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	<title>tommaso-buscetta &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "tommaso-buscetta"</description>
	<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 02:08:49 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[La gestione dei pentiti, una vecchia storia dei soliti magistrati]]></title>
<link>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/11/27/la-gestione-dei-pentiti-una-vecchia-storia-dei-soliti-magistrati/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 08:18:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>maxhki</dc:creator>
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<description><![CDATA[Fonte: La gestione dei pentiti, una vecchia storia dei soliti magistrati. Sono amareggiato, rattrist]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Fonte:<a href="http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&#38;view=article&#38;id=2118:la-gestione-dei-pentiti-una-vecchia-storia-dei-soliti-magistrati&#38;catid=2:editoriali&#38;Itemid=4"> La gestione dei pentiti, una vecchia storia dei soliti magistrati</a>.</p>
<blockquote><p>Sono amareggiato, rattristato, e come se non bastasse NAUSEATO nel vedere un Nicola Cosentino sorridente in sala Stampa per la negazione all&#8217;arresto da parte della giunta per le autorizzazioni a procedere di Montecitorio.</p>
<p>In questi giorni tutti contro i cosiddetti pentiti, tutti contro i collaboratori di giustizia, dimenticando ciò che si è riuscito a fare ai tempi della lotta al terrorismo (<span class="modul2">Giancarlo Caselli e Ferdinando Imposimato) passando alla lotta contro la mafia per via del famoso maxiprocesso diretto da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino grazie alla loro collaborazione (dei pentiti).</span></p>
<p><span class="modul2">Tutti dimenticano come lo stesso Falcone già allora era attaccato per la gestione dei pentiti, qualcuno ebbe il coraggio di affermare che utilizzava i pentiti di una parte mafiosa per sconfiggerne l&#8217;altra parte nemica. Altri tempi ma stessi metodi con la differenza che oggi siamo assuefatti da tutto e per tutto con la conseguenza di non renderci più conto dello schifo a cui oggi stiamo assistendo.</span></p>
<p>Oggi ad esempio, non riuscirei mai ad immaginare una folla di persone tirare monetine in faccia a Craxi come capitò negli anni di tangentopoli, certo, io lo spero ma ahimè il sistema ha tirato su un ottimo stile di vita (o quasi) per tutti che solo al pensiero di privarsene fa sì che ognuno pensi solo a se stesso e non più alla collettività, rinunciando a quel minimo spazio di libertà, legalità e moralità al quale ognuno di noi dovrebbe avere di diritto.</p>
<p><span class="modul2">Dobbiamo capire che la verità fa male, ma se riscontrata e giudicata attendibile va allo stesso tempo accettata, chi vuole capire capisca, non si può pensare sempre e solo che tutti i magistrati sono comunisti o politicizzati, posso capire 1, 10, 30, ma non tutti perchè nasce spontaneo pensare come l&#8217;anomalia non sia più la magistratura.</span></p>
<p><span class="modul2">Ieri sera</span><span class="modul2"> sono andato a scovare nella mia libreria e ho ritrovato uno spaccato molto interessante presente sul libro &#8220;Cose di cosa nostra&#8221; di Giovanni Falcone e Marcelle Padovani, ne giudico fondamentale la lettura per capire al meglio l&#8217;argomento in questione.<br />
</span> <span class="modul2"> </span> <span class="modul2"> </span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-weight:bold;font-size:large;">Nel dramma dei pentiti </span></p>
<p style="text-align:justify;">
<p><span style="font-weight:bold;font-style:italic;">di Giovanni Falcone</span></p>
<p>I motivi che spingono i pentiti a parlare talora sono simili tra loro, ma più spesso diversi. Buscetta durante il nostro primo incontro ufficiale dichiara: “Non sono un infame. Non sono un pentito. Sono stato mafioso e mi sono macchiato di delitti per i quali sono pronto a pagare il mio debito con la giustizia “. Mannoia: “Sono un pentito nel senso più semplice della parola, dato che mi sono reso conto del grave errore che ho commesso scegliendo la strada del crimine”. Contorno: “Mi sono deciso a collaborare perché Cosa Nostra è una banda di vigliacchi e assassini”.<br />
Mannoia è quello che più ha risvegliato la mia curiosità. Avevo avuto a che fare con lui nel 1980, in seguito a una indagine bancaria che indicava come sia lui sia la sua famiglia tenessero grosse somme di denaro su diversi libretti di risparmio. Mannoia al termine del processo fu condannato a cinque anni di carcere, il massimo della pena previsto allora per associazione a delinquere. Non ero riuscito a farlo condannare per traffico di droga. Durante gli interrogatori mi era sembrato un personaggio complesso e inquietante. Non antipatico, dignitoso e anche coerente. Nel 1983 evase di prigione e fu arrestato di nuovo nel 1985.<br />
Nel frattempo Buscetta mi aveva parlato di un certo Mozzarella – era il soprannome di Mannoia -, “killer di fiducia di Stefano Bontate”. Nel 1989 al Mannoia uccidono il fratello, Agostino, che adorava. Capisce che il suo spazio vitale nell’ambito di Cosa Nostra si sta restringendo. Perché o hanno ucciso suo fratello a torto – e deve chiederne conto e ragione -, oppure lo hanno ucciso a ragion veduta; in entrambi i casi significa che anch’egli sarà presto eliminato. Fa una lucida analisi della situazione e decide di collaborare.<br />
Le cose sono andate così. Nel settembre 1989 il vicequestore Gianni De Gennaro mi chiama per avere informazioni sull’attuale situazione giudiziaria di Francesco Marino Mannoia. Una donna, che si era qualificata come la sua compagna, era andata a trovarlo per dirgli che Mannoia era pronto a collaborare, ma che voleva avere a che fare solo con due persone: con lui e con Falcone dato che, diceva la donna, “non si fida di nessun altro”.<br />
Con l’aiuto del Dipartimento penitenziario del ministero di Grazia e Giustizia, Mannoia viene trasferito in una speciale struttura carceraria, allestita a Roma appositamente per lui. Ufficialmente è detenuto a Regina Coeli, dove peraltro viene condotto per i suoi incontri. Per tre mesi abbiamo parlato in tutta tranquillità. Poi, diffusasi la notizia della sua collaborazione, Cosa Nostra gli uccide in un colpo solo la madre, la sorella e la zia. Il pentito reagisce da uomo e porta a termine le sue confessioni.<br />
Mannoia è un superstite; “soldato” di Stefano Bontate, quindi membro di una famiglia ritenuta perdente a seguito della guerra di mafia, era riuscito a rimanere neutrale e aveva continuato, fra il 1977 e il 1985, a raffinare eroina – era il miglior chimico dell’organizzazione – per tutte le famiglie che gli facevano ordinazioni. Anche in carcere aveva continuato a mantenere buoni rapporti con tutti i detenuti. Applicava al meglio un antico proverbio siciliano: “Calati, juncu, ca passa la china – Abbassati, giunco, che passa la piena”. Aspettava in silenzio di prendersi la rivincita sui “Corleonesi”. Da qui la sua straordinaria confessione, una delle più dense mai rilasciate, e una massa di informazioni che siamo ben lontani dall’avere completamente sfruttato.<br />
Sono stato pesantemente attaccato sul tema dei pentiti. Mi hanno accusato di avere con loro rapporti “intimistici”, del tipo “conversazione accanto al caminetto”. Si sono chiesti come avevo fatto a convincere tanta gente a collaborare e hanno insinuato che avevo fatto loro delle promesse mentre ne estorcevo le confessioni. Hanno insinuato che nascondevo “nei cassetti” la “parte politica” delle dichiarazioni di Buscetta. Si è giunti a insinuare perfino che collaboravo con una parte della mafia per eliminare l’altra. L’apice si è toccato con le lettere del “corvo”, in cui si sosteneva che con l’aiuto e la complicità di De Gennaro, del capo della polizia e di alcuni colleghi, avevo fatto tornare in Sicilia il pentito Contorno affidandogli la missione di sterminare i “Corleonesi”!<br />
Insomma, se qualche risultato avevo raggiunto nella lotta contro la mafia era perché, secondo quelle lettere, avevo calpestato il codice e commesso gravi delitti. Però gli atti dei miei processi sono sotto gli occhi di tutti e sfido chiunque a scovare anomalie di sorta. Centinaia di esperti avvocati ci hanno provato, ma invano.<br />
La domanda da porsi dovrebbe essere un’altra: perché questi uomini d’onore hanno mostrato di fidarsi di me? Credo perché sanno quale rispetto io abbia per i loro tormenti, perché sono sicuri che non li inganno, che non interpreto la mia parte di magistrato in modo burocratico, e che non provo timore reverenziale nei confronti di nessuno. E soprattutto perché sanno che, quando parlano con me, hanno di fronte un interlocutore che ha respirato la stessa aria di cui loro si nutrono.<br />
Sono nato nello stesso quartiere di molti di loro. Conosco a fondo l’anima siciliana. Da una inflessione di voce, da una strizzatina d’occhi capisco molto di più che da lunghi discorsi.</p>
<p><span style="font-style:italic;">tratto da </span><span class="modul2" style="font-style:italic;">&#8220;Cose di cosa nostra&#8221; di Giovanni Falcone e Marcelle Padovani<br />
</span></p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Paolo Franceschetti: CHI E' VERAMENTE IL CAPO DEI CAPI?]]></title>
<link>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/09/03/paolo-franceschetti-chi-e-veramente-il-capo-dei-capi/</link>
