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	<title>vecchiaia &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/vecchiaia/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "vecchiaia"</description>
	<pubDate>Tue, 05 Jan 2010 01:23:21 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Istat, si sentono bene 7 italiani su 10]]></title>
<link>http://termoli.wordpress.com/2009/11/24/istat-si-sentono-bene-7-italiani-su-10/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 14:27:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>Achab</dc:creator>
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<description><![CDATA[Roma, 20 nov. (Adnkronos Salute) &#8211; Gli italiani si sentono bene, in forma. Se è vero che quand]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Roma, 20 nov. (Adnkronos Salute) &#8211; Gli italiani si sentono bene, in forma. Se è vero che quand]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Senza domani]]></title>
<link>http://laltrametadelcielo.wordpress.com/2009/11/24/senza-domani/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 07:24:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>luciindescai</dc:creator>
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<description><![CDATA[Da che si ricordava era sempre stato un giovane piacente. Su questo aveva sempre contato. Quando si ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">Da che si ricordava era sempre stato un giovane piacente. Su questo aveva sempre contato. Quando si è giovani tutto è a portata di mano, tutto esige fretta e noncuranza. L’amore per lui era stato un problema solo all’inizio. Non avrebbe dovuto innamorarsi così presto. Soprattutto non avrebbe dovuto innamorarsi di Lei. Non proprio allora, che con gli amici faceva quella vita pazza e divertente, senza pensare a niente di più che alle macchine veloci, alle donne facili e al denaro in tasca. Di quello ne aveva avuto in abbondanza. Certo lavorava come un cane tutto il giorno e poi alla sera faceva vita da randagio. Con i soldi a volte facevano chiudere il bar che diventava il covo delle loro piraterie. Ma poi dov’erano finite quelle donnine che non mollavano mai? Quelle che tiravano su la gonna appena vedevano la sua auto sportiva e che chiedevano di portarle a fare un giro che poi finiva come finiva. Essersi innamorato di lei era stato un gran brutto affare. Lei alle auto non ci teneva. Lei aveva la testa sulle spalle. Voleva avere una casa per loro due. Voleva che pensasse al futuro. Diceva con la sua faccia da bambina: “Non si può vivere bene senza pensare al futuro. Dobbiamo pensare a quando saremo vecchi e stanchi e non avremo più la voglia di uscire e di cercare avventure.” A lui sembrava un discorso assurdo, da vecchi. Lui non sarebbe mai diventato vecchio. Sperava di accorgersene prima. Era certo che la vita a lui non avrebbe mai presentato il conto. A lei lo fece quasi subito. Non aveva fatto a tempo di uscire dal bozzolo che si era schiantata in volo. Inutile farfalla. L’aveva lasciata sul letto di quell’ospedale senza riuscire a rimanere fino alla fine. Le aveva promesso di non dimenticarla mai. Ma il dolore è vigliacco, ti rende debole, ti fiacca e ti cancella i ricordi. Lui se n’era andato con la sua gioventù che gli pesava sulle spalle, ma l’avrebbe dimenticata, oh se l’avrebbe dimenticata. La vita aveva ripreso il suo percorso. Una vertigine dietro l’altra, una sbandata dietro l’altra. Le donne sanno essere generose se non ti chiedi mai chi siano davvero. Non voleva più cambiare. Voleva tutto e subito e lo teneva il tempo di qualche sigaretta. Non si era mai posto il problema di cosa c’era dietro all’angolo. Del colore e del sapore del domani che diventa oggi. Inutile corsa verso il vuoto. Non era uomo per il domani, era l’uomo per l’oggi. A volte ricordava quella ragazza che voleva il futuro e che non l’aveva mai avuto. Lui non era così, prendeva, consumava, gettava e riprendeva ancora. Gli amici se n’erano andati ormai da tempo. Le donne che prima lo cercavano ora si erano dimenticate di lui. Adesso la vita era avara di emozioni tanto che il suo corpo richiedeva una dose in più di eccitazione per poter continuare. Tutto si faceva confuso, perché facendo quello che aveva sempre fatto, non riceveva più la soddisfazione che gli spettava. Anche i soldi non bastavano mai. Non lavorava più come un cane e non capiva perché. Un giorno decise di tagliarsi quella barba che da giorni stazzonava sul suo viso. Incontrò nello specchio la faccia di quello sconosciuto. Era un viso segnato, gonfio, senza compattezza. Era il viso di un altro uomo. Distolse gli occhi da quegli occhi cisposi e posò il rasoio sul bordo del lavandino. Non voleva arrendersi, non poteva ammetterlo che quel volto più che quello di un vecchio era il viso di un uomo senza domani.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La telefonata per l'intervista]]></title>
<link>http://lafinesoltanto.wordpress.com/2009/11/21/la-telefonata-per-lintervista/</link>
<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 15:11:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>emiliano</dc:creator>
<guid>http://lafinesoltanto.wordpress.com/2009/11/21/la-telefonata-per-lintervista/</guid>
<description><![CDATA[Ieri pomeriggio avevo appena iniziato a scrivere il post sul 20 novembre quando suona il telefono. E]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Ieri pomeriggio avevo appena iniziato a scrivere il post sul 20 novembre quando suona il telefono. E&#8217; Alice Barontini, dalla voce una giovane giornalista che collabora col Tirreno e vuole scrivere un articolo sul libro. Dice che le ha dato il numero la signora della Gaia Scienza (sarà <a href="http://www.flickr.com/photos/loungerie/478800159/" target="_blank">lei</a>?) e che mi vuole fare delle domande. Dico: <em>va bene</em>. Dice: <em>ho guardato su internet ma non ho trovato da nessuna parte questa informazione: quanti anni ha?</em> (a dir la verità non ricordo se mi ha dato del lei o del tu, prima della risposta. E dopo la risposta? Vabbè, diciamo che ci siamo dati del tu, per comodità. Io le ho detto: ti posso dare del tu? E accettando la proposta, implicitamente,  mi ha dato del tu anche lei&#8230;cosa si fa per non apparire vecchi..) Questa era la sua prima domanda. Per un attimo ho come un assurdo sospetto che si tratti di un articolo per Evatremila. Dico, titubando: <em>40</em> (avrei dovuto dire 39, in omaggio a mia mamma, che ieri avrebbe compiuto gli anni, e tendeva a dire, per scherzo, a chi le chiedeva quanti anni compiva, 39. Un po&#8217; come se 39 fosse la soglia di una tarda, ultima giovinezza). Lei fa: <em>Ah</em>. Io decido di metterla alla prova: <em>prima che tu faccia la seconda domanda, volevo sapere io una cosa: l&#8217;hai già letto il libro?</em> (Eccola, la carogna dell&#8217;autore.) Alice mi dice che ha letto solo alcuni racconti sparsi, che le sono piaciuti, in particolare l&#8217;ultimo, l&#8217;omonimo <em>La fine soltanto </em>(aggiungerò la preferenza alla prossima classifica dei racconti, di prossima pubblicazione su questo blog). E da qui la conversazione va liscia, Alice mi chiede di come è nata la raccolta, e così via. Rispondo, la ringrazio, riaggancio ed è tutto ok. O quasi.</p>
<p>Poi scrivo il <a href="http://lafinesoltanto.wordpress.com/2009/11/20/un-20-novembre-dallegria/" target="_blank">post pubblicato ier</a>i, 20 Novembre. Che infatti, rileggendolo, è un po&#8217; schizofrenico. E poi vengo a sapere che proprio ieri è nata Eva, la figlia dei miei amici Giulio e Mariachiara. Che abbraccio e a cui faccio i miei migliori auguri perché crescere (bene) un figlio non è impresa facile.</p>
<p>Non è impresa facile.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La vecchiaia mi colse di sorpresa]]></title>
<link>http://giampierofichera.wordpress.com/2009/11/21/la-vecchiaia-mi-colse-di-sorpresa/</link>
<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 10:20:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>Knockout</dc:creator>
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<description><![CDATA[La vecchiaia mi colse di sorpresa. E’ stato un duro colpo, perchè dentro non solo mi sento ancora gi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><a href="http://giampierofichera.wordpress.com/files/2009/11/old.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-584" title="old" src="http://giampierofichera.wordpress.com/files/2009/11/old.jpg?w=120" alt="" width="120" height="150" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">La vecchiaia mi colse di sorpresa.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">E’ stato un duro colpo, perchè dentro non solo mi sento ancora giovane rispetto alla carcassa ma sento di dover portare a termine tante cose incompiute. Ma il tempo stringe e, probabilmente, non riuscirò a farcela.</p>
<p style="text-align:justify;">I tempi della speranza, dei sogni, della progettualità, delle illusioni sono finiti da un pezzo. In buona parte sprecati, sbagliati e, perchè no, anche per sfortuna o per interventi esterni. Non sempre tutte le colpe sono da ascrivere a sè stessi esclusivamente.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">Quando mi guardo allo specchio o vedo i volti delle persone a me care trasformate dal tempo, mi sento un tantino depresso forse perchè, scioccamente, ancora oggi continuo a pensare che per me, per i miei cari, per le persone del mio tempo l’orologio non va alla stessa velocità degli altri . E invece in un batter di ciglia mi ritrovo canuto e stanco.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">Certo se si potesse avere la facoltà di ripercorrere i propri passi alla luce delle esperienze acquisite, è ovvio che almeno in parte non rifarei, e come me penso molti, lo stesso percorso. Ma è anche molto verosimile che il carattere, l’essenza di un individuo potrebbero anche condizionare il ripetersi degli stessi errori, dello stesso scialo di tempo. La gioventù è vigoria, speranza ma anche una trappola perchè si pensa di essere invincibili, immortali. E di essere sempre in grado di prendere tutti i tram che passano. Solo molto dopo ci si accorge che alcuni tram passano una sola volta. Solo molto dopo si affina quell’intuito che permette di saper distinguere qual è la cosa giusta da fare.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">La vecchiaia, si dice, è una stagione della vita. Dove saggezza ed esperienza dovrebbero fondersi ed esprimere un uomo diverso. Ma non è sempre così. Talora non si cambia mai. E saggezza ed esperienza non portano a nulla. Anzi molte volte si peggiora, perchè le amarezze e le ingiustizie e le battaglie sfiancano ed incattiviscono. Solo il coperchio, l’involucro si modifica sicuramente e la trasformazione, ineluttabile, è spesso foriera di problemi,logoramento, usura. Che , al fine, sfociano inevitabilmente verso il danneggiamento, lo sfaldamento, il crollo.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">La morte non mi fa paura. La sofferenza, l’agonia si. Ma non si può scegliere come e quando morire. Tutt’intorno vedo cadere ad uno ad uno tanti birilli. Ora persone care, ora amici, ora colleghi, ora conoscenti o persone viste poche volte ma che facevano parte della troupe della mia compagnia. Molte volte penso che il prossimo birillo sarò io. Ma ciò mi fa paura appena. Ciò che temo è non riuscire a vedere completate le uniche opere importanti realizzate. La ragione che mi dà forza e coraggio per andare avanti nella solita battaglia per la sopravvivenza, per la vita. Io ce la metto tutta, anche quando le forze sono allo stremo.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:'Lucida Grande';font-size:xx-small;"><span><br />
</span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia;font-size:xx-small;"><span>☼ 5 settembre 2008</span></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Allenarsi alla solitudine]]></title>
<link>http://dovecresconoigigli.wordpress.com/2009/11/19/allenarsi-alla-solitudine/</link>
<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 12:18:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>Evy</dc:creator>
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<description><![CDATA[Cosa c&#8217;è di più triste della solitudine? Tutti ci ritroviamo a viverla prima o poi. Per un tem]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Cosa c&#8217;è di più triste della solitudine? Tutti ci ritroviamo a viverla prima o poi. Per un tem]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[10. Leonardo Sinisgalli (invito alla lettura)]]></title>
<link>http://lucaniart.wordpress.com/2009/11/08/10-leonardo-sinisgalli-invito-alla-lettura/</link>
<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 20:55:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>lucaniart</dc:creator>
<guid>http://lucaniart.wordpress.com/2009/11/08/10-leonardo-sinisgalli-invito-alla-lettura/</guid>
<description><![CDATA[© Rubrica settimanale a cura di Donato Muscillo Tematiche delle liriche presentate nei precedenti in]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>© Rubrica settimanale a cura di Donato Muscillo</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://lucaniart.wordpress.com/files/2009/08/sinisgalli.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-2645" title="sinisgalli" src="http://lucaniart.wordpress.com/files/2009/08/sinisgalli.gif" alt="sinisgalli" width="202" height="191" /></a>Tematiche delle liriche presentate nei precedenti interventi :<br />
1. <em>distacco vissuto con rassegnazione, tenerezza di abbandono</em>;<br />
2. <em>dell’ombelico, delle radici, della terra madre</em>;<br />
3. <em>il tema caro, sentito, viscerale della terra-madre, questa volta con nome e cognome: Lucania</em>;<br />
4. <em>un ritorno, una visita, al proprio paese</em>;<br />
5. <em>sulla memoria</em>;<br />
6. <em>sull’amore filiale e paterno</em>;<br />
7. <em>intimità dell’affetto filiale materno</em>;<br />
8. <em>tematica della “fanciullezza”</em>;<br />
9. <em> il poeta presenta se stesso</em>;<br />
10. <em>la vecchiaia e l’ultimo saluto.</em></p>
<p style="text-align:justify;">Non spetta a me dire se le  siano servite a qualcosa; erano  solamente  note personali, lontane da criteri estetici, critici e propriamente letterari, note, dicevo  che ho avuto il piacere di scrivere,  di grande stima e di tributo per una figura eccezionale quale quella di Sinisgalli, ingiustamente trascurato e messo in un cantuccio.<!--more--><br />
