01/30/la-carne-di-canova/</link>
<pubDate>Thu, 29 Jan 2009 23:19:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>giuseppefrangi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Con una bella recensione alla mostra di Forlì su Avvenire (martedì 27)Maurizio Cecchetti tenta di ri]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Con una bella recensione alla mostra di Forlì su <a href="http://edicola.avvenire.it/ee/avvenire/default.php?pSetup=avvenire">Avvenire </a>(martedì 27)Maurizio Cecchetti tenta di riscattare Antonio Canova dal feroce e definitivo de profundis che Roberto Longhi gli affibiò nel <em>Viatico per cinque secoli di pittura veneziana</em>: «Lo scultore nato morto, il cui cuore è ai Frari, la cui mano è all’Accademia e il resto non so dove». Cecchetti tenta il recupero, accusando l&#8217;obbrobrio di un Canova  «cucinato alla Winckelmann» con i restauri alla candeggina dei capolavori dell’Ermitage. All&#8217;opposto non c’è Canova senza le patine che stendeva sui suoi marmi per renderli vivi (sino all’aneddoto del rossetto steso sulle labbra di Ebe). «…nelle sue levigatissime sculture, mostrando il marmo una leggera vena, ecco che lui, disperato, la copre con le patine, perché la bellezza della carne gloriosa, la carne del paradiso deve essere più desiderabile della carne terrestre». La chiave di lettura è suggestiva e intellettualmente generosa. Ma a me resta una invincibile ritrosia davanti a Canova. Le mani non affondano mai nel marmo come se fosse carne. Tutt&#8217;al più danzano. Della carne scorgo solo un simulacro. Canova si tiene sempre fuori con un’abilità e un eclettismo invidiabili. Molto più vicino a Jeff Koons che a Bernini. E son certo che se avesse avuto a disposizione la plastica, non l’avrebbe di sicuro disdegnata.<br />
Per dirla tutta, amo più il Canova mattatore culturale tra papi e imperatori che il Canova scultore (e poi non riesco a perdonargli l’idea tetra delle tombe a piramide in cui, tra l’altro, è finito anche il suo cuore…)</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-486" title="canova_grazie" src="http://robedachiodi.wordpress.com/files/2009/01/canova_grazie.gif" alt="canova_grazie" width="300" height="300" /></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Michelangelo non ripete]]></title>
<link>http://robedachiodi.wordpress.com/2009/01/14/michelangelo-non-ripete/</link>
<pubDate>Tue, 13 Jan 2009 23:23:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>giuseppefrangi</dc:creator>
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<description><![CDATA[È la ragione più che plausibile con cui un personaggio autorevole mi spiega perché il Crocifisso com]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft size-medium wp-image-435" title="ITALY-ART-MICHELANGELO-CRUCIFIX" src="http://robedachiodi.wordpress.com/files/2009/01/000_par2326795.jpg?w=202" alt="ITALY-ART-MICHELANGELO-CRUCIFIX" width="202" height="300" />È la ragione più che plausibile con cui un personaggio autorevole mi spiega perché il Crocifisso comperato dallo stato italiano ed esposto in questi giorni alla Camera non può essere di Michelangelo. Il Crocifisso resta bellissimo, il tempo è quello (ultimo scorcio di &#8216;400), ma la mano non è quella. L&#8217;idea di “ripetersi&#8221; è radicalmente estranea a Michelangelo. Non è tipo da tornare mai sui suoi passi: lo dice a chiare lettere il catalogo della sua opera. Ma lo dice ancor più chiaramente la sua tempestosa natura artistica. Michelangelo è uomo da idee uniche: nessuno lo è più di lui, neppure Leonardo che bissa la Vergine delle Rocce. È un incontentabile, che non conclude. Perché il concludere è un diminuire. E uno che non conclude come può ripetersi?</p>
<p>Post scriptum. Comunque è bellissimo. E mi richiama questo breve passaggio da <em>Passio Laetitiae et Felicitatis</em>, di Testori (è Felicita, davanti al Crocifisso in cui ha riconosciuto immedisimato il fratello morto): «Sarà stato che quella medesima lux o luse dava a quella carna statuaria la tenerezza d&#8217;una <em>carna viventa</em> o viva fin a pochissimi minuti prima&#8230;».</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[La morte-morte di Bill Viola e la morte-vita di Michelangelo]]></title>
<link>http://robedachiodi.wordpress.com/2008/12/30/la-morte-morte-di-bill-viola-e-la-morte-vita-di-michelangelo/</link>
