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	<title>tecnofobia &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/tecnofobia/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "tecnofobia"</description>
	<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 03:23:33 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Los canarios no nos fiamos de los titulares de algunas noticias]]></title>
<link>http://algolpito.wordpress.com/2009/11/08/los-canarios-no-nos-fiamos-de-los-titulares-de-algunas-noticias/</link>
<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 16:36:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>Don Consultor</dc:creator>
<guid>http://algolpito.wordpress.com/2009/11/08/los-canarios-no-nos-fiamos-de-los-titulares-de-algunas-noticias/</guid>
<description><![CDATA[En La Provincia: Aparte de una redacción de la noticia esperpéntica, el titular se basa en, ¿a que n]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>En <a href="http://www.laprovincia.es/tecnologia/2009/11/08/canarios-fian-internet/268036.html?pCom=2#EnlaceComentarios" target="_self">La Provincia</a>:</p>
<p><a href="http://www.laprovincia.es/tecnologia/2009/11/08/canarios-fian-internet/268036.html?pCom=2#EnlaceComentarios"><img class="aligncenter size-full wp-image-1705" title="LPInternet" src="http://algolpito.wordpress.com/files/2009/11/lpinternet.jpg" alt="LPInternet" width="357" height="168" /></a></p>
<p>Aparte de una redacción de la noticia esperpéntica, el titular se basa en, ¿a que no lo adivinan?,<strong> ¡un estudio!</strong> de una web, y no se indica como se llega a semejante conclusión.</p>
<p>Por supuesto en el artículo no se nombra que muchas tiendas virtuales <a href="http://www.canariasbruta.com/Archivo/igic-la-enorme-trampa-para-los-peque-os-importadores" target="_self">no envían pedidos a las islas</a>, o que el <a href="http://www.canariasbruta.com/Archivo/las-aduanas-en-canarias-un-freno-para-el-desarrollo-de-las-islas" target="_self">pago en la aduana en Canarias</a> roza casi la usura; quizás por eso somos la comunidad autónoma donde menos compras a través de la red se realizan, y el redactor debería informarse más antes de hacer un <em>copypasteado</em>.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[TV vs Internet: ci fai o ci sei ? un pò ci fai … un pò ci sei (reloaded)]]></title>
<link>http://pierani.wordpress.com/2009/10/14/tv-vs-internet-ci-fai-o-ci-sei-un-po-ci-fai-%e2%80%a6-un-po-ci-sei-reloaded/</link>
<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 11:36:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>pierani</dc:creator>
<guid>http://pierani.wordpress.com/2009/10/14/tv-vs-internet-ci-fai-o-ci-sei-un-po-ci-fai-%e2%80%a6-un-po-ci-sei-reloaded/</guid>
<description><![CDATA[Riprendo tutto quello che ho già detto qui con il carico da undici, anche perchè, riconosciamoglielo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/zp10_Dx4gT8&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/zp10_Dx4gT8&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span> Riprendo tutto quello che ho già detto <a href="http://pierani.wordpress.com/2009/09/03/tv-vs-internet-ci-fai-o-ci-sei-un-po-ci-fai-un-po-ci-sei/" target="_blank">qui</a> con il carico da undici, anche perchè, riconosciamoglielo ! con il servizio che vedete qui sopra Emilio Fede e Rete4 hanno surclassato alla grande la puntata di Matrix che commentavo nel precedente post</p>
<p>Sul &#8220;sondaggio&#8221; finale poi &#8230; che dire: no comment</p>
<p>povera Italia</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Tecnofobia: saiba o que é]]></title>
<link>http://ogestor.wordpress.com/2009/08/03/tecnofobia-saiba-o-que-e/</link>
<pubDate>Tue, 04 Aug 2009 00:26:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>ogestor</dc:creator>
<guid>http://ogestor.wordpress.com/2009/08/03/tecnofobia-saiba-o-que-e/</guid>
<description><![CDATA[Tecnofobia é o medo da tecnologia moderna. Pode se manifestar como o receio em utilizar um computado]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Tecnofobia é o medo da tecnologia moderna. Pode se manifestar como o receio em utilizar um computado]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[¿Pero Internet no era malísima y acabaría con ésto?]]></title>
<link>http://algolpito.wordpress.com/2009/07/10/%c2%bfpero-internet-no-era-malisima-y-acabaria-con-esto/</link>
<pubDate>Fri, 10 Jul 2009 07:26:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>Don Consultor</dc:creator>
<guid>http://algolpito.wordpress.com/2009/07/10/%c2%bfpero-internet-no-era-malisima-y-acabaria-con-esto/</guid>
<description><![CDATA[En Diario de Avisos (que hoy viene muy interesante):]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>En <a href="http://www.diariodeavisos.com/diariodeavisos/content/278400/" target="_self">Diario de Avisos</a> (que hoy viene muy interesante):</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1249" title="DACines" src="http://algolpito.wordpress.com/files/2009/07/dacines.jpg" alt="DACines" width="500" height="372" /></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[14 luglio, stop, mi fermo per rettifica!]]></title>
<link>http://nikitaitaly.wordpress.com/2009/07/02/14-luglio-stop-mi-fermo-per-rettifica/</link>
<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 05:27:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>nikitaitaly</dc:creator>
<guid>http://nikitaitaly.wordpress.com/2009/07/02/14-luglio-stop-mi-fermo-per-rettifica/</guid>
<description><![CDATA[Il Governo pone la fiducia sul discusso disegno di legge in materia di intercettazioni e la blogosfe]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><em><span style="color:#008000;">Il Governo pone la fiducia sul discusso disegno di legge in materia di intercettazioni e la blogosfera ne fa le spese rischiando di essere &#8220;chiusa per rettifica&#8221;. </span></em></strong>È questo il senso di quanto è accaduto nelle scorse ore in Parlamento, dove per effetto dell&#8217;approvazione del maxi-emendamento presentato dal Governo sta per diventare legge l&#8217;idea, di cui si è già discusso sulle colonne di questa testata &#8211; di obbligare tutti &#8220;i gestori di siti informatici&#8221; a procedere, entro 48 ore dalla richiesta, alla rettifica di post, commenti, informazioni ed ogni altro genere di contenuto pubblicato.</p>
<p>Non dar corso tempestivamente all&#8217;eventuale richiesta di rettifica potrà costare molto caro a blogger, gestori di newsgroup, piattaforme di condivisione di contenuti e a chiunque possa rientrare nella vaga, generica e assai poco significativa definizione di &#8220;gestore di sito informatico&#8221;: la disposizione di legge, infatti, prevede, in tal caso, una sanzione da 15 a 25 milioni di vecchie lire.</p>
<p>Tanto per esser chiari e sicuri di evitare fraintendimenti quello che accadrà all&#8217;indomani dell&#8217;entrata in vigore della nuova legge è che chiunque potrà inviare una mail a un blogger, a Google in relazione ai video pubblicati su YouTube, a Facebook o MySpace o, piuttosto al gestore di qualsiasi newsgroup o bacheca elettronica amatoriale o professionale che sia, chiedendo di pubblicare una rettifica in testo, video o podcast a seconda della modalità di diffusione della notizia da rettificare. È una brutta legge sotto ogni profilo la si guardi ed è probabilmente frutto, in pari misura, dell&#8217;analfabetismo informatico, della tecnofobia e della ferma volontà di controllare la Rete degli uomini del Palazzo.</p>
<p><strong><em>Il decreto legge sulle intercettazioni:</em></strong></p>
<p>     <br />
IL DECRETO LEGGE SULLE INTERCETTAZIONI<br />
IL TESTO COMPLETO: 5 ARTICOLI, 9 COMM Art.1/1. L&#8217;articolo 240 del codice di procedura penale è sostituito dal</p>
<p>seguente: Art. 240 (Documenti anonimi ed atti relativi ad intercettazioni<br />
illegali).<br />
1. I documenti che contengono dichiarazioni anonime non possono essere<br />
acquisiti nè in alcun modo utilizzati, salvo che costituiscano corpo del<br />
reato o provengano comunque dall&#8217;imputato.<br />
2. L&#8217;autorità giudiziaria dispone l&#8217;immediata distruzione dei documenti, dei<br />
supporti e degli atti concernenti dati e contenuti di conversazioni e<br />
comunicazioni, relativi al traffico telefonico e telematico, illegalmente<br />
formati o acquisiti. Allo stesso modo si provvede per i documenti formati<br />
attraverso la raccolta illegale di informazioni. Di essi è vietato eseguire<br />
copia in qualunque forma. Il loro contenuto non costituisce in alcun modo<br />
notizia di reato, nè può essere utilizzato a fini processuali o<br />
investigativi.<br />
3. Delle operazioni di distruzione è redatto apposito verbale, nel quale si<br />
dà atto dell&#8217;avvenuta intercettazione o detenzione e dell&#8217;acquisizione,<br />
delle sue modalità e dei soggetti interessati, senza alcun riferimento al<br />
contenuto delle stesse.<br />
Art. 2. 1. All&#8217;articolo 512 del codice di procedura penale, dopo il comma 1<br />
è aggiunto il seguente: «2. È sempre consentita la lettura dei verbali<br />
relativi all&#8217;acquisizione ed alle operazioni di distruzione degli atti di<br />
cui all&#8217;articolo 240, comma 2.»<br />
Art. 3. 1. Chiunque illecitamente detiene gli atti o i documenti di cui<br />
all&#8217;articolo 240, comma 2, del codice di procedura penale, è punito con la<br />
pena della reclusione da sei mesi a quattro anni. 2. Si applica la pena<br />
della reclusione da uno a cinque anni se il fatto di cui al comma 1 è<br />
commesso da un pubblico ufficiale o da incaricato di pubblico servizio.<br />
Art. 4. 1 &#8211; A titolo di riparazione, ciascun interessato può chiedere<br />
all&#8217;autore della divulgazione degli atti o dei documenti, di cui<br />
all&#8217;articolo 240, comma 2, del codice di procedura penale, così come<br />
modificato dall&#8217;articolo 1 del presente decreto, al direttore o<br />
vice-direttore responsabile e all&#8217;editore, in solido fra loro, una somma di<br />
denaro determinata in ragione di cinquanta centesimi per ogni copia<br />
stampata, ovvero da cinquantamila a un milione di euro secondo l&#8217;entità del<br />
bacino di utenza ove la diffusione sia avvenuta con mezzo radiofonico,<br />
televisivo o telematico. In ogni caso, l&#8217;entità della riparazione non può<br />
essere inferiore a ventimila euro.<br />
2. L&#8217;azione va proposta nel termine di un anno dalla data della<br />
divulgazione, salvo che il soggetto interessato non dimostri di averne avuto<br />
conoscenza successivamente. La causa è decisa nelle forme di cui agli<br />
articoli 737 e seguenti del codice di procedura civile. In caso di giudizio<br />
ordinario, ai fini della liquidazione del danno risarcibile si tiene conto<br />
della somma corrisposta ai sensi del presente articolo.<br />
3. L&#8217;azione è esercitata senza pregiudizio di quanto il Garante per la<br />
protezione dei dati personali o l&#8217;autorità giudiziaria possano disporre ove<br />
accertino o inibiscano l&#8217;illecita diffusione di dati o di documenti, anche a<br />
seguito dell&#8217;esercizio di diritti da parte dell&#8217;interessato.<br />
Art. 5. 1 &#8211; Il presente decreto-legge entra in vigore il giorno successivo a<br />
quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica<br />
italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge. Il<br />
presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella<br />
Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto<br />
obbligo a chiunque spetti di osservarlo ed farlo osservare.</p>
<div id="attachment_1150" class="wp-caption aligncenter" style="width: 630px"><a href="http://nikitaitaly.worpress.com/"><img class="size-full wp-image-1150" title="stop" src="http://nikitaitaly.wordpress.com/files/2009/07/stop.jpg" alt="Nikita's Blog" width="620" height="420" /></a><p class="wp-caption-text">Nikita&#39;s Blog</p></div>
<p> </p>
<p>Fonte : <a href="http://www.corriere.it">www.corriere.it</a>  / <a href="http://espresso.repubblica.it/">Repubblica.it</a> / <a href="http://www.flipnews.org/italia/underground_3/blog/index.php?option=com_content&#38;task=view&#38;id=639&#38;Itemid=133">Flipnews</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[¿Por qué nadie titula con sus nombres?]]></title>
<link>http://algolpito.wordpress.com/2009/06/17/%c2%bfpor-que-nadie-titula-con-sus-nombres/</link>
<pubDate>Wed, 17 Jun 2009 10:07:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>Don Consultor</dc:creator>
<guid>http://algolpito.wordpress.com/2009/06/17/%c2%bfpor-que-nadie-titula-con-sus-nombres/</guid>
<description><![CDATA[En Canarias7: En Canarias Al Día: En La Opinión de Tenerife: En La Provincia (¿&#8221;El &#8216;@]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>En <a href="http://www.canarias7.es/articulo.cfm?id=132540" target="_self">Canarias7</a>:</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1080" title="C7Asturias" src="http://algolpito.wordpress.com/files/2009/06/c7asturias.jpg" alt="C7Asturias" width="282" height="208" /></p>
<p>En <a href="http://www.canariasaldia.com/noticia.php?noticia_id=135117" target="_self">Canarias Al Día</a>:</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1081" title="CADAsturias" src="http://algolpito.wordpress.com/files/2009/06/cadasturias.jpg" alt="CADAsturias" width="291" height="216" /></p>
<p>En <a href="http://www.laopinion.es/secciones/noticia.jsp?pRef=2009061700_18_226553__Ciencia-y-Tecnologia-movil-mail-ganan-Principe-Asturias-Investigacion" target="_self">La Opinión de Tenerife</a>:</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1082" title="LOAsturias" src="http://algolpito.wordpress.com/files/2009/06/loasturias.jpg" alt="LOAsturias" width="327" height="165" /></p>
<p>En <a href="http://www.laprovincia.es/secciones/noticia.jsp?pRef=2009061700_19_238327__Ciencia-movil-premio-Principe-Asturias-Investigacion" target="_self">La Provincia</a> (¿&#8221;El &#8216;@&#8217;?):</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1083" title="LPAsturias" src="http://algolpito.wordpress.com/files/2009/06/lpasturias.jpg" alt="LPAsturias" width="305" height="107" /></p>
<p>Será porque casi todo el mundo conoce a <em>mindundis</em> que salen en los medios de comunicación vomitando sus miserias y gilipolladas por unos &#8220;<em>leuros</em>&#8220;, pero de conocimientos sobre ciencia y tecnología vamos escasos.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Vinilo]]></title>
<link>http://correconelcuento.wordpress.com/2009/05/13/vinilo/</link>
<pubDate>Wed, 13 May 2009 05:06:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>Commedia</dc:creator>
<guid>http://correconelcuento.wordpress.com/2009/05/13/vinilo/</guid>
<description><![CDATA[El inicio de un nuevo año (también el del curso escolar) ha sido siempre terreno abonado para nuevas]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>El inicio de un nuevo año (también el del curso escolar) ha sido siempre terreno abonado para nuevas metas. Aprender un idioma, empezar a correr o decidirse, por fin, a hacer la colección de cucharillas del kiosko, son algunos de los proyectos que esperan pacientes a tan señaladas fechas.</p>