Ringrazio la &#8220;domina&#8221;  Maria Pina Ciancio per la cortese ospitalità e per  l’incoraggiamento-pressione che ha voluto usare nei confronti della mia persona.<br />
Il vecchio Sinisgalli, si guarda attorno nel ricordo della sua vita di poeta, e si accomiata dalle cose e dalle persone amate. Ma quanta eredità di emozioni ci consegna!</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Pianto antico</strong><br />
I vecchi hanno il pianto facile.<br />
In pieno meriggio<br />
in un nascondiglio della casa vuota<br />
scoppiano in lacrime seduti.<br />
Li coglie di sorpresa<br />
una disperazione infinita.<br />
Portano alle labbra uno spicchio<br />
secco di pera, la polpa<br />
di un fico cotto sulle tegole.<br />
Anche un sorso d&#8217;acqua<br />
può spegnere una crisi<br />
e la visita di una lumachina.</p>
<p><strong>Il fosso di Libritti</strong><br />
Era destino che avessi l&#8217;altarino<br />
a picco sul fosso<br />
davanti alla Chiesa del Soccorso.<br />
Mangio, bevo, leggo, scrivo<br />
in comunione con i morti.<br />
Anche la latrina<br />
ha una piccola finestra<br />
che inquadra le croci sulla collina.</p>
<p><strong>Fredda alita la sera</strong><br />
Fredda alita la sera<br />
Su questi prati che toccai con la fronte<br />
Calda e felice della corsa.<br />
*<br />
Eri un poco più cieca ogni sera<br />
seduta lassù sulla loggia<br />
come la piccola dea di sale<br />
Persefone dalla fronte severa.</p>
<p><strong>Il grido arabo</strong><br />
Il grido nel cavedio<br />
dove si accumulano<br />
polvere e piume<br />
tarantole e tedio,<br />
il grido arabo delle rondini &#8230;</p>
<p><strong>La tegola è tiepida</strong><br />
La tegola è tiepida,<br />
la creta è dolce.<br />
Per questo va e viene tutti gli anni<br />
la rondine chiostraiola.</p>
<p><strong>L&#8217;albero di rose</strong><br />
C&#8217;è un albero di rose<br />
accanto alla mia casa.<br />
Il vento del meriggio lo accarezza,<br />
il vento di sera lo scuote<br />
e l&#8217;odore mi arriva da ogni lato.<br />
Geme di notte il vento,<br />
l&#8217;odore torna in mente.</p>
<p><strong>Lapide</strong><br />
Non è un orto<br />
o un giardino<br />
il cimitero<br />
dove io sono sepolto.<br />
È un luogo assorto,<br />
un muro.<br />
Ogni bene è scontato,<br />
ogni debito pagato<br />
e il nome tutelato.<br />
Mio amico, fratello<br />
contami i vecchi giuochi,<br />
il fumo, i fuochi antichi.<br />
Prendi di me l&#8217;effige,<br />
le rughe, la fuliggine,<br />
le lacrime, la ruggine.<br />
Non è un orto<br />
o un giardino<br />
il cimitero dove io sono sepolto.<br />
È un regno spento, muto.<br />
Qui l&#8217;amore è perduto.<br />
Qui la festa è finita.</p>
<p><strong>Nomi e cose</strong><br />
I nomi si sono scollati<br />
dalle cose. Vedo oggetti<br />
e persone, non ricordo<br />
più i nomi. A piccoli<br />
passi il mondo<br />
si allontana da noi,<br />
gli amici scendono<br />
nel dimenticatoio.</p>
<p style="text-align:center;"><em>(10 proposte di lettura Sinisgalliane, ultimo appuntamento)</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La consapevolezza]]></title>
<link>http://sandrosountryman.wordpress.com/2009/11/07/la-consapevolezza/</link>
<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 12:25:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>Sandro</dc:creator>
<guid>http://sandrosountryman.wordpress.com/2009/11/07/la-consapevolezza/</guid>
<description><![CDATA[&nbsp; Fotografia: Sandro Amici Questa casa è colma di ricordi. Qui dove sto provando a scrivere, co]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>&#160;</p>
<div id="attachment_601" class="wp-caption alignright" style="width: 217px"><img class="size-medium wp-image-601" title="VasoConfiorisecchiDEFCOLORE_mini" src="http://sandrosountryman.wordpress.com/files/2009/11/vasoconfiorisecchidefcolore_mini.jpg?w=207" alt="VasoConfiorisecchiDEFCOLORE_mini" width="207" height="300" /><p class="wp-caption-text">Fotografia: Sandro Amici</p></div>
<p>Questa casa è colma di ricordi. Qui dove sto provando a scrivere, come in ogni buona casa borghese, sono appoggiate le foto di una intera esistenza. Momenti ora allegri (forse) e forse tristi, ma che nella bruma del ricordo si avvolgono tutti indiscriminatamente d’un alone di dolcezza. Oppure si tratta soltanto di indifferenza. La stessa fredda indifferenza che oggi, a distanza di quindici anni mi spinge a rivedere le cose con un altro sguardo, del tutto diverso.<br />
Tutto si accartoccia in un viluppo senza giocosità e senza soddisfazioni e se dovessi dire, non so nemmeno com’è cominciato, tutto.<br />
Sarebbe stato molto meglio non iniziare nulla: rimanere liberi, ariosi, svincolati. Guardando queste foto, questi frammenti di carne rosa fredda, che non rimanda emozioni, mi chiedo a cosa sia servita tanta fatica e tanto sacrificio cieco. Nulla di me è restato nelle cose e nelle persone! Alcun mio tratto, niente della mia impronta è restato sul cotto immutabile di questo pavimento, di questa superficie ocra che riveste ogni stanza, che accompagna i miei passi invisibili.<br />
Nessuno più di me è stato passeggero e osservatore; spettatore ininfluente di uno spettacolo pazzo (vita altrui più che mia) che si è snodato senza una regia: animato da attori privi di canovaccio e, quel che purtroppo è peggio, senza alcun talento.<br />
Abbiamo provato nel corso dei giorni e degli anni a far vibrare di qualche emozione lo stantio andare delle ore. Ma sono stati sprazzi, fiammelle, scoppiettii infimi che non hanno dato nessuna soddisfazione. Semmai, aumentarono i rimpianti.<br />
Vedere il fiume amato prendere un corso del tutto diverso da quello benefico e virtuoso che avremmo immaginato non è il massimo per un uomo che crede a dei principi. Ma questo è avvenuto e forse proprio per colpa sua. Arroccato come fu alla sua turrita posizione; convinto di essere nel giusto; ipocritamente chiuso nel suo bozzolo di buone maniere ereditate egli non ha visto il mondo evolvere. Quando questa evoluzione prendeva vita egli non se ne avvide minimamente e quando, d’un colpo, gli parve chiaro il crollo di tutto, non poté far altro che assistervi con la rabbia impotente e tremante di un uomo che assiste al di là di una gabbia al tradimento della persona amata.</p>
<p>Ora, quando tutto ormai è avvenuto, non resta che raccogliere i detriti, quel po’ che resta e fare finta che con una ruota sola la macchina possa procedere lo stesso.<br />
Ammettere il fallimento, toccare il fondo; capire questo è sintomo di consapevolezza e la consapevolezza, per quanto mi riguarda, deve venire prima di tutto.<br />
Ci raduneremo intorno al tavolino della domenica; stapperemo una bottiglia (in una casa di ex contadini non manca mai una bottiglia di bianco) e santificheremo le feste.<br />
Ognuno di noi sarà più vecchio e guardando indietro vedrà più fallimenti che trionfi. Sarà così che capiremo di far parte del gran numero, della massa. Sarebbe stato troppo elevarci in qualche maniera, distinguerci. Sarebbe stata una manifestazione di eccessiva civiltà e di troppa dignità. Rendersi conto di esser stati sconfitti dall’enorme, schiacciante forza della ban</p>
<p>&#160;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Etica del Lavoro ed Etica della Colpa]]></title>
<link>http://vivianamusumeciblog.wordpress.com/2009/11/04/etica-del-lavoro-ed-etica-della-colpa/</link>
<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 08:11:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>vivianamusumeciblog</dc:creator>
<guid>http://vivianamusumeciblog.wordpress.com/2009/11/04/etica-del-lavoro-ed-etica-della-colpa/</guid>
<description><![CDATA[Non sono un filosofo né tantomeno, nonostante tutto, un sociologo. Ma certe cose saltano all’occhio.]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1005" title="NYC_350" src="http://vivianamusumeciblog.wordpress.com/files/2009/11/nyc_3501.jpg?w=300" alt="NYC_350" width="300" height="225" />Non sono un filosofo né tantomeno, nonostante tutto, un sociologo. Ma certe cose saltano all’occhio. Il destino delle persone anziane, per esempio. Cioè noi fra un po’, forse. Questo pezzo in effetti si sarebbe dovuto chiamare I vecchi, perché sarebbe stato il modo chiaro di affrontare un tema importante, ma nel titolo non stava oggettivamente bene. Dunque, visto che nel medio periodo saremo tutti defunti tanto vale sperare che passeremo dallo stato di persona anziana, nonostante la lettura di Dostoevskij, Kafka e Cormac Mccarthy a volte suggerisca il contrario. Tant’è. Se saremo vecchi in Italia saremo costretti a vivere nella Colpa di non stare lavorando, nell’attesa del Giudizio, nel senso di Peso sui propri eredi, nella realtà di Schiavi dell’impotenza. Se invece lo saremo oltre l’oceano atlantico, ebbene sì ormai lo sapete è un mio vecchio pallino, semplicemente avremo scelto se proseguire a trovare soddisfazione nel Fare, o fermarci a leggere, passeggiare e mangiare un zuppa in un diner alle tre del pomeriggio. E non tiratemi fuori le storie dell’assicurazione sanitaria, lì dopo i 65 ce l’hanno tutti. Sui motivi di questa differenza lascio ad altri la spiegazione. Io meramente la registro. Ah, quando sarò vecchio non chiamatemi “diversamente giovane”.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Carlo Giovanardi ai giovani: "Siate egoisti!"]]></title>
<link>http://azzurrablog.wordpress.com/2009/10/30/carlo-giovanardi-ai-giovani-siate-egoisti/</link>
<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 15:36:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>noemiazzurra</dc:creator>
<guid>http://azzurrablog.wordpress.com/2009/10/30/carlo-giovanardi-ai-giovani-siate-egoisti/</guid>
<description><![CDATA[di Noemi Azzurra Barbuto La famiglia può essere considerata un indicatore che rivela il livello di b]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><em><strong>di Noemi Azzurra Barbuto</strong></em></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><img class="alignleft size-full wp-image-118" title="giovanardi" src="http://azzurrablog.wordpress.com/files/2009/10/giovanardi.jpg" alt="giovanardi" width="250" height="346" /></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>La famiglia</strong> può essere considerata un indicatore che <strong>rivela il livello di benessere di un&#8217;intera società</strong>, dal momento che quando si ammala, in quanto <strong>cellula prima della società</strong>, a soffrirne è l&#8217;organismo intero.</p>
<p style="text-align:justify;">Creare delle <strong>politiche di sostegno all&#8217;istiuzione familiare</strong> diventa di fondamentale importanza nella cura e nella prevenzione di diversi mali che ci affliggono.</p>
<p style="text-align:justify;">Secondo il <strong>sen. Carlo Giovanardi</strong>, <strong>sottosegretario di Stato</strong> <strong>alla Presidenza del Consiglio</strong>, con delega alla <strong>famiglia,</strong> alla <strong>droga</strong> e al <strong>servizio civile</strong>, una famiglia forte costituisce il presupposto fondamentale anche per <strong>l&#8217;integrazione degli immigrati</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;">In occasione della visita al <strong>CISM di Reggio Calabria</strong>, una società cooperativa che opera sul territorio calabrese dai primi anni &#8216;80 e che si occupa dell&#8217;accoglienza agli immigrati, presso la quale si è recato insieme al <strong>consigliere regionale Giovanni Nucera</strong>, Giovanardi ha dichiarato di non essere favorevole <strong>all&#8217;introduzione della</strong> <strong>religione islamica nella scuola italiana</strong>, dal momento che, invece di agevolare l&#8217;inclusione dei ragazzi musulmani, li separerebbe ancora di più dagli altri. <em>“<strong>Gli stranieri che decidono di venire a vivere in Italia devono rispettare e conoscere la nostra cultura, che affonda le sue radici nella cristianità</strong>. È questa conoscenza che favorisce l&#8217;integrazione”</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">Viviamo dunque in una società complessa, in cui anche <strong>la famiglia si evolve verso forme nuove,</strong> diverse da quel modello tradizionale che era predominante fino a qualche decennio fa. <strong>La disgregazione del nucleo familiare</strong> <strong>crea incertezza nei giovani</strong>, ai quali vengono a mancare punti di riferimento indispensabili nella crescita. A questo proposito, il sottosegretario di Stato ha osservato che <em>“è statisticamente più facile provvedere all&#8217;educazione di un figlio in una condizione di equilibrio che in una situazione di disgregazione del nucleo familiare o in cui è presente conflittualità latente tra i coniugi”</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma <strong>la debolezza della</strong> <strong>famiglia</strong> non è l&#8217;unico problema dei giovani di oggi. Essi, infatti, stanno facendo i conti anche con una crisi economica, che, per le proporzioni che ha assunto e le sue conseguenze, è stata paragonata a quella del &#8216;29. Questo non fa altro che accentuare l&#8217;incertezza dei ragazzi verso il fututo. Tuttavia, <strong>Giovanardi esorta i giovani a</strong> <strong>riflettere su quanto di positivo hanno rispetto</strong> <strong>a quelli di una volta</strong>, i quali forse avevano più certezze, ma minore benessere, un&#8217;aspettativa di vita ridotta, poche posssibilità di viaggiare e di informarsi. Afferma il senatore: <em>“Oggi i giovani vivono nel periodo più fortunato della storia, la qualità della vita è nettamente superiore rispetto a quella di altre epoche storiche. Ma questo benessere va mantenuto, guardando al futuro in modo positivo, creando nuovi nuclei familiari, mettendo al mondo dei figli, perché, in caso contrario, tra <strong>denatalità</strong>, <strong>invecchiamento della popolazione</strong> e <strong>fenomeno migratorio</strong>, c&#8217;è il rischio reale per l&#8217;Italia che tra qualche generazione si trasformi in un Paese in cui gli italiani sono una minoranza”</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">Forse sono proprio <strong>i giovani del Mezzogiorno d&#8217;Italia</strong> a risentire maggiormente dei danni prodotti dalla crisi, perché qui essa si è innestata in un sistema economico che è in crisi da sempre. <strong>Come uscire dal circolo vizioso della</strong> <strong>mafia e del sottosviluppo?</strong> Giovanardi è convinto che se ne venga fuori <em>“<strong>lavorando dall&#8217;alto e dal</strong> <strong>basso</strong>. Dall&#8217;alto, con lo Stato, che deve mettere in campo la magistratura, le forze dell&#8217;ordine, per reprimere la criminalità; dal basso, con l&#8217;impegno congiunto della Scuola, della Chiesa, delle famiglie, delle agenzie educative, che devono concorrere tutte per ottenere risultati positivi”</em>.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Il senatore ha dato questo</strong> <strong>consiglio ai ragazzi:</strong> <em><strong>“Siate egoisti</strong>. E l&#8217;egoismo è pensare a studiare, ad acquisire professionalità, a sposarsi, ad avere dei figli, preparandosi così un futuro che non sia di solitudine, ma nel quale la formazione di una famiglia, con dei figli, dei nipoti, consentirà di avere anche una vecchiaia che non sia di abbandono e di disperazione”</em>. Ed essere egoisti significa anche non bere, non drogarsi, non fumare, non farsi del male.</p>
