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	<title>solitudine &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/solitudine/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "solitudine"</description>
	<pubDate>Fri, 25 Dec 2009 17:28:50 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Simt, Traiesc, Sunt]]></title>
<link>http://everybitofme.wordpress.com/2009/12/19/simt-traiesc-sunt/</link>
<pubDate>Sat, 19 Dec 2009 19:40:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>everybitofme</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ce se petrece aici, acum, cu mine… e mai presus de puterea mea… este Divinitatea.. este ordinea natu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Ce se petrece aici, acum, cu mine… e mai presus de puterea mea… este Divinitatea.. este ordinea natu]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Gli ultimi eroi]]></title>
<link>http://koalanation.wordpress.com/2009/11/30/gli-ultimi-eroi/</link>
<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 16:30:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>koalanation</dc:creator>
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<description><![CDATA[C&#8217;è un viaggio che vi voglio raccontare . Un viaggio fatto di parole indelebili , verità inneg]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>C&#8217;è un viaggio che vi voglio raccontare .</p>
<p>Un viaggio fatto di parole indelebili , verità innegabili , rancore che avvelena , rabbia che divora , impotenza che logora , solitudini &#8220;scelte&#8221; , paure non paure , esili forzati e odio &#8230; odio e NON  indifferenza ! Indifferenza e morte , in questo viaggio , sono sinonimi!</p>
<p>E&#8217; il mio viaggio ne &#8220;La bellezza e l&#8217;inferno&#8221; di Roberto Saviano.</p>
<p><a href="http://www.robertosaviano.it/" target="_blank"><img class="aligncenter size-medium wp-image-288" title="sav" src="http://koalanation.wordpress.com/files/2009/11/sav.jpg?w=300" alt="" width="364" height="242" /></a></p>
<p>E ve lo racconterò ,  passo per passo , parola per parola , sensazione per sensazione , ma non oggi , domani!</p>
<p>Oggi voglio raccontarvi il CAPITOLO PRIMO di questo viaggio , iniziato in uno strano giorno di uno degli anni più bui della mia vita, quando , persa nei miei pensieri , piena di rancore , rabbia e sdegno per una società sempre più corrotta , malata e in declino , entrai in libreria e senza nemmeno sapere chi fosse questo Roberto Saviano comprai &#8220;GOMORRA&#8221; ( allora come oggi ero un pò fuori dalle correnti del mondo , perciò non ero stata vittima del relativo bombardamento mediatico !)</p>
<p>Ci si aspetterebbe , da una ragazza del nord , nata , vissuta e cresciuta al nord , che un libro come Gomorra possa sì destare scalpore , ma poi restare un libro come altri nello scaffale della libreria a prendere polvere. Eppure dovevo averlo capito già alla cassa , mentre pagavo il biglietto per quel viaggio senza ritorno!</p>
<p>Era dentro . Dentro nel cuore pulsante e incandescente dell&#8217;istinto , della passione , dell&#8217;attaccamento alla vita , quella vera . E fu come bere una CocaCola ghiacciata in pieno deserto &#8230; ahhhhhh!</p>
<p>Quel ragazzo scriveva di petto . Credeva nelle sue parole . Viveva di quelle parole . Ogni riga era un alito di rancore , lo stomaco mi si rivoltava , mi ritrovavo con i pugni stretti stretti e le unghie che lasciavano il segno nel palmo della mano , la gola zeppa di rabbia , gli occhi lucidi di tensione e la mia voce silenziosa che diceva &#8220;non mollare Robbè , non mollare , non mollare &#8221; . Quel ragazzo parlava di mafia e io , che fin da piccola ho avuto un pessimo e rissosissimo rapporto con i prevaricatori , i prepotenti e le teste di cazzo , la mafia davvero me la sentivo sullo stomaco come una peperonata alle 4 del mattino!</p>
<p>Per la prima volta una voce fuori dal coro . Per la prima volta un ragazzo della mia età , in piedi su un cumulo di rifiuti assassini , gridava al mondo &#8220;&#8221;Maledetti bastardi, sono ancora vivo!&#8221; &#8230; e lo gridava a gran voce , con la faccia sotto la pioggia e il cuore in rivolta &#8230; e lo gridava alla più grande macchina criminale del nostro paese &#8230; e non aveva paura , o forse si , ma è questo che significa avere coraggio , essere vivi : avere paura e non lasciarsi fermare da essa!</p>
<p>E quel giorno compresi . L&#8217;odio viscerale per quel meccanismo avido di anime e dignità che era stato sempre dentro di me , ancora bambina appiccicata alla tv guardando a bocca aperta quelle stragi , quel rancore ficcato là dentro per qualcosa che il mio essere mi impedise di accettare non se ne sarebbe andato mai . E non avrebbe fatto silenzio mai .</p>
<p>Io non conosco davvero la mafia . Vivendo all&#8217;estremo nord del nostro Paese l&#8217;orrore non si percepisce così prepotentemente . Si annusa , a volte , ma è odore lontano e ben mascherato da &#8220;normalità&#8221; . Ma basta mettere un piede laggiù , nel profondo Sud, basta guardare le strade , i marciapiedi , i cassonetti , le case , la gente , ascoltare , conoscere , osservare &#8230; basta vivere qualche mese in quelle terre abbandonate dal tempo ed ecco che un pugno allo stomaco ti stende .</p>
<p>E forse era destino &#8230;</p>
<p>Oggi quelle terre sono la mia casa , &#8220;Gomorra&#8221; non è più soltanto un libro (o un film) , &#8220;La bellezza e l&#8217;inferno&#8221; non è solo il secondo capitolo , Roberto Saviano non è solo uno scrittore . Quelle parole sono l&#8217;ultimo barlume di speranza per un Paese allo sfascio , sono coltelli che girano dentro una piaga , sono spinta a restare in piedi , dritti , con dignità e coraggio &#8230; PERCHE&#8217; LA MAFIA NON CI PIEGHI , PERCHE&#8217; LE LUCI NON SI SPENGANO !</p>
<h3 style="text-align:center;"><span style="color:#ff0000;"><strong>Esistono ancora gli eroi &#8230; non li hanno uccisi tutti! </strong></span></h3>
<h3 style="text-align:center;"><span style="color:#ff0000;"><strong>&#8220;Non mollare Robbè!&#8221;</strong></span></h3>
<p><span style="color:#ff0000;"><strong><br />
</strong></span></p>
<blockquote>
<blockquote><p>&#8220;Per ogni esecuzione di camorra, per ogni omicidio, Napoli perde dignità, credibilità, luce e serenità. E magari da questo video, pur nella sua atrocità, qualcosa di buono potrà venire. <strong>In futuro &#8211; e mi rivolgo ai lettori del centro e nord Italia &#8211; quando leggerete di queste storie, quando leggerete delle esecuzioni, quando sentirete parlare di sparatorie, invece di pensare che si stia parlando di periferie distanti e di vicende sconosciute, ricordatevi di queste immagini</strong> in modo che le parole, i fiumi di parole che schiere di giornalisti quotidianamente scrivono su queste vicende possano trovare concretezza nel vostro sguardo, nello sguardo di chi legge, uno sguardo che può chiedere di mantenere luce accesa su tutto questo.</p>
<p>È fondamentale comprendere che <strong>le organizzazioni criminali che in Campania, in Calabria e in Sicilia, negli ultimi trent&#8217;anni, hanno fatto più di diecimila morti, non sono un problema del Paese, ma sono <span style="color:#ff0000;">il</span> problema del Paese</strong>. <strong>Che ogni attimo dedicato ad altre vicende, ogni attimo che ci vede distratti da altre questioni, è un attimo concesso alle mafie. &#8220;</strong></p>
<p><em>© 2009 Roberto Saviano. Published by arrangement with Roberto Santachiara Literary Agency</em></p>
<p><em>(In cinque minuti la banalità dell&#8217;inferno ora sogno la ribellione del quartiere &#8211; Roberto Saviano su La Repubblica 30 ottobre 2009 )&#8221;</em></p></blockquote>
</blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Mario]]></title>
<link>http://via000.wordpress.com/2009/11/30/mario/</link>
<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 13:10:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>girasole</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il primo giorno in cui arrivò da noi, Mario aveva uno sguardo diffidente e spaurito. Giunse ad anno ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Il primo giorno in cui arrivò da noi, Mario aveva uno sguardo diffidente e spaurito. Giunse ad anno ]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Di un lungo giorno ancora...]]></title>
<link>http://nutrimente2.wordpress.com/2009/11/30/di-un-lungo-giorno-ancora-2/</link>
<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 09:40:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>nutrimente2</dc:creator>
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<description><![CDATA[di Angela Ragusa . &nbsp; ..e resterà solo il poeta ad inebriarsi  del profumo delle viole, a contar]]></description>
<content:encoded><![CDATA[di Angela Ragusa . &nbsp; ..e resterà solo il poeta ad inebriarsi  del profumo delle viole, a contar]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[The Wall dei Pink Floyd, 30 anni dopo]]></title>
<link>http://rosariopipolo.wordpress.com/2009/11/30/the-wall-dei-pink-floyd-30-anni-dopo/</link>
<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 06:02:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>Rosario Pipolo</dc:creator>
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<description><![CDATA[Dopo 30 anni dall&#8217;uscita, The Wall continua a dividere i fan dei Pink Floyd: c&#8217;è chi lo ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3794" style="margin-left:0;margin-right:0;border:0;" title="La copertina di &#34;The Wall&#34;" src="http://rosariopipolo.wordpress.com/files/2009/11/the-wall500.jpg" alt="" width="500" height="200" /></p>
<p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-2813" style="border:0;" title="Rosario Pipolo" src="http://rosariopipolo.wordpress.com/files/2009/07/rosarioavatar.jpg" alt="" width="70" height="70" />Dopo <strong>30 anni</strong> dall&#8217;uscita, <strong>The Wall</strong> continua a dividere i fan dei <strong>Pink Floyd</strong>: c&#8217;è chi lo considera un capolavoro, c&#8217;è chi lo trova un ripiego commerciale. I primi video di questo doppio concept album li ho visti su Italia 1, nei primi anni &#8216;80, all&#8217;interno del programma cult DJ Television, orchestrato da Claudio Cecchetto. Io faccio parte dei primi, quelli che lo considerano un piccolo gioiello, con la consapevolezza che i Pink Floyd si fermano qui. David Gilmour era la musica, <strong>Roger Waters</strong> l&#8217;anima letteraria della band. Ogni volta che riascolto <em>The Wall</em>  in vinile, mi sembra di individuare altri spunti riflessivi. Al di là che il disco sia diventato il simbolo del Muro di Berlino, mi pare che gli assilli di Waters siano ancora molto attuali:<strong> alienazione</strong> e <strong>solitudine. </strong>Nonostante i social network stiano cambiando il nostro approccio ai rapporti interpersonali, quei due stati d&#8217;animo continuano  a dannare pure la generazione di YouTube, che ascolta musica con la voracità di chi vuole consumare a tutti i costi. La partitura  di <em>The Wall</em>, nonostante sia roba del 1979, sembra musica scritta ieri, pronta a legare le ombre della storia ai paradossi del presente. Qundo da ragazzino ho ascoltato l&#8217;album, il giorno dopo non sono stato più lo stesso dietro i banchi di scuola: ribelle al nozionismo, allergico all&#8217;imposizione del &#8220;precettore&#8221; modello. E poi si dice che un disco non ti possa cambiare la vita, anche se in parte. Riascoltandolo in occasione di questo compleanno speciale, ho ritrovato la vera spiritualità di <em>The W</em>all: la presa di coscienza che ognuno ha i suoi muri, che lo rendono prigioniero dello scorrere della vita. Perché restare indifferenti? Perchè non abbattere le barriere e sovrapporre più stati d&#8217;animo? Ci vuole coraggio e sacrificio, ma la vita può tornare a sorriderci.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Capodanno di ergastolano]]></title>
<link>http://urladalsilenzio.wordpress.com/2009/11/29/capodanno-di-ergastolano/</link>
<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 10:25:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>alfrhaed</dc:creator>
<guid>http://urladalsilenzio.wordpress.com/2009/11/29/capodanno-di-ergastolano/</guid>
