<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><!-- generator="wordpress.com" -->
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	>

<channel>
	<title>valeria-parrella &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/valeria-parrella/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "valeria-parrella"</description>
	<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 11:00:08 +0000</pubDate>

	<generator>http://en.wordpress.com/tags/</generator>
	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[Sempre più emozionate]]></title>
<link>http://ospiteinquietante.wordpress.com/2009/11/19/sempre-piu-emozionate/</link>
<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 17:29:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>matteocarati</dc:creator>
<guid>http://ospiteinquietante.wordpress.com/2009/11/19/sempre-piu-emozionate/</guid>
<description><![CDATA[Ho comprato il libro con pregiudizio, pensando di sapere già cosa ci fosse scritto, avevo voglia di ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Ho comprato il libro con pregiudizio, pensando di sapere già cosa ci fosse scritto, avevo voglia di ascoltare un punto di vista femmnile che avesse argomentato contro i maschi, con giusta ragione, ma in maniera non banale. Naturlalmente no. L&#8217;autrice alla fine commenta lo scritto parlando di come questo nasca da esperienze personali, che non vogliono generalizzare. Il dialogo vuole scandagliare la sottigliezza e la complessità. <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/11/14/le-nostre-vite-cosi-piene-di-tanti.html">Qui</a> una riflessione &#8220;sentimentale&#8221; per l&#8217;opera.</p>
<p><em>&#8220;Ci ho provato a essere diversa, padre, a morigerarmi, interrogarmi, correggere il tiro, ho preceduto per prove ed errori, tutta la vita. La mia vita intera:un metodo sperimentale per il quale non ho avuto il tempo di redigere una teoria&#8230; non è servito a nulla&#8221;<br />
<span style="font-style:normal;">Valeria Parrella, </span>Ciao Maschio</em></p>
<p><em>&#8220;Viene il sospetto che malgrado ogni apparente cambiamento i maschi non cambino mai e che forse è inutile pretenderlo. Se mai bisognerebbe opporsi con tutte le forze, e qui si esce nel privato per entrare nel politico, al loro eccessivo peggioramento, che in questo periodo si sta facendo troppo vistoso.&#8221;<br />
<span style="font-style:normal;">Natalia Aspesi, </span><a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/11/14/maschi-ciao-il-declino-dei-maschi.html">Ciao maschi</a></em><em>, </em>La Repubblica 14 Novembre 2009</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Lo spazio bianco]]></title>
<link>http://suonalancorasam.wordpress.com/2009/11/09/lo-spazio-bianco/</link>
<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 09:46:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>antoniofalcone</dc:creator>
<guid>http://suonalancorasam.wordpress.com/2009/11/09/lo-spazio-bianco/</guid>
<description><![CDATA[Maria (Margherita Buy), poco più di quarant&#8217;anni, vive a Napoli, insegna in una scuola serale,]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://suonalancorasam.wordpress.com/files/2009/11/4753811.jpg"><img src="http://suonalancorasam.wordpress.com/files/2009/11/4753811.jpg" alt="475381" title="475381" width="500" height="712" class="alignnone size-full wp-image-291" /></a><br />
Maria (Margherita Buy), poco più di quarant&#8217;anni, vive a Napoli, insegna in una scuola serale, è single, una storia d&#8217;amore  alle spalle, ormai rassegnata ad una consapevole infelicità, trattenendo a stento la  rabbia per quella distanza che avverte dal mondo che la circonda, per il vuoto che in fondo sente nella sua esistenza, che colma frequentando sale cinematografiche d&#8217;essai e trovando conforto nell&#8217;amicizia del collega Fabrizio (Giovanni Ludeno).<br />
Un giorno al cinema incontra Pietro (Guido Caprino), uomo solo con bebè a carico, ed è subito attrazione: Maria sa bene che si tratta di una storia effimera e la vive con una sorta di leggiadra incoscienza, come qualcosa che al momento può darle se non altro un po&#8217; di felicità, interrotta dall&#8217;allontanarsi di Pietro alla notizia della sua gravidanza, evento inaspettato.<br />
Maria non si arrende, porterà a termine la gravidanza da sola, dopotutto “da sola hai sempre fatto tutto” le dice Fabrizio, ma il destino ha deciso che la donna debba superare un&#8217;altra prova, il parto infatti sarà prematuro, al sesto mese, e la bimba dovrà restare nell&#8217;incubatrice fino a quando non riuscirà a respirare autonomamente, in una sorta di limbo in attesa di nascere o  morire.<br />
Per Maria i mesi d&#8217;attesa saranno occasione per riflettere sulla propria esistenza, una preparazione ad una nuova nascita, coincidente con quella di Irene, il nome che ha deciso di dare alla sua bambina, partendo da quello “spazio bianco”che si può lasciare su un tema per iniziare un nuovo periodo, come spiega ad un suo allievo, quando non si riesce più a continuare quanto si era in precedenza scritto, simbolo di quegli imprevisti che ti capitano all&#8217;improvviso nella vita, lasciandoti in sospeso tra la fine o  una nuova partenza.<br />
Tratto dall&#8217;omonimo romanzo di Valeria Parrella, sceneggiato da Federica Pontremoli e Francesca Comencini, regista del film, <em>Lo spazio bianco</em> è un&#8217;opera insolita ed intensamente toccante, con un&#8217;interpretazione della Buy a dir poco strepitosa, che riesce a dare spessore al personaggio anche nel silenzio, con un semplice sguardo, un gesto d&#8217;ira trattenuto, esprimendo con la mimica tutta la sua rabbia interiore e che fa passare in secondo piano uno stile di regia spoglio ed essenziale, freddo a volte, movimentato comunque da una certa inventiva e da un montaggio nervoso, dinamico (Massimo Fiocchi), che spezza la linea temporale alternando i momenti in cui Maria è accanto all&#8217;incubatrice a quelli precedenti il parto o immediatamente vicini.<br />
Pur incentrata sulle vicende personali della protagonista, la storia offre anche una visione in soggettiva dell&#8217;attuale società, a partire dal sempre più difficile rapporto tra i sessi, con l&#8217;amicizia che si fa valore assoluto e fondante, passando per la difficile situazione scolastica o una burocrazia di stampo medievale che vede la maternità di una donna sola come “illegittima”, con l&#8217;attesa di Maria per una nuova vita che diviene la nostra attesa, con il suo “spazio bianco” da cui ricominciare che diviene la nostra speranza  per un mondo migliore.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[A Hit Is a Hit Is a Hit Is a Hit]]></title>
<link>http://nuovayorkoutpost.wordpress.com/2009/10/28/a-hit-is-a-hit-is-a-hit-is-a-hit/</link>
<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 13:19:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>Nicola di Bowery</dc:creator>
<guid>http://nuovayorkoutpost.wordpress.com/2009/10/28/a-hit-is-a-hit-is-a-hit-is-a-hit/</guid>
<description><![CDATA[Se è vero, come pare, che dopo anni di autarchia l&#8217;editoria americana traduce sempre più libri]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Se è vero, come pare, che dopo anni di autarchia l&#8217;editoria americana traduce sempre più libri]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Lo Spazio Bianco]]></title>
<link>http://ilpostodellefragole.wordpress.com/2009/10/27/lo-spazio-bianco/</link>
<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 12:23:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>ilpostodellefragole</dc:creator>
<guid>http://ilpostodellefragole.wordpress.com/2009/10/27/lo-spazio-bianco/</guid>
<description><![CDATA[Film molto bello e tutto al femminile &#8211; gli uomini ci sono ma non danno mai l’idea di essere i]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Film molto bello e tutto al femminile &#8211; gli uomini ci sono ma non danno mai l’idea di essere indispensabili &#8211; questo della regista Francesca Comencini, tratto dal romanzo omonimo di Valeria Parrella uscito per Einaudi lo scorso anno (della stessa autrice mi permetto di consigliare la raccolta di racconti con cui ha esordito, <em>Mosca più Balena</em> – Ed. Minimum Fax), e che vede come protagonista assoluta la splendida Margherita Buy &#8211; finalmente in un ruolo non nevrotico &#8211; disegnare il personaggio di una madre single, non più giovanissima, forte e concreta, riuscendo commovente senza mai scadere nel patetico.<img class="alignleft" src="http://www.groovefarm.it/upload/foto/LoSpazioBianco/lo-spazio-bianco-locandina.jpg" alt="locandina lo spazio bianco" width="393" height="560" /></p>
<p>Lo spazio bianco è il tempo e lo spazio (appunto), che separa la nascita prematura della piccola Irene &#8211; tenuta in vita con l’ausilio della macchine &#8211; dal suo reale affacciarsi alla vita. Due mesi di attesa paziente davanti ad un’incubatrice, in attesa del pur minimo segnale, mentre la vita fuori comunque va avanti. Il racconto procede alternando il prima e il dopo con leggerezza, ricostruendo gradualmente la storia, e si chiude con una sorta di parallelo-confronto tra i due momenti della nascita. Tra le righe del racconto qualche affondo, neanche tanto leggero, di critica sociale all’Italia intesa come sistema-paese, in un film con qualcosa di americano, non solo nella colonna sonora.</p>
<p>Piero</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Lo spazio bianco]]></title>
<link>http://danmartin89.wordpress.com/2009/10/19/lo-spazio-bianco/</link>
<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 15:46:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>danmartin</dc:creator>
<guid>http://danmartin89.wordpress.com/2009/10/19/lo-spazio-bianco/</guid>
<description><![CDATA[La differenza tra 01 Distribution (Rai) e Medusa (Mediaset)? La prima regala qualche bel film, la se]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="_mcePaste" style="position:absolute;left:-10000px;top:0;width:1px;height:1px;">La differenza tra 01 Distribution (Rai) e Medusa (Mediaset)? La prima regala qualche bel film, la seconda qualche schifezza. Vuoi per la collaborazione con Fandango (in questo caso), vuoi per la maggiore selettività della 01 Distribution, film belli ne vengono sfornati ogni tanto. Ed Italiani.</div>
