<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><!-- generator="wordpress.com" -->
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	>

<channel>
	<title>subcomandante-marcos &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/subcomandante-marcos/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "subcomandante-marcos"</description>
	<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 13:52:05 +0000</pubDate>

	<generator>http://en.wordpress.com/tags/</generator>
	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[Rezervația Jarmusch/Kitano]]></title>
<link>http://madrizen.wordpress.com/2009/11/30/jarmuschkitano/</link>
<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 19:21:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>Zenu</dc:creator>
<guid>http://madrizen.wordpress.com/2009/11/30/jarmuschkitano/</guid>
<description><![CDATA[Nu caut să fac exhibiționism intelectual cu tot dinadinsul, dar asta e &#8211; dacă dau peste asemne]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Nu caut să fac exhibiționism intelectual cu tot dinadinsul, dar asta e &#8211; dacă dau peste asemne]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Che fine ha fatto il subcomandante Marcos?]]></title>
<link>http://sottoosservazione.wordpress.com/2009/11/27/che-fine-ha-fatto-il-subcomandante-marcos/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 20:22:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>sottoosservazione</dc:creator>
<guid>http://sottoosservazione.wordpress.com/2009/11/27/che-fine-ha-fatto-il-subcomandante-marcos/</guid>
<description><![CDATA[Esce in questi giorni il libro-intervista &#8220;Punto e a capo&#8221; curato da Laura Castellanos T]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h2><a href="http://sottoosservazione.wordpress.com/files/2009/11/images122.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8702" title="images" src="http://sottoosservazione.wordpress.com/files/2009/11/images122.jpg" alt="" width="120" height="125" /></a>Esce in questi giorni il libro-intervista &#8220;Punto e a capo&#8221; curato da Laura Castellanos</h2>
<p>Tonino Bucci<br />
Ancora pochi anni fa era un&#8217;icona. Il passamontagna che ne celava il volto era entrato, come si dice, nell&#8217;immaginario. E quanto alla persona sotto quel passamontagna, dall&#8217;identità (più o meno) misteriosa, incarnava agli occhi del movimento no-global la lotta di una comunità indigena contro lo sfruttamento delle multinazionali. Il subcomandante Marcos &#8211; di lui si parla &#8211; gli zapatisti e il Chiapas erano diventati nel giro di breve tempo il simbolo di un nuovo internazionalismo. Lo definirono il primo movimento di liberazione dell&#8217;era internet. Non del tutto a torto, c&#8217;era chi ne attribuiva il successo sulla platea mondiale proprio a un modo di comunicare completamente diverso da un certo linguaggio dottrinario tipico dei movimenti rivoluzionari del passato.<!--more--><br />
Nel corso degli anni il movimento zapatista si è scontrato con la dura realtà dei fatti si è logorato strada facendo tra esperienze di autogestione di piccole comunità, oltre i cui confini non è riuscito ad andare, e prove di accordi istituzionali, di volta in volta ottenuti a duro prezzo e puntualmente disattesi dal governo centrale messicano. Negli ultimi tempi l&#8217;attenzione internazionale si è smorzata e di loro, del subcomandante Marcos e degli zapatisti, non si è saputo più nulla. O quasi. Bene ha fatto Edizioni Alegre a pubblicare un libro-intervista al Subcomandante, Punto e a capo. Presente, passato e futuro del movimento zapatista (pp. 112, euro 13), in uscita in questi giorni. E&#8217; una lunga conversazione scandita da brevi domande e altrettanto brevi risposte. Lunghi monologhi non ce ne sono. Il discorso toccca temi diversi: spazia dalle prospettive politiche del movimento zapatista a considerazioni generali sull&#8217;America latina. Non mancano digressioni sulle letture (dal classico Cervantes al contemporaneo Galeano) e sui film prediletti, sulla famigerata pipa e persino sulla vita privata e sentimentale, in contrasto tuttavia con un personaggio quasi insofferente della sua popolarità mediatica. Delle cose fatte fin qui, ne cambierebbe &#8211; dice &#8211; solo una. «L&#8217;aspetto mediatico. Magari&#8230; uno sforzo per concentrare meno l&#8217;attenzione sulla figura di Marcos, specialmente nei primi anni. Di fatto, poi, abbiamo cercato di rimediare, ma ormai era troppo tardi. Per esempio ora si considera la presenza o l&#8217;assenza dell&#8217;Ezln nei mass media come la presenza o l&#8217;assenza di Marcos. Su questo punto c&#8217;è un fallimento. Noi pensavamo di fare la cosa giusta quando ci siamo concessi all&#8217;esterno e alla stampa, dato che è stato così che si sono viste direttamente le comunità e si sono fatte numerose interviste. In quel modo s&#8217;è saputo che l&#8217;Ezln aveva una vera base sociale. Ciononostante molti mezzi di comunicazione l&#8217;hanno banalizzata, come in quel film sull&#8217;uomo bianco che si unisce agli indigeni, qual è il titolo? Balla coi lupi ! Ebbene questo è quanto vendevano alcuni media».<br />
Tutto era cominciato il primo gennaio 1994, in coincidenza con l&#8217;ingresso del Messico nel Nafta, il Trattato di libero commercio stipulato assieme a Stati Uniti e Canada. Quell&#8217;accordo economico avrebbe comportato per i contadini messicani la concorrenza sleale dei prodotti nordamericani. Nello stesso giorno dell&#8217;entrata in vigore del patto qualche centinaia di indigeni armati e incappucciati occuparono sette capoluoghi dello Stato del Chiapas. Si presentavano come l&#8217;Esercito zapatista di liberazione nazionale, l&#8217;Ezln appunto &#8211; anche se la nascita del movimento datava a una decina d&#8217;anni prima. Si facevano avanti con rivendicazioni di tipo classico: terra, lavoro, cibo, salute, istruzione, democrazia, indipendenza. Ma soprattutto rendevano palese agli occhi dell&#8217;opinione pubblica occidentale &#8211; almeno per chi voleva vedere &#8211; un piano della politica mondiale spesso trascurato, anche a causa di un provincialismo patologico, che riguardava il rapporto tra comunità locali, Stato-nazione e poteri economici globali (sovranazionali). Gli zapatisti stavano lì a ricordare al pubblico occidentale (spesso, diciamolo, ignaro della storia altrui) la peculiarità di una nazione come quella messicana che comprende al suo interno la bellezza di cinquantasei etnie. «L&#8217;insurrezione indigena assumeva, dunque &#8211; scrive Laura Castellanos, autrice della prefazione al volume, puntualissima e documentata &#8211; una rilevanza di proporzioni uniche. La stampa si mosse alla volta di questa regione di origine maya, confinante con il Guatemala e con il maggiore tasso di mortalità infantile del Paese. Furono mobilitati oltre 3mila soldati, carri armati, aerei, elicotteri. L&#8217;Ezln si ritirò sulle montagne e laForza aerea messicana lo bombardò. Lo stupore iniziale della società civile si trasformò in solidarietà di massa. Il 12 gennaio del 1994 decine di migliaia di persone marciarono nella capitale per reclamare un cessate il fuoco al Presidente Carlos Salinas de Gortari, che si vide costretto a decretarlo, e il mese seguente aprì i negoziati di pace con la mediazione del Vescovo di San Cristobal de las Casas».<br />
Fu solo l&#8217;inizio. Quella che a Ignacio Ramonet, direttore di Le monde diplomatique , dovette apparire come la prima espressione concreta della lotta alla globalizzazione, attraversò fasi alterne di negoziati e dure repressioni militari da parte del governo centrale &#8211; la più violenta delle quali fu quella di Acteal il 22 dicembre &#8216;97, quando i paramilitari trucidarono 45 ndigeni, tra cui venticinque donne e quindici bambini.<br />
E oggi? «Siamo passati di moda», dice il Subcomandante. «Siamo come nel 1993, ma alla rovescia. In quel momento stavamo preparando l&#8217;insurrezione senza mezzi, senza gente, senza attenzione, praticamente non esistevamo, mentre adesso è il contrario. Ora è il Governo che sta preparando l&#8217;attacco. Quello che cerca di fare è creare un vuoto mediatico, una persecuzione, iniziando a minare la situazione dall&#8217;interno, in modo che si crei un conflitto sociale artificioso, alimentato e coltivato, progettato a tavolino, e allora sì che entreranno le forze di Governo a mettere pace. La contraddizione fondamentale è che si tratta di un territorio militarizzato. Ci sono postazioni militari dovunque e grandi caserme». «Per il momento stiamo prendendo delle misure preventive e l&#8217;accordo è che l&#8217;Ezln non attaccherà perché rispetta la tregua, ma non resterà con le braccia incrociate se viene attaccato da chicchessia. Perciò viene ripetuto ai compagni che provino tutte le strade per arrivare a un accordo per non dover arrivare all&#8217;aggressione». Anche se l&#8217;esperienza passata ha lasciato il segno. «Eravamo d&#8217;accordo con gli intellettuali progressisti sul fatto che bisognava insistere sul canale politico e istituzionale». «Col pretesto del dialogo, ci sedevamo, parlavamo, ci mandavano a quel paese, tutto quello che si fa in queste occasioni e alla fine, dopo tanto tira e molla, vengono fuori gli accordi di San Andres e non si rispettano».</p>
<p><a href="http://www.liberazione.it/" target="_blank">Liberazione<br />
</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[México, ¿hacia dónde?]]></title>
<link>http://tertuliayalgomas.wordpress.com/2009/11/27/mexico-%c2%bfhacia-donde/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 18:00:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>Juan Manuel Martínez Trejo</dc:creator>
<guid>http://tertuliayalgomas.wordpress.com/2009/11/27/mexico-%c2%bfhacia-donde/</guid>
<description><![CDATA[México, ¿hacia dónde?  El próximo advenimiento del 2010 parece propicio.  Es necesario revisar cuále]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>México, ¿hacia dónde?</strong></p>
<p> El próximo advenimiento del 2010 parece propicio.  Es necesario revisar cuáles han sido nuestros aciertos y errores como sociedad, de dónde venimos y hacia dónde vamos.  No podemos hacerlo en un tono de autoflagelación y quizá tampoco convenga el tono meramente descalificatorio que ha predominado en los últimos tiempos.</p>
<p>No podemos quedarnos en la congratulación por el recuento de un sistema que se erosionó con el paso de los años.  Hay que actuar y proponer.  Nadie debe quedar al margen, porque es el país que habitamos y que habitaremos todos en los años venideros.</p>
<p>Un hecho dramático es que aún no resolvemos nuestros problemas anteriores cuando ya tenemos encima otros nuevos, igual de apremiantes.</p>
<p>Habrá que terminar la delineación de un Estado que atienda los requerimientos del México actual.  Para ello, primero debe determinarse si tenemos un Estado fuerte, un Estado fallido o un Estado con fallas.</p>
<p>De entrada, hay que hacer referencia a lo obvio: hay un Estado desafiado por el narcotráfico, por grupos económicos, por grupos políticos.</p>
<p>Además, según se nos ha insistido recientemente, ya no tenemos la bonanza petrolera que recibió José López Portillo, sino al contrario: pozos declinantes que han llevado a buscar recursos por otras vías.</p>
<p>México también está en un hábitat internacional diferente al de hace unos cuantos años.  De hecho, parece que estamos en el inicio de un cambio de grandes dimensiones en el ajedrez internacional.  Estados Unidos aparece como una potencia herida que enfrenta desafíos de China, Rusia, Irán y Venezuela.</p>
<p>En ese contexto: ¿Qué tipo de presidente necesitamos?  ¿Uno parecido a Hugo Chávez?  ¿Uno parecido a Lula?  ¿Uno parecido a Obama?   ¿Cuál es la dimensión real de referentes históricos como el de la Independencia y el de la Revolución?</p>
<p><strong>¿Qué debe hacer la sociedad?</strong></p>
<p>Hagamos una revisión autocrítica.  Hasta ahora la opinión pública, los votantes, nos hemos caracterizado por ser predominantemente oscilantes, por ser lo suficientemente maleables como para dar apoyo a personajes con figuras y proyectos opuestos.</p>
