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	<title>treno &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/treno/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "treno"</description>
	<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 14:46:36 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[Il treno]]></title>
<link>http://cantierepoesia.wordpress.com/2009/11/29/il-treno/</link>
<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 06:25:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>bugianen55</dc:creator>
<guid>http://cantierepoesia.wordpress.com/2009/11/29/il-treno/</guid>
<description><![CDATA[Presi il treno e cercai un posto dove sedermi e dal vetro vedere scorrere in illusione il paesaggio ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><address><a href="http://cantierepoesia.wordpress.com/files/2009/11/treno.jpg"></a> </address>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1264" title="Treno" src="http://cantierepoesia.wordpress.com/files/2009/11/treno.jpg?w=300" alt="" width="283" height="199" /></p>
<address> </address>
<address> Presi il treno e cercai un posto</address>
<address>dove sedermi e dal vetro vedere</address>
<address>scorrere in illusione il paesaggio</address>
<address>da sempre uguale e immobile.</address>
<address> </address>
<address>Volti confusi con me seduti</address>
<address>come me illusi dello scorrere</address>
<address>e fermo il treno con il suo tempo</address>
<address>mentre eravamo tutti in viaggio</address>
<address> </address>
<address>Ad ogni fermata cambiavano i volti</address>
<address>a quelli spariti altri al loro posto</address>
<address>ed uno dopo tanti quello che come me</address>
<address>vedeva gli stessi colori al mio fianco</address>
<address> </address>
<address>Insieme attraversammo valli e gallerie</address>
<address>tra raggi di sole e scrosci improvvisi</address>
<address>volti giovani e sognanti vicini a noi</address>
<address>ad ascoltare il nostro viaggio passato</address>
<address> </address>
<address>Scesero con le valigie piene di sogni</address>
<address>alla nuove fermate per altri treni</address>
<address>da prendere verso altre mete lontane</address>
<address>lenta la corsa riprese senza di loro</address>
<address> </address>
<address>Coscienti del paesaggio immobile</address>
<address>lasciammo che la sera calasse su noi</address>
<address>salutammo dal vetro il sole e le ombre.</address>
<address> </address>
<address>Corre quel treno con noi ancora seduti</address>
<address>qualcuno dirà che presto si scende</address>
<address>uno di noi due tirerà giù la valigia</address>
<address>l’altro continuerà da solo e muto</address>
<address>tra sedili vuoti e ricordo di voci e volti</address>
<address> </address>
<address>Qualcuno dirà che prossimo è l’arrivo</address>
<address>la notte raccoglierà l’ultimo sibilo</address>
<address>l’ultimo stridore di freni</address>
<address>gli ultimi passi sulla banchina</address>
<address>di una stazione ignota<span id="_marker"> </span></address>
<p><span style="font-size:12pt;font-family:&#38;"><span style="color:#800000;"><strong><a href="http://www.poetare.it/pompi.html" target="_blank">Claudio Pompi</a></strong></span></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Russia, strage sul treno: una bomba Aperta inchiesta per terrorismo]]></title>
<link>http://fotovog.wordpress.com/2009/11/28/russia-strage-sul-treno-una-bomba-aperta-inchiesta-per-terrorismo/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 23:08:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>fotovog</dc:creator>
<guid>http://fotovog.wordpress.com/2009/11/28/russia-strage-sul-treno-una-bomba-aperta-inchiesta-per-terrorismo/</guid>
<description><![CDATA[Russia, strage sul treno: una bombaAperta inchiesta per terrorismo Trovati i resti di un ordigno da ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Russia, strage sul treno: una bombaAperta inchiesta per terrorismo</p>
<p>Trovati i resti di un ordigno da 7 kg di tritolo.</p>
<p>Sul luogo dell&#8217;incidente, avvenuto a circa 25 km dalla località di Bologoie, a ridosso delle regioni di Tver e Novgorod (nord di Mosca), sono state impegnate tutta la notte le squadre di soccorso, gli elicotteri della protezione civile e un ospedale mobile.</p>
<p>Lo scoppio, avvenuto alle 21.43 di Mosca (le 19.43 in Italia) nella regione di Novgorod, aprì nel terreno un cratere di un metro e mezzo di diametro.</p>
<p>Il gruppo «Combat 18» aveva rivendicato via internet anche l&#8217;esplosivo ritrovato il 14 novembre scorso in un vagone della metro di San Pietroburgo: era avvolto in un sacchetto di plastica con una svastica.</p>
<p> Fonte:<br />
 http://www.corriere.it/esteri/09_novembre_28/treno-russia-disastro-morti-san-pietroburgo-attentato_8246a614-dbed-11de-abb8-00144f02aabc.shtml</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[UNA MADRE?....NO MEGLIO IL CAGNOLINO]]></title>
<link>http://speradisole.wordpress.com/2009/11/28/una-madre-no-meglio-il-cagnolino/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 12:42:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>speradisole</dc:creator>
<guid>http://speradisole.wordpress.com/2009/11/28/una-madre-no-meglio-il-cagnolino/</guid>
<description><![CDATA[ UN CENNO D’AFFETTO AD UNA MADRE? ..NO, MEGLIO IL CAGNOLINO  Il treno sul quale viaggiavo si era fer]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p> <strong>UN CENNO D’AFFETTO AD UNA MADRE? ..NO, MEGLIO IL CAGNOLINO</strong></p>
<p><strong><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1582" title="treno_rif_trenovsauto" src="http://speradisole.wordpress.com/files/2009/10/treno_rif_trenovsauto.jpg?w=150" alt="treno_rif_trenovsauto" width="150" height="85" /> Il treno sul quale viaggiavo si era fermato alla stazione di Torino. E’ una sosta piuttosto lunga, come capita spesso. Ero seduta in uno di quei vagoni pullman, accanto al finestrino, dal lato della banchina. Esattamente di fronte a me, dall’altra parte del corridoio, ha preso posto una coppia con un cagnolino e molte valigie. Lui doveva essere americano o inglese, faccia anonima e fisico asciutto, sulla sessantina. Lei, che era italiana, aveva quell’età perfettamente in bilico tra maturità e vecchiaia, quando il corpo comincia a inabissarsi in se stesso, come se sprofondasse nelle sabbie mobili, con il collo gelatinoso e i lineamenti della faccia che iniziano a perdere definizione. Più tardi ho capito che da Milano sarebbero andati a Londra, dove probabilmente vivevano.</strong></p>
<p><strong>Voltandomi verso il binario ho visto una signora molto anziana che faceva ampi gesti di saluto: mi ha colpito perché pioveva a dirotto e lei era l’unica persona ferma lì fuori. Nonostante si riparasse sotto un grande ombrello nero era già bagnata. Mi sono guardata intorno per capire a chi si rivolgesse, ma nessuno tra noi dava segno di conoscerla. Allora lei ha iniziato a bussare al mio finestrino, lo sguardo rivolto alla coppia con il cagnolino che nel frattempo si era rivelato un animale isterico che tremava, mugolava e abbaiava contemporaneamente. Infatti i due, dopo aver armeggiato per un po’ con i bagagli, si stavano dedicando ai suoi disagi, e mentre lei lo teneva in braccio avvolto in una giacca di lana parlandogli sottovoce, consolandolo con baci e carezze, lui cercava di infilargli amorevolmente in bocca non so quale calmante. La vecchia signora intanto si era messa a battere contro il vetro con un anello, per fare più rumore, cercando così di attirare la loro attenzione: chiedeva un ultimo saluto, si capiva che ci teneva. Aveva appunto l’espressione che hanno  i bambini quando qualcosa li delude enormemente ma non osano protestare e sono sull’orlo del pianto, indecisi tra la disperazione e la rabbia.</strong></p>
<p><strong>Allora non ne ho potuto più e ho detto a quei tizi che già detestavo che una persona stava cercando di salutarli: lei ha distolto per una frazione di secondo gli occhi dal suo cane psicotico. Ha detto “Ah, mia madre”, le ha fatto un brevissimo ciao senza neanche muovere le lebbra, distratto e seccato ed è tornata alla sua ragione di vita.</strong></p>
<p><strong>La madre  è rimasta lì, con il suo ombrello grondante, la faccia accartocciata, la mano a mezz’aria mentre il treno ripartiva. L’ho salutata io, per solidarietà umana, consapevole di un gesto inutile. Ma avrei voluto gridare a quella donna che si comportava come una giovane puerpera con il suo surrogato di neonato (dal primo momento che li ho visti ho immaginato che quei due non avessero figli): ma cosa crede, di essere un’adolescente imbronciata in gita scolastica? Quanti anni pensa che possa ancora vivere sua madre? Quanto tempo crede vi resti per stare insieme? E quanti altri saluti vi riserverà la vita? Gli addii  alla nostra età sono una cosa seria, dovremmo sempre separaci dalle persone che amiamo come fosse l’ultima… Quale idea di futuro ha in testa per permettersi di lasciarla in modo tanto sciatto, vacuo e crudele?</strong></p>
<p>(Iaia Caputo- Le donne non invecchiano mai)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il treno e le porte che si aprono all'improvviso]]></title>
<link>http://paoblog.wordpress.com/2009/11/27/il-treno-e-le-porte-che-si-aprono-allimprovviso/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 07:17:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoblog</dc:creator>
<guid>http://paoblog.wordpress.com/2009/11/27/il-treno-e-le-porte-che-si-aprono-allimprovviso/</guid>
<description><![CDATA[«Cosa ci fa il carrello bar sui binari?» si sarà chiesto il macchinista a cui era stata comandata pe]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>«Cosa ci fa il carrello bar sui binari?» si sarà chiesto il macchinista a cui era stata comandata per tempo la «marcia a vista». In questo caso tutto si è risolto solo con una gran paura e con i soliti ritardi accumulati a catena. Ma il problema delle porte dei treni che si aprono o si chiudono all&#8217;improvviso sta facendo montare la preoccupazione e lo sconcerto tra i viaggiatori e soprattutto tra il personale Fs.</p>
<p>L&#8217;ultimo caso che segnalano i delegati Rsu-Rls dell’Assemblea Nazionale dei Ferrovieri è accaduto lunedì scorso alle 12 al treno intercity 704 (Napoli-Venezia). Il treno era fermo sulla direttissima Roma-Firenze nella galleria in prossimità di Orvieto quando all&#8217;improvviso, a causa del colpo di pressione causato da un treno Eurostar Alta velocità che procedeva in senso opposto, si sono spalancate quattro porte, risucchiando sul binario il carrello bar in servizio a bordo.</p>
<p>Altro che «colpo di pressione» rispondono le Fs. «È da escludere che l’apertura delle porte sia stata determinata dal passaggio dell’Eurostar. L’apertura è dunque collegabile solo ad un intervento manuale dall’interno del treno». Insomma è stato qualcuno, magari un fumatore, che le ha aperte dall&#8217;interno tant&#8217;è che, aggiunge Fs «anche a seguito dei controlli effettuati successivamente al fatto, le porte sono risultate regolarmente funzionanti». Comunque Fs ha aperto un’indagine per verificare l’esatta dinamica dei fatti e accertare le eventuali responsabilità.</p>
