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	<title>vedove &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "vedove"</description>
	<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 09:13:34 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Bailamme]]></title>
<link>http://sandrosountryman.wordpress.com/2009/11/26/bailamme/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 19:18:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>Sandro</dc:creator>
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<description><![CDATA[C’è una sorta di bailamme nella mia testa, un vortice inesprimibile di concetti che molte persone ri]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>C’è una sorta di bailamme nella mia testa, un vortice inesprimibile di concetti che molte persone riterrebbero morti e decomposti e che invece nella mia mente battono e battono, come il sesso di una pazza “all’alga” scuote la porta nel reparto delle agitate. Uscendo dai cancelli, accostandomi alle moderne chiese coi cristi colorati in modo hippy, tornando verso casa (casa quale poi. Nessuno ha casa se non in se stesso. Non esistono luoghi che accolgono abbastanza a lungo da sentirsi, da percepirsi come case) contavo le cose inespresse, i vortici non urlati e le sibilanti offese ricevute in un solo misero giorno di esistenza mia, cosa che ritengo invero grama ed insignificante! Sono tanti: sono vergognosamente tanti! Come ad esempio le albe negate: le luci d’oro alle quali si è rinunciato perché “c’era qualcosa di urgente da fare!”  Come ad esempio le cose dette e non dette (non dette da me e non sentite dire) perché “non è costumato”… “perché non è educazione”! Quante volte avremmo voluto offendere pesantemente, perdere tutto, fare tabula rasa di ogni cosa per poterla riguadagnare (non certo la stessa), insomma, per poter riguadagnare almeno quel poco di faccia, ‘si da potersela guardare allo specchio senza vergogna! Eppure “C’era sempre qualcosa di urgente da fare!”</p>
<p>Ora ho un padre senza più denti e un’anima fiacca e tremante. Ho un sentimento incerto che m’incatena i giorni senza essere di fuoco (piuttosto una fiammella), ho mille aspettative da un corpo che non può concedermi più di tanto. Sto invecchiando. Si: era per dire questo che ho scritto le venti righe precedenti. Non si tratta, vi deluderò, di un fatto anagrafico. Degli anni non mi importa nulla. Si tratta della linfa che vien meno, dell’energia che scema non per gli anni ma per la noia. Ci sono cose da fare, milioni di cose da fare e invariabilmente finiamo sempre per fare le stesse, le più brevi e le più comode: le più sicure. Soltanto quando sentiamo minacciato il nostro povero podere allora insorgiamo, battagliamo, perdiamo.<br />
E quindi dicevo?&#8230; ah si, questo bailamme nella testa che farfuglia, inciampa, stride e strappa. Non guardavo stasera le luci in cielo: percorrevo la strada di sempre con la pacata quiete di chi non vuol far ritorno. Molte volte ho pensato di andare oltre, di non girare quella curva ma di andare nel verso contrario, di non fare più ritorno. Ma come ho detto sopra? Invariabilmente finiamo sempre per fare le stesse cose: le più brevi e le più comode. Le più sicure. C’erano alti palazzi di fango e vetro luccicante, piazze adorne di già per il Natale. Ce lo impongono così in anticipo che non sappiamo più quand’è che viene per davvero. Studiosi del Natale (esistono degli studiosi che passano anni e anni chini sulle carte a decifrare codici antichi, nel tentativo di capire quando è davvero Natale) ci dicono che è più in là nel calendario; ma non si esprimono più precisamente. Saggiamente pensano che più ci tengono sulla corda, più loro potranno passare i loro beati giorni a guardare i codici antichi, saporosamente retribuiti. Intanto i metalmeccanici di Cagliari vengono a battagliare e a perdere il loro lavoro. Hanno intaccato il loro piccolo podere. Poi toccherà ai giardinieri di Postano, poi agli studenti di Caltanisetta, poi alle vedove dei carabinieri di Cefalù… ma mai tutti insieme, mai davvero incazzati, incazzati sul serio, mi raccomando!<br />
Continua: questo bailamme continua! Né si può calmare tornando a casa (qualche casa…). C’è gente che se ne va, gente che torna. Gente nuova, mai vista. Gente vecchia che ricaccia come i noccioli dopo la colta. Mia moglie in mezzo a tutto questo andare e venire mi fa cenno da lontano che è viva, che ancora c’è. Si, ma non c’è tempo: c’è sempre bisogno di fare cose, di fare cose. Devo fare questo, devo fare quest’altro… ed è di nuovo già l’alba; un’altra alba negata, con gli stop rosso fuoco di un utilitaria che segue un’altra utilitaria che ne segue un’altra. E così fino al lavoro. E mi dicono: meno male che ancora ce l’hai (i metalmeccanici di Cagliari).</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Il giorno dei morti]]></title>
<link>http://sandrosountryman.wordpress.com/2009/10/31/il-giorno-dei-morti/</link>
<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 09:00:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>Sandro</dc:creator>
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<description><![CDATA[“Questa deve sembrarti una seconda casa. La addobberemo di colore e fiori; tutto sarà rosso e ciclam]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>“<em>Questa deve sembrarti una seconda casa. La addobberemo di colore e fiori; tutto sarà rosso e ciclamino e tu intorno, avrai le cose che ogni giorni amasti. La foto (solo la foto… lui è altrove) del tuo campione preferito; le tue macchine rosse in miniatura ed i trofei a calcetto. Nessuno toccherà, angelo mio, il tuo piccolo mondo. Ci sono i fiori nel cristallo che tenevi in camera e l’ombra il pomeriggio e tanto sole quand’è inverno, così che tu non debba patire per il troppo freddo. Io, ogni volta che faccio una cosa, la faccio come la farei se ci fossi tu… a volte mi viene da ridere. A tuo padre cucino delle cose che odia! Ma le sopporta perché ricorda che a te piacevano. Da quando tu, da quando è successo, io metto le cose come le mettevi tu: un po’ a casaccio! Se io mettessi tutto in ordine, Dio, mi sembrerebbe che tu non sei in casa. Ma così… così mi pare che mi passi ancora vicino. Che dico! Io ti sento passare! Sento quel profumo che ti mettevi quando uscivi, la sera, la sera del sabato e con la faccia tutta trionfante mi chiedevi “Mamma, ci sta bene questa camicia sopra i jeans?”<br />