<p style="text-align:justify;">In una società che si fa sempre più vecchia e che per questo tende ad escluderli; sempre più competitiva, nella quale diventa sempre più difficile trovare un proprio ruolo; nella quale i ragazzi si sentono paradossalmente soli, sebbene la comunicazione non sia mai stata così facile e veloce, è forse questa<strong> la ricetta della felicità per i giovani</strong>: <strong>mettere</strong> <strong>al centro di tutto i loro sogni, il loro futuro; in una</strong> <strong>parola, loro stessi.</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Un matrimonio]]></title>
<link>http://giampierofichera.wordpress.com/2009/10/25/431/</link>
<pubDate>Sun, 25 Oct 2009 11:51:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>Knockout</dc:creator>
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<description><![CDATA[Una nipote dietro l&#8217;altra, ha deciso di abbandonare il nubilato. Ad entrambe sono profondament]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-433" title="sposiprimopiano" src="http://giampierofichera.wordpress.com/files/2009/10/sposiprimopiano1.jpg?w=150" alt="sposiprimopiano" width="150" height="117" /></p>
<p style="text-align:justify;">Una nipote dietro l&#8217;altra, ha deciso di abbandonare il nubilato. Ad entrambe sono profondamente legato e ad entrambe auguro ogni bene.</p>
<p style="text-align:justify;">Ieri sono stato al matrimonio della seconda e ho rivisto la prima. Detesto andare a matrimoni, funerali o ricorrenze in genere. Detesto l&#8217;ingessatura e le formalità. Però non potevo mancare. E mi sono commosso  e non solo per la bella sposa, raggiante e in forma smagliante. Ma anche per altre considerazioni.</p>
<p style="text-align:justify;">Ho rivisto persone che non vedevo da anni e che, probabilmente, rivedrò chissà fra quanto tempo o mai più. Ho visto l&#8217;ecatombe che la senescenza ha mietuto fra tutti coloro che facevano parte del mio passato remoto e recente. Ed ho visto tanti puledri scalpitanti in attesa della partenza o partiti da poco. E&#8217; la loro ora. Le loro vite cariche di energia e sicurezze guardano l&#8217;orizzonte dei sogni e delle aspettative. Sono sicuro che riusciranno a realizzare quanto desiderato. Non tutti  anzi  solo pochi pagano il prezzo, altissimo, della loro incertezza e delle loro scelte sballate. Ma questi bilanci ormai non hanno più alcuna importanza. E&#8217; necessario vigilare e supportare chi è all&#8217;inizio dell&#8217;avventura.</p>
<p style="text-align:justify;">Guardavo di nascosto i miei gioielli e, con l&#8217;ormai solito groppo in gola sintomo ineluttabile di vecchiaia, pensavo al momento in cui sarebbe toccato a loro. Ormai è solo questione di poco. E il tempo corre più veloce che mai.</p>
<p style="text-align:justify;">I capelli candidi dei miei fratelli e il loro aspetto francamente segnato dal tempo , sono stati altri fattori che mi hanno commosso e fatto ripensare a tante cose. Alla vita insieme e ai bei momenti, allegri e spensierati, che abbiamo convissuto nell&#8217;adolescenza e nell&#8217;infanzia. Alle loro scelte e battaglie. Alla loro vita che, certo, non è stata né in discesa né ricca, se non di valori. Agli screzi e al &#8220;raffreddamento&#8221; dell&#8217;ultimo lustro.</p>
<p style="text-align:justify;">In un batter di ciglia tutta una epoca è letteralmente volata. Forse anche, per qualcuno, con qualche spreco di troppo. Ma così può essere e nessuno può e deve giudicare. E  recriminare non fa altro che far soffrire. Nulla più.</p>
<p style="text-align:justify;">Ho ascoltato , meglio, riascoltato il rituale con il quale il sacerdote unisce un uomo e una donna. E tutte le belle promesse e giuramenti di amore eterno, di fedeltà eterna. E ho rivisto lo scambio delle fedi, degli anelli che simboleggiano il legame &#8220;eterno&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;">La mia l&#8217;ho venduta a centotrenta euro dopo nemmeno il primo anno di separazione. Ormai era solo il simbolo della disfatta e di una vuota ritualità. D&#8217;altronde l&#8217;avevo anche indossata poche volte essendo intollerante alla presenza di corpi estranei alle dita. Chissà, forse un presagio.</p>
<p style="text-align:justify;">Il matrimonio, la vita in comune tra due anime diverse è la cosa più difficile da realizzare. Soprattutto per chi ha carattere, scarsa propensione alla diplomazia, alla tolleranza. E poi , entrando in un argomento minato quanto abusato, cosa è l&#8217;amore e quanto è durevole ?  E quanto e per quanto riesce a coprire, a smussare gli attriti e i conflitti che inevitabilmente  sorgono   tra  due  diversi mondi ?</p>
<p style="text-align:justify;">Come al solito non si riesce a fare a meno di dilapidare una fortuna per stupide ma irrinunciabili tradizioni. Come se tutto il baccanale e lo spreco di denaro potessero in qualche modo esorcizzare la paura di una eventuale disfatta.</p>
<p style="text-align:justify;">Una cosa meritevole di menzione, anzi due. La chiesa in cui i due si sono promessi era semplicemente spettacolare. Confesso che non l&#8217;avevo mai vista sebbene dimori ormai dalla nascita in questo ameno luogo. Ameno luogo che notoriamente seppellisce i propri tesori sotto monnezza, indifferenza , traffico, smog e trascuratezza. Mi sono ripromesso, infatti, di ritornavici per apprezzarla con maggior tempo ed attenzione. Insomma da non perdere. S.Giovanni a Carbonara. La seconda cosa, la bomboniera. Semplice, fine ma soprattutto il cui ricavato è devoluto alle popolazioni povere del commercio equo e solidale. Una bella cosa, insomma.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Basta che funzioni (8.5)]]></title>
<link>http://blogdeilink.wordpress.com/2009/10/25/visti-basta-che-funzioni-8-5/</link>
<pubDate>Sun, 25 Oct 2009 07:17:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>StuartKauffman</dc:creator>
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<description><![CDATA[]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/mr3MYlGZKHM&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/mr3MYlGZKHM&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Vivere fino a cent’anni per i bambini di oggi sarà realtà]]></title>
<link>http://matteofinco.wordpress.com/2009/10/24/vivere-fino-a-cent%e2%80%99anni-per-i-bambini-di-oggi-sara-realta/</link>
<pubDate>Sat, 24 Oct 2009 13:52:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>matteofinco</dc:creator>
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<description><![CDATA[Cresce la speranza di vita nei Paesi sviluppati. Secondo uno studio dell’università di Odense, le pr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Cresce la speranza di vita nei Paesi sviluppati. Secondo uno studio dell’università di Odense, le probabilità di vivere più a lungo (e anche piuttosto bene) sono in costante crescita</strong></p>
<p>PIU’ DELLA META’ dei bambini che nascono oggigiorno nei Paesi sviluppati avrebbe buone probabilità di arrivare a celebrare il centesimo anno di età. Ed anche in buona salute. E’ quanto lascia pensare uno studio, pubblicato dalla rivista <a href="http://www.thelancet.com/"><span style="text-decoration:underline;">Lancet</span></a>, condotto da una squadra di  ricercatori guidati del professor <a href="http://www.sdu.dk/staff/kchristensen.aspx"><span style="text-decoration:underline;">Kaare  Christensen</span></a> della University of Southern Denmark di Odense. Secondo gli autori, la speranza di vita in Europa occidentale, Nord America e Australia è aumentata di circa 30 anni nel corso del ventesimo secolo, con punte anche maggiori in Giappone e in alcuni Paesi come la Spagna e l’Italia. Se la probabilità di sopravvivere fino a 90 anni era del 15-16% per le donne e 12% per gli uomini nel 1950, nel 2002 è salita rispettivamente al 37% e al 25%. In Giappone, il Paese più “longevo”, le probabilità salgono addirittura al 50% per le donne.</p>
<p>La ricerca afferma che i tre quarti dei bambini nati nei paesi ricchi a partire dal 2000 ha ottime probabilità di vivere almeno fino ai 75 anni, anche se le condizioni medie di salute della popolazione non dovessero migliorare nel corso degli anni. In quel caso infatti, se cioè la qualità della vita dovesse continuare a crescere come accade da duecento anni a questa parte, la maggior parte delle persone arriverà ad essere ultracentenaria: “L’aumento record della speranza di vita negli ultimi 165 anni non suggerisce che esista un limite prestabilito alla durata della vita umana. Una vita molto lunga sarà probabilmente il destino della maggioranza delle persone che vivono oggi nei Paesi sviluppati”, dicono gli autori.<br />
<!--inserto--></p>
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<p><!--/inserto--><strong>Migliora anche la salute.</strong> Ma non solo si vivrà sempre più a lungo, ma anche meglio. La ricerca mostra infatti che la percentuale di individui indipendenti e senza problemi di disabilità è pressoché la stessa a 92-93 e a 100 anni, lasciando intendere che una longevità eccezionale non comporta necessariamente alte percentuali di disabilità. “Un numero crescente di persone in età molto avanzata porrà importanti sfide ai sistemi sanitari. Le prove esistenti, tuttavia, suggeriscono che le persone non solo vivranno più a lungo di quanto fatto in precedenza, ma anche con minori limitazioni funzionali”.</p>
<p>La capacità funzionale è dunque l’indicatore più corretto per interpretare la qualità della vita in età avanzata, è ed indicato con la sigla ADL (<em>activities of daily living</em>, attività di vita quotidiana). Si tratta dei gesti più semplici, come mangiare da soli, vestirsi, fare il bagno o la doccia, il trasferimento dal letto e una sedia e la continenza, centrali per la cura di sé e l’indipendenza. Anche le disabilità di questo tipo, suggerisce la ricerca, sono in calo. Non bisogna inoltre lasciarsi ingannare dall’apparente crescita del tasso di alcune malattie, come il cancro. Le patologie oncologiche, ma anche altri malattie croniche come il diabete e l’artrite sono in aumento, ma proprio a causa del fatto che sempre più persone vivono più a lungo. E se molte patologie cardiovascolari sono in aumento, allo stesso tempo la mortalità legata a questi mali è in diminuzione.</p>
<p><strong>Società e lavoro</strong>. Ma la vita più lunga comporta delle conseguenze importanti per la collettività: in primo luogo si dovranno cercare soluzioni per affrontare il problema del peso economico di una popolazione che invecchia. I ricercatori danesi portano l’esempio della Germania, mostrando come nel 2050 la popolazione tedesca sarà sostanzialmente più vecchia di quanto lo sia ora, con il 40 % dei cittadini sopra i 65 anni. Ma ci sono previsioni simili per molti altre nazioni occidentali. Così molti Paesi stanno cominciando a prendere in considerazione l’aumento dell’età pensionabile. Se però molti ultrasessantenni lavoreranno più a lungo, magari in modalità part-time, questo potrebbe significare che i più giovani faranno fatica ad inserirsi e si dovranno accontentare di lavorare meno ore a settimana. Il dubbio lo instillano gli stessi autori della ricerca, che affermano: “Il ventunesimo secolo potrebbe essere ricordato come quello contraddistinto dalla redistribuzione del lavoro tra le diverse fasce d’età della popolazione”. Anche se, aggiungono, la riduzione della settimana lavorativa potrebbe dilatare ulteriormente l’aspettativa di vita e di godere di buona salute.</p>
<div>
<p>[Articolo per <a href="http://www.repubblica.it/">repubblica.it</a>.</p>
<p>Link: <a href="http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/scienze/demografia/sopravvivenza-centenari/sopravvivenza-centenari.html">http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/scienze/demografia/sopravvivenza-centenari/sopravvivenza-centenari.html</a> ]</p>
</div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Mi vedo vecchio, di colpo]]></title>
<link>http://stronggrond.wordpress.com/2009/10/22/mi-vedo-vecchio-di-colpo/</link>
<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 20:03:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>stronggrond</dc:creator>
<guid>http://stronggrond.wordpress.com/2009/10/22/mi-vedo-vecchio-di-colpo/</guid>
<description><![CDATA[Mi vedo vecchio di colpo, cosa posso fare? Guardo le foto di qualche anno fa e fatico ad accettarmi ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Mi vedo vecchio di colpo, cosa posso fare?</p>
<p>Guardo le foto di qualche anno fa e fatico ad accettarmi oggi a 36 anni, per meglio dire mi accetto ma improvvisamente mi sono accorto di essere diventato un signore e non più un ragazzo: le rughe sulla fronte, le occhiaie, la pancia molle, pochi capelli, le guance cadenti.</p>
<p>Ho sempre pensato che va bene così, che è bello invecchiare, ma non avrei pensato così all&#8217;improvviso: ieri al supermercato mi sono fermato un quarto d&#8217;ora a guardare le creme antirughe, ma mi sentivo un pò stupido e non capivo nulla. Mi suocera dice che avrei dovuto iniziare ad usarle 10 anni fa, ormai è tardi.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Dopo cena]]></title>
<link>http://emmedigi.wordpress.com/2009/10/19/dopo-cena/</link>
<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 09:47:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>Mario</dc:creator>
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<description><![CDATA[Quella sera alla televisione non davano nulla, ma un nulla luminoso e fascinante. Guardò l&#8217;oro]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Quella sera alla televisione non davano nulla, ma un nulla luminoso e fascinante. Guardò l&#8217;oro]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Il significato della vecchiaia nella storia di Benjamin Button]]></title>
