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	<title>umiliazioni &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/umiliazioni/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "umiliazioni"</description>
	<pubDate>Sun, 06 Dec 2009 08:56:09 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Una storia comune di ingiustizia sociale: la forza d'animo di un disabile]]></title>
<link>http://caffenews.wordpress.com/2009/11/23/una-storia-comune-di-ingiustizia-sociale-la-forza-danimo-di-un-disabile/</link>
<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 23:02:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>Simone Aversano</dc:creator>
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<description><![CDATA[Fare giornalismo partecipativo significa potersi sentire al tempo stesso un cittadino ed un giornali]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://www.comune.santegidioallavibrata.te.it/archivi_primopiano/166_insieme2.jpg"><img class="alignleft" src="http://www.comune.santegidioallavibrata.te.it/archivi_primopiano/166_insieme2.jpg" alt="" width="294" height="359" /></a>Fare giornalismo partecipativo significa potersi sentire al tempo stesso un cittadino ed un giornalista. Una duplice vocazione civile e sociale che, unendosi, non fa che stimolare a sempre più ardite azioni, a sempre più coraggiose conquiste in nome di valori o speranze che ognuno di noi cerca di imprimere nelle lettere di una tastiera, in una schermata di computer, durante una pausa pranzo dal lavoro o alla fine di una lunga giornata di studio.</p>
<p>Per questo quando ci capitano esperienze esemplari, nel bene e nel male, esempi di ingiustizie capitali o di vittorie straordinarie di democrazia e di libertà, noi cittadini giornalisti pensiamo innanzitutto che quel tempo &#8220;perso&#8221; a fare qualcosa &#8220;di più&#8221; rispetto agli impegni standard della vita debba per forza servire per dare voce a certe vicende. La vocazione si accresce dentro di noi e ci sentiamo portati a fare e strafare, con la convinzione più genuina, però, che attraverso il nostro impegno disinteressato si possa anche arrecare del bene a qualcuno, o salvare qualcun&#8217;altro da problemi e difficoltà.</p>
<p><strong><span style="color:#008000;">A me è capitato recentemente di imbattermi in una storia di ingiustizia civile e sociale, una di quelle vicende che non puoi non raccontare, perché senti a pelle il bisogno di salvare chi l&#8217;ha vissuta e tutti gli altri che potrebbero inciamparci in futuro. Salvarli o, almeno, fare un tentativo.</span></strong> Altrimenti a che serve dedicare parte del proprio tempo a scrivere? E&#8217; così che, dopo aver riflettuto sul modo in cui parlare di questa storia, ho pensato di proporla nel modo che segue, quasi sottoforma di breve racconto in cui il protagonista (del quale non farò il nome) rivive ogni passo della propria sventura mettendola sotto gli occhi dei lettori, interrogandoli e facendoli sentire in qualche modo responsabili di ciò che è successo.</p>
<blockquote><p>E pensare che quando ho letto un numero che non conosco sul display del mio telefonino, ho intuito quasi subito che si trattasse di una buona notizia. E&#8217; stato così, infatti. Ero ancora a casa mia, nel mio piccolo paesino, insieme a mia madre e le mie sorelle e a mio padre, rientrato dal suo lavoro lontano da casa per il weekend. L&#8217;ho sentito vibrare sopra la mia scrivania, mi sono mosso più rapidamente che ho potuto per raggiungerlo, prima che smettesse di squillare. Al mio &#8220;Pronto?&#8221; ha risposto una voce femminile, probabilmente quella di una ragazza, forte e decisa come un treno in corsa. Era l&#8217;università, mi avvisavano che avrei dovuto sostenere un colloquio presso un ufficio, ma che comunque per il lavoro part-time mi avevano preso.<br />