Ancora, lo sai bene, fa freddo nel salone. Quando venivi tu e accendevi il camino! Quanto ci manca quel rumore… i cani che ti venivano dietro saltellando, il gelo che facevi entrare perché tu, ricordi? Avevi sempre caldo. Avrai sempre caldo…<br />
Io vorrei sapere come stai. Saperlo una volta almeno. Non mi importa di vivere o morire lo sai, ma vorrei che tu mi dicessi almeno una volta come ti senti. Tutti cercano di non parlarmi di te. Tutti sono gentili. Sono tutti affabili. Ma non possono capire. La loro mente non può arrivare nemmeno a cercare di immaginare e neanche per una frazione di secondo che dico… un niente… cosa si prova. Cosa si prova…</em></p>
<p><em>Ad una certa ora me ne andrò. Mi cacceranno. Il custode viene qui con la sua faccia bonacciona. Lui è padre di famiglia. Lui lo sa… mi prende sottobraccio, mi accompagna. Grazie a te mi vogliono tutti bene. Vedono dalla fotografia quanto sei bello! Un figlio così bello, mi hanno detto, non può che esser buono. No, non è vero, non me l’hanno detto… ma certo lo pensano. Ti guardano passando. Ti guardano tutti.<br />
Domani ho detto a Rita, mi deve lasciare quei giglioni rossi. Quelli ti piacciono lo so. Papà dice che costano tanto ma che vuoi che importi… non so più nemmeno cosa valgano i soldi. La cosa che valeva di più non la tengo più accanto. Ad ogni altra cosa non ci penso nemmeno.<br />
Hai visto? Ho fatto i capelli. Non con quel caschetto che a te non piaceva. Questo taglio qui me lo ha fatto la nuova ragazza della parrucchiera. Non voglio più tingerli i capelli. Anche se tuo padre s’arrabbia, io voglio sembrare quello che sono. Una volta mi facevo bella anche per te. Ora sono quello che sono. Una donna  morta appresso a te, sono.</em>”</p>
<p>E così tutte le cose diventano sentore di garofano, acqua che cola piano dai rubinetti, facce stinte in vecchie foto. I gradini per arrivarci sono scivolosi e consunti. Una vecchia vedova cerca di fare entrare una pianta troppo grossa dentro un contenitore troppo piccolo, da una parte si piange un morto arrivato da poco. Guardandoti attorno, passato del tempo, scorgi sempre più facce che conoscesti. Il tuo andare si fa sempre più timido e insicuro. Questo è un luogo che tutti fingono fi dimenticare, come tutti i luoghi che teniamo dentro infitti nella carne. Perché bisogna pur vivere, prima di morire.</p>
<div id="attachment_599" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-599" title="Oleandro_in_preghiera_vers2009_mini" src="http://sandrosountryman.wordpress.com/files/2009/10/oleandro_in_preghiera_vers2009_mini.jpg?w=300" alt="Oleandro_in_preghiera_vers2009_mini" width="300" height="200" /><p class="wp-caption-text">Foto di Sandro Amici</p></div>
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</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Bonus a uomini per sposare vedove, protestano le donne in Nepal]]></title>
<link>http://indonapoletano.wordpress.com/2009/08/10/bonus-a-uomini-per-sposare-vedove-protestano-le-donne-in-nepal/</link>
<pubDate>Mon, 10 Aug 2009 15:44:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>Nello</dc:creator>
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<description><![CDATA[L&#8217;idea del governo nepalese di offrire un bonus di 50.000 rupie (circa 460 euro) a uomini che ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>L&#8217;idea del governo nepalese di offrire un bonus di 50.000 rupie (circa 460 euro) a uomini che accettino di sposare vedove non è stata bene accolta dalle organizzazioni femminili locali che hanno organizzato oggi nel centro di Kathmandu una manifestazione di protesta. Pochi giorni fa l&#8217;esecutivo ha inviato al Parlamento un provvedimento in base al quale il ministero delle Finanze verserebbe la somma entro 30 giorni dalla registrazione del matrimonio, in una iniziativa mirante, secondo le autorità, a rompere l&#8217;ostracismo di cui le vedove sono vittime. Kunda Sharma, tesoriera dell&#8217;organizzazione Donne per i diritti umani (Whr), ha dichiarato ai media locali che su questa &#8220;decisione non siamo state consultate, e abbiamo cominciato a ricevere telefonate di protesta 15 minuti dopo la diffusione della notizia&#8221;. Così, al grido di slogan come &#8220;non potete vendere le vostre madri&#8221; e &#8220;non vogliamo le doti del governo&#8221; centinaia di donne, vedove ma anche nubili, hanno sfilato per le vie del centro, verso la residenza del primo ministro. Lily Thapa, fondatrice del Whr, ha duramente respinto il progetto replicando che &#8220;noi non siamo commodities e non accettiamo un simile trattamento. Questa nuova politica viola il nostro diritto a vivere con dignità&#8221;. Uno dei punti deboli del provvedimento sarebbe, secondo le organizzazioni femminili, che esso potrebbe spingere un uomo a sposarsi con una vedova per ricevere il bonus e poi abbandonarla di nuovo al suo destino. Shankar Adhikari, portavoce del ministero delle Finanze, ha però obiettato che, sicuramente, le donne nepalesi &#8220;hanno il diritto di vivere come vogliono, ma in Nepal le vedove sono spesso disprezzate, ed è questo ciò che ci proponiamo di cambiare&#8221;. Ma la Whr insiste che questo approccio non fa altro che complicare il problema e che il governo dovrebbe &#8220;favorire l&#8217;occupazione di un membro della famiglia della vedova, o stabilire per essa un contributo mensile, o ancora ideare misure sanitarie, alimentari e scolastiche che allevino il peso finanziario della famiglia&#8221;.</p>
<p><em>fonte: Ansa</em></p>
<p><a href="http://www.wikio.it/vote" target="_blank"><img src="http://www.wikio.it/shared/img/vote/wikio4.gif" alt="" /></a></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Agenzia matrimoniale per soli malati di Aids]]></title>