<p>Esta año ha sido para mí el de las películas en <a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Dvd" target="_blank">DVD</a> a <a href="http://este-perro-mundo.blogspot.com/2006/12/vueltas-con-el-leuro.html">leuro</a> la pieza (a veces <em>de regalo</em>) comprando el periódico. No sé si he hecho bien al llevarme a casa unas cuantas (aunque fueran <em>gratis</em>) porque parece que, dentro de muy poco, este formato se convertirá en pieza de museo, al igual que le ha sucedido al <a href="http://www.elpais.com/articulo/sociedad/CD/entra/coma/vinilo/resucita/elpepisoc/20080630elpepisoc_1/Tes" target="_blank">CD</a>, del que este año <a href="http://www.elmundo.es/suplementos/ariadna/2009/414/1236960546.html" target="_blank">se cumplen treinta desde su invención</a>.</p>
<div id="attachment_2529" class="wp-caption aligncenter" style="width: 710px"><a href="http://www.latiradeoroz.es/"><img class="size-full wp-image-2529" title="Oroz_CanonSGAE" src="http://correconelcuento.wordpress.com/files/2009/04/g_9e181a_tira_y_afloja_23-12-07.jpg" alt="g_9e181a_Tira_y_Afloja_23-12-07" width="700" height="262" /></a><p class="wp-caption-text">Ilustración de César Oroz. Pulsar sobre la imagen para ver todas las &#34;tiras de Oroz&#34; en su página personal.</p></div>
<p>Todavía no me imagino leyendo un cuento ilustrado en uno de esos <a href="http://www.soitu.es/soitu/2008/09/11/vidadigital/1221150763_438798.html" target="_blank">libros</a> de <a href="http://www.eink.com/" target="_blank">tinta electrónica</a>, aunque vaya usted a saber porque (como se define como <em>imprevisible</em>) la invención puede <a href="http://www.ub.edu/cultural/Eventos/DocsCreatividadInnovacion/Joan%20Pedregosa%20Innovacion%20Europa.pdf" target="_blank">salir por un tubo</a>, y a lo mejor inventan algo que te permita sentir lo mismo que tener un cuento entre las manos (pero sin utilizar papel, claro). Después de todo, quizá sea cierto lo de que <em><a href="http://blogs.publico.es/ciencias/694/libros-para-nuevas-pantallas/" target="_blank">el libro no es sólo el soporte</a></em>.</p>
<p>Espero no tener la <em><a href="http://www.publico.es/ciencias/211644/eterna/tecnofobia?pagCom=2" target="_blank">eterna tecnofobia</a></em> que otros padecen, aunque me parece que el próximo disco que compre será un <a href="http://www.elcultural.es/version_papel/ESCENARIOS/24455/Pendientes_del_vinilo" target="_blank">vinilo</a>.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Malas prácticas]]></title>
<link>http://algolpito.wordpress.com/2009/05/08/malas-practicas/</link>
<pubDate>Fri, 08 May 2009 15:31:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>Don Consultor</dc:creator>
<guid>http://algolpito.wordpress.com/2009/05/08/malas-practicas/</guid>
<description><![CDATA[Las que siguen teniendo los medios &#8220;tradicionales&#8221; (que poco me gusta esta expresión), a]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Las que siguen teniendo los medios <em>&#8220;tradicionales&#8221;</em> (que poco me gusta esta expresión), a la hora de citar las fuentes de donde han obtenido sus noticias.</p>
<p><a href="http://www.laopinion.es/secciones/noticia.jsp?pRef=2009050800_10_217758__Sucesos-cazador-cazado" target="_self">La Opinión de Tenerife</a>:</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-781" title="LORad" src="http://algolpito.wordpress.com/files/2009/05/lorad.jpg" alt="LORad" width="336" height="161" />En el desarrrollo de la  noticia, simplemente se comenta:</p>
<blockquote><p>Desde hace una semana circulan por <strong>internet</strong> unas imágenes de un control de velocidad con el radar de la Guardia Civil de Tráfico en la TF-2 (&#8230;)</p></blockquote>
<p>El redactor aparte de no citar <a href="http://www.granatascotenerife.com/" target="_self">la fuente</a> (¡magnífico blog y servicio twitter, por cierto!), ha tenido además la caradura de usar una foto que aparece en <a href="http://picasaweb.google.com/granatascotenerife/Radares#" target="_self">el álbum de Picasa del mismo José López</a>, y presentarla como propia de La Opinión (¡chiquita jeta!).</p>
<p>Pero ya se sabe que en la red <a href="http://algolpito.wordpress.com/2009/04/18/la-culpa-es-de-interneeeeee/" target="_self">sólo existen páginas o herramientas</a> que claramente son elementos del maligno.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La culpa es de "Internéeeeee"]]></title>
<link>http://algolpito.wordpress.com/2009/04/18/la-culpa-es-de-interneeeeee/</link>
<pubDate>Sat, 18 Apr 2009 08:47:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>Don Consultor</dc:creator>
<guid>http://algolpito.wordpress.com/2009/04/18/la-culpa-es-de-interneeeeee/</guid>
<description><![CDATA[Dejando &#8220;las boradas&#8221; aparte (¡cuidado! el enlace es una página amarillista, donde prete]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Dejando &#8220;<a href="http://www.canarias7.es/articulo.cfm?id=126364" target="_self">las boradas</a>&#8221; aparte (¡cuidado! el enlace es una página amarillista, donde pretenden impartir un curso de química para torpes), resulta que los medios siguen empeñados en colgar el cartel de culpable a las nuevas tecnologías, y que estas son malas malísimas de la muerte. <a href="http://www.laprovincia.es/secciones/noticia.jsp?pRef=2009041800_20_223825__Tecnologia-Malas-notas-problemas-emocionales-para-usuarios-Facebook">La Provincia</a> &#8220;<em>copypastea</em>&#8221; una nota de prensa de EFE, donde el culpable es Facebook:</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-692" title="lpface" src="http://algolpito.wordpress.com/files/2009/04/lpface.jpg" alt="lpface" width="334" height="222" />Por supuesto, en la noticia se hace referencia al correspondiente &#8220;estudio&#8221; (sin dar más datos, y como si llamarlo así ya fuera suficiente) que afirma esta &#8220;<em>pollabobada</em>&#8220;. ¿Cuándo se entenderá que una herramiento no es buena ni mala, y su influencia sólo se deriva del uso o abuso que se haga de ella?</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[A dialética do Homem e a Máquina]]></title>
<link>http://alexandrerivero.wordpress.com/2009/04/16/a-dialetica-do-homem-e-a-maquina/</link>
<pubDate>Thu, 16 Apr 2009 00:27:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>alexandrerivero</dc:creator>
<guid>http://alexandrerivero.wordpress.com/2009/04/16/a-dialetica-do-homem-e-a-maquina/</guid>
<description><![CDATA[Olá amigos A tecnologia atual está criando condições para apreendermos nos mesmos, favoreceu um voca]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div><a href="http://4.bp.blogspot.com/_0OaA7mP75qw/SeaUOJCTAMI/AAAAAAAAAFk/DPnF4ugNefo/s1600-h/maq1.jpg"><img style="float:left;width:120px;cursor:hand;height:135px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://4.bp.blogspot.com/_0OaA7mP75qw/SeaUOJCTAMI/AAAAAAAAAFk/DPnF4ugNefo/s320/maq1.jpg" border="0" alt="" /></a></div>
<div>Olá amigos</div>
<div>A tecnologia atual está criando condições para apreendermos nos mesmos, favoreceu um vocabulário muito interessante que expressa nossas funções cognoscentes. Nossos processos de aprendizagem e lido com nós mesmos e o mundo. Entretanto as neurociências emprestam termos para descrever processos de nossa tecnologia inteligente. Parece que não podemos falar mais na metáfora da máquina explicando a cognição humana, mas sim na dialética entre homem e máquina (máquina = criação humana inteligente). Esta dialética permite ao homem construir suas ferramentas e se construir a si mesmo. É como se as ferramentas entram em nós e nós nas ferramentas que criamos. Estamos num ponto alto de complexidade para significar nossos processos e apenas significando que poderemos explorá-los como maior profundidade.<img style="display:block;width:161px;cursor:hand;height:194px;text-align:center;margin:0 auto 10px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_0OaA7mP75qw/SeaVP44Hh7I/AAAAAAAAAF0/_e9CmSi2l4I/s320/maq3.jpg" border="0" alt="" /></div>
<p>Vejamos algumas frases desta dialética:</p>
<p>Quanto sua bateria interna armazena de energia, para enfrentar situações estressantes. Sem ter possibilidades de recarga, ou seja sem niveis bons de descanso, situações prazerozas,..?</p>
<p>Você aprendeu a recarregar sua bateria? Que recursos utiliza: terapia, música, yoga, caminhada, conversar com amigos, escrever um blog, &#8230;?</p>
<p>Qual a capacidade de sua HD, seus bancos de memória conservam registros organizados de facil evocação? Como você codifica as informações? <a href="http://2.bp.blogspot.com/_0OaA7mP75qw/SeaU9UO8KVI/AAAAAAAAAFs/YodLBHettk0/s1600-h/maq2.jpg"><img style="float:right;width:105px;cursor:hand;height:120px;margin:0 0 10px 10px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_0OaA7mP75qw/SeaU9UO8KVI/AAAAAAAAAFs/YodLBHettk0/s320/maq2.jpg" border="0" alt="" /></a></p>
<p>Você processa as informações com rapidez? Seu processador interno apresenta alto desempenho? Você lida com simultaneidade de processos?</p>
<p>E sua capacidade de conectividade, estabelece redes de relacionamento de alta velocidade e com estabilidade? Facilidade e eficiência em Download ou Upload de imagens, histórias ilustradas em sequência&#8230;?</p>
<p>Capacidade de monitorar varias situações, gravando imagens, diálogos, dados numéricos com nitidez e precisão?</p>
<p>Sistema estável, confiável para momentos de importância vital?</p>
<p>Você desenvolveu programas internos para fazer apresentações pessoais e profissionais atraentes, persuasivas e empolgantes?</p>
<p>Seu sistema consegue dedectar invasões, fechar portas afim de evitar contaminações? Você trabalha com algum programa de segurança personalizado?</p>
<p>Como é sua linguagem de plataforma, uma linguagem partilhada pela maioria das pessoas? Fácil comunicação?</p>
<p>Você sabe ser reservado, criptografando dados íntimos e oferecendo cópia de descriptografar para pessoas certificadas como confiáveis?</p>
<p>Você mantém um GPS capaz de rapidamente localizá-lo e construir a rota mais eficiente para seu foco?</p>
<p>Como está seu sistema backup de você mesmo? No caso de um pane você tem seus registros de suas reflexões, histórias, dados?</p>
<p>Seus arquivos e informações obtidos no seu dia a dia associam-se a seus programas com facilidade? Sua área de associação funciona a contento?</p>
<p>Sua Rede Social é participativa, plugada on line?</p>
<p>ETC&#8230;.</p>
<p>A natureza nos dotou da capacidade de sermos co-criadores de processos inteligentes!</p>
<p>Alexandre Rivero</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[El manifiesto de Unabomber]]></title>
<link>http://humanosenfasebeta.wordpress.com/2009/03/31/el-manifiesto-de-unabomber/</link>
<pubDate>Tue, 31 Mar 2009 10:08:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>humanosenfasebeta</dc:creator>
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<description><![CDATA[Por fin retomo el blog después de una temporada demasiado larga sin escribir por aquí. Las excusas h]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Por fin retomo el blog después de una temporada demasiado larga sin escribir por aquí. Las excusas h]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Almas de metal]]></title>
<link>http://anabelherrera.wordpress.com/2009/03/14/almas-de-metal/</link>
<pubDate>Sat, 14 Mar 2009 21:54:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>anabelherrera</dc:creator>
<guid>http://anabelherrera.wordpress.com/2009/03/14/almas-de-metal/</guid>
<description><![CDATA[Publicado en Conocer la Ciencia en junio de 2006   Los robots entraron tímidamente en las fábricas y]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div></div>
<p><span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Publicado en Conocer la Ciencia en junio de 2006</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Los robots entraron tímidamente en las fábricas y ahora están presentes en todos los ámbitos de nuestra vida. Algunos piensan que nos superarán en inteligencia y acabarán dominando el mundo. Otros, en cambio, que nos abrirán las puertas de la ansiada inmortalidad.</span></span></p>
<p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"><!--more--></span></span></p>
<p><span style="font-size:10pt;"></span></p>
<p><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">En una isla remota en medio del océano se halla la central de la fábrica Robots Universales Rossum. Allí, un grupo de científicos construye, bajo las órdenes de Harry Domin, el gerente, unos seres mecánicos a imagen y semejanza del hombre para utilizarlos como mano de obra barata y liberarlo así de la pesada obligación de trabajar. Las máquinas son perfectas –no piensan, no sienten- hasta que Helena Glory, esposa de Domin y una ferviente defensora de los derechos de los robots, convence al jefe del Departamento de Psicología de la fábrica, el Dr. Gall, para que les confiera alma, es decir, la facultad de tomar decisiones y de comportarse como personas. Será entonces cuando los androides se rebelen contra sus creadores y declaren la guerra a la humanidad, partiendo de la premisa de que los conflictos bélicos han sido, desde tiempos inmemorables, el verdadero motor de la Historia.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Éste es el argumento de “Rossum’s Universal Robots (RUR)”, obra de teatro escrita en 1920 por Karel Capek (1890-1938). El dramaturgo checoslovaco más relevante de la primera mitad del siglo XX fue el primero en emplear el término ‘robot’, derivado del vocablo checo ‘robota’, que traducido al español significa ‘servidumbre’ o ‘trabajo esclavizante’. En “RUR”, y posteriormente en la novela catastrofista “La guerra de las salamandras”, Capek criticó duramente dos fenómenos patentes en la sociedad de la época. Por una parte, la opresión de la clase obrera y su consiguiente alienación. Y por otra, las consecuencias devastadoras que podía tener el progreso tecnológico desbocado, como acababa de demostrarse con el enorme potencial desplegado por la industria armamentística durante la Primera Guerra Mundial. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<div></div>
<div><span style="font-size:10pt;"></span></div>
<p><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"></p>
<div id="attachment_292" class="wp-caption aligncenter" style="width: 118px"><img class="size-full wp-image-292" title="rur" src="http://anabelherrera.wordpress.com/files/2009/03/rur.jpg" alt="RUR" width="108" height="137" /><p class="wp-caption-text">RUR</p></div>
<p> </p>
<p><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">La de Capek no era una idea nueva, ciertamente, pero sí el preludio de la percepción de los robots que la literatura y el cine de ciencia ficción nos inculcaría desde entonces hasta nuestros días. En este sentido, el escritor y divulgador científico de origen ruso Isaac Asimov (1920-1992) ha sido el personaje que mayor influencia ha ejercido en el imaginario colectivo de los amantes de las historias futuristas. En sus relatos, los robots son máquinas perfectamente diseñadas para servir a la humanidad y cuyas actuaciones se rigen por las Tres Leyes de la Robótica, término que el propio Asimov acuñó para definir la ciencia que estudia los robots.</span></span></p>
<p> </p>
