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	<title>testimonianze &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "testimonianze"</description>
	<pubDate>Thu, 31 Dec 2009 12:41:12 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Chi leggerà i silenzi? - di Ivan Crico ]]></title>
<link>http://rebstein.wordpress.com/2009/12/06/chi-leggera-i-silenzi-di-ivan-crico/</link>
<pubDate>Sun, 06 Dec 2009 17:00:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>francescomarotta</dc:creator>
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<description><![CDATA[[IVAN CRICO] Chi leggerà i silenzi? Di lingue locali, contemporaneità e moralità. Una lettera a Flav]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><P ALIGN="RIGHT"><a href="http://rebstein.wordpress.com/category/ivan-crico/"><strong>[IVAN CRICO]</strong></a></P></p>
<p align="center"><a href="http://www.cyberscuola.it/podcast/wordpress/musa.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-18938" title="musa" src="http://rebstein.wordpress.com/files/2009/12/musa.jpg?w=187" alt="" width="187" height="300" /></a> <a href="http://tecno08.pbworks.com/f/1224488616/scrittura1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-18935" title="scrittura1" src="http://rebstein.wordpress.com/files/2009/12/scrittura1.jpg?w=271" alt="" width="218" height="301" /></a></p>
<p><strong><em>Chi leggerà i silenzi?</em><br />
Di lingue locali, contemporaneità e moralità.<br />
Una lettera a Flavio Santi.</strong></p>
<p>     Forse è una cosa un po&#8217; insolita rispondere, dopo tanti anni, ad un testo (che riporto integralmente alla fine di questa mia lettera) in cui si è chiamati in causa. Si tratta di una risposta, molto interessante, da te data ad un lettore del blog &#8220;Nazione Indiana&#8221; nel luglio del 2004. Non volevo cadere nella rete pericolosa di immediate, poco meditate reazioni; e, soprattutto, nutro troppa stima (specie dopo aver ascoltato uno splendido commento ai romanzi di Giacomini) nei confronti del critico, preparatissimo, che sei: mi sembra più utile, invece, cercare di allargare il discorso, guardare queste cose anche da altri punti di vista. Qui non contemplati o affrontati, a volte, con eccessiva (ma comprensibile, vista la sede) velocità. Vorrei allora iniziare commentando &#8211; a modo mio, con delle note a margine necessariamente non esaustive &#8211; alcune affermazioni presenti nella tua analisi. Commenti che non vogliono essere critiche né i commenti di un critico, cosa che non sono, ma spunti, pensieri di chi scrive ormai da due decenni poesie nella sua lingua nativa che non è (né purtroppo né per fortuna) quella italiana. E che, intorno a questi temi, si è a lungo &#8211; spero non sempre vanamente &#8211; interrogato.</p>
<p><!--more--></p>
<p><strong>*</strong></p>
<p>     Cominciamo dall&#8217;affermazione che &#8220;col dialetto dei dialettali è peggio: quest’ultimo non lo si è mai parlato così&#8221;.  Un&#8217;affermazione tagliata con l&#8217;accetta mi sembra &#8211; quando vi sarebbe bisogno, piuttosto, di una sgorbia ben affilata da intaglio -, che non tiene conto (o non abbastanza) di quanto si è scritto e ancora si scrive nei vari dialetti o lingue minoritarie nel nostro paese. In primis &#8211; è più che ovvio e quasi inutile riaffermarlo -, nel momento in cui un autore scrive poesia, assistiamo quasi sempre ad uno scarto, più o meno acutizzato, rispetto alla lingua parlata. Il poeta vero, e questo vale anche per tutti coloro che scrivono impiegando parlate più o meno ufficiali, non è obbligato ad impiegare la lingua di tutti i giorni. Può farlo come non farlo. Qualsiasi triestino, ancor oggi, può leggere con tutta tranquillità un Giotti, ad esempio, mentre già l&#8217;alto trevigiano di Cecchinel, ricco di arcaismi e termini tratti dal lessico contadino di un tempo, è di probabile difficile lettura forse anche per le persone più anziane del suo stesso paese. Ma questo discorso può valere anche se facciamo leggere ad un non esperto un testo di Zanzotto. &#8220;Si brusisce e si ronza e si cicala-ciàcola / &#8211; ancora &#8211; per una minima e semiminima / biscroma semibiscroma nanobiscroma&#8221;. Chi ha mai parlato come il poeta di Pieve di Soligo? Ma la stessa cosa si potrebbe dire in fondo anche di Saba, anche se di certo la sua poesia e prosa è molto più vicina all&#8217;italiano parlato all&#8217;epoca. La scrittura parte dal parlato ma è sempre qualcosa d&#8217;altro dal parlato: nemmeno gli autori più popolari di romanzi noir scrivono come parlano, del resto, i loro milioni di lettori.<br />
     Non parliamo di registratori ma, bensì, di creatori.</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p>     La necessità poi, da te qui auspicata, da parte di una lingua, di rispecchiare il parlato vale dunque anche per le cosiddette &#8220;lingue nazionali&#8221; o solo per i cosiddetti &#8220;dialetti&#8221;? L&#8217;italiano di Dante o Petrarca, come quello di Leopardi o Manzoni, parlato da una piccolissima élite all&#8217;epoca, era in ogni caso una lingua artificiale, costruita a tavolino, in attesa di un popolo (quello italiano) che ancora non esisteva (e forse non esiste del tutto ancora). Lingua d&#8217;invenzione, di certo ancor più di quella di un Ruzzante o di un Belli che sono, certo, comunque anch&#8217;esse raffinate rielaborazioni da parte di autori smaliziati di una materia ancor grezza, inarticolata, questo sì, ma che in ogni caso rispecchiavano piuttosto mimeticamente dei linguaggi reali, linguaggi parlati all&#8217;epoca, a differenza dell&#8217;italiano, da una moltitudine di persone. Resta il fatto che solo partendo dalla lettura dei testi (scontatamente artificiosi) di autori che scrivono nei vari idiomi locali possiamo farci un&#8217;idea di come parlasse il popolo nelle varie regioni d&#8217;Italia nei secoli passati, cosa altrimenti impossibile attraverso la lettura di testi coevi in lingua italiana. Molto probabilmente, se pensiamo alla maggioranza della popolazione, Dante aveva meno possibilità di essere compreso allora di quanto possa essere compreso oggi un Franco Loi che scrive in milanese. Per cui, in fondo, fino all&#8217;arrivo della televisione, nulla è stato più distante dal popolo della lingua italiana e la lingua italiana poco o nulla centrava con ciò che, dalle Alpi alla Sardegna, la maggioranza delle genti parlava normalmente.<br />
     Per cui, al Tasso o all&#8217;Ariosto, all&#8217;epoca un critico avrebbe potuto dire, come oggi idealmente tu dici a Pierro: &#8220;Ma in Italia nessuno, a parte forse qualche toscano, ha mai parlato così&#8221;. E quando Montale adopera termini come &#8220;ergotante&#8221;, &#8220;diospero&#8221;, &#8220;belletta&#8221;, &#8220;palabotto&#8221; o &#8220;iemale&#8221; non si comporta in fondo anch&#8217;esso, come alcuni neovolgari (impiegando la definizione di D&#8217;Elia), che incistano all&#8217;interno del verso frammenti di parole desuete, forse davvero ormai da nessuno o da pochissimi ancora impiegate, ma ancora intrise &#8211; almeno per il poeta che le adopera &#8211; di una potente forza evocativa?</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p>     Se posso fare un po&#8217; di storia personale, come fai tu del resto, io stesso, nato sul finire degli anni Sessanta del secolo appena trascorso, sono cresciuto in un contesto in cui tutti i miei famigliari e amici non impiegavano mai, nemmeno nei pubblici uffici e spesso nemmeno con gli insegnanti, l&#8217;italiano. Ancor oggi, anche se ormai l&#8217;uso dell&#8217;italiano è molto più diffuso rispetto a quarant&#8217;anni fa, nella mia regione, il Friuli Venezia Giulia, centinaia di migliaia di persone passano intere giornate &#8211; come capita a me &#8211; parlando soltanto in triestino, friulano, bisiaco, gradese, sloveno senza mai pronunciare una sola parola in italiano. Nei prossimi decenni, probabilmente, molte cose cambieranno. E in alcune regioni è già così, già l&#8217;italiano (o qualcosa che gli assomiglia) ha preso il posto della parlata che ha per lungo tempo contraddistinto quei luoghi. Ma equiparare oggi questi linguaggi ancor vivi in molte regioni &#8211; seppur in fase di declino o, a seconda dei punti di vista, naturalmente arricchiti da termini italiani o inglesi &#8211; a lingue morte come il latino o l&#8217;etrusco, appare come un giudizio fin troppo frettoloso.<br />
     Mi sembra che vi sia una certa differenza tra chi giace da secoli in fondo ad un sepolcro e chi, seppur zoppicando, magari molto malato, comunque cammina ancora per strada. Di cui si può ascoltare, magari seppur sempre più raramente, ormai, ancora la viva voce.</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p>     Certo, la lettura di questi testi spesso non è per nulla semplice. Nemmeno per coloro che parlano questi idiomi. Ma questo accade anche perché non ci è stato insegnato, a differenza dell&#8217;italiano, a leggerli. Poi, come si sa, pochi paesi al mondo sono costellati dalla compresenza di tanti diversi linguaggi come l&#8217;Italia: dipende se vogliamo considerare questa varietà come una ricchezza, un patrimonio culturale unico od un ostacolo da abbattere (come ha fatto a lungo il nostro sistema scolastico). Rassegnandoci, fin dall&#8217;inizio, al fatto che nessuno potrà mai capire tutto ciò che si parla e si scrive nel nostro paese senza il sostegno della versione italiana. La lingua italiana allora, potrebbe così finalmente assumere una funzione ulteriormente positiva, di aiuto alla sopravvivenza e valorizzazione di questi linguaggi, sfuggendo dalle mani di chi l&#8217;ha impiegata finora solo per reciderli, sradicarli. Fino a qualche anno fa, la stragrande maggioranza dei friulani non riusciva a leggere scritti in friulano. Quando si è iniziato a portare questa lingua nelle aule scolastiche, le cose sono decisamente cambiate, tanto che adesso esistono anche periodici in friulano che si possono trovare tranquillamente nei bar o nelle stazioni dei treni. Per cui se, come ha detto giustamente Santi, un tempo &#8220;i Porta, i Meli, i Belli si rivolgevano a una fascia ristrettissima, a quelli che potevano “leggere” appunto, e quelli erano innanzi tutto lettori in volgare: lo statuto del lettore li poneva come utenti privilegiati&#8221;, oggi la fruizione di poesia o prosa in questi altri idiomi potrebbe &#8211; attraverso la scuola o altri mezzi, volendo &#8211; abbracciare un sempre maggior numero di lettori. Volendo.</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p>     In ogni caso, per completare il discorso, non bisogna dimenticare qui la dimensione orale, uditiva. Pochissimi hanno letto i testi del Goldoni o del geniale triestino Cecchelin (sempre ricordato dal nostro grande attore Paolo Rossi), ma moltissimo sono stati ascoltati, invece, quei testi. Lo stesso accade anche per molta poesia scritta nei vari idiomi locali, in cui la forma scritta non è meno importante, a volte, di quella orale. Molti autori che impiegano queste parlate, alla pari di attori o cantanti, scrivono con l&#8217;idea precisa di andarle poi a leggere in pubblico, quelle poesie, sapendo benissimo che molte volte quel pubblico non capirà (o capirà solo in parte) quelle parole. Se vogliamo spingerci oltre, del resto, anche chi scrive delle canzoni, quando si reca in un paese straniero, sa in partenza che la comprensione del proprio testo passa in ultimissimo piano rispetto alla capacità dei suoni, come accade anche con i colori, di trasmettere qualcosa che va al di là del significato letterale di quell&#8217;insieme di parole. Molti di noi ascoltano, provando grandi emozioni, Springsteen o Cohen &#8211; o, come me, il pakistano Nusrafat Fateh Ali Khan &#8211; senza capire nulla o quasi nulla di ciò che dicono, e allo stesso modo mi è capitato diverse volte di vedere persone entusiasmarsi ascoltando poeti che scrivevano in romagnolo o piemontese che non conoscevano, non capivano e di cui non era stata ancora letta la versione italiana. Senza conoscerne il significato, il suono delle parole, a volte, comunica al di là di ciò che quelle parole dicono realmente: mi chiedo sempre, a proposito, cosa si staranno dicendo il merlo o il verdone che fischiano, cinguettano, trillano tra le fronde degli alberi davanti alla mia casa. Una musica di assoluta bellezza, per me; ma, chissà, magari loro stanno solo lanciando centinaia di insulti o minacce ai vicini&#8230; Così di fronte ad un testo in una lingua che non conosciamo.<br />
     Chi ha assistito in questi ultimi decenni ad incontri di poesia con autori che scrivono nei vari volgari italiani sa dunque che la battuta di Brevini, anche se assai simpatica, che riduce i fruitori di poesia in questi altri idiomi ormai al «pubblico un po’ frustrante dei filologi» dice, allora, una parte di verità. Non tutta la verità.</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p>     Scrivi ancora: &#8220;si possono rivendicare tutti i motivi (lo statuto di letterarietà, l’artificio, ecc.) ma si ritorna sempre al punto di partenza landolfiano: perché non l’aramaico allora, se «unico giudice competente» ha da essere l’autore stesso?&#8221;. Anche qui ci si chiede: ma è possibile pensare che sia solo l&#8217;autore dei testi l&#8217;unico, ormai, a comprendere e poter giudicare in modo competente la lingua che impiega? In alcuni casi possiamo anche accettare, in parte, questa affermazione quando ci riferiamo a varietà molto marginali o a idiomi ormai scomparsi. Ma, se ci riferiamo al veneto o al sardo, solo per fare qualche esempio, parliamo di lingue parlate o conosciute nel mondo ancor oggi da alcuni milioni di persone, tra cui troviamo illustri studiosi di letteratura, filologi che insegnano nelle maggiori università, scrittori, poeti. Chi impiega questi idiomi, pur nelle loro varianti più marginali, sa bene che vi sono moltissime persone ancora in grado di giudicarlo con cognizione di causa. In ogni caso &#8211; allargando la visuale &#8211; di ogni lingua al mondo, ancor viva o scomparsa, esistono ormai ovunque profondi conoscitori ed è praticamente impossibile impiegare in modo del tutto arbitrario questi linguaggi senza correre il rischio di essere, prima o poi, smascherati. Può accadere nel racconto di Landolfi, da te citato, nella realtà mi sembra una cosa piuttosto improbabile.<br />
     Ma, anche qui, aprendo una parentesi: non dovrebbe ogni artista essere libero, non credi, di esprimersi come vuole, dall&#8217;antico egizio a qualche scomparsa parlata lombarda? Magari reinventandoli? Perché porsi dei limiti?  Saranno sempre alla fine i fruitori dell&#8217;opera a decretarne, con il trascorrere degli anni, la validità. A dire se quella poesia o quel racconto sono ancora capaci di emozionare o far riflettere &#8211; anche tradotti &#8211; al di là della lingua in cui sono stati inizialmente concepiti. Alcuni versi di Bandini in latino, ad esempio, mi sembrano molto più profondi e capaci di parlarci nel tempo (per non dire più comprensibili) di tanta poesia moderna in lingua scritta in quegli stessi anni. Voglio dire che ognuno deve avere la libertà di scegliere la lingua che gli sembra più adatta per esprimere ciò che sente, se poi ciò che vuol dire non è interessante, non lo salverà certamente il fatto di aver scritto in inglese. Se, invece, ciò che ha scritto è valido troverà, com&#8217;è successo per il gradese di Marin &#8211; lingua sommamente marginale, parlata solo da poche migliaia di isolani &#8211; anche chi si curerà di tradurlo e farlo conoscere in Cina</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p>     Andando avanti: &#8220;Per di più si creano paradossi inquietanti, ossimorici: immaginiamo un lettore piemontese di fronte a un testo siciliano. Si può assistere all’impossibilità di addentrarsi in un testo di grande e immediata chiarezza semantica (si pensi alla poesia di Buttitta, di Nino De Vita), perché per il processo di lettura e di decodifica il testo diventa addirittura più complicato (o altrettanto) di uno di Zanzotto o di Celan: richiede “molte competenze”. Non si può darti torto, ma questa &#8220;impossibilità di addentrarsi&#8221; nelle pieghe di un linguaggio diverso dal nostro non la viviamo di continuo, senza per questo definirla &#8220;inquietante&#8221;, quando ci troviamo di fronte ad una poesia scritta in arabo o in giapponese? Lì diamo per scontato che con la traduzione perdiamo sicuramente una parte molto importante di quei testi ma non per questo non li leggiamo o ci permetteremo di invitare quei poeti, come spesso si fa invece con chi scrive in calabrese o ligure, ad abbandonare la loro lingua madre per impiegare un linguaggio maggiormente comprensibile ai più. Noi che viviamo a pochi chilometri dalla Slovenia &#8211; a differenza di un piemontese dalla Sicilia &#8211; conosciamo bene questi problemi. Un italiano che non sa parlare lo sloveno non ha alcuna possibilità di capire nemmeno una parola del discorso più semplice tra bambini. Gli scrittori della comunità slovena in Italia, se vogliono essere letti dagli italiani (tra cui i loro famigliari a volte e vicini di casa), devono per forza tradurre i loro testi. Potrebbero, alcuni dicono, scriverli direttamente in italiano. Ma a me sembra una bestialità. Perché dovrebbero rinunciare alla loro lingua? E perché, in nome di una maggiore comprensibilità o leggibilità, chi come me si è ritrovato ad avere come propria lingua madre non l&#8217;italiano, ma il bisiaco o l&#8217;occitano o il molisano, dovrebbe comportarsi in modo diverso?<br />
     Non c&#8217;è forse, qui, un pregiudizio di fondo in molti di noi, anche nelle persone più colte, un pregiudizio basato sulla supremazia della lingua nazionale, lingua imposta con ogni mezzo &#8211; anche violento, ricordiamolo sempre &#8211; negli ultimi centocinquant&#8217;anni da uno stato ancor oggi del tutto incapace di pensarsi come un&#8217;unione di voci differenti? In Italia, ai cosiddetti poeti in dialetto (anche se in realtà, all&#8217;infuori del toscano e del romanesco moderno, non esistono dialetti dell&#8217;italiano ed è dunque errato definire in questo modo chi scrive impiegando i vari linguaggi storici della penisola), si continuano a fare domande, difatti, che nessun critico si permetterebbe mai di fare ad un poeta che scrive, che ne so, in lussemburghese (trecentomila parlanti!), in armeno, eccetera. Lingue che hanno una diffusione, nel mondo, uguale o a volte anche molto minore del sardo, del veneto o del friulano. Lingue che, a volte, sono del resto anche prive di autori assolutamente prestigiosi come possono essere, ad esempio, Goldoni o Pasolini che in veneziano e nel friulano casarsese hanno realizzato opere di immenso valore, rappresentate e tradotte ancora in tutto il mondo. Eppure anche oggi, se qualcuno si mette a scrivere in veneziano o casarsese, nell&#8217;arco della propria vita dovrà rispondere a questo tipo di domande almeno qualche centinaio di volte. C&#8217;è da scommetterci.</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p>     Scrivi, poi, parlando della crisi dei dialetti negli ultimi decenni: &#8220;un’ottima cartina al tornasole può essere la narrativa, che si comporta volentieri da misuratore dell’entropia linguistica; la produzione dialettale degli anni  Cinquanta e Sessanta fu infatti accompagnata da fenomeni analoghi in prosa: Pasolini, Gadda, Mastronardi, Testori, Rea, Meneghello, le Autobiografie della leggera di Montaldi, ecc. La più recente e giovane proposta dialettale ha nella controparte narrativa un vuoto assoluto (a parte alcuni casi di tipizzazione gergale e pseudo-dialettale: Giuseppe Ferrandino, Marco Franzoso, Claudio Camarca): per contro dominano trame rigorosamente urbane e metropolitane, concessione massima allo slang giovanile, totale oblio del mondo contadino e vernacolo&#8221;.<br />
     Tutto vero. Non si può obiettare nulla ma vorrei guardare queste cose anche da altri punti di vista. Innanzitutto la poesia conserva, ancor oggi e forse oggi più che mai, una libertà d&#8217;azione che la prosa non ha (o a volte preferisce non avere), pur nel tempo di Internet. Mi spiego. Magari generalizzando molto e me ne scuso in anticipo. I poeti, viste le vendite dei libri di poesia in Italia, sanno già in partenza che, al di là di un po&#8217; di fama, al di là di qualche centinaio di euro raccattati attraverso qualche lettura o premio letterario, con la poesia non si arricchiranno mai. E molto, molto difficilmente potrà mai diventare un vero e proprio lavoro con cui vivere e pagarsi un giorno la pensione. Almeno se continuano a vivere in Italia. Per cui se ad un poeta piace l&#8217;idea di scrivere nella propria parlata nativa, perché non adoperarla? O se vuol scrivere della poesia sperimentale, che leggeranno solo pochi amici, perché non farla? Se per poter scrivere si rinuncia al proprio tempo libero, sapendo che non se ne trarrà altro profitto all&#8217;infuori del personale diletto, allora la scelta è obbligata: si fa solo ciò che piace veramente. Diverso, più complesso mi sembra il discorso della prosa. La prosa richiede un grande impegno, anche fisico, la stessa differenza che ci può essere tra dipingere un acquarello (tecnica difficilissima ma che puoi eseguire seduto sulla riva di un fiume sorseggiando una bibita) e scolpire per centinaia di ore, nella polvere, un monumento da un blocco enorme di marmo armato di scalpelli, raspe, carta abrasiva. La prosa richiede inoltre, spesso, per poter essere pubblicata, un maggior investimento dal punto di vista economico. Particolare non trascurabile. Il mercato, poi, richiede certe cose e chi vuol partecipare al banchetto deve, a parte qualche rara eccezione, indossare gli abiti richiesti. Non è un giudizio moralistico, si badi: chi vende non può non tener conto di chi compra, seguendo le sue richieste oppure portandolo a desiderare ciò che gli propone. É un binomio inscindibile. Gli editori fanno questo e, negli ultimi anni, molti autori &#8211; spesso in cerca di notorietà e facili guadagni &#8211; hanno scelto di assecondarli supinamente proponendo opere in cui la ricerca formale è passata del tutto in secondo piano per lasciar posto a storie in cui il grande pubblico potesse, con tutti i suoi limiti, identificarsi o soddisfare la propria voglia di intense emozioni, dal sesso alla paura, come quella, forse ancor più forte, di evasione.  Non occorre fare nomi.</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p>     In questo contesto piuttosto desolante, che posto potrebbero trovare questi altri idiomi, legati ad aree geografiche così limitate? Ma questa domanda potrebbe valere, paradossalmente, ormai per ogni lingua: perché scrivere in francese se ti capiscono solo i francesi, o in nigeriano? Uno scrittore sardo può idealmente contare su di un maggior numero di lettori di molti piccoli stati del mondo mentre chi scrive in inglese, di un numero di potenziali lettori infinitamente più alto del più famoso scrittore italiano. Scrittore che, tra l&#8217;altro, se vuol diventare davvero famoso nel mondo, è obbligato a farsi tradurre, alla pari di uno scrittore kossovaro, mongolo, o come il dialettale quando vuol farsi conoscere al di fuori del proprio paese. La tua stessa perplessità (anche comprensibile) di fronte al poeta che scrive in un linguaggio parlato da poche persone potrebbe provarla anche uno studioso cinese o americano nei confronti di chi si ostina a scrivere in italiano e che, senza traduzione, non ha alcuna possibilità di poter circolare oltre le Alpi o Lampedusa. O si sceglie una lingua valida per tutti, dunque, oppure dobbiamo accettare che, per mantenere viva la varietà di linguaggi diversi nel mondo, è necessario convivere con l&#8217;idea che molte letterature non le conosceremo mai in tutte le loro più segrete sfaccettature. Ma solo così questi linguaggi, e non parlo solo dei dialetti, possono sperare di rimanere vivi.<br />