<link>http://indonapoletano.wordpress.com/2009/06/19/agenzia-matrimoniale-per-soli-malati-di-aids/</link>
<pubDate>Fri, 19 Jun 2009 06:30:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>Nello</dc:creator>
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<description><![CDATA[Due ragazzi del Gujarat, nel nord ovest dell&#8217;India, si sono incontrati ad una festa organizzat]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Due ragazzi del Gujarat, nel nord ovest dell&#8217;India, si sono incontrati ad una festa organizzata apposta, si sono piaciuti e si sono sposati. Nulla di strano se non fosse che i neo sposi sono entrambi portatori di Hiv/Aids. Come loro, tanti altri sono riusciti a trovare l&#8217;anima gemella nonostante lo status di emarginati che si trovano a vivere per la loro malattia, in un paese che non accetta cosi&#8217; facilmente i diversi. Il matrimonio e&#8217; avvenuto grazie all&#8217;intermediazione di una agenzia matrimoniale specializzata nel trovare l&#8217;anima gemella ai malati di AIDS. Sono oltre 5,7 milioni i malati di Aids in India, secondo le stime dell&#8217;ONU. Il numero pone il paese di Gandhi al primo posto nella classifica dei contagiati. Ed anche se per il governo di Delhi sono &#8217;solo&#8217; 2,5 milioni, pongono comunque un problema sociale molto forte. In un paese in cui i matrimoni vengono combinati tra appartenenti alla stessa religione, casta, gruppo etnico, status sociale, per coloro che sono emarginati dalla societa&#8217;, malati ma anche vedove, trovare l&#8217;anima gemella e&#8217; una impresa ardua. E cosi&#8217; negli ultimi anni sono sorte agenzie specializzate e i giornali, nell&#8217;inserto della domenica riservato agli annunci matrimoniali, hanno inserito annunci per malati di AIDS e vedovi. L&#8217;associazione &#8221;HIV+ Find a Life Partner&#8221;, che ha organizzato la festa in Gujarat e gestisce l&#8217;agenzia matrimoniale, in quattro anni e&#8217; riuscita a far sposare 300 coppie di malati di AIDS. Ma le richieste sono tante: oltre 1.000 gli uomini che si sono rivolti, meno di cento le donne. Questo si spiega con il fatto che raramente le donne dichiarano la propria malattia, perche&#8217; in questo caso vengono automaticamente prese per prostitute. In realta&#8217; spesso sono vedove. Contagiate dai loro mariti.</p>
<p><a href="http://www.wikio.it/vote" target="_blank"><img src="http://www.wikio.it/shared/img/vote/wikio4.gif" alt="" /></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Le vedove di Prodi]]></title>
<link>http://laconoscenzarendeliberiblog.wordpress.com/2009/04/30/le-vedove-di-prodi/</link>
<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 14:37:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>laconoscenzarendeliberi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Purtroppo in Italia ed anche sul web, anzi specialmente in giro per il web, molti fan finta di dimen]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1669" title="alemanno_gramazio" src="http://laconoscenzarendeliberiblog.wordpress.com/files/2009/04/alemanno_gramazio.jpg" alt="alemanno_gramazio" width="347" height="259" />Purtroppo in Italia ed anche sul web, anzi specialmente in giro per il web, molti fan finta di dimenticarsi come si stava sotto l&#8217;ex governo Pordi.</p>
<p style="text-align:justify;">Sotto tutti i punti di vista , sinceramente si può salvare poco o nulla</p>
<p style="text-align:justify;">Il mortadella non ne aveva azzeccata una , scontentando tutte le classi sociali anche e specialmente quelle che a lui guardavano con ottimismo.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Piccolo bilancio per le vedove del Mortadella</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1666" title="8010927090697" src="http://laconoscenzarendeliberiblog.wordpress.com/files/2009/04/8010927090697.jpg" alt="8010927090697" width="200" height="289" /></p>
<p style="text-align:justify;">Il cuneo fiscale per ridare un po&#8217; di soldi in busta paga : nulla</p>
<p style="text-align:justify;">La lotta alla evasione fiscale: il gettito in piu&#8217; era dovuto allo aumento  delle tasse , quindi han strizzato il sangue dalla rape e lo hanno contrabbandato per recupero di evasione .</p>
<p style="text-align:justify;">I comunisti appoggiavano un governo contro cui in piazza combattevano.</p>
<p style="text-align:justify;">I radicali hanno avuto solo maquillage: le &#8220;lenzuolate&#8221; liberali di Bersani sono state più o meno solo questo.</p>
<p style="text-align:justify;">La sfiducia popolare raggiunse storici ed inavvicinabili risultati statistici.</p>
<p style="text-align:justify;">La debolezza intrinseca sul fronte della sicurezza e degli immigrati era stupefacente ed il messaggio era: venite , fate come vi pare , rubate stuprate e riceverete un bel premio.</p>
<p style="text-align:justify;">La magistratura rossa garantiva per tutti buoni premi e cotillons.</p>
<p style="text-align:justify;">Il paese dissanguato , depresso sfiduciato e quasi morto è stato consegnato in mano al centrodestra che ora stà ben conducendo in porto la nave nonostante la più grande crisi economica e finanziaria  dal dopoguerra.</p>
<p style="text-align:justify;">Ed ora cosa fa la sinistra ?</p>
<p style="text-align:justify;">Perde pezzi , si arrende ( Veltroni) rispolvera democristiani giovani vecchi nonostante l&#8217;età ( Franceschini) non esiste neanche più in parlamento ( sigle comuniste ) ma <strong>gode tanto</strong> a giocare con la satira contro Berlusconi nel tentativo <strong>disperato</strong> di scalfirne l&#8217;immagine presso la gente .</p>
<p style="text-align:justify;">Risultato : zero , a parte alimentare i dibattiti sclerotici dei salotti radical &#8211; chic dove ancora per poco la sinistra tiene banco.</p>
<p style="text-align:justify;">E&#8217; proprio tutto di rifare, per voi, ma per fortuna non ve ne accorgete.</p>
<p style="text-align:right;"><strong>Mediolungo</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Iraq, L’ emergenza silenziosa delle donne irachene]]></title>
<link>http://amusnaw.wordpress.com/2009/03/15/iraq-l%e2%80%99-emergenza-silenziosa-delle-donne-irachene/</link>
