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	<title>sellafield &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/sellafield/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "sellafield"</description>
	<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 19:09:49 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Nick Griffin Cartoon]]></title>
<link>http://cakeordeathcartoon.wordpress.com/2009/11/13/nick-griffin-cartoon/</link>
<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 12:43:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>cakeordeathcartoon</dc:creator>
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<description><![CDATA[In the same week Nick Griffin (leader of the very far right British National Party) was indeed denie]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://cakeordeathcartoon.wordpress.com/files/2009/11/cake-or-death-cartoon-138-white-power-cartoon-november-12-2009.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-301" title="Cake or Death Cartoon 138 (White Power Cartoon November 12 2009)" src="http://cakeordeathcartoon.wordpress.com/files/2009/11/cake-or-death-cartoon-138-white-power-cartoon-november-12-2009.jpg" alt="Cake or Death Cartoon 138 (White Power Cartoon November 12 2009)" width="445" height="383" /></a></p>
<p>In the same week Nick Griffin (leader of the very far right British National Party) was indeed denied a visit to Sellafield Nuclear Power Station. First published in the BT, 12/11/09</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Protest Fears Keep Griffin Away From Power Station]]></title>
<link>http://thestudentspolitics.wordpress.com/2009/11/04/protest-fears-keep-griffin-away-from-power-station/</link>
<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 15:17:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>The Uni Hack</dc:creator>
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<description><![CDATA[BNP leader, MEP and neo-nazi Nick Griffin has been denied a visit to Sellafield Nuclear power statio]]></description>
<content:encoded><![CDATA[BNP leader, MEP and neo-nazi Nick Griffin has been denied a visit to Sellafield Nuclear power statio]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Vi demonstrerer; St.Paul Cathedral, London]]></title>
<link>http://neptunenetwork.wordpress.com/2009/10/13/vi-demonstrerer-st-paul-cathedral-london/</link>
<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 19:54:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>neptunenetwork</dc:creator>
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<description><![CDATA[Kampen mot Sellafield må intesiveres øyeblikkelig! Neptune Network har gjennom flere år påpekt at si]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/G3wgUP6AlTA&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/G3wgUP6AlTA&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p><strong>Kampen mot Sellafield må intesiveres øyeblikkelig!</strong></p>
<p>Neptune Network har gjennom flere år påpekt at sikkerheten ved anlegget er svært dårlig og at anlegget dermed utgjør en alvorlig trussel for mennesker og miljø.</p>
<p>Vi har hele tiden hevdet at risikoen for en større ulykke er altfor høy. Dette har vært benektet av både eierene av Sellafieldanlegget og britiske myndigheter. Tidligere i år sa miljøvernminister Erik Solheim at sansynligheten for en større ulykke var minimal. Denne uttalelsen kom i et meget underlig lys da Sellafieldanlegget  få uker etter denne uttalelsen mistet kjølingen på tankene med høyaktivt avfall.</p>
<p>Den 1. april 2009 skjedde det som ingen sa at kunne skje, at kjølingen forsvant i 4 1/2 time. Statens Strålevern har laget en rapport som viser konsekvensene hvis kun 2 av de 21 tankene eksploderer. For Norge vil dette kunne få følger som er opptil 50 ganger større en Tjernobyl ulykken.</p>
<p>Nå har britiske myndigheter selv konkludert at risikoen for en større ulykke ved Sellafield er altfor høy. Dette er alarmerende. Det er godt at statsråd Solheim nå tar inn over seg alvoret i Sellafieldproblematikken. Nå må også Jens Stolteberg og Jonas Gahr Støre komme på banen for legge press på britiske myndigheter, slik at anlegget kan stenges umiddelbart.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[IL MONDO SEDUTO SU UNA BOMBA NUCLEARE A OROLOGERIA | Tutto Gambatesa .net]]></title>
<link>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/09/26/il-mondo-seduto-su-una-bomba-nucleare-a-orologeria%c2%a0%c2%a0tutto-gambatesa-net/</link>
<pubDate>Sat, 26 Sep 2009 07:46:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>maxhki</dc:creator>
<guid>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/09/26/il-mondo-seduto-su-una-bomba-nucleare-a-orologeria%c2%a0%c2%a0tutto-gambatesa-net/</guid>
<description><![CDATA[IL MONDO SEDUTO SU UNA BOMBA NUCLEARE A OROLOGERIA | Tutto Gambatesa .net. di Monica Centofante A Ce]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://www.tuttogambatesa.net/?p=1408">IL MONDO SEDUTO SU UNA BOMBA NUCLEARE A OROLOGERIA &#124; Tutto Gambatesa .net</a>.</p>
<blockquote><p>di <em><strong>Monica Centofante</strong></em></p>
<p>A Celjabinsk, provincia russa degli Urali meridionali, dove alcune città sono dimenticate perfino dalle mappe geografiche, l’aria è carica di morte. Una morte silenziosa e invisibile che ha già trascinato con sé centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini.<br />
Di queste zone, fino al 1991 inaccessibili agli stranieri, quasi nessuno conosce l’esistenza. Eppure è qui che sorge, ed è ancora abitato, il luogo più contaminato della Terra da rifiuti radioattivi.<br />
Si chiama Celyabinsk-40, più noto come Mayak, e insieme a Celyabinsk-65 e Celyabinsk-70 è uno dei centri segreti russi che dopo la seconda guerra mondiale ospitarono i maggiori complessi nucleari dell’Unione Sovietica.<br />
Dal 1949 al 1967 Mayak è stata una pattumiera di rifiuti radioattivi. Sversati in particolare nel fiume Techa e nel lago Karachy, che ora non presentano più forme di vita. Mentre tumori e malformazioni congenite – spiega Franco Valentini di rinnovabili.it &#8211; colpiscono da anni la popolazione locale formata per la maggior parte da contadini che vivono in condizioni di estrema povertà e ignoranza e che sono stati esposti ad una quantità di radiazioni pari a quella ricevuta dai superstiti di Hiroshima e Nagasaki.<br />
Quante Mayak ci siano nel mondo nessuno può dirlo con certezza. Ma le informazioni che si raccolgono delineano un quadro tutt’altro che rassicurante.<br />
In tutta la Russia, in quarant’anni di guerra fredda, decine di milioni di metri cubi tra rifiuti solidi e liquidi sono stati disseminati nell’ambiente e molto simile è la situazione degli altri Paesi che hanno sviluppato attività e programmi nucleari. A partire dagli Stati Uniti, dalla Francia, dalla Gran Bretagna o dalla nostra Italia, dove di recente si è tornato a discutere della concreta possibilità di un ritorno all’atomo, nonostante non sia ancora stato risolto il problema delle scorie accumulate in passato.<br />
Secondo l’INSC (International Nuclear Societes Council), l’industria nucleare mondiale produce all’anno qualcosa come 270.000 metri cubi di scorie, tra media, bassa e alta radioattività. Una quantità che paragonata ai rifiuti di centrali a fonti fossili tradizionali non è eccessiva, ma che rappresenta un problema ancora insormontabile per la comunità scientifica mondiale nel lungo termine. Il combustibile spento e scaricato di reattori ad uranio mantiene infatti una pericolosità elevata per un milione di anni. Mentre le terre e le acque che ne vengono in contatto diventano esse stesse radioattive mantenendosi in questo stato per centinaia di migliaia di anni. E provocando effetti devastanti su qualsiasi forma di vita circostante.<br />
Uno studio del Dipartimento della Salute degli Stati Uniti – per citare un solo esempio – ha provato che i due terzi delle morti causate da tumore al seno tra il 1985 e il 1989, in America, si sono verificate in un raggio di circa 160 chilometri dai reattori nucleari. E considerato che negli Usa le centrali sono più di cento e le scorie prodotte circa 37 milioni di metri cubi stipate in depositi di fortuna sparsi per il Paese, si può solo intuire quale sia l’entità del rischio in termini di vite umane solo in territorio americano.<br />
Nel resto del mondo la situazione, seppur ridimensionata, non è differente.<br />
In Europa – dove i rifiuti radioattivi provengono perlopiù dal settore civile – si parla di circa 40.000 metri cubi di scorie l’anno. Dei quali Francia e Gran Bretagna detengono il primato sia a causa del numero di reattori attivi presenti sui loro territori sia per gli importanti programmi militari svolti. E per avere un’idea più precisa basti pensare che solo la Francia ne produce annualmente una quantità pari a quelle presenti nel nostro Paese dal 1987, anno in cui con un referendum seguito all’incidente di Chernobyl abbiamo scelto di rinunciare al nucleare. Da allora il problema dei rifiuti speciali non è mai stato risolto e, sebbene non se ne parli, rappresenta una delle principali cause di morte in alcune zone del nostro Paese.<br />
A distanza di oltre 20 anni da quella decisione, infatti, le scorie – circa 30mila metri cubi destinati a crescere &#8211; sono custoditi in condizioni di sicurezza precaria e gli impianti non ancora completamente smantellati.<br />
<strong>Il caso Italia</strong><br />