<pubDate>Tue, 30 Dec 2008 12:29:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>giuseppefrangi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Note di viaggio romano. Al Palazzo delle Esposizioni, la mostra “estatica” di Bill Viola. Confermo t]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignright size-medium wp-image-406" title="1229445564439_4-crocifisso-attr-buonarroti-foto-aurelio-amendola" src="http://robedachiodi.wordpress.com/files/2008/12/1229445564439_4-crocifisso-attr-buonarroti-foto-aurelio-amendola.jpg?w=239" alt="1229445564439_4-crocifisso-attr-buonarroti-foto-aurelio-amendola" width="239" height="300" /><img class="alignleft size-medium wp-image-407" title="viola" src="http://robedachiodi.wordpress.com/files/2008/12/viola.jpg?w=300" alt="viola" width="300" height="297" /></p>
<p>Note di viaggio romano. Al Palazzo delle Esposizioni, la mostra “estatica” di Bill Viola. Confermo tutte le <a href="http://robedachiodi.wordpress.com/2008/11/05/tutti-in-estasi-per-bill-viola/">mie riserve</a>, anzi, se possibile, le incremento. L’apice è nel video Emergence, del 2002, in cui si vedono due donne accasciate ai lati di un sepolcro aperto. Da lì, con lentezza che è la cifra stilistica dell’artista americano, esce il corpo mortalmente bianco di un uomo. Esce facendo strabordare il sepolcro di acqua (tralascio le possibili, e un po&#8217; frustre, interpretazioni simboliche). Le due lo accolgono stupite, ma stabili nel loro dolore. E in effetti l’uomo esce dal sepolcro per andarsi a deporre, morto, nelle loro braccia. Una morte dopo una resurrezione. L’idea più necrofila che un artista potesse immaginare (non accosto i nomi, tanto mi suona davvero blasfema questa messa in scena). Il tutto con una calligrafia di immagini perfette, con ritmo tenuto magistralmente sotto controllo, impaginazione impeccabile.<br />
Ma, come più volte ciascuno ha sperimentato, il Signore è davvero buono. E a poche centinaia di metri dal Palazzo delle Esposizioni, ecco che salta all’occhio il grande manifesto che annuncia l’acquisto da parte dello Stato di un piccolo Crocifisso giovanile di  Michelangelo. È alto poco più di 40 centimetri, ed è in legno di tiglio. È un’immagine che pulisce lo sguardo (in senso molto “fisico”): nella sua perfezione trasmette tenerezza. Verrebbe davvero voglia di accarezzarlo, tanto è l’umano che vibra in quella piccola scultura. Se Viola rappresenta un uomo morto nonostante la resurrezione, Michelangelo fa l’opposto: rappresenta un uomo – Cristo – vivo nonostante sia stato ucciso sulla croce. È un Crocifisso in cui la morte già appare come vinta. Un uomo di passione che riesce a sopraffarti con un abbraccio di speranza. Ed è pur così piccolo…<br />
(la foto di Michelangelo, di Aurelio Amendola nel suo bianco e nero un po&#8217; troppo calligrafico non rende l&#8217;idea. Meglio quelle a colori sui manifesti).</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Michelangelo, la Pietà “atacata insieme"]]></title>
<link>http://robedachiodi.wordpress.com/2008/12/22/michelangelo-la-pieta-%e2%80%9catacata-insieme/</link>
<pubDate>Mon, 22 Dec 2008 13:57:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>giuseppefrangi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Visita alla Pietà Rondanini con Lucia e i suoi amici. Colpisce l’esattezza critica con cui il notaio]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft size-medium wp-image-390" title="376277889_3f9ee50e8c" src="http://robedachiodi.wordpress.com/files/2008/12/376277889_3f9ee50e8c.jpg?w=190" alt="376277889_3f9ee50e8c" width="190" height="300" />Visita alla Pietà Rondanini con Lucia e i suoi amici. Colpisce l’esattezza critica con cui il notaio Roberto Ubaldini stila l’inventario il 19 febbraio 1564 dei beni di Michelangelo, il giorno dopo la sua morte, nella casa di Macel de’ Corvi: «Un’altra statua principiata per un Cristo ed un’altra figura di sopra, atacata insieme, sbozzata e non finita». «Un’altra figura di sopra»: in effetti Michelangelo sceglie di posizionare Maria sopra uno zoccolo di pietra rialzato. La scelta è spericolata e insolita, perché “goticizza” la scultura. Ma è proprio questo rialzo che permette a Michelangelo di tendere quella linea curva della schiena di Maria, che è la linea portante di questa  scultura (roba da far venire i brividi a Brancusi). Vista dal lato destro si percepisce l’importanza e la bellezza di questo arco tracciato con il marmo. Maria porta e insieme si china. Sorregge e insieme ingloba. Si eleva e insieme scende.<br />
