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	<title>serena-gaudino &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/serena-gaudino/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "serena-gaudino"</description>
	<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 13:19:46 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[dopo bonito RIPARTE LA COMUNITA']]></title>
<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2009/10/25/dopo-bonito/</link>
<pubDate>Sat, 24 Oct 2009 23:20:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>comunitaprovvisoria</dc:creator>
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<description><![CDATA[testo della &#8216;comunità provvisoria&#8217; Siamo appena tornati da bonito dove abbiamo tenuto un]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/files/2008/01/logo-21-cm.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-315" title="logo-21-cm" src="http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/files/2008/01/logo-21-cm.jpg" alt="logo-21-cm" width="595" height="104" /></a></p>
<p>testo della &#8216;comunità provvisoria&#8217;</p>
<p>Siamo appena tornati da bonito dove abbiamo tenuto una riunione della CP. Giornata piovosissma, eravamo in tanti, circa 30, ma i comunitari non presenti ci sono mancati.  La riunione è stata molto animata e partecipata, come sempre.</p>
<p>Accorati gli appelli a proseguire sulla strada primigenia della Comunità : Giovanni Ventre, Tonino Morgante, Michele Ciasullo, Agostino Della Gatta, Antonio Luongo, Claudio Calabritto, Sergio Gioia, Erberto di Cairano, <!--more-->Giorgio Bignotti, Angelo Verderosa. In sostanza si chiede di rafforzare lo spirito originario : camminate paesologiche, parco dell&#8217;irpinia d&#8217;oriente, sentinelle del territorio, stampa di una guida alternativa ai luoghi dell&#8217;irpinia d&#8217;oriente, ascolto, rafforzamento delle relazioni amicali; obiettivo: fare gruppo, fare comunità, fare squadra; NO a leadership; SI a partnership.  NO alla burocratizzazione della Comunità, no a società di profitto, no all&#8217;agenzia di sviluppo. NI a Cairano 7x;  condizioni : chiarezza dei ruoli, condivisione, impegni nomitativi, esclusività del rapporto tra CP e organizzatori locali.</p>
<p>Invito a fare un passaggio avanti più strutturato per un maggiore impegno nel sociale e nella politica; attività più imprenditoriale per Cairano 7x : Lello Spagnuolo, Mario Festa, Luca Battista, Paola e Fiorella Guerriero. Sulla stessa linea Michela Matarazzo e Luigi D&#8217;Angelis (via telefono).</p>
<p>Di mediazione gli interventi di Elda Martino, Franco Arminio e Stefano Ventura (via mail).</p>
<p>Nulla vieta ad alcuni comunitari, che hanno talento e tempo,  di specializzarsi, di utilizzare la ‘rete’ delle conoscenze stabilite e dei saperi costruiti per promuovere il territorio nell’ambito di azioni di lavoro, anche remunerate; la correttezza è nel pubblicizzare le iniziative sul blog, nell’invitare compagni di lavoro -preferibilmente comunitari- e procedere; ma senza ‘utilizzare’  il logo ‘comunità provvisoria’; si scriverà magari: con gli auspici della comunità provvisoria.</p>
<p>Ricordiamoci che la C.P. è immateriale, è provvisoria, è indefinibile; non vuole notai (né tribunali).</p>
<p>Monica Rosapane, Salvatore D&#8217;Angelo, Rocco Quagliariello, Francesco Buonanno, Adelelmo Ruggieri hanno scritto e telefonato; assenti giustificati. Telefonate e commenti (ne aspettiamo di nuovi) da parte dei comunitari lontani geograficamente : Anne Demijttenaere era a Calcata e propone una due giorni di incontro e discussione;  Mauro Orlando, apprensivo, tra Brescia e Padova; Gianni Panzetta a Berlino, lontano dalla sua Zungoli; Mario Perrotta (a mare?); Michele Citoni (a Roma?), Vittorio Iannino (a Lapio?), Federico Verderosa-GaetanoVoglino e Peppino Martino (gruppo Lioni, a Lioni?); Raffaele e Laura Ruberto (in California); Donato Salzarulo (nella bassa); Enzo Tenore (a Napoli?).</p>