<link>http://lary1984.wordpress.com/2009/10/17/il-significato-della-vecchiaia-nella-storia-di-benjamin-button/</link>
<pubDate>Sat, 17 Oct 2009 12:54:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>lary1984</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ieri sera ho visto in dvd il film &#8220;Il curioso caso di Benjamin Button&#8220;. Arrivo in ritard]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Ieri sera ho visto in dvd il film &#8220;<strong>Il curioso caso di Benjamin Button</strong>&#8220;. Arrivo in ritardo, lo so, è un po&#8217; che il film è in circolazione, ma voglio esprimere (anche se è impossibile essere esaurienti a parole) tutte le emozioni che questo lungometraggio mi ha permesso di provare.</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/13BpLhHWS4A&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/13BpLhHWS4A&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>Prima di tutto, <strong>il significato e l&#8217;esperienza della vecchiaia</strong>. Per noi ventenni la vecchiaia è ancora un argomento lontano e difficile da affrontare, probabilmente perchè ne abbiamo paura. Anche se cominciamo a capire che gli anni passano veloci pure per noi giovani, riteniamo questa fase della vita (o meglio di fine vita) ancora ben lungi dai nostri pensieri. Eppure questo film ci spiega che la vecchiaia può essere un momento fondamentale di ricordo e riflessione e che, se non potesse essere vissuta così com&#8217;è, si verrebbe privati della propria storia di vita. Il fatto che l&#8217;esistenza di Benjamin vada al contrario gli impedisce &#8220;da vecchio bambino&#8221; di avere ricordi e, perchè no, rimpianti.</p>
<p><strong>L&#8217;importanza del caso e delle coincidenze nella vita</strong> è un altro tema chiave. Come la storia di Daisy e della sua gamba spezzata per un insieme di sfortunate traiettore del caso. Ogni cosa che facciamo noi e che fanno gli altri che ci circondano può cambiare il corso della nostra vita in senso positivo o negativo. Ogni momento può decidere il futuro.</p>
<p><strong>L&#8217;esperienza degli affetti e il percorso di vicinanza/distanza</strong>: la storia di Benjamin ci mostra il reale significato che può assumere ogni persona che ci sta vicino. La figura del padre naturale, affetto riscoperto solo dopo anni, viene, nei diversi momenti della vita, rimpiazzata da svariate persone: prima dai proprietari dell&#8217;ospizio, poi dall&#8217;amico e datore di lavoro, insomma alla persona non corrisponde sempre un ruolo fisso nel tempo. Gli affetti si avvicinano e si allontanano ma c&#8217;è sempre un legame che permette di ritrovarli, come accade con Daisy.</p>
<p><strong>Il tempo</strong> è un vero e proprio personaggio nel film. Per Benjamin diventa addirittura un antagonista, la molla che modifica la sua vita fino a farla diventare straordinaria. I due protagonisti vivono intensamente il loro amore solo quando si trovano a metà dei loro percorsi di vita, poi ognuno deve seguire la sua direzione e, se prima era Benjamin il &#8220;custode&#8221; della piccola Daisy, dopo è la vecchia Daisy ad accudire il bambino Benjamin. I ruolo si scambiano, si invertono e questo ci mostra che in fondo <strong>la vecchiaia è come una nuova infanzia, ma, nella realtà, consapevole e ricca di ricordi ed esperienze che la trasformano in una esaltante fine del percorso dell&#8217;esistenza</strong>.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Un vecchio amico per caso]]></title>
<link>http://emmedigi.wordpress.com/2009/10/14/un-vecchio-amico-per-caso/</link>
<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 07:15:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>Mario</dc:creator>
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<description><![CDATA[Gli raccontò di quegli anni duri. Di una vita passata in miniera. Era partito ragazzo ed era tornato]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Gli raccontò di quegli anni duri. Di una vita passata in miniera. Era partito ragazzo ed era tornato]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Volevo soltanto invecchiare - racconto -]]></title>
<link>http://luciamarchitto.wordpress.com/2009/10/13/volevo-soltanto-invecchiare-racconto/</link>
<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 16:04:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>luciamarchitto</dc:creator>
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<description><![CDATA[Tu lo sai no quanto ami i miei figli, eppure quando sono andati via ho tirato un sospiro di sollievo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><img class="alignleft size-full wp-image-533" title="20060106_chirurgiaestetica[1]" src="http://luciamarchitto.wordpress.com/files/2009/10/20060106_chirurgiaestetica1.jpg" alt="20060106_chirurgiaestetica[1]" width="234" height="346" />Tu lo sai no quanto ami i miei figli, eppure quando sono andati via ho tirato un sospiro di sollievo, ero stanca, stanca di lavare tutti quei panni, di raccoglierli, stirarli, sistemarli negli armadi per trovarli poco dopo buttati alla rinfusa sui letti, per terra.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><em>- Tutta colpa tua! –</em> disse lei quel giorno con astio, lei che non ha figli e che mi fa tanta pena perché sempre pronta a sparare sentenze, <em>tu non ti sai far valere</em>, <em>ti fai calpestare</em>, <em>non sai educare</em>. Tutte cose vere, per carità, verissime,  perché se fossi stata come mia madre se lo sognavano i  miei figli di lasciare tutto in giro. Però mi fa rabbia una che spara sentenze senza sapere la fatica e la lotta quotidiana e le difficoltà e tutto. Di quanto è difficile essere madri e ricordare perfettamente cosa vuol dire essere figli perciò pendi sempre da tutte e due le parti.  E ti ricordi di quell’altra, quella che allora aveva i figli piccoli e non sapeva immaginarli grandi e disse che lei mai avrebbe raccolto scarpe, vestiti, e quant’altro e che adesso non sa cosa fare con suo figlio, un quindicennee scapestrato che gira di notte e dorme di giorno, marina la scuola, beve e fa a botte?  Un teppistello  del cazzo, ecco cosa è diventato, un teppistello del cazzo! Scusa, mi è scappata, non è da me, ho sempre aborrito parolacce e lingue avvelenate. E mi dispiace per lei, mi dispiace e vorrei aiutarla, ma non so aiutare neanche me stessa. Ma dicevo quando anche l’ultimo dei miei tre figli è andato a vivere da solo ho tirato un sospiro di sollievo ed ero anche contenta.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">Tu, lo sai quanto ami i miei figli, però ero stanca, prima l’università, gli esami, poi uno va in palestra, l’altro in piscina,  non hanno tempo, così la casa è un luogo di passaggio e nel passaggio si dimenticano a volte di farti anche solo un sorriso. Senza tempo. I nostri figli senza tempo. E se capita  di essere tutti insieme poi è una suoneria continua, un lampeggiare di telefonini. A volte penso che per i figli noi non siamo persone ma padri o madri e basta, insomma delle identità amorfe. Ma è giusto. Anch’io ero così. Certo non mi sognavo di mangiare senza sparecchiare o lavare i piatti o. Ma erano altri tempi. Non c’erano tutti questi impegni. Poi dopo l’università, i lavori precari, mal pagati, non ci sono soldi per pagare un affitto. E così nessuno dei tre poteva andare via. E io sempre più stanca pensavo alla pensione, la pensione … alzarsi al mattino quando capita, quando capita andare a dormire,  coltivare un orto, magari due galline. Ma poi la pensione è sempre più lontana, adesso poi che anche per le donne si va ai sessantacinque! Certo, è giusto, certo, la parità, senz’altro, hai ragione. Ma questa ragione non la sentono le mie ossa. Per quanto ho lavorato, tirato la cinghia, le corse che ho fatto quando erano piccoli! Certo anche lui lavorava, magari dodici ore, è vero, non lo nego, ma poi a casa non sollevava uno spillo. Non poteva, è vero, era stanco, non discuto di questo. Poi è stato un bravo padre, anche un buon marito, affettuoso, premuroso, gentile. E poi non so cosa è successo,  ma a un certo punto l’uno dopo l’altro i miei figli sono andati via, nonostante il lavoro precario, l’affitto alto e tutto il resto. Certo era ora, questo lo so,  Luca aveva 32 anni, Giorgio 30 e Mario 28. Avevo pensato, ecco, adesso chiedo il part-time ma non ho potuto, come si fa, i ragazzi hanno lavori precari, sottopagati, insomma, hanno bisogno di un aiuto.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">E poi non mi ci potevo vedere in questa casa grande, sempre in ordine, tutta sola tutto il giorno. E te la ricordi la mia amica? Quella che poi è sparita dopo che è andata in pensione (beata lei!) sai cosa mi diceva? Diceva che avevo la sindrome del nido vuoto. Mi era piaciuta così tanto quella cosa che la ripetevo sempre “La sindrome del nido vuoto!”. Era anche lei che diceva sempre che lui mi amava tanto, che non aveva mai visto nessuno tanto innamorato, e io ridevo, e non ci pensavo tanto a lui, pensavo che tanto era inutile pensarlo quando lo avevo sempre accanto, che non ce ne fosse bisogno, che tanto lui ci sarebbe sempre stato per me, e anch’io per lui, e che i capelli prima sarebbero stati sale e pepe, oh! Come mi piacevano i capelli sale e pepe e lui brizzolato, e poi li immaginavo bianchi, e poi insieme a spingere passeggini, i nostri nipoti intorno. Ah! Come volevo godermi i miei nipoti! Sentirmi chiamare nonna! E mi piaceva pensarmi un po’ rotonda, morbida, avrebbero detto <em>“nonna, come sei morbida” e poi indicando una ruga sulla fronte “E questa, cos’è questa, nonna?” “Una ruga” “Una ruga? E Cos’è una ruga?” “Una ruga è un fatto che mi è successo, se volete ve la racconto” Racconta, racconta”</em> e mi sarei messa a raccontare, Ah! Come amo raccontare!  Tutta la mia vita e quella di miei figli gli avrei raccontato”  E poi, ci pensi cosa vuol dire avere tutto il tempo, il tempo lungo senza orologi, delle stagioni scandite piano, degli inverni con la neve, ah, sentire il tempo scorrere piano!</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">E poi è successo tutto insieme, tutto si è accartocciato, come quando schiacci una lattina o una bottiglietta di plastica, così è stato per la mia vita: un rumore gracchiante e un finire dentro allo sporco tutta accartocciata.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">Pensavo alla sindrome del nido vuoto e non mi sono accorta. No, ti giuro, non mi sono accorta di niente, non ci pensavo, non credevo, pensavo che dopo tutti quegli anni non ci fosse bisogno di tante parole, tanti gesti, che tutto era chiaro, e normale e.  Ah! La sicurezza degli affetti! No, non mi ero accorta che improvvisamente era sparita la pancetta e i capelli brizzolati e che c’aveva sempre qualcosa che lo portava fuori casa, un impegno, gli amici, la palestra. No, non mi sono guardata allo specchio, perché devo guardarmi, la mia faccia la conosco da così tanto tempo, cosa ha che non va la mia faccia? E’ va bene mi guardo, se proprio ci tieni mi guardo, non c’è niente che non va nella mia faccia, le rughe? Ma è normale, non ho vent’anni, certo la mia vicina ha la mia età, certo, sembra più giovane, dici? Ha fatto la plastica? Ma cosa vuoi che mi importi, non me ne importa un cazzo, scusa, non so cosa mi prende, le parolacce mi hanno sempre disgustato, ma cosa credi lo so cosa gli è successo, ha avuto paura di invecchiare per questo si è trovata una giovane, se ci penso può essere sua figlia. Sai un giorno li ho incontrati e lei era così bella e giovane, avrà avuto poco più di vent’anni! Ma no che dici? Ha più di quarant’anni, nooo, non ci credo, l’ho guardata bene. Dici che è rifatta? Ma a me non importa, ho un dolore qui che mi fa piegare in due, una lama dentro al fianco, un dolore che si mangia tutto. Ma poi lui mi ha guardata, e sì, mi sono vergognata delle mie rughe, delle borse sotto gli occhi,  dei fianchi larghi. Ah! Come mi ha guardato! Come si guarda uno scarafaggio!! E allora sono corsa a casa, mi sono messa davanti allo specchio e mi sono vista così brutta, ma così brutta ….  e allora ho preso il telefono e ho preso un appuntamento e poi un altro e un altro ancora. Cosa faccio ora? Vuoi sapere cosa faccio ora? Guardo la Tv, sì non l’avevo mai guardata, mi addormentavo sempre, ora no, sai l’insonnia e poi è così bello tutta quella vita in diretta, tutte quelle belle cose. Mi hai trovata carina. Ci mancherebbe con tutto quello che ho speso! Se son contenta? Mi hai vista sorridente ? Certo ora sorrido sempre, anche perché l’ultima volta il chirurgo ha sbagliato e così il sorriso si è stampato sulla faccia, ma poi non potrebbe essere altrimenti sono così bella, il collo dici? Bè, porto sempre una sciarpa.  E ora scusa, ti devo lasciare, sai inizia l’isola dei famosi. I miei figli come stanno? Stanno bene, grazie. I nipoti? O è ancora presto per i nipoti! C’è tempo. Ah, così ti ho detto, veramente? Non ci credo. Ho detto che volevo soltanto invecchiare? Ma dai! Noo! Non ci credo!!!</span></p>
<p>Sullo stesso argomento c&#8217;è un video molto interessante, lo trovate a questo indirizzo: <a href="http://www.ilcorpodelledonne.net/?page_id=89">http://www.ilcorpodelledonne.net/?page_id=89</a>  e un post  <a href="http://panirlipe.wordpress.com/2009/08/24/quando-le-donne-erano-uniche/">QUI</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Biomedicaepoca]]></title>
<link>http://mariodomina.wordpress.com/2009/10/13/biomedicaepoca/</link>
<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 07:52:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>md</dc:creator>
<guid>http://mariodomina.wordpress.com/2009/10/13/biomedicaepoca/</guid>
<description><![CDATA[1. Un aneddoto, per cominciare Qualche mattina fa, ho accompagnato i miei anziani genitori a trovare]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://mariodomina.wordpress.com/files/2009/10/house.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-3549" title="house" src="http://mariodomina.wordpress.com/files/2009/10/house.jpg?w=300" alt="house" width="300" height="225" /></a></p>
<p>1.<em> Un aneddoto, per cominciare</em><br />