<pubDate>Sun, 15 Mar 2009 10:39:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>amusnaw</dc:creator>
<guid>http://amusnaw.wordpress.com/2009/03/15/iraq-l%e2%80%99-emergenza-silenziosa-delle-donne-irachene/</guid>
<description><![CDATA[da osservatorioiraq.it Una “emergenza silenziosa”. Così descrive la condizione delle donne irachene ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="font-style:italic;">da <span style="font-weight:bold;">osservatorioiraq.it</span></span></p>
<p>Una “emergenza silenziosa”. Così descrive la condizione delle donne irachene una delle maggiori organizzazioni umanitarie internazionali, a quasi 6 anni dall’invasione guidata dagli Usa che ha rovesciato il regime di Saddam Hussein.</p>
<p>Le donne in Iraq sono “intrappolate in una spirale discendente di povertà, disperazione, e insicurezza personale, nonostante la violenza nel Paese sia in generale diminuita”, dice Oxfam International, in un <a href="http://www.oxfam.org/sites/www.oxfam.org/files/oxfam-in-her-own-words-iraqi-women-survey-08mar2009.pdf" target="_blank">rapporto</a> [pdf] diffuso in occasione della Giornata internazionale della donna.</p>
<p>Jeremy Hobbs, direttore esecutivo dell’organizzazione umanitaria internazionale, definisce le donne “le vittime dimenticate dell’Iraq”, sottolineando che “nonostante i miliardi di dollari riversati nella ricostruzione dell’Iraq, e i recenti miglioramenti nella sicurezza, un quarto delle donne intervistate tuttora non ha accesso quotidiano all’acqua, un terzo non può mandare i propri figli a scuola, e, dall’inizio della guerra, più di metà sono state vittima di violenza&#8221;.</p>
<p>Particolarmente grave è la situazione delle vedove. Più di tre quarti non ricevono la pensione governativa alla quale avrebbero diritto, anche se molte di loro hanno perso i mariti nel conflitto, fa notare Hobbs.</p>
<p>In molte sono troppo povere per poter offrire alle famiglie acqua pulita, elettricità, cibo, una istruzione, e cure mediche.</p>
<p>Nonostante la situazione della sicurezza in Iraq di recente sia migliorata, i risultati dell’indagine mostrano che per il 60% delle donne intervistate la preoccupazione numero uno è ancora la sicurezza e l’incolumità personale.</p>
<p>E comunque i miglioramenti sul fronte della sicurezza nel Paese non si sono tradotti in un migliore accesso ai servizi di base, che, secondo la maggioranza delle donne intervistate per la stesura del rapporto, sono peggiorati o rimasti uguali rispetto al 2006, quando i livelli di insicurezza in Iraq erano più alti.</p>
<p>Un quarto delle donne intervistate – il 24% &#8211; non ha accesso all’acqua pulita. Di quelle che hanno accesso, il 48% dice che l’acqua non è potabile. Per il 69%, rispetto al 2006 e al 2007, le cose sono rimaste uguali o sono peggiorate.</p>
<p>Disastrosa la situazione dell’elettricità: l’82% delle donne intervistate ha detto che la fornitura è peggiorata o non è migliorata rispetto al 2006. Un terzo ha elettricità al massimo tre ore al giorno; due terzi al massimo sei ore.</p>
<p>Altri dati contenuti nel rapporto diffuso oggi:</p>
<p>* Per il 45% delle intervistate, la situazione del reddito è peggiorata nel 2008, rispetto al 2007 e al 2006<br />
* Il 33% non riceve assistenza umanitaria dal 2003<br />
* Il 76% delle vedove non riceve una pensione dal governo<br />
* Quasi metà delle donne intervistate dicono che è più difficile avere assistenza sanitaria di qualità rispetto al 2006 e al 2007<br />
* Il 40% delle donne che hanno figli hanno riferito che i loro figli – sia maschi che femmine – non frequentano la scuola.</p>
<p>Hobbs sottolinea che &#8220;una intera generazione di iracheni è a rischio. Le madri sono costrette a fare scelte difficili, come se spendere i soldi per mandare i figli a scuola e ricevere assistenza sanitaria, oppure pagare per avere energia elettrica privata e acqua”.</p>
<p>&#8220;Queste sono scelte che nessuna madre dovrebbe dover fare, e non stanno mettendo a rischio solo le famiglie singole; stanno mettendo a rischio il futuro stesso dell’Iraq”, afferma il direttore esecutivo di Oxfam International.</p>
<p>I dati per il rapporto pubblicato oggi &#8211; dal titolo <a href="http://www.oxfam.org/sites/www.oxfam.org/files/oxfam-in-her-own-words-iraqi-women-survey-08mar2009.pdf" target="_blank">In Her Own Words: Iraqi Women Talk about their Greatest Concerns and Challenges</a> [pdf] – sono stati raccolti nel 2008, per conto di Oxfam, dall’Ong irachena “al Amal”, intervistando un campione di circa 1.700 donne, di estrazione diversa, residenti sia in zone urbane che rurali, in cinque delle 18 province dell’Iraq: Baghdad, Bassora, Ninive, Ta’amim, e Najaf. Le rilevazioni sono state completate a fine maggio 2008.</p>
<p>Oxfam ha ritirato il proprio personale dall’Iraq nel 2004, a causa del deteriorarsi delle condizioni di sicurezza, e oggi sostiene le organizzazioni che operano tuttora nel Paese.</p>
<p>[O.S.]</p>
<p><a href="http://www.oxfam.org/en/pressroom/pressrelease/2009-03-08/iraqi-women-in-grip-silent-emergency-despite-security-gains" target="_blank">Il comunicato stampa di Oxfam</a></p>
<p><span style="font-weight:bold;">Leggi il rapporto:</span></p>
<p><a href="http://www.oxfam.org/sites/www.oxfam.org/files/oxfam-in-her-own-words-iraqi-women-survey-08mar2009.pdf" target="_blank">In Her Own Words: Iraqi Women Talk about their Greatest Concerns and Challenges</a> [pdf]</p>
<p><span style="font-style:italic;">da <span style="font-weight:bold;">osservatorioiraq.it</span></span></p>
<p>http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&#38;op=viewarticle&#38;artid=8843</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le vedove vendute in India dai suoceri]]></title>
<link>http://indonapoletano.wordpress.com/2008/11/24/le-vedove-vendute-in-india-dai-suoceri/</link>
<pubDate>Mon, 24 Nov 2008 05:49:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>Nello</dc:creator>
<guid>http://indonapoletano.wordpress.com/2008/11/24/le-vedove-vendute-in-india-dai-suoceri/</guid>
