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	<title>verita-o-finzione &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "verita-o-finzione"</description>
	<pubDate>Tue, 05 Jan 2010 02:36:38 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Ipotesi di donna]]></title>
<link>http://maialiniallabirranelsalotto.wordpress.com/2008/06/24/ipotesi-di-donna/</link>
<pubDate>Mon, 23 Jun 2008 23:47:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>Kumagoro</dc:creator>
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<description><![CDATA[Poco più di tre anni fa incontrai in rete una ragazza che mi disse: &#8220;Mi piace come scrivi. Scr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><em>Poco più di tre anni fa incontrai in rete una ragazza che mi disse: &#8220;Mi piace come scrivi. Scrivi qualcosa per me&#8221;.   Per tutta l&#8217;estate avrebbe dovuto svegliarsi  presto per motivi che mi rimasero ignoti; trovare ogni tanto una mia lettera  ad aspettarla    l&#8217;avrebbe consolata. Così fu, e lei mi rispondeva circa una volta a settimana. </em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Una notte le scrissi quanto segue. A volte mi solletico con l&#8217;idea di  trasformarlo in un romanzo composto da una sequenza   di 92 variazioni autoreferenti concatenate.  In tal caso, questo potrebbe considerarsi un test di lettura dei primi 5 paragrafi. Oppure un teaser.</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Ma più che altro c&#8217;è che ho perso contatto con quella ragazza, dopo quell&#8217;estate di tre anni fa.</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Perciò Stefania, se per caso mi leggi, mi piacerebbe sapere dove sei ora e com&#8217;è finita  con James Hillman, l&#8217;avidya e tutto il resto.</em></p>
<p><a href="http://maialiniallabirranelsalotto.files.wordpress.com/2008/06/cocteau.jpg"></a></p>
<p style="text-align:center;"><img class="size-full wp-image-268  aligncenter" src="http://maialiniallabirranelsalotto.wordpress.com/files/2008/06/cocteau.jpg" alt="" width="423" height="317" /></p>
<p style="text-align:justify;">La presupposta verità del mondo non è più rilevante nella nostra vita delle nostre fantasie su di essa. Probabilmente lo è meno.</p>
<p style="text-align:justify;">Si potrebbero fare molte ipotesi su di te, creatura sfuggente, che vanti i tuoi risvegli mattutini precoci a tempo determinato, e pretendi da me fiabe del buongiorno. Ah, ma io non cadrò nella trappola! Non ti darò soddisfazione! Non scriverò per il tuo divertimento, come un orsetto ammaestrato desideroso di attenzione!<br />
Io sono molto impegnato. E anche il mio ospite umano lo è.<br />
Abbiamo gente da vedere, cose da fare, luoghi da visitare, e molte storie ancora da raccontare, per chi vuole ascoltare&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">1. MATRIARCALE<br />
La prima ipotesi è che tu sia incinta, e fra le varie disfunzioni ormonali causate dal tuo stato c&#8217;è il risveglio anticipato, seguito da nausee e malesseri. Entri nel sesto mese, e le cose stanno peggiorando, oltretutto il tuo gatto (di nome Nyarlathotep) comincia ad essere geloso, ti salta addosso quando ti siedi davanti al computer e ti distrugge ad artigliate un vestito dopo l&#8217;altro nell&#8217;armadio, mentre il pancione ormai ti impedisce di bloccarlo prima che si nasconda sotto il letto. Non vedi l&#8217;ora che arrivi la fatidica data di inizio settembre, anche se il ginecologo ti ha consigliato di leggere uno di quei libri che spiegano come la gravidanza sia il momento più bello nella vita di una donna. È un manuale scritto da una psicologa americana: il risvolto di copertina dice che ha avuto otto figli dai suoi cinque mariti, e che adesso ha quarantacinque anni ed è felicemente single.<br />
Il tuo problema è che sai benissimo di chi è il figlio che aspetti (non vuoi che i dottori te lo confermino ma sei sicura che sarà un maschio: lo chiamerai Guglielmo), però non hai potuto dirglielo, perché era il ragazzo con cui stavi da tre anni, la persona a cui hai voluto più bene nella tua vita (dopo tuo fratello, tragicamente scomparso in Kosovo), e che hai teneramente aiutato ad accettare la propria omosessualità latente. Ora vive da tre mesi una relazione meravigliosa con un giovane ostetrico conosciuto in un gruppo di terapia, e tu non vuoi rovinargli la vita. Ma ti chiedi anche come riuscirai a dare un papà al tuo Guglielmo. Per fortuna che almeno non hai fatto castrare Nyarlathotep: il pensiero ti risolleva.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">2. SPIRITUAL-LETTERARIA<br />