<p>Por ejemplo, la sociedad en su conjunto ha mostrado fascinación lo mismo ante Carlos Salinas que ante el <em>subcomandante Marcos</em>; lo mismo ante Vicente Fox que ante Andrés Manuel López Obrador.</p>
<p>Ha habido otra constante: llevamos –y aquí dentro del concepto de sociedad también hay que incluir a periodistas y medios de comunicación- a los presidentes –y a cualquier otro personaje que sobresalga- a los niveles más altos de popularidad, a niveles de endiosamiento, para después <em>arrojarlos al vacío</em> y desollarlos con las críticas. </p>
<p>Quizá por una cuestión cultural, parece que, a pesar de todo, seguimos en la búsqueda de un presidente fuerte –quizá con algunas características parecidas a las que en su momento identificaron a los mandatarios priístas-, siendo que ya no tienen la fuerza de antes por el contrapeso que representa el desarrollo de otras instituciones u organismos –sean estos legales o ilegales.</p>
<p>Como ejemplo, podemos mencionar el propio fortalecimiento de las opciones partidistas y del Poder Legislativo; a los medios de comunicación; o bien, el avance  tormentoso y a trompicones de organismos como el Instituto Federal Electoral, la Comisión Nacional de Derechos Humanos y el Banco de México.</p>
<p><strong>¿Qué deben hacer los medios y los periodistas?</strong></p>
<p>El 31 de agosto, Ciro Gómez Leyva, con motivo del arranque de la LXI Legislatura, hizo una crítica severa contra la actual generación de políticos, priístas y no priístas.  Planteó cosas como las siguientes:</p>
<p><em>Como generación política son un fracaso. Son la del encono, la revancha: los perdonavidas. La del nulo crecimiento económico, los monopolios, el cierre de empresas, los secuestros, las extorsiones, los decapitados, el desplome educativo, la falta de agua, el marasmo tecnológico. Legislativamente mediocres, han sido cobardes a la hora de pagar los costos de las reformas (fiscal, laboral, energética) que el sentido común pide a gritos. No imaginan, no concretan.</em></p>
<p>Para el 2 de noviembre, una vez aprobada la Ley de Ingresos, Ciro Gómez Leyva reiteró sus críticas contra los políticos de diferentes signos ideológicos.   Pero también extendió su pesimismo: señaló que el capítulo del IVA dejó ver también que la próxima generación no pinta mejor.</p>
<p>Al día siguiente, es decir, el 3 de noviembre, el analista Leo Zuckermann le reviró a Gómez Leyva en su artículo en Excélsior.  Citó una conversación que su colega de Milenio tuvo con Felipe Calderón de la cuál emergieron las siguientes preguntas: ¿Acaso los medios no somos parte de esta generación que ha fracasado en cambiar al país?  ¿Dónde estamos en toda esta historia de frustración?  ¿Qué hemos hecho nosotros en el retraso de los cambios?  ¿En qué hemos fallado?</p>
<p>Dejó abierta la puerta para realizar un análisis serio, pero de entrada planteó que los medios somos culpables de andar privilegiando el escándalo sobre la sustancia.  Terminó así su comentario:</p>
<p><em>(…)  Mientras que se discuten temas de fondo como los impuestos que debemos pagar, nos concentramos en los tenis que usa el hijo de un ex candidato presidencial. En vez de analizar la imposibilidad de generar empleos, le engordamos el caldo a los peores diputados: aquellos que viven del escándalo.</em></p>
<p><em>(…)  De tal forma, los medios no hemos podido ser la “defensa contra ciertos mitos” como lo de prohibir la inversión privada en la industria petrolera o el rechazo a un impuesto generalizado al consumo.</em></p>
<p><em>¿Acaso los medios no somos parte de esta generación que ha fracasado en cambiar al país?</em></p>
<p>&#160;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Los zapatistas; un movimiento que fortalecería la lucha de izquierda pero… ¡divididos nos chingan!]]></title>
<link>http://miaudijoelgato.wordpress.com/2009/10/28/los-zapatistas-un-movimiento-que-fortaleceria-la-lucha-de-izquierda-pero%e2%80%a6-%c2%a1divididos-nos-chingan/</link>
<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 20:28:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>Kraptabulous Katze Taika</dc:creator>
<guid>http://miaudijoelgato.wordpress.com/2009/10/28/los-zapatistas-un-movimiento-que-fortaleceria-la-lucha-de-izquierda-pero%e2%80%a6-%c2%a1divididos-nos-chingan/</guid>
<description><![CDATA[De PoKaMa Hace tiempo que el EZLN ha hecho llamados condicionados por la postura del subcomandante M]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>De <a href="http://pocamadrenews.wordpress.com/2009/10/27/los-zapatistas-un-movimiento-que-fortaleceria-la-lucha-de-izquierda-pero-%C2%A1si-seguimos-divididos-nos-chingan/">PoKaMa</a></strong></p>
<p>Hace tiempo que el EZLN ha hecho llamados condicionados por la postura del subcomandante Marcos a otros movimientos, lo hizo con el SME y otros, algunos lo aceptaron otros no, y Marcos <strong>puede tener razón en criticar y desconfiar de la clase política de izquierda</strong> pero que lejos de tomar una postura de acercamiento, principalmente con el movimiento de López Obrador, que incluía en su campaña presidencial de 2006,  y lo sigue haciendo hasta la fecha, políticas de beneficio y entendimiento con grupos indígenas y campesino, <strong>Marcos, en el 2006 atacó y fue una más de las voces contra López Obrador</strong> por lo que uno ya no sabe si es un<strong> esquirol </strong>de los poderes fácticos o es torpe y no vio que <strong>con AMLO en la presidencia podría negociar mejoras para los grupos a los que representa,</strong> algo que no creo ya que  es obvio que negociar con los grupos de derecha (PAN y PRI neoliberal) es imposible, o de plano lo que ha buscado es mantener la situación difícil que viven las comunidades zapatistas porque  benefician a sus intereses personales ya que hasta ahora ha preferido seguir siendo un agente descalificador de las acciones de López Obrador, lo que le ha valido que haya sido <strong>invitado de honor en programas de Televisa</strong> y otros medios (en la entrevista con Loret de Mola presumía sus piernas como una estrella mas de esa empresa).</p>
<p>Entre tantas referencias de Marcos a la izquierda institucional, donde generaliza y no toma en cuenta que sí hay políticos, aunque son minoría, comprometidos con las causas sociales, dice:</p>
<blockquote><p><em>“Como sabemos, en la clase política -<strong>incluyendo a la llamada izquierda institucional</strong>- que mal gobierna nuestro país, aunque con distintos matices, existe la intención, clara o soterrada, de entregar el patrimonio y la soberanía nacionales al gran capital extranjero.  Esta sumisión al dinero se ha dado en llamar “reforma estructural” y atenta contra uno de los últimos bastiones de esta maltrecha casa de todos que es México: la soberanía energética.“</em></p></blockquote>
<p>Marcos, ¿no has movido un sólo musculo (buen los de la boca solamente) para defender al petróleo, la energía eléctrica, etc., es hora que pases del discurso a los hechos y te unas o permitas que los zapatistas (sin ti) se unan a los movimientos en defensa de los energéticos, de la economía popular, del maíz y en general, de la soberanía nacional y no los tengas manipulados, <strong>la lucha de ellos es la lucha de los demás mexicanos y necesitamos unirnos, es cierto que la mayoría de la clase política está corrompida, pero hay un grupo que esta del lado del pueblo, algo que parece que tu no ves.</strong></p>
<p>Personalmente tengo simpatía por los grupos adheridos al movimiento zapatista, los motivos de su lucha son válidos, no así por su líder, el subcomandante Marcos, por lo mismo si quiere que tanto el SME como otras organizaciones sociales se le sumen debe mejor,<strong> sumarse él a estos grupos sin pedir condiciones como que se alejen de la “izquierda institucional”,</strong> debe buscar un acercamiento con los partidos de izquierda, concretamente con los diputados y senadores que apoyan a López Obrador, esto para hacer más creíble su interés en la defensa de  los derechos de los indgenas de Chiapas, su apoyo al Movimiento de la APPO y al de Atenco, entre otros.</p>
<p><strong>Pero por otro lado los diputados y senadores obradoristas y en general los partidos PRD, PT y Convergencia así como el mismo López Obrador deberían poner de su parte acciones para acercarse y ganarse la confianza de la gente del EZLN,</strong><strong> igualmente sin poner condiciones,</strong> más que la lucha por un México más justo y contra el neoliberalismo, algo que les (nos) es común, porque <strong>si de por si es difícil que la izquierda llegue al poder, si las diversas corrientes de izquierda, la política y la de movimientos sociales, no ponen sus cartas sobre la mesa, le dan prioridad a los puntos en los que coinciden y hacen a un lado sus diferencias para formar un frente común,</strong> algo que es urgente en la situación actual y rumbo al 2012, si no lo hacen estamos jodidos.</p>
<p>Doña Rosario Ibarra, hablando de esta dificultad para que converjan en un mismo punto las distintas corrientes de izquierda decía con sarcasmo pero que por desgracia se acerca mucho a la realidad, que incluso “si hay un hombre de izquierda, este acaba por partirse en dos”. <strong>Debe haber una formula para evitar esta división,</strong> si toda esta andanada de golpes contra el pueblo y las organizaciones sociales por parte del PRIAN no nos unen, ¿entonces que lo hará? <strong>hay que poner por un lado voluntad para esa unidad y por otro lado dejar a un lado intereses personales y de grupo,  aceptando que ninguna de las corrientes tiene la verdad absoluta y que sólo unidos podremos conseguir derrotar al neoliberalismo que tanto daño nos ha hecho y sigue haciendo, porque divididos nos chingan!!!</strong></p>
<p style="text-align:right;"><a href="http://pocamadrenews.wordpress.com/2009/10/27/los-zapatistas-un-movimiento-que-fortaleceria-la-lucha-de-izquierda-pero-%C2%A1si-seguimos-divididos-nos-chingan/"><em><strong>PoKaMa</strong></em></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Los zapatistas; un movimiento que fortalecería la lucha de izquierda pero... ¡divididos nos chingan!]]></title>
<link>http://pocamadrenews.wordpress.com/2009/10/27/los-zapatistas-un-movimiento-que-fortaleceria-la-lucha-de-izquierda-pero-%c2%a1si-seguimos-divididos-nos-chingan/</link>
<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 17:00:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>PoKaMa</dc:creator>
<guid>http://pocamadrenews.wordpress.com/2009/10/27/los-zapatistas-un-movimiento-que-fortaleceria-la-lucha-de-izquierda-pero-%c2%a1si-seguimos-divididos-nos-chingan/</guid>
<description><![CDATA[Hace tiempo que el EZLN ha hecho llamados condicionados por la postura del subcomandante Marcos a ot]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Hace tiempo que el EZLN ha hecho llamados condicionados por la postura del subcomandante Marcos a ot]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Dammi una mano ad incendiare il piano padano]]></title>
<link>http://curanderozapatista.wordpress.com/2009/10/01/dammi-una-mano-ad-incendiare-il-piano-padano/</link>
<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 22:34:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>curanderozapatista</dc:creator>
<guid>http://curanderozapatista.wordpress.com/2009/10/01/dammi-una-mano-ad-incendiare-il-piano-padano/</guid>
<description><![CDATA[&#8220;NON VOGLIAMO CHE IL GOVERNO CI TENDA LA MANO, VOGLIAMO SOLO CHE CI TOLGA I PIEDI DI DOSSO.]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>&#8220;NON VOGLIAMO CHE IL <a href="http://www.youtube.com/watch?v=ARSlhQSxbgc">GOVERNO</a> CI TENDA LA MANO, VOGLIAMO SOLO CHE CI TOLGA I PIEDI DI DOSSO.&#8221;</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-715" title="rozzaromagna" src="http://curanderozapatista.wordpress.com/files/2009/10/rozzaromagna.jpg" alt="rozzaromagna" width="600" height="507" /></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Responding to Trauma #6:  Rebecca Solnit on Building Paradise in Hell]]></title>
<link>http://traumaandphilosophy.wordpress.com/2009/09/25/responding-to-trauma-6-rebecca-solnit-on-building-paradise-in-hell/</link>