<description><![CDATA[Vedove vendute o utilizzate come schiave per fare i lavori piu&#8217; pesanti o umili. E&#8217; la t]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Vedove vendute o utilizzate come schiave per fare i lavori piu&#8217; pesanti o umili. E&#8217; la tradizione indiana della &#8221;Ruka&#8221; tuttora esistente nella comunita’ di Handi Koracha, nell&#8217;India meridionale, che vive al confine tra gli stati del Karnataka e dell&#8217;Andhra Pradesh, secondo la quale, al momento del matrimonio i genitori dello sposo regalano alla sposa un sacchetto con delle monete. Questa e’ considerata una promessa solenne da parte di lei che sara’ al servizio del marito e dei suoceri per tutta la vita. In caso di morte del marito i suoceri sono quindi legittimati a venderla o cederla a terzi, se non ne hanno piu’ bisogno o se ritengono che mantenerla sia troppo dispendioso. Le vedove vendute vengono poi utilizzate dai loro nuovi padroni per pulire i maiali o per altri lavori simili. ‘’E’ ancora una pratica molto diffusa – ha raccontato al Times of India Sunkappa, un vecchio membro della comunita’ – ancora oggi si fa una vera e propria compravendita di vedove’’. Il Governo indiano, al corrente di questa situazione, ha in piu’ occasioni promesso di intervenire ma finora nulla sembra essersi mosso. Il Ministro per il welfare indiano, D. Sudhakar, ha detto di essere rimasto scioccato nell’apprendere dell’esistenza di queste pratiche e di voler provvedere per fornire a queste donne sventurate case ed assistenza, oltre a promuovere campagne di sensibilizzazione e di istruzione nell’ambito della comunita’ Handi Koracha. Ma sono in molti a denunciare il fatto che, ad li la’ delle parole e delle promesse, il problema non e’ mai stato seriamente affrontato. Numerose organizzazioni non governative stanno da tempo occupandosi del fenomeno. Wimochana, una ONG di Bangalore, ha condotto lo scorso anno uno studio sulla diffusione della ‘’Ruka’’. ‘’Non e’ stato facile ottenere dei risultati significativi – spiega Madhu Bhushan, membro della ONG Wimochana – perche’ la gente e’ ancora reticente a parlarne. C’e’ una sorta di omerta’. Comunque stiamo lavorando per cercare di creare consapevolezza del problema fra la gente, anche se e’ il governo che dovrebbe fare dei passi in avanti per educare questa comunita’ e sradicare queste assurde pratiche, frutto soprattutto dell’ignoranza’’. </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[La guerra assurda e le messe per i defunti]]></title>
<link>http://ecumenici.wordpress.com/2008/11/03/la-guerra-assurda-e-le-messe-per-i-defunti/</link>
<pubDate>Mon, 03 Nov 2008 20:37:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>ecumenici</dc:creator>
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<description><![CDATA[Caro Giorgio Saglietti, ti ringrazio della corrispondenza odierna; mi preme precisare un dettaglio n]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em>Caro Giorgio Saglietti,</em></p>
<p><em>ti ringrazio della corrispondenza odierna; mi preme precisare un dettaglio non trascurabile ossia che i territori italiani (escluso Fiume ma compresa parte della Dalmazia e il protettorato dell’Albania) erano stati già ottenuti a tavolino mediante trattative diplomatiche. Della vicenda non fu nemmeno informato il nostro Parlamento di allora, se non quasi al termine del conflitto…</em></p>
<p><em>Come dire la borghesia aveva bisogno di fare affari con la produzione bellica. I politici facevano i loro scaltri giochi di calcolo. Ma quello che interessa qui approfondire anche sotto il profilo teologico è capire  a chi importano poi i morti se servivano alle casse religiose i soldi delle famiglie per celebrare le messe dei defunti. Ti risulta forse che quel denaro veniva dalla  chiesa  redistribuito ai poveri, agli orfani e alle vedove  oppure vi sono persone che credevano e credono ancora oggi che esista il purgatorio, nonostante l’assenza di prove scritturali? </em></p>
<p><em>Dante fa parte della letteratura italiana e non della Rivelazione. Lasciamo pure Dante al comico Benigni, per delle letture partecipate,  ma della Bibbia preferiamo occuparcene noi che la leggiamo ogni giorno. Quello è il nostro pane quotidiano, a cui ci ancoriamo nella libertà dello Spirito.</em></p>
<p><em>Un caro saluto</em></p>
<p><em>Maurizio Benazzi</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>PS:_Ricordiamo agli amici che non è possibile iscriversi alla mailing list con indirizzi elettronici che iniziano con la parola info@&#8230; Ci scusiamo con oltre 130 gruppi che non abbiamo potuto far migrare su Yahoo, in base a regole che non abbiamo deciso noi.  Scusaci anche tu Pasquale.</em></p>
<p><em> </em><br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p><strong>Cosa canteremo il 4 di novembre? &#8211; Franco Berardi detto Bifo</strong></p>
<p>Ottobre 28, 2008<br />
Il Ministro della Difesa ha dato disposizione che il 4 novembre in duecento scuole superiori si tengano discorsi di persone inviate dall’esterno per celebrare quel giorno che sui calendari è segnato come il giorno delle Forze Armate, e nella retorica patriottarda viene definito come il giorno della vittoria.<br />
Davvero il 4 novembre è un giorno da festeggiare? C’è qualcosa di cui andare orgogliosi in quella orrenda inutile carneficina che fu la prima guerra mondiale? C’è qualcosa della partecipazione italiana alla prima guerra mondiale di cui andare orgogliosi? In quali condizioni quella guerra si svolse? Perché l’Italia partecipò a quella guerra? Perché l’Italia scelse di partecipare dalla parte dell’Inghilterra e della Francia piuttosto che dalla parte dell’Austria e della Germania, con cui aveva da tempo stretto un’alleanza? Quanti italiani morirono in quella bella guerra? E quali furono gli italiani che si arricchirono con quella guerra? E quanti degli italiani che si arricchirono presero parte attiva in quella guerra?<br />
Queste sono le domande alle quali il ministro della difesa Ignazio La Russa dovrebbe rispondere.<br />