<p>Sono mancati gli interventi dei comunitari assenti nell&#8217;ultimo periodo; l&#8217;elenco che segue è un vero appello a farsi vivi: Anna Ebreo, Basilio Muto, Dario Bavaro, Enzo Maddaloni, Federico Iadarola, Gianni Fiorentino, Michele Sisto, Roberta Gimigliano, Ursula Iannone, Salvatore Di Vilio, Michele Minieri, Ester Marino, Antonio Vespucci, Alfonso Nannariello, Paolo Saggese, Enzo Luongo, Luigi Salzarulo, Maria Teresa Iarrobino, Luigi Di Guglielmo, PIetro Brundu, Gianni Marino, Lucina Cerreta, Tonino Restaino, Stefano e Fiorella Quaresimale. David Ardito era lì a Bonito ma non ha preso parte alla riunione in quanto indaffarato con l&#8217;organizzazione.</p>
<p>Molti coloro che hanno sfiorato la comunità in qualche incontro, leggono magari le e.mail, sfogliano il blog ma non interagiscono; per esempio Mimma Ciriello e Vera Mocella:  fatevi avanti.</p>
<p>E&#8217; vero che nella C.P. si entra e si esce senza proclami e senza tessere ma quando si pensa di uscire: almeno un saluto.  Gli unici che si sono formalmente congedati sono stati Michele Fumagallo e Antonio Romano.</p>
<p>alle nove della sera, cacciati i comunitari dalla sala consiliare, nel bar Franco ha letto insieme a Elda alcuni brani di Nevica e ho le prove.</p>
<p>Lunga e accesa discussione finale sul senso del fare politica e cultura in Irpinia.</p>
<p>- &#8211; - &#8211; - &#8211; - -</p>
<p>adesso ci rimettiamo al lavoro.</p>
<p>Cairano 7x, ci incontreremo presto con il sindaco e con la pro loco, forse l&#8217;undici novembre, festa di San Martino a Cairano, patrono della Chiesa Matrice. Tutti sono invitati ad intervenire; l&#8217;appuntamento è alle 16 alla pro loco.</p>
<p>SABATO 14 novembre festeggeremo i 2 ANNI della comunità provvisoria; a tavola dopo un largo giro paesologico; è l&#8217;occasione giusta per incontrarci e portare nuovi amici.  il posto giusto potrebbe essere il grillo d&#8217;oro, luogo in cui tutto è iniziato.</p>
<p>SABATO 28 novembre TRENO COMUNITARIO sulla tratta Avellino &#8211; Rocchetta Sant&#8217;Antonio; ci sono 63 posti a sedere; il comunitario Agostino Della Gatta è l&#8217;organizzatore e promotore della giornata. Pranzeremo assieme, forse nel bosco di Fontigliano.</p>
<p>A metà dicembre, con &#8216;incontri itineranti di architettura&#8217; saremo a VOLTURARA irpina: Bocche del Dragone, Centro storico, Castello.</p>
<p>- &#8211; -</p>
<p>Un saluto particolare a Luciano Malanga, a Bernardo Bruno, a Luigi Capone, a Mariarosaria, a Nicola Bottalico e a tanti altri che si firmano col solo nome ma che seguono la Comunità attraverso il blog ma non trovano tempo e forza per materializzarsi ad un incontro.</p>
<p>Un altro saluto al gruppo degli &#8216;incontri itineranti&#8217;, e sono tantissitimi : tre per tutti: Nicola Iacoviello, Sabbatino Guarino e Fausto Altavilla; che ne dite di convergere sulla Comunità quando potete ?</p>
<p>- &#8211; -</p>
<p>ultimi commenti innescati sulla Comunità e su Cairano 7x <a href="http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2009/10/05/idee-per-cairano-2/#comments">http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2009/10/05/idee-per-cairano-2/#comments</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Emergenza della specie: morire di spazzatura]]></title>
<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2009/01/11/emergenza-della-specie-morire-di-spazzatura/</link>
<pubDate>Sat, 10 Jan 2009 23:56:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>Arminio</dc:creator>