Nella centrale nucleare più grande d’Italia &#8211; quella di Caorso, vicino a Piacenza – vi sono ancora 700 barre di combustibile con 1.300 Kg di plutonio: materiale recuperabile per il 97%, perché ancora utile per produrre energia elettrica, ma che per questo sarà consegnato ai francesi. Mentre a noi torneranno le scorie.<br />
Dove le metteremo è la grande incognita. Soprattutto perché quello della centrale di Caorso non è di certo un caso isolato.<br />
Il problema dello smaltimento delle scorie nucleari, in Italia, è tanto sconosciuto quanto attuale e non raramente si intreccia con i lucrosi interessi gestiti dalla criminalità organizzata, che in questo campo non agisce solo per proprio conto. L’ultima delle tante prove è nelle recenti cronache sul ritrovamento di una nave contenente rifiuti speciali, scoperta sui fondali del Mediterraneo al largo della costa di Cetraro, nel Tirreno Cosentino. Ad indicarne la presenza, un pentito della ‘Ndrangheta, che avrebbe parlato di una serie di imbarcazioni, forse una trentina, contenenti grandi quantità di scorie radioattive e fatte affondare negli anni Ottanta e Novanta in diversi tratti di mare nel quadro di un accordo siglato tra le cosche e oscuri faccendieri.<br />
Qualcosa di simile, ma sulla terraferma, sarebbe avvenuto a Pasquasia, una cittadina in provincia di Enna, un tempo conosciuta per la sua miniera di Sali alcalini misti ed in particolare Kainite per la produzione di solfato di potassio. Un sito che dagli anni Sessanta fino al 1992 ha dato lavoro a migliaia di persone e che da allora, a quanto pare, semina morte.<br />
Le prove ufficiali non ci sono, ma voci di popolo e una serie di indagini sempre ostacolate hanno sollevato il dubbio che all’interno della miniera siano stoccati rifiuti nucleari: scorie di medio livello radioattivo delle quali la popolazione non deve sapere nulla.<br />
Nel 1996 aveva provato a rompere il silenzio l’allora onorevole Giuseppe Scozzari, seguito dall’onorevole Ugo Maria Grimaldi, all’epoca assessore al Territorio e Ambiente alla Regione Sicilia. Entrambi furono isolati e non riuscirono ad approdare ad alcun risultato concreto, ma le loro personali inchieste avevano portato alla luce una realtà inquietante: i casi di tumore e leucemia erano aumentati nel solo biennio 1995/96, nella zona di Enna, del 20% mentre Pasquasia e “l’intera Sicilia rischiava di essere trasformata in una pattumiera dell’Europa”. Grimaldi aveva denunciato la presenza di amianto in tutto il territorio provinciale, nelle cave abbandonate ed in altri siti. Scozzari aveva chiesto un’interrogazione parlamentare e tentato l’ingresso nella miniera, convinto che fosse gestita da organizzazioni criminali senza nessun consenso formale da parte dello Stato.<br />
E invece, se è vero che parte di quei terreni appartenevano (e apparterrebbero) a persone in odore di mafia vero è anche che erano state proprio le istituzioni italiane &#8211; e internazionali – a negargli l’accesso. Allo stesso modo in cui, ancora oggi, negano la presenza delle scorie mentre le analisi effettuate dall’Usl già nel 1997 rivelavano l’esistenza in quella zona di Cesio 137 in concentrazione ben superiore alla norma. Il che poteva significare che non solo i rifiuti nucleari c’erano – e quindi ci sono – ma che si era addirittura verificato un inaspettato incidente nucleare, con relativa fuga di radioattività, probabilmente durante una sperimentazione atta ad appurare la consistenza del sottosuolo della miniera su eventuali dispersioni di radiazioni.<br />
Una tragedia, per la popolazione circostante, tenuta sotto totale silenzio.<br />
Anche il pentito di mafia Leonardo Messina, già membro della cupola di Cosa Nostra, aveva parlato di Pasquasia e della presenza di rifiuti radioattivi nella miniera all’interno della quale aveva lavorato come caposquadra. Secondo il suo racconto – sul punto considerato attendibile dal Procuratore nazionale antimafia Pierluigi Vigna &#8211; le attività illegali, in quella zona, proseguivano dal 1984: quando l’Enea (all’epoca Ente nazionale per l’energia atomica) aveva avviato uno studio geologico, geochimico e microbiologico sulla formazione argillosa e sulla sua resistenza alle scorie nucleari. E quando funzionari del Sisde avrebbero contattato l’amministrazione comunale per richiedere il nulla osta a seppellire in loco materiale militare di non meglio specificata natura. Cosa che proverebbe l’utilizzo della miniera come deposito di scorie ancora prima della sua dismissione e che spiegherebbe il motivo per cui dopo il 1992 il Corpo regionale delle miniere ha interrotto l’attività di vigilanza e di manutenzione degli impianti e la Regione ha affidato il controllo degli accessi alle miniere a quattro società di sicurezza privata, attualmente rimosse dall’incarico.<br />
Nel 1997 la procura di Caltanissetta aveva disposto un’ispezione su una galleria profonda 50 metri costruita all’interno della miniera proprio dall’Enea e aveva rilevato la presenza di alcune centraline di rilevamento rilasciate dall’Ente, ma che non si riuscì a chiarire che cosa esattamente dovessero misurare. Forse la radioattività?</p>
<p><strong>Scorie immortali</strong><br />
Negli annuali rapporti di Legambiente sulle cosiddette Ecomafie il riferimento al traffico di rifiuti radioattivi è una costante. Ammassati in improbabili cave, si legge, gettati in mare o seppelliti senza particolari misure di sicurezza possono penetrare il suolo e contaminare terre e falde acquifere, oltre a causare danni irreparabili alla flora e alla fauna marina di cui ci cibiamo.<br />
In gioco, insomma, c’è la salute e la vita di tanti cittadini mentre la dimensione del problema appare decisamente fuori controllo.<br />
Le mafie che si occupano di questi traffici, infatti, sono molteplici e non sono solo italiane. Mentre scandali come quelli di Pasquasia si registrano in ogni parte del mondo e hanno spesso coperture di alto livello.<br />
A febbraio di quest’anno, per citare uno degli esempi più recenti, è venuto alla luce uno dei segreti più pericolosi sullo smaltimento dei rifiuti radioattivi che le guerre balcaniche e lo stesso Trattato di Dayton hanno occultato negli anni. Ne parla Fulvia Novellino su Rinascita Balcanica, ricostruendo un vero e proprio traffico di scorie e materiali radioattivi verso la Bosnia organizzato, secondo indiscrezioni provenienti dall’interno dei servizi segreti locali, “dalla stessa missione di pace Nato in Bosnia-Erzegovina, attraverso la quale la Francia ‘esportava’ grandi quantità di rifiuti radioattivi, che venivano poi gettati nei laghi della Erzegovina”. Una “comoda soluzione”, per lo stato francese, per risolvere l’annoso problema dello smaltimento dei rifiuti tossici che accomuna tutti i governi che si servono dell’energia nucleare.<br />
Il problema dello stoccaggio e della messa in sicurezza delle scorie appare infatti insormontabile e distante anni luce da una possibile soluzione. Mentre anno dopo anno i rifiuti si accumulano in maniera vertiginosa.<br />
Fino ad oggi si è tentato di neutralizzare soltanto le scorie meno pericolose, quelle che mantengono la radioattività per circa 300 anni e lo si è fatto utilizzando perlopiù depositi di superficie e quasi mai cavità sotterranee o depositi geologici profondi. Per i rifiuti ad alta radioattività non si è riusciti a fare assolutamente nulla, spiega invece Marco Cedolin su Terranauta, perché “tutto il gotha della tecnologia mondiale ha dimostrato di non avere assolutamente né i mezzi né tanto meno le conoscenze tecnico/scientifiche per affrontare un problema che travalica di gran lunga le capacità operative degli esseri umani”.<br />
Per il momento, solamente gli Stati Uniti hanno tentato l’impresa, che si sta rivelando ardua e scarsamente risolutiva.<br />
Il Dipartimento dell’Energia statunitense ha infatti pensato alla creazione di un grande sito di stoccaggio definitivo nel quale trasportare il materiale radioattivo raccolto nelle aree maggiormente inquinate del Paese: sito che potrà essere costruito nel giro di 70 – 100 anni, con una spesa complessiva che varierà dai 200 ai 1000 miliardi di dollari. In poche parole: il progetto più costoso e complesso che la storia ricordi.<br />
La meta prescelta per l’ardita operazione è il Monte Yucca, situato nel Nevada meridionale a circa 160 Km a nord ovest di Las Vegas , in una zona collocata all’interno della cosiddetta Area 51. Il luogo migliore, secondo i progettisti, per scavare una serie di tunnel sotterranei della lunghezza di 80 Km che correranno e a una profondità di 300 metri, saranno rivestiti di acciaio inossidabile e titanio e una volta terminati potranno contenere 77.000 tonnellate di scorie radioattive attualmente in giacenza in 131 depositi dislocati all’interno di 39 differenti stati.<br />
Un’opera titanica quanto quella del trasporto, che prevede l’utilizzo di 4600 fra treni e autocarri che per giungere a destinazione dovranno attraversare, con il loro pericolosissimo materiale, ben 44 stati con tutti i rischi del caso.<br />
Secondo gli esperti che stanno lavorando al progetto – e che hanno già speso circa 8 miliardi di dollari soltanto per gli studi preliminari del terreno – una volta terminati i lavori di scavo e di preparazione del sito (previsti inizialmente per il 2010, ma già slittati al 2017) il deposito rimarrebbe in attività per qualche decina di anni prima di essere riempito completamente. E una volta chiuso dovrebbe impedire la fuoriuscita delle scorie dell’ambiente per i successivi 10.000 anni.<br />
Il che in parole povere significa che la gigantesca opera non servirà a nulla.<br />