     Vi sono, ovviamente, a livello locale ancora molti scrittori che scrivono racconti o romanzi nelle varie parlate, anche se si tratta di una produzione spesso di scarso valore, anche se vi sono luminose eccezioni, legata soprattutto al ricordo del passato più che al nostro presente. Un autore come Stefano Moratto, però, ha pubblicato qualche anno fa un intero romanzo in friulano scritto in un linguaggio che egli stesso definisce &#8220;caraibico&#8221; (un misto di varie varianti di questa lingua mescolato a termini estrapolati da altri linguaggi) che racconta molto bene, in un tono visionario e allucinato, con una lingua piena di torsioni e innesti sonori stranianti, le vicissitudini di alcuni giovani che potrebbero essere benissimo i giovani di qualunque altra parte del mondo. Si tratta di opere pubblicate spesso, come questa, senza alcuna versione in lingua italiana, ed è un grande limite perché così si condannano da sole ad avere pochi lettori; ma sono ugualmente opere che potrebbero portare forse, se solo vi fosse un po&#8217; più di attenzione verso questi autori che lavorano in silenzio e con grande impegno, nuovi stimoli ad un mondo, come quello della nostra editoria, più impegnato ormai a trovare il prossimo fenomeno mediatico che veri scrittori degni di questo nome. Mi chiedo allora: se domani dovesse arrivare alla Mondadori o alla Rizzoli un romanzo geniale scritto, che ne so, in lombardo o romagnolo, pensate forse che verrebbe preso in considerazione? Nelle grandi collane di poesia autori che impiegano le loro parlate native trovano ancora, è vero, qualche spazio ma, anche se si tratta di opere di grande valore come quelle di Loi o Baldini, l&#8217;impressione è che a volte siano percepite come tocchi di colore per ravvivare un insieme spesso un po&#8217; grigio, monotono più che per vera convinzione. D&#8217;altra parte, si sa che ormai le grandi casi editrici tengono in vita le collane di poesia solo per una questione di puro prestigio poiché, dal punto di vista economico, sono un completo fallimento e le vendite non coprono nemmeno, nella gran parte dei casi, le spese di stampa. Per cui se un&#8217;opera vende o meno non è poi in fondo così importante. Una fortuna notevole per chi scrive poesia nei vari idiomi locali della nostra penisola.<br />
     Molto meno fortunato, di certo, è chi li adopera per scrivere prosa.</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p>     Continui: &#8220;Che fare? Ora, si può elaborare una soluzione anti-storica, petrarchistica, fare finta cioè che niente sia cambiato (&#8230;) Isolarsi dal mondo non è più permesso. Lo potevano fare Virgilio Giotti o Biagio Marin perché storicamente motivati e investiti, ma oggi, in quella che Marc Augé chiama la surmodernità (la vulgata postmodernità), è impossibile. Innanzi tutto moralmente impossibile&#8221;.<br />
     In primis forse non è del tutto esatto giustificare gli autori citati per le loro scelte stilistiche. In fondo Marin e Giotti continuano ad impiegare imperturbabilmente, per tutta la loro vita, le stesse forme metriche del Tasso o di Leopardi mentre Tzara, negli stessi anni, scriveva poesie dadaiste o Picasso realizzava sculture in plastica fusa. Più antistorici di così. Mi sembra, sinceramente, che oggi anche la produzione più &#8220;petrarchistica&#8221; o, meglio, più esplicitamente legata a certi modelli del passato, dei maggiori poeti che impiegano le loro parlate native oggi in circolazione sia comunque &#8211; a differenza di Marin o Giotti &#8211; davvero molto più attenta a ciò che succede nel mondo poetico contemporaneo. E credo sia anche questo il motivo per cui oggi, a differenza di quanto avveniva un tempo nei confronti di Marin o Giotti, molti poeti contemporanei in lingua seguono con grande interesse le ricerche portate avanti da poeti che scrivono impiegando i loro idiomi.<br />
     Proseguendo. Il nostro mondo non è certo più quello in cui sono cresciuti Biagio Marin o Virgilio Giotti ma molti dei temi con cui essi si sono confrontati, dalla natura alla religiosità, dai rapporti tra le persone ai drammi o alle gioie che la vita riserva ad ogni individuo, continuano a rimanere temi con cui molti, nel mondo, sentono il bisogno di confrontarsi. Perché se è vero che oggi abbiamo a disposizione tecnologie impensabili solo cinquant&#8217;anni fa, nella vita di ogni giorno siamo comunque obbligati per vivere a compiere le stesse azioni e funzioni corporali di un cavernicolo.  Le pubblicità, in modo molto patinato ma spietato, ci ricordano di continuo di che pasta siamo fatti. Molto è cambiato ma forse non così tanto, se valutiamo l&#8217;evoluzione interiore delle grandi masse in base ai loro comportamenti. Inoltre noi tendiamo a ritenere la nostra società industrializzata (che diventa l&#8217;immagine stessa del &#8220;presente&#8221;) come l&#8217;unico possibile modello con cui dover confrontarsi ma le nostre tecnologie, i nostri soldi, non ci rendono migliori o più degni di attenzione delle tribù di indigeni dell&#8217;Amazzonia. Anzi. Visti i danni incredibili che abbiamo arrecato e continuiamo ad arrecare all&#8217;ambiente e ad altre popolazioni, queste genti &#8211; che sanno ancora vivere in armonia con la natura e gli altri uomini &#8211; mi sembrano, alla fine, molto più sagge e meno primitive di noi (anche nella loro volontà di rimanere isolate dal nostro mondo). Prendere le distanze da ciò che non condividiamo perché dovrebbe essere un male? Nei Vangeli si scrive che noi siamo nel mondo ma non del mondo. Possiamo partecipare ai suoi riti come starcene in disparte. Ed il mondo, di sicuro, è troppo grande, in ogni caso, perché qualsiasi filosofo possa pensare di abbracciarlo con le proprie limitatissime (mai incontrovertibili) definizioni, dai &#8220;non luoghi&#8221; alla &#8220;surmodernità&#8221;. Abiti comodi per qualcuno, forse, strettissimi per altri.<br />
     Per alcuni può essere di fondamentale importanza utilizzare la poesia, dunque, per parlare del &#8220;qui ed ora&#8221;, della televisione, della mafia e di politici corrotti, di discariche e cibo contaminato, di ragazzini demoniaci e dei loro cellulari, serial killer o escort, di psoriasi e prozac. Ogni scelta è rispettabile. Il mondo è questo ma, anche, molto altro. Certo che c&#8217;è una bella differenza tra Ungaretti che scrive versi pieni di speranza tra i corpi smembrati dei suoi compagni di trincea e chi si lamenta oggi di ogni cosa mentre, comodamente, si divide tra la tastiera del computer e lo zapping da un canale all&#8217;altro. Senza poi farsi nessun problema se chi si critica (o, meglio, si fa finta di criticare) è anche colui da cui si dipende economicamente: pseudo rivoluzionari che fanno la fila per farsi pubblicare da chi contestano sui blog o nelle piazze. Si urla sempre più forte perché, spesso, non c&#8217;è niente di interessante da dire. Come una tempesta di sabbia che, finché dura, nasconde la vista del deserto.<br />
     Ci sono poi, certo, persone che soffocano in appartamenti invasi dallo smog delle tangenziali, immigrati che vegetano in condizioni disumane dentro case occupate ( e uno è liberissimo di parlarne) ma ci sono anche nel mondo milioni di persone che vivono, nello stesso istante, in posti dove la natura ha trovato persone disposte a proteggerla, che si impegnano per vivere civilmente, dove quando apri la finestra puoi ancora vedere una specie rara di uccello o di pianta selvatica (molto più degni di nota, per me, di tutta la televisione prodotta negli ultimi cinquant&#8217;anni). Sono momenti del mondo ugualmente reali e presenti e che hanno, credo, lo stesso identico diritto di essere nominati.  Perché uno non dovrebbe parlarne? Va bene parlare di immondizia e non va bene parlare dell&#8217;acqua verde di una sorgente? Perché? Ricordo un&#8217;intervista del grande scultore Melotti che, parlando di Bacon, pittore che come me ammirava moltissimo, si chiedeva al tempo stesso: &#8220;Ma è proprio sempre necessario, per dire quelle cose, farlo stando seduti sul water?&#8221;. Melotti scherzava, ma fino a un certo punto. Bacon è un pittore eccelso ma Matisse, che ha dipinto per tutta la vita colombe, fiori, volti sorridenti e danze, mentre in Europa e nel mondo stavano accadendo massacri orribili, ha detto forse cose meno profonde? Meno importanti per la crescita interiore dell&#8217;umanità?<br />
     E non può essere che isolarsi dal mondo non sia proprio, invece, il ridurre il mondo soltanto a ciò che l&#8217;uomo (e soprattutto l&#8217;uomo d&#8217;oggi) pensa e fa? La Yourcenar, meditando su un giardino, ha detto cose mirabili e profondissime. Altri autori hanno raggiunto i medesimi vertici espressivi parlando, come Levi, di torture inumane.  Non sento, ancor oggi, la prima meno contemporanea ed attuale dell&#8217;altro. Ognuno deve poter scegliere come e di cosa vuole parlare. E così, Marin che scrive versi di tipo ottocentesco nel Novecento, dove non si parla mai di politica, di questioni sociali, bombe atomiche o ministri, ma solo della sua ininterrotta meraviglia di fronte al mistero della creazione, o il Pasolini un po&#8217; decadente delle &#8220;Poesie a Casarsa&#8221; con le sue descrizioni così vive di paesaggi, ambienti, dei desideri e delle paure della giovinezza, continuano ad essere letti ancor oggi da molti giovani che li sentono molto più vicini e attuali di tanti poeti d&#8217;avanguardia (di cui dopo vent&#8217;anni a stento spesso ricordiamo il nome), così contemporanei e calati nel loro tempo da rimanere in esso, molte volte, per sempre sprofondati.</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p>     Non commento l&#8217;ultima parte della risposta, non perché non contenga degli spunti interessanti, ma perché richiede competenze ben superiori alle mie. Vorrei invece (ma solo perchè chiamato direttamente in causa) scrivere alcune righe riguardo ai miei testi. Di cui si parla in modo &#8211; più che lecitamente, è ovvio &#8211; piuttosto critico. Mi lasciano invece piuttosto perplesso, ma posso ovviamente sbagliare, i punti in cui si parla di &#8220;soluzione anti-storica&#8221; o di un atteggiamento &#8220;moralmente impossibile&#8221; nei confronti di quella che è la realtà attuale.<br />
     Io scrivo soltanto di cose che conosco bene. Nei miei versi parlo di certe cose perché sono parte del mio mondo, sono il mondo in cui sono nato e dove ho scelto (particolare fondamentale) di continuare a vivere. Tra la natura, in un paese piccolissimo fatto di case antiche e persone che si salutano e, se ti manca il sale, basta bussare alla loro porta.  Con il cellulare, internet, i centri commerciali a pochi chilometri. Non parliamo quindi delle Galapagos. Con tanti piccoli problemi che non sono certo quelli, ben più gravi, di chi vive in una metropoli, tra il traffico e lo smog, con il rischio di incappare in gente che ti deruba per strada e spacciatori. Un mondo (fatto di esperienze da tramandare, rapporti diretti con le persone, paesaggi e specie da difendere) per cui lotto ogni giorno, prima che con le parole con azioni concrete. Partendo dal basso, in silenzio. Perché è inutile lamentarsi della violenza tra gli uomini, come tutti fanno, mentre poi a casa non ci si cura di chi ci sta accanto, mettendo da parte il nostro orgoglio, rinunciando al nostro tempo libero per capire ed aiutare i propri genitori, figli, conoscenti. Anche e soprattutto quando sbagliano. È inutile criticare il mondo capitalistico e poi comprare, come più volte ho sentito o visto, scarpe o prodotti di multinazionali (che sfruttano il lavoro minorile) perché sono comode o alla moda, costano poco e si fa bella figura con gli amici. La carta si lascia scrivere; ma, se vogliamo davvero cambiare, cambiare veramente, come ci ha insegnato Gandhi, bisogna partire rivoluzionando la nostra vita fin nelle sue minime espressioni, prestando attenzione a tutto ciò che si fa: decidendo di non comperare ciò che può arrecare danno a ciò che ci circonda, evitando di mangiare prodotti nati dallo sfruttamento del mondo animale e vegetale, non regalando i propri soldi a coloro con cui non siamo d&#8217;accordo &#8211; come troppi fanno &#8211; solo perché non sappiamo resistere alla tentazione di guardare un telefilm sulle loro reti televisive. Coltivando, di giorno in giorno, per essere più liberi, la forza di saper rinunciare.</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p>     Le nostre parole rimarranno sempre deboli, anche se gridate, se non riusciamo prima a trovare, dentro di noi, lo stimolo per rendere il mondo, attraverso le nostre azioni di ogni giorno, qualcosa di diverso e migliore di ciò che è.  Uno spazio, dico, dove tutto ciò che opera contro il bene dell&#8217;uomo e della natura non abbia nessuna chance di manifestarsi ed emergere in alcun modo.<br />
     Personalmente poi, come ho fatto più volte, mi sembra molto più efficace scrivere una lettera su un quotidiano o un blog molto frequentato, dove so per certo che la mia denuncia arriverà in poche ore a migliaia di persone e, soprattutto, al politico o all&#8217;amministratore a cui mi preme di dire qualcosa. A parte che non ne ho mai sentito l&#8217;esigenza, ma la poesia, oggi come un tempo (a differenza di un film o una canzone) non mi sembra tra gli strumenti più efficaci per parlare di queste cose. Anche perché, di solito, chi si vorrebbe denunciare non leggerà, nel novantanove per cento dei casi, mai il nostro testo poetico. Non gliene importa proprio nulla. Al politico importano i numeri. E la poesia, con i grandi numeri, non va molto d&#8217;accordo. Non dico che non si possa fare: dico soltanto che sono cose che non fanno per me e preferisco altre forme di lotta. Più immediate. Dirette. Dure. Capaci di incunearsi con forza nel cuore dell&#8217;attimo.<br />
     Lo spazio della poesia continua a rimanere, per me, qualcosa verso cui nutro un assoluto rispetto. Ed in questo spazio non desidero dar voce a ciò che disapprovo ma solo a ciò che, mi sembra, sia degno di attenzione, d&#8217;ascolto.  Tacere su qualcosa è comunque, anche, un modo per parlarne. Indirettamente condannandola, come merita, all&#8217;oblio. O per preservarne &#8211; intatto &#8211; il mistero.<br />
     Ma, come scriveva Marin, &#8220;cu leserà i silinsi, / tra nota e nota?&#8221;.<br />
     Quanti, oggi, sono disposti a leggere i silenzi?</p>
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<p>______________________________<br />
<em>Qui di seguito il testo di Santi apparso il 4 luglio 2004 su www.nazioneindiana.com:</em></p>
<p><strong>In difesa della Minkiata Galattica</strong><br />
<em>(ovvero: il dialetto è morto?; ovvero: il dialetto è poi così inutile?)</em><br />
<strong>di Flavio Santi</strong></p>
<p>(<em>Flavio Santi mi invia una sorta di replica a un commento circostanziato indirizzato al suo testo. Più che una replica mi sembra una postilla necessaria alla sua scelta di scrivere in friulano. Gli irritati dai dialetti – o dalle lingue minori – avranno pane per i loro denti. La sua riflessione tocca anche la prosa, e spero che ciò possa fungere da innesco per i prosatori.</em> Andrea Inglese)</p>
<p>Caro videolettore che hai definito il mio <em>Friûl-’srael-Palestine</em> (messo in rete il 2 luglio) una “minkiata galattica”, può darsi che tu abbia ragione (mai sopravvalutarsi), ma può anche darsi (mai sottovalutarsi) che il tuo ispirato giudizio (se solo i critici di professione avessero un decimo della tua sincerità…) rispecchiasse un disagio o una perplessità suscitati da quella poesia messa lì così a brillare dal tuo video.  Non posso certo leggere nella tua mente, ma se fra i tuoi pensieri c’era qualcosa come “Ma che senso ha oggi scrivere in dialetto?”, lascia che ti risponda. Poi mandami a ’fanculo cento, mille volte.<br />
Il discorso sarà articolato in due parti: una distruttiva, l’altra costruttiva, propositiva. Cominciamo dalla distruttiva. Dietro l’assunzione del dialetto nella letteratura italiana del Novecento si cela forse uno dei più terribili bluff, un falso perfetto alla maniera di un De Hory o di un Van Meergeren, squisiti e sapientissimi falsari. Vediamo come e perché.<br />
La pratica del dialetto è geneticamente orale. Fino all’Ottocento il dialetto ha avuto una funzione sociale e politica, nella duplice veste di comunicazione e di alterità, nella dialettica alto-basso, interno-esterno, integrato-marginale. Lo si parlava, non lo si leggeva, per motivi vari: basso livello di alfabetizzazione, dominanza del latino e del volgare negli apparati statali e loro prestigio connesso a determinate scale di valori, a determinati oggetti e beni ecc. Motivi soprattutto sociali. I Porta, i Meli, i Belli si rivolgevano a una fascia ristrettissima, a quelli che potevano “leggere” appunto, e quelli erano innanzi tutto lettori in volgare: lo statuto del lettore li poneva come utenti privilegiati, mentre il carattere del dialetto era l’assoluta fruibilità da parte di tutta la comunità. Ontologicamente: e non sembri un eccesso idealistico. Lo spettro poi era talmente mutevole che si può dire che ogni parlante aveva un suo dialetto, le cui sovrapposizioni di tratti comuni, che erano in prevalenza, garantivano lo scambio fra persone. In ogni caso ciascuna comunità (borgo, paese ecc.) aveva il suo dialetto. Certo, per i poeti l’esecuzione orale poteva rivelarsi primaria insieme con la gestualità, come ha mostrato Pietro Gibellini, <em>La scrittura ‘orale’ di G. G. Belli</em>, «La ricerca folklorica», 1987, n. 15: peccato che i beneficiari fossero ricche signore e nobili papalini nel caldo dei salotti buoni. Dunque oralità seconda, secondo Walter Ong: quella che discende da una cultura letterata. Probabilmente la forma più vicina al popolo (inteso come «<em>Volk ohne Buch</em>» per dirla con Rudolf Schenda: pura essenza vocale) è stata la commedia dell’arte; si è fatta carico cioè di soddisfare una richiesta mimetica, e non puramente o primariamente estetica. Ha soddisfatto ciò che il dialetto era: ethos, Antigone (contro Creonte), le ragioni del cuore. Un cardioletto, insomma.<br />
Col Novecento – o giù di lì – le cose cambiano. La sollecitazione estetica viene da Rimbaud (che fu squisito verseggiatore in latino): «trovare una lingua»; seguirà Hofmannsthal con la <em>Lettera di lord Chandos</em>: i primi segnali di un secolo che ha letto tutti i libri e non sa più dove metterli. Il primo secolo assolutamente di secondo grado, dove è il corpo a essere proiettato dall’ombra. Sono i risultati della <em>Reproduzierbarkeit</em> dell’opera d’arte: la sua tesaurizzazione borghese. Le cinque sterline di marxiana memoria hanno fruttificato… Negli scrittori dialettali si è così verificato uno choc che congela, blocca. Un nanismo cronologico, in fondo. Lo choc ha poi lo schema di un complesso di Edipo: storicamente il dialetto è la radice materna, umida, ghiandolare, testimone della lallazione e della suzione.<br />
Ora come ora, non si può che scrivere in dialetto dandosi la rituale zappa sui piedi. Il dialetto affinato da chi scrive, a parte il lavaggio e l’apprettatura dei grafismi e delle griglie ortofoniche, è un idioletto, morto al dialetto del vocante. Con rischi altissimi: stabilitone il carattere artificioso, altrettanto legittimo sarebbe scrivere in aramaico o in antico egizio. Caduti i tratti aletici la letteratura è menzogna. In ogni innocente si nasconde un piccolo Hitler (Saba). Il dialetto si adagia sotto il patronato del racconto <em>Dialogo dei massimi sistemi</em> di Landolfi, in cui si narra come un tale Y abbia composto tre poesie in una lingua inesistente, di pura invenzione, e come riesca a sottoporne una all’attenzione di un critico, giungendo infine a concludere che «unico giudice competente [è] il loro stesso autore». L’immersione nella civiltà contadina, o comunque in una società altra (si dice subalterna – certo non ha fatto la Storia – ma è stata dominante: il popolo), potrebbe del resto valere tanto quanto una presunta nel miceneo o nel mandarino di Pao-ting, se tale lingua per il singolo fruitore assume valore e significato pregnanti. Il tursitano di Albino Pierro, in fondo, ha per un lettore la stessa distanza, appunto, del miceneo, del mandarino o che. Con l’aggravante che quel tursitano probabilmente non è mai stato parlato così da nessuno, mentre il miceneo, il mandarino o che, godevano o godono di parlanti e scriventi. Si potrebbe obiettare che il miceneo, il mandarino di Pao-ting o che, non hanno alcun rapporto storico, culturale ecc ecc. con l’Italia; sì, allora proponiamo in sostituzione il celtico, il bizantino, l’etrusco, l’osco, che vengono invece dagli strati più intimi delle nostre radici. I termini del discorso non cambiano.<br />
In tal senso una nicchia è stata conquistata dal latino (da Pascoli fino a Bandini, a Sovente). Anche il latino non si parla più. Anche qui però col dialetto dei dialettali è peggio: quest’ultimo non lo si è mai parlato così. Si possono rivendicare tutti i motivi (lo statuto di letterarietà, l’artificio, ecc.) ma si ritorna sempre al punto di partenza landolfiano: perché non l’aramaico allora, se «unico giudice competente» ha da essere l’autore stesso? Per di più si creano paradossi inquietanti, ossimorici: immaginiamo un lettore piemontese di fronte a un testo siciliano. Si può assistere all’impossibilità di addentrarsi in un testo di grande e immediata chiarezza semantica (si pensi alla poesia di Buttitta, di Nino De Vita), perché per il processo di lettura e di decodifica il testo diventa addirittura più complicato (o altrettanto) di uno di Zanzotto o di Celan: richiede “molte competenze”. In ultima istanza, il vero destinatario (vero in quanto “alfabetizzato”) assume i connotati del «pubblico un po’ frustrante dei filologi» (Brevini). E il poeta? Vive la situazione di chi pur avendo una moglie, un’amante e quant’altro può offrire la selva femminea, non disdegna di masturbarsi (del resto Groddeck dice che il coito è un surrogato della masturbazione).<br />
Ma allora che fare? passo alla parte costruttiva, ovvero: il dialetto come virus. Quelli come me venuti al mondo negli anni Settanta, la prima generazione televisiva, come ricorda Aldo Nove, sono nati in un contesto di smantellamento delle forze dialettali, di suo netto spegnimento, esaurimento: il paesaggio da “rurbano” diventava implacabilmente urbano; l’avvento della televisione, l’uniformazione linguistica, la scolarizzazione si sono rivelate sottili battaglie, non dette e involontariamente ideologiche, contro il dialetto. In casi di questo genere un’ottima cartina al tornasole può essere la narrativa, che si comporta volentieri da misuratore dell’entropia linguistica; la produzione dialettale degli anni Cinquanta e Sessanta fu infatti accompagnata da fenomeni analoghi in prosa: Pasolini, Gadda, Mastronardi, Testori, Rea, Meneghello, le <em>Autobiografie della leggera</em> di Montaldi, ecc. La più recente e giovane proposta dialettale ha nella controparte narrativa un vuoto assoluto (a parte alcuni casi di tipizzazione gergale e pseudo-dialettale: Giuseppe Ferrandino, Marco Franzoso, Claudio Camarca): per contro dominano trame rigorosamente urbane e metropolitane, concessione massima allo slang giovanile, totale oblìo del mondo contadino e vernacolo.<br />