Qualche mattina fa, ho accompagnato i miei anziani genitori a trovare una altrettanto anziana coppia di loro amici e paesani che non vedevano da tempo. Tutti insieme facevano qualcosa come 320 anni di età. Dunque dovrei correggermi e dire: si è trattato di una riunione di vecchi, senza tanti giri di parole. La visita si è protratta per un&#8217;ora e mezza circa e ho calcolato che, tolti i convenevoli, qualche reciproco ragguaglio su figli, amici comuni e parenti stretti e il tempo del caffé con biscotti, almeno l&#8217;80% del tempo è stato dedicato al parlar di <strong>malattie</strong>. Si badi, un parlare fitto fitto, specie da parte della padrona di casa, reduce oltretutto da un lungo periodo di raucedine al limite dell&#8217;afonìa, dovuto proprio ad una malattia.<br />
Con dovizia di dettagli, iter più o meno conseguenti delle varie anamnesi, plateali errori di dizione di alcuni termini (con involontari effetti comici), ciascuno ha esposto agli altri i suoi guai sanitari e medici &#8211; con un netto prevalere, in verità, delle narrazioni da parte delle mogli anche per ciò che riguardava i mariti. Un po&#8217; a disagio all&#8217;inizio, via via sono sempre più entrato in sintonia con quei discorsi e quell&#8217;interminabile <em>cahier de doléances</em>, non senza una punta di divertimento &#8211; facilitato forse dal fatto che si trattava comunque di quattro vecchietti tutti lucidi e coscienti, almeno per il momento. Ma il bello è che non bastavano le loro patologie, dovevano anche, di tanto in tanto, effettuare incursioni nei territori delle patologie altrui, talvolta solo per sentito dire, con l&#8217;acuirsi quindi del livello di approssimazione.<br />
<!--more-->Ma al di là del quadretto, ciò che più mi ha stupito è stato come un certo <strong>linguaggio biomedico</strong> (tranne gli inevitabili scivoloni, alcuni da bestiario, come quando è venuto fuori il <em>lupus eritematoso sistemico</em>, la cui trasformazione linguistica non sono qui in grado di riportare), si sia insinuato e abbia messo radici nelle nostre teste. Certo, da che mondo è mondo si parla di &#8220;malattie&#8221; e relative disgrazie, ma mai come in questa epoca, credo, si è arrivati ad una tale diffusione e profusione di discorsi, informazioni, immagini, ansie in proposito. La nostra non è solo la <strong>Bioepoca</strong> ma più precisamente la <strong>Bio-medica-epoca</strong>. Processo inevitabile nelle nostre società invecchiate, con quel prolungamento della vita tanto benvenuto ma che al momento comporta anche grossi problemi, specie nelle fasi tarde e, poi, terminali. E ci si mette anche il complesso reciproco di fenomeni a contribuire: il giovanilismo, il salutismo e il sempre più diffuso desiderio di immortalità.<br />
Tutto ciò mi fa anche dire che non è tanto la <strong>morte</strong> (e dunque la vita) al centro dei nostri interessi, ma il loro labile confine, tutto quel che ci sta attorno: <em>in primis</em> le malattie, o quel che si presume siano tali. E del resto, non si può avere paura di qualcosa che sembra essere più un punto o una sottile linea di confine,  quasi un velo trasparente e illusorio, un fenomeno poco chiaro e distinto (Epicuro <em>docet</em>) &#8211; laddove sono piuttosto gli eserciti e i fantasmi a ridosso di quella linea a provocare ansia e timore&#8230;</p>
<p>2. <em>Un intermezzo sul dottor House</em><br />
A proposito di<em> lupus</em>, ho scoperto cos&#8217;è grazie al <strong>Dr. House</strong> (per chi non lo sapesse, visto che non è obbligatorio, si tratta di una malattia autoimmune, una disfunzione cioè del sistema immunitario che produce auto-anticorpi &#8211; mentre do per scontata la conoscenza del geniale e misantropo dottore, anche per chi non guarda mai la TV). Non starò qui a sottolineare l&#8217;alto valore filosofico ed etico (un po&#8217; meno quello medico e scientifico, a sentire qualche amico dottore) della celebre serie televisiva, cui tra l&#8217;altro sono stati già dedicati dei veri e propri saggi filosofici (così come ai <em>Simpson</em> o a <em>Lost</em>). In effetti, nel mare magnum della spazzatura televisiva, alcune serie, quasi tutte d&#8217;oltreoceano, si stanno distinguendo per la serietà dei temi, il livello estetico ed interpretativo, la capacità di suscitare non solo emozioni ma anche riflessione e dibattito. Ma giusto per tornare al dottor House, è proprio il filone biomedico quello che si è distinto in questi ultimi anni, a partire naturalmente dalla capostipite<em> E.R.</em>, fino alle serie più recenti. Linguaggio medico di livello altamente specialistico, dilemmi etici a cascata, macchinari e strumenti d&#8217;ogni tipo, l&#8217;occhio della telecamera (e dello spettatore) che penetra e s&#8217;infila fin nelle cavità più remote dei corpi malati o morenti, facendosi strada tra fiotti di sangue, ferite purulente, virus e batteri a go go, per non parlare della discesa nei recessi più intimi della mente, entro l&#8217;aut-aut delle scelte o il groviglio dei dubbi. Spesso il bisturi della dissezione etica attorciglia ancor più le cose, anziché tagliare i nodi gordiani.<br />
(In verità il geniale film <strong>Viaggio allucinante</strong> del 1966, da cui Asimov ricavò il romanzo e non viceversa, come erroneamente si pensa, batté tutti sul tempo &#8211; come spesso succede nel campo della fantascienza).</p>
<p><a href="http://mariodomina.wordpress.com/files/2009/10/six-feet-under-six-feet-under-111588_1024_7681.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3554" title="Six-Feet-Under-six-feet-under-111588_1024_768" src="http://mariodomina.wordpress.com/files/2009/10/six-feet-under-six-feet-under-111588_1024_7681.jpg?w=150" alt="Six-Feet-Under-six-feet-under-111588_1024_768" width="150" height="112" /></a>Ce n&#8217;è una in verità di queste serie che si situa su un territorio di confine, che ho scoperto di recente e che trovo tra le più belle del genere, e cioè <strong>Six feet under</strong>. Qui non è più la malattia, la biologia, la tecnica ospedaliera, i dilemmi morali su quando staccare la spina ad essere al centro della scena, ma la morte nella sua finale e definitiva materialità: si tratta cioè di funerali e di casse da morto, di preparazione dei corpi, composizione delle spoglie, sistemazione di visi tumefatti e deturpati ed esposizione dei cadaveri&#8230; O per essere più precisi: la sovrapposizione tramite il rito al fine di coprire e nascondere la materia bruta e brutale della morte, fatta di irrigidimento, macerazione, autolisi, putrescenza, disfacimento.  Il rito sposta l&#8217;attenzione su ciò che sopravvive: il ricordo, il lutto, la continuità&#8230; Qui si è appena oltre la linea, e si cerca di dare un senso e un ordine al filo che si è improvvisamente spezzato, a partire dal rendere più &#8220;presentabile&#8221; il volto della morte (anche dopo una lunga malattia o un lento decadere c&#8217;è sempre un filo che si spezza di colpo e che va ritessuto e compreso).<br />
Ma in <em>Six feet under</em> non c&#8217;è solo questo: perché i destini dei morituri si intrecciano con i piccoli e grandi drammi della famiglia che gestisce l&#8217;impresa funebre, con il risultato di instaurare un inedito, intenso ed insieme pacato dialogo, tra il senso del vivere e del morire. Di nuovo, situandosi lungo quella labilissima linea di confine.</p>
<p>3. <em>Le campane di Bicêtre, per finire</em><a href="http://mariodomina.wordpress.com/files/2009/10/le-campane-di-bicetre-simenon.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-3551" title="le-campane-di-bicetre-simenon" src="http://mariodomina.wordpress.com/files/2009/10/le-campane-di-bicetre-simenon.jpg?w=94" alt="le-campane-di-bicetre-simenon" width="94" height="150" /></a><br />
Nella sterminata produzione di <strong>Simenon</strong>, c&#8217;è poi questo straordinario romanzo, cui l&#8217;autore teneva particolarmente, che racconta del ricovero in ospedale del direttore di giornale René Maugras, colpito da ictus,  e di tutto quel che gli va accadendo fin dalle prime ore di risveglio lungo il crinale di questa &#8220;nuova vita&#8221;. Le sensazioni, i pensieri, la nausea, l&#8217;ansia, l&#8217;incertezza, ma soprattutto il profondo senso di impotenza. Un sentimento &#8220;animale&#8221;, da animale terrorizzato perché in balìa e alla mercé di altri, senza poter decidere nulla per sé, sballottato qua e là, costretto ad un percorso obbligato, al protocollo ospedaliero, con tutto quel che comporta: la manipolazione degli infermieri, il senso di superiorità dei medici, il contrasto con il mondo dei sani, il clima ovattato, i bisbigli e i sorrisi di circostanza, una certa inevitabile ipocrisia&#8230; Maugras è oltretutto un pezzo grosso, una delle persone più influenti del mondo pubblico francese, e ciò non fa che acuire quel disagio, quel senso di impotenza.<br />
Il lungo periodo di degenza, la costrizione a letto, saranno però anche un&#8217;opportunità, come è ovvio che sia, per ripensare al senso della vita e della morte, per farsi attraversare da quella sensazione dell&#8217;inutilità del tutto così caratteristica in certe situazioni estreme, e per chiedersi se esista e dove si nasconda la &#8220;felicità perfetta&#8221;, in quali pieghe della propria vita e se davvero valga la pena di voler &#8220;arrivare a una verità assoluta, a una sincerità totale&#8221;. Ma è solo su quella soglia, da quel letto, ascoltando l&#8217;eco di quelle campane, sentendosi così impotenti e astiosi, che quelle domande, per quanto dolorose, possono limpidamente stagliarsi per quel che sono: vita pulsante, non solo ozioso esercizio intellettuale.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[In pensione quando si andrà? Mai,  preferiamo l'hotel!]]></title>
<link>http://aldocata.wordpress.com/2009/10/13/in-pensione-quando-si-andra-mai-preferiamo-lhotel/</link>
<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 06:22:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>aldocata</dc:creator>
<guid>http://aldocata.wordpress.com/2009/10/13/in-pensione-quando-si-andra-mai-preferiamo-lhotel/</guid>
<description><![CDATA[professoressa in pensione Nuovi requisiti sono stati previsti per le lavoratrici del settore pubblic]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="attachment_90" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><a rel="attachment wp-att-90" href="http://aldocata.wordpress.com/2009/10/13/in-pensione-quando-si-andra-mai-preferiamo-lhotel/professoressa-in-pensione/"><img class="size-full wp-image-90" title="professoressa in pensione" src="http://aldocata.wordpress.com/files/2009/10/professoressa-in-pensione.jpg" alt="professoressa in pensione" width="500" height="375" /></a><p class="wp-caption-text">professoressa in pensione</p></div>
<p>Nuovi requisiti sono stati previsti per le lavoratrici del settore pubblico per l’accesso alla pensione di vecchiaia. L&#8217;INPDAP, con nota operativa n. 50 del 7 ottobre 2009, ha comunicato i nuovi innalzamenti dei requisiti anagrafici per le lavoratrici del pubblico impiego, così come previsto dall&#8217;articolo 22–ter della legge 3 agosto 2009, n.102 di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 1° luglio 2009, n.78.</p>
<p>La norma, in vigore dal 1° gennaio 2010, riguarda le lavoratrici iscritte alle forme esclusive dell’Assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti e prevede nuovi requisiti anagrafici per la maturazione del diritto ad un trattamento pensionistico di vecchiaia nonché per quello previsto dall’art. 1, comma 6, lettera b) della legge 23 agosto 2004 n. 243 e successive modificazioni (requisiti anagrafici per le destinatarie di un sistema contributivo).</p>
<p>In particolare le disposizioni in esame, stabiliscono, per l’anno 2010, il requisito anagrafico di 61 anni per accedere al pensionamento di vecchiaia che viene ulteriormente incrementato di un anno, a decorrere dal 1° gennaio 2012, nonché di un ulteriore anno per ogni biennio successivo, fino al raggiungimento dell’età di 65 anni.</p>
<p>Ecco, in sintesi, i nuovi requisiti:</p>
<table border="1" cellspacing="0" cellpadding="0" width="32%">
<tbody>
<tr>
<td width="50%" valign="top">Anno</td>
<td width="50%" valign="top">Età anagrafica</td>
</tr>
<tr>
<td width="50%" valign="top">2010</td>
<td width="50%" valign="top">61</td>
</tr>
<tr>
<td width="50%" valign="top">2012</td>
<td width="50%" valign="top">62</td>
</tr>
<tr>
<td width="50%" valign="top">2014</td>
<td width="50%" valign="top">63</td>
</tr>
<tr>
<td width="50%" valign="top">2016</td>
<td width="50%" valign="top">64</td>
</tr>
<tr>
<td width="50%" valign="top">2018 e oltre</td>
<td width="50%" valign="top">65</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p> </p>
<hr size="2" />
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[✍ Casa di Cura]]></title>
<link>http://giampierofichera.wordpress.com/2009/10/11/%e2%9c%8d-casa-di-cura/</link>
<pubDate>Sun, 11 Oct 2009 13:29:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>Knockout</dc:creator>
<guid>http://giampierofichera.wordpress.com/2009/10/11/%e2%9c%8d-casa-di-cura/</guid>
<description><![CDATA[Romualdo era uno schizofrenico romano alto come una montagna e forte come una roccia. A vederlo face]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="color:#ffffff;font-family:ArialMT, Arial, sans-serif;font-size:15px;font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:400;letter-spacing:0;line-height:17px;opacity:1;padding-bottom:0;padding-top:0;text-align:justify;text-decoration:none;text-indent:0;text-transform:none;margin:0;">
<p style="color:#ffffff;font-family:ArialMT, Arial, sans-serif;font-size:15px;font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:400;letter-spacing:0;line-height:17px;opacity:1;padding-bottom:0;padding-top:0;text-align:justify;text-decoration:none;text-indent:0;text-transform:none;margin:0;">
<p style="color:#ffffff;font-family:ArialMT, Arial, sans-serif;font-size:15px;font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:400;letter-spacing:0;line-height:17px;opacity:1;padding-bottom:0;padding-top:0;text-align:justify;text-decoration:none;text-indent:0;text-transform:none;margin:0;"><img class="alignright size-full wp-image-323" title="casa di cura" src="http://giampierofichera.wordpress.com/files/2009/10/casa-di-cura.jpg" alt="casa di cura" width="143" height="107" /></p>