<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 13:33:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>frankseeburger</dc:creator>
<guid>http://traumaandphilosophy.wordpress.com/2009/09/25/responding-to-trauma-6-rebecca-solnit-on-building-paradise-in-hell/</guid>
<description><![CDATA[Continuing with the draft of what I hope will become a book chapter, I pick up below where I left of]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:left;"><em>Continuing with the draft of what I hope will become a book chapter, I pick up below where I left off in my last post.  In that last post, my reflections on Robert Antelme&#8217;s memoir of surviving the Nazi concentration camps led me to the suggestion that effective <strong>resistance </strong>to the perpetrators of such trauma as Antelme experienced at the hand of the Nazis demonstrates what I called the ultimate <strong>irrelevance</strong>&#8211;the <strong>vacuity</strong> and <strong>irreality</strong>&#8211;<strong> </strong>of what such perpetrators stand for</em><em>.  My draft then continues as follows. </em><em> </em></p>
<p style="text-align:center;">* * * * *</p>
<p style="text-align:center;">The Truth of Trauma (cont.)</p>
<p>It is just such vacuity, such irreality of what passes itself off as to be taken seriously, that is unmasked, to put it paradoxically, by the masks of carnival, as Rebecca Solnit explores in her recent work <em>A Paradise Built in Hell:  The Extraordinary Communities That Arise in Disaster </em> (New York:  Viking, 2009).  The topic of her book is what she calls “disaster communities,” those communities of “mutual aid” that so often spring up after disasters such as the five she studies in detail:  the 1906 San Francisco earthquake; the munitions boat explosion in the harbor of Halifax, Nova Scotia, in 1916; the Mexico City earthquake of 1985; the attacks on the Twin Towers on Septmeber 11, 2001; and Hurricane Katrina in New Orleans in 2004.  Such disaster communities, she writes (page 17), are “utopia itself for many people, though it is only a brief moment during terrible times.  And at the same time they manage to hold both irreconcilable experiences, the joy and the grief [so often described by the survivors of such disasters, and of the communities that flower from them].”  As she goes on to say a few pages later (page 21), such disaster communities are “ubiquitous, fluctuating utopias that are neither coerced nor counter-cultural but universal, albeit overlooked”—overlooked, especially, by the mass media and, above all, the powers that be, the very powers behind those media.  She adds:  “Elites and authorities often fear the changes of disaster or anticipate that the change means chaos and destruction.”  Her analysis shows that fear to be just a sort of cover for what such forces are really afraid of, which is what she mentions next:  “or at least the undermining of the foundations of their power.  She adds:  &#8221;Too, the elite often believe [or at least wish they did] that if they themselves are not in control, the situation is out of control, and in their fear take repressive measures that become secondary disasters.”</p>
<p>This “elite panic” contrasts sharply to the popular altruism and generosity with which “disaster communities” themselves form to address disaster with various sorts of mutual aid.  Indeed, it is that very prospect that creates the panic among the elite, who fear not the disaster itself so much as that their own <em>irrelevancy </em>will be shown, for all to see, by the success of spontaneous, unregulated, mutual aid efforts that spring up to address a disaster’s aftermath.  As Solnit writes (pages 152-153, italics added), what takes place after most disasters is a sort of “anarchy,” not the dreaded anarchy of rapacious selfishness and egotism depicted, for example, in William Golding’s <em>Lord of the Flies</em>, but</p>
<blockquote><p>another kind of anarchy, where the citizenry by and large organize and care for themselves.  In the immediate aftermath of disaster, government fails as if it had been overthrown and civil society succeeds as though it has revolted:  the task of government, usually described as ‘reestablishing order,’ is to take back the city and the power to govern it, as wall as to perform practical functions—restoring power, cleaning up rubble.  So the more long-term aftermath of disaster is often in some sense a counterrevolution, with varying degrees of success.  The possibility that they have been overthrown <em>or, more accurately, rendered irrelevant </em>is a very good reason for elite panic if not for the sometimes vicious acts that ensue.</p></blockquote>
<p>At least it is “a very good reason for elite panic” in the mind of the elite itself, whose very elite status is dependent upon preserving the illusion of the elite&#8217;s own necessity—a dream from which the elite must hope that those over whom they set themselves to rule will never awake, since then such illusions would vanish like phantoms, just as the Psalmist sings.</p>
<p>It is just such irrelevancy that, as Solnit goes on to argue, is revealed in festivals of carnival, as well as in such carnivalesque political movements as the zapatistas&#8217; in Mexico.  She writes (pages 173-174):</p>
<blockquote><p>A disaster sometimes wipes the slate clean like a jubilee, and it is those disasters that beget joy, while the ones that increase injustice and isolation beget bitterness—the “corrosive community” of which disaster scholars speak.  Some, perhaps all, do both.  That is to say, a disaster is an end, a climax of ruin and death, but it is also a beginning, an opening, a chance to start over.  (It is also a way to start over for capitalism, creating markets for the replacement of what has been destroyed and more.)  And in this light, we can regard the Puritan work ethic as a force of privatization, not only the spiritual privatization of Protestantism but also the privatization of what was hitherto public civic life.  The moments of carnival, community, and political participation are in those terms nonproductive, wasted time, even—if you think of the seventeenth-century New England Puritans punishing those who celebrated Christmas—violations of belief.  The widespread distrust of the life of unpoliced crowds, manifested in urban and particularly suburban design in the United States, in the bans by dictatorships on public gatherings, in the . . . plans for disaster are measures against carnival and popular power.</p></blockquote>
<blockquote><p>The utilitarian argument against fiestas, parades, carnivals, and general public merriment is that they produce nothing.  But they do:  they produce society.  They renew the reasons why we might want to belong and the feeling that we do.  The product is far less tangible than everyday goods and services but vital all the same—if absent from many contemporary societies.  A festival is a sowing of wildness and a harvest of joy and belonging.  An endless fiesta would be exhausting and demoralizing:  the pleasure would go out of it, the masks would disguise only fatigue and apathy, and there would eventually be nothing to celebrate.*  The ordinary and the extraordinary need each other, or rather everyday life needs to be interrupted from time to time—which is not to say that we need disaster, only that it sometimes supplies the interruption in which the other work of society is done.  Carnival and revolution are likewise interruptions of everyday life, but their point is to provide something that allows you to return to that life with more power, more solidarity, more hope.</p></blockquote>
<p>I would revise this overall compelling account on only one point, a point which Solnit herself touches upon a few pages later (page 178), when she cites a frequent remark from Subcomandante Insurgente Marcos, the most widely known of the masked zapatistas (which I will leave with an uncapitalized first letter, as they do) of the mountains of southeast Mexico.  Marcos says that for the sort of revolution the zapatistas embody, “The means are the end.”  Insofar as that is so, then carnival and fiesta, or the mutual aid extended to one another by those who encounter disaster, like the carnivalesque “political” acts of the zapatistas, do not so much “produce” society as they <em>are </em>that society itself.</p>
<p>Thus, on the very next page Solnit herself goes on to quote Laura Carlsen&#8211;who went to Mexico after the 1985 Mexico City earthquake and remained there, reporting on the aftermath of the quake as well as on such subsequent developments as the zapatistas&#8211;in her introduction to Marcos’s <em>The Speed of Dreams::  Selected Writings 2001-2007 </em>(San Francisco:  City Lights, 2007, page 20):  “Unlike previous revolutionary movements, [the zapatistas] did not announce plans to take power and install a new state.”  Rather, says Carlsen, ever since they first appeared, “the zapatistas have deepened their commitment to building alternatives from the grassroots rather than controlling, competing for, or often even confronting the formal power of the state.”</p>
<p>“The utopias achieved amid disaster,” Solnit writes in her own voice one more page later (180), “are perhaps the once and future ordinary arrangement of things.”  If we remember that the expression “the once and future” functions much the same as does “once upon a time”—functions, that is, to dis-locate what is being said from the realm of history as journalistically understood, so to speak, history as some one time and not another, and to re-locate it instead in the always and everywhere of what is truly eventful—this amounts to saying that the utopias of “disaster communities” are the reality into which we wake when we awaken from the dream that power would have us dream, and dismiss its phantoms as the illusions they are.</p>
<p>Significantly, on the preceding page (179), just before quoting Carlsen, Solnit writes this about Subcomandante Marcos:</p>
<blockquote><p>His “real” identity became an obsession of journalists after the uprising [of 1994, triggered by the North American Free Trade Agreement (NAFTA) going into effect], and when one journalist took him at face value [when he said in an interview] that he had been a gay waiter in San Francisco, he wrote, “Marcos is gay in San Francisco, black in South Africa, an Asian in Europe, a Chicano in San Ysidro, an anarchist in Spain, a Palestinian in Israel, a Mayan Indian on the streets of San Cristobal, a Jew in Germany . . . a pacifist in Bosnia, a single woman on the metro at 10:00 p.m., a celebrant on the zócalo, a campesino without land, an unemployed worker . . . and of course a zapatista in the mountains of southern Mexico.”  This gave rise to the carnivalesque slogan “<em>Todos somos </em>Marcos” (“We are all Marcos”) . . .</p></blockquote>
<p>That line, “We are all Marcos,” used in that way, resonates with Alain Badiou’s discussion of the early Stanley Kubrick film <em>Spartacus</em>, which ends with the leader of Rome’s legions, who have “defeated” the Sparticist uprising of gladiators and slaves in ancient Rome, offering the mass of the captured rebels a way out of crucifixion—namely, by “identifying” Spartacus.  In the film, when Spartacus (played by Kirk Douglas, to give Hollywood its due) steps forward from the ranks to save his comrades, first his young friend Antoninus (Tony Curtis), then one after another of the rebels steps forward too, each one claiming, “I&#8217;m Spartacus.”  Obligingly, the Roman general (Lawrence Olivier) has them all crucified.  However, as Badiou realizes and insists, by their refusal of the exclusionary identification of Spartacus, instead embracing a universally inclusive identification of everyone with one another, by and as the identification of all with and as “Spartacus,” these rebels dispel the illusion of Roman power and glory, emerging “in truth” as the victors in their battle with Rome.</p>