<div id="_mcePaste" style="position:absolute;left:-10000px;top:0;width:1px;height:1px;">“Lo spazio bianco” è la pellicola presentata a Venezia dalla regista Francesca Comencini, figlia del regista Luigi Comencini e sorella di Cristina Comencini. La protagonista è Margherita Buy, che sfodera una prova d&#8217;attrice straordinaria. La storia è quella di Maria (Margherita Buy, appunto), insegnante quarantenne di Napoli. Maria è sola, senza genitori né fidanzati, e passa i pomeriggi al cinema (meravigliosa  una frase del film: “La mia vita fa schifo come la tua, ma io ho la soluzione: il cinema”). Proprio grazie al cinema incontrerà Pietro, “ragazzo padre” con cui avrà una relazione (così dovrebbe essere ufficialmente, in realtà nel film come spesso accade ci sono questi due sconosciuti che dopo 10 secondi si baciano e dopo altri 10 sono a letto, ma vabbè, ci atteniamo alla trama). A questo punto Maria rimarrà incinta, ed è qui che inizia il film fondamentalmente. Inizia qui perchè qui si passa allo “spazio bianco” del titolo, a quello spazio tra la vita e la morte. Irene, la figlia di Maria, nascerà prematura al sesto mese, ed ecco che quindi la protagonista dovrà passare ben cinquanta giorni della sua vita ad aspettare, una cosa che proprio non lei sa fare. Lascerà l&#8217;attività di insegnante ed ogni altro svago per restare accanto alla figlia, in questi due interminabili mesi. Se già dalla trama si può intuire, vedendo la pellicola si può avere conferma del fatto che questo è un film emozionante. Ma non solo: riesce ad essere delicato, toccante, intenso, pieno di umanità e con una grande anima. Molti potranno superficialmente considerarlo “lento”, ma in realtà dietro quella apparente “lentezza” (che è comunque soggettiva) si nascondono le sensazioni di una madre che si ritrova all&#8217;improvviso in una situazione di questa stranezza e incertezza. E&#8217; un film ben rappresentato, ed il merito principale è sicuramente della bravissima Margherita Buy, che dopo questo film mi ha convinto definitivamente. Qui non ha il classico ruolo della depressa (l&#8217;ho sempre vista in storie in cui impersonava questo tipo di personaggio), ma anzi ha un ruolo forte, in cui dimostra tutta la forza e tutta la speranza che una donna può avere. E poi c&#8217;è la regista, la Comencini. E&#8217; riuscita a mettere su un film girato benissimo, dove non c&#8217;è l&#8217;effetto “Operatore della cinepresa, fermati un attimo!” che ho avvertito mio malgrado ultimamente in diverse pellicole. E&#8217; ottima la sceneggiatura (il film è tratto dall&#8217;omonimo romanzo di Valeria Parrella) così come il montaggio che riesce a non “spezzare” drasticamente il film (qualcuno ha citato “Baarìa”?) ma anzi a tenerlo unito grazie anche ad una colonna sonora strepitosa. Grazie a brani di Ella Fitzgerald, Nina Simone, Blondie e Cat Power tra le altre (io mi sono già innamorato di “Where is my love” di Cat Power per l&#8217;appunto), la colonna sonora al femminile contribuisce a regalare momenti di grande emozione. Proprio qui sorge una delle “obiezioni” della critica (ma lo considero più un appunto) ed al tempo stesso una delle ragioni per cui la pellicola non ha avuto e non avrà vita facile in termini di incassi (purtroppo): è un film femminile. Femminile al punto tale che i maschi non ci sono, e quelle poche volte che ci sono non fanno una bella figura essenzialmente. La regista ha spiegato che la scelta non è stata fatta per denigrare il genere maschile, io aggiungo: “E anche se fosse? Chi se ne frega!”. E&#8217; una pellicola cinematografica, punto. Un film può piacere o non piacere, può essere maschilista o femminista, ma è comunque uno spaccato di vita e per questo va rispettato. L&#8217;importante è la qualità, è quello che viene raccontato e come viene raccontato. Il cinema è profumo di libertà, oltre che arte: un&#8217;arte universale per esprimersi. Un&#8217;arte che va preservata e conservata, sempre. L&#8217;ultimo appunto di una critica che ho letto è stato quello del senso di incompiutezza che lascia la pellicola una volta usciti dalla sala. Devo dire che può accadere, può accadere a chi ha bisogno di un film in cui succedono una miriade di cose e tutte con una fine ben precisa. Per quanto mi riguarda, le sensazioni che ho provato uscito dalla sala non sono state dovute ad un&#8217;incompiutezza della storia, quanto ad un finale  che avrei fatto diversamente (avrei eliminato l&#8217;ultima scena, ovvero l&#8217;esito della storia, posso dirlo?). Paradossalmente sarebbe stata più incompiuta la mia visione della conclusione della vicenda, rispetto a quella della Comencini, che racconta praticamente tutto (e troppo, per come la penso io, ma comunque con riferimento solo al finale per fortuna). “Lo spazio bianco” tuttavia rimane un gran bel film, che meriterebbe di più. Fortemente consigliato. E scusate, se anche questa recensione a qualcuno parrà incompiuta.</div>
<p>La differenza tra 01 Distribution (Rai) e Medusa (Mediaset)? La prima regala qualche bel film, la seconda qualche schifezza. Vuoi per la collaborazione con Fandango (in questo caso), vuoi per la maggiore selettività della 01 Distribution, film belli ne vengono sfornati ogni tanto. Ed Italiani.</p>
<p>“Lo spazio bianco” è la pellicola presentata a Venezia dalla regista Francesca Comencini, figlia del regista Luigi Comencini e sorella di Cristina Comencini. La protagonista è Margherita Buy, che sfodera una prova d&#8217;attrice straordinaria. La storia è quella di Maria (Margherita Buy, appunto), insegnante quarantenne di Napoli. Maria è sola, senza genitori né fidanzati, e passa i pomeriggi al cinema (meravigliosa  una frase del film: “La mia vita fa schifo come la tua, ma io ho la soluzione: il cinema”). Proprio grazie al cinema incontrerà Pietro, “ragazzo padre” con cui avrà una relazione (così dovrebbe essere ufficialmente, in realtà nel film come spesso accade ci sono questi due sconosciuti che dopo 10 secondi si baciano e dopo altri 10 sono a letto, ma vabbè, ci atteniamo alla trama). A questo punto Maria rimarrà incinta, ed è qui che inizia il film fondamentalmente. Inizia qui perchè qui si passa allo “spazio bianco” del titolo, a quello spazio tra la vita e la morte. Irene, la figlia di Maria, nascerà prematura al sesto mese, ed ecco che quindi la protagonista dovrà passare ben cinquanta giorni della sua vita ad aspettare, una cosa che proprio non lei sa fare. Lascerà l&#8217;attività di insegnante ed ogni altro svago per restare accanto alla figlia, in questi due interminabili mesi. Se già dalla trama si può intuire, vedendo la pellicola si può avere conferma del fatto che questo è un film emozionante. Ma non solo: riesce ad essere delicato, toccante, intenso, pieno di umanità e con una grande anima. Molti potranno superficialmente considerarlo “lento”, ma in realtà dietro quella apparente “lentezza” (che è comunque soggettiva) si nascondono le sensazioni di una madre che si ritrova all&#8217;improvviso in una situazione di questa stranezza e incertezza. E&#8217; un film ben rappresentato, ed il merito principale è sicuramente della bravissima Margherita Buy, che dopo questo film mi ha convinto definitivamente. Qui non ha il classico ruolo della depressa (l&#8217;ho sempre vista in storie in cui impersonava questo tipo di personaggio), ma anzi ha un ruolo forte, in cui dimostra tutta la forza e tutta la speranza che una donna può avere. E poi c&#8217;è la regista, la Comencini. E&#8217; riuscita a mettere su un film girato benissimo, dove non c&#8217;è l&#8217;effetto “Operatore della cinepresa, fermati un attimo!” che ho avvertito mio malgrado ultimamente in diverse pellicole. E&#8217; ottima la sceneggiatura (il film è tratto dall&#8217;omonimo romanzo di Valeria Parrella) così come il montaggio che riesce a non “spezzare” drasticamente il film (qualcuno ha citato “Baarìa”?) ma anzi a tenerlo unito grazie anche ad una colonna sonora strepitosa. Grazie a brani di Ella Fitzgerald, Nina Simone, Blondie e Cat Power tra le altre (io mi sono già innamorato di “Where is my love” di Cat Power per l&#8217;appunto), la colonna sonora al femminile contribuisce a regalare momenti di grande emozione. Proprio qui sorge una delle “obiezioni” della critica (ma lo considero più un appunto) ed al tempo stesso una delle ragioni per cui la pellicola non ha avuto e non avrà vita facile in termini di incassi (purtroppo): è un film femminile. Femminile al punto tale che i maschi non ci sono, e quelle poche volte che ci sono non fanno una bella figura essenzialmente. La regista ha spiegato che la scelta non è stata fatta per denigrare il genere maschile, io aggiungo: “E anche se fosse? Chi se ne frega!”. E&#8217; una pellicola cinematografica, punto. Un film può piacere o non piacere, può essere maschilista o femminista, ma è comunque uno spaccato di vita e per questo va rispettato. L&#8217;importante è la qualità, è quello che viene raccontato e come viene raccontato. Il cinema è profumo di libertà, oltre che arte: un&#8217;arte universale per esprimersi. Un&#8217;arte che va preservata e conservata, sempre. L&#8217;ultimo appunto di una critica che ho letto è stato quello del senso di incompiutezza che lascia la pellicola una volta usciti dalla sala. Devo dire che può accadere, può accadere a chi ha bisogno di un film in cui succedono una miriade di cose e tutte con una fine ben precisa. Per quanto mi riguarda, le sensazioni che ho provato uscito dalla sala non sono state dovute ad un&#8217;incompiutezza della storia, quanto ad un finale  che avrei fatto diversamente (avrei eliminato l&#8217;ultima scena, ovvero l&#8217;esito della storia, posso dirlo?). Paradossalmente sarebbe stata più incompiuta la mia visione della conclusione della vicenda, rispetto a quella della Comencini, che racconta praticamente tutto (e troppo, per come la penso io, ma comunque con riferimento solo al finale per fortuna). “Lo spazio bianco” tuttavia rimane un gran bel film, che meriterebbe di più. Fortemente consigliato. E scusate, se anche questa recensione a qualcuno parrà incompiuta.</p>
<p><img class="alignnone" title="Lo spazio bianco" src="http://www.danmartin.it/wp-content/uploads/la-locandina-di-lo-spazio-bianco-128124.jpg" alt="" width="562" height="800" /></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[“Lo spazio bianco”]]></title>
<link>http://cinemaleo.wordpress.com/2009/10/17/%e2%80%9clo-spazio-bianco%e2%80%9d/</link>
<pubDate>Sat, 17 Oct 2009 03:54:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>cinemaleo</dc:creator>
<guid>http://cinemaleo.wordpress.com/2009/10/17/%e2%80%9clo-spazio-bianco%e2%80%9d/</guid>
<description><![CDATA[2009: Lo spazio bianco di Francesca Comencini La Mostra veneziana non lo ha premiato ma è sicurament]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><a href="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/08/stagione-2009-20101.gif"><img class="alignnone size-full wp-image-2767" title="stagione 2009-2010" src="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/08/stagione-2009-20101.gif" alt="stagione 2009-2010" width="552" height="32" /></a></p>
<p align="center"><span style="text-decoration:underline;">2009: <strong><em>Lo spazio bianco</em></strong> di Francesca Comencini</span></p>