<p style="color:#ffffff;font-family:ArialMT, Arial, sans-serif;font-size:15px;font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:400;letter-spacing:0;line-height:17px;opacity:1;padding-bottom:0;padding-top:0;text-align:justify;text-decoration:none;text-indent:0;text-transform:none;margin:0;"><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:700;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;">Romualdo</span></span><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:400;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;"> era uno schizofrenico romano alto come una montagna e forte come una roccia. A vederlo faceva paura, ma in realta` era docile  come un agnellino.La sua mania era quella di sentirsi  un grande  boxeur,  e  Monzon e Clay erano i  suoi  preferiti. Lo  si rendeva  felice  quando poteva esprimere la sua forza  senza  che pero`  mai travalicasse in violenza o furia selvaggia.Le sfide  a braccio  di ferro rappresentavano, infatti, un evento  importante per Romualdo. Prima di ogni incontro si agitava tutto, poi  poneva le  condizioni  in caso di vittoria, cioe`  qualche  sigaretta  o poche centinaia di lire. Quindi, a scontro iniziato, emetteva  dei brevi  e  continui ululati e, dopo mille smorfie  con  la  bocca, costringeva  qualunque  avversario alla  resa.Anche  Luigi  volle cimentarsi  in  quella  tenzone,  ed  ogni  volta  osservava  con simpatia  e  tenerezza  quell&#8217;omone che  se  solo  avesse  voluto avrebbe  potuto fare sfracelli. Si diceva che avesse tre  figli  e che la moglie lo aveva abbandonato, e le scarne notizie riportate nell&#8217;anamnesi  certamente  non  aiutavano a  saperne  di  piu&#8217;.</span></span></p>
<p style="color:#ffffff;font-family:ArialMT, Arial, sans-serif;font-size:15px;font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:400;letter-spacing:0;line-height:17px;opacity:1;padding-bottom:0;padding-top:0;text-align:justify;text-decoration:none;text-indent:0;text-transform:none;margin:0;"><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:400;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;"> </span></span><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:400;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;"> </span></span><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:700;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;">Amalia </span></span><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:400;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;"> era   alta  poco  piu`  di  un   metro. Zoppicava vistosamente perche` l&#8217;arto inferiore destro era piu` corto e con piede  equino a causa della poliomielite che l&#8217;aveva  colpita  da bambina.Uno  spiccato  prognatismo  non le  permetteva  di  poter chiudere  la  bocca,  cosicche` le arcate  dentarie  affollate  e distorte,  erano  sempre  in  mostra. Probabilmente  aveva   anche qualche  altra  malformazione a  livello  naso-faringeo,  perche` respirando emetteva un rantolo che ricordava le fusa dei gatti. La sua mente pero` era perfettamente integra. Amalia aveva una sensibilita` spiccata e,  sebbene resa  aspra dalla lunga e forzata clausura, quando conobbe  Luigi se   ne   innamoro`. Del  resto,  forse,   non   poteva   accadere diversamente: Luigi era stato il primo e l&#8217;unico che non  l&#8217;aveva considerata  una specie rara, un essere orripilante da evitare  e da  tener  nascosto. Ogni mattina si incontravano,  parlavano  del piu`  e  del meno e spesso prendevano il caffe`  insieme. A  volte anche nel bar fuori della Clinica. Era quello per Amalia un evento grandissimo. Per  strada  stava appiccicata al suo amico  come  un cagnolino. Arrivati  al bar si nascondeva dietro Luigi  tesa,  col viso imporporato dall&#8217;emozione e con gli occhi bassi per  evitare gli  sguardi curiosi e perplessi degli  astanti. Amalia  ricordava tutte  le ricorrenze del suo beniamino e spesso gli faceva  anche dei  regalini. Luigi  teneva  molto  a  questa  paziente   perche` raramente  nel  mondo dei &#8220;normali&#8221; aveva trovato  persone  cosi` pure  e leali, e nello stesso tempo si sentiva onorato  di  poter essere  quanto piu` possibile d&#8217;aiuto a quella figlia  sfortunata ed indifesa della natura. Amalia e molti altri ammalati di  quella struttura  avevano  impartito a  Luigi  lezioni  importantissime, soprattutto  d&#8217;amore,  di lealta` e di purezza. In loro  vedeva  i modelli della sua societa` ideale, fatta appunto di persone buone non contaminate da egoismo, danaro, potere, invidia, arrivismo  e meschinita`. </span></span></p>
<p style="color:#ffffff;font-family:ArialMT, Arial, sans-serif;font-size:15px;font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:400;letter-spacing:0;line-height:17px;opacity:1;padding-bottom:0;padding-top:0;text-align:justify;text-decoration:none;text-indent:0;text-transform:none;margin:0;"><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:400;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;"> Amalia  aveva  una  sorella sua  compagna  di  sventura,  si chiamava </span></span><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:700;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;">Rosina</span></span><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:400;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;">.</span></span><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:400;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;"> Anch&#8217;ella  molto  bassa di  statura,  era  pero` oligofrenica e diabetica. Ma di questo, pur rendendosene conto, se ne  infischiava  e  cosi&#8217; beveva di tutto e  fumava  a  piu`  non posso. Era  abbastanza suscettibile e facilmente si  arrabbiava  a tal punto da divenire aggressiva. Cio`, pero`, accadeva con quegli stolti  che  di  tanto in tanto la irridevano  o  la  insultavano apertamente  o volevano prevaricarla. In fondo anche Rosina  aveva un debole per Luigi e per qualunque problema si rivolgeva solo  a lui.</span></span></p>
<p style="color:#ffffff;font-family:ArialMT, Arial, sans-serif;font-size:15px;font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:400;letter-spacing:0;line-height:17px;opacity:1;padding-bottom:0;padding-top:0;text-align:justify;text-decoration:none;text-indent:0;text-transform:none;margin:0;"><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:400;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;"> &#8220;Testa  di  fiammifero&#8221; era il soprannome con il  quale  era conosciuta   da   tutti </span></span><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:700;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;">Carmela</span></span><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:400;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;">. </span></span><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:400;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;">Ella,   infatti,   essendo   una microcefala,  aveva il cranio che ricordava la capocchia  di  uno zolfanello. Pur essendo oligofrenica riusciva a capire parecchio e anche  a  farsi  capire,  nonostante  bisognasse  sforzarsi   per interpretare   il   suo  linguaggio  distorto  da   una   cattiva articolazione   della   parola. Mingherlina  e  piccola,   se   si arrabbiava  diventava  una furia selvaggia: infatti in  molti  ne avevano  paura. Difficilmente gli stolti potevano divertirsi  alle sue  spalle,  perche`  sapevano  che  superato  un  certo  limite avrebbero  rischiato l&#8217;aggressione fisica. Testa di fiammifero  in realta&#8217; era anche lei avida di affetto e di rispetto e, grazie al suo  temperamento,  era  riuscita a  crearsi  uno  spazio  vitale maggiore di altri internati.</span></span></p>
<p style="color:#ffffff;font-family:ArialMT, Arial, sans-serif;font-size:15px;font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:400;letter-spacing:0;line-height:17px;opacity:1;padding-bottom:0;padding-top:0;text-align:justify;text-decoration:none;text-indent:0;text-transform:none;margin:0;"><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:400;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;"> </span></span><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:700;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;">Concita</span></span><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:700;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;"> </span></span><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:400;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;">era una giovane depressa che, in seguito a  diverse esperienze  sentimentali fallite, si era lanciata sotto un  treno in  corsa.Da allora, priva di entrambe le braccia e di un  piede, viveva  la  sua  vita quasi perennemente in un  letto  di  quella Clinica. Tutto  sommato,  pero`, si compiaceva  di  raccontare  in maniera  sempre teatrale la sua storia a tutti i nuovi venuti  e, nel suo caso, se si era troppo comprensivi si rischiava di averla sempre  dietro  come  un ombra. Marco,  collega  di  Luigi,  aveva commesso   questo   errore. Concita  lo  braccava   ovunque,   gli telefonava  cento volte al giorno ed in qualsiasi ora,  anche  in piena notte. Ad un certo punto dichiarandosi follemente innamorata divento` pericolosamente ossessiva, tanto che Marco fu  costretto a  cambiare  numero  telefonico  e,  per  un  lungo  periodo,   a nascondersi in altri reparti della Clinica. Quando dopo molti anni venne  dimessa, perche` finalmente assegnataria di  un  alloggio, comincio&#8217; a prostituirsi per poche lire.</span></span></p>
<p style="color:#ffffff;font-family:ArialMT, Arial, sans-serif;font-size:15px;font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:400;letter-spacing:0;line-height:17px;opacity:1;padding-bottom:0;padding-top:0;text-align:justify;text-decoration:none;text-indent:0;text-transform:none;margin:0;"><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:400;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;"> </span></span><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:700;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;">Giovanna</span></span><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:400;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;"> era  una classica &#8220;bipolare&#8221;. Ella era  affetta  da sindrome maniaco-depressiva per cui alternava fasi di depressione profonda  a  fasi di euforia esplosiva. Donna dotata  di  un  buon substrato culturale, nelle fasi di depressione a stento si vedeva in  giro. Cortese  ed affabile in quei momenti  riusciva  anche  a colloquiare  raccontando  i problemi della  sua  vita. Educata  da genitori  troppo severi  e che avevano sempre preteso da  lei  il massimo, aveva poi conosciuto diverse cocenti delusioni  d&#8217;amore, per cui nel volgere di pochi anni aveva cominciato a dare i primi segni di scompenso neuropsichico iniziando cosi&#8217; il suo  calvario fra  le  varie  cliniche  specializzate  sino  ad  approdare   in quella. Quando  invece, generalmente in primavera ed autunno,  era in fase maniacale diveniva irriconoscibile. Perdeva ogni controllo di  se&#8217;  e  del  proprio  pudore  andando  in  giro  seminuda  e, ostendando  le  mammelle, le offriva alla  pubblica  visione  per farsele ammirare. Parolacce da osteria di porto e minacce  verbali di  ogni  tipo  caratterizzavano  il  suo  eloquio  :  aggressiva verbalmente  non  arrivava mai, pero`,  all&#8217;aggressione  fisica. A volte  la  si sentiva emettere delle risate cosi`  particolari  e prolungate da far gelare il sangue nelle vene.</span></span></p>
<p style="color:#ffffff;font-family:ArialMT, Arial, sans-serif;font-size:15px;font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:400;letter-spacing:0;line-height:17px;opacity:1;padding-bottom:0;padding-top:0;text-align:justify;text-decoration:none;text-indent:0;text-transform:none;margin:0;"><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:400;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;"> Completamente  demente </span></span><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:700;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;">Michelina</span></span><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:400;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;"> </span></span><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:400;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;"> a stento  si  reggeva  in piedi. Aveva oltre ottant&#8217;anni ed era minuta, grinzosa. Non parlava affatto o emetteva strani suoni o pezzi di parole senza  senso.La famiglia l&#8217;aveva abbandonata e di lei non si sapeva assolutamente nulla. Diverse  volte  Luigi era stato costretto a  telefonare  ai familiari,  minacciandoli di far intervenire la  forza  pubblica, affinche` provvedessero  ad un rifornimento periodico almeno   di indumenti  intimi. Michelina, comunque, era diventata la  mascotte del  reparto : tutti le volevano bene e veniva sempre pulita  con cura ed affetto.</span></span></p>
<p style="color:#ffffff;font-family:ArialMT, Arial, sans-serif;font-size:15px;font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:400;letter-spacing:0;line-height:17px;opacity:1;padding-bottom:0;padding-top:0;text-align:justify;text-decoration:none;text-indent:0;text-transform:none;margin:0;"><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:400;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;"> All&#8217;incirca    centotrenta   chili   di    stazza,    seduto immancabilmente  sempre  sulla stessa panchina </span></span><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:700;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;">Settimio</span></span><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:700;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;"> </span></span><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:400;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;">era  uno schizofrenico  cronicizzato e quindi, in sostanza, un  povero  di mente  .Stava  in quella struttura da sempre e non c&#8217;era  mai  un pantalone  della sua misura, cosicche&#8217; il suo grosso  ventre  era perennemente  in mostra. Aveva un vizio in comune con Luigi e  che lo stesso alimentava come alimentava il proprio. Il buon  Settimio era  un fumatore di pipa sempre a corto di tabacco e di  pipe  di cui forava spesso i bocchini non calibrando bene la pressione dei denti. Percio&#8217;  Luigi di tanto in tanto lo riforniva di miscele  e di qualche pipa, e a volte anche di sigari che non erano  affatto sgraditi. Infatti  il grosso Settimio li fumava  avidamente  nella maniera piu&#8217; classica o sbriciolandoli nel fornello della pipa.</span></span></p>