Che fare? Ora, si può elaborare una soluzione anti-storica, petrarchistica, fare finta cioè che niente sia cambiato: per esempio penso che Ivan Crico (un giovane neodialettale) abbia fatto e faccia così col suo bisiàc, antica variante di Monfalcone. Certo gli esiti sono molto belli ma i risultati presentano spesso l’effetto vetro di Murano: costruzioni fragilissime, molto belle a vedersi (a leggersi, in questo caso), ma eccessivamente levigate, miniaturizzazioni di qualcosa di già stato. Isolarsi dal mondo non è più permesso. Lo potevano fare Virgilio Giotti o Biagio Marin perché storicamente motivati e investiti, ma oggi, in quella che Marc Augé chiama la surmodernità (la vulgata postmodernità), è impossibile. Innanzi tutto moralmente impossibile. A questo punto farò un discorso che non ha alcuna base scientifica ma muove da suggestioni paramediche o parascientifiche piegate all’esigenza di un’estetica e di una poetica. William Burroughs dice che il linguaggio è un virus venuto da un altro pianeta. Ebbene: il dialetto è un virus, la sua valenza è eminentemente virale, se non addirittura tumorale. Un oncoletto. È un’escrescenza formatasi nel cervello, e in ciò anticipatore è stato il film <em>Videodrome</em> di David Cronenberg: cioè pensare l’immaginazione come diretta produttrice di materia, e quindi la possibilità che il cervello reagisca a input esterni con la creazione di una bava, un filato, un tessuto, un testo. Così le pulsioni esogene, le sollecitazioni autobiografiche, evenemenziali, circostanziali, ecc. (vivere comunque in una situazione di dialettalità per quanto lassa essa possa essere, percepirla, udirla, sfiorarla, o averlo fatto in passato), tutto questo s’incista nella corteccia cerebrale, fino a intriderne la massa, fino ai più fondi tegumenti. Una lingua mia usata (o sempre più raramente di fatto), ma ascoltata, che si è depositata nel cervello. Quasi radiazioni di una lingua altra che insedia, insemina la massa cerebrale. A questa valenza oncologica del dialetto affido le mie speranze. Oggi di dialetto si muore.<br />
(Questa suggestione farà accapponare la pelle a qualcuno, ma lo sfido a spiegare a un giovane vissuto nell’insulina televisiva, nella fiducia che il reale sia catodico, a cosa possa servire ancora il dialetto e in particolare in poesia, se non lo si vede come una delle tante fasi terminali di quella lunga malattia chiamata lingua.)<br />
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<p align="center"><strong>***</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Amazzoni e massaie: un altro contributo maschile]]></title>
<link>http://donnepensanti.wordpress.com/2009/11/30/amazzoni-e-massaie-un-altro-contributo-maschile/</link>
<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 10:24:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>Panzallaria</dc:creator>
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<description><![CDATA[La mattina, le mamme (non tutte) che portano i loro piccini a scuola mi danno l’ idea di ammazzoni m]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><blockquote><p>La mattina, le mamme (non tutte) che portano i loro piccini a scuola mi danno l’ idea di <strong>ammazzoni metropolitane</strong>.</p>
<p>Sono vestite da cavallerizze, con cinghie borchiate e i pantaloni ben infilati negli stivali.Coprono il breve tragitto che le separa dal piccolo tank in bilico sul marciapiedi, a passo spedito e piglio marziano.</p>
<p>La loro è una femminilità sacrificata all’altare dell’efficienza, e soffocata nei mille impegni che, immagino, ne scandiscono la giornata.<!--more--></p>
<p>Quanto ai papà mi sembrano molto meno professionali, e non indossano neppure più la cravatta. Vestono un casual poco ricercato, ed anzi molto pigiamesco. Hanno il classico aspetto dimesso e bonario delle massaie.</p>
<p>E pensare che un tempo, prima della metamorfosi in massaie e amazzoni, erano semplici ragazze piene di fantasie con mille lustrini,con ambizioni da veline e, i maschietti, bamboccioni immersi nel tepore pantofolaio e poltronesco di una serena casalinghitudine perpetuata con abbondanti dosi di pastasciutta sfornate dalle solerti mani di mamma chioccia.</p>
<p>Poi sono subentrate- e non sempre subentrano- la maternità e la paternità a farne ammazzoni e massaie.</p>
<p>L’interscambialità dei ruoli è un bene. La confusione dei ruoli, non credo.</p>
<p>Ne&#8217; voglio rassegnarmi all’idea che il risultato ultimo del lungo e tortuoso percorso dell’ emancipazione della donna debba per forza sfociare nei trans.</p>
<p>Tuttavia è comprensibile che, mentre le donne sono tutte intente  emanciparsi, si ricorra alle escort.</p>
<p>Ma c’è anche chi, refrattario al fascino delle amazzoni, se ne sta alla larga dai trans, e non può permettersi le escort.</p>
<p>A costoro non rimane che accasarsi con donne dell’ est, dell’ovest, del sud e di tutti gli altri punti cardinali di chiara matrice extracomunitaria, ben disposte a far da surrogato alle mamme chioccia e, all’occorenza, a farle</p>
<p>da badanti. Sempre che si voglia sfuggire a un destino da massaie e nel contempo darsi arie da patriarca.</p>
<p>Siamo in tempi di crisi economica e di genere, e ognuno si arrangia come può. Che sia lei o lui a portare i pantaloni poco importa, quel che conta è stringere la cinghia.</p></blockquote>
<p><a href="http://www.malih.senigallia.biz/">Mohamed Malih</a> ha un blog: <a href="http://www.malih.senigallia.biz/">Stracomunitari</a> molto interessante e vive a Senigallia.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La settimana peggiore della mia vita. Come ho scoperto di avere l'HIV]]></title>
<link>http://gionata.wordpress.com/2009/11/30/la-settimana-peggiore-della-mia-vita-come-ho-scoperto-di-avere-lhiv/</link>
<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 07:20:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>gionata</dc:creator>
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<description><![CDATA[Testimonianza di Russell (Australia) tratta da AVERT.org, liberamente tradotta da Silvia Lanzi . Cia]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img style="margin:5px 10px 5px 5px;" title="no aids" border="1" hspace="13" alt="no aids" vspace="3" align="left" src="http://www.gionata.org/images/stories/articoli/persone/volto_sole.jpg" width="56" height="65" />Testimonianza di Russell (Australia) tratta da <a href="http://www.avert.org/">AVERT.org</a>, liberamente tradotta da <a href="http://www.gionata.org/eventi/segnalazioni/cercasi-traduttori-di-.-buona-novella.html">Silvia Lanzi</a></p>
<p><font color="#ffffff">.</font>    <br />Ciao, mi chiamo Russell sono un ragazzo bianco di vent’anni. Quella che sto per scrivere è la storia vera di come ho scoperto di avere l’HIV (alcuni accadimenti sono stati omessi e alcuni nomi cambiati), e di cosa ho provato, quando l’ho scoperto…</p>
<p>Torniamo indietro a due settimane fa, mi alzai come gli altri giorni, era domenica 31 agosto 2008 che ricorderò come il primo giorno della&#160; peggiore settimana della mia vita, ma nello stesso tempo di un nuovo, pauroso, inizio.</p>
<p><a href="http://www.gionata.org/notizie/approfondimenti/la-settimana-peggiore-della-mia-vita.-come-ho-scoperto-di-avere-hiv.html">Leggi tutto&#8230;</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Che Ricchezza!]]></title>
<link>http://diariodiunmonaco.wordpress.com/2009/11/30/che-ricchezza/</link>
<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 00:01:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>ramia Massimo</dc:creator>
<guid>http://diariodiunmonaco.wordpress.com/2009/11/30/che-ricchezza/</guid>
<description><![CDATA[(Testimonianza di Gaetano L.) Il progetto di Dio non sapevo che riservasse l&#8217;incontro direi fo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em>(Testimonianza di Gaetano L.)<br />
</em>Il progetto di Dio non sapevo che riservasse l&#8217;incontro direi fortuito con Swami Roberto; tra l&#8217;altro lo conosco così poco, ma allo stesso tempo da sempre.<br />
<!--more-->Le mie esperienze di vita, di sofferenza, è come se mi avessero preparato alla conoscenza di Anima Universale, come un punto focale per la vita stessa.<br />
Sono stato costretto a ricercare dentro di me un Dio che credevo di trovare chissà dove, e invece me lo portavo dentro. Che ricchezza!<br />
Swami con la sua presenza d&#8217;amore mi ha rivelato, grazie all&#8217;amore stesso, il senso di ciò che mi è accaduto in passato e ciò che mi riserverà il futuro, con meno angoscia e più serenità.</p>
<p>Gaetano L.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Scarface:la creazione [seconda parte]]]></title>
<link>http://stradeperdute.wordpress.com/2009/11/29/scarface-la-creazione-seconda-parte/</link>
<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 19:55:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>alessandro dionisi</dc:creator>
<guid>http://stradeperdute.wordpress.com/2009/11/29/scarface-la-creazione-seconda-parte/</guid>
<description><![CDATA[Brian De Palma: Credo sia importante sottolineare che i ladri si godono i soldi che rubano. Insomma,]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://stradeperdute.wordpress.com/files/2009/11/ostilita2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2374" title="ostilità2" src="http://stradeperdute.wordpress.com/files/2009/11/ostilita2.jpg?w=300" alt="" width="300" height="168" /></a><strong>Brian De Palma</strong>: Credo sia importante sottolineare che i ladri si godono i soldi che rubano. Insomma, se la spassano. Il mondo della cocaina è un mondo pazzo. Non è tutto cupo , non ci sono solo morti ed omicidi. E&#8217; divertente!! I locali sono divertenti. Le ragazze sono divertenti. Tutto questo ha un prezzo, ma bisogna mostrare perchè lo fanno. Saranno anche assassini, ma sono piuttosto vivaci. Volevo che ci fosse quel suono elettronico da discoteca. Era quello che andava nei locali di allora. Era quello per cui vivevano. E&#8217; un <em>sound</em> molto adatto alla cocaina. Vai in uno di quei posti, ti spari una o due strisce, alzi il volume fino a poter a malapena respirare e poi fai casino!!<!--more--></p>
<p><a href="http://stradeperdute.wordpress.com/files/2009/11/ostilta3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2375" title="ostiltà3" src="http://stradeperdute.wordpress.com/files/2009/11/ostilta3.jpg?w=300" alt="" width="300" height="168" /></a><strong>Oliver Stone:</strong> <em>Tony</em> realizza il sogno americano, ma è vuoto, perchè a livello spirituale non accade nulla. Non sa amare. Non sa amare <em>Michelle Pleiffer.</em> Non sa raggiungere il suo cuore, relazionarsi con lei. Ama solamente sua sorella, il suo sangue. Ma la sua capacità di concepire una forma d&#8217;amore al di fuori di se stesso è scomparsa per via del materialismo che lo circonda. <em>Al</em> mi ricorda sempre<em> Humphrey Bogard,</em> con quel viso stretto e quei suoi occhi nervosi, e pensavo sarebbe stato un gran finale se fosse rimasto sepolto in una montagna d&#8217;oro o di cocaina. Se vi fosse sprofondato.</p>
<p><strong>Brian De Palma:</strong> La cocaina che<em> Al</em> sniffava era vera!! No, a dire la verità non so cosa sniffasse. Ricordo che avevo provato con il latte condensato per bambini, ma niente..era fragile da sniffare, perchè gli entrava nelle narici e si soffiava il naso di continuo. Ma io non l&#8217;ho mai sniffato quindi non potrei dire cosa fosse.</p>
<p><strong>Al Pacino: </strong>Non voglio svelare quel segreto, sembrerebbe meno reale. I segreti si mantengono, fa parte del nostro lavoro.</p>
<p><strong>Oliver Stone :</strong> La fine di <em>Paul Mini </em>in Scarface è condizionata dalle norme dell&#8217;epoca, per cui il cattivo doveva pentirsi o strisciava sulle ginocchia ad implorare, essere un codardo, in modo da poter essere ucciso o punito. Credo sia stato quello ad influenzare la fine dello Scarface di <em>Ben Hecht</em>. Credo sia più interessante lasciare che Al Pacino, Tony Montana, si autodistruggesse, si rovinasse da solo, come succede a molti, se si studiano la storia e il profilo dei signori della droga. C&#8217;è uno schema ricorrente: il denaro, l&#8217;eccesso, la ricchezza. Il lusso è un corruttore più spietato della guerra.</p>
<p><a href="http://stradeperdute.wordpress.com/files/2009/11/ostilita6.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2376" title="ostilità6" src="http://stradeperdute.wordpress.com/files/2009/11/ostilita6.jpg?w=300" alt="" width="300" height="168" /></a><strong>Al Pacino: </strong>L&#8217;unica cosa che ricordo è di essermi calato in una sorta di <em>trance.</em> Ogni giorno entravo nella stanza con tutte quelle pistole e il fumo. Un vero inferno. Recitavo una sorta di Mantra e poi andavo a fare quello che dovevo. Passavo li dalle 12 alle 14 ore al giorno, tutti i giorni. Quando prendi il ritmo, se rimani rilassato mentre lo fai, puoi fare qualsiasi cosa. La prendi con filosofia. Perchè se una volta ti guardi intorno, allora diventa insopportabile.</p>
<p><strong>Brian De Palma:</strong> molte volte gli spari non sono accompagnati da un flash. Quando una pistola spara è bello vedere il flash. Allora abbiamo costruito qualcosa per sincronizzare il flash con l&#8217;otturatore della cinepresa in modo da poter vedere tutti i flash.</p>
<p><strong>John A. Alonzo (direttore della fotografia):</strong><em>Ken Pepiot</em> e <em>Stan</em> hanno progettato questo sistema di sincronizzazione per le armi, in modo che l&#8217;otturatore fosse aperto per vedere la fiamma e l&#8217;arma non sparasse se l&#8217;otturatore non era aperto. Pacino era un pò infastidito, perchè premeva il grilletto e l&#8217;arma non sparava fino a quando cinepresa e flash non erano sincronizzai. Lui si irritava un po perché avrebbe voluto essere più libero. Ma ha funzionato bene. Quei due erano molto bravi.</p>
<p><strong>Brian De Palma: </strong>Per due settimane non ho avuto<em> Al</em> sul set perchè si è bruciato una mano con quelle pistole. Ho avuto tempo per girare con i colombiani tutte queste altre scene.</p>
<p><strong>John A. Alonzo:</strong>Quante cineprese c&#8217;erano per il climax? Non sono sicuro, credo ce ne fosse una su una gru, due giù di sotto e poi un&#8217;altra. Saranno state almeno quattro. Ce ne era una che andava al rallentatore per riprendere lo <em>stuntman </em>che aveva colpito Pacino quando inizia a sanguinare.In quella sequenza ci saranno state cinque cineprese.</p>
<p><a href="http://stradeperdute.wordpress.com/files/2009/11/ostilita8.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2377" title="ostilità8" src="http://stradeperdute.wordpress.com/files/2009/11/ostilita8.jpg?w=300" alt="" width="300" height="168" /></a> <em>Steven</em><strong><em> </em></strong><em>(</em>Spielberg n.d.) è un mio amico, venne sul set, lo trovò bello e disse: <em>&#8220;Ho un&#8217;idea. Metti una cinepresa lì</em>&#8221; Dissi: &#8220;<em> Fantastico!!&#8221;.</em> Così ci mettemmo una cinepresa di lato. Credo fosse per l&#8217;inquadratura dal basso. La usammo per quando i colombiani entrano in casa per la prima volta. Probabilmente ci volle più di mezza giornata per disporre le cineprese nei punti giusti. E ci vollero due giorni per riprendere l&#8217;uomo che cadeva. Dico che ce ne vollero due perché all&#8217;inizio non funzionava.</p>
<p><strong>Brian De Palma:</strong>Pensai fosse importante dedicare il film ad<em> Howard Hawks </em>e <em>Ben</em><em> Hecht</em>, perchè furono loro ad ispirarlo.</p>
<p><strong>Giorgio Moroder (compositore): </strong>La musica che accompagnava Tony doveva riflettere la personalità di Al Pacino, e, ovviamente quella del personaggio del film. Doveva trasmettere<em> suspense</em>, ma essere anche profonda. Credo rifletta piuttosto bene l&#8217;atmosfera in mente a quell&#8217;epoca, con tutto quel crimine e cose simili.</p>
<p><strong>Brian De Palma:</strong>Moroder aveva realizzato una grande colonna sonora per <em>Paul </em><em>Schrader </em>nel film<em> American Gigolò</em>. Mi piaceva. E poi avevo in testa questi locali dove la gente trascorreva il tempo  e si matteva la disco un pò sballata. Era perfetta per la colonna sonora.</p>
<p><strong>Giorgio Moroder:</strong> Il tema musicale delle due ragazze è stato un pò complicato, poichè volevo la stessa sensazione per entrambe. Tony ama sua sorella ed Elvira, quindi i due temi sono simili. Le melodie sono leggermente diverse, ma è stato fatto apposta per creare una vena di ambiguità e mostrare alla gente che Tony le ama entrambe.</p>
<p><a href="http://stradeperdute.wordpress.com/files/2009/11/ostilita4.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2378" title="ostilità4" src="http://stradeperdute.wordpress.com/files/2009/11/ostilita4.jpg?w=300" alt="" width="300" height="168" /></a><strong>Martin Bregman:</strong> Il signore che a quel tempo era a capo della Mpaa, aveva delle forti riserve su questo film, per via della violenza e del linguaggio usato. Il linguaggio era un gran problema per lui e minacciò, anzi lo fece proprio, di dare una X,cioè vietarlo ai minori. <strong>B</strong><strong>rian De Palma:</strong>Parlammo di tutto quello che li turbava e apportai le modifiche necessarie, poi glielo rimandai. Ci diedero un&#8217;altra X. Lo montai per la terza volta, ma erano ossessionati dal numero delle volte che il clown veniva colpito. Non ci guardavamo il clown ma il numero dei colpi sparati al clown li preoccupava. Così lo rimandai ed alla terza volta ci diedero un&#8217;altra X. Allo studio mi dissero: <em>&#8220;Risolvi la questione, non possiamo distribuire un film con la X.</em>&#8221; Ma non intendevo tagliarlo ancora. Sarei andato contro il contenuto stesso e non lo ritenevo troppo violento. Si limitava a mostrare il mondo di questa gente. Tagliarlo ulteriormente avrebbe significato intaccare la drammaticità del film. Allora mi misi  a fare telefonate. Chiamai alcuni amici giornalisti che nessuno conosceva e dissi:<em> &#8220;E&#8217; uno scandalo.&#8221; </em>Ci furono una valanga di articoli e finimmo davanti a un giudice.</p>
<p><strong>Martin Bregman: </strong>Mi preparai letteralmente, come se fossimo in un tribunale. Convocai tre psichiatri, tre esperti del campo. Ed anche la rivista <em>Time</em>. Chiamai un agente di polizia capo <em>dell&#8217;ufficio organizzativo del crimine </em>a Miami. Volevo dimostrare come non avrebbe influenzato i bambini e fosse soprattutto un film contro la droga, importante da realizzarlo.Ci comportammo come in un processo. Vincemmo su tutta la linea.</p>
<p><a href="http://stradeperdute.wordpress.com/files/2009/11/ostilita9.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2379" title="ostilità9" src="http://stradeperdute.wordpress.com/files/2009/11/ostilita9.jpg?w=300" alt="" width="300" height="168" /></a><strong>Brian De Palma:</strong> Qualcuno disse:<em>&#8221; </em><em>I</em><em>l mondo deve saper cosa sta succedendo.</em>&#8221; <strong>Al Pacino: </strong>La prima volta che ho visto il film ho pensato che Brian avesse raggiunto uno stile operistico. Immaginavo avesse fatto discutere, ci sarebbe stata comunque una reazione ed influenzato la gente. ma era il film che Bregman aveva voluto realizzare sin dall&#8217;inizio e ci è riuscito. Ero soddisfatto.</p>
<p><strong>Steven Bauer &#8220;Manny&#8221;:</strong> Alla prima proiezione seduto davanti a me c&#8217;era Martin Scorsese. Eravamo a New York. Ero nervosissimo. Scorsese si voltò nel bel mezzo del film e mi disse: <em>&#8221; Odieranno questo film ma lo ameranno anche. Siete bravissimi!!&#8221;</em>.</p>
<p><strong>Martin Bregman:</strong>Quando Scarface uscì nelle sale fu un successo per il pubblico ma un fiasco per la critica. Non ci fu un solo critico importante, escluso <em>Vincent Camby</em> del <em>New York Times</em>, che non considerasse il film spazzatura. Ora quegli stessi critici indicano <em>Scarface </em>come il film <em>gangster</em> per antonomasia. Il punto di partenza per il genere. <em>Tony Montana</em> era figlio dei suoi tempi, con dei precedenti penali criminali. Non sapeva dove fuggire. Così, come molti altri, finì in un gruppo criminale. Era una figura eroica, un uomo dotato di integrità. Fece strada rapidamente grazie all&#8217;intelligenza e alla durezza. Poco tempo e divenne il re dell&#8217;industria: ma questa industria si chiamava cocaina, ed era illegale. Tony era  un personaggio dinamico, entusiasmante, romantico. Aveva tutte le caratteristiche di un vero gangster.</p>
<p><strong><a href="http://stradeperdute.wordpress.com/files/2009/11/ostilita15.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2380" title="ostilità15" src="http://stradeperdute.wordpress.com/files/2009/11/ostilita15.jpg?w=300" alt="" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></p>
<p style="text-align:center;"><em>Intervista tratta dal dvd omonimo </em></p>
<p><strong> </strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Who Shot Rock &amp; Roll]]></title>
<link>http://villatelesio.wordpress.com/2009/11/28/who-shot-rock-roll/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 18:23:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>ilprimissimo</dc:creator>
<guid>http://villatelesio.wordpress.com/2009/11/28/who-shot-rock-roll/</guid>
<description><![CDATA[October 30, 2009–January 31, 2010 Morris A. and Meyer Schapiro Wing, 5th Floor Who Shot Rock &amp; R]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://villatelesio.wordpress.com/files/2009/11/1257932980542_bob-dylan-by-barry-feinstei.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1404" title="1257932980542_bob-dylan-by-barry-feinstei" src="http://villatelesio.wordpress.com/files/2009/11/1257932980542_bob-dylan-by-barry-feinstei.jpg" alt="" width="450" height="315" /></a></p>
<p>October 30, 2009–January 31, 2010<br />
Morris A. and Meyer Schapiro Wing, 5th Floor<!--more--></p>
<p><!-- END EXHIB DATES AND LOCATION --> <!-- BEG EXHIB DESCRIPTION --><em>Who Shot Rock &#38; Roll</em> is the first major museum exhibition on rock and roll to put photographers in the foreground, acknowledging their creative and collaborative role in the history of rock music. From its earliest days, rock and roll was captured in photographs that personalized, and frequently eroticized, the musicians, creating a visual identity for the genre. The photographers were handmaidens to the rock-and-roll revolution, and their images communicate the social and cultural transformations that rock has fostered since the1950s. The exhibition is in six sections: rare and revealing images taken behind the scenes; tender snapshots of young musicians at the beginnings of their careers; exhilarating photographs of live performances that display the energy, passion, style, and sex appeal of the band on stage; powerful images of the crowds and fans that are often evocative of historic paintings; portraits revealing the soul and creativity, rather than the surface and celebrity, of the musicians; and conceptual images and album covers highlighting the collaborative efforts between the image makers and the musicians.</p>
<p><!-- END EXHIB DESCRIPTION --><em>Who Shot Rock &#38; Roll: A Photographic History, 1955 to the Present</em> is organized by the Brooklyn Museum with guest curator Gail Buckland.</p>
<p>info <a href="http://www.brooklynmuseum.org" target="_blank">www.brooklynmuseum.org</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[DIVENTA GATTO JETTATORE FAN]]></title>
<link>http://storiediruolo.wordpress.com/2009/11/27/diventa-gatto-jettatore-fan/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 16:30:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>willoworld</dc:creator>
<guid>http://storiediruolo.wordpress.com/2009/11/27/diventa-gatto-jettatore-fan/</guid>
<description><![CDATA[Lo so ne sono consapevole, quello che sto andando a scrivere è un post stupido però chiedo a voi di ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://storiediruolo.wordpress.com/files/2009/11/cainosmiaoseimortopic.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-441" title="cainosmiaoseimortopic" src="http://storiediruolo.wordpress.com/files/2009/11/cainosmiaoseimortopic.jpg" alt="" width="177" height="137" /></a></p>
<p>Lo so ne sono consapevole, quello che sto andando a scrivere è un post stupido <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  però chiedo a voi di diventare Gatto jettatore fan, no non crediate che sia una sorta di gruppo di facebook <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  in realtà è una mia piccola creazione.<br />
