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	<title>vogliamo-anche-le-rose &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/vogliamo-anche-le-rose/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "vogliamo-anche-le-rose"</description>
	<pubDate>Tue, 05 Jan 2010 00:39:39 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[sebben che siamo donne]]></title>
<link>http://danielabianchi.wordpress.com/2009/11/25/sebben-che-siamo-donne/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 21:58:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>daniela bianchi</dc:creator>
<guid>http://danielabianchi.wordpress.com/2009/11/25/sebben-che-siamo-donne/</guid>
<description><![CDATA[Angelus Novus - Paul Klee La mia è una famiglia al femminile.  Mia madre e le sue quattro sorelle, l]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><a href="http://danielabianchi.wordpress.com/files/2009/11/angelo-nuovo.jpg"></a></p>
<div id="attachment_426" class="wp-caption alignleft" style="width: 244px"><a href="http://danielabianchi.wordpress.com/files/2009/11/angelo-nuovo1.jpg"><img class="size-medium wp-image-426" title="angelo nuovo" src="http://danielabianchi.wordpress.com/files/2009/11/angelo-nuovo1.jpg?w=234" alt="" width="234" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Angelus Novus - Paul Klee</p></div>
<p style="text-align:justify;">La mia è una famiglia al femminile.</p>
<p style="text-align:justify;"> Mia madre e le sue quattro sorelle, le mie cugine.  Sullo sfondo gli uomini: mariti, cugini, figli,  “fagocitati” da una sorellanza prepotente e preponderante, nel bene e nel male.  Su tutte mia nonna.  Occhi azzurri in un volto fiero.<br />
Da piccola me la paragonavo come la Madonna  che aveva sul suo letto ed è quel quadro che ho voluto come unico ricordo alla sua morte.</p>
<p style="text-align:justify;">Il suo corpo era di quelli di una volta , capace di generare sei figli e di balìare i giovani rampolli di alcune famiglie bene. Così si usava tra le donne ciociare di un tempo.</p>
<p style="text-align:justify;">Era bella, molto, con quel suo incarnato bianco come porcellana, di contrasto ad un carattere battagliero e risolutivo&#8230; e tra i suoi “<em>effettivamente</em>” usati come intercalare periodico, predicava alle sue figlie, novella femminista, di perseguire l’indipendenza economica, ancor prima che un buon matrimonio.</p>
<p style="text-align:justify;"> La vita è passata dalle nostri parti come un fiume in piena. E’ lontano il ricordo dei miei viaggi per andare a trovarla e delle notti passate nel lettone insieme a lei e alle zie più giovani&#8230;una traccia sottile fatta perlopiù di risate e scherzi stupidi. Poi a poco a poco il dolore, quello vero, lacerante, capace di annientare qualsiasi essere umano, che ha cercato di impossessarsi dell’armonia, ma mai, mai, si è ceduto di un millimetro di fronte ad esso. Nessuna, a pensarci bene, nessuna di noi, è stata risparmiata, ma evidentemente le tracce del dna contano qualcosa &#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">Di questa storia al femminile la cosa che più mi piace è che siamo tutte diverse una dall’altra,  non ci sono tratti omologhi, o declinazioni standard. Ciascuna ha puntato su partite diverse, forti però di un insegnamento comune che è dato dal Rispetto, prima ancora di se stesse, da cui discende per connessione virtuosa il rispetto dell’altro.</p>
<p style="text-align:justify;"> E questo clima di sorellanza mi torna in mente oggi che si celebra la giornata contro la violenza sulle donne. Facile pensare agli stupri, alle botte, ai massacri, alle donne madri sole con i loro incubi&#8230;eppure&#8230;c’è una violenza alla quale non siamo poi così preparate, quella sottile e strisciante da donne a donne.</p>
<p style="text-align:justify;">E’ successo anche qualche giorno fa con una <a href="http://www.facebook.com/inbox/?ref=mb#/note.php?note_id=189573274056">nota sulla mia bacheca di </a><em><a href="http://www.facebook.com/inbox/?ref=mb#/note.php?note_id=189573274056">facebook</a>.</em>   Un post, dissacratorio, polemico, ironico, insomma quello stile immediato con cui si sceglie di dialogare sul  proprio blog&#8230;(un post, non certo un testo candidato al Pulitzer o al Premio Strega), il caso ha voluto che tra i tag finisse pure quello della Staffeta UDI, un&#8217;iniziativa dell&#8217; Unione Donne Italiane per manifestare contro la violenza sulle donne&#8230;quello che ne è scaturito è sulla mia bacheca e <a href="http://www.facebook.com/posted.php?id=1682397864&#38;share_id=174597053788&#38;comments=1#s174597053788">sulla loro</a>&#8230;ma quello che da nessuna parte potrete leggere è sulla mia posta privata</p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;">(conversazione n. 1) Staffetta Udi,  14 novembre alle ore 9.47</p>
<p style="text-align:justify;"><em>qui stiamo a lavorare e sul serio. insisti ancora e giuro che&#8230; ti stacco la spina</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">Milena</p>
</blockquote>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;">Daniela Bianchi 14 novembre alle ore 10.02</p>
<p style="text-align:justify;"><em>mentre mi scrivevi ti stavo scrivendo, il messaggio di prima era per spiegarmi, questo solo per scusarmi e dirti che non volevo assolutamente urtare la tua suscettibilità nel mio ultimo commento al tuo link&#8230;</em></p>
<p style="text-align:justify;">d.</p>
</blockquote>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;">Staffetta Udi 14 novembre alle ore 10.06</p>
<p style="text-align:justify;"><em>allora, la spiegazione è sola una: datti una regola, perchè continui con le buone intenzioni vestite male&#8230;la prossima volta usa come si deve una citazione. mi sa che ti manca l&#8217;abc del bon ton, daniela e non parlo di buone maniere o di galateo. parlo di politica, perchè quello facciamo noi, qui. ed ora basta. stop. torno a lavorare e non tornerò su nulla in questo argomento. e non risponderò oltre.</em></p>
</blockquote>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;">( conversazione n.2) Daniela Bianchi 14 novembre alle ore 9.58</p>
<p style="text-align:justify;"><em>è che io non mi arrendo facilmente alle incomprensioni e così ho cercato di capire dove si annidasse l&#8217;equivoco&#8230;perché conoscendovi so che le posizioni sono comuni e condivise&#8230;allora ho pensato fosse una questione di linguaggi &#8230; per il resto Mac, ripeto, il tono di arringa era solo per rispondere al tono di accusa velata che si nasconde sempre e comunque su certe argomentazioni; ma al di là di tutto una cosa mi preme di più&#8230;non vorrei mai che il tentativo dissacrante ed ironico di scrivere una nota, fosse preso come esempio di una soffusa e sottile contrapposizione tra chi è madre e chi non lo è&#8230;una mancata maternità è un disagio che può separare tra loro le donne, di cui bisogna tenere conto, frutto di retaggi culturali, colpevolizzazioni, croci e sensi di colpe, e se devo combattere una battaglia sta pur certa che in questa mi troveresti in prima linea&#8230; per il resto ti dico solo che ieri ero reduce da una riunione in Abi in cui si discuteva di provvedimenti a favore dell&#8217;Imprenditoria Femminile e non è stato semplice sostenere posizioni di legittimità al posto di tutele&#8230; </em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>un caro saluto </em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>d.</em></p>
</blockquote>
<p style="text-align:justify;"><em> </em></p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;">Staffetta Udi 14 novembre alle ore 10.09</p>
<p style="text-align:justify;"><em>ne parleremo e non sai neanche quanto. dopo staffetta è all&#8217;ordine del giorno di UDI tutta questa roba qui&#8230; ma non ora, daniela. se dici di sapere quello che è il nostro mestiere ora (e manco pagato) allora, comprendi e taci. fermati e lasciaci lavorare. insistere, oltre che sintomo di fretta, ansia e altro ancora che faresti bene a governare&#8230; avrà come unico esito&#8230;. vedi sopra.  </em></p>
</blockquote>
<p style="text-align:justify;">  e meno male che è un movimento per l&#8217;Unione&#8230; </p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#ff0000;"><strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=rMNTpE4diGc"><span style="color:#ff0000;">on air  <em>Sebben che siamo donne</em>, ripescato nella memoria e un po&#8217; azzardato vi avverto </span></a></strong></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#ff0000;"> </span></p>
<p style="text-align:justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[che non si dica figlio di...(ovvero di Marystar, Avvenire ed altre avventure) ]]></title>
<link>http://danielabianchi.wordpress.com/2009/11/13/che-non-si-dica-figlio-di-di-marystar-avvenire-ed-altre-avventure/</link>
<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 18:21:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>daniela bianchi</dc:creator>
<guid>http://danielabianchi.wordpress.com/2009/11/13/che-non-si-dica-figlio-di-di-marystar-avvenire-ed-altre-avventure/</guid>
<description><![CDATA[  Le news si rincorrono sul web La Gelmini è incinta! e non capisci se le voci siano in termini di s]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft size-medium wp-image-393" title="madre" src="http://danielabianchi.wordpress.com/files/2009/11/madre1.jpg?w=210" alt="madre" width="210" height="300" /> </p>
<p>Le news si rincorrono sul web <em>La Gelmini è incinta</em>! e non capisci se le voci siano in termini di speranza</p>
<blockquote><p>meno male così ce la leviamo dalle scatole per un par de mesi</p></blockquote>
<p>o invece di incredulità</p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;">ma chi sarà mai l’utilizzatore finale!”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align:justify;">Che notizia! In grado di soppiantare quella storia strana di sopralluoghi, guardie giurate e lavoratori che picchettano l’azienda per non far perdere il posto a 1200 poveracci (lavoratori che stanno per andarsene a casa, e non per allattare un bebè, lavare culetti e fare le faccette sceme ai primi vagiti); oppure quell’altra di storia, quella di un provvedimento che prometteva miracoli  in termini di tagli fiscali e poi s’è dimostrata una loffia, oppure quella dei processi brevi, o quella di pestaggi e morti oscure&#8230;.ma vuoi mettere la tradizione italica <em><strong>La Mamma è sempre la Mamma!!!</strong></em></p>