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<description><![CDATA[di Serena Gaudino Conoscevo già l’impegno culturale ma soprattutto civile di Ariele D’ambrosio perch]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong><span style="color:#800080;"><span style="text-decoration:underline;">di Serena Gaudino</span></span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;">Conoscevo già l’impegno culturale ma soprattutto civile di Ariele D’ambrosio perché avevo curato l’ufficio stampa di uno dei suoi ultimi spettacoli: “Canzone per Nejra”, dato alle scene prima al Teatro Sannazzaro qualche anno fa e poi ripreso in una forma leggermente diversa, nell’ambito dell’ultima edizione del “Festival Benevento Città Spettacolo”. E devo dire che già in quella occasione, leggendo il canovaccio di quello spettacolo e poi vedendolo sulle scene montato con la collaborazione di Sandro Cerino, e di tantissimi altri validi musicisti ma non solo – mi riferisco anche al video firmato da Angelo Serio – ho colto la originale sensibilità performativa di D’Ambrosio che si realizza non solo nella messa in scena finale del progetto, bensì nell’accurata ricerca dei materiali informativi – puramente letterari o giornalistici – che costituiscono l’ossatura del percorso teatro-performativo.<br />
Ebbene, dopo quella esperienza, da cui è stato anche tratto un libro pubblicato da Colonnese (Canzone per Nejra. Tra guerra e terrorismo, con cd Audio) Ariele D’Ambrosio torna in libreria con un altro libro, speriamo presto tradotto anche in uno spettacolo teatrale, che nasce dall’indignazione verso l’emergenza- spazzatura che resiste a Napoli da ben 14 anni.<br />
<!--more-->In “Mundus. Poesie per un’etica del rifiuto”, edito da Valtrend Editore Napoli, però D’Ambrosio non è il solo curatore. Affianco al suo nome infatti, compare anche quello di Mimmo Grasso &#8211; il segretario dell’Istituto Patafisico Partenopeo – e quello dei testimonial Franca Rame (“Lettera aperta alla camorra”) e Alex Zanotelli (“E’ al colmo la feccia”).<br />
In pratica il libro, che inaugura a detta dei curatori una vera e propria collana di impegno civile, è suddiviso in due parti: in apertura ci sono le testimonianze della Rame e di Zanotelli, oltre alla prefazione di D’Ambrosio, e un breve ammirevolissimo saggio di Giuseppe Tortora che fotografa, spiega, introduce e affronta con chiarezza e coraggio quanto è successo a Napoli dal 1994 a oggi ma soprattutto quanto l’umanità intera sia costretta a pagare per le colpe, l’incuria, l’arroganza, la sfacciataggine, l’impudicizia, la strafottenza, la cattiveria, la povertà d’animo, la dabbenaggine dei politici, degli imprenditori e di ogni comune cittadino o contadino che abbia dato fiducia alla camorra e ad ogni delinquente esistente in tutta la Campania e non solo.<br />
Ed è su questo pezzo che mi voglio soffermare prima di andare a sfogliare le poesie che costituiscono, in numero cospicuo, la seconda parte del volume.<br />
L’intervento di Giuseppe Tortora, infatti, mi piace in particolare perché nella sua brevità offre un approccio “culturale” al problema della spazzatura a Napoli. E lo fa partendo da quel cestino che sta sul desktop di tutti i nostri computer e che in Tabucchi si trasforma in un’idea di romanzo, in ottemperanza alla legge traspositiva dell’oggetto che in Barisani appunto, secondo sempre Tortora, raggiunge il suo apice quando un bullone, o una vite, una molla o una biella viene trattata dall’artista a mo’ di oggetto in grado di far poesia, o almeno di dir qualcosa che esula dal suo stato di oggetto asservito alla meccanica. Ma Tortora non si ferma qua e mentre tira in ballo Bauman e poi ancora Calvino e le sue Città Invisibili – Leonia in particolare – compaiono all’orizzonte Spinoza, Hegel, Sartre ma anche Paolo Giordano, curiosamente, l’autore de “La solitudine dei numeri primi” e finalmente una riflessione sugli scarti del progresso economico, dell’ordinamento sociale e sulle discariche dei rifiuti umani che sintetizza così: “Quelle che raccolgono immigrati arrivati in forma clandestina e profughi politici. Analogo fermento (rif. A “i segni della pericolosa tossicità sociale delle discariche sociali in fermento – ndr) infatti si verifica nei centri temporanei d’accoglienza, nei super-ghetti e nei veri e propri lager presenti in ogni parte del mondo, in cui la logica stessa della reclusione predispone le oggettive condizioni d’ingestibilità del fenomeno della clandestinità”.</p>
