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	<title>vite-periferiche &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/vite-periferiche/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "vite-periferiche"</description>
	<pubDate>Wed, 30 Dec 2009 08:19:59 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Genti dolorose - di Luca ARIANO]]></title>
<link>http://rebstein.wordpress.com/2008/07/17/genti-dolorose-di-luca-ariano/</link>
<pubDate>Thu, 17 Jul 2008 10:00:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>francescomarotta</dc:creator>
<guid>http://rebstein.wordpress.com/2008/07/17/genti-dolorose-di-luca-ariano/</guid>
<description><![CDATA[[Genti dolorose è una delle sezioni dell'ultima opera di Luca Ariano, Contratto a termine, di prossi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p align="center"><img src="http://www.culturacampania.rai.it/site/_contentimages/00059600/59634_periferia.jpg" alt="" width="323" height="344" /></p>
<p>[<em>Genti dolorose</em> è una delle sezioni dell'ultima opera di <strong>Luca Ariano</strong>, <strong><em>Contratto a termine</em></strong>, di prossima pubblicazione.]</p>
<p align="center"><strong>Genti dolorose</strong></p>
<p align="right"><em>“che tu vedrai le genti dolorose<br />
c&#8217;hanno perduto il ben de l&#8217;intelletto”</em><br />
<strong>Dante</strong> (<em>Inf., III</em>)</p>
<p>Gli occhiali scuri la mattina presto<br />
per Patrizio sono uno scudo alla sabbia<br />
della notte, all&#8217;ansia d&#8217;un passo autunnale.   <!--more--><br />
Ti porti sempre la tua aria di sagra<br />
e ravioli d&#8217;oca ma quel giro di giostra<br />
un po&#8217; stantio l&#8217;hai lasciato lì.<br />
I palazzoni delle periferie non sono poi<br />
così diversi nella Metropoli e in quei piani<br />
s&#8217;intrecciano note suonate male e l&#8217;odore<br />
umido del vento quasi non si sente più.<br />
Teresa per mano ti porta nel suo molo di pescatori,<br />
in una di quelle navi dove è salita,<br />
dove si sentivano le grida di mercato e reti<br />
ancora da sciogliere; parla e ti racconta<br />
la sua storia di piazze e sotto la campana<br />
di strade vuote e rintocchi di lacrime<br />
sono i graffi della lunga notte.<br />
Don Gigi nel suo oratorio di quartiere<br />
un po&#8217; di teste le aveva cambiate tra biglietti<br />
anonimi e giornali bruciati ma solo nell&#8217;ombra<br />
d&#8217;uno sparo le sue preghiere durano l&#8217;attimo<br />
d&#8217;una notizia alla radio e le stanze si gonfiano<br />
di paura un&#8217;altra giornata.</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p>Eserciti s&#8217;affrontano ai limes sguarniti:<br />
orde depredano tra burocrati e ministri<br />
da Basso Evo e dal balcone si sente<br />
la canzone dell&#8217;eroe del Rione<br />
benedetto la domenica in confessione.<br />
Il tuo naso semita – forse traccia cromosomica<br />
d&#8217;un altra epoca – è il passo di braccianti<br />
da masseria a masseria<br />
quando i briganti aspettavano i Piemontesi<br />
al bivio; le tue mani pulite hanno dita<br />
d&#8217;artigiano a risuolare scarpe.<br />
Teresa oggi è chiusa in casa con quel tempo<br />
che non sai più che stagione è:<br />
“Mira mira” il battello che costeggia le isole<br />
con gli ultimi spruzzi di sole<br />
ed è tempo di migrar come bufale<br />
a pascolare su discariche.<br />
Accanto alle scuole in via Toscana dell&#8217;Eridania<br />
è rimasto solo lo scheletro e siringhe<br />
tra l&#8217;erba dove domani si sposeranno.<br />
Una dose la puoi comprare al Parco Ferrari<br />
e t&#8217;immagini un&#8217;azione della banda Corbari<br />
prima dell&#8217;ultima rappresaglia gridando “W l&#8217;Italia!”</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p>In quella casa Teresa ha trascorso<br />
stagioni – quando hai gli occhi spensierati,<br />
ma le generazioni passano<br />
e delle onde sugli scogli rimane un po&#8217; di sale<br />
a erodere il tempo d&#8217;un tuffo.<br />
Fiulin le conosce bene quelle case,<br />
lui che ancora gioca con l&#8217;Enrico,<br />
stanotte in riva all&#8217;Enza con la gola trepidante<br />
e calzoni stirati dal vento d&#8217;una promessa<br />
non ancora mantenuta.<br />
L&#8217;Emilio una domenica a Milano senza partite,<br />
nell&#8217;imponente silenzio di San Siro<br />
tra cani scodinzolanti e stoviglie della festa,<br />
a svuotare scatoloni come prima d&#8217;un ritorno.<br />
L&#8217;Andrea voterà socialista – forse per tradizione:<br />
suo padre commosso<br />
a fischiare l&#8217;Internazionale<br />
che nemmeno una lira avrebbe preso negli anni Ottanta.<br />
Guido è rimasto comunista per quarant’anni<br />
anche quando suo fratello Paolo<br />
non è più tornato dalle valli<br />
e il Maresciallo Tito era un altro sogno<br />
da riporre in cantina.<br />
Sicuramente lui c&#8217;era quando han bruciato<br />
Giordano Bruno: ha filmato tutto<br />