<p style="text-align:justify;">E così Marina Corradi (l’Avvenire) scrive una lettera accorata alla Gelmini:</p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;">stai a casa, goditi il piccolo, sono i momenti più belli!</p>
</blockquote>
<p style="text-align:justify;">Ma Marystar non cede di un millimetro:</p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;">No, io non lascerò mai Berlusconi da solo, mi ha dato un mandato e intendo svolgerlo fino in fondo</p>
</blockquote>
<p style="text-align:justify;">(che non so quanti uomini abbiano mai avuto dalla propria donna un’attestazione di interesse così forte in concomitanza della nascita del proprio figlio, roba che ti ricordi che quello che ti dorme accanto è un uomo solo quando l’infante comincia a dare segni di indipendenza e per fortuna che ciò accade sempre prima).</p>
<p style="text-align:justify;">Scatta il dibattito, la Prestigiacomo replica, la Melandri racconta la sua esperienza, il popolo delle donne &#8220;<em>sfigate&#8221;</em> interviene ed è quello più numeroso, quello di chi non può contare su una baby sitter a tempo pieno, che deve sperare in nonni tradizionali e premurosi che non svernano alle Maldive o si perdono dietro i festival del tango, che fanno la fila e incrociano le dita per un posto all’asilo nido.</p>
<p style="text-align:justify;"> E allora chi se ne frega se sia giusto o meno che Marystar faccia la mamma a tempo pieno, saranno pure affari suoi. E ditelo a quelle femministe da tre soldi che ci stanno a ricama’ sopra la filosofia della conquista sociale della maternità riconosciuta, del diritto, della legge. Sì, va bene. E allora?</p>
<p style="text-align:justify;"> Ma che mi importa se Marystar debba starsene a casa o no! Basta co’ ‘ste scenette profumate di borotalco. Ditemi piuttosto perché in questo paese non si fanno politiche sociali, non si fanno servizi a sostegno del ruolo sociale che la donna riveste. Senza figli non c’è futuro e se non garantiamo a tutte le madri il diritto di poter scegliere se rientrare o meno sul posto di lavoro, e di rientraci conservando lo stesso profilo di carriera, e di non vivere la maternità come una colpa irresponsabile perché i ritmi di lavoro non sono quelli egoisti e senza orologio di un uomo, se non siamo in grado di garantire il minimo che ogni paese avanzato e sviluppato debba garantire, non ci possiamo permettere il lusso di fare filosofia o letteratura e di entrare a piè sospinto in una vicenda intima e personale.</p>
<p style="text-align:justify;"> E mi voglio sbizzarrire. Questo Stato garantisca tutele anche a quelle donne, che come me non hanno avuto figli naturali (come se un figlio fosse un fatto innaturale), ma che cercano di adottarne uno. Mi spieghi qualcuna delle pasionarie ministre o delle giornaliste integraliste perché non si fa chiarezza su certe procedure? perché un bambino dichiarato adottabile debba passare gran parte della sua vita in istituti &#8211; ah già scusate si chiamano case famiglie -fino a raggiungere un’età che lo avrà plasmato e forgiato talmente tanto nel suo carattere da rendere difficile qualsiasi adozione. E’ una questione di sussidi statali e di impegni di spesa, che sono ragionevolmente minori per un bimbo piccolo, per cui meglio tenerseli dentro che ci si guadagna, tanto poi quando sono grandi qualcuno se li prenderà e se non è così basta aspettare i 18 anni e l’odore della minestra riscaldata che rimarrà a vita nelle sue radici  e lo bollerà ai margini di un sistema? Mi spieghino queste ministre diligenti e pronte al sacrificio, che ne è delle richieste che giacciono dentro il cervellone dei tribunali dei minorenni? Vorrei un sistema di tracciabilità che mi indichi se un giudice durante i due anni verifichi realmente i profili di associazione tra coppie in attesa e bambino, insomma sì dai, ma qualcuno avrà mai tirato su il mio fascicolo per dire:</p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;">vabbè fammi vede’ se questi so’ adatti a ‘sto ragazzino&#8230;.hmmm.no, nun me pare, passamo a n’artro fascicolo&#8230;</p>
</blockquote>
<p style="text-align:justify;">E le internazionali poi, la questione economica che caratterizza l’impresa, il tempo di permanenza che è richiesto nei paesi stranieri, la chiarezza e sulla attestazione degli enti certificati. E le pratiche sanitarie? Un percorso ad ostacoli tra asl, ospedali e servizi sociali, fare uno sportello unico no..eh? troppo semplice!</p>
<p style="text-align:justify;">E se a qualcuno pare che siano solo lamentele vi garantisco che non è così, chi si propone di essere genitore adottivo (e l’aggettivazione la uso solo per chiarezza, perché ritengo che un genitore sia un genitore punto), ha l’obbligo morale di accettare tutti gli accertamenti richiesti, il percorso di verifica psicologica, etica, attitudinale, perché un bambino che ha subito un abbandono, la cui traccia lascia segni fin dal primo istante di vita, deve essere tutelato in ogni modo e non ha importanza se ciascuno di noi pensa di essere il genitore perfetto; è giusto e sacrosanto tutto l&#8217;iter richiesto, no, quello che reclamo è una maggiore trasparenza.</p>
<p style="text-align:justify;">E allora cara Marina Corradi se proprio vuole levare una preghiera, faccia che non sembri una crociata, il richiamo ad un ruolo tanto per spariiare le carte in tavola. Nel nostro paese non abbiamo bisogno di questo, abbiamo piuttosto bisogno di scelte politiche consapevoli e di un richiamo al rispetto della dignità, che  lasci le donne libere di vivere una scelta di amore, quale quella di un figlio è (naturale o adottivo che sia, tanto per abbondare con gli aggettivi), nell’unica maniera che sanno: con la piena consapevolezza dell’impegno e delle responsabilità che crescere ed educare un figlio, specialmente di questi tempi, significa.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ehi Gio! (ovvero:e tu di che genere sei?) ]]></title>
<link>http://danielabianchi.wordpress.com/2009/11/06/ehi-gio-ovveroe-tu-di-che-genere-sei/</link>
<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 13:33:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>daniela bianchi</dc:creator>
<guid>http://danielabianchi.wordpress.com/2009/11/06/ehi-gio-ovveroe-tu-di-che-genere-sei/</guid>
<description><![CDATA[Dal basso, trasversale, coinvolgente, strutturale, empatica, questa deve essere la politica di gener]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-376" title="donne" src="http://danielabianchi.wordpress.com/files/2009/11/donne1.gif?w=150" alt="donne" width="150" height="127" /></p>
<p>Dal basso, trasversale, coinvolgente, strutturale, empatica, questa deve essere la politica di genere e alla fine anche io mi sono piegata alla necessità di riconoscere l’esistenza di questo solco culturale. Perché sì, dai, che senso aveva continuare a restare abbarbicata sulla posizione ideologica del rifiuto, dirsi che in fondo ‘sta parola “<em>genere</em>” non faceva che acuire un senso di riserva indiana; quote rosa sì, quote rosa no, manco parlassimo di quote latte, che poi se ci metti in mezzo qualche tetta svettante il senso si troverebbe pure&#8230;la differenza di trattamento c’è, e il riconoscerla almeno può dare uno slancio al risolverla, quanto meno a misurare il problema per approcciare un tentativo di soluzione.  </p>
<p>Ieri è stato presentato  l’Osservatorio Interuniversitario sugli studi di genere, parità e pari opportunità, GIO (<a href="http://www.genderunivobs.it/">Gender Interuniversity Observatory</a>), presieduto da Francesca Brezzi, Ordinario di Flosofia Morale a Roma Tre e delegata del Rettore per le Pari Opportunità;  La Sapienza, Roma Tre e Tor Vergata, tre atenei insieme per costituire un valido strumento di comunicazione tra Università, centri di ricerca ed istituzioni sull’evoluzione degli studi, delle ricerche in corso, sui progetti e sui risultati realizzati in questa materia. Insomma mettere a fattor comune esperienze, sensibilità e ricerca&#8230;non mi sembra una rivoluzione copernicana e però potrebbe essere la via&#8230;</p>
<p>Mettere a fattor comune&#8230;beh me l’avete già sentito dire un sacco di volte che c’è bisogno di sorellanza più di quanto non ci sia mai stato bisogno di fratellanza!</p>
<p>Comunque l’evento è stato interessantissimo e vi dirò che l’intervento della Rauti, <em>cazzuto</em> preciso e puntuale non m’è dispiaciuto affatto. Così quello della Tibaldi, della D&#8217;Elia. Non un elenco stentoreo di attività ma l’impegno preciso ad una collaborazione diffusa e generale. Perché quando si parla di politiche di genere si parla di una gran quantità di cose: donne ai margini, donne sfruttate, donne ai vertici eppure al di sotto del tetto di cristallo, maternità, carichi famigliari, violenza, cultura, opportunità, economia&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">Collaborerò con il laboratorio&#8230;<br />
ancora più convinta da stamane&#8230;una telefonata con mio marito, che mi raccontava il comportamento assurdo e tortuoso di un Primo cittadino di un piccolo centro che davanti ad un caffè lo ha praticamente messo al corrente di una vicenda per la quale vorrebbe chiedere il mio aiuto e il mio parere, ma non direttamente, troppo arrogante e presuntuoso per riconoscere gli errori di impostazione, confida piuttosto sul fatto che il mio compagno raccontandomi l&#8217;accaduto susciti un mio spontaneo intervento risolutivo&#8230;e alla mia obiezione:</p>
<blockquote><p>mbè&#8230;tutta &#8217;sta tiritera&#8230;ma non mi può chiamare direttamente?</p></blockquote>
<p>la risposta è stata:</p>
<blockquote><p>sa perfettamente che avrebbe dovuto parlarne con te, ma ti piaccia o non ti piaccia sei una donna&#8230;e questo non tutti sono disposti ad accettarlo&#8230;</p></blockquote>
