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	<title>storia-della-fotografia &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/storia-della-fotografia/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "storia-della-fotografia"</description>
	<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 11:35:00 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[La fotografia di Bill Brandt]]></title>
<link>http://myskinblog.wordpress.com/2009/11/10/la-fotografia-di-bill-brandt/</link>
<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 13:05:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>myskinblog</dc:creator>
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<description><![CDATA[Con questo post inauguro una nuova categoria, quella dedicata alla storia della fotografia. Inizio c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Con questo post inauguro una nuova categoria, quella dedicata alla storia della fotografia.<br />
Inizio con uno dei fotografi più incisivi della prima metà del novecento.</p>
<p>Parlo di <a href="http://www.billbrandt.com/" target="_blank"> Bill Brandt</a>.</p>
<div id="attachment_228" class="wp-caption aligncenter" style="width: 430px"><a href="http://myskinblog.wordpress.com/files/2009/11/london__1952.jpg"><img class="size-full wp-image-228" title="© Bill Brandt Archive Ltd " src="http://myskinblog.wordpress.com/files/2009/11/london__1952.jpg" alt="© Bill Brandt Archive Ltd " width="420" height="467" /></a><p class="wp-caption-text">© Bill Brandt Archive Ltd </p></div>
<p>Tracciare un percorso certo della vita di Bill Brandt è piuttosto difficile: le fonti, cui si può attingere a tale scopo, sono copiose ma talora contraddittorie, poiché Brandt, da uomo schivo, pare abbia preferito lasciare in ombra se non addirittura modificare certi dettagli biografici.<br />
Nasce ad Amburgo il 3 maggio del 1904. I suoi genitori sono benestanti: il padre discende da una famiglia inglese, la madre da una russa. Trascorre l’infanzia a Schleswig-Holstein. Ancora ragazzo si sposta in Svizzera: all’età di sedici (o di venti) anni, infatti, si ammala di tubercolosi, ed è ricoverato in un sanatorio a Davos.</p>
<div id="attachment_236" class="wp-caption aligncenter" style="width: 407px"><a href="http://myskinblog.wordpress.com/files/2009/11/east-end-girl-dancing-the-lambeth-walk-1938.jpg"><img class="size-full wp-image-236" title="East End Girl Dancing the Lambeth Walk 1938" src="http://myskinblog.wordpress.com/files/2009/11/east-end-girl-dancing-the-lambeth-walk-1938.jpg" alt="© Bill Brandt Archive Ltd " width="397" height="470" /></a><p class="wp-caption-text">© Bill Brandt Archive Ltd </p></div>
<p>Dimesso fra il ’26 e il ’27, si trasferisce a Vienna, forse inseguendo l’idea di una cura psicoanalitica, forse soltanto per raggiungere uno dei suoi tre fratelli, Rolf, che là ha intrapreso la propria carriera di grafico; sarà questi a presentarlo alla dottoressa Eugenie Schwarzwald, noto personaggio dell’intellighenzia viennese, che spinge il giovane Bill a dedicarsi alla fotografia trovandogli un impiego presso lo studio dell’amica ritrattista Greta Kolliner.<br />
Frequentando casa Schwarzwald, Brandt ha modo d’incontrare l’élite culturale del tempo, fra cui Ezra Pound, con l’aiuto del quale diventerà assistente nello studio di Man Ray a Parigi. Presso il celebre fotografo e artista rimane solo tre mesi, durante i quali non arricchisce il suo bagaglio professionale di nuove nozioni, ma riceve piuttosto un fortissimo impulso creativo. Comincia a lavorare come freelance.</p>
<div id="attachment_234" class="wp-caption aligncenter" style="width: 407px"><a href="http://myskinblog.wordpress.com/files/2009/11/03_copy_1.jpg"><img class="size-full wp-image-234" title="© Bill Brandt Archive Ltd " src="http://myskinblog.wordpress.com/files/2009/11/03_copy_1.jpg" alt="© Bill Brandt Archive Ltd " width="397" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">© Bill Brandt Archive Ltd </p></div>