La National Academy of Sciences e il National Research Council hanno infatti ricordato che il materiale radioattivo rimarrà tale per centinaia di migliaia di anni e che il lasso di tempo previsto dal progetto non può quindi essere definito una “messa in sicurezza”. Tanto più che sussistono innumerevoli dubbi sulla reale capacità del sito di preservare il materiale radioattivo anche nel corso di quei 10.000 anni visto che l’umidità presente nell’area, seppur modesta, avrebbe tutto il tempo di corrodere i contenitori delle scorie riversando il materiale nelle falde acquifere e nei pozzi circostanti causando seri problemi alle popolazioni circostanti (1.400.000 persone); mentre il calore connaturato nei rifiuti nucleari rinchiusi all’interno di una montagna priva di sistemi di raffreddamento potrebbe avere gravi conseguenze.<br />
A questa e a numerose altre perplessità che hanno aperto un ampio dibattito nel mondo scientifico e politico americano si aggiunge infine un particolare di non poco conto: il Dipartimento dell’Energia ha denunciato presunte omissioni e irregolarità dei tecnici del servizio geologico, che avrebbero costruito in maniera fraudolenta “elementi che confermassero la sicurezza del sito di Yucca Mountain”.</p>
<p><strong>Senza via d’uscita</strong><br />
Il problema, ancora una volta, sembra quindi rimanere irrisolto. E se a quanto sin qui detto si aggiunge l’inquinamento provocato dall’utilizzo dell’uranio impoverito, sia per scopi bellici che civili, o i vari incidenti nucleari che si sono verificati nel corso degli ultimi decenni si può solo intuire l’entità del dramma.<br />
Nel 1957 a Windscale, oggi Sellafield, nel West Cumberland, in Gran Bretagna un piccolo reattore adibito alla produzione di uranio e di plutonio per usi militari prese fuoco provocando la parziale fusione del nocciolo e la fuoriuscita di gas e materiali radioattivi che contaminarono una vastissima area intorno all’impianto. La popolazione non fu avvertita fino a che l’incendio non fu quasi completamente domato.<br />
Il 1986 è l’anno della sciagura di Chernobyl;<br />
Dal 1987, nella centrale di Ignalina, in Lituania, sono stati registrati due incidenti;<br />
nel 2006 un sottomarino nucleare della marina russa, nel mar di Barents, ha fatto i conti con un incendio scoppiato nei locali tecnici del reattore nella prua rischiando di ripetere la tragedia del Kursk di sei anni prima e, più recentemente, la centrale francese di Tricastin ha disperso una soluzione di uranio nei fiumi circostanti;<br />
mentre la centrale di Kashiwazaki-Kariwa, in Giappone, la più grande del mondo, ha subito gravi danni a causa di un terremoto con conseguente serie di fughe radioattive dall’impianto.<br />
La lista potrebbe continuare, perché gli incidenti finora conosciuti sono almeno una settantina.<br />
E mentre la situazione peggiora di ora in ora e la follia umana non si placa il mondo è seduto su una bomba nucleare a orologeria.</p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[radiation vacation]]></title>
<link>http://modernhousewifery.wordpress.com/2009/08/11/radiation-vacation/</link>
<pubDate>Tue, 11 Aug 2009 06:12:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>Peggy</dc:creator>
<guid>http://modernhousewifery.wordpress.com/2009/08/11/radiation-vacation/</guid>
<description><![CDATA[Last week we had the second leg of our summer holiday. After a week in the beautiful county of my mi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Last week we had the second leg of our summer holiday. After a week in the beautiful county of my miserable youth, a week in the county of Terry&#8217;s glorious birth and reasonably happy childhood and adolescence, Cumbria.</p>
<p>Travelling through Cumbria from the south east where we entered from Lancaster, through the twee nose-to-tail traffic-jammed Lake District towns, and round the fells to the grim, declining former mining and manufacturing towns of the north west, before you meet the sight of the Sellafield radiation station dominating the horizon and the coastline, you don&#8217;t get a sense that you could possibly have a happy adolescence. But Terry and his family are laid back, and born and bred, and (Sellafield) factory folk, so I&#8217;ll take his word for it.</p>
<p>Anyway, for me, having Sellafield (&#8216;It&#8217;s not Sellafield, it&#8217;s Calder Hall&#8217;; &#8216;Well where&#8217;s Sellafield then?&#8217;; &#8216;It&#8217;s the bit next door&#8217;; &#8216;Well it&#8217;s all on the same site. Let&#8217;s call it Sellafield&#8217;) on the doorstep was a little disquieting, but I bit my tongue as I was driven round Seascale (&#8216;a company town&#8217;), and bit it a bit harder when it turned out we weren&#8217;t going to the beautiful beach at Drigg I&#8217;d been told about, but instead were taking my precious tiny daughter to splash about in the sea beneath the nuclear power plant (&#8216;It&#8217;s not a nuclear power plant, it&#8217;s a re-processing plant&#8217;; &#8216;But they used to make power, right?&#8217;; &#8216;Yes, but they stopped in 2003&#8242;; &#8216;But it was a power plant? So we&#8217;ll call it a power plant&#8217;).</p>
<p>Terry&#8217;s father, who unlike my own family is neither very direct nor at all directive, allowed us to travel to said beach with the baby in only the clothes she was wearing and wellies, which had to be stripped from her within minutes as she stumbled and filled a wellie with water (boots and wet socks off), fell down in a rock pool (thrusting wellies at father &#8211; trousers and only nappy off), then sat down and splashed like a happy wee fishie (top off; damn, no sunscreen). &#8216;Who here has had kids before?&#8217; I only half-joked.</p>
<p><img class="size-full wp-image-294 alignnone" title="CIMG5254" src="http://modernhousewifery.wordpress.com/files/2009/08/cimg5254.jpg" alt="Seascale" width="450" height="337" /></p>
<p>Unlike many of the surrounding villages, Terry&#8217;s village is beautiful, was clearly very wealthy at points, and in his youth still had 3 working farms. (It still smells like it has working farms. But maybe that&#8217;s the smell of uranium.) We saw his first school, the outside of the two pubs (Terry&#8217;s not very direct either, at least with his family, so I didn&#8217;t get to see the inside, though i badgered him), and the lovely playground, flanked by a bubbling brook. But beyond the village, Seascale and a trip over the fells to see Terry&#8217;s brilliant, bonkers aunt in Barrow in Furness*, we didn&#8217;t see much Cumbria. Well, I mean we saw it, but we didn&#8217;t get to feel it. I didn&#8217;t interact with the landscape, and it&#8217;s all a bit big, and dark, and looming for me, which I think it might not be if I&#8217;d felt within it. As we travelled back to London, through North Yorkshire, green, lush, stone-walled, hilly, tree-y &#8211; interesting &#8211; Terry observed that I prefer &#8216;twee&#8217; England. He might be right. (I&#8217;m thinking pinnies, and jam, and cream teas and baking). That fits better with me than dark, isolated, looming-hills England. Which may have fit better with my miserable adolescence.</p>
<p>Anyway, after a few days with Terry&#8217;s kind, gentle, generous and welcoming but infuriatingly reticent father, I had a much needed dose of direct Quince company as we stopped in on my great Aunt in Cleveland, who made me laugh out loud several times and didn&#8217;t stop yammering the two hours we were there. Poor Auntie&#8217;s fridge freezer had broken so she was in a pickle and quite apologetic, so we busied about and made ourselves at home and tried to help out and I felt totally awash with love for my grandpa&#8217;s sister who I wished then lived closer, yet whom I&#8217;ve seen only once since I was a child. (Tears, real tears, pricking me now).</p>
<p>Babs had a lovely second holiday, with doting grandfather and besotted step-grandmother, and she learnt some new words with the sheep in the field behind T&#8217;s father&#8217;s house (&#8216;Sheep! Baa!&#8217;), which she repeated over and over every evening and all the way home in the car, and every night when she&#8217;s been put to bed since. She had fun at her granddad&#8217;s, and got over the frustration of not being able to go to the swings every time she spotted the snap of herself on a swing, by swinging her hips back and forth and saying &#8216;wheee!&#8217; And Terry&#8217;s auntie S and my auntie J made a terrible fuss of her, and looked out books and toys for her, and auntie S sent her home with some fairies and a Christmas cracker necklace that she really loves.</p>
<p>And that was it. Summer is over. Back to work, fantasies of chutney making, jam put off til next year, and thinking about Christmas.</p>
<p>*Barrow in Furness: I was quite excited as it had a mythical status when I was little, on account of the Chewits advert Godzilla-style monster eating everything in sight including &#8216;Barrow in Furness Klaxtaphone&#8217; &#8211; which later turned out to be a mishearing of &#8216;bus depot&#8217;. I wanted to get a photo, but we were on Babs&#8217; schedule &#8211; no time. Oh, and apparently there <a href="http://www.bbc.co.uk/cumbria/content/articles/2006/03/30/cumbriaonfilm_chewits_feature.shtml">isn&#8217;t one now</a>.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Krachtpatsers!]]></title>
<link>http://egoecho.wordpress.com/2009/07/30/krachtpatsers/</link>
<pubDate>Wed, 29 Jul 2009 22:49:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>egoecho</dc:creator>