<p style="margin:0 0 10pt;">E naturalmente non mancano le discariche, aggiunge Giuseppe Tortora dove vanno a finire i “Rifiuti culturali: ovvero i valori, gli usi, i costumi che in tempi diversi hanno costituito quella che Hegel avrebbe detto “la determinatezza di un consorzio civile”. E ancora “pratiche sociali, forme di ritualità religiosa, modelli di comunità familiare, termini lessicali, espressioni idiomatiche… che hanno ceduto il passo a nuove istanze “negate” – come avrebbe detto sempre Hegel – per lasciar posto alle nuove, ulteriori e pressante emergenze”. Naturalmente proprio questi sono gli scarti che costituiscono “l’ineliminabile retroterra… della comune identità attuale.<br />
Di grande giustezza infine il riferimento di Tortora al poema “Sebeto” di Mimmo Grasso: il fiume napoletano ormai quasi del tutto sotterraneo che rappresenta la metafora del “flusso continuo, silenzioso, nascosto, che, ri-portando a noi, oggi, quanto abbiamo abbandonato lungo il percorso, fonda – e garantisce – la essenziale continuità della nostra mobile identità culturale”.<br />
La seconda parte del libro, curata appunto da Ariele D’Ambrosio e Mimmo Grasso è invece una raccolta di poesie di alcune delle voci più interessanti del panorama poetico e performativo contemporaneo. Ad aprire la raccolta è chiamata la voce giapponese di Bin Akio e quelle italiane di Viola Amarilli e Franco Arminio che col suo abile piglio poetico pennella velocemente la tragicità del momento: “l’immondizia è il nostro collier/ lo stemma araldico/ di una civiltà disfatta,/la spia che il mondo sta per finire./ il momento è vicino/ e verrà in un punto preciso, /per esempio avellino.<br />
Ma ancora, ne cito solo alcune, “Nella valle di Ennom” di Ariele D’Ambrosio, “La morte di Emme il 29 febbraio in piazza del Plebiscito” di Marco De Gemmis, “Visita a una discarica illegale di ceneri tossiche nella campagna tra Napoli e Caserta” di Marco Palasciano e poi le mirabili riflessioni poetiche di Marchia Theophilo e la chiusura accorta e irriverente di Mimmo Grasso in Ex Post.
</p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:normal;margin:0;"><span style="font-family:Arial;">Mundus</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:normal;margin:0;"><span style="font-family:Arial;">Poesie per un’etica del rifiuto</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:normal;margin:0;"><span style="font-family:Arial;">A cura di Ariele D’Ambrosio e Mimmo Grasso</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:normal;margin:0;"><span style="font-family:Arial;">Con testimonianze di Franca Rame, Giuseppe Tortora e Alex Zanotelli</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;">Valtrend Editore Napoli</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ARMINIOFORMICOSO]]></title>
<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/11/04/arminioformicoso/</link>
<pubDate>Tue, 04 Nov 2008 12:50:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>Arminio</dc:creator>
<guid>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/11/04/arminioformicoso/</guid>
<description><![CDATA[metto qui un pezzo che la &#8220;comunitaria&#8221; serena gaudino aveva scritto un pò di tempo fa p]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em>metto qui un pezzo che la &#8220;comunitaria&#8221; serena gaudino aveva scritto un pò di tempo fa per repubblica di napoli e ancora non è uscito. visto che si parla anche di &#8220;vento forte tra lacedonia e candela&#8221; ne approfitto per segnalare che lo presento domani a perugia, lunedì 10 a benevento e mercoledì 12 a bari.  _armin</em><br />
- &#8211; -<br />
<strong><span style="color:#008000;">Sull’altopiano del Formicoso sono arrivati i containers. Non bastavano l’esercito, la polizia, il filo spinato e le tende. Ora c’è bisogno di più materiali, di più persone, di più strumentazione e sorveglianza, perché i carotaggi potrebbero portare alla decisione finale: costruire la discarica. A lanciare l’allarme non sono solo i sindaci dei comuni interessati ma sono soprattutto gli irpini. La gente comune, le persone che vivono in quella fetta di Campania che si sente più vicina alla Puglia, che reclama l’indipendenza e che è cresciuta affondando i piedi in quei campi, cogliendo le spighe, ascoltando il rumore del vento e perdendosi, d’inverno, nell’ozio e nella noia della vita di paese.</span></strong></p>