<pubDate>Thu, 03 Sep 2009 17:54:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>maxhki</dc:creator>
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<description><![CDATA[Paolo Franceschetti: CHI E&#8217; VERAMENTE IL CAPO DEI CAPI?. Di Solange Manfredi In questa calda e]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://paolofranceschetti.blogspot.com/2009/09/chi-e-veramente-il-capo-dei-capi.html">Paolo Franceschetti: CHI E&#8217; VERAMENTE IL CAPO DEI CAPI?</a>.</p>
<h3 class="post-title entry-title"></h3>
<div class="post-body entry-content">
<blockquote>
<p align="justify"><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/iVX6KHXUmZU&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/iVX6KHXUmZU&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>Di Solange Manfredi</p>
<p>In questa calda estate, dopo 16 anni di detenzione, Riina ha deciso di parlare, di raccontare la sua verità.</p>
<p>Ovviamente sarà compito della magistratura verificare la veridicità delle affermazioni di Riina ma, ipotizzando che il boss di Corleone dica la verità, alcune domande possiamo, e dobbiamo, porcele.</p>
<p>Vediamo quali.</p>
<p>1. Nelle ricostruzioni operate dalle sentenze che si sono occupate delle stragi del 1992-1993 si afferma che tra l&#8217;agosto e il dicembre 1992 sarebbe intercorsa una sorta di “trattativa” tra Stato e mafia che avrebbe visto da un lato il generale Mori del Ros e dall&#8217;altro Riina. Mediatore tra le parti, Vito Ciancimino.</p>
<p>Oggi Riina afferma : “<em>Io non so niente di queste cose. Da me non è venuto nessuno</em>”.</p>
<p>Ipotizzando che Riina dica la verità, la prima domanda che sorge spontanea è:</p>
<p>Con chi Ciancimino ha portato avanti la trattativa? Una trattativa del genere si porta avanti con il vertice di Cosa Nostra, non con un subalterno. Ma se nessuno è andato da Riina, allora da chi? In altri termini: <strong>Riina era veramente il capo dei capi o, invece, era solo il “prestanome” di qualcuno molto più potente, protagonista occulto della mai finita strategia delle tensione</strong>?</p>
<p>Riina afferma anche che il giudice Borsellino non sarebbe stato ucciso dalla mafia ma, probabilmente, da uomini dello Stato.</p>
<p>Ipotizzando, anche in questo caso, che Riina dica la verità, la domanda da porsi è: Perchè? E&#8217; possibile che Borsellino sia stato ucciso perchè, come anni prima il giudice Occorsio, aveva capito che la c.d. Trattativa in realtà (come aveva ipotizzato un&#8217;inchiesta svolta dalla procura di Palermo, poi archiviata per scadenza dei termini nel 2000) non era altro che un accordo per la realizzazione di un piano eversivo di destabilizzaizone dello stato condotta da un “sistema criminale” composto da mafia, massoneria deviata e servizi segreti deviati?</p>
<p>L&#8217;ipotesi non deve sorprendere e non rappresenterebbe certo una novità per il nostro paese; la storia della nostra Repubblica è costellata di eventi che vedono i vertici di cosa nostra trattare, attraverso esponenti massonici, con “presunti” terroristi ed ideatori di progetti golpistici al fine di alimentare la c.d. “strategia della tensione”</p>
<p>Ciò che sorprende, invece, è come, analizzando gli atti delle pagine più buie della storia del nostro paese compaiano, collegati tra loro, sempre alcuni nomi. Per rendersi conto di ciò basta fare una semplice analisi della storia professionale e massonica di un protagonista: Giuseppe Mandalari, il commercialista della mafia</p>
<p>E&#8217; il 1954 quando <strong>Giuseppe Mandalari</strong> entra in massoneria e viene iniziato presso l&#8217; Obbedienza di Piazza del Gesù.</p>
<p>Punto di riferimento costante di Mandalari in ambito massonico è il <strong>principe Alliata di Montereale</strong>, in rapporti con la destra eversiva, coinvolto anche nelle inchieste sul Golpe Borghese, sul Golpe Sogno, sulla organizzazione eversiva denominata “Rosa dei Venti”, il suo nome compare negli elenchi P2 di Licio Gelli.</p>
<p>Unico Sovrano Gran Commendatore ad vitam nella storia della massoneria italiana, Alliata di Montereale balza alle cronache dei progetti golpistici già negli anni &#8216;50, accusato da Gaspare Pisciotta (poi morto in carcere per aver bevuto un caffè alla stricnina) di essere il mandante della strage di Portella della Ginestra, eseguita dal boss Salvatore Giuliano.</p>
<p>Nello stesso anno del suo ingresso in massoneria il giovane ragioniere Giuseppe Mandalari diviene dipendente dell&#8217;assessorato regionale ai Lavori Pubblici. Sono gli anni dell&#8217;ascesa di Luciano Liggio, il boss di Corleone che, grazie al legame con <strong>Vito Ciancimino</strong>, assessore ai Lavori Pubblici, si arricchisce a Palermo con l&#8217;abusivismo edilizio.</p>
<p>Oggetto di richieste di rinvio a giudizio sin dal 1964, <strong>Luciano Liggio</strong> (che, secondo quanto testimoniato da Tommaso Buscetta, e confermato dallo stesso Liggio, avrebbe preso parte alle riunioni tenutesi con la massoneria deviata e pezzi delle istituzioni per partecipare al Golpe Borghese e al Golpe Sogno) si dà alla latitanza nel 1969, riuscendo a scappare, mezz&#8217;ora prima di essere arrestato, da una clinica romana presso cui era ricoverato e dove riceveva le visite del capo dei servizi segreti Generale Vito Miceli (poi arrestato perché sospettato di essere coinvolto nell&#8217;organizzazione eversiva “Rosa dei Venti”, nel Golpe Borghese il suo nome compare negli elenchi P2).</p>
<p>Luciano Liggio, durante la sua latitanza, si dedica ai sequestri di persona (Anonima Sequestri) i cui proventi, come vedremo poi, si sospetta vengano riciclati in società cui era commercialista Giuseppe Mandalari.</p>
<p>Durante la latitanza accanto a Luciano Liggio troviamo Carlo Fumagalli, anche lui pare dedito ai sequestri di persona e sospettato di aver chiesto un riscatto di mezzo milione di dollari per il sequestro dell&#8217;industriale Aldo Cannavale.</p>
<p><strong>Carlo Fumagalli</strong> è un personaggio ambiguo. “Estremista di centro” come lui stesso si definiva, seppur noto come leader del movimento di destra MAR (Movimento di Azione Rivoluzionaria), secondo alcune testimonianze sarebbe stato in realtà legato alle vicende della c.d. “strategia della tensione”, ai servizi segreti e, in rapporti con Giangiacomo Feltrinelli (morto a Segrate a 200 metri dalla carrozzeria DIA di Fumagalli), avrebbe dato vita al gruppo Brigate Rosse, preparando l&#8217;attentato alla pista di collaudo della Pirelli del 1971 (questo dato risulta particolarmente interessante proprio in considerazione del fatto che sul volantino di rivendicazione MAR del 13 aprile 1970 compare il simbolo della stella a cinque punte, simbolo poi adottato dalle Brigate rosse).</p>
<p>Principale finanziatore di Fumagalli risulta essere <strong>Jordan Vessellinoff</strong>, consuocero di <strong>Igor Markevitch</strong>, il direttore d&#8217; orchestra coinvolto nel rapimento dell&#8217;onorevole Aldo Moro. Anche lui personaggio ambiguo, che alcune informative indicano avere legami con faccendieri, trafficanti di armi ed appartenenti a vari servizi segreti, Jordan Vessellinoff aveva fondato nel 1958 a Santa Margherita Ligure, insieme al generale Giovanni Allavena (a capo del servizio segreto trafugherà alcuni fascicoli per consegnarli a Licio Gelli) la Loggia C.A.M.E.A. (Centro Attività Massoniche Esoteriche Accettate). Tale loggia risulta collegata con le logge cameine siciliane, nei cui elenchi compare il nome di <strong>Giuseppe Mandalari</strong>, e i cui vertici furono inquisiti nel 1979, dalla magistratura milanese, per avere aiutato Sindona (coinvolto nel Golpe Sogno) nel suo finto sequestro.</p>
<p>Fallito il golpe del &#8216;74 per <strong>Luciano Liggio, Michele Sindona e Giuseppe Mandalari</strong> iniziano i guai. Luciano Liggio viene arrestato a Milano e tra le sue carte viene rinvenuto un numero di telefono riservato di Ugo De Luca, al vertice della Banca Privata Finanziaria di Milano di Michele Sindona. E&#8217; l&#8217;inizio del crollo dell&#8217;impero finanziario di Sindona.</p>
<p>Passano pochi mesi e il 14 agosto del 1974 il giornale della Sicilia titola: “<em>Anonima sequestri &#8211; Si indaga sulla personalità di Giuseppe Mandalari. Specialista nell&#8217;amministrare società costituite da maf</em>iosi”. Secondo l&#8217;articolo gli investigatori sospettavano che alcune società di cui Mandalari era amministratore, considerate paravento di grossi mafiosi (Liggio, Riina e Bagarella), servissero a ripulire il denaro proveniente dai sequestri di persona.</p>
<p>E&#8217; il giudice Occorsio, che negli anni aveva indagato sul Golpe Borghese, sul Piano Solo, sullo scandalo Sifar, che, per primo, sospetta che molti sequestri avvengano, in realtà, per finanziare attentati e disegni eversivi, e confida al giudice Imposimato: &#8220;<em>Sono certo che dietro i sequestri ci siano delle organizzazioni massoniche deviate e naturalmente esponenti del mondo politico. Tutto questo rientra nella strategia della tensione</em>”.</p>
<p>Il 09 luglio 1976, Occorsio viene assassinato e la sua borsa, contenente documenti della sua indagine, viene trafugata (esattamente come accaduto per le agende dei giudici Falcone e Borsellino). L’autore materiale del suo assassinio è un neofascista, Pierluigi Concutelli, nella cui abitazione vengono rinvenuti dei soldi provenienti dal sequestro di Emanuela Trapani e la cui scheda, con l’indicazione della tessera n. 11.070, verrà ritrovata anni dopo da Giovanni Falcone a Palermo, nella sede della Loggia massonica Camea.</p>
