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	<title>wired &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/wired/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "wired"</description>
	<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 17:21:55 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Wired's 2009 Holiday Gift Guide]]></title>
<link>http://jenniferbest.wordpress.com/2009/11/26/wireds-2009-holiday-gift-guide/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 13:10:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>Jennifer</dc:creator>
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<description><![CDATA[I don&#8217;t normally take much notice of all the various kind of gift guides that everyone feels t]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://jenniferbest.wordpress.com/files/2009/11/72_t.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-551" title="72_t" src="http://jenniferbest.wordpress.com/files/2009/11/72_t.jpg" alt="" width="160" height="130" /></a><a href="http://jenniferbest.wordpress.com/files/2009/11/74_t.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-552" title="74_t" src="http://jenniferbest.wordpress.com/files/2009/11/74_t.jpg" alt="" width="140" height="113" /></a><a href="http://jenniferbest.wordpress.com/files/2009/11/81_t.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-553" title="81_t" src="http://jenniferbest.wordpress.com/files/2009/11/81_t.jpg" alt="" width="160" height="130" /></a><br />
I don&#8217;t normally take much notice of all the various kind of gift guides that everyone feels the need to create, but there&#8217;s something about <a href="http://www.wired.com/reviews/package/wishlist2009">Wired&#8217;s 2009 Holiday Gift Guide</a> this year that just makes me want to leave a whole lot more than just cookies for Santa this year.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Liberi tutti]]></title>
<link>http://pdobama.wordpress.com/2009/11/26/liberi-tutti/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 11:59:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>redazionepdobama</dc:creator>
<guid>http://pdobama.wordpress.com/2009/11/26/liberi-tutti/</guid>
<description><![CDATA[di Luca Sofri È in edicola il nuovo numero di Wired dedicato alla candidatura di internet al Nobel p]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>di Luca Sofri</p>
<p><em>È in edicola il nuovo numero di Wired dedicato alla candidatura di internet al Nobel per la pace 2010. Tra le altre ragioni di questa candidatura, pubblica anche questa.</em></p>
<p>La prima manifestazione di questa storia si svolse nel 1999, a Pechino. Circa diecimila persone si allinearono sui marciapiedi intorno a Zhongnanhai, il quartier generale del Partito Comunista e del governo cinese. Erano passati dieci anni dalle proteste di piazza Tien An Men e dalla sanguinosa repressione che ne era seguita, e da allora Zhongnanhai e il suo alto muro di cinta erano tornati a essere sorvegliati militarmente. Le persone che circondarono pacificamente il quartiere quel 25 aprile erano membri di un’organizzazione religiosa allora praticamente sconosciuta in Occidente, ma popolarissima in Cina, il Falun Gong. Si erano date convegno per protestare contro una crescente campagna di denigrazione delle loro attività da parte di autorità statali e accademiche, culminata pochi giorni prima in un articolo molto severo contro il Falun Gong e le sue pratiche pubblicato su un giornale universitario di Tientsin, la quarta città più grande della Cina. La loro divenne la più grande protesta pubblica in Cina dai tempi di Tienanmen, ma si sciolse pacificamente dopo che il primo ministro di allora, Zhu Rongji, ebbe promesso ai manifestanti di accogliere le loro richieste di maggior rispetto. Il Falun Gong è un movimento spirituale giovane, ma che è cresciuto in maniera rapida e spettacolare. Fu fondato nel 1992 da Li Hongzhi, un cinese allora quarantenne che oggi vive negli Stati Uniti e sulla cui formazione le notizie sono poche e contraddittorie. Tutto quello che riguarda il Falun Gong è avvolto da uno spessore oscuro di propaganda e contropropaganda. Da una parte le autorità cinesi lavorano da dieci anni per sostenerne la natura di “setta” o “culto” che plagia la volontà dei suoi aderenti e mette a rischio la loro salute con pratiche terapeutiche prive di fondamento scientifico. Dall’altra le complesse teorie religioso-spiritual-scientifiche del Falun Gong si sono mescolate a una potente campagna difensiva di comunicazione in cui spesso non è facile capire la verità. In mezzo, molti studiosi del Falun Gong hanno cercato di individuare le distorsioni dell’autopromozione del Falun Gong (non si può dire sia vero che non esista per niente un’organizzazione del movimento, né che alcuni i suoi promotori non ne abbiano tratto mai vantaggi economici, per esempio) senza però mettere in discussione la mostruosa persecuzione di cui i suoi membri sono vittime in Cina. Che cominciò da subito dopo quella manifestazione del 1999. Prima, il Partito Comunista aveva non solo tollerato la grande espansione del Falun Gong in Cina, ma aveva anche incentivato le sue terapie mediche e di benessere accessibili a tutti, e più economiche della medicina scientifica; e aveva tollerato le sue pratiche ginniche e di meditazione nel solco delle tradizioni cinesi di attività simili. Da tempo, però, nei confronti del Falun Gong si erando andati appuntando serie critiche scientifiche e dubbi etici insieme a timori che il suo seguito diventasse troppo forte e indipendente dalle ideologie e dalle pretese del regime comunista: si parlava di diverse decine di milioni di praticanti. La manifestazione del 25 aprile mise molta paura al governo cinese, e i dubbi leciti sul carattere del Falun Gong diventarono dal giorno dopo lo strumento di un’illecita persecuzione di massa. I primi arresti furono compiuti nei giorni immediatamente seguenti, in un’escalation di repressione che culminò nella dichiarazione di illegalità del Falun Gong, responsabile di “attività proibite, diffusione di false credenze, plagio, incitamento ai disordini e minaccia alla stabilità sociale”. La manifestazione di Zhongnanhai fu dipinta dalle autorità come un minaccioso assedio agli organi dello stato e le persecuzioni partirono, colpendo anche moltissimi responsabili del partito e delle autorità che avevano aderito al Falun Gong negli anni precedenti. Tra di loro, il padre di Shiyu Zhou.</p>
<p>Nel 1989 Shiyu Zhou aveva ventidue anni e studiava all’università Tsinghua, che è spesso definita una sorta di MIT cinese. Come molti altri studenti di Pechino, partecipò alle dimostrazioni in piazza Tien An Men e ne vide la repressione violenta con i suoi occhi: “Ma quando spiegavo ai miei amici e parenti nel resto della Cina cosa fosse successo in quei giorni, non mi credevano. Mi dicevano che era una sommossa controrivoluzionaria degli studenti, e che erano gli studenti ad avere aggredito e ucciso i soldati. Le immagini della tv facevano sembrare cattivi i buoni e buoni i cattivi. Fu allora che io e molti come me capimmo quale fosse la potenza della propaganda di stato, e ci convincemmo a venire via”.<br />
Shiyu Zhou oggi vive e insegna a New York. Ha fatto il Ph.D. all’università della Pennsylvania ed è diventato un praticante del Falun Gong seguendo suo padre. “Mio padre e mia madre erano entrambi alti ufficiali dell’esercito cinese, ma le nostre condizioni di vita erano molto modeste. Quando ero ragazzo mio padre ebbe due attacchi di cuore, poi un cancro e un’operazione. Poi il cancro tornò, e lui provò ogni cosa, ogni medicina, per stare meglio: invano. E alla fine provò il Falun Gong: andava ogni giorno al parco a fare gli esercizi, con altre centinaia di persone, come avveniva allora. E cominciò a stare meglio”.<br />
Il Falun Gong, come molte altre pratiche spirituali cinesi con cui ha affinità, teorizza una strettissima relazione tra mente e corpo, e le sue pratiche sono volte all’elevazione e alla cura di entrambi. Nel 1998 Shiyu Zhou seguì l’esempio di suo padre e divenne un praticante del Falun Gong, in Pennsylvania. L’anno successivo il Falun Gong fu dichiarato fuorilegge in Cina, e suo padre venne arrestato insieme a molti altri.<br />
“Decisi che dovevo fare qualcosa per aiutarlo, e per aiutare tutti gli altri che ora in Cina erano perseguitati. E dove, se non su internet?”<br />
Alla fine degli anni Novanta internet era già molto popolare e diffusa anche in Cina. Gli stessi membri del Falun Gong ne facevano grande uso per diffonderne messaggi e istruzioni, e la censura ne cominciò a colpire i siti allo stesso tempo in cui le persone venivano arrestate.<br />
“Quando è arrivata internet, in Cina è arrivata la censura su internet. E dal 1999 si è dedicata con grande intensità al Falun Gong. All’inizio si limitavano a bloccare gli indirizzi IP dei siti malvisti. Allora noi cominciammo a spedire per email notizie e informazioni che in Cina erano nascoste: decine di migliaia di mail. Ma le autorità cinesi trovarono il modo di filtrare e bloccare anche quelle”.<br />