<p><em>Hypocrite women, how seldom we speak of our own doubts, while dubiously we mother man in his doubt!<br />
(</em>Denise Levertov<em>)</em></p>
<p><em> </em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[la speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio]]></title>
<link>http://danielabianchi.wordpress.com/2009/10/09/la-speranza-ha-due-bellissimi-figli-lo-sdegno-e-il-coraggio/</link>
<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 15:17:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>daniela bianchi</dc:creator>
<guid>http://danielabianchi.wordpress.com/2009/10/09/la-speranza-ha-due-bellissimi-figli-lo-sdegno-e-il-coraggio/</guid>
<description><![CDATA[Me permito enviarle estos papeles que creo le interesarán y que no he podido dar a la publicidad has]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img title="4E-%20pablo-picasso-guernica-1937-madrid-museo-reina-sofia" src="http://danielabianchi.wordpress.com/files/2009/10/4e-20pablo-picasso-guernica-1937-madrid-museo-reina-sofia.jpg?w=300" alt="4E-%20pablo-picasso-guernica-1937-madrid-museo-reina-sofia" width="300" height="137" /></p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;">Me permito enviarle estos papeles que creo le interesarán y que no he podido dar a la publicidad hasta ahora. Tengo todos los originales de estos versos. Están escritos en los sitios más diversos, como trenes, aviones, cafés y en pequeños papelitos extraños en los que no hay casi correcciones. En una de sus últimas cartas venía la &#8220;Carta en el camino&#8221;. [..] Mi persona no tiene importancia, pero soy la protagonista de este libro y eso me hace estar orgullosa y satisfecha de mi vida. Este amor, este gran amor, nació un agosto de un año cualquiera, en mis giras que hacía como artista, por los pueblos de la frontera franco española. Él venía de la guerra de España. No venía vencido. Era del partido de Pasionaria, estaba lleno de ilusiones y de esperanzas para su pequeño y lejano país, en Centro América. Siento no poder dar su nombre. Nunca he sabido cuál era el verdadero, si Martínez, Ramírez o Sánchez. Yo lo llamo simplemente mi Capitán y éste es el nombre que quiero conservar en este libro. Sus versos son como él mismo: tiernos, amorosos, apasionados, y terribles en su cólera. Era fuerte y su fuerza la sentían todos los que a él se acercaban. Era un hombre privilegiado de los que nacen para grandes destinos. Yo sentía su fuerza y mi placer más grande era sentirme pequeña a su lado. Entró a mi vida, como él lo dice en un verso, echando la puerta abajo. No golpeó la puerta con timidez de enamorado. Desde el primer instante, él se sintió dueño de mi cuerpo y de mi alma. Me hizo sentir que todo cambiaba en mi vida, esa pequeña vida mía de artista, de comodidad, de blandura, se transformó como todo lo que él tocaba. No sabía de sentimientos pequeños, ni tampoco los aceptaba. [..]Sus grandes manos eran, en este momento, de una blandura dulce y en sus ojos se asomaba entonces un alma de niño. Pero había en mí un pasado que él no conocía y había celos y furias incontenibles. Éstas eran como tempestades furiosas que azotaban su alma y la mía, pero nunca tuvieron fuerza para destrozar la cadena que nos unía, que era nuestro amor, y de cada tempestad salíamos más unidos, más fuertes, más seguros de nosotros mismos.[..] Tenía la misma pasión que él ponía en sus combates, en sus luchas contra las injusticias. Le dolía el sufrimiento y la miseria, no sólo de su pueblo, sino de todos los pueblos, todas las luchas por combatirlas eran suyas y se entregaba entero, con toda su pasión. Yo soy muy poco literaria y no puedo hablar del valor de estos versos, fuera del valor humano que indiscutiblemente tienen. Tal vez el Capitán nunca pensó que estos versos se publicarían, pero ahora creo que es mi deber darlos al mundo.<br />
Saluda atentamente a usted.</p>
</blockquote>
<blockquote><p>Rosario de la Cerda</p></blockquote>
<p>Non chiedermi perché mi sia tornata in mente questa missiva&#8230;artifizio letterario che accompagna il plico di scritti di Neruda, che va sotto il nome de &#8221; I Versi del Capitano&#8221;&#8230;sarà forse per quel tratto distintivo che in particolar modo mi coinvolge, tutto circoscritto nel senso di appartenenza e di possesso non solo ad un uomo quanto ad un ideale di giustizia e di azione sociale, e che in te mi ispira particolarmente&#8230;o forse perché è difficile sottrarsi alla suggestione letteraria di una passione impudente  che sottolinea senza troppi giri di parole il connubio tra amore e rivoluzione.  <br />
Sarà forse perché in questi giorni il circostante esalta e rimarca solo debolezza e viltà&#8230;o forse perché sono tempi così mediocri quelli in cui viviamo, che avere un Eroe a cui addebitare i miei sogni è una speranza a cui non so sottrarmi. E non ha importanza  se, come accade, questo Eroe sia solo il frutto di una idealizzazione oltremisura; ciò che conta è il sentimento che è in grado di generare: spingere l&#8217;azione verso il compimento dell&#8217;Ideale.</p>
<p>Come avrai visto ho passato gran parte dell&#8217;ultimo periodo ad indignarmi, dicendo, contrastando&#8230;da un po&#8217; di giorni però sto in disparte, da quando dando ascolto al coraggio, anziché ripiegarmi sulla mia indignazione, ho prestato orecchie cuore e mente a ciò che accade&#8230;e ho trovato un rivolo, che a poco a poco sta diventando un fiume di belle speranze, verso qualcosa che non solo saprà di buono, ma sarà anche un bene per molti.<br />
Contrastare il divario tra chi ha opportunità di sviluppo e chi non le ha, contrastare la privazione sociale che impedisce ai più piccoli di lanciare una scommessa verso il proprio futuro&#8230;di questo mi sto occupando in questi giorni pieni di fermento e al contempo pieni di te.<br />
Certo, può esserci molto della letteratura e della poesia di cui ho infarcito le mie letture, in questo sentire rivoluzionario&#8230;com&#8217;è che si diceva&#8230;</p>
<blockquote><p>Siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualunque ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo. </p></blockquote>
<p>ma tant&#8217;è !<br />
Mi stupisco, io per prima, di come la pacatezza  dell&#8217;agire abbia preso il posto  dell&#8217;aggressività&#8230;e nel prenderne atto sento ancora di più la tua infuenza&#8230;anche se non ti nascondo che delle punte ogni tanto lancinano il petto&#8230;</p>
<p>d.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[prigioniere di un corpo]]></title>
<link>http://danielabianchi.wordpress.com/2009/08/21/prigioniere-di-un-corpo/</link>
<pubDate>Fri, 21 Aug 2009 13:19:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>daniela bianchi</dc:creator>
<guid>http://danielabianchi.wordpress.com/2009/08/21/prigioniere-di-un-corpo/</guid>
<description><![CDATA[    Sei peggio di un Kamikaze, senza di te non so come avrei fatto&#8230;ma io vorrei conoscere tuo ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><blockquote><p><img class="alignleft size-full wp-image-333" title="amye dickie" src="http://danielabianchi.wordpress.com/files/2009/08/s1428043369_217158_1341.jpg" alt="amye dickie" width="97" height="130" /></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Sei peggio di un Kamikaze, senza di te non so come avrei fatto&#8230;ma io vorrei conoscere tuo marito, deve essere un uomo eccezionale per lasciarti fare tutto quello che fai. Ma evidentemente sa che ti senti realizzata così&#8230;</p></blockquote>
<p>Ora se non fossero state le tre di pomeriggio, in una assolatissima cittadina, capoluogo di provincia laziale, semideserta&#8230;e se il te ghiacciato non avesse bloccato la sua corsa  nella gola, a rischio soffocamento, ecco, credo che avrei reagito in maniera poco ortodossa ad un simile concentrato di idiozie e luoghi comuni. </p>
<p><strong>A</strong>: per fare quello che faccio e nella misura in cui lo faccio è ovvio che sia necessaria la collaborazione di chi mi vive &#8220;accanto&#8221;, ma non si tratta di un <em>placet</em> bensì di una condivisione di vedute che hanno a che fare con la capacità di saper costruire un ambito famigliare dove ciascuno riesca a progettare il proprio cammino ed anche obiettivi distinti da quelli comuni; e questo vale in entrambi i sensi di marcia, perché credo che anche lui possa altrettanto dire di aver accanto una persona che appoggia tranquillamente uno stile di vita complicato e a tratti faticoso, ma è il suo progetto ed il suo obiettivo&#8230;sicché&#8230;</p>
<p><strong>B:</strong> non faccio quello che faccio perché mi sento realizzata, ma perché sento di doverlo fare e la mia professione è quello per il quale sono stata chiamata a condividere con te un consiglio di amministrazione, testa di una rapa inacidita, è la mia capacità di progettare e definire linee strategiche, organizzarle, realizzarle e comunicarle.</p>
<p><strong>C:</strong> in soli 20 giorni ti ho creato una struttura operativa in grado di dare lavoro a 28 donne licenziate da un mentecatto di provincia, ho impiantato un sistema di <em>due diligence</em>, ho preso accordi a livello nazionale per definire le future strategie, ho preso accordi a livello locale per gestire l’immediato di futuro  &#8230;ed è certo che senza di me  non avresti saputo come fare&#8230;</p>
<p>Ora ad una settimana di distanza, guardo alla cosa con un senso di distacco, in fondo lo scarto culturale è così ampio e divaricato che non sarebbero bastate le mie  recriminazioni, infilate come granelli di un rosario a chiarirgli le idee ad uno così (illuminato e libero professionista, intendiamoci&#8230;). E mi guardo intorno e capisco che è una battaglia persa sconfiggere ‘sto pensiero dominante teso al disconoscimento valoriale di ciò che una donna fa al di fuori di un letto o di una cucina.<br />
Basta guardare i cliché con cui si infarcisce la nostra quotidianità: storie di burkini (ecchisenefrega&#8230;ma pare cosa per sollevare tutto sto polverone di chiacchiere da ombrellone?), short presidenziali e conta dei cromosomi per definire sesso e genere di un primato mondiale.<br />