<p>Ma, mentre per Liggio e Sindona (quest&#8217;ultimo morirà nel carcere di Voghera dopo aver bevuto un caffè avvelenato, esattamente come Gaspare Pisciotta, grande accusatore del Principe Alliata di Montereale) è la fine, <strong>Giuseppe Mandalari</strong> pare divenire ancora più forte e, nel 1978, riunisce diverse logge massoniche sotto la denominazione profana di Accademia di Alta Cultura (identico nome di una comunione massonica creata anni prima proprio dal principe Alliata di Montereale), cui fa seguire un collegamento operativo con altre logge presenti a Trapani. Collegati alle logge massoniche trapanesi troviamo i mafiosi Asaro e Calabrò, boss che gestiscono ad Alcamo il laboratorio di morfina-base più grande d’Europa, un miliardo di proventi al giorno, scoperto solo nel 1985. Tra i fornitori di droga del laboratorio di Alcamo vi era l&#8217;organizzazione di cui faceva parte il <strong>killer Alì Agca</strong> che, poco prima di attentare alla vita di Papa Giovanni Paolo II, soggiornerà per alcuni giorni in quelle località.</p>
<p>Coordinatore dei fratelli di Piazza del Gesù in Sicilia, l&#8217;importanza di Mandalari in seno alla massoneria, viene alla luce, per la prima volta, solo durante le indagini che hanno ad oggetto le logge trapanesi che si nascondevano dietro il Centro studi Scontrino, logge massoniche all&#8217;obbedienza di <strong>Giuseppe Mandalari</strong>, cui risultavano affiliati mafiosi, politici, funzionari dei servizi segreti, e presso la cui sede era presente l’Associazione musulmani d’Italia, sponsorizzata da <strong>Gheddafi</strong> (secondo il giudice Palermo affiliato nel 1969 a Londra alla loggia massonica dei Senussi) e facente capo a <strong>Michele P</strong>apa, capofila per la Sicilia del Supersismi di Santovito e Musumeci, al quale era partecipe anche Pazienza.</p>
<p>Ma neppure questo ennesimo “incidente” ferma Mandalari, la sua carriera continua sino al periodo stragista del 92 -&#8217;93 e all&#8217;appoggio dato alla neonata formazione politica: Forza Italia.</p>
<p>Come si può notare, seguendo la storia professionale e massonica di un solo protagonista si possono ripercorrere 40 anni di c.d. “misteri” italiani.</p>
<p>Per concludere, e ritornando alla prima domanda con cui abbiamo aperto l&#8217;articolo: se Riina dice la verità, Ciancimino con chi potrebbe aver trattato? Forse con Giuseppe Mandalari? Giuseppe Mandalari viene indicato, oltre che come il commericalista della mafia, anche come prestanome di Riina ma, vista la sua storia professionale e massonica, non potrebbe essere vero il contrario?</p>
<p>Ed ancora, se Borsellino non è stato ucciso dalla mafia, è possibile che la sua morte sia stata decisa perché aveva capito, esattamente come anni prima il giudice Occorsio, che la &#8220;trattativa&#8221; altro non era che un accordo, tra i soliti noti, che rientrava nella mai finita strategia della tensione?</p>
<p>Non lo sappiamo. Noi, basandoci su dati di fatto acquisiti, non possiamo che porci delle domande ed avanzare delle probabili ipotesi, il resto è compito della magistratura.</p></blockquote>
</div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Astor trial a snap compared to Mafia Pizza’ Connection Saga]]></title>
<link>http://af11.wordpress.com/2009/08/19/astor-trial-a-snap-compared-to-mafia-pizza%e2%80%99-connection-saga/</link>
<pubDate>Wed, 19 Aug 2009 00:06:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>af11</dc:creator>
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<description><![CDATA[Tommaso Buscetta, whose testimony helped convict defendants in the “Pizza Connection” trial, being e]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://af11.wordpress.com/files/2009/08/pizza-connection-2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2591" title="Pizza Connection 2" src="http://af11.wordpress.com/files/2009/08/pizza-connection-2.jpg" alt="Pizza Connection 2" width="510" height="339" /></a></p>
<div><span style="font-size:small;"><strong>Tommaso Buscetta, whose testimony helped convict defendants in the “Pizza Connection” trial, being escorted by Italian police officers</strong></span></div>
<div><strong></strong></div>
<div><strong></strong></div>
<div><a href="http://af11.wordpress.com/files/2009/08/51sncqyeasl__sl500_aa240_123.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2597" title="51SNCQYEASL__SL500_AA240_123" src="http://af11.wordpress.com/files/2009/08/51sncqyeasl__sl500_aa240_123.jpg" alt="51SNCQYEASL__SL500_AA240_123" width="240" height="240" /></a></div>
<div><strong></strong></div>
<div><strong><span style="font-size:small;"></p>
<div><a title="http://www.amazon.com/Last-Days-Sicilians-Ralph-Blumenthal/dp/0671682776" href="http://www.amazon.com/Last-Days-Sicilians-Ralph-Blumenthal/dp/0671682776">The Last Days of  the Sicilians</a></div>
<p></span></strong></div>
<div><strong></strong></div>
<div></div>
<div><span style="font-size:small;"></p>
<div>It may seem like the forever trial —<a title="http://www.nytimes.com/2009/08/18/nyregion/18astor.html" href="http://www.nytimes.com/2009/08/18/nyregion/18astor.html">The states fraud case against Brooke Astor&#8217;s son and one of her lawyers</a> . But it has barely broken the five-month mark. For a really long trial, how about <span style="font-size:small;"><a title="http://www.nytimes.com/1987/01/28/nyregion/summations-begin-in-the-pizza-connection-trial.html" href="http://www.nytimes.com/1987/01/28/nyregion/summations-begin-in-the-pizza-connection-trial.html">The Pizza Connection</a></span>  The 1980s Manhattan case, against a mysterious Sicilian Mafia clan charged with masterminding a billion-dollar drug pipeline into the country using pizzerias and other fronts, lasted 17 months and became one of the longest criminal trials in federal history</div>
<div>.<br />
It began on Sept. 30, 1985, with 22 defendants and ended on March 2, 1987, with 16 (one having been shot dead and another wounded in the meantime), and all but one found guilty. It lasted long enough for one defense lawyer to suffer a heart attack nine months into the case, undergo surgery, recuperate and return to finish arguing his client’s ultimately hopeless case</div>
<div> </div>
<div>The prosecution team featured a couple of unknowns named Rudolph W. Giuliani and Louis J. Freeh.</div>
<div>
The witnesses numbered 275 and their accounts consumed 41,910 pages of trial testimony — I know because I read through every page for a book I wrote on the case, “Last Days of the Sicilians,” not counting tens of thousands of pages of wiretap transcripts and other exhibits. The prosecution digest provided to the jury as a handy summary of the case ran to 394 pages. Under the circumstances, the jurors — 11 of them since one was excused after a threatening phone call — deliberated with lightning speed, reaching their verdict in a mere six days.</div>
<p></span></div>
<div><strong>Read More</strong>  </div>
<div><span style="font-size:x-small;color:#000000;font-family:Arial;"><a title="http://cityroom.blogs.nytimes.com/2009/08/18/pizza-connection-item-from-ralph-b/" href="http://cityroom.blogs.nytimes.com/2009/08/18/pizza-connection-item-from-ralph-b/">Ralph Blumenthal</a> </span></div>
<div><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/-8YPh5oU9gk&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/-8YPh5oU9gk&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></div>
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<title><![CDATA[Gli appelli vani]]></title>
<link>http://onoratasocieta.wordpress.com/2009/05/12/gli-appelli-vani/</link>
<pubDate>Tue, 12 May 2009 04:52:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>Concetta Cice</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ne avevo ancora scritto in uno dei miei ultimi articoli, denunciavo quella che ormai è una brutta pi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft" title="Antonio Ingroia" src="http://www.igrc.it/qqq1x1.jpg" alt="" width="276" height="225" />Ne avevo ancora scritto in uno dei miei ultimi articoli, denunciavo quella che ormai è una brutta piega presa dalle nostre istituzioni in fatto di lotta alla mafia. Tante parole dietro le quali si nasconde purtroppo il totale o quasi disinteressamento dello Stato all&#8217;antimafia. E quindi si delegittimano le Procure, sottraendo loro mezzi e uomini e contestando ieri i collaboratori di giustizia oggi l&#8217;impiego delle intercettazioni. O nei casi più estremi si accusa la magistratura di operare per interessi <em>altri</em> che non sono quelli della Verità.</p>
<p>Da più parti e quasi ogni giorno, sono tanti gli accorati appelli da parte di tanti procuratori che richiedono maggiori garanzie sul fronte dell&#8217;antimafia, anche se oggettivamente sarebbe un&#8217;impresa trovarne traccia su un qualsiasi quotidiano o telegiornale. Uno degli ultimi richiami è quello fatto dal procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, in occasione del dibattito finale del primo <em>Festival del Giornalismo d&#8217;inchiesta</em> svoltosi a Marsala, ma a parte una battuta Ansa ripresa da Il Messaggero, i restanti giornalai dormono. Eppure chi parlava non è propriamente un signor nessuno per le cronache. Anzi.</p>
<p><!--more-->Antonio Ingroia è quel procuratore che negli ultimi giorni insieme al suo collega Antonino Di Matteo, è stato oggetto di una grave intimidazione mafiosa, in un periodo in cui gli stessi stanno conducendo rilevanti indagini sulle relazioni esterne di Cosa Nostra, anche grazie alle dichiarazioni rese da Massimo Ciancimino.</p>