Non mi sono fatto sfuggire l&#8217;occasione di racimolare qualche soldo, così qualche mese fa ho partecipato al bando per delle ore di lavoro part-time da svolgere presso vari uffici del mio ateneo. Economicamente, infatti, non posso dire che le cose vadano a gonfie vele&#8230; La mia famiglia vive in una realtà sociale un pò emarginata, in una zona collinare ed aspra lontano dalla città. Per mandarmi a studiare fuori, ad alcune decine di chilometri da casa, sono necessari dei sacrifici. Per fortuna sono riuscito a trovare una sistemazione in affitto in una zona della città dove vado a studiare. E&#8217; vero, la mia facoltà è molto lontana dal mio piccolo appartamento di cinque stanze, servizi inclusi. Però era l&#8217;unica possibilità visti i prezzi degli affitti, e ho imparato ad usare i mezzi pubblici e a gestirmi gli orari della giornata così da poter fare tutto quello di cui ho bisogno, senza rinunciare neppure alle occasioni di conoscere gente e di stare con i miei amici e compagni di studio.<br />
Andare all&#8217;università ogni mattina e ritirarmi la sera, però, non è tanto facile. Io, infatti, sono disabile dalla nascita, perciò ho limitate possibilità di muovermi. Anche i mezzi pubblici per me sono spesso angusti se non ostili, anche perchè è raro vedere un autobus che si ferma accanto al marciapiede, per colpa degli automobilisti che posteggiano l&#8217;auto dove non dovrebbero. Posso ritenermi fortunato perchè sono tanti gli amici che spesso si offrono di accompagnarmi dove ho bisogno di andare, compresa la struttura per la fisioterapia che sta dall&#8217;altra parte della città. Comunque io sull&#8217;autobus ci salgo ormai quasi con destrezza, ho imparato a farlo per spirito di sopravivenza ma soprattutto per il grande senso di dignità che ho imparato fin da quando ero bambino. E non importa se il mio piccolo appartamento in città sta al quarto piano senza scale, allenarmi ad avere più forza nella quotidianità non può che darmi maggiori soddisfazioni, rendendomi una persona migliore.<br />
Devo ammetterlo, però: l&#8217;idea di fare del lavoro part-time da studente all&#8217;interno della mia università un pò mi ha spaventato. Ma ho deciso di farmi forza e di andare a quel colloquio, qualche giorno dopo la telefonata che ho ricevuto. Il tempo di riprendere il pullman dal mio paesino, poi il treno dalla mia città a quella dove studio, infine l&#8217;autobus dalla stazione alla facoltà. Come sempre, ritornare nel mio ambiente accademico, tra i miei amici e colleghi, mi ha ridato gran parte delle energie che il viaggio e le varie fatiche psicologiche hanno potuto togliermi. E nemmeno l&#8217;idea degli esami che si avvicinano ha più potuto squotermi. Solo quel colloquio mi ha dato un pò di angoscia, come se il presentimento di qualcosa di storto si insinuasse tra le mie sensazioni.<br />
Il giorno stabilito, una mattina, sono andato presso l&#8217;ufficio che mi ha indicato quella ragazza al telefono, per conto dell&#8217;università. Per fortuna due miei amici si sono offerti di darmi un passaggio in auto, visto che raggiungere quell&#8217;ufficio è molto difficile, per le salite e le discese che ci sono. L&#8217;accoglienza non è stata delle migliori: mi hanno fatto salire al secondo piano dell&#8217;edificio, naturalmente senza ascensore. Mi hanno indicato la porta dove, poi, sono entrato. Dietro la scrivania ho potuto scorgere il viso massiccio e occhialuto di una signora dai folti capelli ricci, con tutta l&#8217;aria di essere abituata a ricoprire posizioni di dirigenza e di coordinamento. Mi ha invitato ad accomodarmi presso la sua scrivania, mentre attendeva il mio tempo, più lungo del solito, per percorrere quei cinque metri di distanza fra me e lei.<br />
E così ha iniziato a farmi alcune domande, semplicissime ma un pò moleste, così come fastidioso è stato, per me, dover parlare di me stesso davanti ad una sconosciuta, per di più con quell&#8217;aria poco amichevole. E&#8217; bastato attendere poco, però, per ricevere la notizia più attesa, rivelatasi poi una delusione: <span style="color:#008000;"><strong>la dottoressa, che è la responsabile di quell&#8217;ufficio, mi ha detto chiaramente che le mie ore di part-time per l&#8217;università dovrei svolgerle proprio lì presso il suo ufficio, al secondo piano di quell&#8217;edificio quasi inaccessibile e irraggiungibile per me, lontanissimo sia dalla mia facoltà che dal mio piccolo appartamento in affitto.<br />