<p><!--more-->Le prime avvisaglie della possibile apertura del fronte di battaglia ideologica politica e ambientale si sono avute già nella scorsa estate con l’annuncio del governo sulla necessità di costruire nuove discariche. E dopo un lungo periodo di silenzio qualche giorno fa s’è verificata l’invasione a sorpresa dell’altopiano diventato nel giro di una notte zona di interesse strategico nazionale e quindi recintato, interdetto. Così si inasprisce la protesta e dopo quella con Vinicio Capossela in concerto, la settimana scorsa è partito un corteo di 10mila autoctoni. E la mobilitazione continua: dal passaparola al web l’informazione e si stringe attorno a una comunità che prendendo a prestito il concetto di “associazione temporanea di scopo” si trasforma in <a href="http://www.comunitaprovvisoria.wordpress.com/">www.comunitaprovvisoria.wordpress.com</a></p>
<p>Un fenomeno mediatico di grandi dimensioni, capace di raccogliere lettori, sostenitori studiosi, intellettuali e professionisti irpini e non in un dibattito continuo e ricco di idee. Come quella lanciata e già minuziosamente elaborata che vorrebbe la trasformazione dell’intera zona del Formicoso in un Parco Naturale.<br />
A moderare, illustrare, implementare e proporre nuovi argomenti di discussione un gruppo di intellettuali irpini, professionisti in tanti settori, ma soprattutto difensori della propria terra e del proprio ambiente. E tra tutti a Bisaccia Franco Arminio: il poeta-paesologo, lo scrittore dell’Irpinia d’Oriente che al pari di Giorgio Manganelli – per immaginazione linguistica – e di Gianni Celati – per la scelta dello stile e di passo letterario – riesce a trasformare una cosa reale in un racconto commovente e pieno di poesia. E come l’ultimo dei romantici eccolo in prima linea sul fronte del no alla discarica a capo di Nessuno tocchi il Formicoso, uno dei comitati promotori della protesta. «Una protesta che va avanti da quindici anni e più – scrive Arminio in uno dei suoi tanti appelli alla mobilitazione pacifica – e che continuerà finché non sarà definitivamente abbandonata l’idea di costruire qui la più grande discarica che sia mai stata costruita. E per giunta in montagna e a poca distanza da una diga…». Ma il lavoro della comunità non è solo questo. Loro è anche il compito di sensibilizzare la gente promuovendo assemblee, dibattiti, confronti con politici e esperti per contrastare con argomenti credibili, tesi e perizie alternative ogni mossa che venga dall’alto. Pare che qui, senza smentire la tradizione, stia prendendo vigore un nuovo modo di fare politica che muove da una realtà e si spinge verso l’acquisizione di consensi senza incertezze e patteggiamenti. Un buon esercizio che si prefigge di fare fronte comune anche contro lo svilimento e lo svuotamento di interi paesi che si sgretolano sotto la spaventosa pressione della disoccupazione, e di una depressione cronica della popolazione privata di obiettivi, interessi e futuro. Materia prima per Franco Arminio che oggi, a pochi mesi dall’uscita in libreria della sua raccolta di racconti, reportages e aforismi Vento forte tra Lacedonia e Candela edito da Laterza, continua ad aggirarsi in questa terra alla stregua di un wanderer: il viandante che nella letteratura romantica insegue, con animo nostalgico e irrequieto, quel qualcosa che sta al di là dell’immediatamente tangibile. Così Arminio diventa il paesologo che dichiara di essere: uno che si sposta di villaggio in villaggio alla ricerca di un luogo da assaggiare, di un paese che non c’è, dell’utopia, ovvero di una patria o della morte che non teme e che anzi esorcizza rendendola sempre più viva anche nei suoi stessi più deliranti racconti come le formidabili Cartoline dai morti pubblicati già in parte da <a href="http://www.ilprimoamore.com">www.ilprimoamore.com</a><br />