<description><![CDATA[Questo testo è stupendo e drammatico al tempo. Ti prende alle viscere, e può far male. Tocca corde p]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://urladalsilenzio.wordpress.com/files/2009/11/normal_una_trama.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-820" title="normal_Una_trama" src="http://urladalsilenzio.wordpress.com/files/2009/11/normal_una_trama.jpg" alt="" width="655" height="462" /></a></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Questo testo è stupendo e drammatico al tempo. Ti prende alle viscere, e può far male. Tocca corde profondamente emotive. E&#8217; il racconto del capodanno 2006-2007 di Carmelo, quando era ancora nel famigerato carcere di Nuoro. E ho ripensato a questo testo ora che è prossimo, per tutti noi, un nuovo capodanno. Un pò per il valore di certi testi, che meritano di essere ricordati, meritano di essere conosciuti. Un pò perché si abbia presente come ogni cosa si trasforma in carcere. E anche momenti che per (quasi) tutti sono di incontro, serenità e divertimenti.. possono diventare, in carcere, una tortura ancora peggiore della quotidianità.<br />
E poi per mille altri motivi.. perché sembra di leggere Dostoievskji.. quello di Carmelo è il racconto di un &#8220;viaggio&#8221; in una notte che sembra non finire mai. E che non è solamente la notte del capodanno, ma anche la buia notte dell&#8217;anima. Un viaggio tra pezzi di identità che combattono per conquistarsi il campo. Un viaggio con la morte sempre in agguato. E la sua offerta, seducente, di libertà immeditata.. basta appendere un cappio e stringerlo. Ma anche allora un viaggio in una spinta di vita che non si è ami arresa in tutti questi anni, un richiamo disperato a tutte le piccoli luci che vivono in un cuore, a tutti coloro che ci sono per farti sembrare ancora degno, ancora importante.. continuare a esserci domani con l&#8217;alba&#8230;<br />
a farti resistere ancora nonostante le mura inesorabili e gli occhi di rosso sangue dell&#8217;Assassino dei Sogni.<br />
Per questo e anche altro una lettura del genere merita. Anche se è un colpo al basso ventre. Ma merita&#8230;<br />
Sapete una piccola informazione di dettaglio?<br />
D&#8217;inverno i carcerati devono essere in cella entro le sette pomeridane circa. Vuol dire che ogni eventuale attività sociale o scambio umano, anche inter-carcere, d&#8217;inverno, finisce intorno alle sette. Feste e ricorrenze incluse.<br />
Questi regolamenti mi trasmettono sempre una sensazione odiosa, come di astratto burocratismo, di inutile accanimento. Come qualcosa di Kafkiano.<br />
Comunque.. ve lo immaginate un capodanno, un natale, una qualsiasi festa.. dove mentre tutto il resto del mondo si riunisce in cene e mangiate e tira tardi.. tu devi essere impacchettato tra quattro mura entro le sette?<br />
Vi immaginate una vita in cui non ci sia alcuna dimensione notturna.. scambi, dialoghi, lavori.. nulla.. dalle sette in poi?<br />
Sarebbe così utopistico provare a fare anche queste piccole riforme di dettaglio, questi piccoli cambiamenti amministrativi?<br />
Che ci sarebbe di male se si potesse cenare insieme alle otto o alle nove?<br />
Che ci sarebbe di male se si potesse vedere un film insieme?<br />
Che ci sarebbe di male se si potesse parlare con qualcuno fino a mezzanotte o anche solo le dieci?<br />
Sarebbe davvero così inaccettabile? Il carcere sarebbe per questo meno duro? O solo invece.. un pò più umano?..<br />
Comunque il testo di Carmelo va ben aldilà di queste mie ultime e fuggitive riflessoni a margine..</strong><br />
<strong>Buona lettura..</strong></p>
<div><span class="evidenza"><span style="font-size:small;"><span style="color:#0000cc;"><span style="font-family:Trebuchet MS;"><span style="font-size:small;"><span class="evidenza"><span style="font-size:small;"><span style="color:#0000cc;"><span class="evidenza"><span style="font-size:small;"> </span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></div>
<div><span class="evidenza"><span style="font-size:small;"><span style="color:#0000cc;"><span style="font-family:Trebuchet MS;"><span style="font-size:small;"><span class="evidenza"><span style="font-size:small;"><span style="color:#0000cc;"><span class="evidenza"><span style="font-size:small;"> </span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></div>
<p> <span class="evidenza"><span style="font-size:small;"><span style="color:#0000cc;"><span style="font-family:Trebuchet MS;"><span style="font-size:small;"><span class="evidenza"><span style="font-size:small;"><span style="color:#0000cc;"><span class="evidenza"><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;"><strong>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</strong></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="color:#ffff99;">Quando si è soli, chiusi in una cella umida, piccola e stretta, ad aspettare l&#8217;anno nuovo, l&#8217;ultimo giorno dell&#8217;anno sembra lungo un secolo.<br />
Le ore, le ultime ore dell&#8217;anno non passano mai. Fra qualche ora l&#8217;anno vecchio finirà e dovrò trascorrere un altro anno d&#8217;inferno e così sarà per tutti i prossimi anni, fino all&#8217;ultimo dei miei anni.<br />
<em>Su via non ti abbattere, ci sono molte possibilità diverse.. ma tu le scarti tutte fuorché la peggiore: quella di continuare a vivere. Non capisci che continuare a vivere così è una pazzia.</em><br />
Ci risiamo, sei fissato, la tua scelta è sempre una: la morte, il nulla, io invece preferisco nonostante tutto vivere perché se &#8220;cogito ergo sum&#8221; (se penso, allora esisto).<br />
<em>Ma se pensi, esisti.. soffri anche!</em><br />
Che importa.. è tutta la vita che soffro, ho imparato prima a soffrire che a camminare. Se soffro, penso ed esisto ed ho anche il tempo per pensare ed amare, c&#8217;è sempre un motivo per vivere, per amare e anche per soffrire. Certo, passo dei momenti di malinconia, di tristezza.. ma chi non li ha?<br />
<em>Come chi non li ha? I morti, quelli non sono mai tristi, non soffrono mai, dormono felici, contenti e beati come bambini. Morire è un po&#8217; come venire al mondo. Coraggio, ora o mai più! A che serve la vita umana senza la libertà? Se ti tiri indietro adesso, ti tirerai indietro in tutte le battaglie della vita e sarà peggio per te, morirai di vecchiaia e da vecchio il carcere è ancora più brutto. </em><br />
Ma il tuo è un chiodo fisso che mi martella la testa, lasciami in pace almeno per la notte di Capodanno, sarebbe di malaugurio impiccarsi l&#8217;ultimo giorno dell&#8217;anno. Con te non si può ragionare, pensi alla morte ma ragioni da vivo.<br />
Fra poco chiudono i blindati, il lavorante mi ha portato lo zampone con le lenticchie ed una fetta abbondante di crostata di mele che mi ha mandato Ercole. Poi, di nascosto, con una cordicella, tramite la finestra del piano di sopra, mi è arrivata mezza bottiglietta di grappa fatta in casa (diciamo fatta in cella sic!). Io ho tagliato il panettone per dividerlo con le celle più vicine. Un compagno sardo, del secondo piano, mi ha mandato un pezzo di formaggio con salsicce fresche e quattro cartoni di vino con un bigliettino di auguri di buon anno. Faccio i conti, ho già tre cartoni di vino più la grappa, se bevo troppo poi mi assale la tristezza.<br />
<em>Così forse è la volta buona che ti decidi a metterti la corda al collo sic!</em></span></strong></p>
<p><strong><span style="color:#ffff99;">Apro un altro panettone ed insieme a quattro fette di panettone prendo i quattro cartoni di vino e li mando due in una cella e due di un&#8217;altra. A loro volta, due di questi, mi mandano un aperitivo di vino con dentro bucce di limone, arancio, foglie di menta e zucchero. Ormai sono le sette, mentre ci chiudono i blindati ci gridiamo gli ultimi auguri di buon anno. Mi guardo intorno, mi sembra che non mi manchi nulla, ho tutto, per modo di dire, per aspettare l&#8217;anno nuovo nel migliore dei modi, <em>…se fosse per me nell&#8217;anno nuovo non ci saresti.</em><br />
Mangerò verso le undici di sera come fanno ai cenoni. Intanto ascolto qualche canzone napoletana ed incomincio a camminare, andando avanti e indietro, immerso nei miei pensieri. Ad un tratto mi sento solo ed abbandonato. Per Natale e Capodanno si è più tristi del solito, le feste in carcere trasmettono malinconia e penso che mi piacerebbe avere compagnia questa notte, andrebbe bene anche un cane, ma in carcere non si possono tenere cani, chissà poi perché.<br />
<em>Ma ci sono io a tenerti compagnia..</em><br />
Bella compagnia con i tuoi soliti discorsi funebri.<br />
Sono le otto di sera, accendo la televisione per sentire il telegiornale, poi ascolto il messaggio di fine anno agli italiani del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Appena spengo il televisore, sento battere il muro, apro la finestra, entra un freddo cane, e sento un compagno della cella accanto che mi dice<em>: &#8220;Carmelo, hai sentito il messaggio di Napolitano, ha fatto gli auguri a tutti senza citare i carcerati.. che cazzo di comunista è?&#8221;</em> Gli rispondo: <em>&#8220;Noi non esistiamo, né per la destra , né per il centro, né per la sinistra.. in tutti i casi con un governo di centrosinistra é uscito l&#8217;indulto invece con Berlusconi sono aumentati gli anni di carcere&#8230;&#8221;.</em><br />
Si intromette un compagno della cella del piano di sopra: <em>&#8220;Si sa niente dei due compagni che hanno portato in isolamento alle celle di punizione?&#8221;.</em><br />
</span></strong><em><strong><span style="color:#ffff99;">&#8220;Che vuoi che si sappia? Il direttore è sempre lui, dopo la carota, per i suoi scopi di immagine sulla rappresentazione del libro di poesie, è tornato a mostrare il bastone&#8221;.<br />
&#8220;Ha deciso proprio di rovinarci le feste e c&#8217;è riuscito&#8221;. <br />
&#8220;Ci vuole proprio ricordare che è un tiranno e purtroppo siamo totalmente indifesi contro di lui&#8221;.<br />
&#8220;Più di non andare a messa per Natale per protesta non abbiamo potuto fare&#8221;.<br />
&#8220;Il mondo del carcere è un sottomondo per questo molti detenuti abbaiamo alla luna, a proposito guardate come splende questa sera!&#8221;.<br />
&#8220;Mi dispiace per loro, finire ed iniziare l&#8217;anno nuovo in isolamento non è bello.. per me è meno doloroso quando vengo punito io che quando vedo punire gli altri&#8221;.<br />
&#8220;Ragazzi io me ne rientro, fa troppo freddo con la finestra aperta.. ancora auguri..&#8221;.<br />
&#8220;Anche a te, ciao&#8221;.<br />
&#8220;A domani e buon anno&#8221;.</span></strong></em></p>
<p><strong><span style="color:#ffff99;">Chiudo la finestra e mi metto ad ascoltare della musica napoletana ed inizio con una canzone che parla di una figlia che va a trovare il papà in carcere:<br />
<em>Ciao papà, come ti va?</em><br />
</span></strong><em><strong><span style="color:#ffff99;">Ciao ti stavo aspettando..<br />
E&#8217; un po&#8217; che non ti vengo a trovare..<br />
Non fa niente pensa a studiare..<br />
Sai mi manchi tu..<br />
Pure tu bella mia mi manchi assai.. fatti più qua.. fatti baciare.<br />
Pure io sono prigioniera senza te.. io sono cresciuta insieme alla solitudine..<br />
dormendo a letto con mamma che freddo fa senza un papà..<br />
Sei tu l&#8217;unica ragione di questo cuor.. sei tu la speranza che mi fa sognare..<br />
Papà, fatti coraggio io sono a casa ad aspettarti.. </span></strong></em></p>
<p><strong><span style="color:#ffff99;">Tutte le volte che ascolto questa canzone mi commuovo. La maggior parte degli ergastolani vivono ormai di sogni e di ricordi, hanno cancellato dalla loro mente l&#8217;oggi ed il domani ed infatti i loro discorsi iniziano quasi sempre con<em>: &#8220;quand&#8217;ero fuori..&#8221;</em> .<br />
<em>Puoi fare la stessa cosa nell&#8217;aldilà e dire: &#8220;quand&#8217;ero vivo&#8221;. </em><br />
L&#8217;ergastolano non può contare più su nulla, pochi possono contare sulla sola forza di volontà, io sono uno dei pochi fortunati che possono contare anche sull&#8217;amore.<br />
Cammino per la cella a testa bassa e lentamente, come se fossi stanco, viaggio dentro di me e penso ai miei figli, quando penso a loro, in momenti del genere, il mio cuore si riempie di speranza.<br />
Amare è ancora più bello di essere amati, con occhi sognanti mi fermo a guardare le foto del mio nipotino attaccate al muro ed ogni volta che vado avanti e indietro per la cella vedo che mi sorride in maniera diversa, in certi momenti mi ricorda mio figlio, quand&#8217;era piccolo. Molti detenuti per sopravvivere si creano un proprio mondo sognato ed immaginario. Io sono più fortunato degli altri infatti non ho bisogno di sognare l&#8217;amore perché questo, grazie ai miei cari, è già dentro di me.<br />