</strong></span>Ho cercato di ottenere delle spiegazioni, ricordando che io, in quanto disabile, sono stato inserito in una graduatoria riservata e <span style="color:#008000;"><strong>mi spetta un trattamento &#8220;di favore&#8221;, per venire incontro alle mie necessità fisiche e motorie.</strong></span> C&#8217;è stato poco da fare. Mi è stato risposto, con il buonismo più falso, che oramai le assegnazioni degli studenti presso le varie strutture dell&#8217;ateneo erano già state fatte e in nessun modo potevano essere modificate. Giuro di aver provato quasi pietà per quella signora, schiava della sua disonestà intellettuale tanto quanto della sua attitudine ai posti di comando.<br />
Ho avuto modo di sottolineare a lei e alla segretaria presente dentro quella stanza, probabilmente la stessa ragazza della telefonata, che per me ci sarebbe anche la possibilità di svolgere il part-time proprio dentro la mia facoltà, in uno degli uffici che si trovano in quell&#8217;edificio. Anche lì, infatti, vengono destinati gli studenti che, come me, vincono il bando per il part-time. Anche lì, quindi, posso lavorare.<br />
Ma è stato inutile, le assegnazioni non possono essere modificate. Pur capendo la menzogna nascosta dietro quelle parole, ho chiesto di poter cominciare a lavorare al più presto, sapendo bene i tempi di durata del lavoro e quelli altrettanto lunghi di pagamento del dovuto compenso. Mi è stata detta una data, ma la dottoressa ha voluto aggiungere una sorta di avviso del tutto fuori luogo: <strong><span style="color:#008000;">mi ha spiegato che lei fa lavorare sodo i ragazzi del part-time. Come a voler sottolineare, implicitamente, che nelle mie condizioni fisiche non posso rendere al massimo.</span> </strong>Come se fosse mia colpa l&#8217;essere stato assegnato a quella struttura e non ad un&#8217;altra.<br />
Quasi al momento di andar via, è entrata nella stanza una ragazza, apparentemente mia coetanea. Ha iniziato quel giorno le sue ore di lavoro, anche lei presso quell&#8217;ufficio. La dottoressa si è rivolta alla segretaria chiedendo cosa ci facesse quella studentessa nel loro ufficio. Al che la segretaria si è scusata, dicendo di conoscere quella ragazza e di esser stata lei stessa a fare in modo che venisse assegnata lì. Uscendo, quest&#8217;ultimo scambio di battute mi è riecheggiato nella testa per tutto il tragitto dal secondo al primo piano, e poi di nuovo uscendo per strada ed avviandomi, pian piano, verso la mia facoltà.<br />
Con quale coraggio ho preso in mano di nuovo i miei libri, non lo so. Non lo so quale forza mi ha spinto a continuare e ad essere ancora qui, in un posto che in parte ho scelto e in parte mi è stato attaccato addosso come una ulteriore condanna. Non lo so quale speranza di un mondo diverso riesco ancora a nutrire, dopo aver guardato in faccia quella dottoressa e aver ascoltato le parole della sua segretaria, dopo aver visto studenti felici e contenti sfruttare ruoli e posizioni che non gli spettano, e che hanno ottenuto in parte con dei raggiri o delle raccomandazioni. Non so più quello che so. Però <span style="color:#008000;"><strong>ho imparato ad andare avanti, sempre. Perchè il perdente è soltanto chi si ferma davanti a una difficoltà.</strong></span></p></blockquote>
<p style="text-align:right;"><strong><span style="color:#008000;">Simone Aversano</span></strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cuckold, il cornuto nell'angolo]]></title>
<link>http://imacuckold.wordpress.com/2009/08/10/cuckold-il-cornuto-nellangolo/</link>
<pubDate>Mon, 10 Aug 2009 15:15:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>ImACuckold</dc:creator>
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<description><![CDATA[Si muove come una pornostar navigata la mia Sara. Ondeggia il culo, abbassa le braccia su cui è appo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Si muove come una pornostar navigata la mia Sara. Ondeggia il culo, abbassa le braccia su cui è appoggiata, nella posizione a pecorina, quella che le piace di più. Marco sopra di lei, la prende con forza. E lei gode, come fa sempre quando sente salire dentro di l&#8217;impeto animale.</p>