Ancorate ad un ruolo sociale, ad un genere o al sesso? In tutto questo l’elemento più semplice: La Persona? &#8230;una bussola per favore, per orientare la direzione verso l’unico elemento che finalmente potrebbe garantire l’idea di uguaglianza tra uomini e donne&#8230;</p>
<p>postilla</p>
<p>mi ritorna in mente, ripensando all&#8217;episodio, un <a href="http://www.ilcorpodelledonne.net/?page_id=89">documentario</a> bellissimo ed eloquente di Lorella Zanardo</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Voto Donna]]></title>
<link>http://danielabianchi.wordpress.com/2009/06/05/208/</link>
<pubDate>Fri, 05 Jun 2009 12:14:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>daniela bianchi</dc:creator>
<guid>http://danielabianchi.wordpress.com/2009/06/05/208/</guid>
<description><![CDATA[Voto donna. Sintetico, secco e conciso, è il mio annuncio. Chisseenferega, i più obietteranno. Ma in]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Voto donna.<br />
Sintetico, secco e conciso, è il mio annuncio.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Chisseenferega</em>, i più obietteranno. Ma interessa me e tanto basta.<br />
Lentamente si è fatta strada questa necessità di dirlo apertamente, sfrontatamente, provocatoriamente.<br />
Basta con le concessioni elargite a mo’ di grazia dal maschio imperante, quasi fossero noccioline date alle scimmie in gabbia, basta con le faccette meste da ministre perbene che hanno l’ansia di reprimere pulsioni sotto castigatissimi clichè, con la faccia della brava ragazza che ha studiato e sa tutto e <em>guarda Capo quanto sono brava, mi sono guadagnata il premio?</em></p>
<p style="text-align:justify;">Basta!<br />
La politica italiana è piena di Donne in gamba, è piena di Donne che sanno, è piena di Donne.<br />
Basta!<br />
La società italiana è piena di Donne che Fanno.<br />
Basta!<br />
Il mondo del lavoro è pieno di Donne che aspettano rispetto.</p>
<p style="text-align:justify;">Campagna sottotono, infarcita delle peggiori fantasie pruriginose dell’Italietta maschile delle sagrestie, fedelissimi di Jacula e Zora, contorniata dalle beghine zitelle che come nella canzone di De Andrè danno buoni consigli perché non possono dare cattivo esempio, occasione perduta per parlare di Europa e Italia, occasione perduta per fornire agli elettori notizie, informazioni, contenuti, occasione cavalcata per dare il proprio peggio, da ogni parte.</p>
<p style="text-align:justify;">Non mi interessa convincere, mi interessa dichiararlo apertamente perché si sappia che <a href="http://&#60;object width=&#34;425&#34; height=&#34;344&#34;&#62;&#60;param name=&#34;movie&#34; value=&#34;http://www.youtube.com/v/-G7fbBZ7Lyc&#38;hl=it&#38;fs=1&#38;&#34;&#62;&#60;/param&#62;&#60;param name=&#34;allowFullScreen&#34; value=&#34;true&#34;&#62;&#60;/param&#62;&#60;param name=&#34;allowscriptaccess&#34; value=&#34;always&#34;&#62;&#60;/param&#62;&#60;embed src=">ci siamo stufate di essere buone e gentili</a>; la mestizia, retaggio culturale della brava massaia non paga più, l’hanno scambiata per remissione e scarsa capacità di chiedere ciò che spetta. Ci dicono che se le donne non ottengono alcune cose è perché difettano di capacità negoziale, perseveranza e adattabilità. Bene, allora se occorre tornare a parlare di rivendicazione io lo faccio, apertamente, e non ho più paura del giudizio corrosivo di chi vuol vedere in questo atteggiamento l’accezione negativa del vetero &#8211; femminismo.</p>
<p style="text-align:justify;">C’è bisogno di sorellanza, più di quanto ci sia mai stato bisogno di fratellanza</p>
<p style="text-align:justify;"><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/sMf4Vlbn2VU&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/sMf4Vlbn2VU&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Siamo realiste, vogliamo l'impossibile]]></title>
<link>http://dylandave.wordpress.com/2009/04/07/siamo-realiste-vogliamo-limpossibile/</link>
<pubDate>Tue, 07 Apr 2009 08:05:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>dylandave</dc:creator>
<guid>http://dylandave.wordpress.com/2009/04/07/siamo-realiste-vogliamo-limpossibile/</guid>
<description><![CDATA[- Vogliamo anche le rose &#8211; 2008 &#8211; ♥♥♥ - di Alina Marazzi Tra la metà degli anni &#8216;6]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" title="Locandina Vogliamo anche le rose" src="http://www.mymovies.it/filmclub/2007/10/107/locandina.jpg" alt="" width="294" height="420" /></p>
<p style="text-align:center;"><strong><span style="color:#333300;">- Vogliamo anche le rose &#8211; 2008 &#8211; ♥♥♥ -</span></strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong><span style="color:#333300;">di</span></strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong><span style="color:#333300;">Alina Marazzi</span></strong></p>
<p style="text-align:left;">Tra la metà degli anni &#8216;60 e la fine degli anni &#8216;70 un cambiamento storico è avvenuto in italia: quello rivoluzionario apportato dal movimento femminista. In un oggi nel quale i taboo sessuali non sono ancora del tutto domati <em>Alina Marazzi,</em> attraverso un montaggio di immagini di repertorio, scorci di spot o di interviste che hanno popolato i media italiani durante quei due decenni, costrisce un documentario che non si limita ad esporre quelli che sono stati gli avvenimenti e i fatti di quegli anni di lotta e di conquista per le donna. <strong>Vogliamo anche le rose</strong> usufruendo di un montaggio sicuramente convincente osserva, analizza e invita a riflettere su quelle conquiste. Lo fa sopratutto attraverso le sue tre protagoniste, che più che delle presenze in carne ed ossa del documentario sono delle voci narranti delle loro esperienze vissute: Anita, Teresa e Valentina. Anita (voce di <em>Anita Caprioli</em>) è una ragazza milanese che nel 1967 affronta le sue prime pulsioni sessuali, ma è talmente confusa e impaurita dall&#8217; idea del contatto con un ragazzo che si rivolge ai medici che però, ancora più spaesati di lei, non riescono a compensare le sue esigenze educative in materia di sessualità. Teresa  ( Voce di <em>Teresa Saponangelo</em>) è una ragazza della Bari del 1975 che a vent&#8217;anni resta incinta e che non essendo in grado di affrontare la gravidanza decide di partire fino a Londra per abortire. Infine Valentina ( voce di <em>Valentina Carnelutti</em>) è una donna romana attivista femminista che si interroga sulle differenze di pensiero tra lei e le altre donne sia appartenenti al suo stesso movimento che no. In evidenza in tutte e tre le donne sono i sentimenti interiori, le loro debolezze o angosce, le loro aspettative e le loro relazioni con i loro uomini e le loro personali valutazioni dei pregiudizi in materia femminile che coinvolgono la maggioranza di persone che vivono i loro anni. Paure e angosce che durante quegli anni attraverso una lotta nelle piazze le donne sono riuscite in parte a tramutare in libertà e emancipazione da molte leggi che le vedevano palesemente sottomesse agli occhi della società e nei confronti del sesso maschile. Oltre alla conquista dell&#8217;aborto, si parla dell&#8217; abominio della legge sul delitto d&#8217;onore che autorizzava un uomo a farsi giustizia in caso di adulterio della donna, o addirittura dell&#8217; oscurantismo quasi medievale che vi era sulla contraccezione considerata dalla legge italiana un crimine contro la stirpe. E pensare che oggi spesso queste conquiste sono messe in discussioni da fenomeni adolescenziali come la corsa alla notorietà televisiva di molte ragazze o le bigotte diatribe cattoliche in argomento contraccezione. Verrebbe da chiedersi se davvero le donne non desidirino l&#8217;impossibile e baratterebbero l&#8217;emancipazione conquistata per la schiavitù mediatica. E poi magari, una volta raggiunta anche questa, rilottare nuovamente per riconquistare la loro libertà ormai smarrita. </p>
<p style="text-align:left;"><img class="aligncenter" title="Corti o lunghi?" src="http://images.movieplayer.it/2008/03/04/una-sequenza-del-film-vogliamo-anche-le-rose-54881.jpg" alt="" width="337" height="253" /></p>
<pre style="text-align:center;"><em>( Capelli corti o capelli lunghi? Come sto meglio?)</em></pre>
<pre style="text-align:center;"><em><img class="aligncenter" title="Immagini repertorio" src="http://images.movieplayer.it/2008/03/04/una-sequenza-del-film-vogliamo-anche-le-rose-54876.jpg" alt="" width="337" height="253" /></em></pre>
<pre style="text-align:center;"><em>( Una delle sequenze di repertorio in argomento aborto )</em></pre>
<pre style="text-align:center;"><em></em></pre>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[stupro di gruppo]]></title>
<link>http://danielabianchi.wordpress.com/2009/02/10/stupro-di-gruppo/</link>
<pubDate>Mon, 09 Feb 2009 22:35:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>daniela bianchi</dc:creator>
<guid>http://danielabianchi.wordpress.com/2009/02/10/stupro-di-gruppo/</guid>
<description><![CDATA[È finita così senza un urlo, senza un grido. Questa volta non si tratta della solita banda di rumeni]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">È finita così senza un urlo, senza un grido.</p>