Serena Gaudino</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Stazioni sulla via verso la libertà ]]></title>
<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/09/23/stazioni-sulla-via-verso-la-liberta/</link>
<pubDate>Tue, 23 Sep 2008 00:53:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>comunitaprovvisoria</dc:creator>
<guid>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/09/23/stazioni-sulla-via-verso-la-liberta/</guid>
<description><![CDATA[di SERENA GAUDINO Sabato prossimo a Scampìa si celebrerà La giornata Nazionale del Lettore. Un event]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="background:white;margin:0;"><span style="color:#003366;"><strong>di SERENA GAUDINO</strong></span></p>
<p style="background:white;margin:0;"><span style="color:#003366;"><strong>Sabato prossimo a Scampìa si celebrerà La giornata Nazionale del Lettore. Un evento piccolo, pieno però di cose e di progetti che vedranno protagonisti i giovani del corso di Formazione &#8220;Costruiamoci un Orizzonte&#8221; finanziato dalla Fondazione Vodafone. Per questa occasione sono stati invitati scrittori, illustratori, giornalisti, lettori per portare un po&#8217; della loro normalità in un territorio così, massacrato da lotte camorristiche, depressione culturale, mancanza appunto di orizzonti.</strong> </span></p>
<p style="background:white;margin:0;"><!--more-->Eppure Scampìa è un luogo largo. Un luogo, un quartiere pieno di gente, di palazzi, strade, scuole&#8230; ma non c&#8217;è l&#8217;orizzonte. Se tu cammini per Scampìa qualcosa in ogni momento ti si piazza davanti, ti si erge a un palmo di naso: una vela, un grattacielo, un albero una sopraelevata. Mai vedi lo spazio che ti circonda. Hai la sensazione di camminare sempre con i paraocchi. E&#8217; la stessa sensazione che provi quando ti senti relegato in un ruolo non tuo da cui non riesci a uscire, da cui vorresti fuggire ma non sai com&#8217;è il mondo là fuori. Ebbene in questo luogo, abitato da oltre 80mila persone esiste una fascia giovanile intelligente che un po&#8217; di orizzonte lo vuole guardare e va all&#8217;università, frequenta le biblioteche (quelle poche frequentabili), le librerie. Sono ragazzi che poi hanno deciso di fare qualcosa, a Scampìa, di impegnarsi per riprendersi in mano la loro terra. In pratica sono dei rivoluzionari. A cui il Centro Hurtado sta dando una possibilità. Noi non facciamo altro che scoperchiare le pentole coi tesori e fargli vedere dentro le zuppe diverse che per certi versi sanno di buono, di vita, di alternativa. A loro stiamo insegnando a usare il libero arbitrio.</p>
<p style="background:white;margin:0;">E appunto di libertà vogliamo parlare soprattutto in uno degli incontri previsti. Facendoci prestare la voce da uno degli autori più interessanti della letteratura contemporanea: Non abbiamo ancora deciso se attingere da Platone, da Elias Canetti o da Dietrich Bonhoeffer. Ma ho pensato di condividere con chi leggerà questo pezzo proprio una poesia di quest&#8217;ultimo. La metto qui affinchè possiate leggerla; ha lo spirito giusto, nei confronti di questo mondo mezzo addormentato e sintetizza attraverso l&#8217;elencazione di una serie di azioni il grappolo di verità che vorremmo arrivassero lontano.</p>
<p style="background:white;margin:0;">La metto qui di seguito, forse vi piacerà a me ha dato molto da pensare.</p>
<p style="background:white;margin:0;"> </p>
<p style="background:white;margin:0;">Una poesia da &#8220;Resistenza e resa&#8221;<br />
STAZIONI SULLA VIA VERSO LA LIBERTÀ<br />
Disciplina. Se tu parti alla ricerca della verità, impara soprattutto / la disciplina dei sensi e dell&#8217;anima, affinché i desideri / e le tue membra non ti portino ora qui ora là. / Casti siano il tuo spirito e il tuo corpo, a te pienamente sottomessi / ed ubbidienti, nel cercare la meta che è loro assegnata. / Nessuno apprende il segreto della libertà, se non attraverso la disciplina.