Il gatto Jettatore è il personaggio rappresentato nella immaginetta, in pratica è divenuto un vero e proprio emblema nel GDR.<br />
Nelle lunghe serate davanti a un tavolo da gioco con notevoli quanto diversi manuali un gruppo di giocatori pende dalle parole del master che elargisce le sue descrizioni guidando l&#8217; avventura, c&#8217;è chi segue attento chi non ci capisce una mazza, chi si annoia chi disegna, io ero uno di quest&#8217; ultimi e siccome molti giocatori tenevano in particolar modo sia al loro personaggio che alla loro scheda mi divertivo, mentre si assentavano o riuscivo a trafugarle di nascosto a disegnare questo simpatico personaggio che miagolava davanti alla loro tomba con tanto di zampina alzata <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /><br />
Le reazioni erano molteplici e di varie intensità fatto sta che da quel giorno in qualsiasi gioco nessuna scheda è al sicuro prima o poi un gatto jettatore farà la sua comparsa al Miagolio di MIIaoo Sei Morto MIIIaaaoo!<br />
Se amate anche voi questo piccolo esserino sbarazzino e graffiante, mettetelo nella vostra firma sui forum, o disegnatelo voi stessi sulle schede dei vostri ignari compagni l&#8217; importante è che portiate avanti questa burla che personalmente mi ha donato bei ricordi e che continua a darmeli, chissà non faccia altrettanto con voi.</p>
<p>ps. l&#8217;immaginetta sopra è quella del gattino base sembra ci siano versioni più dettagliate con tanto di albero cavo sulla destra e di corvo volante che gracchiando risponde. Eh Già CRA! CRA!</p>
<p><em>da Cainos è tutto Miaoo Miaooo!</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ex Eutelia: racconti di protesta]]></title>
<link>http://nove2nove1.wordpress.com/2009/11/27/ex-eutelia-racconti-di-protesta/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 16:28:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>nove2nove1</dc:creator>
<guid>http://nove2nove1.wordpress.com/2009/11/27/ex-eutelia-racconti-di-protesta/</guid>
<description><![CDATA[Un articolo di Repubblica.it tira le somme su quanto sta accadendo alle novemila persone coinvolte n]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Un articolo di Repubblica.it tira le somme su quanto sta accadendo alle novemila persone coinvolte nella vicenda di Ex Eutelia. Rabbia, frustrazione, silenzi colpevoli, per un disastro economico che sta mettendo in ginocchio migliaia di persone e relative famiglie.</p>
<p><a title="La rabbia dei lavoratori Ex Eutelia" href="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/economia/crisi-43/exeutelia-lotta-web/exeutelia-lotta-web.html">Qui</a> il link all&#8217;articolo</p>
<p>&#160;</p>
<p>&#160;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Dio non ci ha mai lasciato, abbiamo solo permesso che gli altri ce lo facessero credere]]></title>
<link>http://losguardodinoemi.wordpress.com/2009/11/26/dio-non-ci-ha-mai-lasciato-abbiamo-solo-permesso-che-gli-altri-ce-lo-facessero-credere/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 21:52:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>gionata</dc:creator>
<guid>http://losguardodinoemi.wordpress.com/2009/11/26/dio-non-ci-ha-mai-lasciato-abbiamo-solo-permesso-che-gli-altri-ce-lo-facessero-credere/</guid>
<description><![CDATA[Testimonianza di Ann Marie tratta da Catholic lesbians, liberamente tradotta da Silvia Lanzi Ho semp]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img style="margin:5px 10px 5px 5px;" title="riflessioni" src="http://inveglia.files.wordpress.com/2009/07/donna43.jpg?w=52&#038;h=62" border="1" alt="riflessioni" hspace="13" vspace="3" width="52" height="62" align="left" />Testimonianza di Ann Marie tratta da <a href="http://cclonline.org/">Catholic lesbians</a>, liberamente tradotta da <a href="http://www.gionata.org/eventi/segnalazioni/cercasi-traduttori-di-.-buona-novella.html">Silvia Lanzi</a></p>
<p>Ho sempre saputo che Dio non mi ha mai lasciato sola – nonostante quello che la Chiesa tentava di farmi credere. A volte potevo solo attaccarmi al remoto barlume del fatto che ero figlia di Dio. Ho lasciato la chiesa e mi sono sentita molto sola – praticamente abbandonata. Ma oggi mi è chiaro che non sono mai stata sola – nemmeno per un minuto.</p>
<p>Voglio dire alle altre donne cattoliche o cristiane che amare le donne non preclude l’amore di Dio per voi. Condividete l’amore di Dio con la donna che amate e sentirete la vostra anima spiccare il volo come non mai prima. Dio non ci ha mai lasciato – abbiamo solo permesso che gli altri ci facessero dubitare del suo innegabile, incondizionato amore per ognuna delle nostre anime.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Pericolosi vampiri - il mito dell'uomo problematico fa bene alle adolescenti?]]></title>
<link>http://donnepensanti.wordpress.com/2009/11/26/pericolosi-vampiri-il-mito-delluomo-problematico-fa-bene-alle-adolescenti/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 08:17:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>Panzallaria</dc:creator>
<guid>http://donnepensanti.wordpress.com/2009/11/26/pericolosi-vampiri-il-mito-delluomo-problematico-fa-bene-alle-adolescenti/</guid>
<description><![CDATA[Un fidanzato vampiro: relazione impegnativa. Coinvolgente (lui è naturalmente molto fico) ma impegna]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><blockquote><p>Un fidanzato vampiro: relazione impegnativa.</p>
<p>Coinvolgente (lui è naturalmente molto fico) ma impegnativa e totalizzante. Ma lei è pronta a sacrificarsi per lui. Per salvarlo, per preservare il loro amore. E’ il succo (il plot) di New Moon il secondo film  tratto dai romanzi della saga best-seller di Twilight, amatissimo dagli adolescenti, specialmente dalle ragazzine.<!--more--></p>
<p>Ho visto il primo e sinceramente mi è bastato, mia figlia dodicenne ha visto New Moon l’altro giorno con le sue amiche e me l’ha raccontato.</p>
<p>Sarò paranoica e prevenuta in questa nostra realtà in cui per le ragazze non sta andando proprio benissimo. Però il messaggio della crocerossina, del genere io ti salverò in nome del nostro amore, un po’ mi inquieta. A me oramai ipercinica fa sghignazzare ma mi sembra pericoloso per le adolescenti.</p>
<p>Significa far arrivare l’idea che, se per caso, si trova un fidanzato con un problemino, magari tossico, satanista, pusher, alcolista, ultrà o quant’altro, in nome del romanticismo stia alla donna tirarlo fuori dai guai.</p>
<p>O almeno sia cool provarci, sacrificarsi per farlo. I maledetti di solito sono molto più invischianti e affascinanti dei noiosi bravi ragazzi (che forse oramai sono anche estinti) e alle nostre ragazze film e libri come questo passano il messaggio che sia giusto immolarsi in nome dell’amore.</p>
<p>Un bel passo indietro foriero di guai.</p></blockquote>
<p>Testimonianza di <strong>Patrizia Violi</strong>, alias <a href="http://www.extramamma.net/blog/">Extramamma</a>. Giornalista, scrittrice e donna dall&#8217;ironia pungente e sagace</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Artemisia Gentileschi - Processo per stupro]]></title>
<link>http://viadellebelledonne.wordpress.com/2009/11/25/artemisia-gentileschi-processo-per-stupro/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 17:34:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>maria pina ciancio</dc:creator>
<guid>http://viadellebelledonne.wordpress.com/2009/11/25/artemisia-gentileschi-processo-per-stupro/</guid>
<description><![CDATA[25 novembre, Giornata mondiale contro la violenza sulle donne « Serrò la camera a chiave e dopo serr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[25 novembre, Giornata mondiale contro la violenza sulle donne « Serrò la camera a chiave e dopo serr]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA["Qualunque cosa getti a terra cresce"]]></title>
<link>http://coopi.wordpress.com/2009/11/24/qualunque-cosa-getti-a-terra-cresce/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 16:13:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>Nico Porco</dc:creator>
<guid>http://coopi.wordpress.com/2009/11/24/qualunque-cosa-getti-a-terra-cresce/</guid>
<description><![CDATA[L&#8217;IMPEGNO DI COOPI NELL&#8217;EST DELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO. testo di Raffaele Ma]]></description>
<content:encoded><![CDATA[L&#8217;IMPEGNO DI COOPI NELL&#8217;EST DELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO. testo di Raffaele Ma]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Sai Baba mi ha consegnato nelle mani di Swami Roberto]]></title>
<link>http://diariodiunmonaco.wordpress.com/2009/11/23/sai-baba-mi-ha-consegnato-nelle-mani-di-swami-roberto-2/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 11:54:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>ramia Massimo</dc:creator>
<guid>http://diariodiunmonaco.wordpress.com/2009/11/23/sai-baba-mi-ha-consegnato-nelle-mani-di-swami-roberto-2/</guid>
<description><![CDATA[(Testimonianza di Alberto Chitti) Da qualche tempo mi capita di sentirmi rivolgere questa domanda: “]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:left;"><a href="http://diariodiunmonaco.wordpress.com/files/2009/11/mumbai_moschea_di_haji_ali_luglio_2001.jpg" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-4152" title="Alberto Chitti a Mumbai, insieme a ramia Carlo Bertacche, ramia Andrea gazzano e ramia Franco Pellicciaro" src="http://diariodiunmonaco.wordpress.com/files/2009/11/mumbai_moschea_di_haji_ali_luglio_2001.jpg" alt="" width="196" height="147" /></a></p>
<p style="text-align:left;"><em>(Testimonianza di Alberto Chitti)<br />
</em>Da qualche tempo mi capita di sentirmi rivolgere questa domanda: <em>“Come hai conosciuto Maestro Roberto?&#8221;.<br />
</em>Forse anche a voi hanno rivolto questa stessa domanda. La mia risposta breve è la seguente:<br />
&#8220;<em>Sai Baba mi ha consegnato nelle mani di Swami Roberto e di Anima Universale&#8221;.<br />
</em><!--more-->Quella più articolata è invece la seguente: Gabriella ed io abbiamo conosciuto Sri Sathya Sai Baba nel 1995, attirati a Puttaparthi dalle tante storie meravigliose che circondavano questo Maestro.<br />
Per sei anni siamo andati due o tre volte l’anno in India nei suoi ashram e lì abbiamo smussato gli angoli duri della nostra personalità e delle nostre anime.<br />
A maggio 2001  siamo andati “in pellegrinaggio” a Whitefield per ringraziare Baba per aver guidato i medici e la scelta delle cure che hanno portato alla guarigione di mia moglie Gabriella da un terribile cancro al seno.<br />
In quei giorni nell’ashram c’era molto movimento: si cercavano persone tra i devoti per portare degli aiuti umanitari dall’Italia in Gujarat, squassato quattro mesi prima da un furioso terremoto. Il mio amico Max (che alcuni di voi conoscono) mi ha fatto la proposta di venire anch’io. Ero indeciso e mi sono detto: “<em>farò decidere Baba, scriverò una lettera e domani la presenterò al darshan; se Baba la prende sarò della spedizione senz’altro, se non la prende non verrò</em>”.  E così avvenne che la mia lettera fu presa insieme a poche decine di altre in un ashram colmo di alcune migliaia di persone. Era il via libera che aspettavo.<br />
Ero felice, eccitato, i viaggi mi hanno sempre attirato&#8230;<br />
Un mese dopo mi ritrovai in un albergo, vicino all’aeroporto di Mumbai con altre otto persone compreso il capo spedizione Luigi, presidente di un’associazione di Rimini chiamata “il Seme dell’Amore”, in attesa che i tre Tir (allestiti in Anima Universale) e giunti nel frattempo dall’Italia via mare, fossero sdoganati e caricati sulle motrici per coprire i più di 1.000 km di percorso fino a Buji, capitale dello stato del Gujarat.<br />
Abbiamo aspettato una settimana per le infinite pratiche burocratiche ed abbiamo speso quel tempo per conoscerci meglio, fare squadra; poi, all’improvviso, una sera siamo partiti. Si capì subito che l’impresa non si presentava facile, infatti così fu. Avemmo molte difficoltà ed imprevisti; viaggiammo due notti e tre giorni con alcune ore di sosta sul ciglio della strada, di notte, al buio pesto. Personalmente ho legato subito con tutti in special modo con tre ragazzi che poi mi spiegarono essere sacerdoti di un Movimento Spirituale con sede a Torino, e che seguivano il loro Maestro. Ero affascinato dalla loro buona volontà, dalla discrezione e dall’impegno profuso durante tutta la missione; vi confesso: mi sono innamorato di loro e dell’Amore che donavano alle persone intorno a loro. Erano ramia Carlo Bertacche, ramia Franco Pellicciaro e ramia Andrea Gazzano.<br />
Una volta rientrati in Italia, il loro ricordo e l’esperienza forte appena vissuta, mi hanno fatto ripensare molte volte a quei giorni, parlandone in termini entusiastici con mia moglie Gabriella ed insieme abbiamo pensato: <em>“Se questi sacerdoti sono così amorevoli, pensa come potrà essere il loro Maestro!&#8221;<br />
</em>L’esca del loro Amore ha funzionato e cosi dopo un paio di mesi, assieme a Max d’Orlando e a Francesco Lafratta abbiamo deciso di conoscere il Maestro ispiratore di tale sublime realtà.  Subito Gabriella ed io abbiamo “sentito” la sacralità del Movimento Spirituale di Anima Universale e il dono di Dio rappresentato dal suo Maestro.<br />
Ecco, la consegna dei nostri corpi e delle nostre anime da parte di Sai Baba, si era compiuta. Ciò che cercavamo in India, lo abbiamo trovato qui, in Italia e si chiama Swami Roberto e la grande Famiglia di Anima Universale.<br />
Sia lode a Dio.  Alleluia!</p>
<p style="text-align:left;"><strong>Alberto Chitti<br />
</strong>(Ostia, Roma)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Scarface: la creazione   [prima parte]]]></title>
<link>http://stradeperdute.wordpress.com/2009/11/23/scarface-la-creazione-prima-parte/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 11:07:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>alessandro dionisi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Brian De Palma: All&#8217;inizio pensavo di girare tutto il film a Miami, perchè la storia è ambient]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft size-medium wp-image-2358" title="montana3" src="http://stradeperdute.wordpress.com/files/2009/11/montana3.jpg?w=300" alt="" width="300" height="225" /></p>
<p><strong>Brian De Palma:</strong> All&#8217;inizio pensavo di girare tutto il film a <em>Miami</em>, perchè la storia è ambientata li. Cercammo delle location in Florida e volevamo andare lì. Ma la comunità cubana si sentiva oltraggiata dal modo in cui la dipingevamo e ci cacciò via dalla città. Credo che la cosa più stupefacente di Al Pacino sia il suo volto. Quando si gira durante le prime riprese, si vuole fare in modo che il protagonista abbia un&#8217;entrata ad effetto. E la faccia, il personaggio, la camicia assurda che indossa, la cicatrice, il modo in cui si muove e parla. Vuoi colpire il pubblico con qualcosa che non ha mai visto. Era stato visto tutto al Tg, ma nessuno l&#8217;aveva mai visto in un film. Il modo in cui i <em>Gangster</em> cubani parlano e si muovono è perfettamente rappresentato in quel primo piano. <em>Oliver</em> ha scritto questa scena benissimo. Aveva paura che la cicatrice che si vedesse potesse sembrare finta, fosse troppo grande, troppo piccola. Così abbiamo fatto parecchie prove trucco fino a quando eravamo tutti soddisfatti.</p>
<p><!--more--></p>
<p><strong>Martin Bregman (produttore)</strong></p>
<p>Eravamo convinti che questo film fosse finanziato da Castro, ma ovviamente non era vero. Castro non c&#8217;entrava niente.  Giravamo un film sui gangster. Giravamo un film teatrale. Un film teatrale artistico. Ma molte persone della comunità cubana, poche al dire il vero, erano convinte che volessimo danneggiare la loro reputazione collettiva. Ci furono molte minacce, e pensammo che sarebbe stato meglio spostare la produzione da Miami alla California. Gli eventi personali, le guerre, la lotta per la droga, le torture, il massacro della motosega, erano basati tutti su fatti reali. Completamente. Ci ha dato una grossa mano la procura americana laggiù. Ci hanno mostrato rapporti, le cassette, le vhs delle scene del crimine. Tutta la violenza del film ha avuto luogo veramente.</p>
<p><a href="http://stradeperdute.wordpress.com/files/2009/11/montana4.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2359" title="montana4" src="http://stradeperdute.wordpress.com/files/2009/11/montana4.jpg?w=300" alt="" width="300" height="225" /></a><strong>John A. Alonzo(direttore della fotografia) : </strong>Credo che a <em>Brian</em> piacciano le riprese dalla gru, le inquadrature a piombo, le angolazioni a volo d&#8217;uccello. Alcune cose in Scarface nacquero per necessità. Per esempio l&#8217;apertura di un campo lungo per profughi cubani sotto i ponti dell&#8217;autostrada. Se fossimo rimasti più alti, avreste capito che era <em>Los </em><em>Angeles </em>e non <em>Miami</em>. Notate la presentazione, come se scendessimo dal cielo solo per venire a vedere, a dare un&#8217;occhiata a questa gente che è confinata. A Brian gli piace molto muovere la cinepresa, ma non lo fa in modo arbitrario. Non è semplicemente quella che chiamo ginnastica fotografica. Sposta le cineprese in un modo che è consono alla storia. Credo che le idee di Brian sull&#8217;apertura di Scarface fossero molto interessanti e abbastanza contro corrente, per capirci.. Invece di uscire una ripresa eseguita da una gru, per introdurre il personaggio, lo presenta attraverso il primo piano, seduto su una sedia, mentre la cinepresa gli gira intorno a 360°. Fece la sua interpretazione e ci furono 5/6 ciack.</p>
<p><strong>Brian De Palma</strong></p>
<p>Eravamo tutti vicini ed io pensavo che era tutto affascinante. In altre parole stavo presentando al pubblico quella faccia. Il copione era così buono che si percepiva subito la sua personalità. L&#8217;arroganza, il machismo latino di questo uomo che ha una cicatrice sul volto.</p>
<p><a href="http://stradeperdute.wordpress.com/files/2009/11/montana12.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2360" title="montana12" src="http://stradeperdute.wordpress.com/files/2009/11/montana12.jpg?w=300" alt="" width="300" height="168" /></a><strong>Al Pacino:</strong>Sapevo che il personaggio ci sapeva fare con il coltello, che aveva lottato con un coltello e la cicatrice era dovuta ad una di quelle zuffe. Pensavo che sarebbe stato bello, se avesse tagliato il sopracciglio. Durante la lotta aveva spostato la testa e così il taglio si era allungato in questa parte del volto. Così ne ho una qui e una qua. Mi piace che la cicatrice sia in posti diversi, perchè evoca l&#8217;impetuosità di questo tizio. Si cacciava sempre nei guai.</p>
<p><strong>Oliver Stone (Sceneggiatore)</strong></p>
<p>La scena della motosega era basata su un fatto reale. Frequentavo i dipartimenti di <em>Miami</em>, di <em>Dade</em> e quelli di <em>Fort </em><em>Lauderdale</em>, che avevano un&#8217;altra versione della storia. Quei tre dipartimenti avevano parecchi casi di omicidio.</p>
<p><strong>Brian De Palma :</strong> Oliver scrisse la scena ed io dovetti trovare il modo per girarla senza trasformarla in T<em>he texas Chain  saix massacre </em>.</p>
<p><a href="http://stradeperdute.wordpress.com/files/2009/11/montana6.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2361" title="montana6" src="http://stradeperdute.wordpress.com/files/2009/11/montana6.jpg?w=300" alt="" width="300" height="168" /></a><strong>Al Pacino: </strong>E&#8217; la tipica scena di De Palma. Mentre la stai girando ti accorgi che hai predisposto tutto con una forte comprensione visiva di quello che vuole fare, di come costruire il tutto. Lo trovo ammirevole. Ero in scena ed era come se già fosse tutto predisposto, pianificato. Per cui non è stato diffucile.</p>
<p><strong>J</strong><strong>ohn A. Alonzo: </strong>Brian faceva muovere una gru gigante da un Motel verso <em>Steven Bauer </em>che flirtava con la ragazza con il costume. Poi tornava indietro e così facendo accresceva la tensione. Quella panoramica a schiaffo io la chiamo &#8220;punto di vista del regista&#8221;. Come un <em>voyeur</em> guarda dentro alla finestra e, non vedendo nulla, torna giù. Era questa la sensazione che mi dava. Dentro a quella stanza del Motel tutti quelli che incontro mi chiedono:&#8221; E&#8217; terribile quando gli tagliano il braccio.&#8221; Rispondo sempre:&#8221;Non si vede niente.&#8221; Si capisce dalla reazione di Pacino e dalla sua reazione, ma non si vede niente. Per me è sintomo di un&#8217;ottima regia, il fatto che si abbia l&#8217;impressionedi aver visto qualcosa che in realtà non è stato mostrato.</p>
<p><a href="http://stradeperdute.wordpress.com/files/2009/11/montana-doccia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2363" title="montana doccia" src="http://stradeperdute.wordpress.com/files/2009/11/montana-doccia.jpg?w=300" alt="" width="300" height="168" /></a><strong>Martin Bregman (produttore)</strong></p>
<p>Quando uscì  Scarface, la scena della doccia fu condannata da quasi tutti quanti i principali critici del paese come una scena particolarmente violenta e disgustosa.Ma se la si osserva attentamente si nota che non mostriamo nulla. E&#8217; il suono che rende l&#8217;dea. Il suono. l&#8217;espressione del volto e il sangue. Ma in quella scena non mostriamo altro. Non si vede niente. E&#8217; l&#8217;immaginazione degli spettatori, il che significa che la regia è ottima. Probabilmente è una delle cose più interessanti che Brian abbia fatto.</p>
<p><strong>Brian De Palma:</strong>In una ripresa di quel tipo ci sono oggetti di scena che si usano oppure no.Forse c&#8217;erano delle parti del corpo a penzoloni, e  se le abbiamo riprese, le abbiamo tagliate, o non le abbiamo filmate affatto. Ma l&#8217;intenzione era sempre di suggerire quello che accadeva. Si sentiva, non c&#8217;era bisogno di vedere nulla. Volevamo dipingere il mondo in cui vivono questi tizi, e una volta che inserisci una scena molto violenta all&#8217;inizio del film, non c&#8217;è bisogno di fare molto altro.</p>
<p><strong>John A. Alonzo (direttore della fotografia) :</strong> Credevo che Brian avrebbe fornito dettagli precisi su come voleva fosse a fotografia, su cosa voleva lavorare. Disse solo: &#8220;John, voglio che tu mi dici solo delle belle inquadrature. A inserire la violenza ci penso io.&#8221;</p>
<p><a href="http://stradeperdute.wordpress.com/files/2009/11/montana-aereo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2364" title="montana aereo" src="http://stradeperdute.wordpress.com/files/2009/11/montana-aereo.jpg?w=300" alt="" width="300" height="168" /></a><strong>Brian De Palma:</strong> il film intendeva scioccare. E&#8217; un ambiente scioccante, e questi erano gangster come non se ne erano mai visti prima. Abbiamo girato delle inquadrature in cui F. Murray era appeso ad una gru. Ma lo stuntman Dick Ziker si è dovuto buttare da un elicottero con un cappio al collo. Non era mai successo prima. Ricordo che è stata una giornata carica di tensione. Un paio di cineprese riprendevano l&#8217;elicottero, poi spinsero lo<em> stuntman</em> fuori dall&#8217;apparecchio. Abbiamo fatto un montaggio incrociato con Murry che penzolava dalla gru. Volevo che i colori fossero moderni, accesi,acrilici, pastelli vibranti e non i soliti colori da <em>film noir</em>. Perchè il sud della Florida è così. Questi tizi si vestivano di bianco, non di nero. Scarfiotti ha creato uno stile fantastico per il film.. Era un genio.</p>
