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	<title>valenziano &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/valenziano/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "valenziano"</description>
	<pubDate>Sun, 27 Dec 2009 10:16:53 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[Capitolo 93 - Le origini di Boston e Jack]]></title>
<link>http://codicedalopins.wordpress.com/2009/07/01/capitolo-93-riprese-e-montaggio/</link>
<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 16:55:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>doraemonmss</dc:creator>
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<description><![CDATA[4 anni fa “Va bene qui o più a destra ?” “Più a destra che qua c’è il sole. Vai vicino all’albero.” ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>4 anni fa</strong></p>
<p>“Va bene qui o più a destra ?”<br />
“Più a destra che qua c’è il sole. Vai vicino all’albero.”<br />
“Se vado vicino all’albero secondo me si nota che è tutto finto. Cazzo è un rapimento mica una rappresentazione teatrale!”<br />
“Eh ho capito ma contro sole poi non ti si vede la faccia e non sei riconoscibile. E poi scusa dopo dove mi metto io ?”<br />
Simone si diresse verso l’albero indicatogli da Paolo. Erano al centro del parco della città, dove in genere si andava a fare jogging, oppure a fare un pic-nic nelle giornate estive. Per evitare che altre persone assistessero alle riprese, c’erano andati alle 6.30 del mattino. Paolo stava ultimando di posizionare la piccola videocamera digitale sul cavalletto mentre un anziano signore si avvicinava ad una panchina per riposarsi dopo la prima camminata della giornata.<br />
“Ti ricordi come la dobbiamo girare?” chiese Paolo mentre si sistemava il pesante giaccone nero ed indossava uno scuro passamontagna sul volto.<br />
“Sì sì basta che ti sbrighi che poi cominciano ad arrivare i vecchi incazzati del mattino!”<br />
“Incazzati?”<br />
“Sì, sì incazzati. Passati i sessant’anni ti guardano tutti con astio; qualsiasi cosa dici o fai non va bene. Passati i sessanta, ti incazzi per ogni cosa.”<br />
“Se lo dici tu. Dai, mettiti in posizione. Il video è già partito.”<br />
Simone prese un bel respiro, fece una decina di passi all’indietro, si concentrò, ed iniziò a passeggiare spensierato per il parco, in direzione dell’albero. Paolo fece il giro dietro alla videocamera e prese una lunga rincorsa impugnando la pistola di plastica che usavano a carnevale per mascherarsi da cowboy. In pochi secondi fu addosso a Simone che ignaro della situazione si ritrovò braccato da un omone che non era altro che il suo coinquilino più un paio di cuscini sotto il maglione. Simone iniziò ad urlare e l’Omone lo immobilizzò bloccandogli le mani sotto le ginocchia e tappandogli la bocca con un fazzoletto. Intanto la videocamera riprendeva tutto, pronta a riversare il contenuto della sua memoria su di un pc per poter essere rielaborato e montato. L’Omone si avvicinò alla videocamera e con il passamontagna ancora indosso mosse le labbra seguendo un copione ben preciso senza dire nulla: le parole necessarie sarebbero state appiccicate al filmato in fase di montaggio. L’Omone tornò indietro verso il corpo tramortito di Simone che urlava e piangeva guardando la telecamera; gli legò braccia e gambe lo trascinò via, fino a portarlo fuori dall’inquadratura.<br />
“Ottima, direi. Non credi? Ah si, il bavaglio”<br />
Paolo liberò Simone che una volta liberato espresse il suo consenso, caricò tutto sulla macchina e si diresse con il suo amico verso la casa dei suoi genitori. Dopo circa due ore arrivarono a destinazione. Con una banale scusa si giustificò con i suoi genitori (le lezioni erano terminate e dovevano studiare con calma lontano dal campus) e si piazzò in camera sua con Paolo.<br />
In un certo senso era vero.<br />
Questo era il loro lavoro di tesi.<br />
Anzi, molto di più.<br />