Mi guardo intorno, la mia cella è stata modificata dai bigliettini di natale tridimensionali che mi ha mandato mia figlia,  per attaccarli ai muri e così sento più la sua presenza. Vado a leggere per l&#8217;ennesima volta la sua lettera:</span></strong></p>
<p><em><strong><span style="color:#ffff99;">Caro Papà, l&#8217;augurio più grande che ti posso fare è che finalmente con l&#8217;arrivo di questo nuovo anno le cose inizino ad andare per il verso giusto, perchè te lo meriti tanto! Ma se anche non fosse così vorrà dire che aspetteremo ancora perchè qualsiasi difficoltà il futuro ci metta davanti noi la supereremo insieme. Sarai sempre in tempo per tutto perchè io ti aspetterò finchè ce ne sarà bisogno! Ho tanto bisogno di te, di sapere che mi sei vicino ogni giorno..<br />
Non riesco ad immaginare un genitore migliore di te, perchè non mi hai fatto mancare niente, neanche la tua presenza perchè sei stato sempre con me. Mi hai insegnato a lottare per le cose in cui credo, anche se le possibilità di cambiare qualcosa sono scarse, perchè lottando per le giuste cause si vince sempre.<br />
Papà continua sempre ad illuminare il mio mondo. Ti voglio un&#8217;infinità di bene.</span></strong></em></p>
<p><strong><span style="color:#ffff99;">La notte è ancora lunga e mi metto a leggere le ultime lettere di Lorenzo ed Erika:<br />
<em>Ciao Carmelo, come stai? Che domanda stupida come può stare una persona che non mangia da 15 giorni.. Senti, siccome siamo abbastanza preoccupati mi potresti far sapere giorno per giorno come stai.. nella tua ultima lettera mi hai scritto che i lupi sono tanti e troppo forti per non avere ragione e mi hai fatto venire in mente un cartone di una cane che da solo riesce a sconfiggere un branco di lupi (ti confesso che in quella scena ho pianto). Sai prima avrei detto che era solo finzione ma ora che ti conosco penso che con te la finzione diventa realtà. Lorenzino ha messo un altro dentino così ora siamo a sette.. Ora ti saluto che ti vuole scrivere un pò Lorenzino.</em><br />
<em>Caro nonno, vediamo di non fare più di quello che ti permette di fare il tuo corpo perchè anche se sono piccolino la mamma ed il papà mi raccontano le cose e non vorrei mai che ti facessi male! Pian pianino sto provando a camminare (per ora il massimo che ho fatto sono quattro passi poi sono cascato come un salame) ma chi me lo fa fare, io gattono e risparmio energie, sono furbetto eh?! Non ho ancora imparato a dormire tutta la notte per la felicità della mamma ma ho imparato a dire bene papà anche se quando lo dico guardo chiunque e non capisco come mai papà dice che lo devo dire solo a lui..mah?! Ho fatto progressi anche nel fare ciao con la manina però lo faccio solo quando va a me.. mica sono un robot che faccio le cose su comando, ma dai ragione vero nonnino caro? ..Grazie per essere il nonno migliore del mondo.</em></span></strong></p>
<p><strong><span style="color:#ffff99;">Il mio figliolo mi scrive poco ma lui ormai è un uomo e gli uomini amano e basta. Io invece ormai sto diventando vecchio e sono diventato ancora più sensibile e sentimentale.</span></strong></p>
<p><em><strong><span style="color:#ffff99;">Ma se anche fuori ti commuovevi quando vedevi i cartoni animati.</span></strong></em></p>
<p><strong><span style="color:#ffff99;">Leggo qualche altra lettera, questa sul commento di &#8220;notte da ergastolano&#8221;:<br />
<em>Ti devo raccontare che qualche lacrimuccia mi è rotolata giù per le guance e si è fermata sui tuoi fogli. Mi ha toccato molto e ora qualsiasi cosa che ti dicessi sarebbe insignificante e io mi sentirei anche molto stupida e piccola. Insomma mi hai lasciata senza parole. L&#8217;unica cosa che mi è venuta da pensare è che se una persona come te dovesse decidere di compiere un gesto così radicale sarebbe uno spreco. E non lo dico per adularti.. chi ha così tanto da raccontare, chi lo sa fare bene come te, chi continua a lottare non può decidere di non esserci più. D&#8217;altra parte ho sempre pensato che la galera rinchiude molte persone di cui il mondo avrebbe bisogno fuori, quindi già vedere che sei dentro è uno spreco. Però tu anche da dentro hai degli obiettivi da raggiungere e fatichi per questo ed io sono sicuro che non è lavoro perso, che quello che stai facendo oggi smuoverà ugualmente qualche coscienza. Non è da tutti riuscire ad esprimere la propria paura e tristezza, perchè molti non vogliono capire quanto sia crudele la galera e quanto sia disumano e inutile l&#8217;ergastolo..</em></span></strong></p>
<p><strong><span style="color:#ffff99;">E questa di un amico:<br />
<em>I nostri contatti scritti, da tempo, da lungo tempo, avevano avuto una pausa, nonostante ciò era rimasto in me un lume acceso, una specie di fiammella che di tanto in tanto ravvivava il mio pensiero, e questo pensiero, spesso, quando sei solo, quando lasci la frenesia del quotidiano vivere, attraversava il mare per arrivare in un carcere della Sardegna. La fiammella che era in me manteneva viva una speranza: il tuo trasferimento.. Invece apprendo che sei ancora a Badu e Carros, ma che hai iniziato un&#8217;altra forma di protesta, forte, spietata, fisicamente debilitante e compromettente: lo sciopero della fame. So che sei diventato nonno e questo è un dono meraviglioso, la vita dei piccoli rinfranca e ravviva quella dei vecchi, sono loro, i nipotini a darti la forza di scelte coraggiose, avere un nipotino e vederlo pochissime volte è uno strazio insopportabile.. Forza Carmelo!</em></span></strong></p>
<p><strong><span style="color:#ffff99;">Mancano meno di due ore a mezzanotte, continuo a camminare per la cella, avanti ed indietro, a passi lenti. I pensieri tristi mi si affollano nella testa, così numerosi che invece dell&#8217;ultimo giorno dell&#8217;anno mi sembra l&#8217;ultimo giorno della fine del mondo.<br />
<em>Questo dipende da te, se non proprio del mondo può essere la fine della tua vita. Hai visto che bella fine ha fatto Saddam?</em><br />
Bella non mi sembra!<br />
<em>Si può uccidere un uomo in tanti modi, torturandolo, impiccandolo, sulla sedia elettrica, ma lasciarlo morire lentamente con la pena dell&#8217;ergastolo è qualcosa di più mostruoso. Invece Saddam se l&#8217;è cavata in cinque minuti, in un attimo ha scontato la sua pena, tu invece ci devi mettere tutta una vita. </em><br />
Non hai tutti i torti! L&#8217;unica cosa che non andava era il nodo scorsoio troppo grande, la morte è una cosa troppo seria per farla sembrare una farsa sic!<br />
<em>Siamo tutti mortali e morire è solamente una questione di tempo. Prima muori e più sofferenza e galera risparmi.</em><br />
No! Bisogna sempre lottare, anche quando non si sa come fare per vincere perchè solo lottando si può sperare di vincere. E male che vada se perdi lo puoi fare con il sorriso nelle labbra.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color:#ffff99;">Pensare alla morte mi ha fatto venire fame. Come il solito! Apparecchio sul letto così ho più spazio, metto lo sgabello di traverso, in questa maniera riesco a sedermi all&#8217;altezza del letto. Musica di sottofondo, mi bevo l&#8217;aperitivo e brindo a voce alta ai miei familiari. Ed inizio a mangiare. Ormai manca mezz&#8217;ora a mezzanotte, non so come ammazzare il tempo e mi metto a camminare con animo depresso.<br />
<em>Io, una idea per ammazzare il tempo, ce l&#8217;avrei! </em><br />
La so già la tua idea, porta sfortuna impiccarsi a Capodanno.<br />
</span></strong><strong><span style="color:#ffff99;"><em>Sei incorreggibile, continui ancora a credere e ad aggrapparti alla vita, anzi ci dormi e ci sogni pure sopra, fai finta di non accorgerti che se anche tu non hai abbandonato la vita è lei che ha abbandonato te e ti ha sepolto per sempre fra sbarre e cemento.<br />
</em>Non è così, fin quando io avrò qualcosa in cui credere, qualcuno d&#8217;amare, la vita sarà sempre con me. L&#8217;amore è la mia debolezza ma anche la mia forza.<br />
</span></strong><strong><span style="color:#ffff99;"><em>Piuttosto di non darmi retta sei disposto a giurare che il giorno è la notte, e la terra è il cielo.<br />
</em>Perchè non è così? E&#8217; solo il nome che si dà alle cose che fa la differenza fra di loro.<br />
<em>Ma non sei ancora stanco di questa vita e di questa disperazione? Perchè non scegli di morire a testa alta come fece Socrate piuttosto di stare prigioniero per tutta la vita?</em><br />
A parte che non ho la cicuta, lui preferì morire che scappare io invece preferirei scappare che morire sic!<br />
<em>Nulla come la morte riuscirà a farti sentire vivo. </em><br />
Dici! A me fa sentire vivo l&#8217;amore della mia compagna, dei miei figli e del mio nipotino. <em>Sei il solito stupido sognatore. Nelle tue condizioni la morte ti potrà dare di più di quello che ora ti sta dando la vita.</em></span></strong></p>
<p><strong><span style="color:#ffff99;">Avanti ed indietro per la cella, ormai mancano pochi minuti a mezzanotte. Mi prende una specie di tranquilla malinconia. Poche cose come il carcere fanno emergere negli animi i sentimenti migliori o peggiori e ti fanno scoprire soprattutto le nostre forze e le nostre debolezze. Accendo la televisione per illudermi di essere in compagnia ma le immagini di festa mi mettono ancora più tristezza e la spengo subito. La solitudine, la tristezza ed il silenzio mi fanno venire voglia di essere in un altro luogo.. accanto alle persone che amo. E&#8217; l&#8217;ora! Si sentono i primi botti d&#8217;artificio fuori! Qualche detenuto sbatte il blindato. Qualche altro si mette a gridare. Io preferisco continuare a camminare e a pensare. Il vecchio anno è morto ed il nuovo anno è arrivato ma per me è come se fosse già nato morto anche questo.<br />
Dopo mezz&#8217;ora, i rumori dei festeggiamenti di fuori non si sentono più. La sezione è silenziosa, molti detenuti sono andati a letto. Apro la finestra, mi riempio i polmoni d&#8217;aria fredda. La luna splende alta nel cielo e la notte ora è straordinariamente silenziosa. Mi sembra persino di sentire il battito del mio cuore, probabilmente perchè batte così forte d&#8217;amore per il mio nipotino, per i miei figli, per l&#8217;Erika, per Fede e per tutte le persone che amo e che mi vogliono bene.<br />
Triste e malinconico ma più felice che triste, con lo stato d&#8217;animo di chi si sente separato dal mondo che lo circonda, faccio gli auguri, a voce alta, di buon anno a tutti loro. Prima di andare a dormire e di chiudere la finestra leggo alla mia compagna, a voce alta, l&#8217;ultima poesia che le ho dedicato:</span></strong></p>
<p><strong><span style="color:#ffff99;">Ricordi d&#8217;amore</span></strong></p>
<p><strong><span style="color:#ffff99;">Onde azzurre,<br />
lunghe<br />
ombre cupe<br />
s&#8217;infrangono<br />
sugli scogli<br />
della mia vita<br />
onde cariche<br />
di ricordi,<br />
spumeggiando,<br />
s&#8217;infrangono<br />
nella riva<br />
del mio cuore.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color:#ffff99;">Ti vedo nei ricordi<br />
ad illuminarmi il buio.<br />
La luce è sparita<br />
tu sei rimasta.</span></strong></p>
<div><strong><span style="color:#ffff99;">A Lorenzo e ai miei figli, con la speranza che mi sentano, urlo dalle sbarre: <em>siete le mie stelle nel cielo che illuminate le mie notti. Siete i battiti nel mio cuore, siete la mia vita e la mia esistenza. Vi amo più dell&#8217;acqua e dell&#8217;aria, più della luce e del sole. Buon anno.</em><br />
E vado a dormire pensando, purtroppo, anche al prossimo capodanno da ergastolano.</span></strong></div>
<div><strong><span style="color:#ffff99;">Carmelo Musumeci<br />
</span><em><strong><span style="color:#ffff99;">Carcere di Nuoro, Capodanno 2006/07<br />
</span></strong></em><em><strong><span style="color:#ffff99;">Trasferito nel carcere di Spoleto<br />
</span></strong></em></strong></div>
<p><strong>
<p>&#160;</p>
<p></strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[DOMENICA DEI PICCOLI AL TEATRO DEL CERCHIO]]></title>
<link>http://papaboys.wordpress.com/2009/11/28/domenica-dei-piccoli-al-teatro-del-cerchio/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 15:29:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>papaboys</dc:creator>
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<description><![CDATA[PARMA &#8211; Alle 11 si comincia con «Il re Solosoletto» di Rafael Estrada (per bambini dai 3 anni)]]></description>
<content:encoded><![CDATA[PARMA &#8211; Alle 11 si comincia con «Il re Solosoletto» di Rafael Estrada (per bambini dai 3 anni)]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[tempo per te]]></title>