<p><strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Están entre nosotros</span></span></strong></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Desde hace siglos, el hombre se ha empeñado en dar vida a seres artificiales, casi siempre como simple pasatiempo, como ocurrió con la invención de los autómatas o con el famoso flautista y el pato con aparato digestivo construidos por el ingeniero francés Jacques de Vaucanson (1709-1782), considerados las primeras criaturas mecánicas de la historia. Hoy en día, los robots están presentes en casi todos los ámbitos de nuestra existencia, aunque apenas nos demos cuenta. No se rebelan contra sus creadores. No pretenden dominar el mundo. Ni siquiera saben qué son las Tres Leyes de la Robótica. Por el contrario, desempeñan funciones de gran relevancia para nuestra sociedad y tienen múltiples aplicaciones en sectores tan diversos como la medicina, la industria, la agricultura, la construcción o el terreno militar.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Los primeros robots, tal y como los concebimos ahora, irrumpieron en la industria manufacturera de los Estados Unidos hacia la década de los 50 del siglo XX. Tradicionalmente se han centrado en el sector de la automoción, en las transformaciones metálicas y en la industria química y textil. España es uno de los líderes internacionales en cuanto a robots industriales se refiere. En concreto, en el año 2004 había instalado un total de 22.000, lo que le sitúa en el séptimo país en número de máquinas de este tipo, según un informe elaborado por la <a title="IFR" href="http://www.ifr.org" target="_blank">Federación Internacional de Robótica</a> (IFR, International Federation of Robotics). A pesar de todo, queda muy lejos todavía de Japón, con el 42% de la población mundial de robots industriales.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">La “fuga de los robots”</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Durante la última década, han emergido aplicaciones innovadoras de la robótica, sobre todo en el sector de servicios. Ésta es la conclusión que la <a title="Cotec" href="http://www.cotec.es" target="_blank">Fundación Cotec para la Innovación Tecnológica</a> extrae en un documento que acaba de publicar sobre <a title="Robótica y automatización" href="http://www.cotec.es/index.jsp?seccion=8&#38;id=200605080002" target="_blank">Robótica y Automatización</a>. La razón parece bien clara: “El aumento de la calidad de vida en los hogares, el cuidado de las personas mayores y niños, la educación y el entretenimiento, el control de la calidad de las infraestructuras y muchas otras aplicaciones son de suma importancia en la sociedad moderna. Con el aumento del tiempo dedicado al descanso y recreo, el sector de servicios es cada vez más demandado y emplea un volumen importante de mano de obra, en muchos casos muy especializada”. Es lo que <a title="Dylan Evans" href="http://dylan.org.uk" target="_blank">Dylan Evans</a>, profesor de Sistemas Autónomos Inteligentes de la Universidad West of England, en Bristol, Inglaterra, ha denominado la ‘fuga de los robots’: las máquinas se desmarcan de las fábricas para entrar en nuestras vidas.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">La medicina ha dado buena cuenta de ello con la introducción en las salas de operaciones de una nueva generación de robots o, mejor dicho, de robodocs (entre robot y doctor). La alta precisión de estos sistemas es vital para ayudar a los cirujanos a intervenir ciertas partes del cuerpo sin dañar el tejido circundante, o bien para realizar movimientos imposibles para la muñeca humana. Robots móviles se desplazan por los pasillos de los hospitales transportando de un lugar a otro medicamentos, historiales clínicos o muestras de sangre, y cogen el ascensor cada vez que quieren cambiar de planta. Otros, en cambio, prefieren interactuar con los pacientes para procurar que su estancia sea más agradable.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Sofisticados artilugios han invadido el campo de batalla por tierra, mar y aire. Todavía no han llegado los soldados robots preparados para la guerra –falta poco para ello-, pero son muchas las empresas que fabrican maquinaria capaz de rastrear el terreno en busca de explosivos, desactivar minas antipersona o rescatar supervivientes sepultados bajo los escombros. La industria aeroespacial requiere el mismo nivel tecnológico. Los rovers exploran planetas, mientras que otros robots entrenan a los cosmonautas simulando las condiciones de trabajo en los vuelos espaciales, controlan el tráfico aéreo, etc.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">La experimentación en domótica o automatización de la vivienda despierta cada vez más interés. Poder controlar la intensidad de la luz, la seguridad, el consumo energético o el nivel de humedad es ideal para lograr la máxima comodidad en el hogar, como también lo es olvidarse de la limpieza. Los robots domésticos ya se han aplicado concienzudamente a esta tarea desde hace unos años; suelen ser pequeños aparatos que se mueven de forma autónoma por toda la superficie, suben y bajan escaleras y alcanzan todos los rincones para acabar con la suciedad allá donde se encuentre. Los japoneses incluso han adoptado mascotas robóticas que corretean por toda la casa, como los famosos perritos <a title="AIBO" href="http://support.sony-europe.com/aibo/" target="_blank">AIBO </a>de Sony.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Nuestros asistentes personales</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">El siguiente paso en el sector de servicios será, con toda probabilidad, la creación de robots asistentes personales que nos ayuden a cuidar de los mayores y de las personas discapacitadas o que se encarguen de la educación de nuestros hijos, por ejemplo. El equipo de científicos del Laboratorio de Inteligencia Artificial del <a title="MIT" href="http://web.mit.edu/" target="_blank">Instituto Tecnológico de Massachussetts (MIT)</a>, en Estados Unidos, se centra ahora en esta línea de investigación. Para <a title="Rodney Brooks" href="http://people.csail.mit.edu/brooks/" target="_blank">Rodney A. Brooks</a>, director del Laboratorio y cofundador de la empresa <a title="iRobot Corporation" href="http://store.irobot.com/corp/index.jsp" target="_blank">iRobots Corporation</a>, el quid de la cuestión tiene que ver con la evolución demográfica.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">La población envejece a un ritmo vertiginoso y los índices de natalidad son cada día más bajos, hasta el punto de que en algunos países las personas jubiladas y de edad avanzada igualan o incluso superan en número a los trabajadores en activo. Este fenómeno se traduce en una mayor demanda de productividad para poder sostener la sociedad. ¿Cómo solventar el problema? Con robots personales que interactúen con el trabajador para que produzca más con menos esfuerzo. El equipo de Brooks investiga la analogía entre el ordenador personal y el robot personal: de la misma manera que la aparición de los ordenadores supuso una nueva fuente de información y de estructuración del trabajo, los robots permitirán a los trabajadores formar parte del proceso y aumentar su productividad. También se evitaría, de paso, la tendencia en el mundo occidental a eliminar empleos para trasladarlos a otros países donde la mano de obra es más barata.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Mitad carne, mitad máquina</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Si el siglo XIX fue el de la revolución tecnológica y el XX el de la información, el XXI se nos presenta ya como el siglo de la revolución de la biotecnología, al menos durante los primeros 50 años. Así lo afirma Brooks, quien augura que en el año 2050 la barrera entre la fantasía y la realidad se desplomará para dar paso a unos nuevos entes mitad carne mitad máquina. Según el investigador del MIT, la tecnología modificará tanto nuestro organismo como el del robot: las partes mecánicas se entremezclarán con los tejidos humanos de tal manera que se tornarán indistinguibles. El resultado podría ser algo así como un cyborg. De hecho, ¿acaso no tenemos ya algo de máquinas? No se puede negar que la tecnología ya ha invadido nuestros cuerpos por razones médicas: marcapasos, oídos prácticamente artificiales, prótesis, implantes en tetrapléjicos para que dirijan sus ordenadores o ayudarles a respirar mejor, miembros robóticos&#8230; Quizás en un futuro no muy lejano incorporaremos sofisticados mecanismos por pura estética, como quien hoy se hace un lifting.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">La corriente filosófica del transhumanismo va aún más allá y habla de pasar a la siguiente fase del proceso evolutivo a través de otras formas de vida alternativas. El ingeniero finlandés Pentti Malaska, expresidente de la <a title="WFSF" href="http://www.wfsf.org/" target="_blank">Federación Mundial de Estudios sobre el Futuro</a> (WFSF, World Futures Studies Federation) definió en 1997 cinco nuevas especies híbridas: bio-orgs, bio-organismos codificados proteínicamente que habitan en infraestructuras terrenales; cyborgs, híbridos biológicos y mecánicos que utilizan entornos tradicionales y el espacio cercano; silorgs, organismos adaptados mediante un ADN artificial sobre compuestos de silicio y diseñados para vivir en el espacio exterior; symborgs, organismos simbólicos autorreflexivos y autorreproductivos que habitarán en Internet; y el cerebro global, una mente cuántica con inteligencia superior.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"><a title="Ray Kurzweil" href="http://www.kurzweilai.net/index.html?flash=1" target="_blank">Ray Kurzweil</a> también se apunta a la idea del final de la especie humana en pro de una nueva etapa de la evolución. Para el tecnólogo norteamericano, hacia el 2030 podremos combinar nuestra inteligencia biológica con la no biológica. Millones de nanobots invadirán el cuerpo para reconstruir tejidos, atacar enfermedades o conectar diversos puntos del cerebro y mejorar la inteligencia y el potencial creativo. Todas las funciones físicas y mentales del hombre tendrán su equivalente artificial, según <a title="Hans Moravec" href="http://www.frc.ri.cmu.edu/~hpm/" target="_blank">Hans Moravec</a>, del Instituto de Robótica de la Universidad Carnegie Mellon, en Pittsburg, Estados Unidos. La fusión de la carne y el silicio dará paso al robot inteligente, que evolucionará independientemente de la biología humana.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">¿Los robots se emocionan?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Con la aparición de nuevas formas de vida o sin ellas, lo cierto es que pronto tendremos el poder de modificar nuestros cuerpos como manipulamos el diseño de nuestras máquinas, según Brooks. Pero si los robots se tornan más como nosotros y a su vez nosotros somos más como los robots, ¿entonces cuál es la esencia del ser humano? Tradicionalmente se ha considerado que la diferencia entre el hombre y la máquina radica en la capacidad de emoción. Por ejemplo, <a title="Kismet" href="http://www.ai.mit.edu/projects/humanoid-robotics-group/kismet/kismet.html" target="_blank">Kismet</a>, la cabeza robótica creada por el Laboratorio de Inteligencia Artificial del MIT, con ojos saltones y labios móviles, es capaz de interactuar con las personas que tiene delante expresando una gama de emociones bastante convincentes. En realidad, no siente nada, simplemente simula comportamientos emocionales.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Dylan Evans afirma que dotar de emociones a las máquinas tendrá múltiples beneficios y que sólo se trata de una cuestión de tiempo: la computación afectiva ya está dando sus primeros frutos. Actualmente, uno de los problemas más serios con los que se enfrentan los investigadores es conseguir una verdadera autonomía de los robots para que puedan coordinar más de un único objetivo sin entrar en conflicto. Para solucionar “el dilema del robot”, como se ha denominado a este fenómeno, las máquinas tendrán que tomar decisiones propias, y para ello necesitarán emociones.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Las emociones, como señala el profesor de la Universidad West of England, lejos de obstaculizar las acciones inteligentes, les proporcionan el éxito. La neurociencia demuestra que la razón y la emoción son dos mecanismos complementarios del cerebro humano para tomar decisiones. Por algo han estado presentes a lo largo de toda nuestra historia evolutiva. Así pues, los complejos robots inteligentes deberán desarrollar sus propias emociones para asegurar su supervivencia, pero eso no quiere decir que serán iguales a las nuestras. Podrían sorprendernos y darnos auténticas lecciones sentimentales.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">El fin del mundo vs. la inmortalidad</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">La posibilidad de que los robots lleguen a experimentar emociones desencadena un interesante debate filosófico. Y es que, si nuestras máquinas se comportan como nosotros, deberemos tratarlas como a iguales, no como a esclavos, y eso incluye reconocerles una serie de derechos. Por eso Rodney A. Brooks piensa que, a corto plazo, nos interesa construir “máquinas tontas”, de tal manera que no nos sintamos moralmente responsables de su bienestar; mientras tanto, iremos elaborando legislación al respecto. Evans sugiere la creación urgente de una roboética para poder anticiparnos a las sorpresas que nos deparan los avances tecnológicos.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Otro punto fuerte del debate lo constituye el hecho de que las máquinas invadan campos que hasta ahora estaban reservados exclusivamente a las capacidades humanas. Este nuevo fenómeno ataca de frente nuestra singularidad, y de ahí la aversión a los robots. Científicos de prestigio afirman que existe un peligro real de que las máquinas logren desarrollar una inteligencia propia y asumir el control debido al rápido aumento exponencial de la capacidad informática. Esta idea de que los robots se rebelarán contra sus creadores para dominar el mundo está influenciada, sin duda, por los relatos de ciencia ficción y las películas de Hollywood. En el mundo real, es imposible que un día surja de de la nada un robot con una inteligencia suprema y que de repente decida atacarnos, opina Brooks.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Frente a la concepción catastrofista del papel de los robots en el futuro, hay todo un colectivo de investigadores de la robótica, la inteligencia artificial y la informática, como Ray Kurzweil, que están convencidos de que estos mecanismos abrirán una nueva vía hacia la inmortalidad, puesto que dispondremos de la tecnología que nos permita “volcar” nuestro cerebro en ellos y vivir así para siempre. Hans Moravec explica en sus libros la operación con todo lujo de detalles. Se imagina un robot cirujano abriendo el cráneo de un sujeto, creando una simulación digital de su arquitectura neuronal y eliminando de paso el tejido superfluo. Una vez vacío, el cuerpo muere, y la conciencia navega por el espacio como si de un fantasma se tratase. Una de las ventajas de descargarnos en una memoria digital o en un cuerpo robótico sería la de poder conservar copias de seguridad como medida de protección frente a fallos inesperados en el programa. Y también, la de elegir el modelo, el material y el color de nuestro cuerpo a la carta. ¿Es acaso la robótica, en su versión de alcanzar la salvación eterna, la sustituta moderna de la religión?</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">LAS TRES LEYES DE LA ROBÓTICA DE ISAAC ASIMOV</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Asimov concibió en 1940 las Tres Leyes de la Robótica, un conjunto de principios éticos para robots, para contrarrestar el “complejo de Frankenstein”: el miedo a que las máquinas se rebelen contra sus creadores.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<ol style="margin-top:0;" type="1">