Ma siccome sappiamo che il Ministro non risponderà, siccome sappiamo che gli esperti che il Ministero della Difesa mobiliterà non risponderanno, allora a queste domande dobbiamo rispondere noi.</p>
<p>breve storia di una lunga guerra</p>
<p>Quando, nel giugno del 1914 uno studente nazionalista serbo uccise l’arciduca Ferdinando, fratello dell’Imperatore d’Austria, l’Europa si trovò di fronte alla prospettiva di una guerra.<br />
Il continente era a quel tempo diviso in due schieramenti opposti: in uno di questi si trovavano la Francia la Gran Bretagna e la Russia. Nell’altro si trovavano la Germania l’Austria e l’Italia.<br />
Pochi giorni dopo l’assassinio dell’Arciduca l’Austria pose condizioni durissime alla Serbia, e la Serbia le accettò tutte, tranne una: gli austriaci avrebbero voluto entrare in Serbia per arrestare il colpevole, mentre la Serbia rispose lo arrestiamo noi ed effettivamente Gavrilo Prinzip, responsabile di quell’omicidio venne arrestato. Ma all’Austria non bastava, per cui l’Impero aggredì la Serbia. Dietro quella decisione c’era la fragilità dell’Impero austro-ungarico che cercava con una guerra di rinsaldare il suo potere declinante, e c’era soprattutto la pressione dell’imperialismo tedesco, che voleva modificare l’equilibrio europeo e si proponeva di umiliare la Francia, nemico da lungo tempo del Reich.<br />
La Francia e la Russia erano alleate della Serbia, per cui nel 1914 si delineava una guerra franco-tedesca a occidente e una guerra austro-russa ad oriente. Che c’entrava l’Italia?<br />
L’Italia era alleata dell’Austria, ma appena la guerra si presentò gli italiani si resero conto che non avevano nessuna voglia di combattere a fianco dei loro alleati. Il patto di alleanza li avrebbe costretti ad intervenire se la guerra avesse avuto carattere difensivo, ma siccome l’Austria aveva iniziato la guerra, ed era dunque il paese aggressore (anche se c’era stata una provocazione di cui la Serbia non era responsabile come stato). L’Italia aveva dunque buone ragioni per non intervenire a fianco dell’Austria. Semmai gli italiani avevano rivendicazioni da avanzare contro l’Austria, infatti l’Impero austro-ungarico manteneva il dominio dei territori del trentino e del triestino.<br />
Quando l’Austria dichiarò guerra alla Serbia, sapendo che gli italiani non avevano intenzione di seguirla, pensarono bene di evitare un tradimento completo degli italiani, e offrirono la garanzia che Trento e Trieste sarebbero state restituite alla fine della guerra se l’Italia si fosse astenuta dall’intervenire.<br />
La neutralità era dunque la condizione naturale per l’Italia, e Giolitti, che era allora Primo Ministro italiano, fece del suo meglio per difendere questa posizione, appoggiato dai socialisti e dai cattolici che non volevano che il paese venisse coinvolto in una guerra che si annunciava dura, sanguinosa e che per l’Italia sarebbe soprattutto stata inutile.</p>
<p>Purtroppo esisteva in Italia una componente nazionalista che univa studenti esaltati desiderosi di menare le mani e borghesia industriale che sperava di poter guadagnare maggiori profitti dall’intervento che dalla neutralità. Inoltre un gruppo politico, guidato da un maestro elementare romagnolo di nome Benito Mussolini cominciò ad acquistare potere dall’incitazione quotidiana alla guerra. I nazionalisti accusarono Giolitti di essere un codardo e accusarono i socialisti di essere “panciafichisti”. Solo partecipando alla guerra, secondo le loro menti irragionevoli, si sarebbe potuta realizzare una vera unità nazionale, e solo partecipando alla guerra l’Italia avrebbe conquistato il rispetto delle altre nazioni europee, e avrebbe potuto partecipare alle trattative per la spartizione post-bellica.<br />
Dirigenti politici italiani incontrarono a Londra dirigenti francesi e inglesi che promisero mare e monti se l’Italia avesse attaccato da sud l’Austria che fino al giorno prima era un alleato, e che aveva promesso di cedere su tutte le richieste in cambio della neutralità.</p>
<p>Nel 1915, i nazionalisti riuscirono a imporre al Parlamento il rovesciamento delle alleanze. L’alleanza con Austria e Germania viene tradita a favore di un’alleanza con Francia e Inghilterra, e la guerra viene preparata apertamente.<br />
In parlamento solo i socialisti si oppongono. Filippo Turati dichiara: “Noi restiamo socialisti. Faccia la borghesia italiana la sua guerra, nessuno sarà vincitore, tutti saranno vinti.” Ma ormai gli eventi precipitano, il tradimento è compiuto.<br />
Il 9 maggio Giolitti commenta le decisioni che si stanno prendendo in un parlamento ormai succube dei fanatici con queste parole: “Spezzare il trattato adesso, passare dalla neutralità all’aggressione è un tradimento come ce n’è pochi nella storia.”<br />
In un messaggio al popolo, Francesco Giuseppe, Imperatore austriaco dice:<br />
“Il re d’Italia mi ha dichiarato guerra. Un atto di infedeltà, di cui la storia non conosce l’eguale è stato perpetrato dal regno d’Italia verso i suoi due alleati. Dopo un’alleanza di trenta anni durante la quale ha potuto accrescere il suo territorio e sviluppare un insospettato benessere l’Italia ci ha abbandonati nell’ora del pericolo e a bandiere spiegate è passata nel campo dei nostri nemici. Noi non abbiamo minacciato l’Italia non abbiamo toccato il suo prestigio non abbiamo intaccato il suo onore e interessi, noi abbiamo seguito i doveri dell’alleanza e abbiamo offerto il nostro scudo quando è scesa in campo. Abbiamo fatto di più: quando l’Italia ha spinto il suo sguardo avido oltre i nostri confini ci eravamo decisi a grandi e dolorosi sacrifici per mantenere la pace e salvare l’alleanza. Ma l’avidità dell’Italia non poté essere placata perché pensava di poter sfruttare il momento.”<br />
Come negare che Francesco Giuseppe avesse qualche ragione? I nazionalisti italiani si resero in quel momento odiosi a chiunque non fosse indegno come loro. Odiosi agli austriaci e ai tedeschi traditi, ma anche odiosi per i francesi e gli inglesi, che usarono dei servigi militari (scarsissimi) che gli italiani poterono offrire, ma non li considerarono mai alleati bensì soltanto &#8211; quali erano &#8211; servi. E dimostrarono di disprezzare gli italiani quando, dopo la fine della guerra, al Congresso di Versailles, le richieste italiane vennero trattate con assoluta indifferenza da francesi inglesi e americani, che si consideravano, ed erano, i veri vincitori e consideravano gli italiani per quello che erano: degli utili traditori.</p>