<p>In Gran Bretagna mette piede per la prima volta solo nel ’31; dapprima per un breve viaggio, poi per stabilirsi definitivamente a Londra. Prenderà lezioni di dizione a lungo per nascondere il proprio accento tedesco, senza mai riuscirci del tutto.<br />
Mosso da un interesse genuino verso il sociale, egli lavora intensamente per dare alle stampe un libro fotografico dal titolo &#8220;The English at Home&#8221;, il quale, uscito per la prima volta nel ’35, urta la sensibilità britannica mostrando troppo esplicitamente le disparità di classe che la &#8220;Depressione&#8221; ha acuito. La mancanza di consenso è tale da farlo ritirare, ma la sua riedizione dopo un anno, in un mutato clima politico, fa del libro un trampolino di lancio per la carriera di Brandt.<br />
Così nel 1938, Arts Métiers Graphiques pubblica subito sia in Gran Bretagna sia in Francia il suo &#8220;A night in London&#8221;, che si preannuncia un sicuro successo, anche perché considerato come la versione inglese del volume di Brassaï &#8220;Paris by Night&#8221;.<br />
Frattanto Brandt ha già incontrato Tom Hopkinson e Stefan Lorant; entrambi impegnati politicamente, attraverso il loro lavoro editoriale con le riviste Lilliput, Picture Post e Weekly illustrated, costoro giudicano favorevolmente il lavoro del fotografo e gli affidano molti incarichi, che egli può svolgere in piena libertà artistica: nonostante le sue immagini contengano sempre qualcosa in più che la pura cronaca della realtà, diventa fotogiornalista. Le sue fotografie vengono pubblicate anche su Harper’s Bazaar.<br />
Il suo impegno sociale è costante, e una nuova incisiva tappa nella sua denuncia del malessere di quel triste periodo, è rappresentata dalle fotografie che scatta agli abitanti del nord industriale dell’Inghilterra.</p>
<div id="attachment_229" class="wp-caption aligncenter" style="width: 430px"><a href="http://myskinblog.wordpress.com/files/2009/11/belgravia_1951.jpg"><img class="size-full wp-image-229" title="© Bill Brandt Archive Ltd " src="http://myskinblog.wordpress.com/files/2009/11/belgravia_1951.jpg" alt="© Bill Brandt Archive Ltd " width="420" height="467" /></a><p class="wp-caption-text">© Bill Brandt Archive Ltd </p></div>
<p>La fotografia ha, in questo momento storico, lo scopo di una lotta contro il capitalismo fondato sulle sperequazioni di classe, e contro i condizionamenti repressivi della borghesia, tipica del pensiero surrealista. La protesta non è però portata sempre avanti con modalità plateali e manifestamente provocatorie, è bensì spesso sottile e pervasiva, nell&#8217;apparente innocenza degli accostamenti delle immagini come accade in Bill Brandt (Amburgo1904/ Londra1983) e nei suoi nudi, espressione di un nuovo modo di vedere. Sembra persa ogni possibilità di esistere, annientata sotto miraggi di cumuli di carbone. Sono anni di crisi profonda e la guerra è sempre più imminente. Guerra devastante, guerra che prevede anche la distruzione di obiettivi civili. E Londra è bombardata. Apprezzato per la sua attività di reporter, impegnato allo scoppio della seconda Guerra Mondiale, per conto del Ministero dell&#8217;informazione britannico, egli documenta la condizione dei londinesi durante il blackout ed all&#8217;interno dei rifugi approntati per far fronte ai raid aerei tedeschi. Ma di queste devastazioni Brandt fotografa solo i silenzi e i chiari di luna, una popolazione nascosta e unita nella notte, che aspetta la pace. Ancora una volta si tratta di immagini evocative, non descrittive: Brandt non racconta la guerra, la evoca.</p>