<guid>http://egoecho.wordpress.com/2009/07/30/krachtpatsers/</guid>
<description><![CDATA[]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/kXD6Gtinvbc&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/kXD6Gtinvbc&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Aesthetics Versus Electricity - Part 04]]></title>
<link>http://theoubliette.wordpress.com/2009/07/11/aesthetics-versus-electricity-part-04/</link>
<pubDate>Sat, 11 Jul 2009 12:16:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>meurglys68</dc:creator>
<guid>http://theoubliette.wordpress.com/2009/07/11/aesthetics-versus-electricity-part-04/</guid>
<description><![CDATA[Please note that chapters one, two and three of this essay can be accessed by clicking on the approp]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Please note that chapters <a href="http://theoubliette.wordpress.com/2009/06/27/aesthetics-versus-electricity-part-01/">one</a>, <a href="http://theoubliette.wordpress.com/2009/06/28/aesthetics-versus-electricity-part-02/">two</a> and <a href="http://theoubliette.wordpress.com/2009/07/05/aesthetics-versus-electricity-part-03/">three</a> of this essay can be accessed by clicking on the appropriate link.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-378" title="Ullswater" src="http://theoubliette.wordpress.com/files/2009/07/ullswater.jpg" alt="Ullswater" width="507" height="380" /></p>
<p><strong>Ullswater, in the Lake District.  Places like this have inspired many generations of poets and artists. The tranquility eulogised in both word and image has reinforced the special nature of the Lake District within Britain.  As such the placing of any infrastructure &#8211; no matter the benefits it might bring to the local community &#8211; is often virulently resisted. Image retrieved from <a href="http://www.lake-district.gov.uk/index/visiting/photogallery.htm">The Lake District National Park Photo Gallery</a>.</strong></p>
<p>The location of Sellafield on the edge of the Lake District is also a contentious issue for very different reasons than that of the dependence of the local community.</p>
<p>Although never intended to become a nature reserve, the Lake District was designated a <a href="http://www.lake-district.gov.uk/index/aboutus/gtga_np_news/nat_parks_history-3.htm">National Park in 1951</a>. It is extremely popular with people active in outdoor pursuits, such as ramblers and cyclists, as well as those with an interest in natural history. The Lake District is commonly regarded as an <a href="http://www.aonb.org.uk/wba/naaonb/naaonbpreview.nsf/Web%20Default%20Frameset?OpenFrameSet&#38;Frame=Main&#38;Src=%2Fwba%2Fnaaonb%2Fnaaonbpreview.nsf%2F%24LU.WebHomePage%2F%24first%21OpenDocument%26AutoFramed">Area of Outstanding Beauty</a>. It is this aesthetic notion of beauty that has been seized upon by environmental groups, whose philosophies are often instructed by a ‘<a href="http://www.deepecology.org/movement.htm">Deep Ecology</a>’ perspective. Deep Ecology is a belief that holds that areas such as the Lake  District have an intrinsic and non-instrumental value, that is, it is primarily of worth in itself irrespective of human usage.</p>
<p>There is also an instrumental value, in that people use the Lake District to ‘get back to nature’ and admire the scenery. Therefore, even before discussions about the threat posed by radioactive waste can begin, there is already a contest as many environmentalists argue that Sellafield degrades the environment by being visually intrusive.  This is a problem often side-stepped (for which read ignored) by many of the environmentalists – particularly those championing power generation through wind &#8211; as aesthetic considerations are often <a href="http://www.blencathra.net/quotes.php">top amongst the list of objections to wind powered generators</a>.</p>
<p>There can be little wonder about the place within the British psyche that the Lake District holds, when people as well known as <a href="http://www.visitcumbria.com/wilword.htm">William Wordsworth</a> and <a href="http://www.visitcumbria.com/kes/gretahal.htm">Samuel Taylor Coleridge</a> sought and claimed inspiration from the area.  Even for those with no understanding or interest in poetry, there will be rumbling of recognition at the words:</p>
<blockquote><p>&#8220;I wander’d lonely as a cloud&#8221;</p></blockquote>
<p>This line is taken from the poem Daffodils and is apparently inspired by the sight of a <a href="http://www.sharrowbay.co.uk/leisure.asp?Page=William_wordsworth_daffodills">line of flowers alongside Lake Ullswater</a>. It is unashamedly romantic and its blissful manner reinforces the idyllic perception of the Lake  District.  Wordsworth himself described the Lake District as a:</p>
<blockquote><p>&#8220;sort of national property, in which every man has a right and interest who as an eye to perceive and a heart to enjoy&#8221;.</p></blockquote>
<p>The recognition of an area as having an intrinsic worth is often based on romantic notions.  This is not always a perception espoused by communities resident in that locale.  A good example of this can be found amongst farmers who have a <a href="http://212.58.226.17:8080/1/hi/sci/tech/733209.stm">first priority of making a living</a>, even if this target is viewed by some as lacking in sensitivity to environmental considerations.</p>
<p>Within Sellafield and the Lake District there are likely to be those who may regard the aesthetic qualities of the national park as being secondary to their gaining employment and a degree of financial security.  This division in values held about the Lake District manifests itself between Copeland Council and Cumbria County Council.</p>
<p>Copeland Council recently considered putting its name forward as an organisation willing to oversee the <a href="http://www.guardian.co.uk/environment/2008/jun/08/nuclearpower.waste">hosting of radioactive waste material within its boundaries</a>.  The rational behind this was to make available a LULU, and in doing so reap the benefits of government investment into the area.  This, in turn, would see new jobs being generated and an investment in infrastructure such as roads and health facilities.  Cumbria County Council tend towards a more reserved approach, recognising the impact that such a move could make on the environment and, one would assume, money from tourism.</p>
<p>Very few communities view the idea of hosting a nuclear power site as anything less than a LULU. The risks of contamination are potent and very often localised. This does, however, create a position of power in those communities willing to shoulder the responsibility of accepting the establishment of a LULU facility in the locale.</p>
<p>Due to the requirement that nuclear power stations be situated in remote areas allied with their status as a LULU, and that the communities in those areas often have bleak employment prospects, a union of mutual dependency can develop between the industry and the community, with greater demands being exacted from the community (such as higher salaries). The values of the community towards the Lake District are likely to be coloured by the opportunity for gainful employment.</p>
<p><strong>Conclusion</strong></p>
<p>The decisions affecting an environmental contest are very much centred around values held by both local communities and the public at large. The belief that the Lake District is intrinsically valuable, that it represents a snapshot of British wilderness (no matter how removed from the truth this may be), has gained credence and become firmly established in the national psyche.</p>
<p>The problems of nuclear waste disposal and/or reprocessing have become synonymous with images of Chernobyl, recent reports of radioactive leaks and demonstrations. These have drawn into the public mindset the notion that a nuclear power plant is the very definition of a LULU.</p>
<p>It would therefore, initially seem surprising that processing has continued at Sellafield, and indeed, as recently as 2001, saw the completion and opening, despite protests, of the MOX Plant facility. This is an indicator that the values of the wider community might not be held by those in the locale under contest. The need to secure gainful employment coupled with the opportunity for future vocational progression have meant that the values attached to the Lake District, are different within the local community (as a component within the Lake District system) when compared to the public at large.</p>
<p>From a personal viewpoint, it seems a necessary evil that we persist with nuclear power.  Environmental degradation continues apace, and demands for electricity continue to soar.  Realistically the technology for alternative power generation (wind, solar etc) is not yet of a standard that can support that demand.  It should be recognised that more people will watch Big Brother than will will visit the Lake District.  I harbour the suspicion that most people will be quite content for their electricity to be supplied via nuclear power as long as the source facility is not in their back yard.  Should this be the case, the only caveat I would offer would be that there is an ethical need to properly engage with the people living in areas such as Sellafield.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[The Sellafield of the South West?]]></title>
<link>http://plymouthtamarians.wordpress.com/2009/07/11/the-sellafield-of-the-south-west/</link>