<p>Foto-sequenza di una signora incastrata nella porta &#62; <a href="http://www.corriere.it/gallery/cronache/11-2009/porta-killer/1/fotosequenza-choc_969c5c18-daa2-11de-a7cd-00144f02aabc.shtml#1" target="_blank">http://www.corriere.it/gallery/cronache/11-2009/porta-killer/1/fotosequenza-choc_969c5c18-daa2-11de-a7cd-00144f02aabc.shtml#1</a></p>
<p>Il problema è che, indipendentemente dal carrellino bar, i sindacati di base segnalano numerosi incidenti dovuti alle porte. Anzi citano i dati della Polfer di Bologna che nei soli anni 2005-2006 hanno censito ben <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2007/dicembre/05/sindacati_porte_pericolose_sui_treni_co_9_071205007.shtml" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;">800 incidenti (con quattro morti)</span></a> riferiti tutti alle porte malfunzionanti.</p>
<p>E mettono <a rel="nofollow" href="http://www.macchinistisicuri.info/ms/docusicur/archivio/portevetture/segnalazioni.php" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;">online l&#8217;elenco degli incidenti </span></a>dovuti anche per il malfunzionamento delle porte definendole «killer». Dolorose e drammatiche sono le storie delle persone coinvolte. In tutti i casi la trame è quasi identica: le porte si chiudono di colpo con il braccio dentro e il corpo fuori e trascinano il malcapitato fino a quando le urla non fanno breccia. Come quelle della signora Rosalba Garibaldi che nel 2006 da Bologna stava andando a trovare la figlia in attesa di partorire a Mantova e che si è ritrovata, invece, in ospedale senza le gambe.</p>
<p>Così come il capotreno Antonio Di Luccio che il 9 marzo del 2006 a Piacenza ha perso anch&#8217;egli gli arti inferiori. Vicenda simile per Antonella Tanzi a Pietrasanta il 6 settembre del 2007 : anche lei ha perso le gambe. Invece Maria Nanni, capotreno, il 26 giugno del 2007, ha scampato il peggio grazie alla prontezza dei riflessi dopo esser rimasta incastrata con il braccio tra le porte. Grazie all&#8217;esperienza è riuscita a mantenere i piedi sul predellino evitando così di essere risucchiata sotto le ruote.</p>
<p>Ma ci sono anche le storie recenti di persone rimaste incastrate nelle porte che raccontano di morte. Come quella di una donna di 77 anni, (24 settembre 2008). Si chiamava Giuseppina Tagliente che, dopo essere rimasta bloccata in una porta, è stata investita sotto gli occhi del marito, alla stazione ferroviaria di Fasano, dall&#8217;Eurocity Bolzano-Lecce dal quale stava scendendo.</p>
<p>In questo caso (riporta l&#8217;Ansa) «il treno si era fermato regolarmente in stazione per far scendere i passeggeri. La coppia di anziani era nell&#8217;ultima carrozza: l&#8217;uomo è sceso per primo, la moglie qualche attimo dopo proprio mentre il macchinista rimetteva in marcia il treno, senza accorgersi di nulla. La donna è rimasta schiacciata tra la carrozza e il marciapiede della stazione.</p>
<p>Sono stati alcuni passeggeri appena scesi a dare l&#8217;allarme, ma per l&#8217;anziana non c&#8217;era più nulla da fare». Andrei Mihail Velescu, un ragazzo romeno, ha perso la vita il 15 novembre 2007 a Perugia. Mary Miriana Jabed, racconta Valentina Avon su La Stampa, è morta alla stazione di Verona davanti a marito e figlia di sette mesi.</p>
<p>Da qui l&#8217;appello di Dante De Angelis, macchinista e delegato sindacale alla sicurezza, <a href="http://www.corriere.it/cronache/09_ottobre_26/deangelis-ferrovie_388e652a-c22f-11de-b592-00144f02aabc.shtml" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;">appena reintegrato dal Tribunale del lavoro dopo il licenziamento da parte delle Fs</span></a>: «Bisogna tener conto, oltre alla parte estetica, anche alla sicurezza di viaggiatori e personale Fs. Gli Eurostar City sono stati riammodernati, riverniciati e ritappezzati ma presentano alcuni problemi di sicurezza come quello delle porte».</p>
<p>La contestazione dei sindacati («come il carrellino del servizio bar di bordo poteva allo stesso modo essere risucchiata una persona») va oltre l&#8217;incidente di lunedì scorso. I delegati Rsu-Rls dell’Assemblea Nazionale dei Ferrovieri ammettono che Trenitalia ha varato un piano di ristrutturazione dei treni di media distanza (i più utilizzati dai pendolari), per impedire dall&#8217;esterno di poter aprire le porte quando il treno è fermo, ma sottolineano «che non è stato fatto abbastanza.</p>
<p>Infatti sono ancora esclusi dalla messa in sicurezza delle porte gli Intercity, gli Eurostar City e i treni Espresso. Cioè un quarto dei treni in circolazione non hanno ancora avuto installato il dispositivo (un circuito elettrico) che fa accendere la luce verde che segnala al macchinista che le porte sono chiuse e che quindi può ripartire».</p>
<p>E i sindacati di base si chiedono: «Perché continuano a circolare queste vere e proprie “porte killer” le stesse che hanno ferito, mutilato e ucciso tante persone?». Le Ferrovie dello Stato, che &#8211; bisogna ricordarlo &#8211; primeggiano in sicurezza «dato che l&#8217;Italia è il Paese con lo standard più altro in Europa con indice che doppia addirittura quello del secondo in classifica», ribattono: «Stiamo rispettando la normativa vigente e stiamo ristrutturando tutto il parco macchine sebbene l&#8217;Europa non ce lo chieda».</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.corriere.it/">www.corriere.it</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Giovanna]]></title>
<link>http://cantierepoesia.wordpress.com/2009/11/27/giovanna/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 06:33:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>bugianen55</dc:creator>
<guid>http://cantierepoesia.wordpress.com/2009/11/27/giovanna/</guid>
<description><![CDATA[    Giovanna non è bella Giovanna cerca un uomo Giovanna ha nel cuore la magia del perdono Giovanna ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><address></address>
<address><a href="http://cantierepoesia.wordpress.com/files/2009/11/sorriso1.jpg"></a> </address>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1268" title="Sorriso" src="http://cantierepoesia.wordpress.com/files/2009/11/sorriso1.jpg?w=300" alt="" width="260" height="200" /></p>
<address> </address>
<address>Giovanna non è bella</address>
<address>Giovanna cerca un uomo</address>
<address>Giovanna ha nel cuore</address>
<address>la magia del perdono</address>
<address>Giovanna non capisce</address>
<address>l’uomo che tradisce</address>
<address>Giovanna non è bella</address>
<address>Giovanna cerca amore</address>
<address>Giovanna ha nel cuore</address>
<address> il ricordo del dolore</address>
<address>Giovanna ha notti umide</address>
<address>che passa ad asciugare</address>
<address>con le foto di un giornale</address>
<address>ritagli di una vita sognata</address>
<address>Giovanna non sa far male</address>
<address>regala i suoi sogni di bambina</address>
<address>a chi le regala un’ illusione</address>
<address>Giovanna non ha un uomo</address>
<address>che del suo cuore sia padrone</address>
<address>Giovanna ha i suoi giorni</address>
<address>di nuvole bianche e rosa</address>
<address>sogna un uomo che la sposa</address>
<address>Giovanna sente passare</address>
<address>sui binari dei suoi anni</address>
<address>il treno dell’amore</address>
<address>Il treno si allontana</address>
<address>Giovanna sorride e canta</address>
<address>mentre lava e stende panni</address>
<p><span style="color:#800000;"><strong><a href="http://www.poetare.it/pompi.html" target="_blank">Claudio Pompi</a></strong></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Colazione alla francese (petite dejeuner) alla maniera di Solange]]></title>
<link>http://tittieco.wordpress.com/2009/11/26/colazione-alla-francese-petite-dejeuner-alla-maniera-di-solange/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 10:44:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>tittieco</dc:creator>
<guid>http://tittieco.wordpress.com/2009/11/26/colazione-alla-francese-petite-dejeuner-alla-maniera-di-solange/</guid>
<description><![CDATA[Solange era una delle &#8220;amiche di treno&#8221; che incontravo negli anni &#8216;80 e &#8216;90 ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h2>Solange era una delle &#8220;amiche di treno&#8221; che incontravo negli anni &#8216;80 e &#8216;90 sul treno che mi portava tutti i giorni al lavoro .</h2>
<h2>Di  Solange ricordo soprattutto quel suo delizioso modo di parlare italiano con inflessione francese, sua lingua d&#8217;origine, che non perse mai nonostante i lunghi anni trascorsi in Italia.</h2>
<h2>Durante il percorso verso i rispettivi posti di lavoro, con  le &#8220;amiche di treno&#8221; si parlava un po&#8217; di tutto dalla famiglia alla politica,dall&#8217;ultimo libro letto a quello che avremmo preparato per cena al ritorno dal lavoro.</h2>
<h2>Oggi,  in ricordo di quel tempo passato in viaggi pendolari tutti al femminile, vi propongo la ricetta alla &#8220;franscese&#8221; che Solange dette a tutte noi, e che personalmente preparo in qualche domenica invernale ; certo è una prima colazione un po&#8217; pesante, ma ogni tanto uno strappo alla regola si puo&#8217; fare; questo alimento  si puo&#8217;  gustare accompagnato da un caffè o un thè,  pour le petit-dejeuneur ,o come era solita dire Solange : aussi pour les quatre-heures .</h2>
<h2><span style="color:#0000ff;"><strong>Colazione alla francese (anche merenda) per 2 persone.</strong></span></h2>
<h2><span style="color:#0000ff;"> </span>4 fette di pancarrè<span style="color:#ff0000;"> </span></h2>
<h2><span style="color:#ff0000;">1 uovo</span></h2>
<h2><span style="color:#0000ff;">1/2 tazza di latte (anche meno)</span></h2>
<h2>1 cucchiaio di zucchero</h2>
<h2><span style="color:#ff0000;">1 pizzico di cannella</span></h2>
<h2><span style="color:#0000ff;">tanto zucchero al velo e marmellata o sciroppo d&#8217;acero.</span></h2>
<h2>Sbattere l&#8217;uovo con lo zucchero, un pizzico di cannella e il latte, in modo da formare una bella pastella.</h2>
<h2><span style="color:#ff0000;">Mettere in questo impasto 2 fette di pancarrè per volta e spingere le fette in modo da impregnarle bene.</span></h2>
<h2><span style="color:#0000ff;">In una padella fate sciogliere una noce di burro a fuoco medio, aggiungere le fette di pane e lasciare dorare per circa 3 minuti. Attenzione a non farle abbronzare troppo. Mescolare lo zucchero a velo con la cannella, cospargere le fette di pane e servire con marmellata o sciroppo d&#8217;acero.</span></h2>
<p><img src="http://www.baccini.it/FORUM/uploads/20090825_075520_colazione2011.gif" alt="http://www.baccini.it/FORUM/uploads/20090825_075520_colazione2011.gif" /></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Nebbia, ma sarà certamente un autunno caldo.]]></title>