<li class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Un robot no debe dañar a un ser humano ni, por inacción, permitir que un ser humano sufra daño.</span></span></li>
<li class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Un robot debe obedecer las órdenes impartidas por los seres humanos, excepto cuando dichas órdenes entren en conflicto con la Primera Ley.</span></span></li>
<li class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Un robot debe proteger su propia existencia, mientras dicha protección no entre en conflicto con la Primera ni con la Segunda Ley.</span></span></li>
</ol>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">EL ORIGEN DE LA TECNOFOBIA</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">El miedo a la tecnología surgió en la Inglaterra del siglo XVIII, durante la Revolución Industrial. Los obreros vieron en la mecanización del trabajo la causa del desempleo, y reaccionaron rebelándose violentamente contra las máquinas. El movimiento se llamó luddismo, y sus seguidores, ludditas, en honor, supuestamente, a Ned Ludd, el primer tejedor que destrozó un telar. En la actualidad, la fobia se dirige hacia la tecnología digital, robótica e informática.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">LA INTELIGENCIA SEGÚN LA FILOSOFÍA</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">En el <a title="Departamento Lógica" href="http://fs-morente.filos.ucm.es/departamentos/logica.htm" target="_blank">Departamento de Lógica y Filosofía de la Ciencia de la Facultad de Filosofía de la Universidad Complutense de Madrid </a>(UCM) llevan 15 años trabajando en procesamiento del lenguaje natural en inteligencias artificiales. Han desarrollado, por ejemplo, una máquina capaz de leer libros y extraer además consecuencias razonables sobre la temática o la importancia del texto. ¿Es entonces inteligente? Para los profesores Jaime Sarabia y Carmen López, algunos mecanismos faltos de inteligencia generan conductas que sólo se pueden describir como inteligentes. Si un robot nos dijera “hace un día precioso, qué lástima tener que trabajar”, se comportaría de forma inteligente aunque no entendiera el significado de lo que ha dicho. Y es que, en definitiva, desde el punto de vista filosófico, tampoco existe en el ser humano ninguna pieza que determine claramente la esencia de su inteligencia.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">ROBOTS PARA LA TERCERA EDAD</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">En las próximas dos décadas, el número de personas mayores de 80 años se duplicará en los países occidentales, según la ONU. Conscientes del reto que supone esta evolución demográfica, muchas compañías fabrican robots para proporcionar asistencia y compañía a los ancianos. <a title="InTouch Health" href="http://www.intouchhealth.com/" target="_blank">InTouch Health </a>apuesta por los tratamientos remotos con robots como Companion, que atiende al paciente sin necesidad de la presencia del médico. Robocare es una máquina encargada de las tareas domésticas que el pionero de la robótica John Engelberger quiere crear con el fin de evitar las residencias para la tercera edad. En esta línea se orienta el proyecto <a title="ASIBOT" href="http://roboticslab.uc3m.es/roboticslab/robot.php?id_robot=3" target="_blank">ASIBOT </a>de la Universidad Carlos III de Madrid, un robot asistencial para gente mayor y discapacitados. Los japoneses van más allá y buscan robots de compañía que responden a estímulos como caricias o palabras afectuosas, como Primo Puel o <a title="Paro" href="http://www.paro.jp/english/" target="_blank">Paro</a>, una foca bebé.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">LA INVESTIGACIÓN CON ROBOTS EN ESPAÑA</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">A pesar de no contar con todos los recursos que se merecieran, en España existen varios centros de investigación en inteligencia artificial y robótica de prestigio internacional. A veces no pueden anticipar los usos de los proyectos en los que trabajan, pero la mayoría acaban teniendo una importancia inesperada, como explica Ramon López de Mántaras, subdirector del <a title="IIIA" href="http://www.iiia.csic.es/" target="_blank">Instituto de Investigación en Inteligencia Artificial (IIIA)</a>, ubicado en Barcelona y perteneciente al <a title="CSIC" href="http://www.csic.es" target="_blank">Consejo Superior de Investigaciones Científicas (CSIC)</a>. Una de las líneas de trabajo de este centro es la de los Agentes Inteligentes, que interviene en campos tan diversos como el comercio electrónico o la navegación de robots autónomos. Han desarrollado, por ejemplo, el proyecto MASFIT: un agente inteligente (programa de software) participa a través de la red en una subasta de pescado, adaptándose a la evolución de los precios y tomando decisiones al respecto. Pero quizás llamen más la atención los cuatro AIBO que juegan a fútbol en el laboratorio del IIIA. Lo que se investiga en este caso es el aprendizaje por experiencia: el perrito almacena en su memoria una colección de situaciones y acciones para identificarlas en el futuro. Es decir, si en el pasado chutó la pelota con el pecho y marcó gol, cuando se vuelva a encontrar con una situación similar, repetirá aquella acción exitosa.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Este sistema de aprendizaje también es aplicable a la navegación de robots caminantes (con ruedas) y rodantes (con “patas”) en entornos naturales. El IIIA lleva a cabo el proyecto SIRVENT junto con el <a title="IRI" href="http://www-iri.upc.es/english/" target="_blank">Instituto de Robótica e Informática Industrial (IRI)</a>, centro mixto del CSIC y la <a title="UPC" href="http://www.upc.es" target="_blank">Universidad Politécnica de Catalunya (UPC)</a>, en Barcelona. Un robot con visión artificial (cámaras) tiene que desplazarse hacia un objetivo guiándose por una serie de puntos de referencia. Construye un mapa en su memoria, de tal manera que, si pierde de vista las referencias, es capaz de alcanzar el objetivo porque ha aprendido de experiencias pasadas. Este tipo de robots serían muy útiles en la exploración de planetas, por ejemplo, ya que lograrían moverse de forma autónoma sin esperar pacientemente órdenes desde la Tierra. Otra línea de investigación del IRI se centra en los llamados Métodos Geométricos en Robótica. Algunos de sus miembros, como Pablo Jiménez, Doctor Ingeniero Industrial, realizan pruebas con dos brazos robóticos o manipuladores de los que encontramos en cadenas de montaje, pero que podrían tener un importante uso en cirugía. Primero se reconstruye un modelo tridimensional de la zona a operar y se traspasa la información al software del robot, que impediría al cirujano salirse del área delimitada y dañar por error partes sanas.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">LOS ROBOTS QUE NOS RODEAN</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Aibo</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Robot de entretenimiento con forma de perrito que ve, oye, camina y expresa emociones gracias a sensores táctiles y una cámara de visión. Es capaz de conectarse sin cables con otros dispositivos para transferir fotos, archivos de música y e-mails. Sony acaba de cancelar su fabricación, aunque dará soporte técnico y suministrará accesorios durante algunos años más.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
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<p><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"></p>
<div id="attachment_293" class="wp-caption aligncenter" style="width: 122px"><img class="size-full wp-image-293" title="aibo" src="http://anabelherrera.wordpress.com/files/2009/03/aibo.jpg" alt="Aibo" width="112" height="117" /><p class="wp-caption-text">Aibo</p></div>
<p> </p>
<p><strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">ASIMO</span></span></strong></p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong></strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">El principal referente en robots bípedos y humanoides es una creación de HONDA destinada a interactuar e incrementar la autonomía de las personas. Utiliza un conjunto de movimientos comparables a los del ser humano (avanza, retrocede, se desplaza lateralmente, sube y baja escaleras) y cuenta con funciones inteligentes (habla y entiende). Mide 1,20 cm y pesa 43 kg.</span></span></p>
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<p><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"></p>
<div id="attachment_294" class="wp-caption aligncenter" style="width: 129px"><img class="size-full wp-image-294" title="asimo" src="http://anabelherrera.wordpress.com/files/2009/03/asimo.jpg" alt="Asimo" width="119" height="133" /><p class="wp-caption-text">Asimo</p></div>
<p> </p>
<p><strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Roomba</span></span></strong></p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong></strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">La famosa aspiradora robótica de iRobot Corporation ha irrumpido en más de un millón de hogares en Estados Unidos. Barre y limpia los suelos sin supervisión y se carga automáticamente. Utiliza tecnología de navegación inteligente para desplazarse, un detector que le alerta de la presencia de suciedad y un sensor de desnivel para detectar escaleras y pendientes.</span></span></p>
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<p><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"></p>
<div id="attachment_295" class="wp-caption aligncenter" style="width: 160px"><img class="size-full wp-image-295" title="roomba" src="http://anabelherrera.wordpress.com/files/2009/03/roomba.jpg" alt="Roomba" width="150" height="117" /><p class="wp-caption-text">Roomba</p></div>
<p> </p>
<p><strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Cindy Smart</span></span></strong></p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong></strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Los ingenieros de ToyQuest han diseñado la única muñeca robot del mundo con visión, reconocimiento de voz y cerebro electrónico. Puede identificar letras, formas y colores básicos y realizar operaciones matemáticas simples. Responde a 70 cuestiones preprogramadas y tiene un vocabulario de 650 palabras en inglés y nociones de alemán, español, italiano y francés.</span></span></p>
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<p><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"></p>
<div id="attachment_296" class="wp-caption aligncenter" style="width: 126px"><img class="size-full wp-image-296" title="cindy-smart" src="http://anabelherrera.wordpress.com/files/2009/03/cindy-smart.jpg" alt="Cindy Smart" width="116" height="110" /><p class="wp-caption-text">Cindy Smart</p></div>
<p> </p>
<p><strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">LEGO Mindstorms</span></span></strong></p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong></strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Versión moderna de los famosos “ladrillos” de plástico de LEGO ideal para construir como pasatiempo una amplia gama de robots sin necesidad de preparación informática. El kit incluye unas 700 piezas, motores, sensores de contacto y el equipo necesario para descargar el software desde el ordenador para programarlo de forma sencilla.</span></span></p>
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<p><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"></p>
<div id="attachment_297" class="wp-caption aligncenter" style="width: 105px"><img class="size-full wp-image-297" title="lego-mindstorms" src="http://anabelherrera.wordpress.com/files/2009/03/lego-mindstorms.jpg" alt="Lego Mindstorms" width="95" height="123" /><p class="wp-caption-text">Lego Mindstorms</p></div>
<p> </p>
<p><strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Da Vinci</span></span></strong></p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong></strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Robot quirúrgico fabricado por Intuitive Surgical para operaciones abdominales, torácicas, cardiacas, ginecológicas, etc. El cirujano se sienta en una consola ergonómica con un monitor de vídeo 3D y maneja a distancia los movimientos de los brazos robóticos con una especie de joystick. Las intervenciones son más precisas e indoloras y el tiempo de hospitalización menor.</span></span></p>
<p> </p>
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<p><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"></p>
<div id="attachment_298" class="wp-caption aligncenter" style="width: 90px"><img class="size-full wp-image-298" title="da-vinci-robot" src="http://anabelherrera.wordpress.com/files/2009/03/da-vinci-robot.jpg" alt="Da Vinci" width="80" height="120" /><p class="wp-caption-text">Da Vinci</p></div>
<p> </p>
<p><strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Spirit y Opportunity</span></span></strong></p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong></strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">La NASA envió a esta pareja de rovers gemelos para explorar la superficie de Marte durante tres meses y ya llevan más de dos años recabando información científica. Han enviado más de 100.000 imágenes del área de 11 km que han cubierto hasta ahora. Su aportación más importante es el hallazgo de evidencia geológica de la presencia de agua en el planeta rojo. </span></span></p>
<p> </p>
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<p><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"></p>
<div id="attachment_299" class="wp-caption aligncenter" style="width: 137px"><img class="size-full wp-image-299" title="spirit-opportunity" src="http://anabelherrera.wordpress.com/files/2009/03/spirit-opportunity.jpg" alt="Spirit &#38; Opportunity" width="127" height="95" /><p class="wp-caption-text">Spirit &#38; Opportunity</p></div>
<p> </p>
<p><strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">PackBot</span></span></strong></p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong></strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Robot terrestre para uso militar creado por iRobot Corporation que realiza tareas de reconocimiento en edificios, búnkeres, cuevas, túneles y otras áreas peligrosas o de difícil acceso. El robot, de control remoto, envía imágenes a tiempo real y advierte sobre la presencia de minas o posibles enemigos. Fueron muy útiles en el rescate de supervivientes del 11-S.</span></span></p>
<p> </p>
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<p><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"></p>
<div id="attachment_300" class="wp-caption aligncenter" style="width: 136px"><img class="size-full wp-image-300" title="packbot" src="http://anabelherrera.wordpress.com/files/2009/03/packbot.jpg" alt="PackBot" width="126" height="104" /><p class="wp-caption-text">PackBot</p></div>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">LOS ROBOTS MÁS TAQUILLEROS</span></span></strong></p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Maria</span></span></strong></p>
<p> </p>