<p>“We can go home.”  That, according to Badiou, is the <em>truth </em>that takes place in the Spatacist rebellion.  Importantly, Badiou also makes it clear that, so soon as that insight dawned on one gladiator or slave, then another and another, and those gladiators and slaves began to act in what Badiou calls “fidelity” to the event of that truth, they were already at their desired destination, even as they struggled to escape Rome.  And, having continued in their fidelity by their universalizing identification of themselves as being all Spartacus, even as they die on their crosses that is just where all the rebels at the end of Kubrick’s film remain: home.</p>
<p style="text-align:center;">____________________________________________________</p>
<p style="text-align:left;">*This remark and others like it, as well as the general force of Solnit’s argument on the point, seems to have escaped Tom Vanderbilt in his review of her book in the <em>New York Times Book Review </em>for Sunday, September 6, 2009.  Vanderbilt ends his review by asking: “As heady as it can be, would Carnival feel so energizing if it were the norm, and not the brief subversion of that norm?”  By ending his review in that way, one suggesting that he is saying something Solnit has not considered, Vanderbilt, intentionally or not, reduces the issue she is raising to the level of the foolish child wishing Christmas could come everyday.  As Solnit realizes—in the passage above and throughout her analysis—the issue is not to replace mundane time with a time of endless Carnival, but to change the time of everyday itself.  Thus, on the very last page of her book (page 313) she writes that the sort of “paradise” that becomes visible in disaster communities “is the only paradise possible, and it will never exist whole, stable, and complete.”  Instead, she says that such a paradise “is always coming into being in response to trouble and suffering.” In contrast to “[a]ll the versions of an achieved paradise [that] sound at best like an eternal vacation,” she writes that “paradises built in hell are improvisational; we make them up as we go along, and in so doing they call on all our strength and creativity and leave us free to invent even as we find ourselves enmeshed in community.”  On the other hand, nevertheless, one might want to reflect a bit further on the extent to which the insistence on keeping such things as Carnival or Christmas within the banks of regularly recurrent annual celebrations may all too often be little more than an effective ploy in the service of the preservation of elitist privilege, and against the threat that becomes patent in those very celebrations.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[¿A quién le interesa provocar al EZLN?]]></title>
<link>http://ewwaunel.wordpress.com/2009/09/25/%c2%bfa-quien-le-interesa-provocar-al-ezln/</link>
<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 11:16:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>ewwaunel</dc:creator>
<guid>http://ewwaunel.wordpress.com/2009/09/25/%c2%bfa-quien-le-interesa-provocar-al-ezln/</guid>
<description><![CDATA[¿A quién le interesa provocar al EZLN? Jaime Martínez Veloz Viernes 18 de septiembre. 15.45 horas de]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>¿A quién le interesa provocar al EZLN?<br />
Jaime Martínez Veloz</strong></p>
<p>Viernes 18 de septiembre. 15.45 horas del Pacífico. Suena el teléfono de la casa.</p>
<p>–¿Quién habla?</p>
<p>–Soy tu sobrino, el que vive en el otro lado. Ya te tengo los tambos de efedrina, los kilos de cocaína y los cuernos de chivo para Marcos.</p>
<p>Frunzo el ceño: Y este güey, ¿quién es?, me pregunto.</p>
<p>El bandido vuelve a repetir para que quede grabado con todas sus letras.</p>
<p>–Tengo los tambos de efedrina, los kilos de cocaína y los cuernos de chivo para Marcos, te los voy a llevar a tu dirección– y la dice de corrido y cuelga. Era evidente que leía un &#8220;guión&#8221; previamente preparado.</p>
<p>No hay duda: no es equivocación ni broma de mal gusto, no buscaba dejar el mensaje en otro lado, la dirección es la mía, no hay vuelta de hoja. De un momento a otro te ves de nuevo en medio de una provocación burda y asquerosa.</p>
<p>El coraje y la indignación no me nublan la mente. Escribo tres cartas con un viejo amigo mío de la Comisión de Concordia y Pacificación (Cocopa): una para el gobernador de Chiapas, otra para el de Baja California, y otra para Los Pinos. Preciso los detalles: hora, lugar y teléfono con la esperanza de que se investigue. Mando copia de esta carta a mis familiares por cualquier cosa que pueda suceder.</p>
<p>Luis Felipe Bravo Mena, secretario del Ejecutivo y miembro de la Cocopa original, me manda decir qué dependencia llevará a cabo la investigación. Conoce a fondo el tema zapatista y enfrentó junto con todos los integrantes de la Cocopa el burdo montaje de Ernesto Zedillo contra la comandancia zapatista el 9 de febrero de 1995.</p>
<p>Reviso con detenimiento cada palabra, la actitud del cobarde personero que llamó; reviso antecedentes en Internet sobre extorsiones y amenazas telefónicas, pero, salvo el dato del &#8220;sobrino del otro lado&#8221;, no encuentro similitudes.</p>
<p>Los grupos del crimen organizado en Tijuana no avisan, arrasan; no se ha sabido que recurran a esta clase de llamadas. Su &#8220;negocio&#8221; no es la política, no todavía.</p>
<p>En la llamada no hubo reclamo económico ni amenaza, pero sí la intención de que quede claro la vinculación efedrina-cocaína-cuernos de chivo- Marcos. Lo repite como si fuera una gracia y no un delito. Es obvio que la información que dieron al prostituido para hablar anda como a 20 cuadras del desfile. A Marcos no lo veo desde 2006, cuando andaba por Ensenada en la otra campaña. Como dirían los viejos merolicos: &#8220;¡Ay, hijito de mi vida, en lo pendejo te pareces a tu padre!&#8221;</p>
<p>Tengo 15 años atendiendo las tareas de pacificación en Chiapas, he sido miembro de la Cocopa en cuatro ocasiones y realizo mis tareas con discreción y lealtad. Aún tengo en la memoria la justificación de Zedillo el día que giró las órdenes de aprehensión contra la dirigencia zapatista el 9 de febrero: “El día de ayer la Procuraduría General de la República descubrió dos resguardos clandestinos del EZLN, en la ciudad de México y en el estado de Veracruz. En ellos se logró detener a un grupo de personas pertenecientes al propio EZLN, en posesión de un arsenal de armas de alto poder, granadas de mano, cabezas de mortero y explosivos. Las averiguaciones iniciadas indican que el EZLN estaba a punto de emprender nuevos actos de violencia… Estos hechos y la evidencia descubierta permiten establecer que lejos de prepararse para el diálogo y la negociación, la estrategia del EZLN era ganar tiempo para pertrecharse y extenderse a fin de realizar más actos de violencia”…</p>
<p>La historia ha sepultado todas estas mentiras. No ha sido el EZLN el que ha disparado un solo tiro ni el que ha realizado actos de violencia; al contrario, los zapatistas han sido víctimas de la violencia paramilitar y en el incumplimiento de lo pactado. Pretender vincular al EZLN con el narco es una canallada.</p>
<p>Por ser en Baja California donde se produjo este hecho, no descarto la intromisión de alguna trasnacional afectada por mis opiniones. Llegan a mis manos notas, facturas, cheques e informes de acciones de Sempra Energy que vulneran la soberanía nacional. No tienen recato: desde California se contratan servicios de espionaje a instituciones y ciudadanos mexicanos. Tengo pruebas que he hecho llegar a manos de legisladores amigos. Sería gravísimo que una empresa de esa envergadura se viera involucrada en una acción de provocación antizapatista. No puedo afirmar que fue ella, mas no lo descarto. Lo que sí puedo decir es que hago responsable a Sempra Energy, a sus lacayos y empleados Eugenio Elorduy y Bernardo Martínez de cualquier cosa que le suceda a mi familia.</p>
<p>En tanto tenga vida y salud seguiré luchando por el cumplimiento de los acuerdos de San Andrés y por evitar que las trasnacionales sigan convirtiendo a Baja California en el cuarto de máquinas de Estados Unidos. Es responsabilidad del Estado averiguar e investigar este hecho y dar una explicación convincente. Mientras tanto, nadie debe bajar la guardia.<br />
<a href="http://www.jornada.unam.mx/2009/09/25/index.php?section=opinion&#38;article=023a2pol" target="_blank">http://www.jornada.unam.mx/2009/09/25/index.php?section=opinion&#38;article=023a2pol</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Desde las montañas del sureste mexicano.]]></title>
<link>http://mimili.wordpress.com/2009/09/18/desde-las-montanas-del-sureste-mexicano/</link>
<pubDate>Fri, 18 Sep 2009 19:17:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>ocgalean</dc:creator>
<guid>http://mimili.wordpress.com/2009/09/18/desde-las-montanas-del-sureste-mexicano/</guid>
<description><![CDATA[Subcomandante Marcos. Colección de comunicados enviados por la Comandancia del EZLN, cuyo autor es s]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Subcomandante Marcos.</p>
<table>
<td>Colección de comunicados enviados por la Comandancia del EZLN, cuyo autor es sin duda el enigmático Subcomandante Marcos. En ellos y a través de sus personajes, Don Durito, El Viejo Antonio, los niños que rodean el campamento zapatista, etc. nos muestra la realidad de lo que se vive en Chiapas; las causas del levantamiento y lo que ello implicaba en la vida de ellos, somos informados de la presión que el gobierno a través de los militares, ejerce sobre los indígenas, en pocas palabras, nos mantiene al tanto de lo que sucede al interior del EZ. Y también sirve para recordar que el gobierno uncumplió los acuerdos de San Andrés. Una parte del éxito que a nivel mundial logró el alzamiento zapatista, se le debe a estos comunicados, que cualquier escritor de renombre no dudaría en firmar como suyos. Si algo tengo que reprocharle al Sup, es que creo que en algún momento, perdió la brújula. En fin, calificación de 10.</td>
<td><div id="attachment_843" class="wp-caption alignright" style="width: 169px"><img src="http://mimili.wordpress.com/files/2009/09/sureste.gif" alt="Desde las montañas del sureste mexicano." title="Desde las montañas del sureste mexicano" width="159" height="227" class="size-full wp-image-843" /><p class="wp-caption-text">Desde las montañas del sureste mexicano.</p></div></td>
</table>
<blockquote><p>¿Habéis olvidado, bellaco pálido y narizón, lo que te he enseñado de las sagradas leyes de la andante caballería? Yo me ofendí por lo de bellaco y lo de pálido. Por lo de narizón no me ofendí porque a la nauraleza no se le guarda rencor.</p></blockquote>
<blockquote><p>En el neoliberalismo, mi escuálido escudero, la historia se convierte en estorbo por lo que representa de memoria, se promueven los posgrados en olvido y la minuciosa estadistica de las trivialidades del poder son objetos de estudio y de grandes y profundas disertaciones. El poder convierte a la historia en una historieta mal hecha, y sus científicos sociales construyen apologías ridículas con, eso sí, un andamiaje teórico tan complejo, que consiguen disfrazar la estupidez y el servilismo como inteligencia y objetividad. En la historieta del neoliberalismo, los poderosos son los héroes porque son los poderosos, y los villanos son los eliminables, los &#8220;expendables&#8221;, es decir, los negros, los amarillos, los chicanos, los latinos, los indígenas, las mujeres, los jóvenes, los presos, los homosexuales, las lesbianas, los marginados, los ancianos, y, muy especialmente, los rebeldes. En la historieta del Poder, el acontecer que vale es el que puede ser contabilizado en una hoja electrónica que contenga índices respetables de ganancia. Todo lo demás es completamente prescindible, sobre todo si ese todo afecta la ganancia.</p></blockquote>
<blockquote><p>&#8230; la sabiduría consiste en el arte de descubrir, por detrás del dolor, la esperanza.</p></blockquote>
<blockquote><p>El que mata a una persona es un homicida. El que mata a varios es un genocida. ¿Cómo se le llama al que mata una nación?</p></blockquote>
