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	<title>toreri &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/toreri/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "toreri"</description>
	<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 14:59:37 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[La Letteratura, il web e la compulsione a scrivere]]></title>
<link>http://scrittoriprecari.wordpress.com/2009/11/05/la-letteratura-il-web-e-la-compulsione-a-scrivere/</link>
<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 23:01:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>scrittoriprecari</dc:creator>
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<description><![CDATA[LA LETTERATURA, IL WEB E LA COMPULSIONE A SCRIVERE [Questo pezzo nasce a margine di un dibattito ini]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><strong>LA LETTERATURA, IL WEB E LA COMPULSIONE A SCRIVERE</strong></p>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<h1 style="text-align:justify;"><em><span style="font-family:Cambria,serif;"><span style="font-size:x-small;">[Questo pezzo nasce a margine di un dibattito iniziato da un articolo di Gilda Policastro, intitolato <a href="http://vibrisse.wordpress.com/2009/10/29/viaggio-tra-le-gazzette-dellera-di-internet/" target="_blank">Viaggio tra le gazzette dell’era di internet</a>, e proseguito con le risposte di <a href="http://www.ilprimoamore.com/testo_1603.html" target="_blank">Carla Benedetti</a> e del blog <a href="http://sulromanzo.blogspot.com/2009/11/gilda-policastro-carla-benedetti-romano.html" target="_blank">Sul Romanzo</a>]</span></span></em></h1>
<p style="text-align:justify;">A che cosa somiglia di più, mi chiedo, questo schermo munito di tastiera su cui passo ormai molte ore della mia giornata: al vecchio caro foglio bianco che mi si para davanti quando clicco sull’icona di <em>Word</em>, o a una finestra spalancata sul mondo? A ben vedere, questo attrezzo chiamato personal computer, se non lo si mette in  rete ha ben poche differenze rispetto a una normale macchina da scrivere.</p>
<p style="text-align:justify;">Si tratta in pratica di uno strumento “privato”, “personale” per l&#8217;appunto, che improvvisamente può diventare di dominio pubblico, con tutte le complicazioni del caso.</p>
<p style="text-align:justify;">Questo per dire che la scrittura sul web – soprattutto quando si parla di quei blog e di quei siti che si aprono ai commenti – è prima di tutto <em>performativa</em>, legata cioè al contesto in cui si sviluppa e ai tempi di reazione dei contendenti.</p>
<p style="text-align:justify;">Come nota giustamente Gilda Policastro nel suo <a href="http://vibrisse.wordpress.com/2009/10/29/viaggio-tra-le-gazzette-dellera-di-internet/" target="_blank">articolo</a>, in questo senso viene meno quella “distanza critica” che caratterizza ad esempio il dialogo/confronto tra due o più riviste (che alcuni dei siti letterari più importanti in certi casi continuano a fare). Da questo punto di vista internet sembrerebbe quindi abolire quello spazio della <em>riflessione</em> che è di dominio della critica, sacrificandolo alla necessità di tallonare da vicino il proprio argomento, che spesso e volentieri finisce con il trasformarsi (e non sempre suo malgrado) in un grande spot promozionale a favore di questa o di quell’altra parrocchia. Eppure, se da una parte questo discorso mi sembra valere per un genere come la recensione – sempre più spesso relegata al compito di decorare l’informazione (e non vale solo per internet) – direi che la questione dei “commentari” non si può liquidare semplicemente paragonando la discussione a un’arena dove si battono i “tori della tastiera”, anche perché non mancano, come in ogni corrida che si rispetti, i toreri con il loro seguito di <em>picadores</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">Propongo allora di non prendere il toro per le corna e di considerare la questione da un altro punto di vista: forse che il problema è legato solo all’ambito dei “blog o siti letterari”?</p>