Zhou e altri suoi compagni del Falun Gong che vivevano negli Stati Uniti costruirono un network molto assiduo ed efficace: molti di loro, come Zhou, erano ingegneri ed esperti di computer con straordinarie abilità informatiche. Crearono un’organizzazione – Global Internet Freedom Consortium – e cominciarono a ingaggiare una battaglia con la censura cinese. “Ci convincemmo a un impegno maggiore e più agguerrito nel 2001, quando vedemmo di nuovo all’opera la macchina dell’inganno che avevamo conosciuto ai tempi della strage di Tien An Men”. Nel 2001 le autorità e i mezzi di comunicazione cinesi sostennero che cinque membri del Falun Gong si erano bruciati per protesta sulla stessa piazza Tien An Men: due di loro morirono, una donna e una bambina. L’episodio fu usato per confermare il carattere di culto disumano e deviato del Falun Gong. I praticanti del Falun Gong sostengono invece che il suicidio e la violenza sono condannati dal loro movimento, e che le immagini di quell’episodio mostrano molte stranezze: che quindi non si sia trattato di una protesta di aderenti al Falun Gong, ma di un’iniziativa diversa e mai spiegata. I media internazionali se ne occuparono molto, ma l’inattendibilità delle versioni da una parte e dalla’altra ha sempre impedito di capire chi fossero davvero quelle persone. Per la campagna di discredito del Falun Gong in Cina fu comunque un grande successo, e per Zhou e i suoi amici il segno che bisognava contrattaccare. La sfida per la diffusione di informazioni online e per l’accesso ai siti di tutto il mondo sul territorio cinese ha da allora avuto un’escalation, con una svolta decisiva determinata dall’ingresso sulla scena di Bill Xia e del suo software: Freegate.<br />
Di Bill Xia si sa molto poco. Dopo che un collaboratore del GIFC fu aggredito a casa sua, e i suoi computer furono saccheggiati, le persone del GIFC sono diventate molto attente e guardinghe, e più prudente di tutti è il creatore del programma che ha messo in crisi la censura cinese in questi ultimi due anni. Anche lui è nato in Cina e vive negli Stati Uniti, da qualche parte sulla costa est. Preferisce non incontrare i giornalisti, e ha concesso a Wired Italia un’intervista telefonica molto puntuale su Freegate e il Falun Gong, e molto evasiva su di sé, chiedendo una comprensibile discrezione.<br />
Prima che Xia creasse Freegate, le tecniche di individuazione degli IP di bloccare e di filtro dei contenuti usate dalla censura cinese erano diventate molto elaborate ed efficaci. “Il sistema più comune e facile per aggirare i blocchi degli IP è creare dei proxy, cioè dei server che fanno da intermediari tra chi vuole raggiungere un sito bloccato e quel sito. L’utente si dirige verso l’IP del proxy, e da lì viene reindirizzato sull’IP bloccato. Il limite di questo sistema è che non è possibile comunicare a grandi numeri di utenti interessati l’indirizzo IP del proxy senza che lo vengano a sapere anche i censori, e possano così bloccare anche quello. La soluzione è un IP dinamico, ma bisogna aggiornare tempestivamente gli utenti dei nuovi indirizzi”. Freegate fa questo: è un’applicazione che pesa quanto un jpeg, che si può spedire per mail, o trasmettere via instant messenger, o scaricare dalla rete. Una volta installata, “parla” direttamente con il proxy e reindirizza su indirizzi IP che cambiano ogni secondo. Con grandi investimenti economici e tecnici, la censura cinese si è messa in guerra contro Freegate, e Freegate aggiorna le sue successive versioni per difendersi: un progetto di munire obbligatoriamente ogni nuovo computer venduto in Cina di un filtro software interno è stato per il momento sospeso. In Cina gli utenti di Freegate sono stimati oggi oltre il milione di persone.</p>
<p>Ed ecco la seconda manifestazione, in questa storia. È quella del 13 giugno 2009 a Teheran, subito dopo la comunicazione dei risultati elettorali che davano vincente il presidente uscente Ahmadinejad. Accusandolo di brogli, i sostenitori del suo oppositore Mousavi scesero in strada in molte città iraniane, avviando la più grande protesta pubblica dai tempi della rivoluzione che aveva cacciato lo Scià. Nelle stesse ore, il regime iraniano sospendeva l’accesso a internet per tre quarti d’ora e approntava una serie di blocchi e filtri rispetto a molti siti e servizi online internazionali.<br />
Pochi mesi prima, il GIFC aveva diffuso in rete una versione in farsi di Freegate, ma aveva dovuto inibirne l’uso quasi subito perché l’enorme numero di utenti iraniani aveva saturato e fatto crollare i server. Il 13 giugno, però, visto quello che stava succedendo e le richieste che arrivavano, il GIFC riaprì l’uso di Freegate agli iraniani: gli oppositori di Ahmadinejad avevano preparato da mesi la conquista di spazi di comunicazione online col resto del mondo, spazi che sarebbero divenuti essenziali in quei giorni di repressione e censura. “Il numero di utenti raggiunse il milione nel giro di 20 ore. La censura iraniana è molto meno avanzata di quella cinese, e quindi la diffusione di Freegate fu molto più rapida. Fummo di nuovo costretti a sospenderlo, e successivamente lo riattivammo solo rispetto all’accesso di alcuni siti come YouTube, Twitter e Facebook”. Fu grazie a Freegate che nelle settimane successive “la rivoluzione di Twitter” potè comunicare col mondo e riceverne informazioni. Sul sito del GIFC campeggia uno degli infiniti messaggi arrivati dagli utenti iraniani: “Voglio solo dirvi che Freegate ci ha salvati, perché durante le elezioni non c’erano strade per comunicare col mondo e voi ce le avete aperte. Quindi molte grazie a voi di Freegate. Vi adoro”.</p>
<p>Ho fatto a Zhou e a Xia la stessa domanda, dopo che entrambi mi avevano ripetuto che né loro né il Falun Gong vogliono fare politica e che vogliono solo ottenere che i cinesi siano liberi di praticarlo alla luce del sole. “Se non ci fosse stata la repressione, non mi sarei mai imbarcato in tutto questo”, mi aveva detto Zhou. Ma non siete fieri, ho chiesto loro, che la vostra battaglia sia diventata una battaglia più grande per la libertà e la democrazia nel mondo grazie a internet? “Siamo contenti che il nostro lavoro possa aiutare anche delle altre persone”, mi hanno risposto diplomaticamente, entrambi con le stesse parole. Allora ho insistito: fatemi capire, se il Falun Gong tornasse a essere libero e legale, cosa fareste, continuereste a lavorare su Freegate e a combattere le censure nel mondo? “Tornerei a insegnare e basta, ma sono contento se Freegate potrà aiutare altre persone”, ha risposto Zhou. “Me ne andrei un po’ in vacanza”, ha detto Xia.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Internet Experiment, Twitter Edition]]></title>
<link>http://crixcraxcrux.wordpress.com/2009/11/26/internet-experiment-twitter-edition/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 11:50:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>James Lafayette Delgado (&quot;Jimmy&quot;) Riggs</dc:creator>
<guid>http://crixcraxcrux.wordpress.com/2009/11/26/internet-experiment-twitter-edition/</guid>
<description><![CDATA[We end our foray into empirical internet studies with the following research question: Does over-eag]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>We end our foray into empirical internet studies with the following research question: Does over-eager reference to inexplicable youth trends result in inexplicable web traffic among those participating in inexplicable activities? The world may never know&#8230;</p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.problogger.net/wp-content/uploads/2008/05/how-to-grow-twitter-presence.jpg" alt="" width="540" height="405" /></p>
<p><a href="http://www.wired.com/magazine/2009/10/ff_twitter/all/1">This month&#8217;s WIRED magazine features a hand-wringing article</a> about growing pains at Twitter, allegedly a company worth millions (or is it billions?) on the basis of a service that reportedly allows its users to post 140 character messages (we&#8217;ve already exceeded that limit in this post) to people who are said to sign up to receive them. Legend has it that over 1 million people have &#8220;subscribed&#8221; to the 140 character musings of Kelso, from <em>That 70s Show</em>, apparently while I have been watching reruns of <em>That 70s Show</em>.</p>
<p>It is said, in an effort to realize some revenue from this  concept, the masterminds behind Twitter have been making what sound like minor (but admittedly difficult to parse) changes to the service that have upset its users, allowing the author for WIRED to enter into arcane explications of various (said to be extremely intelligent) persons&#8217; use of @ and # (I think&#8230;) and their extreme significance to what is supposed to be a lot of people (whom I have never met).</p>
<p>Prompted (out of a strange form of curiosity) to read the article by a friend for whom Twitter is avowedly a large part of social life, I was relieved by the following:</p>
<blockquote><p>It [Twitter] rocketed into the mainstream without really knowing what its service was. &#8230; Though the company held a discussion earlier this year called “What Do We Want to Be When We Grow Up?” the mission statement is still a work in progress. “If there are three sentences I’d use to describe Twitter,” Stone says, “one of them would be ‘I don’t know.’”</p></blockquote>
<p>That makes me feel better because the people who use Twitter claim to know what it is, but I don&#8217;t understand it and neither do the guys who made it up, according to the article (which sheds no light on what it is either). But I sense a certain kind of magic here, and today&#8217;s experimental efforts are designed to wield it fiercely for the benefit of crix crax crux.</p>
