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	<title>via-dei-servi &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "via-dei-servi"</description>
	<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 15:22:24 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Le strade di Firenze - V]]></title>
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<pubDate>Tue, 01 Apr 2008 03:22:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>sarmizegetusa</dc:creator>
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<description><![CDATA[VIA DEGLI ALFANI (Corriere Fiorentino di domenica 30 marzo 2008) Mi chiamo Niccolò e ho trent’anni. ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://maps.google.it/maps?f=q&#38;hl=it&#38;geocode=&#38;q=via+alfani,+firenze&#38;sll=40.723341,14.871422&#38;sspn=0.011514,0.020084&#38;ie=UTF8&#38;t=h&#38;z=16&#38;iwloc=addr">VIA DEGLI ALFANI</a> <i>(Corriere Fiorentino di domenica 30 marzo 2008)<br />
</i><br />
Mi chiamo Niccolò e ho trent’anni. La mia vita è tutta a Firenze, e la mia Firenze è tutta in via degli Alfani.<br />
Appena mi guadagnai il diritto di girar da solo, a dodici anni o poco più, ogni pomeriggio filavo al <i>New Computer Service</i>. Erano gli anni dell’Amiga e dei primi PC e lì si potevano comprare tutti i giochi, a prezzi accessibili anche per un bimbo. Se fossero piratati, non lo seppi mai. Arrivavo da via dei Pilastri, e spesso mi fermavo all’imbocco: non mi attirava tanto il banco del Montiloro con la madonna del Daddi, quanto quel san Sebastiano coi piedi sospesi: più che infilzato pareva impiccato.<br />
Qualche anno più tardi, l’attrazione principale divenne lo Stratagemma, oggi vicino al Duomo: lì passavo le giornate a spiar le scatole di giochi di ruolo dai titoli iniziatici e tutti scritti in inglese, e siccome alla fine giocavo sempre e solo a <i>Dungeons&#38;Dragons</i>, ogni volta non compravo che un pugno di dadi: a sei facce, a quattro, a otto, dodici e venti, ognuno incarnazione di un solido platonico. Più tardi esplose la mania delle carte di Magic, ed erano pomeriggi a scambiare, giocare al “Cardillac” – quanto mi dava noia quella “R” in più – e decantar le virtù di Draghi di Shivan e Angeli di Serra.<br />
Crebbi, mi chiamò la musica. Il Rock Bottom! Ai tempi era pieno di ragazzini, oggi ci trovi per lo più ultraquarantenni, e i dischi di Tim Buckley, Buffalo Springfield, Tangerine Zoo, Mystic Siva, </p>
<p><!--more--><br />
King Crimson e l’LP dei discorsi di Timothy Leary, addirittura, tutti al muro coi prezzoni da collezionisti bene in vista, ma qualcosa, del fascino di quegli anni, ancora resiste. Da quelle parti, pure, vidi quei pulcini stilizzati che altri chiamano “pea brain,” forse il primo esempio di street art italiana: uno, sbiadito, a sua volta resiste.<br />
Ero tanto affezionato a via degli Alfani che fui lì lì per iscrivermi a Lettere, pur essendo un cane in italiano e un mostro a matematica. Ci pensò mio padre a ficcarmi a forza a ingegneria, com’era giusto.<br />
Non smisi di andare nella mia via. Il bar nella piazzetta era buono per lumar le studentesse: passando le mattine in una facoltà di maschi, ne avevo un gran bisogno; nei volantini affissi al muro leggevo chi avrebbe suonato all’Emerson o al CPA, e le aule aggiunte di lettere e filosofia erano buone per cercare tranquillità e leggere al fresco, che l’aria era di chiesa.<br />
Passò qualche anno, trovai una ragazza, conosciuta sotto Santa Maria degli Angeli. Insieme ridemmo della scritta  “andate a lavorare,” che qualcuno aveva lasciato sulla targa degli Amici dei musei fiorentini: nella sua ferocia, era più fiorentina degli stessi musei e dei loro amici. La prima volta che uscimmo, la portai alla latteria di via degli Alfani. Siamo ancora insieme; per quanto riguarda la latteria, invece, dopo che vidi il prezzo delle fette di torta che mangiammo, ci tornai sempre con la massima cautela.<br />
Oggi vivo in un’altra parte di Firenze, ma agli Alfani vado ancora. La via è cambiata: meno di altre, ma ha comunque pagato lo svuotamento del centro. Ci sono tre Internet point, tre empori di bigiotteria e un kebabbaro. Il negozino “tutto a un euro” non c’è, ma solo perché l’han fatto in via dei Servi, lì accanto.</p>
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