<link>http://romanoborrelli.wordpress.com/2009/11/25/nebbia-ma-sara-certamente-un-autunno-caldo/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 20:04:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>Romano Borrelli</dc:creator>
<guid>http://romanoborrelli.wordpress.com/2009/11/25/nebbia-ma-sara-certamente-un-autunno-caldo/</guid>
<description><![CDATA[Nebbia. Ripercorro a ritroso il viaggio da pendolare, precario. Come tanti. Un viaggio iniziato ques]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Nebbia. Ripercorro a ritroso il viaggio da pendolare, precario. Come tanti.</strong> Un viaggio iniziato questa mattina. Da Torino. Porta Susa, sotterranea, dove, a leggere su un quotidiano, fermerà Frecciarossa. Una vittoria. Per quelli che prenderanno il treno super veloce. Una tantum. Come le medicine. Come gli aumenti in busta paga di qualche decennio fa. Per i pendolari, poverini, nulla. Genericamente, per i &#8220;poveracci&#8221; neanche la Puglia. Da qualche giorno si parla dei treni tagliati verso la Puglia. Da Torino. La politica cosa fa, ho sentito dire da alcuni. Bene, proprio da Rifondazione Comunista, in regione, con <strong>Dalmasso, Bossuto</strong>, si era provveduto ad una interrogazione: perchè il declassamento da Eurostar a Eurostarcity, con prezzo similare. Ora, neanche piu&#8217; quelli. Una tratta utilizzata da molti, ma forse, non redditizia come quella per Milano, o per Roma. Vedete come è facile tenere &#8220;le cose redditizie&#8221;? Mi domando se la scuola è redditizia. Se la sanità è redditizia. Devono essere redditizie o utili a tutti? Cosa non fa il mercato. &#8220;<strong>E&#8217; il mercato, bellezza</strong>&#8220;, direbbe qualcuno. Il mercato, già. Negli USA, sono stati concessi 789 miliardi di dollari di aiuti pubblici all&#8217;economia: cosa è mercato? o socialismo? Un Paese dove si registra un elevato numero di senza lavoro: era  dal 1983 che non capitava una cosa simile. <strong>Praticamente un cittadino su 5 è disoccupato o sottopagato</strong>.  <strong>&#8220;Perdite pubbiche, profitti privati&#8221;. E in Italia? Bhe&#8217;, in Italia, si vorrebbbe , forse, chiudere Termini Imerese</strong>. E altre realtà. Che non sono utili. E torno, come il gioco dell&#8217;oca alla casella di partenza.  <strong>Cosa fa la sinistra? Domanda ricorrente</strong>. Ieri, un amico, Claudio, si congratulava del lavoro, anche di questo lavoro, capace di mettere insieme piu&#8217; soggetti: un&#8217;aggregazione di domande che necessitano di una risposta. Sosteneva che bisogna essere piu&#8217; &#8220;concilianti&#8221;. <strong>Ancora?</strong> Dopo tutto quello che si è perso negli anni? Io non sono d&#8217;accordo. Basterebbe leggere l&#8217;editoriale di Dino Greco su Liberazione di questa mattina. &#8220;Vogliono tornare al contratto individuale&#8221;. In un quarto di secolo i rapporti di lavoro si sono moltiplicati: 44 tipologie. Piu&#8217; concilianti di così. Un ultimo pensiero: solidarietà ad un&#8217;amica, di Bonn: Erika.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Storie di mutanti]]></title>
<link>http://giampierofichera.wordpress.com/2009/11/25/storie-di-mutanti-5/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 11:53:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>Knockout</dc:creator>
<guid>http://giampierofichera.wordpress.com/2009/11/25/storie-di-mutanti-5/</guid>
<description><![CDATA[I mutanti hanno spiccata predilezione per il gioco del calcio, naturalmente mutato anch’esso. Non pi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><a href="http://giampierofichera.wordpress.com/files/2009/11/matthew20barney-web4.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-681" title="Matthew20Barney.web" src="http://giampierofichera.wordpress.com/files/2009/11/matthew20barney-web4.jpg?w=123" alt="" width="123" height="150" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">I mutanti hanno spiccata predilezione per il gioco del calcio, naturalmente mutato anch’esso. Non più sport ma business e malaffare.</p>
<p>&#160;</p>
<p style="text-align:justify;">Il treno assalito dai mutifosi napoletani (sarà un caso, ma a spiccare nel negativo sono sempre al primo posto i mutanti partenopei. Che sia una supermutazione?) non trova alcuna spiegazione logica se non nella costante e ricorrente necessità di esprimere violenza gratuita, anche perchè c’è la certezza dell’impunità.</p>
<p style="text-align:justify;">500.000 € di danni che la comunità, cioè io e chi legge dovrà sobbarcarsi per rimediare agli atti osceni di questa teppaglia che non ha assolutamente nulla a cui pensare. Oltre, naturalmente, alla evidente dimostrazione che questi delinquenti possono fare ciò che vogliono, violentando la libertà di qualsiasi cittadino in ogni modo, in ogni momento.</p>
<p style="text-align:justify;">Non credo si potrà mettere la Marina Militare a presidiare stazioni e convogli (l’Esercito, come è noto, è impegnato in città).</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">Nel terzo millennio è veramente amaro, avvilente constatare come l’uomo mutato non abbia più coscienza e raziocinio ma solo sfrenata esigenza di soddisfare i cosiddetti bisogni primari (mangiare, bere, cagare, fottere). Non pensa più, il grasso del benessere ha sepolto ogni cosa, tranne la stupidità.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">22 furboni continueranno a divertirsi trotterellando in mezzo a un campo verde fingendo di vincere o perdere, stracolmi di milioni e vizi, nell’unico gioco (?) diventato un affarone per il solito clan di potere.</p>
<p style="text-align:justify;">Milioni di mutifosi continueranno ad alimentare questa schifezza andando allo stadio e foraggiando Sky e similari. E perchè no, a sfogare frustrazioni e infelicità. Tanto lo sfogo, la violenza non si pagano.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia;font-size:xx-small;"><span>☼ 2 settembre 2008</span></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[900211525111]]></title>
<link>http://isilenti.wordpress.com/2009/11/25/900211525111/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 10:41:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>willoworld</dc:creator>
<guid>http://isilenti.wordpress.com/2009/11/25/900211525111/</guid>
<description><![CDATA[L’inganno lo puoi svelare soltanto facendo un passo di lato. Il treno prosegue la sua corsa, lanciat]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://isilenti.wordpress.com/files/2009/11/treno.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4032" title="Treno" src="http://isilenti.wordpress.com/files/2009/11/treno.jpg" alt="" width="406" height="268" /></a></p>
<p>L’inganno lo puoi svelare soltanto facendo un passo di lato.<br />
Il treno prosegue la sua corsa, lanciato a cento all’ora su un tracciato ciclico; la valle, il mare, le praterie, la città e poi di nuovo la valle. Non te ne accorgi che stai girando introno perché quando guardi dal finestrino il paesaggio sembra sempre cambiare. Non ti soffermi sui dettagli, che immancabilmente ritornano, uno dopo l’altro.<br />
Con il treno in corsa fare un passo di lato significa abbandonarsi ad una caduta azzardata. Puoi trovare dell’erba soffice sulla quale rotolare, oppure speroni rocciosi sui quali sfracellarti. Eppure il gioco può valere la candela.<br />
Ti rialzi tramortito, dolorante per le contusioni, polveroso ed arruffato. Osservi il treno che continua la sua corsa e finalmente ti soffermi sul paesaggio. C’è un edificio in lontananza, un vecchio fienile e la fattoria di un contadino. C’è anche un fuoco che arde. Te ne accorgi dal fumo che fuoriesce dal comignolo. Forse c’è anche un bicchiere di vino che ti aspetta…<br />
Di quello buono.</p>
<p style="text-align:right;"><a href="http://isilenti.wordpress.com/category/plcct/" target="_blank">PICCOLE LETTURE CON CARNE DI CUORE TRITATA</a></p>
<p style="text-align:right;"><em>Foto di: http://www.flickr.com/photos/drumsnwhistles/</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Anche tu dicevi]]></title>
<link>http://cantierepoesia.wordpress.com/2009/11/24/anche-tu-dicevi/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 07:16:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>bugianen55</dc:creator>
<guid>http://cantierepoesia.wordpress.com/2009/11/24/anche-tu-dicevi/</guid>
<description><![CDATA[  Anche tu dicevi non venire alla stazione se un giorno partirò. Il treno lascia le lacrime sulla ba]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><em><a href="http://cantierepoesia.wordpress.com/files/2009/11/stazione.jpg"><img class="size-medium wp-image-1203  aligncenter" title="Stazione" src="http://cantierepoesia.wordpress.com/files/2009/11/stazione.jpg?w=300" alt="" width="300" height="200" /></a></em></p>
<p><em></em> </p>
<p><em>Anche tu dicevi<br />
non venire alla stazione<br />
se un giorno partirò.<br />
Il treno lascia le lacrime<br />
sulla banchina di chi fermo<br />
alla vista pur s&#8217;allontana</em></p>
<p><em>Anche tu dicevi<br />
non venirmi a salutare<br />
alla stazione se partirò<br />
Voglio di te il ricordo<br />
di un viso felice, lo stesso<br />
che vidi scendendo dal treno<br />
con la mia valigia leggera</em></p>
<p><em>Ora sono io che parto<br />
ma la mia valigia pesa<br />
non venire alla stazione<br />
non venirmi a salutare<br />
La mia valigia pesa e<br />
posto per altro dolore<br />
non ne ho più.</em></p>
<p><span style="color:#800000;"><strong><a href="http://www.poetare.it/pompi.html" target="_blank">Claudio Pompi</a></strong></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[FIRMA ANCHE TU CONTRO GLI AUMENTI DEI PREZZI DECISI DA TRENITALIA! ]]></title>
<link>http://questacasanoneunalbergo.wordpress.com/2009/11/23/firma-anche-tu-contro-gli-aumenti-dei-prezzi-decisi-da-trenitalia/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 15:58:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>w4lls</dc:creator>
<guid>http://questacasanoneunalbergo.wordpress.com/2009/11/23/firma-anche-tu-contro-gli-aumenti-dei-prezzi-decisi-da-trenitalia/</guid>
<description><![CDATA[alla c.a. del Presidente AGCM, Antronio Catricala&#8217; alla c.a. del MInistro delle Infrastrutture]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>alla c.a. del Presidente AGCM, Antronio Catricala&#8217;<br />
alla c.a. del MInistro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli<br />
alla c.a. del AD di Trenitalia, Mauro Moretti<br />
alla c.a. di Mr Prezzi, Roberto Sambuco<br />
alla c.a. delle associazioni a tutela dei consumatori, tutte</p>
<p>Vogliamo sottoporre alla vostra attenzione l&#8217;<strong>aumento indiscriminato dei prezzi </strong>di Trenitalia prevista dal prossimo dicembre con particolare riferimento alla rimodulazione tariffaria dell&#8217;Alta Velocita&#8217;, a nostro parere <strong>non conforme al miglioramento del servizio erogato</strong> da Trenitalia.</p>
<p><strong>costo milano roma<br />
nel 2008 = 62 euro<br />