<p style="text-align:justify;"><img class="alignnone size-medium wp-image-117" title="481" src="http://danielabianchi.wordpress.com/files/2009/02/481.jpg?w=225" alt="481" width="225" height="300" />Questa volta non si tratta della solita banda di rumeni, ubriachi derelitti di una società alla deriva; non c’è il mostro della diversità etnica a cui addebitare le colpe di una irrisolta umanità. C’è freddo fuori, è umido e la pioggia non cessa di bagnare l’intorno, mescolando insieme pioggia, violenza e lacrime. Ci sono voci che urlano, mani che tastano l’anima e calpestano la dignità e c’è puzza di umano, sì un puzzo violento che sa di marcio. E poi, quel fetore putrido che l’abito stirato e inamidato del perbenismo a stento trattiene e nasconde. Manca l’erba squassata dal corpo, o l’abitacolo di una macchina dove l’alito della paura innebbia i finestrini offuscando lo sguardo e proiettando nel nulla una qualsiasi via di fuga, ma il fango è lo stesso e anche le bocche che ansimano sopra il corpo inerme, avide e sporche, vogliose di carne. Ancora una volta una donna e un corpo senza forma, un fagotto strappato ribaltato deturpato sfigurato, gettato in pasto alla voracità delle bestie che si avventano come avvoltoi per strappare l’ultimo brandello. E non fa differenza se questa volta le mani non allargano cosce dolenti e corpi di bestia non penetrano violentemente l’intimità fino a cavarle sangue e scavare graffi nella pelle, lasciando solchi che lancinano e gridano vendetta, non al cospetto degli uomini, no, ché questi si vendono per poco meno di tre denari, ma almeno al cospetto di DIO che piange lacrime amare per tutti i farisei che si prostrano ai suoi piedi richiamandone una volontà che per primi essi stessi disattendono…non ha importanza se non sono mani che stringono e ti tappano la bocca per soffocare l’urlo dell’umana disperazione…non c’è differenza tra la spietatezza di chi urla “<em>godi troia</em>” o ha riempito il silenzio dell’insondabile mistero con una lunga serie di “<em>non è giusto che tu muoia”</em> , no, non c’è differenza. Verrebbe voglia di piangere se l’attonito lasciasse il passo allo stupore, al rammarico e alla commozione, verrebbe voglia di individuare un segno di quel corpo che fù, anche solo per lasciare una piccola carezza…che so, una mano lieve che sfiora un ciuffo scomposto sulla fronte, o un tocco di labbra sul dorso della mano a chiedere scusa, scusa per l’iniquità, per la nostra incapacità di comprendere, per la perduta innocenza di una collettività tutta che non riesce più ad affrontare con pudore il proprio dolore…la nostra paura di singoli individui che ci spinge a muoverci in branco come anime dannate, sì certo, nel buio della notte, ai bordi del dirupo, le mani ancora sporche di sangue, i vestiti lerci e strappati con negli occhi la voracità dell’ultima parola…e la pietas, la pietas che fa di misericordia sua stessa essenza non riecheggia il pianto né il lamento…e il silenzio da lontano urla il suo perdono verso questo inferno che non ha più posto neanche per gli ignavi i ruffiani e i traditori …e volano così, senza sosta, gli sciacalli nel cielo peso, mentre il piombo delle cappe dorate trascina gli ipocriti verso un punto di non ritorno e rimane solo la forza per un ultimo sussurro:- <em>Perdona noi o Signore perché non sappiamo più quel che siamo!</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>in ricordo di Eluana</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em></em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ideali, utopie. l’importanza della memoria]]></title>
<link>http://viadellebelledonne.wordpress.com/2008/08/27/ideali-utopie-l%e2%80%99importanza-della-memoria/</link>
<pubDate>Wed, 27 Aug 2008 20:35:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>antonellapizzo</dc:creator>
<guid>http://viadellebelledonne.wordpress.com/2008/08/27/ideali-utopie-l%e2%80%99importanza-della-memoria/</guid>
<description><![CDATA[  Pieve Santo Stefano raccoglie da quasi venticinque anni i diari e le memorie degli italiani. Il Pr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[  Pieve Santo Stefano raccoglie da quasi venticinque anni i diari e le memorie degli italiani. Il Pr]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il cinema di Alina MARAZZI - di Alessandra PIGLIARU ]]></title>
<link>http://rebstein.wordpress.com/2008/08/15/il-cinema-di-alina-marazzi-di-alessandra-pigliaru/</link>
<pubDate>Fri, 15 Aug 2008 09:00:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>francescomarotta</dc:creator>
<guid>http://rebstein.wordpress.com/2008/08/15/il-cinema-di-alina-marazzi-di-alessandra-pigliaru/</guid>
<description><![CDATA[(Marc Chagall, La femme et les roses, 1929) [Tratto dalla rivista Via Delle Belle donne, n. 1, lugli]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p align="center"><img src="http://re-pubblica.blog.kataweb.it/files/2008/03/chagall_-woman_and_the_roses.jpg" alt="marc chagall" width="396" height="303" /><br />
(<strong>Marc Chagall</strong>, <em>La femme et les roses</em>, 1929)</p>
<p align="right">[Tratto dalla rivista <a href="http://nuke.viadellebelledonne.it/">Via Delle Belle donne</a>, n. 1, luglio 2008]</p>
<p><strong>Alessandra Pigliaru &#8211; LA FEMMINILITA&#8217; RITROVATA.<br />
<em>Saggio-intervista sul cinema di Alina Marazzi</em></strong></p>
<p>     Il corpo della madre. Una costellazione di segni e rugose asperità. Un mondo differenziato dal confine fisico e, al contempo, mappa per la conoscenza di noi stessi. Così quella speculare conoscenza si riverbera nella cognizione del circostante. Il primo Altro è forse il corpo materno, quel femminile archetipico e misterioso Altro che diventa così una traccia. L’unica traccia attraverso cui guardare il mondo.   <!--more-->     La capacità endoscopica di Alina Marazzi, giovane e brillante cineasta contemporanea, sta nell’aver acquisito una particolarissima e originale lente attraverso cui guardarsi e guardare. <em>Un’ora sola ti vorrei</em> è forse il tentativo di riportare lo specchio in terra, ricomponendolo, e di mostrare un’idea della maternità attraverso l’elemento medio della macchina da presa. Sa auscultare ogni asperità, Alina. E procede nella conoscenza di sé muovendosi per setacci. Diceva Bergson che “La memoria non è la facoltà di classificar ricordi in un cassetto o di scriverli su di un registro. Non c&#8217;è registro, non c&#8217;è cassetto (&#8230;) In realtà, il passato si conserva da se stesso, automaticamente. Esso ci segue, tutt&#8217;intero, in ogni momento: ciò che abbiamo sentito, pensato, voluto sin dalla prima infanzia è là, chino sul presente che esso sta per assorbire in sé, incalzante alla porta della coscienza, che vorrebbe lasciarlo fuori”. Ecco che nel film della Marazzi si assiste ad una memoria che , chiosando sul presente, percorre le crepe della propria identità. Una ricerca inesausta quella di <em>Un’ora sola ti vorrei</em>, una ricerca personale e resa sapientemente assoluta dalla maestria cinematografica con la quale viene rappresentata. Le lettere e i vecchi filmati in super8 utilizzati, sono anche i nostri. In qualche modo appartengono paradossalmente a tutti. Così la Marazzi riesce a produrre quella empatica fruizione tanto rara nel cinema contemporaneo; riesce a trasportare lo spettatore dinanzi alla propria coscienza rendendola teatrale nel terzo che la osserva. Nel caso di <em>Un’ora sola ti vorrei</em>, a giocare di rimbalzo, sta la consapevolezza del grido; quella stupefacente generosità femminile che accoglie e che dice, piano ma potentemente, cosa si sente oltre la soglia dell’ingannevole tempo che passa. Non solo. <em>Un’ora sola ti vorrei</em> è un film-documentario sul come si possa andare avanti nella perdita. Un doloroso senso di vertigine che la Marazzi rende poetica del senso mancato, come Moira di se stessa, filando svolgendo e recidendo.</p>
<p align="center"><img src="http://img2.libreriauniversitaria.it/MIT/300/210/img_210394_lrg.jpg" alt="" width="239" height="322" /></p>
<p>[<strong>A.P.</strong>]: Credo che si possa dire che si occupa di cinema al femminile. O meglio, nelle sue recenti fatiche si intravede una linea conduttrice circa la femminilità e le sue declinazioni. In <em>Un’ora sola ti vorrei</em> la figura materna è intesa specularmene alla conoscenza di se stessa?</p>
<p>[<strong>A.M.</strong>]: <em>Assolutamente si. Come in qualche modo viene detto all’inizio del film in cui c’è questo testo che dice: Adesso ti racconto la mia storia, la tua storia.</em><br />
<em>Quindi raccontare la storia della propria madre, delle proprie origini, sì, è stato un ricomporre diciamo il legame con le origini, con la famiglia, con la propria identità per cui un rispecchiamento nella propria storia.</em></p>
<p>     Il primo viso che riconosciamo è quello della madre. Un viso che, è la stessa Marazzi a ricordarlo, non dimenticheremo mai. Si susseguono fotogrammi e vecchie foto con volti femminili che si intersecano alla storia di ognuna. Volti in bianco e nero che respirano dell’onnipotenza dell’oblio. E poi c’è lei, Liseli, la madre di Alina alla quale il film è dedicato. <em>Un’ora sola ti vorrei</em> è il racconto della vita di Liseli e Alina, una madre e una figlia legate a doppio filo attraverso la trasformazione del corpo di una nell’altra. Quando Liseli comincia a stare male, Alina è molto piccola. Il percorso è dunque uno scoperchiare vecchi cassetti, piccole porte socchiuse sul perché della perdita e il suo bruciore ritorto nel dolore. Un dolore che però nella pellicola della Marazzi ha tutto il sapore agro-dolce della distanza irrimediabile. Una lente obliqua che consente alla regista di scandagliare e ritrovare infine un senso, il suo personale, e insieme il nostro, nella ricerca della verità singolare e soggettiva.</p>
<p>[<strong>A.P.</strong>]: Affronta un tema abbastanza spinoso come il disagio nella malattia in maniera molto dolce. Mi pare di vedere nelle immagini che assembla un percorso contrassegnato da una potente e pacificante consapevolezza del dolore. Mi sbaglio?</p>
<p>[<strong>A.M.</strong>]: <em>Non lo so, nel senso che ognuno ci mette gli aggettivi che vuole. Sicuramente il percorso personale che io ho fatto è un percorso molto doloroso e di scavo che però se inizialmente partiva con un atteggiamento rivendicativo, nel corso del tempo si è modificato in un atteggiamento di riconciliazione. Userei queste parole, ecco.</em></p>
<p align="center"><img src="http://www.nonsolocinema.com/local/cache-vignettes/L250xH188/arton2200-67592.png" alt="" width="290" height="223" /></p>
<p><em>     Per sempre</em> è il secondo momento della trilogia dedicata alla femminilità. Procedendo attraverso il concetto di corporeità e dinamica esistenziale ad esso correlata, diciamo subito che <em>Per sempre</em> è l’antitesi del percorso fin qui proposto. Rispetto alla ricerca della madre e del suo ordine simbolico, ci si sposta verso una geografia dell’inesplorabile. Così Alina apre le porte alla vita di alcune monache di clausura. Indaga la scelta ma non esprime giudizi. Mostra e documenta l’esistenza femminile seguendo un percorso per niente scontato attraverso precise scelte fotografiche.</p>