<p style="color:#ffffff;font-family:ArialMT, Arial, sans-serif;font-size:15px;font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:400;letter-spacing:0;line-height:17px;opacity:1;padding-bottom:0;padding-top:0;text-align:justify;text-decoration:none;text-indent:0;text-transform:none;margin:0;"><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:400;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;"> </span></span><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:700;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;">Angelo</span></span><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:400;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;"> </span></span><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:400;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;"> era  l&#8217;unico schizofrenico  realmente  pericoloso. Da giovane  si  diceva  avesse strangolato un  infermiere  e  ferito gravemente  diversi suoi camerati con un cucchiaio d&#8217;acciao  reso appuntito ed offensivo come un coltello. Altissimo ed allampanato, era dotato di una forza erculea nonostante l&#8217;eta&#8217; ormai  avanzata e  un tumore polmonare che lo stava  divorando  lentamente. Sempre solitario e taciturno lo si vedeva raramente in giro.Quando mori`in molti trassero un sospiro di sollievo.</span></span></p>
<p style="color:#ffffff;font-family:ArialMT, Arial, sans-serif;font-size:15px;font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:400;letter-spacing:0;line-height:17px;opacity:1;padding-bottom:0;padding-top:0;text-align:justify;text-decoration:none;text-indent:0;text-transform:none;margin:0;"><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:400;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;"> Un  elemento basilare nella riuscita di  qualunque  terapia, soprattutto  quando  si tratta di terapie  riabilitative,  e`  la volonta`  del paziente di vincere il male. Ci sono persone che  si abbattono  subito  e per sempre, compromettendo o  ritardando  il processo  riabilitativo, ed altre invece che dopo un  fisiologico crollo  iniziale tirano fuori tutte le loro energie  contribuendo cosi` in maniera determinante alla ripresa. Era questo il caso  di</span></span><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:700;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;">Luisa</span></span><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:400;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;"> , che a settant&#8217;anni in seguito ad uno stroke cerebrale era divenuta  emiparetica  ed afasica. Fino ad allora  era  stata  una donna  estremamente  attiva, ed il sopraggiungere  del  male  era stato per lei doppiamente pesante. Quando Luigi la conobbe,  Luisa era  stata  ricoverata  da poco e quasi  ogni  mattina,  al  giro visite,   la   trovava  in  lacrime  e  depressa   per   il   suo stato. Ovviamente  cercava di rincuorarla e di infonderle  fiducia nelle  potenzialita`  riabilitative della  fisioterapia  e  della logopedia,  ma la paziente si mostrava abbastanza scettica  anche perche`  era  piu`  di  un mese che  si  aspettava  l&#8217;arrivo  dei terapisti. Comunque  finalmente  la  riabilitazione  inizio`. Luisa dimostro` subito un impegno notevolissimo, e se aveva difficolta` ad eseguire gli esercizi prima si arrabbiava, poi moltiplicava le sue  forze riuscendo cosi` a superare ogni ostacolo. Dopo  nemmeno due mesi Luisa aveva ripreso a camminare e, soprattutto, riusciva di nuovo a parlare sebbene ancora con qualche inceppo. Era felice, e  non  vedeva l&#8217;ora di tornarsene a casa. Ma il  destino  le  era avverso: mori` pochi giorni dopo stroncata nel sonno da un  altro ictus. </span></span></p>
<p style="color:#ffffff;font-family:ArialMT, Arial, sans-serif;font-size:15px;font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:400;letter-spacing:0;line-height:17px;opacity:1;padding-bottom:0;padding-top:0;text-align:justify;text-decoration:none;text-indent:0;text-transform:none;margin:0;"><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:400;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;"> </span></span><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:700;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;">Roberta </span></span><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:400;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;">si  era  ricoverata  da  poco. Aveva  poco  piu`  di cinquant&#8217;anni  ed  era  fortemente  depressa. Lamentava  tutti   i malesseri possibili e, con un timbro di voce monotono, quasi ogni mattina  raccontava  la storia della sua  vita. Diceva  di  essere cresciuta  senza padre e di essere stata deflorata a dodici  anni dal   patrigno  mentre  faceva  il  bagno. Aveva  poi  avuto   due esperienze  matrimoniali  fallite  e  due  figli  entrambi  molto lontani  per lavoro. Si sentiva sola e abbandonata e per  di  piu` con   tante  malattie  che  le  avevano  fortemente   minato   la salute. Dopo  qualche  mese  la sua  depressione  di  intensifico` notevolmente, nonostante le cure. Soffriva molto ed era  diventata una vera e propria fatica per Luigi riuscire ad ascoltarla, anche piu`  volte  al  giorno, raccontando sempre  le  stesse  cose. Una mattina  gli  confido`  che era stufa  di  vivere  perche`  ormai soffriva  troppo, le sue sofferenze morali e materiali  le  erano divenute   insopportabili. E,  tra  l&#8217;altro,  il  figlio  non   le telefonava ormai da mesi. A detta di Roberta, la nuora  osteggiava apertamente  i  contatti,  anche solo  telefonici,  tre  madre  e figlio. Poi,  improvvisamente Roberta cesso` di  lamentarsi. Se  ne stava   sempre   nel  suo  letto  e  non   voleva   parlare   con nessuno. Mangiava poco e rifiutava la terapia. E cosi` ando` avanti per parecchie settimane senza che nessuno ci facesse piu` caso. Ma una  mattina accadde cio` che si doveva  prevedere. Lentamente  si alzo`  dal  letto, si avvicino` alla finestra e,  in  attimo,  si lancio`  nel vuoto. Luigi prontamente avvertito la trovo`  piegata in  due  e  col viso sfigurato e  sanguinante. Prima  di  spirare, pero`,  gli disse con voce tremante che finalmente per  la  prima volta  in vita sua aveva avuto coraggio, e che le sue  sofferenze erano ormai finite per sempre.</span></span></p>
<p style="color:#ffffff;font-family:ArialMT, Arial, sans-serif;font-size:15px;font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:400;letter-spacing:0;line-height:17px;opacity:1;padding-bottom:0;padding-top:0;text-align:justify;text-decoration:none;text-indent:0;text-transform:none;margin:0;"><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:400;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;"> Di   casi  disperati  ormai  Luigi  aveva   una   vastissima esperienza,    ma    quello    di </span></span><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:700;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;">Giuseppe</span></span><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:400;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;"> </span></span><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:400;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;"> fu     veramente particolare. Costretto a letto da un ictus cerebrale, il suo corpo era tempestato di piaghe da decubito, dal collo ai  piedi. Alcune, piu` profonde lasciavano intravedere le ossa. Emaciato e privo  di forze  il povero uomo riusciva a malapena a dire il suo  nome. Per chi  doveva assisterlo era stato un grosso problema:  infatti  il suo  corpo martoriato emanava un lezzo nauseabondo e  piu`  volte Luigi   nel  medicargli  le  piaghe  dovette   allontanarsi   per vomitare. Una mattina mentre era in medicheria, Luigi fu  chiamato d&#8217;urgenza. Si  precipito`  e arrivato al suo  capezzale  vide  una scena  che  non  avrebbe mai piu` dimenticato:  tutte  le  piaghe brulicavano di vermi. Tutto il corpo era cosparso di quegl&#8217;immondi animali. Il  povero  uomo  ne  era  consapevole  e,  mentre  tutti assistevano ammutoliti a quell&#8217;orrore, con un gesto chiamo` Luigi perche`  si avvicinasse. Con voce flebile e tremula lo prego`,  lo imploro` di sospendere tutte le cure e di lasciarlo  morire. Luigi non  rispose,  ma  dentro di se` non  poteva  non  ammettere  che Giuseppe  aveva  ragione. Rientro`  in  medicheria  molto  turbato perche`  gli avevano insegnato che il suo compito era  quello  di curare,  sempre;  di  cercare  di  fare  quanto  piu`  possibile, sempre. D&#8217;altro  canto,  pero`,  era  convinto  che  l&#8217;accanimento terapeutico  in  ammalati  in fase terminale  diventava  solo  un ulteriore  strazio  per chi ormai di sofferenze  ne  aveva  avute abbastanza. Comunque   Giuseppe   non  gli  dette  il   tempo   di lambiccarsi   ulteriormente  il cervello,  perche`  spiro`  pochi minuti dopo. Il suo viso finalmente esprimeva quella serenita` che per lungo tempo la vita gli aveva tolto</span></span></p>
<p style="color:#ffffff;font-family:ArialMT, Arial, sans-serif;font-size:15px;font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:400;letter-spacing:0;line-height:17px;opacity:1;padding-bottom:0;padding-top:0;text-align:justify;text-decoration:none;text-indent:0;text-transform:none;margin:0;">
<p style="color:#ffffff;font-family:ArialMT, Arial, sans-serif;font-size:15px;font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:400;letter-spacing:0;line-height:17px;opacity:1;padding-bottom:0;padding-top:0;text-align:justify;text-decoration:none;text-indent:0;text-transform:none;margin:0;"><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:400;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;"><br />
</span></span></p>
<p style="color:#ffffff;font-family:ArialMT, Arial, sans-serif;font-size:15px;font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:400;letter-spacing:0;line-height:17px;opacity:1;padding-bottom:0;padding-top:0;text-align:justify;text-decoration:none;text-indent:0;text-transform:none;margin:0;">
<p style="color:#ffffff;font-family:ArialMT, Arial, sans-serif;font-size:15px;font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:400;letter-spacing:0;line-height:17px;opacity:1;padding-bottom:0;padding-top:0;text-align:justify;text-decoration:none;text-indent:0;text-transform:none;margin:0;">
<p style="color:#ffffff;font-family:ArialMT, Arial, sans-serif;font-size:15px;font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:400;letter-spacing:0;line-height:17px;opacity:1;padding-bottom:0;padding-top:0;text-align:justify;text-decoration:none;text-indent:0;text-transform:none;margin:0;"><span style="font-size:14px;font-style:normal;font-weight:400;line-height:17px;opacity:1;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Georgia;font-size:xx-small;">☼ 21 dicembre 2007</span></span></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA["Buster" &amp; "Fish Guts"]]></title>
<link>http://ilsecondopasso.wordpress.com/2009/10/09/buster-fish-guts/</link>
<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 18:28:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>ajayer</dc:creator>
<guid>http://ilsecondopasso.wordpress.com/2009/10/09/buster-fish-guts/</guid>
<description><![CDATA[&#8220;La giovinezza&#8221; disse &#8221;FishGuts&#8221; ridacchiando in tono amaro&#8230; Asesso se]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div>&#8220;La giovinezza&#8221; disse &#8221;FishGuts&#8221; ridacchiando in tono amaro&#8230;</div>
<div>Asesso sembrava serio, tremendamente. &#8220;&#8230;la giovinezza è solo la maschera della vecchiaia&#8221;.</div>
<div>&#8220;E con questo? Ne faresti a meno?&#8221; replicò &#8221;Buster&#8221; barcollando per i fumi dell&#8217;alcool (e forse anche per i &#8216;fumi&#8217; in generale&#8230;).</div>
<div>Lunghi attimi di silzenziosa pace poi:</div>
<div>&#8220;&#8230;ne ho già fatto a meno, mio malgrado&#8230;&#8221; aggiunse &#8220;FishGuts&#8221; con tono malinconico. Buster non si accorse nemmeno delle parole che FishGuts aveva detto quella sera; non se ne accorse mai nessuno&#8230;</div>
<div>Questo era tutto quello che si potesse rendere etenro in quella assurda conversazione, solo marginalmente coinvolgente, che ebbero quella sera.</div>
<div> </div>
<blockquote>
<div><em>&#8220;il terreno del cuore di un uomo è il più roccioso. Un uomo ci coltiva quello che può.</em></div>
<div><em>..e ne ha cura&#8221;</em>        (S.King)</div>
</blockquote>
<div>                                                                                                                                            A.J.Ayer</div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[cadi, stella, cadi]]></title>
<link>http://anaffettivitaconclamata.wordpress.com/2009/10/06/8/</link>
<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 21:15:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>Giulio Speranza</dc:creator>
<guid>http://anaffettivitaconclamata.wordpress.com/2009/10/06/8/</guid>
<description><![CDATA[Corso Como 10. Luci della sera, la freschezza di ottobre, tavolini affollati, ragazzi goliardici, ra]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Corso Como 10. Luci della sera, la freschezza di ottobre, tavolini affollati, ragazzi goliardici, ragazze bellissime. Griffe. Drinks. E’ tutto così banale. Bevo una coca cola: alcolici mai. Amici sempre, anche se mi distraggo facilmente: noia e stanchezza.</p>
<p>Prendo il cellulare e leggo velocemente: “Sei bellissimo stasera,… vieni al solito posto a mezzanotte?” Il cuore accellera a mille: è qui? Mi sta seguendo? Spiando? </p>
<p>Mi rilasso: è Dorian, uno dei pochi scrittori in circolazione che da ragazzino poteva anche fare il modello. Oggi, secondo lui, io sono bellissimo mentre il suo viso si è arrotondato.</p>
<p>“Sì.” Rispondo senza nemmeno pensarci troppo, e mi accorgo di avere voglia di rivederlo.</p>
<p>Eccomi quindi sul monte Stella a mezzanotte, precisione svizzera. Il Duomo a sinistra, San Siro a destra e un albero alle mie spalle. Le luci della città  intorno a me e le stelle sopra la mia testa.</p>
<p>Lui sopraggiunge cinque minuti dopo, un metro e novanta seminordmediterranei. Iniziamo a camminare stancamente, dopo la fatica della giornata, verso la cima del monte.</p>
<p>“Ciao Brutto.” Gli dico.</p>
<p>“Ciao…” Mi racconta brevemente di avermi intravisto in corso Como poche ore prima. Io scrollo le spalle, stranamente malinconico. “Che hai?”</p>
<p>“In genere sono stupido, ma oggi non mi viene.”</p>
<p>“Beh, io sono sempre stupidissimo.”</p>
<p>“Di te si vede.” Rispondo ironico, con un sorriso.</p>
<p>Lui ride, “Quindi?”</p>
<p>“Comunque?”</p>
<p>“Comunque cosa?”</p>
<p>“Punto.” Concludo di nuovo scrollando le spalle.</p>