<p>Mi guarda e mi osserva, con i suoi occhioni blu. E io guardo lei.</p>
<p>La stanza di questo albergo è pregna di odore di sesso ormai. Ho perso il conto dei minuti, Marco è insaziabile e Sara non cede. Fanno sesso con gusto, si vede, almeno questo glielo concedo. Marco accelera e i seni di Sara incominciano quell&#8217;oscillare che mi ha sempre fatto impazzire.</p>
<p>Ho una mezza erezione, Sara lo capisce subito, e incomincia a darci dentro. Si morde il labbro, adesso sembra sia lei a scopare lui. Lo fa sempre, quando mi vede seduto nell&#8217;angolo con l&#8217;uccello barzotto. Si eccita nel vedere suo marito cornuto con l&#8217;erezione, mentre fa sesso con un altro. Me lo ha detto di più volte, ed è sicuramente la verità.</p>
<p>Marco grugna, Sara è scossa da fremiti di piacere. Il letto cigola, ma loro due non ci fanno caso. E vanno avanti ancora così, con lei che mi guarda ogni volta che apre gli occhi, quasi a controllare che sia ancora li. Finalmente il bull le viene dentro.</p>
<p>Ho un mezzo sospiro di sollievo, un po&#8217; perchè è quasi finita, un po&#8217; proprio perchè è &#8220;quasi finita&#8221;&#8230; Sento già i loro risolini da coppietta affiatata. E Sara infatti mi sorride, mi fa cenno di avvicinarmi. So cosa vuole. Non voglio farlo. Ma non posso dirle di no. Se dicessi di no finirebbe tutto, e non posso permetterlo.</p>
<p>Mi aspetta sdraiata, sul letto, a guardare il soffitto. Poi si appoggia sui gomiti, apre le gambe, mi afferra la testa e la spinge sul suo sesso. Mi guarda negli occhi mentre la lecco, mentre&#8230; lecco lo sperma di Marco. E&#8217; umiliante, lo sa. E gode di questo. Ho già sentito questo odore, questo sapore. Lei mescolata a lui, e quel lui non sono io.</p>
<p>Anche Marco mi guarda, e forse è la cosa peggiore. Perchè un conto è Sara, mia moglie, la donna per la quale farei qualsiasi cosa. Un conto è lui, ovvero colui che mi rende cornuto, che scopa mia moglie, che la fa godere, che fa cose che a me non sono permesse. Ho il sospetto che anche a lui piaccia umiliarmi. Qualcosa dentro di lui che spunta ogni volta che lecco il suo sperma colare dalla vagina di mia moglie. Ed il sospetto diventa certezza quando sento la sua mano prendermi la nuca e guidarmi verso le gocce di sborra rimaste sulle cosce di Sara.</p>
<p>&#8220;Lecca tutto, da bravo, fai il tuo dovere e poi vai a farti una sega in bagno&#8221; mi dice Marco. Uno sguardo di intesa tra lui e Sara sancisce la loro complicità. Dovrò fare il mio dovere, fino in fondo. Perchè anche questo fa parte della vita del cuckold: farsi una sega dopo aver leccato lo sperma del bull.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Io non vinco... tu non perdi]]></title>
<link>http://fidest.wordpress.com/2009/05/27/io-non-vinco-tu-non-perdi/</link>
<pubDate>Wed, 27 May 2009 13:46:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>fidest</dc:creator>
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<description><![CDATA[Sanremo (Imperia)  30 Maggio dalle ore 8.30 alle ore 13.30 presso il Palafiori Convegno dell&#8217;A]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;font-family:arial;font-size:15px;">Sanremo (Imperia)  30 Maggio dalle ore 8.30 alle ore 13.30 presso il Palafiori Convegno dell&#8217;Associazione Italiana Genitori Onlus sul Bullismo. La sinergia tra istituzioni e utenza per rispondere con efficacia all’emergenza-bullismo  I mezzi di comunicazione riferiscono, con insistenza, episodi di bullismo e di inaudita violenza che riguardano gli adolescenti e i giovani e che comportano terribili umiliazioni e addirittura la morte. Se ne discuterà nell&#8217;ambito dei lavori di cui interverranno Matteo Lupi &#8211; Pres. CESPIM; Giacomo Guerrera &#8211; Pres. Regionale Unicef; Daniele Novara &#8211; Pres. CCP Piacenza; Anna Maria Monti &#8211; Pres. Unicef Abruzzo; Gabriella e Marco Cappelletti &#8211; S.O.S. Associazione Bullismo; Paola Ravani &#8211; Polizia di Stato di Ventimiglia; Patrizia Lanzoni &#8211; Coordinatrice progetti e il Presidente nazionale A.Ge., Davide Guarneri.  &#8220;Come Associazione Italiana Genitori &#8211; ricorda Guarneri &#8211; ci occupiamo di educazione e qualità della formazione da quaranta anni e riteniamo doverso interrogarci su un fenomeno negativo, che appare peraltro in crescita allarmante. Gli adulti ed educatori, i genitori, la scuola, i media e le istituzioni sono chiamati a riflettere, guardandosi in faccia e senza cedere alla tentazione dell’inutile ricerca del capro espiatorio.   Tutti i genitori devono essere incentivati nell’impegno a fronteggiare l&#8217;emergenza, nei luoghi della formazione, della cittadinanza, dell’associazionismo e solidarietà familiare, mentre si attendono dalle istituzioni seri provvedimenti, con interventi da collocare in un quadro di progettualità ampia, che possiamo ritrovare nell’educazione alla cittadinanza, alla legalità, alla convivenza civile&#8221;. Nella scuola, tale progettualità si evidenzia ed innerva nei Piani d’Offerta Formativa, nella formazione di insegnanti e genitori, in azioni ripetute, su tempi medio-lunghi. Si rende evidente nella contrattazione-condivisione di Regolamenti d’Istituto e Patti di corresponsabilità educativa cui abbiano concorso, insieme, i docenti, i genitori, gli studenti stessi (regolamenti che definiscano valori condivisi, norme e sanzioni).   Il bullismo non è una novità, purtroppo. In Europa e negli USA i segnali allarmanti si ripetono da molti anni. In Italia il fenomeno è più eclatante da circa due anni, &#8220;il che evidenzia &#8211; conclude il Presidente &#8211; non tanto il bisogno di risposte estemporanee, quanto la necessità di una riflessione comune processi di fondo che riguardano la stabilità della famiglia, la sua capacità educativa, l’incidenza complessiva della qualità dei processi globali di formazione scolastica, le politiche sociali nazionali e territoriali, l’integrazione e il coordinamento dei vari progetti&#8221;.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[17 APRILE : LA GIORNATA DEL PRIGIONIERO POLITICO in PALESTINA]]></title>
<link>http://baruda.net/2009/04/17/17-aprile-la-giornata-del-prigioniero-politico-in-palestina/</link>
<pubDate>Fri, 17 Apr 2009 11:36:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>baruda</dc:creator>
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<description><![CDATA[La prima volta che venne commemorata la giornata del prigioniero politico in Palestina fu il 17 apri]]></description>
<content:encoded><![CDATA[La prima volta che venne commemorata la giornata del prigioniero politico in Palestina fu il 17 apri]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[E' una femmina]]></title>
<link>http://penelopebasta.wordpress.com/2009/03/04/e-una-femmina/</link>
<pubDate>Wed, 04 Mar 2009 10:35:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>penelopebasta</dc:creator>
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<description><![CDATA[Soundtrack: Dovremo lavorare per lei, per farle la dote, per farla sposare. Dovremo stare attenti, s]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><em>Soundtrack: </em></p>
<p style="text-align:center;"><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/TMSQPDd1B2g&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/TMSQPDd1B2g&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p style="text-align:justify;">Dovremo lavorare per lei, per farle la dote, per farla sposare.</p>
<p style="text-align:justify;">Dovremo stare attenti, sempre. Chiunque potrà distruggere l&#8217;onore della famiglia attraverso di lei. Chiunque.</p>
<p style="text-align:justify;">E lei non capirà, non imparerà, vorrà fare le cose a modo suo e ci metterà nei guai.</p>
<p style="text-align:justify;">Non potrà lavorare come noi, non ci darà il pane, non ci darà la forza.</p>
<p style="text-align:justify;">Non saprà uccidere né procurare cibo. Lei.</p>
<p style="text-align:justify;">E la useranno contro di noi per farci male, per farci soffrire, per toglierci dignità e razza.</p>
<p style="text-align:justify;">Potremmo venderla, ma vale poco. Se sarà bella, forse, potremmo guadagnarci. Se non lo fosse, sarebbe solo un peso.</p>
<p style="text-align:justify;">Meglio una pecora, che una femmina.</p>
<p style="text-align:justify;">Non ci serve.</p>