<p>[<strong>A.P.</strong>]: Zavoli nel 1959, dedica un documentario radiofonico alla Clausura. Ricordo che quando lo sentii rimasi stordita dalla potenza vocale di quelle donne che raccontavano senza mai uscire allo scoperto. Anche lei nel suo film-documentario <em>Per sempre</em>, accompagna il percorso di una novizia che comprende di non aver imboccato la giusta strada per sé. Mi rimangono impresse le lettere che vi siete scambiate e la sua voce. Un po’ come se la negazione del corpo corrispondesse ad un trionfo della parola. Paradossale pensare all’affermazione della voce in una condizione che predilige il silenzio dell’introspezione. Come ha vissuto la testimonianza delle monache incontrate?</p>
<p>[<strong>A.M.</strong>]: <em>Il documentario nasce come un’indagine sulla scelta definitiva, una scelta che a noi appare assoluta; per chi non la conosce, una scelta difficile da mantenere; quindi la curiosità era un po’ quella: cercare di avvicinarsi a qualche cosa di apparentemente molto lontano, molto diverso, per capire invece che cosa a livello più esistenziale può essere compreso di questo tipo di scelta, di fedeltà. Il mio era un approccio di tipo esistenziale, filosofico sulla scelta definitiva.</em></p>
<p align="center"><img src="http://www.vivacinema.it/img/locandina-vogliamo-anche-le-rose.jpg" alt="" /></p>
<p>     L’ultima tappa del percorso poetico è un documentario-racconto in cui la corporeità, intesa come fisicità e coscienza femminile, arriva all’acme. Certamente in <em>Vogliamo anche le rose</em>, la capacità di introspezione, gioca con le voci altrui. Con tutte le altre voci che la Marazzi incontra e decide di inserire. La pellicola è ricca di innumerevoli filmati d’epoca e frammenti diaristici privati. Quest’ultima scelta è segno evidente che solo con la testimonianza diretta può portare il monologo singolo ad un dialogo fecondo col proprio sé.</p>
<p>[<strong>A.P.</strong>]: Recentemente ha girato un terzo film che guardo come alla chiusura di un ciclo e all’apertura di uno ulteriore, evidentemente, per lei. Leggo una forte passione in <em>Vogliamo anche le rose</em>. Quasi un’esplosione corale dell’affermazione femminile collettiva. Da dove parte il suo bisogno di raccontare gli anni Sessanta e Settanta attraverso un documentario?</p>
<p>[<strong>A.M.</strong>]: <em><em>Parte da un’osservazione del presente, della realtà; di come noi oggi, donne e uomini, viviamo le nostre relazioni, la relazione con i ruoli di genere, maschile e femminile; quindi mi è venuta voglia di ripercorrere la storia di quel decennio denso di cambiamenti e trasformazioni, per capire da dove ci arrivano alcune conquiste e modi di pensare e comportamenti e, invece, che cosa è andato perso di quelle lotte e di quella consapevolezza che le persone avevano acquisito in quegli anni.</em></em></p>
<p>[<strong>A.P.</strong>]: Il concetto di corpo credo sia uno dei fili rossi che contraddistinguono la sua poetica. Mentre in <em>Un’ora sola ti vorrei</em> lei si avvicina alla conoscenza di se stessa attraverso la mappa della madre, in <em>Per sempre</em> guarda e osserva il corpo dall’esterno. Un corpo femminile totalmente-altro, inesplorabile appunto. In <em>Vogliamo anche le rose</em> invece si immerge completamente nella plurima valenza semantica che il corpo acquista nella storia del pensiero occidentale. Cosa pensa sia rimasto di quel retaggio?</p>
<p>[<strong>A.M.</strong>]: <em>Purtroppo penso sia andato perso la maggior parte di quello che era stato acquisito a livello di consapevolezza, nel senso che mi sembra che in quegli anni le persone si fossero chieste cosa significasse avere un rapporto col proprio corpo e col corpo degli altri. Mi sembra che oggi si dia molto per scontato il piano dei diritti, per esempio. Mi sembra che il desiderio di sapere e di conoscere anche il proprio corpo, penso alle donne e tutto il sapere che in quegli anni si era acquisito rispetto alla riproduzione e alla contraccezione, oggi mi pare che non ci sia, né come desiderio, né come voglia di trasmettere alle generazioni più giovani. Da un lato c’è una libertà che dà l’illusione di autodeterminazione, dall’altro vedo molta aggressività dalla parte maschile della società (che non vuol dire tutti gli uomini) su questo corpo della donna liberato e quindi anche un’escalation di violenza nei confronti della donna.</em></p>
<p>     La decisione di ascoltare ciò che le donne comuni, nelle condizioni più disparate, avvertissero come motto di cambiamento, è la cifra originale entro cui la Marazzi si muove e traghetta lo spettatore. Accoglie, dopo una selezione, tre diari privati, scritti in anni diversi da altrettante donne che non si conoscevano l’una con l’altra. Li trova nell’Archivio Diari di Pieve Santo Stefano e si accorge subito dell’importanza delle testimonianze. Sono tre storie diverse, perché differenti sono le età delle giovani protagoniste, l’appartenenza sociale, il background di esperienze . La prima, Anita, racconta della propria inadeguatezza verso il cambiamento del corpo e l’educazione rigida che le è stata impartita. Si sente e la fanno sentire frigida, addirittura. Non capisce come si possa amare ed essere amate perché non conosce la libertà. La accarezza forse, la racconta attraverso la sua esperienza pre-sessantotto. Racconta della timidezza e della consapevolezza dell’inautenticità della fede in Dio: «Martedì sono stata alla riunione dei Minimi per preparare la messa. Devo riconoscere che il 99% della mia fede in Dio è provocata dalla paura di mio padre. Dio non esiste, pensavo, o almeno io non ci credo. Un genitore ha detto che la figlia quattordicenne pensa cose orribili, vorrebbe andare a messa quando se la sente e non necessariamente di domenica. Ma lui la trascinerà in chiesa e lei dovrà abituarsi: vedremo se non finirà per credere. Avrei voluto gridargli di tacere, guardi come m’ha rovinato mio padre!» (<strong>1</strong>). Il secondo diario che incontriamo è quello di Teresa al quale seguirà quello di Valentina. Il secondo tuttavia, è forse quello più drammatico. Teresa racconta dell’aborto e di come l’idea della maternità sia mutata con l’andare del tempo. Alla voce fuori campo che legge le testimonianze (siamo attorno al ‘76) si susseguono filmati di repertorio. Si riconosce una giovanissima Emma Bonino, si parla di Adele Faccio (che compare addirittura in sogno ad una giovane e spaventata Teresa) e di tutte quelle donne e uomini che, facendo attenzione, consentivano alle donne di interrompere la gravidanza. L’orribile metodo Karman viene descritto alla perfezione e gli esiti sono nelle ultime parole di Teresa come incubo oscuro: « Mi alzo da un letto l’ospedale, in una lunga camicia da notte bianca. Mi avvicino a una culletta di vimini, deliziosa, tutta rivestita di merletti inamidati. Mi chino, scopro appena il lenzuolino candido e mi appare una testolina incantevole e il bimbo più bello che io abbia mai visto […] Resto incantata a contemplare tanta bellezza e lui mi guarda con quegli occhi sognanti. Mi sembra di averlo già visto un bimbo bello così, somiglia a quella foto di Lù neonato, tra le braccia di sua madre. Vorrei prendermelo e portarmelo via. Mi accorgo che le nostre camicie hanno lo stesso merletto sul fondo delle maniche…Per me è un segno certo: questo bimbo è mio! […] Mi chino per prenderlo ma solo allora mi rendo conto che, nella stessa culla, alla sinistra del mio, c’è un altro bambino…- e alla sua sinistra un altro e un altro ancora <em>ndr</em> – […] Ce n’è un altro ancora e non è più un viso e non è più nulla, solo un grumo di sangue rappreso, in cui, pure, distinguo due occhi che mi implorano…che orrore! Devo prendere il mio bambino e fuggire. Scopro il lenzuolo candido e sotto…sotto c’è un corpicino dolce, un tenero corpicino indifeso che sorregge cinque teste: il bimbo è uno solo ed è un mostro!<br />
Che angoscia risvegliarmi di nuovo con questa immagine terrifica davanti agli occhi e non riesco a mandarla via.<br />
Perché Agenda Rossa, questo sogno è tornato a tormentarmi ? Perché proprio ora? Ora che è tutto finito» (<strong>2</strong>).<br />
Dovranno trascorrere ancora due anni affinché la legge sull’aborto, la 194 del 1978 appunto, venga approvata. L’aborto diviene così legale e il dolore non viene più a sommarsi con la pericolosità e il sentimento di clandestinità.<br />
Il terzo diario è quello di Valentina. Una riflessione matura sulle scelte politiche e personali. In questa ultima testimonianza si intravedono le speranze e le ipotesi del movimento culturale nelle sue molteplici eredità: «Bisogna trovare un modello da seguire. Ci guardiamo intorno e vediamo che non ce ne sono. Alcune prendono i soldi dal marito. Qualche altra ha avuto sempre uomini importanti.<br />
E ci sono forse le vere emancipate che passano da un uomo all&#8217;altro, ma con caratteristiche di stabilità. Parliamo ovviamente di compagne.<br />
Quando esce fuori la politica, si torna alla massa indistinta delle donne. Il dissenso si esprime solo con orribili urla al microfono. La passività si generalizza battendo le mani su tutto. È come se tutto quello che è successo di concreto, di nuovo, inedito, nei vari corsi, fosse cancellato di colpo.<br />
In albergo leggo il diario di Carla Lonzi comprato prima di partire. Parla di quello che io non so dire, i rapporti tra donne nel femminismo. È pesante, è il diario di una mente. È stupenda l&#8217;insistenza della Lonzi sull&#8217;autenticità. Ed è affascinante la forza del separatismo.<br />
Le donne hanno un coraggio enorme a indagare i rapporti tra donne. Gli uomini non potranno mai dirlo di se stessi. Però poi le donne si sminuiscono perché pensano che indagare i rapporti non è politica, è subalternità. Siamo sconfitti, uomini e donne, dopo il &#8216;77. Penso che i veri effetti saranno lenti a insediarsi nella nostra coscienza» (<strong>3</strong>).</p>