<div id="attachment_230" class="wp-caption aligncenter" style="width: 430px"><a href="http://myskinblog.wordpress.com/files/2009/11/micheldever_1948.jpg"><img class="size-full wp-image-230" title="© Bill Brandt Archive Ltd " src="http://myskinblog.wordpress.com/files/2009/11/micheldever_1948.jpg" alt="© Bill Brandt Archive Ltd " width="420" height="497" /></a><p class="wp-caption-text">© Bill Brandt Archive Ltd </p></div>
<p>Poi il conflitto finisce e Brandt, come molti altri artisti di quel periodo, si allontana da quella società che in fin dei conti la guerra ha creato. Si auspica un ritorno a condizioni originarie, alla natura, all&#8217;uomo, alla terra… a luoghi e a tempi in cui la civiltà foriera di conflitti bellici ancora non era stata creata. Ne derivano le immagini di sapore neoromantico delle campagne inglesi, i luoghi delle sorelle Brönte, di Jane Austen, Thomas Hardy. Il paesaggio diventa espressione di sentimenti interiori. Le condizioni atmosferiche, come in epoca romantica, si fanno espressioni dell&#8217;anima.</p>
<div id="attachment_235" class="wp-caption aligncenter" style="width: 430px"><a href="http://myskinblog.wordpress.com/files/2009/11/campden_hill_1947.jpg"><img class="size-full wp-image-235" title="Campden_Hill_1947" src="http://myskinblog.wordpress.com/files/2009/11/campden_hill_1947.jpg" alt="© Bill Brandt Archive Ltd " width="420" height="498" /></a><p class="wp-caption-text">© Bill Brandt Archive Ltd </p></div>
<p>La fotografia è in lui risultato otticomeccanico della concezione spaziale prospettica occidentale. La prospettiva non solo è la componente fondamentale della fotografia, ma è irrimediabilmente data insieme alla fotografia. Non è un caso che Bill Brandt titoli la sua prima raccolta di nudi (1961) &#8220;Perspective of Nudes&#8221;, perché proprio la prospettiva è il soggetto sotteso a ogni fotogramma. Usando obiettivi grandangolari molto spinti Brandt ritrae donne inquietanti, dai volti assenti e dai corpi allungati,esasperati. Donne mute, distanti sono rinchiuse in stanze opprimenti estremamente eloquenti che raccontano gli incubi e le paure del fotografo. Ricordano la stanza di Alice nel paese delle meraviglie ma nello stesso tempo evocano in maniera sottile il terrore e l&#8217;orrore di Bacon. Sono palcoscenici dell&#8217;inconscio in cui Brandt mette in scena se stesso, dove paura ed erotismo si confondono e Balthus lascia il posto a Hitchcock.<br />
La guerra aveva precluso molti orizzonti, distrutto molti ideali; aveva isolato non solo le istituzioni culturali, ma anche la nazione coi suoi abitanti. Ecco dunque le stanze chiuse, emblema di un isolamento generalizzato. Non è forse un caso che con l&#8217;allontanarsi dello spettro della guerra, negli anni Cinquanta, inizino a profilarsi nuovi orizzonti, questa volta aperti, infiniti e illuminati da raggi di sole e di speranza che nelle stanze non erano mai penetrati. Si hanno i celebri nudi in esterno in cui frammenti di corpi femminili si confondono nel paesaggio, diventando tutt&#8217;uno con esso. La macchina fotografica inquadra sezioni di corpo trasformandole, rendendole &#8220;altro&#8221;. Si creano nuovi paesaggi, paesaggi surreali, ibridi.<br />
Il surrealismo brandtiano qui si fa dichiarato, esplicito. La fotografia di nudo coinvolgerà Brandt incessantemente per quindici anni, fotografando questi interni con una Kodak ad obiettivo grandangolare ed apertura piccola, l&#8217;artista reinventerà il nudo. È probabile che questa passione sia nata parallelamente al suo interesse per il cinematografo ed il fascino esercitato su di lui dal cinema surrealista. Sulla sua immaginazione agì profondamente una particolare esperienza cinematografica: quella di &#8220;Quarto potere&#8221; di Orson Welles. I sinistri ed avvolgenti interni, dove pareti, pavimenti, e soffitti si allontanavano via via dallo spettatore, spinsero Brand nella sua sperimentazione circa la fotografia d&#8217;interni.</p>