<p><a href="http://stradeperdute.wordpress.com/files/2009/11/montana9.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2365" title="montana9" src="http://stradeperdute.wordpress.com/files/2009/11/montana9.jpg?w=300" alt="" width="300" height="168" /></a><strong>John A. Alonzo : </strong>Il <em>c</em><em>lub baby</em> <em>lon </em>di Scarface è un set straordinario preparato da Nando Scarfiotti. Prima che vedessi il set mi avvisò, o meglio, non mi avvisò, ma mi disse. &#8221; Hai problemi con i specchi?&#8221; Risposi di no. Credevo ci fossero uno o due specchi. Quando entrai vidi 15 pannelli di specchi, tutti intorno alla stanza. E la ciliegina sulla torta fu Brian che disse: &#8221; Mi piace girare con 2 oppure 3 cineprese!!&#8221;. Così fu ancora più strano, perchè dovevo far si che le cineprese non riflettessero sugli specchi ed evitare di riprendere le altre cineprese, e che gli specchi infranti dai proiettili non causassero riflessi accidentali. <em>Star Parks</em> e <em>Ken Pepiet </em>erano gli addetti agli effetti meccanici. Si occupavano delle esplosioni, della pirotecnica e cose simili. Avevano molto talento. Avevamo tutti paura che gli specchi che esplodevano così vicino a Pacino, volassero da tutte le parti. Non potevano essere di plastica, altrimenti non si sarebbero rotti. Dovevano essere cristalli in modo che potesse esserci l&#8217;implosione. Hanno fatto una cosa molto intelligente. Li hanno fatti implodere in modo da tenere le schegge lontane dal lato di Pacino.</p>
<p><a href="http://stradeperdute.wordpress.com/files/2009/11/montana161.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2367" title="montana16" src="http://stradeperdute.wordpress.com/files/2009/11/montana161.jpg?w=300" alt="" width="300" height="168" /></a><strong>Steven Bauer &#8220;Manny&#8221;</strong></p>
<p>Poi andammo sul set. I set erano così. Ne leggevamo la descrizione sul copione da mesi, e improvvisamente eravamo lì. Li avevano costruiti sui set insonorizzati della Universal. Entrai e pensai:&#8221; Ora si che capisco dove sono.&#8221;</p>
<p><strong>Al Pacino: </strong>Sin dall&#8217;inizio avevo pensato che lo <em>humor</em> fosse necessario per capire il personaggio, per poter anche ridere di lui. Altrimenti sarebbe stata una via a senso unico. E&#8217; necessario trovare quelle particolarità, quei cambiamenti, quelle ironie che rendono il personaggio più intelligente. perchè non rimanga ad una sola dimensione. Altrimenti sarebbe sciocco e pesante..</p>
<p style="text-align:center;"><strong>Testimonianze tratte dal dvd SCARFACE </strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Nel nome di Basaglia - di Ivan Crico]]></title>
<link>http://rebstein.wordpress.com/2009/11/23/nel-nome-di-basaglia-di-ivan-crico/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 09:00:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>francescomarotta</dc:creator>
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<description><![CDATA[(Il gruppo Mani in Pasta) A Gorizia, nel nome di Basaglia: di poesia, cibo, condivisione      I sogn]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p align="center"><a href="http://rebstein.wordpress.com/files/2009/11/mani-in-pasta.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-18453" title="mani in pasta" src="http://rebstein.wordpress.com/files/2009/11/mani-in-pasta.jpg?w=300" alt="" width="300" height="225" /></a><br />
(Il gruppo <em>Mani in Pasta</em>)</p>
<p align="center"><strong>A Gorizia, nel nome di Basaglia: di poesia, cibo, condivisione</strong></p>
<p>     I sogni, spesso, scompaiono con il risveglio. A volte invece trovano, nello spazio del risveglio interiore, nel lampo della visione, un terreno adatto a farli diventare fiori colorati ma dalla breve vita oppure alberi dai lunghi rami che si spingono dentro i cieli di anni, secoli, millenni. I sogni di Basaglia, come certe piante che crescono tra le fenditure della pietra di dirupi abissali, sono arrivati molti anni fa in una terra difficile, dal suolo indurito dal sangue di migliaia di giovani e dal gelo di confini irreali, com&#8217;è quella di Gorizia. E tenacemente, da allora, sferzati dalla pioggia e dai venti dei pregiudizi, dei luoghi comuni, hanno iniziato a crescere e fiorire. <!--more-->Alcuni di quei semi luminosi non sono riusciti ad attecchire. Altri, ancor oggi, producono &#8211; a distanza di quarant&#8217;anni e più &#8211; germogli meravigliosi, impensati. La scoperta di queste nuove, incantevoli realtà è nata per me durante una serie di incontri che si sono tenuti nel Parco Basaglia, intitolati, &#8220;Percorsi di-versi&#8221;, organizzati dai gruppi AMA e dal Collettivo Linea di Sconfine con la collaborazione dei poeti Giovanni Fierro e Francesco Tomada. Una serie di incontri all&#8217;aperto, nel segno della leggerezza e della condivisione, tra i raggi di sole filtrati dagli alberi, dove alcuni tra i migliori poeti del Triveneto da due anni donano un po&#8217; del loro tempo e le gemme preziose dei loro testi ad un pubblico sempre attento, dove si mescolano senza distinzione cultori della poesia e persone con più o meno forti problemi di disagio, in quella sorta di allergia della realtà &#8211; spesso più che giustificata &#8211; che è il malessere psichico. Alla fine di ogni incontro, poi, ognuno può leggere se lo desidera i suoi testi: sfoghi, pensieri, versi perlopiù non nati per essere pubblicati quanto per dare un volto alle proprie ombre. Ma anche &#8211; come mi è capitato di udire con ammirato timore dalla voce tesissima, cupa di un giovane spettatore &#8211; lacerti di visioni degne di un William Blake.<br />
     Quest&#8217;anno, dopo la proiezione di un video di Carmelo Fasolo che raccontava la storia di questi incontri, sono stato invitato a rimanere per quello che, in teoria, doveva essere &#8211; temevo &#8211; il solito <em>buffet</em> fatto di tartine con maionese, salatini e bottiglie di plastica riempite di liquido giallastro che, del profumato agrume, non conservano, ormai, null&#8217;altro che il nome. Lo offriva un gruppo di donne chiamato &#8220;Mani in pasta&#8221;. Mi resi subito conto di trovarmi proiettato in un&#8217;esperienza unica, invece, una gloriosa successione di profumi delicatissimi investì i presenti, sulla volta del palato aromi noti e sconosciuti, passando senza problemi dal dolce al salato, si fondevano assieme senza mai stridere. I volti, le vesti di quelle donne, la discrezione antica con cui portavano brocche d&#8217;acqua di rose, limonate alchemiche, parlavano del mondo, dei suoi tanti volti più o meno lontani. Mai uguali, uniti dalla diversità che accomuna ogni cosa. E dalla sacralità del cibo, attraverso cui di giorno in giorno abbiamo la possibilità di vivere, stando attenti a ciò che mangiamo, in comunione con il mondo. La psicologa Corinna Michelin del Centro di Salute Mentale Alto Isontino Integrato, ricorda che si tratta di &#8220;donne con percorsi di vita molto diversi tra loro, alcune contattate perché attualmente afferenti al Centro, altre perché familiari o parenti di persone in carico ed altre ancora perché amiche contagiate dall&#8217;entusiasmo di quelle che avevano iniziato a partecipare al progetto&#8221;. Il dottor Franco Perrazza, direttore del Centro, difatti scrive difatti che non è importante offrire solo cure mediche, partendo dal desiderio di Basaglia di ridare dignità e valore di persona a chi sperimenta questa sofferenza, ma anche &#8220;opportunità, occasioni, possibilità, atmosfere, luoghi di scambio, spazi per esprimersi, per essere assieme agli altri, per diventare protagonisti del proprio percorso di cura anche attraverso la partecipazione ad attività sociali e culturali&#8221;. Da questa esperienza straordinaria, che continua, è nato un libro bellissimo edito dalla &#8220;Libreria Editrice Goriziana&#8221; intitolato appunto &#8220;Mani in pasta&#8221; che verrà presentato a Gorizia, presso la sede della Fondazione Carigo lunedì 23 alle ore 17.00.<br />
     Un libro costellato di importanti ed estesi contributi, come quelli di Carlo Petrini, Presidente Internazionale di Slow Food, o Massimo Cirri, psicologo e noto conduttore del programma radiofonico su Rai 2 &#8220;Caterpillar&#8221;. Un libro di ricette di donne che vivono a Gorizia e nei dintorni. Ma che arrivano dai paesi vicini come dalla Sicilia, dall&#8217;Istria, dalla Repubblica Dominicana, dalla Macedonia o dall&#8217;Algeria. Ma, ancor più delle ricette, delle foto dei loro sorrisi, delle loro mani intente a preparare con cura i piatti tipici dei loro paesi, colpiscono le loro storie. Che sono storie drammatiche a volte ma, tutte, meravigliose e vere nella loro semplicità e profondità. In cui è impossibile non riconoscere le storie di noi, popolo di emigranti. Scrive Petrini nell&#8217;introduzione: &#8220;In un mondo che tende all&#8217;omologazione, dove la diversità è vissuta come una cosa pericolosa o infruttuosa, è nostro compito ricordare a tutti che la diversità è invece la più grande forza creativa esistente, come la natura insegna grazie ai miracoli che fa in virtù della biodiversità delle specie e delle razze. È con la massima apertura che si realizzano grandi cose, che si costruisce realmente qualcosa di nuovo&#8221;.<br />
     Kheira, algerina, vive in Italia con la sua famiglia da quasi vent&#8217;anni. Ricorda, da vera poetessa, che quando cucina si sente, ogni volta, nascere di nuovo. I suoi versi sono fatti d&#8217;acqua di fiori d&#8217;arancio, di mandorle e cannella. Ricorda com&#8217;è necessario dare importanza a tutto. Capire, a fondo, la realtà in cui ti trovi a vivere. Per questo ha voluto imparare, oltre all&#8217;italiano, anche il friulano, la lingua della suocera, del marito. &#8220;Bisogna voler imparare!&#8221;, dice. Kheira, assieme a tutte le donne di questo progetto, ci ricorda che solo aprendosi all&#8217;altro possiamo superare le barriere, portare in alto lo sguardo per guardare oltre. Leggendo queste pagine, dopo un po&#8217;, noi non leggiamo più le storie di donne straniere ma quelle delle nostre nonne, mamme, sorelle (ma anche padri!) che trasmettono nei cibi che cuociono tutte le loro speranze, le loro memorie. Impastate, da mani piene d&#8217;amore e attenzione, con la pasta dei sogni.</p>
<p align="center"><a href="http://rebstein.wordpress.com/files/2009/11/mani_in_pasta_070909-0200.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-18455" title="mani_in_pasta_070909-0200" src="http://rebstein.wordpress.com/files/2009/11/mani_in_pasta_070909-0200.jpg?w=300" alt="" width="300" height="200" /></a><br />
(Con la <em>pasta dei sogni</em>)</p>
<p align="center">&#160;</p>
<p align="center"><strong>***</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La foglia, l'albero, la nuvola, il fumo - di Antonio Scavone]]></title>
<link>http://rebstein.wordpress.com/2009/11/22/la-foglia-lalbero-la-nuvola-il-fumo-di-antonio-scavone/</link>
<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 05:00:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>francescomarotta</dc:creator>
<guid>http://rebstein.wordpress.com/2009/11/22/la-foglia-lalbero-la-nuvola-il-fumo-di-antonio-scavone/</guid>
<description><![CDATA[[ANTONIO SCAVONE] La foglia, l’albero, la nuvola, il fumo      “La foglia tornava all’albero e la nu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p align="right"><a href="http://rebstein.wordpress.com/category/antonio-scavone/"><strong>[ANTONIO SCAVONE]</strong></a></p>
<p><a href="http://www.cepollaro.it/Fortini.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-18447" title="Fortini" src="http://rebstein.wordpress.com/files/2009/11/fortini.jpg?w=300" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p align="center"><strong>La foglia, l’albero, la nuvola, il fumo </strong></p>
<p>     “<em>La foglia tornava all’albero e la nuvola al ramo</em>”… potrebbe essere il primo verso di una poesia, o una di quelle frasi un po’ campate in aria che si presentano, non richieste né sollecitate da emozioni, alla nostra mente o al nostro umore mentre per esempio aspettiamo un treno, un figlio che esca da scuola, o la chiamata di un turno per un appuntamento, una visita, un responso. Potrebbe essere una di quelle frasi che non avremmo mai pensato di compitare, e che tuttavia giudichiamo necessaria, come se ne avessimo bisogno per ricavarne un’utilità. E, difatti, pur quando la vediamo apparire sull’irreale e fittizio desktop della nostra mente e ne avvertiamo immediatamente l’estraneità e l’incongruenza, non ce la sentiamo di cestinarla, anzi continuiamo a guardarla, a leggerla, infine a pronunciarla in sordina, forse per capire se davvero ci appartiene, così insolita ed eccentrica. <!--more--><br />
     Intorno a noi – nella stazione, in un’anticamera, nel cortile della scuola – non ci sono alberi né nuvole né rami. Da dove mai sarà venuta fuori, quella frase così semplice ma anche così presuntuosa e bizzarra? Da dove sono sbucate quelle immagini reali eppure metaforiche della “foglia che tornava all’albero” e della “nuvola al ramo”? Non sono contrapposte, enigmaticamente stridenti una “foglia” con una “nuvola”?<br />
     Cominciamo a pensare che sia un ricordo di scuola, ma non ricordiamo in quale scuola e soprattutto in quale anno l’avremmo studiata. L’abbiamo forse letta casualmente su un manifesto, come epigrafe di un evento, o su un invito alla lettura, per esempio da un dépliant pubblicitario per un convegno organizzato da qualche libreria: no, non è così. I manifesti li leggiamo appena, per strada, in fretta: è vero, restano impressi nella memoria volatile di un giorno o due ma non ci intrigano più di tanto. Quanto poi alla traccia, all’invito per un convegno in libreria, siamo fuori strada: abitualmente entriamo in una libreria all’inizio dell’anno scolastico con la lista dei libri per i nostri figli: li compriamo, li paghiamo e andiamo via. A dir la verità, i libri non ci dicono molto: saranno belli, edificanti ma non ci attirano perché ci suscitano subito il fastidio e la fatica di leggerli.<br />
     E allora? Se non riguarda una nostra personale inclinazione, se non è il risultato di studi scolastici miracolosamente emersi da anni di incuria e disinteresse, se non fa parte per familiarità o contiguità del nostro lavoro abituale, vuol dire che che quella frase, che si è presentata da sola come una sorta di illuminazione, giaceva, era presente e preesistente nella nostra coscienza o nella nostra memoria in virtù di un’oscura e indefinibile attrattiva.<br />
     Dovremmo chiederci da che cosa e per che cosa riteniamo di essere attratti, qual è la circostanza che ha sedotto la nostra attenzione ma dovremmo chiederci anche, e soprattutto, quando tutto ciò sia potuto accadere. Se non riusciamo a capire il perché, difficilmente arriveremo al quando ma, fra tutte queste lacune o imprecisioni o impossibilità, continuiamo a restare sorpresi per la folgorante, imprevedibile curiosità che quella frase ci ha suscitato.<br />
     Forse riguarda la nostra storia personale, la nostra personale esperienza di vita: i sentimenti, i desideri, oppure le persone che ci hanno acceso quei sentimenti e quei desideri – genitori, fratelli, moglie, figli, amici – oppure, ancora, ci rimanda a circostanze perdute, a quella nostalgia che ogni tanto viene a scombussolare la nostra stabilità emotiva con i fantasmi del passato. Non ci siamo, è qualcosa di più: di più pregnante e, parimenti, di più fortuito. È un’occasionale certezza, è una consapevolezza involontaria, un meccanismo perfetto di cui però non riusciamo ad apprezzarne la destinazione d’uso.<br />
     Cominciamo col dire che non l’abbiamo scritta noi quella frase, non è farina del nostro sacco, non ne saremmo capaci perché la farina del nostro sacco tende a diventare crusca in quattro e quattr’otto. Siamo uomini e donne semplici, noialtri, senza grilli per la testa perché ci bastano e ci soverchiano quelli che già ci portiamo dentro. E non l’avremmo scritta neppure per gioco o per ingannare la noia: nei rari momenti d’ozio non pensiamo a niente, sgombriamo la mente da ogni preoccupazione che non sia facilmente rimediabile.<br />
     Forse è il verso di una canzone. Sì, potrebbe essere il verso di una canzone che ci è rimasta particolarmente impressa, dieci o quindici anni fa. Potrebbe essere la canzone di un cantautore un po’ defilato nel panorama della musica leggera, un po’ sfortunato: non è stata incisa da altri, non ha vinto festival, non è stata in testa alle vendite, non è stata neppure scaricata con eMule o ascolatata con YouTube. Indubbiamente con quel verso tra la foglia, l’albero, la nuvola e il ramo non poteva avere successo: peccava di abbondanza ricercata, di riferimenti impervi, di allusioni caotiche. Una canzone dev’essere di facile presa sul pubblico, anche se adopera immagini inconsuete o metafore ardite. E poi, ragionando, che canzone sarebbe se non riusciamo a ricordarne il motivo? Ricordiamo una canzone con le parole e la musica perché la canticchiamo, perché l’abbiamo immediatamente e facilmente memorizzata: qui, invece, non c’è un motivo più o meno orecchiabile, non c’è armonia, non c’è niente. No, non può essere una canzone.<br />
     Non riusciamo a definirla, a collocarla, a darle un senso ma ormai ci è entrata in testa e spande tutt’intorno il suo accattivante bagaglio di fascino e malìa. Di una cosa siamo sicuri: faceva già parte del nostro personale repertorio di parole-segno, di immagini-guida, di frasi fatte ma inesplorate, abbandonate. Nascosta in qualche anfratto dimenticato della cosienza o del ricordo, quella frase o quel verso o quel ritmo (sì, effettivamente ha un suo ritmo intrinseco) ci avranno accompagnati con discrezione e in silenzio chissà per quanti anni fino a sbocciare, in un giorno qualsiasi, davanti ai nostri occhi, nelle orecchie, sulle labbra. La foglia che tornava all’albero… la nuvola al ramo… che strano: solitamente, naturalmente, è la foglia che lascia l’albero, staccata dal vento o quando l’autunno la ingiallisce e la nuvola, poi, se pure torna al ramo, se vi si avvicina, non riuscirà mai a toccarlo o a nasconderlo perché sarà sempre il ramo che si staglierà imperioso nel cielo spezzando e scompaginando l’esile pulviscolo di una nuvola.<br />
     Stava dentro di noi, dunque, la frase della foglia e della nuvola che tornano inspiegabilmente alle loro origini o alle loro abitudini: dentro di noi che non siamo né poeti né cantautori, librai o studenti, artisti o letterati: dentro di noi che, a dispetto delle apparenze e delle consuetudini, abbiamo tenuto in vita questo rigo, questa frase, senza capirne il perché e senza preoccuparci di intenderne il significato. Ci basta così, ci sta bene così com’è: limpida, ritmica, densa di intenzioni imperscrutabili. Non ne cogliamo il messaggio sotteso, quello che dovrebbe farci riconoscere il principio e lo scopo, l’inizio e la fine di questa coinvolgente captazione ma, pur nella sua insondabile insensatezza, ci fa riconciliare con gli altri che non siamo, con quelli che sanno parlare e argomentare mentre noi ci limitiamo ad ascoltare senza interesse, con quelli che ti trasmettono il piacere di una lettura, con quelli che ti persuadono che anche una frase così può aiutare chi si trova in una situazione di disagio o di incertezza, che insomma una frase come questa può essere addirittura terapeutica.<br />
     Ci sentiamo risollevati, liberati da un peso, dal timore di dover subire un discredito, un disprezzo, una sbrigativa disistima: ci rende superiori, questa frase, ci eleva sui binari di una stazione per un treno che arriverà in ritardo, nel cortile della scuola dove fra tanti ragazzi non scorgeremo ancora il nostro, nell’anticamera di un laboratorio per un esito che temevamo irrimediabile e che forse invece sarà fausto. Possiamo dire allora, in tutta onestà, che davvero la foglia tornava all’albero e la nuvola al ramo, che è possibile e lecito questo strano andirivieni, questo procedere a ritroso che si manifesta come la più coraggiosa delle avventure.<br />
     Sicuramente qualcuno ha scritto quella frase o quel verso e ne ha avuto il merito che gli si doveva ma noi che non l’abbiamo scritta né pensata abbiamo anche noi una piccola soddisfazione: di averla trattenuta tra le nostre parole e di averla ritrovata e riconosciuta come un progetto per i viaggi che prima o poi intraprenderemo, per i figli che impareranno a trovare da soli la strada, per le risposte che, nonostante tutto, ci sapremo dare.</p>
<p align="center">&#160;</p>
<p><strong>Fare e disfare</strong></p>
<p>La foglia tornava all’albero e la nuvola al ramo,<br />
il ricordo coronava le vecchie case,<br />
il sangue abbandonato faceva piangere,<br />
si muravano nuove case, altre opere,<br />
leggi dolorose guidavano la città. </p>
<p>Nel museo brilla la fiala delle tombe e la cenere<br />
che il vento agita agli acrotèri<br />
È delle guerre spente, ma è già seme.<br />
Si mutano invisibili i pensieri,<br />
storia e speranza inseieme è quanto fu attimo e pianto,<br />
dall’incertezza nasce la determinazione,<br />
ma dalla volontà buona la voglia di non essere<br />
e dal piacere di morte la tenera foglia.<br />
Tutto sopporta tutto e si vorrebbe<br />
cedere, uscire, non essere più. </p>
<p>Ma ancora dieci passi prima della scarpata,<br />
prima del piombo in cuore,<br />
ancora dieci attimi prima della corsa ultima<br />
nella luce del fosforo,<br />
ancora dieci anni per chiedere la pietà. </p>
<p>Ma anche per rivivere e lavorare,<br />
e disperare per rivivere<br />
morire per lavorare,<br />
disperare per morire,<br />
lavorare per rivivere. </p>
<p><em>(1951)</em></p>
<p><strong>FRANCO FORTINI</strong>, <em>Poesia ed errore</em>,  Feltrinelli,  Milano 1959</p>
<p align="center">&#160;</p>
<p align="center"><strong>***</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La vigilia di Natale - le donne subiscono anche stalking ]]></title>
<link>http://donnepensanti.wordpress.com/2009/11/21/la-vigilia-di-natale-le-donne-subiscono-anche-stalking/</link>
<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 22:18:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>Panzallaria</dc:creator>
<guid>http://donnepensanti.wordpress.com/2009/11/21/la-vigilia-di-natale-le-donne-subiscono-anche-stalking/</guid>
<description><![CDATA[La vigilia di Natale. Chissà cosa ricorderà Giulia di quella notte. Aveva solo tre anni, i capelli b]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><blockquote><p><strong>La vigilia di Natale.</strong></p>
<p>Chissà cosa ricorderà Giulia di quella notte.<br />
Aveva solo tre anni, i capelli biondi e lo sguardo vispo.</p>
<p>Forse ricorderà il caldo abbraccio della mamma,</p>
<p>&#8220;Svegliati amore mio.<br />
Facciamo questo gioco: devi stare zitta e buona, non devi farti sentire dal papà.&#8221;<br />
Forse ricorderà le scale fatte di corsa,</p>
<p>&#8220;Va tutto bene. Andiamo dai nonni, gli facciamo una bella sorpresa.&#8221;<!--more--><br />
Forse ricorderà il viaggio in macchina, il freddo attraverso il pigiama, una porta aperta nel cuore della notte ed il nonno con il viso pieno di sonno,</p>
<p>&#8220;Cosa è successo? Che ci fate qua?&#8221;<br />
Forse ricorderà le lacrime della nonna e le parole concitate dello zio,</p>
<p>&#8220;Io lo ammazzo. Se ti tocca ancora giuro che lo ammazzo.&#8221;<br />
Forse non ricorderà nulla, ma tutta quella notte rimarrà impressa indelebilmente dentro di lei.</p>
<p>Paola non dimenticherà mai il pomeriggio di quello stesso giorno.</p>
<p>Le botte del marito.<br />
Quei colpi secchi che le piovevano addosso, dappertutto tranne che sul viso.<br />
Sul viso no. Sul viso mai. Altrimenti gli altri avrebbero visto e capito.</p>
<p>Una scena che si ripeteva sempre uguale ormai da anni.<br />
Ma quella volta era stato diverso. Quella volta Giulia aveva cercato di difenderla.<br />
La sua bambina era stata forte e coraggiosa. Forte e coraggiosa come lei non riusciva più ad essere, come lei aveva dimenticato di poter essere.</p>