<p>La <a href="http://cinemaleovideo.blogspot.com/2009/02/festival-di-venezia-un-po-di-storia.html">Mostra veneziana</a> non lo ha premiato ma è sicuramente uno dei migliori film italiani (e non solo) degli ultimi anni.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/10/lospaziobianco-locandina.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-3431" title="lospaziobianco-locandina" src="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/10/lospaziobianco-locandina.jpg?w=105" alt="lospaziobianco-locandina" width="105" height="150" /></a> <a href="http://cinemaleo.wordpress.com/giudiziocritico/"><img class="alignnone size-full wp-image-1463" title="da vedere" src="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/05/da-vedere.gif" alt="da vedere" width="117" height="136" /></a> <a href="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/10/libro.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-3432" title="libro" src="http://cinemaleo.wordpress.com/files/2009/10/libro.jpg?w=92" alt="libro" width="92" height="150" /></a></p>
<p style="text-align:left;"><!--more--></p>
<p>Unanime il plauso della critica: <em>“</em><em>Francesca Comencini si conferma cineasta dalle sorprendenti risorse e dalle sfaccettature imprevedibili”</em> (Repubblica), <em>“La Buy è strepitosa”</em> (Il Corriere della Sera), <em>“È un’opera fuori del comune, intensa, tutta interiore, toccante, alla quale Buy non soltanto dà una speciale eloquenza, ma regala con la sua interpretazione un dinamismo nervoso che sostiene tutta la vicenda”</em> (la Stampa), <em>“Un film bellissimo… Margherita Buy è fantastica. Sappiamo da anni che è brava, ma qui si supera. Se il film fosse americano, vincerebbe l’Oscar a mani basse”</em> (L’Unità).</p>
<p>A merito di <strong>Francesca Comencini</strong> l’aver realizzato un potente dramma talmente asciutto e privo di fronzoli da accomunare il suo lavoro più alla cinematografia francese che a quella italiana, un’opera secca e assolutamente priva di quei patetismi e stereotipi che la trama poteva facilmente far nascere.</p>
<p>Ne <strong><em>Lo spazio bianco</em></strong> tutto funziona perfettamente: dall’ambientazione (una suggestiva e insolita Napoli fredda e piovosa) alla colonna sonora (funzionale al massimo), dalla sceneggiatura (solida e ben scritta) al ritratto attento e preciso dei vari personaggi (ognuno umanamente ricco e dotato di una sua personalità degna di attenzione), dalla fotografia preziosa ed elegante alla regia (dolce delicata realistica surreale equilibrata al contempo).</p>
<p>Campeggia la performance di <strong>Margherita Buy</strong>, qui veramente degna del titolo di “regina del cinema italiano” attribuitole da Gian Luigi Rondi. Un vero e proprio tour de force che la vede continuamente in primo piano in ogni singola scena con una misura, una bravura, una naturalezza, una spontaneità che il ruolo di Maria (il film è tratto dall’omonimo romanzo di Valeria Parrella) sembra essere stato concepito appositamente per lei. Margherita è Maria, Maria è Margherita. Intensa, convinta e convincente come mai, <strong>Margerita Buy</strong> disegna alla perfezione un personaggio non facile e dalle mille sfaccettature, un personaggio pieno di sfumature di dubbi di incertezze di determinazioni (nelle quali molti di noi potranno riconoscersi), un personaggio che non sarà facile dimenticare e che fa onore alla nostra cinematografia avere delineato in maniera così compiuta e sincera.</p>
<p>Un film avvincente come pochi, essenziale e conciso (non una scena di troppo), che coinvolge totalmente lo spettatore nella mente e nel cuore, rendendolo attento e partecipe come raramente accade. Un film da vedere, intelligente e sensibile, inconsueto nel nostro panorama cinematografico e che riconcilia col grande schermo (le cui delusioni sono ahimè all’ordine del giorno).</p>
<p>p.s.</p>
<p>Margherita Buy ha vinto il Premio Pasinetti (il Premio è assegnato dal Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani), uno vero e proprio furto non averle dato la Coppa Volpi (il massimo riconoscimento).</p>
<p><em><a href="http://www.cinematografo.it/pls/cinematografo/V3_S2EW_CONSULTAZIONE.mostra_pagina?id_pagina=12096&#38;url_target=/bancadati/consultazione/schedafilm_2009.jsp%3Fcodice=52018">scheda</a></em></p>
<p><em><a href="http://www.01distribution.it/schedaarchivio2.php?vai=2&#38;cine=2&#38;id=662">sito ufficiale</a></em></p>
<p style="text-align:center;"><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/s-Zpr12-iEQ&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/s-Zpr12-iEQ&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La letteratura salvata dalle donne]]></title>
<link>http://minimaetmoralia.minimumfax.com/2009/10/09/la-letteratura-salvata-dalle-donne/</link>
<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 07:40:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>tizianaloporto</dc:creator>
<guid>http://minimaetmoralia.minimumfax.com/2009/10/09/la-letteratura-salvata-dalle-donne/</guid>
<description><![CDATA[di Valeria Parrella A domanda rispondo, pur non essendo certa che la domanda, cosa e dove sia la nuo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>di <a href="http://www.minimumfax.com/persona.asp?personaID=337" target="_blank"><b>Valeria Parrella</B></a></p>
<p align="justify">
<a href="http://www.minimumfax.com/persona.asp?personaID=337"><img src="http://minimaetmoralia.wordpress.com/files/2009/10/parrellablog.jpg" alt="parrellablog" title="parrellablog" width="162" height="243" class="alignleft size-full wp-image-874" /></a>A domanda rispondo, pur non essendo certa che la domanda, cosa e dove sia la nuova narrativa italiana, sia giusto porla a una scrittrice: la quale in primo luogo aspira a farne parte, e quindi si vede costretta ad autoanalizzarsi, decomporsi in quella serie di categorie che dovrebbero definire l&#8217;oggetto, con la speranza di finirci, in una di queste. O corre il rischio, ben peggiore per gli altri, di inventarsi a bella posta un criterio di analisi che la contenga. Inoltre le categorie le deriviamo da processi induttivi, e quindi bisognerebbe aver letto moltissimo, se non tutto. E non è il mio caso. Leggo letteratura italiana contemporanea da pochissimi anni. Prima mi dedicavo quasi esclusivamente alla letteratura straniera, e alla saggistica talvolta. Per un paio d&#8217;anni ho lavorato come commessa-libraia in una libreria della catena Feltrinelli, e ricordo che la narrativa contemporanea italiana in classifica ci arrivava poco e a stento. Altra cosa che mi affascinava, quando ero commessa-lettrice, era che la maggior parte dei nostri clienti erano donne. Davvero molte. E la maggior parte dei nostri scrittori erano uomini. Davvero molti. Io, con lo sconto dipendenti, me ne vedevo bene tra i nord americani, dopo aver avuto i sud americani, e prima ancora, come tutti, i francesi e i russi, e prima ancora, come molti, i greci, laddove e quando non ci si stava troppo ad arrovellare sui generi ma si leggeva e basta.<br />
<!--more--><br />
Per me sedicenne la nuova narrativa contemporanea era Erri de Luca &#8211; sono nata nel 1974 &#8211; e Rossana Campo che mi faceva ridere assai. Posso piangere immantinente se ripenso a certi passaggi di <i>Tu, sanguinosa infanzia</i> di Mari. Trovavo molto sollievo nella vecchia narrativa contemporanea: Morante, Ortese, Arbasino, Busi, non chiedendomi assolutamente quanto fosse vecchia o dove trovasse una sua collocazione. Alcuni racconti di Anna Banti mi lasciavano con i ricci dritti sulla testa per lo spavento. Non ricordo quando è cominciata la nuova narrativa contemporanea, ero distratta a leggere. Forse quando Rosa Matteucci ha scritto <i>Cuore di mamma</i>, due anni fa, che è scalzante e apocalittico, di una cattiveria novissima rispetto al tema, o forse quando Diego de Silva ha scritto <i>Non avevo capito niente</i>, facendosi portavoce popolare del nuovo disagio italiano, ma soprattutto cambiando stile e lingua. Mi rifiuto difatti di pensare che avere già dei titoli in catalogo e i quarant&#8217;anni superati escluda dall’essere nuovi narratori. Comunque sia, tutta questa bella carriera di lettrice libera ha avuto il suo colpo di grazia nel momento in cui sono diventata scrittrice, e mi sono posta il problema dei canoni, della lingua, di cosa arrivasse di là, dopo che di qua c&#8217;ero stata io a scrivere la pagina. E questo, senza che io lo volessi, ha trasbordato dai miei piccoli e pochi libri per riversarsi sulla letteratura tutta e attaccare e attecchire proprio sul più vicino, il vicinissimo: la nuova narrativa italiana. Si chiama confronto. Quella cosa che si crede superata in quinta elementare, quella pedagogicamente sbagliata. Ma prima del confronto, era essa la diagnosi. Ho cominciato a vedere abilità e furbizia, mestiere o somma bravura, lì dove prima c&#8217;erano libri, storie e personaggi soltanto.<br />
Con il passare del tempo la situazione è peggiorata: dopo l&#8217;esordio, attraversando un <i>bailamme</i> di festival e fiere, incontri e premi, ho cominciato a conoscere di persona gli autori della nuova narrativa italiana. E da lì in poi è diventato un gioco enigmistico: li conosco, so come vivono e dove, le loro vite private. Non riesco più ad attribuire ai personaggi colori di capelli diversi da quelli del suo autore. E non vale l&#8217;assunto che Garboli portava per la Morante: di poterla meglio definire proprio perché la conosceva come le sue tasche. Per tanti motivi: il primo che mi viene in mente è che io non sono Garboli, e nessuno dei miei colleghi scrittori è la Morante. Aspetto il grande romanzo contemporaneo da Nicola Lagioia, ma la carica emotiva che metto in questa affermazione è la stessa di quando dico che mio figlio è un bambino meraviglioso. Può essere vero, ma non ho alcuna autorità per farmi credere, manco un briciolo.<br />