<p>[<strong>A.P.</strong>]: Che importanza hanno da un punto di vista etico-politico le memorie private diaristiche che ha raccolto per girare Vogliamo anche le rose?</p>
<p>[<strong>A.M.</strong>]: <em>La storia è fatta dalle tante piccole storie delle persone. Per me era importante, raccontando quegli anni, dare spazio al racconto privato e soggettivo proprio perché, in quegli anni, c’è stata una riscoperta della soggettività dandole valore. È un portare il privato nel collettivo, partendo dal soggettivo fino ad arrivare al piano politico. Parlando degli anni Settanta, era importante per me trovare storie di persone comuni, storie esemplari.</em></p>
<p align="center"><img src="http://www.ilcinemadelcarbone.it/foto/foto08/alina4big.JPG" alt="" width="410" height="281" /></p>
<p>     Il pregio di Alina Marazzi è di non aver fatto un documentario propagandistico o fortemente ideologizzato ma di saper riconoscere i limiti e le contraddizioni che la lotta per l’emancipazione sessuale porta con sé. Il monito è senza alcun dubbio quello di salvaguardare i diritti acquisiti e qui, la Marazzi, percorre gli snodi decisivi verso la parità tra uomini e donne, almeno da un punto di vista legislativo, ricordando che solo nel 1966 la contraccezione veniva ancora considerata un reato contro la stirpe; che solo nel 1977 viene approvata la legge sulla parità del lavoro circa i salari; che solo nel 1996 viene approvata la legge n. 66 sulla violenza sessuale, ora riconosciuto come reato contro la persona e così via.<br />
Il corpo della madre, quell’altipiano di rugose asperità, nell’ultima fatica di Alina Marazzi, rappresenta il luogo della libertà e della femminilità ritrovata e rinnovata. Della capacità di sentirsi da dentro, dal ventre, come mai fino a quel momento era accaduto. Un ascolto in lingua materna che, pur rispettando la memoria collettiva, rimesta tutti i cassetti e in un solo grido è capace di dire di no. La notevole capacità poetica della regista sta nell’aver fatto dialogare l’elemento soggettivo con la Storia degli anni sessanta e settanta, in un unico potente arazzo, che ci riguarda tutti e sa parlare ad ognuno di noi.</p>
<p><strong>***</strong></p>
<p><strong>NOTE</strong></p>
<p><strong>1</strong>) <em>Diario di Anita</em>, 1969, in <strong>Le rose</strong>, a cura di Alina Marazzi, Feltrinelli, maggio 2008, p. 59. Questo tratto non viene inserito nel film ma è presente nel diario riportato, pur sempre in forma ridotta, nel libro curato dalla Marazzi che accompagna il dvd del film.</p>
<p><strong>2</strong>) <em>Diario di Teresa</em>, Bari 1976 23 settembre, in <strong>Ibidem</strong>, cit. pp. 81,82.</p>
<p><strong>3</strong>) <em>Diario di Valentina</em>, Roma 1979. Il diario non è inserito, come invece i precedenti, nel libro curato dalla Marazzi citato alla nota 1. Si possono ascoltare le selezioni all’interno del film, nell’ultima parte.</p>
<p align="center"><strong>***</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Vogliamo anche le rose]]></title>
<link>http://speculummaius.wordpress.com/2008/05/13/vogliamo-anche-le-rose/</link>
<pubDate>Tue, 13 May 2008 09:42:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>Maria Grazia</dc:creator>
<guid>http://speculummaius.wordpress.com/2008/05/13/vogliamo-anche-le-rose/</guid>
<description><![CDATA[In Vogliamo anche le rose Alina Marazzi rievoca l’Italia della rivoluzione sessuale e del femminismo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/BykxkrmLuws&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/BykxkrmLuws&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<blockquote>
<p style="text-align:left;">In <a href="http://www.vogliamoanchelerose.it/"><em>Vogliamo anche le rose</em></a> Alina Marazzi rievoca l’Italia della rivoluzione sessuale e del femminismo da metà degli Anni ’60 al 1977. Con il suo montaggio sapiente raccoglie alcune voci diaristiche di esistenze individuali di donne (tre in particolare i diari provenienti dall’Archivio Diaristico di Pieve Santo Stefano, rielaborati con la collaborazione della scrittrice Silvia Balestra) che monta con materiali visivi da film sperimentali o in super8 (di Adriana Monti, Loredana Rotondo, Alfredo Leonardi, Alberto Grifi, etc), immagini di repertorio degli anni compresi tra il ‘67 e il ’79 (Teche Rai, Cineteche varie, etc) e fondi privati (Clelia Pallotta, Franca Zacchei, Anna Bottesini, fam. Summaria e Giorgio Magister). Non mancano lettere e conversazioni, foto dell&#8217;epoca, riviste e fotoromanzi: occhio al fotoromanzo con Paola Pitagora per la liberalizzazione della pillola (quando la pillola anticoncezionale in Italia era considerata crimine contro la stirpe. Chi se lo ricorda?)</p>
</blockquote>
<p style="text-align:right;">da <a href="http://www.cinemadonne.it/biofilmografie/VisualSchedaBio.php?IDreg=62">Cinemadonne.it</a></p>
<p style="text-align:left;">Per chi abita a Bari, segnalo <a href="http://generieculture.blogspot.com/2008/05/vogliamo-anche-le-rose.html">l&#8217;evento del 15 maggio</a> e per  chi ne vuole sapere di più, qualche altra recensione su:</p>
<p style="text-align:left;"><a href="http://www.corriere.it/cinema/mereghetti/08_marzo_07/mereghetti_vogliamo_anche_le_rose_dceac490-ec22-11dc-a76d-0003ba99c667.shtml">Corriere della Sera</a></p>
<p style="text-align:left;"><a href="http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article1772">Il Paese delle Donne</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Vogliamo l'impossibile]]></title>
<link>http://ciclogatto.wordpress.com/2008/03/13/vogliamo-limpossibile/</link>
<pubDate>Thu, 13 Mar 2008 15:11:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>ciclogatto</dc:creator>
<guid>http://ciclogatto.wordpress.com/2008/03/13/vogliamo-limpossibile/</guid>
<description><![CDATA[Mi capita ogni tanto di guardare un film o uno spettacolo teatrale ed emozionarmi. Non so se sono un]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p class="MsoNormal"><a href="http://ciclogatto.wordpress.com/files/2008/03/locandina_vogliamo-anche-le-rose.jpg" title="locandina_vogliamo-anche-le-rose.jpg"><img src="http://ciclogatto.wordpress.com/files/2008/03/locandina_vogliamo-anche-le-rose.thumbnail.jpg" alt="locandina_vogliamo-anche-le-rose.jpg" align="right" /></a><span style="font-size:10pt;font-family:Tahoma;"></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Tahoma;">Mi capita ogni tanto di guardare un film o uno spettacolo teatrale ed emozionarmi. Non so se sono una con le palle cotte e con una fragilità latente o semplicemente sono solo sensibile e facilmente emozionabile.<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Tahoma;">Più raramente invece mi capita di guardare un film o uno spettacolo teatrale, leggere un libro <span> </span>o essere testimone di un evento ed emozionarmi, non tanto per un sentimento di commozione e compartecipazione verso quello a cui sto assistendo o leggendo, ma perché queste rappresentazioni<span>  </span>mi fanno sentire parte di un tutt’uno universale , accumunata a delle idee, degli ideali, delle aspettative che mi danno consapevolezza del fatto <span> </span>che non sono sola, che con me e come me ci sono, ci sono state e ci saranno tante persone con cui poter condividere sentimenti e pensieri.<br />
Questo ideale abbracciarsi lo provo sempre alla manifestazione del 25 aprile, l’ho provato a Roma quando si manifestava per i fatti di Genova, a Milano alla manifestazione seguita alla morte di Dax<br />
Questo mi è successo ieri sera guardando il film di Alina Marazzi “Vogliamo anche le rose”, uno squarcio sul ventennio 1960-1980 una serie di filmati storici e immagini e storie così ben dosato da essere poetico. Un film documentario <span> </span>sulle lotte portate avanti dalle donne, sul disagio di ieri e di oggi, <span> </span>sulla mercificazione della donna, sull’aborto, sulla sessualità ma anche sugli assurdi del femminismo politico, </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Tahoma;">Quindi poesia, politica, impegno civile, ricordo, memoria, lotta, ironia, intimità<br />
Questo è il cinema che mi piace e che non è così facile vedere.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Tahoma;">E poi uno slogan inquadrato più e più volte <span> </span>scritto con lo spray in grafia tondeggiante sul muro della Casa della Donna a Roma in via Governo Vecchio:<br />
“Siamo realiste: vogliamo l’impossibile” .</span></p>
<p class="MsoNormal">&#160;</p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Tahoma;">Molto semplicemente alla fine del film si ha voglia di ringraziare una per una queste donne che volevano l’impossibile.<br />
Grazie a loro <span> </span>se oggi si può prendere la pillola contraccettiva come se fosse un qualsiasi farmaco acquistato in farmacia,<br />
se oggi si ha la possibilità di decidere sulla propria maternità e se le donne di tutti i ceti sociali hanno la possibilità di abortire senza rischiare la vita,<br />
se si è diffusa una cultura di pari dignità sociale, di famiglia in cui i coniugi hanno gli stessi diritti e doveri.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Tahoma;">Non diamo nulla per scontato, qualcuno si è battuto ieri per i nostri diritti di oggi.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Tahoma;">E oggi c’è ancora molto per cui combattere.</span></p>
<p class="MsoNormal">&#160;</p>
<p class="MsoNormal">&#160;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'uomo che amava le donne]]></title>
<link>http://razorsisters.com/2008/03/10/luomo-che-amava-le-donne/</link>
<pubDate>Mon, 10 Mar 2008 12:10:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>Chiara</dc:creator>
<guid>http://razorsisters.com/2008/03/10/luomo-che-amava-le-donne/</guid>