<p style="text-align:justify;">Potrebbe innamorarsi e fare figli e rovinare i progetto che abbiamo su di lei.</p>
<p style="text-align:justify;">Si sa, fanno di testa loro.</p>
<p style="text-align:justify;">Qualcuno di noi sarò costretto a farle la guardia per sempre. O almeno fino a quando non riusciremo a scambiarla con qualcosa di utile, di valido, di necessario.</p>
<p style="text-align:justify;">E una volta al mese avrà quelle orrende perdite di sangue, quella maledizione divina che tutto sporca e tutto rende impuro ed intoccabile.</p>
<p style="text-align:justify;">Tempo tolto al lavoro. Di nuovo un peso.</p>
<p style="text-align:justify;">Vorrà far l&#8217;amore e magari le piacerà e proverà a farlo di nuovo con chi vuole lei e a modo suo.</p>
<p style="text-align:justify;">Ci farà vergognare.</p>
<p style="text-align:justify;">Con quella testa dura che hanno le femmine, potrebbe voler studiare e toglierci risorse e pane. Risorse e pane che vanno a chi può produrre, guadagnare, uccidere, cacciare, comandare, obbedire. Lei queste cose non le sa fare.</p>
<p style="text-align:justify;">Potremmo venderla o farla vendere, ma solo per qualche anno, poi che ne facciamo di una puttana di 15 anni?</p>
<p style="text-align:justify;">No, una femmina no.</p>
<p style="text-align:justify;">Uccidiamola ora, nessuno ne chiederà conto.</p>
<p style="text-align:justify;">Chiudiamole la vagina, perché non possa scegliere da sola.</p>
<p style="text-align:justify;">Stupriamola perché impari chi è che comanda, qui.</p>
<p style="text-align:justify;">Insegnamole ad avere paura, perché non possa muoversi o decidere senza aiuto.</p>
<p style="text-align:justify;">Facciamole capire che ogni suo gesto, ogni sua scelta, ogni sua decisione sono un danno per tutti noi. Per tutti.</p>
<p style="text-align:justify;">Nascondiamola.</p>
<p style="text-align:justify;">Umiliamola perché impari subito che il mondo non le appartiene e non le apparterrà mai.</p>
<p style="text-align:justify;">E&#8217; solo una femmina, a chi importa?</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Rissa da H&amp;M]]></title>
<link>http://bubbocine.wordpress.com/2007/11/09/rissa-da-hm/</link>
<pubDate>Fri, 09 Nov 2007 12:38:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>ceci</dc:creator>
<guid>http://bubbocine.wordpress.com/2007/11/09/rissa-da-hm/</guid>
<description><![CDATA[Ho appena visto al telegiornale le botte che si sono date le più cretine rappresentanti del genere f]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Ho appena visto al telegiornale le botte che si sono date le più cretine rappresentanti del genere femminile all&#8217;apertura del negozio milanese di H&#38;M, dove era da oggi in vendita la collezione disegnata da Cavalli.<br />
Lasciando perdere il gusto estetico, ho visto dei vestiti talmente brutti che mi vergognerei a metterli anche come pigiami (ma si sa che Cavalli non ha mai disegnato per donne semplici ed eleganti), ho visto scene eticamente raccapriccianti, per cui c&#8217;è da vergognarsi, assolutamente umilianti. Fare a botte per un capo solo perché è disegnato da Cavalli (o da qualche collaboratore?eh?), contornati da almeno almeno altre 100 donne infoiate e ingrifate, penso sia una delle scene più ridicole alle quali si possa partecipare.<br />
Appena lo trovo metto il video, è davvero divertente, giuro!<br />
Non voglio fare la morale, però a volte capita quando vedo queste cose, che mi chieda se in mezzo a quella miriade di donne, c&#8217;era qualcuna che sa che ci sono almeno 2 guerre che potevano essere evitate, che i nostri soldati vanno a morire per cose che non riguardano l&#8217;Italia, se sanno che in Africa i bambini muoiono di fame, se sanno che magari 2 degli euro che avranno speso potevano essere donati ad <a href="http://www.emergency.it/" target="_blank">Emergency</a> con un semplice sms.<br />
Ma poi, lo sapranno cos&#8217;è Emergency?</p>
<p>Edit: <a href="http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/esteri/cavalli/14.html" target="_blank">qui</a> ci sono delle foto, ma non rendono molto l&#8217;idea.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>

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