</p>
<p style="background:white;margin:0;">Azione.</p>
<p style="background:white;margin:0;">Fare ed osare non qualsiasi, ma il giusto / non ondeggiare nelle possibilità, ma afferrare coraggiosamente il reale / non nella fuga dei pensieri, solo nell&#8217;azione è la libertà. / Lascia pavido esitare ed entra nella tempesta degli eventi / sostenuto solo dal comandamento di Dio e dalla tua fede / e la libertà accoglierà giubilando il tuo spirito.</p>
<p style="background:white;margin:0;">Sofferenza.</p>
<p style="background:white;margin:0;">Straordinaria sformazione. Le tue forti, attive mani / sono legate. Impotente, solo, vedi la fine / della tua azione. Ma tu prendi fiato, e ciò che è giusto poni / silenzioso e consolato, in mani più forti, e sei contento. / Solo un istante attingi beato la felicità / e poi la consegni a Dio, che le dia splendido compimento.</p>
<p style="background:white;margin:0;">Morte.</p>
<p style="background:white;margin:0;">Vieni, ora, festa suprema sulla via verso la libertà / morte, rompi le gravose catene del nostro effimero corpo e della nostra anima accecata, / perché finalmente vediamo, ciò che qui c&#8217;è invidiato di vedere. / Libertà, a lungo ti cercammo nella disciplina, nell&#8217;azione e nella sofferenza. / Morendo, te riconosciamo ora nel volto di Dio.</p>
<p> </p>
<p class="MsoNormal" style="background:white;margin:0;"> </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[SERENA GAUDINO, presente !]]></title>
<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/06/03/serena-gaudino-presente/</link>
<pubDate>Tue, 03 Jun 2008 20:30:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>verderosa</dc:creator>
<guid>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/06/03/serena-gaudino-presente/</guid>
<description><![CDATA[  Io sono una guardona: una che legge e legge e non commenta mai. Mi sento fuori posto, un poco emar]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><span style="color:#800080;"><a href="http://comunitaprovvisoria.files.wordpress.com/2008/06/7487.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-878" src="http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/files/2008/06/7487.jpg?w=300" alt="" width="300" height="200" /></a>  Io sono una guardona: una che legge e legge e non commenta mai. Mi sento fuori posto, un poco emarginata ma attenta a registrare, a imparare e pronta a esprimere punti di vista, opinioni, e pochi complimenti. Fino a oggi sono stata zitta. Ferma. Ho solo letto e commentato a mezza voce con me stessa o con qualcuno che non poteva sentire o capire. Ma oggi il mio vedere laterale mi sta stretto, forse perchè sono stata contagiata dal Vostro amore per questa terra che conosco poco e dalle parole simili a sassi che Arminio lascia come un Pollicino moderno per indicare la via, del ritorno o della fuga, per sempre.<br />
Quando mi affaccio a queste finestre il mio occhio laterale si rallegra perché coglie la forza di un grande popolo che vuole lottare e, al di là di che tipo di armi usa, a volte discutibili, esprime una compattezza commovente. Certe volte solo due commenti, altre volte cento: son più le volte che si scrive per sottrarsi che per avallare opinioni o impostazioni di pensieri o progetti. Purtuttavia tutto questo mi piace. E mi piace il modo in cui Arminio riesce ad affiancare e accavallare la cultura della parola con quella del territorio.</span></strong></p>
<p><!--more-->Le persone sono alberi, sono foglie, sono linfa e sono sole, luce, acqua. E sono lucciole di una comunità, che seppur dispersa, è finalmente impegnata in qualcosa di tangibile, di fisico, una guerra. Senza armi, né carrarmati, ma chi lo sa se domani sarà diverso, pronti a dare battaglia con idee, piani, petizioni, proclami, manifestazioni: un paese, un territorio che si stringe attorno al suo dolore per stanarlo e aggredirlo e bruciarlo. Il mio sguardo laterale è sofferente. Perché teme l’inutilità della marcia. La mia indifferenza passa accanto alla brutalità dei politici e si trasforma in lotta come in Arminio. Il paesologo che utilizza le parole come bazuka e incita alla rivolta lontano, speriamo, dalla triste sorte di Masaniello.<br />
Una via di mezzo tra un piccolo trattato sociologico e antropologico i vostri interventi finalmente accendono una speranza che qualcosa, in Irpinia, terra lenta e indifferente ai nostri occhi cittadini, possa finalmente muoversi e che le vostre gesta, battaglie o semplici avvenimenti possano invadere in massa le cronache, e non quelle nere ma quelle bianche, le positive, di cui purtroppo i giornali sono avari.<br />
E allora eccomi qui di nuovo, a sottoscrivere, sempre che sia benaccetta, visto che non sono irpina ma napoletana, questo nuovo invito di Arminio, sperando che non sia l’ultimo e che presto o tardi potrò almeno una volta lasciare queste montagne piemontesi e venire insieme a tutti voi a marciare sulle vostre.<br />
Serena Gaudino, narratrice, napoletana, piemontese d’adozione.</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Scrivere per necessità / serena gaudino]]></title>
<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/04/07/scrivere-per-necessita/</link>
<pubDate>Mon, 07 Apr 2008 10:55:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>comunitaprovvisoria</dc:creator>