<p>Twitter! I beseech you! #! @! GROW my PRESENCE!</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/Jhjb4P_jnKk&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/Jhjb4P_jnKk&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[ClimateGate and the Biased Conservative Media]]></title>
<link>http://ericlightborn.wordpress.com/2009/11/26/climategate/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 11:32:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>Eric Lightborn</dc:creator>
<guid>http://ericlightborn.wordpress.com/2009/11/26/climategate/</guid>
<description><![CDATA[Have you heard the latest right-wing, anti-environmentalist talking point? &#8220;ClimateGate&#8220;]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Have you heard the latest right-wing, anti-environmentalist talking point? &#8220;ClimateGate&#8220;]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Obama Wants Computer Privacy Ruling Overturned]]></title>
<link>http://axiomamuse.wordpress.com/2009/11/26/obama-wants-computer-privacy-ruling-overturned/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 06:20:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>AxXiom</dc:creator>
<guid>http://axiomamuse.wordpress.com/2009/11/26/obama-wants-computer-privacy-ruling-overturned/</guid>
<description><![CDATA[Wired News Reports; The Obama administration is seeking to reverse a federal appeals court decision ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Wired News Reports; The Obama administration is seeking to reverse a federal appeals court decision ]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Enter WIRED's Wish List Sweepstakes]]></title>
<link>http://wasteland.wordpress.com/2009/11/25/enter-wireds-wish-list-sweepstakes/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 04:52:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>Citizen Pain</dc:creator>
<guid>http://wasteland.wordpress.com/2009/11/25/enter-wireds-wish-list-sweepstakes/</guid>
<description><![CDATA[Wired’s wish list is their annual roundup of the gadgets, appliances, accessories and toys that thei]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><cite>Wired</cite>’s wish list is their annual roundup of the gadgets, appliances, accessories and toys that their editors want: 100 of the year’s coolest, most interesting, most exciting products. The product editors of <cite>Wired</cite> put together this list, which appears in the December issue. But this year, thanks to sponsors, you can also get some of the stuff from their wish list without paying a dime of your own money.</p>
<p>All you have to do is enter the <a href="http://wiredinsider.com/wish/entryform.cfm">One <cite>Wired</cite> Wish</a> contest, and you’ll have a chance to win a $10,000 prize package, including these cool prizes:</p>
<ul>
<li>BlueLounge StudioDesk</li>
<li>BuckyBalls</li>
<li>Casa Bugatti Vera Electric Kettle</li>
<li>Cuisinart Vertical Rotisserie</li>
<li>Dyson Air Multiplier Fan</li>
<li>Fuego Element Grill</li>
<li>JVC LT-42WX70 HDTV</li>
<li>Kästle FX 84 Skis</li>
<li>Kensington SlimBlade Trackball</li>
<li>McIntosh MXA60</li>
<li>Powermat Cordless Charger</li>
<li>Seagate Replica Hard Drive</li>
<li>Shure SRH440 Headphones</li>
<li>Spot Personal Tracker</li>
</ul>
<p><a href="http://wiredinsider.com/wish/rules_wish.html">View the full sweepstakes rules and regulations</a> or head over to <a href="http://www.wired.com/reviews/package/wishlist2009">Wish List 2009</a> to see all 100 glorious products. NO PURCHASE OR PAYMENT OF ANY KIND IS NECESSARY TO ENTER OR WIN THIS SWEEPSTAKES.</p>
<p>Sweepstakes Ending Date : 11:59 P.M EST 2/2/2010 when all entries must be received.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Lorenzo Thione e Bing]]></title>
<link>http://quartopianeta.wordpress.com/2009/11/25/lorenzo-thione-e-bing/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 20:53:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>Marziano</dc:creator>
<guid>http://quartopianeta.wordpress.com/2009/11/25/lorenzo-thione-e-bing/</guid>
<description><![CDATA[Al mondo esistono persone straordinarie, persone che riescono con umiltà a fare bene il loro lavoro,]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Al mondo esistono persone straordinarie, persone che riescono con umiltà a fare bene il loro lavoro, facendolo diventare arte, pura poesia.</p>
<p>Una di queste persone e Lorenzo Thione, il protagonista di uno degli <a href="http://www.wired.it/magazine/archivio/2009/09/storie/the-big-bing.aspx" target="_blank">articoli di Wired italia</a>, numero di Novembre. Un&#8217;italiano che è riuscito a imporsi in un mercato competitivo come quello dei motori di ricerca pur rimanendo nella penombra.</p>
<p>Vi consiglio di leggere tutto <a href="http://www.wired.it/magazine/archivio/2009/09/storie/the-big-bing.aspx" target="_blank">l&#8217;articolo di Wired</a>, di cui vi propongo una breve sintesi &#8220;casereccia&#8221;:</p>
<blockquote><p> Lorenzo Thione è nato a Como nel 79.</p>
<p>Alle elementari era molto bravo nell&#8217;analisi logica.<br />
A 22 anni, prima ancora di ricevere la laurea al politecnico di Milano, vince una borsa di studio alla University of Texas e quindi parte per gli Stati Uniti.<br />
 Finito gli studi inizia a lavorare come ricercatore presso la Xerox Parc(!!!), specializzandosi in &#8220;linguistica computazionale&#8221;.<br />
Mentre lavora al Parc capisce che deve applicare le sue conoscenze di linguistica computazionale e intelligenza artificiale al web: è così che fonda nel 2006, insieme a un suo collega del Parc, Powerset. Powerset si occupa dello sviluppo di un motore di ricerca innovativo, un motore di ricerca che esegue &#8220;l&#8217;analisi logica&#8221; di quello che l&#8217;utente vuole cercare: Google guarda la rilevanza di una parola, Powerset cerca di capire il significato intrinseco della parola/frase.<br />
 <br />
Febbraio 2008: Yahoo rifiuta la proposta di acquisizione di Microsoft. Microsoft capisce quindi che per superare Google senza l&#8217;aiuto di Yahoo deve investire di più in intelligenza artificiale. MS inizia le trattative con Thione per acquistare Powerset.<br />
Quattro mesi dopo, Microsoft compra Powerset per una cifra non ancora resa pubblica ma che si aggira intorno ai 100 milioni di dollari. Gli uffici di Powerset (ora Microsoft) rimangono a San Francisco, sempre con Thione a capo.<br />
 <br />
Powerset diventa Bing! Thione (ora uomo MS) viene nominato General Program Manager e ancora adesso si occupa dello sviluppo di Bing.</p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Trolls responce:]]></title>
<link>http://jennyjaguar.wordpress.com/2009/11/25/trolls-responce/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 17:07:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>jennyjaguar</dc:creator>
<guid>http://jennyjaguar.wordpress.com/2009/11/25/trolls-responce/</guid>
<description><![CDATA[After reading the first paragraph of the articles I was a bit disturbed and I didn&#8217;t know how ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>After reading the first paragraph of the articles I was a bit disturbed and I didn&#8217;t know how to react to them.  This people are fucked up and obviously have no lives.  Their like devils/demons.  They spend their time online upsetting other people to get joy&#8230; really? wtf? So I guess my question is in what way can trolling be made into a art form that is not so disturbing?</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[MAIN COURSE]]></title>
<link>http://lunchreadings.wordpress.com/2009/11/25/main-course-4/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 15:09:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>fernando gonçalves</dc:creator>
<guid>http://lunchreadings.wordpress.com/2009/11/25/main-course-4/</guid>
<description><![CDATA[LINK (have a nice meal)]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://lunchreadings.wordpress.com/files/2009/11/igp5469.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-84" title="_IGP5469" src="http://lunchreadings.wordpress.com/files/2009/11/igp5469.jpg" alt="" width="509" height="341" /></a></p>
<p><a href="http://www.wired.com/thisdayintech/2009/11/1113prince-henry-navigator/"><strong>LINK </strong></a><span style="color:#999999;">(have a nice meal)</span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Assume the Identity]]></title>
<link>http://infoman2020.wordpress.com/2009/11/25/assume-the-identity/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 13:56:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>mjdelia</dc:creator>
<guid>http://infoman2020.wordpress.com/2009/11/25/assume-the-identity/</guid>
<description><![CDATA[Over the past few months Evan Ratliff and Wired magazine ran a simple social experiment: they wanted]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Over the past few months Evan Ratliff and <em>Wired</em> magazine ran a simple social experiment: they wanted to see how easy it was to assume a new identity in the Information Age (and leave your old identity completely behind). Evan&#8217;s plan was to disappear on August 15 and try to stay hidden until September 15, challenging people to identify his new persona and locate him. Evan would agree to live a &#8220;normal&#8221; life with his new identity, and certain details of his activities (e.g. purchases) would be posted online by <em>Wired</em> available to anyone who wanted to join the search. These details would be typical pieces of information that a private investigator would have access to on a real-life manhunt.</p>