<p>Scelte giornalistiche? No, direi piuttosto scelte di regime. Tanto che è possibile trovare un articolo che denuncia proprio la mancanza di interesse da parte dello Stato nella lotta alla mafia su un giornale svedese. Eh, ma si sa, gli europei del nord sono avanti in tutto, magari anche nella democrazia!</p>
<p>Questo l&#8217;articolo del Dagens Nyheter:</p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<h4><strong><a href="http://www.dn.se/nyheter/varlden/staten-later-maffian-hallas-1.856808" target="_blank">Lo Stato lascia fare la mafia</a></strong></h4>
<p><em>02 maggio 2009 &#8211; di Peter Loewe</em></p>
<p>Dopo le sconfitte degli ultimi anni, la mafia siciliana adesso cambia tattica. Intanto, lo stato si è in pratica arreso nella lotta a Cosa Nostra. È quanto dice il sostituto procuratore di Palermo a DN.</p>
<p>Chi visitava il palazzo di giustizia di Palermo negli anni ’80, si trovava di fronte ad un’edificio enorme, pulsante di attività come un alveare. Guardie del corpo, innumerevoli segretari e assistenti andavano avanti e indietro per i lunghi corridoi, aiutando il grande pool antimafia costruito intorno ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino – entrambi uccisi poi dalla mafia nel 1992.</p>
<p>Oggi nei corridoi c’è un senso di desolazione kafkiana già nel primo pomeriggio. Alcuni giudici continuano però testardamente il proprio lavoro. Uno di questi è il sostituto procuratore Antonio Ingroia, che oggi coordina tutte le indagini sulla mafia a Palermo.</p>
<p>Sottolinea i problemi pratici legati alla possibilità di portare avanti il lavoro nonostante i continui tagli fatti dallo stato. Ingroia parlava chiaro come pochi altri già il giorno dell’apertura dei lavori del sistema giudiziario del paese per il 2009. Affermava che la lotta alla mafia rischia di di finire in bancarotta totale. Mancano i soldi per pagare gli straordinari al personale, ma anche per pagare cose basilari come la carta per la fotocopiatrice o la benzina delle macchine dei giudici e delle guardie del corpo.</p>
<p>- Questo è il risultato di una decisione politica che deriva da una sottovalutazione di Cosa Nostra. Finché la mafia uccideva sulle strade, l’organizzazione era vista come una minaccia seria. Da quando però la mafia ha scelto la strategia dell’armistizio, lo stato ha fatto lo stesso, dice Ingroia.</p>
<p>È sua convinzione che l’obiettivo dello stato non sia più di combattere e sconfigggere la mafia, ma solo di limitare il fenomeno. Se la mafia riga dritto e si concentra a fare soldi con il narcotraffico, lo stato ritiene che il fenomeno sia tollerabile.</p>
<p>Ingroia qui ha lavorato sulle indagini di mafia dal 1992. Dopo l’arresto di importanti boss come Totò Riina e Bernardo Provenzano, Ingroia ha dimostrato piuttosto esplicitamente di non essere per niente un sostenitore del reciproco ed informale armistizio di questi tempi tra la mafia e lo stato italiano.</p>
<p>Oggi non ci sono leader certi all’interno di Cosa Nostra. Probabilmente l’organizzazione non ha nemmeno la stessa struttura a cupola emersa dalle testimonianze dell’”informatore” Tommaso Buscetta.</p>
<p>- Provenzano, arrestato nel 2006, era l’ultimo dei corleonesi ed ha perciò concluso un’epoca storica, dice Ingroia riferendosi al paese Corleone, per più di cinquant’anni chiamato la culla della mafia.</p>
<p>Lo stato ha poi continuato ad avere successo nella lotta alla mafia. Salvatore Lo Piccolo, considerato il logico erede di Provenzano, è stato arrestato nel 2007. Oggi sono principalmente due i mafiosi che aspirano al controllo della Sicilia: il 44enne Domenico Raccuglia è senz’altro il boss più importante di Palermo. Il 47enne Matteo Messina Denaro (a causa del suo dissoluto stile di vita chiamato spesso il playboy numero uno della mafia) controlla la provincia di Trapani nella Sicilia occidentale.</p>
<p>Nella zona di frontiera, intorno al comune di Partinico, è in atto una piccola guerra di mafia. Partinico è il luogo che ha avuto il maggior numero di omicidi mafiosi in Sicilia negli ultimi anni, sottolinea Ingroia.</p>
<p>Cosa Nostra ha provato ad uscire dalla forte crisi in cui l’organizzazione era finita dopo i molti colpi inferti dallo stato. Concorrenti come la ’ndrangheta calabrese nel frattempo sono cresciuti ed hanno raggiunto una posizione nettamente predominante nel traffico internazionale di droga.</p>
<p>- La tattica di Cosa Nostra si è basata sul riallacciamento dei contatti con le famiglie mafiose che hanno lasciato la Sicilia e sono partite per gli Stati Uniti per evitare le guerre di mafia e l’egemonia dei corleonesi, dice Ingroia nominando soprattutto le famiglie Gambino e Inzerillo.</p>
<p>Non si può certo dire che Antonio Ingroia sia popolare nel governo di Silvio Berlusconi, dato che spesso e volentieri è entrato in aperta polemica con il potere di Roma. Lo ribadisce anche durante l’intervista a DN, dicendo che lo stato ha indebolito le possibilità dei giudici per le indagini preliminari di investigare sui crimini mafiosi. In un primo tempo limitando l’uso delle testimonianze dei membri che hanno lasciato e preso le distanze da Cosa Nostra. Le prove di un paio di grandi processi basati su affermazioni di cosiddetti informatori o ”pentiti” – per esempio il processo contro l’ex primo ministro Giulio Andreotti – sono scoppiate dopo un decennio come bolle di sapone.</p>
<p>- Lo stato voleva invece che usassimo metodi probatori più tradizionali, come le intercettazioni telefoniche. Adesso il governo vuole limitare anche queste. Io, così come molti altri colleghi, mi chiedo come potremo svolgere il nostro lavoro senza utilizzare testimoni né intercettazioni. L’obiettivo è forse quello di sopprimere del tutto indagini scomode?.</p>
<p>Ingroia soppesa le parole con la massima prudenza non appena cominciamo a parlare della relazione tra mafia e politica. Non c’è da stupirsene, visto che dal suo ufficio sono partite le accuse, che adesso sono materia processuale, contro Marcello Dell’Utri. Dell’Utri, uno dei collaboratori più stretti di Berlusconi e membro del senato, nel 2004 è stato condannato a nove anni di carcere per associazione mafiosa. Eppure Berlusconi ha lasciato che si presentasse per la rielezione l’anno scorso e ha definito Dell’Utri come ”perseguitato politicamente dalla giustizia”.</p>
<p>Ingroia non dice una parola su Dell’Utri, ma è sufficiente leggere le sue precedenti indagini preliminari per constatare che la sua linea d’accusa è che Dell’Utri sia stato un punto di contatto importante tra la mafia e le grandi vittorie elettorali di Berlusconi in Sicilia.</p>
<p>- Prima l’Italia aveva una politica molto più strutturata. La mafia ed i politici erano due gruppi distinti, senza contatti in comune ma che a volte si cercavano per mettersi d’accordo. Oggi ci sono mafiosi che si dedicano alla politica, mentre ci sono politici, soprattutto a livello locale, che favoriscono apertamente la mafia.</p>
<p>(traduzione di ItaliaDallEstero.info)</p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p>Articoli correlati: <a href="http://onoratasocieta.wordpress.com/2009/05/07/lantimafia-delle-illusioni/" target="_blank">L’antimafia delle illusioni</a> &#8211; <a href="http://onoratasocieta.wordpress.com/2009/04/27/eroi-i-morti-infami-i-vivi/" target="_blank">Eroi i morti, infami i vivi</a> – <a href="http://onoratasocieta.wordpress.com/2009/03/31/lettera-aperta-gianfranco-fini/" target="_blank">Lettera aperta all’On. Gianfranco Fini</a></p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p>Per approfondire:</p>
<p>- <a href="http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_960811951.html" target="_blank">Intercettazioni: Ingroia, ddl e&#8217; frutto ricerca impunità</a> (Ansa)</p>
<p>- <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=57721&#38;sez=HOME_INITALIA" target="_blank">Intercettazioni, Ingroia: ricerca impunità di una classe politica incline a delinquere</a> (Il Messagero)</p>
<p>- <a href="http://www.osservatoriosullalegalita.org/09/note/05mag1/0522mafiajus.htm" target="_blank">Mafia : minacce a pm Ingroia e Di Matteo</a> (Osservatorio sulla Legalità)</p>
<p>- <a href="http://www.antimafiaduemila.com/content/view/15556/48/" target="_blank">Mafia: Anm, solidarieta&#8217; ai pm di Palermo</a> (Antimafiaduemila)</p>
<p>- <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Cari-giudici-dobbiamo-cambiare/2056008&#38;ref=hpsp&#38;ref=rephpsp4" target="_blank">Cari giudici dobbiamo cambiare</a> (L&#8217;Espresso)</p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p><a href="http://www.wikio.it/vote?url=http://onoratasocieta.wordpress.com/2009/05/12/gli-appelli-vani/" target="_tab"><img style="border:none;vertical-align:middle;" src="http://www.wikio.it/shared/img/vote/wikio5.gif" alt="" /></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Mafia &amp; CO.]]></title>
<link>http://robertobrumat.wordpress.com/2009/02/20/mafia-co/</link>
<pubDate>Thu, 19 Feb 2009 23:17:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>roro34</dc:creator>