nel giugno 2009 75 euro (+15%)<br />
nel dicembre 2009 (sara&#8217;) 89 euro (+20%)<br />
.. per aumento in poco piu&#8217; di un anno del 43,5%!</p>
<p>il tempo di percorrenza e&#8217; diminuito del 30% e le tariffe aumentate del 44%!!!</strong></p>
<p>Chiediamo il vostro intervento per riconsiderare i nuovi aumenti previsti nel nuovo piano tariffario che trenitalia applichera&#8217; dal prossimo dicembre, in virtu&#8217; di una non corrispondenza con il miglioramento del servizio erogato.<br />
Sottolineiamo inoltre che non e&#8217; dato conosce le restrizioni delle offerte trenitalia relative a &#8220;speciale 48 euro&#8221;, &#8220;-30&#8243; e &#8220;-15&#8243; in base al numero di posti disponibili per ciascun treno. Tale riduzione non puo&#8217; essere considerata come un ribasso rispetto al listino perche&#8217; e&#8217; legata a vincoli di accesso troppo ristretti, alcuni non verificabili da parte degli utenti.</p>
<p>Rispetto a questo tema riscontriamo la totale mancanza di comunicazione da parte dei media e delle associazioni a tutela dei consumatori.</p>
<p>Con Cordialita&#8217;,<br />
i cittadini italiani</p>
<p><strong><a href="http://www.petizionionline.it/petizione/firma-contro-gli-aumenti-indiscriminati-dei-prezzi-decisi-da-trenitalia/303">clicca qui e firma anche tu</a></strong><br />
<a href=""></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Un treno per Auschwitz - 2010]]></title>
<link>http://paoblog.wordpress.com/2009/11/23/un-treno-per-auschwitz-2010/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 14:41:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoblog</dc:creator>
<guid>http://paoblog.wordpress.com/2009/11/23/un-treno-per-auschwitz-2010/</guid>
<description><![CDATA[Ricevo e pubblico °°° L’iniziativa promossa dalla Provincia di Milano per alunni e docenti delle scu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Ricevo e pubblico</p>
<p>°°°</p>
<p>L’iniziativa promossa dalla Provincia di Milano per alunni e docenti delle scuole superiori.<br />
Treno per Auschwitz 2010. Registrato il tutto esaurito. Con gli studenti parte anche l’assessore Lazzati.</p>
<p>Venerdì 27 novembre primo intervento di formazione per i docenti coinvolti nell’iniziativa.</p>
<p>Milano, 23 novembre 2009 &#8211; Con due mesi di anticipo, il “Treno per Auschwitz” è pronto a partire. Per l’edizione 2010 le adesioni hanno già registrato il tutto esaurito. Dal Binario 21 della Stazione Centrale di Milano il 27 gennaio 2010, in occasione della ricorrenza della “Giornata della Memoria” partirà il treno della Provincia di Milano con alunni, alunne, docenti delle scuole superiori aderenti all’iniziativa.</p>
<p>(<strong>Nota di Pao</strong>: Vedi anche &#62; <a href="http://paoblog.wordpress.com/2009/03/04/il-binario-21/" target="_blank">http://paoblog.wordpress.com/2009/03/04/il-binario-21/</a>)</p>
<p>Per questa quinta edizione, con loro – e per la prima volta nella storia dell’evento – salirà sul treno anche l’Assessore all’Istruzione ed Edilizia scolastica, Marina Lazzati per condividere l’esperienza con tutti i partecipanti. “Non posso nascondere una certa emozione nel partecipare a questo viaggio – dichiara l’Assessore Lazzati –. Sicuramente il primo pensiero è rivolto al popolo ebreo sterminato in uno dei periodi più bui della storia dell’uomo.</p>
<p>Visitare il campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau sono certa sarà un’esperienza di forte impatto emotivo, acuito dalla condivisione di questo percorso di memoria e riflessione con i nostri giovani e i loro professori. Non dobbiamo e non possiamo permetterci di dimenticare cosa significa vivere in totale assenza di libertà.</p>
<p>Visitare il campo di concentramento di Auschwitz significa quindi <strong>Ricordare</strong> quel terribile momento storico, <strong>Riflettere</strong> sul privilegio di vivere in un paese libero, <strong>Contribuire</strong> a evitare che gli orrori dell’Olocausto possano ripetersi nel futuro”.</p>
<p>L’edizione 2010 di “Un treno per Auschwitz” è promosso ed organizzato dall’Assessorato all’Istruzione ed Edilizia scolastica della Provincia di Milano in collaborazione con INSMLI, CGIL E CISL di Milano, Comunità ebraica, Associazione Figli della Shoah, CDEC e Fondazione per il memoriale della Shoah.</p>
<p>“Un’iniziativa che rinsalda i legami di amicizia di questa amministrazione con la comunità ebraica. Un contributo necessario per  perpetuare la memoria degli orrori consumati dal nazifascismo – commenta il presidente della Provincia, on. Guido Podestà. -.  Un’occasione che cade il 27 gennaio decimo anniversario, peraltro, della legge istitutiva del Giorno della Memoria, e che dà agli studenti la possibilità di riflettere su quel momento storico”.</p>
<p>Come per gli anni precedenti si tratta di un viaggio della Memoria, a bordo di un treno, che darà la possibilità agli studenti delle scuole medie superiori della Provincia di Milano di visitare il Campo di sterminio di Auschwitz per riflettere sulle atrocità commesse dalla barbarie nazifascista.</p>
<p>Come ormai la tradizione vuole, anche il 27 gennaio 2010 il treno partirà simbolicamente dal Binario 21 della Stazione Centrale di Milano, luogo dove il 30 gennaio del 1944 più di seicento persone, dopo aver attraversato la città partendo dal carcere di San Vittore, vennero caricate su vagoni bestiame con destinazione Auschwitz.</p>
<p>Per consentire la partecipazione a più studenti, la Provincia di Milano si fa carico dei costi di viaggio e dei servizi annessi per un importo di oltre 100.000 euro. Studenti e insegnati sosterranno il costo del soggiorno.</p>
<p><strong>Eventi correlati<br />
</strong><br />
Partire non è sufficiente, occorre anche essere informati su quello che si va a vedere. Soprattutto in un viaggio come quello  diretto al campo di concentramento di Auschwitz. Per conseguire tale obiettivo, i docenti coinvolti nell’iniziativa parteciperanno a 3 laboratori di formazione tenuti da relatori qualificati in materia di deportazione, persecuzione, sterminio. Ovvero tutti gli orrori commessi dal nazifascismo.</p>
<p>Il programma della formazione è articolato in 3 incontri.</p>
<p><strong>Venerdì 27 novembre 2009</strong> – ore 9,30-13,30<br />
Convegno/seminario “Il quadro complessivo delle deportazioni e delle persecuzioni” c/o Camera del Lavoro Metropolitana Milanese &#8211; C.so di Porta Vittoria 43 – Milano</p>
<p>Interverranno:</p>
<p>Marina Lazzati, Assessore all’Istruzione ed Edilizia scolastica<br />
Maurizio Laini, Segreteria CGIL Lombardia<br />
Brunello Martini e Rosa Corbelletto, Università di Torino<br />
Michele Sarfatti, Fondazione CDEC<br />
Alessandra Chiappano, INSMLI<br />
Nedo Fiano, deportato ad Auschwitz</p>
<p><strong>Mercoledì 2 dicembre 2009 </strong>– ore 15<br />
Seminario “Il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau fra storia e memoria”. A cura di Fabio Maria Pace collaboratore CDEC</p>
<p><strong>Venerdì 13 dicembre 2009</strong> – ore 15<br />
“Le deportazioni femminili dall&#8217;Italia e la memorialistica femminile sul campo di Auschwitz-Birkenau”. A cura di Alessandra Chiappano, INSMLI</p>
<p>Gli incontri si terranno presso la sala “Cisem” dell&#8217;Assessorato all&#8217;Istruzione &#8211; via Petrarca 20 Milano.</p>
<p>Inoltre, si ricorda l’iniziativa promossa dai Figli della Shoah</p>
<p><strong>Giovedì 10 dicembre 2009</strong> – ore 9,15-18,00<br />
Seminario “L’insegnamento della Shoa nell’educazione alla cittadinanza” c/o Università del Sacro Cuore (Aula magna) &#8211; Largo Gemelli 1 – Milano</p>
<p><em>Comunicato stampa a cura di: Maria Vittoria Loaldi<br />
Addetta Stampa<br />
Assessore Marina Lazzati<br />
Assessorato Istruzione ed Edilizia scolastica &#8211; Provincia di Milano<br />
e.mail: <a href="mailto:mv.loaldi@provincia.milano.it">mv.loaldi@provincia.milano.it</a></em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Emetto CO2, ma non è colpa mia]]></title>
<link>http://suibhne.wordpress.com/2009/11/22/emetto-co2-ma-non-e-colpa-mia/</link>
<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 16:55:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>suibhne</dc:creator>
<guid>http://suibhne.wordpress.com/2009/11/22/emetto-co2-ma-non-e-colpa-mia/</guid>
<description><![CDATA[Breve post di servizio: ho comprato i biglietti per tornare in Italia a Natale e ho deciso di favori]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">Breve <em>post</em> di servizio: ho comprato i biglietti per tornare in Italia a <strong>Natale</strong> e ho deciso di favorire il mio portafoglio e uccidere l&#8217;ambiente. Nel senso che per fare Parigi &#8211; Genova, neanche mille chilometri, passerò da Monaco, nel senso di München, Monaco di Baviera, pagando (molto!) meno di un volo con Airfrance o con una lowcost via Milano o Pisa. Insomma, emetterò un sacco di CO2 e chissà quante altre schifezze, ma non è per colpa mia: è il <strong>sistema degli sconti </strong>e sono i <strong>treni</strong> troppo costosi.</p>
<p style="text-align:justify;">Ho scelto per il portafoglio, dunque, e tra <strong>un mese esatto</strong> a quest&#8217;ora starò volando sopra le Alpi pregustando i ravioli, il panettone e le polemiche del giorno di Natale.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[I passaggi a livello che tutti sanno ma che io non riesco a spiegarmi]]></title>
<link>http://mikb89.wordpress.com/2009/11/22/i-passaggi-a-livello-che-tutti-sanno-ma-che-io-non-riesco-a-spiegarmi/</link>
<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 14:59:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>mikb89</dc:creator>
<guid>http://mikb89.wordpress.com/2009/11/22/i-passaggi-a-livello-che-tutti-sanno-ma-che-io-non-riesco-a-spiegarmi/</guid>
<description><![CDATA[Ci sono un sacco di cose di cui io, sinceramente, non riesco a spiegarmi la ragione o il significato]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Ci sono un sacco di cose di cui io, sinceramente, non riesco a spiegarmi la ragione o il significato o il funzionamento. Cose che tutti sanno o che, quantomeno, nessuno si chiede.</p>
<p>Una di queste cose sono i passaggi a livello.</p>
<p><img class="aligncenter" title="Passaggio a livello" src="http://www.gwegh.it/documents/News/images/pl_news.jpg" alt="Passaggio a livello" width="559" height="347" />Insomma, cosa c&#8217;è di <strong>strano</strong>?</p>
<p>Quello che mi chiedo non è tanto perché ritardano ad aprirsi o perché si chiudono troppo presto e <strong>lamentele varie</strong>, ma quanto, piuttosto, capire effettivamente <strong>a che cosa servono</strong>.</p>
<p>Sì, ovvio, <strong>a non farci venire il treno addosso</strong>. Però se l&#8217;argomento finiva qui, <em>non potevo scriverci un articolo</em>.</p>
<p>Parlo giustamente per esperienza. È accaduto che stavamo camminando con la macchina e, per dove dovevamo andare, occorreva passare appunto dal <strong>passaggio a livello</strong>. Magari penserete che è successa qualcosa perché le sbarre erano chiuse e <strong>bla bla bla</strong>, ma invece no, le sbarre erano aperte, e stava passando il treno. Sì, un guasto, credo.</p>