<p>chi pagò per quella guerra?</p>
<p>Ma chi pagò per quella guerra inutile? Come sempre nella guerra pagarono coloro che non c’entravano niente, coloro che non avevano nulla da guadagnare dalla guerra e che non l’avevano voluta: i contadini meridionali che non sapevano neanche cosa fosse l’Austria e gli operai che avevano manifestato sotto le bandiere pacifiste contro il nazionalismo.<br />
La conduzione della guerra fu un esempio di viltà e di incompetenza da parte di coloro che avevano trascinato il paese nell’abisso. A Caporetto i morti italiani furono 11.000 i feriti 19.000, i prigionieri 300.000, 400.000 furono gli sbandati. Ancor più grave fu la battaglia di Gorizia, che costò 40.000 morti italiani.<br />
Nel frattempo però la Francia e l’Inghilterra combattevano contro i tedeschi sul fronte occidentale, e gli americani si preparavano ad intervenire, dopo che i russi, in seguito alla rivoluzione comunista del 1917, avevano deciso di abbandonare la guerra. L’intervento americano fu decisivo e accelerò i tempi della sconfitta degli austro-tedeschi.<br />
Non ci fu dunque nessuna vittoria italiana. Ci fu una vittoria degli alleati occidentali contro l’alleanza austro-tedesca. E i nazionalisti italiani- traditori che avevano sulla coscienza la morte di decine di migliaia di soldati, si fecero belli di una vittoria che non esisteva. Al Congresso di Versailles la falsità di quella vittoria imbecille risultò chiara. I francesi e gli inglesi si rifiutarono persino di stare ad ascoltare le richieste di Salandra e Sonnino, il nuovo primo ministro e il ministro della difesa del Regno d’Italia. Quei due rappresentanti di un paese straccione e codardo che aspirava ad essere un paese imperialista ed aggressore, volevano la Dalmazia, l’Albania l’Etiopia e chissà cosa d’altro. I paesi imperialisti<br />
e aggressori veri, coloro che nel crimine e nella sopraffazione erano dei professionisti risero dei dilettanti italiani e Salandra Sonnino lasciarono il Congresso senza neppure essere salutati. Nasceva così il mito della vittoria mutilata, da cui trasse energia il partito nazionale fascista fondato da Benito Mussolini sull’onda dell’umiliazione e del rancore.</p>
<p>Canteremo?<br />
Qualcuno può pensare che questo cumulo di idiozia tradimento ed infamia debba essere celebrato nelle scuole di un paese civile, come vorrebbe il Ministro della Difesa, questo signore col pizzetto che si chiama Ignazio la Russa? Qualcuno può cantare “Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio dei primi fanti il 24 maggio?” per celebrare quella vergogna e quel crimine?<br />
Forse il 4 novembre canteremo, se ne avremo voglia. Ma per quel che mi riguarda io canterò</p>
<p>befolk-gorizia</p>
<p>La mattina del cinque d’agosto<br />
si muovevan le truppe italiane<br />
per Gorizia, le terre lontane<br />
e dolente ognun si partì</p>
<p>Sotto l’acqua che cadeva a rovesci<br />
grandinavan le palle nemiche<br />
su quei monti, colline e gran valli<br />
si moriva dicendo così:</p>
<p>O Gorizia tu sei maledetta<br />
per ogni cuore che sente coscienza<br />
dolorosa ci fu la partenza<br />
e il ritorno per molti non fu</p>
<p>O vigliacchi che voi ve ne state<br />
con le mogli sui letti di lana<br />
venditori di noi carne umana<br />
questa guerra ci insegna a lottar</p>
<p>Voi chiamate il campo d’onore<br />
questa terra di là dei confini<br />
Qui si muore gridando assassini<br />
maledetti sarete un dì</p>
<p>Cara moglie che tu non mi senti<br />
raccomando ai compagni vicini<br />
di tenermi da conto i bambini<br />
che io muoio col tuo nome nel cuor</p>
<p>Traditori signori ufficiali<br />
Che la guerra l’avete voluta<br />
Scannatori di carne venduta<br />
E rovina della gioventù</p>
<p>O Gorizia tu sei maledetta<br />
per ogni cuore che sente coscienza<br />
dolorosa ci fu la partenza<br />
e il ritorno per molti non fu.</p>
<p>brevissima storia di quello che accadde dopo</p>
<p>L’infamia del comportamento dei nazionalisti che spinsero il paese a partecipare alla prima guerra mondiale è superata<br />
soltanto dall’infamia dei nazionalisti italiani che portarono l’Italia all’intervento nella seconda guerra mondiale.<br />
In quell’occasione effettivamente ogni record di codardia e di imbecillità fu battuto.<br />
L’entrata in guerra dichiarata da Mussolini il 10 giugno 1940 con un discorso che rimane alla storia per la sua ipocrisia e per la sua falsità.<br />
“L’ora delle decisioni irrevocabili è giunta” disse Mussolini che fino a pochi istanti prima aveva tentennato, e aveva pensato che forse non era il caso di entrare in quella guerra che Hitler aveva iniziato improvvisamente, cogliendo di sorpresa l’alleato italiano, che attendeva sì la guerra, ma l’attendeva per il 1942.<br />
Mussolini sapeva che l’esercito italiano non era preparato, perciò aveva dichiarato in un primo momento che il paese sarebbe rimasto in una posizione di “non belligeranza”.<br />
Ma il 1 settembre 1939 le truppe di Hitler avevano invaso la Polonia, e in poche settimane avevano occupato tutto il territorio. Poi le truppe tedesche avevano attaccato e sottomesso la Norvegia, e infine nella primavera del 1940 avevano iniziato l’assalto contro la Francia, giungendo in poche settimane fino a Parigi, e sottomettendo il paese all’ordine militare nazista.<br />
A quel punto Mussolini &#8211; spinto dai suoi seguaci più vigliacchi e più estremisti &#8211; pensò che Hitler avrebbe ineluttabilmente vinto la guerra, anzi che la guerra era già vinta. Perché non intervenire, allora? Non sarebbe forse stata una passeggiata? Non si sarebbe forse così aperta la strada a un ruolo egemone dell’Italia?<br />
A un generale che gli faceva notare che avrebbe potuto esserci qualche problema perché l’esercito non era preparato al conflitto, Mussolini disse: “Ho bisogno solo di qualche migliaio di morti da gettare sul tavolo delle trattative.”<br />