<blockquote><p>Yo me pongo severo, asumo la misa posición flexible del gobierno mexicano en cuanto a la política económica, es decir, me declaro dispuesto a discutir todo, pero advierto que no habrá ningún cambio.</p></blockquote>
<blockquote><p>Cuando no sepas qué es lo que sigue, ayuda mucho el mirar para atrás.</p></blockquote>
<blockquote><p>- Pero, ¿por qué dices que hicimos el camino? Lo hiciste tú, yo nomás caminé detrás tuyo -le dije un poco incómodo. -No pues &#8211; sigue sonriendo el viejo Antonio-. No lo hice yo solo. Tú también lo hiciste porque un tramo lo caminaste tú delante. -¡Ah! Pero ese camino no sirvió -lo interrumpo. -Si pues. Sirvió porque así supimos que no sirvió y entonces ya no lo volvemos a caminar o sea a hacer, porque nos llevó a donde no queremos y entonces podemos hacernos otro para que nos lleve -dice el Viejo Antonio. Yo lo quedo viendo un rato y le aventuro: -Entonces, ¿tú tampoco sabías si el camino que estabas haciendo nos iba a traer hasta acá? -No pues. Sólo caminando se llega. Trabajando pues, luchando. Es lo mismo.</p></blockquote>
<blockquote><p>También hay que argumentar que las pantuflas se pueden descalzar con toda facilidad, comodidad y rapidez. Los amantes y los niños me darán la razón, entre otras cosas, porque los únicos seres que pueden entender la profundidad de este mensaje son los niños y los amantes.</p></blockquote>
<blockquote><p>&#8230; detrás de nosotros estamos ustedes.</p></blockquote>
<blockquote><p>El gobierno tiene miedo, mucho miedo. Y el miedo es un escelente consejero para hacer estupideces que parezcan inteligentes, asi que no dude usted que la pesadilla se repita. Los pasos que seguirán son previsibles: primero provocar una crisis, luego las amenazas, después de una campaña de desprestigio en contra de los candidatos a la muerte; seguirá alguna justificación jurídica, después el golpe relámpago, y, por último, la campaña publicitaria que anuncie que los indígenas han sido liberados de los &#8220;perversos y blan cos transgresores que los obligaron a rebelarse cuando todo el mundo sabe que los indígenas de por sí son sumisos y agradecidos (con el gobierno, se entiende)&#8221;.</p></blockquote>
<blockquote><p>&#8220;Mira muchacho -me dijo- la vida de un hombre no es más que la búsqueda de una mujer. Fíjate que digo &#8216;una mujer&#8217; y no &#8216;cualquier mujer&#8217;. y por &#8216;una mujer&#8217;, muchacho, me estoy refiriendo a una de &#8220;única&#8221;. El problema está en que el hombre siempre queda con la duda de si la mujer que encontró, si es que encuentra alguna, es esa &#8216;una mujer&#8217; que estaba buscando. Yo ya estoy viejo y he descubierto una fórmula infalible para saber si la mujer que uno encontró es la &#8216;una mujer&#8217; que estaba uno buscando&#8230;&#8221;. El viejo se detuvo a ver hacia todos lados, como temiendo que alguien más lo escuchara. Yo sentí que algo muy importante estaba a punto de serme revelado, así que puse cara de circunstancia y saqué discretamente un papelito y un lapicero para tomar nota, no fuera a ser que se me olvidara la fórmula (de por sí batallaba mucho con las matemáticas). El viejo carraspeó y, sin poner atención en mi papelito y mi lapicero, me confió: &#8220;Si tu le dices a tu mujer que te duele una muela y ella, en lugar de mandarte al dentista o darte un analgésico, te abraza y deja que recuestes la mejilla en sus pechos, entonces, muchacho, esa mujer es la &#8216;una mujer&#8217; que andabas buscando&#8230;&#8221;</p></blockquote>
<blockquote><p>Porque es de todos conocido que arrancar una sonrisa o una lágrima de una muchacha que está demasiado lejos, es una forma de que no siga estando demasiado lejos.</p></blockquote>
<blockquote><p>El detalle al que me refiero era tan grande que, por lo mismo, no podía ser advertido a simple vista.</p></blockquote>
<blockquote><p>&#8230; en las calles, el ejército y la policía gobiernan con la ley del pistolero: el más rápido para desenfundar sobrevive y tiene la razón; el más lento no tiene ya derecho de réplica.</p></blockquote>
<blockquote><p>La policía porta corrupción y complicidad criminal, el ejército suma intolerancia y prepotencia.</p></blockquote>
<blockquote><p>Cualquier señalamiento sobre la falta de democracia en la vida política de México es reiteración de una vocación pesimista.</p></blockquote>
<blockquote><p>Esta es la Sierra Sur de Oaxaca, en esta región miles de indígenas emigran a E.U. en busca de trabajo y de destino. Con ellos van sus dos fuerzas principales: su fuerza de trabajo y su historia. La tierra no la pueden llevar, pero cargan consigo su sangre que, saben los que saben, es otra forma de llamar a la tierra.</p></blockquote>
<blockquote><p>En estas tierra -dice Adelfo- más que la vida, lo que es delito es la inteligencia.</p></blockquote>
<blockquote><p>Del narcotráfico, el sistema político mexicano no sólo recibe recursos. También, y sobre todo, adquiere formas de hacer política, métodos de &#8220;liminar al adversario o al incómodo&#8221;. Así, crimen y corrupción se convierten en eslabón vital entre gobierno y narcotráfico. La administración de justicia pasa, de ser una caricatura, a convertirse en una red protectora. No sólo para esconder a quienes habitan este maridaje criminal, también para proteger la caída de quienes resbalen.</p></blockquote>
<blockquote><p>Dirigentes indígenas, especialistas, organizaciones sociales, no gubernamentales, y los zapatistas, logran construir (a pesar del gobierno Federal y sus asesores) una propuesta incluyente y respetuosa para redefinir la relación entre los indígenas y la Nación. El acuerdo se firma por representantes del gobierno federal y del EZLN el 16 de febrero de 1996. El verdadero interés de los delegados gubernamentales se revela el mismo día de la firma: la foto ansiada por el Poder y negada por los rebeldes. La firma como espectáculo y no como compromiso. Once meses después, el acuerdo no sólo no se cumple, sino que pretende ser desconocido por el gobierno. En diciembre de 1996, la Comisión de Concordia y Pacificación elabora una Propuesta de Reforma Constitucional que cumpla con lo acordado en San Andrés 10 meses antes. &#8220;No se renegocia lo ya acordado&#8221;, dicen los legisladores, y la Cocopa advierte al gobierno Federal y al EZLN que sólo acepta un &#8220;no&#8221; o un &#8220;sí&#8221; a su documento. El EZLN responde &#8220;sí&#8221;. Unas horas después la Secretaría de Gobernación hace lo mismo, pero se desdice más tarde. El señor Zedillo pide tiempo para dar su respuesta y el 19 de ese último mes de 1996 envía un documento que no solo responde &#8220;no&#8221; a la iniciativa de la Cocopa, sino que además propone dar marcha atrás a lo firmado por sus representantes en el diálogo de San Andrés. Los rebeldes zapatistas hacen lo lógico en personas dignas, es decri, mantienen su palabra y su compromiso: el 11 de enero de 1997, el EZLN responde &#8220;NO&#8221; al incumplimiento gubernamental y ratifica su decisión de aceptar la iniciativa de los legisladores de la Cocopa.</p></blockquote>
<blockquote><p>Tened en cuenta, obreros, que sois los únicos productores de la riqueza. Casas, palacios, ferrocarriles, barcos, fábricas, campos cultivados, todo, absolutamente todo está hecho por vuestras manos creadoras y, sin embargo, de todo carecéis. Tejéis la telas, y andáis casi desnudos; cosecháis el grano, y apenas tenéis un miserable mendrugo que llevar a la familia; edificáis casas y palacios, y habitáis covachas y desvanes; los metales que arrancáis de la tierra sólo sirven para hacer más poderosos a vuestros amos, y, por lo mismo, más pesada y dura es vuestra cadena. Mientras más producís, más pobres sois y menos libres, por la sencilla razón de que hacéis a vuestros señores más ricos y más libres, porque la libertad política sólo aprovecha a los ricos. [Ricardo Flores Magón].</p></blockquote>
<blockquote><p>De la misma forma que la revolución industrial había permitido el remplazo del músculo por la máquina, la actual revolución informática apunta al remplazo del cerebro (al menos de un número cada vez más importante de sus funciones) por la computadora.</p></blockquote>
<blockquote><p>Pero una nueva &#8220;maravilla&#8221; bélica será descubierta a la par del nacimiento de la IV Guerra Mundial: la bomba financiera. Porque la nueva bomba neoliberal, a diferencia de su antecesora atómica en Hiroshima y Nagasaki, no sólo destruye la polis (la Nación en este caso) e impone la muerte, el terror y la miseria a quienes la habitan; o, a diferencia de la bomba de neutrones, no solo destruye &#8220;selectivamente&#8221;. La neoliberal, además, reorganiza y ordena lo que ataca y lo rehace como una pieza dentro del rompecabezas de la globalización económica. Después de su efecto destructor, el resultado no es un montón de ruinas humeantes, o decenas de miles de vidas inertes, sino una barriada que se suma a alguna de las megápolis comerciales del nuevo hipermercado mundial y una fuerza de trabajo reacomodada en el nuevo mercado de trabajo mundial.</p></blockquote>
<blockquote><p>Durante el periodo de la llamada &#8220;Guerra Fría&#8221;, el crimen organizado fue adquiriendo una imagen más respetable y no sólo empezó a funcionar como cualquier empresa moderna, también fue penetrando profundamente en los sistemas políticos y económicos de los Estados nacionales. Con el inicio de la IV Guerra Mundia, la implantación del nuevo orden mundial, y su consiguiente apertura de mercados, privatizaciones, la desregulación del comercio y las finanzas internacionales, el crimen organizado &#8220;globalizó&#8221; sus actividades.</p></blockquote>
<blockquote><p>El crimen organizado invierte en negocios legítimos no solo para &#8220;blanquear&#8221; el dinero sucio, también ara hacerse de capital para sus actividades ilegales. Las empresas preferidas para esto son las inmobiliarias de lujo, la industria del ocio, los medios de comunicación, la industria, la agricultura, los servicios públicos y&#8230; ¡la banca! ¿Alí Babá y los 40 banqueros? No, algo peor. El dinero sucio del crimen organizado es utilizados por los bancos comerciales para sus actividades: préstamos, inversiones en los mercados financieros, compra de bonos de deuda externa, compra y venta de oro y divisas. &#8220;En muchos países, las organizaciones criminales se han convertido en los acreedores del Estado y ejercen, por su acción sobre los mercados, una influencia sobre la política macroeconómica de los gobiernos. Sobre las bolsas de valores, ellas invierten igualmente en los mercados especulativos de productos derivados y de materias primas.</p></blockquote>
<blockquote><p>En el cabaret de la globalización, tenemos el show del Estado dobre un table dance que se despoja de todo hasta quedar con su prenda mínima indispensable: la fuerza represiva.</p></blockquote>
<blockquote><p>Si no úedes tener la razón y la fuerza, escoge siempre la razón y deja que el enemigo tenga la fuerza. En muchos combates puede la fuerza obtener la victoria, pero en la lucha toda sólo la razón vence. El poderoso nunca podrá sacar razón de su fuerza, pero nosotros siempre podremos obtener fuerza de la razón.</p></blockquote>
<blockquote><p>&#8230; el dolor, si se duele juntos, es alivio y sombra que se alegra.</p></blockquote>
<blockquote><p>El número 1 tiene fama de ser el más fugaz de los números. Y tal vez tengan razón, basta que uno tenga uno para que quiera dos.</p></blockquote>
<blockquote><p>Los 41 detenidos son piezas menores de la complicada y sangrienta máquina de guerra contra los pueblos indios de México. Y la eliminación de piezas menores no afecta el funcionamiento de la maquinaria, simplemente se reemplazan.</p></blockquote>
<blockquote><p>Por esos días y como parte de la &#8220;aplicación&#8221; de la Ley Federal de Explosivos y Armas de Fuego, miembros del Ejército Federal detuvieron a unos catequistas por encontrarles, como prueba de su participación &#8220;con los rebeldes&#8221;, El Evangelio según San Marcos.</p></blockquote>
<blockquote><p>La Política, como desde su inicio en la historia de la humanidad es sobre todo el ejercicio de la violencia organizada.