<pubDate>Sat, 11 Jul 2009 08:10:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>tamarian</dc:creator>
<guid>http://plymouthtamarians.wordpress.com/2009/07/11/the-sellafield-of-the-south-west/</guid>
<description><![CDATA[It is pretty much an open secret that the MOD and Babcock are keen for the extremely hazardous task ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>It is pretty much an open secret that the MOD and Babcock are keen for the extremely hazardous task of chopping up the nuclear reactors from redundant submarines to be undertaken at Devonport Dockyard in Plymouth.   We in the Tamarians do not think this dirty, dangerous, and experimental work should be done next to a major population centre, next to the homes of some 250,000 people.   What, we ask, does this offer the people of Plymouth other than the risk of radiological poisoning?   It is easy to imagine the effect on house prices, or the tourist industry, if the word Plymouth becomes synonomous with Sellafield.   Can a handful of jobs compensate for that?</p>
<p>It was with this in mind that a few of us decided at very short notice to make explicit our concerns at the dockyard&#8217;s Albert Gate this week.    More needs to be done, and by more of us.</p>
<p style="text-align:center;"><img class="size-medium wp-image-115  aligncenter" title="Various June July 09 080" src="http://plymouthtamarians.wordpress.com/files/2009/07/various-june-july-09-080.jpg?w=300" alt="Various June July 09 080" width="300" height="225" /></p>
<p style="text-align:center;"> </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Aesthetics Versus Electricity - Part 02]]></title>
<link>http://theoubliette.wordpress.com/2009/06/28/aesthetics-versus-electricity-part-02/</link>
<pubDate>Sun, 28 Jun 2009 11:18:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>meurglys68</dc:creator>
<guid>http://theoubliette.wordpress.com/2009/06/28/aesthetics-versus-electricity-part-02/</guid>
<description><![CDATA[Please note that you can view part 01 of this essay by clicking on this link.  Part 03 can be found ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom:0;text-align:left;">Please note that you can view part 01 of this essay by clicking on <a href="http://theoubliette.wordpress.com/2009/06/27/aesthetics-versus-electricity-part-01/">this link</a>.  Part 03 can be found <a href="http://theoubliette.wordpress.com/2009/07/05/aesthetics-versus-electricity-part-03/">here</a> and part 04 over <a href="http://theoubliette.wordpress.com/2009/07/11/aesthetics-versus-electricity-part-04/">there</a>.</p>
<p style="margin-bottom:0;text-align:left;">
<p style="margin-bottom:0;text-align:left;">
<p style="margin-bottom:0;text-align:left;">
<p style="margin-bottom:0;text-align:left;">
<p style="margin-bottom:0;text-align:left;">
<p style="margin-bottom:0;text-align:left;"><img class="aligncenter size-full wp-image-277" title="Chernobyl" src="http://theoubliette.wordpress.com/files/2009/06/chernobyl3.jpg" alt="Chernobyl" width="497" height="335" /><span style="color:#000000;">Inside The Chernobyl Reactor Control Room. Picture Reproduced From The National Geographic Magazine.</span></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left"><span style="color:#000000;">There are well founded concerns about the safety of reprocessing <a href="http://news.bbc.co.uk/1/hi/sci/tech/4407421.stm">radioactive waste</a>.  These fears have led to a well-orchestrated and increasing campaign against the nuclear industry.  Media coverage has inevitably highlighted disasters such as that which occurred at <a href="http://news.bbc.co.uk/1/shared/spl/hi/guides/456900/456957/html/nn1page1.stm">Chernobyl in 1986</a> or <a href="http://www.nrc.gov/reading-rm/doc-collections/fact-sheets/3mile-isle.html">Three Mile Island in 1979</a>.  On the back of such reporting the public are likely to be concerned about the siting of a reprocessing facility within their community. </span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left"><span style="color:#000000;"><br />
</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left"><span style="color:#000000;">Yet interestingly, a recent <a href="http://www.timesonline.co.uk/tol/news/politics/article6210010.ece">Yougov poll</a> revealed that the British public have moved from a position of being opposed to nuclear power to one that is definitely looking upon the industry in a more favourable light.  Accepting that the poll is truly indicative of wider public opinion (and there is no real evidence to suggest it is) it is worth pondering why such a shift has taken place. Undoubtedly there is far more scepticism about claims made relating to environmental degradation.  Indeed some have gone so far as to suggest that the issue of <a href="http://www.dailymail.co.uk/sciencetech/article-440049/Greenhouse-effect-myth-say-scientists.html">global warming is a myth</a>.  Of course this is a handy route for people to take as refuting the existence of global warming implies that they need not adjust their lifestyles and can continue to drive cars, use electricity, overfish, destroy the rainforests, burn gas and exploit the planets resources to their hearts content.  There is no guilt complex attached as there is no real problem, despite the overwhleming evidence to the contrary.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left"><span style="color:#000000;"><br />
</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left"><span style="color:#000000;">Yet in itself, such Flat-Earth mentality wouldn&#8217;t suggest that people would look positively upon nuclear power. Indeed, it could be expected that the public, in denying the issues looked at above, would be happy to continue in the same vein with fossil fuel consumption.  This then begs the notion that perhaps society is aware and fully appreciative of the problems associated with fossil fuel burning and that an immediate and cleaner alternative can be found through nuclear power.  This is a conviction promoted by scientists such as <a href="http://www.ecolo.org/media/articles/articles.in.english/love-indep-24-05-04.htm">James Lovelock</a> and even a Greenpeace director: <a href="http://www.thesun.co.uk/sol/homepage/features/article2265768.ece">Stephen Tindale</a>. </span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left"><span style="color:#000000;"><br />
</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left"><span style="color:#000000;">Lessons will have been learnt from events such as that which occurred at Chernobyl and <a href="http://www.world-nuclear.org/info/inf06.html">safety measures improved</a>, yet <a href="http://www.greenpeace.org.uk/nuclear">environmental groups are generally opposed</a> to the <a href="http://www.foe.co.uk/resource/briefings/nuclear_power_answer_climate_change.pdf">proliferation (or continued use) of nuclear power stations</a>.  If the Yougov poll is accurate the British public appear to have more sympathy for the nuclear power industry than they do for the environmental activists (another example of society becoming jaded with the green movement?).  Meanwhile demand for energy increases, as does global warming.  Fossil fuels are running out and all but one of the current nuclear power stations operating in the UK <a href="http://news.bbc.co.uk/1/hi/sci/tech/4216302.stm">will be redundant by 2023</a>.  How many of the pro-nuclear brigade would be happy for a facility to be built within their community?</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left"><span style="color:#000000;"><br />
</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left"><span style="color:#000000;"><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/IC_Xo6qMXPE&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/IC_Xo6qMXPE&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span><br />
</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left"><span style="color:#000000;"><br />
</span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ma che Scoria è questa ?]]></title>
<link>http://midomando.wordpress.com/2009/05/28/ma-che-scoria-e-questa/</link>
<pubDate>Thu, 28 May 2009 23:58:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>midomando</dc:creator>
<guid>http://midomando.wordpress.com/2009/05/28/ma-che-scoria-e-questa/</guid>
<description><![CDATA[Un &quot;bidone&quot; radioattivo   La creazione delle scorie nucleari comincia nelle miniere d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Un &quot;bidone&quot; radioattivo   La creazione delle scorie nucleari comincia nelle miniere d]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Energie alternative]]></title>
<link>http://robertobrumat.wordpress.com/2009/04/26/energie-alternative/</link>
<pubDate>Sun, 26 Apr 2009 12:36:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>roro34</dc:creator>
<guid>http://robertobrumat.wordpress.com/2009/04/26/energie-alternative/</guid>
<description><![CDATA[Un’isola dove prendere il sole non significa abbronzarsi Perché affannarsi per il ritorno al nuclear]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p class="MsoNoSpacing"><!--[if gte mso 9]&#62;  Normal 0   14   false false false  IT X-NONE X-NONE              MicrosoftInternetExplorer4              &#60;![endif]--><!--[if gte mso 9]&#62;                                                                                                                                            &#60;![endif]--> <strong><span style="font-size:14pt;color:#ff6600;"><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/D1XyR3YOVZQ&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/D1XyR3YOVZQ&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></span></strong></p>