<link>http://eterofono.wordpress.com/2009/11/26/tempo-per-te/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 20:10:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>stan</dc:creator>
<guid>http://eterofono.wordpress.com/2009/11/26/tempo-per-te/</guid>
<description><![CDATA[Non riuscivi a prendere del tempo per te. Questo alla fine mi sembra il concetto di It&#8217;s your ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Non riuscivi a prendere del tempo per te.</p>
<p>Questo alla fine mi sembra il concetto di It&#8217;s your time dei Planet Funk.</p>
<div id="attachment_60" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a href="http://eterofono.wordpress.com/files/2009/11/901-locale.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-60" title="Planet Funk" src="http://eterofono.wordpress.com/files/2009/11/901-locale.jpg?w=150" alt="" width="150" height="100" /></a><p class="wp-caption-text">Planet Funk</p></div>
<p>Di certo nella propria campana di vetro si sta bene: ci si fanno i cazzi propri, non si lede nessuno e non si porta beneficio a nessuno. Di certo nella propria campana di vetro si ha un sacco di tempo per sè!</p>
<p>Beh allora kick the habit! La campana non porta da nessuna parte, vecchio.</p>
<p>Oppure potrebbe parlare di una persona troppo indaffarata per capire cosa gli sta capitando davvero. Sai, quando hai sempre qualcosa in testa e mai un secondo per guardarti da fuori, per capire chi cazzo sei, per capire se usciresti mai a cena con te stesso.</p>
<p>Potrei dedicarla ma sarebbe una gentilezza..</p>
<p>Prenditi 3:15 di tempo e cerca di capire quando la musica..</p>
<p style="text-align:center;"><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/JIf7iwEKmBQ&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/JIf7iwEKmBQ&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p style="text-align:center;">I remember when you once said<br />
It&#8217;s not about the regrets<br />
It&#8217;s not about the mind-set<br />
It doesn&#8217;t happen all the time</p>
<p style="text-align:center;">I got the key to unlock<br />
Working for the non-stop<br />
Heading for a big rock<br />
It happens every time</p>
<p style="text-align:center;">Breathe and take the next step<br />
Buy a ticket to the shipwreck<br />
We need some time to reflect<br />
Now the weather&#8217;s fine</p>
<p style="text-align:center;">I remember how you started<br />
I remember how you once felt<br />
The world was always too much<br />
For you to take, your time&#8230;<br />
your time<br />
your time&#8230;<br />
your time<br />
your time<br />
your time&#8230;<br />
your time<br />
your time<br />
your time<br />
yo yo yo your time</p>
<p style="text-align:center;">You need to kick the habit<br />
You need to reach and grab it<br />
You know that being humble<br />
Will only get you so far</p>
<p style="text-align:center;">Stand upon your own feet<br />
Pick the one that looks sweet<br />
Enjoy the taste of fresh meat<br />
And take your time</p>
<p style="text-align:center;">I remember how you started<br />
I remember how you once felt<br />
The world was always too much<br />
For you to take, your time&#8230;<br />
your time<br />
your time&#8230;<br />
your time<br />
your time<br />
yo yo yo your time&#8230;<br />
your time<br />
your time<br />
your time<br />
yo yo yo your time&#8230;<br />
your time<br />
your time<br />
your time</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Last days]]></title>
<link>http://themyndseye.wordpress.com/2009/11/26/last-days/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 15:07:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>Psyche</dc:creator>
<guid>http://themyndseye.wordpress.com/2009/11/26/last-days/</guid>
<description><![CDATA[L&#8217;uomo è un animale sociale. Non è fatto per stare da solo. Credo sia una citazione di Seneca.]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em>L&#8217;uomo è un animale sociale. Non è fatto per stare da solo.</em></p>
<p>Credo sia una citazione di Seneca. Anyway, chiunque l&#8217;abbia detto, ha ragione da vendere.</p>
<p>Non l&#8217;ho mai interiorizzato così tanto come in quest&#8217;anno.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Gocce di memoria - Parte I]]></title>
<link>http://parolestonate.wordpress.com/2009/11/25/gocce-di-memoria-parte-i/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 18:00:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>Enrica</dc:creator>
<guid>http://parolestonate.wordpress.com/2009/11/25/gocce-di-memoria-parte-i/</guid>
<description><![CDATA[Questo racconto l&#8217;ho scritto per il concorso SANguinario Valentino, tema: Storie d&#8217;amore]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Questo racconto l&#8217;ho scritto per il concorso SANguinario Valentino, tema: Storie d&#8217;amore andate a male. Enjoy <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </strong></p>
<p>Giordano seduto sul prato a gambe incrociate cercava un fazzoletto nella tasca, l’aria tiepida della primavera gli solleticava il naso facendogli venire voglia di starnutire. Angela sulla panchina davanti a lui guardava i ciclamini piantati nella grande fioriera al centro del giardino; si abbassò gli occhiali da sole sulla punta del naso per osservare meglio il passerotto che si era fermato proprio di fronte a lei, doveva essere una femmina a giudicare dal colore della testa. L’orologio del campanile segnava le 11.33, avevano ancora mezz’ora per chiacchierare.<br />
Intorno a loro i rumori tipici del sabato mattina di paese davano l’illusione che tutto andasse bene. L’edificio che faceva da cornice al parco era un bel palazzo liberty dalle rifiniture accurate, con un grande ingresso pieno di piante ai lati e finestre con le tende azzurre.<br />
Una suora attraversava la strada carica di sacchetti dell’ipermercato mentre un vecchietto con la faccia conosciuta passeggiava nel giardino, accompagnato da una ragazza giovane; aveva un maglione pesante di flanella con la cinta in vita, quelli che quando li metti ti ritrovi tutti i pantaloni pieni di pelucchi; doveva essere molto solo, quel vecchio. Ad Angela venne in mente dove l’aveva già visto.<br />
«Te l’ho mai detto che Orizzieri voleva farmi un ritratto un po’ di tempo fa?»<br />
«Chi è Orizzieri?»<br />
«Quel vecchietto lì. Un ritrattista.»<br />
«Davvero? No, non me l’hai mai detto. Ma non mi stupisce, eri, anzi sei, così bella…»<br />
Giordano avvicinò la mano al suo viso per scansare i riccioli neri che ingioiellavano un ovale perfetto, Angela girò la testa con un movimento brusco.<br />
«Pensavo fosse uno che ci voleva provare, pensa che scema! Mi aveva lasciato anche il suo biglietto da visita. Dovrei averlo ancora, dentro la borsa che odi tanto.»<br />
«Beh, siamo ancora in tempo, no?»<br />
«Per cosa?»<br />
«Per il ritratto! Magari ce ne facciamo fare uno insieme e lo appendiamo nella tua camera.»<br />
«Faceva freddo quel giorno, era novembre. Chissà se tutta questa gente a novembre era già qui, mentre io facevo colazione al Delizia.»<br />
«Perché non me ne hai mai parlato prima?»<br />
«Credevo non t’interessasse, non era una cosa importante.»<br />
«Certo che m’interessa. Ti va di raccontarmelo ora, prima di andare a mangiare?»</p>
<p>Angela tirò un lungo sospiro chiudendo gli occhi, per poi riaprirli immediatamente e puntare lo sguardo sui suoi piedi intirizziti dentro le scarpe da ginnastica.<br />
“<em>Il mio amico Massimo una decina d’anni fa non faceva che ripetermi che una donna raggiunge il massimo della maturità sessuale, della bellezza e del fascino a trenta anni</em>, e forse aveva ragione, in fondo il mio viso era addirittura oggetto del desiderio di Orizzieri, il ritrattista più famoso della città, “<em>Giotto non avrebbe saputo fare di meglio”,</em> mi aveva detto proprio quella mattina in Piazza Dante, fermandomi mentre uscivo distrattamente dal caffè Delizia.<br />
Ero corsa via senza nemmeno rispondergli, pensando fosse uno dei tanti vecchi che non avevano niente di meglio da fare che importunare le ragazze, e poi l’avvocato mi aveva telefonato imbufalito perché non riusciva a trovare la pratica Saluzzo che doveva discutere in tribunale.<br />
Quella mattina sul 23 ripensai a quel giorno di circa un anno prima, quando avevo accompagnato Grassini in tribunale e mi ero fermata ad assistere al dibattimento, ripensai allo sguardo languido di Andrea Saluzzo e alle mani piccole e magre di Tatiana Moriconi che stringevano con rabbia alcune fotografie; non ricordavo nemmeno più quante volte avessi aperto la cartellina color cachi che conteneva la loro storia, e ogni volta che la richiudevo ci mettevo dentro un po’ delle lacrime spezzate di Andrea e un po’ delle urla stridule di Tatiana, sperando che almeno lì dentro non litigassero.<br />
Dopo essere stata sommersa dalle imprecazioni di Grassini, cui ormai avevo fatto il callo, avevo trascorso la mattinata come sempre: carte da riordinare, telefonate a cui rispondere, pratiche da trascrivere, il tutto fino alle due del pomeriggio, condito solo da una breve pausa intorno a mezzogiorno per il solito tramezzino al bar. Mentre i wurstel inghiottiti dalla maionese mi colavano lungo l’esofago mi accorsi che qualcuno mi osservava qualche tavolo più in là. Feci finta di niente, con tutto quello che dovevo fare quel giorno figurarsi se avevo il tempo di dar retta a quel vecchio pazzo che avevo incontrato in piazza Dante.<br />
Alfredo mi portò la spremuta ma diamine, dopo quasi dieci anni ancora non aveva imparato che prima di portarmela doveva passare il succo nel colino per togliere semini e pezzetti di polpa. Sai che io la spremuta la bevo solo così, no? Ma pazienza, l’avrei bevuta lo stesso, cercando di non pensare a quanto fosse fastidioso sentire la polpa in gola. Alzando il bicchiere mi accorsi che al posto del solito sottobicchiere di cartone c’era un biglietto da visita, “<em>Tommaso Orizzieri, ritrattista</em> – <em>Via T. Nuvolari 12 – Tel 347/2178524</em>”.<br />
E’ stato in quel momento che ho capito chi fosse quel vecchio cui interessavo tanto. Lo misi in tasca senza nemmeno sapere perché, non avrei mai accettato di essere il soggetto di un ritratto. Chissà, se avessi acconsentito a essere la sua modella ora Orizzieri non si troverebbe qui, magari avrei potuto essere la sua fortuna, dargli tanti soldi, e tanti amici.»<br />
«Continua, ti prego.»</p>
<p>“<em>Tornata in ufficio avevo trascorso le rimanenti due ore a trascrivere sul pc gli appunti lasciati da Grassini al ritorno dal tribunale.</em> Il solo pensiero di rivedere Lorenzo mi eccitava e mi dava lo stimolo giusto per finire in tempo quel pallosissimo lavoro. Volevo raccontargli di Orizzieri, sicuramente sarebbe stato contento.<br />
Le carte erano davvero tante, ma all’avvocato servivano per il pomeriggio seguente, avevo tempo di finire tutto la mattina dopo.<br />
Alle due e mezzo dopo aver rimesso la suoneria al cellulare e averlo infilato distrattamente nella borsa che tu definisci sempre “pozzo senza fondo” mi ero alzata per prendere il cappotto e andarmene, ma sull’uscio sentii tuonare il mio nome dalla stanza dell’avvocato.<br />
Provai a ricordargli che era giovedì, il giorno in cui avevo il pomeriggio libero ormai da più di un anno, ma fu tutto inutile, l’avvocato non voleva sentire ragioni. Pretese che rimanessi lì.<br />
Da sola, oltretutto.<br />
Quel panzone di Grassini non voleva affrontare Saluzzo, ma la motivazione ufficiale con cui mi obbligò a rimanere in ufficio era stata “la scadenza del giorno dopo”.<br />
Dopo aver acceso la radio tornai a sedermi dietro la scrivania, con il muso imbronciato da bambina indispettita e le unghie che picchiettavano sul piano di vetro; l’avvocato uscì sbattendo la porta senza salutarmi. Sicuramente stava andando a puttane, faceva sempre così quando era nervoso.<br />
Iniziai a frugare nella borsa cercando il cellulare, lo presi, guardai per qualche istante la rubrica fermandomi sulla scheda <em>“Lorenzo cell.”,</em> poi lo spensi, non volevo che Saluzzo sapesse gli affari miei.<br />
Alle tre, puntuale come un imprevisto quando sei in ritardo, si presentò Saluzzo e senza nemmeno darmi tempo di farlo accomodare e spiegargli che<em> l’avvocato era dovuto uscire per un’urgenza</em> fui costretta a subire per l’ennesima volta il pianto disperato di quell’intimità violata.<br />
Andrea cercò comunque di darsi un contegno e iniziò a fare i soliti discorsi banali, avrei voluto mangiarlo e vomitarlo pur di non sentirlo più parlare.<br />