Ora, dopo aver «consumato» due terzi dello spazio per la premessa, tento un noiosissimo punto di vista dove mi si deve seguire per quello che affermo e non per quello che ometto: mi sembra di notare che i nuovi autori contemporanei si siano dedicati all&#8217;autofiction, che è un sistema generoso di far letteratura, ma consente pochi voli, invenzioni, storie che siano storie come fabulae (Scurati, Covacich, Piccolo, Bajani, Cavina, Genna di <i>Italia de profundis</i> ). E anzi sono belli questi libri, ci si trascorre un bel po&#8217; di tempo assieme senza pensare di averlo perduto, questo tempo. Faccio un esempio dai libri di Pascale, rendendo noto un dubbio che gli avevo posto in conversazione privata (non me ne vorrà): l&#8217;ultimo libro di Pascale che mi è veramente piaciuto è stato <i>La manutenzione degli affetti</i>, lì Caserta non era Caserta e i Nappo erano la proiezione familiare di un mondo. C&#8217;era più trasposizione di quanto abbia fatto in seguito: gli altri libri sono degnissimi ma non mi hanno spaccato il petto per lo struggimento. Eppure ogni volta che io apro una sua pagina sento che la potenzialità e la potenza stanno riposando lì sotto da qualche parte. Eppure gli altri libri sono venuti quando anche io già scrivevo e pubblicavo, così che non sono davvero in grado di capire dove si sia verificata la cesura che sento. Mi sembra invece che mantengano quest&#8217;obiettivo, quello di trasportarti in altro luogo, farti saltar su dalla seggiola, le scrittrici donne. Hanno una capacità di allontanarsi dall&#8217;autofiction per vie traverse e strane, modi per smarrire la realtà nelle pagine: <i>Strada provinciale tre</i> della Vinci con la monolitica caparbietà della protagonista. <i>Il giorno dell&#8217;indipendenza</i> della Muratori con l&#8217;inverosimiglianza dell&#8217;intreccio. <i>Senzaterra</i> della Santangelo con la lingua monumentale e <i>Accabadora</i> della Murgia con l&#8217;epoca d&#8217;ambientazione. Noto ancora, come già Desiati in queste stesse pagine, che non esiste un grande romanzo così come ci spiegarono, a scuola, che erano fatti i grandi romanzi. Ma questo nuovo romanzo contemporaneo che non arriva, poi, preferendo tutti noi i racconti lunghi o i romanzi brevi (al punto che <i>Lo spazio bianco</i> spacciato dall&#8217;Editore con la mia supina acquiescenza come romanzo, mi pare chiaramente un racconto lungo anch&#8217;esso) perché mai dovrebbe arrivare? Mi faccio forte di una considerazione che Berardinelli ha offerto qualche giorno fa su <i>Il Foglio</i>. Quando ero una lettrice vera ho preferito i racconti di Buzzati al suo Amore, che sollievo scoprire che anche Pirandello ne scriveva, che Verga poteva stordirti in dieci pagine. Mio figlio frequenta una scuola materna che si chiama «Lo cunto de li cunti»: ci sarà un motivo, porca miseria. Se uno sente la mancanza de <i>Le benevole</i> di Littell si vada a leggere <i>Le benevole</i> di Littell, dovesse tremarci il ciglio per <i>I miserabili</i>, Esso è lì ancora. E ora basta, torno a leggere. Pardon, che lapsus: volevo dire scrivere. </p>
<p><i>Questo articolo è apparso su </i>Repubblica<i> qualche mese fa</i>.<br />
© 2009 Valeria Parrella. Published by Arrangement with Roberto Santachiara Literary Agency</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Lo spazio bianco a Venezia]]></title>
<link>http://edizioni9muse.wordpress.com/2009/09/09/lo-spazio-bianco-a-venezia/</link>
<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 10:19:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>B.</dc:creator>
<guid>http://edizioni9muse.wordpress.com/2009/09/09/lo-spazio-bianco-a-venezia/</guid>
<description><![CDATA[In concorso alla 66esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia il film diretto da Francesca Co]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignnone" title="Lo spazio bianco di Valeria Parrella in concorso a Venezia" src="http://images.corriereobjects.it//Media/Foto/2009/09/08/BIA_b1.jpg" alt="" width="190" height="130" /></p>
<p>In concorso alla 66esima <a href="http://www.labiennale.org/it/cinema/" target="_blank"><strong>Mostra Internazionale del Cinema di Venezia</strong></a> il <a href="http://www.mymovies.it/cinemanews/2009/16964/" target="_blank">film</a> diretto da <strong>Francesca Comencini</strong> <a href="http://www.einaudi.it/libri/libro/valeria-parrella/lo-spazio-bianco/978880619096" target="_blank"><strong>Lo spazio bianco</strong></a>, tratto dal romanzo di <a href="http://www.einaudi.it/libri/autore/valeria-parrella/0008097" target="_blank"><strong>Valeria Parrella</strong></a> e interpretato da <strong>Margherita Buy</strong>.</p>
<p>Maria insegna italiano in una scuola serale di Napoli, legge Dante e Leopardi a giganteschi camionisti che faticano a infilarsi nei banchi.<br />
Una sera, tornando a casa, un dolore rotondo e forte la precipita nella sala d&#8217;aspetto di un ospedale: «<em>Quelli sono medici, signò, che vi possono rispondere?</em>»<br />
Narrata con una <strong>voce ribelle</strong> che pure sa trovare i toni dell&#8217;indulgenza, una storia che inizia come un destino di solitudine personale e piano piano si trasforma in un <strong>caldo coro di scoperte, volti, incontri</strong>. Tanto che a Maria sembra quasi che siano la vita e la città a farle da compagne.<br />
Un libro bruciante, profondo e luminoso.</p>
<p>Succede a volte che un <strong>imprevisto interrompa il corso normale della vita</strong>: un accidente si mette di traverso, e d&#8217;un tratto il tempo si biforca. Alla drammatica rapidità dell&#8217;istante si affianca un tempo diverso, dilatato e fermo: il tempo dell&#8217;attesa. «<em>Io non sono buona ad aspettare</em>, &#8211; dice Maria, la protagonista di questo romanzo. &#8211; <em>Non sento curiosità nel dubbio, né fascino nella speranza. Aspettare senza sapere è stata la più grande incapacità della mia vita</em>».<br />
Eppure non può fare altro, perché sua figlia Irene è arrivata troppo presto: dietro l&#8217;oblò dell&#8217;incubatrice, Maria osserva le ore passare come una sequenza di possibilità. <strong>Niente è più come prima</strong>, la circonda un mondo strano fatto di medici e infermieri, donne accoltellate, attese insensate sui divanetti della sala d&#8217;aspetto. Nei giorni si susseguono le sigarette dalla finestrella dell&#8217;ospedale, le mense con gli studenti di medicina, il dialogo muto coi macchinari, e soprattutto il suo lavoro: una scuola serale dove un&#8217;umanità deragliata fatica sui <em>Promessi Sposi</em> per conquistarsi la terza media fuori tempo massimo.</p>
<h5>Nella foto: Valeria Parrella, Francesca Comencini, Margherita Buy (fonte corriere.it)</h5>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Book show - I libri fuori dai libri a Roma]]></title>
<link>http://edizioni9muse.wordpress.com/2009/09/02/book-show-i-libri-fuori-dai-libri-a-roma/</link>
<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 11:55:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>B.</dc:creator>
<guid>http://edizioni9muse.wordpress.com/2009/09/02/book-show-i-libri-fuori-dai-libri-a-roma/</guid>
<description><![CDATA[Non è proprio fame ma voglia di qualcosa di buono? Allora è voglia di libri! Direttamente dal sito d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Non è proprio fame ma voglia di qualcosa di buono? Allora è voglia di libri!</p>
<p>Direttamente dal sito della casa editrice <a href="http://www.minimumfax.com/home.asp" target="_blank">minimum fax</a> vi segnalo questa imperdibile iniziativa.</p>
<p><a href="http://www.minimumfax.com/evento_appuntamento.asp" target="_blank">BOOK SHOW &#8211; I libri fuori dai libri</a></p>
<p><span>Incontri di letteratura, musica, cinema e teatro <strong>a ingresso gratuito</strong><br />
dal <strong>2 al 6 SETTEMBRE 2009</strong>, dalle ore <strong>20.45</strong><br />
a <strong>piazza Melozzo da Forlì</strong>, quartiere Flaminio, <strong>Roma</strong></p>
<p><strong>Il programma</strong>:</p>
<p></span></p>
<p align="justify"><span><strong>MERCOLEDÌ 2 SETTEMBRE &#8211; ore 20.45</strong><br />
<span style="color:red;"><strong> NICHEL NIGHT</strong></span><br />
Le storie dalla collana di narrativa italiana di minimum fax<br />
Testi di <strong>Carlo D’Amicis</strong>, <strong>Peppe Fiore</strong>, <strong>Valeria Parrella</strong>, <strong>Veronica Raimo</strong>, <strong>Elena Stancanelli</strong>, <strong>Fabio Stassi</strong><br />
letti da Velentina Bardi, Sergio Mancinelli, Manuela Mandracchia, Francesco Montanari, Alvia Reale, Iacopo Venturiero, Mariangeles Torres<br />
con <strong>Armando Sciommeri</strong> ed <strong>Enrico Bracco</strong> (percussioni e chitarra)</p>
<p>A seguire, FILM:<br />
<strong>Tutta la vita davanti</strong>, regia di Paolo Virzì</p>
<p><strong>GIOVEDÌ 3 SETTEMBRE &#8211; ore 20.45</strong><br />
<span style="color:red;"><strong> OMAGGIO A VIRGINIA WOOLF</strong></span><br />
Letture da <strong><em>La Signora Dalloway</em></strong>, <strong><em>Diario di una scrittrice</em></strong>, <em><strong>Le onde</strong></em>, <strong><em>Al faro</em></strong><br />
di Roberta Caronia, Evita Ciri, Marta Nuti, Selene Gandini<br />
con <strong>Armando Sciommeri</strong> e <strong>Enrico Bracco</strong> (percussioni e chitarra)</p>
<p>A seguire, FILM:<br />
<strong>The Hours</strong>, ispirato alla vita di Virginia Woolf, regia di Stephen Daldry</p>
<p><strong>VENERDÌ 4 SETTEMBRE &#8211; ore 20.45</strong><br />
<span style="color:red;"><strong> OMAGGIO A RAY CHARLES</strong></span><br />
<strong>Dario Cassini</strong> legge <strong><em>Brother Ray – L’autobiografia di Ray Charles</em></strong><br />
con <strong>Bruno Marinucci</strong> (chitarra acustica) e <strong>Fabrizio Frosi</strong> (voce e armonica)</p>
<p><strong>SABATO 5 SETTEMBRE &#8211; ore 20.45</strong><br />
<span style="color:red;"><strong> OMAGGIO A RICHARD YATES</strong></span><br />
Letture da <strong><em>Revolutionary Road</em></strong> e <strong><em>Undici solitudini</em></strong><br />
con Valentina Bardi, Francesco Biscione, Anna Ferzetti, Sergio Mancinelli, Francesco Montanari<br />
con <strong>Bruno Marinucci</strong> (chitarre)</p>
<p><strong>DOMENICA 6 SETTEMBRE &#8211; ore 20.45</strong><br />
<span style="color:red;"><strong> OMAGGIO A RAYMOND CARVER</strong></span><br />
Letture da <strong><em>Cattedrale</em></strong>, <em><strong>Di cosa parliamo quando parliamo d’amore</strong></em>, <strong><em>Orientarsi con le stelle</em></strong><br />
con Francesco Biscione, Paolo Calabresi e Ilaria Geniatempo<br />
con <strong>Bruno Marinucci</strong> (chitarra) e <strong>Fabrizio Frosi</strong> (voce e armonica)</span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Grazie Grazia]]></title>
<link>http://laramanni.wordpress.com/2009/07/22/grazie-grazia/</link>
<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 08:14:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>Lara Manni</dc:creator>
<guid>http://laramanni.wordpress.com/2009/07/22/grazie-grazia/</guid>
<description><![CDATA[La pagina delle recensioni su Grazia è curata dalla scrittrice Valeria Parrella: mi fa un enorme pia]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>La pagina delle recensioni su Grazia è curata dalla scrittrice Valeria Parrella: mi fa un enorme piacere trovare Esbat  nel numero in edicola! Ecco:</p>