<p>The story raises a number of interesting questions about the nature of anonymity (or pseuodnymity) in such a techno-centric age. Evan used both technical hacks and misinformation to keep people off his trail, but eventually, he was found.</p>
<p>You can read the lengthy tale of this vanishing act at <a title="Wired - vanish" href="http://www.wired.com/vanish/2009/11/ff_vanish2/" target="_blank">Wired</a>.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[A link to my piece for WIRED magazine on transmedia storytelling]]></title>
<link>http://storycentraldigital.wordpress.com/2009/11/25/a-link-to-my-piece-for-wired-magazine-on-transmedia-storytelling/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 13:32:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>storycentraldigital</dc:creator>
<guid>http://storycentraldigital.wordpress.com/2009/11/25/a-link-to-my-piece-for-wired-magazine-on-transmedia-storytelling/</guid>
<description><![CDATA[Transmedia Tales &amp; The Future of Storytelling.. I was delighted to be asked to write about trans]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><a href="http://www.wired.co.uk/news/archive/2009-11/25/transmedia-tales-and-the-future-of-storytelling.aspx" target="_blank">Transmedia Tales &#38; The Future of Storytelling..</a></strong></p>
<p>I was delighted to be asked to write about transmedia storytelling and publishing for WIRED magazine, especially as it&#8217;s exactly what I&#8217;m trying to get to grips with in my PhD.</p>
<p><a href="http://www.wired.co.uk/news/archive/2009-11/25/transmedia-tales-and-the-future-of-storytelling.aspx" target="_blank"><img src="http://img.wired.co.uk.s3.amazonaws.com/674x281/a_c/book-674.jpg" alt="Transmedia tales and the future of storytelling" /></a></p>
<p>I&#8217;ve discussed Twitter stories, video stories and blog fictions (including my own &#8211; <a href="http://www.sophie-stayingsingle.blogspot.com" target="_blank">Staying Single</a>) and have also looked at how magazines and film are fragmenting and scattering stories across various platforms.</p>
<p>Here it is..  Would love your comments please..</p>
<p><a href="http://www.wired.co.uk/news/archive/2009-11/25/transmedia-tales-and-the-future-of-storytelling.aspx">http://www.wired.co.uk/news/archive/2009-11/25/transmedia-tales-and-the-future-of-storytelling.aspx</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Evan Ratliff: Wired disappearance, including reality]]></title>
<link>http://webprof.wordpress.com/2009/11/24/evan-ratliff-wired-disappearance-including-reality/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 05:15:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>blerickson</dc:creator>
<guid>http://webprof.wordpress.com/2009/11/24/evan-ratliff-wired-disappearance-including-reality/</guid>
<description><![CDATA[Evan Ratliff is a contributing writer for Wired magazine, and in August, he announced he would attem]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Evan Ratliff is a contributing writer for Wired magazine, and in August, he announced he would attempt to disappear as a part of a story he wrote for the magazine on people who left their lives behind.  Ratliffe and Wired offered a $5000 bounty ($3000/$2000) for the person(s) who found him.  Check out the story at <a href="http://www.wired.com/vanish/2009/08/gone-forever-what-does-it-take-to-really-disappear/">Wired magazine</a>.</p>
<p>A massive manhunt materialized.  Simultaneously, here reality disappeared.  </p>
<p><em>Hundreds</em> of people, for a multitude of reasons, began hunting Ratliffe.  I don&#8217;t blame them.  $5000? Prestige?  A challenge?  All worthwhile pursuits, in general.  But this exercise missed the main point: while Ratliffe became paranoid, worried that people were following him, searching for him (and he was right), he was unique.  Most people who try to disappear don&#8217;t challenge the readers of a widely-read magazine to find them. </p>
<p>While some disappearances do inspire manhunts (when the disappearee has committed a heinous crime worthy of pursuit), seldom do they publicize their intentions (or offer rewards for finding them).  So my question, quite simply, is this: for normal people, not guilty of a crime, how easy is it to disappear?</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[SET, WIRED UP !]]></title>
<link>http://setjapan.wordpress.com/2009/11/25/set-wired-up/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 01:15:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>marko645</dc:creator>
<guid>http://setjapan.wordpress.com/2009/11/25/set-wired-up/</guid>
<description><![CDATA[SET&#8217;s creative team, give Wired the SET QR experience ! SET Japan is the company behind the mu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>SET&#8217;s creative team, give Wired the SET QR experience !</p>
<p>SET Japan is the company behind the much-loved Louis Vuitton/Murakami code, and their work has transformed QR codes from boring black-and-white blocks to things of beauty. “Our design team saw the black-and-white codes as an insult to the brands that were experimenting with them,” McMaster says. “So they set about redesigning them.”</p>
<p>They were also unimpressed by Wired’s attempt to generate a QR code, and so decided to design us a better one, sending over three options: one with a rat in a maze, one that took our Pacman idea and improved on it, and one with red balls dropping out of the code. “The designers looked at Wired’s aesthetic and came up with these,” says McMaster. “We wanted to give you a couple of things that matched the cutting-edge nature of Wired, something that people hadn’t seen before.”</p>
<p>http://www.wired.co.uk/news/archive/2009-10/01/select-wired&#8217;s-personalised-qr-code.aspx?p=2</p>

</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA["Educar para Inovar" reúne indústria de games]]></title>
<link>http://umpingo.wordpress.com/2009/11/25/educar-para-inovar-reune-a-industria-de-games/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 00:58:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>Nanda</dc:creator>
<guid>http://umpingo.wordpress.com/2009/11/25/educar-para-inovar-reune-a-industria-de-games/</guid>
<description><![CDATA[Para melhorar o desempenho dos alunos norte-americanos e estimular o progresso das áreas de Ciências]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://umpingo.wordpress.com/files/2009/11/stem_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1310" title="stem_1" src="http://umpingo.wordpress.com/files/2009/11/stem_1.jpg" alt="" width="455" height="255" /></a></p>
<p>Para melhorar o desempenho dos alunos norte-americanos e estimular o progresso das áreas de Ciências, Tecnologia, Engenharia e Matemática (STEM), Barack Obama convocou grandes editoras de <em>games </em>e instituições ligadas à indústria do entretenimento para integrar o programa &#8220;<em>Educar para Inovar&#8221;. </em>Obama divulgou, nesta segunda-feira, que o investimento será de US$ 4,35 bilhões. Mas segundo a revista Wired,  a parceria com empresas privadas pode adicionar ao fundo cerca de US$ 260 milhões.</p>
<p>Reconhecendo o poder pedagógico dos jogos eletrônicos para crianças e adolescentes, empresas como a <span style="color:#ff6600;"><span style="color:#000000;"><em>Sony</em></span></span><span style="color:#000000;">, </span><span style="color:#ff6600;"><span style="color:#000000;"><em>Entertainment Software Association (ESA)</em></span></span><span style="color:#000000;"> </span><span style="color:#000000;"> e </span><span style="color:#ff6600;"><span style="color:#000000;"><span style="color:#000000;"><em>Fundação MacArthu</em></span></span><span style="color:#000000;"><em>r</em></span></span><span style="color:#000000;"><em> </em></span>se uniram ao governo para lançar uma série de ações competitivas na área de <em>design </em>para <em>games</em>.</p>
<p>Dois concursos nacionais serão implementados em 2010:</p>
<ul>
<li>O <strong>Game Changers</strong> compõe a próxima edição do <em>Digital Media and Learning Competition, </em>da Fundação MacArthur, que já vem aplicando ações inovadoras no processo de aprendizado, ao utilizar jogos eletrônicos, redes sociais e celulares. A <em>Sony</em> e a <em>Fundação MacArthur</em>, em parceria com a ESA e ITI, apoiam a competição que consiste na criação de um novo jogo, baseado nos princípios do STEM, que utilizará as ferramentas colaborativas do <em>game </em><em><a href="http://www.littlebigplanet.com/" target="_blank">LittleBigPlanet</a></em><em>. <span style="font-style:normal;">Além disso, a Sony doará mil PlayStations 3 e cópias do seu título, para  bibliotecas e organizações comunitárias de locais com baixa renda.</span></em></li>
</ul>
<p><a href="http://umpingo.wordpress.com/files/2009/11/little_big_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1317" title="little_big_2" src="http://umpingo.wordpress.com/files/2009/11/little_big_2.jpg" alt="" width="455" height="364" /></a></p>