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<description><![CDATA[La vergogna di Stato Manuela Loi è una ragazza dai capelli folti e gli occhi sorridenti. Contenta di]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p class="MsoNormal"><!--[if gte mso 9]&#62;  Normal 0   14   false false false  IT X-NONE X-NONE              MicrosoftInternetExplorer4              &#60;![endif]--><!--[if gte mso 9]&#62;                                                                                                                                            &#60;![endif]--> <img class="aligncenter size-full wp-image-1285" title="loi4" src="http://robertobrumat.wordpress.com/files/2009/02/loi4.jpg" alt="loi4" width="292" height="432" /></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;"><strong><span style="font-size:14pt;line-height:150%;color:#ff6600;">La vergogna di Stato</span></strong><strong></strong></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span style="font-size:11pt;line-height:150%;color:red;">Manuela Loi</span></strong><span style="font-size:11pt;line-height:150%;"> è una ragazza dai capelli folti e gli occhi sorridenti. Contenta di essere in polizia, anche se ha dovuto passare da un’isola all’altra: dalla sua Sardegna alla Sicilia. Ha un fidanzato che sta per sposare e fra tre mesi compirà 25 anni, ma al momento è il lavoro che la impegna al 100%. E’ domenica pomeriggio e fa caldo, siamo in luglio e a Palermo c’è molto sole. Sestu, il suo paese vicino Cagliari, è lontano anni luce. Oggi non ha impegni, ma è a disposizione: significa che possono chiamarla in servizio. Sale sull’auto blindata, ancora non sa che sta per diventare tristemente famosa in tutta Italia, che le verranno dedicate scuole in tutta la Sardegna, ma soprattutto che quello è il suo ultimo giorno di sole, il suo ultimo giorno. Da cinque giorni fa parte della scorta di <strong><span style="color:red;">Paolo Borsellino</span></strong> (è la prima donna affidata ad una scorta ad alto rischio) e ora sta accompagnando il giudice a casa della vecchia mamma. E’ il 19 luglio 1992, quella è via d’Amelio. Le due auto blindate che arrivano dalla villa di un amico di <strong><span style="color:red;">Borsellino</span></strong>, parlamentare dell’Msi, si fermano sotto i palazzi nella strada che il giudice aveva invano chiesto al Comune venisse interdetta al parcheggio. Scendono i primi agenti in copertura, poi il giudice scortato da un altro poliziotto e da <strong><span style="color:red;">Manuela</span></strong>. Impugnano i mitra, ma appena <strong><span style="color:red;">Borsellino</span></strong> suona il campanello del citofono, una 126 parcheggiata lì davanti esplode con il suo carico di 96 kg di tritolo. Col giudice e <strong><span style="color:red;">Manuela Loi</span></strong> muoiono sul colpo <strong><span style="color:red;">Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Claudio Triana, Vincenzo Limuli</span></strong>. L’asfalto si solleva per 200 metri e i condomini sono sventrati fino al quinto piano. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:11pt;line-height:150%;">A distanza di qualche giorno i resti della giovane donna, la prima poliziotta italiana morta in servizio, recuperati a brandelli perfino sulle pareti del condominio, vengono ricomposti in una bara e mandati a casa a Cagliari. Ma a questo punto avviene l’incredibile, che Salvatore Borsellino, fratello del magistrato, ricorda con rabbia e indignazione nei suoi interventi pubblici: i familiari ricevono anche la fattura delle spese di trasporto. La vergogna di Stato.</span></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:11pt;line-height:150%;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1286" title="falcone_borsellino" src="http://robertobrumat.wordpress.com/files/2009/02/falcone_borsellino.jpg" alt="falcone_borsellino" width="600" height="412" /></span><!--[if gte mso 9]&#62;  Normal 0   14   false false false  IT X-NONE X-NONE              MicrosoftInternetExplorer4              &#60;![endif]--><!--[if gte mso 9]&#62;                                                                                                                                            &#60;![endif]--></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;"><strong><span style="font-size:14pt;line-height:150%;color:#ff6600;">Intreccio di tabulari e “cantanti”</span></strong><span style="font-size:11pt;line-height:150%;"> </span></p>
<p class="MsoNormal"><!--[if gte mso 9]&#62;  Normal 0   14   false false false  IT X-NONE X-NONE              MicrosoftInternetExplorer4              &#60;![endif]--><!--[if gte mso 9]&#62;                                                                                                                                            &#60;![endif]--> <span style="font-size:11pt;line-height:150%;">Pochi giorni prima, cioè subito dopo l’assassinio di <strong><span style="color:red;">Giovanni Falcone</span></strong>, in un intervento pubblico a Palermo, <strong><span style="color:red;">Borsellino</span></strong> aveva detto testualmente: <em>La Corte di Cassazione continua ad affermare, di fatto, che la mafia non esiste. Continua a far morire Giovanni Falcone</em>&#8230; </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:11pt;line-height:150%;">Tra gli investigatori chiamati sul posto, <strong><span style="color:red;">Gioacchino Genchi</span></strong>, esperto analizzatore di flussi telefonici e telematici balzato in questi mesi agli onori delle cronache, in seguito dichiarò che l’unico luogo plausibile da dove avrebbe potuto essere premuto il telecomando di innesco dell’esplosione (vedendo direttamente il luogo dell’attentato senza esserne investiti dall’onda d’urto), era il castello liberty di Utveggio, sede di un centro del Sisde (servizio segreto civile), in seguito smantellato in una sola notte), sul monte Pellegrino che domina la città. E poi <strong><span style="color:red;">Genchi</span></strong> tirò in ballo uno specifico agente segreto, già coordinatore dei centri Sisde in Sardegna e Sicilia: <strong><span style="color:red;">Bruno Contrada</span></strong>, arrestato 5 mesi dopo la strage di via d’Amelio per concorso esterno in associazione mafiosa (condanna a 10 anni confermata in Cassazione nel 2007) e nel 2008 già agli arresti domiciliari per motivi di salute). Lo accusavano 4 pentiti di calibro: <strong><span style="color:red;">Tommaso Buscetta, Gaspare Mutolo, Salvatore Cancemi e Giuseppe Marchese</span></strong>. Ma quello che dice <strong><span style="color:red;">Genchi</span></strong> è un dato tecnologico: qualcuno avvisò <strong><span style="color:red;">Contrada</span></strong> dell’attentato di via d’Amelio solo 80 secondi dopo lo scoppio. Che tempestività i servizi! I familiari lo seppero due ore più tardi. Ma come? Non si stava parlando di mafia? Vuoi vedere che i servizi segreti italiani non “hanno seguito molto da vicino” solo il terrorismo! E poi c’è la questione del capitano dei carabinieri <strong><span style="color:red;">Arcangiòli</span></strong> (oggi colonnello), fotografato e filmato pochi minuti dopo la strage, mentre porta in salvo la borsa in pelle di Borsellino. La porta al giudice <strong><span style="color:red;">Ayala</span></strong>, poi dirà in questura, ma di fatto più tardi la rimise nell’auto blindata del giudice dove l’aveva presa. E perché mai? Una volta acquisita&#8230; E perché mai senza stendere un verbale&#8230; Di fatto la borsa non conteneva più l’agenda rossa da cui Borsellino non si separava mai. Oggi il colonnello suggerisce ai magistrati di cercare altri agenti segreti che si aggiravano tra le auto carbonizzate. Qui sotto ospito con piacere l’intervento che mi ha concesso <strong><span style="color:red;">Salvatore Borsellino</span></strong>, fratello del magistrato assassinato, che da 17 anni si batte per ottenere la verità. Con la determinata illusione che solo i parenti delle vittime, nel nostro Belpaese, possono nutrire. <span> </span><span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:11pt;line-height:150%;">Qualche notizia sui curiosi abitatori del castello di Utveggio: <a href="http://koze_kozim.go.ilcannocchiale.it/post/1598001.html">http://koze_kozim.go.ilcannocchiale.it/post/1598001.html</a></span></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:11pt;line-height:150%;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1287" title="foto-arcangioli" src="http://robertobrumat.wordpress.com/files/2009/02/foto-arcangioli.jpg" alt="foto-arcangioli" width="230" height="185" /></span><!--[if gte mso 9]&#62;  Normal 0   14   false false false  IT X-NONE X-NONE              MicrosoftInternetExplorer4              &#60;![endif]--><!--[if gte mso 9]&#62;                                                                                                                                            &#60;![endif]--></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:center;">
<p><!--[if gte mso 9]&#62;  Normal 0   14   false false false  IT X-NONE X-NONE              MicrosoftInternetExplorer4              &#60;![endif]--><!--[if gte mso 9]&#62;                                                                                                                                            &#60;![endif]--></p>
<p><!--[if gte mso 10]&#62;--></p>
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:center;">