<p>&#8220;Tra le pieghe del genere &#8220;fan fiction&#8221;,  che appassiona soprattutto i più giovani e gli amanti del mondo del fumetto, Esbat nasconde il delicato progetto di comporre un romanzo di formazione. Qui, infatti, si è alle prese con una serie di soglie. L&#8217;Esbat stesso è un rito che, nelle notti di luna piena, mette in contatto tra loro dimensioni parallele. E&#8217; così che il sanguinario personaggio di un fumetto travalica nel mondo reale, e spetterà a una quindicenne affrontarlo per crescere, o crescere per affrontarlo. Libro &#8220;fantastico&#8221; e attuale, fresco e giovane, come giovane è l&#8217;autrice. Di lei non sianno immagini, solo il suo avatar (sotto), che &#8220;vive&#8221; in Internet&#8221;.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Parlano (un pochino) di noi]]></title>
<link>http://elleeffe.wordpress.com/2008/11/04/parlano-un-pochino-di-noi/</link>
<pubDate>Tue, 04 Nov 2008 07:15:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>LF</dc:creator>
<guid>http://elleeffe.wordpress.com/2008/11/04/parlano-un-pochino-di-noi/</guid>
<description><![CDATA[Stephenie Meyer intervistata da Valeria Parrella su Grazia: Qui il .pdf, con la partecipazione strao]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Stephenie Meyer intervistata da Valeria Parrella su Grazia: Qui il .pdf, con la partecipazione strao]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[rassegna di narrativa italiana 2008 #1]]></title>
<link>http://juliacraye.wordpress.com/2008/09/23/rassegna-di-narrativa-italiana-2008-1/</link>
<pubDate>Tue, 23 Sep 2008 17:13:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>juliacraye</dc:creator>
<guid>http://juliacraye.wordpress.com/2008/09/23/rassegna-di-narrativa-italiana-2008-1/</guid>
<description><![CDATA[[Le recensioni che seguono si trovano nella rassegna che ho curato per il numero 43 (III/08) di Nuov]]></description>
<content:encoded><![CDATA[[Le recensioni che seguono si trovano nella rassegna che ho curato per il numero 43 (III/08) di Nuov]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Selección de cuentos]]></title>
<link>http://manosuelta.wordpress.com/2008/08/08/seleccion-de-cuentos/</link>
<pubDate>Fri, 08 Aug 2008 15:18:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>manosuelta</dc:creator>
<guid>http://manosuelta.wordpress.com/2008/08/08/seleccion-de-cuentos/</guid>
<description><![CDATA[He aquí una listica, no son los mejores cuentos numerados porque no veo ningúna razón para adjudicar]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>He aquí una listica, no son los mejores cuentos numerados porque no veo ningúna razón para adjudicarle un número, son textos que me gustan, aquellos que  pude ubicar en el hueco oscuro y titilante de la web, aqui estan:</p>
<p><span style="color:#ff0000;"><a href="http://www.piedepagina.com/redux/15/06/2008/el-viejo-el-asesino-y-yo/" target="_blank"><span style="color:#000000;">Ena Lucia Portela (Cuba), </span><span style="color:#800000;">El viejo, el asesino y yo </span></a></span></p>
<p><a href="http://www.letraslibres.com/index.php?art=10109" target="_blank"><span style="color:#000000;">Rodrigo Rey Rosa (Guatemala) </span><span style="color:#800000;">Otro Zoo</span></a></p>
<p><a href="http://www.geocities.com/Athens/Parthenon/4429/maternid.html" target="_blank"><span style="color:#000000;">Andres Caicedo (Colombia)</span><span style="color:#800000;">Maternidad</span></a></p>
<p><a href="http://www.literatura.us/hernandez/cocodrilo.html" target="_blank"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;">Felisberto Hernández</span>(Uruguay)</span><span style="color:#800000;">El cocodrilo</span></a></p>
<p><a href="http://www.literatura.org/Fogwill/fmucha.html" target="_blank"><span style="color:#000000;">Rodolfo Fogwill (Argentina)</span><span style="color:#800000;">Muchacha Punk</span></a></p>
<p><a href="http://www.letra2.s5.com/bolano1910.htm" target="_blank"><span style="color:#000000;">Roberto Bolaño(Chile)</span></a><span style="color:#800000;"><a href="http://www.letra2.s5.com/bolano1910.htm" target="_blank">El Ojo Silva</a><br />
</span></p>
<p><a href="http://www.barcelonareview.com/55/s_gn.htm"><span style="color:#000000;">Guadalupe Nettel(Mexico)</span><span style="color:#800000;">P</span><span style="color:#800000;">tósis</span></a></p>
<p><a href="http://www.platanoverde.com/platano_blog/?p=73=1" target="_blank"><span style="color:#000000;">Fabrizio Mejia (Mexico)</span> <span style="color:#800000;">El efecto Smellville</span></a></p>
<p><a href="http://redescolar.ilce.edu.mx/redescolar2008/educontinua/lengua_comunicacion/el_otono/entrale/cuento%20nunca%20acabar/claricelispector.htm" target="_blank"><span style="color:#000000;">Clarice Lispector(Brasil)</span> <span style="color:#800000;">Una gallina</span></a></p>
<p><a href="http://www.telecable.es/personales/agee/johncheever/elnadador.html" target="_blank"><span style="color:#000000;">John Cheveer(USA)</span> <span style="color:#800000;">El nadador</span></a></p>
<p><a href="http://www.losnoveles.net/psroncagliolo.htm" target="_blank"><span style="color:#000000;">Santiago Roncagliolo (Perú)</span> <span style="color:#800000;">Hospital</span></a></p>
<p><a href="http://www.terre.it/libri/docs/311_nella_tazza_valeria_parrella.pdf" target="_blank"><span style="color:#000000;">Valeria Parrella (Italia)</span> </a><span style="color:#800000;"><a href="http://www.minimumfax.com/foto/2006/4/QuelloCheNonRicordoPiuValeriaParrella.mp3" target="_blank">Quello che non riccordo piú (audiocuento)</a><br />
</span></p>
<p><a href="http://www.soho.com.co/wf_InfoArticulo.aspx?IdArt=5096" target="_blank"><span style="color:#000000;">Roberto Fontanarrosa(Argentina)</span><span style="color:#800000;">19 de noviembre de 1971 (&#8220;Que Munich ni que ocho cuartos!&#8221;)</span></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Valeria Parrella vince il Premio letterario "Città di Bari - Costiera del Levante - Pinuccio Tatarella"]]></title>
<link>http://musicaos.wordpress.com/2008/07/16/valeria-parrella-vince-il-premio-letterario-citta-di-bari-costiera-del-levante-pinuccio-tatarella/</link>
<pubDate>Wed, 16 Jul 2008 22:45:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>musicaos</dc:creator>
<guid>http://musicaos.wordpress.com/2008/07/16/valeria-parrella-vince-il-premio-letterario-citta-di-bari-costiera-del-levante-pinuccio-tatarella/</guid>
<description><![CDATA[È Valeria Parrella con il suo romanzo &#8220;Lo spazio bianco&#8221; (ed. Einaudi ), la vincitrice d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://musicaos.files.wordpress.com/2008/07/07_17_valeriaparrella.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-266" src="http://musicaos.wordpress.com/files/2008/07/07_17_valeriaparrella.jpg" alt="" width="250" height="377" /></a></p>
<p>È <strong>Valeria Parrella</strong> con il suo romanzo &#8220;Lo spazio bianco&#8221; (ed. Einaudi ), <strong>la vincitrice dell&#8217;undicesima edizione del Premio letterario &#8220;Città di Bari &#8211; Costiera del Levante &#8211; Pinuccio Tatarella&#8221;.</strong><strong> </strong>La trentaquattrenne scrittrice napoletana ha ottenuto dalla giuria popolare 122 voti su 321 schede scrutinate . Secondo classificato <strong>Vittorio Giacopini</strong> con &#8220;Re in fuga&#8221; (ed. Mondadori), terzo e quarto posto rispettivamente a <strong>Luigi Guarnieri</strong> con &#8220;I sentieri del cielo&#8221; (ed. Rizzoli) e <strong>Giuseppe Lupo</strong> con &#8220;La carovana Zanardelli&#8221; (ed. Marsilio). La serata finale del premio si è svolta martedì 15 luglio al Parco 2 giugno condotta da <strong>Marino Sinibaldi</strong> e <strong>Anna Maria Minunno</strong> con la regia di <strong>Carlo Bruni</strong>. L&#8217;attrice <strong>Anna Bonaiuto</strong> ha intrattenuto il pubblico con la lettura di brani tratti dai libri in concorso, accompagnata dagli interventi musicali del gruppo vocale <strong>Faraualla</strong>.<strong> </strong><strong>Il Premio Speciale della Giuria tecnica ,</strong> presieduta da Walter Pedullà, &#8220;per il suo impegno nella diffusione della cultura del proprio Paese nel Mondo&#8221;, è andato ad un grande personaggio della letteratura mondiale. <strong>Tahar Ben Jelloun, celebre scrittore marocchino, diventato in questi anni uno degli intellettuali più attivi nel dialogo interculturale e nell&#8217;impegno contro ogni forma di razzismo</strong>.  Il <strong>Premio alla Saggistica </strong>è stato invece assegnato alla giornalista<strong> Giuliana Sgrena </strong>con <strong>&#8220;Il prezzo del velo&#8221;</strong> (ed. Feltrinelli)<strong> </strong>Nel corso della kermesse letteraria è stato anche assegnato il <strong>Premio alla Lettura</strong> per la migliore recensione dei libri a cinque studenti: . Annalisa Cascione ( liceo artistico De Nittis), Ruben De Palma Colella (liceo scientifico Fermi) , Stefania Fasano (istituto tecnico commerciale Vivante) Arianna Griffa (liceo scientifico Salvemini) e Nicolò Macina (liceo classico Q. Orazio Flacco ). A ciascuno di loro è stato consegnato un assegno di studio del valore di 500 euro.<strong> </strong><strong>VALERIA PARRELLA</strong> Nata a Torre del Greco (Na) nel 1974, vive a Napoli. Laureata in Lettere Classiche, interprete della Lingua Italiana Segni, lavora all&#8217;Ente Nazionale Sordomuti di Napoli. Collabora con la redazione napoletana de La Repubblica e con Marieclaire. Ha pubblicato la raccolta di racconti Mosca più balena nel 2003 per Minimumfax, e racconti sparsi in diverse antologie: Pensa alla salute &#8211; Ancora del mediterraneo, 2003; Bloody Europe &#8211; Playground, 2004; La qualità dell&#8217;aria &#8211; Minimumfax, 2004. Suoi scritti sono apparsi sulle riviste: Nuovi Argomenti, Origine, Accattone.</p>
<p>su <strong>Musicaos.it, </strong>due interventi di<strong> Elisabetta Liguori</strong> a proposito di Valeria Parrella:</p>
<p><strong><a href="http://www.musicaos.it/interventi/2005/139_parrella_liguori.htm" target="_blank">Un giorno nuovo a Napoli. <em>Leggendo i racconti di Valeria Parrella</em></a></strong><br />
e <strong><a href="http://musicaos.wordpress.com/2008/02/02/per-le-donne-in-attesa-leggendo-%E2%80%9Clo-spazio-bianco%E2%80%9D-di-valeria-parrella/" target="_blank">Per le donne in attesa. Leggendo &#8220;Lo spazio bianco&#8221; di Valeria Parrella</a></strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Lo spazio bianco]]></title>
<link>http://squilibri2.wordpress.com/2008/07/16/lo-spazio-bianco/</link>
<pubDate>Wed, 16 Jul 2008 20:55:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>Stefania Mola</dc:creator>
<guid>http://squilibri2.wordpress.com/2008/07/16/lo-spazio-bianco/</guid>
<description><![CDATA[Non sono buona ad aspettare. Aspettare senza sapere è stata la più grande incapacità della mia vita.]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Non sono buona ad aspettare. Aspettare senza sapere è stata la più grande incapacità della mia vita.]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il FESTIVAL DI LETTERATURA DI MANTOVA, tutti i nomi dell'edizione 2008]]></title>