La seconda intuizione critica del notaio è una conseguenza di questa. «Atacata insieme»: le due figure sono come fuse nel marmo, sono un corpo solo. Il punto supermo della Pietà è la condivisione del destino, sembra dire Michelangelo. Non c’è più la separatezza angosciosa della Pietà giovanile di quasi 70 anni prima. La correzione radicale in corso d’opera che Michelangelo realizza, levando la testa del Cristo che cadeva verso sinistra e andandola a ricavare nella spalla destra di Maria, è una vera rivoluzione concettuale. Non è più la Madonna che regge il corpo di Cristo, è la Madonna che si “ataca” al corpo di suo figlio. Quasi lo riprende in grembo. Le gambe perfettamente levigate e tornite, non cadono più a corpo morto, ma sembrano quasi lievitare nell’abbraccio che avviene nella parte alta, incompiuta.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Requiem Giacometti]]></title>
<link>http://robedachiodi.wordpress.com/2008/08/05/requiem-giacometti/</link>
<pubDate>Tue, 05 Aug 2008 22:07:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>giuseppefrangi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Sulla semplice tomba di Alberto, nel cimitero della chiesina protestante di San Giorgio. Attorno ha ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Sulla semplice tomba di Alberto, nel cimitero della chiesina protestante di San Giorgio. Attorno ha tutti i suoi, compreso anche chi è ancora vivo, come il fratello Bruno, classe 1907, architetto alpini. Intorno le montagne increspate di rocce, con bozzi di pietra lanciati verso il cielo, sembrano sue sculture.</p>
<p><a href="http://robedachiodi.files.wordpress.com/2008/08/125-20051030_154936-la-semplice-tomba-di-alberto-giacometti2.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-63" src="http://robedachiodi.wordpress.com/files/2008/08/125-20051030_154936-la-semplice-tomba-di-alberto-giacometti2.jpg?w=199" alt="" width="199" height="300" /></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Bertozzi§Casoni, primo pensiero]]></title>
<link>http://robedachiodi.wordpress.com/2008/07/20/bertozzi%c2%a7casoni-primo-pensiero/</link>
<pubDate>Sun, 20 Jul 2008 09:19:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>giuseppefrangi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Dimostrazione di quali spazi di eclettismo apra anche lo stare dentro l&#8217;alveo di una tradizion]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://robedachiodi.files.wordpress.com/2008/07/maastricht-4.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-53" src="http://robedachiodi.wordpress.com/files/2008/07/maastricht-4.jpg?w=300" alt="" width="300" height="235" /></a></p>
<p>Dimostrazione di quali spazi di eclettismo apra anche lo stare dentro l&#8217;alveo di una tradizione tecnico-artigianale. Si parla un linguaggio globale con i due piedi piantati in un forno di Imola.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Longhi 1914]]></title>
<link>http://robedachiodi.wordpress.com/2008/07/08/longhi-1914/</link>
<pubDate>Tue, 08 Jul 2008 21:02:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>giuseppefrangi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Sabato 5 luglio. Visita notturna al Sacro Monte. Giovanni Agosti ricorda che Roberto Longhi nel 1914]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://robedachiodi.files.wordpress.com/2008/07/boccioni.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-48" src="http://robedachiodi.wordpress.com/files/2008/07/boccioni.jpg?w=207" alt="" width="207" height="300" /></a><a href="http://robedachiodi.files.wordpress.com/2008/07/stragejpg.png"><img class="alignright size-medium wp-image-49" src="http://robedachiodi.wordpress.com/files/2008/07/stragejpg.png?w=195" alt="" width="195" height="300" /></a></p>
<p>Sabato 5 luglio. Visita notturna al Sacro Monte. Giovanni Agosti ricorda che Roberto Longhi nel 1914, mentre studiava per il saggio su Boccioni scultore restò folgorato dalla cappella della Starge del sacro Monte. Affinità dinamiche impressionanti.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Numeri primi]]></title>
<link>http://robedachiodi.wordpress.com/2008/06/16/numeri-primi/</link>
<pubDate>Mon, 16 Jun 2008 21:39:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>giuseppefrangi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Con L.D. a parlare di Donatello. Ha due idee molto giuste. Donatello è un numero primo dell&#8217;ar]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Con L.D. a parlare di Donatello. Ha due idee molto giuste. Donatello è un numero primo dell&#8217;arte, di quelli che non hanno dividendi. Non è la somma di nessun precedente. Poi ancora: Donatello alla sagrestia vecchia di San Lorenzo è come un Jimi Hendrix della scultura.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Michelangelo bestiale]]></title>
<link>http://robedachiodi.wordpress.com/2008/06/03/michelangelo-bestiale/</link>