<p class="MsoNoSpacing" style="text-align:center;"><strong><span style="font-size:14pt;color:#ff6600;">La morte della giustizia</span></strong></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:11pt;line-height:150%;">Mi è arrivata una notizia alla quale la mia mente si rifiuta di credere. Sono ormai abituato nei 17 anni che sono passati dall&#8217;assassinio di <strong><span style="color:red;">Paolo Borsellino</span></strong> a continuare a vederlo ripetutamente massacrato da tutte le volte che è stata negata la giustizia per quella strage. Da tutte le volte che delle indagini sono state bloccate, che dei processi sono stati archiviati nel momento in cui arrivavano ad essere indagati i veri autori di quella strage, i veri assassini di Paolo e dei ragazzi della sua scorta. I veri assassini: quelli che hanno procurato l&#8217;esplosivo di tipo militare necessario per l&#8217;attentato, quelli che dal castello Utveggio hanno premuto il pulsante del telecomando che ha provocato l&#8217;esplosione, quelli che in una barca al largo del golfo di Palermo attendevano la comunicazione dell&#8217;esito dell&#8217;attentato, quelli che si sono precipitati sul luogo dove le macchine continuavano a bruciare, calpestando i pezzi di quei cadaveri e camminando nelle pozzanghere formate dal sangue di quei ragazzi per poter prelevare l&#8217;agenda rossa di Paolo e insieme ad essa le prove della scellerata trattativa tra mafia e Stato. Quella trattativa per portare avanti la quale Paolo doveva essere eliminato, ed eliminato in fretta.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:11pt;line-height:150%;">Credevo di essere ormai abituato a tutto, di riuscire a resistere a qualsiasi disillusione, a qualsiasi venir meno della speranza di ottenere Giustizia, ma questa volta il colpo è troppo forte, questa volta non so se riuscirò a reggerlo. Il ricorso presentato in Cassazione dalla Procura di Caltanissetta, retta da <strong><span style="color:red;">Sergio Lari</span></strong>, a fronte della sentenza di assoluzione emanata dal GUP nei confronti del <strong><span style="color:red;">capitano Arcangioli</span></strong> era inoppugnabile. Quella sentenza grida vendetta sia per quanto riguarda la forma giuridica che la sostanza. Basta guardare, nelle fotografie e nei video, il <strong><span style="color:red;">cap. Arcangioli</span></strong>. Si vede un uomo che si allontana dalla macchina con il suo bottino tra le mani per consegnarlo a chi gli ha ordinato di sottrarre quella preziosa testimonianza autografa dello stesso Paolo sui motivi del suo assassinio. Basta questo per capire che non possono essere in alcun modo accettare le motivazioni addotte dallo stesso <strong><span style="color:red;">Arcangioli</span></strong> per giustificare le innumerevoli e discordanti versioni date, per giustificare le sue presunte amnesie sulle persone alle quali quella borsa era stata consegnata. Per riapparire poi, due ore dopo la sua scomparsa, sul sedile posteriore della macchina blindata di Paolo ma vuota del suo prezioso contenuto. Quell&#8217;uomo che si allontana dalla macchina a passo spedito, guardandosi intorno con espressione sicura per verificare se qualcuno lo sta osservando non è un uomo sconvolto, è un uomo sicuro di sé e a cui non importa se è fatto di sangue e di pezzi di carne il terreno su cui cammina. E&#8217; un uomo che sta compiendo un’azione di guerra e deve portarla a termine. E se così non fosse, se il <strong><span style="color:red;">cap. Arcangioli</span></strong> fosse innocente e non fosse lui ad avere sottratto quell’agenda, gli dovrebbe allora essere data la possibilità di difendersi in un pubblico dibattimento, di difendersi davanti all&#8217;opinione pubblica da un&#8217;accusa così infamante: con la stessa visibilità che è stata data ai processi dei coniugi di Erba, di Meredith, della Franzoni o alla pretesa agonia mediatica di un povero corpo morto ormai da 17 anni come quello di Eluana. Ma la Giustizia in Italia è ormai marcia. Sono stati eliminati senza bisogno di tritolo quei giudici che hanno osato avvicinarsi ai fili scoperti della corruzione del sistema di potere. Sono stati intimoriti gli altri magistrati con gli esempi di provvedimenti disciplinari inauditi e di espulsioni dalla Magistratura. Provvedimenti ed espulsioni decretati per giudici che cercavano soltanto di ottemperare al giuramento prestato allo Stato al momento di intraprendere il loro servizio allo Stato. Quello Stato in cui avevano creduto e per servire il quale Paolo è stato ucciso. Si è ormai arrivati alla fase finale. Per legge si proclama che il nero è bianco e che la realtà non è quella che vediamo. E’ quella che DOBBIAMO vedere.</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span style="font-size:11pt;line-height:150%;">Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo Borsellino</span></strong></p>
<p class="MsoNormal">
<p><!--[if !supportLineBreakNewLine]--><br />
<!--[endif]--></p>
<p class="MsoNoSpacing">
<p><!--[endif]--></p>
<p class="MsoNoSpacing">
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[I professionisti dell'Antimafia]]></title>
<link>http://claudiocordova.wordpress.com/2008/11/05/i-professionisti-dellantimafia/</link>
<pubDate>Wed, 05 Nov 2008 13:54:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>claudiocordova</dc:creator>
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<description><![CDATA[Finalmente martedì prossimo si insedierà la nuova Commissione parlamentare antimafia, la cui preside]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://claudiocordova.files.wordpress.com/2008/11/professionisti_antimafia.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-395" title="professionisti_antimafia" src="http://claudiocordova.wordpress.com/files/2008/11/professionisti_antimafia.jpg" alt="professionisti_antimafia" width="450" height="113" /></a></p>
<p>Finalmente martedì prossimo si insedierà la nuova Commissione parlamentare antimafia, la cui presidenza verrà affidata, presumibilmente, all&#8217;ex ministro dell&#8217;Interno, Beppe Pisanu.</p>
<p>Prima di giocare un po&#8217;, dico subito che poteva andare molto peggio: all&#8217;interno della commissione bicamerale ci sono personaggi di ottimo spessore che hanno fatto della lotta alla criminalità organizzata una ferma battaglia nel corso della loro attività politica. Penso ad Angela Napoli e Fabio Granata, del Pdl, penso a Beppe Lumia, che è, sicuramente, il politico che più stimo in Italia, penso agli ex prefetti Luigi De Sena e Achille Serra, del Pd.</p>
<p>Purtuttavia, tra i componenti della commissione c&#8217;è anche qualche personaggio un po&#8217; birichino, per svariati motivi.</p>
<p>A cominciare dal probabile presidente, <strong>Beppe Pisanu</strong>, intercettato insieme con Luciano Moggi, si interessa per il la Torres Calcio. Coinvolto nello scandalo P2; Beppe Pisanu in persona è stato interrogato, l&#8217;ottobre 2005, dalla procura di Cagliari: a proposito di un presunto giro di favori nel corso dell&#8217;inchiesta sulla maxi-truffa Ranno-Fideuram per corruzione, peculato, truffa e riciclaggio.</p>
<p>C&#8217;è poi Alfonso <strong>Papa</strong>, del Pdl: magistrato napoletano in aspettativa, vicecapo di gabinetto del ministero della Giustizia sotto i ministeri Castelli e Mastella, viene indagato dal Tribunale dei ministri di Roma per abuso d’ufficio patrimoniale per alcune consulenze “facili” insieme allo stesso Castelli e ad altri dirigenti di Via Arenula. Ma si salva dal processo grazie al voto del Senato, che nel dicembre 2007 respinge la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti del ministro leghista e dei suoi collaboratori, regalando l’immunità parlamentare anche a quelli che parlamentari non sono. Come, appunto, Papa.</p>
<p>C&#8217;è Carlo <strong>Vizzini</strong>, del Pdl, condannato in primo grado a 10 mesi e salvato dalla prescrizione in appello per il finanziamento illecito di 300 milioni di lire dalla maxitangente Enimont; assolto dal Tribunale dei ministri di Roma dall’accusa di aver preso tangenti quand’era ministro socialdemocratico delle Poste.</p>
<p>C&#8217;è Francantonio <strong>Genovese</strong>, del Pd, ex sindaco di Messina, decaduto per un&#8217;opposizione alla regolarità della competizione elettorale, legata alla mancata presenza del simbolo del Nuovo PSI di Gianni De Michelis, a seguito della quale, quasi un anno dopo, il TAR di Catania dichiarò nulle le stesse elezioni.</p>
<p>C&#8217;è Luigi <strong>Li Gotti</strong>, che non ha alcuna pendenza con la Giustizia, ma che è conosciuto per essere stato difensore di noti pentiti quali Tommaso Buscetta, Totuccio Contorno e Giovanni Brusca. Un po&#8217; contraddittorio, dunque.</p>
<p>C&#8217;è Luigi <strong>Lazzari</strong>, del Pdl, già assessore di San Cassiano, in provincia di Lecce, che, dopo appena un anno si dimette insieme al gruppo di maggioranza che amministra il Paese a seguito di vicende giudiziarie che riguardano il &#8220;suo&#8221; sindaco Raffaele Petracca.</p>
<p>C&#8217;è Antonio <strong>Gentile</strong>, del Pdl, che nel 1987 fu arrestato per la mala gestione della Carical (3500 miliardi di buco. Il processo, comunque, non portò ad alcun tipo di colpevolezza da parte di Gentile.</p>
<p>C&#8217;è infine Carolina <strong>Lussana</strong>, della Lega Nord, moglie del deputato del Pdl, Giuseppe Galati, ex Udc, indagato a Catanzaro per associazione a delinquere, truffa e violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete. Il pm Luigi De Magistris (nell’indagine «Poseidone», poi avocata dal procuratore Mariano Lombardi) ipotizza che Galati facesse parte di un comitato d’affari che si occupava di spartire tra i vari partiti i fondi pubblici stanziati dalla Regione e dall’Unione europea.</p>
<p>C&#8217;è poi Tonino Di Pietro, ma su di lui meglio non parlare&#8230;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Blu Notte: i rapporti tra Mafia e Politica]]></title>
<link>http://termometropolitico.wordpress.com/2008/09/25/blu-notte-i-rapporti-tra-mafia-e-politica/</link>
<pubDate>Thu, 25 Sep 2008 00:00:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>areazione</dc:creator>