<link>http://buoneletture.wordpress.com/2008/06/12/il-festival-di-letteratura-di-mantova-tutti-i-nomi-delledizione-2008/</link>
<pubDate>Thu, 12 Jun 2008 14:00:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>atlantidelibri</dc:creator>
<guid>http://buoneletture.wordpress.com/2008/06/12/il-festival-di-letteratura-di-mantova-tutti-i-nomi-delledizione-2008/</guid>
<description><![CDATA[Il FESTIVAL DI LETTERATURA DI MANTOVA, tutti i nomi dell&#8217;edizione 2008 Seguiamo il Festival di]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p class="MsoPlainText"><strong>Il FESTIVAL DI LETTERATURA DI MANTOVA, tutti i nomi dell&#8217;edizione 2008</strong></p>
<p class="MsoPlainText">
<p class="MsoPlainText">Seguiamo il Festival di Letteratura di Mantova dalla sua seconda edizione, e un grande spazio nel nostro cuore se l&#8217;è conquistato.</p>
<p class="MsoPlainText">È appena arrivata la notizia dei partecipanti all&#8217;edizione 2008, eccoli in dettaglio, come potrete leggere qui:</p>
<p class="MsoPlainText">
<p class="MsoPlainText"><a href="http://www.festivaletteratura.it/novita.php?id=922&#38;cat=all">http://www.festivaletteratura.it/novita.php?id=922&#38;cat=all</a></p>
<p class="MsoPlainText">
<p class="MsoPlainText">Roberto Abbiati; Roger Abravanel; Guido Accascina; Shimon Adaf; Eraldo Affinati; Giovanni Allevi; Michele Andrei; Laura Angiulli; Aquilino; Alberto Arbasino; Antonia Arslan; Alberto Asor Rosa; Corrado Augias; Bernardo Atxaga; Najwa Barakat; Elisabetta Bartuli; Marion Bataille; Fabio Beltram; Silvia Bencivelli; Frei Betto; Enzo Bianchi; Ettore Bianciardi; Patrick Blanc; Marco Bobbio; Anna Bonaiuto; Edoardo Boncinelli; Aldo Bonomi; Giulio Busi; Mihai Mircea Butcovan; Massimo Cacciari; Francesca Capelli; Gianni Caprara; Janna Carioli; Gianrico Carofiglio; Chiara Carminati; Mircea Cartarescu; Carlo Carzan; Gabriella Cella; Massimo Cirri; Shirley Collins; Gherardo Colombo; Rosita Copioli; Gilberto Corbellini; Matteo Corradini; Lella Costa; Enzo D&#8217;Alò; Paolo De Benedetti; Timothée De Fombelle; Maura Del Serra; Domenico De Masi; Diego De Silva; Gillo Dorfles; Jean Echenoz; Taghrid El Najjar; Hans Magnus Enzensberger; Francesco Erbani; Monica Farnetti; Hiba Farran; Sebastian Faulks; Michele Ferri; Lorenza Foschini; Claudio Franceschi; Enrico Franceschini; Carlos Fuentes; Chicca Gagliardo; Eduardo Galeano; Luigi Garlando; Stas&#8217; Gawronski; Moreno Gentili; Vittorio Giacopini; Gabriella Giandelli; Francesco Giavazzi; Fabrizio Gifuni; Giovanni Giovanetti; Edouard Glissant; Francesco Gungui; Joumana Haddad; Iona Heath; Nancy Huston; Marco Iacoboni; Howard Jacobson; Alexander Jollien; Cynan Jones; Gaston Kaborè; Lokua Kanzà; Ioanna Karistiani; Andreas Korn-Müller; Jerry Kramsky; Nicole Krauss; William Langewiesche; Serge Latouche; Tali Latowicki; Yael Lerer; Pedro Lemebel; Vittorio Lingiardi; Julio Llamazares; Carlo Lucarelli; Lucio Luzzatto; Elia Malagò; Danilo Mainardi; Michelangelo Mangano; Alberto Manguel; Mauro Marchese; Gianfranco Maretti Tregiardini; Paola Mastrocola; Maurizio Matrone; Predrag Matvejevic; Alda Merini; Guðrún Eva Mínervudóttir; Fabio Mini; Massimo Missiroli; Luca Molinari; Giovanni Montanaro; Raul Montanari, Antonio Moresco; Loretta Napoleoni; Marco Navarra; Jo Nesbo; Hakan Nesser; Keith Newstead; Piergiorgio Odifreddi; Margherita Oggero; Nisrine Ojeil; Leonardo Padura Fuentes; Boris Pahor; Rithy Panh; Letizia Paolozzi; Anna Parola; Valeria Parrella; Michela Pasquali; Ben Pastor; Darwin Pastorin; Elio Pecora; Daniel Pennac; Leif G.W. Persson; Umberto Petrin; Giovanna Pezzetta; Andrea Piccaluga; Telmo Pievani; Massimo Pitis; Bianca Pitzorno; Oliviero Ponte di Pino; Giorgio Pressburger; Giusi Quarenghi; Zsuzsa Rakovszky; Ezio Raimondi; David Riondino; Raffaella Romagnolo; Marco  Rossi Doria; Patrizio Roversi; Giorgio Ruffolo; Jonathan Safran Foer; Seray Sahiner; Marco Santagata; Alessandro Scafi; Eugenio Scalfari; Daniele Scalise; Stefano Scansani; Luca Scarlini; Stefano Scherini; Fabio Sciarrino; Eric Emmanuel Schmitt; Brian Selznick; Clara Sereni; Gian Paolo Serino; Michele Serra; Flavio Soriga; Fabio Stassi; Maj Sjowall; Federico Taddia; Massimiliano Tappari; Daniel Tatarsky; Sami Tchak; Marcia Teophilo; Marina Terragni; Giorgio Todde; Licia Troisi; Scott Turow; Patricia Urquiola; Andrea Valente; Chiara Valerio; Paolo Villaggio; Paolo Vineis; Pino Vito; Thomas Von Steinaecker; Abdourahman Waberi; Angel Wagenstein; Jeanette Winterson; Paolo Zaccagnini; Rania Zghir; Zaü; Joseph Zoderer.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[e dopo i gatti...i topi]]></title>
<link>http://viadellebelledonne.wordpress.com/2008/06/06/e-dopo-i-gattii-topi/</link>
<pubDate>Fri, 06 Jun 2008 18:15:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>antonellapizzo</dc:creator>
<guid>http://viadellebelledonne.wordpress.com/2008/06/06/e-dopo-i-gattii-topi/</guid>
<description><![CDATA[Sam Savage Firmino Avventure di un parassita metropolitano Traduzione di Evelina Santangelo Firmino ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Sam Savage Firmino Avventure di un parassita metropolitano Traduzione di Evelina Santangelo Firmino ]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Milano, a "Officina Italia" gli scrittori di terza generazione]]></title>
<link>http://gruppodilettura.wordpress.com/2008/05/14/milano-a-officina-italia-gli-scrittori-di-terza-generazione/</link>
<pubDate>Wed, 14 May 2008 20:55:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>milla</dc:creator>
<guid>http://gruppodilettura.wordpress.com/2008/05/14/milano-a-officina-italia-gli-scrittori-di-terza-generazione/</guid>
<description><![CDATA[Sono quelli nati negli anni &#8216;70 e &#8216;80, rispondono ai nomi &#8211; tra gli altri &#8211; ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Sono quelli nati negli anni &#8216;70 e &#8216;80, rispondono ai nomi &#8211; tra gli altri &#8211; di Valeria Parrella (&#8220;Per grazia ricevuta&#8221;), Paolo Giordano (&#8220;La solitudine dei numeri primi&#8221;), Rossella Postorino (&#8220;La stanza di sopra&#8221;). Sono loro gli scrittori di terza generazione che in occasione della rassegna <a title="Officina Iitalia" href="http://www.officinaitalia.net"><strong>Officina Italia</strong></a> (a Milano da oggi al 16 maggio) si confronteranno con lettori e colleghi impugnando come armi solo opere semilavorate. Leggeranno infatti in anteprima i loro inediti, testi non compiuti e ancora da rifinire.</p>
<p>Accanto ai più giovani, offriranno al pubblico parole-in-fieri anche Sebastiano Vassalli, Laura Pariani (che bello il suo &#8220;Quando Dio ballava il tango&#8221;!), Walter Siti, Sandro Veronesi, &#8230;</p>
<p>Le &#8220;officine&#8221; aprono ogni sera alle 21 e chiudono alle 24. Il <a href="http://www.officinaitalia.net/calendario.htm">programma</a> incuriosisce e invita a fare un salto&#8230; quando ricapiterà l&#8217;occasione di dare un consiglio a uno scrittore famoso?</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Lei lo sa signora?]]></title>
<link>http://juliacraye.wordpress.com/2008/02/23/lei-lo-sa-signora/</link>
<pubDate>Sat, 23 Feb 2008 11:58:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>juliacraye</dc:creator>
<guid>http://juliacraye.wordpress.com/2008/02/23/lei-lo-sa-signora/</guid>
<description><![CDATA[E là dovevo avere fatto la faccia di una madonna che non aspettava più l’annunciazione, perché l’inf]]></description>
<content:encoded><![CDATA[E là dovevo avere fatto la faccia di una madonna che non aspettava più l’annunciazione, perché l’inf]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[194]]></title>
<link>http://blogdome.wordpress.com/2008/02/15/194/</link>
<pubDate>Fri, 15 Feb 2008 12:41:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>dome</dc:creator>
<guid>http://blogdome.wordpress.com/2008/02/15/194/</guid>
<description><![CDATA[  Ho sottoscritto &#8211; e vi invito a fare lo stesso &#8211; la petizione &#8220;Liberadonna]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p> <a href="http://blogdome.wordpress.com/files/2008/02/mimose.jpg" title="mimose"><img src="http://blogdome.wordpress.com/files/2008/02/mimose.jpg" alt="mimose" /></a></p>
<p>Ho sottoscritto &#8211; e vi invito a fare lo stesso &#8211; la petizione &#8220;<a target="_blank" href="http://www.firmiamo.it/liberadonna">Liberadonna</a>&#8221; che Simona Argentieri, Natalia Aspesi, Adriana Cavarero, Isabella Ferrari, Sabina Guzzanti, Margherita Hack, Fiorella Mannoia, Dacia Maraini, Alda Merini, Valeria Parrella, Lidia Ravera ed Elisabetta Visalberghi hanno scritto e lanciato contro l&#8217;incredibile attacco cui stiamo assistendo in questi giorni nei confronti delle donne, della loro dignità, del loro diritto di esistere e di decidere della propria vita.</p>
<p><em>Caro Veltroni, caro Bertinotti, cari dirigenti del centro-sinistra tutti,<br />
ora basta!<br />
L&#8217;offensiva clericale contro le donne – spesso vera e propria crociata bigotta &#8211; ha raggiunto livelli intollerabili. Ma egualmente intollerabile appare la mancanza di reazione dello schieramento politico di centro-sinistra, che troppo spesso è addirittura condiscendenza.<br />
Con l&#8217;oscena proposta di moratoria dell&#8217;aborto, che tratta le donne da assassine e boia, e la recente ingiunzione a rianimare i feti ultraprematuri anche contro la volontà della madre (malgrado la quasi certezza di menomazioni gravissime), i corpi delle donne sono tornati ad essere “cose”, terreno di scontro per il fanatismo religioso, oggetti sui quali esercitare potere.<br />
Lo scorso 24 novembre centomila donne – completamente autorganizzate – hanno riempito le strade di Roma per denunciare la violenza sulle donne di una cultura patriarcale dura a morire. Queste aggressioni clericali e bigotte sono le ultime e più subdole forme della stessa violenza, mascherate dietro l’arroganza ipocrita di “difendere la vita”. Perciò non basta più, cari dirigenti del centro-sinistra, limitarsi a dire che la legge 194 non si tocca: essa è già nei fatti messa in discussione. Pretendiamo da voi una presa di posizione chiara e inequivocabile, che condanni senza mezzi termini tutti i tentativi – da qualunque pulpito provengano – di mettere a rischio l&#8217;autodeterminazione delle donne, faticosamente conquistata: il nostro diritto a dire la prima e l’ultima parola sul nostro corpo e sulle nostre gravidanze.<br />