<div id="attachment_231" class="wp-caption aligncenter" style="width: 395px"><a href="http://myskinblog.wordpress.com/files/2009/11/20_copy_1.jpg"><img class="size-full wp-image-231" title="© Bill Brandt Archive Ltd " src="http://myskinblog.wordpress.com/files/2009/11/20_copy_1.jpg" alt="© Bill Brandt Archive Ltd " width="385" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">© Bill Brandt Archive Ltd </p></div>
<p>Più tardi per i suoi esperimenti di nudo Brandt si servì delle spiagge dell&#8217;Inghilterra meridionale e della Francia del nord. Per raggiungere effetti simili, apprese anche ad usare una Hasselblad con relativo bagaglio di obiettivi. Per queste fotografie sarebbe preferibile evitare il termine &#8220;distorsione&#8221;, più adatti ai nudi realizzati da Andrè Kertesz con specchi deformanti.</p>
<div id="attachment_232" class="wp-caption aligncenter" style="width: 430px"><a href="http://myskinblog.wordpress.com/files/2009/11/east_sussex_1957.jpg"><img class="size-full wp-image-232" title="© Bill Brandt Archive Ltd " src="http://myskinblog.wordpress.com/files/2009/11/east_sussex_1957.jpg" alt="© Bill Brandt Archive Ltd " width="420" height="459" /></a><p class="wp-caption-text">© Bill Brandt Archive Ltd </p></div>
<p>Negli ultimi anni di vita, affetto da lungo tempo da diabete, la sua salute è fragile. A causa di un glaucoma, la vista continua a peggiorare rendendogli sempre più difficile quel controllo delle proprie stampe, cui tiene da sempre ad occuparsi personalmente. Bill Brandt muore a Londra nel Dicembre del 1983, dopo una breve malattia, lasciando Noya, ultima delle tre mogli, dalle quali non ha avuto figli. Le sue ceneri vengono sparse a Holland Park, dove amava recarsi a passeggiare ogni giorno.</p>
<div id="attachment_233" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><a href="http://myskinblog.wordpress.com/files/2009/11/london-after-the-celebration-1931-5.jpg"><img class="size-full wp-image-233" title="London  After the Celebration 1931-5" src="http://myskinblog.wordpress.com/files/2009/11/london-after-the-celebration-1931-5.jpg" alt="© Bill Brandt Archive Ltd " width="400" height="466" /></a><p class="wp-caption-text">© Bill Brandt Archive Ltd </p></div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Posticipato esame di Maggiori]]></title>
<link>http://insostenibili.wordpress.com/2009/10/01/posticipato-esame-di-maggiori/</link>
<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 10:04:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>Insostenibili</dc:creator>
<guid>http://insostenibili.wordpress.com/2009/10/01/posticipato-esame-di-maggiori/</guid>
<description><![CDATA[Maggiori ha posticipato il suo esame a mercoledì 07/10 alle ore 15. Confermate a Leda se ci sarete c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Maggiori ha posticipato il suo esame a mercoledì 07/10 alle ore 15. Confermate a Leda se ci sarete c]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Consegna bibliografie Maggiori]]></title>
<link>http://insostenibili.wordpress.com/2009/05/27/consegna-bibliografie-maggiori/</link>
<pubDate>Wed, 27 May 2009 18:29:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>Insostenibili</dc:creator>
<guid>http://insostenibili.wordpress.com/2009/05/27/consegna-bibliografie-maggiori/</guid>
<description><![CDATA[E&#8217; necessario consegnare al prof. le bibliografie complete fatta in questi 3 mesi il 05 di giu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[E&#8217; necessario consegnare al prof. le bibliografie complete fatta in questi 3 mesi il 05 di giu]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[l'importanza dei titoli e delle didascalie]]></title>