<p>“Quindi?” Mi richiede nuovamente.</p>
<p>“Però.”</p>
<p>“Però cosa?”</p>
<p>“Punto.”</p>
<p>Avvicina il suo viso al mio, un paio di centimetri ancora e il bacio è servito.</p>
<p>“Quindi?” Mi domanda per la terza volta.</p>
<p>“Ti bacerei, ma non vorrei perdere tiri preziosi della mia sigaretta.” Gli dico sollevando la sigaretta.</p>
<p>Lui mi tiene testa: “Io bacio solo i miei fidanzati.”</p>
<p>Cazzo, ora devo assolutamente baciarlo, così lo smerdo. Penso mentre arriviamo sulla cima del monte. Invece lui si sdraia sul muretto di roccia e, afferrandomi sotto le ascelle, mi trascina sul suo corpo, schiena contro torace, avvinghia le sue braccia sul mio petto.</p>
<p>Inizia a parlarmi del suo romanzo e chiede a me di fare lo stesso del mio.</p>
<p>“Allora,…” Cerco di trovare le parole adatte per raccontargli la trama senza dargli indizi fondamentali da cui copiare abbondantemente, “E’ la storia di quattro che da giù vanno su e poi tornano giù, ma vanno più giù di giù.”</p>
<p>“Bello!” Esclama Dorian, mi stringe fortissimo e, per liberarmi dalla sua stretta, gli prendo le mani e gli tendo le braccia verso il cielo, inquadrando manciate di stelle.</p>
<p>“Giochiamo allo shuttle.” Gli propongo.</p>
<p>“Ok.”</p>
<p>“Siamo in una tempesta di meteore.”</p>
<p>“No, la tempesta di meteore no,… facciamo una cosa più rilassante.”</p>
<p>“Stiamo atterando su Marte?”</p>
<p>“Va bene. Io cosa faccio?”</p>
<p>“Tu fai i comandi dello shuttle.” Gli dico stringendogli i polsi, “E fai anche Houston. Facciamo una prova: Houston, mi ricevi?”</p>
<p>“Crrr Crrrr…” Imita dei disturbi nella comunicazione, “Mi sa che non funziona.”</p>
<p>“Allora faremo da soli…” Qualche manovrina e atterriamo sul pianeta rosso.</p>
<p>“Ora vai a esplorare il pianeta mentre io cucino.” Propone lui, dopo mezzo secondo di esplorazione concludo che su Marte non c’è vita. Di nuovo la sua voce: “E’ pronto!”</p>
<p>Eccomi rientrare nello shuttle, ed entrambi giriamo i nostri visi a sinistra, ci cerchiamo con la coda dell’occhio quando l’impercettibile scia di una stella cadente si ravviva e muore nella notte.</p>
<p>“Una stella cadente!” Esclamiamo all’unisono.</p>
<p>“Desiderio!” Rinsaldo io, e subito emetto dei versetti di grande concentrazione: “Grrr Mmmuuuuiiiiii… Espresso! Tocca a te.”</p>
<p>“Fatto.”</p>
<p>“Dici che si avvererà?”</p>
<p>“Se lo vuoi davvero sì.” Mi sussurra in un orecchio.</p>
<p>“Ma il mio ne comprendeva circa una decina.”</p>
<p>“Ah,… sui desideri eclettici non garantisco.”</p>
<p>E intanto si sfila il cazzo, ancora moscio, dai jeans. Mi basta portare il braccio dietro la schiena per afferrarlo con decisione e iniziare a segarlo: qualche attimo dopo è già in tiro, grosso, venoso, maschio.</p>
<p>Un’ora più tardi, rivestendoci, siamo di nuovo di fronte al panorama, gli sorrido timidamente, lui invece è più convinto e così, senza nemmeno un preavviso, mi bacia… Significa che sono il suo fidanzato? Faccio finta di non badarci, c’incamminiamo verso la base del monte Stella tra i suoi discorsi di letteratura e la sua promessa di tenermi una lezione di editing.</p>
<p>Vuole rivedermi presto, dice lui. Una parte di me ne è anche felice, l’altra ascolta le sue parole sui vari scrittori italiani degli anni settanta. Di mio, nel discorso, ci metto solo delle congiunzioni avversative: ma, però,… e nel mentre penso a quella stella cadente.</p>
<p>Capita che Dorian nomina Pasolini.</p>
<p>“Una volta qualcuno gli chiese se diventando vecchi si diventa anche più felici.” M’intrometto io.</p>
<p>“E che ha risposto Pasolini?”</p>
<p>“Che diventando vecchi si ha meno futuro e meno speranza, e questo è un gran sollievo.”</p>
<p>Forse è questa la chiave per la mia tanto sognata vita perfetta, invecchiare, assopire, appassire. Se è davvero questa, allora non posso sbagliare strada.</p>
<p>Il sollievo della serata però è un altro. Per la prima volta da molto tempo sono nudo, esposto, vivo. Ho abbattuto i muri che mi proteggevano dalla pazzia universale e, meraviglia, ho rivisto il mondo.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La iungla]]></title>
<link>http://lamontagnaincantata.wordpress.com/2009/10/06/la-iungla/</link>
<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 13:24:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>ange</dc:creator>
<guid>http://lamontagnaincantata.wordpress.com/2009/10/06/la-iungla/</guid>
<description><![CDATA[Perchè le vecchie signore si nascondono dietro pareti di foglie e sbarrano ostacolano il passaggio c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Perchè le vecchie signore si nascondono dietro pareti di foglie e sbarrano ostacolano il passaggio c]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Vivere fino a cent'anni per i bambini di oggi sarà realtà]]></title>
<link>http://illeoneelagallina.wordpress.com/2009/10/02/vivere-fino-a-centanni-per-i-bambini-di-oggi-sara-realta/</link>
<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 18:55:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>matteofinco</dc:creator>
<guid>http://illeoneelagallina.wordpress.com/2009/10/02/vivere-fino-a-centanni-per-i-bambini-di-oggi-sara-realta/</guid>
<description><![CDATA[Cresce la speranza di vita nei Paesi sviluppati. Secondo uno studio dell&#8217;università di Odense,]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h3>Cresce la speranza di vita nei Paesi sviluppati. Secondo uno studio  dell&#8217;università di Odense, le probabilità di vivere più a lungo (e anche  piuttosto bene) sono in costante crescita</h3>
<p>PIU&#8217; DELLA META&#8217; dei bambini che nascono oggigiorno nei Paesi sviluppati avrebbe  buone probabilità di arrivare a celebrare il centesimo anno di età. Ed anche in  buona salute. E&#8217; quanto lascia pensare uno studio, pubblicato dalla rivista <a href="http://www.thelancet.com/"><span style="text-decoration:underline;">Lancet</span></a>, condotto da una squadra di  ricercatori guidati del professor <a href="http://www.sdu.dk/staff/kchristensen.aspx"><span style="text-decoration:underline;">Kaare  Christensen</span></a> della University of Southern Denmark di Odense.  Secondo gli autori, la speranza di vita in Europa occidentale, Nord America e  Australia è aumentata di circa 30 anni nel corso del ventesimo secolo, con punte  anche maggiori in Giappone e in alcuni Paesi come la Spagna e l&#8217;Italia. Se la  probabilità di sopravvivere fino a 90 anni era del 15-16% per le donne e 12% per  gli uomini nel 1950, nel 2002 è salita rispettivamente al 37% e al 25%. In  Giappone, il Paese più &#8220;longevo&#8221;, le probabilità salgono addirittura al 50% per  le donne.</p>
<p>La ricerca afferma che i tre quarti dei bambini nati nei paesi  ricchi a partire dal 2000 ha ottime probabilità di vivere almeno fino ai 75  anni, anche se le condizioni medie di salute della popolazione non dovessero  migliorare nel corso degli anni. In quel caso infatti, se cioè la qualità della  vita dovesse continuare a crescere come accade da duecento anni a questa parte,  la maggior parte delle persone arriverà ad essere ultracentenaria: &#8220;L&#8217;aumento  record della speranza di vita negli ultimi 165 anni non suggerisce che esista un  limite prestabilito alla durata della vita umana. Una vita molto lunga sarà  probabilmente il destino della maggioranza delle persone che vivono oggi nei  Paesi sviluppati&#8221;, dicono gli autori.<br />
<!--inserto--></p>
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<p><!--/inserto--><strong>Migliora anche la salute.</strong> Ma non solo si vivrà  sempre più a lungo, ma anche meglio. La ricerca mostra infatti che la  percentuale di individui indipendenti e senza problemi di disabilità è pressoché  la stessa a 92-93 e a 100 anni, lasciando intendere che una longevità  eccezionale non comporta necessariamente alte percentuali di disabilità. &#8220;Un  numero crescente di persone in età molto avanzata porrà importanti sfide ai  sistemi sanitari. Le prove esistenti, tuttavia, suggeriscono che le persone non  solo vivranno più a lungo di quanto fatto in precedenza, ma anche con minori  limitazioni funzionali&#8221;.</p>
<p>La capacità funzionale è dunque l&#8217;indicatore  più corretto per interpretare la qualità della vita in età avanzata, è ed  indicato con la sigla ADL (<em>activities of daily living</em>, attività di vita  quotidiana). Si tratta dei gesti più semplici, come mangiare da soli, vestirsi,  fare il bagno o la doccia, il trasferimento dal letto e una sedia e la  continenza, centrali per la cura di sé e l&#8217;indipendenza. Anche le disabilità di  questo tipo, suggerisce la ricerca, sono in calo. Non bisogna inoltre lasciarsi  ingannare dall&#8217;apparente crescita del tasso di alcune malattie, come il cancro.  Le patologie oncologiche, ma anche altri malattie croniche come il diabete e  l&#8217;artrite sono in aumento, ma proprio a causa del fatto che sempre più persone  vivono più a lungo. E se molte patologie cardiovascolari sono in aumento, allo  stesso tempo la mortalità legata a questi mali è in diminuzione.</p>
<p><strong>Società e lavoro</strong>. Ma la vita più lunga comporta delle conseguenze  importanti per la collettività: in primo luogo si dovranno cercare soluzioni per  affrontare il problema del peso economico di una popolazione che invecchia. I  ricercatori danesi portano l&#8217;esempio della Germania, mostrando come nel 2050 la  popolazione tedesca sarà sostanzialmente più vecchia di quanto lo sia ora, con  il 40 % dei cittadini sopra i 65 anni. Ma ci sono previsioni simili per molti  altre nazioni occidentali. Così molti Paesi stanno cominciando a prendere in  considerazione l&#8217;aumento dell&#8217;età pensionabile. Se però molti ultrasessantenni  lavoreranno più a lungo, magari in modalità part-time, questo potrebbe  significare che i più giovani faranno fatica ad inserirsi e si dovranno  accontentare di lavorare meno ore a settimana. Il dubbio lo instillano gli  stessi autori della ricerca, che affermano: &#8220;Il ventunesimo secolo potrebbe  essere ricordato come quello contraddistinto dalla redistribuzione del lavoro  tra le diverse fasce d&#8217;età della popolazione&#8221;. Anche se, aggiungono, la  riduzione della settimana lavorativa potrebbe dilatare ulteriormente  l&#8217;aspettativa di vita e di godere di buona salute.</p>
<div>
<p>[Articolo per <a href="http://www.repubblica.it/">repubblica.it</a>.</p>
<p>Link: <a href="http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/scienze/demografia/sopravvivenza-centenari/sopravvivenza-centenari.html">http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/scienze/demografia/sopravvivenza-centenari/sopravvivenza-centenari.html</a> ]</p>
</div>
<p><!-- do nothing --><!-- fine TESTO --></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Dolce Vecchiaia?]]></title>
<link>http://diohadetto.wordpress.com/2009/09/29/vecchiaia/</link>
<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 16:12:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>David</dc:creator>
<guid>http://diohadetto.wordpress.com/2009/09/29/vecchiaia/</guid>
<description><![CDATA[Cosa nasconde un dolce e piccolo viso di un anziano? Al vedergli quasi non riusciamo capire come que]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div align="justify">
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Georgia;" lang="IT"><span style="font-size:small;"></p>
<p><img src="http://diohadetto.wordpress.com/files/2009/09/anziana.jpg?w=220" alt="anziana" title="anziana" width="110" height="150" class="alignright size-medium wp-image-510" /></p>
<p>Cosa nasconde un dolce e piccolo viso di un anziano? Al vedergli quasi non riusciamo capire come quelle persone potrebbero essere state alcuna volta chi abbia fatto le cose più terribili della nostra esistenza.</p>
<p>Sia <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Hitler">Adolf Hitler</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Josef_Mengele">Joseph Mengele</a> (il suo medico ed autor dei diversi modi di mattare agli ebrei) orbene <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nerone">Nerone</a> (che bruciava ai cristiani come torci fra i suoi giardini), in qualche momento tutti arriveremo ad essere vecchi.</p>
<p>Com’è comune sentire, il pensiero di chi ancora vive nella primavera della vita, la gioventù, è: </p>
<p><em><span style="color:blue;"> “Dopo questi anni di vivere godendo, bevendo ed andando in giro, prenderò le cose più seriamente… cercherò un lavoro fisso, un compagno con cui vivere e anche mi potrei sposare”.</span></em></p>
<p>Purtroppo, la maggioranza di loro nemmeno arriva alla vecchiaia per gli orrendi effetti dell’alcol, le droghe e la vita notturna.<br />
<!--more--><br />
<em><span style="color:red;">“poiché non c&#8217;è nulla di nascosto che non debba essere rivelato e nulla di segreto che non debba essere conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre, ditelo nella luce, e ciò che udite dettovi all&#8217;orecchio, predicatelo sui tetti”.</em></span><br />
<strong>Matteo 10:26-27</strong></p>
<p>Avere un sacco d’anni e stare aspettando che l’arrivo della morte non è utile per garantirci aver tutti le conte saldati. Sembra che avessero dimenticato lo terribile della loro verde età, degli sbagli commessi e dei peccati passati. La mente di Dio, però, non gli potrà mai dimenticarne, e gli giudicherà conforme a quelle opere.</p>
<p><strong>Chi non si abbia pentito prima di quel orribile giorno, sarà condannato.</strong></p>
<p>Sentite questa storia.<br />
<span style='text-align:left;display:block;'><p><object type='application/x-shockwave-flash' data='http://wordpress.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' width='290' height='24' id='audioplayer1'><param name='movie' value='http://wordpress.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' /><param name='FlashVars' value='&amp;bg=0xf8f8f8&amp;leftbg=0xeeeeee&amp;lefticon=0x666666&amp;rightbg=0xcccccc&amp;rightbghover=0x999999&amp;righticon=0x666666&amp;righticonhover=0xffffff&amp;text=0x666666&amp;slider=0x666666&amp;track=0xFFFFFF&amp;border=0x666666&amp;loader=0x9FFFB8&amp;soundFile=http%3A%2F%2Fia311017.us.archive.org%2F3%2Fitems%2FIt-CVeramentePerdonoPerNoi%2FIt-CVeramentePerdonoPerNoi.mp3' /><param name='quality' value='high' /><param name='menu' value='false' /><param name='bgcolor' value='#FFFFFF' /></object></p></span></p>
<p></span></em></span></span>
</div>
</div>]]></content:encoded>
</item>

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