<p>Fu quello l&#8217;istate in cui Paola, svegliatasi dall&#8217;apatia e dall&#8217;accettazione in cui era caduta, decise che se ne sarebbero andate.</p>
<p>Dopo quella notte, la madre di Giulia ha dovuto affrontare mille battaglie in tribunale.<br />
E&#8217; stata messa in discussione come persona, come donna, come moglie e come madre, ma non ha mai mollato.<br />
L&#8217;ha fatto per se stessa e per sua figlia.<br />
L&#8217; ha fatto perché era suo il compito di proteggere la piccola dalle brutture del mondo e non doveva essere la bambina a proteggere lei.<br />
L&#8217;ha fatto perché si è ricordata di quanto anche lei poteva essere forte e coraggiosa.</p>
<p>Paola sta ancora lottando.<br />
Lotta contro un sistema giudiziario lento, cieco e sordo.<br />
Lotta contro i ricatti e la violenza psicologica dell&#8217;ex marito.<br />
Lotta soprattutto contro i pregiudizi di chi  pensa che, se permetti ad un uomo di ridurti così, è soprattutto colpa tua.</p>
<p>Paola non si arrende ed ogni sforzo è ripagato da una ritrovata libertà e dal viso sereno della sua bambina.</p>
<p>(Questo post è un omaggio ad una donna coraggiosa, che ho l&#8217;onore di conoscere, ed a tutte le donne che combattono ogni giorno per la propria dignità e per il diritto dei propri figli ad avere un&#8217;infanzia serena.)</p></blockquote>
<p>Questo <strong>racconto</strong> lo ha scritto Jane Cole di <a href="http://radiocole.blogspot.com/">Radio Cole</a></p>
<p>&#160;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[A quale Gesù si è convertita Claudia Koll?]]></title>
<link>http://labuonastrada.wordpress.com/2009/11/20/claudia_koll_conversione/</link>
<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 15:57:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>Giuseppe Piredda</dc:creator>
<guid>http://labuonastrada.wordpress.com/2009/11/20/claudia_koll_conversione/</guid>
<description><![CDATA[L&#8217;attrice Claudia Koll afferma di essersi convertita a Gesù, ma nel video lei stessa dice a qu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div align="justify">L&#8217;attrice Claudia Koll afferma di essersi convertita a Gesù, ma nel video lei stessa dice a quale Gesù si è convertita ed è un altro Gesù, non è lo stesso che è apparso a Paolo sulla via di Damasco, e che ha salvato tanti uomini rigeneradoli facendoli nascere di nuovo.<br />
<span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/T3jrFtfSU2A&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/T3jrFtfSU2A&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span><br />
Purtroppo però, dei pastori evangelici, non avendo discernimento spirituale, <!--more ... Leggi il seguito di questo articolo &#62;&#62; -->non hanno compreso che Claudia Koll si è convertita al cattolicesimo, ad una religione, e l&#8217;ha invitata nella sua comunità ed ha affermato, come ha fatto Lirio Porrello, pastore della comunità &#8220;La Parola della Grazia di Palermo&#8221;, che ha detto: &#8220;Questa persona ha fatto una esperienza forte con Dio&#8221;.<br />
Diletti nel Signore, non fatevi ingannare da parole pronunciate da qualche pastore privo di discernimento spirituale, perché dalla stessa testimonianza di Claudia Koll, come avete potuto sentire dal video, non si è convertita nel senso che è stata rigenerata, ma è diventata solo cattolica praticante (Giuseppe Piredda).</div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Mancanza di veracità sul sito di Nicola Martella (antipentecostale), a proposito di Daniel Ekechukwu, che Dio lo ha risuscitato dai morti dopo tre giorni]]></title>
<link>http://labuonastrada.wordpress.com/2009/11/20/martella_mancanza_veracita/</link>
<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 11:32:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>Giuseppe Piredda</dc:creator>
<guid>http://labuonastrada.wordpress.com/2009/11/20/martella_mancanza_veracita/</guid>
<description><![CDATA[Salute a te. Ti faccio sapere la seguente cosa, che ritengo molto importante. In un articolo dal tit]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div align="justify">Salute a te.</p>
<p>Ti faccio sapere la seguente cosa, che ritengo molto importante.</p>
<p>In un articolo dal titolo &#8216;I MIRACOLI DI REINHARD BONNKE&#8217; a cura di Alexander Seibel, presente sul sito di Nicola Martella si legge: &#8216;Un’osservazione, di cui purtroppo si deve prendere continuamente atto in relazione a queste storie di miracoli, è questa: la mancanza di veracità&#8217;. </p>
<p>Sono d&#8217;accordo, esiste mancanza di veracità in relazione a tante storie di miracoli e guarigioni esistenti in mezzo al Movimento Pentecostale (non è questo però il caso della morte e della resurrezione di Daniel Ekechukwu, che per altro non è stato risuscitato da Bonnke, anche se purtroppo questo è quello che viene detto da molti): e come tu ben sai io confuto pubblicamente queste falsità diffuse, pur naturalmente credendo e predicando &#8211; a differenza di quanto fanno Nicola Martella e altri, per mancanza di conoscenza delle Sacre Scritture e della potenza di Dio &#8211; che lo Spirito ancora oggi distribuisce i doni di guarigioni e di potenza di operare miracoli tramite i quali vengono compiuti delle guarigioni e dei miracoli AUTENTICI.<!--more ... Leggi il seguito di questo articolo &#62;&#62; --></p>
<p>Ora, ho fatto questa premessa per farti notare quanto segue: che la mancanza di veracità però c&#8217;è anche nella redazione di Puntoacroce, perchè oltre a mentire contro la verità dicendo che i doni dello Spirito Santo oggi non vengono più distribuiti come ai giorni degli apostoli, diffondono una menzogna sul conto del pastore Daniel Ekechukwu dicendo quanto segue : &#8216;Nota editoriale: Per un profilo di Maurizio Bua si veda la sua pagina. Per una sua coazione col «pastore Daniel» si veda il filmato della conferenza a Palermo dell&#8217;08-09-2006 (chiesa antitrinitaria fondata da Antonino Chinnici); in esso il «pastore Daniel» difende l&#8217;antitrinitarismo di Chinnici, definendolo il «vero evangelo» e dichiarando la dottrina della Trinità come «dottrina di Babilonia»!). È questo il risultato della sua sublime rivelazione celeste?&#8217;</p>
<p>Ora, che Maurizio Bua sia antitrinitariano è certamente vero, ma è falso che in quel filmato Daniel Ekechukwu difenda l&#8217;eresia antitrinitariana, in quanto il Daniel che predica in quella conferenza non è Daniel Ekechukwu che è risorto dai morti: SONO DUE PERSONE DIVERSE, QUANTUNQUE AMBEDUE NERE DI PELLE E PORTINO LO STESSO NOME. Io ho <a href="http://www.salmo42.com/Video/08.09.2006%20-%20Conferenza%20-%20Past.%20Daniel%20-%20Past%20Maurizio%20Bua.wmv">scaricato il video</a> e l&#8217;ho guardato attentamente, e posso assicurare che il Daniel che predica in quella conferenza (comincia al minuto 8 ) non è il Daniel che è risorto dai morti e che parla <a href="http://www.lanuovavia.org/video-resurrezione-daniel.html">in questo video</a> che abbiamo messo sul nostro sito a questa pagina</p>
<p>Ti esorto a verificare la cosa tu personalmente.</p>
<div align="center">Il Daniel (dal Ghana) del video della conferenza a Palermo</div>
<div id="attachment_1206" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><a href="http://labuonastrada.wordpress.com/2009/11/20/martella_mancanza_veracita/daniel_ghana/" rel="attachment wp-att-1206"><img src="http://labuonastrada.wordpress.com/files/2009/11/daniel_ghana.png" alt="Daniel antitrinitario dal Ghana" title="daniel_ghana" width="600" height="450" class="size-full wp-image-1206" /></a><p class="wp-caption-text">Daniel antitrinitario dal Ghana</p></div>
<div align="center">Daniel Ekechukwu (dalla Nigeria)</div>
<div id="attachment_1207" class="wp-caption aligncenter" style="width: 330px"><a href="http://labuonastrada.wordpress.com/2009/11/20/martella_mancanza_veracita/daniel_ekechukwu/" rel="attachment wp-att-1207"><img src="http://labuonastrada.wordpress.com/files/2009/11/daniel_ekechukwu.png" alt="" title="daniel_Ekechukwu" width="320" height="240" class="size-full wp-image-1207" /></a><p class="wp-caption-text">Daniel Ekechukwu nigeriano</p></div>
<p>Ora, che comportamento è questo? Certamente è un comportamento scorretto, condannato dalla Scrittura. Paolo dice: &#8220;Bandita la menzogna, ognuno dica la verità al suo prossimo, perchè siamo membra gli uni degli altri&#8221; (Efesini 4:25). Prima di dire di qualcuno che è un antitrinitario, occorre fare delle verifiche, come le ho fatte io sul conto di Maurizio Bua, ma qui si è lanciata un&#8217;accusa senza aver verificato nulla. Perchè è palese come la luce del sole che quell&#8217;uomo Daniel che predica e difende l&#8217;eresia antitrinitariana nel filmato segnalato dal sito puntoacroce per cercare di confutare la resurrezione dai morti sperimentata dal fratello Daniel Ekechukwu, non è Daniel Ekechukwu.</p>
<p>Tu sei dunque avvertito. Potrei dire molte altre cose su questo comportamento, in quanto è sleale e ingiusto, ma mi fermo qui. Se sei una persona intelligente, bastano queste poche parole per farti capire tante cose sul conto di quegli &#8216;Evangelici&#8217; che combattono i VERI MIRACOLI E LE VERE GUARIGIONI.</p>
<p>Dio ti benedica</p>
<p>Giacinto Butindaro</p>
<hr />
<div align="center"><strong>Appello alla fratellanza</strong></div>
<p> Mi sono trovato costretto a scrivervi, fratelli nel Signore, questo appello poiché dopo la pubblicazione del mio articolo ‘Mancanza di veracità sul sito di Nicola Martella, a proposito di Daniel Ekechukwu’, il suddetto Nicola Martella ha agito furbescamente cercando con i suoi sofismi di ingannarvi in merito a quanto ho fatto chiaramente notare nel mio suddetto articolo.</p>
<p>Ma andiamo per ordine, e spieghiamo come sono andate le cose.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p><strong>In data 25 Dicembre 2008, il fratello Antonio Sammartino, dopo aver letto il mio articolo, scrive ad Nicola Martella questa lettera:</strong></p>
<p>Egregio signor nicola martella se per lei queste due foto appartengono alla stessa persona, le consiglio un ricovero urgente  in un reparto oculistico della citta&#8217; devo lei risiede, (visto che lei non crede che Dio faccia ancora miracoli). E dopo la cura, la invito a scusarsi pubblicamente sul suo sito per aver ingannato tutti coloro che hanno visto cio&#8217; che e&#8217; stato scritto da lei nella nota redazionale. A non risentirla e la prego di non rispondermi perche&#8217; non mi sento per niente onorato di ricevere posta da persone che si comportano come lei, e lei di questa menzogna rendera&#8217; conto all&#8217;IDDIO di verita&#8217; . Questo e&#8217; quanto le dovevo, sperando in un suo prossimo ravvedimento.</p>
<p><strong>In data 26 Dicembre Nicola Martella risponde ad Antonio Sammartino così:</strong></p>
<p>Egregio signor Antonio, shalom. Ti saluto nel Nome dell&#8217;unico Salvatore e Signore, Gesù Cristo. Se non vuoi che ti rispondo (e questo manca di buona creanza e di stile), perché mai scrivermi? Così solo per ferire qualcuno? Purtroppo non ho capito chi sei, che cosa vuoi con questa tua missiva e a che cosa tu ti riferisca. Strano modo di finire l&#8217;anno, no? Che Dio faccia miracoli, non deve certo chiederlo a me e a te. A noi sta di verificare ciò che altri dicono e fanno (1 Cor 14,29-32). Dovrò rendere conto a Dio un giorno? Tutti lo dovremo fare, addirittura tu. Dovrei ravvedermi? Prima dovrei sapere da che cosa. Intanto comincia da te, visto che ti ritieni saggio e sicuro? Chi sta in piedi, guardi di non cadere. E poi, ammesso e non concesso, che io fossi caduto, sebbene non abbia capito in che cosa, è questo il modo di rialzare un fratello in Cristo (Gcm 5), ossia buttando la pietra e nascondendo la mano? Questo la dice lunga sullo stato del tuo proprio cuore.</p>
<p>Se hai bisogno d&#8217;aiuto, sono a tua disposizione, così come faccio ogni giorno con altri. Se vuoi spiegarti meglio, fallo, usando parole di grazia e buona creanza. Se vuoi argomentare, usa la &#8220;Parola di verità&#8221;, tagliandola rettamente e badando bene a non andare oltre.</p>
<p>Saluti e benedizioni&#8230; Nicola Martella</p>
<p><strong>In data 26 Dicembre Antonio Sammartino risponde al Martella chiarendo le cose:</strong></p>
<p>Egregio Signor Martella forse non sono stato chiaro nel mio parlare e per questo la prego di scusarmi ma io mi riferivo al contenuto che si trova nel sito di mio fratello (in Cristo)  Butindaro Giacinto che si trova in questa pagina web. http://www.lanuovavia.org/confutazioni-nota-editoriale-puntoacroce.html</p>
<p><strong>Nicola Martella va a leggere il mio articolo e il 27 Dicembre mi scrive quanto segue:</strong></p>
<p>Caro Giacinto, shalom. Giorni fa ho ricevuto una e-mail molto sibillina di Antonio Sammartino, che mi lanciava accuse, di cui però non capivo il senso.</p>
<p>Gli ho risposto chiedendogli di spiegarmi e mi ha risposto, rimandandomi al tuo sito e a un tuo articolo. Ci sono stato e mi sono meravigliato per diversi motivi. Ogni tanto mi arrivano su di te cose positive e negative e, pur essendo stato sul tuo sito, mi sono astenuto dal muoverti critiche particolari su ciò che tu scrivi. In secondo luogo, quando scrivo su qualcuno, in genere avverto tale persona del fatto e mando spesso a lui il link in anteprima perché verifichi i fatti, da me scritti, e prenda posizione.</p>
<p>Perciò in ubbidienza alla parola di Gesù di Mt 18, visto che tu hai qualcosa contro di me, muovo io il primo passo e ti chiedo: perché non mi hai messo al corrente di tutto ciò? perché non hai chiarito con me le cose? perché tali giudizi così sommari sulla mia persona? Ammesso e non concesso che io abbia confuso le due persone con lo stesso nome e cognome (che certo non si chiamano &#8220;Mario Rossi&#8221; e non abitano ambedue a Milano), questo ti autorizza a formulare giudizi così perentori sulla mia persona? Pensi che Dio ne sarà insensibile?</p>
<p>Poco fa un fratello che ha visionato tale pagina mi ha scritto sul &#8220;tono usato da Butindaro&#8221;: &#8220;E mi dispiace perché mi piace il suo tono, a volte discorsivo, che ha in qualche scritto che ho letto. Il Signore sarà il giusto Giudice&#8221;. Quando altri leggeranno le tue parole, esse avranno un effetto a doppia lama, quando confrontando le cose, vedranno che la tua reazione è ingiusta e ingiustificata. E ciò mi dispiace. Una cosa è portare fatti riscontrabili, altra cosa è diffamare.</p>
<p>Certo il tuo modo di fare spinge l&#8217;altro ad analizzare il tuo sito per trovarvi cose, che sono attaccabili dal punto di vista esegetico e teologico, e di portarle alla luce. Queste però non sono le mie intenzioni, avendo ben altro da fare. Ti lascio con queste parole: &#8220;Non andrai qua e là facendo il diffamatore fra il tuo popolo, né ti presenterai ad attestare il falso a danno della vita del tuo prossimo. Io sono l&#8217;Eterno. Non odierai il tuo fratello in cuor tuo; riprendi pure il tuo prossimo, ma non ti caricare d&#8217;un peccato a motivo di lui. Non ti vendicherai, e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il prossimo tuo come te stesso&#8221; (Lv 19,16ss).</p>
<p>Aspettando un tuo riscontro, ti saluto in Gesù Messia&#8230; Nicola Martella</p>
<p><strong>Lo stesso giorno io gli rispondo così:</strong></p>
<p>Pace a te. Nicola, le cose mi paiono chiare come la luce del sole. Tu hai mosso pubblicamente un accusa ingiusta contro un pastore pentecostale, definendolo antitrinitariano (e quindi se c&#8217;è qualcuno che sta diffamando sei tu) e rimandando le persone dal tuo sito a visionare un video dove non è ASSOLUTAMENTE lui che parla contro la Trinità. E tutti coloro che fino ad ora hanno letto la tua nota redazionale, si sono fatti quell&#8217;idea, anche perchè il video ci vuole una buona ora per scaricarlo con l&#8217;adsl, e sono convinto che la stragrande maggioranza dei fratelli che l&#8217;hanno letta non siano andati a vedere il video essendosi fidati delle tue parole.</p>
<p>Quindi, tu devi fare una cosa molto semplice: riconoscere il tuo errore, e poi scusarti pubblicamente sul tuo sito e in una mail per questo tuo errore, che ancora non ho capito a cosa sia stato dovuto. Tu dici che bisogna verificare le fonti, le informazioni e così via: e fai bene.  Ma questa volta o non hai visionato il video da te segnalato nella nota redazionale o lo hai visto e non hai visto la differenza tra le due persone, il che mi sembra incredibile, perchè fino ad ora tutti i fratelli che lo hanno visto non hanno potuto scambiare le persone per la stessa persona. Vuoi spiegarmi come mai hai messo il link a quel video del &#8216;pastore Daniel&#8217; alla conferenza di Palermo identificandolo con il Daniel che è risuscitato dai morti?</p>
<p>Io ho portato fatti riscontrabili da tutti, tu invece hai diffamato un servo del Signore. Non ti è piaciuto il mio tono? Non mi piace neppure il tuo, se è per questo, e non solo il tono ma non mi piacciono neppure le tue parole insensate contro la manifestazione dello Spirito Santo, che mostrano che non conosci le Scritture e neppure la potenza di Dio.</p>
<p>Ho espresso un giudizio sulla tua persona basato su dei fatti riscontrabili e non sul sentito dire. Hai diffamato pubblicamente un pastore; cosa pensavi che potessi dire dinnanzi ad una simile cosa? E poi, tu non hai peccato contro di me, che dovevo venire da te privatamente e riprenderti; perchè qui hai commesso il peccato di diffamazione contro un credente, e per questo si deve essere ripresi pubblicamente, affinché gli altri fratelli sappiano che la tua è una falsa accusa. Tu dovevi avere una riprensione pubblica perchè tu ti rivolgi al pubblico con le tue parole.</p>
<p>E bada bene che qui non si tratta di difendere un pentecostale, ma la verità. Avrei scritto le medesime cose, se l&#8217;errore tu lo avessi fatto anche nei confronti di un pastore battista o metodista: sia chiaro questo. Anzi ti dirò di più; avrei fatto la stessa cosa, anche nel caso su un sito fossi stato tu ad essere accusato di essere antitrinitariano, perchè so che tu credi nella Trinità.</p>
<p>La mia reazione non è nè ingiusta e neppure ingiustificata; semmai è la tua azione ingiusta e ingiustificata, perchè hai messo in rete una notizia falsa, priva di ogni fondamento sul conto di un pastore pentecostale; e tutto questo perchè? Perchè non credi che Dio lo ha risuscitato dai morti; e questa tua incredulità ti ha travolto la mente, al punto di metterti a diffamare quel credente definendolo antitrinitariano; pensando in questa maniera di portare i credenti a non credere anche loro nella sua resurrezione, dato che è antitrinitariano (tu dici infatti: &#8216;È questo il risultato della sua sublime rivelazione celeste?&#8217;, certo che no, io rispondo, perchè il Daniel che è morto e risorto non è il Daniel che si vede nel video della conferenza a Palermo!!). E adesso quella notizia è nella testa di tanti credenti. Ravvediti, riconosci il tuo errore, e scusati pubblicamente; anche mandando una mail nella tua mailing list; perchè quello che hai fatto è grave, molto grave. Mi pare di intravedere in questa tua frase &#8216;Ammesso e non concesso che io abbia confuso le due persone&#8217;, la tipica reazione di chi non vuole riconoscere il suo errore, e quindi intravedo arroganza e superbia, spero di sbagliarmi. Nicola fai quello che la Parola di Dio ti chiama a fare. Pubblica una nota con le tue scuse, e che siano chiare come è stata chiara la falsa accusa da te lanciata contro il fratello Daniel della Nigeria.</p>
<p>Io spero che tu agisca da savio, come si conviene ai santi.</p>
<p>Dio ti benedica</p>
<p>Giacinto Butindaro</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p><strong>Ora, dopo tutto ciò Nicola Martella fa le seguenti cose:</strong></p>
<p>1) Modifica la prima parte della nota editoriale (che ora è la nota editoriale 1) all’intervento di Maurizio Bua, in cui diffamava Daniel Ekechukwu, e lo fa rendendola in questa maniera (le parti con scritta rossa e sfondo giallo sono quelle aggiunte):</p>
<p>Per un profilo di Maurizio Bua si veda la sua pagina. Per una sua coazione con un certo «pastore Daniel» (non è il nigeriano Daniel Ekechukwu) si veda il filmato della conferenza a Palermo dell&#8217;08-09-2006 nella chiesa antitrinitaria fondata da Antonino Chinnici. In esso, oltre a ciò che affermano Chinnici e Bua, è interessante vedere ciò che asserisce tale pastore africano che, essendo ospite, si sente in dovere di difende l&#8217;antitrinitarismo di Chinnici, definendolo il «vero evangelo» e dichiarando la dottrina della Trinità come «dottrina di Babilonia»! È questo il risultato delle sublimi rivelazioni celesti, di cui si vantano? Se si leggono le opere di carismaticisti o si vedono i loro video, si prende atto che,  per accreditare le sue dottrine particolari, pressoché ognuno di loro si appella a rivelazioni sovrannaturali, oltre a enumerare tutti i suoi risultati ottenuti sul campo.<br />
<div id="attachment_1220" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><a href="http://labuonastrada.wordpress.com/2009/11/20/martella_mancanza_veracita/bua/" rel="attachment wp-att-1220"><img src="http://labuonastrada.wordpress.com/files/2009/11/bua.jpg" alt="Su Maurizio Bua" title="Maurizio Bua" width="600" height="539" class="size-full wp-image-1220" /></a><p class="wp-caption-text">Su Maurizio Bua</p></div></p>
<p><strong>La prima parte della precedente nota editoriale recitava così:</strong></p>
<p>Per un profilo di Maurizio Bua si veda la sua pagina. Per una sua coazione col «pastore Daniel» si veda il filmato della conferenza a Palermo dell&#8217;08-09-2006 (chiesa antitrinitaria fondata da Antonino Chinnici); in esso il «pastore Daniel» difende l&#8217;antitrinitarismo di Chinnici, definendolo il «vero evangelo» e dichiarando la dottrina della Trinità come «dottrina di Babilonia»!). È questo il risultato della sua sublime rivelazione celeste?&#8217;</p>
<div id="attachment_1221" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><a href="http://labuonastrada.wordpress.com/2009/11/20/martella_mancanza_veracita/bua2/" rel="attachment wp-att-1221"><img src="http://labuonastrada.wordpress.com/files/2009/11/bua2.jpg" alt="Su Maurizio Bua" title="maurizio bua2" width="600" height="756" class="size-full wp-image-1221" /></a><p class="wp-caption-text">Su Maurizio Bua</p></div>
<p><strong>2) Introduce un’altra nota editoriale (la 2) che dice quanto segue:</strong></p>
<p>Per chi scrive continuamente, ricostruire qualcosa che dista otto mesi prima, è un&#8217;impresa molto ardua. Sebbene in tale nota io non abbia espresso chiaramente che il «pastore Daniel», con cui Maurizio Bua ha interagito nella detta conferenza, fosse Daniel Ekechukwu, a questa conclusione è arrivato Giacinto Butindaro ed essa si trova in alcune pagine dei siti in cui scrive, ed è stata ripresa anche da altri. Ne sono venuto a conoscenza in questi giorni, solo perché qualcuno mi ha scritto, dopo aver letto lo scritto di Butindaro, rinfacciandomi tale cosa, senza che io capissi perché, fino a quando poi mi ha mandato il link.</p>
<p>Non ricordo che cosa mi abbia mosso a mettere tale dettaglio in quella nota editoriale sull&#8217;antitrinitarismo di Maurizio Bua. Col senno del poi, mi dispiace di aver contribuito a fraintendimenti riguardo allo scambio di persone, usando poca accortezza e precisione in tale nota editoriale; forse avrei fatto bene a parlare direttamente di Maurizio Bua, senza mettere in campo tale «pastore Daniel». Ho modificato leggermente la nota precedente, sperando di togliere ombre e dubbi. Mi dispiace di essere stato incauto, alimentando l&#8217;eventualità che due credenti africani, di colore, di nome Daniel e ambedue pastori di chiese potessero essere confusi. In ogni modo, il primo a essere contento che Daniel Ekechukwu non sia tale «pastore Daniel» nel video di Maurizio Bua, sono io stesso; un antitrinitario di meno sulla terra.</p>