<p></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Metrópolis. 1927. Fritz Lang.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">La ciudad está dividida en dos clases sociales: los privilegiados, que viven en la superficie, y los obreros, que viven en el subsuelo y están controlados por Maria. La androide escapa del control de su creador y promueve una revolución entre la clase trabajadora. Es la pionera de los robots cinematográficos.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
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<p><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"></p>
<div id="attachment_301" class="wp-caption aligncenter" style="width: 159px"><img class="size-full wp-image-301" title="metropolis" src="http://anabelherrera.wordpress.com/files/2009/03/metropolis.jpg" alt="Maria" width="149" height="111" /><p class="wp-caption-text">Maria</p></div>
<p> </p>
<p><strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">HAL 9000</span></span></strong></p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong></strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">2001: Una odisea del espacio. 1968. Stanley Kubrick.</span></span></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">No es estrictamente un robot, pero el ordenador central de la nave Discovery ha inspirado a los principales expertos en robótica e inteligencia artificial. HAL es el acrónimo de “Heuristically programmed ALgorithmic computer”, computador algorítmico heurísticamente programado, conceptos que definen los procesos primarios de la inteligencia.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
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<p><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"></p>
<div id="attachment_302" class="wp-caption aligncenter" style="width: 135px"><img class="size-full wp-image-302" title="hal" src="http://anabelherrera.wordpress.com/files/2009/03/hal.jpg" alt="HAL" width="125" height="125" /><p class="wp-caption-text">HAL</p></div>
<p><strong></strong></p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">R2D2 y C3P0</span></span></strong></p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong></strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">La guerra de las galaxias. 1977. George Lucas.</span></span></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Probablemente sean la pareja de robots más simpática de la historia del cine. R2D2 es un droide astromecánico que repara naves espaciales y asiste como navegante, mientras que C3PO es un androide de protocolo, es decir, está diseñado para interactuar con todo tipo de seres galácticos.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<div></div>
<p><span style="font-size:10pt;"></p>
<div id="attachment_304" class="wp-caption aligncenter" style="width: 116px"><img class="size-full wp-image-304" title="r2d21" src="http://anabelherrera.wordpress.com/files/2009/03/r2d21.jpg" alt="R2D2 y C3PO" width="106" height="120" /><p class="wp-caption-text">R2D2 y C3PO</p></div>
<p> </p>
<p><strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Terminator</span></span></strong></p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong></strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Terminator. 1984. James Cameron.</span></span></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">En el futuro, las máquinas han esclavizado a la humanidad, pero los hombres luchan por recuperar el dominio del planeta. El cyborg T800, interpretado por Arnold Schwarzenegger, es enviado al pasado para asesinar a la madre del que será el líder de la resistencia humana para que no nazca.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<div></div>
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<p><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"></p>
<div id="attachment_306" class="wp-caption aligncenter" style="width: 126px"><img class="size-full wp-image-306" title="terminator1" src="http://anabelherrera.wordpress.com/files/2009/03/terminator1.jpg" alt="Terminator" width="116" height="137" /><p class="wp-caption-text">Terminator</p></div>
<div></div>
<div><span style="font-size:10pt;"></span></div>
<p><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">David</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong></strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Inteligencia Artificial. 2001. Steven Spielberg.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Cybertronics Manufacturing ha creado el primer niño robótico programado para amar, que es adoptado por una familia hasta que su hijo, criogenizado en espera de una cura para su enfermedad, regresa a casa. David, repudiado, viaja en busca de su identidad e intenta recuperar el amor de sus padres.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<p> </p>
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<p></span></span></span></span></p>
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<div><span style="font-size:10pt;"></span></div>
<p><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"></p>
<div id="attachment_307" class="wp-caption aligncenter" style="width: 160px"><img class="size-full wp-image-307" title="david" src="http://anabelherrera.wordpress.com/files/2009/03/david.jpg" alt="David" width="150" height="102" /><p class="wp-caption-text">David</p></div>
<p> </p>
<p><strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Sonny</span></span></strong></p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong></strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Yo, robot. 2004. Alex Proyas.</span></span></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">En el Chicago del 2035, los humanos viven en armonía con los robots inteligentes gracias a las Tres Leyes de la Robótica. Un detective y una psicóloga tratarán de evitar la rebelión de las máquinas con la ayuda de Sonny, un robot programado para tener sentimientos que guarda todo tipo de secretos.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;">  </p>
<div></div>
<div><span style="font-size:10pt;"></span></div>
<p><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"></p>
<div id="attachment_308" class="wp-caption aligncenter" style="width: 107px"><img class="size-full wp-image-308" title="sonny" src="http://anabelherrera.wordpress.com/files/2009/03/sonny.jpg" alt="Sonny" width="97" height="118" /><p class="wp-caption-text">Sonny</p></div>
<p> </p>
<p><strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">GLOSARIO</span></span></strong></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Robot</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Manipulador multifuncional y reprogramable, diseñado para mover materiales, piezas, herramientas o dispositivos especiales, mediante movimientos programados y variables que permiten llevar a cabo diversas tareas antes reservadas sólo a las personas.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Robótica</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Técnica que aplica la informática al diseño y empleo de aparatos que realizan operaciones o trabajos en sustitución de personas o que requieren del uso de inteligencia.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Inteligencia artificial</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Campo interdisciplinar que trata de lograr que sistemas no biológicos y máquinas realicen actividades que requieren inteligencia humana. Ahora bien, no existe un consenso sobre la definición de inteligencia humana ni tampoco se conoce el funcionamiento del cerebro con exactitud.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Biotecnología</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Toda aplicación tecnológica que utilice sistemas biológicos y organismos vivos o sus derivados para la creación o modificación de productos o procesos en usos específicos útiles para el hombre.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">PARA SABER +</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Arial;"><strong><span style="font-size:10pt;">BROOKS, Rodney A</span></strong><span style="font-size:10pt;">. “Cuerpos y máquinas. De los robots humanos a los hombres robot”. Barcelona: Ediciones B, 2003.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Arial;"><strong><span style="font-size:10pt;">EVANS, Dylan</span></strong><span style="font-size:10pt;">. “Emoción. La ciencia del sentimiento”. Madrid: Taurus, 2002.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Arial;"><strong><span style="font-size:10pt;">MORAVEC, Hans</span></strong><span style="font-size:10pt;">. “El hombre mecánico. El futuro de la robótica y la inteligencia humana”. Barcelona: Salvat, 1993.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Arial;"><strong><span style="font-size:10pt;">CAPEK, KAREL</span></strong><span style="font-size:10pt;">. “RUR. La fábrica de Absoluto”. Barcelona: Minotauro, 2003.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Documentos Cotec para la innovación tecnológica. Nº 23: Robótica y automatización. Madrid: Fundación Cotec para la Innovación Tecnológica, 2006.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">INTERNET</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Grupo Temático de Robótica (GTRob) del Comité Español de Automática (CEA).</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"><a title="GTRob" href="http://www.cea-ifac.es/wwwgrupos/robotica" target="_blank">www.cea-ifac.es/wwwgrupos/robotica</a></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Instituto de Robótica e Informática Industrial (IRI). (En inglés.)</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"><a title="IRI" href="http://www.iri.upc.es" target="_blank">www.iri.upc.es</a></span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">Instituto de Investigación en Inteligencia Artificial (IIIA). (En inglés.)</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"><a title="IIIA" href="http://www.iiia.csic.es" target="_blank">www.iiia.csic.es</a></span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;">International Federation of Robotics (IFR). (En inglés.)</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"><a title="IFR" href="http://www.ifr.org" target="_blank">www.ifr.org</a></span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Arial;"><!--more--></span></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il primo post non si scorda mai]]></title>
<link>http://uffaiosonopuca.wordpress.com/2009/03/05/il-primo-post-non-si-scorda-mai/</link>
<pubDate>Thu, 05 Mar 2009 18:53:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>uffaiosonopuca</dc:creator>
<guid>http://uffaiosonopuca.wordpress.com/2009/03/05/il-primo-post-non-si-scorda-mai/</guid>
<description><![CDATA[E pensare che allora&#8230; diceva il mitico Brucio in un film di quelli che &#8220;mah a me veramen]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>E pensare che allora&#8230; diceva il mitico Brucio in un film di quelli che &#8220;mah a me veramente è piaciuto&#8221;.</p>
<p>Non credevo di essere tecnofobico. Non fino a questo punto, eppure mentre rufolo nelle pagine di gestione del blog, ho paura: proprio quella che ti fa pensare &#8220;e ora? che devofare? esseppoinonriescoatornareindietroommioddiocomesifa?&#8221;. Come mia madre di fronte ad un videoregistratore. Bisogna porre rimedio. Chissà che andando avanti nel corso&#8230;</p>
<p>Ma sono solo io o è una sensazione condivisa?</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[El futuro de Christopher Conte]]></title>
<link>http://vonneumannmachine.wordpress.com/2009/01/09/el-futuro-de-christopher-conte/</link>
<pubDate>Fri, 09 Jan 2009 21:36:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>Santiago Sánchez-Migallón Jiménez</dc:creator>
<guid>http://vonneumannmachine.wordpress.com/2009/01/09/el-futuro-de-christopher-conte/</guid>
<description><![CDATA[La obra del artista noruego Christopher Conte, digno discípulo de HR Giger, no deja de ser una inqui]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">La obra del artista noruego <strong>Christopher Conte</strong>, digno discípulo de HR Giger, no deja de ser una inquietante mirada al futuro. Sus inséctos mecánicos y sus calaveras cibernéticas transmiten una tétrica sensación. ¿Será peor que nuestro presente el futuro que nos presenta el transhumanismo? ¿Se cumplirán los nefastos augurios de los tecnófobos?</p>
<p style="text-align:justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-197" title="¿nanobots con forma de insectos utilizados militarmente?" src="http://vonneumannmachine.wordpress.com/files/2009/01/91.jpg" alt="¿nanobots con forma de insectos utilizados militarmente?" width="500" height="375" /></p>
<p style="text-align:justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-198" title="¿Será la &#34;vida mecánica&#34; similar a la vida biológica?" src="http://vonneumannmachine.wordpress.com/files/2009/01/dsc_0291a.jpg" alt="¿Será la &#34;vida mecánica&#34; similar a la vida biológica?" width="500" height="228" /><img class="aligncenter size-full wp-image-199" title="¿Será el nuevo hombre un hibrido meca-orgánico?" src="http://vonneumannmachine.wordpress.com/files/2009/01/cynthetic.jpg" alt="¿Será el nuevo hombre un hibrido meca-orgánico?" width="400" height="509" />Si os gusta, aquí está el enlace a su <a href="http://www.microbotic.org/">Web</a>.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Altro fango sugli OGM: il turno dei fantomatici cani OGM sofferenti ]]></title>
<link>http://progettogalileo.wordpress.com/2008/12/18/altro-fango-sugli-ogm-il-turno-dei-fantomatici-cani-ogm-sofferenti/</link>
<pubDate>Thu, 18 Dec 2008 11:56:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>fabristol</dc:creator>
<guid>http://progettogalileo.wordpress.com/2008/12/18/altro-fango-sugli-ogm-il-turno-dei-fantomatici-cani-ogm-sofferenti/</guid>
<description><![CDATA[Spesso ci e&#8217; capitato di difendere gli OGM dalle accuse piu&#8217; assurde degli anti-OGM para]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-470" title="chinese_crested_dog" src="http://progettogalileo.wordpress.com/files/2008/12/chinese_crested_dog.jpg" alt="chinese_crested_dog" width="196" height="238" />Spesso ci e&#8217; capitato di difendere gli <strong>OGM</strong> dalle accuse piu&#8217; assurde degli anti-OGM paragonando la produzione di OGM alla selezione operata dagli allevatori attraverso anni o secoli di incroci animali o vegetali. E&#8217; un paragone calzante che aiuta spesso a ridimensionare le paure e la disinformazione instillate dagli anti-OGM; ma rimane pur sempre un <strong>paragone</strong>. Organismi Geneticamente Modificati  (ovvero gli OGM) sono animali il cui genoma e&#8217; stato alterato usando tecniche di ingegneria genetica; gli OGM quindi non sono animali selezionati dagli allevatori tramite incroci.</p>
<p style="text-align:justify;">Quando ho letto questo articolo sul <a href="http://www.corriere.it/animali/08_dicembre_18/cani_bioetica_razze_ogm_0925a38e-ccd5-11dd-95df-00144f02aabc.shtml">Corriere.it</a> sono rimasto sbalordito. Da quando in qua vengono prodotte razze canine OGM per il commercio? A quanto mi risulta non esistono cani OGM in commercio. Se qualcuno ne ha notizia ce lo faccia sapere. L&#8217;articolo si riferisce alle razze canine <strong>&#8220;modificate geneticamente&#8221;</strong>, salvo poi aggiungere ogni tanto <strong>&#8220;dagli allevatori&#8221;</strong>. Si fa un elenco delle razze canine piu&#8217; stravaganti dal punto di vista estetico e le si definisce &#8220;sofferenti&#8221;. Non so con quali strumenti si possa dimostrare la sofferenza di una razza canina. Forse sono gli stessi con i quali si puo&#8217; dimostrare che una etnia umana soffre ad essere pigmea o obesa. Molte di queste razze esistono da prima che il Dna fosse scoperto da Watson e Crick. Quindi veramente non si capisce quale e&#8217; il nesso tra OGM e razze canine. E quale e&#8217; il nesso tra OGM e sofferenza.</p>