</p></blockquote>
<blockquote><p>El miedo neoliberal a la Historia no es tanto a su existencia (al fin y al cabo los pobres también existen y pueden ser ignorados), sino a que se conozca, a que se aprenda de ella.</p></blockquote>
<blockquote><p>Lo único que se puede ser es ser bien lo que uno es.</p></blockquote>
<blockquote><p>Con una jícara hicieron los más primeros dioses la medida para repartir la memoria y fueron pasando todos los hombres y mujeres a recibir su medida de memoria. Pero resulta que unos hombres y mujeres eran más grandes que otros y entonces la medida de memoria no se veía igual en todos. Los más pequeños la miraban más plena y en los más grandes se opacaba. Por eso dicen que dicen que la memoria es más grande y fuerte en los pequeños y es más difícil de encontrar en los poderosos. Por eso dicen también que los hombres y mujeres se van haciendo cada vez más pequeños cuando envejecen. Dicen que es para que más brille la memoria. Dicen que ese es el trabajo de los más viejos: hacer grande la memoria. Y dicen también que la dignidad no es más que la memoria que vive. Dicen.</p></blockquote>
<blockquote><p>La memoria es la raíz de la sabiduría.</p></blockquote>
<blockquote><p>Cada mañana cuando nos despertamos podemos preguntarnos qué nuevo horror nos habrá deparado, no el mundo, que ése, pobre de él, es sólo víctima paciente, sino nuestros semejantes, los hombres. Y cada día nuestro temor se ve cumplido, porque el ser humano que inventó las leyes para organizarse la vida, inventó también, en el mismo momento o incluso santes, la perversidad para utilizar esas leyes en beneficio propio y sobre todo, en contra del otro. El hombre, mi semejante, nuestro semejante, patentó la crueldad como fórmula de uso exclusivo en el planeta y desde la perversión de la crueldad ha organizado una filosofía, un pensamiento, una ideología, en definitiva, un sistema de dominio y de control que ha abocado al mundo a esta situación enferma en que hoy se encuentra.</p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Scrivo un testo... sterone.]]></title>
<link>http://laragazzaconlavaligia.wordpress.com/2009/09/17/scrivo-un-testo-sterone/</link>
<pubDate>Thu, 17 Sep 2009 02:53:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>laragazzaconlavaligia</dc:creator>
<guid>http://laragazzaconlavaligia.wordpress.com/2009/09/17/scrivo-un-testo-sterone/</guid>
<description><![CDATA[Tutta contenta per la nuova interfaccia del blog, mi è venuta un po&#8217; di ispirazione pseudo-let]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Tutta contenta per la nuova interfaccia del blog, mi è venuta un po&#8217; di ispirazione pseudo-letteraria.</p>
<p>La love story dell&#8217;estate pare essere stata quella tra la Canalis e George Clooney. Prima di questo nefasto avvenimento, la sottoscritta apparteneva a gruppi su Facebook quali &#8220;Bussa da me, George, che pure senza Martini ti faccio entrare&#8221;, e lo annoverava (pausa di 30 secondi buoni per rileggere ad alta voce la parola annoverava per essere sicura di averla scritta come si deve) nella sua top ten di uomini. Ma George, come mi sei caduto in basso! Adesso, nemmeno con 5 casse di Martini ti faccio entrare.</p>
<p>Così, per mettere qualche bel viso sul blog, ora &#8211; alle 4 meno un quarto di notte, &#8216;mbè? le lezioni iniziano il 30! &#8211; mi metto a ristilare la mia personalissima compilation. <img class="alignnone size-full wp-image-907" title="kukuku" src="http://laragazzaconlavaligia.wordpress.com/files/2009/09/kukuku.gif" alt="kukuku" width="50" height="50" /></p>
<p>1. <span style="text-decoration:underline;"><strong>Kurt Cobain</strong></span>. Sebbene solitamente gli eroinomani che non si lavano mai i capelli non mi facciano propriamente impazzire, lui ha qualcosa in più. Credo che sia entrato in classifica &#8211; scalandola rapidamente per giunta &#8211; nel momento in cui l&#8217;ho sentito parlare delle tartarughe, in <a href="http://www.youtube.com/watch?v=dL0iAXUatdY&#38;feature=PlayList&#38;p=81B4F35F882E600C&#38;playnext=1&#38;playnext_from=PL&#38;index=34"><span style="color:#ff3366;">questo</span></a> film-documentario-intervista su di lui (vi consiglio caldamente di vederlo, tra l&#8217;altro si può trovare integralmente su youtube).</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-896" title="kurt-cobain" src="http://laragazzaconlavaligia.wordpress.com/files/2009/09/kurt-cobain.jpg?w=300" alt="kurt-cobain" width="300" height="243" /></p>
<p>2. <span style="text-decoration:underline;"><strong>Che Guevara</strong></span>. Al di là delle idee politiche, che pure sono interessanti e pienamente condivisibili, l&#8217;incarnazione del verso gucciniano <em>gli eroi son tutti giovani e belli</em>. Ahhhhh.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-897" title="che_guevara" src="http://laragazzaconlavaligia.wordpress.com/files/2009/09/che_guevara.jpg?w=232" alt="che_guevara" width="232" height="300" /></p>
<p>3.<span style="text-decoration:underline;"><strong> Craig David</strong></span>. Il mio fidanzato ufficiale. Non si può non amarlo nel momento in cui, in &#8220;All the Way&#8221;, canta il verso <em>ain&#8217;t nobody looking to fight</em>. Un attimo di silenzio sempre, in quel pezzo di canzone. Pallasinistra può confermare.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-898" title="CRAIG DAVID" src="http://laragazzaconlavaligia.wordpress.com/files/2009/09/craig-david.jpg?w=300" alt="CRAIG DAVID" width="300" height="300" /></p>
<p>4. <span style="text-decoration:underline;"><strong>Alessandro Gassman</strong></span>. In teoria, nemmeno il manzo latino &#8211; come l&#8217;eroinomane che non si lava mai i capelli -  è il mio target favorito. Ma ha tutto il testosterone che serve per essere, ai miei occhi, la rappresentazione umana del dio Ares, e questo basta.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-899" title="GassmanAlessandro" src="http://laragazzaconlavaligia.wordpress.com/files/2009/09/gassmanalessandro.jpg?w=214" alt="GassmanAlessandro" width="214" height="300" /></p>
<p>5. <span style="text-decoration:underline;"><strong>Gaspard Ulliel</strong></span>. Attore francese misconosciuto ai più, l&#8217;ho conosciuto con il film misconosciuto ai più &#8220;Les Egarés&#8221;.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-900" title="gaspard-ulliel-17" src="http://laragazzaconlavaligia.wordpress.com/files/2009/09/gaspard-ulliel-17.jpg?w=300" alt="gaspard-ulliel-17" width="300" height="225" /></p>
<p>6. <span style="text-decoration:underline;"><strong>Pharrell Williams</strong></span>. Protagonista incontrastato dei miei sogni. Dio solo sa quante volte è entrato nella mia psiche notturna &#8211; senza combinare mai, tra l&#8217;altro, perché in qualche modo suona sempre la sveglia.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-901" title="Pharrellbn" src="http://laragazzaconlavaligia.wordpress.com/files/2009/09/pharrellbn.jpg?w=225" alt="Pharrellbn" width="225" height="300" /></p>
<p>7. <span style="text-decoration:underline;"><strong>Gregory Peck</strong></span>. Un po&#8217; stagionato (leggi: morto), ma conserva sempre un certo fascino.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-902" title="ss1" src="http://laragazzaconlavaligia.wordpress.com/files/2009/09/ss1.jpg?w=213" alt="ss1" width="213" height="300" /></p>
<p>8. <span style="text-decoration:underline;"><strong>Peter Pan</strong></span>. Qualcosa da ridire?</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-903" title="peter-pan" src="http://laragazzaconlavaligia.wordpress.com/files/2009/09/peter-pan.jpg?w=300" alt="peter-pan" width="300" height="225" /></p>
<p>9. <span style="text-decoration:underline;"><strong>Desmond Harrington</strong></span>. Altro attore misconosciutissimo. Riesce a piacermi persino con i capelli a scodella in <em>Giovanna d&#8217;Arco</em> di Luc Besson. In <em>The Hole</em>, le mie ovaie iniziano a ballare la polka.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-904" title="Desmond-Harrington02bn" src="http://laragazzaconlavaligia.wordpress.com/files/2009/09/desmond-harrington02bn.jpg?w=195" alt="Desmond-Harrington02bn" width="195" height="300" /></p>
<p>10. <span style="text-decoration:underline;"><strong>Primo Reggiani</strong></span>. Altro attore. Qui i maligni diranno che è nella mia top ten solo perché assomiglia ad un certo topo, ma il punto è che mi piace, tout court. Fine. Poche pippe. Il fatto che io non abbia mai visto un suo film non conta.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-905" title="primo_reggiani_alla_premiere_di__die_hard_4_2038bn" src="http://laragazzaconlavaligia.wordpress.com/files/2009/09/primo_reggiani_alla_premiere_di__die_hard_4_2038bn.jpg?w=213" alt="primo_reggiani_alla_premiere_di__die_hard_4_2038bn" width="213" height="300" /></p>
<p>Non sono entrati nella top ten, ma di poco:  <span style="text-decoration:underline;">Zinedine Zidane</span> (tutte quelle zeta mi affascinano), <span style="text-decoration:underline;">Will Chalker</span> (il modello del profumo XS di Paco Rabanne), <span style="text-decoration:underline;">Flo Rida</span> (ma lui entra ad honorem solo per il fatto che, al contrario del misero Clooney, a TRL è letteralmente fuggito dalla Canalis pur di non farsi intervistare da lei una seconda volta in inglesiano) (con lei che peraltro lo rincorreva urlando &#8220;Flo Rida, please, come here! Please!!&#8221;), il <span style="text-decoration:underline;">Subcomandante Marcos</span> (perché, a mio avviso, sotto tutto il passamontagna, è bello da matti), il <span style="text-decoration:underline;">principe William</span> (l&#8217;unico uomo con il quale prenderei in considerazione il matrimonio) e <span style="text-decoration:underline;">Brad Pitt</span> (non l&#8217;ho messo perché è un po&#8217; abusato).</p>
<p>Il fatto che nella mia classifica siano presenti tre uomini morti, e uno immaginario, è da una parte preoccupante, dall&#8217;altra c&#8217;è da dire che almeno a loro non capiterà mai una vergognosa uscita dalla top ten come quella di Clooney.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[The Shock Doctrine and Chiapas, Mexico ]]></title>
<link>http://martinleith.wordpress.com/2009/09/02/the-shock-doctrine-and-chiapas-mexico/</link>
<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 17:02:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>Martin</dc:creator>
<guid>http://martinleith.wordpress.com/2009/09/02/the-shock-doctrine-and-chiapas-mexico/</guid>
<description><![CDATA[Subcomandante Marcos and Naomi Klein My partner and I settled down to watch The Shock Doctrine on E4]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="attachment_33" class="wp-caption alignleft" style="width: 289px"><img class="size-full wp-image-33" title="Marcos and Klein" src="http://martinleith.wordpress.com/files/2009/09/0003-marcos-and-klein.gif" alt="Subcomandante Marcos and Naomi Klein" width="279" height="216" /><p class="wp-caption-text">Subcomandante Marcos and Naomi Klein</p></div>
<p>My partner and I settled down to watch <em><strong>The Shock Doctrine</strong></em> on <strong>E4</strong> last night. Based on <em><strong>Naomi Klein</strong></em>&#8217;s book &#8211; which I haven&#8217;t read &#8211; the film focused on military enforced capitalism, as practiced in many parts of Latin America, Eastern Europe and in Iraq. I&#8217;m relatively well versed in neo-liberal global politics since World War II, but some of the arguments were fresh, and the conclusions shocking.</p>
<p>Like Klein&#8217;s earlier book, <em><strong>No Logo</strong></em>, the film ended with a kind of middle class &#8216;call to arms&#8217; which steered the viewer away from despair.</p>
<p>I&#8217;ve read some of <em><strong>Subcomandante Marcos</strong></em>&#8216; stuff, which I bought to pass the time &#8211; and scare myself to silly- whilst my partner was in Mexico. Marcos is the most well known member of the <em><strong>Zapatista</strong></em> movement &#8211; and is surprisingly humorous but never the less an inspiring writer/speech maker. I was interested to find that Marcos and Klein met in <em><strong>Chiapas</strong></em>. <strong><a href="http://www.naomiklein.org/shock-doctrine/trip-chiapas-2007" target="_blank">www.naomiklein.org</a></strong></p>
<p><em><strong>“We learned a long time ago that we should never subject ourselves to the schedules of the powerful. We had to follow our own calendar and impose it on those above.”</strong></em> <em>Subcomandante Marcos</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Altfel de vorbitori în numele morţilor]]></title>
<link>http://bibliotecababel.wordpress.com/2009/08/25/altfel-de-vorbitori-in-numele-mortilor/</link>