<p>Chi poteva però pensare che qualcuno si attaccasse a una pulce e la gonfiasse fino a farla diventare elefante? L&#8217;oggetto principale era l&#8217;articolo di Alexander Seibel e non tale nota editoriale su Maurizio Bua. È il classico caso di chi cerca l&#8217;ago nel pagliaio! Avevo parlato di tale «pastore Daniel», specialmente perché nel filmato egli esprimeva chiaramente le idee antitrinitarie di Chinnici e Bua, di cui tesseva pubblicamente le lodi dottrinali antitrinitarie; poteva essere anche qualcun altro di nome Calogero o Liborio.</p>
<p>La cosa saggia sarebbe stata che, prima di pubblicare ciò, Butindaro si fosse sincerato riguardo a che cosa io avessi voluto veramente dire; gli avrebbe conferito stile. E nel caso, in cui la sua tesi fosse stata vera, avrebbe potuto semplicemente convincermi che mi sbagliavo e io gliene sarei stato grato e avrei rimediato. È già successo che qualcuno mi abbia corretto su qualche dettaglio, e ho rimediato subito. Visto che a me interessa sempre la verità oggettiva, basata sulle prove, sono contento ogni qual volta qualcuno mi aiuta ad accertarla. Butindaro, invece, dopo avere tirato le sue somme, ha preferito «battere il sacco (pubblicare un intero articolo su un dettaglio in una mia nota editoriale su Bua) per colpire il gatto (ossia me per aver pubblicato l&#8217;articolo di Alexander Seibel)», così come recita il proverbio. E pensare che citavo lui come fonte per l&#8217;antitrinitarismo di Maurizio Bua! Visto che a quella conferenza quest&#8217;ultimo c&#8217;era e che ha ricevuto le mie risposte alle sue lettere, non doveva essere il primo a smentirmi nel caso in cui avessi scambiato i vari «Daniel»? Se lo avesse fatto e io fossi stato nel torto, avrei modificato subito tale nota. {27-12-2008}</p>
<div id="attachment_1222" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><a href="http://labuonastrada.wordpress.com/2009/11/20/martella_mancanza_veracita/bua-3/" rel="attachment wp-att-1222"><img src="http://labuonastrada.wordpress.com/files/2009/11/bua-3.jpg" alt="Su Maurizio Bua" title="Maurizio Bua 3" width="600" height="644" class="size-full wp-image-1222" /></a><p class="wp-caption-text">Su Maurizio Bua</p></div>
<p><strong> 3) Toglie dalla risposta che lui aveva dato a Alfonso Marchetta la seguente frase:</strong> ‘In un video in rete tale «pastore Daniel» difende l’antitrinitarismo di Chinnici, definendolo il «vero evangelo» e dichiarando la dottrina della Trinità come «dottrina di Babilonia»! Credi tu questo? È questo il risultato della sua sublime rivelazione celeste?’ e aggiunge questa frase che prima non c’era: ‘riguardo alle cose asserite da Alexander Seibel?’</p>
<p><strong>La risposta come era prima:</strong></p>
<p>Possibile che tu debba reagire così? Fai così ogni volta che non sei d’accordo con qualcosa o con qualcuno? E che dovrei fare io, quando ricevo la pubblicità della tua agenzia di viaggi? Mi sembra un atteggiamento un po’ infantile.</p>
<p>Perché non leggi l’intero articolo e poi rispondi nel merito, se ne sei capace? In un video in rete tale «pastore Daniel» difende l’antitrinitarismo di Chinnici, definendolo il «vero evangelo» e dichiarando la dottrina della Trinità come «dottrina di Babilonia»! Credi tu questo? È questo il risultato della sua sublime rivelazione celeste?</p>
<p>Tolgo il tuo indirizzo. Che cosa dovrò fare io quando mi arriverà la tua pubblicità? Dovrò continuare a consigliare i tuoi viaggi in Israele?</p>
<div id="attachment_1223" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><a href="http://labuonastrada.wordpress.com/2009/11/20/martella_mancanza_veracita/marchetta/" rel="attachment wp-att-1223"><img src="http://labuonastrada.wordpress.com/files/2009/11/marchetta.jpg" alt="Alfonso Marchetta" title="marchetta" width="600" height="304" class="size-full wp-image-1223" /></a><p class="wp-caption-text">Su Alfonso Marchetta</p></div>
<p><strong> La risposta come appare adesso:<br />
</strong></p>
<p>Possibile che tu debba reagire così? Fai così ogni volta che non sei d’accordo con qualcosa o con qualcuno? E che dovrei fare io, quando ricevo la pubblicità della tua agenzia di viaggi? Mi sembra un atteggiamento un po’ infantile.</p>
<p>Perché non leggi l’intero articolo e poi rispondi nel merito, se ne sei capace, riguardo alle cose asserite da Alexander Seibel?</p>
<p>Tolgo il tuo indirizzo. Che cosa dovrò fare io quando mi arriverà la tua pubblicità? Dovrò continuare a consigliare i tuoi viaggi in Israele?</p>
<div id="attachment_1224" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><a href="http://labuonastrada.wordpress.com/2009/11/20/martella_mancanza_veracita/marchetta2/" rel="attachment wp-att-1224"><img src="http://labuonastrada.wordpress.com/files/2009/11/marchetta2.jpg" alt="Alfonso Marchetta" title="marchetta2" width="600" height="264" class="size-full wp-image-1224" /></a><p class="wp-caption-text">Alfonso Marchetta</p></div>
<p>  &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>Mi aspettavo che Nicola Martella agisse da savio come auspicavo, e che quindi ammettese con chiarezza il suo errore ma così non è stato. Faccio queste affermazioni sulla base di questi fatti incontrovertibili che possono essere appurati da ogni lettore:</p>
<p>A) Nicola Martella avrebbe dovuto lasciare la nota editoriale così come era in precedenza (così che tutti potessero leggere quello che aveva detto a riguardo del pastore Daniel Ekechukwu e capire da loro stessi il suo errore e la ragione per cui chiedeva scusa), e scrivere una nota in cui riconosceva chiaramente il suo errore e chiedeva scusa. Tutto qua. Ma così non è stato.</p>
<p>B) Adesso chi legge la prima parte di questa nota si fa l’idea che egli voleva dire proprio questo con la prima parte di questa sua nota, ma così non è. Perché lui con la prima parte della nota precedente voleva confutare non solo Maurizio Bua ma anche il pastore Daniel Ekechukwu, e di conseguenza la sua resurrezione e le cose che aveva visto nell’aldilà. E dunque le sue parole erano anche rivolte contro il pastore Daniel Ekechukwu, il quale veniva dal Martella associato all’eresia sostenuta da Bua e Chinnici. E difatti dopo avere detto che il pastore Daniel difende l’antitrinitarismo, egli domanda: ‘È questo il risultato della sua sublime rivelazione celeste?&#8217; Dunque il presunto antitrinitarismo di Daniel Ekechukwu veniva messo in relazione alla rivelazione divina che aveva avuto dopo morto. Come dire insomma: ‘Ecco l’ennesimo Pentecostale, che dice di avere avuto una rivelazione divina, e poi predica delle eresie; la rivelazione divina da lui avuta dunque non può essere da Dio!’. E’ vero che tutta la nota del Martella aveva il chiaro intento di confutare Maurizio Bua (che è antitrinitariano) perché difendeva Reinard Bonnke, ma è innegabile che in essa lui cercava di confutare anche la rivelazione di Daniel Ekechukwu, mentre adesso appare che Nicola Martella è contro le nefaste conseguenze delle ‘sublimi rivelazioni celesti’ di cui si vantano i Pentecostali (che lui chiama carismaticisti) e non contro quello che Daniel  Ekechukwu ha visto e sentito tra la sua morte e la sua resurrezione. E poi adesso la prima parte della nota editoriale 1, così come è stata modificata, non ha nessun senso in quel contesto in cui si dibatteva l’autenticità della resurrezione di Daniel Ekechukwu. Perché la parte prima della nota aveva un senso quando c’era ‘il pastore Daniel’, ma non ce l’ha adesso, o meglio ne ha un altro adesso, che ha ‘un certo pastore Daniel’. Dunque modificando in questa maniera la prima parte della nota, il Martella ha mutato l’obbiettivo che si era proposto con essa. Non ha senso dire adesso nella nota ‘non è il nigeriano Daniel Ekechukwu’, perché il suo intento era quello di fare credere che quel pastore Daniel che a Palermo difendeva l’antitrinitarismo era appunto Daniel Ekechukwu. Ecco perché la cosa migliore da fare era quella di lasciare così come era questa nota, e crearne una nuova in cui spiegare il proprio errore.</p>
<p>C) Nicola Martella nella nota editoriale 2 mente e usa sofismi di vario genere.</p>
<p>Martella dice: ‘Per chi scrive continuamente, ricostruire qualcosa che dista otto mesi prima, è un&#8217;impresa molto ardua. Sebbene in tale nota io non abbia espresso chiaramente che il «pastore Daniel», con cui Maurizio Bua ha interagito nella detta conferenza, fosse Daniel Ekechukwu, a questa conclusione è arrivato Giacinto Butindaro ed essa si trova in alcune pagine dei siti in cui scrive, ed è stata ripresa anche da altri. Ne sono venuto a conoscenza in questi giorni, solo perché qualcuno mi ha scritto, dopo aver letto lo scritto di Butindaro, rinfacciandomi tale cosa, senza che io capissi perché, fino a quando poi mi ha mandato il link.’</p>
<p>Rispondo: Concordo che è impresa molto ardua ricostruire qualcosa che dista nel tempo 8 mesi indietro, ma non è impossibile. Con la grazia di Dio ce la si può fare, o meglio ce la si deve fare, soprattutto quando si tratta di riconoscere un proprio errore. E poi è falso che Martella non ha espresso chiaramente che il pastore Daniel con cui Maurizio Bua aveva interagito nella conferenza di Palermo era Daniel Ekechukwu. Come si fa a dire una simile cosa quando la discussione aveva come titolo: ‘FARE MISSIONE CON UN «MORTO» VIVENTE? PARLIAMONE’ ? Chi era il morto vivente in questione se non il pastore nigeriano Daniel Ekechukwu? Certamente il morto vivente non era il Daniel antitrinitariano che ha predicato a Palermo! Qualsiasi attento lettore giunge a questa conclusione nel leggere tutti gli interventi a quella discussione. E poi domando: ‘Se Martella avesse ragione nel dire che non ha espresso chiaramente che il pastore Daniel della conferenza di Palermo era Daniel Ekechukwu, cioè il morto vivente, come mai ha tolto dalla risposta data ad Alfonso Marchetta (l’intervento numero 10) la seguente frase: ‘In un video in rete tale «pastore Daniel» difende l’antitrinitarismo di Chinnici, definendolo il «vero evangelo» e dichiarando la dottrina della Trinità come «dottrina di Babilonia»! Credi tu questo? È questo il risultato della sua sublime rivelazione celeste?’ ? Evidentemente perché si è accorto che quel ‘tale pastore Daniel’ da lui detto nella risposta a Marchetta indica che egli stava riferendosi chiaramente al pastore Nigeriano Daniel  Ekechukwu. Questa manomissione sta a dimostrare l’astuzia e la falsità con cui ha agito Nicola Martella in questa questione (per altro non ha fatto sapere di avere tolto questa parte dalla risposta data a Marchetta).</p>
<p>Martella dice: ‘Non ricordo che cosa mi abbia mosso a mettere tale dettaglio in quella nota editoriale sull&#8217;antitrinitarismo di Maurizio Bua. Col senno del poi, mi dispiace di aver contribuito a fraintendimenti riguardo allo scambio di persone, usando poca accortezza e precisione in tale nota editoriale; forse avrei fatto bene a parlare direttamente di Maurizio Bua, senza mettere in campo tale «pastore Daniel». Ho modificato leggermente la nota precedente, sperando di togliere ombre e dubbi. Mi dispiace di essere stato incauto, alimentando l&#8217;eventualità che due credenti africani, di colore, di nome Daniel e ambedue pastori di chiese potessero essere confusi. In ogni modo, il primo a essere contento che Daniel Ekechukwu non sia tale «pastore Daniel» nel video di Maurizio Bua, sono io stesso; un antitrinitario di meno sulla terra’.</p>
<p>Rispondo: Strano, veramente strano, che il Martella non si ricorda cosa lo abbia mosso a mettere quel dettaglio in quella nota editoriale sull’antitrinitarismo. Io ricordo, grazie a Dio, che cosa mi spinge a mettere dei dettagli nelle mie note dei miei libri, ma lui no. Eppure lui è uno scrittore che di dettagli ne scrive molti nelle sue note. Io penso che se facesse uno sforzo di memoria il Martella si ricorderebbe che cosa lo ha spinto a mettere quelle parole; la sua avversione verso tutto quello che di soprannaturale avviene in mezzo ai Pentecostali, e quindi la sua avversione verso i miracoli, le guarigioni, e le visioni che vengono concessi da Dio ancora oggi in mezzo al suo popolo. Quel dettaglio infatti aveva lo scopo di screditare la resurrezione del pastore nigeriano Daniel. Prendo atto del suo dispiacere, ma prendo atto anche che non c’è stato nessun fraintendimento delle sue parole né da parte mia né da parte di altri fratelli, perché le sue parole erano chiare come la luce del sole. Non era possibile capire una cosa per un&#8217;altra, perché si evinceva che il Martella stava riferendosi a Daniel Ekechukwu quando parlava del pastore Daniel del video della conferenza degli antitrinitari a Palermo. In altre parole, Martella voleva che chi leggeva la sua nota capisse che il pastore nigeriano risuscitato dai morti era antitrinitariano, e quando ha trovato in rete quel video della conferenza degli antitrinitariani a Palermo o qualcuno glielo ha segnalato, quando ha visto che a quella conferenza c’era anche un pastore che di nome faceva Daniel, ha pensato male di fare credere che era il Daniel risuscitato dai morti!! E qui vorrei dire qualcosa che ancora il Martella non ha chiarito: ma il video lo ha visto o no prima di scrivere quella nota editoriale? Ci sono tre possibilità: 1) Ha visto il video di Palermo e non ha visto il video della resurrezione di Daniel Ekechukwu come neppure nessuna foto che lo concerne (tutte cose che in Internet sono facilmente trovabili), per cui non sapendo che faccia abbia Daniel Ekechukwu, e siccome che il Daniel che predica nel video di Palermo non si capisce che cognome abbia (il Bua durante la predicazione dice il cognome ma non si capisce bene; potete sentirlo al 54 minuto e 12 secondi del video della conferenza), lui ha subito pensato che si trattasse del Daniel nigeriano risorto dai morti; 2) Ha visto il video della resurrezione di Daniel, ma non ha visto il video di Palermo; 3) Ha visto ambedue i video, e pur vedendo chiaramente che le due persone erano del tutto differenti, ha deciso ugualmente di scrivere quelle cose.  E’ chiaro che la terza possibilità è la più grave e la più inquietante, perché ciò significherebbe che ha mentito sapendo di mentire. Quanto alle sue parole: ‘In ogni modo, il primo a essere contento che Daniel Ekechukwu non sia tale «pastore Daniel» nel video di Maurizio Bua, sono io stesso; un antitrinitario di meno sulla terra’, viene da domandarsi: ‘Ma se Martella dice che è contento che Daniel Ekechukwu non è il Daniel antitrinitariano del video di Maurizio Bua come mai scrisse quella nota editoriale citando proprio il Daniel del video del Maurizio Bua identificandolo con Daniel Ekechukwu? Parrebbe da questa sua affermazione che abbia preso atto che si tratta di due persone differenti solo ora che l’ho fatto notare io con quell’articolo; il che è a dir poco inquietante. Martella poi dice ‘Ho modificato leggermente la nota precedente, sperando di togliere ombre e dubbi’; al che io dico che Martella, con questo suo modo di agire, di ombre e dubbi ne ha gettati non pochi sulla sua persona.  </p>
<p>Martella dice: ‘Chi poteva però pensare che qualcuno si attaccasse a una pulce e la gonfiasse fino a farla diventare elefante? L&#8217;oggetto principale era l&#8217;articolo di Alexander Seibel e non tale nota editoriale su Maurizio Bua. È il classico caso di chi cerca l&#8217;ago nel pagliaio! Avevo parlato di tale «pastore Daniel», specialmente perché nel filmato egli esprimeva chiaramente le idee antitrinitarie di Chinnici e Bua, di cui tesseva pubblicamente le lodi dottrinali antitrinitarie; poteva essere anche qualcun altro di nome Calogero o Liborio. La cosa saggia sarebbe stata che, prima di pubblicare ciò, Butindaro si fosse sincerato riguardo a che cosa io avessi voluto veramente dire; gli avrebbe conferito stile. E nel caso, in cui la sua tesi fosse stata vera, avrebbe potuto semplicemente convincermi che mi sbagliavo e io gliene sarei stato grato e avrei rimediato. È già successo che qualcuno mi abbia corretto su qualche dettaglio, e ho rimediato subito. Visto che a me interessa sempre la verità oggettiva, basata sulle prove, sono contento ogni qual volta qualcuno mi aiuta ad accertarla. Butindaro, invece, dopo avere tirato le sue somme, ha preferito «battere il sacco (pubblicare un intero articolo su un dettaglio in una mia nota editoriale su Bua) per colpire il gatto (ossia me per aver pubblicato l&#8217;articolo di Alexander Seibel)», così come recita il proverbio. E pensare che citavo lui come fonte per l&#8217;antitrinitarismo di Maurizio Bua! Visto che a quella conferenza quest&#8217;ultimo c&#8217;era e che ha ricevuto le mie risposte alle sue lettere, non doveva essere il primo a smentirmi nel caso in cui avessi scambiato i vari «Daniel»? Se lo avesse fatto e io fossi stato nel torto, avrei modificato subito tale nota. {27-12-2008}’</p>
<p>Rispondo: io non mi sono attaccato ad una pulce e non l’ho fatta diventare un elefante; non sono dedito a questo modo di fare. Semmai il Martella ha preso un elefante e lo ha sgonfiato e lo ha fatto diventare una pulce, cioè ha fatto la cosa opposta. Come si fa infatti a definire un simile comportamento, che è molto grave perché lede la reputazione di un credente, una pulce o un dettaglio? Mi domando che credibilità possa avere una simile persona che dice in sostanza che diffondere una notizia falsa su qualcuno è una pulce, perché la pulce a cui io mi sarei attaccato è la notizia falsa che Martella ha dato su Daniel Ekechukwu? Io al posto suo, avrei subito ammesso pubblicamente il mio errore con una nota chiara e molto visibile in cui chiedevo scusa. Se poi ho trovato un ago nel pagliaio non dovrei essere biasimato ma semmai ringraziato per questo, perché ho trovato qualcosa che anche in un pagliaio può fare male se uno lo tocca inavvertitamente: non vi pare? Martella poi dice: ‘Avevo parlato di tale «pastore Daniel», specialmente perché nel filmato egli esprimeva chiaramente le idee antitrinitarie di Chinnici e Bua, di cui tesseva pubblicamente le lodi dottrinali antitrinitarie; poteva essere anche qualcun altro di nome Calogero o Liborio.’  Ma io domando: ‘Perché citarlo come ‘il pastore Daniel’ di cui si dibatteva l’autenticità della resurrezione?’ E’ chiaro il motivo, per screditare Daniel Ekechukwu, cioè un altro Daniel, di cui il Martella doveva provare che non era risuscitato. E poi è falso che poteva essere qualcun altro di nome Calogero o Liborio, perché se in quel video quel predicatore africano si fosse chiamato Calogero o Liborio, il Martella non lo avrebbe per nulla citato, in quanto non avrebbe potuto collegare in nessuna maniera l’antitrinitarismo di Calogero o di Liborio al pastore Daniel Ekechukwu, mentre in questo caso lo ha potuto fare perché il predicatore antitrinitariano porta lo stesso nome del morto vivente, cioè Daniel!! Martella soggiunge poi: ‘La cosa saggia sarebbe stata che, prima di pubblicare ciò, Butindaro si fosse sincerato riguardo a che cosa io avessi voluto veramente dire; gli avrebbe conferito stile. E nel caso, in cui la sua tesi fosse stata vera, avrebbe potuto semplicemente convincermi che mi sbagliavo e io gliene sarei stato grato e avrei rimediato.’ Ma io dico: ‘E perché mai avrei dovuto chiedere al Martella cosa voleva veramente dire, se le sue parole erano così chiare?’ Non capisco proprio. E poi se la mia tesi è errata (notate infatti che lui non riconosce che quello che ho detto è vero), perché ha rimediato? Non avrebbe dovuto lasciare tutto come era prima, e semmai riprendermi pubblicamente per avere io capito fischi per fiaschi? Invece qui, se c’è qualcuno che ha capito fischi per fiaschi, e preso lucciole per lanterne, è proprio Martella, che dinnanzi alla mia osservazione (‘priva di stile’, a differenza delle sue osservazioni che invece di stile ne hanno!!!!) ha capito di avere sbagliato, anche se non lo ha riconosciuto perché tipo arrogante, e ha cercato di porre rimedio a questo suo errore, ma senza rendersi conto di avere peggiorato la sua situazione. Con quale faccia poi il Martella afferma: ‘A me interessa sempre la verità oggettiva, basata sulle prove’? E allora se gli interessa la verità oggettiva basata sulle prove, come mai mi rimprovera per avergli dato le prove del suo errore? Come mai non è contento della mia correzione? Strano modo di parlare questo di Martella, veramente strano. Io poi avrei colpito un dettaglio di una nota del Martella per colpirlo personalmente in quanto aveva pubblicato l’articolo di Alexander Seibel contro Bonnke. Questo è falso, in quanto la ragione per cui ho fatto notare questo errore del Martella sul pastore Daniel è l’amore per la verità e la giustizia, e non il fatto che lui ha pubblicato quell’articolo contro Reinard Bonnke. Avrei fatto notare la stessa cosa se a diffondere una simile notizia falsa fosse stato un Pentecostale Trinitariano. Non solo, avrei fatto la stessa cosa, se un Pentecostale Trinitariano avesse messo in rete la notizia falsa che Nicola Martella è un antitrinitariano! Dunque, io non ho battuto il sacco per colpire il gatto, ma ho colpito direttamente il gatto perché si è comportato male. Mi fa piacere che mi ha citato contro gli Antitrinitariani, ma quella citazione non mi ha accecato gli occhi, impedendomi di vedere la notizia falsa diffusa dal Martella sul conto di Daniel Ekechukwu. Per quanto riguarda poi l’affermazione del Martella ‘Visto che a quella conferenza quest&#8217;ultimo [Maurizio Bua] c&#8217;era e che ha ricevuto le mie risposte alle sue lettere, non doveva essere il primo a smentirmi nel caso in cui avessi scambiato i vari «Daniel»? Se lo avesse fatto e io fossi stato nel torto, avrei modificato subito tale nota’, dico quanto segue: ‘Se, come lascia intravedere Martella, il Bua sapeva da una corrispondenza avuta con Martella, che Martella aveva citato il pastore Daniel di Palermo identificandolo con il Daniel risorto, e ammettendo che il Bua conoscesse la differenza tra le due persone, io non so come mai non glielo abbia fatto notare. Ma tutto ciò non cambia niente: l’errore il Martella l’ha fatto, poi è relativo chi glielo abbia fatto notare. Io non ero presente a quella conferenza di Palermo, ma quando ho visto il video ho capito l’errore del Martella e quindi ho scritto il mio articolo per smascherare quell’errore, non facendo per altro niente di straordinario, ma solo quello che ogni cristiano deve fare quando un altro cristiano viene accusato ingiustamente o diffamato. Io avrei voluto vedere, se al posto di Daniel Ekechukwu ci fosse stato Nicola Martella ad essere diffamato in quella maniera in Internet, e io avessi scritto quell’articolo in sua difesa, se non avrebbe ringraziato Iddio? Invece, dato che il diffamato non era lui ma un altro, e lui era il diffamatore, allora ha reagito in questa maniera scomposta e stolta, che ritengo mostri in maniera chiara che tipo di persona egli sia.</p>
<p>Dinnanzi dunque a questo modo di agire di Nicola Martella, che è doppio e confusionario, falso e arrogante, vi esorto fratelli a stare in guardia da costui. So che già tanti fratelli hanno capito quale sia il modo di agire di Nicola Martella, ma spero che ancora più fratelli lo capiscano dopo quanto è accaduto in merito a questa questione.</p>
<p>La grazia del Signore Gesù Cristo sia con voi</p>
<p>Giacinto Butindaro</p></div>
<hr />
<div align="justify">Il mio parere sulla vicenda:</p>
<div align="center"><strong>Nicola Martella contro Giacinto Butindaro</strong></div>
<p>Nicola Martella, attraverso il suo sito tenta di screditare ciò che è accaduto e che viene fatto vedere per mezzo del video &#8220;Ritorno alla vita del pastore Daniel Ekechukwu&#8221;, accomunando il suo nome in una nota editoriale contro i miracoli ed in un contesto di &#8220;antitrinitari&#8221;.</p>