Era un lavoro da centomila euro che poteva salvargli la vita. In meno di ventiquattr’ore il video era finito. La scena in cui l’Omone parla diretto in camera era stato doppiato usando una scena di un vecchio film di Mel Gibson e tutto sembrava realistico. Addirittura, i due si chiesero se fare gli attori non fosse il loro destino. Masterizzarono il video su di un dvd poi Paolo prese la macchina e tornò al campus. Arrivato a destinazione iniziò a girare tra le aule dell’università chiedendo se qualcuno avesse visto Simone, che era un bel pezzo che non lo vedeva e che non gli rispondeva al cellualre. Nessuno disse di averlo visto e soddisfatto del suo giro tornò in camera ed attese che si facesse notte.<br />
Lentamente, arrivarono le 23.00.<br />
Uscì dallo studentato ed andò al secondo piano del palazzo della mensa, lì dove tutto era cominciato. Il padre di PellePelle lo vide arrivare, gli fece segno di attendere e finita la mano che stava conducendo lo andò a ricevere in disparte. “Buonasera ragazzo! Hai portato i soldi ? O almeno la prima parte.”<br />
Paolo raccolse le forze, fece una faccia da duro e rispose :<br />
“Noi non ti paghiamo. Nè oggi nè mai. Anzi, vogliamo indietro diecimila euro.”<br />
Il padre di PellePelle sorrise.<br />
“Ah-ah, bella questa. Vuoi scherzare? Fuori i soldi, forza che ho di là dei giocatori che aspettano.”<br />
“No, ascoltami. Noi non ti paghiamo nemmeno un euro. Sei tu che paghi. Se ti sta bene, stiamo pari così. Altrimenti, te la vedrai con la polizia.”<br />
“Polizia? Ahahaha ragazzo, mi fai ridere. E cosa dirai alla polizia? Che sei stato così tonto da perdere centomila euro di tua spontanea volontà a poker? Dai, accetta il consiglio. Pagami, o sarete tu ed il tuo amico a vedervela brutta.&#8221;<br />
“Ok. Così hai deciso. Ma poi non dire che non te l’avevo detto.”<br />
E detto questo tornò sui suoi passi.</p>
<p style="text-align:center;">***</p>
<p style="text-align:center;">
<p>Come d’accordo Paolo doveva comunicare a Simone il mancato accordo con il padre di PellePelle per attuare la seconda fase del piano.<br />
Si autenticò su di un programma di chat all’ora prestabilita e scrisse “Ziro Char”.<br />
Simone si autenticò con un falso account sulla stessa chat, lesse il messaggio e scrisse “Zebra Knocker” per conferma.<br />
A quel punto, con indosso un cappotto lungo ed un cappello ben calcato sugli occhi, Simone uscì di casa e spedì il pacco contenente il dvd all’indirizzo di casa sua. In allegato aveva inserito un foglio su cui aveva scritto con delle lettere ritagliate da un giornale di volere un riscatto per la sua stessa vita.<br />
Certo, la storia sarebbe stata più verosimile se avesse inviato un dito, però per diecimila euro poteva bastare un dvd.<br />
Tornato a casa chiamò a rapporto mamma e papà.<br />
“Allora, avete capito? Stiamo facendo un progetto importantissimo per l’università. Con Paolo stiamo girando un cortometraggio. Un poliziesco. Per esigenze di copione facciamo noi gli attori. A me mi rapiscono e la polizia indaga insieme a Paolo per ritrovarmi. Una delle scene prevede che la polizia vada a casa del rapito, cioè io, e che i genitori siano disperati per la scomparsa. Ora, soldi non ne abbiamo per ingaggiare altri attori, quindi, vi chiedo il favore di farlo voi. Ce la fate? ”<br />
“Non ho capito.”<br />
“Mamma&#8230;dai, te lo spiega dopo papà. Tu hai capito?”<br />
“Sì ,sì&#8230;ma&#8230;”<br />
“Non ti preoccupare. Devi solo sembrare scosso, un pò agitato&#8230;magari, qualche lacrimuccia.”<br />
“Eh, vabbè. Se è per l’università ti aiutiamo. A proposito, quando hai intenzione di finire ? Sai, la retta è molto cara e&#8230;”<br />
“Se il progetto viene bene, la laurea è in una botte di ferro.”</p>
<p style="text-align:left;">
<p>***</p>
<p>Non ci volle molto a far sembrare la storia credibile.<br />
Simone non si vedeva in giro da due giorni e Paolo lo cercava in continuazione.<br />
La ciliegina sulla torta fu la finta chiamata di Bruno Pizzo, fatta in maniera del tutto inconsapevole ad un vero poliziotto.<br />
La polizia arrivò insieme a Paolo un paio d&#8217;ore dopo a casa di Simone, che nel frattempo si era nascosto in garage dopo aver dettato le direttive ai genitori.<br />
Paolo faceva da coordinatore ed ogni tanto faceva l’occhiolino ai genitori di Simone, per ricordargli che per quanto i poliziotti sembrassero reali era solo un film.<br />
Simone aveva anche posizionato la videocamera,spenta, in corridoio dicendo che gli serviva un inquadratura larga della scena.<br />