<p class="MsoNoSpacing">
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:center;"><strong><span style="font-size:14pt;color:#ff6600;">Un’isola dove <em>prendere il sole</em> </span></strong></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:center;"><strong><span style="font-size:14pt;color:#ff6600;">non significa abbronzarsi</span></strong></p>
<p class="MsoNoSpacing"><span style="font-size:11pt;">Perché affannarsi per il ritorno al nucleare in Italia? Invece delle scorie radioattive da smaltire e del rischio di incidenti (vedi elenco alla fine) non si può pensare qualche soluzione più pulita? Per esempio utilizzando l’energia del sole che non presenta pericoli. Si può. Dal sito <a href="http://www.ecoblog.it/">www.ecoblog.it</a> apprendiamo che <strong><span style="color:red;">Ras al Khaimah </span></strong>(uno dei 7 Emirati Arabi Uniti del Golfo Persico) attraverso il finanziamento degli studi del <strong><span style="color:red;">Centre Suisse d’Electronique et Microtechnique</span></strong>, ha avviato la costruzione di un impianto prototipo di celle solari nel deserto. Se il risultato sarà soddisfacente, il diametro verrà portato dagli attuali 100 metri a un chilometro e la struttura sarà installata in mare aperto per produrre quasi quanto la più grande centrale nucleare svizzera. In pratica si costruirà un’isola fluttuante grande poco più di due volte il <strong><span style="color:red;">Maracanà</span></strong> (lo stadio di Rio de Janeiro, più grande al mondo). <span> </span></span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><span style="font-size:11pt;">L’attuale progetto mira a generare nel deserto 190 Megawatt di corrente elettrica al costo di 11 centesimi di euro per KW/h. Ma l’obiettivo è costruire nell’oceano vere e proprie isole fotovoltaiche, fatte di una serie di membrane plastiche fluttuanti su cui poggiare specchi che catturano l’energia solare, facendo evaporare il liquido per azionare la turbina e produrre energia. </span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><span style="font-size:11pt;">Se si pensa che la più potente delle 4 centrali nucleari svizzere sviluppa una potenza di 1.220 Megawatt e nel 2006 ha generato 9.367 GWh di energia elettrica (9 miliardi di chilowattora), l’isola solare con un diametro di mille metri di pannelli raggiungerebbe una potenza di 1.900 Megawatt producendo in un anno circa 15.000 GWh (15 miliardi di chilowattora). Se la centrale svizzera di <strong><span style="color:red;">Gösgen </span></strong>con i suoi 8 miliardi di KW/h annui risponde al fabbisogno elettrico del 13% del Paese, un’isola solare da 15 miliardi di KW/h annui, da sola rifornirebbe di corrente un quarto della Svizzera. Pensando all’Italia, per coprire il fabbisogno nazionale (pari a 360 miliardi di KW/h annui nel 2007) servirebbero 24 di queste isole galleggianti. <span> </span></span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><span style="font-size:11pt;">Certo vanno superati problemi pratici come le onde, il traffico marittimo, i costi; ma si considerino soprattutto i minori impatti ambientali di tali installazioni e il fatto che per incamerare energia è sufficiente il sole&#8230; E poi mica ci sono solo i mari dove collocare queste isole. Se lo stadio <strong><span style="color:red;">Maracanà</span></strong> riesce a stare (vedi foto) dentro una città densamente popolata come Rio (15 milioni di abitanti), non si vede perché una piattaforma grande il doppio (ma molto più utile) non dovrebbe essere a maggior ragione ospitata da qualche parte. Magari al posto dei progettati reattori nucleari italiani. </span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><span style="font-size:11pt;">Viene da chiedersi perché questa bella idea è venuta a degli scienziati di un paese che non ha nemmeno il mare e viene finanziata da un paese di soli 250.000 abitanti, poco più grande della <span> </span>provincia di Milano. http://www.facebook.com/group.php?gid=73466464860#/group.php?gid=73466464860<img class="aligncenter size-full wp-image-1510" title="maracana-rio" src="http://robertobrumat.wordpress.com/files/2009/04/maracana-rio.jpg" alt="maracana-rio" width="655" height="437" /></span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><span style="font-size:11pt;"> </span></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:center;"><strong><span style="font-size:14pt;color:#ff6600;">I principali incidenti nucleari</span></strong></p>
<p class="MsoNoSpacing"><span style="font-size:11pt;">Le centrali nucleari sono sicure? Certamente. Però questo è l’elenco degli incidenti che hanno causato contaminazioni radioattive, tumori e morti. Sono 47 di cui si è avuta notizia, verificatisi in 50 anni nelle sole centrali nucleari (esclusi depositi, ordigni, bombardieri e sommergibili atomici). 12 avvenuti in <strong><span style="color:red;">Giappone</span></strong>, 9 in <strong><span style="color:red;">Russia</span></strong>, 6 negli <strong><span style="color:red;">Stati Uniti </span></strong>e in <strong><span style="color:red;">Germania</span></strong>, 3 in <strong><span style="color:red;">Ucraina</span></strong>, <strong><span style="color:red;">Francia</span></strong> e <strong><span style="color:red;">Gran Bretagna</span></strong>, 1 in <strong><span style="color:red;">Bulgaria</span></strong>, <strong><span style="color:red;">Corea del Sud</span></strong>, <strong><span style="color:red;">Danimarca</span></strong>, <strong><span style="color:red;">Ungheria</span></strong>, <strong><span style="color:red;">Svezia</span></strong> e <strong><span style="color:red;">Italia</span></strong> (anche se non più dotata di centrali atomiche). </span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong><span style="font-size:11pt;">7 ottobre 1957 <span>–</span> <span style="color:red;">Sellafield (Gran Bretagna)</span><span style="color:red;">.</span><span> </span></span></strong><span style="font-size:11pt;">Incendio nel nocciolo di un reattore a gas-grafite (GCR), un’imponente nube radioattiva di xenon, iodio, cesio e polonio attraversa tutta l&#8217;Europa. 300 morti ufficiali.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong><span style="font-size:11pt;">3 gennaio 1961 – <span style="color:red;">Idaho Falls (USA).</span></span></strong><span style="font-size:11pt;"> Muoiono 3 tecnici.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong><span style="font-size:11pt;">17 ottobre 1969 – <span style="color:red;">San Laurent (Francia).</span></span></strong><span style="font-size:11pt;"> Per un errore nelle procedure parziale fusione in un reattore nucleare raffreddato a gas.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong><span style="font-size:11pt;">1974 – <span style="color:red;">Mar Caspio</span></span></strong><strong><span style="font-size:11pt;color:red;"> (Unione Sovietica)</span></strong><span style="font-size:11pt;">. Esplosione in un impianto atomico sovietico a <strong><span style="color:red;">Shevchenko</span></strong>.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong><span style="font-size:11pt;">Inverno 1974/75 – <span style="color:red;">Leningrado (URSS).</span></span></strong><span style="font-size:11pt;"> Serie di incidenti alla centrale nucleare. 3 morti accertati.<br />
<strong>7 dicembre 1975 – <span style="color:red;">Lubmin (Repubblica Democratica Tedesca).</span></strong> Un cortocircuito nell’impianto della centrale di Lubmin provoca una parziale fusione del nucleo del reattore.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong><span style="font-size:11pt;">28 marzo 1979 &#8211; <span style="color:red;">Three Mile Island (Harrisburgh, Usa)</span></span></strong><strong><span style="font-size:11pt;color:red;">.</span></strong><strong><span style="font-size:11pt;"> </span></strong><span style="font-size:11pt;">Il surriscaldamento di un reattore, a seguito della rottura di una pompa nell’impianto di raffreddamento, provoca la parziale fusione del nucleo rilasciando in atmosfera gas radioattivi pari a 15mila terabequerel (TBq). 3.500 persone evacuate.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong><span style="font-size:11pt;">7 agosto 1979 – <span style="color:red;">Tennessee (USA).</span></span></strong><span style="font-size:11pt;"> La fuoriuscita di uranio arricchito da un’installazione nucleare segreta contamina oltre 1.000 persone. La popolazione presenta valori di radioattività fino a 5 volte superiori alla norma.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong><span style="font-size:11pt;">Agosto 1979 – <span style="color:red;">Erwin (USA).</span></span></strong><span style="font-size:11pt;"> Oltre 1.000 contaminati a seguito di una fuga radioattiva in un centro di ricerca nucleare, fino ad allora rimasto segreto.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong><span style="font-size:11pt;">Marzo 1981 – <span style="color:red;">Tsuruga (Giappone).</span></span></strong><span style="font-size:11pt;color:red;"> </span><span style="font-size:11pt;">280 contaminati da una fuga di residui radioattivi dalla centrale nucleare. Si ammalano altri 45 operai esposti a radioattività nel corso delle riparazioni.<br />