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<description><![CDATA[Altra puntata necessaria da ascoltare con attenzione. Buona visione e mi raccomando, continuate a vo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Altra puntata necessaria da ascoltare con attenzione. Buona visione e mi raccomando, continuate a vo]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'isola dei famosi e la penisola dei mafiosi...]]></title>
<link>http://arcanopennazzi.wordpress.com/2008/09/17/lisola-dei-famosi-e-la-penisola-dei-mafiosi/</link>
<pubDate>Wed, 17 Sep 2008 02:06:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>Arcano Pennazzi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ok, ok&#8230; lo ammetto, è cominciata, c&#8217;ho dato una sbirciata. Sì dai, lo ammetto, è inutile]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h3 style="text-align:justify;"><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/J0URlB3pPDc&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/J0URlB3pPDc&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></h3>
<h3 style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">Ok, ok&#8230; lo ammetto, è cominciata, c&#8217;ho dato una sbirciata. Sì dai, lo ammetto, è inutile negarlo, l&#8217;ho guardata quasi per intero, me ne vergogno molto! Giuro che non mi era mai capitato&#8230; Beh, l&#8217;ho fatto, a volte il divano è così comodo e il flusso del tubo catodico mi ipnotizza. L&#8217;ho vista quasi tutta, lo confesso. M&#8217;è scivolata dentro, giù dal gargarozzo come una bella birretta fresca. Ed ho anche apprezzato con un paio di rutti! Devo punirmi? E&#8217; sufficiente che mi schiacci le dita nello sportello del forno? No!!? Devo farvi il resoconto di quel che ho ammirato?</span></h3>
<h3 style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">Allora, il figlio di paragnosta pronti via s&#8217;è farcito il costume dei suoi malumori intestinali; il bidello platinato, per sua stessa ammissione grande mangiatore di banane,  nel costumino slip rosso o aveva nascoto il suo frutto preferito o madre natura lo ha dotato di un vascello; Giurato non si smentisce mai, va internato!; ma che belle tettone materne ha la zia Mara!!?</span></h3>
<h3 style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">E cominciata l&#8217;isola dei famosi! Figata! Chissà se la bella biondina se la farà col moretto? Chissà chi caricherà il bidello sul vascello? Fin qui sono andato bene? Liscio, semplice, lineare, piacevole? Sono stato abbastanza leggero? Ecco è arrivato il momento che devo estirparmi i peli dalla lingua&#8230;</span></h3>
<h3 style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">Domenica sera, il giorno prima del debutto dall&#8217;isola, sempre alla tv, sempre dal tubo catodico è andata in onda la terza puntata di blu notte di questa stagione, dal titolo: &#8220;</span><a href="http://www.rai.tv/mpplaymedia/0,,Raitre-BluNotte^23^127663,00.html" target="_blank">La mafia in politica</a><span style="color:#000000;">&#8221; (se ci pigiate sopra potete guardarvi la puntata adesso, adesso, prodigi dell&#8217;informatica!). Non perdetevi il minuto 53: </span><span style="color:#ff0000;">Giulio Andreotti fino al 1980 ha favorito la mafia<span style="color:#000000;">.</span></span></h3>
<h3 style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">I<span>n rete lo si sa già da un pezzo, anche per strada la gente lo dice da anni, lo sentivo fin da bimbo, quando la DC era  dei mafiosi, il PSI degli arrivisti e il PCI degli onesti straccia maroni. Ma alla tv così nitido e fresco io non lo avevo mai sentito. Ho goduto a sentirlo! Una volta mi bastava una bella gnocca, sto pervertendomi&#8230; E pensare che ero convinto d&#8217;essere </span>leggero, allegro, tendente al minchione, e che pesante fosse quello che ci sta intorno e non vogliamo o non possiamo vedere.</span></h3>
<h3 style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">**********</span></h3>
<h3 style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">Grazie ad </span><a href="http://it.youtube.com/user/edublob" target="_blank">edublod</a> <span style="color:#000000;">per aver messo nel tubo gli stralci tratti da blu notte.</span></h3>
<h3 style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">**********</span></h3>
<p style="text-align:justify;"><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/FRE3TotPcFQ&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/FRE3TotPcFQ&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Sicilia, targa in chiesa per esattore della mafia: proteste dei fedeli]]></title>
<link>http://abateoimpertinente.wordpress.com/2008/09/15/sicilia-targa-in-chiesa-per-esattore-della-mafia-proteste-dei-fedeli/</link>
<pubDate>Mon, 15 Sep 2008 08:23:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>The Truth Is Out There</dc:creator>
<guid>http://abateoimpertinente.wordpress.com/2008/09/15/sicilia-targa-in-chiesa-per-esattore-della-mafia-proteste-dei-fedeli/</guid>
<description><![CDATA[Ignazio Salvo PALERMO: Una targa in una chiesa in ricordo dell&#8217;esattore Ignazio Salvo condanna]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div class="wp-caption alignright" style="width: 140px"><img title="Ignazio Salvo" src="http://img213.imageshack.us/img213/4563/salvoign3300bordfd4ax4.png" alt="Ignazio Salvo" width="130" height="181" /><p class="wp-caption-text">Ignazio Salvo</p></div>
<p>PALERMO: Una targa in una chiesa in ricordo dell&#8217;esattore Ignazio Salvo condannato per mafia, insieme al cugino Nino, e ucciso il 17 settembre 1992 ha creato proteste tra i fedeli. Sulla targa che si trova nella parrocchia «Regina Pacis», a Palermo, c&#8217;è scritto «Dono di fede e d&#8217;amore in perpetua benedizione e memoria di Ignazio Salvo». La scritta è stata affissa su un confessionale donato dalla vedova e dai figli.</p>
<p>Nella sentenza-ordinanza del maxiprocesso Giovanni Falcone scrisse che «i Salvo si sono avvalsi della mafia per raggiungere posizioni di potere di assoluto rilievo e hanno costituito uno dei fattori maggiormente inquinanti delle istituzioni della Sicilia». Rivelò il pentito Tommaso Buscetta: «Sono uomini d&#8217;onore della famiglia di Salemi e come tali mi sono stati presentati da Stefano Bontade».</p>
<p><!--more Leggi l'intero articolo...--></p>
<p>Ed è proprio ricordando questo passato che i parrocchiani, come racconta l&#8217;edizione locale di Repubblica, chiedono la rimozione della targa. Ribatte il parroco Aldo Nuvola: «La vedova di Ignazio Salvo, Giuseppa Puma è molto attiva in parrocchia, fa parte del gruppo dei Neocatecumenali. Alla chiesa ha fatto tante donazioni. Quando arrivai in parrocchia non sapevo che fosse la moglie dell&#8217;ex esattore. E quando si pose il problema dell&#8217;acquisto del confessionale lei si fece avanti e mi chiese di mettere quella targhetta in memoria del marito. Solo dopo mi fecero notare le vicissitudini giudiziarie dell&#8217;uomo».</p>
<p>Fonte: <a title="Targa in chiesa in memoria dell'esattore boss" href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=30874&#38;sez=HOME_INITALIA&#38;snw=R" target="_blank">Il Messaggero</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Repubblica: Quanto ci costa la chiesa cattolica? - 6 ]]></title>
<link>http://lampidipensiero.wordpress.com/2008/02/11/repubblica-quanto-ci-costa-la-chiesa-cattolica-6/</link>
<pubDate>Mon, 11 Feb 2008 20:50:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>stratex</dc:creator>
<guid>http://lampidipensiero.wordpress.com/2008/02/11/repubblica-quanto-ci-costa-la-chiesa-cattolica-6/</guid>
<description><![CDATA[Dopo la puntata del 25 ottobre 2007, avevo immaginato che l&#8217;inchiesta di Repubblica sul costo ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://www.superherostuff.com/bush_sucks_tshirts/images/buddy_jesus.jpg" align="right" height="205" hspace="10" vspace="10" width="205" />Dopo la <a href="http://lampidipensiero.wordpress.com/2007/10/25/inchiesta-di-repubblica-sull8x1000-4-puntata/" target="_blank">puntata del 25 ottobre 2007</a>, avevo immaginato che l&#8217;inchiesta di Repubblica sul costo della chiesa cattolica in Italia fosse finita. Invece, in una chiacchierata veloce con Sergio Rovasio, scopro che è andata avanti e me ne ero perso qualche pezzo. Cerco di rimediare, pubblicando quello che ho trovato.</p>
<p>Ecco la puntata del 26 gennaio 2008, in cui in sintesi si apprende che:</p>
<ul>
<li>Lo Ior detiene depositi stimati (per difetto) di 5 miliardi di euro e offre rendimenti superiori ai migliori hedge fund.</li>
<li>La totale segretezza è un elemento distintivo dello Ior, che lo rende più incontrollabile delle isole Cayman e  più riservato delle banche svizzere. Insomma un paradiso fiscale a due passi  dal parlamento e dalla Banca d&#8217;Italia.</li>
<li>Tutti i depositi e i passaggi di danaro avvengono con bonifici, in contanti o in lingotti d&#8217;oro. Nessuna traccia.</li>
<li>Il crac di 20 anni fa è costato 406 milioni di dollari, meno di un quarto del dovuto (secondo Beniamino Andreatta).</li>
<li>L&#8217;ombra dello Ior è evocata in quasi tutti gli scandali degli ultimi vent&#8217;anni. Da Tangentopoli alle stragi del &#8216;93 alla scalata dei &#8220;furbetti&#8221; e perfino a Calciopoli. Ma come appare, così l&#8217;ombra si dilegua. Nessuno sa o vuole guardare oltre le mura impenetrabili della banca vaticana.</li>
<li>Qualunque indagine che lo riguardi deve passare per il nostro Ministero degli Esteri e una rogatoria internazionale, poiché si tratta &#8220;ente fondante della Città del Vaticano&#8221; protetto dal Concordato.</li>