<p style="padding-left:30px;">&#8220;Na educação de hoje, as crianças desenvolvem talentos ao  jogar videogame. Resolução de problemas, pensamento estratégico e  flexibilidade são os tipos de habilidades que  os adultos vão precisar para ter sucesso no século XXI&#8221;, comenta Dean Garfield, presidente e CEO do <a href="Dean Garfield, president and CEO of ITI." target="_blank">Conselho de Tecnologia da Informação (ITI)</a>.</p>
<ul>
<li>Novamente juntas, a ITI e ESA lançam o <strong>STEM National Videogame Competition</strong>, em parceria com <a href="www.joanganzcooneycenter.org/" target="_blank">Joan Ganz Cooney Center de Sesame Workshop</a>, <a href="http://www.gamesforchange.org/" target="_blank">Games for Change</a> e <a href="http://elineventures.com/" target="_blank">E-Line Ventures</a>. O objetivo é desafiar crianças e adolescentes no desenvolvimento de ideias para jogos baseados em navegação de <em>sites </em>e com abordagem nas áreas de Ciência, Tecnologia, Engenharia e Matemática. Os vencedores recebem US$ 300 mil e seus jogos serão utilizados nas salas de aula.  O anúncio sobre a competição acontecerá no início de 2010, com a apresentação das regras e procedimentos de inscrição. Os vencedores serão anunciados na exposição E3 2010, em junho. Outras quatro parcerias foram anunciadas, entre elas, com a Warner, Discovery e Vila Sésamo.</li>
</ul>
<p>Fonte: prnewswire.com, gamasutra.com e wired.com<br />
Imagem: whitehouse.gov e playstation.com</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Vannevar Bush, As We May Think, 1945 Responce]]></title>
<link>http://jennyjaguar.wordpress.com/2009/11/24/vannevar-bush-as-we-may-think-1945-responce/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 21:44:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>jennyjaguar</dc:creator>
<guid>http://jennyjaguar.wordpress.com/2009/11/24/vannevar-bush-as-we-may-think-1945-responce/</guid>
<description><![CDATA[This article really confused me at first. I didn&#8217;t know what was going on until I dumbed it an]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>This article really confused me at first. I didn&#8217;t know what was going on until I dumbed it and I used Wikipedia. After reading about it again and again I thought it was cool that this guy was thinking about this stuff so long ago and were still working on making products like this.</p>
<p>1) What year was Bush’s article written?  Where was it published?  What kind of audience was this written for?  <br />
Year written: July 1945 Atlantic<br />
Published:<br />
Audience: People with a interest in making scientific related things. Science geniuses. Geeks. Nerds. Smart people. </p>
<p>2) What does the editor’s comment prior to the Atlantic Monthly essay say about Bush’s feelings about WWII?  Bush eludes to this himself also in the first few paragraphs of the essay.  <br />
Even though the war ended he wanted the men of science to make more accessible knowledge… he wants it not to be all about the physical power but the mental power as well.</p>
<p>3) Who was Bush?  What kind of research did he do before WWII?   Specifically, what kind of collaborative research did he do?<br />
Bush was an American engineer and science administrator known for his work on analog computing, his political role in the development of the atomic bomb as a primary organizer of the Manhattan Project, and the idea of the memex, an adjustable microfilm-viewer which is somewhat analogous to the structure of the World Wide Web.<br />
Before WWII he worked with the National Research Council to develop submarines, trip hammers, and better microscopes during WWI.</p>
<p> 4) what was Bush’s true passion and research interest?  <br />
Holding information, being able to find a way to retain a large amount of information.</p>
<p>5) What does Bush say about progress? In particular, what is his general attitude about increasing specialization to fuel advancements in science (p. 37, NMR)?  <br />
Progress is a repetitive process.</p>
<p>6) As you read through the article, what devices of the future does Bush talk about?  </p>
<p>7) What is the Memex? (p.44-45, NMR)  What would a user wish to do with the Memex? <br />
Memex is a device in which an individual stores all his books, records, and communications, and which is mechanized so that it may be consulted with exceeding speed and flexibility.<br />
A user could put all of their files on this device.</p>
<p> <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_cool.gif' alt='8)' class='wp-smiley' />    What medium is the Memex’s vast storehouse of information written on?  (p.44, NMR) <br />
consists of a desk, and while it can persumabley be operated from a distance, it is primarily the piece of furniture at which he works. </p>
<p>9) On page 44, Bush makes a distinction about how libraries index information (alphanumeric systems) and how the human brain works  (association).  In this section, Bush discusses his concept of trails.  What are trails, and how might they be useful on a device like the Memex? <br />
Trails are links? That must be followed or else the information will fade/disappear?</p>
<p>10) Today, do we have any software that allows us a “trails-like” glimpse of our actions?  What are some examples?  <br />
Files on computers have trails to show you where the file is.<br />
History on your Internet shows you where you have been.<br />
Computer hard drive.</p>
<p>11) Why do you think Bush’s conceptual invention, the Memex is significant?  </p>
<p>12) Why do the writers of the introduction to this essay believe Bush’s contributions to be vital to creative individuals interested in knowledge management tools?  <br />
He was thinking about this stuff in the 40s, super advanced.</p>
<p>13) What tools do we have today that are similar in concept to the Memex?<br />
computer, cellphone, kindle, Internet…</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Internet for Peace: Shirin Ebadi ]]></title>
<link>http://paoblog.wordpress.com/2009/11/24/internet-for-peace-shirin-ebadi/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 18:57:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoblog</dc:creator>
<guid>http://paoblog.wordpress.com/2009/11/24/internet-for-peace-shirin-ebadi/</guid>
<description><![CDATA[Foto: Wired Italia di Raffaele Oriani* &#8211; Fonte: www.wired.it Shirin Ebadi e l’Iran: l’avvocato]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://d17revodemtrnq.cloudfront.net/674x281/a_c/CoverDicembre.gif" alt="Internet for Peace: Shirin Ebadi " /><strong></strong>Foto: Wired Italia</p>
<p>di Raffaele Oriani* &#8211; Fonte: <a href="http://www.wired.it" target="_blank">www.wired.it</a></p>
<p><strong>Shirin Ebadi e l’Iran:</strong> l’avvocato dei diritti umani che da decenni sfrutta i codici per scalfire l’arroganza dei mullah, e l’onda di popolo che <a href="http://www.wired.it/news/archivio/2009-06/15/iran.aspx">dal 12 giugno scorso cerca il mare aperto seguendo la corrente di internet</a>. Incontriamo il premio Nobel a Palazzo Ducale, dove approfitta del World Venice Forum 2009 per ribadire le ragioni della tecno-rivolta di inizio estate. Nessuna retorica, poche parole, una firma convinta sul manifesto con cui <em>Wired</em> candida internet al Nobel per la pace 2010.</p>
<p>Non che le sfuggano i limiti dell’aspirante “collega”: «Internet può essere usata anche per favorire guerra e terrorismo, come dimostra l’opera di proselitismo dei talebani». Ma il passaparola della sollevazione di Teheran – che ha viaggiato anche al ritmo di 220mila tweet all&#8217;ora – è stato troppo impetuoso per lasciare anche il minimo dubbio sul fatto che «senza la Rete non sarebbe stato possibile. Non è un caso che ai primi processi contro i dimostranti il procuratore generale abbia accusato Google, Facebook e Twitter di complottare contro l’ordine costituito».</p>
<p>Shirin ebadi si considera una militante dei diritti umani. Non vuole parlare di politica, non è iscritta ad alcun partito, arriva a dire che le è indifferente chi sia il presidente del suo paese. Sembra accomodante, quasi deludente, ma siamo noi a essere duri di comprendonio. Perché senza cambiare tono di voce Ebadi affila i pensieri e ci dice che «a essere inaccettabile è la violenza sul popolo. Dopo le elezioni, un milione di persone ha sfilato a Teheran senza rompere un vetro. Ma mentre se ne tornavano a casa, il potere ha cominciato a sparare dai tetti».</p>
<p>Il risultato è il rotolo di nomi che Ebadi porta sottobraccio, e dispiega con cura per dare un’identità ai cinquecento ragazzi arrestati, torturati, ammazzati o dispersi dall’inizio della rivolta: «Quando sono esplosi i disordini io ero in Spagna per un convegno. Come tutti mi sono collegata a internet, ho cominciato a telefonare, a mandare mail, a consultare compulsivamente il sito di Bbc world». Da Teheran gli amici le chiedevano di andare all’Onu.</p>
<p>«Ed è quello che ho fatto: dopo pochi giorni ero a Ginevra a implorare l’Alto commissario per i diritti umani di richiamare all’ordine le autorità del mio paese». Con poca fortuna: il Segretario genera le dell’Onu Ban Ki Moon, invitato ufficialmente da Shirin a recarsi in Iran, preferisce non muoversi, e a Teheran restano solo centinaia di migliaia di ragazzi armati di banda larga e cellulare.</p>