<link>http://ilfotografolaterale.wordpress.com/2009/05/23/didascalie-e-titoli/</link>
<pubDate>Sat, 23 May 2009 14:13:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>Paolo Nobile</dc:creator>
<guid>http://ilfotografolaterale.wordpress.com/2009/05/23/didascalie-e-titoli/</guid>
<description><![CDATA[&#8220;La fotografia si affianca al testo non solo come illustrazione letterale ma perchè l&#8217;un]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>&#8220;<em>La fotografia si affianca al testo non solo come illustrazione letterale ma perchè l&#8217;una convalidi l&#8217;altro e sia nell&#8217;una che nell&#8217;altro si possano leggere significati nuovi&#8221;</em> (Beaumont Newhall, Storia della Fotografia, Einaudi).</p>
<p>&#8220;<em>L&#8217;identificazione del soggetto può essere così casuale che occorre un titolo per far capire che vale la pena di sforzarsi per avere un&#8217;ulteriore esperienza dell&#8217;immagine&#8221;</em> - Minor White (Beaumont Newhall, Storia della Fotografia, Einaudi).</p>
<p> </p>
<div id="attachment_271" class="wp-caption aligncenter" style="width: 469px"><a href="http://www.refendi.com"><img class="size-full wp-image-271 " title="Rena_Effendi" src="http://ilfotografolaterale.wordpress.com/files/2009/05/rena_effendi.png" alt="© Rena Effendi • Anastasia Vanishvilli, 11 years old, refugee from Gori collecting bread at the newly established tent camp in Mitsheta, August 12, 2008" width="459" height="449" /></a><p class="wp-caption-text">© Rena Effendi • Anastasia Vanishvilli, 11 years old, refugee from Gori collecting bread at the newly established tent camp in Mitsheta, August 12, 2008</p></div>
<p> </p>
<p>Sul sito del <a title="National Geographic homepage" href="http://www.nationalgeographic.com" target="_blank">National Geographic</a> ho trovato notizia del <a title="All Roads Photography Program" href="http://events.nationalgeographic.com/events/all-roads/all-roads-photography-program/" target="_blank">All Roads Photography Program</a>, iniziativa che supporta gli autori di tutto il mondo le cui immagini documentino i cambiamenti nelle rispettive comunità e culture.</p>
<p>I fotografi premiati nel 2008 sono <a title="Rena Effendi web-site" href="http://www.refendi.com" target="_blank">Rena Effendi</a>, <a title="Alejandro Chaskielberg" href="http://www.chaskielberg.com/" target="_blank">Alejandro Chaskielberg</a>, <a title="Khaled Hasan web-site" href="http://www.khaledhasan.com" target="_blank">Khaled Hasan</a> e <a title="Farzana Wahidy web-site" href="http://www.farzanawahidy.com" target="_blank">Farzana Wahidy</a>. Mentre i primi due, sui rispettivi siti personali, aggiungono le didascalie alle immagini &#8211;  completando così la visione delle stesse &#8211; gli altri autori le evitano lasciando, secondo me, il loro lavoro (comunque notevole) incompiuto.</p>
<p>Well, in my humble opinion &#8230; .</p>
<p>Altro autore interessante e vincitore nel 2007: <a title="A Yin web-site" href="http://www.ayinphoto.com" target="_blank">A Yin</a>.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Muore Helen Levitt, maestra della Street Photography]]></title>
<link>http://shootinglondon.wordpress.com/2009/03/31/muore-helen-levitt-maestra-della-street-photography/</link>
<pubDate>Tue, 31 Mar 2009 13:21:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>Pietro Dettori</dc:creator>
<guid>http://shootinglondon.wordpress.com/2009/03/31/muore-helen-levitt-maestra-della-street-photography/</guid>
<description><![CDATA[Helen Levitt era una fotografa statunitense, una delle più grandi del ventesimo secolo, che ha dedic]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://www.lensculture.com/mt_files/archives/levitt-home.jpg" alt="Helen Levitt" /></p>