<p>Avevamo sentito il fischio del treno già parecchio tempo prima e, una volta avvicinatici al passaggio a livello, abbiamo visto che effettivamente il treno c&#8217;era e le sbarre erano aperte. Ci siamo fermati, abbiamo visto il treno passare e poi siamo passati noi.</p>
<p>Niente di tragico, appunto. E, non potevamo aspettarci un malfunzionamento delle sbarre, cioè non eravamo pronti, e tutto è andato bene. Inoltre il treno visto da così non mi sembrava poi <strong>troppo veloce</strong>. Ok, forse aveva rallentato per l&#8217;occasione, ma comunque non è così veloce da mettersi al centro senza accorgesi che sta passando. Va, sempre si capisce che <strong>c&#8217;è un treno</strong>, no?</p>
<p>Quello che mi chiedo, perciò, è: se si può fare benissimo a meno, perché devono esserci queste sbarre che si abbassano un quarto d&#8217;ora prima e si alzano un quarto d&#8217;ora dopo al passaggio del treno?</p>
<p>Basta cioè un po&#8217; di attenzione (che i binari comunque si vedono, mica sono <strong>celati</strong> in qualche modo) nei punti in cui il treno passa e basterebbe rallentare un po&#8217; per accertarsi che la via sia libera ed evitare <strong>costosi impianti</strong> e inutili perdite di tempo.</p>
<p>Magari ve ne verrete con la cosa &#8220;Ma tu sei un incosciente! Ma lo sai quanto si rischierebbe a lasciare aperto dove sta passando il treno?&#8221;. E no, non lo so, come dice il titolo. E poi non ho mai provato e non avete provato neanche voi, potete solo <strong>immaginare</strong>.</p>
<p>Io so solo di esserci passato, e di aver vissuto abbastanza per poterlo raccontare.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Torino-Chivasso-Aosta: altra vergogna]]></title>
<link>http://romanoborrelli.wordpress.com/2009/11/20/torino-chivasso-aosta-altra-vergogna/</link>
<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 21:17:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>Romano Borrelli</dc:creator>
<guid>http://romanoborrelli.wordpress.com/2009/11/20/torino-chivasso-aosta-altra-vergogna/</guid>
<description><![CDATA[&#8220;Ridateci Porta Susa&#8221;. Torino Porta Susa, sotterranea, binario 4. Così si poteva leggere]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>&#8220;Ridateci Porta Susa&#8221;</strong>. Torino Porta Susa, sotterranea, binario 4. Così si poteva leggere su di un foglio  lungo le pareti della nuova stazione torinese, fiore all&#8217;occhiello per molti. Per altri, no.: per tutti i pendolari che fanno fatica a raggiungere le scale e quindi l&#8217;uscita. <strong>Avete mai visto quando arrivano due treni cosa succede lungo le rampe?</strong> <strong>Ma chi ha progettato una cosa del genere?</strong> per tutti coloro che arrivano e per quelli che partono. In ritardo. Come oggi, come ieri, come da troppo tempo. Ancora una volta sono stato raggiunto al telefono da  conoscenti che mi  forniscono indicazioni utili per descrivere quanto e quali disagi devono subire, in ordine di tempo, e di denaro: lavoratori,  studenti. Ore 11.38. Il treno per Chivasso-Ivrea-Aosta è presente, sul binario. Ma, partirà, in ritardo. Come altri treni. Arriverà, a destinazione in ritardo. Circa 45 minuti a Chivasso. Ritardo che si traduce in un&#8217;ennesima decurtazione economica. Per altri, in richiami. <strong>&#8220;Il nuovo orario taglia troppi treni&#8221;</strong>, segnalava La Stampa. Quasi un presagio di quanto sarebbe successo più tardi. Tagli, tagli, tagli. Tagli nella scuola pubblica: personale, fondi, corsi. L&#8217;istruzione che viene catapultata &#8220;nel mercato&#8221;: master, scuole di specializzazione. &#8220;Ridateci la vecchia scuola pubblica&#8221;. &#8220;Ridateci la vecchia Università senza crediti&#8221;. Questo vorrei scrivere, su cartelli da apporre presso le scuole, presso le Università. Ridateci il sapere.  Ma vi ricordate quante poche persone potevano permettersi la scuola? E chi la forniva? E come è diventata pubblica? Non certo per paternalismo. <strong>Ridateci l&#8217;acqua!</strong> Ridateci il lavoro, quello vero, a tempo indeterminato. Ridateci le sicurezze. Ridateci i sogni che volete rubare. <strong>Ridateci il futuro</strong>. Ancora una volta. Ridateci!!! Ma non ci avrete! <strong>Avete pensato per troppo tempo, per troppi anni a far felice il capitale</strong>, <strong>a far compromessi, a sottoscrivere accordi, al ribasso, come alcuni sindacati</strong>.<strong> Basta. così non va</strong>. Ridateci, anche se non è sufficiente. Perché prima, molti dovrebbero SVEGLIARSI!!! Fra poco, anche andare a lavorare utilizzando un treno, sarà un lusso! SVEGLIA!</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[TRANSASIAEXPRESS_ultima puntata]]></title>
<link>http://sinbordero.wordpress.com/2009/11/20/transasiaexpress_ultima-puntata/</link>
<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 10:23:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>sinborderò</dc:creator>
<guid>http://sinbordero.wordpress.com/2009/11/20/transasiaexpress_ultima-puntata/</guid>
<description><![CDATA[Il responsabile di carrozza è pedante e non smette di ricordare che le donne devono indossare il vel]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://sinbordero.wordpress.com/files/2009/11/dsc_7329_lw.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-248" title="transasiaexpress" src="http://sinbordero.wordpress.com/files/2009/11/dsc_7329_lw.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<div style="font-size:120%;font-family:futura;text-align:justify;"><strong>Il responsabile di carrozza è pedante</strong> e non smette di ricordare che le donne devono indossare il velo, specie fuori dal treno, alla stazione, bisogna coprirsi bene o sono casini. Alle prime luci dell’alba il serpentone iraniano si mostra in tutta la sua sontuosità: la moquette è dappertutto, poco ci manca di vedere tappeti appiccicati al soffitto; dalle tendine color speranza si infiltrano timide fasce luminose che rivelano un arredamento retrò, vibrazioni paglierine e del marrone antiestetico. I finestrini sono appannati e l’ambientazione è resa ancor più caratteristica dal persistere di antichi odori umani che nessuno ha ancora provveduto ad ossigenare.</div>
<div style="font-size:120%;font-family:futura;text-align:justify;">In cuccetta adesso siamo noi quattro europei: Felix mollerà il colpo a Tabriz, mentre io, Luis e Matthias abbiamo già cominciato il conto alla rovescia.</div>
<div style="font-size:120%;font-family:futura;text-align:justify;">L’ultimo giorno in treno, stasera finalmente arriveremo a Teheran.</div>
<div style="font-size:120%;font-family:futura;text-align:justify;">Dopo la notte intorpidita dal freddo e dalla veglia, ci concediamo qualche ora di sonno.</div>
<div style="font-size:120%;font-family:futura;text-align:justify;">Distesa sul lenzuolo che ricorda più la carta di giornale che un tessuto di cotone, mi abbandono ai pensieri belli, tanto semplici da apparire infantili. Guardo gli altri russare, ascolto il suono delle rotaie, ogni tanto sposto la tenda e vedo gli alberi scorrere fuori come emozioni imprigionate dentro un tamburo di latta. Un colore ambrato permea ogni cosa, i prati luccicano e le scintille appaiono e scompaiono ad intermittenza. Vorrei dormire o continuare a fantasticare, immaginare una volta ancora l’Iran che mi aspetta, i volti da fotografare, le strade, i racconti da scrivere, il bazar, gli occhi, le mani della gente, le sue parole. Tutto è indefinito ancora, e mi sento libera: mi diverto a contornarlo, a creare situazioni, luoghi e umanità, nell’attesa che alla realtà fittizia si sostituisca presto l’esistente con le sue regole.</div>
<div style="font-size:120%;font-family:futura;text-align:justify;">“<strong>Passports!</strong>” – urla la voce dopo aver spalancato lo sportello della cuccetta – Con le teste ancora sotto la coperta, porgiamo diligenti i documenti e ci facciamo riconoscere sbarrando gli occhi sbigottiti dalla luce. I controlli della polizia non danno tregua, si ripetono regolari ma non distolgono dal breve letargo.</div>
<div style="font-size:120%;font-family:futura;text-align:justify;">Al risveglio Felix non c’è più, abbiamo già passato Tabriz.</div>
<div style="font-size:120%;font-family:futura;text-align:justify;">Comincio a sentire l’eccitazione dell’arrivo, i movimenti si fanno veloci e quella sensazione di forzata immobilità nella quale prima mi crogiolavo comincia adesso a farsi stretta.</div>
<div style="font-size:120%;font-family:futura;text-align:justify;">Anche la testa è asfissiata dal caldo quando ci fermiamo in un’assolata stazione per la preghiera del Ramazan: il canto del muezzin dura venti minuti, un’eternità, durante la quale tutto si ferma, uomini, mezzi e servizi. Alla fontana c’è chi si lava i piedi, un padre col figlio si riparano all’ombra di una piccola pianta, e una lunga fila di tappetini adorna lo spiazzo d’ingresso alla stazione. Intere famiglie scendono dal treno, si fanno posto e in ginocchio cominciano a pregare. “Fermare un treno per pregare?” – mi domando mentre osservo la scena dalla carrozza ristorante –  Certo può far sorridere, al Paese nostro non succederebbe se non per ragioni sindacali. Mi pare un vero sfoggio di ricchezza, questo tempo prezioso che i fedeli si concedono per parlare con Dio, e la loro preghiera altro non è che un pretesto per non dimenticare se stessi. Sarebbe forse il caso di tenere a mente certi atteggiamenti e farne tesoro.<br />
Concluse le cerimonie, il <strong><span style="color:#800000;">Trans Asia</span></strong> riparte: ai due tavolini di fronte una coppia conclude incurante il pranzo, io aspetto di vedermi servito il caffè, mentre la carrozza si anima di thermos e piatti di riso colorati di zafferano.</div>
<div style="font-size:120%;font-family:futura;text-align:justify;">Gli iraniani sono un popolo dall’<strong>ospitalità</strong> incredibile, non c’è luogo nel Paese dove ci si possa trovare soli e abbandonati: indirizzi, numeri di telefono, contatti, consigli di viaggio e trasporto abbondano sulla tavola insieme alle cartine geografiche e ai bicchieri di chai. “Questo è il mio numero – dice Hamid con fare pomposo – ovunque tu decida di andare basta che mi chiami e ti farò trovare tutto il necessario.</div>
<div style="font-size:120%;font-family:futura;text-align:justify;"><a style="text-decoration:none;" href="http://sinbordero.wordpress.com/files/2009/11/dsc_7276_lw.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-252" title="transasiaexpress" src="http://sinbordero.wordpress.com/files/2009/11/dsc_7276_lw.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></div>