<p style="text-align:justify;">Una ricerca veloce su Google e inserisco <em>Pasqualino Santori</em> e la notizia rimbalza su <a href="http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo436354.shtml">altre</a> <a href="http://www.telefree.it/news.php?op=view&#38;id=63678">agenzie</a>. Mmm, allora forse non e&#8217; un errore della giornalista del Corriere.it. Forse e&#8217; il comunicato ufficiale del <strong>Comitato Bioetico dei Veterinari</strong> ad aver diramato una notizia inesatta. Ed e&#8217; di certo grave che un comitato di veterinari non conosca la differenza tra un OGM e un animale ottenuto da incroci da allevamento. Anche perche&#8217;, se proprio di malattie e sofferenze dobbiamo parlare, e&#8217; proprio a causa degli incroci tra consanguinei che una razza diventa debole, portatrice di malattie congenite e forse sofferente. Invece se una razza canina fosse selezionata utilizzando tecniche di ingegneria genetica per ottenere un carattere desiderato non ci sarebbe alcun bisogno di incroci tra consaguinei. Quindi alla fin fine sarebbe meglio utilizzare cani OGM piuttosto che razze ottenute tramite incroci.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma soprattutto, dove vogliono arrivare i rappresentanti di questo Comitato di Bioetica? Dobbiamo sterilizzare tutte le razze canine che sono sofferenti? E chi decide se una razza canina e&#8217; sofferente? Un Comitato Bioetico di Veterinari che non sa neppure cosa e&#8217; un OGM?</p>
<p style="text-align:justify;">UPDATE</p>
<p style="text-align:justify;">L&#8217;articolo del Corriere e&#8217; stato modificato: ora nel link dalla pagina principale non sono piu&#8217; &#8220;cani OGM&#8221; ma &#8220;razze estreme&#8221;. Ma nell&#8217;articolo rimane &#8220;razze OGM&#8221;.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[MÍDIA BRASIL: POR UM MODELO BBC]]></title>
<link>http://heliopaz.wordpress.com/2008/12/08/midia-brasil-por-um-modelo-bbc/</link>
<pubDate>Mon, 08 Dec 2008 20:33:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>heliopaz</dc:creator>
<guid>http://heliopaz.wordpress.com/2008/12/08/midia-brasil-por-um-modelo-bbc/</guid>
<description><![CDATA[Este debate precisa ser expandido. Infelizmente, não tenho tempo nem dinheiro que me possibilitem vi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">Este debate precisa ser expandido. Infelizmente, não tenho tempo nem dinheiro que me possibilitem viajar nem sei de alguma entidade disposta a me ouvir e que concorde em grande parte das questões que eu levanto nessa discussão. Mesmo assim, entre acertos e erros, considero-me razoavelmente apto a falar sobre a questão da democratização nos meios de comunicação no Brasil.</p>
<p style="text-align:justify;">É uma questão muito importante, pois trata da soberania nacional e, acima de tudo, da autonomia social e econômica da maioria de nossa população em relação à sua capacidade de reconhecer o mundo a partir de um determinado conjunto de histórias contadas como se fossem a expressão da verdade de uma época sob um determinado contexto.</p>
<p style="text-align:justify;">Assim como só vejo como possível a capacidade de se atrair novos atores sociais dispostos a exercer a sua cidadania política, econômica, social e simbólica pressionando o poder a partir de iniciativas em rede que podem retomar o espaço público como uma ágora eliminando-se uma visão partidária e sindicalizada,  considero o debate pela democratização dos mídias no Brasil a partir do viés acadêmico influenciado pela escola marxista que resultou na TEORIA CRÍTICA da Comunicação um tanto limitado. Afinal de contas, regular, regulamentar, moralizar, educar, propor ações sociais e quebras de paradigma com autonomia e liberdade é uma equação muito difícil de ser solucionada e, definitivamente, não há almoço grátis.</p>
<p style="text-align:justify;">Um erro nessa resistência à mídia hegemônica é o de não reconhecer a importância da estética da linguagem como um fator de necessidade econômica e simbólica voltado para a produção de bens de consumo mais racionais e gratificantes a partir da experiência social resultante do contato com tudo o que é produzido, transmitido e discutido sob o olhar mediado. Considero que, invariavelmente, a limitação das conquistas em relação à democratização dos meios de comunicação deva-se muito ao fato de que reconhece-se muito pouco a fundamental importância do custo de produção e da falta de apuro estético.</p>
<p>O conteúdo só se torna atraente se a edição e o discurso tiverem uma linguagem adequada à linguagem do público predominante. Em termos de empoderamento de pequenas comunidades, qualquer equipamento serve. Porém, quando entra-se no broadcast, o furo é muito mais embaixo.</p>
<p style="text-align:justify;">Embora sejam fatores nada desprezíveis em relação ao consumo de baixarias e da alienação oferecida por conteúdos frívolos que não podem ser chamados de informação (partindo-se do pressuposto bergsoniano de que informação é aquilo que produz diferença), deve-se levar em conta o fato de que, para muitas pessoas, a sua preferência por esse tipo de programação (bem como a preferência dos mídias pela sua produção) não decorre da ignorância nem da falta de escolaridade ou de politização. A preferência por uma estética funcional costuma estar de acordo com a dinâmica social de seu tempo. A maioria das pessoas não têm tempo nem saco pra assistir a um programa de TV com cenário pobre, trilha sonora mal gravada, linguagem de 10 anos atrás e assim por diante. Ser honesto e tecnicamente correto não é suficiente: é preciso ser surpeendente. E há muita surpresa mesmo naquilo que não possui conteúdo relevante. Essa é a fórmula do sucesso de quem está por cima da carne seca.</p>
<p>Talvez a preocupação moral e conservadora que, em certos pontos, também conquistou a minha adesão no momento em que se descobre o quanto certas mensagens podem transformar a educação de uma criança, não deva ser vista como um cavalo de batalha. Ignorá-la, jamais; porém, que ela não se torne a principal bandeira nessa modalidade de resistência política e simbólica. Digo isso porque cada vez menos pessoas assistem televisão. Conheço dezenas de pessoas que, ao começar a trabalhar e a fazer novas amizades, simplesmente perderam até o prazer de assistir aquilo que costumavam assistir.</p>
<p>TV aberta?! Rádio?! Jornal?! Revista?! A mídia de massa não é mais tão forte quanto já foi. É por isso que eu acho um exagero (e até perda de tempo) discutir algo que nunca irá mudar (isto é, o discurso de sempre da Grande Mídia). A RBS, a ABRIL, a FOLHA, o ESTADO e outros menos votados não exercem a menor influência na minha vida. Sinceramente, não me considero mais culto, mais inteligente e nem tampouco mais &#8220;esperto&#8221; ou &#8220;do contra&#8221; por preferir (com restrições) CAROS AMIGOS, CARTA CAPITAL ou coisa parecida. Eu acho que, mesmo sendo uma minoria, há um monte de gente que não é necessariamente de esquerda ou com alto grau de escolaridade capaz de fazer as mesmas escolhas.</p>
<p>Infelizmente, são poucas as pessoas com acesso a TV a cabo e internet. E, o que é mais grave, é a total falta de conhecimento de outros idiomas, a fim de fazer com que o Brasil descubra imediatamente tudo o que está sendo feito em termos de empoderamento.</p>
<p>A minha mãe só estudou até a 4ª série e assiste a todos os programas de fofoca e noticiários espreme-sangue da TV aberta. Ela não consegue acompanhar as legendas e não assiste nada em outras línguas porque não consegue entender.</p>
<p>O mundo, em todos os sentidos, é uma coisa extremamente complexa pra ela. Ela não se interessava e não tinha coragem nem saúde pra assistir a uma programação decente, até que vários dos canais a cabo voltados para questões de família, educação dos filhos, novidades da medicina, evoouções tecnológicas e sexualidade fossem duplados para potuguês. A visão de mundo dela pode até não mudar muito, mas, pelo menos, ela aprende um montão de coisas e apresenta assuntos bem mais interessantes pra gente conversar em casa.
</p>
<p style="text-align:justify;">Portanto, não podemos considerar a programação como um todo de baix qualidade ou excludente.</p>
<p style="text-align:justify;">As origens dessas questões são muito mais profundas e complexas do que meramente discutirmos sobre quem são os donos dos poderes político, econômico e coercitivo ou por que a mídia corporativa emburrece a população em geral: por mais leis que se tente aprovar e por mais mecanismos de fiscalização, infelizmente, é tudo uma questão de desligar o botão ou de se arranjar outra coisa pra fazer. Ou, pelo contrário, seria a televisão um meio &#8220;hipnótico&#8221;?! Creio que não. O que deve-se quebrar é a barreira do condicionamento, a partir de uma campanha voltada à uma vida social mais intensa vivida presencialmente junto a seus afetos e atividades ao ar livre.</p>
<p>Por outro lado, há programas maravilhosos na televisão, em grande quantidade. A maioria deles a cabo.</p>
<p>Então, defendo um modelo igualzinho ao da BBC: 50% + 1 das ações pertencentes à emissora estatal, que oferece educativos de altíssima qualidade e interesse no horário nobre (das 19h às 21h) e possui quatro emissoras abertas com conteúdo diferente entre si, mais ou menos como os canais Discovery (só que com qualidade melhor).</p>
<p>A BBC produz programas de primeira porque contrata o melhr iluminador, o melhor fotógrafo, o melhor maquiador&#8230; DO MUNDO, por empreitada (como free-lancer).
</p>
<p style="text-align:justify;">Eis o grande impasse: a BBC cobra 10 libras/mês para fornecer uma set-top box  e corta o sinal de quem não paga a mensalidade. Essa set-top box, além de proporcionar todos os canais de qualidade educacional e noticiosa da BBC, também libera o acesso a uma série de outros canais.</p>
<p style="text-align:justify;">No Brasil, há uma lei que fala sobre o direito universal à Comunicação. Com isso, a TV aberta foi baixando a qualidade técnica, subtraindo a relevância social e foi espetacularizando a sua programação, quase unificando o discurso em função da pequena quantidade de proprietários e de centenas de patrocinadores em comum.</p>
<p style="text-align:justify;">Temos uma TV a cabo muito cara e de alcance restrito somente aos grandes e médios centros urbanos dos estados do Sul, do Sudeste e das regiões litorâneas do Nordeste. É uma programação cara, repetitiva e redundante, mas que possui, inegavelmente, uma qualidade média de discurso e de apuro técnico superior às produções abertas.</p>
<p style="text-align:justify;">Há, ainda, a questão da TV PÚBLICA, que não é pública mas, sim, ESTATAL: qualquer governo pode optar entre torná-la chapa branca, extingui-la ou fazer dela um cabide de emprego. Caso a TV BRASIL operasse em condições ideais em TV aberta ou fechada no país, teríamos acesso a toda a sua programação em canal próprio &#8211; coisa que não ocorre.</p>
<p style="text-align:justify;">Com o equivalente a R$10,00/mês de todas as pessoas interessadas em possuir programação de TV em suas casas, certamente teríamos acesso a um conjunto de canais de programação segmentada com programação de qualidade suficiente para dar um banho em todas as GLOBO, RECORD, RBS, BAND, SBT e emissoras estatais juntas.</p>
<p style="text-align:justify;">Tudo custa dinheiro. E não se pode aumentar impostos ou realizar descontos compulsórios a torto e a direito. Ao mesmo tempo, leis que definem um percentual x do orçamento público ou privado para o investimento em qualquer setor dependem das oscilações de mercado muito mais do que a oscilação resultante do aumento ou da diminuição da audiência em si.</p>
<p style="text-align:justify;">Por que a TV BRASIL não colou ainda?! Simples: porque sua política de distribuição e sua infra-estrutura são pífias, já que falta coragem e interesse nesse investimento pesado sem uma contrapartida.</p>
<p style="text-align:justify;">No meio textual (impresso ou internet), o cara escreve como e sobre o que quiser. Acredita ou duvida dele quem bem entender. Porém, a propagação da voz e da imagem através de ondas eletromagnéticas é uma concessão pública, que deve obedecer a uma política social e educacional.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[C'è clonazione e clonazione]]></title>
<link>http://progettogalileo.wordpress.com/2008/10/15/ce-clonazione-e-clonazione/</link>
<pubDate>Wed, 15 Oct 2008 06:30:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>mountpalomar</dc:creator>
<guid>http://progettogalileo.wordpress.com/2008/10/15/ce-clonazione-e-clonazione/</guid>
<description><![CDATA[Secondo un recente sondaggio Eurobarometro, la grande maggioranza degli italiani (78.8%) dichiara di]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://progettogalileo.wordpress.com/files/2008/10/dollyandbonnie.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-325" title="dollyandbonnie" src="http://progettogalileo.wordpress.com/files/2008/10/dollyandbonnie.jpg" alt="" width="251" height="295" /></a>Secondo un recente <a href="http://ec.europa.eu/public_opinion/flash/fl_238_en.pdf" target="_blank">sondaggio</a> <strong>Eurobarometro</strong>, la grande maggioranza degli italiani (78.8%) dichiara di conoscere il significato del termine clonazione animale, anche se poi solo un terzo (31.3%) è cosciente del fatto che tale processo non preveda la &#8220;modificazione genetica&#8221;. Per una volta siamo in buona compagnia: l&#8217;ordine con cui si sono classificati i paesi europei riserva delle sorprese inattese. Il sondaggio prosegue con diverse domande riguardanti la moralità, l&#8217;appetibilità, l&#8217;etichettatura dei generi alimentari eventualmente prodotti a partire da animali clonati, con risposte abbastanza scontate.</p>
<blockquote><p>«Il 79 % degli italiani &#8211; sottolinea la <a href="http://www.coldiretti.it/docindex/cncd/informazioni/746_08.htm">Coldiretti</a> &#8211; conosce infatti in cosa consiste la tecnica della clonazione animale, ma ritiene che siano chiari gli effetti di lungo periodo sulla natura (81 %), che potrebbe compromettere la biodiversità (63 %), che causi sofferenza agli animali (52 %) e che sia moralmente sbagliata (69 %). Il 64 % ritiene pertanto che la clonazione a fini alimentari non sarebbe mai giustificabile con la maggioranza dei cittadini che non comprerebbe mai latte o carne da animali clonati e per questo il 78 % ha dichiarato che un sistema di etichettatura dovrebbe essere reso obbligatorio qualora fossero venduti prodotti derivati dalla progenie di animali clonati.»</p></blockquote>
<p>Ma, aspettate un attimo, in pratica di che animali e prodotti si sta parlando?<br />
In zootecnia, per ottenere numerosi individui geneticamente identici si utilizza una tecnica messa a punto nella prima metà degli anni &#8216;80: lo <strong>splitting degli embrioni</strong>. Questo si ottiene fecondando in vitro un ovulo e dissociando la blastocisti formatasi prima dell&#8217;impianto nell&#8217;utero &#8211; lo stesso meccanismo che genera i gemelli. Ciò porta alla nascita di individui identici fra di loro, ma geneticamente diversi dai loro genitori.</p>