Stai passando l&#8217;estate in un convento, in cerca di concentrazione per scrivere il tuo primo romanzo. No, il tuo <em>nuovo</em> romanzo: continui a ripeterti che non sono granché, ma il tuo editore continua a chiedertene uno dopo l&#8217;altro. All&#8217;inizio erano storie d&#8217;amore, ma da qualche tempo hai cominciato a provare un sano rigetto per quella dimensione idealizzata che piaceva tanto alle tue lettrici, e hai preso a scrivere storie nere in cui ti sei divertita a eliminare sistematicamente e in modo efferato i personaggi dei romanzi precedenti. Le tue lettrici ti hanno seguita fedelmente nel tuo percorso, oppure hai trovato nuove lettrici. Ora vuoi provare a scrivere qualcosa di veramente tuo, per questo consideri &#8220;Titolo di lavorazione&#8221; il tuo <em>primo</em> romanzo a tutti gli effetti.<br />
La tua celletta è accogliente, hai una piccola tv e persino una presa telefonica a cui collegare il tuo portatile (anche se la connessione a internet non è molto stabile, e funziona più o meno una volta a settimana). Peccato solo che la badessa, nella camera accanto alla tua, faccia un gran casino quando si alza la mattina per la preghiera delle sei e mezza. Ti ricorda la protagonista del tuo secondo romanzo: una scrittrice americana quarantacinquenne che si vantava di essere felicemente single dopo aver avuto otto figli da cinque mariti. Com&#8217;è che l&#8217;avevi fatta morire? Ah sì, soffocata dal gatto geloso. Il pensiero ti risolleva.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">3. SPIRITUAL-LENITIVA<br />
Stai passando l&#8217;estate in un convento, dopo aver vissuto l&#8217;anno peggiore della tua vita: tuo fratello è morto in Kosovo (era lì per scrivere il suo primo romanzo, è stato investito mentre cercava di salvare un gatto che attraversava la strada), il tuo ragazzo si è infine scoperto omosessuale, e a causa del trauma hai perso il bambino che aspettavi da lui.<br />
La tua celletta è accogliente, hai una piccola tv e persino una presa telefonica a cui collegare il tuo portatile (che però è un po&#8217; scassato: ogni tanto lo trovi acceso quando dovrebbe essere spento). La badessa, nella camera accanto alla tua, cerca di essere la più silenziosa possibile quando si alza la mattina per la preghiera delle sei e mezza. Ma tu la senti lo stesso: continui a svegliarti all&#8217;alba come quando aspettavi Guglielmo. Quando ti succede non riesci più a riaddormentarti, e la tua analista (una simpatica signora di origine americana, che dicono abbia avuto otto figli da cinque mariti) è sicura che questi risvegli traumatici smetteranno con l&#8217;arrivo di settembre, quando sarà passata la data prevista per il parto. Nel frattempo hai deciso di cercare la pace fra queste sacre mura, ma senza grosso risultato. Non potendo sopportare di restare stesa nel letto a fissare il nudo soffitto di pietra antica, aspetti che le religiose si riuniscano nella cappella, ed esci di soppiatto dalla tua stanza, scalza e con addosso solo una camicia da notte bianca che ti arriva appena sopra il ginocchio. Ti senti un po&#8217; matta, ma la sensazione dei piedi nudi a contatto con il pavimento in qualche modo ti conforta. Ieri il tuo girovagare ti ha portato a oltrepassare il chiostro, e ti sei specchiata per qualche istante nella piccola fontana al centro: incredibilmente la tua immagine ti è sembrata attraente, cosa che non ti succedeva da quando avevi diciassette anni. Un rumore ti ha distolto da questi pensieri: c&#8217;era una ragazza che ti guardava dal porticato nord, una ragazza vestita più o meno come te, ma poco più che adolescente. Appena hai incontrato il suo sguardo, è scappata via. Quindi non sei l&#8217;unica ospite delle consorelle: il pensiero ti risolleva.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">4. CRONACHISTICA<br />
Sei di stanza a Nassiriya, aggregata al contingente italiano del reggimento Tuscania. Ti sei arruolata un anno fa, con il segreto intento di scrivere un libro sull&#8217;esperienza al tuo ritorno, previsto per inizio settembre. Hai fatto il corso e poi hai  richiesto immediatamente l&#8217;assegnazione in Iraq: essendo una delle poche donne a offrirsi, sei stata subito accettata. Nello stato maggiore sono convinti che le soldatesse possano funzionare bene sia nelle relazioni pubbliche ad uso propagandistico, sia nei rapporti con la popolazione locale: i civili maschi le temono meno e ne sono incuriositi, le donne sono più propense a confidarsi.<br />
La sveglia mattutina è impietosa, e il caldo comincia a farsi soffocante, il che ti impedisce di riprendere sonno anche quando non sei di guardia e vieni svegliata dalle compagne di camerata che si preparano a prendere servizio. Purtroppo hai sempre avuto il sonno leggero, e l&#8217;accesso internet è quasi sempre occupato.<br />