<p>La rivoluzione del web ha permesso a migliaia di rancori solitari di diventare un’unica protesta corale: «Per noi Facebook è quello che erano le moschee per i rivoluzionari di trent’anni fa», sintetizza un ragazzo su Twitter. Certo, a qualche mese dai primi cortei la dittatura è ancora lì. Ma l’Iran sembra un altro paese. Agile, tenace, moderno: «I nostri giovani sono all’avanguardia da tempo», ci dice Shirin Ebadi con orgoglio venato di delusione. «In Occidente avete pregiudizi che fanno soffrire, perché scambiate il potere per il popolo, e l’aggressività di pochi per la voglia di pace, modernità e democrazia della maggioranza della gente».</p>
<p>Il web demolisce lo stereotipo del popolo appiattito sul fanatismo dei leader: «La Rete restituisce all’Iran l’immagine che merita nel mondo. Ce n’è bisogno, perché mentre i giovani di Teheran si ingegnano contro le censure del regime, a Parigi o Londra capita ancora di sentirmi chiedere se sono l’unica avvocato donna del mio paese». Per la cronaca: in Iran sono donne il 70 per cento degli studenti di legge.</p>
<p>Mezz’ora con Shirin Ebadi insegna che la pace è un lavoro, la giustizia una disciplina, e la lotta per affermarle un’agenda fitta di impegni e povera di soddisfazioni eclatanti. Tocca girare il mondo, smussare i luoghi comuni e offrire il proprio volto a una folla che ormai non nasconde più solo i capelli: «Il mese scorso all’aeroporto di Teheran hanno fermato una ragazza in arrivo da Parigi», racconta un’iraniana che studia a Ca’ Foscari. «Le hanno chiesto se avesse una pagina Facebook, lei ha negato ma controllando hanno trovato sia lei sia tutti i suoi amici. Da allora ritocchiamo le foto e sui social network ci firmiamo tutti “Iranì”».</p>
<p>Shirin Ebadi invece un nome ce l’ha. È scomodo, ingombrante e l’accompagnerà quando fra un paio di mesi tornerà in Iran: «Ma non ho paura, cosa potrebbero contestare a un avvocato che chiede solo il rispetto dei diritti?». Non parla dei rischi che corre, ma le fa rabbia che grandi gruppi occidentali aiutino il regime: «Anche le aziende dovrebbero rispettare i diritti umani. E allora perché Nokia ha fornito la tecnologia per identificare chi parla a un cellulare o manda una mail?». La vicenda è nota e sottolinea ancora una volta la duplicità della tecnologia. Sollecitato anche da numerosi articoli e da forti proteste (in Iran, oltre 12mila mail), il colosso finlandese ha confermato di aver fornito a Teheran – in joint venture con Siemens – il sistema Monitoring Center che permette di intercettare comunicazioni vocali da telefono cellulare o fisso.</p>
<p>Questa, per l&#8217;azienda, è la prassi internazionale: «Se vendi un network, vendi anche la possibilità di intercettarlo. Neppure i governi occidentali consentono di costruire reti sprovviste di questa funzionalità. E senza rete, in Iran non ci sarebbero stati i tweet». Nokia Siemens ha venduto il Monitoring Center in 150 paesi. Shirin Ebadi registra la precisazione ma ribatte che «non si può trattare allo stesso modo una democrazia e un sistema autoritario». Sono categorie commercialmente scorrette. Ma naturali per questa donna che a chi le chiede cosa sia la felicità risponde: «La democrazia».</p>
<p>La raggiungerà mai il suo popolo? «Il popolo raggiunge sempre quello che vuole». Shirin ci deve lasciare. In piazza San Marco la attendono le donne in nero che ricordano le vittime della rivolta. A loro sarà dedicato il suo prossimo tweet: stessa lotta, ancora internet. Anche per questo c’è la sua firma alla candidatura del web al Nobel per la pace del 2010.</p>
<p><em><strong>Raffaele Oriani</strong> (roriani@ wired.it) ha scritto per noi di eolico e archivi della memoria. </em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[video สาธิตการอ่าน Magazine แบบ online ผ่าน itablet ของ wired  ]]></title>
<link>http://thaicourier.wordpress.com/2009/11/24/video-%e0%b8%ad%e0%b9%88%e0%b8%b2%e0%b8%99-magazine-online-itablet/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 15:40:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>thaicourier</dc:creator>
<guid>http://thaicourier.wordpress.com/2009/11/24/video-%e0%b8%ad%e0%b9%88%e0%b8%b2%e0%b8%99-magazine-online-itablet/</guid>
<description><![CDATA[มาดู concept วิดิโอ เจ้า itablet ของ wired กันดีกว่า วิดิโอที่ว่านี่มันมันถูกถ่ายที่ งานประชาสัมพันธ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>มาดู concept วิดิโอ เจ้า itablet ของ wired กันดีกว่า</p>
<p>วิดิโอที่ว่านี่มันมันถูกถ่ายที่ งานประชาสัมพันธ์ของ wired</p>
<p>ทำให้เกิดคำถามว่า ถ้าเราสามารถอ่านหนังสือผ่าน itablet ขึ้นมาได้จริงๆ แบบที่ wired ฝันไว้ มันจะสามารถรักษาบางสำนักพิมพ์ที่กำลังจะเจ๊งได้มั้ย โดยเฉพาะในเมืองไทยที่คนซื้อหนังสืออ่านกันน้อยมาก ถ้าขายผ่านเจ้าพวกนี้ได้จริงๆ คนอาจซื้อเยอะขึ้นนะเออ</p>
<p>ลองไปดูวิดิโอกันครับ จะเห็นความ &#8220;สะใจ&#8221; จากการอ่านแบบ interactive ผ่านเจ้า itablet</p>
<p>(วิดิโอเสียงดังมาก แนะนำให้หรี่เสียงลำโพงคุณก่อนครับ)</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/BLc-8gT2eKg&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/BLc-8gT2eKg&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>&#160;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Wired Gets... Wired Up For Mac Tablet]]></title>
<link>http://spmoore320.wordpress.com/2009/11/24/wired-gets-wired-up-for-mac-tablet/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 15:17:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>Scott Moore</dc:creator>
<guid>http://spmoore320.wordpress.com/2009/11/24/wired-gets-wired-up-for-mac-tablet/</guid>
<description><![CDATA[The almighty product that isn&#8217;t, the Mac Tablet, has been stirring up the speculation pot for ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>The almighty product that isn&#8217;t, the Mac Tablet, has been stirring up the speculation pot for many months now. Many have tried to figure out why Apple would head in the Tablet computer direction and only come out with one answer: written products, namely newspapers, books, and magazines. The rampant speculation has led at least one magazine company to build a brand new Mac app for the future.</p>
<p>Wired, a noted technology magazine, has built a platform for its magazine for all computers using the Adobe AIR system. Much like the New York Times has done with my beloved Times Reader, the Wired Magazine reader would allow the reader to interact with the magazine itself. This has been introduced through Times Reader with its crossword and ability to enlarge photos, but Wired took this to a whole new level.</p>
<p>Wired&#8217;s apparent level of interactivity will be greatly focused in graphics, which as shown by the video below, would bring magazines to a whole new level. I&#8217;d totally be down for subscribing to the magazine if I saw this!</p>
<p>(Note: the video below has a lot of background noise, so it&#8217;d be to your advantage to turn down the volume&#8230;)<br />
<span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/BLc-8gT2eKg&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/BLc-8gT2eKg&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[pomysłowo]]></title>
<link>http://szufnar.wordpress.com/2009/11/24/pomyslowo/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 14:03:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>szufnar</dc:creator>
<guid>http://szufnar.wordpress.com/2009/11/24/pomyslowo/</guid>
<description><![CDATA[Kupując w kiosku słodkiego dopalacza nie bez pewnego smutku pomyślałem sobie o &#8230; najnowszym po]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Kupując w kiosku słodkiego dopalacza nie bez pewnego smutku pomyślałem sobie o &#8230; najnowszym pomyśle Komisji Europejskiej. Już niedługo wszystkie paczki papierosów mogą wyglądać tak samo &#8211; bez względu na markę. </p>
<p>Opakowania miałyby być bez loga firmowego &#8211; tylko nazwa. </p>
<p>Cel jasny (przynajmniej w założeniach) &#8211; ograniczyć palenie. </p>
<p><a href="http://dornob.com/debranding-by-design-brand-free-package-product-ideas/?utm_source=feedburner&#38;utm_medium=feed&#38;utm_campaign=Feed%3A+dornob+%28Dornob+%7C+Design+Ideas+Daily%29"><img src="http://szufnar.wordpress.com/files/2009/11/debranding-art-design.jpg" alt="" title="debranding-art-design" width="450" height="480" class="alignnone size-full wp-image-1173" /></a></p>
<p>Nie palę, więc do sprawy podchodzę trochę z estetycznego punktu widzenia. Z praktycznej strony to chyba ukłon w kierunku przemytników &#8211; a na pewno ułatwienie.<br />
Gdzieś w głowie kołacze mi się również pytanie &#8211; czy to, co widzę na paczce ma jakiś wpływ na moją decyzję o paleniu? Do tej pory przeróżne zabiegi wizualne &#8211; typograficzne, graficzne, zdjęciowe &#8211; bardziej wywoływały dyskusję w środowisku umownie reklamowym, a nie w środowisku palaczy. </p>
<p>Gdzieś pomiędzy tym wszystkim leży prawo do posługiwania się firmy swoim znakiem/marką. </p>
<p>Wielopoziomowy problem się z tego robi, ale chyba nie od właściwej strony się do niego zabierają urzędnicy. Po krzywiźnie banana, kształcie/wielkości marchewki przyszła pora na kolejne zadania.</p>
<p><strong>Rada:</strong> Go on!</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[CSS Style Screenshots]]></title>
<link>http://pilarvon.wordpress.com/2009/11/23/css-style-screenshots/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 20:50:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>pilarvon</dc:creator>
<guid>http://pilarvon.wordpress.com/2009/11/23/css-style-screenshots/</guid>
<description><![CDATA[&nbsp;]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://pilarvon.wordpress.com/files/2009/11/first-layout2.png"><img class="alignnone size-full wp-image-20" title="First layout" src="http://pilarvon.wordpress.com/files/2009/11/first-layout2.png" alt="" width="834" height="718" /></a></p>