<p><strong>Helen Levitt era una fotografa statunitense</strong>, una delle più grandi del ventesimo secolo, che ha dedicato tutta la sua produzione artistica alla <a href="http://shootinglondon.wordpress.com/2009/03/20/cose-la-street-photography//">Street Photography</a>. Si è spenta ieri all’età di 95 anni nella sua città natale: New York.</p>
<p>L’artista nacque a Brooklyn il 31 Agosto del 1913 e qui crebbe umanamente e professionalmente. Dopo aver lasciato la scuola iniziò a lavorare in uno studio nel Bronx ed intraprese la carriera fotografica che aveva appena 18 anni. Qui acquisì il suo bagaglio tecnico e <strong>rimase affascinata dalla vita di strada</strong>; era infatti un periodo in cui molti dei più noti fotografi producevano immagini forti e realiste che ispirassero un cambiamento sociale.</p>
<p>La Levitt iniziò a fotografare nei quartieri poveri come Harlem e il Lower East Side, dove <strong>le persone utilizzavano la strada quasi fosse il loro salotto</strong> e dove lei dimostrò un istinto innato per la drammatizzazione della vita di strada attraverso l’uso della macchina fotografica. </p>
<p>James R. Mellow in una biografia di Walker Evans scrisse che pensava che solo lo stesso Evans, Cartier-Bressons e la Levitt avevano qualcosa di originale e importante da dire. Lei infatti li conobbe entrambi, sia Evans che Bressons, e da entrambi prese qualcosa, pur riuscendo a creare un suo stile personalissimo. Non fu un caso che nel 1936 acquistò una Leica, la macchina preferita del fotografo francese.</p>
<p>La sua passione per la vita risultava evidente in qualsiasi cosa facesse, aveva un naturale talento estetico e fu uno dei pionieri della fotografia a colori. Seppe combinare intuizione e ragionamento intellettuale creando composizioni avvincenti, rendendo le sue fotografie potenti, sincere, significative e misteriose allo stesso tempo. <strong>Le opere della Levitt non sono sentimentali, ma sprigionano un senso d’amore e sogno</strong>. Il generale ottimismo di chi crede che il mondo un giorno sarà suo.</p>
<p>Basta guardare <a href="http://www.lensculture.com/levitt.html?thisPic=100">alcune delle sue opere</a> per capire meglio quello che ho scritto.</p>
<p>Sicuramente è una delle più grandi e da lei c&#8217;è solamente da imparare. Ispirò tutta una generazione d’artisti e probabilmente continuerà a farlo.<strong> Magari a cominciare da te</strong>.</p>
<p>Fonte originale: <a href="http://www.nytimes.com/2009/03/30/arts/design/30levitt.html?pagewanted=2&#38;_r=2&#38;hpw">Helen Levitt, Who Froze New York Street Life on Film, Is Dead at 95 </a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cosa è la Street Photography]]></title>
<link>http://shootinglondon.wordpress.com/2009/03/20/cose-la-street-photography/</link>
<pubDate>Fri, 20 Mar 2009 11:40:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>Pietro Dettori</dc:creator>
<guid>http://shootinglondon.wordpress.com/2009/03/20/cose-la-street-photography/</guid>
<description><![CDATA[Ecco alcuni cenni di carattere generale sulla Street Photography. La Street Photography inizia a svi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://www.flickr.com/photos/pietrodettori/3311453880/" title="barber's shop di .Pitch, su Flickr"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3046/3311453880_de71545377.jpg" width="500" height="299" alt="barber's shop" /></a></p>
<p>Ecco alcuni cenni di carattere generale sulla <b>Street Photography</b>.</p>
<p>La <b>Street Photography</b> inizia a svilupparsi nei primi decenni del &#8216;900, in seguito alle esperienze della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Straight_photography">Straight Photography</a>, alla diffusione delle macchine fotografiche portatili e all&#8217;affermazione del Fotogiornalismo come genere a sè.