<p style="text-align:justify;">Quella dei cosiddetti disturbatori è una categoria trasversale, che costituisce una delle componenti del web, ma che evidentemente da più fastidio quando si esibisce in certe arene anziché in altre (motivo per cui alcune di queste vengono chiuse ai commenti). Ecco perché eviterei di usare una categoria quale la Letteratura e mi concentrerei piuttosto sulle <em>scritture</em>, che è lo stesso motivo che mi porterebbe a sostituire l’arena con la palestra, dove la definizione di “agonismo muscolare” perderebbe un po’ di quella violenza di cui si nutre invece ogni corrida che si rispetti. Il web come palestra di scrittura, e dunque come scrittura <em>performativa</em>, lo trovo un buon punto di partenza per una serie di motivi: innanzitutto perché il <em>personal trainer</em> ha modo di disciplinare l’ambiente avendo al tempo stesso la possibilità di allenarsi (molto spesso è qualcuno che quella stessa palestra l’ha in passato frequentata come tesserato), ma senza sentirsi in diritto d’infilzare chi vuol fare di testa sua con gli attrezzi, perché è sufficiente stirarsi un muscolo per capire come regolarsi la volta seguente (leggasi autoregolamentazione). Certo, un po’ come avviene con l&#8217;insistenza nel curare il proprio corpo, anche quella della scrittura in internet sembra essere per certi aspetti una pratica compulsiva, una fissazione che si rafforza con il protrarsi dell&#8217;allenamento, e questo è il motivo per cui mi annovero tra i fautori del cosiddetto web 3.0, dove si rende auspicabile un dialogo effettivo tra la rete e il suo esterno, perché, se proprio devo dirla tutta, a me pare che la scrittura in rete sia più vicina all’oralità che alla scrittura vera e propria. Un’oralità che certamente risente di certi modelli, come quelli del talk show televisivo, dove si fa a chi urla di più, ma non sarà perché forse è la stessa critica ad alzare la voce per farsi sentire, come quando finisce puntualmente a scornarsi sulla questione dei premi letterari, tanto per fare un esempio?</p>
<p style="text-align:justify;">Ecco che allora sembra non esserci poi tutta questa differenza fra internet e il resto, se non, giustamente, per una questione di maggior visibilità a minor costo.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma è tutta qui la prerogativa del web?</p>
<p style="text-align:justify;">Il fatto è che molto spesso i blog o i siti letterari (dai più piccoli ai più grandi e importanti) sono ben poco pluralisti, poiché per pubblicare si devono avere i contatti giusti, essere un minimo conosciuti, come d&#8217;altronde è sempre accaduto per le riviste cartacee e per quanto concerne qualsiasi attività che sia gestita da una redazione (anche se, come ricorda Carla Benedetti nel suo <a href="http://www.ilprimoamore.com/testo_1603.html" target="_blank">pezzo</a>, c&#8217;è sempre la possibilità di pubblicare una risposta ben articolata). Ora, la rivoluzione del web sembrava proprio consistere nello scavalcamento di questa sorta di barriera, in una libertà pressoché assoluta che si sta però dimostrando di difficile gestione, poiché questa voglia di letteratura (e non solo, ma atteniamoci al nostro caso) si quantifica in un&#8217;appendice di commenti come unico spazio disponibile al confronto, e dove effettivamente assistiamo troppo spesso a diatribe personali che deviano ben presto l&#8217;attenzione dall&#8217;articolo di partenza. Ché poi, a dire il vero, più che di disturbatori (che sono una minoranza) si dovrebbe parlare semmai di affezionati, di blogger (o semplici utenti) che seguono tutte le discussioni e si accalorano nel difendere quello o attaccare quell’altro, mimando quelle stesse dinamiche che si ritrovano in una riunione di condominio o in un’assemblea popolare (sì, è vero, sul web c’è il nick name dietro cui nascondersi, ma io di alcuni dei miei condomini non è che ne sappia poi molto di più). Con questo non voglio affatto mettermi a difendere chi usa lo spazio dei commenti per offendere o attaccare gratuitamente questo o quell&#8217;altra, ma solo precisare che forse certi contenuti e certi modi di veicolarli possono attrarre più facilmente di altri interventi del genere (che naturalmente ogni sito o blog ha la libertà di scegliere come meglio regolamentare).</p>