<p>Ho seguito attentamente tutta la faccenda, e riconosco che ciò è stato fatto con stile (in questo caso lo stile di Nicola Martella deve essere inteso come &#8220;astuzia&#8221;) tanto caro al nostro Nicola, tanto che denunzia sempre altri di essersi mossi &#8220;senza stile&#8221;. Nicola! Certo che se per stile intendi la tua &#8220;astuzia&#8221;, io ringrazio Iddio che scrivo &#8220;senza stile&#8221;, vivo &#8220;senza stile&#8221; e credo &#8220;senza stile&#8221;.</p>
<p>Iddio, che è verace e non ha riguardi personali con nessuno e non si muove con lo &#8220;stile&#8221; di Martella, però prende i savi nella loro astuzia, in un certo momento ha voluto puntare la sua attenzione e quella dei suoi figlioli su quelle note editoriali che parlano contro di Lui e Lo offendono, perché fanno credere ai Suoi figlioli che Egli non è più in grado di risuscitare i morti come un tempo, che lo ha fatto in passato ma oggi, ahimé, non lo fa più e non se ne capisce la ragione.</p>
<p>Nicola Martella fa l&#8217;ennesimo tentativo per spiegarne le ragioni, adducendo che ci sono molti falsi profeti, molti falsi dottori e molti falsi apostoli! Ma voglio dirvi &#8220;cari Martella&#8221;, che dite tali cose, perché, è Dio che ha scritto anticipatamente quelle cose e tu le puoi citare, ma non ha lasciato scritto nella sua Parola che Egli non avrebbe più fatto miracoli, guarigioni, risuscitato i morti perché ci sarebbero stati falsi profeti! Addirittura quando ci sarà l&#8217;apice della malvagità, cioé l&#8217;Anticristo e il falso profeta, verranno i due testimoni che faranno miracoli e profetizzeranno.</p>
<p>Voglio farvi una domanda a voi tutti che &#8220;vi chiamate Martella&#8221;, a voi che credete più in Martella che nella Parola di DIO: &#8220;Ma allora come mai oggi che ci sono &#8220;piccoli anticristi&#8221; e &#8220;piccoli falsi profeti&#8221; Iddio non opera e quando, invece, verrà il &#8220;grande anticristo&#8221; e il &#8220;grande falso profeta&#8221; opererà miracoli?</p>
<p>NICOLA! Correte nel cestino del tuo studio e recupera subito il capitolo 11 di Apocalisse!</p>
<p>Cosa dici? &#8220;Oggi abbiamo la Parola di Dio, la rivelazione è terminata, è completa!&#8221; Perché, allora, quando verranno i due testimoni non ci sarà più la Parola di Dio? essa non sarà più completa?</p>
<p>Nicola! tu dal calice filtri la pulce e ti bevi l&#8217;elefante.</p>
<p>Ora, tornando alla nostra causa religiosa, cioé se Daniel è o non è antitrinitario, lasciamo parlare il fratello Giacinto Butindaro, visto che non aveva altre cose da confutare, (così come i magistrati non hanno più cause da risolvere) si è preso a cuore la reputazione del nostro fratello Daniel ed ha messo a nudo la verità, rendendola perfettamente visibile, riportandola alla piena luce della ragione e della saviezza. Sì, la verità oggettiva può essere e deve essere messa a nudo, non deve essere coperta; non confondetevi fratelli, è il corpo che dobbiamo vestire come era vestito il corpo di Gesù (verità soggettiva) e non coprire la verità oggettiva delle cose.</p>
<p>Vi propongo qui il titolo ed il collegamento della presentazione sulla causa difesa quest&#8217;oggi, come il fratello Giacinto ha scritto:<br />
&#8220;Mancanza di veracità sul sito di Nicola Martella, a proposito di Daniel Ekechukwu. Leggete quale calunnia viene lanciata contro il fratello Daniel che è stato risuscitato da Dio: Confutazione nota editoriale di puntocroce di Nicola Martella&#8221;.</p>
<p>Fratelli, andate a leggere tutto lo scambio epistolare e di &#8220;articoli e note editoriali&#8221; che si sono succeduti a riguardo. Ho potuto constatare che da questa &#8220;causa&#8221; la reputazione di Nicola Martella ne esce malconcia. Egli con astuzia ha cercato di danneggiare la reputazione di Daniel E. e, indirettamente, anche di tutti quelli che credono che Dio lo ha risuscitato dai morti, come il video Ritorno alla vita del pastore Daniel Ekechukwu ci mostra; invece è la sua reputazione, quella di Nicola Martella che ne esce danneggiata. &#8220;&#8230;la pietra torna addosso a chi la rotola. (Pv 26:27)&#8221;</p>
<p>Attento! Nicola stai attento! I fratelli potrebbero pensare che nei tuoi libri non ci sia &#8220;tutta&#8221; la verità e decidere di non comprarli più. Ahi! Ahi! questa scaramuccia &#8220;editoriale&#8221; potrebbe far scemare le vendite e quindi far diminuire i tuoi introiti monetari. Ahi! Ahi!, qui si teme che non si batta più &#8230; cassa (il gatto; il sacco lo metti dopo, infatti quando è piena la cassa significa che avremo&#8230; venduto un sacco di pulci).</p>
<p>Cosa dici? &#8220;Perché penso che hai scritto per fare soldi?&#8221; Ma lo deduco dal fatto che c&#8217;è il prezzo nei tuoi libri, non sono per nulla ad offerta libera. Cosa dici? Che se ne compro &#8220;dieci&#8221; uno è in regalo? Ah! addirittura posso anche fare da rivenditore dei tuoi libri? quindi posso guadagnare pure io dai tuoi libri se faccio il rivenditore?</p>
<p>Purtroppo, anche qui, sono senza &#8220;stile&#8221;, e non posso farlo per due motivi, uno perché c&#8217;è il prezzo; due perché ho creduto in Dio, in quello stesso Dio in cui ha creduto l&#8217;apostolo Paolo e l&#8217;apostolo Pietro. È lo stesso Dio, quindi credo che faccia anche oggi le stesse cose di allora; se è lo stesso Dio devo credere che faccia le stesse cose altrimenti non sarebbe lo stesso Dio! Se i miracoli li ha sempre fatti perché oggi non dovrebbe farli? Io non credo in un Dio che è mutato col tempo e non potrei mai divulgare i tuoi scritti. Lo so che tu credi che sia mutato, che è buono e qualsiasi cosa tu faccia non ti punirà e non farà scendere i suoi giudizi su di te; lo so che credi che qualsiasi cosa tu faccia Lui ti salverà perché nessuno ti rapirà dalla sua mano. Certo, però, che da dentro la Sua Mano ne stai facendo di cose buone, aggredisci chi crede che Dio faccia miracoli ancora oggi; dai dell&#8217;antitrinitario a Daniel E. che, non l&#8217;ha voluto lui, ha subito l&#8217;incidente, è morto, ha ricevuto le rivelazioni da parte di Dio e poi è risuscitato.</p>
<p>Io purtroppo non so scrivere, sono rozzo nel parlare, ma non lo sono nell&#8217;intendimento, e intendo che dove c&#8217;è un prezzo c&#8217;è un guadagno. Nicola vi domando: L&#8217;apostolo Paolo era ricco? voi mi risponderete: no! secondo Martella ha sbagliato perché se metteva in vendita le sue epistole e le sue predicazioni poteva &#8220;pagarsi le spese&#8221;, come fanno anche tutti quei cianciatori americani, che si &#8220;pagano le spese&#8221; degli aeromobili. Martella, ma se ti senti nella mano di Dio non senti il bisogno di imitare l&#8217;apostolo Paolo? Infatti egli ha scritto: &#8220;siate miei imitatori come io lo sono di Cristo&#8221;. Ma tu lo stai imitiando mettendo in vendita i tuoi &#8220;ragionamenti&#8221; biblici? Voglio sottolineare la parola tuoi ragionamenti e non &#8220;biblici&#8221;. Io ti domando Nicola, ma se io ero malato ed ero in procinto di andarmene col Signore, ho pregato che Lui mi guarisse e mi ha guarito; per quale ragione non dovrei credere che il Signore Iddio non potrebbe guarirmi ancora? per quale ragione non dovre credere che il Signore non potrebbe guarire un altro fratello? per quale ragione non dovrei credere che Iddio non risuscita i morti? Gesù ha risuscitato i morti? sì! Gesù ha detto le parole: voi farete opere maggiori delle mie? sì; e allora perché anche oggi degli uomini non dovrebbero pregare affinché un morto non risusciti? Ebbene, la risposta sta nel video, dei fratelli hanno pregato e Dio ha risuscitato Daniel dai morti. Io ci credo!</p>
<p>Ah! Ah! Nicola, ci sei cascato, hai pensato che mettendo insieme il fatto che tu vendi i libri e che i famosi telepredicatori americani vendano i libri  pure loro e si sono arricchiti, anche tu abbia fatto la stessa cosa, o ci abbia provato almeno (del tuo &#8220;stile&#8221; essi ne hanno di più, purtroppo). Hai visto com&#8217;è facile fare degli accostamenti fastidiosi e pungenti? Un&#8217;altra cosa, l&#8217;apostolo Paolo se fosse vissuto oggi non avrebbe messo in vendita le sue epistole, come non metteranno in vendita nulla i due testimoni quando verranno.</p>
<p>Per concludere, la mia presentazione della causa di questi giorni, voglio dirti, sì, a voi Nicola Martella, voglio dirti che l&#8217;obiettività, la ragionevolezza nelle cose, l&#8217;esame dei singoli casi che si vengono a creare e i casi che si montano sui siti vanno fatti con criterio di buona coscienza, e sai perché penso che tu non abbia avuto buona coscienza ma arroganza? perché hai fatto come Davide, hai cercato di &#8220;nascondere&#8221; gli scritti della colpa, astutamente hai cercato di scivolare via dalle tue responsabilità davanti a tutti i fratelli internauti, amici e nemici, a favore e contro, perché tu dovevi loro l&#8217;umiltà di riconoscere che hai sbagliato e non l&#8217;hai fatto, questo significa che non sei abituato, ma non perché non sbagli, ma perché sei arrogante e superbo e non riconosci i tuoi errori.</p>
<p>Come dici? Chi sono io? Non mi conosci?</p>
<p>Mi presento, sono Giuseppe Piredda, salvato per grazia mediante la fede in Cristo Gesù.</p>
<p>Cosa dici? questo mio scritto è privo di amore? sì questo è vero e chiedo perdono a Dio! Non è così che si dovrebbe discutere, ma la discussione amorevole con voi finisce sempre così: &#8220;tu rimani della tua opinione ed io della mia&#8221;, anche se vi si dimostrasse in tutti i modi che avete torto. Ed ecco che è per questo che ho lasciato scivolare contro la vostra incredulità tutta la mia indignazione, che era frenata dalla mia mente, ma è discesa nelle mani e passando attraverso la tastiera si è fissata su di un disco e dopo ha preso la via del server per giungere alla &#8220;vetrina del mondo&#8221;, dove rimarrà esposta e visibile a tutti.</p>
<p>Fratelli, vi saluto nel Signore, sopportate i miei modi e commentate, dite il vostro pensiero su tutto quanto ciò che è accaduto.</p>
<p>Shalom (Giuseppe Piredda).</p></div>
<p>Leggi anche il commento sulla vicenda di Antonio Sammartino: <a href="http://www.sentieriantichi.org/varie/martella_sammartino.html">&#8220;Clicca qui&#8221;</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il disegno più lungo del mondo. Da Lima a Roma!]]></title>
<link>http://coopi.wordpress.com/2009/11/20/il-disegno-piu-lungo-del-mondo-da-lima-a-roma/</link>
<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 10:55:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>larapalmisano</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il 20 novembre 09 si celebra il ventennale della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adoles]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Il 20 novembre 09 si celebra il ventennale della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adoles]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le donne imbarbariscono il mondo intero? ]]></title>
<link>http://donnepensanti.wordpress.com/2009/11/19/le-donne-imbarbariscono-il-mondo-intero/</link>
<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 07:26:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>Panzallaria</dc:creator>
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<description><![CDATA[A questa lettera desidero premettere che non la pubblico perché la condivido pienamente ma perché so]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>A questa lettera desidero premettere che non la pubblico perché la condivido pienamente ma perché sono convinta che sia giusto dare a tutti &#8211; nei limiti della decenza e dell&#8217;educazione &#8211; la possibilità di offrire un personale punto di vista, una testimonianza sul tema e di riflettere sui tanti spunti che offre Paolo. Lascio a voi eventuali critiche costruttive e la possibilità di aprire la discussione.  Io sono sempre stata contraria ai discorsi di genere: credo infatti che ridurre le cose a modalità proprie degli uomini o delle donne sia uno dei primi ostacoli al dialogo e alla condivisione. Lo scrivo come l&#8217;ho scritto a Paolo, privatamente. Credo però sia importante affrontare anche questa questione e guardare anche il punto di vista di chi argomenta.</p>
<blockquote><p>Caro Panzallaria,</p>
<p>Ti scrivo perché penso tu abbia bisogno di un punto di vista un po’ particolare, in risposta alla questione “la percezione del femminile”, questione che è piuttosto interessante.</p>
<p>Chi ti scrive è una persona affetta da <em>disturbo borderline</em> della personalità: penso, quindi, che un punto di vista antisociale, disforico e misogino sia interessante quanto la domanda.<!--more--></p>
<p>Chi scrive non ha pretesa di oggettività, non vuole ribaltare il significato di una malattia, né dire che “la malattia aiuta a vedere” o cose simili: si tratta semplicemente dell’opinione  ed esperienza di qualcuno che, essendo fuori di testa e fuori dalla società (ammesso che la società esista in forma coerente e normale), può forse permettersi di vedere e dire cose che  nessuna persona “sana” può permettersi. Voglio quindi dirti come io vedo le donne oggi.</p>
<p>Le donne di oggi sono, come quelle di ieri, naturalmente indifferenti all’uomo.</p>
<p>Idealizzano i loro desideri e i loro istinti. Ad esempio, l’istinto primario che realizza la loro intera vita è quello di avere figli: ebbene, certe donne arrivano a dire che fare figli è una forma di altruismo, perché così si dà la vita a un altro essere.</p>
<p>Idealizzano la vita e la famiglia: la loro ansia di perfezionismo, non potendo sfogarsi più di tanto su marito e figli, che perfetti non sono, si esprime con arredi velleitariamente originali e allo stesso tempo comprovanti una qualche personalità.</p>
<p>Idealizzano i loro mariti, perché non siano i soliti uomini tutto calcio, pisello e sigarette, ma abbiano una qualche sembianza di signorilità; e questi “signori”, quando devono alzarsi la mattina per andare al lavoro, è bene che lo facciano alla svelta, che non rompano tanto; e quando sono tra le quattro mura di casa, è bene che abbiano poche pretese, e che siano preferibilmente dei tabula rasa: molto meglio, infatti, immaginarsi delle qualità in un uomo che non ne ha alcuna, piuttosto che affaticarsi a riconoscere o cercare qualche qualità realmente esistente.</p>
<p>Idealizzano, falsandole, le relazioni sociali: fingono di andare d’accordo anche quando in realtà si odiano, fingono di piacersi quando si trovano indifferenti; da semisconosciute, diventano improvvisamente grandi amiche che si chiamano “amore”, si scambiano utili consigli e regali per la casa, e constatano quant’è bello essere speciali e borghesi e persone perbene, salvo poi litigare e farsi fatture a morte per affermazioni che mai si sarebbero aspettate. Hanno spasimanti che rifiutano con eleganza, così da poter accrescere la loro  autostima e l’immagine di donne virtuose immuni alle tentazioni. Dicono “scusa, ma io non so chi tu sia” agli uomini che a loro non piacciono, perché non hanno il coraggio di dire “guarda, proprio non mi piaci”; curiosamente, capita che dopo venti anni di onorato matrimonio, rivolgano la stessa osservazione a quei signori dei loro mariti, quei signori con cui hanno fatto figli, casa e vita insieme, quelli che una volta, beh, conoscevano bene, e ora non conoscono più.</p>
<p>Idealizzano i figli, che sono sempre i più belli, i più bravi e incompresi, i più carismatici e talentuosi, mentre i figli altrui sono tutti cretini.</p>
<p>Idealizzano la società, che vedono come un monolite fatto di individui esemplari che hanno sempre ragione.</p>
<p>Idealizzano le leggi e i sistemi di funzionamento dello stato, di cui capiscono, e sempre comunque in modo schematico, poco o nulla.</p>
<p>Idealizzano la propria capacità cognitiva e logica, come esaltano l’idea di sé, senza neppure averla.</p>
<p>Idealizzano la natura, perché quello che una donna vede della natura non è che un’ombra, un cartone animato di essa.</p>
<p>Idealizzano la realtà, perché quello che una donna percepisce come realtà è ancora apparenza: d’altra parte, i simboli e l’apparenza sono imprescindibili, fondamentali aspetti del vivere.</p>
<p>Ecco le donne secondo me, caro Panzallaria: stanno imbarbarendo il mondo intero, e anche l’uomo. Non cambieranno nessuna società, non cambieranno un bel niente. Non so proprio perché continuo a idealizzarle, forse perché spero in quella che è al mio fianco.</p>
<p>Ciao,</p>
<p>Paolo</p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Grazie ricevute...]]></title>
<link>http://diariodiunmonaco.wordpress.com/2009/11/19/grazie-ricevute/</link>
<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 00:01:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>ramia Massimo</dc:creator>
<guid>http://diariodiunmonaco.wordpress.com/2009/11/19/grazie-ricevute/</guid>
<description><![CDATA[(Testimonianza di Josette Azais) All&#8217;approssimarsi dei miei 80 anni, io voglio dare qui la tes]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em>(Testimonianza di Josette Azais)</em><br />
All&#8217;approssimarsi dei miei 80 anni, io voglio dare qui la testimonianza delle grazie ricevute, ma quanto è difficile con le parole (per quanto potenti siano) tradurre ciò che l&#8217;anima, lo spirito ed il cuore vivono e sentono alla presenza di Swami Roberto&#8230;<br />
<!--more-->Il mio lungo cammino di ricerca spirituale mi ha condotta a Leinì a fine Agosto 2006, per l&#8217;anniversario della posa della prima pietra del futuro Ashram.<br />
Quella fu la rivelazione, e da allora la sete della Presenza di Swami Roberto, della sua Luce e dei suoi insegnamenti non può più estinguersi&#8230;<br />
Questa immensa Luce e il suo Amore così puro e radioso hanno risvegliato in me il ricordo della Sorgente Sacra, e ricorda a tutto il mio essere l&#8217;eredità di Yeshouah: il cammino della Resurrezione.<br />
Siano benedetti tutti i Ramia che lo assistono attraverso l&#8217;impegno della loro vita al servizio degli altri;<br />
Grazie dal profondo del cuore per il loro Amore incondizionato, il loro ascolto, il loro sostegno e la dedizione che manifestano costantemente a ciascuno di noi.<br />
E in questo mondo diventato agitato, indifferente ed egoista, è una grande grazia trovarli disponibili in ogni secondo.</p>
<p>GRAZIA RICEVUTA<br />
Dopo una caduta, e numerose fratture delle costole, mi sono trovata in sofferenza respiratoria il mercoledì: avevo difficoltà a restare seduta o distesa.<br />
Mi trovavo nel dilemma tra il mio corpo che non ne poteva più della sofferenza&#8230; ed il richiamo straziante della mia anima che la domenica voleva andare a pregare con Swami Roberto ed i miei fratelli e sorelle di Leinì&#8230;<br />
Sono rimasta a lungo in preghiera chiedendo l&#8217;intercessione di Swami&#8230;<br />
il venerdì mattina il miracolo si è compiuto: la respirazione si è ristabilita, e i dolori sono scomparsi; il Medico che mi aveva visitato d&#8217;urgenza il mercoledì, (lui che abitualmente non crede nel miracolo) è stato obbligato a constatare il Miracolo e la guarigione.<br />
Mi ha applicato una medicazione di contenimento per il viaggio, ed ho effettuato 6 ore di tragitto fino a Leinì senza dolori.</p>
<p>Tu sia Benedetto, Swami Roberto&#8230;<br />
oh si, Tu sia Benedetto per gli insegnamenti, la Luce e l&#8217;Amore che ci doni.</p>
<p>Josette Azais</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Davide, testimonianza di un 'barbone' di Rovigo]]></title>
<link>http://redazionebiancoenero.wordpress.com/2009/11/18/davide-testimonianza-di-un-barbone-di-rovigo/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 19:07:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>Biancoenero</dc:creator>
<guid>http://redazionebiancoenero.wordpress.com/2009/11/18/davide-testimonianza-di-un-barbone-di-rovigo/</guid>
<description><![CDATA[Rovigo, 18 novembre. &#8220;Dormo sotto le stelle. Chiamatemi clochard, barbo-ne, senza dimora, in-v]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Rovigo, 18 novembre. &#8220;Dormo sotto le stelle. Chiamatemi clochard, barbo-ne, senza dimora, in-v]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Missionarie Laiche del PIME. Chi sono?]]></title>
<link>http://provarexcredere.wordpress.com/2009/11/18/missionarie-laiche-del-pime-chi-sono/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 08:47:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>admin</dc:creator>
<guid>http://provarexcredere.wordpress.com/2009/11/18/missionarie-laiche-del-pime-chi-sono/</guid>
<description><![CDATA[Qualche post fa vi abbiamo parlato di Abitare lo spazio di mezzo, una serie di incontri delle Missio]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Qualche post fa vi abbiamo parlato di <a title="Vai al post Abitare lo spazio di mezzo" href="http://provarexcredere.wordpress.com/2009/10/28/abitare-lo-spazio-di-mezzo/" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;">Abitare lo spazio di mezzo</span></a>, una serie di incontri delle <strong>Missionarie Laiche del PIME</strong>, a Busto Arsizio. Ma chi sono? Leggiamo dal sito del PIME:</p>
<blockquote><p>La <strong>Comunità Missionarie Laiche (CML)</strong> è un’Associazione missionaria laicale, senza fini di lucro, costituita nel 1989 con il sostegno e l&#8217;aiuto nel discernimento del PIME, nella figura dell&#8217;allora superiore generale p.Franco Cagnasso.<br />
Oggi la CML ha sede a Busto Arsizio (Va).<br />
La CML è composta da donne che vivono in comunità e che si preparano a vivere un impegno missionario cristiano. L’impegno è quello di promuovere attraverso valori di solidarietà e servizio ispirati dalla fede cristiana, la pace e la solidarietà con particolare attenzione alle fasce di popolazione più vulnerabile.<br />
Per meglio mettersi a servizio nel paese di missione è prevista una formazione incentrata sull’ambito missionario, teologico, professionale ed interculturale. Questo tempo affiancato dall’animazione missionaria sul territorio, è vissuto in collaborazione con realtà missionarie presenti (Pime, Diocesi di Milano…)<br />
Alcune della Comunità operano e vivono in <strong>Cambogia</strong> dal 1996 dove la CML collabora con il Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME) in progetti di formazione e sviluppo.<br />
Da febbraio 2003 la CML  ha iniziato una nuova collaborazione con la Diocesi di Milano, in <strong>Camerun.</strong></p></blockquote>
<p><strong>Puoi continuare</strong> la lettura <a title="Vai alla pagina Missionarie Laiche " href="http://www.pimemilano.com/index.php?l=it&#38;idn=1192" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;">qui</span></a>&#8230;</p>
<p>L&#8217;<strong>attività delle Missionarie Laiche</strong> si concretizza anche attraverso la <strong>onlus CAM TO ME</strong>, di cui si parla a <a title="Vai alla pagina CAM TO ME onlus" href="http://www.pimemilano.com/index.php?l=it&#38;idn=1195" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;">questa pagina</span></a>, mentre le attività in <strong>CAMerun</strong> e <strong>CAMbogia</strong> sono descritte <a title="Vai alla pagina Comunità Missionarie laiche in missione" href="http://www.pimemilano.com/index.php?l=it&#38;idn=1193" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;">qui</span></a>. Le loro News e le foto, invece, le trovate a <span style="text-decoration:underline;"><a title="Vai alla pagina News delle missionarie laiche" href="http://www.pimemilano.com/index.php?l=it&#38;idn=1191" target="_blank">questa pagina</a></span>.</p>
<p>WEEK END PRO CAM. Domenica 22 novembre, a Busto, in via ASMARA 4 si terrà il week end PRO CAM. Tutte le info sul pdf  <a title="Scarica pdf PRO CAM" href="http://provarexcredere.wordpress.com/files/2009/11/pro-cam-09.pdf" target="_blank">PRO CAM 09</a>.</p>
<p>Hai partecipato a qualche loro iniziativa? Conosci la loro realtà? Commenta in fondo alla pagina!</p>
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<p>Buona visita!</p>
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