<description><![CDATA[ &#8220;Governerò per tutti ma soprattutto per coloro che non hanno tutto e per far diventare realtà]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p> <img src="http://razorsisters.wordpress.com/files/2008/03/20080307_123334_6e347a09.thumbnail.jpg" alt="20080307_123334_6e347a09.jpg" /><span class="Apple-style-span" style="color:#464646;font-size:14px;line-height:21px;"></span>&#8220;Governerò per tutti ma soprattutto per coloro che non hanno tutto e per far diventare realtà le aspirazioni delle donne.&#8221; Cosi Zapatero all&#8217;indomani della sua vittoria alle elezioni in Spagna che lo riconfermano per quattro anni. Per noi donne italiane altri quattro anni per confrontarci con un modello di governo così geograficamente vicino e così politicamente lontano. Non voglio idealizzare Zapatero ma le differenze sono evidenti. Zapatero difende la laicità dello stato e non accetta le ingerenze dei vescovi. Convivenza, matrimonio gay, fecondazione assistita, legge di uguaglianza tra donne e uomini, divorzio veloce, controllo sulle taglie delle modelle. Queste sono alcune delle leggi e delle battaglie più vicine a noi portate avanti finora. Mentre tutte in Italia ci troviamo a difendere nuovamente la 194 dagli attacchi di un demagogo sovrappeso che pensa agli affari suoi, mentre le donne che lavorano e hanno bambini non hanno nessun sostegno né nella flessibilità degli orari di lavoro, né nella facilità di trovare assistenza, asili nido, ecc., mentre le coppie non sposate vivono ancora nel &#8220;peccato&#8221;, mentre chi vuole avere un figlio spesso va all&#8217;estero, mentre una donna che subisce uno stupro diventa colpevole, mentre un&#8217;altra viene picchiata, mentre una marca di abbigliamento con misure XS si fa pubblicità con la foto di un&#8217;anoressica, mentre stiamo per rieleggere un governo maschilista pensiamo, convinciamoci!, che non esiste solo l&#8217;Italia e la sua storia come modello. Pensiamo che con un pizzico di laicità e di coraggio si può fare molto di più, proprio come stanno facendo i vicini spagnoli. Facciamo pressione perché ciò accada. Forse farebbe bene anche rinfrescarsi le idee ricordando le battaglie femministe che sono state combattute negli anni &#8216;70. E&#8217; nelle sale un documentario interessante: <span class="Apple-style-span" style="font-style:italic;">Vogliamo anche le Rose</span> di Alina Marazzi. C&#8217;eravamo, ci dobbiamo essere ancora!<span class="Apple-style-span" style="color:#464646;font-size:14px;line-height:21px;"></span><span class="Apple-style-span" style="color:#464646;font-size:14px;line-height:21px;"></span><img src="http://razorsisters.wordpress.com/files/2008/03/locandina.thumbnail.jpg" alt="locandina.jpg" /> </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Nelle sale dal 7 marzo]]></title>
<link>http://contrappunto.wordpress.com/2008/03/08/nelle-sale-dal-7-marzo/</link>
<pubDate>Sat, 08 Mar 2008 14:46:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>Lucy</dc:creator>
<guid>http://contrappunto.wordpress.com/2008/03/08/nelle-sale-dal-7-marzo/</guid>
<description><![CDATA[Grande Grosso e&#8230; Verdone, di Carlo Verdone. Con Carlo Verdone, Claudia Gerini, Geppi Cucciari.]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p align="justify"><img src="http://contrappunto.wordpress.com/files/2008/03/grandegrossoeverdone93.jpg" align="left" height="133" width="93" /><b> Grande Grosso e&#8230; Verdone</b>, di Carlo Verdone. Con Carlo Verdone, Claudia Gerini, Geppi Cucciari. (guarda il <a href="http://www.youtube.com/watch?v=ppvdSOMKLZQ" target="_blank"><b>trailer</b></a>)</p>
<p align="justify">Nella sua nuova commedia, che invade le sale con un record di schermi, il comico romano torna alle origini e ripropone alcuni dei suoi personaggi storici, tutti in qualche modo &#8220;cresciuti&#8221;: il mammone, il professore ossessivo, il cafone arricchito&#8230;</p>
<p align="justify">&#160;</p>
<p align="justify"><img src="http://contrappunto.wordpress.com/files/2008/03/lezionidifelicita93.jpg" align="left" height="133" width="93" /> <b>Lezioni di Felicità</b> <i>(Odette Toulemonde)</i>, di Eric-Emmanuel Schmitt. Con Catherine Frot, Fabrice Murgia, Jacques Weber. (guarda il <a href="http://www.youtube.com/watch?v=uY3z9df9RPw" target="_blank"><b>trailer</b></a>)</p>
<div align="justify"></div>
<p align="justify">Odette Toulemonde avrebbe tutti i motivi per essere infelice, invece è una inguaribile ottimista; il suo sogno è di conoscere il suo scrittore preferito, il ricco ma insoddisfatto e pessimista Balthazar Balsan, cui ritiene di dovere la propria felicità.</p>
<p align="justify"><img src="http://contrappunto.wordpress.com/files/2008/03/vogliamoanchelerose93.jpg" align="left" height="133" width="93" /><b>Vogliamo Anche Le Rose</b>, di Alina Marazzi. Con Anita Caprioli, Teresa Saponangelo, Valentina Carnelutti. (guarda il <a href="http://www.youtube.com/watch?v=BykxkrmLuws" target="_blank"><b>trailer</b></a>)</p>
<div align="justify"></div>
<p align="justify">In occasione della Festa della Donna, esce il bel documentario della Marazzi che racconta l&#8217;impatto sull&#8217;Italia e il profondo cambiamento portato dal movimento femminista attivo tra gli Anni Sessanta e Settanta.</p>
<p align="center">&#160;</p>
<p align="center"><b>BUON CINEMA A TUTTI!</b></p>
<p align="justify">Escono anche: <i><b>Biutiful Cauntri </b></i>(<a href="http://www.youtube.com/watch?v=i1zkRClRAMU" target="_blank"><b>trailer</b></a>), <i><b>Sonetaula</b></i> (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=3yI0ZTEsUfo" target="_blank"><b>trailer</b></a>), <i><b>Cenerentola e gli 007 Nani</b></i>.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[VOGLIAMO ANCHE LE ROSE]]></title>
<link>http://tuttialcinema.wordpress.com/2008/02/28/vogliamo-anche-le-rose/</link>
<pubDate>Thu, 28 Feb 2008 23:35:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>tuttialcinema</dc:creator>
<guid>http://tuttialcinema.wordpress.com/2008/02/28/vogliamo-anche-le-rose/</guid>
<description><![CDATA[ servizio di LUCA SVIZZERETTO (tratto da Nuovo Oggi di venerdì 29 febbraio 2008) &#8211; &#8216;Vogl]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p align="justify"> servizio di LUCA SVIZZERETTO</p>
<p align="justify"><img border="0" align="left" width="150" src="http://www.mymovies.it/filmclub/2007/10/107/imm.jpg" height="214" /><u><font color="#000080">(tratto da Nuovo Oggi di venerdì 29 febbraio 2008)</font></u> &#8211; &#8216;Vogliamo anche le rose&#8217; è un documentario scritto e diretto da Alina Marazzi, che ricordiamo principalmente per &#8216;Un&#8217;ora sola ti vorrei&#8217;. Si tratta di un documento in cui si racconta il profondo cambiamento avvenuto a cavallo tra gli anni &#8216;60 e &#8216;70 a causa del movimento femminista e di quella che oggi viene chiamata &#8216;liberazione sessuale&#8217;. Tecnicamente il tutto è fatto davvero molto bene. Le immagini di repertorio raccolte da Riccardo Lacchè e Annamaria Licciardello sono molto interessanti e ci riportano indietro con gli anni ad un periodo che è ormai sepolto nella memoria dei più maturi e che i più giovani non hanno mai vissuto. Così è ottimo il montaggio eseguito da Ilaria Fraioli e le animazioni di Cristina Seresini. Si adattano molto al contesto anche le musiche dei Ronin che fanno da sfondo al tutto.<br />
Il documentario si basa sulle pagine di diario di tre ragazze vissute in quegli anni e partendo da quel pretesto si cerca di descrivere il contesto socio-politico dell&#8217;epoca. Ma il risultato è superficiale. Finchè si tratta di analizzare l&#8217;aspetto intimo e personale della narrazione tutto scorre nel miglior modo, ma nel momento in cui si passa a parlare dell&#8217;Italia come paese ci si perde completamente. Il rischio è quello di non mostrare la realtà delle cose. Chi ha vissuto in quegli anni ritroverà certe immagini ma non ritroverà quello che ha davvero provato sulla propria pelle. Mentre chi non era nato rischia seriamente di trovarsi davanti ad un prodotto ingannevole. Per la Marazzi tutto sembra una semplice storia fantastica e grottesca da raccontare, mentre si è trattato di un periodo reale ed estremamente buio del nostro paese. Trattarlo come se fosse qualcosa su cui ridere a denti stretti non appare corretto. Specie in un documentario che avrebbe dovuto invece tratteggiare al meglio gli eventi.<br />
Non dimentichiamo che la Marazzi ha poco più di 40 anni e negli anni &#8216;60 era appena nata. La regista ha detto: &#8220;Ho voluto ripercorrere la storia delle donne tra la metà degli anni Sessanta e la fine degli anni Settanta per metterla in relazione, a partire dal &#8216;caso italiano&#8217;, con il nostro presente globale, conflittuale e contraddittorio. Con l&#8217;intenzione di offrire uno spunto di riflessione su temi ancora oggi parzialmente irrisolti o oppure addirittura platealmente rimessi in discussione&#8221;<br />
Il problema è proprio questo: di problemi si ce ne erano e ce ne sono anche oggi. Primo fra tutti il senso di instabilità in cui viveva e vive la nostra nazione. Questo andava sottolineato bene e meglio.</p>
<p align="center"><img border="0" align="absBottom" width="400" src="http://cinefestival.blogosfere.it/images/vogliamo%20anche%20le%20rose-thumb.jpg" height="300" /></p>
<p align="center"><span style="font-size:14pt;font-family:Verdana;"><strong>Trailer Ufficiale del film</strong></span></p>
<p align="center"><span style="font-size:14pt;font-family:Verdana;"><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/c2rvADCh0b0&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/c2rvADCh0b0&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></span></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Vogliamo Anche Le Rose]]></title>
<link>http://takethesongsandrun.wordpress.com/2008/02/08/vogliamo-anche-le-rose/</link>
<pubDate>Fri, 08 Feb 2008 18:04:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>Giuseppe</dc:creator>
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<description><![CDATA[Esce nelle sale italiane il prossimo 7 marzo il film “Vogliamo Anche Le Rose” di Alina Marazzi. I Ro]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Esce nelle sale italiane il prossimo 7 marzo il film “Vogliamo Anche Le Rose” di Alina Marazzi. I Ro]]></content:encoded>
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