</p>
<p>La <b>Street Photography privilegia l&#8217;attimo, l&#8217;unicità dell&#8217;evento, la particolarità della situazione</b> rispetto alla tecnica fine a se stessa.<br />
Questo bada bene, non significa trascurare il mezzo, ma averne una coscienza e una padronanza tali da saperlo sfruttare al massimo anche nelle situazioni più estreme</p>
<p>Infine l&#8217;aspetto più importante: <b>la Street Photography è mossa da intenti umanistici</b>. Non farti ingannare dal termine, esso significa infatti che la fotografia viene scattata in strada, ma il vero soggetto, implicito o esplicito, è sempre la persona umana. La &#8220;<i>street</i>&#8221; rappresenta soltanto il suo habitat naturale, nel quale l&#8217;uomo può rivelare tutti i suoi tratti peculiari.<br />
<b>Sta a te cogliere l&#8217;attimo giusto</b> e raccontare un altro piccolo atto dell&#8217;infinita commedia umana.</p>
<p>Questi sono gli aspetti più importanti e fondanti la Street Photography, su cui mi soffermerò in seguito, descrivendo meglio anche gli strumenti necessari e piccoli accorgimenti tecnici.</p>
<p>Pensi che sia una descrzione esauriente o <b>aggiungeresti qualcos&#8217;altro?</b></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Programma didattico Maggiori]]></title>
<link>http://insostenibili.wordpress.com/2009/03/10/programma-didattico-maggiori/</link>
<pubDate>Tue, 10 Mar 2009 19:15:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>Insostenibili</dc:creator>
<guid>http://insostenibili.wordpress.com/2009/03/10/programma-didattico-maggiori/</guid>
<description><![CDATA[PROGRAMMA Il corso percorrerà le tappe più significative della Storia della Fotografia (dalla camera]]></description>
<content:encoded><![CDATA[PROGRAMMA Il corso percorrerà le tappe più significative della Storia della Fotografia (dalla camera]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le origini della fotografia]]></title>
<link>http://imieiscatti.com/2009/03/03/le-origini-della-fotografia/</link>
<pubDate>Tue, 03 Mar 2009 01:51:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>luigiperfido</dc:creator>
<guid>http://imieiscatti.com/2009/03/03/le-origini-della-fotografia/</guid>
<description><![CDATA[Luigi Perfetto CENNI STORICI SULLA FOTOGRAFIA Già il filosofo greco Aristotele osservò che la luce, ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Luigi Perfetto CENNI STORICI SULLA FOTOGRAFIA Già il filosofo greco Aristotele osservò che la luce, ]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ENRICO MADDALENA: MEMORIA STORICA DELLA FOTOGRAFIA]]></title>
<link>http://popact.wordpress.com/2008/12/20/enrico-maddalena-memoria-storica-della-fotografia/</link>
<pubDate>Sat, 20 Dec 2008 17:59:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>staffpopact</dc:creator>
<guid>http://popact.wordpress.com/2008/12/20/enrico-maddalena-memoria-storica-della-fotografia/</guid>
<description><![CDATA[Il prof. Enrico Maddalena curerà un appostito spazio sulla fotografia. Qui di seguito riportiamo una]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Il prof. Enrico Maddalena curerà un appostito spazio sulla fotografia. Qui di seguito riportiamo una]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[quando non c'era photoshop]]></title>
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<pubDate>Tue, 22 Apr 2008 18:07:22 +0000</pubDate>
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<description><![CDATA[Richard Avedon, Lyal Burr, coal miner, and his sons Kerry and Phillip, Utah, 1981 istruzioni di Aved]]></description>
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