<p>&#160;</p>
<p><a href="http://pilarvon.wordpress.com/files/2009/11/nicer-layout2.png"><img class="alignnone size-full wp-image-19" title="nicer layout" src="http://pilarvon.wordpress.com/files/2009/11/nicer-layout2.png" alt="" width="839" height="755" /></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Link to FLICKR ]]></title>
<link>http://pilarvon.wordpress.com/2009/11/23/link-to-flickr/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 20:44:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>pilarvon</dc:creator>
<guid>http://pilarvon.wordpress.com/2009/11/23/link-to-flickr/</guid>
<description><![CDATA[PilarVon on FLICKR]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://www.flickr.com/photos/pilarvon/">PilarVon on FLICKR</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[cable/battery? wired/wireless ? make your mind up !]]></title>
<link>http://albacontrols.wordpress.com/2009/11/23/cablebattery-wiredwireless-make-your-mind-up/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 14:16:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>Alistair</dc:creator>
<guid>http://albacontrols.wordpress.com/2009/11/23/cablebattery-wiredwireless-make-your-mind-up/</guid>
<description><![CDATA[Everyone loves the convenience of wireless, it&#8217;s just great, quick to get going, even better f]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://albacontrols.wordpress.com/files/2009/11/wireless.png"><img class="size-full wp-image-619 alignleft" title="wireless" src="http://albacontrols.wordpress.com/files/2009/11/wireless.png" alt="" width="138" height="137" /></a>Everyone loves the convenience of wireless, it&#8217;s just great, quick to get going, even better for the likes of myself that changes their mind and thinks up a better arrangement or location.</p>
<p>Just recently I must admit that I have started going back to wired for a number of things, looks like wireless ain&#8217;t without it&#8217;s drawbacks.</p>
<ul>
<li>Kids couldn&#8217;t live without one wired xbox360 wired controller, everyone runs out of charge at the wrong time and boy are those controllers greedy</li>
<li>Hand drill &#8211; just bought a great Bosch GSB18 u<a href="http://albacontrols.wordpress.com/files/2009/11/cable.png"><img class="size-medium wp-image-620 alignright" title="cable" src="http://albacontrols.wordpress.com/files/2009/11/cable.png?w=300" alt="" width="300" height="184" /></a>nit. Most drilling in the home/garage is beside a power socket, the power is better, but for those who haven&#8217;t upgraded and re-mortgaged to Li-ion the NiMH <span style="text-decoration:underline;">always</span> needs recharged before you start, how annoying !</li>
<li>Power monitor, just ran short Rs232 cable so now that I finally decided on where things will be the zigbee will be de-commissioned.</li>
<li>Computer WiFi still use it, but whenever there are sizable files to copy its plug-in to gigahertz cabled speed</li>
<li>&#8230;. barely a rant about batteries, so far</li>
</ul>
<p>Okay, not earth shattering, but sometimes the extra effort to cable can be worth the hassle.  Just thinking up a final note, so what wireless/battery device will I not give up ?</p>
<p>Answer: Bosch AHS 52 Li Hedge Trimmer</p>
<p>Ultra-lightweigh<a href="http://albacontrols.wordpress.com/files/2009/11/hedgetrimmer.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-618" title="HedgeTrimmer" src="http://albacontrols.wordpress.com/files/2009/11/hedgetrimmer.png?w=300" alt="" width="300" height="130" /></a>t, cableless safety, li-ion always ready to go, a tenacious well designed unit where the extra money is money well spent. (5 star)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Edicola - "Wired" #10, dicembre 2009: "Internet Nobel per la pace 2010"]]></title>
<link>http://antoniogenna.wordpress.com/2009/11/23/edicola-wired-10-dicembre-2009-internet-nobel-per-la-pace-2010/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 13:15:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>Antonio</dc:creator>
<guid>http://antoniogenna.wordpress.com/2009/11/23/edicola-wired-10-dicembre-2009-internet-nobel-per-la-pace-2010/</guid>
<description><![CDATA[E&#8217; in vendita da sabato scorso il numero 10 &#8211; Dicembre 2009 dell&#8217;edizione italiana]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://www.wired.it/" target="_blank"></a><a href="http://www.wired.it/"><img class="alignright size-full wp-image-41487" title="Wired" src="http://antoniogenna.wordpress.com/files/2009/11/wired.jpg" alt="" width="224" height="45" /></a>E&#8217; in vendita da sabato scorso il numero <strong>10 &#8211; Dicembre 2009</strong> dell&#8217;edizione italiana del mensile <strong>&#8220;Wired&#8221;</strong>, che parla di innovazione e nuove tecnologie in modo originale e divulgativo. La rivista è edita da Condé Nast e disponibile in tutte le edicole<strong> </strong>al prezzo di 4 €. Vi presento di seguito qualche anticipazione: la copertina, l&#8217;editoriale del direttore Riccardo Luna ed un estratto del principale servizio del nuovo numero: con il supporto del premio Nobel per la pace Shirin Ebadi, di Giorgio Armani e di Umberto Veronesi, &#8220;Wired Italia&#8221; ha candidato il web per l’assegnazione del premio Nobel per la pace del prossimo anno.<!--more--></p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-41483" title="wired-12-09" src="http://antoniogenna.wordpress.com/files/2009/11/wired-12-09.jpg" alt="" width="260" height="351" /></p>
<p>Adesso l&#8217;<strong>editoriale</strong> del direttore Riccardo Luna.</p>
<blockquote><p>Oggi proviamo a volare per spingerci dove nessuno è arrivato mai. Oggi candidiamo <strong>internet al prossimo Nobel per la Pace</strong>.</p>
<p>Internet e Pace, lo sentite? Stanno così bene assieme che verrebbe voglia di non spiegare nulla. È già tutto lì. Come una parola sola. Questa cosa o la capisci subito o non la accetterai mai, mi ha detto una volta <strong>BJ Fogg</strong>, che non è un dj, né un folle artista, ma un docente di Stanford, l’università dove questa storia, la storia di una rete di computer che è in realtà una rete di persone, è iniziata, esattamente quaranta anni fa. BJ è importante per questa storia.</p>
<p>Nel 2003 a Stanford ha aperto un laboratorio per dimostrare come internet porti dentro di sé una cultura di pace. Automaticamente, inesorabilmente. Accade in ogni istante, in rete. Anche se qualcuno la usa male, anche se tanti ancora non lo sanno. <strong>Internet è nata così, aperta, democratica, partecipativa.</strong> E lo è oggi ancora più di prima, nonostante i continui tentativi di imbrigliarla.Oggi che ha raggiunto ogni angolo del mondo è la più grande piattaforma di comunicazione che l’umanità abbia mai avuto. E la comunicazione non sono più solo i governi, le aziende, le lobby. Ma siamo noi, noi che in rete ci conosciamo, condividiamo conoscenza, facciamo progetti, alimentiamo ricerche, creiamo ricchezza. Costruiamo ponti invece di muri. Internet non è come il telegrafo o il frigorifero, come dice chi non ha capito nulla. Internet è una cosa che non c’è mai stata prima. <strong>La prima arma di costruzione di massa.</strong> Tocca a noi usarla per il bene. E tanti lo fanno ogni giorno.</p>
<p>Il Nobel è per loro. Nel manifesto che lancia ufficialmente questa candidatura c’è la nostra passione per la rete, la fede nella gente, lo stupore per i muri che cadono ogni volta che due persone si parlano. Il senso profondo di internet e la voglia di dirlo a tutti. <strong>Give Peace a Web! </strong></p>
<p><strong>Aggiungi la tua firma su <a href="http://www.internetforpeace.org/">www.internetforpeace.org</a></strong></p></blockquote>
<p>Infine, un estratto del servizio di copertina.</p>
<blockquote>
<div>
<h4>Internet for Peace: Shirin Ebadi<em><strong><br />
</strong></em></h4>
<p><em>di Raffaele Oriani</em></p>
<p>Shirin Ebadi e l’Iran: l’avvocato dei diritti umani che da decenni sfrutta i codici per scalfire l’arroganza dei mullah, e l’onda di popolo che <a href="http://www.wired.it/news/archivio/2009-06/15/iran.aspx">dal 12 giugno scorso cerca il mare aperto seguendo la corrente di internet</a>. Incontriamo il premio Nobel a Palazzo Ducale, dove approfitta del World Venice Forum 2009 per ribadire le ragioni della tecno-rivolta di inizio estate. Nessuna retorica, poche parole, una firma convinta sul manifesto con cui <em>Wired</em> candida internet al Nobel per la pace 2010. Non che le sfuggano i limiti dell’aspirante “collega”: «Internet può essere usata anche per favorire guerra e terrorismo, come dimostra l’opera di proselitismo dei talebani». Ma il passaparola della sollevazione di Teheran – che ha viaggiato anche al ritmo di 220mila tweet all&#8217;ora – è stato troppo impetuoso per lasciare anche il minimo dubbio sul fatto che «senza la Rete non sarebbe stato possibile. Non è un caso che ai primi processi contro i dimostranti il procuratore generale abbia accusato Google, Facebook e Twitter di complottare contro l’ordine costituito».</p>