<div style="font-size:120%;font-family:futura;text-align:justify;">Questo è il numero della mia fidanzata a Mashhad, lei parla inglese, vi capirete. E questo è per te, ne avrai bisogno per telefonare, dentro dovrebbe esserci ancora qualche spicciolo”. Il vecchio volpone mi regala una sim telefonica: i rifiuti non valgono a nulla perchè quella scheda me la porterò appresso lungo tutto l’Iran, insieme ai numeri dei conoscenti che vi ha dimenticato registrati. Non ci si può negare un regalo fatto col cuore, e quella sim tanto utile quanto perennemente irrintracciabile, mi permetterà di chiamare una bellissima donna architetto di nome <strong>Noushin</strong>, conoscere il mio interprete e insegnante di farsi <strong>Arash</strong>, raccontare la vita della piccola <strong>Toeh</strong>, scambiare punti di vista con il caro professore filosofo <strong>Musa</strong>..</div>
<div style="font-size:120%;font-family:futura;text-align:justify;">Capisco adesso perché la gente abbia scelto il treno, il <strong><span style="color:#800000;">Trans Asia</span></strong>, per tornare verso casa. Per me si è trattato di curiosità, per loro è la vita. I tempi rallentati, le pause, l’avanzare per incognite, le sorprese, non sono soltanto dettagli ma il succo dell’esistenza. Certo il treno permette di trasportare molti bagagli, smerciare, fare affari, muoversi, camminare, sentirsi più ad agio che su un autobus o in aereo, ma non è solo la comodità a farla da padrona. Quel treno appartiene all’<strong>Asia</strong> per una ragione che sarà difficile da capire fintanto che ci ostineremo a pensare alle strette di mano come a fugaci presentazioni di circostanza. E’ l’approccio quello che fa la differenza, il modo di intendere i rapporti umani, il significato che attribuiamo loro e, in fondo, quanto di noi stessi siamo disposti a concedere senza aspettare nulla in cambio.<br />
Piove a <strong>Teheran</strong> il 30 agosto. Gocce leggerissime e sporche di fuliggine. E’ mezzanotte e regna uno strano silenzio. Capiamo di essere arrivati in stazione solo quando usciamo dall’entrata e i taxi fanno la fila per acchiapparci. Presto una manciata di toman a Matthias e salgo sull’auto gialla.</div>
<div style="font-size:120%;font-family:futura;text-align:justify;">E’ sempre un gran piacere abbandonarsi alla guida di un tassinaro dentro alla città sconosciuta, sorridere al sottofondo folcloristico di una radio locale, curiosare tra le insegne nella notte, assorbire l’odore di novità che sale dal finestrino abbassato, e decollare su di una lunghissima pista asfaltata, dritta, brillante e fradicia di aspettativa.</div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il bergamotto sul treno]]></title>
<link>http://cantierepoesia.wordpress.com/2009/11/20/il-bergamotto-sul-treno/</link>
<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 07:10:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>bugianen55</dc:creator>
<guid>http://cantierepoesia.wordpress.com/2009/11/20/il-bergamotto-sul-treno/</guid>
<description><![CDATA[  Dal finestrino d’odiato treno rividi a lungo il mio pacato mare e insieme a lui le molte tante cos]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><em><img class="size-full wp-image-966  aligncenter" title="Bagnara" src="http://cantierepoesia.wordpress.com/files/2009/11/bagnara.jpg" alt="Bagnara" width="300" height="225" /></em></p>
<p><em></em> </p>
<address><em>Dal finestrino d’odiato treno</em></address>
<address><em>rividi a lungo il mio pacato mare </em></address>
<address><em>e insieme a lui le molte tante cose</em></address>
<address><em>che mi portavo intanto nel futuro.</em></address>
<address><em>Bei ricordi sarebbero poi stati</em></address>
<address><em>il gran ventaglio dei colori vivi, </em></address>
<address><em>i forti azzurri del frizzante Stretto, </em></address>
<address><em>il verde di quegli anni benedetti,</em></address>
<address><em>i primi rossi delle labbra al bacio,</em></address>
<address><em>il bianco delle mille schiume a riva,</em></address>
<address><em>il viola d’una costa benedetta</em></address>
<address><em>il cielo che non m’avrebbe visto uomo.</em></address>
<address><em>Naso sul vetro, guardai le colline</em></address>
<address><em>che ancor da Reggio non ero io uscito.</em></address>
<address><em>Scrutai i limoneti che rimpiango,</em></address>
<address><em>e di tramonto d’aranceti mi bagnai.</em></address>
<address><em>Quante emozioni conteneva il cuore?</em></address>
<address><em>Maggior fortuna volle accarezzarmi</em></address>
<address><em>quando in valigia vidi il bergamotto, </em></address>
<address><em>perfetto per color, forma ed essenza.</em></address>
<address><em>Quel giallo intenso ricordò un’alba</em></address>
<address><em>forse la stessa che m’aspetto sempre.</em></address>
<address><em>Dentro il rovente triste Espresso del 70</em></address>
<address><em>pensai al primo mio romano inverno.</em></address>
<address><em>Le foglie lucide del bergamotto</em></address>
<address><em>non si staccarono per mesi e mesi</em></address>
<address><em>così come per anni ed anni ed anni</em></address>
<address><em>non son cadute le mie nostalgie… </em></address>
<address> </address>
<p><span style="color:#800000;"><strong><a href="http://www.poetare.it/zucchiau.html" target="_blank">Aurelio Zucchi</a></strong></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[TRANSASIAEXPRESS_3 puntata]]></title>
<link>http://sinbordero.wordpress.com/2009/11/19/transasiaexpress_3-puntata/</link>
<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 14:58:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>sinborderò</dc:creator>
<guid>http://sinbordero.wordpress.com/2009/11/19/transasiaexpress_3-puntata/</guid>
<description><![CDATA[Leggere Lolita a Teheran non è più proibito, ma Luis non ci ha pensato due volte a shockare la coper]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://sinbordero.wordpress.com/files/2009/11/dsc_7269_lw.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-234" title="transasiaexpress" src="http://sinbordero.wordpress.com/files/2009/11/dsc_7269_lw.jpg" alt="" width="500" height="327" /></a></p>
<div style="font-size:120%;font-family:futura;text-align:justify;"><strong>Leggere Lolita a Teheran</strong> non è più proibito, ma Luis non ci ha pensato due volte a shockare la copertina del suo libro &#8211; meglio evitare l’esibizione di donnine nude – avrà pensato. Seduti al vagone ristorante, dentro al silenzio delle reciproche letture, si incastrano sguardi smarriti e incantati. Con dovizia di particolari, gli uomini straordinari di Gurdjieff descrivono la moviola che invano tento di catturare dal finestrino: nient’altro che vallate verdi, corsi d’acqua, gole impervie e sprofondi color sabbia. Il treno si ferma per qualche minuto, cede il binario, riparte, e gli operai della ferrovia salutano. Mi sento uno scultore incosciente, capace di modellare una statua d’argilla fresca con un solo battito di ciglia, e imbarazzato, quasi che il mio passaggio qui possa modificare il corso degli eventi e turbare gli istanti di un tempo rimasto nascosto all’impazienza.</div>
<div style="font-size:120%;font-family:futura;text-align:justify;">Settanta ore di viaggio sembrano un’eternità, in realtà tanto si avanza con lentezza tanto i pensieri di ieri si fanno evanescenti, rallentano e infine scompaiono.</div>
<div style="font-size:120%;font-family:futura;text-align:justify;">Qualche posto più avanti siedono tre donne, le figlie – immagino &#8211; insieme alla mamma. La più grande avrà 26 anni, occhioni grandi, tondi e lunghe ciglia impastrocciate di rimmel che sbatte con fare annoiato. E’ carina, ha le unghie smaltate di rosso, la coda alta di cavallo e due ciocche di capelli le scendono ai lati del viso. Sorride quando i nostri sguardi si incrociano, e capita spesso perché entrambe siamo curiose l’una dell’altra. Lei allora mette da parte la timidezza per un’inglese poco più che infarinato, e io rispondo alla sorpresa che le ha suscitato una giovane viaggiatrice diretta in Iran.</div>
<div style="font-size:120%;font-family:futura;text-align:justify;"><strong>Saba</strong> ha da poco concluso l’università a Tabriz, traduzione inglese- farsi, ed è di ritorno da Istanbul dov’è andata ad informarsi sui corsi di laurea specialistica.“La vita in Iran è difficile – racconta – ad Istanbul ho uno zio, perché non provarci ad andare via?”.</div>
<div style="font-size:120%;font-family:futura;text-align:justify;">Non c’è bisogno di fare domande, Saba è un fiume in piena, e quando non porta le ginocchia al petto o si arriccia nervosamente i capelli, parla a ruota libera come non avesse aspettato di fare altro per tutto il tragitto.</div>
<div style="font-size:120%;font-family:futura;text-align:justify;">“Con la mia famiglia abitiamo nella regione dell’Azerbaijan iraniano, ma l’azero non lo possiamo parlare, è proibito.  Certo, in casa, facciamo quello che vogliamo, come tante cose vietate fuori ma necessarie nell’intimo delle mura domestiche per convincerci di avere ancora una vita normale. Urmia, la mia città, è piccola, lì non sarei potuta scendere in strada a manifestare perché mi avrebbero fatta fuori all’istante; a Teheran invece è stato diverso, erano in tantissimi, milioni! Non capisco come siano potute accadere quelle violenze, quando ci penso, ti giuro, mi viene un nervoso.. Quella ragazza, Neda, aveva l’età di mia sorella. E’ diventata un eroe, un simbolo all’estero, ma per noi qui tutto continua come prima.” “A cosa ti riferisci?” – le chiedo – “Il velo per esempio. In Turchia me ne stavo così, come mi vedi, maniche corte, pantaloncini e infradito.. persino le infradito! Adesso invece mi devo riabituare all’uniforme, e fa ancora caldo. Poi c’è internet, lentissimo, e i filtri da usare per chattare su facebook; le feste segrete dove la polizia viene pagata per chiudere gli occhi e passare avanti.. Al tuo Paese invece, in Italia, come funzionano le cose?”. Sorrido. Non saprei da quali pantomime cominciare il mio racconto, e con sollievo il paragone viene interrotto dall’arrivo nella stazione fantasma di <strong>Tatvan</strong>: tutti fuori, il traghetto aspetta di attraversare il lago di Van e condurci alla città omonima per salire sul prossimo treno, persiano stavolta, anche nell’arredamento.</div>
<div style="font-size:120%;font-family:futura;text-align:justify;"><a href="http://sinbordero.wordpress.com/files/2009/11/dsc_7293_lw.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-241" title="transasiaexpress" src="http://sinbordero.wordpress.com/files/2009/11/dsc_7293_lw.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<p><a href="http://sinbordero.wordpress.com/files/2009/11/dsc_7315_lw.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-243" title="transasiaexpress" src="http://sinbordero.wordpress.com/files/2009/11/dsc_7315_lw.jpg" alt="" width="500" height="291" /></a>
<p>&#160;</p>
<p>Si è fatto pomeriggio tardo, quando partiamo la luce del tramonto illumina i volti di quanti stanno a poppa sorseggiando tè e riscaldando le palpebre accecate d’arancione. Saba adesso è con noi, anche lei nel cerchio dei quattro stranieri.</p>