<pubDate>Tue, 25 Aug 2009 20:23:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>dreamingjewel</dc:creator>
<guid>http://bibliotecababel.wordpress.com/2009/08/25/altfel-de-vorbitori-in-numele-mortilor/</guid>
<description><![CDATA[Subcomandante Marcos, Paco Ignacio Taibo II, Morţii incomozi, Humanitas, 2009. Undeva pe aici e un r]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Subcomandante Marcos, Paco Ignacio Taibo II,</strong> <em>Morţii incomozi</em>, Humanitas, 2009.</p>
<p>Undeva pe aici e un roman mişto. Aproape că-l văd, dar pe urmă dispare. Avem un soi de poliţist din cadrul gherillei zapatiste (genul care umblă prin munţi călare pe măgar şi care e trimis în capitala ţării, pe unde nu mai pusese piciorul vreodată) şi un detectiv din Ciudad de Mexico, ambii anchetând cazul unui anume Morales, colaborator al regimului autoritar al PRI, longevivul partid de guvernământ responsabil pentru violenţele din 1968.</p>
<div id="attachment_1592" class="wp-caption alignleft" style="width: 205px"><a rel="attachment wp-att-1592" href="http://bibliotecababel.wordpress.com/2009/08/25/altfel-de-vorbitori-in-numele-mortilor/391px-submarcoshorse/"><img class="size-medium wp-image-1592" title="391px-SubMarcosHorse" src="http://bibliotecababel.wordpress.com/files/2009/08/391px-submarcoshorse.jpg?w=195" alt="391px-SubMarcosHorse" width="195" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Fotografie de autor: Subcomandante Marcos, unul dintre autorii cărţii, în ţinuta oficială</p></div>
<p>În fine, istoria Mexicului este complicată şi prea puţin cunoscută pe la noi şi, cum autorii fac referire la personalităţi politice şi la fapte istorice ca şi cum ar trebui să fie ştiute de toată lumea, asta îngreunează teribil lectura, pentru că te trezeşti într-o geografie fără repere familiare. La asta se adaugă şi numărul excesiv de personaje bizare şi nu neapărat esenţiale pentru povestire cum ar fi un chinez cu nume spaniol, un rus care e indian, un câine cu laba în ghips, un travestit etc. Nu în ultimul rând, toată această aiureală nostimă nu se lipeşte (ştiu că în teorie ar funcţiona dar aici nu mi se pare că merge) cu citatele &#8211; reale &#8211; din luptători pentru libertate sau apărători ai drepturilor omului răpiţi sau ucişi în tulburările din Mexic şi nu numai, oameni reali, care au militat pentru ideile lor şi, ca urmare, au dispărut de pe faţa pământului fără urmă.</p>
<p>Dar să revenim la subiect: cei doi de mai sus ajung să lucreze împreună pentru a da de numitul Morales. Cea mai interesantă este partea detectivului din Ciudad de Mexico, care ajunge să ancheteze cazul după ce un client i se plânge că a început să primească telefoane şi ponturi despre acest Morales de la&#8230; un fost camarad de celulă, asasinat ca urmare a tulburărilor din 1968. Pe măsură ce ancheta avansează, mortul e din ce în ce mai vorbăreţ şi mai informat.</p>
<p>Treptat, cei doi poliţişti adună date despre Morales dar acestea sunt contradictorii şi par să adâncească misterul. Era Morales, informator? sau torţionar? sau spăla bani murdari? făcea parte din aparatul represiv? era tăticul tuturor tăticilor? Până la final, Morales nu mai este un om, ci întruchiparea Răului absolut. Finalul este surprinzător, punând lucrurile în perspectiva corectă chiar dacă răspunsul la enigma Morales nu este cel la care ne-am fi aşteptat. Este, în acelaşi timp, dezumflător de-a binelea şi plin de speranţă.</p>
<p>Şi de-aia zic eu că pe aici pe undeva e un roman mişto, din pricina mesajului pe care îl conţine (numai de nu ar fi fost atât de îmbârligat cu bizarerii). Morţii sunt incomozi pentru că simpla lor dispariţie vorbeşte despre lucruri care n-ar fi trebuit îngăduite. Cei vii au obligaţia să vorbească în locul lor, acum când au dispărut, aşa cum şi ei, dispăruţii, au vorbit în locul celorlalţi cât timp au fost în viaţă. Iar uneltele cu care conducătorii nelegiuiţi îşi fac treburile murdare trebuie pedepsite, oricît de mărunte ar fi,  pentru că pentru că, fără complicitatea lor, tiranii nu ar înfăptui nimic. Şi, oricât de mari sau de mici ar fi victoriile, oricât de mărunte ar fi bătătiile, toate acestea trebuie să meargă mai departe.</p>
<p>P.S. Cartea este scrisă, la patru mâini, de Taibo, care este scriitor şi de<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Subcomandante_Marcos"> Subcomandante Marcos</a> care este purtătorul de cuvânt al zapatiştilor şi un personaj chiar mai pitoresc decât cartea pe care a scris-o.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Claroscuros de la guerra de Chiapas]]></title>
<link>http://joseluiscastillejos.wordpress.com/2009/08/20/claroscuros-de-la-guerra-de-chiapas/</link>
<pubDate>Fri, 21 Aug 2009 02:36:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>José Luis Castillejos Ambrocio</dc:creator>
<guid>http://joseluiscastillejos.wordpress.com/2009/08/20/claroscuros-de-la-guerra-de-chiapas/</guid>
<description><![CDATA[Por José Luis Castillejos Ambrocio El Ejército Mexicano tuvo la aprobación presidencial para constit]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Por José Luis Castillejos Ambrocio El Ejército Mexicano tuvo la aprobación presidencial para constit]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Zapatistas]]></title>
<link>http://pedalante.wordpress.com/2009/08/13/zapatistas/</link>
<pubDate>Thu, 13 Aug 2009 16:58:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>pedalante</dc:creator>
<guid>http://pedalante.wordpress.com/2009/08/13/zapatistas/</guid>
<description><![CDATA[+FILME: OS ZAPATISTAS &#8211; BIG NOISE: 1º de Janeiro de 1994, o dia em que entra em vigor o NAFTA ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="aligncenter size-full wp-image-1364" title="zapamail" src="http://pedalante.wordpress.com/files/2009/08/zapamail.jpg" alt="zapamail" width="500" height="270" /></p>
<p><span style="font-weight:bold;color:#ff0000;">+FILME: OS ZAPATISTAS &#8211; BIG NOISE:</span> 1º de Janeiro de 1994, o dia em que entra em vigor o NAFTA (Tratado Norte-Americano de Livre Comércio). Poucos minutos depois da meia noite no sudeste Mexicano, milhares de soldados Mayas declaram guerra contra o capital globalizado das corporações que ditam as regras no México. Eles chamam a si mesmo de Exército Zapatista de Libertação Nacional (EZLN).<br />
1998 / 55 min / Legendas em português</p>
<p><span style="color:#ff0000;font-weight:bold;">+ NEM O CENTRO E NEM A PERIFERIA &#8211; SCI MARCOS:</span> Em dezembro de 2007 os zapatistas realizaram em San Cristobal de Las Casas o Colóquio em Memória a Andrés Aubry. Nesta ocasião, reuniram-se grandes intelectuais e ativistas, como Immanuel Wallerstein, Naomi Klein, Carlos Aguirre Rojas, integrantes do MST e do zapatismo mexicano, entre outros. A Editora Deriva publica em livro sete textos lidos no Colóquio pelo Subcomandante Insurgente Marcos, porta-voz e chefe militar do EZLN, onde o leitor terá acesso às elaborações teóricas zapatistas que inovaram e questionaram diversos cânones das teorias e experiências dos movimentos de esquerda do último século, desvelando novas e reeditando velhas formas de organização e de se fazer política. São comunicados sobre calendários, geografias e cores.</p>
<p><span style="color:#ff0000;font-weight:bold;">+ BATE PAPO: </span><span style="color:#000000;">Com todos aqueles interessados em pensar as experiências zapatistas e saber um pouco mais sobre a editora Deriva.</span></p>
<p><span style="color:#ff0000;font-weight:bold;">LOCAL: <span style="color:#000000;"><br />
FESP (Fundação Escola Sociologia e Política)</span></span><br />
<span style="font-weight:bold;">Rua Cesário Mota Junior, 262 / Sala 61</span><br />
<span style="font-weight:bold;">Próximo Metro República, Vila Buarque</span></p>
<p><span style="font-weight:bold;color:#ff0000;">DATA:</span><br />
<span style="font-weight:bold;">SEXTA &#8211; 14/AGOSTO &#8211; 19h</span></p>
<p><span style="font-weight:bold;color:#ff0000;">INFORMAÇÕES:</span><br />
<span style="font-weight:bold;">www.deriva.com.br</span></p>
<p><span style="font-weight:bold;">mapa  &#8211; <a href="http://www.bikemap.net/route/279980">aqui</a> e <a href="http://www.bikemap.net/route/279988">aqui</a></span></p>
<p><span style="font-weight:bold;">-.-.-.-.-.<br />
</span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Inelul regelui Solomon]]></title>
<link>http://madrizen.wordpress.com/2009/08/02/inelul-regelui-solomon/</link>
<pubDate>Sat, 01 Aug 2009 22:39:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>Zenu</dc:creator>
<guid>http://madrizen.wordpress.com/2009/08/02/inelul-regelui-solomon/</guid>
<description><![CDATA[Vrei să ştii ce s-a întâmplat după ce Şeherezada şi-a terminat de rostit poveştile? Tocmai am aflat.]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Vrei să ştii ce s-a întâmplat după ce Şeherezada şi-a terminat de rostit poveştile? Tocmai am aflat.]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Umorul în serviciul libertăţii]]></title>
<link>http://madrizen.wordpress.com/2009/07/21/zambetul-in-serviciul-libertatii/</link>
<pubDate>Tue, 21 Jul 2009 14:20:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>Zenu</dc:creator>
<guid>http://madrizen.wordpress.com/2009/07/21/zambetul-in-serviciul-libertatii/</guid>
<description><![CDATA[O democraţie sănătoasă este una care poate să râdă. În acest sens, regret foarte mult absenţa unei C]]></description>
<content:encoded><![CDATA[O democraţie sănătoasă este una care poate să râdă. În acest sens, regret foarte mult absenţa unei C]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Confesiunile unui fost liberal]]></title>
<link>http://madrizen.wordpress.com/2009/07/13/confesiunile-unui-fost-liberal/</link>
<pubDate>Mon, 13 Jul 2009 19:53:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>Zenu</dc:creator>
<guid>http://madrizen.wordpress.com/2009/07/13/confesiunile-unui-fost-liberal/</guid>
<description><![CDATA[Nu vreau să încâlcesc pe nimeni şi cu atât mai puţin nu vreau să mă fac confuz io însumi. Dar se înt]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Nu vreau să încâlcesc pe nimeni şi cu atât mai puţin nu vreau să mă fac confuz io însumi. Dar se înt]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ya basta!]]></title>
<link>http://alternaif.wordpress.com/2009/07/06/ya-basta/</link>
<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 11:09:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>alternaif</dc:creator>
<guid>http://alternaif.wordpress.com/2009/07/06/ya-basta/</guid>
<description><![CDATA[]]></description>
<content:encoded><![CDATA[]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Subcomandante Marcos hablando........]]></title>
<link>http://elmanualnlhc.wordpress.com/2009/06/18/subcomandante-marcos-hablando/</link>
<pubDate>Thu, 18 Jun 2009 00:25:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>kommy</dc:creator>
<guid>http://elmanualnlhc.wordpress.com/2009/06/18/subcomandante-marcos-hablando/</guid>
<description><![CDATA[Entrevista al Subcomandante Marcos tratando el tema sobre los partidos políticos electoreros en el 2]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" style="cursor:0;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/c/c0/Subcomandante_Marcos_en_Salamanca_050.jpg" alt="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/c/c0/Subcomandante_Marcos_en_Salamanca_050.jpg" width="445" height="334" />Entrevista al Subcomandante Marcos tratando el tema sobre los partidos políticos electoreros en el 2006, pero que se aplica perfectamente a la actualidad. Explica de manera formidable la falta ideológica y política dentro de los partidos políticos, así como el cambio de partido entre l@s &#8220;militantxs&#8221; de estos sin importar colores, ideologia, fines, etc&#8230;</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/y-vgj2d-jQI&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/y-vgj2d-jQI&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>Los siguientes videos son de un programa de TV Española realizada en el 2007 donde Marcos platica la historia de Marcos, del EZLN, del panorama politico mexicano y de otras cosas.</p>
<p>En lo general la entrevista es buena, salvo en los momentos donde se le pone mas atencion a Marcos, que aceptamos es un personaje publico, pero no es el centro del movimiento como los medios masivos de comunicacion (y algun@s fans) quieren hacer parecer.</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/MjDHXgoc-5c&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/MjDHXgoc-5c&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/4gTZGzBjgyw&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/4gTZGzBjgyw&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[It's Not Over In Oaxaca]]></title>