<strong>6 gennaio 1986 – <span style="color:red;">Oklahoma (USA).</span></strong><span style="color:red;"> </span>Un operaio muore e 100 restano contaminati a seguito di un incidente nella centrale atomica.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong><span style="font-size:11pt;">26 aprile 1986 &#8211; <span style="color:red;">Cernobyl (Ucraina)</span></span></strong><strong><span style="font-size:11pt;color:red;">. </span></strong><span style="font-size:11pt;">L&#8217;incidente nucleare in assoluto più grave della storia. Il surriscaldamento provoca la fusione del nucleo del reattore e l&#8217;esplosione del vapore radioattivo, che in una nube disperde in tutta Europa un miliardo di miliardi di Bequerel. Centinaia di migliaia di persone, soprattutto nella vicina Bielorussia sono costrette a lasciare i territori contaminati. L&#8217;intera Europa viene esposta alla nube radioattiva e per milioni di cittadini europei aumenta il rischio di contrarre tumori e leucemia. A tutt’oggi non esistono dati ufficiali e definitivi sui decessi ricollegabili alla tragedia.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong><span style="font-size:11pt;">Febbraio 1991 – <span style="color:red;">Mihama (Giappone).</span></span></strong><span style="font-size:11pt;color:red;"> </span><span style="font-size:11pt;">La centrale riversa in mare 20 tonnellate di acqua altamente radioattiva.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong><span style="font-size:11pt;">24 marzo 1992 – <span style="color:red;">San Pietroburgo (Russia).</span></span></strong><span style="font-size:11pt;color:red;"> </span><span style="font-size:11pt;">La perdita di pressione nell’impianto di Sosnovy Bor disperde in atmosfera iodio e gas radioattivi.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong><span style="font-size:11pt;">Novembre 1992 – <span style="color:red;">Forbach (Francia).</span></span></strong><span style="font-size:11pt;"> Incidente nucleare causa la contaminazione radioattiva di 3 operai. </span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong><span style="font-size:11pt;">13 febbraio 1993 – <span style="color:red;">Sellafield (Gran Bretagna).</span></span></strong><span style="font-size:11pt;"> Fuga radioattiva nell&#8217;impianto di riprocessamento con densità massima di radionuclidi dello iodio superata di oltre tre volte.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong><span style="font-size:11pt;">17 febbraio 1993 &#8211; <span style="color:red;">Barsebaeck (Danimarca).</span></span></strong><span style="font-size:11pt;"> Fuoriuscita accidentale di vapore radioattivo da uno dei reattori della centrale.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong><span style="font-size:11pt;">Aprile 1993 – <span style="color:red;">Siberia (Russia).</span></span></strong><span style="font-size:11pt;"> Un incendio nel complesso chimico di Tomsk-7 colpisce un serbatoio di uranio. 1.000 ettari di terreno contaminati e nube radioattiva.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong><span style="font-size:11pt;">23 marzo 1994 – <span style="color:red;">Biblis (Germania).</span></span></strong><span style="font-size:11pt;"> Falla nel circuito primario di un reattore della centrale nucleare: fuoriuscita di liquido altamente contaminato.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong><span style="font-size:11pt;">28 giugno 1994 – <span style="color:red;">Petropavlosk (Russia).</span></span></strong><span style="font-size:11pt;"> Fuga di materiale radioattivo nella baia di Seldevaia per la rottura di un deposito. </span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong><span style="font-size:11pt;">Novembre 1995 – <span style="color:red;">Cernobyl (Ucraina).</span></span></strong><span style="font-size:11pt;"> Un&#8217;avaria al sistema di raffreddamento del reattore n.1 causa un incidente con dispersione di radioattività e contaminazione degli operai impegnati nella manutenzione.<br />
<strong>8 dicembre 1995 – <span style="color:red;">Monju (Giappone).</span></strong> Due tonnellate di sodio liquido e altro materiale radioattivo fuoriescono dal reattore nucleare prototipo a neutroni veloci FBR, per il malfunzionamento del sistema di raffreddamento. </span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong><span style="font-size:11pt;">Febbraio 1996 – <span style="color:red;">Dimitrovgrad (Federazione Russa).</span></span></strong><span style="font-size:11pt;"> Un addetto causa la rottura della valvola di sicurezza di uno dei reattori del centro di ricerche atomiche. Fuoriesce una nube radioattiva contenente soprattutto radionuclidi di manganese.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong><span style="font-size:11pt;">Marzo 1997 – <span style="color:red;">Tokaimura (Giappone).</span></span></strong><span style="font-size:11pt;"> Incendio e esplosione nel reattore dell&#8217;impianto di ritrattamento nucleare. Contaminati 35 operai.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong><span style="font-size:11pt;">Giugno 1997 – <span style="color:red;">Arzamas (Russia).</span></span></strong><span style="font-size:11pt;"> Un incidente nel centro ricerche porta i materiali radioattivi <span> </span>sviluppa una nube radioattiva e muore il responsabile dell’esperimento.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong><span style="font-size:11pt;">Luglio 1997 – <span style="color:red;">La Hague (Francia).</span></span></strong><span style="font-size:11pt;"> Il comune di Amburgo denuncia presenza di radioattività nell&#8217;acqua scaricata nella Manica dall&#8217;impianto di trattamento francese di La Hague. La Francia smentisce, ma il presidente della Commissione di controllo si dimette.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong><span style="font-size:11pt;">Settembre 1997 – <span style="color:red;">Urali (Russia).</span></span></strong><span style="font-size:11pt;"> Sugli Urali si scontrano un trattore e un camion che trasporta isotopi radioattivi. Da due container fuoriesce liquido pericoloso contenente iridio 192 e cobalto 60. Nell’area la radioattività sviluppata è 25 volte superiore al limite consentito.<br />
<strong>30 settembre 1999 &#8211; <span style="color:red;">Tokaimura (Giappone).</span></strong> In una fabbrica di combustibile nucleare due operai trattano materiali radioattivi con contenitori inadatti e si innesca un’incontrollata reazione a catena. 3 morti all&#8217;istante, 439 persone (di cui 119 in modo grave) vengono esposte alle radiazioni. 600 i ricoverati, evacuate 320.000 persone.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong><span style="font-size:11pt;">4 ottobre 1999 – <span style="color:red;">Wolsong (Corea del Sud).</span></span></strong><span style="font-size:11pt;"> Una fuoriuscita di acqua pesante durante lavori di manutenzione della centrale causa l’esposizione alle radiazioni di 22 operai. </span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong><span style="font-size:11pt;">5 ottobre 1999 –</span></strong><strong><span style="font-size:11pt;"> <span style="color:red;">Loviisa (Finlandia).</span></span></strong><span style="font-size:11pt;"> Si segnala una perdita di idrogeno nella centrale nucleare.<br />
<strong>8 ottobre 1999 &#8211; <span style="color:red;">Rokkasho (Giappone).</span></strong> Piccola quantità di materiale radioattivo fuoriesce da un deposito di scorie: provengono da due fusti arrivati dalla centrale nucleare di Ekushima.<br />
<strong>20 ottobre 1999 – <span style="color:red;">Superphenix (Francia).</span></strong> Incidente tecnico ritarda lo smantellamento del reattore a neutroni rapidi Superphenix di Creys-Malville (Isere), nel Sud-Ovest della Francia. </span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong><span style="font-size:11pt;">13 dicembre 1999 – <span style="color:red;">Zaporozhe (Ucraina).</span></span></strong><span style="font-size:11pt;"> Uno dei sei reattori nucleari della centrale viene fermato per malfunzionamento di un segnalatore di eccessiva pressione. <img class="alignright size-medium wp-image-1511" title="centrale-nucleare1" src="http://robertobrumat.wordpress.com/files/2009/04/centrale-nucleare1.jpg?w=300" alt="centrale-nucleare1" width="300" height="229" /></span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong><span style="font-size:11pt;">5 g</span></strong><strong><span style="font-size:11pt;">ennaio 2000 – <span style="color:red;">Blayais (Francia)<span>.</span></span></span></strong><span style="font-size:11pt;"> Una tempesta provoca un incidente alla centrale e due dei quattro reattori vengono fermati. L’acqua invade alcuni locali della centrale: danneggiati pompe e circuiti importanti.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong><span style="font-size:11pt;">27 gennaio 2000 – <span style="color:red;">Giappone.</span></span></strong><span style="font-size:11pt;"> Un incidente a un’installazione per il riprocessamento dell’uranio provoca livelli di radiazione 15 volte superiori alla norma in un raggio di 2 km. Almeno 21 persone sono state esposte a radiazioni.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong><span style="font-size:11pt;">15 febbraio 2000 – <span style="color:red;">Indian Point (USA).</span></span></strong><span style="font-size:11pt;"> Mezzo metro cubo di gas radioattivo fuoriesce dal reattore Indian Point 2 vicino a Buchanan a 70 chilometri da New York. Centrale chiusa e stato di allerta. </span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong><span style="font-size:11pt;">10 aprile 2003 – <span style="color:red;">Paks (Ungheria<span>).