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<description><![CDATA[                                                              Qualche giorno fa, per caso, mi è capi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:left;margin:0;"><strong><span style="color:#000080;"> <a href="http://comunitaprovvisoria.files.wordpress.com/2008/04/_morra-7.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-610" style="float:left;" src="http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/files/2008/04/_morra-7.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>                                                             </span></strong><strong><span style="color:#000080;">Qualche giorno fa, per caso, mi è capitato di aprire una vecchia cartella documenti che avevo infilato in un’altra cartella chiamata “dattiloscritti da leggere” che campeggia sul desktop del mio computer. In genere queste cartelle non le apro mai perché alimentano i miei sensi di colpa nei confronti di quelle persone che mi inviano racconti, poesie, articoli e che io non ho quasi mai tempo di leggere ma che conservo archiviandoli con cura senza avere mai il coraggio di liberarmene.</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="color:#000080;"><!--more--> Ebbene lunedì scorso, però, ho voluto dare una rinfrescata all’archivio e ho aperto lo scrigno. Sono rimasta colpita dalla quantità di cianfrusaglie letterarie che avevo conservato e dalla stessa quantità incredibile di racconti, reportage, aforismi e poesie di Franco Arminio che invece ho finalmente letto nel corso di una settimana piuttosto turbolenta piena di viaggi e di ritardi aerei e di treni che mi hanno scarrozzata su e giù per la penisola.</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;">Alla fine dell’appassionante lettura che appunto comprendeva i linguaggi vari della scrittura di Arminio e dopo un fitto scambio di email con lui sono arrivata a credere che la scrittura e in particolare la letteratura per questo scrittore che ama definirsi irpino d’oriente non sono altro che un tramite, un mezzo per condurre a termine le proprie imprese politiche.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;">E questo non lo dico per sminuire o appannare la sua scrittura, che resta per me intensa e dolorosa, ma per strappare l’eventuale velo che ancora qualcuno scorge sulle sue lucide analisi di disgregazione sociale, politica e comunitaria che vivono i paesi, soprattutto al sud. Lembi d’Italia mi piacerebbe definirli: luoghi dove la storia ha smesso di arruolare i suoi eroi, paesi dove non si vive più nelle piazze ma nei salotti caldi in compagnia soltanto della tv. Luoghi disabitati per lo più, desolati, freddi e tristi mancanti di ogni forma di libido sociale e culturale.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;">E non è letteratura quella di Arminio. O meglio non è letteratura tradizionale quella che fa o che gli interessa ma l’operazione è molto simile: lui scrive di ciò che gli succede, delle persone che incontra, dei dolori che prova siano essi banali o cosmici rivestendoli di sentimento globale. In fondo tutti possiamo riconoscerci nella solitudine che lui descrive quando arriva nelle piazze dei piccoli centri e vi trova solo pochi vecchi che discutono tra loro di calcio, di una guerra troppo lontana, di gioventù amare trascorse in Svizzera o a Torino. E qualche ragazzetto che aspetta l’autobus all’angolo del bar o il vigile, l’ex sindaco, il barista… Burattini di un mondo che non contiene più nulla e che aspetta il fatidico “colpo di vento” ma che Arminio, sottolinea, non arriva mai perché si ferma sempre solo ai confini della città impossibilitato a coinvolgere, laddove si manifestasse veramente, il cuore più profondo della terra. Forse è per questo che dopo tanti anni di battaglie ambientaliste, di estenuanti duelli letterari e di milioni di parole scelte, composte e organizzate in mille componimenti, Arminio si lancia in una nuova sfida e brandendo l’arma della sua lingua tenta di aizzare i suoi vicini contro il feticcio Berlusconi accettando la candidatura al Senato nella lista del Pd. Naturalmente non ce la farà. Un po’ perché anche noi di sinistra abbiamo il sospetto che ci toccherà ancora una volta quel personaggio lì, un po’ perché Arminio occupa purtroppo un posto troppo in fondo alla lista. Tuttavia la sua discesa in campo sarà importante perché se l’Arminio politico è simile all’Arminio poeta non possiamo credere che non trovi le giuste parole per cogliere e raccontare la sintesi tra la condizione in cui versa oggi la sua terra e quella che diventerà domani se si continuerà a sparire, a dissolversi, a disinteressarsi di ettari e ettari di terre verdi e monti rotondi.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;">Ad Arminio forse non interessa la letteratura di finzione, a lui però interessa la letteratura quale operazione necessaria per elaborare la mappa di un paesaggio che, come in Calvino e poi in Celati, viene realmente percorso.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-weight:normal;">Serena Gaudino</span></p>
</div>]]></content:encoded>
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