<p><!--more--></p>
<p>Lo scopo di questa tecnica è quello di amplificare la progenie di genitori dalle caratteristiche ottimali, ad esempio una maggiore produzione di latte; ma non sempre dall&#8217;incrocio di due animali che hanno i tratti desiderati si ottengono dei figli con le stesse caratteristiche ottimali dei genitori: in qualche occasione potrebbe esser utile poter riprodurre animali identici a quelli già adulti. In questo caso entra in gioco la <strong>clonazione</strong>: attraverso il trasferimento del nucleo di una cellula somatica adulta all&#8217;interno di una cellula uovo, è possibile ottenere, dopo molti sforzi, un embrione da impiantare che, al termine della gestazione, darà origine ad un individuo geneticamente identico al donatore adulto, la cosiddetta <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Somatic_cell_nuclear_transfer">SCNT</a>.<a href="http://progettogalileo.wordpress.com/files/2008/10/cows2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-326" title="cows2" src="http://progettogalileo.wordpress.com/files/2008/10/cows2.jpg?w=300" alt="" width="300" height="221" /></a></p>
<p>Ma che <strong>probabilità</strong> ha un animale generato con questa tecnica di <strong>finire nel nostro piatto</strong>?  Con un costo per capo da sette a dieci volte maggiore (<a href="http://www.fda.gov/fdac/features/2003/303_clone.html">15-20,000 $</a> contro 2,000$) è altamente improbabile che un animale generato con questa tecnica venga allevato al fine della macellazione, mentre è sempre possibile che latte e derivati prodotti da questo animale raggiungano il mercato.</p>
<p>Quindi a che scopo vengono clonati gli animali se non per una produzione massiva di cibo? Una risposta sta sicuramente nella <strong>maggiore rapidità con la quale si possono selezionare linee animali</strong> che portano stabilmente dei tratti desiderabili come ad esempio una crescita più veloce o una minore suscettibilità a malattie. Così ad essere clonati sarebbero esclusivamente i progenitori, lasciando alle tecniche tradizionali il compito di generare gli animali destinati alla produzione vera e propria, ed infatti è su questo campo che si sta spostando la crociata contro l&#8217;uso delle nuove tecnologie nella produzione alimentare. Non è un caso che nelle domande del sondaggio citato all&#8217;inizio vengano sempre associati gli animali clonati ai loro discendenti.</p>
<p><a href="http://progettogalileo.wordpress.com/files/2008/10/bistecca.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-327" title="bistecca" src="http://progettogalileo.wordpress.com/files/2008/10/bistecca.jpg" alt="" width="287" height="215" /></a>Un rischio paventato è che il processo di clonazione possa alterare l&#8217;espressione genica e quindi la composizione proteica delle carni e del latte di animali clonati, ma questa ipotesi è stata sconfessata in uno studio internazionale <a href="http://www.pnas.org/content/102/18/6261.full" target="_blank">pubblicato</a> su PNAS nel 2005. In ogni caso <strong>la clonazione non prevede nessun genere di alterazione geneticamente trasmissibile</strong> ed infatti non solo non sono state identificate differenze significative fra i donatori adulti ed i loro cloni ma, come ci si attende, neppure fra i discendenti della coppia di donatori ed i discendenti della coppia di cloni. E allora per quale motivo si dovrebbero considerare in qualche misura speciali i discendenti degli animali clonati?</p>
<p>Mountpalomar</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[No al mais OGM, ma sì alle zanzare OGM]]></title>
<link>http://progettogalileo.wordpress.com/2008/07/02/no-al-mais-ogm-ma-si-alle-zanzare-ogm/</link>
<pubDate>Wed, 02 Jul 2008 07:30:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>fabristol</dc:creator>
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<description><![CDATA[Interessante articolo di Anna Meldolesi apparso su Il Riformista di oggi 1 Luglio. Nota: non ho trov]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;">Interessante articolo di Anna Meldolesi apparso su Il Riformista di oggi 1 Luglio. Nota: non ho trovato il pezzo sulla rassegna stampa della Camera o sul sito del Riformista, ma <a href="http://www.radicali.it/view.php?id=125294">qui</a>.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;color:black;">&#8220;Chissà cosa ne pensano il ministro ombra dell’ambiente Realacci, il responsabile ambiente del Pd Della Seta e gli altri ecologisti che sono sopravvissuti allo tsunami elettorale sparpagliati qua e là tra Ong e minicorrenti. Un gruppo internazionale di ricerca, guidato dall’italiano Andrea Crisanti dell’Imperial College London, ha intenzione di effettuare esperimenti con zanzare Ogm nel nostro paese, per cercare di capire se è possibile applicare la strategia degli insetti sterili alla lotta contro la malaria. Lo ha anticipato l’Ansa qualche giorno fa e ieri Repubblica ha rilanciato la notizia. Ma da una rapida consultazione dei siti web nostrani &#8211; dai verdi, a Legambiente, alla Fondazione per i diritti genetici &#8211; non emergono pronte reazioni da parte del mondo ecologista. Eppure le zanzare se ne vanno in giro più del polline e a differenza degli innocui vegetali possono trasmettere malattie pericolose per l’uomo. Possibile che le preoccupazioni per la salute umana e la tutela dell’ambiente scompaiano quando si parla di modificare geneticamente un insetto che punge l’uomo anziché un docile semino di mais? </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;color:black;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;color:black;">Per cercare una spiegazione si può partire dalla più classica delle domande: chi ci guadagna? Le zanzare Ogm al momento si presentano come un business piuttosto inconsistente, roba da filantropi più che da speculatori, tant’è vero che la gran parte dei fondi internazionali destinati al settore proviene dalla fondazione di Bill Gates. Inoltre nessuna lobby politica o economica in Italia si sente minacciata dagli insetti Ogm.Tutto il contrario degli Ogm in campo agrario: qui ci sono le famigerate multinazionali dell’agribusiness, che ormai nell’immaginario di certa sinistra hanno rubato la scena persino all’industria delle armi. E soprattutto c’è la lobby contraria, con la stanza dei bottoni nella sede di Coldiretti, che non deve essere meno potente se è vero che da noi sono bloccate persino le sperimentazioni universitarie più banali. I berretti gialli hanno trovato nelle sementi Ogm uno strumento propagandistico efficace a vantaggio del made in Italy, ma perché dovrebbero sgolarsi contro le zanzare Ogm che non si prestano a sostenere nessuna campagna protezionistica? Il ragionamento fila, ma c’è anche una seconda spiegazione, che completa la prima e riserva qualche clamorosa sorpresa. In realtà Coldiretti è coinvolta in prima linea nello sviluppo della tecnica degli insetti mutagenizzati in Italia, essendo uno dei soci fondatori del CentroAgricoltura e Ambiente «Giorgio Nicoli» insieme ad altri soggetti tradizionalmente contrari alle biotecnologie come il Wwf e la provincia di Bologna.</span><!--more--></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;color:black;">Come racconto sul numero di luglio del bimestrale di scienze Darwin, mentre i villeggianti della riviera romagnola cercano di proteggersi con gli spray repellenti, a un centinaio di chilometri di distanza il Centro Agricoltura e Ambiente sta liberando centinaia di migliaia di giovani zanzare. Non si tratta di Anopheles, come negli esperimenti annunciati da Crisanti, ma di Aedes albopictus. Questa specie è nota a tutti come zanzara tigre e può veicolare alcuni virus patogeni per l’uomo, da chikungunya a dengue. L’entomologo responsabile del progetto, Romeo Bellini, ha cominciato in aprile a rilasciarne 40.000 alla settimana spartendole in egual misura tra due piccole località della regione (Boschi di Baricella in provincia di Bologna e Budrio di Correggio in provincia di Reggio Emilia) e andrà avanti fino a settembre. Non si tratta di esperimenti in serre confinate, come per Crisanti, ma di veri e propri rilasci in aperta campagna. Il bello è che non è la prima volta &#8211; negli anni passati è toccato a Desenzano, Rimini e Santa Monica di Misano &#8211; e non ha dovuto chiedere il permesso a nessuno. I suoi insetti infatti godono di una sostanziale deregulation perché non risultano Ogm davanti alla legge. Il buonsenso però dice che sono anch’essi geneticamente modificati, perché sono stati irraggiati con radiazioni gamma che hanno messo a soqquadro il loro genoma al punto da renderli sterili al 99%. E nessuno sa quali mutazioni si porti a spasso quell’1% che sterile non è e potrebbe contenere anche qualche sparuto esemplare di sesso femminile. Mi auguro sinceramente che Bellini possa continuare senza troppi problemi le sue utili ricerche in un settore di frontiera e spero che i ricercatori che lavorano nel campo della mutagenesi non conoscano mai il mobbing che è toccato ai loro colleghi dell’ingegneria genetica. Ma non posso fare a meno di rivolgere una domanda a Realacci,Della Seta e compagni, soprattutto dopo che Legambiente ha chiesto ai ministri Zaia e Prestigiacomo di mantenere il blocco delle sperimentazioni con Ogm vegetali. Perché i normali esperimenti con piante Ogm devono essere oggetto di un perverso ostruzionismo politico e burocratico, mentre le zanzare mutanti possono volare liberamente?&#8221;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;">
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le Diossine, queste sconosciute]]></title>
<link>http://progettogalileo.wordpress.com/2008/04/10/le-diossine-queste-sconosciute/</link>
<pubDate>Thu, 10 Apr 2008 06:00:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>fabster2</dc:creator>
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<description><![CDATA[&#8220;La diossina&#8221;, soprattutto dopo l&#8217;incidente di Seveso, è diventato uno degli spaur]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft" style="float:left;" src="http://groups.google.it/group/progetto-galileo/web/Dioxine.gif" alt="Dibenzodioxine" width="160" height="72" />&#8220;La diossina&#8221;, soprattutto dopo l&#8217;incidente di Seveso, è diventato uno degli spauracchi dell&#8217;età moderna; questo termine viene usato più per il suo valore di propaganda che per il suo esatto significato chimico.</p>
<p>Cerchiamo invece di capire qualcosa di più riguardo questa classe di composti chimici. Intanto non esiste <strong>&#8220;la diossina&#8221;</strong>, ma esiste una classe di composti il cui nome scientifico è dibenzo-<em>p</em>-diossine (<em>p</em> sta per para). La struttura della capostipite della serie si trova nell&#8217;immagine che apre l&#8217;articolo; si tratta di composti triciclici nei quali due anelli benzenici sono connessi da un anello contenente due atomi di ossigeno. Gli atri idrogeni sugli anelli benzenici possono essere sostituiti da diversi atomi o gruppi, e sono le dibenzodiossine clorurate che suscitano particolare preoccupazione per i loro effetti tossici. Con otto posizioni libere, si possono avere dibenzodiossine che contengono da uno ad otto atomi di cloro, ed un vasto numero di isomeri per un totale di 75 composti (chiamati <em>congeneri</em>).<img class="alignleft" style="float:left;" src="http://groups.google.it/group/progetto-galileo/web/TCDD.gif" alt="2,3,7,8-TCDD" width="207" height="72" /> La &#8220;diossina&#8221; per antonomasia è la 2,3,7,8-tetraclorodibenzo-<em>p</em>-diossina (dove i numeri specificano la posizione degli atomi di cloro secondo una numerazione convenzionale), abbreviata in 2,3,7,8-TCDD o semplicemente TCDD, rappresentata qui a fianco. Questa molecola è planare, altamente simmetrica e rigida.</p>
<p>Dalla struttura si può già concludere che questi composti sono chimicamente stabili &#8211; quindi persistono a lungo nell&#8217;ambeinte e negli organismi; le policlorodibenzodiossine &#8211; soprattutto quelle più simmetriche &#8211; sono anche poco o ninete polari, per cui più solubili nei solventi organici e nei grassi che nei mezzi acquosi.</p>
<p>Le policlorodibenzodiossine si formano in piccole quantità durante i processi di combustione, specialmente ma non solo dei materiali plastici, vista la naturale tendenza del carbonio ad organizzarsi in anelli benzenici nelle condizioni opportune &#8211; come fiamme a bassa temperatura e povere di ossigeno &#8211; e l&#8217;onnipresenza di ossigeno e cloro; sembra che anche i cloruri metallici sulla superficie delle particelle di cenere abbiano un ruolo importante nella formazione delle policlorodibenzodiossine. Queste sostanze si formano anche durante la sbianca al cloro della carta, e da reazioni parassite che possono accadere durante la sintesi di una certa classe di erbicidi, gli acidi clorofenossiacetici e loro derivati.</p>
<p>La sintesi degli acidi di- e triclorofenossiacetici (<a title="Acido diclorofenossiacetico" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Acido_2,4-diclorofenossiacetico" target="_blank">2,4-D</a> e 2,4,5-T) si effettua con la reazione fra di- o triclorofenato sodico ed acido cloroacetico in ambiente basico; se la temperatura durante questo processo sale oltre certi limiti (140 °C durante la preparazione del 2,4,5-T), si ha invece la reazione fra due molecole di triclorofenato sodico con formazione di TCDD. Questa reazione è uno degli infrequenti casi di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sostituzione_nucleofila_aromatica" target="_blank">sostituzione nucleofila aromatica</a>, e riesce ad avvenire poichè i due prodotti (TCDD e cloruro di sodio) sono molto stabili e la formazione di NaCl in soluzione produce un forte aumento di entropia. Questo è il motivo della presenza di diossine nell&#8217;Agente Orange e della loro formazione a Seveso.</p>
<p>Nonostante le diossine ed in particolare la TCDD siano spesso citate come i più tossici composti esistenti, i risultati degli studi su persone ed animali esposti alle diossine sono meno definitivi. Per esempio, <a title="Birth Outcomes of Women Exposed to Dioxin in Seveso Italy" href="http://www.niehs.nih.gov/research/supported/sep/2003/seveso.cfm" target="_blank">uno studio</a> pubblicato su <em><a href="http://www.ehponline.org/" target="_blank">Environmental Health Perspectives</a></em> (IF 5.86) nel giugno del 2003 non riesce a trovare alcuna correlazione significativa fra i livelli di TCDD nel siero materno e <em>adverse birth outcomes</em> (risultati avversi della nascita), mentre il rapporto dell&#8217;EPA sui rischi delle diossine è stato <a title="EPA ASSESSMENT OF DIOXIN UNDERSTATES UNCERTAINTY ABOUT HEALTH RISKS AND " href="http://www8.nationalacademies.org/onpinews/newsitem.aspx?RecordID=11688" target="_blank">criticato dalla National Academy of Sciences</a> per avere sottostimato l&#8217;incertezza sui rischi per la salute e forse sovrastimato il rischo di cancro.</p>
<p>Con questo non si vuole certo dire che immettere diossine nell&#8217;ambiente sia cosa saggia &#8211; anzi, la cosa prudente è cercare comunque di minimizzare l&#8217;emissione di questi composti. Il panico e l&#8217;allarmismo sulle diossine, invece, sono inutili se non dannosi.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Paranoias de nuestros tiempos]]></title>