<li>Le Isole Cayman sono state scorporate dalla naturale diocesi giamaicana di Kingston, per essere proclamate &#8220;missio sui iuris&#8221; alle dirette dipendenze della Santa Sede e affidate al cardinale Adam Joseph Maida, membro del collegio dello Ior.</li>
<li>Il potere dello Ior è  enorme, diretto e indiretto. Negli ultimi decenni il mondo cattolico ha espugnato la roccaforte tradizionale delle minoranze laiche e liberali italiane, la finanza. La &#8220;finanza bianca&#8221; ha conquistato posizioni su posizioni, in relazione stretta con le gerarchie ecclesiastiche, con le associazioni cattoliche e con la prelatura dell&#8217;Opus Dei.</li>
<li>Considerato il potere che oggi ha la finanza in Italia, la chiesa cattolica ha più potere e influenza sulle banche di quanta ne avesse ai tempi della Democrazia Cristiana.</li>
</ul>
<p><!--/inserto--></p>
<p>Per saperne di più, leggi l&#8217;<a href="http://lampidipensiero.wordpress.com/documenti/maltese-curzio-scandali-affari-e-misteri-tutti-i-segreti-dello-ior-260108/" target="_blank">articolo originale</a>. Tutta l&#8217;inchiesta è disponibile nella sezione Docs.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le loro idee camminano sulle nostre gambe]]></title>
<link>http://auronno.wordpress.com/2007/11/30/le-loro-idee-camminano-sulle-nostre-gambe/</link>
<pubDate>Fri, 30 Nov 2007 18:33:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>auronno</dc:creator>
<guid>http://auronno.wordpress.com/2007/11/30/le-loro-idee-camminano-sulle-nostre-gambe/</guid>
<description><![CDATA[Voglio mettere in chiaro una cosa: Salvatore Riina non è il protagonista di questa storia. E&#8217; ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p align="left">Voglio mettere in chiaro una cosa: Salvatore Riina non è il protagonista di questa storia. E&#8217; il nome che affidiamo al lurido mafioso che ha scatenato uno degli eventi più tragici della storia recente italiana. I protagonisti sono i cristiani morti e ammazzati nell&#8217;innocenza e perseguitati perchè affamati di giustizia.</p>
<p>La serie televisiva &#8220;Il capo dei capi&#8221; è discutibile quanto volete. Io amo la cinematografia, ma non sono ignorante. Metto avanti ad ogni prossimo commento, il più sentito rispetto per quelle che sono state le vittime e i loro familiari. Purtroppo la nostra società è passiva, e nella mia modesta opinione questo sceneggiato è stata un&#8217;ottima possibilità per fare venire a conoscenza dell&#8217;intera storia che ha influenzato l&#8217;Italia negli ultimi anni, in uno stato lineare e approfondito in quelle che sono le cause.</p>
<p>Non spenderò una parola per gli &#8220;uomini d&#8217;onore&#8221;, protagonisti o no -scegliete voi-, di questa storia, per quanto plateali siano state le loro interpretazioni. Devo ammettere che &#8220;Il capo dei capi&#8221; è stato fedelissimo nel riporto delle varie vicende accadute ed ho apprezzato la finta figura di Biagio Schirò, che bene incarna gli spiriti dei vari personaggi che hanno lottato e sofferto la giustizia.</p>
<p><strong>Pietro Scaglione</strong>, Procuratore  della Repubblica a Palermo Assassinato il  5 maggio 1971 dalla mafia a Palermo</p>
<p><strong>Francesco Ferlaino</strong>, Avvocato Generale della Repubblica a Catanzaro Assassinato il 3 luglio 1975 dalla criminalità organizzata a Catanzaro</p>
<p><strong>Giuseppe Russo</strong>, Tenente Colonnello Assassinato il 10 agosto 1977 a Palermo dalla mafia</p>
<p><strong>Cesare Terranova</strong>, Consigliere Istruttore di Palermo Assassinato il 24 luglio  1979 dalla mafia a Palermo</p>
<p><strong>Giorgio Boris Giuliano</strong>, Investigatore della Polizia di Stato Assassinato il 21 luglio 1979 dalla mafia a Palermo</p>
<p><strong>Gaetano  Costa</strong>, Procuratore  della Repubblica a Palermo Assassinato il   5 agosto  1980  dalla mafia a Palermo</p>
<p><strong>Piersanti Mattarella</strong>, Politico Assassinato il 1980 dalla mafia a Palermo</p>
<p><strong>Pio La Torre</strong>, Politico Assassinato il 30 aprile 1982 dalla mafia a Palermo</p>
<p><strong>Carlo Alberto Dalla Chiesa</strong>, Generale Italiano Assassinato il 3 settembre 1982 dalla mafia a Palermo</p>
<p><strong>Gian Giacomo Ciaccio Montalto</strong>, Sostituto Procuratore della Repubblica di Trapani. Assassinato il   13 gennaio  1983  dalla mafia a Trapani </p>
<p><strong>Rocco Chinnici</strong>, Consigliere Istruttore di Palermo Assassinato il  29 luglio 1983 dalla mafia a Palermo  </p>
<p><strong>Alberto Giacomelli</strong>, già presidente di sezione del Tribunale di Trapani, Assassinato il 14 settembre 1988 a Marsala dalla mafia</p>
<p><strong>Antonino Saetta</strong>, Presidente della Corte d’Assise di Caltanissetta. Assassinato, con il figlio <strong>Stefano</strong>, a Canicattì il  26 settembre 1988  dalla mafia</p>
<p><strong>Rosario Livatino</strong>, Giudice del Tribunale di Agrigento. Assassinato il 21 settembre  1990 a Agrigento dalla mafia</p>
<p><strong>Antonio Scopelliti</strong>, Sostituto  Procuratore Generale della Corte di Cassazione Assassinato il   13 agosto 1991 a Reggio Calabria dalla mafia</p>
<p><strong>Giovanni Falcone</strong>, Direttore Generale degli Affari Penali e <strong>Francesca Morvillo</strong>, Giudice del Tribunale di Palermo Assassinati il 23 maggio  1992 dalla mafia a Palermo</p>
<p><strong>Paolo Borsellino</strong>, Procuratore aggiunto della Repubblica a Palermo Assassinato il 19 luglio 1992 dalla mafia a Palermo</p>
<p>Uno dei filmati più significativi della sitcom, dove non voglio giudicare la bollente posizione di Tommaso Buscetta.</p>
<p align="center"><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/eRcmsu7ixlw&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/eRcmsu7ixlw&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p align="center">&#8230;.</p>
<p align="center">&#160;</p>
<p align="center"><img border="0" align="middle" width="400" src="http://cosahoimparato.files.wordpress.com/2007/07/falcone-borsellino.jpg?w=400&#038;h=294" height="294" /></p>
<p align="center">&#160;</p>
<table cellPadding="0" style="font-size:95%;background:0 0;margin-bottom:0.5em;width:auto;color:#000;text-align:left;">
<tr>
<td style="vertical-align:top;padding:0 1.2em;"></td>
<td style="padding:0 1.2em 0 0;"><span style="font-size:125%;font-style:normal;"><strong><font size="5">«</font></strong></span> Occore compiere fino in fondo il proprio dovere, qualunque sia il sacrificio da sopportare, costi quel che costi, perché è in ciò che sta l&#8217;essenza della dignità umana. <span style="font-size:125%;"><strong><font size="5">»</font></strong></span></td>
</tr>
<tr>
<td style="padding:0 1.2em;"></td>
<td style="padding:0 1.2em 0 0;">
<p style="font-style:normal;">(<font size="2">Giovanni Falcone</font>)</p>
</td>
</tr>
</table>
<p align="center"><span style="font-size:95%;"></span></p>
<p><span style="font-size:95%;"></span><span style="font-size:95%;"></span><span style="font-size:95%;"></span><span style="font-size:95%;"></span><span style="font-size:125%;"></span><span style="font-size:95%;"></span><span style="font-size:95%;"></span><span style="font-size:125%;"></span><span style="font-size:95%;"></span><span style="font-size:95%;"></span><span style="font-size:95%;"></span><span style="font-size:95%;"></span><span style="font-size:95%;"></span><span style="font-size:95%;"></p>
<table cellPadding="0" style="font-size:95%;background:0 0;margin-bottom:0.5em;width:auto;color:#000;text-align:left;">
<tr>
<td style="vertical-align:top;padding:0 1.2em;"></td>
<td style="padding:0 1.2em 0 0;"><span style="font-size:125%;font-style:normal;"><strong><font size="5">«</font></strong></span> Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola. <span style="font-size:125%;"><strong><font size="5">»</font></strong></span></td>
</tr>
<tr>
<td style="padding:0 1.2em;"></td>
<td style="padding:0 1.2em 0 0;">
<p style="font-style:normal;">(<font size="2">Giovanni Falcone</font>)</p>
</td>
</tr>
</table>
<table cellPadding="0" style="font-size:95%;background:0 0;margin-bottom:0.5em;width:auto;color:#000;text-align:left;">
<tr>
<td style="vertical-align:top;padding:0 1.2em;"></td>
<td style="padding:0 1.2em 0 0;"><span style="font-size:125%;font-style:normal;"><strong><font size="5">«</font></strong></span> La lotta alla mafia dev&#8217;essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell&#8217;indifferenza, della contiguità e quindi della complicità. <span style="font-size:125%;"><strong><font size="5">»</font></strong></span></td>
</tr>
<tr>
<td style="padding:0 1.2em;"></td>
<td style="padding:0 1.2em 0 0;">
<p style="font-style:normal;">(<font size="2">Paolo Borsellino</font>)</p>
</td>
</tr>
</table>
<table cellPadding="0" style="font-size:95%;background:0 0;margin-bottom:0.5em;width:auto;color:#000;text-align:left;">
<tr>
<td style="vertical-align:top;padding:0 1.2em;"></td>
<td style="padding:0 1.2em 0 0;"><span style="font-size:125%;font-style:normal;"><strong><font size="5">«</font></strong></span> Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe <span style="font-size:125%;"><strong><font size="5">»</font></strong></span></td>
</tr>
<tr>
<td style="padding:0 1.2em;"></td>
<td style="padding:0 1.2em 0 0;">
<p style="font-style:normal;">(<font size="2">Lenzuolo stampato commemorativo, Palermo 1993</font>)</p>
</td>
</tr>
</table>
<p align="center">&#160;</p>
<p></span></p>
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