Esigiamo perciò che i vostri programmi (per essere anche nostri) siano espliciti: se di una revisione ha bisogno la 194 è quella di eliminare l&#8217;obiezione di coscienza, che sempre più spesso impedisce nei fatti di esercitare il nostro diritto; va resa immediatamente disponibile in tutta Italia la pillola abortiva (RU 486), perché a un dramma non debba aggiungersi una ormai evitabile sofferenza; va reso semplice e veloce l&#8217;accesso alla pillola del giorno dopo, insieme a serie campagne di contraccezione fin dalle scuole medie; va introdotto l&#8217;insegnamento dell&#8217;educazione sessuale fin dalle elementari; vanno realizzati programmi culturali e sociali di sostegno alle donne immigrate, e rafforzate le norme e i servizi a tutela della maternità (nel quadro di una politica capace di sradicare la piaga della precarietà del lavoro).<br />
Questi sono per noi valori non negoziabili, sui quali non siamo più disposte a compromessi.</em></p>
<p><em><a target="_blank" href="http://www.firmiamo.it/liberadonna">Qui è possibile sottoscrivere l&#8217;appello.</a></em></p>
<p><em>vota: </em><a target="_tab" href="http://www.wikio.it/vote?url=http://blogdome.wordpress.com/2008/02/15/194/"><img border="0" src="http://www.wikio.it/shared/img/vote/wikio3.gif" /></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Racconti da paura.]]></title>
<link>http://musicaos.wordpress.com/2008/02/10/racconti-da-paura/</link>
<pubDate>Sun, 10 Feb 2008 18:10:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>musicaos</dc:creator>
<guid>http://musicaos.wordpress.com/2008/02/10/racconti-da-paura/</guid>
<description><![CDATA[Luciano Pagano Racconti da paura. Copio e incollo estratti di articoli che ho letto di recente, con ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Luciano Pagano<br />
<b>Racconti da paura.<br />
</b></p>
<p><img src="http://www.musicaos.it/2008/immagini/edgarpoe.jpg" /></p>
<p>Copio e incollo estratti di articoli che ho letto di recente, con particolare interesse e attenzione, per una discussione eventuale sullo status e sulla ricezione nell&#8217;editoria dell&#8217;oggetto <i>racconto </i>nell&#8217;editoria <i>con-</i>temporanea.<i> </i>Il primo è comparso sul Corriere della Sera del 23 gennaio 2008, il titolo dell&#8217;articolo è &#8220;Le nuove vite del racconto breve&#8221; e contiene una disamina dell&#8217;attuale situazione/atteggiamento della critica, nonché dell&#8217;editoria, nei confronti del racconto breve, inteso sia come genere che come prodotto culturale. In questo articolo sono raccolte le opinioni in propositi di Mario Desiati, Andrea Di Consoli e Massimo Onofri, il primo sostiene che «sta prendendo corpo una scrittura ibrida, un misto di narrazione, saggio, inchiesta giornalistica che si presta particolarmente a una raccolta frammentaria, di brevi testi», mentre Andrea Di Consoli sostiene che «spesso i romanzi non sono altro che dilazioni artigianali e volontaristiche di nuclei narrativi brevi, cioè di racconti di poche pagine». Massimo Onofri riconosce l&#8217;importanza del racconto in termini di possibilità di sperimentazione, oltre che di incubazione di nuovi talenti e, aggiungo io, per chi già è uno scrittore affermato, di laboratorio per sperimentare «Nella camera iperbarica del racconto il giovane dà il meglio del suo talento&#8221;. Molti giovani autori hanno cominciato un proprio percorso dalla pubblicazione di racconti. Nell&#8217;articolo vengono presentati esempi, come quello di Stephen King, testimoni di una realtà differente che vede nel racconto un&#8217;espressione altra rispetto al romanzo che, per gli esiti, non ha nulla da perdere nel paragone. In tal senso assumono un ruolo differente le reviste di letteratura, che secondo me non stanno affatto languendo. Forse accade il contrario, c&#8217;è talmente tanta offerta di letteratura da leggere, pure sulle riviste, che un lettore pigro non riesce più ad adattarsi se non si fa <i>ricercatore</i> e <i>discernitore</i>. Torniamo al racconto. Semplicemente un racconto è un racconto e un romanzo è un romanzo. Oggi, leggendo un articolo comparso sul Domenicale, a firma di Giovanni Pacchiano. L&#8217;articolo si intitola &#8220;Una monetina per la vita&#8221; ed è la recensione del romanzo d&#8217;esordio di Valeria Parrella. Non entro nel merito della recensione per quanto riguarda il giudizio sull&#8217;opera, che è opinabile. L&#8217;articolo si chiude tuttavia con questo paragrafo &#8220;Anche la Parrella, come pressocché tutti i giovani scrittori italiani di oggi (pensiamo, ad esempio, a Pietro Grossi), ha il passo giusto per il genere-racconto. Non per il romanzo. Ma <i>Lo spazio bianco</i> ha grazia e stile, senza nessuna prosopopea. Vogliamo aspettarla&#8221;. È evidente che se da un lato si cerca di ridare nobiltà a un genere che negli ultimi dieci anni aveva vissuto in un totale stato di abbandono, a meno di non essere lettori seriali di antologie sensazionalistiche su sesso droga &#38; rock&#8217;n'roll. Dall&#8217;altro c&#8217;è l&#8217;espressione di un giudizio di valore, come a dire, questa generazione non è in grado di esprimersi nel genere romanzo. Chi non crede nel rinascimento del racconto breve non ha letto ciò che in tali termini è stato prodotto negli scorsi anni. Partiamo dal primo aspetto. È vero che, tranne poche eccezioni, difficilmente una casa editrice pubblica il volume di racconti di un autore esordiente. Minimum Fax, Besa Editrice, Giulio Perrone Editore, Sironi? Perché un editore dalle grandi tirature può essere interessato alla pubblicazione di una raccolta di racconti se essa non risponde a un esigenza bensì è frutto del lavoro di un esordiente? Qualche anno fa abbiamo assistito alla pubblicazione di diversi romanzi nel quale l&#8217;idea centrale, al di là del romanzo in sé, era l&#8217;idea stessa di <i>romanzo-mondo, </i>adesso è come se stessimo assistendo a una vera e propria inversione di rotta, d&#8217;altronde gli stessi romanzi-mondo venivano spesso considerati sul paragone di una produzione d&#8217;oltreoceano piuttosto che come espressione di una necessità insita nell&#8217;autore o nella letteratura del nostro paese, le etichette sono spesso assicurazioni sul rischio. Che cosa in questa inversione è parte di un discorso editoriale e che cosa è invece parte di un discorso di stile? Facile, chi scrive racconti e romanzi continui a scriverli, al resto ci penseranno i lettori, sarebbe la cosa più facile da dire e da fare. L&#8217;importante è che il racconto risponda a livelli qualitativamente elevati di narrazione e stile, permettendo al suo autore di esprimere una realtà concreta ma sempre e soprattutto, un&#8217;idea. Il discorso in proposito apre a discussioni interessanti circa la tradizione del racconto e della novella nella letteratura italiana, una tradizione di tutto rispetto che non rischia certo di essere soffocata se non nella mancanza di intraprendenza di nuovi orientamenti. E insieme a Carver, King, Dick, non si possono trascurare le influenze, ad esempio, di un Carlo Emilio Gadda. Nel citato articolo comparso sul Corriere compariva un riferimento ai volumi curati da Pier Vittorio Tondelli, la fucina di Under 25 è stata un ottimo laboratorio, nel quale gli autori avevano uno spazio di espressione differente da quello delle antologie usa &#38; getta. È un segno positivo, preparato da molti anni di lavoro, per dare una possibilità in più a molti autori e, da parte della critica e dell&#8217;editoria, un segnale di risveglio, in tutti i sensi. Quando penso alla parola racconto, ancora oggi, mi vengono in mente Lovecraft, Maupassant, Moravia, Poe, Calvino, Kafka, Mann. Certo, l&#8217;opinione di Pacchiano è diversa, perché concerne un giudizio di valore implicito nel quale il racconto non è nient&#8217;altro se non un ripiego, un fare-di-necessità-virtù di una generazione, che prende atto di un&#8217;immagine circostanziata, forse limitata nel tempo. Credo che si tratti di un giudizio riduttivo. Voi?</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Per le donne in attesa. Leggendo “Lo spazio bianco” di Valeria Parrella]]></title>
<link>http://musicaos.wordpress.com/2008/02/02/per-le-donne-in-attesa-leggendo-%e2%80%9clo-spazio-bianco%e2%80%9d-di-valeria-parrella/</link>
<pubDate>Fri, 01 Feb 2008 23:09:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>musicaos</dc:creator>
<guid>http://musicaos.wordpress.com/2008/02/02/per-le-donne-in-attesa-leggendo-%e2%80%9clo-spazio-bianco%e2%80%9d-di-valeria-parrella/</guid>
<description><![CDATA[Elisabetta Liguori Per le donne in attesa. Leggendo &#8220;Lo spazio bianco&#8221; di Valeria Parrel]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p align="justify"><b>Elisabetta Liguori<br />
Per le donne  in attesa. </b><b>Leggendo  &#8220;Lo  spazio bianco&#8221; di Valeria Parrella </b></p>
<p align="justify"><img src="http://www.musicaos.it/2008/immagini/valeriaparrella_lospaziobianco.jpg" align="left" border="1" hspace="8" vspace="1" /></p>
<p align="justify">Valeria Parrella  si cimenta per la prima volta con la forma del romanzo e sceglie caparbiamente  di farlo attraversando uno spazio bianco di solitudine.<br />
Sceglie di  scrivere di una specifica tipologia d&#8217;attesa bianca e femmina.<br />
Uno spazio  bianco, quando c&#8217;è, lo riconoscono tutti, sia uomini che donne, ma  quasi nessuno ha il coraggio di guardarci dentro a fondo. Prima di capire  come mai, è forse più opportuno chiedersi qui cosa sia esattamente  questo <i>spazio bianco</i>. Come sanno bene anche gli scrittori, che  di ogni nuova pagina sfidano proprio il candore, lo spazio tra due elementi  grafici è essenziale al fine di mettere in relazione più segni, per  guidare occhi e pensiero di chi guarda, per rendere leggibile un testo.  O una vita. Maria, la protagonista della storia che Valeria Parrella  sceglie di narrare, è ferma e radicale all&#8217;interno del suo privato  spazio bianco. Uno spazio negativo, un&#8217;area esistenziale improvvisamente  svuotata di tutto quello che prima l&#8217;affollava. Uno spazio nudo che  coincide con la sua attesa. Maria è un&#8217;ultra quarantenne in bella  forma, insegna in una scuola serale, è libera, impaziente, dinamica,  culturalmente e socialmente avanti rispetto alla generazione di provenienza,  quindi giustamente arrogante. Ed è alla prese con la sua prima figlia.</p>
<p align="justify"><i>Io possedevo  un&#8217;arroganza di fondo. Quell&#8217;arroganza mi era venuta dalla fabbrica&#8230;.La  fabbrica non inghiottiva solo chi ci lavorava, ma anche chi campava  di essa, chi aspettava la fine dei turni e le sirene per costruirci  attorno la giornata, una giornata dopo l&#8217;altra. Crescere figlia di  operaio negli anni settanta, e poi proprio per questo studiare, intestardirsi  sui libri, diventare la generazione dello scarto intellettuale, erano  cose che davano una certa arroganza.   (pag.57)</i></p>