«Tremenda questa cover, eh?»<br />
«E’ strano pensare che la stessa canzone cantata da Michael Jackson sembrasse così incredibilmente bella.»<br />
«Forse perché cantando sfogava tutto l’amore che aveva dentro e che nessuno riusciva a comprendere, quei gemiti e quegli urletti esprimono un’incontrollabile voglia di fare l’amore con le parole, no?»<br />
Fare l’amore con le parole. E’ vero, non ci avevo mai pensato fino a quel momento.<br />
Strano che con tutti i farmaci che Jacko prendeva non ce ne fosse uno che lo rendesse incapace di fare l’amore con le parole.<br />
«L’avvocato c’è?»<br />
«No signor Saluzzo, mi dispiace, l’avvocato si è dovuto assentare per un’urgenza. Mi ha lasciato i documenti, venga, sono di là.»<br />
«Grazie Angela, lei è sempre così gentile.»<br />
Già. Io ero sempre così gentile.<br />
Dopo avergli consegnato la cartelletta verde e scambiato con lui poche altre parole di circostanza davanti al piccolo acquario, gli feci educatamente capire che non era il caso di fermarsi a chiacchierare oltre, dovevo uscire, era già tardissimo.<br />
«Ecco la sua giacca, arrivederci.»<br />
«Lei sta andando via?»<br />
«Si, il tempo di spegnere il computer e vado.»<br />
«Le serve un passaggio fino a casa?»<br />
«No grazie, non si preoccupi, non vado a casa, ho un appuntamento.»<br />
«Come preferisce, allora ci vediamo presto.»<br />
«Spero di no! Per lei, si capisce.»<br />
Saluzzo se ne andò allargando un sorriso che per un attimo mi sembrò sincero; io invece ero incazzata nera.<br />
Chiusi la porta dietro di lui, e per non rischiare di incontrarlo in strada decisi di perdere un po’ di tempo innaffiando i ficus beniamini.<br />
«Ma cristo santo! Ma con tutta la gente che c’è nel mondo proprio da me devi venirti a sfogare?»<br />
Cazzo, mica era colpa mia se sua moglie aveva venduto la sua intimità alla giornalista de “<em>L’eco del Piccolo</em>” per pochi spiccioli.<br />
“<em>Un padre che cambia sesso non è in grado di educare un figlio secondo i principi etici e morali della famiglia, per questo mi rivolgerò al più bravo avvocato della città, di tutta Italia se sarà necessario. Farei qualunque cosa per Gabriele</em>.”<br />
Sai Giordi, è tremendo per una donna immaginare il piacere che prova il proprio marito mentre fa sesso con un altro uomo. Da una parte la capisco.<br />
Eppure Andrea parlava di uomini<em> che facevano l’amore con le parole</em>, e la dialettica non era mai stata il punto forte di Tatiana.<br />
Così lei si era rivolta a Perdipace, l’avvocato più pagato di tutto il centro Italia, mentre Andrea che non aveva di certo soldi da buttare, per un subdolo gioco del destino era stato costretto a farsi seguire da Grassini. E i risultati si vedevano.<br />
Le udienze preliminari erano andate tutte nel peggior modo immaginabile, e Saluzzo e Grassini si apprestavano a presentare ricorso in Cassazione.<br />
Io pensavo che certe cose accadessero solo nei film che raccontano storie impossibili, come <em>Transamerica, </em>te lo ricordi?<br />
Io mi ero commossa fino alle lacrime quella sera al cinema, mentre tu sbuffavi annoiato sorseggiando la bibita che ti avevo portato nell’intervallo.<br />
«La prossima volta che vorrai convincermi a venire al cinema, ricordami questo film» &#8211; mi avevi detto a bassa voce. E mentre tornavamo a casa, ti ricordasti di aver lasciato il pc portatile da Paolo, così mi mollasti davanti al portone di casa e andasti a riprenderselo; in quel periodo sembrava che non potessi vivere lontano dal tuo computer.<br />
Eri tornato tardi quella notte, io avevo passato la serata in compagnia di Bree e Toby che ormai gironzolavano liberi dentro casa nostra, mi avevano accompagnata persino nel letto, iniziavano a diventare un po’ invadenti.<br />
T’infilasti sotto le coperte sussurrandomi che Paolo ti aveva chiesto di fermarti a mangiare qualcosa con lui e non avevi potuto rifiutare, un uomo non può tirarsi indietro di fronte al migliore amico che soffre per una stronza che l’ha tradito.<br />
Ma sto divagando, queste cose non c’entrano niente con quel pomeriggio di novembre.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[in questo periodo non voglio stare con nessuno]]></title>
<link>http://quattrodipicche.wordpress.com/2009/11/25/in-questo-periodo-non-voglio-stare-con-nessuno/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 10:52:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>simo</dc:creator>
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<description><![CDATA[significa che lei non vuole stare con te.]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>significa che lei non vuole stare con te.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Clochard]]></title>
<link>http://cantierepoesia.wordpress.com/2009/11/25/clochard/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 06:38:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>bugianen55</dc:creator>
<guid>http://cantierepoesia.wordpress.com/2009/11/25/clochard/</guid>
<description><![CDATA[Nessuno mi conobbe in questo mare di genti perché guardarono le labbra invece degli occhi perché sen]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><em><img class="aligncenter" src="http://www.dongiorgio.it/img//barbone_panchina%5B1%5D.jpg" alt="" width="353" height="235" /></em></p>
<p><em>Nessuno mi conobbe<br />
in questo mare di genti<br />
perché guardarono le labbra<br />
invece degli occhi<br />
perché sentirono il rumore<br />
invece delle parole<br />
perché aspettarono il prossimo<br />
che mi tendesse la mano.<br />
Nessuno ebbe attenzione<br />
per i miei gesti evidenti<br />
perché aspettarono il tempo<br />
invece di andarlo a cercare<br />
perché nascosero il cuore<br />
disimparando ad usarlo<br />
perché affrettarono il passo<br />
ognuno sul suo binario normale;<br />
e così<br />
nessuno mi conobbe<br />
o mi vide tremare<br />
ed io morii solo<br />
sotto miliardi di stelle.</em></p>
<p><a href="http://www.poetare.it/sechi.html" target="_blank"><strong><span style="color:#800000;">Gian Luca Sechi</span></strong></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La Dama dai due volti]]></title>
<link>http://stellasolitaria.wordpress.com/2009/11/24/la-dama-dai-due-volti/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 19:48:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>Monica</dc:creator>
<guid>http://stellasolitaria.wordpress.com/2009/11/24/la-dama-dai-due-volti/</guid>
<description><![CDATA[Non saprei dire quante volte ho letto il post del mio maestro ma solo oggi sono stata in grado di la]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">Non saprei dire quante volte ho letto il post del mio <a href="http://gourishankar.splinder.com/post/21742834/La+Gioia+della+Solitudine" target="_blank">maestro</a></p>
<p style="text-align:justify;">ma solo oggi sono stata in grado di lasciare segno del mio passaggio.</p>
<p style="text-align:justify;">Ho assimilato le sue parole,  ho chiuso gli occhi e ho visto due donne una difronte all&#8217;altra&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">Dama affascinante vestita di nero, lungo vestito con lo strascico,  pizzo e seta, e viso di porcellana. Scende le scale nel buio della notte e il suo volto brilla di luce. E i pensieri riaffiorano. Tu che parli con il tuo io, e non vedi l&#8217;ora che questa dama scenda la scala. L&#8217;attendi vigile e con un sorriso di speranza.</p>
<p>Dama fredda e silenziosa. Ossa di pelle vestite. Negli occhi la paura. Sul viso il terrore. Scende dentro di te e paralizza i tuoi pensieri e le tue idee. Arriva quando meno te l&#8217;aspetti ed entra dentro di te.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">Una difronte all&#8217;altra. Fascino e mistero, terrore e paura.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Senza la salute il tutto è nulla]]></title>
<link>http://crescereleggendo.wordpress.com/2009/11/24/senza-la-salute-il-tutto-e-nulla/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 07:50:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>crescereleggendo</dc:creator>
<guid>http://crescereleggendo.wordpress.com/2009/11/24/senza-la-salute-il-tutto-e-nulla/</guid>
<description><![CDATA[(Brano tratto dal libro “Prana. Energia che cura” di Alice Ki, pag. 22-23-24) La salute non è tutto,]]></description>
<content:encoded><![CDATA[(Brano tratto dal libro “Prana. Energia che cura” di Alice Ki, pag. 22-23-24) La salute non è tutto,]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[la poesia come terapia]]></title>
<link>http://bipolarizzando.wordpress.com/2009/11/23/gan/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 17:24:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>falsefat</dc:creator>
<guid>http://bipolarizzando.wordpress.com/2009/11/23/gan/</guid>
<description><![CDATA[Oggi pomeriggio visitando il blog di InfinitiSogni ho trovato questa teoria sull&#8217;utilità della]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Oggi pomeriggio visitando il blog di InfinitiSogni ho trovato questa teoria sull&#8217;utilità della]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Bianco gabbiano]]></title>
<link>http://cantierepoesia.wordpress.com/2009/11/23/bianco-gabbiano/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 07:37:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>bugianen55</dc:creator>
<guid>http://cantierepoesia.wordpress.com/2009/11/23/bianco-gabbiano/</guid>
<description><![CDATA[Bianco gabbiano accompagni la nave. Non ti nuoce il cielo grigio. Viene la solitudine sul mare, vien]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="aligncenter" src="http://3.bp.blogspot.com/_1emyn8wls-U/SBV-I8Z4pyI/AAAAAAAAACo/plTyNoze4Is/S660/Ventimiglia+and+seagull.jpg" alt="" width="345" height="231" /></p>
<p><em><span style="color:#000000;">Bianco gabbiano</span><br />
accompagni la nave.<br />
Non ti nuoce il cielo grigio.<br />
Viene la solitudine sul mare,<br />
viene la notte sola senza stelle.<br />
Bianco gabbiano<br />
a te non fugge il tempo.<br />
Voli, ritorni, non ti posi, sei<br />
come un pensiero vago di pensare.<br />
Un marinaio stanco<br />
viene l’ora e rassetta,<br />
posa i pennelli nella cala,<br />
si sofferma, aspetta.<br />
Guarda il tuo volo.<br />
Bianco gabbiano<br />
Voli nell’aria e ti culla il vento.<br />
Tu troppo poco hai<br />
e troppo vago sei<br />
di volare lontano,<br />
coi sogni aperti vai<br />
come ali<br />
sulla spuma dell’onde,<br />
da prora a poppa<br />
come un gabbiano vago di volare.</em></p>
<p><a href="http://www.poetare.it/stracuzzi.html" target="_blank"><strong><span style="color:#ff0000;">Giuseppe Stracuzzi</span></strong></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cerimonie]]></title>
<link>http://scrivoapaola.wordpress.com/2009/11/22/cerimonie/</link>
<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 18:25:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>Carlo</dc:creator>
<guid>http://scrivoapaola.wordpress.com/2009/11/22/cerimonie/</guid>
<description><![CDATA[Oggi, diversamente da venerdì, la celebrazione del tuo ricordo è stata quella pubblica, formale. La ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Oggi, diversamente da venerdì, la celebrazione del tuo ricordo è stata quella pubblica, formale. La temevo. Sapevo che saremmo ritornati in quella chiesa. Sapevo che saremmo stati circondati da tanti amici e parenti. Proprio come il 22 novembre di un anno fa: anche la data è andata a cadere esattamente su quella stessa di allora! Sapevo che tutti si sarebbero stretti intorno a noi, come allora. E che avremmo ricordato quel penosissimo momento. Peggio, lo avremmo rivissuto dentro di noi. Come allora.</p>
<p>Ed infatti, al nostro arrivo sul sagrato, mi sono venuti incontro in molti, con facce compunte. Da lontano, mi accorgevo che si rivolgevano a me. Vedevo le loro labbra muoversi. Vedevo degli accenni di passi nella mia direzione. Suggestionato dai miei timori, ho temuto per un momento di risentirli mormorare delle condoglianze. Mi sono irrigidito per un attimo, quasi non riuscivo a procedere verso di loro. Poi mi sono reso conto che mi stavano solo salutando, ed ho cercato di vincere la mia ritrosia. Mi sono sforzato di esprimere loro la bella sensazione, che in effetti provavo, di avere degli amici ed una famiglia così uniti. So che tutti ci sono vicini, e lo apprezzo davvero. Ma a volte non mi sento al posto giusto, ed ho semplicemente voglia di stare per conto mio. Passerà?</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Come cani senza un osso, come attori senza una parte.]]></title>