</div>
<div style="font-size:120%;font-family:futura;text-align:justify;">Ha proprio un bel portamento, la osservo mentre tiene banco con la sua gestualità e il fisico slanciato da indossatrice. “Sono stata innamorata una sola volta, ma non accadrà mai più – esordisce davanti una platea di uomini lasciandomi esterrefatta –  Come si può pensare di sposare qualcuno senza averci mai vissuto insieme un solo giorno? Ho imparato a reprimere le mie sensazioni, so che non è giusto ma inghiotto, le mando giù come bocconi di pane perché non ne posso parlare con nessuno. Cambierebbe forse qualcosa se ne parlassi? No. E con chi? Mia madre?  Non potrei mai. E neppure con mia sorella, è troppo giovane. Ecco come si vive oggi in Iran, facendosi un sacco di pensieri contorti, paranoie e ragionamenti malati”.</div>
<div style="font-size:120%;font-family:futura;text-align:justify;">Lo sfogo lascia tutti senza parole, nessuno si sarebbe aspettato una confidenza tale. Ci guardiamo ammutoliti. La confessione, senza vergogna, noncurante delle conseguenze, mi lascia piacevolmente scossa. Apprezzo ancora una volta questa piccola donna, che  prima di tornarsene dai genitori e prepararsi a scendere dal traghetto, si è raccomandata a che mi comportassi bene e indossassi il russari, il velo, fin da primo momento a Van. “Attenta che le guardie non scherzano – mi ha detto con una punta di agitazione – se non ti copri non ti faranno neppure andare al bagno..”. Da Van saliamo sul nuovo treno, che dopo Kapikoy e la fila sonnolenta al confine, si sarebbe spinto ancora più in là, ancora verso est, togliendoci un’altra ora e mezza di sonno.</div>
<div style="font-size:120%;font-family:futura;text-align:justify;">Mi è parso di vedere qualcosa dentro a quegli occhi da gatta. Sì, Saba è viziata, coccolata e rassicurata, ma questo non le basta. Mamma e papà la mantengono e lei vorrebbe scrollarsi di dosso quel peso che la riconoscenza a volte trasforma in senso di colpa. Anche lei vorrebbe zompare dalla finestra e bighellonare sui tetti come fanno gli altri gatti. Anche lei come loro, senza le vertigini che tolgono fiato e coraggio. Chissà che il <strong><span style="color:#800000;">Tran Asia</span></strong> non sia per Saba l’avvio di una ricerca, una via di fuga all’inquietudine; chissà che Istanbul non rappresenti la sua prima piccola fuga verso l’indipendenza.</div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Sicuro o no....]]></title>
<link>http://latoblog.wordpress.com/2009/11/18/sicuro-o-no/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 19:38:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>Ragina di Cuori</dc:creator>
<guid>http://latoblog.wordpress.com/2009/11/18/sicuro-o-no/</guid>
<description><![CDATA[Faccio un passo verso la realtà da quel sogno che credevo mio anni fa Come ci fosse un buio che cela]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Faccio un passo verso la realtà<br />
da quel sogno che credevo mio anni fa<br />
Come ci fosse un buio che<br />
cela il vuoto dentro me<br />
E rimbomba il suono cresce un po&#8217; di più</p>
<p>Sicuro o no, io me ne andrò<br />
da questo mondo in bilico<br />
Senza parlare scapperò<br />
mi aspetta un treno per non so<br />
Dicono no, io me ne andrò<br />
da questo mondo in bilico<br />
Io scapperò</p>
<p>Guardo fuori rotta e sento già<br />
tutto questo non mi mancherà<br />
Un viaggio senza direzione<br />
Una strada senza fine<br />
E rimbomba il suono cresce un po&#8217; di più</p>
<p>Sicuro o no, io me ne andrò<br />
da questo mondo in bilico<br />
Senza parlare scapperò<br />
mi aspetta un treno per non so<br />
Dicono no, io me ne andrò<br />
da questo mondo in bilico<br />
Io scapperò</p>
<p>Da questo vuoto voglio uscire<br />
e non mi dite no<br />
quel treno prenderò</p>
<p>Sicuro o no, io me ne andrò<br />
da questo mondo in bilico<br />
Senza parlare scapperò<br />
mi aspetta un treno per non so<br />
Dicono no, io me ne andrò<br />
da questo mondo in bilico<br />
Io scapperò. </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Torino-Aosta: ancora una vergogna (lunedì 16 novembre)]]></title>
<link>http://romanoborrelli.wordpress.com/2009/11/18/torino-aosta-ancora-una-vergogna-lunedi-16-novembre/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 09:24:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>Romano Borrelli</dc:creator>
<guid>http://romanoborrelli.wordpress.com/2009/11/18/torino-aosta-ancora-una-vergogna-lunedi-16-novembre/</guid>
<description><![CDATA[Lunedì. Ore 7.30. Giornali in mano: Liberazione, La Stampa, la Repubblica. Mentre raggiungo veloceme]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Lunedì. Ore 7.30. Giornali in mano: <strong>Liberazione, La Stampa, la Repubblica</strong>. Mentre raggiungo velocemente la nuovissima stazione di Porta Susa, <strong>sotterranea</strong>, gli occhi si fissano sulla prima pagina del giornale torinese. &#8220;<strong>L&#8217;alta velocità salta Porta Susa</strong>&#8220;. Con disappunto del nostro sindaco. Sai che guaio. Tanti soldi spesi&#8230;..Invece quando si è deciso di demolire lo <em>stadio Delle Alpi</em>, costruito con i soldi pubblici&#8230;..Mentre penso cio&#8217;, alcuni compagni diretti ad Ivrea (con il treno delle 6.34) per questioni di lavoro, mi ragguagliano sull&#8217;ennesimo guaio al treno: &#8220;ritardo di mezz&#8217;ora, con sosta a Chivasso&#8221;; un guaio al locomotore? <strong>si poteva conoscere il cattivo funzionamento già dalla sera prima?</strong> Chi lo sa. In ogni caso, <strong>non è un freccia rossa</strong> e i viaggiatori di quella linea sono &#8220;soltanto&#8221; lavoratori, operai, precari: gente da meno di mille euro al mese e dintorni di mille. Non sono  soggetti certamente rilevanti per certi politici anche se i loro voti al momento opportuno fan sempre gola. Viceversa, se il treno &#8220;non dovesse fermare a Porta Susa, i grandi punteranno i piedi&#8221;; e lo aspetteranno comunque. Se il treno ritarda a Chivasso e si arriva al lavoro con mezz&#8217;ora di ritardo, <strong>nessun &#8220;grande&#8221; si lamenterà</strong>. Pazienza. Pagheranno di tasca loro i soliti noti. Ilavoratori e gli studenti che subiscono quel ritardo. Una giornata, quella di lunedì, cominciata male. Peccato, perchè c&#8217;era dell&#8217;entusiasmo. Liberazione ci informava sugli studenti in piazza,  con lo sciopero dell&#8217;11 dicembre, le richieste della Flc Cgil riguardanti il ritiro dei tagli agli organici previsti dalla legge 133. Buone notizie, soprattutto per noi, precari. <strong>Ma, qualcuno del governo non aveva svolto un tema &#8220;elogio del posto fisso&#8221;?</strong> Si, un tema scritto nell&#8217;aria. <strong>Qualcuno continua a scrivere delle favole.  Molti vogliono sentiresele raccontare</strong>.  Ricordo che <strong>i diritti sono frutto di lotte</strong>.  Non sono favole. Un altro titolo di Liberazione ci rammenta della lotta di alcuni lavoratori. Come <strong>la vertenza Eutelia</strong> con gli operai in corteo a Roma. Lottano. Per sopravvivere. Polticamente segnalo <strong>&#8220;l&#8217;apertura del blog&#8221; del compagno <a href="http://claudiograssi.wordpress.com" target="_blank">Claudio Grassi</a></strong>. Sarà come vederlo in federazione tutti i giorni.  La lettura del blog mi obbligherà a mettere nell&#8217;azione politica gli insegnamenti di due persone che partecipavano molto alle riunioni di area: <strong>Mario Contu</strong>, e <strong>Carla Perasso</strong>. Una buona iniziativa. Condivido la scelta e l&#8217;intuizione.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[TRANSASIAEXPRESS_1 puntata]]></title>
<link>http://sinbordero.wordpress.com/2009/11/17/transasiaexpress_1-puntata/</link>
<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 11:33:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>sinborderò</dc:creator>
<guid>http://sinbordero.wordpress.com/2009/11/17/transasiaexpress_1-puntata/</guid>
<description><![CDATA[“Please typewrite only”: così si legge sul modulo di richiesta del visto, appena sotto l’intestazion]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div style="font-size:120%;font-family:futura;text-align:justify;"><a href="http://sinbordero.wordpress.com/files/2009/11/dsc_7263_lw1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-198" title="transasiaexpress" src="http://sinbordero.wordpress.com/files/2009/11/dsc_7263_lw1.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a><br />
“<strong>Please typewrite only</strong>”: così si legge sul modulo di richiesta del visto, appena sotto l’intestazione del Consolato della Repubblica islamica dell’Iran. Typewrite? E dove trovarla oggi una macchina da scrivere? Si tratta di un vero e proprio vintage, di quelli che vanno a ruba tra gli appassionati di mercatini pre- elettronici, e scovarne un esemplare funzionante significa rovistare nella propria e altrui soffitta, sperare nelle sorprese di vecchi conoscenti e, Inshallah, tornarsene a casa vittoriosi con una valigia pesante come un sacco di cemento.<br />
Non devono essere molti i turisti diretti in Iran, specie di questi tempi, e anche i funzionari consolari non perdono tempo in sorrisi né si preoccupano di rassicurare l’occidentale intimorito dal loro accento esotico: non proferiscono spiegazione quando il visto viene rifiutato, ma uno stuzzicante profumo di fortuna accompagna il pagamento del secondo giro di roulette. E la telefonata non tarda ad arrivare in una piovigginosa mattinata di agosto: “Teheran le ha concesso il visto. Il passaporto arriverà a casa tra un paio di giorni”.<br />
Immaginare l’Iran senza esserci mai stati è impossibile. Ma le emozioni e l’adrenalina che hanno preso a scorrere dentro al corpo quelle sì, che si possono descrivere, e raccontare con occhi spalancati.<br />
Sono trascorse alcune settimane dalle elezioni che hanno riconfermato il presidente in carica Ahmadinejad, e mentre le immagini delle manifestazioni di piazza facevano il giro del mondo, un nuovo Iran aveva già cominciato a far sentire la voce. Green Revolution. Un ruggito. Sembra quasi di udirlo, vederlo uscire dagli schermi come un tornado, spazientito e incontrollabile. “<strong>Na Ghaze na Lobnan, janam fadaje Iran</strong>- No Gaza, no Libano. Sacrificherò la mia vita per l’Iran”. Un pugno nello stomaco. Chi sono i ragazzi di Enghelab Street? Quale la ragione di pacifici cortei trasformati in carneficine? E il ruolo dei blog, dei video su Youtube e dei cinguettii di Twitter? La censura ci ha provato a zittirli, la repressione li ha mandati in carcere, al creatore e sulla forca, ma non ha impedito a che venisse fatta informazione. Costi quello che costi, quei ragazzi hanno dimostrato coraggio da vendere: senza considerare le favole dell’agenzia Irna, i rassicuranti comunicati governativi e il rimpatrio dei corrispondenti esteri, i veri giornalisti della “primavera verde” sono stati loro, dotati d’inventiva e di uno spirito che fa invidia ai migliori reporter di guerra.<br />