col videofonino e lo puoi scaricare su you tube<br />
ma per le scene piccanti lo trovi su you porn.</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p>Ogni benedetta mattina all&#8217;Emilio<br />
tocca insegnare a quei ragazzi in bomber<br />
e stivali d&#8217;oca – figli della buona borghesia,<br />
ancora freschi di spedizioni punitive<br />
a schiacciar le zecche ubriachi di birra<br />
la sera ai Navigli.<br />
Se lo ricorda Luciano che giocava a scuola<br />
con lui, ora tifa Lazio e l&#8217;ha riconosciuto<br />
manganellare in una rissa.<br />
Suo nonno era sceso in Piazza Principe<br />
fino a Piazza De Ferrari e Tambroni<br />
“L&#8217;abbiamo cacciato noi!”<br />
Ora ha il sorriso d&#8217;un dolce vecchietto<br />
di forti rughe ma con la Volante Rossa<br />
non c&#8217;era da scherzare&#8230; “Se non era per il Partito<br />
li sistemavamo ben bene!”<br />
E la faccia di quel bambino sorridente in una foto<br />
scolorita sarà il truce polso d&#8217;un dittatore<br />
morto nel suo letto in tarda età.<br />
Teresa coi suoi occhi di febbre danza di tosse<br />
ma dal lucernaio della mansarda la nebbia<br />
mescola le case come un brano d&#8217;opera<br />
cantato in altre stagioni d&#8217;antiche radio.</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p>Stessa stazione un anno dopo,<br />
sala d&#8217;aspetto a sfogliare giornali;<br />
un operaio interinale suicida:<br />
lascia moglie e figli.<br />
Teresa volta un&#8217;altra pagina<br />
prima dell&#8217;ansia d&#8217;un volo interrotto nella nebbia.<br />
L&#8217;Enrico – che la sua storia pare uscita<br />
da un film d&#8217;Almodovar&#8230; da una canzone<br />
di sorcini – vorrebbe una zingarata d&#8217;altri tempi,<br />
tra campi come quando le risaie si riempivano;<br />
non rimane che l&#8217;Emilio con la sua spoglia casa<br />
tra lo scalo merci e il silenzio dei marmi.<br />
Stasera guarderà una tribuna politica<br />
prima di due passi in Duomo per i cent&#8217;anni<br />
della sua Beneamata.<br />
Fiulin si ricorda la pioggia a Senigallia,<br />
con tua nonna già vittima dell&#8217;osteoporosi<br />
e quel cancro che soffiava da Casale<br />
non troppo lontano.<br />
C&#8217;era un sole d&#8217;autunno a Barceloneta<br />
tra mura sfarinate di vecchi pescatori:<br />
non è roba da turisti, tapas in quel bar<br />
dove ancora ritrovi le facce di quartiere<br />
incartapecorite dal sale e dai gas</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p>I cavalieri d&#8217;Annibale<br />
- si dice presso il Ticino, sconfissero<br />
i fanti di Scipione in fuga sul Trebbia.<br />
I cercatori d&#8217;oro – dai tempi di Plinio –<br />
setacciano il fiume e ora non rimane<br />
che pescare metalli pesanti<br />
mentre la Tavola Periodica sgorga dal rubinetto.<br />
Teodosio non ci credeva poi molto in quel Dio,<br />
preferiva Apollo e Marte,<br />
ma il potere delle religioni vale più di mille eserciti.<br />
L&#8217;Emilio ripassa la sua storia<br />
e quando Claretta sul divano si struscia,<br />
manda giù il suo boccone amaro e gli anni all&#8217;Università.<br />
Il professor Piero non capì mai<br />
l&#8217;azione di Via Rasella e il figlio Franco,<br />
comunista dell&#8217;ultima ora,<br />
forse ci sperava davvero nella Rivoluzione.<br />
Nell&#8217;antica provincia romana c&#8217;è odore<br />
di raffineria, di petroliere nel porto<br />
che tanti sghei hanno portato:<br />
guai a parlarne ma quei sorrisi non diventeranno<br />
mai padri e la chemio per quel cancro al polmone<br />
ha il sapore nero del vento che s&#8217;alza di notte.</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p><strong>Nota</strong></p>
<p><strong>Luca Ariano</strong> è nato nel 1979 a Mortara (PV), è cresciuto a Vigevano e dal 1998 vive a Parma. Ha pubblicato nel 1999 la raccolta di poesie “<em>Bagliori crepuscolari nel buio</em>” presso Cardano di Pavia. Numerose sue poesie sono apparse su riviste tra cui La Clessidra, Il Foglio Clandestino, Ciminiera, La Barriera, Tabard, clanDestino, Palazzo Sanvitale, Nel verso, siti e blog letterari in internet tra cui Faranews, Farablog, Viadellebelledonne, FuoriCasa.Poesia, La poesia e lo spirito, Oboe sommerso, La costruzione del verso, LiberInVersi e su antologie tra cui <em>Oltre il tempo/Undici poeti per una Metavanguardia</em>, curata da Gian Ruggero Manzoni per le Edizioni Diabasis (2004) e <em>La coda della galassia</em>, a cura di Alessandro Ramberti, FaraEditore (2005). Collabora con le riviste Il Foglio Clandestino e Tabard. Nel 2005 è uscita la sua seconda raccolta di poesie “<em>Bitume d’intorno</em>”, con la prefazione di Gian Ruggero Manzoni, per le Edizioni del Bradipo di Lugo di Romagna. Con Enrico Cerquiglini ha curato per Campanotto l&#8217;antologia <em>Vicino alle nubi sulla montagna crollata</em> (2008).</p>
<p align="center"><strong>***</strong></p>
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