<pubDate>Tue, 03 Jun 2008 22:53:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>giuseppefrangi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Firenze, 2 giugno. Visita alla Laurenziana. Quando si entra nel vestibolo sembra di calarsi in una p]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://robedachiodi.files.wordpress.com/2008/06/4_d2.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-34" src="http://robedachiodi.wordpress.com/files/2008/06/4_d2.jpg?w=277" alt="" width="277" height="300" /></a></p>
<p>Firenze, 2 giugno. Visita alla Laurenziana. Quando si entra nel vestibolo sembra di calarsi in una pentola a pressione. Manca il respiro tanta è l&#8217;energia compressa che assedia quell&#8217;ambiente. L&#8217;esterno è rovesciato in un interno: spinge ma non ha spazio attorno. Apre sul chiuso. Le mensole ad altezza d&#8217;uomo sono come lingue di draghi pronte a scattare. La scala invade l&#8217;ambiente come una colata lavica incontenibile. È architettura fisica. Una belva tenuta alla catena.</p>
<p>Ancora Michelangelo a casa Buonarroti: l&#8217;allaccio di braccia della Battaglia dei Centauri (opera di M. 15enne) è  un poderoso farsi carne del marmo</p>
<p>Vista la mostra sul Volto di M. Modesta. Da ricordare il disegno di Van Dyck.</p>
<p>Vista la Mostra di Vincenzo Danti, nel “bargelico museo&#8221;. La Salomé di bronzo che si scarta dal teatro della decapitazione è notevole. Notevole anche il frontale del carnefice, con gli occhi satanici perforati nel bronzo.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Un uomo di pietra]]></title>
<link>http://robedachiodi.wordpress.com/2008/05/02/10/</link>
<pubDate>Fri, 02 May 2008 15:41:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>giuseppefrangi</dc:creator>
<guid>http://robedachiodi.wordpress.com/2008/05/02/10/</guid>
<description><![CDATA[Certo è blasfema la mostra di Alfred Hrdlicka (un cognome di “pietra”) al Domuseum di Vienna. Blasfe]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img style="vertical-align:baseline;" src="http://blogs.reuters.com/faithworld/files/2008/04/hrdlicka-4.jpg" alt="Hrdlicka" width="200" height="120" /></p>
<p>Certo è blasfema la mostra di Alfred Hrdlicka (un cognome di “pietra”) al Domuseum di Vienna. Blasfema ma non gratuita. Come ha detto lo scultore ottantenne, “il più grande desiderio dell&#8217;uomo è che Dio si faccia carne».</p>
<p>Lo dice in questo breve <a title="Krdlicka" href="http://www.gloria.tv/?video=yhy4ltzhyg58w8jahiew" target="_blank">filmato</a>.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le rondini di Milano]]></title>
<link>http://robedachiodi.wordpress.com/2008/05/01/le-rondini-di-milano/</link>
<pubDate>Thu, 01 May 2008 21:27:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>giuseppefrangi</dc:creator>
<guid>http://robedachiodi.wordpress.com/2008/05/01/le-rondini-di-milano/</guid>
<description><![CDATA[Tre mostre, un paradosso. Fabio Novembre alla Besana è un magnifico involucro praticamente senza sos]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Tre mostre, un paradosso. Fabio Novembre alla Besana è un magnifico involucro praticamente senza sostanza. L&#8217;allestimento è la sostanza. Esalta, dopo l&#8217;anticamera buia, lo spazio della Rotonda. Il lungo serpentone nero s&#8217;avvita tra le colonne e s&#8217;arrampica sino alla volta. A Palazzo Reale, per Balla e Canova, i rapporti si rovesciano: allestimenti da fiera di paese, per due rassegne che non mancano di capolavori. Balla è satto sistemato su pareti di truciolato appena rese decoroe da una lucidatura. Soprattutto le pareti hanno un andamento leggermente obliquo come fossero quelle di una nave da crociera. Soffitti ribassati grazie a teli bianchi tirati da un lato all&#8217;altro: effetto mare anche qui (allestimento firmato da Daniela Volpi). Per Canova basamenti di simil cartapesta con la pretesa di imitare i fastigi degli ambienti degli zar (persino il bookshop è allestito con grotteschi banconi in stile neoclassico). Gli ambienti delabré e polverosi del povero Palazzo reale milanese decisamente non reggono il gioco. Meglio quando gli ambienti si fanno nudi e lasciano venire a galla il coté cimiteriale di questa scultura (allestimento Roberto Peregalli e Laura Sartori Rimini).</p>
<p>Su Balla si deve tornare. Il movimento diventa arabesco: trova la chiave giusta Maurizio Cecchetti nella recensione (Avvenire). Come gli arabeschi delle rondini che Balla ricama. Le rondini che Novembre fa volare sulle volta della Besana.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>

</channel>
</rss>