<link>http://totheroots.wordpress.com/2009/06/15/its-not-over-in-oaxaca/</link>
<pubDate>Mon, 15 Jun 2009 12:59:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>Daniel Schmidt</dc:creator>
<guid>http://totheroots.wordpress.com/2009/06/15/its-not-over-in-oaxaca/</guid>
<description><![CDATA[The international recognition of struggle in Oaxaca seems far behind us, but it was today in 2006 th]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>The international recognition of struggle in Oaxaca seems far behind us, but it was today in 2006 that the police attempted to end the protest of teacher&#8217;s, leading to a more general movement in the ouster of Gov. Ulises Ruiz. Even today, as <a href="http://www.laht.com/article.asp?ArticleId=337166&#38;CategoryId=14091">tragedy struck</a> in the form of an explosion before a march commemorating the anniversary, the tensions between the people and the government of Oaxaca remain high.</p>
<p>Yet Kristin Bricker of Narco News this morning brings to light an oft stated case of abuse that goes back to the mid-1990s. It a story of the movement in Loxicha, one of the poorest regions of Mexico, that never happened in the midst of the Zapatista movement after it came to fruition in 1994. It is only now, over a decade later, <a href="http://narcosphere.narconews.com/notebook/kristin-bricker/2009/06/oaxacan-political-prisoners-find-new-hope-zapatistas-other-campaign">gains are being made</a>. An excerpt below.</p>
<p><img src="http://totheroots.wordpress.com/files/2009/06/mexico-loxicha.jpg?w=300" alt="loxicha mexico" title="loxicha mexico" width="300" height="224" class="aligncenter size-medium wp-image-3342" /></p>
<blockquote><p>On February 9, 2006, Subcomandante Insurgente Marcos entered Oaxaca&#8217;s Santa María Ixcotel jail to visit indigenous political prisoners from the state&#8217;s Loxicha region.  When he left the prison, he called upon Other Campaign adherents in Oaxaca to launch a national campaign to demand freedom for the political prisoners.</p>
<p>That national campaign never happened.</p>
<p>However, a Oaxacan group called the Zapatista Collective stepped up.  As adherents to the Other Campaign, they took Marcos&#8217; words to heart and made political prisoner accompaniment a central focus of their organization&#8217;s work.  Soon after Marcos&#8217; prison visit, the collective approached one of the Loxicha political prisoners, a woman named Isabel Almaraz, and asked her how they could help her fight for her freedom.  They worked with her for over two years, with her fighting from within the prison walls and the Zapatista Collective fighting from outside.  On July 17, 2008, Almaraz won her freedom. (<a href="http://narcosphere.narconews.com/notebook/kristin-bricker/2009/06/oaxacan-political-prisoners-find-new-hope-zapatistas-other-campaign">continue</a>)</p></blockquote>
<p><!-- AddThis Button BEGIN --></p>
<div><a href="http://www.addthis.com/bookmark.php?v=250" title="Bookmark and Share" target="_blank"><img src="http://s7.addthis.com/static/btn/lg-share-en.gif" width="125" height="16" alt="Bookmark and Share"></a></div>
<p><!-- AddThis Button END --></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Scriitorul incomod]]></title>
<link>http://madrizen.wordpress.com/2009/06/07/scriitorul-incomod/</link>
<pubDate>Sun, 07 Jun 2009 13:26:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>Zenu</dc:creator>
<guid>http://madrizen.wordpress.com/2009/06/07/scriitorul-incomod/</guid>
<description><![CDATA[Masca cu pipă îl „ascunde” pe Rafael Sebastián Guillén Vicente, cunoscut drept Subcomandante Insurge]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Masca cu pipă îl „ascunde” pe Rafael Sebastián Guillén Vicente, cunoscut drept Subcomandante Insurge]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Zapatistas]]></title>
<link>http://antiimperialistleague.wordpress.com/2009/06/02/zapatistas/</link>
<pubDate>Tue, 02 Jun 2009 06:28:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>maxwellarouse</dc:creator>
<guid>http://antiimperialistleague.wordpress.com/2009/06/02/zapatistas/</guid>
<description><![CDATA[A Place Called Chiapas Lonely Planet Travel Video on the Zapatista Revolution Zapatista- Big Noise F]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/W_WpNmrd7oo&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/W_WpNmrd7oo&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span><br />
A Place Called Chiapas<br />
<span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/CUpcuM95t5M&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/CUpcuM95t5M&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span><br />
Lonely Planet Travel Video on the Zapatista Revolution<br />
<span style='text-align:center;display:block;'><object width='400' height='330' type='application/x-shockwave-flash' data='http://video.google.com/googleplayer.swf?docId=211108422793632049'><param name='allowScriptAccess' value='never' /><param name='movie' value='http://video.google.com/googleplayer.swf?docId=211108422793632049'/><param name='quality' value='best'/><param name='bgcolor' value='#ffffff' /><param name='scale' value='noScale' /><param name='wmode' value='window'/></object></span><br />
Zapatista- Big Noise Films</p>
<p>Solidarity and Best Wishes</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Revolução Mexicana]]></title>
<link>http://ahagon.wordpress.com/2009/05/27/revolucao-mexicana/</link>
<pubDate>Wed, 27 May 2009 19:07:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>ahagon</dc:creator>
<guid>http://ahagon.wordpress.com/2009/05/27/revolucao-mexicana/</guid>
<description><![CDATA[Texto produzido para a matéria de América III do curso de história:           Quando passamos a anal]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:left;">Texto produzido para a matéria de América III do curso de história<img class="alignright" title="Justiça social no Mexico" src="http://www.dhnet.org.br/educar/redeedh/images/mex1911.jpg" alt="" width="253" height="231" />:</p>
<p align="center">          Quando passamos a analisar um fato histórico temos de levar em consideração toda a bagagem da qual carregamos no exato momento que produzimos um conhecimento, pois dependendo de quais perguntas que iremos fazer e quais pontos iremos ressaltar o próprio conceito de revolução se modifica, se desloca. Portanto vemos que a realidade concreta é apenas uma parte das múltiplas perspectivas hologramáticas do todo.</p>
<p>            Partindo dessa reflexão olhamos as formas que o conceito de Revolução foi forjado e estudado em sala de aula. Através da perspectiva de Hannah Arendt a Revolução se dá numa ruptura abrupta de aspectos políticos, econômicos e sociais do qual o seu fim ultimo é a liberdade. Então para Arendt uma revolução, para que dê certo, terá de ter permanência em quanto forma estrutural, que pode ser alterada se caso a liberdade seja posta em cheque.</p>
<p>            No caso de Florestan Fernandes, analisando o golpe militar de 1964 no Brasil, dirá que uma Revolução se dá somente pela via democrática, pois é somente com o desejo da maioria que as mudanças sociais, políticas e econômicas podem ocorrer, diferentemente do golpe.</p>
<p>            Já Hector Bruit segue um caminho no qual diz que a revolução ocorre quando a classe oprimida toma o poder por vias violentas, portanto tendo de ser rapidamente implantada não possibilitando a classe dirigente se reestruturar e planejar a contra-revolução.</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/jGpzbwc4TGo&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/jGpzbwc4TGo&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>            Quando olho para o ocorrido no México vejo que tais pontos de vista desmoronam aos meus olhos. As grandes figuras que se levantaram contra o governo ditador emergiram do povo e é para o povo que se voltavam. Homens coletivos que sentiram a necessidade de lutar. A figura de Emiliano Zapata e Pancho Villa foram de fundamental importância para que a transferência de um governo à outro se concluísse.</p>
<p>Pancho Villa por muitos anos depois da Revolução ainda não tinha nenhum monumento que lembrasse seus feitos e somente no ano de 1956 inaugura-se uma escultura em sua cidade natal Chihuahua, porem o artista por “ordem do governador, mudou o bigode e a testa. Na inauguração, as autoridades não só omitiram o seu nome nos discursos, como também na placa de bronze. Falou-se apenas do ‘combatente da Divisão do Norte’, cabendo ao povo que assistia gritar: ‘<em>Viva Villa, cabrones!’</em><em> </em>”<a href="http://ahagon.wordpress.com/wp-admin/#_ftn1">[1]</a>.<img class="alignleft" title="General Villa" src="http://www.geocities.com/Vienna/9281/Pancho_Villa.jpg" alt="" width="562" height="797" /></p>
<p>Villa tinha um ideário que não se encaixava com as perspectivas socialistas européias, a única coisa que desejava era uma sociedade mais justa e capaz de obter um governo que pudesse prover as necessidades da população mais carente.</p>
<p>            No tempo em que governou Chihuahua adotou como lema “fechar cantinas e abrir escolas” tanto é que abriria em apenas 1 mês 50 escolas para uma cidade de apenas 40 mil habitantes, pensava em abrir as colônias militares que, de certa forma, podemos ver como se fosse uma comuna onde os camponeses pudessem viver juntos, trabalhando juntos e desfrutando juntos uma vida melhor. O que podemos dizer então é que Villa tinha uma idéia de reforma agrária, ideal este também visto por Emiliano Zapata.</p>
<p><img class="alignright" title="Zapata" src="http://www.freedomarchives.org/La_Lucha_Continua/images/e_zapata.jpg" alt="" width="296" height="450" />Zapata era em sua “essência” um homem rude, e até mesmo, para alguns, bárbaro (é claro que se olharmos com olhos de civilizados que somos). Vindo de uma tradição indígena toda sua cultura era voltada para a terra, a qual estava sendo retirada de seu povo em Morelos, portanto seu entendimento de mundo centrava-se na relação com a terra de sua origem. Fato este muito negligenciado pela historiografia, pois se não compreendermos isso não conseguimos entender o porquê da luta de Zapata e do porquê de sua insistência em permanecer centrado nas questões especificas de cada região as tornando autônomas do governo.</p>
<p>            Zapata e Villa, homens que queriam apenas justiça. Suas ideias idiossincráticas perturbaram e ainda pertubam aqueles que viveram ou vivenciam suas vidas. O conceito de Revolução se torna volátil às suas ações praticas, não se encaixa no ideário de Villa e Zapata pelo simples fato de não pertencer a uma cultura alheia à (T)terra, Revolução foi apenas um adjetivo dado à possibilidade de mudanças concretas na vida de todos, mudanças das quais sentimos reflexos até hoje através dos gritos em nome de Villa (<em>Viva Villa, cabrones!</em>) ou pela formação do EZLN(Ejercito Zapatista de Libertacion Nacional) em 1994, quando meros indígenas, homens primitivos, homens coletivos gritaram LIBERDADE.</p>
<p> </p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/Vm5UsRPsTWs&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/Vm5UsRPsTWs&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p><img class="alignleft" title="Subcomandante Marcos" src="http://crl.eco-anarquista.org/images/SubcomandanteMarcos.png" alt="" width="294" height="404" />“Yo soy como soy y tú eres como eres, construyamos un mundo donde yo pueda ser sin dejar de ser yo, donde tú puedas ser sin dejar de ser tú, y donde ni yo ni tú obliguemos al otro a ser como yo o como tú”.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<hr size="1" /><a href="http://ahagon.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref1">[1]</a>WALDIR, José Rampinelli, Pancho Villa e a Revolução Mexicana in <em>Lutas &#38; Resistências</em>, Londrina, n.2/3, v. 2, 1o e 2o sem. 2007<strong> </strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA["Para Mamá Corral (cuentos para suplir las inyecciones)", del Subcomandante Marcos]]></title>
<link>http://negradealma.wordpress.com/2009/05/26/mama-corral-supmarcos/</link>
<pubDate>Tue, 26 May 2009 19:03:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>negradealma</dc:creator>
<guid>http://negradealma.wordpress.com/2009/05/26/mama-corral-supmarcos/</guid>
<description><![CDATA[Fuente: Radioinsurgente.org. Enero del 2009. A quien corresponda: De madrugada, como de por sí, lleg]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Fuente: Radioinsurgente.org. Enero del 2009. A quien corresponda: De madrugada, como de por sí, lleg]]></content:encoded>
</item>

</channel>
</rss>