Così pensano così ragionano i fascisti: qualche migliaio di morti da gettare sul tavolo delle trattative.<br />
E così il 10 giugno Mussolini dichiarò guerra alla Francia, il cui territorio era già interamente sottomesso alle truppe tedesche. I codardi da cui il Ministro La Russa discende aggredirono un paese già sconfitto, e qualcuno mormorò: “Vil Maramaldo, tu uccidi un uomo morto.”<br />
Come andarono poi le cose lo sappiamo. La partecipazione italiana alla seconda guerra mondiale fu una spaventosa catastrofe. L’invasione della Grecia (cui Mussolini voleva spezzare le reni) si rivelò un rovescio perché la resistenza greca respinse gli aggressori. Poi la vittoria certa di Hitler si rivelò un’illusione e alla fine il conflitto costò centinaia di migliaia di morti, la rovina del paese, la guerra civile, l’umiliazione e la vergogna da cui solo la Resistenza &#8211; cui inizialmente parteciparono poche minoranze coscienti che non si erano piegate al consenso &#8211; riscattò, parzialmente, il paese.</p>
<p>nota finale su quel che accade adesso</p>
<p>Ma fin qui si tratta di storia, ora parliamo del tempo presente.<br />
Gli stessi codardi imbecilli che trascinarono l’Italia nella prima guerra mondiale, gli stessi che venti anni dopo trascinarono il paese nel secondo conflitto sono oggi al governo di Roma, sono oggi ministri della difesa e dell’istruzione, e mentre ci chiamano a cantare il Piave tutti in piedi e sull’attenti, stanno trascinando il paese in un nuovo conflitto, non meno criminale e non meno perdente dei due precedenti.<br />
Come Mussolini trascinò l’Italia in una guerra che sembrava già vinta e invece si rivelò ben presto un inferno e si risolse in una sconfitta &#8211; così Berlusconi nel 1993 ha creduto alle parole del suo amico George W Bush: Mission accomplished.<br />
La guerra è già vinta, pensò il furbissimo Berlusconi, perché non approfittarne? E spedì le truppe italiane in Iraq. E, con l’accordo delle stesse opposizioni, spedì le truppe italiane anche in Afghanistan.<br />
Non erano guerre vinte in partenza, come assicurava l’alleato americano?<br />
Quelle guerre non solo non erano vinte in partenza, ma sei anni dopo tutti vedono bene che quelle guerre sono perse.<br />
E’ persa la guerra in Iraq, che pure è costata diciassette morti all’Arma dei carabinieri (diciassette morti che stanno sulla coscienza di Berlusconi e dei suoi amici, diciassette morti cui il tiranno ridente non ha ancora chiesto scusa).<br />
E’ persa la guerra in Iraq dopo centomila vittime civili innocenti, dopo violenze, torture, massacri che hanno avvelenato il rapporto tra l’Occidente e un miliardo di musulmani nel mondo.<br />
Ma anche la guerra in Afghanistan si è rivelata un fallimento colossale. Quella guerra è nata dal desiderio cieco di vendetta da parte del gruppo dirigente repubblicano, incapace di arrestare il gruppo dirigente di Al Qaida.<br />
Sei anni dopo quella vendetta si sta rivelando un terribile errore: l’Occidente sta perdendo quella guerra e al Qaida ha piegato il gruppo dirigente americano, lo ha sconfitto di fronte a tutto il mondo.<br />
L’aggressione al popolo afghano ha permesso a un gruppo di criminali terroristi islamici di acquistare una statura gigantesca, la statura di un gruppo che riesce a sconfiggere la più grande potenza militare di tutti i tempi.<br />
Bel risultato davvero.<br />
L’idea che fosse possibile sottomettere un popolo con bombardamenti che hanno ucciso migliaia di civili, si è rivelata un’idea imbecille.<br />
Ma quella guerra non è finita. Per quanto la sconfitta dell’occidente sia evidente, i fanatici militaristi  non la vogliono ancora riconoscere. Truppe italiane sono impegnate su quel fronte, e non sappiamo quali sviluppi avrà la situazione nei prossimi mesi e nei prossimi anni.<br />
Il Ministro della Difesa italiano, incurante del ridicolo e della vergogna intende continuare nella sua guerra, intende rafforzare il contingente ed esporlo a pericoli crescenti. La guerra è del resto la sola prospettiva che rimane a questa classe dirigente, ora che hanno distrutto l’economia e si preparano a smantellare quel che resta delle strutture sociali.<br />
Quando si fa la guerra è indispensabile mettere da parte l’intelligenza, è necessario che i cittadini si trasformino in sudditi ubbidienti, è necessario che nessuno abbia strumenti culturali per un pensiero indipendente.<br />
Ecco allora che coloro che vogliono la guerra vogliono anche distruggere la scuola.<br />
Ecco allora che le spese militari aumentano con i governi di destra come con quelli di centro sinistra (durante il governo Prodi la spesa militare italiana è aumentata del 23%, mentre la spesa per la scuola e la ricerca veniva ridotta).<br />
Ecco allora che il Ministro dell’Istruzione vara una riforma che punta a distruggere la scuola pubblica proprio mentre il Ministro della Difesa invita gli studenti a cantare canzoni indecenti.</p>
<p>Al momento di marciare molti non sanno<br />
Che alla loro testa marcia il nemico.<br />
La voce che li comanda<br />
È la voce del loro nemico<br />
E chi parla del nemico<br />
È lui stesso il nemico</p>
<p>Bibliografia per chi volesse saperne di più</p>
<p>Gian Enrico Rusconi: L’azzardo del ‘15<br />
R. Bencivenga: Saggio critico sulla nostra guerra, Roma, 1930<br />
Isnenghi Rochat: La Grande Guerra 1914-1918, Firenze, 2004<br />
George Mosse: Le guerre mondiali. Dalla tragedia al mito dei caduti, Bari, 2005<br />
Renzo de Felice: Intervista sul fascismo, Bari 1999</p>
<p>L’Italia è in guerra anche oggi.<br />
L’Afghanistan, la disfatta che cercano di nascondere.<br />
Distruggono la scuola e preparano la guerra.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.rekombinant.org/">http://www.rekombinant.org/</a> 26 ottobre 2008</p>
<p>Ricevuto da Centro Studi Sereno Regis &#8211; Via Garibaldi, 13 &#8211; 10122 Torino &#8211; Tel.             +39 011532824                    +39 011549005        &#8211; Fax +39 0115158000<br />
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