<p>Shirin ebadi si considera una militante dei diritti umani. Non vuole parlare di politica, non è iscritta ad alcun partito, arriva a dire che le è indifferente chi sia il presidente del suo paese. Sembra accomodante, quasi deludente, ma siamo noi a essere duri di comprendonio. Perché senza cambiare tono di voce Ebadi affila i pensieri e ci dice che «a essere inaccettabile è la violenza sul popolo. Dopo le elezioni, un milione di persone ha sfilato a Teheran senza rompere un vetro. Ma mentre se ne tornavano a casa, il potere ha cominciato a sparare dai tetti». Il risultato è il rotolo di nomi che Ebadi porta sottobraccio, e dispiega con cura per dare un’identità ai cinquecento ragazzi arrestati, torturati, ammazzati o dispersi dall’inizio della rivolta: «Quando sono esplosi i disordini io ero in Spagna per un convegno. Come tutti mi sono collegata a internet, ho cominciato a telefonare, a mandare mail, a consultare compulsivamente il sito di Bbc world». Da Teheran gli amici le chiedevano di andare all’Onu. «Ed è quello che ho fatto: dopo pochi giorni ero a Ginevra a implorare l’Alto commissario per i diritti umani di richiamare all’ordine le autorità del mio paese». Con poca fortuna: il Segretario genera le dell’Onu Ban Ki Moon, invitato ufficialmente da Shirin a recarsi in Iran, preferisce non muoversi, e a Teheran restano solo centinaia di migliaia di ragazzi armati di banda larga e cellulare.</p>
<p>La rivoluzione del web ha permesso a migliaia di rancori solitari di diventare un’unica protesta corale: «Per noi Facebook è quello che erano le moschee per i rivoluzionari di trent’anni fa», sintetizza un ragazzo su Twitter. Certo, a qualche mese dai primi cortei la dittatura è ancora lì. Ma l’Iran sembra un altro paese. Agile, tenace, moderno: «I nostri giovani sono all’avanguardia da tempo», ci dice Shirin Ebadi con orgoglio venato di delusione. «In Occidente avete pregiudizi che fanno soffrire, perché scambiate il potere per il popolo, e l’aggressività di pochi per la voglia di pace, modernità e democrazia della maggioranza della gente». Il web demolisce lo stereotipo del popolo appiattito sul fanatismo dei leader: «La Rete restituisce all’Iran l’immagine che merita nel mondo. Ce n’è bisogno, perché mentre i giovani di Teheran si ingegnano contro le censure del regime, a Parigi o Londra capita ancora di sentirmi chiedere se sono l’unica avvocato donna del mio paese». Per la cronaca: in Iran sono donne il 70 per cento degli studenti di legge.</p>
<p>Mezz’ora con Shirin Ebadi insegna che la pace è un lavoro, la giustizia una disciplina, e la lotta per affermarle un’agenda fitta di impegni e povera di soddisfazioni eclatanti. Tocca girare il mondo, smussare i luoghi comuni e offrire il proprio volto a una folla che ormai non nasconde più solo i capelli: «Il mese scorso all’aeroporto di Teheran hanno fermato una ragazza in arrivo da Parigi», racconta un’iraniana che studia a Ca’ Foscari. «Le hanno chiesto se avesse una pagina Facebook, lei ha negato ma controllando hanno trovato sia lei sia tutti i suoi amici. Da allora ritocchiamo le foto e sui social network ci firmiamo tutti “Iranì”». Shirin Ebadi invece un nome ce l’ha. È scomodo, ingombrante e l’accompagnerà quando fra un paio di mesi tornerà in Iran: «Ma non ho paura, cosa potrebbero contestare a un avvocato che chiede solo il rispetto dei diritti?». Non parla dei rischi che corre, ma le fa rabbia che grandi gruppi occidentali aiutino il regime: «Anche le aziende dovrebbero rispettare i diritti umani. E allora perché Nokia ha fornito la tecnologia per identificare chi parla a un cellulare o manda una mail?». La vicenda è nota e sottolinea ancora una volta la duplicità della tecnologia. Sollecitato anche da numerosi articoli e da forti proteste (in Iran, oltre 12mila mail), il colosso finlandese ha confermato di aver fornito a Teheran – in joint venture con Siemens – il sistema Monitoring Center che permette di intercettare comunicazioni vocali da telefono cellulare o fisso.</p>
<p>Questa, per l&#8217;azienda, è la prassi internazionale: «Se vendi un network, vendi anche la possibilità di intercettarlo. Neppure i governi occidentali consentono di costruire reti sprovviste di questa funzionalità. E senza rete, in Iran non ci sarebbero stati i tweet». Nokia Siemens ha venduto il Monitoring Center in 150 paesi. Shirin Ebadi registra la precisazione ma ribatte che «non si può trattare allo stesso modo una democrazia e un sistema autoritario». Sono categorie commercialmente scorrette. Ma naturali per questa donna che a chi le chiede cosa sia la felicità risponde: «La democrazia». La raggiungerà mai il suo popolo? «Il popolo raggiunge sempre quello che vuole». Shirin ci deve lasciare. In piazza San Marco la attendono le donne in nero che ricordano le vittime della rivolta. A loro sarà dedicato il suo prossimo tweet: stessa lotta, ancora internet. Anche per questo c’è la sua firma alla candidatura del web al Nobel per la pace del 2010.</p>
</div>
</blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cult Friction - We Came, We Saw, We kicked its ass! 23.11.09 3pm]]></title>
<link>http://cultfriction.wordpress.com/2009/11/23/cult-friction-we-came-we-saw-we-kicked-its-ass-23-11-09-3pm/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 10:38:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>cultfriction</dc:creator>
<guid>http://cultfriction.wordpress.com/2009/11/23/cult-friction-we-came-we-saw-we-kicked-its-ass-23-11-09-3pm/</guid>
<description><![CDATA[This Week on Cult Friction We take a look back at out Award Nominated interview with Frank the Bunny]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>This Week on Cult Friction</p>
<p>We take a look back at out Award Nominated interview with Frank the Bunny from Donnie Darko (James Duval) in the run up to the Student Radio Awards</p>
<p>Nerd News in Klingon!!! (Well we&#8217;ll try it out. Grab your phrase books and try and catch up)</p>
<p>Preview/Review &#8211; We take a look at the top new films coming your way in 2010!</p>
<p>Top 10 Worst Squeals of all time &#8211; Anything with 2 or The Return of..and the likes. We dig up the worst from the bargain bin and judge the badest of the bad!!</p>
<p>Remember 3pm on www.wiredradio.co.uk !!!</p>
<p>Kaplaaa!!!</p>
<p>Mark, Tom, George, Hayleigh and Paul</p>
<p>The Cult Friction Team</p>
<p>Oh We love this song by Ricardo Autobahn so much we might make it the new jingle!!!</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/DFM140rju4k&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/DFM140rju4k&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Apple Tablet Going Organic?]]></title>
<link>http://looseleafbound.wordpress.com/2009/11/22/apple-tablet-going-organic/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 01:50:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>charlieblizz</dc:creator>
<guid>http://looseleafbound.wordpress.com/2009/11/22/apple-tablet-going-organic/</guid>
<description><![CDATA[Apple keeps not saying anything but leeks keep bubbling to the surface regarding a possible tablet P]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Apple keeps not saying anything but leeks keep bubbling to the surface regarding a possible tablet PC in the next year.  Now there&#8217;s word that there might be an option for an<a href="http://news.yahoo.com/s/nf/20091119/bs_nf/70185;_ylt=AgRy8e7y_xFNUK4LR5KyWMxREhkF;_ylu=X3oDMTJjOXJ2cWJzBGFzc2V0A25mLzIwMDkxMTE5LzcwMTg1BHBvcwMxNwRzZWMDeW5fcGFnaW5hdGVfc3VtbWFyeV9saXN0BHNsawNhcHBsZXRhYmxldHI-"> OLED screen along with the less expensive LED versions. </a> As I&#8217;ve said before, while pushing e-literature with one hand while slapping the very unversatile e-readers with the others, I like the idea of being able to download/purchuse digital books but I don&#8217;t see a reason why it can&#8217;t be done with a fully functional computer.  Leave it to Apple to fill the void.</p>
<p>Considering that the majority of the praise for Amazon&#8217;s Kindle device has been for its screen and how closely it resembles the look of actual paper, I have to think that has played into Apple&#8217;s apparent courting of an OLED version of its much rumored tablet PC. Personally, a reported cost of $2,200 turns me off entirely but I have a feeling that I wouldn&#8217;t exactly be Apple&#8217;s target audience for such a product. But a nice multi-functional tablet PC for $500? I&#8217;m in. Even if I don&#8217;t download the latest STephen King novel to it, I&#8217;d be happy with something that I could use either as a notepad or (hopefully) hook a keyboard up to and use as a regular computer. I&#8217;m very much of the word processor/internet box computer buyer segment of society &#8211; video/photo/music editing has never been a hobby of mine &#8211; so a lack of processor power isn&#8217;t a big deal to me. Also wouldn&#8217;t mind the ability to hook the tablet up to my television or a regular computer monitor if the screen proves to be too small to use as a monitor in and of itself.</p>
<p>Also of note from the article, <a href="http://www.condenast.com/">Conde Nast </a>is said to be preparing a host of magazines under its publishing umbrella for download to tablet PCs. for those who don&#8217;t want to follow the link, among Conde Nast&#8217;s publications are <a href="http://www.vanityfair.com/">Vanity Fair</a>, <a href="http://www.wired.com/wired/">Wired</a>, <a href="http://www.vogue.com/">Vogue</a>, <a href="http://www.gq.com/">GQ</a>, <a href="http://www.wmagazine.com/">W </a>and <a href="http://www.newyorker.com/">The New Yorker</a>.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>

</channel>
</rss>