<link>http://labellezzaeunaferita.wordpress.com/2009/11/20/come-cani-senza-un-osso-come-attori-senza-una-parte-2/</link>
<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 20:08:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>johnmaynard</dc:creator>
<guid>http://labellezzaeunaferita.wordpress.com/2009/11/20/come-cani-senza-un-osso-come-attori-senza-una-parte-2/</guid>
<description><![CDATA[Riders on the storm Riders on the storm Into this house we&#8217;re born Into this world we&#8217;re]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://labellezzaeunaferita.wordpress.com/files/2009/11/arbo-aasgaardsreien1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1141" title="Arbo-Aasgaardsreien" src="http://labellezzaeunaferita.wordpress.com/files/2009/11/arbo-aasgaardsreien1.jpg?w=300" alt="" width="300" height="202" /></a></p>
<p><strong>Riders on the storm</strong></p>
<p>Riders on the storm</p>
<p>Into this house we&#8217;re born</p>
<p>Into this world we&#8217;re thrown</p>
<p>Like a dog without a bone</p>
<p>An actor out alone</p>
<p>Riders on the storm</p>
<p>There&#8217;s a killer on the road</p>
<p>His brain is squirmin&#8217; like a toad</p>
<p>Take a long holiday</p>
<p>Let your children play</p>
<p>If ya give this man a ride</p>
<p>Sweet memory will die</p>
<p>Killer on the road, yeah</p>
<p>Girl ya gotta love your man</p>
<p>Girl ya gotta love your man</p>
<p>Take him by the hand</p>
<p>Make him understand</p>
<p>The world on you depends</p>
<p>Our life will never end</p>
<p>Gotta love your man, yeah</p>
<p>Wow!</p>
<p>Riders on the storm</p>
<p>Riders on the storm</p>
<p>Into this house we&#8217;re born</p>
<p>Into this world we&#8217;re thrown</p>
<p>Like a dog without a bone</p>
<p>An actor out alone</p>
<p>Riders on the storm</p>
<p>Riders on the storm</p>
<p>Riders on the storm</p>
<p>Riders on the storm</p>
<p>Riders on the storm</p>
<p>Riders on the storm</p>
<p>&#160;</p>
<p><strong>Cavalieri nella tempesta</strong></p>
<p>Cavalieri nella tempesta</p>
<p>nati in questa casa</p>
<p>buttati in questo mondo</p>
<p>come cani senza un osso</p>
<p>come attori senza la parte</p>
<p>Cavalieri nella tempesta</p>
<p>c&#8217;è un assassino sulla strada</p>
<p>il suo cervello si dimena come un rospo</p>
<p>prenditi una lunga vacanza</p>
<p>lascia che i tuoi figli possano giocare</p>
<p>Se tu dai un passaggio a quest&#8217;uomo</p>
<p>i dolci ricordi spariranno</p>
<p>un assassino sulla strada, sì</p>
<p>Ragazza tu hai bisogno di amare il tuo uomo</p>
<p>Ragazza tu hai bisogno di amare il tuo uomo</p>
<p>prendilo per mano</p>
<p>fagli capire</p>
<p>che il mondo dipende da te</p>
<p>(e) la nostra vita non finirà mai</p>
<p>Hai bisogno di amare il tuo uomo, sì</p>
<p>Wow!</p>
<p>Cavalieri nella tempesta</p>
<p>Cavalieri nella tempesta</p>
<p>nati in questa casa</p>
<p>buttati in questo mondo</p>
<p>come cani senza un osso</p>
<p>come attori senza la parte</p>
<p>Cavalieri nella tempesta</p>
<p>Cavalieri nella tempesta</p>
<p>Cavalieri nella tempesta</p>
<p>Cavalieri nella tempesta</p>
<p>Cavalieri nella tempesta</p>
<p>Cavalieri nella tempesta</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/DKbPUzhWeeI&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/DKbPUzhWeeI&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[la bellezza della famiglia]]></title>
<link>http://bipolarizzando.wordpress.com/2009/11/19/famiglia/</link>
<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 20:39:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>falsefat</dc:creator>
<guid>http://bipolarizzando.wordpress.com/2009/11/19/famiglia/</guid>
<description><![CDATA[Sono felice di aver parlato con mio padre dopo un certo periodo di silenzio e aver finalmente capito]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Sono felice di aver parlato con mio padre dopo un certo periodo di silenzio e aver finalmente capito]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Allenarsi alla solitudine]]></title>
<link>http://dovecresconoigigli.wordpress.com/2009/11/19/allenarsi-alla-solitudine/</link>
<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 12:18:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>Evy</dc:creator>
<guid>http://dovecresconoigigli.wordpress.com/2009/11/19/allenarsi-alla-solitudine/</guid>
<description><![CDATA[Cosa c&#8217;è di più triste della solitudine? Tutti ci ritroviamo a viverla prima o poi. Per un tem]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Cosa c&#8217;è di più triste della solitudine? Tutti ci ritroviamo a viverla prima o poi. Per un tem]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[In questi giorni]]></title>
<link>http://sposareunosvizzero.wordpress.com/2009/11/19/in-questi-giorni/</link>
<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 08:35:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>diana malerba</dc:creator>
<guid>http://sposareunosvizzero.wordpress.com/2009/11/19/in-questi-giorni/</guid>
<description><![CDATA[e in altri, in cui le parole sono frenate nel loro scorrere dalle necesità del tenersi in vita, mise]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>e in altri, in cui le parole sono frenate nel loro scorrere dalle necesità del tenersi in vita, miserevolmente perduti tra troppi oneri nessuni onori, fermati come siamo dalle necessità di un cambiamento che impelle e le stelle, che sempre ci sbarluccivano nel cuore, ci palesiamo, a ricordare quello che in Svizzera incessantemente cerchiamo, e molto spesso troviamo, e privi di mezzi non possiamo condividere.</p>
<p>Ma ci siamo, su una panchina a guardare sperduti le montagne.</p>
<p>Aspettateci, siamo solo rimasti soli sul sentiero, a interrogarci in silenzio.</p>
<p><a href="http://sposareunosvizzero.wordpress.com/files/2009/11/luigi-ghirri-lucerna-1971.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-469" title="Luigi Ghirri - Lucerna 1971" src="http://sposareunosvizzero.wordpress.com/files/2009/11/luigi-ghirri-lucerna-1971.jpg" alt="" width="450" height="289" /></a></p>
<p>Luigi Ghirri &#8211; Lucerna 1971</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Gocce di memoria - Parte II]]></title>
<link>http://parolestonate.wordpress.com/2009/11/25/gocce-di-memoria-parte-ii/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 17:59:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>Enrica</dc:creator>
<guid>http://parolestonate.wordpress.com/2009/11/25/gocce-di-memoria-parte-ii/</guid>
<description><![CDATA[Ricordo che camminavo a passi veloci e la mia ombra non s’intravedeva più, quell’ombra che mi faceva]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Ricordo che camminavo a passi veloci e la mia ombra non s’intravedeva più, quell’ombra che mi faceva compagnia una volta a settimana da ormai un anno e mezzo, che ingrassava e dimagriva passando attraverso le sbarre della ringhiera che costeggiava la strada. L’incontro con Lorenzo mi aveva rincuorato, d’altronde lui era sempre molto premuroso, non si era arrabbiato per il ritardo mostruoso con cui mi ero presentata all’appuntamento e nemmeno per non essere stato avvisato. Avevo passato un’ora deliziosamente inutile sul suo divano a chiacchierare di tutto, mentre guardavo vecchi libri e provavo a scovare dalla soffitta ricordi polverosi.<br />
Era una questione di empatia, sai? Lui mi aveva aspettato pazientemente per tutto il tempo che mi era servito, e alla fine quando finalmente è riuscito a entrare nella mia vita non ha mai perso la dolcezza e la capacità di comprendermi dei primi tempi.<br />
Ogni suo gesto gocciolava fascino e mi guidava attraverso un’avventura interiore carica di drammaticità e sollievo allo stesso tempo, lo avrei seguito in capo al mondo.<br />
Mi sembrava che quando lui movesse le mani davanti al mio viso dalle lunghe dita affusolate uscisse la sonata al chiaro di luna di Beethoven; quelle note, apparentemente calme e lente, nascondevano in realtà una passione e un’ostinazione feroci, mi arrivavano dritte allo stomaco senza che il cuore facesse in tempo a filtrarle. Lorenzo mi aveva dato la soluzione a tutti i problemi.”</p>
<p>«Lo amavi, quindi.»<br />
«Non so dirtelo. Il mio cuore non riusciva a dare forma a quel sentimento, ma era una cosa grande, enorme. Era il centro della mia vita, ma non lo scopo.»<br />
«Sai che non mi fa piacere sentire queste cose.»<br />
«Me lo hai chiesto tu.»<br />
«Hai ragione, continua pure, scusami.»</p>
<p>“E anche quel giovedì, insieme ai miei ricordi, stava per essere messo in soffitta.<br />
I sensi di colpa che mi avevano dilaniata i primi tempi in cui frequentavo Lorenzo non mi preoccupavano quasi più, pian piano tutto stava rimettendosi al proprio posto.<br />
Arrivai a casa all’ora di cena, tu eri seduto sul divano in soggiorno a spizzicare pezzetti di pane raffermo mentre guardavi con attenzione il telegiornale; ti salutai con un improbabile bacio sulla guancia e mi affacciai in cucina sperando di trovare la cena già pronta, ma come al solito non avevi preparato niente.<br />
Non avevo voglia di mettermi ai fornelli, così ti portai un bicchiere d’acqua e uscii di nuovo, direzione friggitoria “Il gallo d’oro”.<br />
Aveva iniziato a piovere, il vento gelido mi sferzava il viso rigato dalle lacrime, ci stavo ricascando.<br />
Una voglia bastarda di chiamare Lorenzo mi attraversò da capo a piedi per un attimo, ma probabilmente a quell’ora lui era già arrivato a casa della moglie, non era il caso.<br />
Tornata a casa scartai svogliatamente il pollo con le patate al forno dalla stagnola e ti chiamai a tavola.<br />
«Non ho voglia di mangiare, Angela»<br />
«E non potevi dirmelo prima che uscissi?»<br />
«Non avevo capito che stessi andando a comprare la cena. C’è un po’ di verdura in frigo?»<br />
«E da quando preferisci la verdura al pollo alla diavola?»<br />
«Non mi sento bene, sono due giorni che non vado di corpo.»<br />
«Verdura no, però ci sono i confetti per la stitichezza da qualche parte. Vado a cercarli.»<br />
«No, tu mangia altrimenti diventa di gomma ‘sta roba. Ci penso io. Buonanotte.»<br />
«Ma non mangi nulla?»<br />
Facesti segno di no con la testa mentre sparivi dietro la porta smerigliata del bagno. Ti vidi uscire dopo pochi minuti e attraversare il corridoio per infilarti in camera da letto.<br />
Ormai potevo immaginare tutti i tuoi gesti solo dai rumori di fondo che sentivo provenire dalla nostra stanza.<br />
“Si è tolto le scarpe senza slacciarle, giù la lampo dei pantaloni ed eccoli puntuali, gli spiccioli che cadono dalle tasche. Certo, se mettesse i pantaloni nell’armadio anziché buttarli sulla spalliera del letto gli spiccioli non cadrebbero.<br />
Via il maglione, avrà i peli sul petto dritti ora. Nessun rumore, si sta sbottonando la camicia. Ci siamo, 3,2,1&#8230;”<br />
«Angela!»<br />
«Prendine uno pulito dal cassetto, l’ho messo a lavare.»<br />
“Puzzava, il tuo pigiama. E puzzi anche tu. Di morto.”<br />
Prima di venire a dormire finii di disfare la valigia che come al solito avevi lasciato spalancata in mezzo al soggiorno, misi tutto in lavatrice e avviai il programma per panni molto sporchi. Per essere sicura che il bucato venisse pulito misi anche un po’ di candeggina, non sopportavo di sentire l’odore dei tuoi vestiti.<br />
Tu dormivi già, o perlomeno, era quello che volevi farmi credere. Mi sentii sollevata, e dopo aver letto il terzo capitolo di “Il tailleur grigio” di Camilleri mi addormentai.<br />
Il giorno successivo, dopo il lavoro, ero di nuovo in preda alle palpitazioni. Le mie mani sudate e tremanti non riuscivano a piegare i vestiti. Corsi in bagno a vomitare. Mancavano poche ore alla partenza, sarei tornata a Collevento dopo tutti quegli anni.<br />
«Come ai vecchi tempi, tu ed io da soli» &#8211; mi avevi detto &#8211; «vedrai, sarà un week end che non dimenticherai.»<br />
Era una promessa o una minaccia?<br />
Andare proprio lì, dove tutto era iniziato, ma perché?<br />
Uscì di corsa e andai da Lorenzo.<br />
«Ogni tanto mi manca ancora» &#8211; gli dissi soffiandomi il naso e asciugando le lacrime.<br />
«Un vecchio amore è come un granello di sabbia in un occhio, che ci tormenta sempre.»<br />
«Baudelaire?»<br />
Lorenzo mi sorrise.<br />
«No, qualcosa di simile, almeno nella pronuncia.»<br />
«Non ci voglio andare, ho paura.»<br />
«Ma su Angela&#8230; Sono altre le cose di cui aver paura, in fondo stai andando in vacanza. Sono passati più di dieci anni. Vedrai, andrà tutto bene.»<br />