I poliziotti accorsi requisirono il filmato e promisero di ritrovare il figlio scomparso al piu presto.<br />
Bruno li salutò accorato e richiuse la porta.</p>
<p>***<br />
Il fatto era di una certa rilevanza.<br />
La polizia ordinaria trasferì il compito delle indagini al reparto antimafia, in quanto quello che diceva l’Omone protagonista del video era difficilmente comprensibile ma parlava di un debito non pagato e Simone prima di essere imbavagliato faceva il nome del padre di PellePelle, già indagato per associazione mafiosa con la famiglia Valenziano.<br />
Il caso venne affidato al pm Scattaro, già all’epoca il più affidabile pubblico ministero della regione.<br />
Il pm era già sulle tracce del padre di PellePelle, più di una volta era arrivata vicina a metterlo dietro le sbarre però c’erano molti, troppi poliziotti, con il vizio del gioco, ed avere una bisca dove giocare dove un piccolo debito poteva essere barattato con una piccola protezione, era il top della vita.<br />
Ma stavolta non c’erano scuse.<br />
Si parlava di rapimento, di riscatto, di minaccia di morte.<br />
Paolo riuscì a fotocopiare il mandato di perquisizione ottenuto dal pm e lo portò al padre di PellePelle.<br />
“Ora siamo a cinquantamila. Se me li dai, blocco tutto.”<br />
“Tu ? Un ragazzino ? Senti, so che voi giovani con questi diavolo di computer riuscite a realizzare tutto, ma non ci casco. Vedi, io e la polizia siamo così” e fece il gesto di unire indice e indice.<br />
“Pagami. O vedrai quello che ti succede.”</p>
<p style="text-align:left;">***</p>
<p style="text-align:left;">Le cose stavano sfuggendo di mano ai due giovani studenti.<br />
Tutto il dipartimento antimafia seguiva con attenzione il caso del rapimento.<br />
Dopo anni e anni di duro lavoro, intercettazioni ed infiltrati, c’era un concreto caso con il quale ottenere un mandato di cattura per il padre di PellePelle e per raggiungere (era questo il vero obiettivo) la branca della famiglia Valenziano che finanziava la sua bisca e molti altri traffici illeciti della zona.<br />
Solo che il rapimento non esisteva.<br />
Il pm Scattaro perfezionò le fasi dell’operazione di persona e di fronte alle sue richieste secche e dirette Paolo non potè fare a meno di cedere, almeno in parte.</p>
<p style="text-align:left;">Disse che sì, qualche volta erano andati a giocare nelle bische organizzate dal padre di PellePelle, e che, esatto, erano stati in quelle tenute nel palazzo della mensa universitaria e che probabilmente Simone c&#8217;era stato e non aveva pagato il debito.<br />
Paolo era terrorizzato.<br />
Con questa cazzata potevano mandare all’aria anni e anni di lavoro delle forze di polizia. E a giudicare da come si poneva nei riguradi degli altri, c’era da giurare che sarebbe stato più piacevole finire nelle mani di un torturatore mafioso che tra quelle del pm Scattaro.<br />
Paolo avvertì Simone che la situazione gli era sfuggita di mano. Chiamò a casa, fece finta di parlare con Bruno, cioè Simone, degli ultimi sviluppi delle indagini, ed aspettò che lo richiamasse da una cabina.<br />
“Forse dovremmo confessare che è stato tutto uno scherzo”<br />
“Smettila. Ormai non possiamo più farlo. Andiamo fino in fondo.”<br />
“Ma quando stasera faranno irruzione nella mensa e non ti troveranno, nè oggi nè mai, mi spieghi cosa facciamo?”<br />
“Mi troveranno. Dì al padre di PellePelle di portare i soldi. Cinquanta mila euro. E manda la polizia al terzo piano.”<br />
Ed attaccò.<br />
Paolo era sempre più in confusione.<br />
Fece mente locale. Mancava ancora qualche ora alla retata.<br />
Andò alla mensa e trovò il padre di PellePelle in preda al panico. Girava su e giù per gli uffici fumando nervosamente.<br />
Appena si accorse di Paolo gli si fece icontro ansioso.<br />
“Hai una borsa?”<br />
“&#8230;”<br />
“Avete vinto. Mi è arrivata una soffiata. Non so come cazzo lo sapevate ma ormai non conta più molto. Ho i cinquanta mila.”<br />
Paolo fece un passo indietro, come colpito da pugno in pieno naso.<br />
“Hai una borsa, uno zaino, insomma qualcosa dove metterli !?!”<br />
“Sì&#8230;ero appunto venuto per questo. Però le condizioni sono cambiate. Cento mila.”<br />
“Brutto bastardo! I patti erano&#8230;”<br />