<link>http://rodrigoathie.com/2008/04/09/paranoias-de-nuestros-tiempos/</link>
<pubDate>Thu, 10 Apr 2008 03:59:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>R@U</dc:creator>
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<description><![CDATA[La mañana de ayer alrededor de las 10AM escuchaba &#8220;The morning show&#8221; de Playboy radio en]]></description>
<content:encoded><![CDATA[La mañana de ayer alrededor de las 10AM escuchaba &#8220;The morning show&#8221; de Playboy radio en]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Scienza e Tecnologia a Confronto]]></title>
<link>http://progettogalileo.wordpress.com/2008/02/28/scienza-e-tecnologia-a-confronto/</link>
<pubDate>Thu, 28 Feb 2008 00:00:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>fabster2</dc:creator>
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<description><![CDATA[Mentre la scienza si occupa, alla radice, di capire come è fatto e come funziona il mondo intorno a ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Mentre la scienza si occupa, alla radice, di capire come è fatto e come funziona il mondo intorno a noi, tecnologia ed ingegneria hanno lo scopo meno aulico di trasformare tali conoscenze in ogetti e processi che siano utili in pratica. E l&#8217;utilità pratica spesso si traduce nel far guadagnare un sacco di soldi agli azionisti della compagnia per la quale l&#8217;ingegnere lavora.</p>
<p>Per fare un esempio tratto da situazioni che conosco piuttosto bene, i chimici puri sono interessati a stabilire i meccanismi di reazione e la struttura dei complessi attivati; gli ingegneri od i chimici industriali invece vogliono avere a disposizione una costante di velocità della reazione (<em>nelle appropriate unità di misura</em>) che permetta loro di progettare un reattore che ogni giorno possa sfornare la quantità di prodotto richiesta dai pianificatori. O altrimenti, che permetta ai progettisti di spiegare ai pianificatori economici perchè i loro piani sono irrelizzabili.</p>
<p>Non si può onestamente stabilire quale sia superiore fra scienza e tecnologia; in realtà esse sono complementari, perchè la scienza è la base della tecnologia, ma senza la seconda la prima rimarrebbe fine a sè stessa. C&#8217;è poi un ciclo di <em>feedback</em> (o retroazione), in quanto le scoperte scientifiche permettono agli ingegneri di costruire nuovi apparecchi, che a loro volta possono essere usati per ulteriori scoperte. I semiconduttori rappresentano un trionfo della fisica dello stato solido, ma d&#8217;altra parte la produzione di massa di dispositivi a semiconduttore richiede avanzata tecnologia in tutti i campi &#8211; e per finire, ormai non c&#8217;è laboratorio scientifico al mondo che non faccia un massiccio uso di computer per acquisire, archiviare, analizzare ed elaborare dati, permettendo così nuove scoperte.</p>
<p>Tuttavia, spesso e volentieri gli scienziati &#8220;puri&#8221; si possono permettere di ignorare tutti quei dettagli che riguardano l&#8217;applicazione pratica delle scoperte scientifiche. Se si aggiunge a questo la profonda specializzazione degli scienziati moderni, si capisce perchè alcuni di loro ogni tanto affermino pure castronetrie, specialmente fuori dalle loro strette competenze. L&#8217;ingegneria è meno soggetta alla specializzazzione profonda, perchè le diverse branche condividono molti principi fondamentali ed anche si sovrappongono di frequente nei loro campi di applicazione.  Se poi vogliamo dire la verità, discipline come la fisica teorica e cosmologia sono più astrazioni matematiche che considerazioni su oggetti reali e tangibili.</p>
<p>Quando si parla delle differenze fra scienza e tecnologia, si può citare un vecchio proverbio: <em>Fra il dire e il fare c&#8217;è </em><em>di mezzo il mare</em>.</p>
<p> FabioC. (fabster2)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Penelope, arrivo!]]></title>
<link>http://progettogalileo.wordpress.com/2008/02/23/penelope-arrivo/</link>
<pubDate>Sat, 23 Feb 2008 06:31:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>carlettodarwin</dc:creator>
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<description><![CDATA[La parabola della sonda Ulysses rappresenta un caso tipico per le sonde interplanetarie; un&#8217;es]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://bp0.blogger.com/_SZZt4Cer5Oc/R78Qbe_6NcI/AAAAAAAAUd0/PVD7k6NVT2A/s1600-h/instruments.gif"><img src="http://bp0.blogger.com/_SZZt4Cer5Oc/R78Qbe_6NcI/AAAAAAAAUd0/PVD7k6NVT2A/s200/instruments.gif" border="0" style="float:right;margin:0 0 10px 10px;" /></a>La <a href="http://www.esa.int/esaCP/SEM6UE3CXCF_index_0.html" target="_blank">parabola della sonda</a> Ulysses rappresenta un caso tipico per le sonde interplanetarie; un&#8217;esperienza che la NASA ha già fatto alcune volte, le Pioneer, le Voyager la Galileo e la Cassini, mentre per l&#8217;ESA si tratta di una prima volta.La sequenza è più o meno la solita: la sonda ha una vita media prevista di 3-4 anni e ha come sistema di alimentazione un sistema a radioisotopi, per farla breve un materiale radiattivo che emette calore per decadimento e che, attraverso un convertitore, produce energia elettrica e riscalda la sonda. Il materiale radiattivo ha una vita di una ventina d&#8217;anni e verso la fine, se la sonda non ha subito alcun danneggiamento e funziona ancora, raggiunge un livello di produzione energetica che costringe ai salti mortali i responsabili.Si cominciano a spengere alcuni esperimenti e alla fine si rimane con uno o due attivi, più il trasmettitore. Nel fare ciò si razionano gli usi degli esperimenti temporalmente, e lo stesso si fa per il trasmettitore. Si finisce per trovare un modus operandi del tipo: trasmettitore spento, esperimento 1 acceso, registrazione dei dati, esperimento 2 acceso, registrazione dei dati. Una volta al mese si fa ripartire il trasmettitore, si spengono tutti gli altri esperimenti e si riversano i dati a terra.In questa modalità minima, una sonda può sopravvivere alcuni anni ancora (nel caso dei Voyager più di un decennio); poi però i livelli di produzione energetica e di calore raggiungono un limite per cui ogni volta che si riaccendono gli strumenti non si sa se il reboot funziona.La Ulysses ha raggiunto questo stato e, da un momento all&#8217;altro potrebbe andare perduta. Si tratterebbe di una fine gloriosa per una delle missioni più ambizione e rivoluzionarie della storia dell&#8217;astronautica. La sonda infatti è stata la prima ad uscire dal piano orbitale e ad esplorare le regioni &#8220;polari&#8221; del sistema solare; praticamente, dopo un gravity assist con Giove, ha viaggiato dal polo nord al sud e ha raccolto dati sulle emissioni solari e sull&#8217;ambiente interplanetario; il tutto in una zona mai esplorata prima. I risultati hanno completamente cambiato la comprensione dei meccanismi magneto-fisici dei poli solari facendo vedere come la parte polare del Sole giochi un meccanismo fondamentale nell&#8217;equilibrio della stella stessa.<br />Carletto Darwin</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Perfida Albione]]></title>
<link>http://progettogalileo.wordpress.com/2008/02/22/perfida-albione/</link>
<pubDate>Fri, 22 Feb 2008 15:56:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>fabristol</dc:creator>
<guid>http://progettogalileo.wordpress.com/2008/02/22/perfida-albione/</guid>
<description><![CDATA[Grazie alla segnalazione del nostro amico Ivo Silvestro, siamo venuti in possesso di questa autorevo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p align="justify"><span><span><span><a href="http://progettogalileo.wordpress.com/files/2008/02/metro.jpg" title="metro.jpg"><img src="http://progettogalileo.wordpress.com/files/2008/02/metro.jpg" alt="metro.jpg" style="width:247px;height:1052px;" align="left" height="1129" width="300" /></a></span></span>Grazie alla segnalazione del nostro amico <a href="http://www.lestinto.it/articoli/flatulenze-giornalistiche/#comments">Ivo Silvestro</a>, siamo venuti in possesso di questa autorevole opinione sul futuro della specie umana nel trafiletto che vedete affianco apparso sul Metro del 21 Febbraio.</span></p>
<p align="justify"><span></span><span>Il giornalista <b>Osvaldo Baldacci</b> in poche righe si muove su un terreno spinoso, scosceso, che come vedrete non gli è di sicuro congeniale. Osvaldo ci dà la possibilità di sfatare tutte le leggende biometropolitane degli ultimi anni, perché in poche righe le riassume tutte. Ovviamente riassume tutte bufale.</span></p>
<p align="justify"><span></span><span>Noi del <b>Progetto Galileo</b> lo invitiamo a leggerci più spesso, cosicché magari la prossima volta si informi prima di scrivere cose inesatte e, diciamoci la verità, un po&#8217; banali.</span></p>
<p align="justify"><span></span><span>Incominciamo:</span><span> </span><i><span>“Intanto il Ministero dell’istruzione di Londra ha abolito dalla scuola i termini “mamma e papà[...]”</span><span> </span></i></p>
<p align="justify"><span></span><span>Per quanto riguarda la questione dell’abolizione dei termini papà e mamma dalle scuole britanniche nasce tutto da un <b>equivoco</b>. O meglio dai giornalisti nostrani che o non sanno tradurre l’inglese o mentono spudoratamente. In questo caso forse tutti e due. Come ci ha fatto notare tempo fa <a href="http://cadavrexquis.typepad.com/cadavrexquis/2008/02/cari-mamma-e-pa.html">Cadavrexquis</a> l’articolo che è stato tradotto in italia dal <a href="http://www.corriere.it/esteri/08_gennaio_30/gb_genitori_scuola_1eea31fc-cf43-11dc-8e3f-0003ba99c667.shtml">Corriere</a> viene dal <a href="http://www.dailymail.co.uk/pages/live/articles/news/news.html?in_article_id=511209&#38;in_page_id=1770">Daily Mail</a>. Il Corriere.it dice:</span><span><i>&#8220;Nelle scuole elementari britanniche sarà proibito usare l&#8217;espressione &#8216;mamma e papà&#8217; e diventerà obbligatorio utilizzare l&#8217;espressione neutra «genitori», in modo particolare nelle comunicazioni a casa.&#8221;</i></span></p>
<p style="text-align:justify;" align="justify"><span>Ma il Daily Mail, riportando la circolare ministeriale con linee guida e suggerimenti per gli insegnanti (<b>non obblighi né proibizioni</b>! </span>Capisco che in italia si e’ abituati cosi’), dice:</p>
<p align="justify"><i>&#8220;Teachers should attempt to avoid assumptions that pupils will have a conventional family background, it urges. It goes on to suggest the word &#8220;parents&#8221; may be more appropriate than &#8220;mum and dad&#8221;, particularly in letters and emails to the child&#8217;s home.&#8221;</i></p>
<p align="justify"> <span>Traduzione: <i>&#8220;Gli insegnanti dovrebbero tentare di evitare che si dia per scontato che gli alunni abitino in un contesto di famiglia convenzionale [...]. [Il documento] suggerisce che la parola genitori potrebbe essere piu’ appropriata di “mamma e papà”, specialmente in lettere e e-mail da spedire a casa del bambino.</i></span><span><i> &#8220;</i></span></p>
<p align="justify"><span></span><span>E tutto questo per evitare fenomeni di bullismo anti-gay connessi con la famiglia dei bambini, che qui in Inghilterra possono veramente avere due genitori gay, grazie ad una legge appena approvata. In Italia non esiste la legge, quindi non esiste neppure il problema di bambini con genitori omosessuali nelle scuole.</span><span> </span></p>
<p align="justify"><span></span></p>
<p align="justify"><span></span><span>Passiamo alla questione dello <b>sperma prodotto dal midollo spinale</b> per la quale rimando alla lettura di <a href="http://fabristol.splinder.com/post/15779334/Sperma+femminile+e+ovulo+masch">questo</a>. E’ una tecnica molto utile nei casi di infertilità <span style="color:#333333;">dovuta al cancro testicolare o altre forme di disfunzione della fertilità, in quanto un uomo puo’ riprodursi usando dei propri spermatozoi derivati dal proprio midollo osseo. Il fatto poi che possa essere utilizzata da una donna per produrre “sperma femminile”, non significa assolutamente che poi questo sperma verra’ utilizzato per fecondare il proprio ovulo. Ma un ovulo terzo donato dalla propria compagna o da un’altra donatrice.</span></span></p>
<p align="justify"><span><span style="color:#333333;"></span></span><span style="color:#333333;">Osvaldo paventa addirittura la clonazione umana che ricordiamo è vietata da tutte le legislazioni nazionali ed internazionali:</span><i><span style="color:#333333;">“E se poi una donna produce da se’ sia ovuli che spermatozoi, bella comodita’, che importa se le neonate saranno dei replicanti?”</span><span> </span></i></p>
<p align="justify"><span></span><span>Da questa frase si nota che il nostro Osvaldo non ha capito molto bene la questione.</span></p>
<p align="justify"><span></span></p>
<p align="justify"><span></span><span>Veniamo all’altra bufala:</span><i><span>“Non mancano gli esperimenti di bambini geneticamente modificati, con embrioni creati in laboratorio mescolando Dna di tre genitori diversi.”</span><span> </span></i></p>
<p align="justify"><span></span><span>E per questo senza soffermarci molto rinviamo al primo articolo di questo blog <a href="http://progettogalileo.wordpress.com/2008/02/14/la-bufala-dellembrione-con-tre-genitori/">qui</a>. Vorrei solo sottolineare come ormai la bufala dell’embrione dei tre genitori e’ ormai passata al capitolo <b>“modificazione genetica”.</b> Cioé non era abbastanza fuorviante la disinformazione sui tre genitori, ma si e’ voluta gonfiarla aggiungendo che addirittura il Dna viene modificato. </span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal" align="justify"><span>Osvaldo poi ci infila poi tipiche frasi da casalinga di Voghera che aspetta in fila dal macellaio: </span></p>
<p align="justify"><i><span>“</span><span>Una società dove i bambini si scelgono sui cataloghi, e si può copiare quelli più alla moda? E perché non un’offerta di corpi per fornire pezzi di ricambio?”</span><span> </span></i></p>
<p align="justify"><span></span><span>Come se avere un figlio sano senza alcuna grave <b>patologia mitocondriale</b> fosse una questione di moda!</span><span> </span></p>
<p align="justify"><span></span><span>Poi passa al capitolo <b>embrioni-chimera</b> di cui mi ero occupato mesi fa <a href="http://fabristol.splinder.com/post/13717408">qui</a> e che ormai era stata rivelata come una grande bufala ma deve essere che le leggende metropolitane sono dure a morire.</span><span> </span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal" align="justify"><span>Chiude il meraviglioso articolo con: <i>&#8220;Sarò antico, tradizionalista, conservatore&#8230;&#8221;</i></span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal" align="justify"><span> Sì sei tutto questo Osvaldo, ma io dico che il problema principale e’ che non sai una cippa di quello di cui stai parlando.</span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal" align="justify">&#160;</p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal" align="justify"><span></span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal" align="justify"><span></span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal" align="justify"><span></span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal" align="justify"><span>Fabristol</span></p>
<p><span><font face="Times New Roman"></font></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>

</channel>
</rss>