«Quanto vorrei che al posto di Giordano ci fossi tu&#8230; sono sicura che accanto a te non avrei paura di nulla.»<br />
«Ascoltami bene Angela. Sai perfettamente che io ci sarò tutte le volte in cui ne avrai bisogno, ma se ti ostini a non voler dire la verità a Giordano le cose prima o poi precipiteranno, io non potrò mai starti accanto come sarebbe giusto.»<br />
«Te l’ho detto mille volte, lui non capirebbe. Mi lascerebbe se sapesse che gli nascondo la verità da tutto questo tempo, ed io non potrei reggere un altro abbandono.»<br />
«Non dire sciocchezze! Sai benissimo che questa storia non può proseguire ancora a lungo. Tu non hai bisogno di lui. Guardati, cristo santo: cosa ti da quest’uomo di così importante da non poterlo perdere? Non credi che sia giusto che anche lui sia libero di decidere cosa è meglio per se?»<br />
Mi guardavo nello specchio con aria smarrita.<br />
Lorenzo avrebbe voluto mangiarsi la lingua, non avrebbe dovuto dire certe cose. Ebbi l’impressione che volesse alzarsi e abbracciarmi, per non lasciarmi sola fin quando quelle stupide paure non si fossero eclissate, ma rimase immobile.<br />
«Non è colpa tua, quante volte devo ripetertelo? E’ successo, punto.»<br />
«Tu non fai altro che dirmi che non è colpa mia, che devo lasciare Giordano&#8230; ma se lo lascio cosa succederà?»<br />
«Abbiamo già affrontato quest’ argomento, e sai già come la penso e come stanno le cose.»<br />
«Lo sapevo, tu tiri il sasso e nascondi la mano, come al solito!»<br />
«Angela, per favore.»<br />
Lorenzo rimase in silenzio per qualche istante. Poi disse qualcosa che scatenò in me una fortissima sensazione, un misto di rabbia e malinconia.<br />
«Angela, ascoltami. E’ arrivato il momento di affrontare questa situazione. Sono undici lunghissimi anni che vivi una vita che non è degna di tale nome, che si basa su un senso di colpa che non ha ragione di esistere. E’ normale che tu non voglia stare con lui, non sei mai riuscita ad amarlo come sarebbe stato giusto. Stai sbagliando a continuare a fare finta di niente, ti stai attaccando alle abitudini, a quelle stesse abitudini che non sopporti più da tempo e che ti hanno fatto diventare come sei ora. Sei ancora giovane, sei bellissima, dio solo sa quanto sei bella, hai tutto il tempo di ricominciare.»<br />
«Tu non hai mai capito niente, mai!» &#8211; gli urlai, puntandogli contro l’indice manco fossi un membro della Santa Inquisizione &#8211; «Io gli ho dato tutto quello che potevo, ho buttato alle ortiche la mia giovinezza per lui, per non rendere tutto inutile, per mantenere l’impegno, ma impegno con chi poi? Perché vuole andare a Collevento? Che cosa spera che succeda li? Mi vuole uccidere, ne sono sicura.»<br />
«Smettila di dire stronzate.»<br />
Lorenzo si alzò di scatto dalla poltrona e andò a prendermi un bicchiere d’acqua.<br />
«Adesso vai a casa, finisci di preparare le valigie e ti fai una bella dormita. Vedrai che domattina tutto ti sembrerà più semplice. Poi quanto torni ci vediamo e mi racconti com’è andata. E se ti venisse ancora voglia di non partire, ricordati la frase di Pessoa che ti ho detto la prima volta in cui ci siamo incontrati “Porto addosso le ferite di tutte le battaglie che ho evitato” Se non vai a Collevento, avrai una ferita in più da curare.»<br />
«Posso chiamarti?»<br />
«Quando vuoi.»<br />
Uscendo mi fermai dietro la porta di Lorenzo, sentii scorrere l’acqua, forse era andato in bagno a lavarsi prima di scendere da Tiziana.<br />
Feci come mi disse lui. Tornai a casa, finii di preparare la valigia, presi una pastiglia di erbe per dormire e mi misi a letto, non ti sentii nemmeno tornare quella sera.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Gocce di memoria - Parte III]]></title>
<link>http://parolestonate.wordpress.com/2009/11/25/gocce-di-memoria-parte-iii/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 17:58:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>Enrica</dc:creator>
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<description><![CDATA[La mattina seguente prima di partire c’eravamo fermati al bar sotto casa a fare colazione, ti ho fat]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>La mattina seguente prima di partire c’eravamo fermati al bar sotto casa a fare colazione, ti ho fatto sedere al tavolino fuori premurandomi di portarti io stessa caffelatte e cornetto, dovendo lottare non poco contro l’ostinazione del barista che insisteva per servirci.<br />
Ho dovuto dirgli che stavamo partendo per un week end romantico e che volevo essere la tua geisha, in tutto e per tutto.<br />
Montata in macchina non riuscii a fare a meno di pensare a Yari. Ero molto piccola quando mi sono innamorata di lui. Forse è giusto che tu sappia finalmente come sono andate le cose.<br />
Era una sera di fine agosto del 1991, eravamo in piazza, come tutte le sere, io, Romina e Alessandra, che come al solito mi prendevano in giro. Avevamo passato tutta l’estate a parlare di lui senza mai parlare con lui. “Il trio monnezza”, così c’eravamo soprannominate.<br />
La vecchia vespa blu smarmittata era parcheggiata all’angolo con il vicolo, a ricordarmi che il mio amore era ancora troppo lontano dai miei tredici anni di ciccia e ingenuità. Alessandra faceva su e giù dalla panchina come un’ossessa chiedendomi continuamente cosa ci trovassi di tanto bello in quel bulletto secco come un chiodo e fastidioso come un brufolo.<br />
«Che ci posso fare Ale, io lo amo da morire&#8230;»<br />
Dal fondo del vicolo si affacciò una figura alta e snella che saliva le scale con passo deciso e sguardo altero. Teneva qualcosa tra le braccia, un batuffolo di pelo bianco arricciato.<br />
Avanzava verso di noi, mio dio, cosa gli avrei dovuto dire?<br />
«Che carino! Come si chiama?»<br />
«Si chiama Lucky» &#8211; mi rispose Yari continuando ad accarezzare la testolina pelosa. Poi con un gesto brusco avvicinò il cucciolo al mio viso facendo “Grrrr”, ma io non indietreggiai di un millimetro.<br />
«Beato lui» &#8211; dissi ad alta voce, considerando immediatamente l’ipotesi di sotterrarmi per uscire dopo una ventina d’anni.<br />
«Lo porto in campagna, per le pecore. Poi a dicembre prendo il patentino e mi compro la moto, c’è già uno di Montestorto che ha detto che me la vende, poi vi porto tutte e tre a trovare Lucky.»<br />
Se ne andò lanciando un’occhiata complice a Romina, io non capii. Quella notte non riuscii a dormire, e verso le 3 del mattino sentii sgasare qualcuno sotto la mia finestra per qualche secondo, così mi affacciai immediatamente ma vidi soltanto la vespa che spariva in fondo alla strada umida con due persone a bordo.<br />
Trascorsero molti anni prima che riuscissi a mettere fine a quella storia.<br />
Ricordo benissimo quel giorno, quando ti vidi per la prima volta. Eri capitato a Collevento per caso, diretto al lago per raggiungere i tuoi amici in campeggio e ti eri fermato al bar a chiedere indicazioni. Era il giorno di Pasqua del 1998, da due anni andavo lì da sola in vacanza e anch’io avrei dovuto trascorrere il pranzo di Pasqua al lago, al ristorante di Silvano. Solo pochi mesi prima, a febbraio, avevo interrotto per l’ennesima volta la relazione con Yari, lui aveva un’altra, e stavolta l’altra era più ufficiale di tutte le precedenti. Era una donna, quella, mica una ragazzina.<br />
Ti sussurrai «Ti accompagno io se vuoi, devo andare lì anche io.»<br />
Non andai mai a pranzo da Silvano, e quella sera mentre i tuoi amici tornavano a Massa Morella tu tornasti a Collevento con me.<br />
Avevamo passeggiato mano nella mano lungo le viuzze strette per diversi minuti, annusando l’odore della legna bruciata nei caminetti, facendo attenzione a non scivolare sui ciottoli bagnati dall’umidità. Passando davanti al bar centrale vidi Yari che beveva un Campari e Carlo, mentre rimetteva dentro i tavolini, m’indicò con le dita che era già il quarto, quella sera.<br />
Yari mi lanciò uno sguardo carico di mille cose non dette, io gli sorrisi, lui fece lo stesso. Sapevamo entrambi che, alla fine, saremmo tornati insieme, non poteva essere altrimenti.<br />
Tu ed io facemmo l’amore per due ore, ridando voce alle vecchie molle del letto del piano di sopra, poi ti accompagnai alla macchina che avevamo parcheggiato nello spiazzo sotto il paese; mentre camminavamo lungo una delle tante vie strette e buie incrociammo Yari che tornava verso casa sua, lui non mi disse nulla,  mi sfiorò la mano senza che tu lo vedessi; quella fu l’ultima volta che sentii la sua pelle addosso a me.<br />
Un anno e mezzo dopo io e te ci sposavamo nella chiesa di San Giovanni a Massa Morella. Stavo sposando l’uomo perfetto, quello che tutte le amiche t’invidiano, quello che non beve, non fuma, non ama il gioco d’azzardo. L’uomo che lavora ed è indipendente, che ricorda gli anniversari e ti da il bacio della buonanotte prima di girarsi sul fianco più comodo, l’uomo che ti apre ancora la portiera dell’automobile. Eri l’esatto opposto di Yari. Sei stato tu a darmi la spinta per abbandonarlo definitivamente, per uscire da quei sette anni di abbandoni da puttana e ritorni da fotoromanzo, di accuse di ubriachezza molesta, spaccio di droga e violenza sessuale. Su Romina, ma anche su di me, ma io non ho ancora capito se sia vero o no.<br />
In quel sabato mattina mentre mi portavi a incontrare il mio passato, i miei pensieri furono improvvisamente interrotti dopo circa un’ora di viaggio, quando iniziasti ad accusare forti malesseri; capogiri, nausea e brividi di freddo, accompagnati da una sudorazione imbarazzante.<br />
Ricordi? Pensammo subito a un problema di digestione, la colazione, sicuramente il latte. Tanto più che io, che avevo preso solo un caffè, stavo benissimo. Sapevo bene che il problema non era il latte, ma non ti dissi nulla. Non potevo rovinare tutto.<br />
Ci fermammo in un autogrill e dopo qualche minuto stavi meglio, così decidemmo di ripartire.<br />
«Credo sia ora di farmi visitare, Angela. Lunedì prendimi appuntamento con il dottor Pieri, per favore. Questi disturbi iniziano a preoccuparmi.»<br />
Provai a convincerti che non era nulla.<br />
«Ma vedrai che non è niente Giordi, sarai un po’ stressato. Certo che con la vita che fai&#8230; ormai sono più le notti che dormi fuori che quelle in cui stai in casa.»<br />
«Non posso fare diversamente, lo sai.»<br />
«Non puoi o non vuoi?»<br />
«Che significa?»<br />
«Niente, non significa niente.»</p>
<p>Eravamo quasi arrivati, il lungolago era uno spettacolo quel sabato mattina; il vento spogliava con dolcezza i piccoli pioppi, l’aria era pulita da una leggera tramontana e tutto sembrava essersi fermato a molti anni prima, quando mi affacciavo dalla rupe e guardavo sfilare le macchine lungo la strada, aspettando di veder passare anche quella di Yari che probabilmente portava qualche ragazza a fare l’amore sulle rive del lago.<br />
Non hai idea di quante notti della mia adolescenza ho passato a piangere per lui, per la sua crudeltà, la sua indifferenza. Era capace di farmi sentire meno di niente, per poi portarmi al settimo cielo solo con un gesto. L’ho insultato, picchiato, umiliato, e lui tornava sempre da me.<br />
Guardai verso l’alto attraverso il parabrezza, Collevento svettava al centro del paesaggio, con la punta dei suoi campanili a toccare il cielo dove era più blu e le invisibili viuzze strette che lo percorrevano come vene.<br />
Per un attimo ho creduto di vederlo, in quell’angolo che un tempo era stato il mio avamposto di gelosia, affacciato sulla rupe a guardare le macchine che sfilavano. Scacciai di corsa dalla testa quell’immagine e ricominciai a guardarmi intorno, finché la nostra monovolume non si fermò davanti alla Locanda Brilla.<br />
Probabilmente ti eri accorto del mio smarrimento, così provai a improvvisare una conversazione che fosse perlomeno credibile.<br />
«Giordi, non sai quante volte quando ero piccola mi sono chiesta cosa succedesse dentro queste stanze. Quando venivo in vacanza con i miei pranzavamo spesso qui la domenica, ricordo che le scale che portavano alle camere erano una specie di corridoio per un mondo proibito, appena mi avvicinavo al corrimano mia madre mi chiamava.»<br />
Mi disegnasti un piccolo cuore passando il dito sulla sua guancia.<br />
«Beh, ora hai la possibilità di saperlo, finalmente, no?»<br />
Non sapevo nemmeno che quell’alberghetto si chiamasse Locanda Brilla, io lo avevo sempre chiamato “dalla signora”, poiché la proprietaria era una bella signora di Perugia che mi aveva vista crescere, e che forse a mio padre piaceva anche un po’.<br />