</span></span></span></strong><span style="font-size:11pt;"> L’unità 2 dell’unica centrale nucleare ungherese (a 115 kmda Budapest) si surriscalda e 30 barre di combustibile altamente radioattive si distruggono. Un complesso intervento di raffreddamento scongiura il pericolo di un’esplosione nucleare.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong><span style="font-size:11pt;">9 agosto 2004 – <span style="color:red;">Mihama (Giappone).</span></span></strong><span style="font-size:11pt;"> Nel reattore numero 3 nell’impianto che dista 350 km da Tokyo, una falla provoca la fuoriuscita di vapore ad alta pressione che raggiunge i 270 gradi. Muoiono 4 operai. Altri 7 sono in fin di vita. Per il Giappone è l’incidente nucleare civile più grave. La centrale viene chiusa.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong><span style="font-size:11pt;">9 agosto 2004 – <span style="color:red;">Shimane (Giappone).</span></span></strong><span style="font-size:11pt;"> Scoppia un incendio nel settore di smaltimento delle scorie in una centrale.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong><span style="font-size:11pt;">9 agosto 2004 – <span style="color:red;">Ekushima-Daini (Giappone).</span></span></strong><span style="font-size:11pt;"> L’impianto viene fermato per una perdita d’acqua dal generatore.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong><span style="font-size:11pt;">Aprile 2005 – <span style="color:red;">Sellafield (Gran Bretagna).</span></span></strong><span style="font-size:11pt;"> Con grave ritardo viene denunciata la fuoriuscita di oltre 83.000 litri di liquido radioattivo durata 10 mesi, a causa di una crepa nelle condotte e per <span> </span>errori tecnici.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong><span style="font-size:11pt;">Maggio 2006 – <span style="color:red;">Laboratori Enea di Casaccia (Italia).</span></span></strong><span style="font-size:11pt;"> Fuoriuscita di plutonio contamina 6 addetti allo smantellamento degli impianti. Notizia tenuta nascosta per 4 mesi.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong><span style="font-size:11pt;">Maggio 2006 – <span style="color:red;">Mihama (Giappone).</span></span></strong><span style="font-size:11pt;"> Fuga di 400 litri di acqua radioattiva nella ex centrale nucleare di Mihama.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong><span style="font-size:11pt;">26 lug</span></strong><strong><span style="font-size:11pt;">lio 2006 – <span style="color:red;">Oskarshamn (Svezia<span>).</span></span></span></strong><span style="font-size:11pt;"> Corto circuito nell’impianto elettrico della centrale a 250 km da Stoccolma. Si decide di testare tutte le centrali nucleari del Paese e quella di Forsmark viene spenta.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong><span style="font-size:11pt;">7 ottobre 2006 – <span style="color:red;">Kozlodui (Bulgaria).</span></span></strong><span style="font-size:11pt;"> Segnalato un livello di radioattività 20 volte superiore ai limiti consentiti. Le verifiche evidenziano una falla in una tubazione ad alta pressione nella centrale vicino al Danubio.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><strong><span style="font-size:11pt;">28 giugno 2007 – <span style="color:red;">Kruemmel (Germania).</span></span></strong><span style="font-size:11pt;"> Incendio nella centrale vicino ad Amburgo. Le fiamme minacciano il reattore e si ferma l’impianto. Avarie, pochi mesi dopo, anche nelle centrali di <strong><span style="color:red;">Forsmark</span></strong>, <strong><span style="color:red;">Ringhals</span></strong> e <strong><span style="color:red;">Brunsbuttel</span></strong>. Il rapporto 2006 del Ministero federale dell&#8217;Ambiente, dice che l&#8217;impianto di Kruemmel è il più soggetto a piccoli incidenti tra le 17 centrali tedesche. I piani di uscita dal nucleare fissati in una legge del 2002, prevede che questo reattore venga spento entro il 2015.<br />
<strong>16 luglio 2007 – <span style="color:red;">Kashiwazaki (Giappone).</span></strong> La più grande del mondo che fornisce elettricità a 20 milioni di abitanti, viene chiusa per i danni provocati dal terremoto. L’Agenzia di controllo delle attività nucleari giapponesi ammette una serie di fughe radioattive dall’impianto, ma parla di iodio fuoriuscito dal una valvola di scarico. Il direttore generale dell’<strong><span style="color:red;">AIEA</span></strong>, <strong><span style="color:red;">Mohammed El Baradei</span></strong>, dice che il sisma: &#8220;E’ stato più forte di quello per cui la centrale era stata progettata&#8221;. Il terremoto provoca un grosso incendio in un trasformatore elettrico, la fuoriuscita di 1.200 litri di acqua radioattiva che si riversano nel Mar del Giappone e una cinquantina di altri incidenti. Si teme che la faglia sismica attiva passi proprio sotto la centrale.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing"><span style="font-size:11pt;">Ma basta anche molto meno per sfiorare una tragedia, come nel <strong>settembre 1995 </strong>quando a<strong> <span style="color:red;">Kola</span> <span style="color:red;">(Russia)</span></strong> l&#8217;energia elettrica della centrale di Kola fu staccata per morosità. Senza corrente andarono fuori uso i sistemi di raffreddamento.</span></p>
<p class="MsoNoSpacing">
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[– Sellafield-ulykke kan bli verre enn Tsjernobyl]]></title>
<link>http://rikstelegrafen.wordpress.com/2009/03/23/%e2%80%93-sellafield-ulykke-kan-bli-verre-enn-tsjernobyl/</link>
<pubDate>Mon, 23 Mar 2009 19:16:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>Rikstelegrafen</dc:creator>
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<description><![CDATA[En mulig ulykke ved det britiske atomanlegget Sellafield kan bli verre for Norge enn Tsjernobyl-ulyk]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignnone size-full wp-image-3412" title="Britain Labor Protests" src="http://rikstelegrafen.wordpress.com/files/2009/03/britain_labor_protes_52762q.jpg" alt="Britain Labor Protests" width="468" height="260" /></p>
<p><strong>En mulig ulykke ved det britiske atomanlegget Sellafield kan bli verre for Norge enn Tsjernobyl-ulykken var i 1986, advarer Statens strålevern.</strong></p>
<p><a href="http://www.dagsavisen.no/innenriks/article406437.ece" target="_blank">Dagsavisen &#124; 23. mars 2009</a></p>
<p>En Sellafield-ulykke vil i verste fall kunne sende inntil 50 ganger mer radioaktivt nedfall over Norge enn hva som var tilfellet i det hardest rammede området etter Tsjernobyl.</p>
<p>– Dersom en worst caseulykke skulle inntreffe, ville dette fått konsekvenser lik eller verre enn etter Tsjernobyl. Det innebærer til dels alvorlige konsekvenser for landbruk, miljø og samfunn i flere tiår framover, skriver Statens strålevern i en rapport utført for Miljøverndepartementet.</p>
<p>Ved hjelp av tekniske spredningsmodeller har Statens strålevern og Meteorologisk institutt beregnet følgene av en tenkt ulykke ved Sellafield. Ulykkesscenariet som er lagt til en værtypisk dag i oktober, viser at radioaktivt utslipp kan nå Norge etter ni timer, og at selv store partikler finner veien hit.</p>
<p><strong>Overrasket</strong></p>
<p>Det er i hovedsak en ulykke ved lageranlegget B215 som kan true Norge. Her lagres rundt 1.000 kubikkmeter høyaktivt avfall i 21 ulike tanker. Direktør Ole Harbitz i Statens strålevern ble overrasket da han så hvor alvorlig en ulykke kan bli for Norge.</p>
<p>– Skulle så mye som 10 prosent av alt innholdet i tankene lekke ut, så vil det skape betydelige problemer på lang sikt, ikke minst innenfor landbruk og matvareproduksjon. Men vi har god beredskap for å takle også dette, sier han til NTB.</p>
<p>Vestlandet rammes hardest i eksempelet som trekkes opp, men Statens strålevern understreker at andre deler av landet ville blitt berørt dersom værtypen var en annen enn i ulykkesscenariet.</p>
<p>– Å forhindre en mulig ulykke, kan bare gjøres ved å omdanne dette flytende avfallet til fast form og så lagre det i trygge deponier. Dette er også høyt prioritert av britiske myndigheter, sier Harbitz.</p>
<p><strong>– Må stenge</strong></p>
<p>En svakhet ved rapporten til Statens strålevern er at det ikke har latt seg gjøre å beregne hvor sannsynlig det er at en ulykke skjer. Viktig informasjon som kunne kaste lys over dette, holder britene for seg selv, blant annet av hensyn til terrortrusselen.</p>
<p>Likevel er det på det rene at radioaktivt materiale kan slippe ut av anlegget, for eksempel ved brann eller en eksplosjon.</p>
<p>– En ulykke ved Sellafield er heldigvis ikke veldig sannsynlig, men hvis den inntreffer, vil konsekvensene for Norge bli store. Vi er nødt til å se på om beredskapen er god nok. Samtidig må vi fortsette å jobbe for å få britiske myndigheter til å legge ned anlegget. Dette er en nabo vi ikke vil ha, sier miljøvernminister Erik Solheim (SV) til NTB.</p>
<p>Storbritannia og Sverige er blant landene som nå drøfter utvidet satsing på atomenergi. Solheim sier Norge er imot atomkraft, men antyder at det neppe vil bli noen offisielle protester mot kjernekraftplanene.</p>
<p>– Vi må konsentrere oss om det som har størst direkte følger for Norge, og det er reprosesseringsanlegget ved Sellafield, sier han.</p>
<p>Venstres Gunnar Kvassheim sier rapporten viser alvoret i Sellafield-saken. Han mener regjeringen bør gjøre mer for å nå fram til britene med sine argumenter. Nils Bøhmer i Bellona er enig.</p>
<p>– Solheim bør kaste seg på første fly til England, sier Bøhmer.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>

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