Nelle missioni di pattugliamento il tuo plotone lavora spesso congiuntamente ai reparti alleati: qui hai conosciuto una militare americana, una quarantacinquenne che ti ha raccontato di aver avuto otto figli da cinque mariti, prima di scoprirsi omosessuale. Non sai se trovarla simpatica o desiderare di ucciderla. Oltretutto non ti piace molto il modo in cui ti guarda, e a volte fa domande strane sulla tua vita privata: crede di essere la tua analista?<br />
Ti ricordi di quando tuo fratello Guglielmo, che hai sempre trattato come un figlio, voleva arruolarsi per andare in Kosovo, a diciassette anni. Per fortuna che si è innamorato, così l&#8217;idea gli è passata di mente. Ora ti scrive che la sua ragazza aspetta un bambino: nascerà proprio nei giorni del tuo congedo. Il pensiero ti risolleva.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">5. SOPRANNATURALE<br />
Non sai dire di preciso chi o cosa sei, ma ricordi esattamente il momento in cui sei diventata così: avevi diciassette anni e la tua matrigna, un&#8217;orribile americana che aveva sposato tuo padre in quinte nozze, voleva obbligarti ad abortire. Anche se frutto di una violenza, non potevi sopportare l&#8217;idea di perdere il tuo Guglielmo, allora avevi deciso di scappare di casa.<br />
Tuo fratello ti aveva procurato un contatto con la badessa di un convento in Kosovo, dove eri stata accolta da monache severe ma amichevoli. Non capivi una parola della loro lingua, ma non era importante, dato che la maggior parte di loro aveva fatto il voto del silenzio. Ogni mattina ti svegliavi alle sei e mezza e prendevi parte alla preghiera mattutina, nella cappella che dava sul lato nord del chiostro. Poi salivi sul camminatoio sopraelevato che si affacciava sulle mura esterne, e stavi lì a osservare il sole percorrere il cielo fino a guardarti dall&#8217;alto. Ogni giorno il suo abbraccio si faceva più caldo, man mano che quell&#8217;estate si consumava e il tuo ventre seguitava a lievitare: Guglielmo sarebbe arrivato a inizio settembre, e le consorelle ti avevano già assicurato l&#8217;assistenza di un ostetrico del vicino paese, un bel giovane dai modi femminei che popolava i maliziosi discorsi delle poche monache ancora libere di esprimersi ad alta voce.<br />
Ma una sera tardi la badessa, affranta, ti portò la notizia della morte di tuo fratello: ricordi di essere salita sul camminatoio, scalza e con addosso solo una camicia da notte bianca che ti arrivava appena sopra il ginocchio. La luna era così fredda su di te, illuminava a malapena le tue lacrime. Quando hai chiuso gli occhi e sei scivolata in avanti, non sai bene cosa sia successo o perché. Sai solo che da allora ti risvegli ogni mattina alle sei e mezza, e ti intrufoli fra le monache che pregano e sembrano non vederti né sentirti (che abbiano estremizzato il loro voto di distacco dal mondo?). I giorni sono diventati tutti uguali, settembre è passato più volte, e non ricordi più cosa dovesse succedere in quel mese. Ricordi che un tempo eri stata pesante, ora cammini leggera, ed entri ed esci non vista da ogni luogo. È rimasto solo un gatto a parlare con te, ma della sua lingua non capisci una parola.<br />
Adesso però c&#8217;è un&#8217;altra donna nel convento: la sua stanza è molto diversa dalla tua, piena di oggetti che non conosci; eppure lei ti sembra molto simile a te. Qualche volta hai usato la sua strana macchina da scrivere (da bambina sognavi di diventare una scrittrice). Lei non ti ha visto, o ha fatto finta di non vederti. Nessuno ti rivolge più la parola, e tu non sai più rivolgerla a nessuno, ma ormai ci sei abituata.<br />
Una volta tuo fratello ti aveva letto una poesia in prosa intitolata <em>Nyarlathotep</em>. C&#8217;era un verso che diceva così: &#8220;Io, che sono l&#8217;ultimo, parlerò al vuoto in ascolto&#8221;. Il pensiero ti risolleva.</p>
<p style="text-align:justify;">*	*	*</p>
<p style="text-align:justify;">Mi sono avvicinato? Mi sa di no.<br />
Però magari, se mi leggi la mattina presto, sei davvero ancora in camicia da notte. Circondata dai tuoi otto figli, naturalmente. (Non ricordo mai: Guglielmo è il più grande o il più piccolo?)</p>
<p><a href="http://maialiniallabirranelsalotto.files.wordpress.com/2008/06/twon.jpg"></a></p>
<p style="text-align:center;"><img class="size-full wp-image-269  aligncenter" src="http://maialiniallabirranelsalotto.wordpress.com/files/2008/06/twon.jpg" alt="" width="423" height="408" /></p>
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