<p>Maria, si denuncia  sin dalle prime righe: è una donna che non sa aspettare, che non l&#8217;ha  mai fatto. Neppure sua figlia sa farlo: è nata infatti molto prima  del previsto e inevitabilmente precipitata nel limbo delle incubatrici,  delle culle termiche, dei prelievi, dei monitor ticchettanti, che dovrebbero  aiutarla, ora che è poco più di un feto, a nascere o a morire. Maria  non può fare altro che starle vicino fisicamente. Accanto ad una figlia  che non conosce, ma che, appena venuta al mondo, ha cancellato istantaneamente  l&#8217;universo noto fino ad allora, lasciandola sola, nuda e bianca.<br />
Il romanzo  comincia proprio da questa improvvisa fatica, da un vuoto apparente,  dallo sforzo di concentrazione che ne consegue.</p>
<p align="justify"><i>Ho provato.  Aspettando la metropolitana per l&#8217;ospedale tutti i giorni, ho provato  a leggere saggistica. I primi tempi ci sono riuscita, perché non avevo  altro se non la mia testa. Ed era una testa molto esercitata sui libri..  La testa si era esercitata così, a fidarsi solo di se stessa. E allora  ritornava nell&#8217;equivoco di bastarsi da sola ogni volta che  si sentiva tradita dalla realtà. ( pag.  7)</i></p>
<p align="justify">Il tema mi  punge sul vivo. Una donna di quaranta anni di rado sa aspettare. Gli  adolescenti con l&#8217;Ipod aspettano, gli studenti con lo zaino alla fermata  dell&#8217;autobus aspettano, i bambini delle elementari durante la ricreazione  aspettano, i vecchi ai giardinetti aspettano. Ma non una quarantenne.  Non lei. L&#8217;ansia nutre l&#8217;età del mezzo come latte dolcissimo la  bocca di un neonato rabbioso. Valeria Parrella, classe 1974, sembra  saperlo, così che la sua è la storia di una <i>primipara attempata</i>,  che sa fortemente di verità.</p>
<p align="justify">Ventidue settimane  e sei giorni è il limite temporale fissato dal Ministero della Salute  oltre il quale è consentito far nascere un prematuro e tentare di salvarlo.  Ventidue settimane e tre giorni è invece il termine consentito per  interrompere una gravidanza.<br />
C&#8217;è uno  spazio bianco di tre giorni tra un termine e l&#8217;altro, tra l&#8217;essere  e il non essere, un breve fiato durante il quale è dato scannarsi a  preti, vecchie e nuove femministe, giuristi incalliti e scienziati timidi.  Un piccolo spazio sempre utile ad assumere nuove consapevolezze, a prescindere  dalle declamazioni di principio. Uno spazio astrattamente libero. Un&#8217;  occasione.<br />
Oltre questo  primo intervallo temporale a volte può dipanarsi, per il prematuro  e chi gli sta accanto, un ulteriore e più ampio spazio bianco. Qualcosa  di ancora più raro. Un&#8217;ulteriore imprevista occasionale attesa, sulla  quale di rado si riflette. Un fraseggio temporale che in modo sconosciuto  annuncia la vita. Durante questo specifico momento bianco è offerto  credito soltanto ad una medicina incerta, al dubbio, alla speranza,  alla pietà, stimoli efficaci esclusivamente per coloro che ne subiscano  davvero il fascino o ne abbiano la forza.<br />
Intorno a questo  abusato concetto di <i>speranza </i> Maria si aggira come un cerbero davanti al confine. Si punisce. Si nasconde.  Si dispera. Invidia i vivi quanto i morti.<br />
Finché c&#8217;è  vita, c&#8217;è speranza, così si usa ancora dire, ma quella della sua  creatura in incubatrice che vita è? Che vita sarà? Da quale tipo di  speranza può essere alimentata?<br />
Maria non sa  aspettare, come molte altre donne della sua età è scettica, spaventata.  Tenta di farlo, leggendo libri o mettendosi a fumare lente sigarette  dentro i finestrini dei bagni pubblici, tra i piccioni e la puzza indolente  dei macchinari che, ronzando, bruciano cellule, plastica e alcol.<br />
In questo modo  finisce per scoprire frammenti di sé che non conosceva affatto. Ed  è una sorpresa per sé e per gli altri. Quella attesa, che molti potrebbero  ritenere una circostanza ovvia, diventa per lei l&#8217;unica cosa veramente  sua, <i>inaspettata e piena e vera.<br />
</i>L&#8217;unica cosa che valga la pena insegnare ad altri.<br />
La Parrella  racconta la scoperta di questi mesi di femminile attesa con la sua,  ormai nota, voce roca, rabbiosa, disillusa, quasi volutamente sciatta.  Racconta l&#8217;abito, il viso, gli amici, le assenze, gli alunni di questa  donna, mentre lo spazio bianco s&#8217;allarga su Napoli, la ricopre, la  sommerge fino a zittirla. Lo fa con una comicità complice e compassionevole,  oltre che dolente. Portando spesso prospettive umane dirompenti.</p>
<p align="justify"><i>Io la guardai  con un&#8217;aria insofferente perché non mi sembrava il caso, bardate  come eravamo di mascherina e guanti e  con la mente ossessionata dal pigolio dei monitor, che si ricominciasse  con il &#8220;potrebbero ancora sopravvivere&#8221;. Chiaro che fuori, al sole,  dentro le macchine, al distributore di caffè, quello che tutti si aspettavano  da noi era un sentimento del genere. Ma almeno qui dentro no.</i></p>
<ul>
<li><i>Tutto sommato    abbiamo avuto un culo enorme.</i></li>
<li><i>Mina, ma perché?</i></li>
<li><i>Eh, le altre    mamme si sono dovute accontentare dell&#8217;ecografia: noi stiamo vedendo    tutto dal vivo. </i></li>
</ul>
<p align="justify"><i>(pag. 29)</i></p>
<p align="justify">Mi par più  che giusto chiedersi oggi: cosa ci si aspetta da una donna? Che si senta  madre sempre e comunque? O che faccia stentoree rivendicazioni di forza,  uguaglianza, libertà, quasi fosse perennemente in corteo con le dita  a triangolo? Quando è del corpo che si dispone, è chiaro, ma di un  corpo che naturalmente si mescola ai desideri, alla cultura, alla legislazione,  all&#8217;etica e all&#8217;istinto altrui, secondo quali criteri deve modellarsi  l&#8217;individuale senso di responsabilità? Etica, diritto o scienza?  Istinto o più semplicemente casualità del male? O letteratura?<br />
La sua Maria  non ha un uomo accanto. Quell&#8217;uomo che deve pur esserci stato prima  o poi, le appare di frequente in dolci, fuggevoli ricordi. Solo la nascita  di quella loro bambina, rinchiusa nel suo spazio di bianca attesa, sembra  consentire alla madre la completa ricostruzione del senso del suo rapporto  con quell&#8217;uomo. La conquista della sua libertà così sta proprio  nel prendere coscienza di avere i mezzi per farne a meno.<br />
Maria è una  donna complessa, un prisma d&#8217;interrogativi che rivendicano il proprio  imbarazzo, la propria incapacità, i propri limiti relazionali.  Maria  è una donna imperfetta, quindi. Esattamente come lo è la bambina che  lei ha messo al mondo in fretta e furia. E la sua imperfezione coincide  con la sua identità. Questo scrive con caparbietà Valeria Parrella  e l&#8217;affermazione ha una sua logica, strutturale, narrativa perfezione;  mettere al mondo qualcosa/qualcuno è un fatto d&#8217;identità. Prima  di essere madre o sentirsi tale, si è solo un <i>buco vuoto</i>. Dopo  è diverso. Lo sanno bene le donne, soprattutto quelle che invecchiano,  ma lo sanno anche le ragazzine che si ritrovano una morula in grembo  e non sanno che nome dargli. È da quel buco vuoto che si comincia.<br />
Maria non si  aspettava di trovare attraverso quella figlia prematura e inerte una  nuova identità, ma invece quell&#8217;orribile spazio bianco che le è  imposto diventa per lei una lente finalmente capace di modificare la  prospettiva delle cose.<br />
Eppure le fa  paura. Quella con la quale si confronta Maria non è semplicemente paura  della morte, la quale tutto sommato ha una dignità assoluta, riconoscibile  e chiara, senza le lusinghe instabili della speranza. Accanto a lei  in ospedale c&#8217;è la paura altalenante del buio, di una malattia ignota,  di un&#8217;inabilità imprevedibile, di una solitudine senza confini. Come  sarà questa figlia messa al mondo in assenza di scelte? Sarà donna,  sarà viva, respirerà da sola, camminerà da sola, avrà pensieri liberi  e coscienti? <i>Lei lo sa?</i> È questa la domanda che in corsivo attraversa  tutto il romanzo. Interrogativo che la protagonista e la narratrice  sembrano rivolgere al lettore. Una specie di retro pensiero che blocca  tutti gli altri.<br />
Perché lo  spazio bianco è principalmente ignoranza. Una provvisoria angosciante  necessaria ignoranza. La bimba prematura nel suo lettino meccanico senza  risposte, col suo corpo piccolo come un bottone, rappresenta tutto quello  che di sconosciuto può riguardarci e, nello stesso tempo, fornisce  a chi lo cerca un cavillo per proteggersi durante il tempo necessario  cambiamento e per sfuggire a quella sempre più diffusa sensazione d&#8217;inadeguatezza  che provano oggi le donne, e forse anche gli uomini, davanti ad un mondo  che nemmeno piace loro fino in fondo.<br />
Ecco perché  guardare dentro uno spazio vuoto fa tanta paura.<br />
Perché dentro  la sosta non c&#8217;è nulla e tutto quello che conta sta fuori. E a volte  fa male.<br />
Fuori da quello  spazio bianco la vita continua anche senza Maria. Quella identità oggettiva  che è nelle cose e nell&#8217;esistenze altrui si fa sempre più aliena,  ma inarrestabile. La Parrella è bravissima nel descrivere la sosta  di una donna e l&#8217;imperturbabile movimento dello sfondo dietro di lei.  Napoli continua la sua corsa. La metropolitana va per suo conto ogni  mattina, l&#8217;ospedale brulica, così le strade fuori, la scuola serale,  la sopraelevata sui palazzi di piazza Ottocalli.<br />
La vita continua  uguale a se stessa mentre Maria resta ferma in un corridoio, con indosso  sempre lo stesso vestito, con l&#8217;impressione netta e tragica che le  cose accadono da sé. E l&#8217;unica libertà, novella e utile, concessale  è proprio quella dell&#8217;attesa.</p>
<p align="justify"><i>- Lei lo  sa?<br />
- La tua  non è una domanda e non stai aspettando una risposta.</i></p>
<p><i>(pag.  61)</i></p>
<p><a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788806190965/parrella-valeria/spazio-bianco.html" target="_blank">Lo spazio bianco, Valeria Parrella, 2008, Supercoralli, EINAUDI, p. 120, 14.8€, ISBN 8806190962</a></p>
<h5><a href="http://feeds.feedburner.com/musicaos" target="_blank">se hai trovato il contenuto di questo articolo interessante iscriviti ai feed di musicaos.it</a></h5>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[après moi]]></title>
<link>http://juliacraye.wordpress.com/2008/01/28/apres-moi/</link>
<pubDate>Mon, 28 Jan 2008 15:10:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>juliacraye</dc:creator>
<guid>http://juliacraye.wordpress.com/2008/01/28/apres-moi/</guid>
<description><![CDATA[Il pregio di certa letteratura è l’immediatezza. Le parole fresche, dissetanti, la fiducia nei dialo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Il pregio di certa letteratura è l’immediatezza. Le parole fresche, dissetanti, la fiducia nei dialo]]></content:encoded>
</item>

</channel>
</rss>