<p style="text-align:justify;">Cominciamo allora a chiederci da dove viene tutta questa necessità di parlare di Letteratura, soprattutto in un paese dove secondo alcuni sarebbero di più gli scrittori dei lettori.</p>
<p style="text-align:justify;">Forse che questa compulsione a scrivere potrebbe essere incanalata in esperimenti di scrittura collettiva (e già ce ne sono, cito su tutti il <a href="http://www.scritturacollettiva.org/" target="_blank"><em><strong>SIC</strong></em></a>), alla quale il web si presta per sua natura, e che magari metterebbe anche un freno alla sovrapproduzione di libri e libricini che esiste in Italia? I “tori da tastiera” potrebbero così trasformarsi nelle lepri dietro cui correr coi cani, e chissà, magari a forza di dar loro la caccia si finirebbe pure con lo stanare delle storie interessanti – ma in fondo lo diventano anche certe polemiche, arricchite da personaggi che per quanto ne so potrebbero essere del tutto inventati, e che pure finiscono con l&#8217;appassionarmi nel loro carteggio allo stesso modo di un feuilleton o di una telenovela ben articolata.</p>
<p style="text-align:justify;">Ché poi, a pensarci bene, siamo proprio sicuri che questi siti non sentirebbero la mancanza dei tori scatenati con cui scaldare il pubblico dell&#8217;arena?</p>
<p style="text-align:right;"><a href="http://simoneghelli.blogspot.com" target="_blank"><em>Simone Ghelli</em></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[torero torero olè!]]></title>
<link>http://melissapanarello.wordpress.com/2008/05/09/torero-torero-ole/</link>
<pubDate>Fri, 09 May 2008 13:11:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>Melissa Panarello</dc:creator>
<guid>http://melissapanarello.wordpress.com/2008/05/09/torero-torero-ole/</guid>
<description><![CDATA[leggo questo e m&#8217;incazzo. non è il torero ad essere sotto attacco, bensì il toro. il torero sa]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://www.corriere.it/gallery/Cronache/vuoto.shtml?2008/05_Maggio/cortez/1&#38;1" target="_blank">leggo questo e m&#8217;incazzo.</a></p>
<p>non è il torero ad essere sotto attacco, bensì il toro.</p>
<p>il torero sarebbe stato sotto attacco se si fosse trovato per strada a passeggiare con la sua famiglia e un toro sbucato dal nulla lo avesse attaccato.</p>
<p>ma dato che nella corrida il toro è martoriato, mutilato, deriso, mi sembra giusto che attacchi il torero. e, francamente, su 1000 tori uccisi non sarebbe male se ogni tanto morisse un torero.</p>
<p>questo senso di appartenenza al genere umano ha rotto la minchia, che se un essere umano è ucciso o ferito da un animale comunque sia è necessario stare dalla parte dell&#8217;essere umano, anche se questo ha schiavizzato, offeso, ucciso, mutilato un animale.</p>
<p>io sto dalla parte degli offesi, e nella maggior parte dei casi gli offesi sono gli animali.</p>
<p>non mi sento di prendere le parti di un essere umano perchè appartiene alla mia specie. se dovessi pensarla così allora potrei restringere il campo e dire che prendo le parti soltanto delle donne, poi soltanto delle donne basse, poi soltanto di quelle che portano il mio nome, poi soltanto di quelle che credono nella mia stessa religione e che sono di pelle bianca. fortunatamente non funziona così (a meno che tu che stai leggendo non sia un naziskin o uno del ku klux klan).</p>
<p>adesso incazzatevi tutti:</p>
<h1></h1>
<h1><strong>A MORTE I TORERI, LUNGA VITA AI TORI!</strong></h1>
</div>]]></content:encoded>
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