“Me ne fotto, dei patti. Centomila euro e ti tiro fuori da questo casino.”<br />
“Lo sapevo! Lo sapevo! A far affari con la mafia&#8230;mi hanno messo in mezzo, lo capisci? Io gli servivo solo come copertura! Sono quello che si prende le colpe se tutto va a puttane! I soldi li ho rubati a loro. Senza dire nulla a nessuno. Nemmeno della soffiata. Mi sciolgono nell’acido se lo scoprono, ma ormai non mi interessa più. Voglio uscire da questo giro! E tu, piccolo bastardo mi chiedi centomila euro?  Dove li trovo tutti questi soldi io?”<br />
“Avrai tutti i soldi delle puntate di stasera. Trovali. Fabbricali. Non mi interessa. Portali qua fra due ore. Ah, e se vuoi salvarti il culo, manda la polizia al terzo piano.”<br />
Finita la discussione percorsero entrambi il corridoio dell’uscita. Ma per la prima volta nella vita lo attraversarono a sentimenti inversi.</p>
<p>***</p>
<p>Giunsero le 22.30.<br />
Oltre alla vistosa sudorazione ed irascibilità del padre di PellePelle non c’era nulla di insolito negli uffici della mensa. Persone che giocavano in modo pulito, altre che vincevano.<br />
Poi, nel silenzio di una mano decisiva, il frastuono.<br />
Poliziotti da tutte le parti, pistole spianate, carte per aria, tavolini rovesciati.<br />
I più cattivi estrassero le pistole, i più furbi si gettarono tra le gambe dei tavoli.<br />
In pochi secondi la situazione era già sotto controllo.<br />
Uno dei poliziotti primi ad entrare, il capitano Manfucci, si recò dal padre di PellePelle, evidentemente il padrone di casa.<br />
“Dov’è? Diccelo! DOV’E’ ???”<br />
Quell’uomo che terrorizzava tanto gli sprovveduti ragazzini che arrivavano a giocare al suo tavolo, se la fece sotto, e con la mano fece il segno &#8220;tre&#8221;.<br />
Terzo piano.<br />
Nei momenti di tensione, la memoria non si inganna.<br />
I poliziotti corsero su per le scale, tra loro c’era anche una determinatissima pm Scattaro.<br />
Nel frattempo un altra squadra di agenti stava ammanettando tutti i presenti al secondo piano.<br />
Il capitano Manfucci notò con attenzione che al terzo piano c’erano solo due porte. Decise di lasciar perdere quella del bagno e sfondò quella con scritto “Ripostiglio”. A caldo, non si rese conto che fosse già apperta.<br />
Stranamente all’interno non c’era nessuno di guardia. Ma videro la figura imbavagliata di Simone.<br />
Lo liberarono e tra abbracci e sorrisi scesero di nuovo al secondo piano.<br />
Nel frattempo era giunto anche Paolo oltre a tutti gli studenti del campus, attratti dagli spari.<br />
Un agente semplice si avvicinò al pm Scattaro con una borsa in mano.<br />
“Signor pm, guardi qua.”<br />
Era piena di soldi.<br />
“Il riscatto! Mio dio i soldi dei miei genitori!” Simone si gettò ad abbracciare il pm Scattaro.<br />
“Oh mio dio! I risparmi di una vita della mia famiglia e di tutti i miei parenti!”<br />
Il padre di PellePelle, ammanettato, stava per mandare all’aria tutto, bruciante di rabbia per essere stato preso in giro da due ragazzini ma l’arrivo di un gruppo di mafiosi, quelli <em>cattivi</em>, fece distogliere l’attenzione dai soldi.<br />
Evidentemte anche loro avevano un informatore personale.<br />
Entrarono dietro una pioggia di colpi ferendo mortalmente diversi poliziotti e, obiettivo principe dei mafiosi, il padre di PellePelle, che, tradendo la famiglia, si era meritato una condanna a morte per direttissima.<br />
Nella confusione il capitano Manfucci coprì i due ragazzi perdendo la radio e ribattè al fuoco. I poliziotti erano in minoranza adesso e proabilmente nessuno sarebbe uscito con le proprie  gambe di lì.<br />
“Pm Scattaro. Anche lei qui. Non me l’aspettavo.” quello che parlava sembrava essere il capo del gruppetto appena arrivato. E sembrava conoscere per bene il pm Scattaro.<br />
“Valenziano. La prigione non ti è servita a gran che. ”<br />
“No. Infatti sono qui per ringraziarla. Con le sue indagini ha mandato in galera me e mio padre. Quindi, eccole il mio regalino.”<br />
Valenziano alzò la pistola all’altezza della fronte del pm Scattaro. Ma non fece in tempo a sparare.<br />
Paolo aveva raccolto una pistola dalle mani di un agente morto e fece fuoco istintivamente.<br />
Colpì Valenziano in pieno petto.<br />