«E’ che mi sembra tutto così&#8230; così strano. E’ assurdo dormire in albergo qui, a Collevento. Questa è stata casa mia per così tanti anni&#8230;»<br />
«Le cose cambiano.»<br />
«Sai, un’estate di molti anni fa, forse nel 1995, era arrivata in paese una coppia di ragazzi tedeschi che alloggiavano qui, e avevano la stanza proprio qui sopra» &#8211; indicai con il dito la finestra sopra la porta di ingresso della piccola pensione &#8211; «Io e le mie amiche impazzivamo per saperne di più su di loro, eravamo convinte che fossero gay, e quegli stronzi per prenderci in giro si affacciavano a turno nudi alla finestra, e ci salutavano. Saltavano sul letto per farci vedere che non portavano le mutande.»<br />
«E lo erano? Omosessuali, intendo.»<br />
«Non l’abbiamo mai saputo.»<br />
Entrammo lasciandoci alle spalle lo scampanellio dello scacciapensieri appeso al portoncino, salimmo due scalette coperte da un tappetino di velluto blu e di colpo fui investita dal mio passato, ancora troppo difficile da accettare. Gli stessi odori, la stessa polvere immobile sulle credenze di quella piccola trattoria. Una coppia stava pranzando al tavolo in fondo alla sala, sotto l&#8217;enorme finestra che si affacciava sui giardini comunali.<br />
«Vieni Angela, andiamo su.»<br />
La Locanda Brilla aveva solo tre stanze, la nostra era la più grande. Alla finestra non c&#8217;era più il leggero velo bianco che vedevo dal muretto dei giardini, ora c&#8217;erano delle belle tende damascate color bronzo che una volta tirate non lasciavano intravedere nulla. La camera puzzava di chiuso. Dopo aver disfatto il piccolo trolley, scesi alla reception per chiedere una teiera, per soddisfare quel vizio diabolico che aveva contagiato anche te.<br />
«Mi spiace, non abbiamo teiere da poterle dare per la camera, ma se vuole posso prepararle io il the e portarglielo su.»<br />
«Grazie, ma non mi serve ora, mi serve la sera, per la mia tisana.»<br />
«Non si preoccupi, può prepararla qui e portarsela in camera, l&#8217;angolo bar rimane aperto anche la notte, e lì ci sono tazze e vassoi. Le servono delle guide turistiche? Guardi, nel cesto ci sono le mappe della zona, del lago, delle catacombe etrusche&#8230;»<br />
La guardai stizzita. Voleva dare le guide turistiche a me… Ma per favore!<br />
«Non ne ho bisogno, grazie.»<br />
Tornando in camera mi soffermai a lungo sulle scale, finalmente potevo sentire sotto i piedi il formicolio che saliva da quei gradini, i passi leggeri e spensierati dei ragazzi tedeschi, quelli goffi e lenti delle vecchie signore che pranzavano al tavolo accanto al mio, quello autoritario della signora di Perugia che scendendo dalle camere portava sempre un piumino per spolverare.<br />
Quando aprii la porta della camera, mi si parò davanti agli occhi la stessa scena di sempre. Avevo voglia di vomitare.<br />
«Niente tisana?»<br />
«Non hanno teiere, la ragazza mi ha detto che posso usare l&#8217;angolo bar. Ma ti sei già messo davanti alla tivù?»<br />
«Volevo riposarmi un po’.»<br />
«Allora mentre tu ti riposi io faccio un giro in piazza, sono curiosa di vedere se qualcuno mi riconosce, dopo tutto questo tempo.»</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Gocce di memoria - Parte IV]]></title>
<link>http://parolestonate.wordpress.com/2009/11/25/gocce-di-memoria-parte-iv/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 17:57:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>Enrica</dc:creator>
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<description><![CDATA[Senza nemmeno darti il tempo di rispondere presi la giacca e m’incamminai verso il bar centrale. Mi ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Senza nemmeno darti il tempo di rispondere presi la giacca e m’incamminai verso il bar centrale. Mi fermai alla balconata del belvedere, il sole stava scendendo velocemente formando ombre da giganti lungo la vallata e l’aria era pungente. Su Collevento stava scendendo la nebbia, come ogni sera d’inverno che ricordassi da quelle parti. Il mio cuore aveva iniziato a battere ad un ritmo insolito e nonostante il freddo la mia fronte aveva iniziato a gocciolare, ma non era l’emozione, conoscevo bene ormai quei segnali. Mi appoggiai alla ringhiera respirando profondamente, guardando nel vuoto davanti a me, fin quando la mia ombra mi sembrò troppo lunga per essere vera, come se qualcuno si fosse fermato dietro di me.<br />
Mi girai di scatto ma non c’era nessuno. Mi guardai intorno disperata, cercando un segno, inseguendo un profumo, osservando i muscoli guizzanti di Yari che sparivano nella nebbia. Avrei voluto seguirlo, ma le mie gambe non rispondevano ai comandi del cervello. Lo lasciai andare via, senza dirgli nulla.<br />
Non raggiunsi mai il bar, me ne tornai in camera. Senza parlare iniziai a spogliarmi lentamente, tu seguivi i miei movimenti con lo sguardo, e quando rimasi in slip e canottiera m’infilai nel letto. Avevo un’incredibile voglia di piangere, avrei voluto che tu mi stringessi senza dire nulla, ma hai rovinato tutto, come al solito.<br />
«Facciamo l’amore, Angela, stavolta sarà tutto diverso.»<br />
«Aspetta, Giordano, devo dirti una cosa.»<br />
Che stronzo che sei. Se mi avessi lasciato parlare probabilmente avresti capito tutto, invece no. Non mi hai dato il tempo di dire altro, iniziasti a baciarmi ed accarezzarmi dovunque, sulla bocca, sul petto, poi giù, sempre più giù, sperando in quella reazione che mancava da troppo tempo, e che io sapevo bene non sarebbe arrivata neanche quella volta.<br />
Ti allontanasti da me girandoti sul fianco più comodo, ma senza bacio della buonanotte.<br />
Non riuscivo a guardarti negli occhi, ma sono sicura che in quel momento il tuo sguardo fosse simile a quello di un coniglio che non riesce a montare la compagna. Ma non mi facevi pena, sai?<br />
«Basta, basta! Non ne posso più! Lo sapevo che non dovevamo venire qua! Riportami a casa, voglio tornare a casa, adesso!»<br />
Il ronzio sommesso del motore a metano della monovolume fu l’unico rumore che ci accompagnò da Collevento a Massa Morella. Appena arrivati davanti al portone di casa mi allontanai lungo la strada che portava alla stazione dei taxi, tu entrasti in ascensore e te ne andasti a dormire.<br />
Iniziai a suonare il campanello di casa di Lorenzo come un’ossessa. E finalmente gli dissi tutta la verità.<br />
«Apri, Lorenzo! Apri cazzo, non me ne frega niente che c’è tua moglie, ho bisogno di parlarti, apri!»<br />
«Angela! Mio Dio, che succede? Sei sconvolta! Vieni, entra.»<br />
Lorenzo mi accompagnò in soggiorno indicandomi la poltroncina su cui sedermi, ma non ne volevo sapere.<br />
«Sei uno stronzo, un pezzo di merda! Mi hai mandato lì per forza, io non ci volevo andare!»<br />
«Ma cosa è successo?»<br />
«E’ successo che non è successo niente, ecco cosa è successo! Mi ha portata fino a lì per rifiutarmi un’altra volta, mi ha umiliata di nuovo, ma che vuole da me? Perché continua a stare con me se vuole stare con quello schifoso di Andrea? Anzi, scusami, con quella schifosa di Laura!»<br />
«Ma che diavolo stai dicendo?»<br />
«Io lo so perché non vuole più fare l’amore con me, li ho visti sai? L’ho visto quel maiale schifoso che baciava Saluzzo, l’ho visto nelle foto che ha portato Tatiana in tribunale, era di spalle ma era lui, ne sono sicura! Mio marito mi rifiuta perché si è innamorato di Andrea Saluzzo, è per mio marito che Saluzzo vuole diventare una donna!»<br />
«Angela, ora ti calmi e mi racconti tutto, okay?»<br />
«Quando ho accompagnato Grassini in tribunale, ho visto le foto che Tatiana aveva scattato di nascosto al marito mentre si baciava con un uomo, quell’uomo era Giordano.»<br />
«No, Angela. Quell’uomo non è tuo marito.»<br />
«Ah si? E tu che ne sai?»<br />
«Lo so e basta.»<br />
«Smettila di mentirmi, Lorenzo. Mi sono rotta le palle anche di te e delle tue bugie. Certo, certo, quell’uomo non era Giordano. E immagino che appena ti dirò che ho visto Yari avrai un’altra bella stronzata pronta per l’occasione da raccontarmi.»<br />
«Cristo santo, Angela, ancora con questa storia? Yari è morto da dieci anni, pensavo avessimo superato da tempo questa cosa. Stai continuando a prendere le gocce o hai smesso un’altra volta?»<br />
«Non ho bisogno delle tue gocce, io.»<br />
Pronunciai quell’“io” in modo inequivocabile, talmente evidente che Lorenzo fu percorso da un forte tremore per qualche secondo, credo che improvvisamente gli fu tutto chiaro.<br />
Mi prese per le spalle e iniziò a scuotermi con violenza, come se volesse tirarmi fuori dal petto le parole che non gli avevo ancora detto.<br />
«Ma quante volte te lo devo dire che né tu né Giordano c’entrate niente con la morte di Yari? Era ubriaco quella notte, è stato un incidente!»<br />
«Smettila, mi fai male! Lo so benissimo che Yari si è ammazzato perché era geloso di Giordano.»<br />
«Dimmi che non l’hai fatto, dimmelo!»<br />
«Perché ti scaldi tanto? Sei tu che mi hai detto che l’Estridox avrebbe risolto tutti i miei problemi, no? E così è stato. Giordano deve pagare, deve pagare tutto. Mi ha rovinato la vita quel pezzo di merda. E’ tutta colpa sua, io ho sacrificato tutto quello che avevo per rimanergli accanto e per non rendere inutile il sacrificio di Yari, e lui mi ha ripagata andando con un’altra, anzi, con un altro. Non è degno di amare nessuno, quello schifoso. Mi dispiace solo che appena smetterò di dargli le gocce, il suo maledetto uccello tornerà a volare come se niente fosse.»<br />
«Da quanto tempo va avanti questa storia?»<br />
«Da quando mi hai prescritto l’Estridox per gli attacchi di panico e me ne hai elencato gli effetti collaterali. Ti eri pure messo a ridere, non te lo ricordi? “E’ un farmaco che causa impotenza, ma tu non dovresti avere problemi!” Ho fatto come hai detto tu, sai? Poche gocce al giorno, all’occorrenza dieci in più. Quel coglione pensava che la tisana tutte le sere gliela preparassi perché ero dolce e gentile, certo, come no… la mogliettina premurosa!» &#8211; risi rumorosamente &#8211; «Anche la sua puttanella me lo dice sempre quando viene allo studio, “lei è sempre così gentile, Angela”. Credevano di fregarmi, che idioti! Sono sempre stata più furba di loro, gliele ho messe dappertutto, anche tutte le volte che mi prendeva per il culo dicendomi che andava fuori per lavoro… ho sempre trovato il modo di fargliele prendere, nell’acqua, nel caffelatte, persino nella bibita del cinema, così ogni volta che dormiva fuori casa la sua puttanella non poteva godere, poverina!»<br />
Ero eccitata e soddisfatta di me stessa, finalmente stavo raccontando al mio amato Lorenzo tutta la verità, non ne potevo più di tenermi tutto dentro.<br />
Ti avevo reso impotente, Giordano. Impotente di tradire Yari. Era quello che ti meritavi.<br />
Lorenzo mi lasciò le spalle e si voltò.<br />
«Dio, Angela, cosa hai fatto… Ora capisco perché non volevi dire a tuo marito che eri in terapia da me, avrebbe capito tutto, povero cristo.»<br />
Poi si sedette sulla poltroncina con la testa china e le mani tra i capelli. Si tolse gli occhiali e li pulì con il bordo della maglietta, non hai idea di quanto fosse eccitante in quella posizione. Ma anche lui, come te, volle rovinare tutto. Andò dalla moglie ad avvisarla che sarebbe uscito.<br />
«Non possiamo continuare così» &#8211; le disse- «Le ho provate tutte, stavolta dovrò lasciarla lì, almeno per un po’.»<br />
Non appena riconobbi questo bel giardino, capii dove mi stava portando Lorenzo.<br />
«Non ci voglio stare qui, portami a casa tua.»<br />
«Non ti lascio sola, stai tranquilla.»<br />
Lorenzo parlottò per qualche minuto con il dottor Antinelli, durante uno dei nostri incontri allo studio psichiatrico mi aveva raccontato che era stato il suo mentore, aveva fatto un lungo stage nel suo reparto appena si era laureato. Antinelli si avvicinò a me e mi prese sottobraccio.<br />
Lorenzo mi tranquillizzò, andava tutto bene, come sempre.<br />
«Vai pure con Bruno, è un mio amico. Ti aspetto qui.»</p>
<p>Qui è tutto così tranquillo, Giordano. Sento gli uccellini che cantano, alcuni mi si avvicinano anche, a loro non faccio paura. Ma mi manchi, sai? Mi manchi.”<br />
Giordano la strinse forte per qualche istante, poi la aiutò ad alzarsi e la portò in camera, il pranzo la stava aspettando sul vassoio. Le diede un bacio sulla fronte e tornò a Massa Morella, dove Laura lo aspettava davanti all’edicola per andare a trascorrere il week end in campagna.</p>
</div>]]></content:encoded>
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