La briga di conoscerli davvero però non se l’è presa nessuno. Cosa sappiamo delle loro vite? Il passato non basta, il presente è ridotto alla cronaca degli accadimenti, mentre il futuro non è che un sostantivo di circostanza, un rovinoso tentativo di assicurare l’happy end.<br />
I ragazzi dell’Iran di oggi non sono soltanto gli abili contestatori che abbiamo conosciuto sul web, i teenager dai braccialetti verdi o i sostenitori del riformista Mossavi, che nella capitale hanno marciato sullo stesso lunghissimo viale sul quale si svolsero le imponenti manifestazioni della rivoluzione contro la monarchia Pahlavi. Per rendere loro giustizia si dovrebbe entrare nelle loro case, levarsi le scarpe, farsi offrire un tè seduti sul tappeto, e ascoltare i racconti degli esami di ammissione all’università, i mille lavori per mantenere una passione, il fidanzato che forse non è quello giusto, i giovedì sera della shisha, la religione che si vorrebbe mandare a quel paese, le ferie sul Mar Caspio..<br />
Partire quindi e andargli incontro, sì, ma come? Non riesco proprio ad immaginarmi diretta in Medio Oriente a bordo di un volo di linea, atterrare con uno schiocco di dita a Teheran, prendere il primo taxi ed infilarmi come scarpe strette dentro il traffico incartapecorito della highway. Non è questo il modo. Troppo veloce, stupido e indolore. No, la Persia dev’essere cucinata con pazienza, col mestolo di legno, fatta riposare, evaporare e mescolata ancora, a fuoco basso basso. L’attesa e la scoperta devono lasciare il posto alla preparazione lenta, al tempo necessario per svestirsi dalle abitudini acquisite e indossare l’animo di chi non ha nulla da insegnare ma solo tutto da capire. Il gusto si nasconde nei dettagli, e un viaggio via terra è un carnevale di sapori. Accanto alle modernissime schegge tedesche e ai 200 chilometri orari dell’alta velocità, esistono ancora treni dove spazio e tempo avanzano a braccetto, solidali, in equilibrio, seguendo i ritmi di uno scorrere naturale privato di ansie e appuntamenti da non mancare.<br />
Il treno come una lenta via di fuga quindi non conosce velocità ma soltanto il lusso, quello vero, e sola garanzia di ricchezza, che è il lusso del tempo.<br />
Per fare questo però è necessario imparare a dimenticare ogni genere di obbligazione con l’avanzare del tragitto, e lasciarsi cullare dagli itinerari che possono richiedere giorni, addirittura settimane, per attraversare steppe, delta fluviali, confini continentali. Eccolo allora il modo di arrivare in Persia: dalla Turchia, sul <strong><span style="color:#800000;">Trans Asia Express</span></strong>, addentrandomi un poco per volta dentro a quel mondo verso il quale sono diretta.<a href="http://sinbordero.wordpress.com/files/2009/11/2-cartina1.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-202" title="percorso" src="http://sinbordero.wordpress.com/files/2009/11/2-cartina1.png" alt="" width="499" height="258" /></a>
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<p>Nato nel 1971 per volontà dello scià di Persia, l’allora Vangolu Express che collegava Istanbul a Teheran prolungando il tragitto dell’Orient Express, è oggi un mezzo di spostamento vivace e rilassato: le carrozze passano tra Kayseri e i pascoli dell’Anatolia seguendo un percorso sterminato, inzuppato di voci, stelle, musiche, balli e aria condizionata. Molto poco lussuoso ma speziato, il Tran Asia accoglie un crocevia di cultura turca, curda, azera e persiana,  che nel giro di tre giorni e mezzo conduce dritti dritti nel cuore della capitale iraniana.<br />
Oggi qui e dopodomani laggiù, poco ci manca ad un coast to coast.<br />
Tra Istanbul e Teheran la vanità delle piccole cose prende il sopravvento; cos’è l’arrivo e dove si trova la partenza perdono significato, mentre ogni sfumatura di colore scopre di possedere un nome e poter essere finalmente raccontata. (continua)</p>
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<title><![CDATA[Torino-Chivasso-Vercelli: altro treno della vergogna 3]]></title>
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<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 20:37:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>Romano Borrelli</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ore 6.28. Stazione di Torino Porta Susa. Sotterranea. Modifico l&#8217; orario di partenza per recar]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://romanoborrelli.wordpress.com/files/2009/11/treno-vergogna-3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2629" title="treno-vergogna-3" src="http://romanoborrelli.wordpress.com/files/2009/11/treno-vergogna-3.jpg?w=225" alt="treno-vergogna-3" width="225" height="300" /></a>Ore 6.28. Stazione di Torino Porta Susa. <strong>Sotterranea</strong>. Modifico l&#8217; orario di partenza per recarmi al lavoro. Appena si manifesta il &#8220;materiale&#8221; (chiamarlo treno, mi è davvero impronunciabile), la vergogna che provo è davvero forte. <strong>Una &#8220;littorina&#8221;, diesel, di quelle che venivano usate trenta anni fa</strong>, per collegare paesini sperduti; collegamenti considerati &#8220;rami secchi&#8221; e quindi tagliati dalle ferrovie. Perché ora, una cosa si tiene solo se è redditizia, non se è utile. <strong>E cosa non si è tagliato negli ultimi 25 in Italia?</strong> Grazie alle  mediazioni e ai compromessi. Col capitale. <strong>Calearo con Boccuzzi? Partito interclassista? </strong>No, grazie. Una littorina, strapiena, con tutti i posti a sedere esauriti, e anche quelli in piedi. Che contrasto. Con la bellezza di una stazione, nuova, pronta ad accogliere le Frecce Rosse. Che contrasto. Signor Presidente, peccato fosse sulla <strong>Freccia Rossa</strong>, oggi. Avrebbe dovuto essere su quella littorina. Piena di lavoratori.  Dipendenti. Penalizzati, sempre! Per loro, mai niente. Per gli autonomi, qualcosa. Littorina. Piena di immigrati. Discriminati, ma buoni per i padroni per le loro braccia. Un tema che mi porta a riflettere su quanto pare stia accadendo in questi giorni. Processi brevi? Ancora una volta in discussione l&#8217;articolo 3 della costituzione? A pochi giorni da una sentenza. Ho provato a chiedere spiegazioni al capotreno, sul perchè quel vagone solitario. &#8220;Non vi era materiale,&#8221; &#8220;altro in riparazione&#8221;. La mia corsa termina a Chivasso, con 5 minuti di ritardo. <strong>Treni in ritardo</strong>. Treni in miniatura. <strong>Treni sporchi</strong>. Mancanza di rispetto per gente che li utilizza per recarsi al lavoro e  non  in gita o alle castagnate da oratorio. Penso che da domani indossero&#8217; una maschera, bianca, come gli invisibili di <strong>Eutelia di Ivrea</strong>, da mesi senza soldi. Perchè noi pendolari, noi lavoratori, noi dipendenti, non esistiamo. <strong>Questi signori continuano a premiare il mercato. Io non ci sto</strong>. E&#8217; un discorso vecchio vedersi garantito il rispetto, la dignità, la tutela, il mantenimento di certe garanzie, dello stato sociale? E discorsi nuovi quali sarebbero? La legge del più forte? Di chi ha denaro per comprarsi anche le prestazioni mediche? L&#8217;istruzione? Penso che dovremmo comperare tutti un passamontagna e cominciare a salire sui tetti. <strong>Signori, non ci avrete</strong>. Uno slogan inflazionato, ma sempre attuale: &#8220;Resistere per esistere&#8221;.</p>
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<title><![CDATA[Il Dio dei ciucchi...]]></title>
<link>http://paoblog.wordpress.com/2009/11/11/il-dio-dei-ciucchi/</link>
<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 09:44:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoblog</dc:creator>
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<description><![CDATA[&#8230;resta il fatto che bere troppo fa male&#8230;]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>&#8230;resta il fatto che bere troppo fa male&#8230;</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/FjLi3AGOw9Y&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/FjLi3AGOw9Y&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
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<title><![CDATA[Le differenze.]]></title>
<link>http://ilrasoio.wordpress.com/2009/11/23/le-differenze/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 06:00:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>Enrico Monaco</dc:creator>
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<description><![CDATA[Regionale delle 8 Modena-Bologna. Un signore sulla cinquantina guarda sereno il paesaggio, rassicura]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Regionale delle 8 Modena-Bologna. Un signore sulla cinquantina guarda sereno il paesaggio, rassicurato dall&#8217;alternarsi di campi e capannoni industriali sulla via. I suoi capelli sono bianchi, leggermente spettinati; indossa un maglioncino a righe, sembra fatto di un buon tessuto; i pantaloni sono color nocciola anch&#8217;essi eleganti; ed infine le scarpe, raffinate non fino all&#8217;ostentazione, ma ricche. Di fianco a lui un ragazzo inquieto legge il Fatto Quotidiano, e dentro lui monta una rabbia ruggente. Ha una cresta ed i capelli rasati ai lati: inveisce contro Berlusconi. La serenità del signore si rompe in un sorriso paternalistico ed entrano in contatto, su quel regionale un po&#8217; malconcio: un nemico comune è stato individuato. Probabilmente quando scenderanno il signore andrà a lavorare in un comodo ufficio; il ragazzo invece andrà in facoltà a seguire una lezione preferibilmente in un&#8217;aula con 200 studenti dove è difficle trovare posto. Ma in questo momento questi pensieri non contano perchè sono su un regionale dimesso ed un odio comune informa loro più sulle uguaglianze che sulle differenze. Lui sorride come un padre perchè vede nel look ribelle del giovane la sua gioventù e la purezza, che oggi il suo cinismo considera ingenua. Così superiore commenta il giornale del ragazzo, ride: è un giornale troppo polemico (e troppo vero) per lui, abituato alla signorilità di Repubblica. Ma l&#8217;ardore con cui il giovane discute alla fine lo rapisce perchè in fondo è d&#8217;accordo con lui. Così prende il giornale e continua a sorridere, ma non come prima, questo è pregiudizio. Poi la lettura lo prende, sente affluire la stessa rabbia del giovane, sta per reagire, sta per incazzarsi in modo scomposto&#8230; quando si ricorda di una cosa: lui è diverso. Con un colpo di autocontrollo ritorna in sè dopo il breve momento di sbandamento. Il treno intanto è arrivato a Bologna, un ufficio caldo e sicuro lo attende e la zona franca del treno perde progressivamente il suo influsso comunitario. Sì alza e varcata la soglia della porta svanisce quella condivisione che ha reso possibile quella similitudine barocca. La zona franca ora corre lontano verso Ancona, lì in stazione, a Bologna rimane solo la realtà: rimangono solo le differenze.</p>
<p>Enrico</p>
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