Preso dall’euforia si unì al capitano Manfucci e rispose al fuoco finchè anche Simone, che sognava di partecipare ad una cosa del genere, si unì a loro.<br />
Insieme permisero al capitano Manfucci di farsi largo tra tavolini, fiches e carte fino a raggiungere la ricetrasmittente e chiamare rinforzi che con facilità portarono dietro le sbarre tutti i seguaci della famiglia Valenziano.</p>
<p style="text-align:left;">
***</p>
<p style="text-align:left;">
Con qualche bugia, ormai se ne erano dette a bizzeffe, Simone riuscì a farsi restituire i centomila euro del “riscatto” pagato dalla sua famiglia.<br />
Fece a metà con la famiglia di Paolo.<br />
Gli studi però, non furono terminati dai due studenti.<br />
Avevano trovato un lavoro.<br />
Un lavoro da duri.<br />
Ed avevano trovato una dura come capo.<br />
Solo, dovevano dire qualche bugia a casa, per poter intraprendere questa nuova professione.<br />
Ma tant’è, ormai ci erano abituati.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Quattro anni dopo, la Regione si dimentica di Valenziano]]></title>
<link>http://tiamotd.wordpress.com/2008/08/01/quattro-anni-dopo-la-regione-si-dimentica-di-valenziano/</link>
<pubDate>Fri, 01 Aug 2008 18:05:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>tiamotd</dc:creator>
<guid>http://tiamotd.wordpress.com/2008/08/01/quattro-anni-dopo-la-regione-si-dimentica-di-valenziano/</guid>
<description><![CDATA[Nessuna ricorrenza, nessuno ricordo, neanche un piccolo discorso ad inizio seduta per commemorare ch]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Nessuna ricorrenza, nessuno ricordo, neanche un piccolo discorso ad inizio seduta per commemorare chi, da quelle poltrone, ha portato avanti battaglie importanti. A quattro anni dalla scomparsa di Ernesto Bruno Valenziano, morto a 66 anni il 31 luglio 2004, nella ex sala verde del consiglio, nessuno si è ricordato di lui. La Regione che commemora e ricorda anche eventi di decine e decine di anni fa, non ha pensato a evocare uno degli uomini storici della Regione Liguria. Avvocato civilista, massone dichiarato, era uomo storico del Partito liberale a Genova. La sua esperienza politica attiva cominciò nel ruolo di  consigliere comunale dal 1975 al 1980. Quindi l’esperienza da consigliere regionale ed anche l’incarico di assessore ai trasporti, cultura, sport e formazione professionale. Nel 1995 era passato in Forza Italia di cui fu capogruppo nel primo ciclo amministrativo, per poi ricoprire l’incarico di vicepresidente del Consiglio regionale dal 2000.</p>
<p>Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=280265 </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Quattro anni dopo, la Regione si dimentica di Valenziano]]></title>
<link>http://digitaldio.wordpress.com/2008/08/01/quattro-anni-dopo-la-regione-si-dimentica-di-valenziano/</link>
<pubDate>Fri, 01 Aug 2008 17:52:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>digitaldio</dc:creator>
<guid>http://digitaldio.wordpress.com/2008/08/01/quattro-anni-dopo-la-regione-si-dimentica-di-valenziano/</guid>
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<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Nessuna ricorrenza, nessuno ricordo, neanche un piccolo discorso ad inizio seduta per commemorare chi, da quelle poltrone, ha portato avanti battaglie importanti. A quattro anni dalla scomparsa di Ernesto Bruno Valenziano, morto a 66 anni il 31 luglio 2004, nella ex sala verde del consiglio, nessuno si è ricordato di lui. La Regione che commemora e ricorda anche eventi di decine e decine di anni fa, non ha pensato a evocare uno degli uomini storici della Regione Liguria. Avvocato civilista, massone dichiarato, era uomo storico del Partito liberale a Genova. La sua esperienza politica attiva cominciò nel ruolo di  consigliere comunale dal 1975 al 1980. Quindi l’esperienza da consigliere regionale ed anche l’incarico di assessore ai trasporti, cultura, sport e formazione professionale. Nel 1995 era passato in Forza Italia di cui fu capogruppo nel primo ciclo amministrativo, per poi ricoprire l’incarico di vicepresidente del Consiglio regionale dal 2000.</p>
<p>Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=280265 </p>
</div>]]></content:encoded>
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